Il West Nile Virus, tempo di bilanci. Ecco gli aggiornamenti e i numeri del 2019 in attesa dei mesi più freddi

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Il caldo perdura anche mentre ci apprestiamo ad arrivare alla fine di ottobre, e se ci basiamo sui social, ancora lo scorso week-end erano moltissime le località del sud Italia in cui era possibile addirittura fare il bagno. Nelle ultime ore, al nord invece la situazione è un po’ cambiata, ma se indugiamo su questi argomenti è perché la condizione meteo sul territorio è strettamente legata all’attenzione che le istituzioni preposte tengono viva sul West Nile Virus e la sua diffusione.

Come possiamo vedere in figura 1, infatti, stando agli ultimissimi aggiornamenti che arrivano dal Centro nazionale sangue, l’ultima provincia colpita è quella di Nuoro in Sardegna, zona che si aggiunge a tutte le province in rosso segnate nella tabella, in cui dunque sono in funzione le misure preventive, ovvero il divieto di donare sangue per 28 giorni per chiunque sia transitato anche per una sola notte, a meno di non poter contare sul test preventivo WNV NAT.

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Fig. 1

 

Tantissime anche i paesi esteri per cui valgono le medesime misure, a partire da Stati Uniti e Canada dove il divieto agisce su base perpetua, ma anche Austria, Bulgaria, Cipro, Francia, Macedonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Turchia e Ungheria.

Ma quali sono i numeri attuali che riguardano la diffusione del West Nile Virus? Sul sito https://www.epicentro.iss.it/westNile/bollettino/Bollettino-WND-N11-17ott2019.pdf è possibile consultare il report generale completo, ma intanto in figura 2 possiamo accertare che sono soltanto 44 i casi finora segnalati e confermati di infezione West Nile, di cui 20 in forma neuro-invasiva, la più grave, e 5 decessi. 19 i casi di febbre, mentre 5 quelli che hanno riguardato i donatori di sangue, in prevalenza in Piemonte con ben 3 casi.

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Come possiamo vedere in figura 3, infine, la maggior parte dei casi neuro-invasivi ha riguardato pazienti molto anziani sopra i 75 anni.

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Contenuto dunque, fino a questo momento, l’impatto del West Nile sui donatori, un ottimo risultato che si deve alla buona organizzazione del sistema e che ha garantito un impatto minimo sulle normali procedure di raccolta. E visto che ormai ci soffermiamo spesso a raccontare quanto è importante il dono dal punto di vista dei pazienti, questa è sicuramente una notizia molto buona.

Il West Nile Virus continua a essere un problema per tutto il Nord Italia, ma intanto a Mantova, una delle province colpite, il plasma diventa una sfilata

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Resiste il caldo umido e non si arresta, in tutto il nord del paese, la diffusione del West Nile Virus attraverso la zanzara. Dopo il nostro ultimo report dello scorso 28 agosto, che segnalava casi di West Nile in provincia di Brescia, Alessandria, e in Grecia, Ungheria, Romania e Serbia, ecco l’ultima segnalazione aggiornata che arriva dal Centro nazionale sangue con la relativa tabella sinottica in figura 1.

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Fig. 1

Le province colpite nelle ultime ore sono quelle di Pavia e di Novara, zone in cui dunque entrano in funzione le misure preventive, ovvero il divieto di donare sangue per 28 giorni per chiunque sia transitato anche per una sola notte, a meno di non poter contare sul test preventivo WNV NAT.

La diffusione della zanzara può complicare le operazioni di raccolta, ma non ferma il lavoro delle associazioni anche nei territori interessati. A Mantova, infatti, una delle province segnate in rosso nella tabella, sta per andare in scena un evento importante a favore del dono del plasma in un contesto decisamente favorevole, sensibile, e pronto a recepire il messaggio valoriale come il Festival delle letterature. In sinergia tra l’Avis comunale di Mantova e il festival infatti, sabato 7 settembre alle 18.30 andrà in scena una vera e propria sfilata con il colore giallo a fare da protagonista.

La sfilata si chiamerà “Una serata in giallo”, e farà parte della grande campagna #gialloplasma di cui abbiamo parlato in vari momenti dell’anno. L’obiettivo? Concentrare l’attenzione sula raccolta plasma come pratica fondamentale soprattutto per i pazienti, giacché dal plasma provengono tantissimi farmaci salvavita e una larga parte di quelli che si usano nei reparti di terapia intensiva. Le “regole” della sfilata sono semplici, le modelle indosseranno interamente di colore giallo e realizzati con principi equosolidali e sarà accompagnata da un aperitivo, ma il coinvolgimento sarà anche per gli spettatori: anche loro dovranno indossare un vestito o un accessorio del colore del plasma e successivamente, ce lo auguriamo, fissare il loro appuntamento al centro trasfusionale più vicino.

Agosto sta per finire ma il West Nile Virus è ancora una minaccia da monitorare. Le ultime sulle zone colpite

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Anche agosto volge al termine, e tra una settimana al massimo il periodo più complicato per la raccolta sangue sarà alle spalle. Sarà più difficile, almeno si spera, imbattersi in casi limite come quello accaduto in Gallura, a Olbia (Sardegna), dove molti donatori negli ultimi giorni sono stati mandati indietro per mancanza di personale al centro trasfusionale.

Con il rientro delle ferie inizia dunque la rincorsa ai volumi di raccolta di sangue e plasma che potranno assicurare l’autosufficienza in fatto di sangue intero, e un buon risultato in linea con il piano nazionale plasma 2016-2020 per quanto riguarda la raccolta dei volumi di plasma per la produzione di plasmaderivati e farmaci salvavita.

Tra i nemici più ostici per la raccolta, oltre il caldo e ai problemi organizzativi e logistici che interessa la ripresa delle attività lavorative per la maggior parte dei donatori, resiste il West Nile Virus, che come da tradizione sarà monitorato fino all’arrivo del freddo più intenso, tra fine ottobre e inizio novembre.

Intanto, l’ultimo rilevamento è di lunedì 26 agosto, con nuove zone del bacino mediterraneo che comportano lo stop di 28 giorni per la donazione, a meno di non poter contare sull’apporto dei test preventivi.

Come possiamo vedere in figura 1, in Italia le zone colpite riguardano le regioni padane con bassa Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, e inoltre le province piemontesi di Asti, Torino e Cuneo e la provincia di Sassari in Sardegna. All’estero, invece, oltre a Usa e Canada che come sappiamo comportano lo stop permanente, le zone colpite più di recente sono i territori greci di Imathia e Serres (Grecia), la provincia di Fejer (Ungheria), e i distretti di Dolj e Iasi (Romania). Infine, la capitale turca Istanbul.

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L’osservazione da parte delle autorità è costante, ma per chi deve ancora partire per le ferie ed è diretto verso le destinazioni indicate, la regola del “prima donare, poi partire” è da rispettare alla lettera.

 

West Nile virus, le ultime notizie: altri rilevamenti nelle province del nord e in alcuni paesi europei

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Tra campagne video volte a raccontare l’esperienza corroborante del dono, carenze generalizzate che richiedono sempre maggiore impegno per evitare il calo endemico dei mesi estivi e dichiarazioni della politica che provano a sensibilizzare e a spingere i donatori ai centri trasfusionali, l’estate porta con sé anche la questione del West Nile virus, che nelle settimane più calde si diffonde nelle province italiane (specialmente al nord) creando qualche pericolo alle fasce d’età più anziane e ponendo limiti alla donazione.

Nelle scorse settimane abbiamo visto come i primissimi rilevamenti avessero individuato il virus in alcune province del nord-est e dell’Emilia Romagna. Nell’ultimo bollettino, si sono aggiunte le province di Ferrara, Mantova, Rovigo, Treviso, Verona e Torino, come possiamo vedere nella tabella sinottica in figura 1.

Ricordiamo, che a meno di potersi recare in centri trasfusionali o strutture sanitarie che praticano il test preventivo, chi ha soggiornato per almeno una notte nelle province indicate in tabella è interdetto al dono per i canonici 28 giorni, in modo da evitare ulteriori contagi.

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E non è tutto. Ulteriori limitazioni riguardano anche nuove destinazioni estere, escludendo Canada e Stati Uniti per i quali le limitazioni sono permanenti.

Si tratta della Romania, con ben quattro distretti territoriali tra cui quello della capitale Bucarest, di molte zone della Grecia continentale, della Francia e in particolare del dipartimento di Var, e di alcune province dell’Ungheria.

Prima donare e poi partire dunque, sempre con maggiore convinzione e senso della solidarietà, in modo da finalizzare un gesto importante che coincide con il salvare la vita di un paziente, in modo di ridurre le carenze estive e ottemperare alle necessità pratiche di sangue in tutto il paese.

West Nile Virus, gli aggiornamenti dell’ultima ora: rilevazioni in nuove province del nord

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Sono passate solo poche ore dal nostro primo report sul West Nile Virus individuato nelle province di Padova e Reggio Emilia, e già è necessario un aggiornamento.  Altre province, sempre al nord nella zona in cui scorre il fiume Po, sono state colpite da nuovi casi, e come possiamo vedere in figura 1 si tratta delle province di Ferrara, Mantova, Parma, Rovigo, Treviso e Venezia.

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Chi soggiornerà anche una sola notte in queste province, non potrà donare sangue ed emocomponenti per 28 giorni, come da circolare del Centro nazionale sangue, a meno che, come già succede in Toscana, i territori interessati non possano contare sul test specifico che evita le misure sospensive.

Intanto, sul tema West Nile Virus, inizia il battage dei mezzi di comunicazione di massa, che ha volte si limitano a informare e intervenire con costrutto fornendo anche un vademecum di consigli per le categorie più colpite come gli anziani, mentre altre la buttano un po’ più su toni discutibili, annunciando con enfasi il primo infettato del 2019.

Anche all’estero il WNV è un tema molto seguito dai media, con i casi greci di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi e che comportano la sospensione per chi viaggerà nei territori indicati nella tabella sinottica in figura 1, e con un gran numero di media americani che mettono la zanzara al centro della loro agenda informativa, a conferma del fatto che le misure cautelative per chi viaggia in Canada o negli USA valgono sempre, per tutto l’anno.

Noi di Buonsangue seguiremo li aggiornamenti per tutta l’estate, ricordando che la regola per i viaggiatori donatori periodici e occasionali è sempre la stessa. Prima donare, poi partire.

 

Il primo rapporto West Nile Virus per il 2019: in Italia le prime province colpite sono Padova e Reggio Emilia

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Non li volevamo affatto, ma ecco che anche nel 2019 si registrano i primissimi casi di contagio di West Nile Virus in Italia, e le prime province colpite sono, come spesso accade, due province del nord, Reggio Emilia e Padova. Lo scorso anno, di questi tempi, i casi erano stati molti ed erano arrivate moltissime circolari, così come avevamo scritto lo scorso 30 luglio.

La situazione attuale è riassunta in figura 1, nell’infografica del Centro nazionale sangue:

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Come si può vedere, è già attiva la sospensione temporanea del dono per i fatidici 28 giorni per tutti i donatori di sangue ed emocomponenti che abbiano soggiornato nelle province italiane succitate, misure che si estendono anche agli Stati Uniti e al Canada (misure costanti), e ad alcune zone dell’Europa: per ora, in particolare, la sospensione dal dono riguarderà chi è stato in viaggio nei distretti periferici di Pieria e Xanthi e nelle zone di Karditsa, Trikala, Larissa, Kavala e Taso in Grecia, e nel distretto di Galati in Romania.

Le misure valgono sempre, tranne nei luoghi in cui, come per esempio in Toscana grazie al Centro di Qualificazione biologica di Pisa, è possibile fare il test.

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Ricordiamo che Il virus del Nilo Occidentale (conosciuto con la denominazione inglese di West Nile Virus) è un arbovirus che solo accidentalmente può infettare l’uomo. L’infezione umana è asintomatica in circa l’80% dei casi, mentre nel restante 20% i sintomi somigliano a quelli di una sindrome pseudo-influenzale. Statisticamente quindi, soprattutto gli anziani sono soggetti leggermente più a rischio e solo nello 0,1% di tutti i casi (comprensivi dei sintomatici ed asintomatici), l’infezione virale può provocare sintomatologia neurologica grave, come meningite o meningo-encefalite.

Tuttavia, proprio per evitare una diffusione eccessiva, ecco le misure di controllo che possono comunque complicare la raccolta sangue e di conseguenza la strada vero l’autosufficienza. Ecco perché vige sempre la regola, di questi tempi, del prima donare e poi partire. Una scelta di campo, importante e decisiva che coincide con un gesto semplice, una piccola premura che tuttavia è in grado di salvare vite e agevolare le cure dei pazienti che ne avranno bisogno. Il bisogno di sangue, infatti, non va mai in vacanza.

Meeting di specialisti a Roma: per combattere le nuove malattie infettive che possono incidere sulla raccolta sangue, servono prevenzione, ricerca e collaborazione

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Il mondo cambia di continuo, si evolve sotto tutti i punti di vista e non di meno da quello sanitario. Aumentano le possibilità di cura per mali che tempo fa si credevano incurabili e allo stesso tempo emergono nuove malattie, virus che anno dopo anno per cause varie aumentano la loro incidenza nella vita di tutti i giorni.

I sistemi sanitari di paesi moderni come l’Italia, che occupano un posto di rilievo nella gestione della sanità mondiale, devono necessariamente lavorare all’avanguardia sulla prevenzione, ritagliandosi il ruolo di paesi guida e accentando tale responsabilità: ecco perché è stato molto importante, a Roma, il meeting organizzato in sinergia dal Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (ECDC) e dal Centro Nazionale Sangue, andato in scena ieri 9 aprile a Roma nella sede dell’Istituto Superiore di Sanità, dal titolo “Pathogen Inactivation of blood and blood components”

Ricco il parterre, con rappresentanti dei principali stati dell’UE e anche degli Stati Uniti, e ricchi anche i contenuti. Lo scenario scientificamente accertato su cui si è discusso è abbastanza chiaro, e secondo gli esperti tutto parte dai cambiamenti climatici e dai flussi migratori, ovvero i fenomeni più discussi – troppo spesso con enorme superficialità – a livello politico e mediatico: tali fenomeni globali contribuiscono alla diffusione e all’affermazione di insetti prima non presenti in Europa, in grado di colpire un alto numero di persone e di mettere a rischio, dunque, l’attività dei donatori di sangue, col conseguente influsso sull’autosufficienza.

Come reagire? La risposta l’ha data Dragoslav Domanovic dell’ECDC: “La difesa principale è un buon sistema di sorveglianza, in cui i casi vengono trovati appena emergono e la notizia viene condivisa immediatamente con gli altri Stati e con noi, in modo da elaborare una strategia di reazione – ha spiegato l’esperto –  In caso di malattie per cui non ci sono test diagnostici le tecniche di riduzione dei patogeni possono essere una buona strategia per diminuire il rischio che il sangue e gli emoderivati destinati ai pazienti siano contaminati. Queste strategie sono state già raccomandate per il virus Zika e altri focolai di malattie, come Chikungunya, specialmente quando sono avvenuti in aree con un alto numero di potenziali donatori in cui la loro sospensione poteva creare carenze significative nelle scorte di sangue”.

Per quanto riguarda la situazione italiana si è espresso invece Giancarlo Maria Liumbruno, il direttore del Centro nazionale sangue, che ha spiegato in prima battuta come la tecnica di riduzione degli agenti patogeni non sia ancora praticabile in tutte le regioni. Tuttavia la prevenzione e l’approccio strategico esiste su malattie ormai diventate endemiche, come per esempio il West Nile Virus, per il quale anche per il 2019 è stato da pochissimo varato un vero e proprio Piano nazionale integrato di sorveglianza, che si può consultare integralmente a quest indirizzo web:

Piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu – 2019 

Per tutto il 2018, su Buonsangue abbiamo seguito l’evoluzione dei numeri del West Nile: numeri importanti che hanno mostrato come questa malattia sia diventata endemica. Come sempre però, conoscenza e misure di prevenzione, monitoraggio e informazione possono aiutare a limitare i danni. Ecco, a tal proposito, il vademecum del Centro nazionale sangue che spiega come ridurre i rischi di diffusione a livello istituzionale:

West Nile Virus, come ridurre il rischio di diffusione

E’ importante mettere immediatamente in opera gli interventi diretti alla riduzione del rischio di diffusione:

  • azioni di controllo dei vettori
  • azioni di informazione, per prevenire le punture di zanzare, mirate sia alla popolazione che alle persone più a rischio, quali gli anziani, le persone con disordini immunitari, le persone affette da alcune patologie croniche quali tumori, diabete, ipertensione, malattie renali e le persone sottoposte a trapianto
  • corretta gestione del territorio con azioni di risanamento ambientale, per eliminare i siti in cui le zanzare si riproducono e ridurne la densità, sia in aree pubbliche che private.

Gli interventi di risanamento ambientale possono comprendere, fra l’altro:

  • manutenzione delle aree verdi pubbliche.
  • pulizia delle aree abbandonate.
  • eliminazione dei rifiuti per evitare la presenza di contenitori, anche di piccole dimensioni, contenenti acqua.
  • drenaggio.
  • canalizzazione.
  • asportazione o chiusura di recipienti.

A livello personale, invece, bisogna stare attenti soprattutto ai viaggi, e controllare, prima di partire, la pagina dedicata alle malattie infettive sul sito del CNS.