La nuova riforma del terzo settore e il sistema sangue

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È di pochissimi giorni fa una notizia accolta con molta soddisfazione da tutto il mondo del volontariato italiano, e di conseguenza dalle principali associazioni di donatori di sangue come Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa: la riforma del terzo settore è quasi completata, grazie all’approvazione definitiva, il 28 giugno 2017, dei decreti attuativi della legge delega, a proposito della possibilità di devolvere alle imprese sociali il 5 per mille, sulla conformazione dell’Impresa Sociale e sul codice del Terzo Settore.

Il fatto nuovo, dunque, è la regolamentazione di un settore che come ha ricordato il ministro Poletti ha numeri cospicui, poiché formato da 300 mila associazioni, un milione di lavoratori e oltre 5 milioni di volontari.

Il fatto che un numero così alto di cittadini impegnati nel sociale ricevano un supporto politico e normativo per migliorare, almeno nel potenziale, il proprio livello di efficienza operativa e per abbattere quella frammentazione innescata dalla normativa precedente, è sicuramente un fattore di grande importanza per raccogliere la sfida al futuro e affrontarlo con ottime possibilità d’innovazione.

Dal punto di vista dell’universo sangue, sul terzo settore si è sempre espresso in modo molto deciso l’ex presidente Avis Vincenzo Saturni, augurandosi a gran voce (l’ultima volta nel suo intervento al World Blood Donor Day svoltosi a Roma http://www.buonsangue.net/eventi/world-blood-donor-day-2017-donatori/) che il terzo settore non fosse aperto al profit. Così è accaduto, giacché le imprese profit potranno partecipare solo in forma limitata e non di controllo.

Così, piuttosto soddisfatto della riforma si è detto il neo presidente Avis Alberto Argentoni, che, come recita il comunicato di presentazione della riforma https://www.avis.it/2017/06/28/riforma-terzo-settore-approvati-decreti-attuativi-su-5-per-mille-e-impresa-sociale-il-commento-di-avis/) sul sito ufficiale Avis ha dichiarato: “Siamo soddisfatti dell’approvazione della riforma, che permetterà di consolidare e sviluppare l’apporto del Terzo Settore allo sviluppo sociale ed economico della nostra nazione. Siamo consapevoli che il percorso attuativo sarà lungo e richiederà impegno e responsabilità. Apprezziamo che alcune delle nostre osservazioni siano state recepite nel parere approvato dalla Commissione Lavoro del Senato”

Ecco invece, più in dettaglio, i 5 punti approvati attraverso i decreti attuativi:

1) Una nuova definizione di Terzo Settore che consente una più precisa individuazione di chi può farne parte e di chi no, indicando chiaramente, seconda una forma di regolazione generale, quali enti e soggetti possono partecipare alla sua composizione.

2) La predisposizione di un Registro Unico, utile a regolamentare le molte situazioni controverse, opache e poco trasparenti. Il registro sarà gestito su scala regionale pur facendo parte di un’unica piattaforma nazionale.

3) La presenza di una dotazione finanziaria di 190 milioni di euro, per il 60% corrispondenti a incentivi e detrazioni di carattere fiscale, e per il 40% volti a realizzare il Registro nazionale, e a sviluppare il Fondo per i progetti innovativi futuri e il potenziamento del servizio civile.

4) Il Decreto sull’impresa sociale, che regola alcuni aspetti chiave del sistema e amplia i settori di attività delle imprese sociali, allargandole ad ambiti come micro-credito, il commercio equo, l’alloggio sociale, l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e l’agricoltura. Sotto il profilo economico, inoltre, grazie al decreto sarà consentita una parziale e limitata distribuzione degli utili con una minima apertura del terzo settore alle imprese profit (sia pure in forma limitata e non di controllo) o le amministrazioni pubbliche. Per facilitare gli investimenti, si è invece scelta una strada già battuta per le start up innovative, con il 30% di detrazioni fiscali in più in chi decide di investire.

5) Infine il 5 per mille, che i contribuenti potranno devolvere al terzo settore no profit con un iter di erogazione più veloce, diretto e trasparente.

 

I migranti come possibile risorsa del sistema sangue. Studio di Fidas a cura di Simone Benedetto, giovane donatore laureato in medicina

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Che tipo di risorsa possono essere, i cittadini migranti, per il sistema sangue?

Il tema comincia a diventare di rilievo, e non di rado, in molti degli ultimi convegni ai quali Buonsangue ha partecipato, personalità importanti dell’universo sangue in Italia come il presidente uscente di Avis Nazionale Vincenzo Saturni, si sono espressi senza mezzi termini considerando le nuove famiglie di immigrati con i figli nati in Italia, come un possibile serbatoio futuro per nuovi donatori.

Sullo stesso tema, di recente, abbiamo stimolato di recente anche il nuovo presidente di Avis nazionale Alberto Argentoni http://www.buonsangue.net/interviste/alberto-argentoni-migliorare-la-raccolta/, che in assoluta continuità con il suo predecessore ci ha parlato di dono come fatto simbolico per l’integrazione e di rispetto di alcuni standard di sicurezza.

Uno studio più scientifico sul fenomeno arriva da Fidas: Simone Benedetto, giovane donatore Fidas laureato in medicina, ha di recente indagato gli scenari del dono dei cittadini migranti partendo da basi mediche, analizzando cioè le caratteristiche dei gruppi sanguigni dei cittadini stranieri.

Che cosa è emerso dal suo studio?

Primo punto chiave: non esistono nel mondo altri gruppi sanguigni diversi dai quattro che ci sono familiari, A, B, AB e 0, a testimonianza che il sangue ha sempre lo stesso colore in ogni parte del pianeta. Ciò che può cambiare, semmai, è la ripartizione dei gruppi sanguigni stessi (Fig.1), come si può vedere in figura 1, con la logica conseguenza, secondo Benedetto, che con l’aumento della popolazione straniera in Italia dovranno aumentare anche i donatori stranieri, in modo da salvaguardare un delicato equilibrio percentuale di gruppi sanguigni.

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Fig.1

Il dato Italiano espresso dallo studio di Benedetto, in quest’ottica, è buono ma migliorabile: “È stimato che la popolazione straniera donante si attesta tra il 4 e il 5%, a fronte di una popolazione straniera residente che incide invece per l’8,3% (5.540.000, dato ISTAT 2014).”

Altro importante problema espresso da questo studio è di natura specificatamente tecnica: un articolo scientifico molto approfondito del 2014 studia alcuni soggetti con combinazioni genetiche particolari, denominate “missing minorities”. Ecco chi sono, direttamente dall’articolo di Benedetto: “I soggetti appartenenti a queste missing minorities, pur risultando di un determinato gruppo sanguigno, possiedono caratteristiche tali da non poter essere trasfusi da una normale sacca dello stesso gruppo, in quanto la loro particolare composizione genetica genera problemi di compatibilità. (…) Se, come abbiamo visto precedentemente, i gruppi AB0 con minore incidenza potrebbero essere di difficile reperibilità, un allarme ancora maggiore è dovuto alle missing minorities, che, essendo dei casi estremamente rari, saranno ancora più difficili da reperire in una popolazione circoscritta e con un minor tasso di donazione come è quella degli immigrati. Anche per questo motivo la sensibilizzazione degli stranieri al dono aiuterebbe a trovare più soggetti appartenenti a missing minorities in modo da poter soddisfare il diritto alla salute di chi purtroppo non può ricevere le normali sacche di sangue”.

Un maggiore coinvolgimento dei donatori stranieri, dunque, è assolutamente auspicabile, magari attraverso campagne pubblicitarie sull’importanza del dono dei  migranti create ad hoc e capaci di incidere sui giovani figli di immigrati ormai stabiliti in modo definitivo in Italia. Senza però rinunciare, va da sé, agli altissimi standard di sicurezza pretesi e praticati nel nostro paese. A tal proposito scrive Benedetto: “Un altro ostacolo sono le malattie infettive: alcune di queste (in particolare malaria, sifilide, lebbra, leishmaniosi, tripanosomiasi, HIV ed epatite B e C) sono incompatibili con la donazione del sangue e molto frequenti in alcuni Paesi del mondo, è quindi necessario che la persona che si avvicina al dono non abbia mai contratto queste malattie in passato. Allo stesso modo i viaggi all’estero comportano un’interdizione temporanea alla donazione da 4 a 6 mesi, gli immigrati che tornano regolarmente a trovare i parenti possono non presentare finestre temporali disponibili alla donazione”.

Come affrontare tali problemi in modo costruttivo? Attraverso l’organizzazione efficiente del sistema e un adeguato supporto informativo, che possa portare a donare solo migranti effettivamente idonei. Efficienza e buona informazione dunque, mezzi cruciali a supporto di una risorsa futura troppo importante per non essere preservata in tutti i modi possibili.

 

 

 

Il nuovo presidente di Avis Nazionale è il veneto Alberto Argentoni

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È Alberto Argentoni il nuovo presidente di Avis Nazionale.

Come previsto da Buonsangue http://www.buonsangue.net/eventi/avis-elegge-presidente/ nelle elezioni del 18 giugno 2017 ha prevalso il suo nome, con una buona maggioranza di voti in consiglio (25 voti contro 19, più una scheda nulla) sul candidato della Lombardia Giampietro Briola.

Alberto Argentoni è una scelta in continuità con la gestione del presidente uscente Vincenzo Saturni, giacché il nuovo presidente (58 anni), è stato dal 2013 parte integrante dell’esecutivo nazionale nel ruolo di vice presidente vicario.

Argentoni è un medico di medicina generale in convenzione con l’Aulss n.10 del veneto dal 1986. È inoltre membro dell’organismo di supporto tecnico scientifico presso il Coordinamento regionale attività trasfusionali della regione Veneto dal 1999 e membro del comitato per il buon uso del sangue dell’Aulss n.10 del Veneto dal 1987.

Molto lungo anche il suo percorso in Avis: come già accennato Argentoni è stato vice presidente vicario dell’Avis Nazionale dal 2013 al 2017, presidente dell’Avis regionale Veneto dal 2005 al 2013, e presidente dell’Avis provinciale di Venezia dal 1999 al 2004.

Ecco, al competo, la composizione del nuovo esecutivo nazionale:

– Presidente:

Alberto Argentoni (Veneto)

– Vice presidente vicario:

Michael Tizza (Emilia Romagna)

– Vice presidente:

Pasquale Pecora (Campania)

– Segretario:

Claudia Firenze (Toscana)

– Tesoriere:

Giorgio Dulio (Piemonte)

– Ufficio Presidenza

Giovanni Magara (Umbria)

Alice Simonetti (Marche)

Tiziano Gamba (Lombardia)

Domenico Nisticò (Calabria)

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Il nuovo esecutivo nazionale di AVIS

Avis elegge il nuovo presidente nazionale. Domenica di voti e di passione per il sostituto di Saturni

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Trascorso il World Blood Donor Day, un altro evento importante sta per riguardare il mondo dei donatori volontari di sangue: domenica 18 giugno sarà annunciato il nuovo presidente di Avis Nazionale, dopo i due mandati di una figura molto apprezzata e stimata come Vincenzo Saturni.

Come abbiamo scritto su Buonsangue il 17 maggio http://www.buonsangue.net/eventi/assemblea-generale-avis-2017-milano-cambio-leadership/, sono due i candidati favoriti per aggiudicarsi la nuova leadership: Alberto Argentoni, attuale vice presidente vicario nazionale e direttore sanitario dell’Avis provinciale di Venezia, e Domenico Alfonzo, attuale segretario generale nazionale e presidente dell’Avis regionale Sicilia.

Tuttavia non sono da escludere sorprese dell’ultimo minuto, giacché con il principio democratico basato su voti del consiglio, basta poco a far cambiare gli scenari. Ecco perché, ad esempio, qualche novità potrebbe sopraggiungere con qualche candidato dalla Lombardia, la regione in cui Avis è nata e si è sviluppata nel corso di 90 anni di storia e che vanta il maggior numero di associati e quindi di consiglieri.

Al successore di Saturni il compito di affrontare le sfide di Avis per il futuro, di assoluta centralità per il sistema trasfusionale italiano: missioni come aiutare il ricambio generazionale, promuovere e studiare il rapporto tra donazione e cittadini migranti, rimpinguare la già cospicua base di donatori periodici e accompagnare la riforma del terzo settore.

Ruoli e compiti che Avis cerca di svolgere al meglio da quasi un secolo, come testimonia un video promozionale sulla storia avisina assolutamente da non perdere:

A partire da domenica 18 giugno, il nuovo presidente avrà il delicato ruolo di portare Avis a un passo dal proprio centenario.

“Senza i donatori oggi non sarei qui”: le testimonianze del World Blood Donor Day 2017

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Un momento inatteso e particolarmente ricco d’intensità ha caratterizzato il World Blood Donor Day celebrato a Roma: quello delle testimonianze di donatori e pazienti, capaci di rendere visibile e tangibile il filo nascosto “da vena a vena” da cui i due poli della filiera del dono sono uniti. Il dono in Italia è gratuito, volontario, organizzato e anonimo: ma ciò non significa che non si generi un’empatia enorme, segreta e potentissima tra chi va a donare il proprio sangue e chi lo riceve.

Proprio questa energia empatica, così autentica, è potuta esplodere durante le testimonianze che le quattro associazioni impegnate nel sistema trasfusionale italiano hanno raccolto e presentato. A partire da Antonella Torres di Avis, sarda, che ha iniziato a raccontare della propria talassemia e delle 84 trasfusioni effettuate quand’era bambina, per poi commuoversi fino al punto di non riuscire più a parlare in pubblico, nonostante i molti applausi e gli incitamenti dei presenti in sala. “Il sangue non si fabbrica né si compre in farmacia, sta nelle vene di ciascuno di noi e per questo non possiamo disinteressarcene” – ha detto prima di cedere all’emozione. Tempestivo, allora, l’intervento di supporto del vice presidente vicario di Avis Nazionale Rina Latu, che con un certo trasporto ha ricordato come le donazioni e la medicina trasfusionale abbiano profondamente cambiato la vita di Antonella: “Raccogliamo sangue dappertutto e a breve termine centriamo in nostri obiettivi, ora serve raccontare queste testimonianze per prendere i donatori da bambini e portarli a essere donatori, e non dobbiamo lasciare nessuna fascia sociale all’oscuro di queste storie e dei nostri principi”.

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La testimonianza di Antonella di Avis

 Per Croce Rossa italiana ha parlato invece Erica Renzi, volontaria e donatrice da quando ha 18 anni: “Mi sono avvicinata alla donazione grazie a mio padre che sin da piccola mi ha insegnato a essere generosa. Tanti anni fa ho conosciuto un ragazzo in una scuola che voleva diventare fortemente donatore, ma che aveva una grande paura degli aghi. Io ho provato ad aiutarlo, l’ho presa come una sfida, ho chiesto ai miei amici come potevo fare, e uno di loro è venuto con me solo per dare il suo supporto morale; parlando di Juventus, di partite e di hobby e ha aiutato quel ragazzo spaventato, che non si è nemmeno accorto del prelievo. Ma non è finita. Il fratello piccolissimo di un mio amico donatore ha una malattia del sangue, ed è stato lui a ringraziarmi e a darmi forza, dicendomi che la donazione è fondamentale perché ogni volta che suo fratello si siede sul lettino significa che c’è qualcuno da un’altra parte che ha donato e che con il suo sforzo ha reso possibile quella trasfusione”.

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Erica racconta la sua storia di donatrice

La testimonianza di Fidas è arrivata invece attraverso un video registrato, ma ciò non ne ha attutito l’intensità.

A offrirla è stata Daniela Zintu, giovanissima ragazza di Ozieri (Sardegna) che è stata trapiantata a 13 anni di midollo osseo, e che spesso gira per la sua regione per sensibilizzare:

“Ho 17 anni e sono nata affetta da talassemia. Per tutta la mia infanzia ho fatto trasfusioni e così io mi rendo perfettamente conto dell’importanza del dono. Ho fatto un trapianto di midollo osseo e oggi conduco una vita normale. Chi come me ha visto la morte in faccia apprezza la vita molto di più e la presenza dei donatori ci dice che non siamo soli, e che qualcuno c’è. Oggi senza i donatori non sarei qui, nella mia vita ci sono sempre stati ed ecco perché bisogna lavorare molto sui giovani. Donare è vita, genera vita, porta vita. Spero tanto si possa fare sempre di più e che il gruppo di donatori si allarghi sempre di più in tutto il mondo. Io sono la prova che la sofferenza si supera n modo diverso se c’è un donatore al proprio fianco”.

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ll video di Daniela Zintu targato Fidas

Infine la testimonianza portata da Fratres, della giovane donatrice Valeria Turelli: “Conosco la Fratres da bambina, vengo da Nicolosi (Catania) e il gruppo Fratres entrò nella mia scuola per farci capire la sua missione. Io pensai che non avrei mai donato perché era fifona, e ci ho messo un po’ di tempo per superare la paura. Però tutto quello che Fratres mi aveva trasmesso era rimasto dentro. Alla mia prima donazione ero felicissima. Con la donazione del sangue parole come amore e solidarietà diventavano concrete. Così ho capito che quella era non solo la mission di Fratres, ma anche la mia.

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Valeria, volontaria da sempre in Fratres

Portare testimonianze come quelle del World Blood Donor day celebrato a Roma nelle scuole, sarebbe secondo noi molto importante. Il racconto così franco, diretto, di esperienze personali intense, è forse il miglior veicolo promozionale alla cultura del dono. E non solo perché da essi è facile percepire il beneficio reciproco per chi dona e chi riceve, ma per l’entusiasmo cristallino che certi volontari giovani riescono a esprimere autenticamente, e per la forza profonda, innata e trascinante di cui è portatore chi grazie al dono di altri ha avviato e completato un processo di guarigione.

L’energia del vissuto ha dentro di sé un potere di conquista enorme che va oltre qualsiasi campagna mediatica, che è il vero patrimonio da valorizzare. Soprattutto quando bisogna motivare e appassionare ai giovani.

Il 14 giugno 2017 sarà il World Blood Donor Day: ecco tutti gli eventi in Italia

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Un grande evento a Roma il 14 giugno, organizzato dal ministero della Salute e arricchito dalla presenza di tutte le associazioni di volontariato che formano il sistema sangue: l’incontro “Il Sistema sangue nazionale: un’eccellenza italiana” sarà il momento clou in Italia per festeggiare il World Blood Donor Day 2017 http://www.buonsangue.net/eventi/il-14-giugno-giornata-mondiale-del-donatore/.

All’Auditorium del ministero, in viale Ribotta 5, è previsto anche l’intervento d’apertura del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che avrà modo, così, di superare definitivamente l’incidente dello scorso 11 aprile, quando con una sola frase infelice rischiò di cancellare gli ultimi 14 anni di donazioni volontarie trascorsi in Italia senza infezioni contratte per via trasfusionale: http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/.

Il programma giornaliero proseguirà con grande ricchezza di temi con l’intervento di Giancarlo Maria Liumbruno, presidente del Centro nazionale sangue, che spiegherà quali sono le peculiarità del sistema sangue italiano, quali le eccellenze e verosimilmente quali dovranno e potranno essere gli obiettivi di sistema nel prossimo quinquennio, anche alla luce del calo dei donatori di cui abbiamo parlato qualche giorno fa: http://www.buonsangue.net/dono/calo-delle-donazioni/.

Spazio poi alle commistioni con due universi vicini per natura all’universo sangue, giovani e sport: alle 11 è previsto l’intervento del sottosegretario di stato del ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Vito De Filippo che parlerà di come portare la cultura del dono nella scuola e nell’università, per avvicinare le nuove generazioni ai centri trasfusionali e innescare il necessario ricambio; mentre a seguire ci sarà il presidente del Coni, Giovanni Malagò, per discutere di sport e donazione, giacché proprio i campioni dello sport nazionale, a partire dagli olimpionici fino al celebratissimo mondo del calcio, appaiono tra i testimonial più efficaci per diffondere il più possibile l’idea che il dono del sangue, perché il sangue è un bene che può servire a tutti in qualsiasi momento, importante come cibo, acqua e ossigeno.

Il finale di giornata sarà invece dedicato alle esperienze sul campo, prima con le parole di ciascun presidente associativo nazionale di Avis, Fidas e Fratres, poi con testimonianze dirette di donatori e pazienti.

E nel resto d’Italia? Il World Blood Donor Day non si celebrerà soltanto a Roma in modo istituzionale, e anzi, moltissime iniziative sono previste in tutta Italia, da nord a sud.

Ecco le principali: la Brianza sarà disseminata di gazebi e punti informazione utili per aumentare il livello di consapevolezza del pubblico sulla donazione del sangue https://www.mbnews.it/2017/06/giornata-mondiale-del-donatore-di-sangue-dona-ora-e-dona-spesso-avis-coinvolgera-di-piu-giovani-monza-brianza-informazioni-nova-milanese-brugherio/; sempre in Lombardia, a Caronno, in provincia di Varese, spazio a una fiaccolata celebrativa http://www.varesenews.it/2017/06/accendi-la-fiamma-della-solidarieta/627752/, mentre a Magenta (Milano) e Costa Masnaga sarà la musica https://www.ticinonotizie.it/56662-2/ a nobilitare gli intenti celebrativi delle Avis locali http://www.lecconotizie.com/notizie-brevi/rock-n-blood-il-18-giugno-levento-dellavis-a-costa-masnaga-387580/.

In Piemonte, a Busca, in provincia di Cuneo, tutto anticipato a domenica 11 giugno, con iniziative per coinvolgere i giovani: http://www.targatocn.it/2017/05/31/leggi-notizia/argomenti/saluzzese/articolo/a-busca-la-festa-provinciale-del-donatore-di-sangue.html;

Passiamo all’Emilia Romagna: a Ferrara, il dono del sangue diventa il tema della serata del 14 giugno durante il Centro Street festival, nota rassegna cittadina dedicata all’arte e alla fotografia http://lanuovaferrara.gelocal.it/tempo-libero/arte-e-fotografia/evento/cento_street_festival_2017-165881.html, mentre a Piacenza grande concerto Gospel organizzato da Avis http://www.ilpiacenza.it/eventi/concerto-placentia-gospel-choir-avis-piazza-cavalli-16-giugno-2017.html.

In Puglia, a Lucera, triangolare calcistico per aggiudicarsi l’Avis Cup: http://www.foggiatoday.it/eventi/avis-cup-triangolare-calcio-lucera-giornata-mondiale-donatore-sangue.html, mentre a Foggia concerto della Musicomio Band a tema donazione, intitolato “Lasciatemi donare”, vero momento clou della festa del donatore che andrà in scena per l’intera giornata con altre attrazioni tra cui la clownterapia http://www.teleradioerre.it/foggia/106503/Lasciatemi-donare-Musicomio-band-testimonial-per-Avis-Foggia.

 Il World Blood Donor Day 2017 non sarà soltanto feste, promozione e concerti ma anche raccolte speciali: a Roma, sinergia inedita tra il quotidiano Il Messaggero e le forze di Polizia, con un’autoemoteca che sosterà dalle 8 alle 11 del mattino davanti la sede del giornale in via del Tritone, allo scopo di attutire la carenza sangue che attanaglia il Lazio e non solo nelle ultime settimane:  http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/emergenza_sangue_il_14_giugno_donazioni_messaggero_volontari_polizia-2488098.html; autoemoteca attiva per una raccolta speciale anche ad Andria (Bari) https://www.andriaviva.it/notizie/14-giugno-avis-giornata-mondiale-del-donatore/, con sconti speciali per chi donerà in molti esercizi commerciali cittadini. A Imperia, in Liguria, apertura speciale per tutto il giorno del centro trasfusionale locale http://www.imperiapost.it/254852/imperia-mercoledi-14-giugno-la-giornata-internazionale-della-donazione-di-sangue-la-fidas-in-festa-il-programma. Infine, la Toscana: a Nottola e Campostaggia, in provincia di Siena, aperture speciali per i centri trasfusionali locali http://www.sienafree.it/salute-e-benessere/257-salute/90619-nottola-e-campostaggia-in-prima-linea-per-le-donazioni-di-sangue: anche in Toscana, infatti, così come si può monitorare costantemente sul sito del Meteo del sangue https://web2.e.toscana.it/crs/meteo/, non è ancora rientrata del tutto l’emergenza per il gruppo 0+ e 0-, così come per A+ B+ e AB-.

 

 

Convegno Avis a Roma, Vincenzo Saturni presidente Avis Nazionale: “Far entrare le società profit nell’ambito della raccolta del sangue sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.

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È stato molto denso e pieno di spunti il convegno organizzato da Avis il 7 giugno 2017 e intitolato “Scenari futuri di Avis nella società e nel mondo del lavoro”. I lavori si sono svolti alla sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, e gli ospiti in sala si sono espressi su questioni salienti per il presente e il futuro del sistema sangue italiano.

Vincenzo Saturni, il presidente uscente di Avis Nazionale, ha esordito indicando gli scopi delle ricerche commissionate da Avis al CNR e presentate nel corso della mattinata: “Volevamo riflettere per avere un visione a lungo termine sul futuro della nostra associazione, e tra le varie proposte d’indagine del Consiglio Nazionale delle ricerche, abbiamo individuato due temi per noi più centrali: In primo luogo il rapporto tra Avis e il mondo del lavoro, che nel tempo è cambiato, perché prima esistevano grandi complessi industriali ed era più facile avvicinare agglomerati di lavoratori e coinvolgerli nella donazione. Il cambio del mondo del lavoro così com’è evoluto ha invece modificato le cose: i nuovi contratti non sempre permettono la donazione, e molti lavoratori hanno un po’ paura di forzare le situazioni. Anche le strutture trasfusionali non sempre si sono adattate alle loro esigenze, cosa che invece abbiamo provato a fare noi. Poi, l’altro aspetto interessante, in linea con il nostro lavoro di ricerca storica, è stato indagare la donazione di sangue come prassi sociale. Come modo di essere e modo di vivere, per capire gli scenari da qui al 2027, anno in cui si celebrerà il centenario di Avis. Nel futuro ci sono aspetti da non sottovalutare come l’aumento medio dell’età media della popolazione, che potrebbe far aumentare il bisogno di globuli rossi e ridurre contestualmente il numero dei donatori giovani. Sfide impegnative da fronteggiare, per cui speriamo che queste ricerche possano aiutare”.

Fulmineo l’intervento di Corrado Bonifazi, il Direttore dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione, che prima di lasciare spazio al dibattito sulle ricerche ha sottolineato un punto chiave destinato a ritornare nel corso degli interventi successivi: “In un mondo in cui domina l’economicismo – ha detto – ringrazio Avis che ci ha dato la possibilità di approfondire un mondo che si basa su altri criteri”.

Spazio quindi alla fase più tecnica. Il ricercatore CNR Antonio Tintori si è occupato di studiare il tema “Avis nella prassi sociale”. Per Tintori “ricercare uno scenario futuro significa potenziare Avis e rendere più efficace le sue azioni. Il vissuto dell’uomo si basa sulla costruzione sociale e non una diretta emanazione del presente”. A tale scopo sono stati consultati 16 esperti attraverso delle interviste anonime. I tre ambiti di indagine sono stati: area 1) comunicazione della cultura del dono; area 2) benessere e integrazione sociale; area 3) governance e lobbying di Avis. Per ciascuna delle aree sono stati individuati alcuni obiettivi centrali di sistema, tra cui promuovere il dono nelle scuole, incentivare i giovani, coinvolgere gli studenti universitari, accrescere di nuovo il numero di donatori tra la popolazione che lavora, promuovere la donazione come fattore d’integrazione sociale, rafforzare il legame tra dono e salute pubblica, sostenere la donazione come base per stili di vita positivi e far conoscere le differenze tra le diverse tipologie di donazione. Altrettanto importante, tuttavia, per Avis, sarà aumentare l’efficacia della rete, sia interagendo con le strutture non sanitarie sia crescendo in ambito europeo, migliorando e innovando la comunicazione, e naturalmente stringendo collaborazioni con gli attori del sistema sanitario.

Come farlo? Ampio il ventaglio delle soluzioni. Azioni chiave per il raggiungimento degli obiettivi saranno la formazione del personale docente delle scuole sulla cultura del dono, facilitare l’accesso al dono per i lavoratori, collaborare con la Protezione Civile, valorizzare i valori fondativi della cultura del dono come gratuità e solidarietà, e infine potenziare e conformare la comunicazione sui social network e realizzare campagne informative efficaci, attraverso spot televisivi e campagne di sensibilizzazione.

Di un ambito ancora più specifico come il rapporto tra Avis e mondo del lavoro si è occupato invece Mattia Vitiello, anche lui ricercatore CNR: “Avis è una realtà in eterno movimento – ha esordito – e allora il metodo migliore non è quello di fare una fotografia statica. Ecco perché nelle interviste si è provato a fare una biografia della nazione. C’è stato spazio per la narrazione, ovvero ciò che costruisce identità e memoria storica”. Dalla sua ricerca è emerso che la giornata di assenza al lavoro per la donazione è uno strumento utilizzato molto poco; la maggior parte degli avisini preferiscono donare nel giorno di ferie, a testimonianza che a muovere i donatori non sono motivazioni utilitariste, ma semmai i valori fondativi di solidarietà e aiuto reciproco che poi sono quelli fondamentali per una società civile che funziona. Sfida centrale da affrontare nel futuro è e resterà nei prossimi anni sarà il problema generazionale: sarà necessario trovare leader carismatici e nuovi dirigenti che potranno assicurare la continuità con il presente.

Molto ricco di temi trasversali lo spazio dedicato ai relatori illustri. Stefano Zamagni, professore di Economia Politica all’Università di Bologna, ha indicato qual è secondo lui il punto chiave su cui Avis dovrà migliorare, ovvero la diffusione della cultura del dono: “La crescita dell’età media della popolazione è un problema serio. Il rischio è quello di andare verso il modello americano, cioè con la donazione a pagamento. Gli americani mi dicono che prima o poi sarà inevitabile, e banalmente sostengono l’assunto che con il pagamento il numero dei donatori aumenta. Ecco perché l’efficienza, per una associazione come Avis non dev’essere il fine ma il mezzo. Platone usa una metafora “il raccolto sarà abbondane se i due cavalli traineranno l’aratro alla stessa velocità”. Questo significa che l’efficienza, nel volontariato, è diffondere la cultura del dono, che è stata espulsa dalla società negli ultimi anni, nella convinzione che legge e contratti fossero sufficienti a garantire la vita pubblica. Ma solo uno sciocco può pensare che una società possa fare a meno della cultura e quindi azzerarla. Il volontariato deve diffondere la cultura del dono, e non della donazione, perché il dono è più potente. La donazione è un regalo materiale, il dono stabilisce un rapporto interpersonale. Di troppa efficienza si muore. L’efficienza, lo ripeto, è un mezzo e non un fine. Passando alla parte propositiva, credo sia necessario che le associazioni prendano accordi con il ministero dell’istruzione per portare il dono nelle scuole e nelle università, e che Avis e la donazione rientrino in un discorso di welfare aziendale. Parlare col mondo dell’impresa avrebbe un impatto notevolissimo. Infine, bisognerebbe curare di più il rapporto con il donatore, non quello formale, ma sul piano culturale. Vanno coltivati. L’organizzazione deve valorizzare il principio di reciprocità, che è dare senza perdere e prendere senza togliere”.

Sul rapporto tra situazione italiana e sensibilità europea si è invece soffermata invece Emilia Grazia De Biasi, senatrice PD e Presidente della Commissione Igiene e Sanità al Senato: “È importante far fruttare questa ricerca. Nella sfera del dono c’è qualche zona di ambiguità nella riforma del terzo settore, perché la cultura del dono, non solo del sangue, rischia di essere travolta dal numero di soggetti che potranno sostituirsi. C’è un problema di battaglia europea rispetto alla gratuità della donazione. L’industria produce farmaci. È un punto molto inquietante, e in Europa non c’è grande attenzione. La battaglia si sposterà sui fattori economici, il costo dei farmaci, la formulazione de bandi, la regola del massimo ribasso. Avis, avrà allora il ruolo di apripista su questi temi in Europa, portando l’idea del dono gratuito. L’etica del dono e quindi la comunicazione deve avvenire su vari livelli. Io vedo in primo luogo il rischio dell’ignoranza. Si sa retoricamente che la donazione è importante ma bisogna fare di più: per esempio bisogna far sapere tutti i benefici che una donazione può portare. Vedo poi anche lo stigma. Per esempio, sul discorso degli stranieri bisogna lavorare ancora molto, perché non tutti sono d’accordo sul fatto che arrivino gli immigrati e donino il sangue. Io credo che ci sia una stortura nel nostro paese, non solo un problema di generazione invecchiata al comando. Bisogna cambiare le modalità di reclutamento elle classi dirigenti. Andando avanti così creiamo un paese disperso con un’idea di potere errata. Bisogna far crescere il fiume e avere generazioni che comunichino l’una con l’altra. La nostra società è a rischio ma ha anche enormi potenzialità”.

Proprio al rapporto tra Interessi economici e necessità sistematiche di mantenere la gratuità è dedicata allora la chiusura molto forte di Vincenzo Saturni: “Uno dei primi tentativi di Juncker (Presidente della Commissione Europea, n.d.r.) è stato quello d spostare la plasmaderivazione sotto la commissione industria e non sotto la sanità. È importantissimo che resti sotto la sanità e no di Avis siamo stati tra i primi a sensibilizzare gli europarlamentari a evitare che lo spostamento accadesse. Inoltre abbiamo inserito il pittogramma che consente di capire da dove viene il plasma utilizzato per i farmaci. La preoccupazione nostra in vista del decreto del terzo settore è che alle 23.59 di un 31 dicembre qualsiasi si aggiunga alla legge 219, che stabilisce che la raccolta del sangue è e deve essere organizzata da imprese no profit, una stringa che ammette anche le imprese profit. Su questo la senatrice Di Biasi è sempre molto sensibile. È importante capire che una cosa del genere sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.  

Calo delle donazioni ed equilibrio del sistema trasfusionale: gli scenari possibili mentre si avvicina il World Blood Donor Day

Sacca-Sangue

L’appello forte proveniente da Bologna sul calo dei donatori in città, pubblicato sul sito di Repubblica locale http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/06/03/news/bologna_donazioni_di_sangue_diminuite_del_20_-167106745/, spinge ad alcune valutazioni necessarie sugli scenari futuri della donazione in tutto il Paese.

Il calo bolognese (-20% in 5 anni), non è infatti l’unico caso segnalato nell’ultimo mese. Il 7 maggio 2017 una certa preoccupazione si era diffusa a Milano http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_08/avis-allarme-sangue-calo-donatori-si-muove-policlinico-1b0f5a74-33ae-11e7-8367-3ab733a34736.shtml, il 9 maggio all’Aquila https://www.ilcapoluogo.it/2017/05/09/manca-il-sangue-appello-ai-donatori/ e a Terni http://tuttoggi.info/terni-appello-ospedale-avis-manca-sangue-zero-positivo/393918/, il 20 maggio a Lucca http://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2017/05/20/news/dona-il-sangue-vinci-gli-stones-1.15365198, tanto che addirittura è nato un contest con in palio, per alcuni fortunati donatori, dei biglietti per il concerto dei Rolling Stones. Infine, il 26 maggio, del tema del calo delle donazioni se n’era parlato in Liguria, dove in occasione dell’accordo di convenzione tra Regione e associazioni di donatori http://www.regione.liguria.it/regione-liguria/ente/giunta/item/15826-accordo-avis-fidas.html, è stato già messo in conto la solita diminuzione del 10% medio che coincide con l’arrivo dell’estate.

Del resto, tale tendenza negativa in termini quantitativi è confermata in toto dall’Istituto Superiore di Sanità, che qualche giorno fa ha reso noto il bilancio numerico del sistema trasfusionale per il 2016.

Sono stati un milione e 688mila donatori complessivi, 40 mila unità rispetto al 2015, dato più basso dal 2011. In calo, sebbene in percentuale molto minore, anche le donazioni di plasma, con circa il 5% in meno, anche se in questo caso il calo numerico non coincide con una minore massa raccolta: nel 2016 la quantità di plasma inviata alle industrie di lavorazione per il frazionamento è anzi addirittura aumentata, giacché è cresciuto il volume raccolto per ogni singola donazione. Le cause dei numeri in peggioramento sono ben note: scarso ricambio generazionale, invecchiamento medio della popolazione, e difficoltà crescenti sul piano pratico nel far coincidere gli orari lavoratovi con quelli dei centri trasfusionali.

Reagire con forza a questo calo, cercando di risollevare i numeri già nel 2017 sarà un obiettivo doveroso per tutte le istituzioni del sangue: ma è bene sottolineare che almeno nel presente l’autosufficienza ematica non è a rischio.

Un certo ottimismo, infatti, è espresso dal direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno, che, come si legge nel comunicato stampa diramato dall’Istituto Superiore di Sanità http://www.iss.it/pres/?lang=1&id=1775&tipo=1 ha dichiarato: “Il sistema è sostanzialmente in equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere alla compensazione – sottolinea Liumbruno -. La Sardegna ad esempio ha un’ottima raccolta, ma non è autosufficiente perché ha molti pazienti talassemici, che necessitano di molto sangue per le terapie. Proprio in questi ultimi giorni la Regione sta registrando delle carenze importanti che rischiano di fare ritardare le terapie trasfusionali programmate destinate ai numerosi pazienti sardi affetti da talassemia, ed è necessario che le altre mantengano gli impegni. Per questo è importante che tutte le Regioni cerchino di contribuire il più possibile al sistema di compensazione nazionale e che incrementino la raccolta, anche aumentando la ricettività dei servizi trasfusionali”.

E in effetti, nonostante il calo delle donazioni, si è potuto registrare un numero crescente di pazienti che hanno beneficiato di trasfusioni, il 3,7% in più con circa 660mila nel 2016. Il merito, come abbiamo più volte sottolineato, è delle pratiche di Patient Blood Management, che se ben utilizzate possono e potranno aiutare a ottimizzare le risorse in modo che con lo stesso numero di donazioni sia possibile far fronte a tutte le necessità di sistema.

Intanto però, il lavoro quotidiano per reclutare donatori più giovani deve continuare. Il 14 giugno sarà il World Blood Donor Day (qui la campagna 2017 http://www.buonsangue.net/eventi/il-14-giugno-giornata-mondiale-del-donatore/), e il sistema trasfusionale italiano al completo, con le principali associazioni e il ministro della Salute si riunirà a Roma, in un convegno che vedrà coinvolti anche il ministero dell’Istruzione e il CONI.  Parlare, confrontarsi, pianificare il futuro, celebrare una giornata importante per tutti i volontari, e unire sempre di più mondi assolutamente propedeutici come scuola pubblica, sport e volontariato, saranno i punti all’ordine del giorno.

Buonsangue ci sarà. Per raccontare contenuti, programmi e scenari in divenire sull’universo sangue che riguardano la nostra comunità.

Adelmo Agnolucci alla guida di Avis Toscana: “Giovani e migranti sono il futuro della donazione”

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Aretino di nascita, e noto sul territorio per il suo impegno nella vita pubblica e nel settore sociale, Adelmo Agnolucci è il nuovo presidente di Avis Toscana, una delle regioni chiave per il sistema trasfusionale, sia come capofila di uno dei raggruppamenti regionali (il Planet, con Lazio, Marche e Campania n.d.r.), sia per una lunga tradizione come centro di diffusione della cultura del dono. Per conoscer più in dettaglio il lavoro di Avis Toscana sul territorio, e in vista delle nuove sfide che la Toscana dovrà affrontare in futuro sul piano dell’autosufficienza locale e di sistema, noi di Buonsangue lo abbiamo intervistato. Ecco cosa ci ha detto.

 Presidente Agnolucci, arriva il mandato da presidente. Da quanti anni porta avanti la sua esperienza associativa, e che sensazioni le offre?

 Vengo da una militanza ormai di lunga data perché sono in Avis da trent’anni. Ho fatto parte del consiglio regionale per molto tempo, poi lo scorso anno, per una ragione statutaria, sono subentrato come presidente da vicepresidente vicario, e infine è arrivata l’elezione di maggio. Arrivo in un momento particolare per la vita associativa, con la riforma del terzo settore che comporterà molti cambiamenti, come il dover rivedere gli statuti, e con le novità in termini di natura giuridica, per esempio l’equiparazione di profit e non profit. In Avis abbiamo eletto il nuovo consiglio nazionale, che il 18 di giugno avrà il suo piccolo conclave da cui scaturirà il nuovo presidente nazionale, con i candidati della Sicilia Domenico Alfonzo, del Piemonte Giorgio Groppo e del Veneto Alberto Argentoni. Forse ci sarà qualche altra novità, come per esempio una possibile candidatura dalla Lombardia che non è stata ancora formalizzata. C’è da capire allora come si compatterà Avis dopo tutte queste novità, perché ora siamo in sospeso. Dal modo in cui saranno impostate le cose sul piano nazionale ci saranno poi ricadute anche sul piano regionale. Noi siamo un’associazione di associazioni e quindi non potremo discostarci da tutti i rapporti di sistema, con Avis Nazionale, con il Centro Nazionale Sangue, con la Conferenza Stato – Regioni e con le nuove convenzioni. Poi è chiaro che ogni regione ha delle caratteristiche più o meno accentuate. In Toscana il cambiamento nella sanità ha interessato anche il mondo trasfusionale. Prima avevamo 12 realtà con cui parlare, considerando anche le ASL provinciali, ora abbiamo 3 macro-aree con un solo responsabile. Siamo quindi in un momento particolare, perché quando si cambia si sa da dove si parte ma non dove si arriva. Speriamo di avere le risposte migliori per arrivare agli obiettivi, ma bisogna stare attenti.

 Parliamo di futuro. Quali sono gli obiettivi di Avis Toscana per i prossimi anni?

 Abbiamo in cantiere molte cose interessanti. Il futuro è un scommessa per tutti e sarà legato alle nuove generazioni e al mondo dei migranti. Su di loro abbiamo fatto degli studi, che ci dicono che gli immigrati sono cresciuti del 22% in pochi anni e sono il 4% sul totale dei nostri donatori. L’obiettivo è di coinvolgere sempre di più sia loro che i giovani, e renderli partecipi della cultura del dono per arrivare all’autosufficienza regionale. Bisognerà tenere conto di un piccolo cambiamento di tendenza: cala la richiesta di sangue intero o di globuli rossi e aumenta quella di plasma, che come si sa bene si può ottenere in aferesi. Questo comporta il bisogno di innovazione nella cultura del dono. I nostri donatori quasi sorridevano vedendo un liquido giallo anziché rosso, come se si trattasse di una donazione di serie b. ma in realtà il plasma è importantissimo e da esso vengono estratti molti medicinali importanti. Poi ci sono tutte le nuove metodologie di Patient Blood Management che permettono di ottimizzare le risorse e mantenere le scorte e anche su questo bisognerà lavorare, pianificando la donazione programmata, su prenotazione. Così si può offrire un servizio migliore a chi ha bisogno e lavorare meglio come sistema, andando a richiedere i gruppi che servono quando servono.

 Per quel che riguarda le iniziative di Avis Toscana per promuovere la cultura del dono, che cosa avete in programma?

 La nostra idea è quella di entrare nei social e di sfruttare quel canale, perché oggi è il modo migliore per arrivare ai giovani. Poi abbiamo il “Cartoon School”, una bellissima iniziativa che consente di andare nelle scuole e preparare dei cartoni animati legati al mondo della donazione. È un lavoro di squadra, guidato da degli esperti. Così i ragazzi possono disegnare, sceneggiare, musicare i cartoni. In questo modo si coinvolgono centinaia di bambini che al tempo stesso sono i protagonisti e fanno da tramite, perché poi i bambini trascinano i genitori. Altro strumento importante è quello del servizio civile: abbiamo dei progetti importanti sul piano nazionale e regionale che permettono di cooptare tanti giovani nelle nostre sedi, e di portare nelle scuole i discorsi sulla donazione del plasma e del sangue. Quando è possibile intervengono anche i dirigenti associativi, e così copriamo il territorio. Abbiamo notato che poi moltissimi di quelli che iniziano con il servizio civile restano nel mondo del volontariato e per noi è una grossissima risorsa. Noi facciamo formazione e li inseriamo in progetti ben definiti. Le ricadute sono tante e toccano decine di migliaia di studenti. Il mondo dei giovani dev’essere sollecitato e informato. Non è vero che i giovano sono sordi ai problemi sociali. Noi chiediamo qualcosa d’importante, basti pensare al discorso dell’ago che a volte spaventa. Una curiosità a tal proposito: nel mondo dei giovani abbiamo ancora più riscontri tra le donne che dagli uomini, forse perché solo loro partoriscono e grazie all’esperienza del parto sono più coraggiose.

 Tra poco ci sarà il bando per il conto-lavoro del plasma anche per il raggruppamento regionale che ha la Toscana come regione guida. All’assemblea generale di Avis a San Donato abbiamo sentito gli avisini veneti lamentare il mancato coinvolgimento di chi ha ideato e portato a compimento il bando di gara poi vinto dalla CSL Behring. In Toscana cosa dobbiamo aspettarci?

 In Toscana abbiamo guardato molto a quello che successo in giro. A volte essere i pionieri non è la cosa migliore. Oggi ci dobbiamo confrontare anche con le regole europee e questo può comportare alcune difficoltà non solo per il plasma ma anche sul piano degli standard informatici. La regione Toscana è la capofila del consorzio regionale che si chiama Planet, e assieme a noi abbiamo Lazio, Marche e Campania. Oggi è stato costituito un collegio di persone chiamate a creare il capitolato e dentro ci sono anche persone delle associazioni. La regione Toscana, grazie al direttore del CRS e all’assessorato, è partita molto bene e forse le esperienze fatte da altri possono aiutare a non cadere in errori, com’è accaduto con la gara del Veneto che aveva 90% di attenzione al prezzo e 10% alla qualità. Speriamo che il lavoro fatto molto attentamente sin dall’inizio, e che ha visto la collaborazione tra istituzione e associazioni, porti i suoi frutti.

 Quanto è importante il Meteo del Sangue per monitorare e gestire le necessità di sacche sul territorio? Quando arriverà nelle altre regioni?

Il Meteo del Sangue per noi è importante. Con il Meteo del Sangue sappiamo esattamente che gruppi servono in ogni momento. Attraverso il sistema possiamo arrivare a una migliore programmazione. È come dire “vediamo che tempo fa prima di uscire, se prendere l’ombrello oppure no”. Ciò vale anche per quanto riguarda gli spostamenti tra strutture trasfusionali, e questa è un’ottima garanzia per tutti. Il metodo è applicabile anche alle altre regioni, ma naturalmente dipende di metodi gestionali di ciascuno. Anche il Centro Nazionale Sangue potrebbe adottarlo, se tutte le regioni lavorassero in un certo modo, anche perché proprio da loro è arrivato uno strumento importante come il protocollo per la gestione delle grandi emergenze. Tutti ricordiamo le file per donare dopo i terremoti, ma bisogna considerare che se si dona in massa in quei momenti, poi, se serve sangue per momenti di scarsità quegli stessi donatori non si possano chiamare per tre mesi. Bisogna sapere che il sangue intero ha una vita e dura 40 giorni, per cui donare solo quando c’è un’emergenza è sbagliato. È importantissimo stare tutti dentro al sistema perché le risposte siano quelle che devono essere. Noi donatori siamo un’unica famiglia, da Bolzano a Canicattì.

 

 

Si chiude l’assemblea generale Avis: premiazioni e nuovo consiglio. I donatori veneti: sul bando plasmalavorazione mai consultati

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È cominciata con gli interventi delle delegazioni regionali la terza e ultima giornata dell’Assemblea generale Avis al Crown Plaza Hotel di San Donato Milanese, contraddistinta da una grandissima partecipazione.

In particolare, molto significativo su un tema che i lettori di Buonsangue conoscono bene, l’intervento della delegazione regionale del Veneto, che attraverso la voce del presidente Giorgio Brunello ha riportato all’attenzione di tutti i soci quanto accaduto con l’Accordo NAIP per la produzione di farmaci plasmaderivati in conto-lavoro, stretto nel marzo 2016 tra il raggruppamento regionale guidato proprio dal Veneto (con Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Valle d’Aosta, e le Province Autonome di Trento e Bolzano) e la CSL Behring.

Brunello ha sottolineato ancora una volta le maggiori criticità di quell’accordo da punto di vista dei donatori: “Non è certo compito di Avis scrivere i capitolati tecnici, ma nel caso del NAIP non siamo mai stati consultati. Non siamo intervenuti in nessun modo e questo crea dispiacere, anche perché non si è riconosciuto il ruolo chiave che la legge riconosce alle associazioni dei donatori. Speriamo che in futuro questo confronto accada. Riteniamo inoltre che a fronte dell’obiettivo dell’autosufficienza ematica nazionale sia assolutamente necessario armonizzare i bandi di tutti gli altri raggruppamenti regionali. Infine, l’ultima criticità del NAIP è assicurare la necessità assoluta che tutto il plasma raccolto non vada sprecato”.

Tra le altre, soprattutto la delegazione abruzzese ha coinvolto ed emozionato la platea, sottolineando come nell’ultimo anno l’Abruzzo e i suoi donatori abbiano dovuto affrontare le note vicende legate ai terremoti, a cui è seguita una reazione forte e motivata sul piano della solidarietà e della iniziative speciali, come per esempio è accaduto con la Gran Camminata della vita di Marco Cileo. Lo stesso Cileo, presente sul palco, ha ricordato i momenti più belli e difficili della sua avventura da noi seguita dall’inizio alla fine: http://www.buonsangue.net/diario/la-gran-camminata-per-la-vita-e-giunta-al-traguardo-il-bilancio-di-marco-cileo-al-suo-rientro-a-francavilla-a-mare/.

Grande partecipazione dell’intera assemblea anche nella fase successiva, dedicata ai riconoscimenti. Lo spirito di corpo dei soci Avis è emerso in modo potente in occasione del conferimento della Croce al merito internazionale della Fiods a Pietro Varasi, socio anziano dell’Avis sin dagli anni sessanta, Cavaliere della Repubblica dal 1977 e Cavaliere ufficiale della Repubblica dal 1986 per la sua attività da donatore sul campo. L’intera sala si è alzata in piedi per applaudire Varasi, visibilmente commosso: “Considero l’Avis un vero e proprio romanzo, il cui protagonista è Vittorio Formentano. Siamo tutti Formentano. È meravigliosa la sensazione di partecipare a una nuova assemblea nazionale alla mia età”.

Il presidente uscente Vincenzo Saturni si è poi cimentato nel suo discorso di chiusura del mandato: “Sono stati otto anni che ho dedicato a un’avventura straordinaria. Ciò che ho potuto vedere con i miei occhi è la realtà del territorio. Ho incontrato persone ed esperienze speciali che fanno la differenza. Abbiamo 3418 sedi su tutto il territorio nazionale e questo rappresenta una vero tessuto connettivo per tutta la nazione che contribuisce a far sì che la società sia più a misura umana. Naturalmente ci sono diversità, c’è chi fa la raccolta, chi non la fa, chi lavora per la comunicazione, ma sempre ho trovato la disponibilità a risolvere i problemi. Il lavoro che viene fatto dai dirigenti che ogni giorno provano a trovare nuovi donatori è straordinario. Moltissimi di loro fanno la differenza sul campo in modo anonimo e senza apparire. Il nuovo consiglio direttivo guiderà le sorti di Avis per i prossimi anni. Quello che io voglio lasciare è il concetto di squadra: le differenze sono importantissime per la crescita, ma alla fine, prima dell’obiettivo finale bisogna ricompattarsi e mettere da parte i particolarismi. In questi anni siamo riusciamo a costruire un gruppo che aveva voglia di aiutare gli altri. Al nuovo consiglio chiedo di avere visione ampia, e di puntare all’unità assoluta di intenti tra le realtà territoriali e quella nazionale”.

 Infine le operazioni di voto, con la lettura della lista dei nuovi 45 membri del consiglio nazionale (sotto in foto) che il prossimo 18 giugno avranno il compito di eleggere il nuovo presidente nazionale e il nuovo esecutivo.

Difficile poter dire oggi chi saranno i favoriti.

Come anticipato qualche giorno fa http://www.buonsangue.net/eventi/assemblea-generale-avis-2017-milano-cambio-leadership/, i nomi che circolano di più sono Alberto Argentoni, attuale vice presidente vicario nazionale e direttore sanitario dell’Avis provinciale di Venezia, e Domenico Alfonzo, attuale segretario generale nazionale e presidente dell’Avis regionale Sicilia, ma non sono da escludere possibili sorprese.

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