Il sistema sangue italiano in Vietnam per ribadire le basi etiche del dono e il valore della sicurezza

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Un viaggio in Vietnam, allo scopo di sancire un accordo di collaborazione internazionale, un vero e proprio “ponte” tra donatori appartenenti a zone geografiche molto lontane tra loro che tuttavia ambiscono a condividere uno stesso approccio alla donazione di sangue.

È andata a buon fine la visita di Giancarlo Liumbruno (direttore del Centro nazionale sangue), e Gianfranco Massaro (presidente della FIODS), nel paese asiatico che già nel 2017 aveva ospitato simbolicamente il World Blood Donor Day, e che si contraddistingue per un sistema di raccolta molto simile a quello italiano, con numeri importanti rispetto ai paesi limitrofi ( una media di circa un milione e duecentocinquantamila unità raccolte all’anno, di cui il 97,4% attraverso il canale della donazione volontaria e non remunerata e il restante 2,6% ottenuto da donazione “familiare” e remunerata), e la volontà di consolidare i principi del dono etico come valori chiave da condividere sul piano internazionale.

L’arrivo della delegazione italiana in Vietnam, ad Hanoi, ha arricchito i festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario della Fondazione del gruppo Giovani donatori, e se parte del tempo è stato dedicato ai riconoscimenti (con la consegna delle croci al merito internazionali della FIODS a Bach Quoc Khanh, Direttore dell’Istituto Nazionale di Ematologia e Nguyen Thi Xuan Thu, presidente della Croce Rossa), vi è stata occasione per discutere di donazione, di buone pratiche, e dell’importanza del valore della sicurezza del sangue e degli emoderivati.

In quest’ottica, lo abbiamo detto molte volte, il sistema sangue italiano è un modello percepito come “virtuoso” in tutto il mondo, perché fondato sulla pratica del dono anonimo, gratuito, consapevole, associato e organizzato. Un’autorevolezza confermata su più fronti, a partire dalla rielezione di Gianfranco Massaro alla presidenza della FIODS (Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue) durante l’assemblea che si è svolta all’Hotel Ergife a Roma sabato 28 e domenica 29 aprile 2018, fino al premio ricevuto dal Centro nazionale sangue sempre ad aprile 2018 a Francoforte, come paese guida nell’applicazione delle buone pratiche di Patient Blood Management, e nella gestione ospedaliera della risorsa sangue prima, durante e dopo gli interventi chirurgici maggiori.

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Quanto sia importante la collaborazione e lo scambio culturale internazionale sul piano della sanità, è perfino inutile ribadirlo. Siamo ancora lontani, purtroppo, dalla possibilità di offrire lo stessa qualità del servizio sanitario in tutte le parti del mondo, ed esistono enormi sperequazioni tra qualità delle cure nel mondo occidentale e molte altre zone del pianeta.

Per queste ragioni, è assolutamente da rimarcare il valore delle moltissime collaborazioni del sistema sangue italiano con molti paesi esteri, da Vietnam, Albania, Kosovo e Palestina che grazie alle forniture senza fini di lucro di plasma derivati hanno fatto passi da gigante nella cura di patologie difficili come l’emofilia, ad Afghanistan, India, Armenia, El Salvador e Serbia, paesi che negli ultimi anni hanno ricevuto in dono dall’Italia significative quantità di farmaci plasmaderivati.

Una propensione all’aiuto concreto e alla collaborazione internazionale, che merita di essere sottolineata, specie in tempi in cui solidarietà e aiuto disinteressato sembrano valori fuori moda per una certa politica e nel dibattito pubblico che da essa scaturisce.