Sul New York Times la questione della raccolta plasma a pagamento torna al centro del dibattito in Usa. Ma riguarda tutti noi

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Negli Stati Uniti d’America la questione della raccolta plasma a pagamento torna al centro del dibattito, grazie a un pezzo piuttosto ampio del New York Times pubblicato il primo febbraio.

Già dal titolo – “Quanto vale il sangue di una persona povera?” – è del tutto evidente il taglio dell’approfondimento, che in pieno stile da giornalismo d’inchiesta anglosassone, parte dalle storie personali di vita vissuta per sviscerare un argomento di interesse non solo americano, ma mondiale. È noto infatti che gli Stati Uniti d’America siano il maggior paese produttore di plasma e farmaci plasmaderivati, circa il 60% della produzione globale a fronte di una popolazione del 5%, e che la pratica della raccolta plasma a pagamento sia un tema verso cui le grandi multinazionali del settore sono molti sensibili, giacché il giro d’affari mondiale del settore dei plasmaderivati è in espansione e si appresta a raggiungere, nel 2021, il volume di circa 20 miliardi di dollari.

Ma qual è la questione che emerge dal pezzo del New York Times? Accade che nel quartiere di Olney, a Filadelfia, molte persone che hanno bisogno di soldi e vivono in difficili condizioni economiche si recano al centro plasma della Csl Behring, multinazionale australiana piuttosto nota anche in Italia in quanto aggiudicataria del servizio di plasmalavorazione per il raggruppamento regionale Naip guidato dalla Regione Veneto, un mandato confermato dal Consiglio di Stato dopo una lunga battaglia legale. Una volta nei centri trasfusionali, “donano” il loro plasma per circa 30 dollari a seduta, partecipando a rendere sempre più forte il giro d’affari del plasma a pagamento, che secondo l’Economist in USA vale addirittura l’1,6% delle esportazioni.

A quanto riporta il NYT, sono tre le questioni chiave intorno al plasma retribuito che meritano di essere approfondite, e su alcune di esse ruotano opinioni piuttosto discordanti:

  1. Ruolo della povertà. C’è che ritiene sia la povertà ad alimentare il mercato, e chi invece, come la Plasma Protein Therapeutics Association (un’associazione che si occupa di raccogliere plasma attraverso pratiche commerciali) sostiene che nei centri di raccolta si alternino invece persone di ogni ceto sociale, tesi che sembra essere smentita da un ricerca del Centre for Health Care, secondo cui la stragrande maggioranza dei centri di raccolta americani sono chirurgicamente posizionati in quartieri depressi e poveri. Opinioni contrastanti investono anche la questione etica: sfruttamento di chi vive con 2 dollari al giorno oppure opportunità per chi altrimenti non avrebbe fonti di guadagno? C’è addirittura chi, come lo studioso Luke Sheafer, nell’ottica di stabilire un prezzo equo, ha lanciato l’idea di un “salario minimo per i donatori di plasma”.
  1. Impatto sulla salute. Il giudizio della maggior parte degli esperti, in questo senso, è che le troppe donazioni abbiamo un effetto negativo sulla salute generale dei “donatori”, e che il plasma di “donatori ricorrenti” finisca per essere via via sempre meno efficace e povero delle proteine curative, ma c’è anche chi ritiene tali effetti abbastanza trascurabili.
  1. Il linguaggio dei plasma a pagamento. Zoe Greenberg, autrice dell’inchiesta, nota un dettaglio a nostro giudizio molto interessante: anche nel linguaggio dei centri di raccolta commerciali, si utilizza per il plasma un vocabolario che si rifà in toto a quello della donazione gratuita. Farsi retribuire con 30 o 40 dollari a seduta, è una chiara vendita, eppure nelle brochure pubblicitarie le parole “dono”, “donatore” e “donazione” sono le più suffragate. Come mai? Semplice: al fine di legare alla ragione primaria, la necessità di un profitto, un concetto positivo come la beneficenza.

Il dibattito in Usa è destinato a durare ancora per molto, anche perché il caso trattato dal NYT non è nuovo, e il plasma retribuito ritorna ciclicamente a far parlare di sé. Già a marzo 2017, Repubblica aveva pubblicato un reportage sulle attività della multinazionale elvetica Octapharma, nota per aver aperto numerosissimi centri di raccolta plasma a Cleveland, in Ohio, luogo depresso economicamente a causa di una forte e repentina deindustrializzazione. Repubblica, a sua volta, usava come fonte un documentario di cui su Buonsangue avevamo parlato già parecchio tempo prima, Le Business du sang, prodotto dalla televisione svizzera e trasmesso sul noto canale d’arte francese Arté, e oggi disponibile anche su YouTube:

In quell’occasione, dopo l’approfondimento di Repubblica, su Buonsangue si espresse sul tema della raccolta Plasma a pagamento il presidente Fiods Gianfranco Massaro, le cui parole miravano a scongiurare l’opportunità di rendere “commerciale” il plasma raccolto in Italia attraverso le donazioni, che da noi, lo ricordiamo, sono e dovranno restare anonime, gratuite e volontarie.

La raccolta sangue in Italia è basata su valori etici assolutamente consolidati, su cui tuttavia il sistema sangue e le sue tre gambe dovranno continuare a vigilare, lottando con tutte le energie a disposizione per il raggiungimento dell’autosufficienza ematica, condizione necessaria al fine di non aprire brecce favorevoli verso la liberalizzazione della raccolta retribuita: una pratica caldeggiata da chi, come le grosse multinazionali estere, è in tutta naturalezza portato a percepire il plasma e le sue opportunità farmaceutiche soprattutto come un business al pari di qualsiasi altro, proprio come avviene negli Stati Uniti.

Un test del sangue in grado di individuare i tumori: dagli USA una speranza che se rispettata dovrà diventare un incentivo al dono

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Un test del sangue in grado di individuare 10 differenti tumori. Verità concreta? O soprattutto ottimismo e speranza?

In campo medico, quando si parla di ricerca, cautela e ottimismo devono andare di pari passo, specie quando l’oggetto di studio è la lotta ai tumori.

Ma la notizia che è arrivata nelle ultime ore dagli Stati Uniti d’America, oltre a rappresentare un enorme passo avanti verso la lotta al grande killer dell’era moderna, potrebbe avere dei risvolti molto interessanti anche per il dono e la raccolta sangue.

Perché e come? Ricapitoliamo.

Nelle ultime ore molte testate nazionali come Il Corriere della Sera, Il Messaggero, Repubblica e persino Libero hanno riportato i risultati di una ricerca statunitense presentata nei giorni scorsi a Chicago durante la conferenza annuale dell’American Society of Clinical Oncologists. I risultati del test sono stati generalmente commentati con grande ottimismo, e presentati come una possibile svolta rivoluzionaria della storia della medicina. I ricercatori del Taussig Cancer Center della Stanford University in California, avrebbero infatti messo a punto un test del sangue, una semplice biopsia liquida, che rintracciando infinitesimali frammenti di Dna rilasciati nel sangue dalle cellule cancerose, dovrebbe poter essere in grado di poter individuare, e prevenire fino a 10 tipi di cancro ben prima che il tumore si manifesti e diventi letale.

La scoperta è stata già definita il Santo Graal della lotta contro il cancro, giacché vanta già ora un livello di attendibilità molto alto che si assesta ben al 90% dei casi analizzati. Inoltre, il campione numerico dello studio americano è stato piuttosto rilevante: ben 1.600 persone di cui 749 perfettamente sane e 878 da poco risultate positive alla diagnostica tumorale. Tante e varie le rilevazioni offerte dal test, in grado di riconoscere i carcinomi delle ovaie e del pancreas, del fegato, della cistifellea, del cancro intestinale e al polmone, del cancro a testa, collo, prostata, stomaco e utero, per finire con linfomi e mielomi.

Inutile dire che per avere risultati ancora più affidabili sarà necessario sperimentare ancora, anche se è stato reso noto che il National Health Service (Nhs), il servizio sanitario inglese, si è già predisposto per adottarlo e ottenere tutti i vantaggi del caso, sebbene non sia possibile, a oggi, ipotizzare quanto potrebbe costare fare il test se non a livello di stime (la forbice dei costi stimati per ogni singolo test dovrebbe aggirarsi tra i 500 e i 1000 euro).

E in Italia? Sebbene l’attenzione per la cura dei tumori (i cui casi diagnosticati ogni anno superano ormai i 350mila) sia sempre molto alta anche a livello mediatico come dimostra la recente partita del cuore giocata a Genoa con in palio proprio l’aiuto per la ricerca (eccezionale la risposta del pubblico), i margini per fare di più ci sono sempre.

E così ci sentiamo di dire che avere la possibilità, tra molti anni, di inserire un test di biopsia liquida che possa individuare la predisposizione ai tumori come benefit gratuito per tutti i donatori di sangue, sarebbe un incentivo di straordinario impatto.

Possibile? Non Possibile? Sostenibile?

Lo scopriremo più avanti nel futuro prossimo, ma ciò che è assolutamente innegabile è che se una scoperta di questo tipo dovesse rispettare le sue promesse potenziali, i suoi benefici dovrebbero riguardare l’intera comunità.

Il sangue per curare il cuore, le articolazioni e perfino per rintracciare l’autismo: la ricerca scientifica sul sangue al centro dell’attenzione mediatica in tutto il mondo

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Il sangue come elemento chiave per indagare alcune predisposizioni del nostro organismo, con la conseguente possibilità di prevenire accadimenti negativi come l’infarto: la buona notizia, molto interessante, è riportata nelle ultimissime ore da Adnkronos, e si rifà a uno studio portato avanti dal Intermountain Medical Center di Salt Lake City, che assieme ai ricercatori del LipoScience Laboratories hanno scoperto come il GlycA, un marcatore del sangue recentemente identificato, e la proteina C-reattiva (Crp), si comportano come vere e proprie spie per individuare prematuramente i problemi cardiovascolari: http://www.adnkronos.com/salute/medicina/2017/03/17/infarto-scoperte-spie-nel-sangue_gknk3IQ79PTpTR3BgDkBTI.html

La nostra frequente rassegna di notizie dall’universo sangue questa settimana si apre dunque con una buona notizia, anche se naturalmente servirà intensificare le ricerche e predisporre degli specifici trattamenti.

In Canada, nel frattempo, il quotidiano on-line Lethbridge Herald si occupa di un problema spesso affrontato su www.buonsangue.net, ovvero l’opportunità, per i cittadini, di donare il sangue anziché venderlo. Va ricordato infatti che in molti paesi del mondo (tra cui USA, Canada, Germania, Austria) la legge consente prelievi di sangue retribuiti, che inevitabilmente finiscono per coinvolgere categorie di persone non idonee propense al consumo di stupefacenti, o che hanno stili di vita poco compatibili con il dono: http://lethbridgeherald.com/commentary/opinions/2017/03/17/give-blood-dont-sell-it/.

Anche in Argentina, sul Network di Rosario https://www.rosario3.com/noticias/Detectan-autismo-con-un-simple-analisis-de-sangre-20170317-0023.html, grande spazio alla ricerca statunitense: in questo caso, il focus è su un equipe di scienziati nordamericani che ha trovato il modo di diagnosticare l’autismo da una semplice analisi de l sangue. Anche http://www.abc.es/salud/, rivista on-line spagnola, ha riportato i risultati di tale studio, pubblicati sulla rivista PLOS Computational Biology: http://journals.plos.org/ploscompbiol/, così come è accaduto in Francia su http://www.ladepeche.fr/article/2017/03/17/2538067-autisme-maladie-detectee-prise-sang-grace-algorithme.html

Il sangue è al centro del dibattito sul come migliorare la propria salute anche in Svizzera: il Berner Zeitung http://www.bernerzeitung.ch/wissen/medizin-und-psychologie/Therapie-mit-eigenem-Blut/story/26511358 racconta della medicina alternativa che prevede l’autoemoterapia (tecnica usata da molti sportivi), come metodo per guarire più in fretta e meglio da problemi alle articolazioni, ai muscoli o ai tendini.

Infine, la raccolta sangue gratuita e su chiamata diretta sbarca anche in India: http://www.hindustantimes.com/india-news/blood-on-call-free-of-charge-purnia-youth-show-way/story-hcqUeBSYUoKACBmZK95ArM.html. A Purnia, in Hindustan, una comunità che ha organizzato una raccolta efficace e ben organizzata, ha stimato di aver salvato più di 1000 vite in poco più di 10 anni grazie all’istituzione di un numero verde per organizzare le donazioni.

 

 

 

 

 

 

Ambrosia. Dalla California un esperimento molto discusso per tornare giovani attraverso il plasma

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La notizia degli esperimenti sui topi l’avevamo già intercettata a novembre (http://www.buonsangue.net/mondo/il-plasma-che-ringiovanisce-i-topi-il-trattamento-vampire-facial-e-il-virus-zika-giro-del-mondo-con-le-news-sul-sangue/), ma mai avremmo immaginato che già pochi mesi dopo, sulla scia dei molti articoli usciti in tutto il mondo e anche su testate di grosso impatto come il New York Times (https://www.nytimes.com/2014/05/05/science/young-blood-may-hold-key-to-reversing-aging.html?_r=0) e il The Guardian (https://www.theguardian.com/science/2015/aug/04/can-we-reverse-ageing-process-young-blood-older-people), l’idea di iniettare plasma umano di giovani (di adolescenti e ragazzi tra i 16 e i 25 anni) nei più anziani, potesse diventare realtà.

Non è una puntata di Black Mirror, la serie televisiva inglese che porta al parossismo le ossessioni tecnologiche e scientifiche del genere umano mostrandone i possibili effetti:

È semplicemente la California.

Nella zona costiera di Monterey, peraltro straordinariamente suggestiva e congrua a una sorta di ritiro ringiovanente tra aria buona e passeggiate ricche di iodio, un imprenditore di nome Jesse Karmazin ha messo in piedi una start-up dal nome affascinante, Ambrosia, attraverso cui i clienti interessati potranno pagare 8.000 dollari (il costo stimato per reperire sul mercato 2 litri di plasma è di circa 1000 dollari) per farsi iniettare plasma sanguigno di adolescenti e giovani adulti.

https://www.ambrosiaplasma.com/

Per i 600 clienti previsti nel progetto, attualmente in cerca di partecipanti (https://clinicaltrials.gov/ct2/show/study/NCT02803554#contacts), si può dunque stimare un guadagno di circa 4 milioni e 800 mila dollari. Niente male per una pratica insicura e del tutto sconfessata dalla comunità scientifica mondiale, anche se secondo Karmazin le tariffe non servono a generare profitti ma solo a finanziare la ricerca.

Gli unici studi completati sulle trasfusioni di plasma infatti riguardano proprio i topi, come conferma la stessa ampia rassegna stampa pubblicata sul sito. Studi ancora troppo brevi, che in certi casi hanno prodotto risultati interessanti ma da approfondire (pare che particolare componente di sangue giovane chiamato GDF11, abbia prodotto nei topi anziani aumento della forza muscolare), e che in altri casi hanno smentito qualsiasi possibile beneficio.

Insomma, siamo ancora alla fase pionieristica, nonostante lo stesso Karmazin sostenga di aver visto miglioramenti notevoli sin dal primo mese per coloro i quali si prestano al trattamento.

Il filone della ricerca su sangue e plasma è comunque molto serio. Molte università in tutto il mondo ricercano i possibili effetti benefici delle trasfusioni sull’Alzheimer (sulla start-up del neuro-scienziato Tony Wyss-Coray dell’università di Stanford la multinazionale Grifols ha investito ben 37,5 milioni di dollari), su alcune forme di paralisi e su alcuni deficit neurologici.

E’ dunque possibile che nei prossimi anni si faranno molti passi avanti verso trasfusioni di sangue giovane con effetti positivi dimostrati scientificamente. Oggi è troppo presto, e non si conoscono nemmeno i possibili effetti collaterali.

Dagli Usa all’Europa il bisogno di sangue è generalizzato. Cosa accade nel mondo

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La carenza di sangue in corrispondenza dei mesi invernali non è una circostanza vissuta soltanto in Italia ma in quasi tutti i paesi occidentali, a testimonianza di come l’autosufficienza ematica debba essere sempre concepita come un vero e proprio obiettivo strategico nazionale.

Negli Stati Uniti, paese in cui peraltro è ammessa la donazione retribuita, sono molte le zone colpite in queste ore da carenza sangue. Notizie in tal senso arrivano dall’Oklahoma http://www.tulsaworld.com/critical-blood-need-now-in-oklahoma/article_d20fc47c-ab34-53b4-918c-a31b50f74575.html, dal Mississippi https://djournal.com/news/blood-center-calls-help-critical-need/, dal Nebraska http://www.nbcneb.com/content/news/Area-hospitals-in-need-of-blood-donations-411931415.html, mentre l’American Red Cross chiede donazioni a Wilton, in Connecticut http://thecountyline.net/pages/need-for-blood-is-urgent/. Codice rosso anche a Springfield http://www.ozarkradionews.com/local-news/cbco-in-need-of-blood-donations, in Arizona http://www.wildcat.arizona.edu/article/2017/01/winter-blood-shortage-creates-demand-for-red-cross, e in Tennessee http://www.jacksonsun.com/story/news/2017/01/23/urgent-plea-blood-continues/96963432/.

E se nelle ultime ore tutti i media mondiali si sono occupati della questione Trump e del muro tra Usa e Messico, di certo nessuno ha fatto notare che il bisogno di sangue non si cura di blocchi e confini. Anche in Messico la situazione è analoga a quella degli Usa: http://diario.mx/Local/2017-01-26_f538efeb/banco-de-sangre-en-crisis/

Situazione altrettanto delicata in Sud Africa, dove le istituzioni locali dichiarano di aver bisogno di almeno 3000 unità di sangue aggiuntiva al giorno per far fronte alle esigenze dei pazienti http://boksburgadvertiser.co.za/286323/turn-your-30-min-into-a-lifetime-for-a-patient-in-need-of-bloodorhelp-sanbs-curb-blood-shortagesorplease-answer-the-call-for-new-blood-donorsorbleed-for-sa-in-2017/.

In Europa, freddo e maltempo complicano la raccolta un po’ ovunque. Anche in Svizzera, a due passi da noi, scorte in esaurimento e appelli al dono a Zurigo: http://www.blick.ch/news/schweiz/zuerich/wegen-grippe-und-kaelte-reicht-es-nur-noch-fuer-wenige-tage-zuerich-geht-das-blut-aus-id6121170.html; situazione delicata anche in Germania, con l’esponente della Croce Rossa Tedesca locale, in Bassa Sassonia, che lancia un appello al dono http://regionalwolfenbuettel.de/drk-laedt-zur-blutspende-in-die-lindenhalle-ein/ per gestire il bisogno ordinario e far fronte a eventuali situazioni straordinarie.

In Spagna, in Navarra, si registra una buona affluenza per la donazione su chiamata http://www.diariodenavarra.es/noticias/navarra/2017/01/26/aumenta_afluencia_donantes_sangre_tras_llamada_adona_513570_300.html, mentre in Catalunya per rimpinguare la banca del sangue è stata molto utile la maratona dei donatori http://www.donarsang.gencat.cat/.

In Francia, infine, per l’Etablissement francais du sang, è tempo di campagne di raccolta e di eventi speciali per le esigenze crescenti del periodo invernale, con un grande evento pro donazione in collaborazione con i Rotary Club https://dondesang.efs.sante.fr/le-rotary-et-lefs-en-ordre-de-bataille-pour-la-20eme-edition-de-mon-sang-pour-les-autres.

Il sangue, sottoforma di bisogno, raccolta e sensibilizzazione, è dunque sempre più al centro dell’azione dei volontari, delle istituzioni e specie in caso di emergenze, anche sui media, proprio come in Italia. Resta inteso, però, che si può e si deve fare sempre di più, in ogni periodo dell’anno.

 

I numeri della donazione in Italia nel 2016, le bufale, le necessità di sangue durante le feste da tutto il mondo, e le iniziative da condividere

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Con l’inizio del nuovo anno i quotidiani generalisti si lanciano nei bilanci del 2016.

E così, su Repubblica – Affari & Finanza, l’osservatorio sull’Italia mette sotto il riflettore proprio il sistema sangue, in un articolo del 3 gennaio. In dettagli, sono riportati alcuni numeri che sanciscono quello che chi segue Buonsangue sa già molto bene: l’Italia è un paese in linea con i programmi di autosufficienza che non deve mai abbassare la guardia: 2.572.567 unità di globuli rossi, 276.410 unità di piastrine e 3.030.725 unità di plasma. 8.510 emocomponenti trasfusi ogni giorno e 635.690 pazienti curati nel 2016, per una media di 1.741 al giorno, con un 83% di donatori periodici, secondo i dati del Centro Nazionale Sangue.

http://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/conad/2017/01/03/news/donazioni_di_sangue_l_italia_e_un_paese_autosufficiente-155339039/

Che non si debba mai allentare la tensione, va ribadito, è in egual misura un dato di fatto.

In Toscana, secondo GoNews, la diminuzione di donatori durante le festività natalizie rischierebbe di fermare per alcuni giorni il funzionamento di alcune sale operatorie, mentre il centro regionale sangue Toscana avrebbe già chiesto un aiuto alle scorte nazionali: http://www.gonews.it/2017/01/04/meno-donatori-scatta-lemergenza-si-rischia-blocco-delle-sale-operatorie-toscane/

E poiché tra gli argomenti principali del dibattito pubblico sui media ci sono le notizie false, ecco quella che riguarda l’argomento sangue: la riporta Il Faro24, testata giornalistica regionale abruzzese, che segnala una catena fake di Whatsapp, nella quale si inoltra una richiesta di sangue RH negativo per una bambina malata cui non bisogna credere: http://ilfaro24.it/wordpress/la-bufala-della-donazione-di-sangue-che-gira-su-whatsapp/

Infine, sempre dall’Italia, interessante l’idea di un presidio AVIS al McDonald’s Di Vignola, in Emilia Romagna, per promuovere la cultura del dono tra i più giovani, tra itinerari della solidarietà e menù omaggio per i futuri donatori: http://www.sassuolo2000.it/2017/01/04/avis-entra-al-mcdonalds-vignola/

Dall’estero molte notizie riguardano invece la carenza di sangue: dalla Georgia (USA) si sottolinea come la Croce Rossa americana stia cercando di sopperire alla mancanza di materia biologica http://www.ledger-enquirer.com/news/local/article124487299.html, mentre la stessa situazione di forte calo per le festività si è registrata anche a Phoenix: http://ktar.com/story/1412377/blood-phoenix-banks-short-supply-after-big-holiday-drain/. Persino le pagine sportive di Yahoo Usa riportano la notizia dell’emergenza sangue nazionale, http://sports.yahoo.com/news/red-cross-issues-emergency-call-blood-platelet-donations-153000305.html con ben 37 mila donazioni in meno nel paese rispetto ai mesi di novembre e di dicembre.

Ottimistica, invece, secondo il periodico Granma, la situazione cubana, con circa 414.000 donazioni volontarie nel 2016: http://www.granma.cu/cuba/2017-01-03/donaciones-de-sangre-50-meses-de-cumplimiento-03-01-2017-22-01-44

Tornando in Europa, misure speciali per l’approvvigionamento di sangue in Francia, al porto di Marsiglia http://www.lamarseillaise.fr/marseille/sante/56039-video-marseille-etablissement-francais-du-sang-collecte-votre-sang-sur-le-vieux-port e, secondo un fitto calendario, in altri punti strategici della nazione http://www.lyonne.fr/auxerre/sante/2017/01/04/dons-du-sang-les-collectes-en-janvier_12230616.html, grazie al lavoro dell’EFS (Etablissment Francés du Sang).

Necessità speciali di sangue anche in Germania, sotto l’egida della Croce Rossa https://www.waz.de/staedte/wesel-hamminkeln-schermbeck/drk-sucht-dringend-blutspender-id209164619.html, mentre in Spagna si fa notare l’iniziativa aziendale di OK Group di Mallorca, azienda per il noleggio di autoveicoli, che ha risposto all’appello del Banco de Sangre de Balears per far fronte alle festività natalizie e assicurare le scorte minime http://www.mallorcadiario.com/ok-group-se-une-al-banco-de-sangre-ante-la-busqueda-de-donantes. Un rapporto privilegiato tra donazione e personale aziendale che potrebbe essere un veicolo di promozione della cultura del dono replicabile in molte parti del mondo.

 

 

 

 

 

Il plasma che ringiovanisce i topi, il trattamento “vampire facial” e il virus Zika: giro del mondo con le news sul sangue

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Il sangue  è sempre un argomento molto discusso sui media mondiali.

L’importanza vitale della risorsa, i molteplici campi di studio e di ricerca, la generosità dei donatori e le diversità peculiari di ciascun sistema sangue nazione e dei diversi approcci culturali all’obiettivo strategico condiviso dell’autosufficienza ematica, fanno sì che essere informati su quello che accade nel mondo a proposito del sangue sia fondamentale.

Ecco perché ogni settimana www.buonsangue.net va alla ricerca di notizie, inchieste e curiosità provenienti dall’Italia e dal mondo.

In America la rivista New Scientist pubblica con una certa enfasi una notizia dal retrogusto inquietante. Da uno studio che consiste in trasfusioni di plasma da topi giovani a topi più anziani, arrivano risultati sorprendenti, che testimoniano un netto ringiovanimento della cavie riceventi. Effetti positivi fisici e cerebrali commentati anche da alcuni esponenti della Società per le Neuroscienze, che si auspicano che un giorno i vantaggi del plasma giovane in fase di trasfusione possano riguardare anche gli esseri umani.  https://www.newscientist.com/article/2112829-blood-from-human-teens-rejuvenates-body-and-brains-of-old-mice/ Identica notizia, è riportata con dovizia di particolari anche sul sito di Medical Express: http://medicalxpress.com/news/2016-11-aging-mice-plasma-young-humans.html,e su quello britannico dell’Indipendent: http://www.independent.co.uk/life-style/health-and-families/health-news/blood-plasma-anti-ageing-young-people-stanford-alzheimers-mice-treatment-youth-a7422496.html

Nella stessa ottica, secondo il New York Post, l’utilizzo del plasma è già una realtà in ambito delle cure di bellezza. Il riferimento è al trattamento “vampire facial” brevettato dall’ortopedico tedesco Barbara Sturm, che consiste nello spalmare uno strato di plasma sulla pelle del viso del paziente e di utilizzare degli aghi affinché il plasma possa penetrare in profondità. La stessa dottoressa ha creato una crema alle proteine di sangue da 950 dollari al flacone che è diventata di moda tra i personaggi dello star system.   http://nypost.com/2016/11/15/the-hottest-new-beauty-trend-our-blood/

Problemi di diversa natura in Nigeria, dove in ballo c’è la sicurezza delle trasfusioni, e allo stesso tempo, il loro alto costo. http://punchng.com/blood-transfusion-unsafe-expensive-experts/

Dall’Australia arriva la bella novità dell’ultimissima ora di un centro per donatori di sangue in cui sono previste circa diciottomila donazioni annue http://www.communitynews.com.au/canning-times/news/new-blood-donor-centre-to-open-in-cannington/

E se il virus Zika è monitorato con attenzione non soltanto dal Centro Nazionale Sangue in Italia, ma è affrontato  in tutto il mondo secondo il medesimo protocollo con studi ed esperimenti (Stati Uniti compresi) http://www.fda.gov/NewsEvents/Newsroom/PressAnnouncements/ucm529740.htm, grazie a La Stampa possiamo apprendere che l’Imperial College di Londra e l’azienda DNA Eletronics hanno realizzato da pochissimo una chiavetta USB grazie alla quale, molto presto, sarà possibile operare un test dell’HIV in meno di mezz’ora, e con un livello di precisione del 95%: http://www.lastampa.it/2016/11/16/tecnologia/news/la-chiavetta-usb-misura-i-livelli-di-hiv-nel-sangue-s58uQUVX9Qqm0nubEgG2uL/pagina.html

Infine, flash dall’Italia, e più precisamente da Padova, dove si è appena concluso un convegno importante al pari di quello sul Patient Blood Management che www.buonsangue.net ha seguito a Roma, e in una certa misura propedeutico. Tema delle due giornate del 16 e 17 Novembre, infatti, è stato il concetto di “buona gestione” del sangue e della trasfusione nei pazienti affetti da gravi forme emorragiche. Corretto uso delle trasfusioni e adeguata somministrazione dei farmaci emoderivati gli argomenti all’ordine del giorno, grazie agli interventi di medici e specialisti tra cui Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue.