Sono passati 10 anni dal terremoto dell’Aquila, l’importanza delle Associazioni di sangue nei processi di ricostruzione, e il presente forte di 600 donatori

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Domani sabato 6 aprile cadrà il decimo anniversario di uno degli eventi più tristi e drammatici della recente storia d’Italia, il terremoto che nel 2009 rase al suolo L’Aquila aprendo una ferita che in quel meraviglioso territorio non si è ancora rimarginata.

Non bisogna dimenticare: in totale i morti, nel computo complessivo furono 309, quasi 1200 i feriti, e circa 65 mila gli sfollati. Numeri impressionanti, che ben ci fanno comprendere quanto sia importante che un paese come l’Italia abbia sempre in serbo un piano nazionale sangue per fronteggiare le cosiddette maxi – emergenze, come in effetti è già previsto, e come testimoniammo il 3 febbraio 2017, partecipando a un autorevole convegno sul tema che si è svolse a Roma.

Già nel 2009, a partire dai tristi eventi di quel 6 aprile che devastarono case, chiese ed edifici pubblici, e naturalmente negli anni a seguire, sono state tantissime le iniziative che le associazioni italiane di donatori di sangue hanno portato avanti con impegno e solidarietà.

Già nel febbraio 2010, per esempio, fu ripristinata una sede Avis comunale funzionante, con una prima donazione di sangue effettuata il giorno 20, dall’allora prefetto Franco Gabrielli. Non fu l’unico supporto: a fine 2009, secondo il quotidiano locale Ilcapoluogo.it, Avis fu indicata come l’associazione più trasparente nel modo di operare, a proposito della raccolta fondi organizzata per la dotazione degli arredi e per la costruzione della tensostruttura sportiva polivalente della residenza universitaria San Carlo Borromeo, al cui interno sono poi stati ospitati ben 120 studenti, con a disposizione sale studio, cucine, lavanderie, aree ricreative e sale computer.

La raccolta raggiunse quasi 800 mila euro, destinati in parte anche al completamento dei lavori di ricostruzione del blocco A della Facoltà di Ingegneria del capoluogo abruzzese.

Nel 2013, seguì poi la donazione delle attrezzature per rimettere in funzione la mensa universitaria, fino a che, al giorno d’oggi, la città può contare su ben 600 donatori periodici avisini. Un grande risultato che è stato da poco commentato dalla presidente della sede comunale, Maria Rita Cassiani, ferma nel sottolineare l’importanza del lavoro di squadra con le altre istituzioni locali: “Devo ringraziare tante realtà – ha detto la Cassiani – come la caserma militare Pasquali, la Guardia di Finanza, la Fondazione della Cassa di risparmio dell’Aquila, il Rotary e il Rettore. Abbiamo avuto e ancora abbiamo un grande sostegno e una grande amicizia da parte di Avis regionale e provinciale, così come dell’ex consigliere nazionale Domenico Leone”.

Il prossimo mese inoltre, arriverà un evento dal grande valore simbolico, perché Avis regionale Abruzzo terrà l’assemblea regionale proprio all’Aquila, e a testimonianza di quanto sia importante la collaborazione tra realtà de volontariato, va sottolineato il ruolo importante che dal terremoto in poi ha avuto anche la Fidas, con una grande partecipazione delle federate alla raccolta fondi, e per l’attività istituzionale costante portata avanti nel tempo, anche attraverso la casa del volontariato e dell’associazionismo inaugurata nel luglio 2011.

In questi giorni il mondo dei media è tornato abbondantemente – e continuerà a farlo – sui tragici eventi del 2009 che colpirono L’Aquila, che già in tempo reale divenne il più grande set mediatico del paese. Si parlerà, purtroppo, degli scandali passati (è già stato trasmesso Draquila, il documentario di Sabina Guzzanti che racconta le incredibili vicende economiche e giudiziarie che coinvolsero la Protezione Civile guidata da Bertolaso e l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi) e, per fortuna, di quello che ancora c’è da aggiustare e da ricostruire con serietà e impegno. Più difficilmente si parlerà dell’importanza della donazione di sangue, ed è per questo che è sempre importante ribadirla quanto c’è l’occasione.

 

Da Avis 200mila euro per ricostruire il centro sanitario ad Arquata del Tronto (Ap), paese colpito dal terremoto del 2016

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Il terremoto che colpì l’Italia Centrale nel 2016 è ancora nei ricordi di tutti, e c’è ancora moltissimo da ricostruire. Ed ecco perché è importante raccontare l’importanza di un altro tipo di donazione, questa volta non individuale ma associativa, e non di sangue o plasma ma di denaro, che offre aiuto a uno dei tanti paesi gravemente danneggiati da quell’evento.

Parliamo della donazione che Avis Nazionale ha effettuato ad Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno, paese che durante il terremoto dell’agosto 2016 andò in gran parte distrutto. A breve, grazie allo sforzo di Avis che ha raccolto 200mila euro, e all’intervento dell’industria farmaceutica Pfizer che ne investirà 250mila, partirà infatti la ricostruzione del “Nuovo centro socio-sanitario”, un polo ospedaliero che potrà contare sui seguenti reparti:

  •  medicina generale convenzionata
  •  pediatria convenzionata
  •  specialistica ambulatoriale (diabetologia eventuale accesso di cardiologo-ginecologo)
  • servizi di telemedicina (telecardiologia, teledermatologia, telediabetologia)
  •  diagnostica di primo livello (ecografia ambulatoriale e domiciliare)
  • servizi infermieristici ambulatoriali per medicina ipertesi
  • gabinetto odontoiatrico
  • collegamento con operatori dei servizi sociali

Tanti servizi, tutti necessari. Ecco dunque, un ulteriore esempio di come è possibile portare vantaggi concreti alla popolazione, e di quanto siano importanti la perseveranza e la continuità d’azione delle associazioni di volontari organizzate, che spesso e volentieri offrono un supporto al pubblico che supera, e anticipa, quello delle stesse istituzioni, come sottolineano i rappresentati locali delle zone terremotate.

L’esperienza del dono, la cultura del dono che fa rima con solidarietà, può essere declinata in mille modi.

Il sangue, che è decisivo per la vita della comunità giacché la sua raccolta organizzata, associata, volontaria, anonima e gratuita consente di rincorrere e avvicinarsi all’obiettivo dell’autosufficienza ematica, è infatti solo uno dei tanti doni che il singolo individuo, da solo o attraverso un’associazione può offrire, ma non è l’unico.

Tante volte su Buonsangue abbiamo potuto constatare come il concetto di dono non conosca univocità, e che esteso ai gesti, alle parole, alle azioni, ha l’occasione di diventare cultura e incidere in una visione di mondo differente, che forse non è sufficiente a cambiare le mille storture della nostra contemporaneità, ma che di certo contribuisce a mostrare che vivere costruendosi un’alternativa all’individualismo non solo è possibile, ma è soprattutto appagante.

Fare del bene, e offrire opportunità di benessere al prossimo, è un vero toccasana per il benessere interiore, sia che si tratti di dono midollo osseo, come ha testimoniato per noi Matteo Bagnoli presidente di Avis Livorno pochissimi mesi fa, sia che si tratti di aiutare i malati di talassemia, come scoprimmo insieme a Roma durante lo scorso World Blood Donor Day, ascoltando le delicate ma straordinarie testimonianze dei tanti beneficiari della generosità dei donatori conosciuti attraverso Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa.

Dal video de La Stampa, ecco com’era la situazione ad Arquata del Tronto un anno dopo il sisma.

Giancarlo Liumbruno. “Obiettivo la massima valorizzazione del dono, per il bene del paziente”

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Figura centrale all’interno del Sistema Sangue, il dottor Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, è stato tra i protagonisti del convegno sulle maxi-emergenze dello scorso 2 febbraio a Roma. Per Buonsangue l’occasione è stata propizia per intervistarlo a largo raggio, sui temi del convegno e sui bandi per la plasmaderivazione, argomento di grande attualità e di grande interesse per il pubblico.

 Dottor Liumbruno, il sangue è una risorsa pubblica decisiva in caso di una maxi-emergenza. Quali sono i punti chiave del convegno che riguardano il sistema trasfusionale?

Questa giornata è legata soprattutto alla discussione su aspetti tecnici e organizzativi, su tutti i livelli, con interventi importanti sul piano istituzionale e sul ruolo del volontariato. Per quel che riguarda il sistema sangue, eventi come questo sono utili perché è importantissimo aumentare i livelli di consapevolezza sulle strategie organizzative in tutto il mondo trasfusionale, in modo da saper gestire non solo la routine ma anche e soprattutto le emergenze. Molto importante sul piano tecnico e scientifico anche la possibilità di rapportarsi con l’esperienza di Parigi, luogo in cui si sono dovute gestire delle emergenze assai gravi come l’attentato terroristico al Bataclan e gli altri fatti di sangue nella capitale.

La comunicazione a livello mediatico è molto importante in caso di gestione di una maxi-emergenza. Cosa fare per migliorare il livello di informazione e renderlo più maturo?

È importantissimo far passare il concetto che il sangue è un bene pubblico, un bene che è a disposizione di tutti. L’Italia è autosufficiente e continuerà a esserlo. Ci possono essere picchi transitori in alto o in basso con eccessi o carenza di produzione momentanea, ma normalmente siamo autosufficienti e continueremo a esserlo anche nell’emergenza, specie se chi dona la materia prima continuerà a farlo in base a un attività programmata con il mondo del volontariato e con le strutture regionali che coordinano l’attività trasfusionale.

In che modo e con quali ruoli le “tre gambe” che formano il sistema sangue possono contribuire al meglio per riuscire a far funzionare l’apparato in caso di maxi-emergenza?

La cosa più importante è la condivisione delle informazioni. Bisogna far sì che tutte le informazioni giungano ai livelli più periferici. Noi sappiamo che il mondo del volontariato ha una diffusione molto capillare ed è per questo che è importante coinvolgerlo, affinché la circolazione delle informazioni sia ottimale. Stesso discorso per i professionisti, che devono essere perfettamente coscienti dei protocolli organizzativi in ogni situazione. La diffusione delle informazioni è importantissima anche a livello delle strutture ospedaliere che devono essere pronte e coscienti che in caso di maxi-emergenze sia a livello locale che nazionale, si deve poter ricorrere all’uso del plasma e del sangue.

Passiamo invece a un argomento di grande attualità all’interno del sistema sangue. Di recente è stato pubblicando il bando per la plasmaderivazione relativo al raggruppamento regionale che ha l’Emilia Romagna a far da capofila. È un bando che la soddisfa? Da prendere a modello anche per quelli futuri dei raggruppamenti mancanti?

Mi sembra prematuro esprimermi con giudizi pro o contro direttamente sul bando di gara emiliano. Credo che l’apertura del mercato della plasmaderivazione sia in generale un fattore positivo e un momento di crescita, semplicemente perché può contribuire ad aumentare il paniere di medicinali plasmaderivati a disposizione dei pazienti. La cosa importante, l’obiettivo che noi dobbiamo prefiggerci, è la massima utilizzazione del dono e della materia biologica: ovvero prendere dal plasma tutto quanto è ricavabile in favore del paziente.

Facendo un confronto tra le due gare per la plasmaderivazione già note, quella vinta da Csl Behring nel raggruppamento del Veneto e quella in corso che riguarda il raggruppamento emiliano, lei ha delle preferenze?

Non posso esprimermi nel merito rilevando una preferenza o meno. Vedremo cosa ci diranno i risultati a breve termine.

 

 

 

 

Il progetto Posto 13: a Viareggio il Carnevale è anche una bella occasione di solidarietà

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Al convegno del 2 febbraio a Roma è venuto fuori con forza quanto un’organizzazione collaudata e un dialogo costante tra le parti in causa (Protezione Civile, strutture sanitarie, Centro Nazionale Sangue, strutture trasfusionali, associazioni di donatori e operatori dell’informazione) possa risultare decisiva per limitare i danni di un terremoto o di un attentato terroristico.

Tuttavia, oltre a ricordare l’importanza dei protocolli, delle ricerche, e delle decisioni politiche per rendere pronto e agile l’intero sistema, non bisogna dimenticare di dare spazio e ribalta ad alcune iniziative spontanee che fanno parte della genetica del popolo italiano.

Abbiamo sottolineato come, soltanto nel Lazio, nei tre giorni successivi al terremoto di Amatrice (24 agosto 2016) si raccolsero ben 5888 unità di sangue (addirittura troppe, anche se la Direttrice del Centro Regionale Sangue del Lazio Stefania Vaglio ha assicurato che gli sprechi sono stati irrisori).

L’ultima iniziativa di solidarietà degna di nota, per originalità e spinta empatica, arriva invece da Viareggio, in occasione del Carnevale 2017: POSTO 13 è il progetto ideato e messo in pratica dall’avvocato Valentina Ladogana, e consiste in una sedia vuota sulle tribune del Carnevale in occasione delle sfilate, che potrà essere adottato e occupato simbolicamente da chiunque voglia fare una donazione. Lo scopo è sostenere la Protezione Civile di Viareggio nel progetto di ricostruzione di Torrita, frazione di Amatrice andata distrutta con il terremoto.

Tutti i dettagli per saperne ancora di più sulla bella iniziativa si trovano Su Tg-Regione http://www.tgregione.it/tg-carnevale/al-carnevale-di-viareggio-il-posto-13-in-tribuna-significa-solidarieta-donazioni-per-ricostruire-le-zone-terremotate/, e Versilia-Today http://www.versiliatoday.it/2017/02/05/bambini-amatrice-ospiti-al-carnevale-viareggio/.

E non è tutto: anche Avis Viareggio ha in serbo una bella iniziativa di Carnevale https://www.facebook.com/Avis-Giovani-Toscana-408550852634285/?fref=ts: domenica 12 febbraio, in occasione della sfilata inaugurale, è prevista una raccolta speciale di plasma.

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Nel frastuono informativo, un riepilogo di notizie importanti

Rescues carry a man among damaged homes after a strong heathquake hit Amatrice on August 24, 2016. Central Italy was struck by a powerful, 6.2-magnitude earthquake in the early hours, which has killed at least three people and devastated dozens of mountain villages. Numerous buildings had collapsed in communities close to the epicenter of the quake near the town of Norcia in the region of Umbria, witnesses told Italian media, with an increase in the death toll highly likely. / AFP / FILIPPO MONTEFORTE        (Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Il terremoto ha fatto male. Ha lasciato il segno. E non è facile per nessuno orientarsi nel mare magnum del tempo reale che reale non è. Sono mille le narrazioni che si accumulano, mille le vibrazioni, altrettanti gli stimoli e le reazioni emotive.

Noi di buonsangue.net proviamo a ricostruire un percorso informativo che ha come focus la necessità di sangue. Il più lontano possibile dagli eccessi che hanno contraddistinto il lavoro di molti media nazionali, talvolta cinici e sordi alle reali necessità dell’informazione utile. Una tragedia come il terremoto contiene in sé tutto il carico emotivo e metafisico che è possibile percepire. Il modo migliore di informare a volte, è azzerare ogni eccesso di informazione.

Come segnalato in un post dei giorni scorsi, sin dalle prime ore successive all’accaduto, il Centro Nazionale Sangue ha attivato il Piano strategico nazionale per le grandi emergenze (http://www.centronazionalesangue.it/notizie/comunicato-stampa-013)

Intervistato da RAI News 24, proprio il direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno, ripreso poi da molti giornali, ha fatto il punto della situazione, spiegando in che modo le operazioni legate al dono di sangue debbono svolgersi in situazioni di emergenza. (https://www.facebook.com/centrosangue/videos/888580401243787/)

Anche AVIS, attraverso l’attività social e sul proprio sito ufficiale (http://www.avis.it/notizie/24/111218/terremoto-centro-italia-emergenza-rientrata) , ha contribuito a sensibilizzare e informare il pubblico interessato a donare, con il grande impegno di Vincenzo Saturni che ha spiegato su Vita (http://www.vita.it/it/article/2016/08/24/se-volete-donare-il-sangue-non-fatelo-tutti-oggi/140474/) perché il rischio di una risposta confusa alle emergenze in casi come questi può rivelarsi un boomerang.

Un tipo di sensibilizzazione cui ha partecipato anche FIDAS Nazionale con un pezzo, molto schietto, del responsabile della comunicazione Cristiano Lena (https://fidasblooddonors.wordpress.com/2016/08/25/il-posto-migliore-per-conservare-il-sangue/).

Sempre da FIDAS, arriva invece la segnalazione di un racconto più da cronisti vecchio stile sulle reazioni a caldo dei molti volontari accorsi a donare: (http://www.repubblica.it/cronaca/2016/08/25/news/sangue_donatori-146620732/?ref=drnh3-2)

Un richiamo all’agire responsabile è arrivato anche da FRATRES Nazionale (http://www.fratres.it/vis-art-bacheca/141014/FRATRES-esprime-propria-solidariet-alle-vittime-terremoto-lancia-appello-alla-responsabilit) che negli ultimi giorni ha sottolineato come non soltanto le carenze di sangue siano d’ostacolo alla razionalizzazione delle risorse ematiche, ma anche le eccedenze.

Moltissimi sono stati, infine, gli utenti che hanno ottimizzato l’attività social finalizzandola alla diffusione d’informazioni vitali, come la lista degli ospedali in cui è possibile prenotare la donazione programmata e i relativi numeri di telefono. Questo ci sembra è un modo maturo e non pernicioso di utilizzare la tecnologia.

Ci aspettano ancora giorni difficili. Affrontando i problemi con il massimo della serietà e la voglia di fare, potrebbero esserlo un po’ di meno.

 

 

Piano strategico nazionale del sangue per le maxi emergenze

Amatrice, 24 agosto 2016 (AP Photo/Gregorio Borgia)

Prevedere le catastrofi naturali non è possibile, ma avere dei protocolli di massima che garantiscano risposte immediate è fondamentale perché l’efficienza nell’organizzazione dei soccorsi sia la migliore possibile.

Ecco perché, subito dopo il terremoto che ha colpito duramente l’Italia centrale il CNS (Centro Nazionale Sangue) ha subito attivato nelle zone colpite il “Piano strategico nazionale per il supporto trasfusionale nelle maxi emergenze”.

Un comunicato del CNS (http://www.centronazionalesangue.it/notizie/comunicato-stampa-013) spiega tutto nei dettagli: scorte di sangue nelle zone più bisognose, un coordinamento costante delle attività trasfusionali e procedure straordinarie per l’accoglienza ai donatori.

La situazione è gestita con costanti aggiornamenti.

Una raccomandazione: Il CNS e le quattro Associazioni di volontari italiani del sangue AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS, Fratres, invitano i donatori su tutto il territorio nazionale a programmare la propria donazione contattando l’associazione e/o il servizio trasfusionale di riferimento, in modo da prevenire sia eccedenze sia carenze di emocomponenti.

Proprio perché gli eventi straordinari possono avere grande peso e incidono molto sul sistema trasfusionale italiano, è importantissimo che il Centro Nazionale Sangue e le sedi regionali di coordinamento lavorino insieme nella massima armonia e con regole certe, nella massima collaborazione con gli utenti.

In tal senso, il decreto del 13 febbraio 2001, stabilisce quattro gradi di emergenza, da livello 0 – routine fino a livello 3 – maxi emergenza, il livello in cui entra in azione il piano strategico nazionale.

Il terremoto ha colpito il centro Italia. C’è bisogno di sangue.

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Il terremoto ha colpito l’Italia centrale nella notte. Urge il sangue di tutti i gruppi e urgono le donazioni di emergenza: con la solita efficienza le associazioni di volontari sono al lavoro su tutto il territorio interessato.

L’AVIS provinciale di Rieti (https://www.facebook.com/avisprovinciale.rieti/?ref=ts&fref=ts) necessita sangue di tutti i gruppi, come riportato anche dall’ANSA (http://www.ansa.it/lazio/notizie/2016/08/24/terremoto-avis-serve-sangue-di-tutti-i-gruppi_6e050888-4915-403b-ae1b-368625371567.html).

Anche la Croce Rossa Italiana è già attiva (https://www.facebook.com/ItalianRedCross/photos/a.10150531863533321.363566.33327548320/10153815167813321/?type=3&theater)

sul sito www.greenme.it (http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/21155-terremoto-amatrice-come-aiutare) ci sono informazioni anche per i donatori di Aprilia.

I numeri della protezione civile sono 840840 e 803555. 

Ovviamente l’appello riguarda sempre tutti noi. Ci auguriamo una grande risposta.