Settembre entra nel vivo e nel mondo associativo si ricomincia con la formazione: la nuova responsabile della comunicazione Fidas Chiara Ferrarelli ci racconta FidasLab

Fidas 60 anni - FIDAS

L’estate è alle spalle, è così come per i più giovani ricomincia il percorso scolastico, anche nel mondo associativo torna al centro del focus e degli obiettivi programmatici una delle attività più importanti a cui le strutture organizzate e consolidate di donatori italiane si dedicano con passione, impegno e impiego di investimenti: la formazione.

A settembre è la volta di FidasLab, visto che si sono già aperte le iscrizioni, destinate a chiudersi il prossimo 4 ottobre. Partiamo dall’inizio. Fidas, assieme ad Avis e a Fratres, mira ad avere sul territorio volontari giovani e meno giovani altamente formati, e in grado di coniugare il proprio “bagaglio esperienziale e una storia di vita che costituisca, per le realtà associative presenti sul territorio, una ricchezza”, con le competenze e la preparazione che la complessità de presente impone a chi ha la vocazione di cimentarsi come risorsa per la comunità.

Competenze di vario genere, che non devono mai restare statiche ma sapersi rinnovare nel presente cangiante e sempre in trasformazione, nel campo della comunicazione, ovvero del rapporto con il pubblico per ciò che riguarda la promozione del dono del sangue e degli emocomponenti, nella gestione interna di una realtà complessa come l’associazione, nell’organizzazione di eventi, nel rapporto con le componenti istituzionali e nella capacità di saper cogliere e interpretare i cambiamenti della società a livello macro e micro. Portare i giovani al dono, consigliare sui corretti stili di vita per restare in salute e poter donare, trasmettere con efficacia e solidità i valori del dono ai tanti cittadini che per mancanza di tempo o informazione non sono ancora diventati donatori periodici. Spiegar loro quanto un piccolo gesto per ogni individuo può diventare vitale per i pazienti. Queste le sfide più urgenti, che dialogano con gli asset più geopolitici della politica sanitaria mondiale, nella quale il plasma assume un ruolo sempre più strategico e di impatto sul libero mercato con tutto ciò che questo comporta.

Per saperne di più, abbiamo chiesto a Chiara Ferrarelli, nuova responsabile della comunicazione in Fidas, di raccontarci FidasLab e di dirci ciò che pensa su altri temi importanti che riguardano il sistema sangue.

  • Chiara Ferrarelli, parliamo di formazione e FidasLab. Quanto è perché è così importante nel nostro presente avere responsabili associativi in grado di stare al passo con i tempi? Il terzo settore cambia in fretta?

È fondamentale che i responsabili associativi e più in generale tutti i volontari coinvolti nella promozione del dono, possano ricevere una buona formazione al fine di continuare la propria attività e poter meglio investire le proprie energie. Un volontario con la propria buona volontà può ottenere buoni risultati, ma se si fa in modo che il suo impegno possa ricevere anche il supporto di una formazione adeguata, quei risultati potranno dar frutti ancora migliori. Ad oggi non è facile per gli operatori del Terzo settore stare al passo con i tempi: in pochi decenni siamo stati catapultati in una realtà permeata dal digitale. Qualunque servizio e qualunque comunicazione ormai passa attraverso uno smartphone e attraverso una delle tante applicazioni. La nostra società è inoltre definita come “la società dell’immagine”, in cui le stesse hanno spesso una rilevanza maggiore rispetto alle parole. Le realtà che costituiscono il Terzo settore, se vogliono farsi conoscere, devono riuscire ad adeguare il proprio linguaggio al contesto sociale e culturale di riferimento. Dobbiamo dunque imparare ad utilizzare noi per primi le applicazioni utilizzate dal resto della società, riuscire a comprendere il linguaggio delle immagini e possibilmente saper produrre noi stessi immagini capaci di saper parlare a chi le osserva. È per questo che, tra i tanti laboratori attivati in vista del corso di formazione FidasLab, trovano spazio anche laboratori dedicati all’elaborazione di grafiche ed immagini, ma anche ai social media e alla content creation.

  • Nei convegni delle associazioni di donatori di sangue si dice spesso che la questione decisiva per il prossimo futuro sarà il cambio generazionale dei donatori. Lei cosa pensa? In che modo si può raggiungere lo scopo e far appassionare i giovani ai valori del dono?

I dati che ci offre il Centro Nazionale Sangue parlano chiaro: dal 2013 i donatori della fascia d’età compresa tra i 18 e i 25 anni sono in calo costante, nel 2018 erano solamente il 12% del totale. Sono il 17% invece i giovani donatori nella fascia d’età tra i 26 e i 35 anni. Si ampliano di conseguenza le fasce di donatori più avanti con l’età. Non possiamo sottovalutare questi dati che anzi ci devono servire da stimolo per poter impegnare sempre più tempo ed energie nella promozione del dono tra le fasce d’età più giovani affinché si possa invertire il trend e raggiungere il ricambio generazionale tra i donatori di sangue. In FIDAS guardiamo con determinata speranza al futuro: abbiamo un gruppo giovani, i Giovani FIDAS, che cresce costantemente. Siamo certi che è anche grazie al loro prezioso impegno se in tante associazioni il numero dei donatori continua a crescere e ad arricchirsi anche di altri nuovi giovani. Sono loro non solo il futuro della FIDAS ma insieme a loro stiamo già costruendo la storia delle nostre associazioni. Grazie a loro le associazioni sono sempre più presenti on line, ad esempio attraverso i social. C’è chi sceglie di esser presente con stand informativi ad eventi dedicati ai giovani, ma sono tanti anche i giovani che organizzano eventi ludici dedicati appositamente ai loro coetanei, dove il tema del dono non è centrale ma in cui alla fine si riesce pur sempre a raccogliere qualche nuova “promessa di donazione”. Chi meglio dei Giovani FIDAS, ragazze e ragazzi entusiasti delle proprie esperienze nel mondo del volontariato, possono riuscire nell’intento di far appassionare altri giovani? Ovviamente dal canto nostro l’impegno è quello di offrire ai nostri giovani la possibilità di crescere e formarsi con tutto il nostro supporto, mettendo l’incontro e il confronto dialogico al centro della relazione tra giovani e meno giovani.

  • È importante fissare il focus sulla figura del paziente. In comunicazione spesso si punta il riflettore sulla figura del donatore, sul suo payback emotivo dopo aver donato, sul valore del gesto in sé. Meno battuta, mi pare, la strada dell’importanza che il dono riveste per i pazienti, veri destinatari della risorsa finale. Cosa ne pensa in quanto responsabile comunicazione di Fidas?

La relazione del dono tra donatore e ricevente è una relazione delicata perché coinvolge due figure che non sono sullo stesso piano: da un lato il donatore, una persona che compie un gesto volontario di generosità; dall’altra parte una persona che sicuramente non volontariamente dipende da quel gesto volontario. Va preservata quindi la figura del ricevente che vive una situazione da lui non scelta e per il quale la donazione del sangue è una vera e propria terapia salva vita. Al contempo è formativo, per il donatore, avere la possibilità di conoscere chi ha vissuto l’esperienza del ricevere una trasfusione, perché in un certo senso si ha la possibilità di “toccare con mano” quanto veramente sia importante il proprio impegno nel mondo della promozione del dono. Può capitare infatti che il tanto impegno volto all’organizzazione delle attività associative e le eventuali difficoltà riscontrate nella promozione, ci facciano perdere di vista l’umanità e l’urgenza che vi sono all’altro capo della relazione del dono: il ricevente. Purtroppo è normale ed umano che questo possa accadere. Avere l’opportunità di potersi fermare e conoscere qualche nuovo volto o leggere la storia di chi vive o ha vissuto la relazione del dono da ricevente può costituire la giusta spinta motivazionale per impegnarsi con rinnovata energia. Negli ultimi mesi come FIDAS Nazionale abbiamo avuto la possibilità di conoscere diversi “testimoni dell’importanza del dono”, a partire da Natascia Bonacci, un’attrice talassemica che conosce bene l’importanza del dono. In un video, che abbiamo condiviso sui nostri account social, Natascia ha voluto rendere il proprio “grazie” ai donatori che attraverso il dono del sangue le regalano anche ogni emozione da lei vissuta quotidianamente. Siamo inoltre in contatto con gli amici dell’associazione AMAMI (Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana) con i quali abbiamo in programma altre sorprese proprio in vista del FidasLab, ma in quanto sorprese per adesso non possiamo svelare di più.

  • È molto interessante la definizione di #stileFidas. La spiega nel dettaglio ai nostri lettori?

La FIDAS si compone di tante associazioni presenti su tutto il territorio nazionale. Le stesse, da Statuto della FIDAS, mantengono sul proprio territorio un’autonomia. Questo è un elemento che è stato evidente durante il tour della FIDAS #energiaincircolo, organizzato in occasione del 60° anno di fondazione della FIDAS e terminato ad Aprile. Ognuna delle associazioni che ha aderito al tour ha organizzato eventi diversi sul territorio, dimostrando diverse sensibilità e diverse modalità per coinvolgere nuovi donatori. Differenze inevitabili perché ogni associazione vive situazioni sociali diverse in base al territorio in cui è nata. Ogni giorno, poi, sui giornali di tutta Italia vengono pubblicate notizie legate all’AFDS, ADSP, FPDS, ADVS e tante altre… tantissime sigle che fanno riferimento a diverse associazioni, ma tutte accomunate dalla loro partecipazione alla FIDAS. Siamo tantissimi e appunto ognuno ha le proprie specificità eppure tutti condividono lo #stileFIDAS, uno stile di vita volto alla promozione del dono. Tentiamo di promuovere stili di vita sani, a partire dall’alimentazione, dall’importanza dell’attività fisica e crediamo fermamente nell’importanza della prevenzione. Adottare uno stile di vita sano vuol dire prendersi cura di sé, in vista del fatto che anche in base al nostro stile di vita dipenderà la possibilità o meno di donare il più a lungo e quanto più spesso possibile. Gli stili di vita sani, però, non si fermano ad un discorso di salute solamente fisica, si parla anche di promozione della salute mentale e questo si coniuga bene con il valore che hanno le relazioni sociali all’interno delle associazioni. Il sentirsi parte di una realtà associativa, il sapere di poter dare il proprio contributo alla comunità, l’opportunità di confronto e dialogo, la possibilità di stringere tante relazioni amicali anche tra diverse associazioni esterne o anche tra le stesse associazioni FIDAS, tra le quali spesso vengono a nascere dei gemellaggi: tutti elementi che crediamo facciano parte dello #stileFIDAS e che caratterizzino le varie associazioni a noi federate, indistintamente. Ogni associazione è unica, eppure ogni associazione si ritrova nello #stileFIDAS.

In figura 1, ecco il programma completo del FidasLab.

programma fidas

Fig.1

Infine le informazioni tecniche: il corso, che si prepara a formare il cospicuo numero di 150 volontari circa provenienti da tutte le regioni italiane si svolgerà anche quest’anno in due diverse date: dal 1 al 3 novembre e dal 22 al 24 novembre a Roma.

Carenza sangue in Campania. Il Centro nazionale sangue coordina e mobilita il sistema

È tutta la settimana, che da una delle regioni italiane storicamente più in difficoltà nell’organizzazione di una raccolta sangue lineare, costante ed efficiente per tutti i 12 mesi dell’anno, la Campania, si susseguono gli appelli al dono, al fine di limitare le carenze endemiche e assicurare anche per i mesi estivi il corretto e normale svolgimento delle attività trasfusionali.

Un appello nei giorni scorsi è arrivato dall’Ospedale Pausillipon di Napoli, dal quale è arrivato addirittura il video appello di una bambina paziente, come si può leggere sul sito www.internapoli.it assieme alle indicazioni pratiche su dove e quando donare, e come ha ribadito il Corriere di Caserta.

Stesse necessità arriva da Acerra, dove in particolare serve sangue del gruppo 0 negativo, segnalazione che è arrivata direttamente dall’Avis di Sarno.

Anche da Salerno è arrivato un appello nelle ultime ore, con una carenza all’ospedale Ruggi che si spera possa essere contrastata nelle prossime ore, così come testimonia il magazine on-line Salerno Sanità.

Un situazione difficile, che come possiamo leggere sul sito di Fidas nazionale, ha spinto “La Struttura Regionale di Coordinamento per le attività trasfusionali della Regione Campania ha segnalato al Centro Nazionale Sangue una carenza prevista, per il periodo 15 luglio – 30 settembre, di circa 1.700 unità di emazie, pari a circa 150 unità settimanali con la seguente distribuzione: 82 0+; 5 0-; 41 A+; 7 A-; 14 B+; 1 B-.”

Un numero rilevante, al quale bisognerà saper ovviare. Come? A questo aspetto, come da norma ci ha pensato il Centro Nazionale sangue, che ha subito invitato “le Associazioni e Federazioni di donatori di sangue ad avviare azioni di supporto straordinario, anche locali, volte ad intensificare la chiamata dei donatori raccomandando, inoltre, alle Strutture Regionali di Coordinamento di inserire le disponibilità nella bacheca in SISTRA al fine di compensare la carenza della Regione Campania”.

Tutti pronti alla mobilitazione dunque, in modo da assicurare le sacche necessarie alla Campania in attesa dell’apporto risolutivo di associazioni e donatori periodici. Che l’estate sia un periodo particolarmente complesso per la raccolta sangue, con i cali intrinseci che siamo abituati a documentare ogni anno, non è una grande novità per i lettori di Buonsangue. Prima donare poi partire è la regola, il motto di questo periodo dell’anno con e ferie che incombono e la voglia di partire verso destinazioni vacanziere dopo una lunga e faticosa stagione lavorativa. Ma basta queste “scuse” a far dimenticare il proprio dovere di cittadini e rimandare l’idea di donare al rientro a settembre? Assolutamente no, e la nostra speranza è che anche in Campania la maggior parte dei cittadini la pensino come noi.

 

A Livorno Avis ha realizzato una campagna estiva in grande stile, tutta da scoprire

Logo Si Avis chi può!

Che in Toscana ci sia una grande mobilitazione collettiva per fronteggiare i mesi estivi lo abbiamo appreso lo scorso 14 giugno, a Livorno, durante la Giornata del donatore organizzata dalla Regione allo scopo di trarre un bilancio dei mesi trascorsi e parlare di quelli che verranno: e proprio da Avis Livorno arriva, a partire dal 14 e in evoluzione nei giorni successivi, una grande campagna estiva ricca di idee spunti e differenti applicazioni che mira a regalare al territorio un’estate tranquilla sotto il punto di vista della raccolta sangue, dal titolo “La felicità è contagiosa! Si Avis Chi può”.

Si parte subito con due video, che è possibile vedere sulla pagina Facebook di Avis Livorno a questi link:

  1. https://www.facebook.com/avis.livorno/videos/1172986156203193/, con a fare da testimonial il celebre bomber Igor Protti, capocannoniere storico del Livorno Calcio. Il messaggio dello spot, molto ben realizzato, è che non tutti gli aghi bucano e fanno male: alcuni, come per esempio quelli che servono per donare il sangue, portano effetti più che positivi.
  2. https://www.facebook.com/avis.livorno/videos/683414152101085/,con testimonial Leonardo Fiaschi giovanissimo imitatore, cabarettista e cantate, che con un taglio diverso, prettamente comico, mette in scena uno sketch in cui proporre l’imitazione dell’ex allenatore della Juventus Massimiliano Allegri che “allena” un giovane donatore avisino.

Non è tutto: la campagna ha anche già prodotto tre manifesti sia per utilizzo social, che per affissione in città. Eccoli qui, possiamo vederli in basso in figura 1, 2 e 3:

Alcuni aghi non bucano

Fig. 1

La felicità è contagiosa 2

Fig. 2

La felicità è contagiosa 1

Fig. 3

A Questi materiali seguiranno altri 3 video, utili, come spiega Avis Livorno “a completare un progetto pensato come una piccola web serie che racconta la storia di un ragazzo che esce di casa per andare a iscriversi all’Avis e diventare così un nuovo donatore, ma non è ancora del tutto convinto. Durante il tragitto da casa alla sede di Avis Livorno incontra una serie di situazioni fortuite che lo aiutano a riflettere e superare positivamente le sue paure e gli ostacoli che frenano molte persone dall’andare a donare, come la paura dell’ago, la mancanza di tempo e la scarsa consapevolezza del problema. Una volta raggiunta la sede Avis, il protagonista della serie ne esce convinto e consapevole, così diventa a sua volta testimonial ed è lui a convincere altre persone che incontra in giro per la città a seguirlo, come un contagio positivo”.

L’evoluzione e i nuovi step della campagna si potranno seguire sui canali social di Avis Livorno: su Facebook e Instagram.  Un grande impegno da parte della sezione cittadina guidata da Matteo Bagnoli che speriamo possa essere imitata in tante altre città italiane riscuotendo il massimo del successo e della visibilità.

La “Mappa del donatore che viaggia”, un vademecum per qualsiasi cittadino in procinto di andare in vacanza

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L’inizio della stagione dei viaggi ormai è alle porte, ed è bene, come ogni anno, chiarire bene quali vincoli ci sono tra le ormai infinite destinazioni che è possibile visitare grazie all’immenso business che è diventato il turismo di massa (tema sul quale segnaliamo un bel saggio di Marco D’Eramo dal titolo “Il selfie del mondo”), e gli stop temporanei al dono causa rischio contrazione di virus, ovvero uno dei molti problemi che generano il calo intrinseco di donatori che il sistema trasfusionale deve fronteggiare a ogni estate.

Il Centro nazionale sangue è già molto attivo, e già più di tre settimane fa, il 31 maggio, ha divulgato il piano completo di prevenzione stabilito dal Ministero della Salute per il 2019 con una circolare da titolo “Indicazioni per la sorveglianza e la prevenzione della trasmissione del West Nile Virus e Usutu mediante la trasfusione di emocomponenti labili nella stagione estivo-autunnale 2019″, documento all’interno del quale sono elencate tutte le regole da seguire affinché l’eventuale diffusione dei virus trasmessi attraverso le punture di zanzare sia adeguatamente segnalata e contrastata.

Il monitoraggio degli istituti preposti sarà costante, e noi su Buonsangue ne daremo traccia di frequente con notizie, bilanci e dati numerici: ma intanto, è bene sapere che la regola da seguire per tutti i donatori periodici cosi come per quelli occasionali che hanno già programmato le vacanze, è sempre la stessa: prima donare, poi partire.

Solo così, infatti, è possibile fare il proprio dovere di donatore in tutta sicurezza e con la certezza di non incorrere negli stop preventivi predisposti a monte, chiariti sul sito del SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) nell’apposita sezione dettagliata: per ogni nazione del mondo, è infatti possibile conoscere il periodo di sospensione da dono (zero, uno, tre o sei mesi), il rischio di leishmaniosi viscerale o cutanea, di malattia del sonno, febbre gialla, lebbra o malattia di Chagas, e infine il rischio malarico e di altre malattie endemiche.

Un quadro perfettamente sintetizzato dalla preziosissima “ Mappa del donatore che viaggia ” pubblicata dal sito di Avis Regionale Veneto, che riproduciamo in figura 1.

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Fig. 1

Quattro i colori impiegati nella mappa per le segnalazioni, facilissime da memorizzare e interpretare.

I territori in verde, tutti i paesi europei, la Russia asiatica e la Groenlandia, non comportano alcuna sospensione automatica dal dono. I paesi in giallo, ovvero l’America del Nord, il Canada, alcuni paesi del Maghreb come Marocco e Libia e alcuni asiatici come la Mongolia e qualche stato dell’ex Unione Sovietica, comportano invece 1 mese di sospensione. Chi visita Algeria, Egitto e il Medio Oriente incorrerà in uno stop di 3 mesi, mentre, purtroppo, sono davvero moltissimi i paesi in mappa che, se visitati, implicano uno stop di 6 mesi: il Messico, l’America Latina, quasi tutto il continente africano, la maggior parte del continente asiatico e l’Oceania.

Raccolta sangue, dopo la carenza in Toscana un’analisi generalizzata all’inizio di maggio. Serve portare i donatori ai centri trasfusionali

DONA-SANGUE

Mercoledì primo maggio abbiamo fatto nostro l’appello di Avis Livorno, a seguito di una carenza sangue registrata sul territorio. Si trattava di una carenza generalizzata su sangue intero e plasma riguardante la Regione Toscana, così come abbiamo prontamente registrato mostrando la situazione dal sito del meteo del sangue in Toscana. È cambiato qualcosa negli ultimi giorni? E qual è la situazione della raccolta nei territori dove il meteo del sangue è un servizio attivo? Andiamo a scoprirlo.

Stabile la situazione in Toscana anche dopo l’aggiornamento di giovedì 2 maggio a metà pomeriggio. Sempre emergenze chiare per entrambi i poli del gruppo A e del gruppo, urgenza per il B- e fragilità per il B+. L’appello è dunque sempre valido e la speranza è che nelle prossime due-tre settimane le previste aperture domenicali possano fare la differenza.

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Fig.1

In Friuli Venezia Giulia, la situazione è altrettanto difficile. Se tiene il plasma, le cui scorte vanno certamente fortificate dai donatori, difficile è la situazione per i gruppi A-, B+ e B-, e 0-, tutti affetti da carenze gravi.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig. 2

In Piemonte la situazione è leggermente migliore, sia a Novara, dove il Meteo del sangue segnala tuttavia fragilità nei gruppi B+, B- e A-. Emergenza più marcata invece per il grippo 0-.

Home Page AVIS Comunale Novara

Fig.3

A Biella, solo un gruppo è in sofferenza: lo 0 negativo, mentre per tutti gli altri il regime è quello della stabilità.

A V I S Comunale Biella Associazione Volontari Italiani Sangue

Fig. 4

Passiamo all’Emilia Romagna, che sta valutando, proprio come avviene in Toscana, un Meteo del sangue su base regionale. Intanto però, come nelle scorse settimane vediamo la situazione in alcune delle principali province. A Ferrara, come spesso accade, carenza generalizzata. Non vi è gruppo che non soffra, con carenze gravi per il gruppo 0+ e il B+.

Meteo Sangue AVIS Provinciale Ferrara

Fig. 5

Molto diverso il quadro a Rimini e Romagna, dove invece un solo gruppo è in sofferenza, il gruppo A-, mente una lieve carenza si registra per il gruppo 0-. Ovviamente, e bisogna specificarlo, il fatto che gli altri gruppi siano verdi al 100%, non significa che non serva donare. Il 100% indica i livelli di scorte minime per non andare in sofferenza.

meteo sangue iframe AVIS Provinciale Rimini

Fig. 6

Infine Reggio Emilia: solo il gruppo 0- vive una situazione ottimale, carenze lievi e grave in tutti gli altri.

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Fig.7

Infine, non va dimenticato che anche in questo inizio di maggio le donazioni proseguono: e proprio allo scopo di individuare in un attimo le tantissime donazioni speciali nel week-end festivo in tutto il territorio, ricordiamo che lo strumento migliore è sicuramente Facebook. Individuare tra le donazioni del week-end quella più vicina a noi è molto semplice. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting e commentare compulsivamente le vicende della politica, ma soprattutto per una buona causa: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni di sangue (ma anche di plasma o piastrine) programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto già iniziato oggi venerdì 3 maggio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 8.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Fig. 8

 

Il Fidas Tour 2019. In camper da nord a sud, in 25 città italiane, con una sola missione: diffondere la cultura del dono

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Un lungo tour in giro per l’Italia, da Torino fino a Matera, allo scopo di diffondere un messaggio semplice ma sempre estremamente attuale: c’è bisogno di sangue, ce n’è bisogno costantemente nel presente e ce ne sarà bisogno in futuro, con la conseguente necessità di reclutare giovani che comprendano e si affezionino al gesto del dono al punto da diventare donatori periodici per tutta la vita.

Il Fidas Tour, in pieno svolgimento, è solo una delle tantissime iniziative che Fidas ha predisposto per festeggiare i sessant’anni dell’associazione: come abbiamo scritto nell’approfondimento dello scorso 23 marzo, infatti, saranno tantissimi gli eventi e le campagne in programma per tutto il 2019.

Nel video che segue, ecco tutte le tappe previste:

Come si svolge il tour? Il tutto avviene a bordo di un camper, opportunamente “vestito” di un look tutto speciale. Ci sarà il drappo rosso della campagna video “Metti in circolo l’energia” (che si può vedere in basso nel video numero due), ci sarà il filo, sempre rosso, che ricorda l’anniversario e rappresenta l’attività e l’impegno che Fidas svolge nel paese dal 1959 sempre a servizio della raccolta sangue e della sensibilizzazione sociale. E ci sarà un tocco di giallo, che a noi sembra un chiaro riferimento al dono del plasma.

Le tappe del Fidas Tour saranno ben venticinque: tantissime e lungo tutto la penisola, una sorta di Giro d’Italia del sangue che, come già detto, è partito da Torino lunedì 25 marzo e si concluderà a Matera venerdì 26 aprile. Non una scelta casuale quella di Matera: come tutti sappiamo la città dei sassi sarà per tutto il 2019 la capitale europea della cultura: proprio a Matera, e proprio il 26 aprile inoltre, si aprirà il 58° Congresso Nazionale proprio della Fidas.

Tutti pronti, allora, per accogliere questo grande evento itinerante, che si spera possa trasformarsi in una vera e propria festa in ogni tappa, coinvolgendo il maggior numero di giovani. Il dono del sangue e tutta la bellezza che contiene questo semplice quanto necessario, meritano tutta la diffusione possibile.

Situazione PFAS in Veneto, studi dimostrano danni all’apparato riproduttivo in donne e uomini. La Regione ci riprova con la plasmaferesi pulitrice

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In Veneto esiste una vicenda legata all’inquinamento da PFAS che va avanti da ormai due anni. Su Buonsangue ne abbiamo palato spesso, aggiornando i lettori a ogni nuova notizia rilevante, ma prima di dedicarci all’attualità, e approfondire la situazione attuale, è bene ricordare cosa sono gli PFAS, e in che modo complicano e non di poco la vita dei territori che sono colpiti da questa forma di contaminazione.

Secondo ARPAV Veneto (ovvero l’Azienda Regionale per la Prevenzione e Protezione ambientale), gli PFAS sono sostanze chimiche che si possono tranquillamente ritrovare in prodotti di uso comuneutilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa.

Purtroppo però gli PFAS hanno enormi controindicazioni per ciò che riguarda la questione ambientale, poiché sono a tutti gli effetti “inquinanti persistenti”, sostanze che finiscono per accumularsi nell’ambiente, colpendo soprattutto le falde acquifere e nelle acque destinate anche al consumo, divenendo dunque elementi molto pericolosi per il corretto sviluppo della catena alimentare.

Anni di grande trascuratezza rispetto alla questione ambientale, hanno fatto sì che il Veneto sia una delle terre più colpite dagli PFAS, e in particolar modo le criticità più rilevanti si hanno nelle province di Vicenza, Verona e Padova. Una situazione molto delicata, perché negli anni è emerso che i soggetti più colpiti dall’effetto potenzialmente cancerogeno degli agenti inquinanti sono soprattutto i ragazzi, mentre i cittadini che complessivamente rischiano di essere colpiti sono più di 800 mila secondo una ricerca di Greenpeace.

In questi giorni sono arrivati i risultati di nuovi studi, che non promettono niente di buono. Gli PFAS, infatti, secondo la ricerca dell’Università di Padova guidata dal professor Carlo Foresta, oltre a inquinare il sangue dei cittadini colpiti, tendono a ostacolare il corretto funzionamento degli ormoni femminili, provocando “alterazioni del ciclo mestruale, endometriosi, e difficoltà dell’endometrio ad accogliere l’embrione”, e in altre parole mettendo a rischio la fertilità.

Sono moltissimi i media che ne hanno parlato della gravità della situazione, a cominciare dal Corriere del Veneto, per proseguire con il Giornale di Vicenza, che ha sottolineato anche la correlazione esistente con l’aumento del rischio aborto e i danni creati all’attività riproduttiva dei maschi. Questioni di grande presa anche per gli organi di stampa d’ispirazione cattolica come La difesa del popolo, giornale della diocesi di Padova.

Come rispondono le istituzioni venete? Come già documentammo il 20 dicembre 2017, il piano d’intervento della giunta regionale è basato sulla plasmaferesi, ovvero sulla “pulizia” del sangue degli individui colpiti, un procedimento che tuttavia non è ancor accreditato dal punto di vista scientifico.

La Regione Veneto tuttavia insiste, e si affida a uno studio del professor Santo Davide Ferrara, medico a capo della Scuola regionale di Sanità pubblica, e autore di studio che dimostra come la plasmaferesi di pulizia non presenti effetti collaterali o controindicazioni rilevanti, riuscendo a eliminare più di un terzo della quantità di PFAS presenti nel sangue. «Abbiamo mandato una relazione al ministero e all’Istituto superiore di Sanità — ha dichiarato il dotto Ferrara — finora nessuna risposta».

Una situazione difficile, delicata, in cui la soluzione trovata dalle autorità locali, al di là della sua reale efficacia, appare tardiva e lontana dalla risoluzione del problema. Un terreno di prova sul quale la giunta Zaia ha il dovere di dare risposte più efficaci rispetto a quelle date finora, per evitare che il danno, come spesso accade, ricada soprattutto sui cittadini.

Ampia attenzione sul plasma, ma utile vagliare anche il sangue intero: la situazione “carenze” a fine febbraio

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In un periodo caratterizzato dalla grande attenzione che istituzioni e associazioni hanno dedicato alla raccolta plasma, è bene non distogliere lo sguardo dalla raccolta del sangue intero. Anzi: è davvero molto utile una ricognizione regione per regione e il punto sulla situazione.

Ma prima una premessa: un evento di cronaca edificante, accaduto qualche giorno fa a Carbonia, in Sardegna con l’ultima donazione di Enrico Forteloni, donatore sardo nato nel 1949 e dunque costretto a smettere per sopraggiunti limiti d’età, spinge immediatamente a riflettere sugli scenari dei prossimi 10 anni: dal Facebook del Centro nazionale sangue arriva un dato significativo, poiché saranno ben 212 mila i donatori periodici che in questa fascia temporale non potranno più donare per anzianità. La domanda allora nasce spontanea: sarà possibile ovviare a questa emorragia con un numero di sostituti giovani altrettanto rilevante? La risposta è sì, a patto di lavorare bene sulla comunicazione, in “trincea” durante il lavoro sul campo, con gli adeguati strumenti economici, culturali e formativi.

Intanto però, bisogna pensare anche al presente, e rafforzare le scorte e l’impegno collettivo di istituzioni, associazioni, professionisti e media, per sensibilizzare sempre di più la comunità e rendere il dono del sangue un’attività del tutto naturale dopo i 18 anni, un po’ come prendere la patente.

In Toscana, come vediamo in figura 1, vi è addirittura un’eccedenza nel gruppo A+, mentre qualche fragilità si registra nel gruppo B- e 0+. L’unica emergenza riguarda il gruppo 0-, ma la situazione appare sotto controllo.

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Fig. 1

In Emilia Romagna, proprio come nelle settimane di fine gennaio e inizio febbraio, situazione piuttosto diseguale.

A Rimini, in figura 2, apprendiamo come la situazione sia ottimale per la maggior parte dei gruppi, mentre difficoltà emergono per il gruppo B+, che fa registrare una carenza grave, e per il gruppo b-, per il quale la carenza è lieve.

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Fig. 2

A Reggio Emilia situazione più difficile, con carenze gravi per il gruppo A- e lievi per i gruppi 0+, A+ e B+, come vediamo in figura 3.

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Fig. 3

Infine a Ferrara, in figura 4, dove già nelle scorse settimane la raccolta sangue doveva essere migliorata, non ci sono crescite significative: carenze lievi, forti o gravi praticamente in tutti i gruppi.

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Fig.4

Interessante anche la situazione segnalata dal meteo del sangue di Avis Biella, dove il bisogno riguarda il gruppo 0 in entrambi i poli e il polo negativo del gruppo B.

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Fig. 5

Sempre al nord, in Friuli Venezia Giulia, dal portale dei donatori Fidas emerge una situazione leggermente migliorabile ma sotto controllo, con un’unica carenza grave rintracciabile in entrambi i poli del gruppo 0.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine (1)Fig. 6

Ora una ricognizione al sud, dove purtroppo non ha ancora attecchito uno strumento come il Meteo del Sangue, mezzo di grande efficacia per garantire un’informazione immediata ed efficace sulle scorte di sangue (e talvolta di plasma) gruppo per gruppo, nei vari territori nazionali: carenze per alcuni gruppi si registrano a Molfetta in provincia di Bari, dal cui centro regionale sangue arrivano segnalazioni di carenze di sangue, in particolare per i gruppi ZERO POSITIVO, A POSITIVO e ZERO NEGATIVO.

Situazione delicata anche a Messina, dove dall’ospedale Papardo si registra un appello alla comunità da pare di Roberta Fedele, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Trasfusionale: appello rivolto a tutti i cittadini messinesi per far fronte alle carenze ricorrenti per tutto l’anno in questi territori e in questo periodo dell’anno particolarmente accentuate.

Infine, allo scopo di individuare in un attimo le tantissime donazioni speciali nel week-end in tutto il territorio, ricordiamo che lo strumento migliore è sicuramente Facebook. Individuare tra le donazioni del week-end quella più vicina a noi è molto semplice. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting e commentare compulsivamente le vicende della politica, ma soprattutto per una buona causa: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni di sangue (ma anche di plasma o piastrine) programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto già iniziato oggi venerdì 21 febbraio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 7.

1 donazione sangue Ricerca di FacebookFig.7

 

Sistema sangue, programmato il 2019 tra attività trasfusionali e scambi tra regioni. Pubblicati dal Cns i documenti partoriti nella plenaria dello scorso 30 novembre

FORT HOOD blood

Nei giorni scorsi, sul sito del Centro Nazionale sangue, sono stati pubblicati i documenti riassuntivi delle attività svolte durante l’ultima riunione semestrale tra i Direttori delle SRC, i Presidenti nazionali e regionali delle Associazioni di donatori, il Cns e il Ministero della Salute.

Suddetta riunione, si è svolta a Roma lo scorso 30 novembre, ed è stata un’occasione perfetta per dedicarsi ad attività molto importanti per la governance, come analisi dei dati, programmazione e condivisione delle visioni sul futuro di ciascuno degli stakeholder del sistema sangue.

Focus, dunque, sul modus operandi della nuova stagione, passando per temi chiave d’interesse generale, come gestione delle attività trasfusionali, allocazione dei finanziamenti, programmazione degli scambi regionali attraverso il sistema di monitoraggio SISTRA, e aggiornamento sui progetti di livello nazionale, quelli già lanciati e quelli da lanciare. Ecco, in dettaglio, i campi d’intervento:

 

  1. Programmazione attività trasfusionali 2019

 

  1. Obiettivi e finanziamenti del sistema trasfusionale per l’anno 2019

 

  1. Sezione SISTRA su separatori cellulari: fase di collaudo inserimento dati

 

  1. Registro nazionale delle Talassemie: stato dell’arte

 

  1. Avvio progetti nazionali

 

I documenti completi sono consultabili a questi link:

Ecco il documento sul dettaglio dei finanziamenti sui progetti nazionali:

https://www.centronazionalesangue.it/sites/default/files/Calteri_Finanziamenti%20sistema%20trasfusionale_0.pdf

Ed ecco, invece, il documento che riassume i dati su produzione, consumo e movimentazione dei globuli rossi nel quinquennio 2013-2018

https://www.centronazionalesangue.it/sites/default/files/Catalano_Dati%20programmazione.pdf

Sono principalmente due, a nostro parere, le slide che meritano di essere analizzate nel dettaglio.

In figura 1, per cominciare, il programma di produzione e consumo dei globuli rossi regione per regione. La previsione complessiva per tutta Italia si tara su un leggero aumento di produzione dello 0,66%, con Veneto, Marche e Molise candidate ad avere le migliori medie produttive per percentuale rispetto alla popolazione, e la Campania candidata ad avere la media più bassa. Sui consumi, invece, le medie più alte ci si aspettano da Sardegna e Molise, per un aumento generale su scala nazionale dell’1,26%.

Monitoraggio produzione e consumo

Fig. 1

In Figura 2, invece, ecco il dato sulle previsioni programmate e non programmate, che riguarda la movimentazione di globuli rossi tra le regioni italiane.

Monitoraggio produzione e consumo (1)

Fig. 2

Come si può vedere, le regioni che probabilmente dovranno attingere al servizio di interscambio regionale saranno Sardegna, Lazio e Campania, luoghi storicamente contraddistinti da una raccolta inferiore alle necessità.

Su queste regioni, sarà necessario dunque implementare le attività a 360 gradi, dalla comunicazione sul dono al miglioramento organizzativo dei centri trasfusionali.

 

 

Sangue e ricerca scientifica, tantissimi i campi di applicazione ma il ruolo dei donatori non passerà mai di moda

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La ricerca scientifica sul sangue è perseguita nel mondo in modo costante, dai più prestigiosi centri di ricerca. Il sangue, lo sappiamo bene, è il fluido vitale per eccellenza, un liquido all’interno del quale sono trasportate un numero enorme di informazioni sul nostro organismo.

E se già molte volte, in questi anni, abbiamo riportato informazioni sulle ricerche più significative, dal sangue artificiale ai tentativi di curare autismo e problemi cardiaci, o dall’importanza del sangue del cordone ombelicale che contiene le staminali fino ad Ambrosia, l’esperimento piuttosto discusso nato in America per provare a ritardare l’invecchiamento attraverso la trasfusione di plasma giovane, in questa settimana sono arrivati aggiornamenti importanti rispetto a ben tre filoni di ricerca.

In primo luogo, l’Alzheimer: sono molte le testate che hanno ripreso la notizia, da Sky Tg24 al Giornale, e di nuovo c’è che un’equipe internazionale formata da studiosi dell’Università di Washington, del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (Dzne), dell’Istituto Hertie per la ricerca clinica sul cervello (Hih), e dell’Università di Tubinga, piccolo centro non troppo lontano da Stoccarda, ha elaborato un metodo in grado di essere usato, nel prossimo futuro, per prevedere con un certo anticipo i danni cerebrali che provoca una tra le più subdole e complicate malattie che possono colpire l’uomo. La chiave innovativa è la mappatura di una proteina, chiamata Nfl, che si riversa nel liquido cerebrospinale, nel midollo e infine nel sangue in caso di danneggiamento delle cellule cerebrali, consentendo delle previsioni attendibili.

La seconda notizia arriva dall’Italia, e in particolare da Robbio in provincia di Pavia. Come possiamo vedere nel video della testata on-line La provincia Pavese infatti, l’Avis di Robbio è la prima sul territorio nazionale a poter usufruire della tecnologia “Vein Viewer”, un ricercatore di vene a infrarossi che consente di individuare la vena al primo colpo e azzerare il rischio di ematomi per i donatori.

Infine, un’importante approfondimento arriva dall’AGI (Agenzia giornalistica italiana), nel pezzo firmato direttamente da Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue. Oggetto dell’analisi, è la produzione dei vasi sanguigni sintetici, giacché come ci avverte la rivista Nature, prestigiosa rivista scientifica, alcuni ricercatori della University of British Columbia soni i primi studiosi a riuscire nell’impresa di produrli. Una scoperta di certo molto importante, che tuttavia, come spiega lo stesso Liumbruno, non deve far pensare immediatamente e nel breve periodo (così come succede per il sangue artificiale) a un utilizzo per l’uomo su larga scala, visti i costi elevatissimi e le enormi quantità che sarebbe necessario produrre.

Il lavoro dei donatori e la loro attitudine al dono sono e saranno ancora per moltissimo tempo, dunque, valori insostituibili: la ricerca su larga scala dovrà sicuramente proseguire e diventare sempre più efficiente, ma la sua importanza potrà concretizzarsi solo attraverso una crescita altrettanto significativa della sensibilizzazione sul valore del dono anonimo, gratuito, etico e organizzato. Questo non bisogna dimenticarlo.