Situazione PFAS in Veneto, studi dimostrano danni all’apparato riproduttivo in donne e uomini. La Regione ci riprova con la plasmaferesi pulitrice

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In Veneto esiste una vicenda legata all’inquinamento da PFAS che va avanti da ormai due anni. Su Buonsangue ne abbiamo palato spesso, aggiornando i lettori a ogni nuova notizia rilevante, ma prima di dedicarci all’attualità, e approfondire la situazione attuale, è bene ricordare cosa sono gli PFAS, e in che modo complicano e non di poco la vita dei territori che sono colpiti da questa forma di contaminazione.

Secondo ARPAV Veneto (ovvero l’Azienda Regionale per la Prevenzione e Protezione ambientale), gli PFAS sono sostanze chimiche che si possono tranquillamente ritrovare in prodotti di uso comuneutilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa.

Purtroppo però gli PFAS hanno enormi controindicazioni per ciò che riguarda la questione ambientale, poiché sono a tutti gli effetti “inquinanti persistenti”, sostanze che finiscono per accumularsi nell’ambiente, colpendo soprattutto le falde acquifere e nelle acque destinate anche al consumo, divenendo dunque elementi molto pericolosi per il corretto sviluppo della catena alimentare.

Anni di grande trascuratezza rispetto alla questione ambientale, hanno fatto sì che il Veneto sia una delle terre più colpite dagli PFAS, e in particolar modo le criticità più rilevanti si hanno nelle province di Vicenza, Verona e Padova. Una situazione molto delicata, perché negli anni è emerso che i soggetti più colpiti dall’effetto potenzialmente cancerogeno degli agenti inquinanti sono soprattutto i ragazzi, mentre i cittadini che complessivamente rischiano di essere colpiti sono più di 800 mila secondo una ricerca di Greenpeace.

In questi giorni sono arrivati i risultati di nuovi studi, che non promettono niente di buono. Gli PFAS, infatti, secondo la ricerca dell’Università di Padova guidata dal professor Carlo Foresta, oltre a inquinare il sangue dei cittadini colpiti, tendono a ostacolare il corretto funzionamento degli ormoni femminili, provocando “alterazioni del ciclo mestruale, endometriosi, e difficoltà dell’endometrio ad accogliere l’embrione”, e in altre parole mettendo a rischio la fertilità.

Sono moltissimi i media che ne hanno parlato della gravità della situazione, a cominciare dal Corriere del Veneto, per proseguire con il Giornale di Vicenza, che ha sottolineato anche la correlazione esistente con l’aumento del rischio aborto e i danni creati all’attività riproduttiva dei maschi. Questioni di grande presa anche per gli organi di stampa d’ispirazione cattolica come La difesa del popolo, giornale della diocesi di Padova.

Come rispondono le istituzioni venete? Come già documentammo il 20 dicembre 2017, il piano d’intervento della giunta regionale è basato sulla plasmaferesi, ovvero sulla “pulizia” del sangue degli individui colpiti, un procedimento che tuttavia non è ancor accreditato dal punto di vista scientifico.

La Regione Veneto tuttavia insiste, e si affida a uno studio del professor Santo Davide Ferrara, medico a capo della Scuola regionale di Sanità pubblica, e autore di studio che dimostra come la plasmaferesi di pulizia non presenti effetti collaterali o controindicazioni rilevanti, riuscendo a eliminare più di un terzo della quantità di PFAS presenti nel sangue. «Abbiamo mandato una relazione al ministero e all’Istituto superiore di Sanità — ha dichiarato il dotto Ferrara — finora nessuna risposta».

Una situazione difficile, delicata, in cui la soluzione trovata dalle autorità locali, al di là della sua reale efficacia, appare tardiva e lontana dalla risoluzione del problema. Un terreno di prova sul quale la giunta Zaia ha il dovere di dare risposte più efficaci rispetto a quelle date finora, per evitare che il danno, come spesso accade, ricada soprattutto sui cittadini.

Ampia attenzione sul plasma, ma utile vagliare anche il sangue intero: la situazione “carenze” a fine febbraio

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In un periodo caratterizzato dalla grande attenzione che istituzioni e associazioni hanno dedicato alla raccolta plasma, è bene non distogliere lo sguardo dalla raccolta del sangue intero. Anzi: è davvero molto utile una ricognizione regione per regione e il punto sulla situazione.

Ma prima una premessa: un evento di cronaca edificante, accaduto qualche giorno fa a Carbonia, in Sardegna con l’ultima donazione di Enrico Forteloni, donatore sardo nato nel 1949 e dunque costretto a smettere per sopraggiunti limiti d’età, spinge immediatamente a riflettere sugli scenari dei prossimi 10 anni: dal Facebook del Centro nazionale sangue arriva un dato significativo, poiché saranno ben 212 mila i donatori periodici che in questa fascia temporale non potranno più donare per anzianità. La domanda allora nasce spontanea: sarà possibile ovviare a questa emorragia con un numero di sostituti giovani altrettanto rilevante? La risposta è sì, a patto di lavorare bene sulla comunicazione, in “trincea” durante il lavoro sul campo, con gli adeguati strumenti economici, culturali e formativi.

Intanto però, bisogna pensare anche al presente, e rafforzare le scorte e l’impegno collettivo di istituzioni, associazioni, professionisti e media, per sensibilizzare sempre di più la comunità e rendere il dono del sangue un’attività del tutto naturale dopo i 18 anni, un po’ come prendere la patente.

In Toscana, come vediamo in figura 1, vi è addirittura un’eccedenza nel gruppo A+, mentre qualche fragilità si registra nel gruppo B- e 0+. L’unica emergenza riguarda il gruppo 0-, ma la situazione appare sotto controllo.

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Fig. 1

In Emilia Romagna, proprio come nelle settimane di fine gennaio e inizio febbraio, situazione piuttosto diseguale.

A Rimini, in figura 2, apprendiamo come la situazione sia ottimale per la maggior parte dei gruppi, mentre difficoltà emergono per il gruppo B+, che fa registrare una carenza grave, e per il gruppo b-, per il quale la carenza è lieve.

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Fig. 2

A Reggio Emilia situazione più difficile, con carenze gravi per il gruppo A- e lievi per i gruppi 0+, A+ e B+, come vediamo in figura 3.

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Fig. 3

Infine a Ferrara, in figura 4, dove già nelle scorse settimane la raccolta sangue doveva essere migliorata, non ci sono crescite significative: carenze lievi, forti o gravi praticamente in tutti i gruppi.

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Fig.4

Interessante anche la situazione segnalata dal meteo del sangue di Avis Biella, dove il bisogno riguarda il gruppo 0 in entrambi i poli e il polo negativo del gruppo B.

A V I S Comunale Biella Associazione Volontari Italiani Sangue (1)

Fig. 5

Sempre al nord, in Friuli Venezia Giulia, dal portale dei donatori Fidas emerge una situazione leggermente migliorabile ma sotto controllo, con un’unica carenza grave rintracciabile in entrambi i poli del gruppo 0.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine (1)Fig. 6

Ora una ricognizione al sud, dove purtroppo non ha ancora attecchito uno strumento come il Meteo del Sangue, mezzo di grande efficacia per garantire un’informazione immediata ed efficace sulle scorte di sangue (e talvolta di plasma) gruppo per gruppo, nei vari territori nazionali: carenze per alcuni gruppi si registrano a Molfetta in provincia di Bari, dal cui centro regionale sangue arrivano segnalazioni di carenze di sangue, in particolare per i gruppi ZERO POSITIVO, A POSITIVO e ZERO NEGATIVO.

Situazione delicata anche a Messina, dove dall’ospedale Papardo si registra un appello alla comunità da pare di Roberta Fedele, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Trasfusionale: appello rivolto a tutti i cittadini messinesi per far fronte alle carenze ricorrenti per tutto l’anno in questi territori e in questo periodo dell’anno particolarmente accentuate.

Infine, allo scopo di individuare in un attimo le tantissime donazioni speciali nel week-end in tutto il territorio, ricordiamo che lo strumento migliore è sicuramente Facebook. Individuare tra le donazioni del week-end quella più vicina a noi è molto semplice. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting e commentare compulsivamente le vicende della politica, ma soprattutto per una buona causa: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni di sangue (ma anche di plasma o piastrine) programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto già iniziato oggi venerdì 21 febbraio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 7.

1 donazione sangue Ricerca di FacebookFig.7

 

Sistema sangue, programmato il 2019 tra attività trasfusionali e scambi tra regioni. Pubblicati dal Cns i documenti partoriti nella plenaria dello scorso 30 novembre

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Nei giorni scorsi, sul sito del Centro Nazionale sangue, sono stati pubblicati i documenti riassuntivi delle attività svolte durante l’ultima riunione semestrale tra i Direttori delle SRC, i Presidenti nazionali e regionali delle Associazioni di donatori, il Cns e il Ministero della Salute.

Suddetta riunione, si è svolta a Roma lo scorso 30 novembre, ed è stata un’occasione perfetta per dedicarsi ad attività molto importanti per la governance, come analisi dei dati, programmazione e condivisione delle visioni sul futuro di ciascuno degli stakeholder del sistema sangue.

Focus, dunque, sul modus operandi della nuova stagione, passando per temi chiave d’interesse generale, come gestione delle attività trasfusionali, allocazione dei finanziamenti, programmazione degli scambi regionali attraverso il sistema di monitoraggio SISTRA, e aggiornamento sui progetti di livello nazionale, quelli già lanciati e quelli da lanciare. Ecco, in dettaglio, i campi d’intervento:

 

  1. Programmazione attività trasfusionali 2019

 

  1. Obiettivi e finanziamenti del sistema trasfusionale per l’anno 2019

 

  1. Sezione SISTRA su separatori cellulari: fase di collaudo inserimento dati

 

  1. Registro nazionale delle Talassemie: stato dell’arte

 

  1. Avvio progetti nazionali

 

I documenti completi sono consultabili a questi link:

Ecco il documento sul dettaglio dei finanziamenti sui progetti nazionali:

https://www.centronazionalesangue.it/sites/default/files/Calteri_Finanziamenti%20sistema%20trasfusionale_0.pdf

Ed ecco, invece, il documento che riassume i dati su produzione, consumo e movimentazione dei globuli rossi nel quinquennio 2013-2018

https://www.centronazionalesangue.it/sites/default/files/Catalano_Dati%20programmazione.pdf

Sono principalmente due, a nostro parere, le slide che meritano di essere analizzate nel dettaglio.

In figura 1, per cominciare, il programma di produzione e consumo dei globuli rossi regione per regione. La previsione complessiva per tutta Italia si tara su un leggero aumento di produzione dello 0,66%, con Veneto, Marche e Molise candidate ad avere le migliori medie produttive per percentuale rispetto alla popolazione, e la Campania candidata ad avere la media più bassa. Sui consumi, invece, le medie più alte ci si aspettano da Sardegna e Molise, per un aumento generale su scala nazionale dell’1,26%.

Monitoraggio produzione e consumo

Fig. 1

In Figura 2, invece, ecco il dato sulle previsioni programmate e non programmate, che riguarda la movimentazione di globuli rossi tra le regioni italiane.

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Fig. 2

Come si può vedere, le regioni che probabilmente dovranno attingere al servizio di interscambio regionale saranno Sardegna, Lazio e Campania, luoghi storicamente contraddistinti da una raccolta inferiore alle necessità.

Su queste regioni, sarà necessario dunque implementare le attività a 360 gradi, dalla comunicazione sul dono al miglioramento organizzativo dei centri trasfusionali.

 

 

Sangue e ricerca scientifica, tantissimi i campi di applicazione ma il ruolo dei donatori non passerà mai di moda

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La ricerca scientifica sul sangue è perseguita nel mondo in modo costante, dai più prestigiosi centri di ricerca. Il sangue, lo sappiamo bene, è il fluido vitale per eccellenza, un liquido all’interno del quale sono trasportate un numero enorme di informazioni sul nostro organismo.

E se già molte volte, in questi anni, abbiamo riportato informazioni sulle ricerche più significative, dal sangue artificiale ai tentativi di curare autismo e problemi cardiaci, o dall’importanza del sangue del cordone ombelicale che contiene le staminali fino ad Ambrosia, l’esperimento piuttosto discusso nato in America per provare a ritardare l’invecchiamento attraverso la trasfusione di plasma giovane, in questa settimana sono arrivati aggiornamenti importanti rispetto a ben tre filoni di ricerca.

In primo luogo, l’Alzheimer: sono molte le testate che hanno ripreso la notizia, da Sky Tg24 al Giornale, e di nuovo c’è che un’equipe internazionale formata da studiosi dell’Università di Washington, del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (Dzne), dell’Istituto Hertie per la ricerca clinica sul cervello (Hih), e dell’Università di Tubinga, piccolo centro non troppo lontano da Stoccarda, ha elaborato un metodo in grado di essere usato, nel prossimo futuro, per prevedere con un certo anticipo i danni cerebrali che provoca una tra le più subdole e complicate malattie che possono colpire l’uomo. La chiave innovativa è la mappatura di una proteina, chiamata Nfl, che si riversa nel liquido cerebrospinale, nel midollo e infine nel sangue in caso di danneggiamento delle cellule cerebrali, consentendo delle previsioni attendibili.

La seconda notizia arriva dall’Italia, e in particolare da Robbio in provincia di Pavia. Come possiamo vedere nel video della testata on-line La provincia Pavese infatti, l’Avis di Robbio è la prima sul territorio nazionale a poter usufruire della tecnologia “Vein Viewer”, un ricercatore di vene a infrarossi che consente di individuare la vena al primo colpo e azzerare il rischio di ematomi per i donatori.

Infine, un’importante approfondimento arriva dall’AGI (Agenzia giornalistica italiana), nel pezzo firmato direttamente da Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue. Oggetto dell’analisi, è la produzione dei vasi sanguigni sintetici, giacché come ci avverte la rivista Nature, prestigiosa rivista scientifica, alcuni ricercatori della University of British Columbia soni i primi studiosi a riuscire nell’impresa di produrli. Una scoperta di certo molto importante, che tuttavia, come spiega lo stesso Liumbruno, non deve far pensare immediatamente e nel breve periodo (così come succede per il sangue artificiale) a un utilizzo per l’uomo su larga scala, visti i costi elevatissimi e le enormi quantità che sarebbe necessario produrre.

Il lavoro dei donatori e la loro attitudine al dono sono e saranno ancora per moltissimo tempo, dunque, valori insostituibili: la ricerca su larga scala dovrà sicuramente proseguire e diventare sempre più efficiente, ma la sua importanza potrà concretizzarsi solo attraverso una crescita altrettanto significativa della sensibilizzazione sul valore del dono anonimo, gratuito, etico e organizzato. Questo non bisogna dimenticarlo.

 

La donazione di sangue non è un gesto da imporre. Matteo Salvini, da donatore, segna un autogol con la consolazione (parziale?) di attirare l’attenzione sul tema

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Il vice presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Salvini, quando si esprime, riesce sempre ad attirare l’attenzione su di sé. Questa volta il tema del suo intervento è stato la donazione di sangue. Non è la prima volta: non di rado si è fatto fotografare durante l’atto del dono al Centro Trasfusionale, e abbastanza di recente, lo scorso 13 luglio, ha anche incontrato una delegazione di Avis al Viminale per discutere di raccolta sangue e sensibilizzazione. Ieri però le cose sono andate un po’ meno bene. Abbastanza a sorpresa, e in controtendenza con la sua ben comunicata esperienza da donatore, Salvini ha parlato di “donazione obbligatoria” per i ragazzi maggiorenni nelle scuole, un ossimoro a tutti gli effetti che dimostra nel migliore dei casi l’intento di attirare i media con l’ennesima provocazione, e nel peggiore idee sul dono abbastanza confuse nonostante l’impegno da donatore periodico.

Per essere ancora più specifici, Salvini ha dichiarato alla stampa di comprendere a pieno il controsenso della sua dichiarazione, che poi si è arricchita di tutti i momenti tipici della sua strategia comunicativa. L’uso del linguaggio parlato per esempio “se becchi i ragazzi a 18 anni poi te li tieni fino a 40 anni”, l’aneddoto tagliato con l’accetta dell’educazione un po’ severa e votata al senso del dovere “mio padre, al 18esimo compleanno, non mi regalò il motorino ma mi portò all’Avis. Per la verità allora non capii molto il perché, ma oggi lo ringrazio”, e infine la sicumera autoritaria che fa tanto uomo solo al comando, con il più vago dei “ci sto lavorando”. Poi, a rigor di cronaca, anche delle parole sensate, come quelle sulla spinta a superare la paura dell’ago e quelle sull’autosufficienza e sull’effetto benefico del dono anche sui donatori stessi “donare è una questione di sicurezza nazionale, perché se non lo raccogli lo compri e in altri paesi non ci sono i controlli rigorosi presenti in Italia. I donatori poi hanno anche uno screening sanitario gratuito e costante. Donare fa bene anche ai donatori”.

Insomma, il solito andamento del suo “sound”, con assoli stridenti a picchi di decibel che attirano l’attenzione e note canoniche che li accompagnano. È un bene o un male comunicare cosi? Su questo ognuno ha la sua opinione, ma entrando nella sostanza della sua proposta, ovvero spingere i ragazzi maggiorenni delle scuole superiori ai prelievi di sangue obbligatori, non si può assolutamente essere d’accordo. Gli uomini di potere a volte possono entrare in uno stato confusionale reiterato, in grado di generare la convinzione che sia sufficiente interpretare un ruolo o indossare una maschera per imporre regole, azioni, comandi. Sembrare un uomo forte, decisionista, carismatico può fare effetto con qualcuno, ma se Salvini è un donatore non può non sapere che il dono del sangue come valore introiettato dalla comunità può vivere e diffondersi solo grazie alla cultura, che è l’esatto contrario dell’imposizione. Nessun ragazzo/a a cui fosse imposto acriticamente di donare il sangue tornerebbe volentieri a farlo.

 

In Italia, da quando grazie all’Avis fondata da dottor Formentano è organizzata, la donazione di sangue è stata sempre volontaria, anonima e gratuita, un gesto importantissimo che al contrario di certa cattiva politica può sopravvivere solo se resta solidale e autentico, e nella storia, gli unici casi di donazione obbligatoria sono quelli legati alla guerra. Persino durante una dittatura spregevole come quella di Ceausescu in Romania il dono del sangue non era obbligatorio: era però presentato come “obbligo morale” nelle scuole, ed era “consigliato” dalla Securitate, la famigerata polizia segreta. Informandosi meno superficialmente, si scopre quindi che da allora il dono del sangue è un gesto particolarmente inviso ai rumeni. Difficile credere dunque che quello di Ceausescu sia l’esempio da seguire.

Le associazioni e il Centro Nazionale sangue peraltro, hanno immediatamente ribadito la loro posizione avversa con un comunicato congiunto, distanziandosi dalle posizioni di Salvini. Ecco cosa hanno detto Avis, Civis e Cns:

“Abbiamo appreso delle dichiarazioni odierne del ministro degli Interni, Matteo Salvini, in tema di donazione di sangue, sensibilizzazione e possibile obbligatorietà per gli studenti maggiorenni. Sul tema desideriamo ricordare che da anni, grazie anche a un protocollo con il MIUR e alla disponibilità di tantissimi volontari, le Associazioni fanno opera di sensibilizzazione nelle scuole, già a partire dalle scuole primarie. Un rafforzamento della collaborazione con le Istituzioni e un rilanciato protagonismo delle Istituzioni stesse nel promuovere la donazione di plasma e sangue trova tutto il nostro consenso e appoggio. Lascia invece perplessi l’ipotesi dell’obbligatorietà, anche se probabilmente si è trattato solo di una “provocazione” durante la conferenza stampa, che condividiamo come obbligatorietà di corretta informazione e formazione ai giovani, a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, sulla donazione biologica.  Siamo convinti – come abbiamo già fatto e sottolineato la scorsa estate in incontri al Ministero degli interni e al Ministero dell’Istruzione – che si possa e si debba continuare a lavorare insieme sulla promozione di un gesto importantissimo, ma che deve sempre attenere a una motivazione personale di solidarietà”.

Libri per le scuole, racconto delle esperienze del dono ai ragazzi, impegno nella sensibilizzazione e nel far conoscere il dono e i suoi aspetti molteplici, campagne create ad hoc, contenuti per smartphone, dialogo. Sono queste le armi migliori per creare una continuità valoriale in una comunità. La figura del padre severo e autoritario che impone gesti e comportamenti, è per fortuna un topos ormai alle spalle.

 

Il sangue del cordone ombelicale non va buttato, ma donato. Il 15 novembre a Roma un convegno sul tema

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Ci sono donazioni, come accade per quella del midollo osseo, più difficili da far conoscere al grande pubblico, ma non per questo meno importanti o decisive per la salute e incerti casi per la vita dei pazienti: è il caso, per esempio, della donazione del sangue da cordone ombelicale, una pratica molto preziosa, per diverse ragioni cliniche.

Si tratta del sangue che resta nella placenta e nel cordone ombelicale dopo la nascita, ed è fattore di raccolta delle importantissime cellule staminali emopoietiche, ovvero cellule in grado di evolversi e riconvertirsi in ognuno dei diversi elementi che compongono il sangue, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Ciò significa che il sangue da cordone ombelicale può essere utilizzato per la cura di molte tipologie di pazienti affetti da malattie del sangue di origine tumorale, come leucemie e linfomi, oppure da talassemie e aplasie midollari. Il cordone ombelicale, che è il mezzo attraverso cui ogni mamma nutre il proprio bambino nel suo grembo, dopo il parto viene usualmente gettato, ma questa è un’abitudine che può e deve essere culturalmente modificata.

Per le donne, il trapianto di cellule del sangue del cordone ombelicale è un’alternativa concreta al trapianto di cellule del midollo osseo, e anzi sceglierlo consente addirittura di ottenere dei vantaggi sia per il soggetto ricevente – per il quale subentrano minori rischi di rigetto, oltre a una più semplice e immediata disponibilità delle cellule ­– sia per la donatrice, per la quale la donazione avviene in automatico al momento del parto e quindi risulta indolore e senza rischi.

Il prossimo 15 novembre sarà una data significativa per questo tipo di donazione: una data celebrata dall’ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale) in collaborazione con il Centro nazionale sangue, il Centro nazionale trapianti e l’AIL, l’Associazione italiana contro le leucemie, con un importante convegno patrocinato dal Ministero della Salute dal titolo “1988 -2018: 30 anni dal primo trapianto di CSE da SCO – Attualità e Prospettive”, evento che si svolgerà a Roma, alla Sala Cardinal Knox della Domus Australia in Via Cernaia 14/b, con la presenza di medici e specialisti)

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Proprio il 15 novembre di 30 anni fa, infatti, nel 1988, è stato effettuato il primo trapianto con le cellule staminali cordonali, una storia che, come leggiamo sulla brochure ufficiale, è a lieto fine: “Si tratta del caso del paziente Matthew Farrow affetto da Anemia di Fanconi. All’età di 5 anni è stato curato grazie al sangue cordonale prelevato dalla sorella che dalla diagnosi prenatale è risultata non affetta dalla malattia. Il paziente è completamente guarito e gode tuttora di ottima salute”.

Oggi molta strada è ancora da fare sul percorso della sensibilizzazione, ma eventi come questo in grado di riunire professionisti, istituzioni e rappresentanti del mondo del volontariato, non possono che fare bene, in direzione di una più efficace divulgazione del concetto di dono (in modo che riesca a diventare un valore onnicomprensivo per le abitudini della vita sociale) e in chiave di rendere di volta in volta il mondo dei donatori più consapevole, in grado di adattarsi alle necessità del sistema e alle possibilità e alle propensioni dei cittadini.

Per partecipare al convegno è necessario registrarsi entro e non oltre l’8 novembre scaricando il modulo di partecipazione, compilandolo e inviandolo all’indirizzo segreteria-nazionale@adisco.it

 

Il West Nile Virus crea ancora timori, soprattutto a nord-est: il bilancio complessivo a ottobre

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Nonostante l’autunno sia ormai entrato nel vivo, l’allarme generalizzato per la diffusione del West Nile Virus è ancora molto alto, anche perché il freddo sterminatore delle zanzare tarda ad arrivare.

Così, in questo inizio di ottobre non sono pochi i casi che si registrano in tutto il nord Italia, talvolta presentati anche con un eccesso di allarmismo. Basta cercare infatti sulle testate di stampa locale per accedere a una rassegna stampa che tende a presentare un quadro grave e particolarmente allarmante. Ecco alcuni esempi:

https://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/morti-west-nile-1.4221771

https://www.modenatoday.it/cronaca/quarto-decesso-west-nile-modena-4-ottobre-2018.html

http://www.padovaoggi.it/politica/west-nile-virus-commissione-regionale-permanente-veneto-padova-03-ottobre-2018.html

http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2018/10/03/news/west-nile-nona-vittima-a-ferrara-febbre-alta-poi-la-micidiale-encefalite-1.17315816

Sacche di sangue infetto nel novarese: è il West Nile

Certo, la questione West Nile Virus non deve essere sottovalutata, e anzi è un bene che vi sia un alto livello di controllo e di “engagement” da parte delle istituzioni con la creazione di commissioni permanenti, ma non è assolutamente corretto far passare un messaggio catastrofista secondo cui dalla puntura delle zanzare alla malattia fulminante la strada vi è un percorso breve e senza ostacoli.

Qual è la realtà? Eccola nei numeri.
Se leggiamo il bilancio complessivo del 2018 aggiornato al 4 ottobre (in figura 1 i dati espressi in infografica per provincia), scopriamo che da giugno sono stati segnalati 514 casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) che hanno colpito l’uomo, di cui 211 si sono manifestati nella forma grave ovvero quello neuro-invasiva. Sul piano regionale 59 casi sono arrivati in Veneto, 97 in Emilia-Romagna, 16 in Lombardia, 30 in Piemonte, 3 in Sardegna, 5 in Friuli Venezia Giulia e 1 solo caso segnalato dal Molise che arriva dalla Grecia. 35, non pochi, sono invece i casi di decesso, così divisi per regione: 1 in Lombardia, 11 in Veneto, 19 in Emilia-Romagna, 2 in Piemonte, 2 in Friuli Venezia Giulia).
Sono 241 i casi di WNV manifestatosi come febbre, 66 in Emilia-Romagna, ben 157 in Veneto, 7 in Lombardia, 4 in Piemonte, 7 in Friuli Venezia Giulia).
Infine, si contano 62 casi di WNV identificati in donatore di sangue, ben 30 in Emilia-Romagna, 13 in Veneto, 7 in Piemonte, 9 in Lombardia, 2 in Friuli Venezia Giulia e 1 solo in Sardegna.

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Fig.1

In figura 2, si può invece constatare come su 210 casi (non è contemplato il caso molisano che arriva dalla Grecia), ben 114 casi, ovvero più del 50%, colpiscano persone con più di 75 anni di età, fascia in cui naturalmente sono concentrati anche quasi tutti i casi di mortalità.

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Fig.2.

Infine, in figura 3, ecco l’ultima tabella sinottica con le rilevazioni territoriali del Centro nazionale sangue aggiornate all’8 ottobre 2018. In infografica, sono elencate le zone in Italia e all’estero per le quali anche un breve soggiorno di una sola notte implica l’attivazione delle misura di sicurezza anti diffusione, ovvero lo screening preventivo per mezzo del test Nat (misura raccomandata dalle autorità sanitarie al fine di limitare l’incidenza del virus sulla raccolta sangue), o la sospensione temporanea del dono del sangue per 28 giorni.
Alle zone del nord Italia di solito più colpite si aggiungono la Sardegna intera, le terre del basso Lazio e la provincia di Matera. All’estero invece, le nuove rilevazioni più recenti arrivano dal Principato di Monaco (8 ottobre) e dallo Stato federato del Burgenland in Austria (1 ottobre).

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Fig.3

Grande attenzione dunque per tutti coloro i quali negli ultimi 28 giorni hanno soggiornato in queste zone, mentre chi ha in programma viaggi o spostamenti verso le destinazioni a rischio è molto meglio programmare una donazione di sangue prima di partire.

A Piacenza andrà in scena Plasm-On, con i giovani Avis impegnati a promuovere la donazione di plasma

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Il plasma e la sua raccolta, che deve crescere in tutta Italia. Chi legge Buonsangue sa bene quanto il tema del plasma sia prioritario nel sistema sangue, sia per il presente, pensando al plasma come a una risorsa importante per un paese al pari di acqua, cibo o combustibile, sia nell’ottica degli scenari futuri dei prossimi anni, nei quali questa materia biologica così preziosa – dalla quale si producono farmaci salvavita che oggi in parte si reperiscono sul mercato internazionale – sarà fortemente richiesta da paesi in via di sviluppo altamente popolati.

Quanto il plasma sia importante le associazioni di donatori italiane lo sanno benissimo, così come le istituzioni sanitarie nazionali e regionali, per le quali il plasma è sempre un punto centrale dei piani di sviluppo pluriennali. Ed è per questo che stanno nascendo diverse campagne di comunicazione aventi come obiettivo primario quello di aumentare il numero dei donatori di plasma attraverso la plasmaferesi.

Nei prossimi mesi cresceranno pubblicità e informazione sui social network dunque, ma saranno intense anche le attività sul campo e i forum: e infatti, proprio nell’ottica di potenziare la sensibilizzazione sull’universo del plasma, Avis Emilia Romagna ha messo in agenda, nei prossimi 20 e 21 ottobre, il convegno Plasm-On: conoscere e comunicare la donazione di plasma, evento che si terrà a Piacenza, all’Hotel Best Western del capoluogo di provincia, e sarà dedicato soprattutto ai giovani.

Il forum nasce da esigenze constate sul campo: dalle testimonianze dei giovani avisini emerge infatti che la donazione di plasma sia spesso considerata un ripiego, e che in alcuni casi spaventi ancora per la sua durata e per i suoi effetti, giacché la quantità di materia biologica donata in plasmaferesi è maggiore rispetto alla donazione di sangue intero (600/700 ml contro 450ml). Ergo, il bisogno di chiarimenti e risposte.

Il programma di Plasm-On è già definito e si può consultare a questo link:

Plasm-On: conoscere e comunicare la donazione di plasma

Spiccano, tra le varie attività, gli interventi di Francesco Da Prato dell’azienda italiana Kedrion, che spiegherà la filiera che consente di trasformare il plasma in farmaco, e di Davide Carini, medico responsabile della raccolta di Avis Piacenza, che racconterà quali sono le applicazioni terapeutiche del plasma.

Naturalmente spazio anche alle attività sperimentali, con workshop su come creare una comunicazione pubblica efficace sul tema plasma. Le idee partorite dai giovani partecipanti saranno poi commentate e valutate nella mattinata di domenica 21 ottobre, grazie alla collaborazione di Maurizio Matrone, scrittore e storyteller.

L’evento Plasma-On è aperto a tutti i giovani avisini da tutta Italia, ma è necessario registrarsi entro il 5 ottobre 2018. Non resta che augurarsi che la partecipazione sia copiosa, energica e ad amplissimo raggio.

Il settembre delicato è ancora nel vivo: tra carenze e risposte dei donatori, andare a donare è il gesto più importante

Paper cut of cardiogram of heart rhythm for Valentines Day .

Il sangue di San Gennaro si è liquefatto ancora, come da tradizione, e tra superstizione, fede e folklore non possiamo che augurarci che, oltre ai 5 milioni di euro distribuiti dal lotto in Campania con l’uscita del numero 18 (che nella smorfia napoletana corrisponde per l’appunto al sangue), l’occorrenza e i riferimenti al sangue sui media spingano anche molte più persone alla donazione.

Battute a parte, però, il settembre delicato per le carenze generalizzate in diverse regioni non è ancora alle spalle, e donare senza indugio è il gesto più importante che si può compiere. I promemoria non mancano. Oltre al miracolo di San Gennaro infatti, questa è anche la settimana di Match It Now, la settimana nazionale per la donazione del midollo osseo e cellule staminali emopoietiche, evento nazionale promosso dal Centro Nazionale Trapianti, Centro Nazionale Sangue, Registro Italiano Donatori di Midollo Osseo (IBMDR), dalla Federazione ADMO e dalla Federazione ADOCES che si svolge in 180 piazze italiane dal 15 al 22 settembre. Una vera e propria iniezione di energia alla cultura del dono che già ha creato momenti esaltanti nei centri principali da nord a sud Italia, come per esempio a Bari, dove la Torre della palazzo della Città Metropolitana è stata illuminata di rosso per due giorni creando attenzione, meraviglia e curiosità.

La Puglia dunque: come spesso è accaduto nelle ultime settimane si registra una carenza sangue all’ospedale Perrino di Brindisi, problema al quale si spera che i donatori possano dare una pronta risposta. Intanto però le associazioni rispondono con le donazioni speciali del fine settimana: a Corato, per esempio, in provincia di Bari, giornata della prevenzione organizzata da Fratres con possibilità di donare a mattina e pomeriggio sia sabato 22 che domenica 23 settembre. A Ostuni invece, hanno contribuito già ieri, il 20 settembre, con una donazione speciale organizzata da Avis.

Tra le regioni più colpite dalle carenze settembrine c’è poi la Toscana: come segnala MeteoWeb il calo di donazioni in regione per il 2018 è circa del 3%, una tendenza che va necessariamente invertita. Anche perché, secondo il meteo del sangue, la situazione è già in miglioramento anche se sono molti i gruppi che hanno bisogno di essere raccolti (Fig.1). Se la situazione del B+ e dell’A+ è difatti migliorata e risolta, restano urgenze B-, fragilità per A- e AB-, ed emergenze per entrambi i poli del gruppo 0.

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Fig.1

Cosa fare? In provincia di Massa Carrara, via alle giornate della donazione, con gli appelli di Anna Baldi, direttore del servizio trasfusionale dell’ASL per l’ambito di Massa e Carrara, che ringrazia inoltre Avis e Fratres per aver organizzato, ieri 20 settembre il prossimo 26, il plasmaday, ovvero una giornata intera dedicata alla raccolta e alla sensibilizzazione sulle ragioni del dono.

In Emilia Romagna, a Pontenure in provincia di Piacenza, festa avisina per ringraziare i donatori visto il contributo costante e immediato,  mentre a Ferrara, in una delle zone maggiormente colpite dal West Nile Virus, gli infettivologi spiegano come si può e ci si deve comportare per limitare i contagi.

In Piemonte, a Cuneo, il connubio dono e sport non smette mai di fare proseliti e di creare aggregazione: legame forte, dunque, tra Avis e i campionati mondiali di pallavolo in scena proprio in questi giorni.

In Veneto, a Gaiarine in provincia di Treviso, la festa per il 55esimo compleanno della sezione Avis è una buona occasione per richiamare all’opera i giovani donatori, di cui c’è un bisogno assoluto in tutto il paese, mentre in Liguria Genova Post segnala che con il drammatico crollo del ponte Morandi i problemi sono arrivati anche sottoforma di disagi vari per i donatori. Poiché c’è bisogno di sangue, è necessario allora lanciare il cuore oltre l’ostacolo, ricordando a tutti che chi dona poi riceverà direttamente a casa le proprie utilissime analisi del sangue.

In Friuli le informazioni le offre il portale dei donatori di Udine, che testimonia carenze gravi per i gruppi A+, B+ e B, mentre la situazione è delicata per entrambi i poli del gruppo 0.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine (1)

Fig.2

Tornando al centro – sud, infine, buona partecipazione a Roma per la giornata di donazione in Campidoglio, terzo appuntamento di un programma di un più ampio programma di sensibilizzazione, mentre una carenza delicata si registra in Campania, a Salerno, dove all’ospedale Ruggi il rischio è di dover rimandare qualche operazione chirurgica.

In ultima istanza il consueto sguardo sui social: come sempre, ricordiamo che per individuare tra le tantissime donazioni del week-end in tutta Italia quella più vicina a noi, Facebook è lo strumento migliore. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting, ma soprattutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 21 settembre, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 3.

donazione sangue Ricerca di Facebook (1)

Fig.3

Il drone che trasporta sangue, il futuro è un po’ più vicino

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Già nel 2016 avevamo accennato all’ambizioso progetto di trasportare sangue ed emoderivati con i droni, almeno per brevi distanze (8-12 miglia): allora a impegnarsi era una start-up fortemente voluta dalla società americana Zipline che lavorava al progetto sotto i cieli della California, e che aveva già sperimentato il sistema di trasporto via drone in Ruanda, al fine di lenire le difficoltà ematiche delle donne post-parto sfruttando lo spazio aereo praticamente immacolato del paese africano.

Oggi lo stesso identico progetto è in mano a una start-up italiana chiamata ABZERO, una società di social innovation con sede a Pisa che mira a sviluppare invenzioni e innovazioni in grado di incidere su problemi di natura economico sociale che riguardano l’intera collettività.

Il drone salvavita (hashtag #undroneperlavita) che trasporta sangue è il cavallo di battaglia di ABZERO: il progetto punta infatti a costruire un drone in grado di offrire un servizio di trasporto immediato, in caso di emergenza, di sacche di sangue, emoderivati, medicinali di vario genere e attrezzature leggere tra strutture sanitarie, sette giorni alla settimana e per 24 ore ogni giorno.

Naturalmente il drone potrà agire su corto raggio per distanze fino a 40 chilometri, e sarà interamente automatico in tutte le fasi del trasporto, dal decollo all’atterraggio. L’intero processo si potrà gestire interamente attraverso un’applicazione su smartphone, e la società costruttrice stima una riduzione dei tempi di trasporto pari all’80% sulle brevi distanze (10/15 km) e di circa il 50% sulle distanze medie (30/40km).

La sicurezza? Garantita da un paracadute incorporato che si attiva in caso di avaria.

Il progetto è a buon punto. Il volo di presentazione del prototipo, documentato da un video su YouTube, è già avvenuto:

Di ABZERO ha parlato nei giorni scorsi anche il Corriere della Sera, sottolineando come il drone salvavita sia tra i progetti prescelti da Bioupper, un bando di concorso sponsorizzato dalla Fondazione Cariplo che finanzia progetti innovativi nei settori di scienza e salute.

Non resta dunque che aspettare ancora un po’, per capire se sarà realmente possibile risolvere e calibrare tutti gli aspetti tecnici e burocratici che consentirebbero al sistema ABZERO #undroneperlavita di entrare effettivamente in servizio, creando un ulteriore valore aggiunto per l’efficienza delle aziende sanitarie, e un beneficio per pazienti e comunità.