Carenze significative in Toscana, a rischio gli interventi programmati. Il calo di donazioni dell’estate si fa sentire

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La seconda settimana di settembre porta con sé un effetto negativo per la raccolta sangue in Toscana. Dopo le notizie positive dei giorni scorsi infatti, con il comunicato stampa del Centro nazionale sangue sul calo di carenze estive nelle ultime due stagioni – comunicato da noi commentato – nelle ultime ore le notizie che provengono dalla prima regione italiana ad aver istituito anni fa il Meteo del sangue non sono ottimali.

Il Corriere Fiorentino, con un articolo a firma di Giulio Gori, racconta infatti che a Firenze, all’ospedale di Torregalli, «Si segnala una situazione di gravissima carenza di emazie di tutti i gruppi. Si segnala inoltre che la carenza è generalizzata a livello nazionale in particolare per i gruppi 0 positivo e negativo, pertanto vi preghiamo di programmare attentamente le attività elettive con i colleghi anestesisti e chirurghi al fine di garantire l’assistenza in urgenza emergenza e per le prestazioni salvavita».

Una situazione difficile dunque, che vede il suo baricentro in Toscana ma coinvolge tutta Italia per i gruppi 0 positivo e negativo.

Ecco l’ultimo bollettino on-line sul sito del Meteo del sangue, in figura 1.

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Fig. 1

Come si vede, tranne i gruppi AB positivo e negativo, tutti gli altri gruppi necessitano di donazioni urgenti, e siamo certi che la risposta dei donatori sarà celere e funzionale.

La diffusione a mezzo stampa, c’è già stata: L’eco della Lunigiana ha segnalo aperture speciali dei centri trasfusionali a Pontremoli, Fivizzano e Massa; la testata on-line 055firenze.it riporta invece gli appelli al dono di Simona Carli, direttore del Centro regionale sangue, e di Stefania Saccardi assessore al diritto alla salute, così come fa Quotidiano Sanità, che sottolinea con forza il rischio che possano essere rimandati, a causa delle carenze, alcuni interventi chirurgici programmati.

Anche La Nazione, riprendendo le parole della Saccardi, chiama in causa la generosità dei Toscani e li spinge al dono, così come il sito di Controradio.it.

Noi di Buonsangue non mancheremo di seguire la situazione e di fornire aggiornamenti.

 

 

 

 

 

 

 

La giornata regionale della donazione in Toscana, tra bilanci e sguardo al domani

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Uno scenario inedito quanto potente dal punto di vista simbolico ha ospitato sabato 15 giugno la giornata regionale della donazione di sangue organizzata dalla Regione Toscana. L’accademia navale di Livorno è stata infatti il grande porto in cui, per un giorno, le livree bianche e blu marine dei tantissimi cadetti e graduati si sono fuse ai colori dei rappresentanti delle associazioni di donatori di sangue Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa, più Anpals, ADMO e Adisco. Ma soprattutto, l’accademia è stata il punto di partenza di quella nave transatlantico che per tutta la giornata ha incarnato la metafora del sistema trasfusionale, in rotta nel grande mare del mondo contemporaneo verso un futuro da costruire.

L’evento toscano arriva subito a ruota del World Blood Donor Day 2019 di cui abbiamo diffusamente parlato nei giorni scorsi, e per quest’anno, per la prima volta, il Centro regionale sangue presieduto dalla dottoressa Simona Carli ha puntato sulla partecipazione di tutti le delegazioni dell’accordo interregionale Pla.net, che, come i lettori di Buonsangue sanno bene, è la formula attraverso cui in Italia si gestisce il conto-lavorazione del plasma.

Di Pla.net, oltre alla Toscana, fanno parte anche Lazio, Marche, Molise e Campania, e l’obiettivo del consorzio sarà quello, nei prossimi anni, di gestire tutte le attività congiunte nella maniera più unitaria, centralizzata e condivisa possibile.

Gli interventi in successione dei direttori di ciascun Centro regionale sangue consorziato ne sono stati la prova, ma la giornata livornese ha offerto diversi momenti interessanti e, in successione, gli interventi di personalità di rilievo, tra cui l’amministratore delegato di Takeda manufacturing Italia (ovvero la ditta di plasmalavorazione che si è da poco aggiudicata il bando regionale per la produzione di plasmaderivati), di Marcello Lippi, mister campione del mondo con l’Italia ai mondiali di calcio del 2006, e di Stefania Saccardi, assessore al diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria della regione Toscana.

Ma quali temi sono emersi nella lunga e ricca mattinata livornese?

Il lungo percorso del consorzio Pla.net

Dopo i saluti istituzionali è stata proprio il direttore del CRS Toscana Simona Carli a far entrare nel vivo il dibattito, in quanto, a detta di tutti, è lei la vera anima del sistema toscano nonché il principale comandante e la “creatrice” di quella “nave” simbolica che punta a navigare in acque sicure negli anni che verranno. La Carli si è soffermata con entusiasmo e dovizia di particolari nel racconto del lungo percorso che ha portato alla formazione del consorzio Pla.net e alla conclusione della gara per la plasmaderivazione: un processo controverso che, com’è accaduto spesso negli ultimi anni, è passato per il ginepraio dei ricorsi nelle aule dei tribunali. “Voglio parlare della storia del plasma – ha detto la Carli – partita quando avevamo un unico referente industriale (l’azienda italiana Kedrion n.d.r.) che negli anni passati è stato davvero importante per affermare il conto-lavorazione del plasma per la produzione di farmaci plasmaderivati, un metodo peculiare italiano che garantisce che la materia biologica resti pubblica, e aiuta a raggiungere l’autosufficienza ematica nazionale, una necessità strategica, difficile e dinamica. Negli anni passati l’industria unica è stata una partner sotto tutti i punti di vista: ha aiutato lo sviluppo, ha garantito identità e unitarietà d’intenti, oltre a una visione nazionale. Le cose cambiano e naturalmente un operatore unico può essere meno stimolato all’innovazione rispetto a un regime di concorrenza. Nel 98 è arrivato l’accordo interregionale plasma che è stato importante, ha arricchito il paniere prodotti, il confronto tra gli attori di sistema e ha permesso la programmazione. Contemporaneamente è cresciuto il Cns, si sono costituiti i CRS, ed è cresciuta la collaborazione e la raccolta del plasma nel paese, anche se nell’ultimo anno la raccolta è diminuita nelle regioni più grandi, e questa è sicuramente una criticità”.

Dall’interlocutore unico sul conto-lavoro alla concorrenza

E poi? Cos’è cambiato? Cos’ha modificato lo stato di cose che ha sì favorito l’innovazione e il confronto attraverso la concorrenza pur generando non poca confusione sul piano amministrativo e giudiziario?

“Poi è arrivata la concorrenza per decisione ministeriale – ha spiegato la Carli –   con lo stesso ministero che ha stabilito i criteri attraverso i quali le aziende potevano partecipare ai bandi di gara. Lì è iniziata una navigazione in mare mosso, perché serviva creare i raggruppamenti regionali ed è stato un momento difficile, pieno di narcisismi e litigi. Il primo consorzio a formarsi è stato Naip, apripista con scelte nette (90% prezzo, 10% qualità), una gara che oggi non sarebbe possibile per i nuovi criteri ministeriali che valorizzano gli aspetti qualitativi. La Toscana inizialmente era nel Naip, poi è stata nel Ripp (capofila Emilia Romagna), infine da un’intuizione mia e della Saccardi si è messa in proprio. Il primo agosto del 2016 si è costituito il consorzio Pla.net sulla base della condivisione dei principi etici, ovvero il plasma di proprietà pubblica, il dono dei volontari valorizzato al meglio evitando qualsiasi spreco, e l’estrazione, dalla materia biologica, di tutti i prodotti possibili, la valorizzazione del pittogramma etico, la promozione del dono non remunerato e il coinvolgimento dei donatori nei processi decisionali. Il mare unisce i paesi che separa. Intanto abbiamo parlato con gli amministrativi per organizzare le gare, e mentre ci preparavamo avvenivano molti cambiamenti, gare trasporti, direttive europee, tutte cose impegnative. Noi invece per la gara abbiamo creato un collegio tecnico con i donatori (che altrove della gara hanno letto sul giornale) e in poco tempo abbiamo creato il capitolato, ispirato al 70% di qualità del servizio (non del prodotto ma del servizio). Dopo l’aggiudicazione alla Baxter (oggi Takeda n.d.r.) si sono scatenati i ricorsi, ma noi abbiamo deciso di andare avanti e stiamo creando il Plasma master file. Le risorse economiche che risparmieremo dovranno essere reinvestire nel miglioramento del sistema, che significa dotazione adeguata di personale formato e dedicato, percorsi di formazione manageriale, campagne promozionali coordinate, strutture a misura di donatore come orari e accoglienza. Occorre ottimizzare il sistema per dimostrare che il sistema pubblico può essere migliore del privato. Il sistema trasfusionale è la cartina tornasole del sistema sanitario, e se è gestito bene rende più di quello che costa”.

I vincitori del bando Pla.net

A presentare l’azienda che ha vinto il bando e che di recente ha firmato la convenzione (potendo dunque iniziare la raccolta e la produzione) è intervenuto Massimiliano Barberis, l’amministratore delegato di Takeda manufacturing Italia, che in modo un po’ vago ha raccontato il processo di acquisizione di Baxter, vera aggiudicataria della gara, da parte della multinazionale giapponese, un’azienda con circa 236 anni di storia alle spalle. I rischi intrinseci legati all’ingresso delle dinamiche di mercato delle multinazionali nel sistema sangue sono stati ben spiegati in questo articolo molto approfondito del sito Donatori H24 che risale allo scorso dicembre, in cui emerge come i processi di costruzione e riorganizzazione di colossi farmaceutici multinazionali possano in assoluto complicare la tracciatura dei movimenti del plasma raccolto. Barberis si è invece soffermato su altri aspetti, come il racconto dei numeri dell’azienda, che consta di 13mila dipendenti, 20 prodotti plasmaderivati nel portafoglio, 2 stabilimenti in Italia e più di 100 centri raccolta, e vari investimenti programmati. Takeda ha investito in Italia circa 150 milioni in 8 anni, come dimostrano i volumi produttivi e il portafoglio prodotti che è stato offerto al Pla.net, che è molto molto ampio, e che si accrescerà ancora con gli ulteriori 50 milioni di investimenti previsti dall’azienda nipponica nei prossimi anni.

La collaborazione del consorzio oltre il plasma

Ma quali sono gli obiettivi di collaborazione del consorzio Pla.net, oltre ai processi inerenti alla plasmalavorazione? A spiegarlo sono intervenute Stefania Vaglio, direttrice del Centro regionale sangue del Lazio, e Giovanna Salvoni, parigrado proveniente dalle Marche. Che futuro aspetta le regioni consorziate? Si va verso una collaborazione più ampia su varie, questioni come la qualificazione del sangue, come le maxi-emergenze che non sono soltanto casi tragici come i terremoti ma anche casi epidemiologici, come è accaduto qualche tempo fa con le difficoltà particolari causate da Chikungunya e west Nile, casi per i quali lo “stare insieme” ha consentito di movimentare un maggior numero di farmaci da magazzini comuni. Anche la ricerca beneficerà della collaborazione, e con l’università politecnica delle Marche sono in programmi progetti che possano migliorare l’intero sistema sanitario condiviso sul piano gestionale, su quello dei costi, sulle strategie per ottenere l’incremento dei donatori, e infine sull’efficienza delle attività associativa sul piano operativo e organizzativo.

L’importanza dei donatori

Lo ha spiegato Marcello Lippi, attraverso un video registrato: in qualsiasi attività di squadra la cooperazione è la cosa più importante e l’io non esiste. Concetti poi ribaditi da Luciano Franchi di Avis Toscana e Valerio Salamida di Frates Campania, e soprattutto da Stefania Saccardi, assessore al diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria della regione Toscana, che in un intervento appassionato ha sottolineato i meriti enormi di chi compie concretamente il gesto del dono. “Sono orgogliosa del lavoro che la nostra marina fa nei mari andando a salvare la vita delle persone – ha esordito la Saccardi – e come donatrice partecipo volentieri a giornate come quella di oggi perché la donazione ha un valore enorme per la nostra società. È una risorsa affidata solo alla generosità delle persone che fanno un gesto anonimo, gratuito e volontario, perché non si dona per qualcuno che nome e cognome ma per chi ne ha bisogno. Il sangue è dello stesso colore per tutti, a prescindere da genere, razza o passaporto. Leggevo sul Corriere della Sera che Salvini vuole introdurre dei crediti formativi per donatori di sangue. Io lo apprezzo perché è donatore, ma provare ad agganciare la donazione a una qualsiasi forma di remunerazione, fossero anche i crediti, significa evocare un principio pericolosissimo. Non solo perché poi per ottenere un beneficio si potrebbe mentire sulle proprie condizioni di salute, ma proprio per il valore di fondo che si toglie a un gesto solidale che si fonda sull’altro e non su se stessi. Non si può predicare la paura e l’odio e ridurre le risorse del servizio civile e poi pensare che la comunità si dedichi alla solidarietà. Bisogna ragionare nel modo opposto: per portare i giovani a donare bisogna educare ai valori dell’altruismo in un sistema che deve migliorare e organizzarsi, e che senza il lavoro capillare delle associazioni non potrebbe ottenere risultati. I donatori hanno diritto di trovare la migliore accoglienza possibile e il meglio in termine di competenze e capacità”.

La storia vera

Chiusura al paziente Alessandro Segato, che a 40 anni ha scoperto di avere una malattia del sistema immunitario, dovendo assumere per tutta la vita immunoglobuline. E niente meglio della sua presenza e del suo racconto ci sembra in grado di spiegare l’importanza del dono e dell’affermazione dei valori etici nel sistema trasfusionale, sopra ogni ragione politica o commerciale. “Ci si sente in mezzo alle onde alte – ha detto – ma io mi sono impegnato da quel momento a entrare in associazione per fare in modo che altri pazienti non si sentissero soli. Ho capito che il sangue era l’elemento fondamentale per produrre immunoglobuline. Molti pazienti pensano che il prodotto finito sia come l’aspirina e non sanno qual è la filiera produttiva che dal dono consente di arrivare al farmaco salvavita. Ci sono circa 300 tipi di malattie del sistema immunitario e poter dire che c’è qualcosa che permette una vita normale e ti accompagna dipende solo dal gesto grande dei donatori. Un gesto etico importante grazie al quale oggi posso essere qui a ringraziare tutti voi”.

 

Qualche allarme nelle ultime ore in Toscana: carenza sangue per i gruppi 0 e A negativo. I donatori si mobilitano e dalla politica una lettera ai neo diciottenni

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Si registra qualche allarme nelle ultime ore in Toscana a causa delle carenze di sangue, in particolar modo per i gruppi 0 e A negativo. Se andiamo a controllare le informazioni provenienti dal sito utilissimo del Meteo del sangue – aggiornate tuttavia a qualche giorno fa, ovvero mercoledì 12 dicembre alle ore 20.29 – ci accorgiamo che le indicazioni sono esattamente le succitate (figura 1): emergenza per entrambi i poli del gruppo 0, fragilità e dunque situazione da migliorare per il gruppo A+, e infine urgenza per il gruppo A-, una carenza da risolvere al più presto. Tutto sotto controllo per tutti gli altri gruppi e addirittura un’eccedenza per il gruppo AB+.

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Fig. 1

Pronta la reazione degli attori di sistema in regione, con media, istituzioni e associazioni di donatori già mobilitati. Il magazine www.quinewselba.it ha subito comunicato la situazione in seguito alle parole del dottor Piero Palla, responsabile dell’Area Medicina trasfusionale per l’Azienda Usl Toscana nord ovest, che ha poi precisato come, aldilà delle emergenze momentanee, sia sempre molto importante pensare al dono come una necessità quotidiana, un gesto a cui non si deve ricorrere solo in situazioni limite e che deve entrare a far parte delle abitudini di vita di ciascun cittadino.

Anche il sito www.voceapuana.com ha ripreso le dichiarazioni di Palla, divulgando la notizia nella zona di Massa-Carrara; sempre sulla carenza c’è stata ampia copertura nel pisano grazie a www.pisatoday.it, sito che si dedica alle notizie territoriali di Pisa e provincia, e sul sito www.noitv.it che ha confermato come l’appello del dottor Palla sia stato rilanciato in queste ore dall’unità operativa complessa di immunologia e Medicina Trasfusionale dei Centri Trasfusionali di Lucca, Barga e Castelnuovo Garfagnana.

Intanto, per una volta con il giusto (casuale?) tempismo, le istituzioni politiche si dimostrano “sul pezzo”. Grazie al sito della Gazzetta di Lucca apprendiamo infatti che l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, al contempo vice-presidente della Regione Toscana, ha scritto una lettera a tutti i ragazzi toscani nati nel 2000, ovvero a tutti coloro i quali hanno compiuto o compiranno 18 anni quest’anno, per invogliarli a donare il sangue.

Ecco l’incipit della lettera, che sarà recapitata prima di Natale a più di trentamila ragazzi in tutta la Toscana:

“Ciao! Entro quest’anno sei diventato o diventerai maggiorenne. A diciotto anni si possono fare tante nuove cose, anche aiutare gli altri con un gesto semplice come donare il sangue. Ci avevi mai pensato? Donare il sangue è un gesto di grande civiltà, un atto prezioso, non solo per chi lo riceve, ma anche per chi lo compie”

Servirà? Difficile dirlo. Di certo però, aldilà della trovata natalizia, che ha comunque il sapore del tentativo estemporaneo, è e sarà molto importante, a livello nazionale, riuscire a portare con continuità e programmazione nelle scuole il valore del dono, raccontando il grande appagamento personale che da esso deriva, proprio come stabilito qualche giorno fa alla Camera dei deputati nell’incontro tra associazioni da noi documentato, allo scopo celebrare i quarant’anni della legge sul Sistema sanitario nazionale e firmare l’ampio protocollo d’intesa tra volontariato e MIUR.