Continua lo sviluppo di ABzero il drone salvavita di ideazione tutta italiana

MELI8513

È un progetto che seguiamo da molto tempo, dalle sue fasi iniziali, quando sul blog, nel 2018, abbiamo mostrato le immagini del primo volo di presentazione. Ma il drone trasporta sangue progettato e sviluppato dalla start-up italiana ABzero, continua ad affinarsi e fare progressi in attesa di poter diventare una vera e propria realtà a servizio del sistema trasfusionale.

Sono state tantissime, nell’ultimo mese, le occasioni in cui si è parlato del drone ABzero in scenari importanti, a partire dal congresso SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia) a Rimini dal 9 all’11 maggio, in un gran numero di eventi legati al mondo dell’innovazione e delle start-up utili al bene comune a Lucca, al Polo Tecnologico Navacchio (in basso nel tweet), fino all’ingresso del progetto Un drone per la vita in scenari accademici, con la presentazione da parte di Giuseppe Tortora, uno degli inventori, a studenti neozelandesi giunti in visita all’Università di Pisa.

ABzero potrà davvero diventare uno strumento utile e importante per il sistema sanitario italiano. Ricordiamo che l’obiettivo dei progettatori è quello di consentire via drone, grazie a un’app appositamente programmata, il trasporto a breve raggio (fino a 40 km di distanza) e 7 giorni su 7 per 24 ore su 24, il trasporto e lo spostamento per questioni di emergenza di sacche di sangue da una struttura sanitaria all’altra. I droni ABzero avranno inoltre una capacità di carico, il cosiddetto payload, piuttosto rilevante, visto che potranno trasportare fino a 10 chilogrammi di materia (10 o più sacche di sangue o emoderivati) più medicine o attrezzature varie, con il massimo della sicurezza gestibile da remoto.

Anche negli Stati Uniti il progetto dei droni che trasportano organi, sangue o strumenti di emergenza per il salvataggio di vite umane è in fase avanzata di sviluppo, come ha segnalato in un pezzo da non perdere la giornalista Rosita Rijtiano su Scienze di Repubblica, lo scorso 16 maggio.

Ecco perché, avere una start-up di progettazione e creazione tutta italiana che opera sul nostro territorio, non può che essere un ulteriore vanto.

Ecco, nell’ultima presentazione, tutti i benefici possibili e le immagini esclusive di ABzero in azione.

Sangue e ricerca scientifica, tantissimi i campi di applicazione ma il ruolo dei donatori non passerà mai di moda

blood-75302_960_720

La ricerca scientifica sul sangue è perseguita nel mondo in modo costante, dai più prestigiosi centri di ricerca. Il sangue, lo sappiamo bene, è il fluido vitale per eccellenza, un liquido all’interno del quale sono trasportate un numero enorme di informazioni sul nostro organismo.

E se già molte volte, in questi anni, abbiamo riportato informazioni sulle ricerche più significative, dal sangue artificiale ai tentativi di curare autismo e problemi cardiaci, o dall’importanza del sangue del cordone ombelicale che contiene le staminali fino ad Ambrosia, l’esperimento piuttosto discusso nato in America per provare a ritardare l’invecchiamento attraverso la trasfusione di plasma giovane, in questa settimana sono arrivati aggiornamenti importanti rispetto a ben tre filoni di ricerca.

In primo luogo, l’Alzheimer: sono molte le testate che hanno ripreso la notizia, da Sky Tg24 al Giornale, e di nuovo c’è che un’equipe internazionale formata da studiosi dell’Università di Washington, del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (Dzne), dell’Istituto Hertie per la ricerca clinica sul cervello (Hih), e dell’Università di Tubinga, piccolo centro non troppo lontano da Stoccarda, ha elaborato un metodo in grado di essere usato, nel prossimo futuro, per prevedere con un certo anticipo i danni cerebrali che provoca una tra le più subdole e complicate malattie che possono colpire l’uomo. La chiave innovativa è la mappatura di una proteina, chiamata Nfl, che si riversa nel liquido cerebrospinale, nel midollo e infine nel sangue in caso di danneggiamento delle cellule cerebrali, consentendo delle previsioni attendibili.

La seconda notizia arriva dall’Italia, e in particolare da Robbio in provincia di Pavia. Come possiamo vedere nel video della testata on-line La provincia Pavese infatti, l’Avis di Robbio è la prima sul territorio nazionale a poter usufruire della tecnologia “Vein Viewer”, un ricercatore di vene a infrarossi che consente di individuare la vena al primo colpo e azzerare il rischio di ematomi per i donatori.

Infine, un’importante approfondimento arriva dall’AGI (Agenzia giornalistica italiana), nel pezzo firmato direttamente da Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue. Oggetto dell’analisi, è la produzione dei vasi sanguigni sintetici, giacché come ci avverte la rivista Nature, prestigiosa rivista scientifica, alcuni ricercatori della University of British Columbia soni i primi studiosi a riuscire nell’impresa di produrli. Una scoperta di certo molto importante, che tuttavia, come spiega lo stesso Liumbruno, non deve far pensare immediatamente e nel breve periodo (così come succede per il sangue artificiale) a un utilizzo per l’uomo su larga scala, visti i costi elevatissimi e le enormi quantità che sarebbe necessario produrre.

Il lavoro dei donatori e la loro attitudine al dono sono e saranno ancora per moltissimo tempo, dunque, valori insostituibili: la ricerca su larga scala dovrà sicuramente proseguire e diventare sempre più efficiente, ma la sua importanza potrà concretizzarsi solo attraverso una crescita altrettanto significativa della sensibilizzazione sul valore del dono anonimo, gratuito, etico e organizzato. Questo non bisogna dimenticarlo.

 

Un test del sangue in grado di individuare i tumori: dagli USA una speranza che se rispettata dovrà diventare un incentivo al dono

polymer01

Un test del sangue in grado di individuare 10 differenti tumori. Verità concreta? O soprattutto ottimismo e speranza?

In campo medico, quando si parla di ricerca, cautela e ottimismo devono andare di pari passo, specie quando l’oggetto di studio è la lotta ai tumori.

Ma la notizia che è arrivata nelle ultime ore dagli Stati Uniti d’America, oltre a rappresentare un enorme passo avanti verso la lotta al grande killer dell’era moderna, potrebbe avere dei risvolti molto interessanti anche per il dono e la raccolta sangue.

Perché e come? Ricapitoliamo.

Nelle ultime ore molte testate nazionali come Il Corriere della Sera, Il Messaggero, Repubblica e persino Libero hanno riportato i risultati di una ricerca statunitense presentata nei giorni scorsi a Chicago durante la conferenza annuale dell’American Society of Clinical Oncologists. I risultati del test sono stati generalmente commentati con grande ottimismo, e presentati come una possibile svolta rivoluzionaria della storia della medicina. I ricercatori del Taussig Cancer Center della Stanford University in California, avrebbero infatti messo a punto un test del sangue, una semplice biopsia liquida, che rintracciando infinitesimali frammenti di Dna rilasciati nel sangue dalle cellule cancerose, dovrebbe poter essere in grado di poter individuare, e prevenire fino a 10 tipi di cancro ben prima che il tumore si manifesti e diventi letale.

La scoperta è stata già definita il Santo Graal della lotta contro il cancro, giacché vanta già ora un livello di attendibilità molto alto che si assesta ben al 90% dei casi analizzati. Inoltre, il campione numerico dello studio americano è stato piuttosto rilevante: ben 1.600 persone di cui 749 perfettamente sane e 878 da poco risultate positive alla diagnostica tumorale. Tante e varie le rilevazioni offerte dal test, in grado di riconoscere i carcinomi delle ovaie e del pancreas, del fegato, della cistifellea, del cancro intestinale e al polmone, del cancro a testa, collo, prostata, stomaco e utero, per finire con linfomi e mielomi.

Inutile dire che per avere risultati ancora più affidabili sarà necessario sperimentare ancora, anche se è stato reso noto che il National Health Service (Nhs), il servizio sanitario inglese, si è già predisposto per adottarlo e ottenere tutti i vantaggi del caso, sebbene non sia possibile, a oggi, ipotizzare quanto potrebbe costare fare il test se non a livello di stime (la forbice dei costi stimati per ogni singolo test dovrebbe aggirarsi tra i 500 e i 1000 euro).

E in Italia? Sebbene l’attenzione per la cura dei tumori (i cui casi diagnosticati ogni anno superano ormai i 350mila) sia sempre molto alta anche a livello mediatico come dimostra la recente partita del cuore giocata a Genoa con in palio proprio l’aiuto per la ricerca (eccezionale la risposta del pubblico), i margini per fare di più ci sono sempre.

E così ci sentiamo di dire che avere la possibilità, tra molti anni, di inserire un test di biopsia liquida che possa individuare la predisposizione ai tumori come benefit gratuito per tutti i donatori di sangue, sarebbe un incentivo di straordinario impatto.

Possibile? Non Possibile? Sostenibile?

Lo scopriremo più avanti nel futuro prossimo, ma ciò che è assolutamente innegabile è che se una scoperta di questo tipo dovesse rispettare le sue promesse potenziali, i suoi benefici dovrebbero riguardare l’intera comunità.