Dai numeri alle azioni. Cosa ci dice il programma nazionale di autosufficienza 2019 analizzato a freddo? Ecco cosa bisogna fare per chiudere bene il 2019 e iniziare bene il 2020

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Sulla Gazzetta Ufficiale del 4 ottobre è stato pubblicato il Programma d’autosufficienza sangue per il 2019, esaminato nella Conferenza Stato – Regioni dello scorso 25 luglio. La notizia è stata riportata su molti media e approfondita su DonatoriH24 martedì 8 ottobre, con i commenti dei principali rappresentanti delle associazioni di donatori, come il presidente Avis Gianpietro Briola, il presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris e il presidente Simti (Società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti.

Il documento, che come sappiamo ha una doppia anima analitica e programmatica, ci spinge a partire dai dati per oggettivi per individuare le cinque politiche necessarie e gli obiettivi primari di sistema per la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

  1. Perseguimento e ottimizzazione delle politiche di appropriatezza

Il primo dato rilevante che va sicuramente ribadito con orgoglio è che per tutto il quinquennio 2014-2018 il sistema sangue ha garantito l’autosufficienza nazionale per tutti gli emocomponenti labili a uso clinico, ovvero globuli rossi, piastrine e plasma. Ciò è stato possibile anche grazie alle politiche di appropriatezza, ovvero grazie al Patient Blood management, un approccio che permette di ottimizzare l’uso dei globuli rossi e dei prodotti plasmaderivati secondo standard molto precisi, che si pongono come orizzonte l’utilizzo del farmaco giusto solo nella giusta situazione. Si tratta di uno scarto notevole sulle vecchie abitudini, che porta a una maggiore collaborazione tra regioni e un risparmio economico significativo. Ottimizzazione massima dunque come approccio metodologico. Così come avviene già nell’ambito degli scambi interregionali di sangue, giacché, nonostante alcune carenze endemiche e strutturate in alcune regioni come Lazio e Sardegna, la possibilità di movimentazione dalle regioni con una produzione superiore al fabbisogno, ha consentito lo spostamento di circa 70 mila unità di sangue sotto la supervisione dal Centro nazionale sangue.

  1. La raccolta plasma: una crescita nel lungo periodo che può e deve migliorare

Un rafforzamento dell’aferesi e investimenti sui media, per la diffusione e la sensibilizzazione, sembrano invece politiche necessarie per rafforzare la raccolta plasma. Nel decennio 2009-2018 (con i dati aggiornati ad aprile 2019) la raccolta plasma è aumentata in modo rilevante nel lungo periodo, passando da 11,5 chilogrammi ogni 1000 abitanti nel 2009 a ben 13,9 chilogrammi nel 2018, ma questo non vuol dire sia necessario fermarsi.

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In termini assoluti, la raccolta plasma complessiva con il conseguente invio della materia biologica all’industria di frazionamento per la produzione di plasmaderivati è passata da poco più di 690 mila chilogrammi nel 2009 a 843.257 chilogrammi nel 2018, facendo registrare quasi sempre un aumento sull’anno precedente. È da augurarsi, naturalmente, che anche nella prossima stagione di verifichi questo trend, e dai dati di agosto, seppure in minima percentuale, l’aumento è certificato, ma affinché questo accada sarà necessario rafforzare la percezione culturale di cos’è e cosa significa sottoporsi a una plasmaferesi e fortificare la consapevolezza del pubblico su quanto ogni unità di sangue o plasma donato può effettivamente salvare una vita umana.

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  1. L’analisi dei target e l’aumento dei donatori in chiave autosufficienza

Come garantire il ricambio generazionale e riuscire a incidere sulla comunità portando nuovi donatori nei centri trasfusionali? Ragionando anche sui target. Tra 2018 e 2017 cresce leggermente il numero di donatori, dello 0,2%: si passa da 1.680.146 del 2017 ai 1.682.724 del 2018. Un aumento minimo, che ci fa capire come effettivamente si possa fare meglio. Come? Leggendo tra le righe. Interessante che tra i nuovi donatori vi siano una crescente percentuale di donne (51% maschi e 49% donne), mentre sia ancora predominante la componente maschile nei donatori periodici (71%maschi e 29% donne). Questo significa che puntare sul pubblico femminile attraverso campagne ad hoc potrebbe essere una strategia appagante.

Un altro dato su cui insistere? Il miglioramento dell’organizzazione delle strutture trasfusionali, al fine di facilitare l’accesso dei donatori ai luoghi in cui si dona, oltre a un numero adeguato di specialisti trasfusionisti. Per il finale di questo 2019 e in vista del 2020, ecco dunque una delle istanze principali, assolutamente in linea con le sensazioni e le valutazioni che provengono dal mondo dei pazienti e dei donatori.

  1. La riduzione degli sprechi

A fronte della previsione di raccolta plasma per il 2019, che è di 837.787 chilogrammi, sarà importante mantenere sempre alti i livelli di qualità e sicurezza nel servizio. Si pone dunque il problema della riduzione degli sprechi. Così, da protocollo, lo spreco tollerato per cause tecniche dovrà essere ridotto e non dovrà superare il 3% delle quantità prodotte, mentre dovrà essere addirittura azzerata l’eliminazione di quantità di plasma per iperdatazione.

  1. La collaborazione tra attori

L’ottenimento dei punti precedenti, prevede infine una condizione fondamentale: accrescere sempre di più la collaborazione tra le tre gambe del sistema trasfusionale, ovvero istituzioni, tecnici e associazioni di donatori. La collaborazione massima può consentire infatti, con una certa continuità, lo sviluppo di progetti specifici volti al reclutamento di nuovi donatori per favorire il cambio generazionale. Altrettanto importate, inoltre, sarà favorire il proseguimento di percorsi già intrapresi con i ministeri “amici” con i quali è naturale una sinergia di lungo periodo (si pensi per esempio con il ministero dell’istruzione) allo scopo di iniziare e avvicinare i giovanissimi ai valori del dono del sangue.

Questi secondo noi i fatti salienti, gli obiettivi davvero primari che secondo noi emergono dall’analisi a freddo dei dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale e che bisogna perseguire nei prossimi mesi. Per chi invece volesse consultare il programma completo nella sua interezza e trarre delle proprie osservazioni, ecco il link dove il Programma di autosufficienza 2019 si può trovare e scaricare.