Esportazione dei plasmaderivati e cooperazione internazionale: il convegno a Roma Emilia Grazia De Biasi: “Il sangue non è una merce, e in Italia lo sappiamo bene”

IMG_20171121_111423

Sono ormai molti anni che il Centro nazionale sangue, in accordo con il ministero della Salute e in attuazione dell’Accordo Stato-Regioni del 7 febbraio 2013, persegue progetti umanitari nell’ambito dell’esportazione dei farmaci plasmaderivati.

Come abbiamo più volte ricordato (proprio qualche giorno fa abbiamo portato sotto i riflettori il caso dei bambini farfalla per le cui terapie più efficaci sono decisive le staminali e anche il plasma arricchito), i plasmaderivati sono farmaci decisivi per garantire una buona qualità della vita a molte categorie di malati gravi come gli emofilici, ed è a prosecuzione e coronamento di questa politica di cooperazione internazionale che a Roma, martedì 21 novembre, alla Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva del Senato della Repubblica, si è svolto il convegno “La cooperazione internazionale e l’esportazione di medicinali plasmaderivati a fini umanitari”, incontro cui le istituzioni tenevano molto, come hanno dimostrato il patrocinio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin (tuttavia assente per altri impegni istituzionali), e la presenza della senatrice Emilia Grazia De Biasi, presidente della 12esima commissione igiene e sanità del Senato.

Il convegno, nato dall’iniziativa di Fondazione Emo, in rappresentanza delle persone con emofilia di Umbria e Marche, e da FedRed Onlus (Federazione delle associazioni emofilici dell’Emilia Romagna), ha da subito posto al centro del dibattito il legame profondo tra l’aspetto etico, connaturato all’universo plasma, e le ragioni più specificatamente sanitarie.

Un focus su tutti quindi: il bisogno di equità e la necessità assoluta e condivisa da tutti gli stakeholder di sistema, di valorizzare la vocazione etica della produzione e distribuzione dei plasmaderivati, in uno scenario complesso in cui le diversità tra sistemi sanitari nazionali e le ingerenze di mercato sono criticità da monitorare costantemente.

Ecco perché Emanuela Marchesini, della Fonazione Emo e FedRed Onlus, nelle veci di padrona di casa, ha esortato sin dalle prime battute a rivolgere lo sguardo verso la grande disparità sanitaria ancora vigente nel mondo, giacché – ha ricordato – “se nei paesi ricchi è facile curare l’emofilia, in altri paesi è molto complicato”.

Un assist perfetto per la senatrice Emilia Grazia De Biasi, che in un intervento molto efficace e denso ha spiegato la genesi programmatica dei progetti che hanno portato finora all’estero 27 milioni di unità di plasmaderivati diretti verso una decina di paesi (Afghanistan, Albania, Armenia, El Salvador, Kosovo, Palestina, Serbia e altri), realtà che hanno bisogni urgenti e si trovano in difficoltà.

“Le questioni delicate richiedono sempre più conoscenza, per poter deliberare, questo è il mio motto – ha detto la senatrice De Biasi – e oggi parliamo di un bellissimo progetto di cooperazione internazionale su cui abbiamo discusso a lungo in commissione, per poter svolgere in modo serio e trasparente l‘esportazione di plasmaderivati, in uno scenario complesso che ha a che fare con il mondo dell’industria e del mercato, con il rischio, dunque, che la solidarietà si trasformi in speculazione. Il contesto è difficile, ci rivolgiamo a luoghi di guerra, a paesi vittime di embarghi con problemi enormi di sopravvivenza specie per le categorie più deboli, e quindi l’esportazione dei plasmaderivati è l’unica possibilità di dare la vita a persone che rischiano di perderla ogni giorno. A queste persone va garantito un valore su tutti, quello della sicurezza, e in questo l’Italia non è seconda a nessuno. Sono fiera di vivere in un Paese all’avanguardia grazie a valori come gratuità della donazione, rigoroso nei controlli periodici e in grado di prendere una certa distanza dalle esigenze del mercato, che metterebbero in discussione le questioni della sicurezza. Non dobbiamo nascondere che in alcuni paesi il plasma si raccoglie a pagamento, ma l‘Italia sa bene che il sangue non è una merce come una saponetta, e quindi va trattato diversamente. Siamo un grande Paese, e lo dico anche alle imprese per quel lato di responsabilità sociale che compete anche al mercato”.

Le ragioni etiche di fondo dunque, chiamate in causa come spinta all’azione, assumono ancora più forza se poste in dialettica con i casi reali, con le esperienze.

Ecco perché Luca Rosi, dell’ufficio Affari internazionali dell’Istituto superiore della sanità, ha introdotto con la sua esperienza sul campo le testimonianze degli ospiti esteri destinatari dei programmi di cooperazione, personalità provenienti da Palestina, Kosovo e Albania.

Per Rosi ogni programma per esser efficace deve tener conto di quattro questioni fondamentali: “l’azione di sistema da perseguire con capacità e competenza tecnica, l’equità, che in un periodo di economia labile è il principio della sostenibilità, la capacità di mettere a punto progetto di tipo sanitario che sappia convertirsi in azione sociale sulla base della collaborazione intersettoriale, e, infine interventi che partano da un’analisi più precisa possibile dei bisogni, per arrivare a disegnare, in ciascun territorio, progetti sostenibili ed efficaci”.

Propositi ineccepibili quelli di Rosi, che tuttavia possono correre il rischio di risultare astratti se a decodificarli non intervengono casi specifici, quelli dei paesi che grazie ai progetti di cooperazione con le regioni italiane hanno tratto enormi benefici interni.

Albania, Kosovo e Palestina sono paesi che, come hanno spiegato bene i rappresentanti istituzionali invitati a Roma, hanno potuto fare passi da gigante in fatto di cura agli emofilici e a varie categorie di pazienti solo grazie alla cooperazione internazionale, e all’esportazione non a fini di lucro delle eccedenze di plasmaderivati.

È il caso del Kosovo, che come ha spiegato Ali Berisha, il vice Ministro della salute “a causa della guerra ha dovuto ricostruire per intero il sistema sanitario, affrontando problemi economici e alta mortalità per le malattie infettive e cardiovascolari, problemi per cui è forte il bisogno di formazione per i nostri professionisti, ed è il caso dell’Albania, dove, come ha ricordato Narvina Sinani dell’Ospedale Madre Teresa, uno dei principali di Tirana, solo grazie al sodalizio con la Toscana la situazione è molto migliorata. “L’emofilia in Albania è curata solo a Tirana, da qualche anno c’è un centro con 196 pazienti dei quali 56 bambini sotto i 14 anni. Con il nostro budget compriamo dei fattori per i pazienti ma possiamo farlo solo quando hanno una crisi o un bisogno. Lo stato offre solo l’invalidità come aiuto economico, ma da due anni, grazie alla Regione Toscana, siamo cresciuti moltissimo sul Fattore VIII da 1 unità per paziente a 1,6 unità.

Ancora più esplicativo il caso della Palestina descritto da Asad Ramlawi, il vice ministro della Salute, caso limite che solo grazie ai programmi di collaborazione internazionale ha trovato la possibilità di attenuare alcune criticità interne derivanti dai contrasti storici con Israele. “Nonostante tutte le difficoltà che dobbiamo affrontare con l’occupazione – ha spiegato infatti Ramlawi – siamo stati capaci di ottenere grandi risultati contro le malattie infettive, e ora dobbiamo affrontare le malattie croniche che da noi portano un tasso di mortalità di circa l‘80%. Il nostro paese è l’unico livello globale a dover fronteggiare un’occupazione, e non c’è continuità tra Cis-Giordania e Gaza: c’è un territorio controllato da Israele che dobbiamo attraversare, e dove per il 99% delle volte il permesso viene negato. Dobbiamo abbattere questi muri, solo così potremo migliorare. La divisione della nostra terra in tre parti è qualcosa che può comprendere solo chi è venuto a vistarci. Abbiamo anche una mortalità dei bambini alta, sebbene i nostri numeri sono i migliori della regione, ma con il sostengo di paesi come l’Italia vogliamo competere con gli esempi migliori”.

Ma a cosa si deve questa solidità sistematica della plasmaderivazione in Italia, che grazie ai risultati degli ultimi anni ha consentito di provvedere alle necessità interne del sistema italiano, e di offrire le eccedenze (ripetiamo, circa 27 milioni di unità di plasmaderivati), nei programmi di cooperazione internazionale?

La prima risposta è arrivata da Maria Rita Tamburini della Direzione generale prevenzione sanitaria, che ha spiegato il metodo del conto lavoro, eccellenza organizzativa italiana che da quando è in voga ha prodotto enormi benefici, perché nato al fine di salvaguardare la natura pubblica ed etica della raccolta del plasma. “Abbiamo un sistema trasfusionale basato su valori peculiari in cui la donazione è anonima, gratuita, volontaria, periodica e associata – ha ribadito la Tamburini – e il sangue non è fonte di profitto. Il nostro sistema di plasmaderivazione è pubblico e le regioni sono titolari della materia prima: il plasma raccolto è affidato come patrimonio etico alle industrie farmaceutiche convenzionate, e quelle lo restituiscono sotto forma di farmaci alle regioni. Negli ultimi anni ci sono state delle eccedenze che per legge possono essere esportate verso comunità che ne hanno bisogno, senza fini di lucro e nell’ambito di progetti internazionali. C’è stata la collaborazione di tutti, anche della associazioni di donatori, e il valore del dono ne esce ulteriormente valorizzato”.

Dello stesso avviso Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, anche lui, come tutti i relatori, puntualissimo nel ribadire la cesura netta che deve essere mantenuta tra raccolta di sangue e plasma e logiche mercantili, in ferma opposizione a energie che, come appreso in altre occasioni, in qualsiasi momento potrebbero mettere in discussione i valori fondanti del sistema italiano condivisi in moltissimi altri paesi. “Alla base del nostro lavoro – ha detto Liumbruno – c’è la volontà di utilizzare a pieno il dono dei quasi due milioni di donatori italiani. Gli sforzi possono e devono essere compiuti restando lontani dalle logiche di profitto e per fini umanitari. Questo è il background che ha reso possibile l’esportazione di quasi 27 milioni di unità di Fattore VIII, sulla base di progetti che si estendono alla promozione della volontarietà del dono nei paesi raggiunti. Siamo stati di recente in El Salvador dove è appena nata un’associazione di volontari non remunerati, un progetto che si è completato con la formazione medica e la cessione di consistenti quantitativi di Fattore VIII. Nel fare docenza ci siamo resi conto che applicare protocolli per noi ormai quasi scontati in questi paesi è molto difficile, perché non esiste la disponibilità dii farmaci anche bassissimo costo”.

Sulla medesima lunghezza d’onda, infine, prima dei saluti finali da parte dei rappresentanti di Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche, le regioni protagoniste in prima linea dei programmi di esportazione, è stato l’intervento del presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris, in rappresentanza delle associazioni di donatori, tra dati oggettivi e un quesito importante sul rapporto di utilizzo, un po’ anomalo, tra plasmaderivati e ricombinanti nelle terapie emofiliche in Italia. “Ci riconosciamo come un tavolino a tre gambe – ha dichiarato Ozino Caligaris – e abbiamo come obiettivo fondamentale i pazienti. Dobbiamo ribadire come l’Italia sia il secondo paese d’Europa a produrre quantitativi di materia prima da mandare al frazionamento, secondi solo alla Germania che ha la raccolta remunerata.  Perché allora la Germania utilizza allora il 50 % di derivati e 50% di ricombinati e in Italia si finisce per valorizzare soprattutto i ricombinanti? C’è un problema di percezione della sicurezza con un dato straordinario unico con l’85% di donatori periodici? Il dono va valorizzato al massimo, e quindi non dobbiamo compiere scelte che possono andare verso ragioni più specificatamente industriali”.

Parole che ribadiscono un principio sempre considerato centrale anche su Buonsangue: la necessità di trovare il punto di equilibrio tra mercato e interessi di comunità, in un settore che nei prossimi anni accrescerà enormemente il suo valore, e su una risorsa giudicata dagli addetti ai lavori non meno importante dell’acqua o dell’energia.

 

 

 

Avis Piemonte e il punto sul futuro: al Castello di Grinzane Cavour “Il riordino del sistema trasfusionale italiano”

castello-di-grinzane

Giornata all’insegna della pianificazione del futuro quella di sabato 21 ottobre 2017 per il sistema trasfusionale italiano: con inizio dei lavori previsto alle ore 9.30, e in uno scenario importante come il Castello di Grinzane Cavour in provincia di Cuneo, si parlerà infatti di “Riordino del sistema trasfusionale italiano” in un convegno che riunirà tra i più esperti dirigenti e professionisti di settore.

L’evento, organizzato da Avis Regionale Piemonte e supportato da Avis Nazionale, sarà l’occasione per affrontare tematiche di assoluta importanza sul piano dell’organizzazione del sistema sangue italiano nel futuro prossimo e più a lungo termine, un sistema che attraversa un momento cruciale tra l’esigenza strategica di raggiungere l’autosufficienza ematica, un periodo di carenze dovuto a imprevisti ed emergenze, e la necessità di potenziare il cambio generazionale.

Da qui l’importanza di punti all’ordine del giorno quali, tra gli altri, “L’Associazionismo della donazione del sangue che persegue un fine di interesse pubblico, tra carenza di sangue e nuove emergenze”, su cui interverrà il presidente di Avis Nazionale Alberto Argentoni, “Il Piano Plasma: impatto sulla raccolta e sulla produzione di medicinali plasmaderivati” sul quale è previsto l’intervento di Rosa Chianese (Responsabile SRC Piemonte), e La rete trasfusionale di fronte a maxiemergenze e patogeni emergenti o riemergenti: una sfida culturale ed organizzativa”, su cui sarà possibile ascoltare le parole del dottor Pierluigi Berti (Presidente SIMTI).

Plasma, rete trasfusionale, associazionismo, futuro, maxi-emergenze e road map legislativa insomma, ecco le parole e i temi chiave sviscerati da dirigenti, tecnici e professionisti nazionali del settore medico.

Ed ecco la lista dei partecipanti, da comunicato Avis Nazionale: Alberto Argentoni (Presidente nazionale Avis), Giorgio Groppo (Presidente Avis Piemonte),Maria Rita Tamburrini (direttore Ufficio VIII Sangue e Trapianti del Ministero della sanità), Pasquale Colamartino (Responsabile SRC Abruzzo), , Pierluigi Berti (Presidente SIMTI), Anna Maria Bordiga (Direttore struttura complessa Città della salute e della scienza Torino), Davide Rossi (Responsabile SRC Lombardia), Giorgio Dulio (Tesoriere Avis Nazionale) e Tiziano Gamba (Area Sanitaria Esecutivo Avis Nazionale).

In figura 1, invece, il programma completo della giornata che si preannuncia particolarmente intensa.

avis pie

 

Il sistema sangue tra donazione gratuita e risposta alle emergenze Il convegno di Parma su plasma e farmaco etico

news2

Il dono del plasma come gesto etico, come comportamento rilevante ai fini del benessere della comunità. La plasmaferesi non è ancora una prassi che rientra a pieno nell’immaginario degli italiani ma si dovrà promuovere sempre di più, per cercare di raggiungere gli obiettivi di autosufficienza ematica riconosciuti come strategici dalle istituzioni e dagli addetti ai lavori, necessari per garantire il meccanismo del conto lavoro sul piano del frazionamento del plasma e della produzione di farmaci salva-vita.

È stato questo il tema centrale del Convegno “Dal dono del plasma al farmaco etico: chi dona cura due volte”, organizzato da AVIS, AVES, ADAS-FIDAS e FEDRED*, e svoltosi il 22 settembre 2017 nell’Aula Magna dell’Università di Parma, ovvero nello stesso luogo in cui dieci anni fa, con il convegno EHC (European Haemophilia Consortium) di Parma 2007, si era cominciato a predisporre progetti di cooperazione internazionale per migliorare la condizione dei pazienti emofilici, come per esempio il WISH (World Federation of Hemophilia and Italian National Blood Centre for a Sustainable Supply for Hemophilia Patients).

Ma al di là dei corsi e ricorsi e delle fatalità (proprio nel 2007 si affrontò per la prima volta l’emergenza sangue causata dalla zanzara Chikungunya tornata d’attualità in questi giorni), è importante che dai contributi ascoltati a Parma siano emersi alcuni obiettivi comuni a tutti gli operatori del sistema sangue, le cosiddette tre gambe, ovvero istituzioni, corpo medico e associazioni di volontari: necessità di un dialogo sempre vivo, insistenza sulla programmazione e coerenza nella comunicazione i principali valori condivisi, al fine di porre il paziente e il suo benessere al centro del sistema. In vista di grandi miglioramenti, così come è accaduto sul piano della cura delle malattie emorragiche congenite in Italia e nel mondo negli ultimi decenni.

Gli obiettivi futuri e i principi condivisi

Ad aprire i lavori è intervenuto Luca Montagna di Aves Parma, associazione che sostiene e aiuta i pazienti emofilici offrendo consulenze professionali sul piano psicologico e legale, tra gli organizzatori dell’incontro odierno. Ma con quali obiettivi? Tre soprattutto: “Oggi l’incontro è stata pensato per favorire l’incontro tra donatori e dei pazienti e farli collaborare. Che obiettivi ci porremo? Uno dei principali è la promozione della raccolta del plasma tra i più giovani, per favorire l’autosufficienza ematica nazionale. Inoltre vogliamo continuare a formare gli operatori esteri che hanno bisogno di iniziare un percorso con i plasmaderivati, e infine, vogliamo potenziare assieme alla ragione alcuni centri trasfusionali, per ottimizzarli”.

Spazio poi al vice sindaco di Parma Marco Bosi, intervenuto sul potenziale “rivoluzionario” di un gesto come il dono. “La società oggi spinge verso l’individualismo – ha detto Bosi – siamo messi nella condizione di sgomitare e di pensare che per ottenere quello che vogliamo gli altri debbano fallire. Per ribaltare questa visione delle cose la strada del dono è centrale, così come il ruolo del volontariato. La nostra cultura viene dal cristianesimo, e certi valori come il dono fanno parte del nostro Dna: il volontariato assume un ruolo importante perché contribuisce a creare un mondo di cui tutti possono sentirsi parte”.

La solidarietà e l’efficacia della compensazione

Breve ma ricco di spunti l’intervento di Giancarlo Liumbruno, il direttore del Centro Nazionale Sangue, che ha ribadito l’importanza di mantenere il dono anonimo, responsabile, organizzato, volontario e soprattutto gratuito prima di rassicurare sulla reazione del sistema sangue alle carenze provocate nel Lazio dalla zanzara Chikungunya. “Il nostro sistema – ha specificato Liumbruno – si fonda sull’interazione tra istituzioni, personale medico e volontari. Dal gesto anonimo e gratuito il sistema sanitario trova le risorse per garantire i livelli essenziali di assistenza, concetti oggi per noi scontati. Ma è bene ricordare che in Europa esistono paesi vicini all’Italia, come la Germania, in cui la donazione è remunerata. L’Italia è il paese a donazione volontaria che fa la maggiore raccolta, e in Italia esiste una rete di solidarietà efficiente che consente la compensazione tra le regioni che hanno capacità di raccolta maggiore e quelle che invece hanno capacità limitata. Deve essere rafforzata la convinzione che il dono di sangue e plasma serve per garantire i livelli essenziali di assistenza. L’Emilia è una regione di eccellenza da cui si è imparato molto, e grazie all’esperienza emiliana di dieci anni fa abbiamo affrontato bene la situazione attuale nel Lazio, che ha avuto ricadute importanti sul sistema sangue regionale. Il mondo del volontariato e la compensazione regionale hanno permesso di far fronte alla situazione del Lazio che è cronicamente carente, e solo oggi sono state inviate 700 unità di globuli rossi che serviranno a garantire il fabbisogno dell’intero settimana. Questo significa solo che bisogna difendere il concetto della gratuità e della non remunerazione del dono”.

Dati e bilanci: gli interventi più tecnici

Nella seconda parte del convegno spazio a considerazioni più tecniche.
Massimo Fabi, il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Parma ha ringraziato tutti i professionisti del settore, “persone ingaggiate assieme alle associazioni di volontariato a lavorare per il bene dei pazienti”, mentre di grande impatto i numeri portati in causa dalla dottoressa Vanda Randi, direttore del Centro Regionale Sangue Emilia Romagna, che ha fatto il punto sulla produzione del plasma e sull’autosufficienza plasmaderivati in Emilia Romagna. “Si parlava prima dell’aumento dei giovani donatori – ha sottolineato – e in Emilia il numero è aumentato già nel 2016 e nei primi quattro mesi nel 2017. Sono tanti i nostri donatori in aferesi, in particolare le donne, per cui la donazione di sangue intero è faticosa, mentre con la donazione del plasma possono essere più continue. Nella nostra regione cresce anche il conferimento del plasma all’industria: nel primo semestre del 2017 abbiamo già un incremento del 6%. Siamo già a 44 mila chilogrammi sugli 88 mila richiesti dal CNS. Utilizziamo il 99% di albumina che proviene dal conto lavoro dei nostri donatori e il 95% di immunoglobuline. Il plasma è un mercato miliardario che varrà 20.67 miliardi nel 2021 e gli interessi in questo settore sono enormi. I valori del dono e i livelli di raccolta della nostra regione sono da preservare. Noi abbiamo la fortuna di lavorare in una regione dove le istituzioni funzionano, e siamo fieri del nostro livelli di solidarietà, sia verso l’estero, come dimostrano i programmi in Afghanistan, sia verso l’interno: abbiamo dato 385 unità di sangue al Lazio”.

A Gabriele Calizzani, del settore plasma e plasmaderivati del Centro Nazionale Sangue è stato affidato il compito di segnare un quadro generale degli obiettivi strategici da perseguire dal punto di vista dell’organismo centrale, il CNS, finalizzati, come si è detto, sull’ottenimento dell’autosufficienza ematica nazionale e al perseguimento dei numeri programmati nel Piano Nazionale Plasma 2016-2020. “Gli obiettivi strategici sono l’autosufficienza quantitativa e qualitativa con valenza sovraregionale e sovraziendale, poi c’è ovviamente la sicurezza che è sempre in crescita, perché oggi i prodotti in conto-lavoro sono perfettamente equiparati a quelli destinati al commercio. Le aggregazioni regionali hanno funzionato molto bene, perché hanno consentito aumenti generali sul piano quali-quantitativo verso l’obiettivo di 860 mila chilogrammi di plasma da conferire all’industria del frazionamento nel 2020. Altro obiettivo strategico è infatti l’aumento dell’efficienza della raccolta del plasma, con l’incremento delle procedure per separatore cellulare e dei volumi di aferesi, e con la riduzione degli sprechi e delle unità non conformi all’etichettatura. Infine facilitazione all’accesso ai servizi e appropriatezza nell’uso dei prodotti. I programmi integrati con Afghanistan, El Salvador e Albania, e Palestina, che rientrano in un piano di cooperazione allo sviluppo finalizzato ad affrontare l’emofilia stanno dando ottimi risultati. Infine una valutazione: i risultati del nostro sistema trasfusionale e del conto lavoro ci dicono che così organizzato è un sistema economicamente sostenibile”.

Un centro Hub per la cura delle malattie emorragiche

Proprio il tema della cura dell’emofilia e delle malattie emorragiche congenite è stato il focus dell’intervento di Annarita Tagliaferri, Responsabile del Centro Hub Rete Malattie Emorragiche congenite dell’Emilia Romagna. “Le malattie emorragiche congenite possono essere molto gravi – ha ribadito la Tagliaferri – e dal 2002 i pazienti sono seguiti in un centro hub di rete in cui è concentrata tutta l’expertise medica, in modo che ci sia un’assistenza globale. Intorno all’ematologo collaborano, pediatri, ortopedici, infettivologi, epatologi, psicologi, fisiatri. Siamo passati da 495 pazienti nel 2013 a 1358 nel 2016. È stato fatto molto lavoro per il trattamento delle malattie emorragiche al pronto soccorso e abbiamo voluto verificare i miglioramenti: in due anni abbiamo avuto riduzione dei tempi di intervento notevoli, e questo significa che la formazione è stata estremante importante. Sono stati fatti molti passi avanti sia dal punto di vista gestionale che da quello della terapia. Solo 45 anni fa non c’erano terapie, con la conseguenza di un tasso di mortalità molto elevato. Dagli anni 70 in poi l’impegno è stato forte soprattutto nel Nord Europa e già nel 1985 i concentrati plasma derivati erano virus-inattivati, fino all’arrivo dei ricombinanti. Oggi pazienti emofilici hanno partecipato alla maratona di New York”.

Dialogo tra le parti in causa e informazione corretta: due punti imprescindibili

Ultimo tema trattato, ma altrettanto importante specie alla luce degli ultimi eventi, l’informazione. Come si comunica, e come si promuove la raccolta del sangue, del plasma e degli emocomponenti? Maurizio Pirazzoli, presidente Avis Emilia Romagna, ha spiegato le sue idee in proposito, ribadendo l’importanza delle associazioni, talvolta ignorate nei processi normativi e decisionali. “Donando noi salviamo vite umane, e il nostro obiettivo è avere una nazione dove il diritto alla salute sia garantito a tutti. Noi abbiamo chiesto ai nostri donatori uno sforzo in più per il caso del Lazio e la risposta c’è stata, ma siamo convinti che il dono deve fare parte della nostra normalità. Oltre all’informazione, che facciamo, vogliamo costruire una società solidale e inclusiva, in cui tutti siano pronti a rispondere qualsiasi sia il problema, che si tratti di emofilia o di un terremoto. In questo la collaborazione tra i soggetti è centrale, e sotto questo aspetto si può e si deve fare meglio. Il donatore non è un rubinetto che si può aprire e chiudere, e l’innalzamento dei livelli di plasma estratto per ogni donatore (da 550 a 700 ml secondo il decreto del 28/12/2015 n.d.r.) non l’abbiamo tanto capito. Il donatore è pronto a intervenire ma l’aumento della durata delle procedure è un problema, e le donazioni sono calate. In Emilia però il dialogo è forte, vogliamo essere compresi anche nei processi normativi perché conosciamo i donatori uno per uno e possiamo dare il nostro contributo. Avis va nelle scuole elementari e medie, nelle università a fornire i contenuti sull’importanza del dono. È di tutta evidenza che le istituzioni politiche debbano darci gli strumenti per chiudere il grande cerchio della salute”.

Altrettanto saliente, infine, l’intervento di Aldo Ozino Caligaris, presidente FIDAS, anche lui chiamato a esprimersi in chiave programmatica, offrendo linee guida sui metodi corretti d’informare il pubblico sulle esigenze del sistema trasfusionale. Perché chiedendo un gesto di responsabilità ai cittadini, è importante rispondere con trasparenza e coerenza. “Con l’esperienza – ha spiegato Ozino Caligaris – ho compreso l’importanza di considerare il paziente, e quindi la persona, al centro di un percorso in cui l’approccio multidisciplinare è importantissimo per preservare la salute dei pazienti. Per l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il paziente in salute non è quello privo di patologie, ma quello in equilibrio. Oggi la sicurezza dei prodotti vena a vena è massima ed è garantita soprattutto dalla donazione responsabile. Le fatalità ci insegnano una cosa. Oggi nel Lazio dobbiamo garantire emazie, ma passa un messaggio sbagliato, che non si possa donare a 360 gradi, mentre invece si possono donare piastrine e plasma. Bisogna puntare su una comunicazione che sappia dire sistematicamente quello che serve quando serve. Sul piano del plasma non c’è ancora autosufficienza nazionale e da qui l’esigenza di un piano da rivedere annualmente. I risultati passano anche da un approccio corretto all’informazione: bisogna offrire certezze, numeri condivisi finalizzati al benessere del paziente. Dobbiamo avere dei punti certi e strategici. Per noi è inaccettabile pensare che possa essere messa in discussione la donazione non remunerata. Le informazioni che le associazioni hanno il compito di fornire ai cittadini non ancora sensibili al tema della donazione devono essere coerenti ed esatte. Dopo dieci anni di CNS ho visto come un‘evoluzione corretta debba mantenere una rotta precisa, con le tre gambe del sistema trasfusionale in dialogo e confronto permanente. Solo così si possono garantire i numeri previsti per il 2020”.

Chi dona cura non una, non due, ma moltissime volte dunque. E non soltanto sangue o plasma. Ricordiamo infatti che proprio oggi 23 settembre si chiude la settimana dedicata al Match Now per la donazione di midollo osseo e cellule staminali emopoietiche http://www.centronazionalesangue.it/notizie/match-it-now-000, con eventi in 180 piazze italiane. Non manchiamo.

*AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue); AVES (Associazione Volontariato Emofilici e Similemofilici); ADAS-FIDAS (Associazione Donatori Aziendali Sangue- Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue); FEDRED (Federazione delle Associazioni Emofilici dell’Emilia-Romagna)

Carenze e donazioni speciali in tutto il week-end: l’attualità del sistema sangue

news

Il mondo dei media generalisti principali è spesso molto prevedibile, e funziona secondo prassi talvolta robotiche per non dire ottuse.

Di automatismi sordi che regolano la vita dei grandi apparati istituzionali (scuola, politica, sanità, media) parla diffusamente lo studioso canadese Alain Deneault, in un libro che merita di essere letto, La Mediocrazia (Neri Pozza, 2017): tornando al sangue, in questi giorni, si può ammirare un vero e proprio caso archetipico di tali meccanismi, e in particolare di Agenda Setting, ovvero di incremento di notiziabilità.

Ormai 6 mesi fa, ai primi di marzo, su Buonsangue avevamo segnalato l’esperimento Ambrosia http://www.buonsangue.net/mondo/ambrosia-dalla-california-un-esperimento-discusso-tornare-giovani-plasma/ il tentativo di una start-up in California di ritardare il naturale processo d’invecchiamento attraverso le trasfusioni di sangue degli adolescenti. A marzo, quando la notizia era d’attualità, il fatto è passato inosservato. Tra il 5 e il 6 settembre, dopo che ne ha parlato Paolo Mastrorilli, inviato de La Stampa http://www.lastampa.it/2017/09/05/scienza/i-vampiri-di-silicon-valley-sangue-giovane-contro-linvecchiamento-M326EvLWXWEnvEcRQT8NlN/pagina.html, la notizia di Ambrosia e dei suoi obiettivi è stata ripresa da moltissime testate, tra cui:

Il Giornale http://www.ilgiornale.it/news/cronache/sangue-giovane-contro-linvecchiamento-lesperimento-fa-1437927.html;

la popolarissima Blasting News http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/09/lultima-folle-moda-dei-top-manager-trasfusioni-con-sangue-di-adolescenti-001984919.html:

e Business People http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Trasfusioni-anti-eta-i-manager-della-Silicon-Valley-diventano-vampiri-102218.

Un vero e proprio effetto eco, in clamoroso ritardo. Quando proprio non si riesce a essere sul pezzo, viene da pensare, sarebbe meglio che i grossi media nazionali si dedicassero a fornire informazioni utili sulle carenze e le donazioni speciali dell’attualità in tutta Italia.

Intanto come (quasi) ogni venerdì il giro delle news lo facciamo noi. Vediamo dove ci sono carenze e di conseguenza, raccolte speciali nel week-end.

Emergenze e molte raccolte nel week-end in Puglia: a Taranto si sfruttano addirittura i display luminosi ai bordi delle strade in città https://www.nuovosud.it/62455-altro-sud/emergenza-sangue-taranto-display-stradali-invitare-alla-donazione; a Mesagne, in provincia di Brindisi, donazione speciale domenica 10 settembre http://www.brindisireport.it/speciale/sanita/a-mesagne-continua-la-raccolta-del-sangue-nuova-donazione.html, e infine a San Severo (Foggia), ottima campagna pro-dono: per chi va a donare in regalo un gradito buono pizza da utilizzare in pizzeria https://www.statoquotidiano.it/06/09/2017/emergenza-sangue-raccolta-avis-a-san-severo/570504/.

In Calabria, si muove il consigliere regionale del PD Antonio Scalzo, che auspica “un rilancio del sistema trasfusionale” per far fronte alle carenze estive http://www.lamezialive.it/donatori-sangue-scalzo-pd-calo-estivo-preoccupa-necessaria-nuova-strategia-rilancio-sistema-trasfusionale.html, mentre una storia bella e lontana da qualsiasi strumentalizzazione arriva da Benevento, in Campania, dove un gruppo di migranti bengalesi si è offerto di donare sangue e supportare la raccolta, per far fronte al proverbiale calo del periodo estivo http://www.ottopagine.it/bn/attualita/135038/migranti-voi-ci-ospitate-e-noi-vi-doniamo-il-sangue.shtml.

In Sicilia molte raccolte speciali nel week-end nella zona di Agrigento http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/donazione-del-sangue-raccolte-a-villaseta-e-a-naro.html, e di Ragusa https://www.radiortm.it/2017/09/01/donazione-del-sangue-nel-periodo-estivo-tanti-i-donatori-avisini-monterossani-che-hanno-contribuito/, mentre in Umbria sono molto positivi i risultati delle donazioni speciali organizzate nelle scorse settimane http://www.perugiatoday.it/cronaca/sangue-donatori-ospedale-perugia-todi.html.

In Toscana, quattro giorni intensi con la bella festa del dono a Castel Fiorentino http://www.gonews.it/2017/09/06/avis-castelfiorentino-festa-nella-festa/ per far fronte alla situazione scorte, che come sempre possiamo conoscere in tempo reale attraverso il consulto con il sito del Meteo del Sangue https://web2.e.toscana.it/crs/meteo/.

https web2.e.toscana.it crs meteo (1)

Ad Avezzano, in Abruzzo, testimonial dell’ultima campagna Avis è la splendida Giorgia Farina http://www.abruzzoweb.it/contenuti/donazione-sangue-campagna-avis-avezzano-con-miss-giorgia-farina/636505-4/ semifinalista a Miss Italia 2017, mentre nel Lazio, a Rieti, si cercano donatori per i gruppi 0+ e A+ https://rietinvetrina.it/emergenza-sangue-0-e-a-si-cercano-donatori/.

A Fermo, nelle Marche, caccia al tesoro organizzata dall’Avis locale allo scopo di promuovere il dono http://www.viverefermo.it/2017/09/07/fermo-caccia-alla-goccia/652180/, e più a nord, in Veneto, precisamente a Conegliano in provincia di Treviso, la donazione si allarga al midollo osseo http://www.trevisotoday.it/cronaca/match-it-now-cellule-staminali-conegliano-5-settembre-2017.html con Match it Now, una campagna nazionale di assoluta importanza, patrocinata, tra gli altri, dal Centro Nazionale Sangue http://www.centronazionalesangue.it/notizie/match-it-now-000.

Infine il solito promemoria sull’uso costruttivo dei social network: consultiamoli anche e sopratutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime altre donazioni speciali in programma in tutta Italia: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, da questo week-end, venerdì 8 del mese, e trovare, cliccando sulla voce “mostra tutti”, gli eventi-dono in programma per tutto settembre. Basta scorrere e trovare facilmente quelli più vicini a noi. Come si vede in foto, le occasioni per donare sono moltissime in tutta Italia.

donazione sangue Ricerca di Facebook (1)

Il Tar, i dati sul plasma che non arrivano, le raccolte speciali. Che succede nel Sistema sangue

donor

Siamo a settembre, dopo un’estate contraddistinta da carenze e notizie di attualità di grande interesse, come le ultime vicende del raggruppamento regionale NAIP alle prese con una sentenza del Tar che ha cambiato completamente gli scenari per quel che riguarda la raccolta e la lavorazione del plasma http://www.buonsangue.net/news/plasma-tar-boccia-csl-behring-riammette-kedrion/.

Ma intanto si procede verso il grande rientro dalle vacanze. Per il sistema sangue e la raccolta standard di unità l’inizio di settembre potrebbe coincidere con un progressivo incremento delle donazioni, e con un controllo maggiore delle carenze e delle necessità che ancora, nelle ultime ore, sono presenti e diffuse sul territorio.

Affin ché questo incremento avvenga realmente però, è necessario che tutte gli attori del sistema lavorino al meglio verso la direzione comune dell’autosufficienza ematica, la cui importanza è stata ribadita diverse volte nelle ultime settimane, sia nel caso dell’attentato a Barcellona http://www.buonsangue.net/news/lautosufficienza-ematica-caso-barcellona-carenze-estive/, sia nel caso del recentissimo terremoto a Ischia (anche i terremoti rientrano a tutti gli effetti nella casistica delle maxi-emergenze http://www.buonsangue.net/eventi/dai-terremoti-agli-attentati-terroristici-in-francia-come-si-gestisce-una-maxi-emergenza/), evento per il quale, come leggiamo dal comunicato stampa pubblicato sul sito del Centro Nazionale Sangue, fortunatamente non è scattata alcuna necessità particolare http://www.centronazionalesangue.it/notizie/comunicato-stampa-025.

Sul sito del Centro Nazionale Sangue, tuttavia, ci auguriamo di leggere presto anche i dati relativi alla raccolta plasma degli ultimi mesi, attualmente fermi ad aprile, cioè a ormai quattro mesi fa, http://www.centronazionalesangue.it/pagine/dati-monitoraggio-plasma.

Si tratta di dati dall’assoluto rilievo pubblico, giacché, come sappiamo, proprio frazionando il plasma sul territorio nazionale si producono i farmaci plasmaderivati necessari per la cura di moltissime patologie gravi come l’emofilia. Ci auguriamo inoltre di poter avere presto a disposizione la versione definitiva del portale informativo Plasma Italia, annunciato per i primi di agosto e non ancora licenziato nella sua piena operatività.

Ogni strumento informativo, ogni ulteriore supporto, è infatti assai utile per accrescere la cultura del dono in giorni ancora difficili come questi, in cui carenze e necessità impellenti non mancano.

In Basilicata, infatti, appello congiunto da parte di Avis e Fidas per far fronte a una carenza che perdura e aumentare le scorte ordinarie disponibili http://www.ondanews.it/emergenza-sangue-basilicata-laccorato-appello-ai-donatori-lucani-avis-fidas/.

Ad Avezzano, in Abruzzo, donazione speciale in autoemoteca questa domenica http://www.avezzanoinforma.it/notizia/2017-08-31/7925/sensibilizzare-alla-donazione-del-sangue-gli-appuntamenti-avis-di-inizio-settembre.html.

In Toscana, come si vede in figura 1, il Meteo del Sangue ci informa sulla situazione dei gruppi sanguigni: https://web2.e.toscana.it/crs/meteo/. Urgenze per il gruppo B+, 0+ e 0-, emergenza per i gruppi A+ e A-.

https web2.e.toscana.it crs meteo

In Veneto, oltre al caso del Tar, è importante poi ritornare su un caso di cronaca che su Buonsangue avevamo già trattato, ovvero il lavaggio del sangue attraverso la plasmaferesi per migliaia di adolescenti veneti alle prese con l’inquinamento da PFAS http://www.buonsangue.net/news/inquinamento-pfas-veneto-plasmaferesi/.

Sul Mattino di Padova leggiamo che i lavaggi continuano, con il giusto timore da parte delle moltissime famiglie coinvolte in apprensione per il futuro del proprio territorio e dei tantissimi giovani coinvolti.  http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2017/08/23/news/lavaggio-del-sangue-l-ansia-delle-famiglie-1.15764704.

Infine vi consigliamo di utilizzare i nostri social network nella loro accezione più utile e costruttiva, e consultarli per acquisire informazioni immediate sulle tantissime altre donazioni speciali in programma in tutta Italia: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, da questo week-end, sabato 2 del mese, e trovare eventi-dono in programma fino a metà settembre. Basta scorrere e trovare facilmente quelli più vicini a noi. Come si vede in foto, se ne trovano moltissimi in tutta Italia, a partire dal Lazio fino alla Sicilia o al nord Italia.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Il 19 settembre primo vertice tra i membri del NAIP. Tema: che succede dopo la sentenza del Tar Veneto?

La-legge-è-uguale-per-tutti

Per tutti i membri del NAIP, l’accordo interregionale sul plasma stretto dal Veneto (Regione capofila) con Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Valle d’Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano, è previsto un incontro il prossimo 19 settembre, al fine di discutere le mosse da mettere in atto in seguito alla sentenza del Tar Veneto che, come abbiamo annunciato in esclusiva su Buonsangue, ha annullato il contratto in essere con l’australiana Csl Behring ordinando il rientro dell’italiana Kedrion per tutti i servizi di raccolta e frazionamento del plasma donato nei territori compresi nell’intesa.

Il tema all’ordine del giorno è di estrema delicatezza, perché bisognerà decidere – il più presto possibile – se accettare la decisione del Tar o se ricorrere ulteriormente al Consiglio di Stato, rischiando così di minare ulteriormente lo svolgimento di un servizio che necessiterebbe, invece, di continuità ed efficienza.

L’incontro del 19 settembre è dunque il primo effetto concreto del pronunciamento del Tar Veneto reso pubblico lo scorso 23 agosto e già disponibile on-line all’indirizzo https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=SJC3KUQTYHRBSCBAI6V4FRSC3E&q, il nuovo capitolo di una vicenda che, nonostante la sua forte rilevanza per l’intera collettività, sembra ancora avvolta in un velo di torpore estivo che coinvolge media ed istituzioni.

Sorprende, ma forse nemmeno così tanto, che gli stessi organi di stampa locali attivissimi nel marzo 2016 nel magnificare i termini di un accordo che avrebbe dovuto consentire al Veneto di ottenere un enorme risparmio di fondi pubblici a fronte di un servizio di alto livello (ecco alcuni esempi di endorsement forse un po’ troppo frettolosi http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2016/03/31/news/il-veneto-spezza-il-monopolio-del-plasma-1.13216773  e http://www.ilnordestquotidiano.com/politica/11-politica-veneto/9334-sanita-aggiudicata-dal-veneto-capofila-la-gara-dell-accordo-interregionale-per-la-plasmaderivazione.html), in tutta la settimana non abbiano trovato uno spazio in cronaca per riportare la sentenza del Tar sull’annullamento del contratto e sulle sue motivazioni, né per analizzare gli scenari futuri o le implicazioni concrete di questa decisione del tribunale amministrativo o per intervistare i diretti interessati.

Disattenzione? Effetto ferie? O piuttosto una certa sorpresa nel constatare come – quello che era stato presentato alla stregua di un esempio di buona amministrazione pubblica – sia stato bocciato dal Tar con motivazioni piuttosto semplici e al tempo stesso severe: l’australiana Csl Behring non aveva semplicemente i requisiti per competere nella gara.

Vedremo se gli organi di stampa si muoveranno nei prossimi giorni, anche perché, allo stato attuale, è importante capire se il plasma raccolto dalla Csl Behring a partire dal maggio 2017 (con qualche problemino in Liguria http://www.buonsangue.net/news/frazionamento-del-plasma-liguria-grave-stallo-nel-passaggio-consegne-momenti-chiave-determinato-situazione-critica/) potrà essere utilizzato dalla ditta subentrante, e comprendere quanto tempo dovrà passare prima che la Kedrion possa riprendere la propria raccolta nei Centri Trasfusionali del NAIP dopo gli obbligatori controlli per il Plasma Master File. Problemi concreti, che si sarebbero potuti evitare ammettendo al bando di gara solo le imprese che rispettavano chiaramente tutti i requisiti, senza forzature di sorta su fattori difficilmente opinabili come il vincolo di territorialità.

Anche dalle istituzioni coinvolte, tuttavia, arriva un fragoroso silenzio complice degli ultimi giorni di ferie. Speriamo presto di poter conoscere la posizione pubblica di Ministero, Regioni comprese nel NAIP e associazioni, anche perché, ci viene da dire, ogni giorno che passa è un giorno di mancata chiarezza su un tema che investe la fidelizzazione dei donatori, la loro fiducia nel sistema, la loro partecipazione attiva all’autosufficienza ematica di un intero Paese.

La sentenza del Tar Veneto sulla lavorazione del plasma e gli scenari che verranno. Cosa può succedere adesso?

download

Lo abbiamo annunciato qualche giorno fa in anteprima assoluta: il 23 agosto, il Tar del Veneto ha annullato l’accordo stretto tra la Regione Veneto e le altre 6 Regioni riunite nel raggruppamento regionale NAIP con l’azienda australiana Csl Behring, giacché quest’ultima – hanno sentenziato i giudici – non avrebbe avuto il diritto di partecipare alla procedura di affidamento dell’appalto riguardante la raccolta e il frazionamento del plasma.

Il Motivo?

Come si può leggere su Buonsangue http://www.buonsangue.net/news/plasma-tar-boccia-csl-behring-riammette-kedrion/ o direttamente nella sentenza ufficiale pubblicata sul web https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=SJC3KUQTYHRBSCBAI6V4FRSC3E&q, la ragione dell’annullamento è l’assenza, per la Csl Behring, di uno dei requisiti fondamentali per poter partecipare al bando di gara: ovvero il rispetto dei vincoli di territorialità previsti dal Decreto Ministeriale del 5 dicembre 2014.

Nella stringa risolutiva della sentenza infatti, si può leggere che “lo stabilimento di Schwalmstadt di proprietà della CSL Plasma GmbH, non è incluso nell’autorizzazione ministeriale ma è inserito nel progetto di gara. Per tale assorbente ragione – chiarisce il Tar del Veneto – la Csl Behring avrebbe dovuto essere esclusa dalla procedura di affidamento in esame”.

Cosa accadrà adesso?

Noi di Buonsangue, in queste ore, stiamo cercando di raccogliere le dichiarazioni ufficiali di tutte le parti in causa, allo scopo di poter prefigurare tutti gli scenari possibili.

Per mettere la parola fine a una vicenda che fa discutere ormai da molti mesi, potrebbe essere necessario l’intervento del Consiglio di Stato, ulteriore grado di giudizio. Ma intanto sarà difficile arginare le critiche che l’accordo tra NAIP e Csl Behring ha scatenato sin da subito, sia per le questioni “burocratiche” che hanno poi portato all’annullamento dell’accordo, sia per le numerose e pesanti obiezioni di molti addetti ai lavori a proposito dei termini tecnici dell’accordo stesso, per il 90% orientato sul prezzo e per il 10% sulla qualità del servizio, come avevamo già segnalato diversi mesi fa:

http://www.buonsangue.net/politiche/accordo-veneto-csl-behring-i-dubbi-sullefficacia-e-la-sottovalutazione-della-comunita-emofilica/

Ma se la battaglia giuridica dovesse andare avanti, quali sarebbero i costi sociali per chi dona il suo plasma e per chi ha bisogno dei farmaci plasmaderivati che si ottengono dal frazionamento? L’aver accettato nel bando di gara una ditta a cui mancava un requisito importante (e facilmente riscontrabile) come il vincolo di territorialità, si è già rivelato un errore dai costi sociali elevati: la speranza, dal punto di vista della comunità, è che non se ne commettano altri.  Il rientro operativo dell’italiana Kedrion probabilmente avrà bisogno dei suoi tempi tecnici affinché tutte le fasi della raccolta e della lavorazione avvengano a norma di regolamento, e ulteriori rallentamenti potrebbero incidere in modo rilevante sia sul piano della mera produttività, sia sul piano della raccolta del plasma, in vista di un possibile (probabile?) scoraggiamento da parte di tutti i donatori del Veneto e delle regioni interessate.

Altro punto di grande interesse dopo la sentenza, per tutte gli attori del sistema, è l’espletamento delle future gare per gli altri raggruppamenti regionali: non ripetere gli errori del passato dovrebbe essere l’imperativo per tutti i soggetti coinvolti.

Raccolta e lavorazione del plasma in Veneto e in altre 6 Regioni. Il Tar boccia l’australiana Csl Behring e riammette l’italiana Kedrion

22082530215_1248f90195_b

La notizia è di quelle destinate a fare rumore e arriva nei caldi giorni di questo fine agosto, tra gente che torna dalle vacanze e qualcuno che magari deve ancora andarci. Quindi, in teoria, per molti addetti ai lavori del Sistema sangue italiano potrebbe anche passare inosservata, ma certamente non sarà sfuggita ad alcuni dei principali protagonisti della vicenda. Ci riferiamo, nell’ordine, a: Ministero della Salute, Regione Veneto, le altre Regioni interessate (Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Valle d’Aosta) le Province autonome di Trento e Bolzano e – infine – alle due aziende che si occupano di raccolta e lavorazione del plasma coinvolte in questa vicenda: l’australiana Csl Behring e l’italiana Kedrion.

La notizia è la seguente: il Tar del Veneto ha decretato che Csl Behring non aveva diritto di partecipare alla procedura di affidamento dell’appalto riguardante la raccolta e la trasformazione del plasma prodotto dalle strutture trasfusionali delle Regioni sopra citate. Pertanto, con sentenza pubblicata il 23 agosto 2017, accogliendo il ricorso di Kedrion, “annulla l’aggiudicazione disposta in favore di Csl Behring e dichiara l’inefficacia del contratto stipulato con la Csl Behring, disponendo il subentro della Kedrion nel medesimo contratto”.

Come i lettori di Buonsangue ricorderanno, la vicenda è stata molto dibattuta all’interno del Sistema sangue italiano. E questo per varie ragioni. Intanto perché, si parla di un servizio che investe la solidità e la natura stessa del sistema di raccolta e trasformazione del plasma, ovvero quella capillare rete di produzione che in gran parte si appoggia sul volontariato e sull’incessante, meritorio lavoro delle associazioni dei donatori e delle strutture sparse sul territorio italiano. Altra ragione dell’importanza della vicenda: quando la compagine di Regioni guidata dal Veneto rese noto l’esito della gara, con il passaggio dell’appalto dall’italiana Kedrion (classificatasi seconda) all’australiana Csl Behring, il governatore Luca Zaia proclamò che la sua amministrazione stava finalmente rompendo un monopolio (italiano!) per una soluzione che avrebbe consentito maggiori risparmi ed economie. E a nulla valsero gli interventi e i commenti di molti addetti ai lavori, che da subito, e nei mesi successivi, fecero osservare – dati alla mano – che il risparmio era soprattutto di facciata e che il servizio, complessivamente, rischiava di perdere molto in termini di qualità e affidabilità.

Come spesso accade ai proclami di marca leghista, anche questo nel tempo si è rivelato leggermente sballato. Il Tar del Veneto, nelle motivazioni della sentenza, dice che Csl Behring non aveva i requisiti previsti dal D.M. 12 aprile 2012, che riguardano l’intero ciclo produttivo, ovvero “il ritiro e lo stoccaggio del plasma, i controlli fisici e documentali sul plasma e il trasferimento del plasma nell’impianto interessato”.

Nella sentenza si legge inoltre: “Con la conseguenza che le società e gli impianti, coinvolti nel ciclo produttivo, che non sono compresi nel perimetro autorizzativo del D.M. 5 dicembre 2014, in base all’art. 3 del disciplinare, come già osservato con la sentenza non definitiva, non possono essere inclusi nel progetto generale da presentare in sede di gara. Nella fattispecie, lo stabilimento di Schwalmstadt di proprietà della CSL Plasma GmbH, non è incluso nell’autorizzazione ministeriale ma è inserito nel progetto di gara. Per tale assorbente ragione – chiarisce il Tar del Veneto – la Csl Behring avrebbe dovuto essere esclusa dalla procedura di affidamento in esame”.

Adesso sarà interessante osservare e registrare le reazioni delle parti in causa, ma soprattutto sarà importante capire come il Sistema sangue si riorganizzerà, tenuto conto che in ballo ci sono questioni di non poco conto come l’autosufficienza ematica delle regioni coinvolte e più in generale del Paese, il rapporto con le associazioni di volontariato e dei donatori, oltre alla produzione e fornitura di farmaci fondamentali per le cure di migliaia di pazienti.

Per seguire tutta la vicenda su Buonsangue, ecco alcuni link utili:

Le difficoltà estive incombono sul sistema sangue: eppure mancano dati importanti sul plasma

Festival della Salute a Montecatini, le critiche di Toscano. Tutte le carenze dell’accordo Veneto-Csl Behring

Accordo Veneto-Csl Behring, i dubbi sull’efficacia e la sottovalutazione della comunità emofilica

I dubbi sulle motivazioni del Veneto

La Gara del Veneto sarebbe stata possibile con il nuovo codice unico degli appalti?

Il Programma Nazionale di autosufficienza 2017. Le conclusioni

iStock_8985953-350x233

Nelle scorse settimane su Buonsangue abbiamo analizzato molto in dettaglio il “Programma Nazionale per l’Autosufficienza del sangue e dei suoi prodotti 2017”, documento approvato il 6 luglio scorso dal Centro Nazionale Sangue dopo il confronto con le SRC, le strutture di coordinamento regionale.

Abbiamo cominciato con un’analisi della sostenibilità generale di sistema e del funzionamento degli scambi tra regioni http://www.buonsangue.net/sistema-sangue/sistema-sangue-la-programmazione-2017/, per poi continuare, nelle settimane successive, con l’analisi dei numeri generali su donatori e pazienti trasfusi a confronto tra le ultime stagioni http://www.buonsangue.net/sistema-sangue/sistema-sangue-la-programmazione-2017-lanalisi-buonsangue-punto-punto-2/.  In seguito, ci siamo soffermati sugli obiettivi annuali per il 2017 http://www.buonsangue.net/sistema-sangue/programma-autosufficienza-2017-gli-obiettivi/, approfondendo i metodi attraverso cui gli agenti del sistema trasfusionale intendono raggiungerli.

In quest’ultimo capitolo, il quarto, vedremo invece quali sono le conclusioni tratte dagli addetti ai lavori sul lavoro da fare nei mesi che restano in questo 2017.

La valutazione finale, condivisa dalle istituzioni del sangue, è che anche nel 2017 il sistema sarà in grado di garantire l’equilibrio quanti-qualitativo fra produzione e fabbisogni di emocomponenti nonostante le carenze strutturali della ultime settimane, a patto però, di tenere conto di alcuni assetti strategici chiave come:

1) L’importanza di sviluppare e rendere ancora più efficiente il sistema degli scambi interregionali sulla base di accordi stipulai anno per anno;

2) L’importanza di operare un monitoraggio continuo e immediato dei dati a disposizione nel sistema SISTRA http://www.buonsangue.net/sistema-sangue/il-sistra-cose-e-a-cosa-serve/ per operare, se necessario, correttivi, contromisure e scambi di strategia;

3) Armonizzare sempre di più la collaborazione tra le “tre gambe” da cui il sistema è tenuto in piedi: ovvero istituzioni e personale medico, associazioni di volontari, imprese impegnate nella ricerca scientifica e nella produzione dei farmaci, ricordando sempre che il sistema sangue è un sistema complesso in cui coesistono anche interessi privati, che mai tuttavia dovrebbero intaccare le linee direttive generali (autosufficienza, livelli alti di qualità e sicurezza), o mettere a rischio fattori di efficienza.

4) In quest’ottica, dunque, sarà bene che le regioni adottino provvedimenti funzionali (anche nel caso dei bandi interregionali per il frazionamento del plasma) a mantenere livelli di alta qualità in termini di produzione, qualità e sicurezza degli emocomponenti.

5) Infine, bisognerà lavorare sempre di più all’implementazione delle metodologie del Patient Blood Management http://www.buonsangue.net/politiche/il-patient-blood-management-cose-e-cosha-cambiato/ sotto il coordinamento del CNS.

 

Programma di autosufficienza 2017: gli obiettivi

stabilire-obiettivi-web-marketing

Obiettivi precisi, ambiziosi e fissati in base all’idea di appropriatezza e agli standard di Patient Blood Management. Ecco il quadro che emerge analizzando il Programma di autosufficienza ematica 2017 approvato dal Centro Nazionale Sangue (CNS) in accordo con le Strutture Regionali di Coordinamento (SRC) e con le associazioni di donatori AVIS, FIDAS, FRATRES e Croce Rossa.

I prodotti driving

Individuati i prodotti driving, cioè quelli considerati più importanti per raggiungere l’autosufficienza nazionale, ovvero 1) globuli rossi (GR), 2) emocomponenti a maggiore utilizzo clinico, 3) plasma destinato al frazionamento industriale. Vediamo quindi quali saranno gli obiettivi di produzione e di controllo della domanda per il 2017.

1) Globuli rossi (GR)

Per i globuli rossi, il programma per il 2017 prevede un incremento della raccolta su scala nazionale del +1,8%, a fronte di una leggera diminuzione del consumo, come si vede in infografica 1:

Produzione e consumo unità di GR in Italia (Rapporto 2016 vs 2017)

Infogr 28

2) Emocomponenti a maggiore utilizzo clinico

Per ciò che riguarda gli emocomponenti a maggior utilizzo clinico, ovvero albumina, antitrombina e immunoglobuline polivalenti, gli obiettivi 2017 sono individuati in base al Programma Nazionale Plasma (PNP) 2016-2020, secondo criteri di appropriatezza, parametri che indicano gli obiettivi di controllo della domanda su scala nazionale che troviamo nell’infografica 2. Le riduzioni di domanda di albumina e antitrombina coincidono con riduzioni su basi regionali in luoghi come Campania o Sardegna, dove si è registrato finora un utilizzo eccessivo. Piccolo aumento di domanda previsto invece per le immunoglobuline.

Domanda di emocomponenti a maggiore utilizzo clinico identificata come obiettivi per il 2017

infograf28(2)

3) Plasma destinato al frazionamento industriale

Infine, ecco il dato sulla quantità totale di plasma fresco destinato al frazionamento industriale nel 2017, che, come vediamo in infografica 3, è leggermente in crescita rispetto al 2016:

Plasma da conferire al frazionamento industriale in kg (rapporto 2016 vs 2017)

Infog 28 (3)

Come riuscirci? Attraverso 6 principi generali di appropriatezza qui sotto elencati:

1) Riduzione sensibile degli sprechi per iperdatazione o per cause tecniche

2) Aumento del numero di procedure via aferesi regione per regione

3) Sviluppo di modelli organizzativi incentrati sulla concentrazione delle attività trasfusionali

4) Accrescimento della collaborazione tra istituzioni e associazioni di donatori

5) Promozione dell’aferesi attraverso le associazioni

6) Creazione di nuovi progetti congiunti tra le tre gambe del sistema trasfusionale volti a spingere nuovi donatori alla plasmaferesi