Dalla Toscana un grande gesto di solidarietà verso l’Albania: donate 5,5 milioni di unità di Fattore VIII per la cura dell’emofilia

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La solidarietà del sistema sangue italiano nei confronti dell’estero per l’invio di farmaci plasmaderivati è un’abitudine consolidata. E nelle ultime ore, ecco una nuova notizia importante in tal senso: la Regione Toscana, tramite l’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer, ha predisposto una donazione di ben 5,5 milioni di unità di Fattore VIII della coagulazione in favore dell’ospedale Madre Teresa di Calcutta di Tirana in Albania, per la cura dei pazienti emofilici. Il fattore VIII, lo ricordiamo, è farmaco derivato dal plasma, plasma in questo caso raccolto dai donatori italiani.

Il primo commento all’iniziativa è arrivato dall’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, che ha richiamato in causa il recente aiuto da parte dell’Albania sull’emergenza Coronavirus: “Al gesto dell’Albania che ha inviato medici e infermieri per aiutare l’Italia nel momento più difficile – ha detto la Saccardi – noi rispondiamo con questa donazione, perché anche noi non abbandoniamo mai chi è in difficoltà. L’iniziativa è stata resa possibile grazie al Meyer, che ha fatto da tramite con l’ospedale albanese, e ai tanti generosi donatori, cui va il nostro ringraziamento. La solidarietà tra i popoli, soprattutto nel momento del bisogno, è più di un impegno etico e sociale. E’ un legame che unisce e che spinge a rendersi utili con quello che si ha”.

Anche Simona Carli, direttrice del Centro regionale sangue Toscana, ha commentato con soddisfazione: “In Toscana – Ha detto – è presente una comunità albanese molto numerosa, e da molti anni intratteniamo stretti rapporti, molti albanesi sono donatori periodici, con il coordinamento del Centro Nazionale Sangue tramite l’accordo in essere tra Governo albanese e Azienda Ospedaliero Universitaria Meyer, che assicura tutte le dovute garanzie. La Regione Toscana dal 2018 ha potuto inviare in Albania ogni anno 2 milioni di Unità di Fattore VIII per garantire la cura ai pazienti Emofilici. Quest’anno il Governo albanese ha richiesto la disponibilità della Regione Toscana ad aumentare a 5,5 milioni la quantità da donare. La Regione Toscana ha accolto questa richiesta e invierà in due tranche la quantità indicata. Questo ci è sembrato da sempre un modo per ringraziare i tanti donatori albanesi presenti nelle nostre comunità, farli sentire utili anche per i loro connazionali rimasti in Patria e, in questo momento specifico, ringraziare per il prezioso aiuto che l’Albania ha generosamente dato all’Italia in piena emergenza Coronavirus. E’ doveroso un ringraziamento al Centro di Salute Globale della Regione Toscana e un ringraziamento particolare alla ditta Kedrion che gratuitamente assicura il trasporto del materiale in Albania, spesa che sarebbe altrimenti a carico di quel paese.
I nostri donatori possono essere sicuri che niente viene sprecato di quanto da loro donato e che i valori etici di solidarietà e cooperazione alla base del loro gesto sono valorizzati”.

La dottoressa Carli spiega dunque la funzione di Kedrion Biopharma, azienda italiana produttrice di farmaci plasma-derivati, che ha contribuito curando gli aspetti logistici e sostenendo i costi di spedizione. Il perché lo ha spiegato Danilo Medica, Italy Country Manager di Kedrion: “Questa iniziativa è un esempio di come si possa collaborare per dare un supporto concreto a chi ha più bisogno di cure, soprattutto in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo. Per noi essere a fianco della Toscana e poter aiutare l’Albania e così contribuire a servire le comunità di pazienti in quel Paese è una grande opportunità”.

Si fortifica dunque la collaborazione tra l’Italia e l’Albania dopo l’arrivo, nei giorni scorsi, di trenta medici e infermieri albanesi per combattere il Coronavirus, un aspetto che, in merito all’invio dei medicinali, ha voluto sottolineare con orgoglio anche Gianpiero Briola, presidente di Avis nazionale e coordinatore Civis: “L’invio delle unità di Fattore VIII in Albania per curare i pazienti emofilici è la dimostrazione di come, nonostante le difficoltà generate in tutto il mondo dalla diffusione del Coronavirus, la solidarietà e la sensibilità dei donatori italiani non si interrompa – ha detto Briola –  la donazione del plasma, e quanto fatto dalla Toscana lo conferma, è un gesto prezioso soprattutto in un periodo storico così delicato. La vicinanza tra i nostri popoli, dopo l’arrivo in Italia dei medici e degli infermieri albanesi per supportare il nostro personale sanitario nell’assistenza ai pazienti contagiati dal Covid, è oggi ancora più stretta”.

Già negli anni passati vi abbiamo raccontato spesso il ruolo chiave che un sistema come il nostro – fondato su valori etici consolidati e sul dono anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato – svolge nella comunità internazionale, specie verso i paesi meno fortunati. Nell’ambito dell’Accordo Stato Regioni del 7 febbraio 2013 per la promozione e l’attuazione di accordi di collaborazione per l’esportazione di prodotti plasma-derivati a fini umanitari, l’Italia ha inviato oltre 40 milioni di unità di fattori della coagulazione a paesi come Afghanistan, Albania, Armenia, India, Serbia, Vietnam ed El Salvador. Davvero un contributo importante.

 

Due fatti rilevanti sull’attualità del Coronavirus: il ministero autorizza l’utilizzo del plasma dei pazienti già guariti, e le valutazioni di Gianpietro Briola sull’epidemia in un video verità su Youtube

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Il protocollo di studio degli ospedali lombardi capeggiati dall’Ospedale San Matteo di Pavia, ha dato i suoi frutti. Su DonatoriH24 leggiamo infatti che il Ministero della Salute ha dato la sua primissima autorizzazione all’utilizzo del plasma anti-covid19 ottenuto dai pazienti guariti, e dunque, presumibilmente, più carico di anticorpi.

L’autorizzazione è arrivata attraverso una circolare emessa venerdì 27 marzo dal titolo “Raccomandazioni per la gestione dei pazienti immunodepressi residenti nel nostro Paese in corso di emergenza da COVID-19”. Le raccomandazioni sono necessarie in quanto ancora non esiste una letteratura scientifica di lunga data su questa pratica, ma la circolare leggibile nella sua interezza a questo cliccando su questo link dice che:

“Nei pazienti con deficit dell’immunità umorale che sviluppino un quadro di Covid-19, si può prendere in considerazione la possibilità di procedere all’infusione di plasma di soggetti convalescenti che abbiano superato l’infezione da Covid-19. Il soggetto donatore dovrà compiutamente rispondere ai requisiti previsti dalla normativa vigente per la donazione di emocomponenti”.

Ci auguriamo con forza che il plasma dei pazienti già guariti risulti efficace, anche perché dalla testimonianza web, su Youtube, di Gianpietro Briola (da noi intervistato qualche giorno fa), in dialogo con Alessandro Lucchini sul canale “Palestra della scrittura”, in Lombardia la situazione degli ultimi giorni, sebbene in lieve miglioramento, è stata davvero difficile.

Consigliamo a tutti di vedere questo video, nel quale Briola, che non è soltanto Presidente di Avis Nazionale ma anche primario Pronto Soccorso ASST del Garda, racconta i momenti difficili vissuti in reparto, e fa il punto, con competenza e lucidità, sul presente e il futuro della pandemia da Coronavirus e della situazione sanitaria nazionale.

Plasma anti-covid: dopo l’infelice uscita di Ricciardi, è opportuno ascoltare Briola (Avis) e Liumbruno (Cns)

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Ieri su Buonsangue abbiamo riportato le dichiarazioni – per noi alquanto superficiali – che Walter Ricciardi membro dell’esecutivo dell’Oms e consulente del ministero della Salute, ha rilasciato a PresaDiretta a proposito della terapia anti – Covid 19 attualmente in studio negli ospedali lombardi, e basata sulle proprietà del plasma dei pazienti guariti e presumibilmente ricco di anticorpi: “I plasmaderivati sono qualcosa che poi in passato ha riservato delle brutte sorprese”, si è lasciato sfuggire Ricciardi, mettendo a rischio tanti anni di informazione sui grandi passi avanti negli ultimi decenni sul piano della sicurezza trasfusionale.

Con puntualità, ci è arrivata la precisazione di Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis, da noi intervistato sulla situazione del sistema sangue in piena emergenza Coronavirus solo pochi giorni fa, il 23 marzo. Ecco le parole di Briola. “Il plasma raccolto, così come il sangue e tutti gli emocomponenti, vengono sottoposti a rigidi controlli che rispettano i più elevati standard di qualità e sicurezza. Per questo, non ci sono rischi derivanti dalla loro somministrazione ai pazienti. Il prof. Ricciardi si riferisce ad un’epoca passata nella quale non vi erano test per le malattie trasmissibili e non vi erano tecnologie adeguata all’inattivazione virale del plasma.  Per quanto riguarda, invece, la possibilità di curare le persone affette da Coronavirus con il plasma di individui guariti, si tratta al momento di terapie sperimentali e bisogna, quindi, procedere con cautela prima di poter affermare con certezza la loro assoluta e comprovata validità. Diamo il tempo a ricercatori, clinici e scienziati di compiere gli studi necessari per arrivare ad una strategia e possibilità terapeutica certa”.

Sullo stesso tema, sempre Avis, peraltro, già il 19 febbraio aveva pubblicato un’intervista a Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, che spiega in modo chiaro e pertinente le ragioni per cui il protocollo di studi sul plasma avrà bisogno di essere testato.  Ecco il passaggio in questione: “Seppur già sperimentata nel 2016 per debellare Ebola, questa tecnica non deve però disorientare. Come ha spiegato il direttore del Centro nazionale sangue, Giancarlo Liumbruno, «si tratta di terapie empiriche che ogni tanto vengono riproposte non tanto a livello sperimentale, ma proprio perché non si sa bene in quale direzione muoversi». Quello su cui punta l’attenzione Liumbruno è l’impossibilità di considerare definitivo un intervento simile: «Le limitazioni sono molte ed è anche piuttosto scarsa l’evidenza dei risultati. È vero che i pazienti guariti, in questo caso da Coronavirus, hanno sviluppato anticorpi specifici, ma è altrettanto vero che il loro plasma potrebbe riportare valori non proprio ottimali per una somministrazione, motivo per cui non si può considerare come una terapia efficace per qualsiasi tipo di infezione».

Un peso specifico diverso, con concetti che non rimandano a ragioni irrealistiche o a periodi culturalmente superati, ma indicano criticità concrete di valore medico-scientifico. In pieno rispetto del pubblico e della verità.

Il plasma dei pazienti guariti come base per una terapia efficace contro il Coronavirus: un motivo ulteriore per mettere il plasma e le sue funzioni al centro del dibattito

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L’importanza estrema del plasma. Gira da diversi giorni sui giornali la notizia che una delle strade scientifiche più prolifiche sulla ricerca di una cura efficace per affrontare le polmoniti e i problemi respiratori gravi generati dal Coronavirus, sia la sperimentazione scientifica sul plasma, con il conseguente utilizzo di un siero plasmaderivato proveniente dai pazienti già guariti che hanno sconfitto il virus.

Nelle settimane di crisi cinese la possibilità era già stata attivata e presa in considerazione, e con l’arrivo della delegazione di medici cinesi in Italia a soccorso della task forze italiana è nato un protocollo che sarà sviluppato in Lombardia, affinché una cura a base di plasma sia utilizzabile quanto prima.

La ratio, è che nel plasma dei pazienti guariti dovrebbero agire un numero e una tipologia di anticorpi in grado di entrare in azione prontamente e limitare le infezioni virali nei casi più gravi: in questo modo, sfruttando il dono dei pazienti guariti verso i malati, si potrebbe davvero fare un grosso passo verso il contenimento dell’epidemia.

Per spingersi avanti servirà l’ok dell’Istituto Superiore di Sanità, ma già per SARS ed Ebola questa modalità di cure è stata utilizzata con successo, e anche in Cina, lo scorso 17 febbraio, si diffuse la notizia poi ripresa da Adnkronos di un paziente trattato con una terapia a base di plasma di pazienti guariti.

Su Buonsangue abbiamo raccontato spesso come il sangue sia la carta d’identità del nostro organismo, e di come la ricerca scientifica lo metta con grande frequenza al centro dei suoi processi. Poter usare il plasma ei guariti è solo un ulteriore motivo per riconoscere al plasma la sua importanza come materia biologica primaria nella produzione di farmaci salvavita, ma aldilà del trasporto emotivo cui ci costringono le circostanze sarà davvero importante cogliere questa occasione in cui la parola “plasma” entra in modo così prepotente nel dibattito pubblico quotidiano, per far sì, nei prossimi mesi, che il grande pubblico possa abituarsi alla plasmaferesi come pratica di dono alla pari con quella del sangue intero, assolutamente equiparabile in quanto a valore oggettivo per la comunità, se non addirittura più preziosa.

Già oggi il plasma è al centro di dibattiti internazionali perché la sua raccolta ha un valore economico potenzialmente enorme nei paesi come gli USA, ma noi italiano sappiamo che i valori condivisi del dono non possono che rispecchiarsi in quelli del nostro sistema trasfusionale, secondo cui il dono è anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato: l’esperienza drammatica che stiamo vivendo in questi giorni, con il Sistema Sanitario Nazionale impegnato a curare tutti i cittadini bisognosi, non  fa altro che rafforzare la certezza che l’accesso alle cure deve essere assicurata indistintamente a tutti i pazienti, attraverso una raccolta nazionale che esuli da ragioni economiche.

I primi dati sulla raccolta plasma del 2020: durante l’ultimo gennaio crescita dello 0,7% rispetto al 2019

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Inizia l’ultima stagione che seguirà la programmazione stabilita nel Piano nazionale plasma 2016-2020, e l’obiettivo del sistema trasfusionale italiano in termini di raccolta plasma da conferire alle industrie per il frazionamento e la produzione di farmaci plasmaderivati è sempre lo stesso: migliorare, avvicinarsi il più possibile a un livello di autosufficienza e promuovere una crescita chirurgica soprattutto nelle regioni storicamente meno performative, in modo da poter gestire un flusso di raccolta ben armonizzato sul territorio.

Come abbiamo visto di recente attraverso l’analisi di Buonsangue, il 2019 si è concluso con una crescita nazionale nella raccolta dell’1,4% sul 2018, e con la maggior parte delle regioni italiane in grado di migliorare il dato della stagione precedente. Ma cosa è successo in questo inizio di 2020, anno che, lo ricordiamo ancora, vedrà l’organizzazione italiana per l’attesissima Giornata mondiale del donatore di sangue che cade come sempre il 14 giugno?

L’inizio, lo diciamo subito, è stato positivo.

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Fig.1

In assoluto, su scala nazionale, la raccolta di gennaio 2020 (Fig.1) è cresciuta dello 0,7% rispetto all’identico periodo del 2019. Scendendo nel dettaglio delle regioni, invece, in positivo si fanno notare le performance delle regioni del sud come Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, tutte in crescita, e delle regioni più popolate al nord come Lombardia e Piemonte. Bene anche la Liguria, e al centro Abruzzo e Molise. Meno buoni i dati di raccolta in regioni storicamente difficili come Lazio e Sardegna, e quelli della Toscana. Ma ci sarà tempo per recuperare.

In figura 2, invece, possiamo controllare i dati regionali in chilogrammi, e notare, per esempio, come la Lombardia rappresenti sempre la regione guida sul territorio nazionale superando nettamente i 10 mila chilogrammi di raccolta in un mese.

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Fig. 2

Se l’inizio è dunque incoraggiante, le premesse per l’ennesima stagione positiva sul piano dei risultati sul plasma ci sono tutte, a patto di non mollare la presa. Campagne, sensibilizzazione, supporto dei media, programmazione saranno tutti aspetti decisivi per compiere altri passi importanti verso quell’autosufficienza dal mercato che si pone sempre più come obiettivo strategico per qualsiasi nazione moderna.

 

Ecco i dati completi sulla raccolta plasma nel 2019. Una stagione positiva che consente di proseguire il cammino verso l’autosufficienza

 

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Il Centro nazionale sangue ha divulgato i dati definitivi sulla raccolta plasma del 2019, dati che consentono di capire se gli obiettivi del Piano nazionale plasma per l’anno in corso sono stati effettivamente raggiunti oppure no. Noi su Buonsangue abbiamo seguito l’andamento della raccolta mese per mese raccontando tutti i momenti, quelli di crescita e quelli più complessi nei periodi storicamente difficili, e continueremo a farlo.

A livello nazionale, per quel che riguarda la quantità di plasma raccolta e inviata alle industrie convenzionate per la produzione di farmaci plasmaderivati, nel 2019 la raccolta è cresciuta dell’1,4% rispetto al 2018, e come si può vedere in figura 1 la maggior parte delle regioni ha vissuto un’annata positiva ed è riuscita ad accrescere le proprie quantità. Notevoli i miglioramenti in Molise (+8,3%), in Emilia Romagna (+5%), Umbria (+ 4,1), Friuli Venezia Giulia (+6,3%) e Calabria (+3,3%). Soltanto Valle d’Aosta (-6,9%), Lombardia (-0,7%), Marche (-1,6%) e Sicilia (-1,3%) hanno peggiorato la raccolta rispetto all’annata 2018.

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Fig. 1

E se in figura 2 tabella 3 si possono analizzare questi stessi dati tradotti in chilogrammi fotografando a pieno quanta percentuale dell’obiettivo prefissato sia stata raggiunta, in figura 3 è possibile constatare quanto sia cresciuta la raccolta del plasma da destinare al frazionamento negli ultimi 19 anni, dal 2000 al 2019. Il fatto altamente positivo è che in generale si è passati dai 462 mila chili circa conferiti nel 2000, agli 856 mila di quest’anno, e che solo tra il 2013 e il 2014 c’è stata un’interruzione della crescita.

Un lavoro costante e ben organizzato che dovrà continuare nei prossimi anni, verso un livello di raccolta il più vicino possibile a quello dell’autosufficienza, che, ricordiamo, non è solo un numero. Ma un fatto concreto che incide fortemente sulla vita di tutti i pazienti.

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Fig. 2

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Fig. 3

Un anno di sistema sangue attraverso Buonsangue: i momenti topici a ritroso da dicembre a luglio. La seconda puntata

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Dopo la prima puntata dello scorso venerdì, ecco i momenti cruciali del sistema sangue nel 2019 relativi ai primi sei mesi dell’anno. Il picco della raccolta plasma, gli incontri tra addetti ai lavori, le campagne informative e i grandi temi etici dibattuti in tutto il mondo sui grandi media istituzionali. Un riassunto ricco e scandito mese per mese per rivivere insieme un anno decisivo.

Giugno – Gennaio 2019

Giugno 2019

La giornata del dono in Toscana. I lavori in corso di una regione che guarda al futuro:

La giornata regionale della donazione in Toscana, tra bilanci e sguardo al domani

Maggio 2019

La raccolta plasma di aprile 2019, un mese di grande crescita:

Raccolta plasma di aprile: è un mese positivo con una tendenza da mantenere nei prossimi mesi

Aprile 2019

Il video tutorial del Centro Nazionale sangue con la strada migliore verso la sicurezza trasfusionale:

Dal Centro nazionale sangue un video con le tappe principali per il massimo della sicurezza trasfusionale

Marzo 2019

Il vaccino gratuito per i donatori, il bilancio della prima stagione di una grande innovazione:

Il vaccino antinfluenzale gratuito per donatori: ecco i primi bilanci con la fine dell’inverno

Febbraio 2019

Il dibattito mondiale sulla raccolta plasma a pagamento, un’inchiesta del New York Times:

Sul New York Times la questione della raccolta plasma a pagamento torna al centro del dibattito in Usa. Ma riguarda tutti noi

Gennaio 2019

La lista degli obiettivi trasfusionali del 2019, il vademecum di un anno di lavori in corso:

Sistema sangue, programmato il 2019 tra attività trasfusionali e scambi tra regioni. Pubblicati dal Cns i documenti partoriti nella plenaria dello scorso 30 novembre

Avis Umbria pubblica i dati regionali sul dono del 2019. Un leggero calo che spinge a considerazioni generali valide per tutti, come incentivare la plasmaferesi

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Se nello scenario politico nazionale le elezioni regionali in Umbria sono state considerate da molti commentatori – e con troppa enfasi mediatica – una cartina tornasole dei desideri di voto degli italiani, dai dati sulle donazioni di sangue ufficiali pubblicati da Avis Umbra si possono invece trarre delle conclusioni generali ben più precise e interessanti sulle possibili criticità e sulle necessità che riguardano il mondo associativo e la raccolta sangue e plasma.

In Umbria le donazioni complessive del 2019 tra gennaio e novembre sono leggermente diminuite, assestandosi a poco più di 35 mila in luogo delle 35.465 dello scorso anno nell’identico periodo di riferimento. Questo significa di base che c’è stata una certa difficoltà nel portare la gente a donare, e se anche le differenze tra annate sono davvero leggerissime, non va dimenticato che l’obiettivo associativo regionale puntava a raggiungere le 40 mila donazioni complessive. Che indicazioni trarre?

La più importante: si registra una necessità che di certo vale per tutto il territorio nazionale, ovvero rafforzare, aumentare, spingere la plasmaferesi come tipologia di donazione d’importanza pari se non addirittura superiore a quella di sangue intero. In Umbria, secondo i dati ufficiali, sulle 35 mila donazioni complessive ben 32.741 hanno riguardato il sangue intero, mentre quelle relative a plasma e donazione mediante aferesi sono rispettivamente di 2.125 e 187. Un numero certamente esiguo, se pensiamo che la raccolta plasma e di piastrine in aferesi consentono la produzione di farmaci salvavita per tantissime patologie gravi come emofilia, malattie emorragiche congenite e trattamento delle immunodeficienze primitive, oltre a molti disordini neurologici. La cultura della plasmaferesi è dunque una cultura da diffondere con costanza e applicazione, perché su questa tipologia di donazione si registrano troppe credenze sbagliate.

Molti donatori, secondo uno studio di Avis Piacenza infatti, credono erroneamente che la plasmaferesi sia una donazione di serie B, tanti altri ritengono che la plasmaferesi non sia igienica quando invece tutto ciò che si usa è attrezzatura sterile e monouso, e infine è completamente falso che iniziando a donare plasma non si possa poi tornare a donare sangue intero, un’altra delle credenze erronee che circolano.

Diffondere sui social il video di Avis Nazionale sulle tipologie di donazione che abbiamo pubblicato ieri, sarebbe già una prima risposta, anche se è bene ricordare che i dati nazionali sulla raccolta plasma sono assolutamente in linea con il Programma nazionale plasma 2016- 2020.

Tuttavia, al di là dei numeri che sono un riferimento importante soprattutto per il presente, ciò che conta nel lungo periodo è sempre la capacità di far sedimentare nel pubblico una cultura del dono matura, efficace e duratura, attraverso il lavoro dei professionisti e dei dirigenti del sistema, delle tante campagne sul plasma delle ultime stagioni che ci sembrano particolarmente efficaci e riuscite, e nondimeno grazie al lavoro capillare delle sedi associative.

“PLASMARE”, il corso sulla filiera del plasma per i dirigenti Fidas. Un’occasione perfetta per accrescere la consapevolezza su un settore strategico

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Formare sul ciclo del plasma e la plasmaferesi, al fine di migliorare sempre di più la raccolta e alimentare il metodo del conto-lavoro, peculiarità italiana nella produzione dei farmaci salva vita: venerdì 6 e sabato 7 dicembre la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) ha organizzato, in collaborazione con Farmindustria, il corso di formazione “PLASMARE” rivolto ai Presidenti regionali e ai componenti del Consiglio direttivo nazionale e del Coordinamento Giovani FIDAS.

Ma perché questo corso di formazione per dirigenti Fidas su tutti i dettagli della filiera del plasma è stato importante e porterà sicuramente arricchimento nel settore e poi al pubblico?

Ce lo spiega il comunicato Fidas.

“Il programma del corso presenta temi relativi alle tecniche di lavorazione del plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Si affronteranno tematiche relative agli aspetti normativi ed etici con la presentazione di alcune buone pratiche presenti in Italia. A completamento del corso non mancherà un confronto con il sistema europeo ed Internazionale. Grazie alla partecipazione di Alessandro Segato, Presidente di AIP (Associazione Immunodeficienze Primitive) saranno presentate ai partecipanti testimonianze dei riceventi. Il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, illustrerà il tema dell’autosufficienza in plasma e medicinali plasmaderivati”.

Un programma ricco dunque, che nel dettaglio è riportato in figura 1 e 2.

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Fig. 1

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Fig. 2

Moltissimi i relatori autorevoli, da Giancarlo Liumbruno direttore del Cns a Simona Carli, responsabile del Centro regionale sangue Toscana, da Stefania vaglio del Centro regionale sangue del Lazio ad Aldo Ozino Caligaris presidente Fidas, che ha raccontato così l’iniziativa. “PLASMARE è il primo corso per Responsabili associativi sulla materia del plasma e della produzione dei medicinali plasmaderivati realizzato con un approfondimento della materia specifica. Attraverso il corso si intendono approfondire gli aspetti normativi e qualitativi relativi all’utilizzo del plasma proveniente da donazioni volontarie e non remunerate volto alla produzione di medicinali plasmaderivati. Il corso intende inoltre approfondire gli aspetti qualitativi relativi al conseguimento dell’autosufficienza per questi farmaci salvavita ottenibili soltanto dal frazionamento industriale e dalla lavorazione del plasma”.

Come sa chi segue Buonsangue e i suoi report mensili sulla raccolta plasma, secondo i dati presentati dal Centro Nazionale Sangue, nel periodo compreso tra gennaio ed ottobre 2019 si è registrato un incremento delle donazioni rispetto a quanto registrato nello stesso periodo nell’anno precedente (715.401 donazioni nel 2019 rispetto alle 698.236 donazioni raccolte nel 2018), ed è proprio per questo che non bisogna mollare la presa. Vuol dire che fare cultura della donazione di plasma serve e per avvicinarsi un’autosufficienza che ancora non è stata raggiunta.

Raccolta plasma, ottobre positivo. Confermato il trend positivo, ora continuità fine a fine anno per raggiungere gli obiettivi 2019

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Il rientro dalle vacanze estive, sul piano della raccolta plasma, è sempre un momento decisivo. Dopo il calo endemico di agosto parte l’ultimo terzo dell’anno, in cui è fondamentale il lavoro capillare per arrivare a raggiungere gli obiettivi prefissati dal Piano nazionale plasma. Così, dopo lo scorso settembre davvero positivo che aveva fatto registrare un crescita sullo stesso periodo del 2018 del 7,3%, un dato davvero molto importante, anche ottobre fa registrare un lusinghiero +4,9% sullo stesso mese di riferimento del 2018, come si vede in figura 1. Significa che il sistema funziona e che probabilmente si riuscirà a stare nei programmi.

Entrando nel dettaglio, positive le performance in alcune regioni del sud, come la Sicilia (+ 45,5%) e la Calabria (+34,3%), ma molto bene anche la raccolta in regioni importanti e molto popolari come Toscana (+11,6%), Piemonte (+17,2%) ed Emilia Romagna (+17%). In recupero la Lombardia che non aveva iniziato bene l’anno: a ottobre crescita dell’1,4% rispetto a ottobre 2018.

Purtroppo, invece, non buone le performance in alcune regioni storicamente poco solide nella raccolta, come Lazio (- 20%) e Campania (-16,4%). Stesso discorso per la Sardegna, che cala del – 41,6% pur avendo necessità interne particolari.

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In figura 2, invece, tabella 3, ecco i dati sulla raccolta complessiva in chilogrammi, gennaio – ottobre 2019 vs gennaio – ottobre 2018. Il dato complessivo, soddisfacente, vede circa 17 mila kg in più, con buone performance annuali complessive in Campania, nonostante l’ottobre negativo, in Sicilia, in Puglia e in Emilia Romagna. Buono il recupero della Lombardia, mentre nessuna regione è sotto la raccolta dello scorso anno in modo particolarmente significativo. Un buon segnale anche questo.

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Fig. 2

Il trend, dunque, lascia ben sperare per il futuro, a patto di continuare su questa strada e di consolidare il lavoro di comunicazione e informazione sul dono del plasma e sulle virtù della plasmaferesi. Da quel che sappiamo, è proprio ciò che sta accadendo, come dimostra la campagna Avis 2019-20 di cui parleremo nei prossimi giorni.