“Esserci per qualcun altro. Dona il plasma condividi a vita”. A Roma, per il WBDD 2018, un convegno sull’universo plasma che arriva al momento giusto

 

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Cambiare la visione collettiva. Abituare la comunità, e prima ancora gli addetti ai lavori, all’idea che il plasma deve essere assolutamente considerata una risorsa strategica per ogni paese, alla luce degli scenari produttivi del presente e di ciò che potrebbe accadere nel futuro a medio e lungo termine. È questa l’esigenza primaria che è emersa a Roma, al convegno dal titolo “Esserci per qualcun altro. Dona il plasma condividi a vita” svoltosi venerdì 15 giugno all’Istituto Superiore della Sanità, nella settimana del World Blood Donor Day 2018 (come da abitudine il 14). E possiamo dire che il convegno di ieri arriva veramente al momento giusto se pensiamo all’approfondimento pubblicato giovedì 14 su Buonsangue, nel quale abbiamo affrontato gli strani scenari in formazione nel nostro paese. Eppure, ancora una volta, come anche in altre occasioni, tutti i più alti dirigenti del sistema sangue hanno garantito che il modello italiano fondato sul dono volontario, anonimo, gratuito, associato e organizzato non si cambia e tanto meno si discute, perché commerciare plasma corrisponde a commerciare materia biologica che fa parte del corpo umano.

Che il tema del plasma preoccupi, e che in alcune parti del mondo come gli USA il plasma sia visto soprattutto come materia da reperire in ogni modo senza troppa attenzione a questa doppia dinamica, profit e non profit, è indubbio, ed è dimostrato dal fatto che fin dal momento dei saluti, tutti i presenti abbiano toccato, nei loro interventi, questioni sostanziali.
Come Gianfranco Massaro, presidente Fiods. “Vorrei che qualcuno suggerisse uno slogan per la prossima campagna del WBDD – ha detto – Il prossimo anno saremo in Ruanda ma spero che nel 2020 potremo organizzarlo in Italia. Io sono per la donazione etica a 360 gradi e l’ho dimostrato: quando ci fu la Grifols che voleva lanciare la donazione di plasma a pagamento facemmo un comunicato, così come nel 2017, quando in America ci fu il caso dell’italiano D’angelo che aveva bisogno di 300 dollari al mese e li guadagnava donando plasma. Lo ribadisco: no assoluto alla doppia morale, con la donazione etica di sangue intero e quella a pagamento del plasma industriale, anche se credo che servano più donazioni. In primo luogo c’è un problema organizzativo. Basti pensare che in India ci sono centri trasfusionali aperti dalle 8 alle 21.30, mentre da noi non è possibile. Io giro il mondo e quando parlo con i miei colleghi tedeschi, loro mi dicono che non posso fare la morale perché il 20% degli italiani dona con la giornata lavorativa retribuita, anche se non è proprio la stessa cosa. Io voglio che queste situazioni debbano essere discusse insieme, perché siamo una nazione e non ci devono essere fughe in avanti. Io non ce l’ho con il raggruppamento Naip (che di recente ha vinto al Consiglio di Stato pur lavorando parte del plasma italiano proprio in Svizzera e Germania n.d.r.), ma tutte le scelte devono essere condivise e discusse”.

Lo scenario mondiale del plasma

Quanto gli scenari globali del plasma siano oggetto di continua monitorizzazione lo ha invece specificato Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue: “Abbiamo organizzato una settimana con iniziative di promozione per sostenere la donazione volontaria associata e non remunerata del sangue e degli emocomponenti – ha detto – Lo abbiamo fatto con la Fiods che combatte contro la mercificazione della risorsa sangue. In mattina capiremo le dinamiche di mercato che ci inducono a preparare piano quinquennali per reperire la risorsa plasma e produrre i medicinali che da esso derivano. In collaborazione con la Fiods abbiamo in mente un workshop i prossimi 26 e 27 ottobre per analizzare il sistema plasma nel mondo”.
Sinergie dunque, ecco la seconda parola chiave di giornata. Aldo Ozino Caligaris, portavoce Fiods e presidente Fidas, ha ribadito il tema dell’attacco ai valore del sistema italiano e la centralità del paziente: “Oggi oltre al ringraziamento al milione e 800mila donatori, ritengo che sia necessario affrontare le criticità del nostro tempo – ha ribadito – Ne abbiamo affrontate tante, ma oggi ce ne sono di nuove. Se parliamo di materiale biologico destinato alla cura dei cittadini, ribadisco che il principio della gratuità non è scontato, e anzi va difeso come ha detto Gianfranco Massaro, perché il sistema trasfusionale italiano oggi rischia un attacco a 360 gradi. Dopo l’evento di ottobre celebreremo la funzione del volontariato. Dobbiamo necessariamente affrontare in maniera sinergica queste problematiche: regioni associazioni ministero e Cns: vogliamo un volontariato responsabile e autorevole. Non bisogna portare avanti per inerzia ciò che abbiamo costruito in passato ma dobbiamo essere capaci di rinnovare e ricostruire il sistema. Il fine ultimo è quello di assicurare le terapie ai cittadini che aspettano risposte puntuali nel momento del bisogno”.
Eppure, pur facendo salvi i principi etici che anche su Buonsangue non manchiamo mai di evocare,
è corretto pensare al plasma prima di tutto come risorsa strategica. La maggior parte del plasma mondiale è prodotto in Usa, e poiché nei prossimi anni paesi in via di sviluppo pachidermici e densamente popolati come Cina e India (quasi due miliardi e mezzo di persone) potrebbero amplificare enormemente la richiesta di farmaci plasmaderivati da reperire sul mercato estero, divenire autosufficienti in fatto di plasma e plasmaderivati dovrebbe essere un imperativo categorico di ogni nazione. In vista di crescita esponenziale della domanda, c’è già chi si pone la domanda fatidica. Quanto sarà possibile, un domani, conciliare l’esigenza etica con l’esigenza di soddisfare le richieste dei pazienti?

L’evoluzione futura del mercato

Albert Farrugia, professore all’University of Western Australia, ha provato in video conferenza a rispondere a queste domande, tracciando un’analisi del presente e del futuro dei donatori e l’impatto sul mercato futuro di alcuni prodotti plasmaderivati. “Ringrazio i donatori di tutto il mondo – ha esordito – e le associazioni dei donatori. Sono molto importanti per la missione internazionale dell’autosufficienza degli emoderivati. Il frazionamento del plasma nasce negli anni ‘30 e poi si sviluppa durante la guerra per curare i malati, con la manipolazione attraverso etanolo e la formazione di albumina. Il prossimo driver sarà il fattore ottavo. La disponibilità del fattore ottavo è stato il più grande risultato degli studi sul plasma che ha permesso agli emofilici una vita senza dolore e sofferenza. Nei paesi ricchi si usa più fattore ottavo da ricombinante, mentre nei più poveri è più usato il plasmaderivato quello e c’è il tema aperto su quanto i ricombinanti favoriscano la formazione di inibitori. L’attuale fattore chiave è l’immunoglobulina, e la crescita di volume e di prezzo degli ultimi anni dimostra quanto questo prodotto sia vitale per i pazienti immunodeficienti. Io penso che il settore delle terapie a base di plasma crescerà verso i 25 miliardi di dollari e anche se questi numeri ci fanno girare la testa non bisogna mai perdere di vista il paziente”.
Nell’ottica di comprendere l’uso del plasma come risorsa strategica, l’intervento più significativo è stato quello di Paul Strengers, direttore esecutivo dell’IPFA (International Plasma and Fractionation Association) associazione no-profit, che ha spiegato alcuni punti cardinali per orientarsi nell’universo plasma. “Il plasma è una risorsa strategica di primaria importanza – ha esordito – Molte persone non si rendono conto dei valore dei donatori. L’Ipfa vuole essere un punto di riferimento per i donatori no profit e il prodotto plasma deve essere considerato in maniera univoca e usarlo per avere plasmaderivati economici, cioè prodotti da plasma locale e accessibili a tutti. Ci sarà una richiesta enorme di plasma, anche e perché oggi il 47%dei plasmaderivati è usato dal 4,5 %della popolazione e nel futuro il mercato asiatico offre enormi potenzialità. Gli USA forniscono più del 60% del plasma mondiale e questo non è una cosa positiva. Dobbiamo considerare il plasma come una materia prima importante dal punto di vista economico che rischiamo, da un certo punto in avanti, potrebbero avere forniture interrotta. Il plasma è come acqua, energia o metalli fondamentali. Avere questa risorsa è importantissimo perché le conseguenze della sua assenza sarebbero disastrose”.
Come rendere la raccolta sostenibile?
Ma come ovviare al problema della sostenibilità della raccolta? Patrick Robert, presidente del Marketing Research Bureau, dagli Usa, ha dato esempio di una netta frazione culturale rispetto ai principi del sistema sangue italiano: “Dico la mia sul tema della donazione a pagamento e non pagamento. È arrivato il momento di superare questa visione vecchia – ha spiegato –. Ci sono modi diversi per ringraziare i donatori. In Svezia, Francia e Italia credono che non si debba pagare questa risorsa ma ai pazienti non interessa questa prospettiva. Vogliono solo un prodotto sicuro, nient’altro e noi dovremmo essere più tolleranti verso le nazioni in cui si raccoglie il plasma a pagamento, e smetterla di avere un giudizio negativo. Se un’azienda produce prodotti non sicuri fallisce”.
Pur rispettando la visione di Robert, ci sentiamo di dire che quando si tratta di salute dei cittadini, non ha molto senso aspettare il fallimento di un’azienda prima di prendere contromisure, mentre si ha il dovere di lavorare nel nome della prevenzione dei rischi e sull’organizzazione di un sistema equo, sicuro ed etico. E oltreoceano la pensano così anche in Canada, come ha spiegato Graham Sher, chief executive del Canadian Blood Services, chiamato a raccontare il case history canadese. “Il servizio sangue canadese è un’associazione no-profit che ha raccolto 800mila unità di sangue lo scorso anno – ha raccontato – Il nostro compito è di assicurare la sicurezza per i cittadini canadesi. Cosa stiamo facendo per rispondere alla domanda di plasma e ovviare alle richieste di immunoglobuline? Abbiamo cercato di determinare dai dottori quanti e quali prodotti usano settore per settore, e sulla base di quei dati abbiamo creato una tabella produttiva per i prossimi 5 anni. Ma anche con questi controlli severi la domanda è tanta, e noi non puntiamo al 50% di autosufficienza. In Canada il plasma è sui giornali e in televisione in prima pagina ogni settimana e se ne parla sempre. Le regole che seguiamo sono le buone pratiche di fabbricazione e la riduzione gli sprechi, e da noi le varie regioni hanno idee molto diverse sulla dialettica profit/no profit. In alcune la remunerazione è vietata in altre no, e nelle regioni dove i donatori sono remunerati sono arrivati gli stakeholder del settore privato. Come possiamo combattere il crowding out, ovvero la contaminazione tra settore remunerato e non remunerato? Per noi è importante capire come il settore profit abbia avuto successo e cercare di assorbire capacità e metodi”.

Le questioni italiane

E In Italia? Come si pone il sistema italiano di fronte agli stimoli che arrivano dalle problematiche globali? Lo ha spiegato Pasquale Colamartino, responsabile del Centro regionale sangue dell’Abruzzo, esprimendosi sul tema dell’efficienza e sostenibilità nella raccolta plasma. “Abbiamo visto le dinamiche globali cui il sistema italiano dovrà dare una risposta – ha detto – e la risposta è: efficienza e stabilità all’interno di un sistema pubblico. In Italia c’è troppa variabilità tra regione e regione su raccolta e volume, costi, programmi di raccolta e gestione degli scarti. Se l’obiettivo è aumentare la plasmaferesi è evidentemente che l’organizzazione attuale non aiuta. Non è ammissibile che esista ancora plasma non utilizzato per scadenza. Il trend della produzione di plasma inviato al frazionamento industriale è aumentato ma è diminuita la raccolta. Sembra che il sistema sia progredito ma è importante ricordare che tutto dipende dall’aumento della quantità di ogni singola donazione. L’autosufficienza è un obiettivo a cui arrivare tutti insieme. Il piano plasma quinquennale si deve scontrare con i cambiamenti frequenti della situazione internazionale ma il conto lavoro italiano è un metodo che ha una caratteristica unica, cioè prevede che il plasma e sui derivati restano di proprietà pubblica. Bisogna diffondere modelli virtuosi in tutto il paese”.
Quali debbano essere questi modelli virtuosi è emerso dagli interventi successivi. Giuseppe Cambiè, direttore sanitario di Avis Lombardia, ha parlato degli studi in corso per arrivare a plasmaferesi differenziate per ciascun paziente, sicure e rispettose della salute dei donatori, una base preziosissima per riformulare le regole dei prossimi anni e prevenire i casi avversi.
“L’obiettivo per il 2020 è aumentare del 20% la raccolta di plasma e del 50% la plasmaferesi. In Italia è impossibile raggiungere tali obiettivi senza donatori. Arrivare al raggiungimento degli obiettivi? I problemi, secondo uno studio, sono soprattutto di livello logistico, e riguardano le tempistiche della plasmaferesi e le complicazioni nel raggiungere i centri trasfusionali”.
Come risolvere questi problemi? Se ne parlerà nei prossimi mesi, giacché il plasma, tra i bandi regionali che ancora devono essere rilasciati (a breve è atteso quello del raggruppamento regionale guidato dalla Lombardia), e le riflessioni sui temi emersi al convegno, sarà materia centrale di discussione fino al workshop già in programma a fine ottobre 2018. Sul piano gestionale, l’idea di andare verso un sistema di collaborazione tra strutture pubbliche e associazioni nel management dei centri trasfusionali sembra abbastanza funzionale. A Brescia, questo tipo di collaborazione è andata già in scena offrendo ottimi risultati sulle maggiori criticità, ovvero orari di apertura delle strutture trasfusionali, competenza del personale medico, gestione dei costi e ottimizzazione delle apparecchiature.

Le testimonianze e una domanda cruciale

Intanto il convegno del 15, ispirato dalle istanze del WBDD è stato occasione anche per portare all’attenzione degli addetti ai lavori le testimoniane toccanti di pazienti e donatori. Tra tutte la più emozionate è stata quella di Beppe Castellano, avisino e ed emofilico molto conosciuto nell’ambiente per il suo impegno giornalistico e da attivista. Castellano ha mostrato una fotografia privata nella quale campeggiano molti dei sui compagni che purtroppo non ce l’hanno fatta. “Per il mercato, metà dei compagni malati di emofilia oggi non ci sono più – ha detto – per colpa del sangue importato dall’estero. Faccio parte dei 25% dei malati di emofilia che usa il fattore VIII plasmaderivato e non il ricombinante e mi chiedo perché nella mia regione non si produca fattore VIII dal plasma pubblico”. Una domanda importante, che giriamo ai diretti responsabili.

Chi scherza con il sangue dei donatori italiani Multinazionali, politici e tecnici: una brutta partita

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Che cosa sta succedendo nel Sistema del sangue e del plasma italiano?

In occasione della Giornata mondiale del donatore (15 giugno) è una domanda che è giusto porsi e alla quale è opportuno provare a dare pure qualche risposta. Dopotutto è una domanda né retorica né peregrina, se all’improvviso in Italia ciò che sembrava vero e condiviso fino a poco tempo fa – cioè l’autosufficienza del sistema nazionale – non sembra più così importante.

ITALIA CASO VIRTUOSO

Oggi, ciò che veniva visto come un valore fortissimo – ovvero la solidità di un sistema basato su donazioni volontarie e anonime con l’obiettivo primario di dare al Paese una sostanziale indipendenza da altri sistemi e altri paesi – all’improvviso rischia di non essere più una priorità. Con la conseguenza che verso i donatori sta partendo un messaggio del tipo: c’è un mercato internazionale sul quale il plasma può essere comprato, né più né meno come una qualsiasi altra merce. Perciò le attuali regole sulla circolazione del plasma devono essere riviste. Infine, c’è una comunità internazionale alle cui regole dobbiamo adeguarci: questo è il mantra che (spesso in malafede) viene propagato, e nessuno che si chieda se – in questo caso – non dovrebbero essere gli altri, per una volta, a imparare da noi ed essere loro ad “adeguarsi”. Ma il mercato è il mercato. E magari si risparmia pure. Già, il risparmio.

LA SPROPORZIONE TRA QUALITA’ E COSTO

Non è un caso che al Simti di Genova di qualche giorno fa, questo messaggio sia arrivato dagli stessi funzionari del Veneto (Antonio Breda, per esempio) grandi sostenitori della campagna di risparmio della Regione Veneto di cui il governatore leghista Luca Zaia si è fregiato con bei titoloni sui compiacenti quotidiani locali. Ora, noi sappiamo bene che i proclami a marchio Lega spaziano dal ricacciare indietro i migranti fino a una mirabolante politica economica di cui aspettiamo con ansia di vedere i risultati. Ma intanto, il Veneto a trazione leghista, ha affidato la raccolta e il frazionamento del sangue dei suoi donatori a una multinazionale australiana (la Csl Behring) facendo fuori l’italianissima Kedrion, in nome di un proclamato risparmio che ha avuto come premessa un bando di gara i cui i criteri sono stati i seguenti: 90% prezzo, 10% qualità. Che cosa significa? E’ presto detto: in nome del risparmio (il prezzo) è stato quasi azzerato il criterio qualitativo sul lavoro dato in appalto agli australiani.

L’ALLARME DEI DONATORI

La decisione del Veneto ha creato non poco allarme nel mondo dei donatori e anche in quello dei pazienti, e noi di Buonsangue ne abbiamo dato conto registrando puntualmente critiche e difese. E’ un fatto che, sbirciando nel “portafoglio prodotti” garantiti dal Naip (Veneto e altre otto regioni collegate), si scopre che l’offerta Csl di prodotti emoderivati risulta inferiore a quella proposta dai concorrenti italiani e di altri paesi. Concorrenti che però, nel confronto con i potentissimi australiani, sono usciti battuti con tanto di sentenza del Consiglio di Stato. Il tutto con grande soddisfazione di Zaia, di Breda e dei cantori che a ogni occasione inneggiano all’oculatissima politica leghista.

LA SCELTA DIVERSA DI TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA

Che ci sia qualcosa di obiettivamente strano nella scelta del Veneto, lo dimostra il fatto che quando è venuto il turno dell’Emilia Romagna e della Toscana, le due Regioni hanno indetto gare in cui il criterio qualitativo è risultato rispettivamente del 60 e 70, con il parametro-prezzo ridimensionato rispettivamente a 40 e 30. In più sono stati confermati una serie di criteri rispondenti al rispetto della legge che regola la circolazione del plasma (per esempio non si può lavorare il plasma italiano in paesi che fanno del plasma una materia di lucro). Quindi visioni assai diverse su una materia che, invece, vista la sua delicatezza e la sua portata strategica, dovrebbe vedere una politica unica e oltretutto, realmente, di “interesse nazionale”.

OPERAZIONE “CAMBIAMO LA LEGGE”

Ma a questo punto che cosa è successo? Semplice: se c’è una legge che ostacola determinate manovre, quella legge si può sempre cambiare. Ed ecco che è partita un’operazione a tenaglia con l’intento di modificare il quadro normativo all’interno del quale, oggi, sono fissati una serie di criteri etici che, in definitiva, rappresentano il vero baluardo del sistema italiano. Sistema il cui obiettivo finale è proteggere l’autosufficienza da ingerenze e appetiti stranieri. Perché al di là dello scontro tra aziende del settore, e al di là degli ambigui personalismi di politici e burocrati, il vero punto è esattamente questo: quanto sta avvenendo rischia di minare alle basi il sistema dell’autosufficienza basato sulla partecipazione dei cittadini (volontari) e sulla loro adesione a un’idea che ha sempre avuto dentro principi etici, morali e pratici che sono poi il vero collante della comunità. Se il messaggio che passa è “il plasma è una merce reperibile ovunque”, è molto probabile che il numero dei donatori non aumenti ma anzi, continui nel trend negativo di cui il Cns ha pubblicato i dati (allarmanti) proprio in questi giorni.

LIBERA CONCORRENZA MA SOLO IN ITALIA

Il tema dell’autosufficienza è centrale e ne sono ben consapevoli i grandi player internazionali ghiotti di sangue italiano, visto che nei loro rispettivi paesi sono monopolisti e iperprotetti da qualsiasi possibile ingresso di concorrenti stranieri. Provate, per esempio, ad avvicinarvi ai confini australiani della Csl Behring, e vedrete quale sarà l’accoglienza che vi riserveranno quando manifesterete l’intenzione di entrare nel “libero mercato” locale. Ma in Italia, e nel Veneto in particolare, la Lega che ha vinto le elezioni strillando “prima gli italiani”, ha cambiato il motto in “prima gli australiani”. Interessante, no? Eppure non c’è un solo notista politico dei giornaloni italiani che abbia colto questo singolare aspetto. Nessuno che abbia indagato. Nessuno che si sia fatto delle domande su questa singolare eccezione nella filosofia politica del Carroccio.

“PRIMA GLI AUSTRALIANI”

La ragione ufficiale del “prima gli australiani”, come detto, è quella di un risparmio tanto sbandierato che però, adesso, dovrebbe anche essere dimostrato, cominciando per esempio a spiegare quanti e quali costi la Regione dovrebbe sostenere – se non vi fosse il cosiddetto meccanismo della compensazione – per comprare i prodotti mancanti dall’offerta di Csl: il fattore VIII, tanto per dire, o le immunoglobuline sottocute, non sembrano essere una spesuccia da niente.

AUTOSUFFICIENZA IN PERICOLO

In tutta questa complessa partita, il punto vero è che politici, tecnici e multinazionali stanno giocando una partita in cui il ruolo dei donatori italiani – marginalizzati rispetto a un mercato del plasma internazionale – rischia di essere compromesso in maniera irreparabile e con esso l’intero sistema dell’autosufficienza. Un sistema che – ricordiamolo – con le sue grandi associazioni di donatori (Avis, Fidas, Fratres e altre) rappresenta un unicum nel quadro mondiale ed è forse uno dei pochi autentici elementi di orgoglio di un Paese che fatica sempre di più a darsi un’immagine di efficienza e di modernità.

DOVE FINISCE IL PLASMA ITALIANO?

I due milioni di donatori italiani hanno il diritto di sapere a chi va il loro sangue e il loro plasma. Devono sapere che percorsi fa e a che cosa serve. Devono sapere se finisce in mani straniere e con quali finalità. E’ davvero tutto così chiaro e trasparente? E’ davvero tutto nell’interesse della comunità nazionale, dei pazienti, delle migliaia di volontari che ogni giorno compiono un gesto anonimo e disinteressato?

CHI CONTROLLA I CENTRI SVIZZERI?

Se è realmente così, i responsabili del Centro nazionale sangue e dei centri regionali, spieghino perché ogni Regione capofila ha adottato criteri diversi nell’appaltare la raccolta e il frazionamento del sangue. Spieghino perché ci sono stati ricorsi e controricorsi con sentenze ancora appese. Spieghino, infine, perché il sangue e il plasma dei donatori italiani viene portato all’estero in centri di lavorazione (la Svizzera per esempio) dove il nostro Paese non ha alcun potere di controllo, di intervento e di decisione. L’impressione – ma è ben più di un’impressione – è che qualcuno stia scherzando col sangue. Con quali conseguenze è difficile dirlo, ma certamente tutt’altro che positive per il Paese e per tutti noi.

Un’analisi dell’Economist piuttosto imprecisa, e le risposte di Liumbruno e Massaro. “Il dono volontario italiano favorisce sicurezza e qualità”

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Circa un mese fa l’Economist, autorevole giornale britannico specializzato in questioni economiche, ha pubblicato un pezzo che in Italia ha fatto molto discutere poiché conteneva un’affermazione tendenziosa sulla questione dell’autosufficienza di plasma nei vari paesi del mondo. Secondo la testata inglese gli unici paesi in cui l’autosufficienza sarebbe raggiunta sono quelli in cui la raccolta di plasma avviene a pagamento, un’idea in controtendenza rispetto ai criteri italiani che si basano sul dono di plasma (e di sangue), volontario, gratuito, anonimo, associato e organizzato.

Nei giorni successivi alla pubblicazione del pezzo, non si è fatta attendere la risposta di Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, pronto a replicare sulle colonne del sito www.agi.it, dove ha contestato con precisione le affermazioni contenute nella disamina dell’Economist, che tra le altre forzature aveva alluso alla giornata di lavoro retribuita a garanzia dei donatori italiani come se si trattasse di un vero proprio pagamento.

Negli ultimi giorni, è arrivata anche la risposta del presidente della Fiods, Gianfranco Massaro, che ha ribadito ulteriormente la realtà dei fatti e sottolineato con fermezza l’efficacia dei principi di volontarietà e gratuità su cui si basa il sistema di raccolta italiano, i livelli di sicurezza raggiunti grazie a queste regole e la funzionalità di caratteristiche come il conto lavoro, processo nel quale, lo ricordiamo, il plasma raccolto dai donatori poi conferito alle industrie per la trasformazione di emoderivati non cessa mai di essere risorsa pubblica.

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Gianfranco Massaro, presidente Fiods

Ecco il comunicato stampa Fiods in originale, inviatoci con richiesta di pubblicazione, e poi nella traduzione in italiano.

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Ecco il testo in Italiano:

Solo poche settimane fa un articolo su l’Economist ha affermato che in Europa solo i paesi che in qualche modo remunerano i donatori di plasma sono autosufficienti, mentre tutti gli altri continuano a sostenersi con il plasma importato dagli Stati Uniti.

L’articolo suggerisce fondamentalmente di adottare lo stesso meccanismo (plasma remunerato – o compensato per donazione) per raggiungere l’obiettivo strategico di autosufficienza.

Fortunatamente molti autorevoli rappresentanti di Blood Services e le organizzazioni di donatori, sia a livello nazionale che internazionale, hanno risposto a questo articolo, che sembra avere una comprensione parziale dell’importanza del volontariato e della donazione di sangue non ricompensata (VNRBD), importante per la qualità e la sicurezza del sangue donato e suoi componenti, ma anche per la sostenibilità etica e pratica del sistema.

Come IFBDO, organizzazione internazionale che rappresenta circa 18 milioni di volontari e donatori non remunerati in più di 80 paesi nel mondo, vogliamo apprezzare tutte quelle voci rappresentando il principio di VNRD come la migliore garanzia, allo stesso tempo, per la sicurezza dei pazienti e dei donatori: il loro dono ha la massima importanza etica come espressione di partecipazione della comunità al sistema sanitario, e le associazioni possono giocare a ruolo strategico nel sensibilizzare sulla sua rilevanza, in collaborazione con le autorità (all’interno di un’organizzazione attenta, efficiente e sostenibile basata sulla condivisione responsabilità, che potrebbe davvero portarci all’autosufficienza nel sangue e nei componenti del sangue da VNRD).

Stiamo per celebrare la Giornata mondiale del donatore di sangue 2018 e – ricordando queste istanze – vogliamo ringraziare tutti i donatori che decidono di “essere lì per qualcun altro” donando il loro sangue come gesto di pura solidarietà: saremo sempre dalla parte dei pazienti!

Cordiali saluti,

Gianfranco Massaro

Plasma, dati di monitoraggio di aprile 2018. Buoni risultati al sud e leggera crescita generale rispetto all’aprile di un anno fa

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Continua con regolarità l’aggiornamento dei dati sul monitoraggio plasma offerto dal Centro nazionale sangue. Sono mesi importanti, perché precedono il periodo estivo che notoriamente comporta qualche difficoltà, ma come vedremo i numero di aprile sono buoni.

Sul piano delle variazioni percentuali rispetto a quella che fu la raccolta di aprile 2017 (fig.1), il paese può contare su di un incremento generale dell’1,2%, una leggera crescita che naturalmente è di certo un fattore positivo, anche perché i dati di marzo avevano fatto registrare un leggero calo (-0,4%) cui è subito seguito un effetto in controtendenza.  Sul piano della raccolta regionale, rispetto allo stesso periodo del 2017, molto buone le performance in Abruzzo (addirittura il 59, 8% in più), e di alcune regioni del sud storicamente in difficoltà, come Puglia (+ 27%), Lazio (+22,4%) Sicilia (+21%) e Campania (+20,5%). Al secondo posto, come crescita, c’è però la provincia autonoma di Bolzano con un ottimo risultato (+24,8%).

Purtroppo, meno performative altre regioni del sud come la Calabria (-42,8%) peggiore performance nel periodo selezionato, ma anche Sardegna (-40,7%) e Marche (-28,3%). Qui bisognerà fare di tutto per migliorare.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

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In figura 2, invece, con i valori espressi in chilogrammi, abbiamo le rilevazioni su due valori differenti: in tabella 2, il dato in chili corrispondente a quello espresso sopra; in tabella 3, invece, l’importanza rilevazione su tutti i primi 4 mesi del 2018, dove possiamo notare dei buon risultati di crescita in un periodo più ampio soprattutto per Puglia (da 13.613 kg a 14.332), Sicilia (da 20.202 kg a 21.200) e Lazio (da 12.839 kg a 13.908).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (2)

Fig.2

Quanto il plasma sia un risorsa fondamentale per le comunità di ogni singolo stato, lo abbiamo ripetuto spesso, ed è spesso emerso anche nei grandi convegni internazionali ai quali abbiamo partecipato come il seminario Fiods di Castelbrando dello scorso ottobre. Una risorsa destinata ad alimentare un giro d’affare di 20 miliardi di dollari nel 2021, e che, a oggi, è raccolta per lo più negli Stati Uniti, una situazione che potrebbe creare non pochi scompensi.

Sotto con la raccolta dunque, secondo i principi del Piano nazionale plasma 2016-2020.

 

 

Donando il sangue ci si può innamorare. E soprattutto si risolvono le carenze, come quella attualmente in corso in Toscana

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Donare, bisogna sempre donare. Donare fa anche innamorare. Non ci credete? Eppure tra le tantissime donazioni speciali e tra le numerose notizie a tema sangue interessanti di questa settimana, spicca proprio quella di un amore nato grazie al dono. Dove? È successo in Lombardia, a Sesto San Giovanni (Milano) tra due giovanissimi donatori, Milena Nardo e Giacomo Piermattei, rispettivamente 20 e 23 anni. Lamartesana.it ha raccontato per intero la loro storia, che è nata all’ospedale di San Giovanni mentre erano in fila per donare. E se il quotidiano on-line già paventa un lungo futuro insieme tra loro, ciò che appare meno privato e più interessante per il pubblico è sottolineare come la vita associativa, da donatori, possa essere appagante anche sul piano della costruzione dei rapporti umani. Non solo amore, ma anche amicizia, interlocutori e collaborazione.

Ovviamente, non tutto è rose e fiori. A Rieti, per esempio, una raccolta sangue programmata con donatori periodici avvisati su chiamata, non è poi stata effettuata per mancanza di personale. Ce lo dice Il Messaggero, e si tratta di uno di quei casi in cui il danno è doppio, perché oltre alla mancata raccolta, si creano situazioni di scoraggiamento tra i donatori che hanno risposto all’appello.

In Campania, a Napoli, si cerca invece di favorire la donazione di sangue facilitando la logistica dei donatori diretti all’ospedale Cardarelli: dal Mattino apprendiamo infatti che tutti i donatori di sangue potranno raggiungere la struttura ospedaliera in Taxi, con una corsa gratuita.

E le carenze della scorsa settimana in Toscana che evoluzione hanno avuto? Sul sito del Meteo del Sangue vediamo che la carenza purtroppo non si placa. Eccedenza solo per il gruppo AB+ (Fig.1), mentre crisi generalizzata per tutti gli altri gruppi sanguigni ed emergenza per lo 0- di cui c’è bisogno immediato. L’appello è dunque, per tutti i donatori Toscani, di sfruttare le molte raccolte speciali del week-end per riportare la situazione su livelli accettabili.

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Fig.1

Decisamente migliore la situazione in Friuli, come si può vedere sul Portale Donatori, un servizio che dimostra come l’informatizzazione delle scorte sangue per cogliere sempre le necessità in tempo reale è un servizio di cui si dovrebbero dotare al più presto tutte le regioni. Intanto, in figura 2, vediamo come esistano due carenze gravi per i gruppi B- e AB-, mentre situazione sotto controllo per i restanti e per il plasma.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig.2

A proposito di donazioni speciali, da segnalare in Liguria quella di domenica 15 aprile a Diano Marina in provincia di Imperia, segnalata su Imperia News e che coinvolge l’Avis locale depositaria di ottime aspettative di raccolta.

Più a est, donazione speciale per il giorno domenica 15 anche a Casale sul Sile, in Veneto provincia di Treviso, dove andrà in scena La giornata della donazione di sangue sempre organizzata da Avis, mentre scendendo fino a Sora, in provincia di Frosinone (Lazio) donazione speciale e importantissima all’Ospedale oncologico Sorano, a partire dalla mattinata di domenica, come testimonia Sora24.

La Fratres toscana organizza a Fucecchio (Firenze) La scampagnata del donatore, domenica 15 aprile 2018 dalle ore 15.00 presso il “Casotto del Sordo” Massarella, mentre in Lombardia, a Peschiera Borromeo, è la Fidas a essere protagonista con una raccolta speciale che dura ben tre giorni.

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Sport, giovani e Associazioni insieme invece a Cernusco sul Naviglio, dove l’attivissima sezione Avis locale organizza una manifestazione sportiva dedicata a un rappresentante associativo storico avisino dal grande curriculum nazionale scomparso un anno fa, Pietro Varasi. A lui è dedicato il primo torneo di Hockey Promo per ragazzi di otto, dieci e dodici anni.

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Come di consueto infine, ricordiamo che sono tantissime le donazioni del week-end in tutta Italia grazie alle associazioni Avis, Fratres, Fidas e Croce Rossa, e per scoprire dove sono quelle più vicine affidarsi a Facebook per reperire tutte le informazioni disponibili sulle donazioni, è un’idea più che fruttifera.

Il social network per eccellenza, al di là delle funzioni d’intrattenimento, è sempre troppo poco usato e dunque sottovalutato per la sua capacità informativa, che dovrebbe essere invece il suo valore principale.

È infatti possibile consultarlo per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 13 aprile, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come in figura 3.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Fig.3

In Lombardia Avis a dialogo con i candidati alla presidenza regionale sui temi caldi del sistema trasfusionale: linee comuni in attesa dei fatti

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La Lombardia è la regione capofila dell’unico raggruppamento regionale dei quattro operativi sul territorio nazionale, che non ha ancora stilato il proprio bando interregionale per il conto-lavoro sul frazionamento del plasma.

La situazione generale sui bandi della plasmalavorazione nel Paese ve l’abbiamo raccontata in seguito al convegno di Verona dello scorso 20 gennaio, che vide al centro del dibattito tutta l’Italia trasfusionale a dibattere sul Piano nazionale Plasma 2020, e ve la riproponiamo di seguito.

Dei quattro consorzi tra regioni, a oggi:

– il Consorzio NAIP (Capofila Veneto) ha affidato la plasma-lavorazione (90% prezzo e 10% qualità) all’azienda australiana Csl Behring, ma la situazione è ancora aperta in virtù di un ricorso dell’italiana Kedrion che resta in attesa del verdetto del Consiglio di Stato.

– il Consorzio Ripp (Capofila Emilia Romagna) ha da poco concluso l’assegnazione (30% prezzo e 70% qualità) a una società di imprese, circostanza che ha provocato anche qui dei ricorsi da parte delle aziende escluse.

– Il Consorzio Pla.net (Capofila Toscana) sta per concludere la scrittura del bando, che doveva essere consegnato entro il 30 gennaio 2018, ma che non ci risulta ancora pubblicato.

il Consorzio Accordo (Capofila Lombardia) è ancora indietro e sullo stato dei lavori non si hanno notizie precise.

Il ritardo del raggruppamento guidato dalla Lombardia non è certamente passato in osservato tra gli addetti ai lavori e i donatori, e una buona occasione per parlarne in un contesto “ufficiale”, è arrivata grazie all’evento organizzato da Avis Regionale Lombardia a Milano lo scorso 24 febbraio, nella sede del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) in via Corti 12.

All’incontro, dal titolo “La migliore politica è quella al servizio”, hanno presenziato i candidati alla presidenza della Regione Lombardia o alcuni loro rappresentanti.

In particolare erano presenti: Massimo Gatti per Sinistra per la Lombardia e Giorgio Gori della coalizione di centrosinistra; l’Assessore al Reddito di autonomia e Inclusione sociale e al Post Expo Francesca Brianza In rappresentanza di Attilio Fontana, candidato per il centrodestra; Simonetta Dassi per Liberi e Uguali, e Vincenzo Gulisano per il Movimento 5 Stelle.

Stefano Arduni, caporedattore centrale del magazine Vita, si è occupato di moderare il dibattito, e ha chiamato a rispondere i suoi ospiti su quattro quesiti a proposito degli scenari futuri del Sistema Trasfusionale e sugli impegni della Regione Lombardia: domande molto dense e precise su temi di interesse concreto, come l’autosufficienza sangue e il ruolo dei plasmaderivati, la revisione delle tariffe 2016, il bando per la plasma lavorazione e la riforma del terzo settore.

Ma che cosa hanno detto i rappresentanti dei diversi schieramenti, al momento di affrontare l’argomento sangue?

Dal comunicato Avis, ecco la sintesi dell’intervista collettiva di Arduni con le risposte dei candidati.

  1. La Lombardia ha raggiunto l’autosufficienza per quanto riguarda la raccolta del sangue, ma non per quella dei plasmaderivati. Non solo: i numeri che davamo prima dimostrano la funzione nazionale del sistema lombardo. È quindi indispensabile che sia individuato un tavolo di confronto fra i vari attori in grado di governare il sistema in modo da incentivare a favorire la donazione. Questo luogo esiste e si chiama SRC, struttura regionale di coordinamento. Ma di fatto è stata attivato una tantum proprio in questi giorni di campagna. Lei si sente di prendere l’impegno a fare della SRC, così come previsto dall’accordo del 13/10/2001, il luogo operativo di confronto costante dotato degli strumenti necessari sul modello del comitato direttivo del Centro nazionale sangue?

– Sulla SRC tutti concordano nel dare un nuovo assetto organizzativo e la necessità di costanza di interlocuzione con Avis.

  1. C’è un problema di risorse. La rimodulazione delle tariffe del 2016, di fatto ha drenato al sistema di Avis Lombardia 2 milioni di euro, privilegiando di fatto l’attività divulgativa rispetto a quella della pura raccolta. Con un evidente rischio di effetto boomerang a scapito dell’obiettivo finale: garantire al maggior numero di persone possibili l’accesso alle terapie salvavita. Lei si sente di prendere l’impegno di rivedere/rimodulare le tariffe a favore delle attività di raccolta del sangue?

–  Condividono l’opportunità di revisione delle tariffe di rimborso e si dichiarano disponibili ad affiancare Avis in questo percorso.

  1. In base al Piano Sangue e Plasma Nazionale 2016‐2020 la Lombardia, capofila del gruppo interregionale composto da Piemonte e Sardegna, dovrà a breve promuovere un bando per l’avvio all’Industria delle donazioni di plasma in conto lavorazione. Si sente di prendere l’impegno pubblico che ‐ essendo il plasma umano un bene etico, sanitario ed economico pubblico, di proprietà delle Regioni ‐ non sia commerciabile e non possa essere fonte di lucro, riconoscendo all’Associazione il ruolo di garante sul corretto utilizzo del dono nei confronti di coloro che lo hanno messo a disposizione gratuitamente?

– Tutti concordano sul mantenimento dell’attuale impostazione che vede il plasma, anche quello destinato alla produzione di medicinali plasmaderivati, all’interno di un sistema etico, gratuito e con il percorso del conto lavoro. Sono d’accordo nel coinvolgimento di Avis nel monitoraggio e nel coordinamento.

  1. La riforma del Terzo settore prevede la costituzione di un registro unico nazionale del Terzo settore. È importate che questa nuova modalità non pregiudichi la rappresentatività di enti di secondo livello come Avis. Questo proprio nell’ottica di avere un sistema di raccolta ordinato, responsabile ed ordinato. Come prossimo rappresentante della Lombardia si sente di prendere l’impegno, nelle sedi deputate, a sostenere Avis nell’interlocuzione col Governo centrale?

– Sottolineano l’importanza di attendere i Decreti amministrativi in corso di definizione a livello nazionale e l’importanza del coinvolgimento delle grandi reti associative come Avis.

 L’incontro si è concluso con soddisfazione di tutte le parti grazie alle soluzioni prospettate.

Questa indicazione finale degli esiti, con la soddisfazione reciproca delle parti in causa sulle soluzioni e le strategie condivise, sulla carta è molto rassicurante, a patto che teoria e pratica coincidano.

Essere d’accordo sul fatto che Avis sia coinvolta nel monitoraggio e nel coordinamento nell’attuale sistema di raccolta plasma è facile, ma già al convegno di Verona le istituzioni lombarde erano stranamente assenti, suscitando qualche perplessità da parte dei donatori associati (Avis è nata proprio in Lombardia), desiderosi di essere coinvolti nei processi di coordinamento e consulenza necessari alla creazione del bando. Proprio a Verona, Avis Lombardia lamentò uno scarsa interazione: “non abbiamo visto il bando e non siamo stati coinvolti, ma in linea con i principi etici, vorremmo che ci fossero in portafoglio il maggior numero di prodotti plasmaderivati”.

Le associazioni di donatori sono tra gli artefici principali, reali, del lavoro di raccolta quotidiano che si svolge sul territorio, e specie per quanto riguarda la partecipazione dei volontari associati ai processi di creazione dei bandi per la plasmalavorazione, è già capitato in passato che vi siano state delle lamentele, come è accaduto per il raggruppamento regionale con il Veneto a far da capofila: in fase di creazione del bando Naip ai proclami di coinvolgimento dei donatori (e della comunità emofilica) non seguì alcuna corrispondenza fattuale.

È chiaro, invece, che ascoltare la voce dei donatori associati nei processi che riguarda la raccolta e il frazionamento del plasma, è da considerarsi decisivo, come è successo, almeno secondo gli stessi donatori, nelle fasi di creazione dei bandi nei raggruppamenti guidati da Emilia Romagna e Toscana, risolti con un più giusto rapporto qualità-prezzo rispetto al caso Veneto e con la valorizzazione del pittogramma etico.

Le associazioni fungono da garanzia per i donatori, controbilanciano le istanze economicistiche, e possono accedere a un colloquio più immediato e diretto con le istituzioni, affinché siano rispettati gli interessi e le esigenze di ciascun attore impegnato nella filiera sangue, da chi svolge il proprio lavoro nei centri trasfusionali fino agli utilizzatori finali dei farmaci.

Ciò che conta, quindi, è che le visioni comuni, gli intenti programmatici collettivi e i propositi di collaborazione, non si limitino a restare formule da campagna elettorale, e che il ritardo sulla scrittura del bando possa almeno servire all’apertura di un tavolo di consultazioni ad ampio raggio tra tutti gli attori di sistema.

Quando? Presto, prestissimo, subito dopo le elezioni. Per il bene del sistema trasfusionale lombardo e per quello nazionale.

Il Cns comunica i numeri della raccolta nel 2017: raggiunta la quota di 830 mila chilogrammi

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Il Centro nazionale sangue, attraverso un ampio comunicato stampa, ha riassunto il quadro della raccolta plasma del 2017 su scala nazionale, e – secondo quanto spiegato – c’è subito una buona notizia da dare:

il plasma raccolto nella scorsa annata ammonta a 830mila chili, e si registra un aumento dell’1,8% rispetto al 2016. La quantità raccolta è superiore a quanto previsto dal Programma Nazionale Plasma 2016-2020 e a quanto prescritto dal Programma annuale di Autosufficienza. Dai dati a disposizione, infatti, emerge che rispetto agli obiettivi prefissati che ammontavano a 816.000 kg, la raccolta è aumentata di ben 11.000.

Un buon risultato.

Quanto sia importante donare plasma e aumentare il numero di donazioni attraverso la plasmaferesi lo abbiamo scritto più volte, sottolineando come la maggior durata di tale procedimento, che può durare fino a circa 50 minuti, corrisponda però all’importanza crescente che riveste per l’intera comunità.

A onor del vero dobbiamo aggiungere che i risultati positivi comunicati dal Cns dipendono anche dal nuovo decreto del Ministro della Salute del 28/12/2015, attraverso cui la quantità di plasma raccolto in ogni singolo procedimento è stata aumentata, passando da 550 ml fino a quota 700 ml.

Non è un aumento di poco conto; come abbiamo spesso registrato, e va detto che non tutti gli addetti ai lavori sono rimasti entusiasti di questa decisione, visto che sono molti i racconti di donatori che con la donazione di plasma allungata hanno dovuto affrontare qualche problema di reazione negativa. Nulla di grave rispetto all’importanza dell’obiettivo principale dell’autosufficienza dicono le istituzioni, e il perché lo spiega Giancarlo Liumbruno nelle sue parole di commento ai risultati stessi:

“I medicinali plasmaderivati sono specialità farmaceutiche che rivestono un ruolo chiave, e talora non sostituibile, nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche – ha spiegato – a livello internazionale si assiste a un incremento del loro utilizzo, motivato principalmente dall’invecchiamento della popolazione, dall’identificazione di nuove indicazioni terapeutiche e dall’aumento delle diagnosi e dei nuovi bisogni espressi da Paesi con economie emergenti. È un importante successo per tutta la rete trasfusionale centrare e addirittura superare gli obiettivi del Programma di Autosufficienza, che è molto complesso, e non si limita a delineare le strategie per il semplice incremento della raccolta di plasma ma che persegue anche l’appropriatezza e l’uso razionale dei medicinali plasmaderivati”.

Il nodo che resta da sciogliere, su cui insistiamo, è la pubblicazione puntuale dei dati di raccolta, doverosa anche in misura dello sforzo in più chiesto ai donatori. A conclusione del comunicato del Cns, si legge:

“Sul sito italiaplasma.it un’iniziativa promossa dal Centro Nazionale Sangue in collaborazione con le Associazioni e Federazioni nazionali di donatori volontari di sangue, è possibile trovare infografiche e dati sulla donazione di plasma”.

È vero, i dati ci sono, ma sono sempre aggiornati all’aprile 2017.

Gli ultimi disponibili li abbiamo pubblicati su Buonsangue lo scorso 6 gennaio: ci auguriamo che nei prossimi mesi la pubblicazione dei dati di raccolta aggiornati avvenga tempestivamente e con maggior puntualità.

 

 

Le carenze ancora d’attualità in molte regioni italiane, soprattutto al Sud. Segnalazioni da Puglia, Sicilia, Calabria, Campania. Ma anche da Veneto e Piemonte.

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In molte regioni d’Italia manca ancora sangue

La situazione generale è in via di miglioramento rispetto alla settimana dell’8-14 gennaio, quando sulla bacheca Sistra, sulla quale figurano tutte le richieste che arrivano dalle Regioni, si erano contate carenze sempre crescenti, fino alla cifra considerevole di ben 1315 sacche (il picco del giorno 13) da Puglia, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Piemonte.

Già nei giorni successivi, come abbiamo segnalato nell’articolo di sabato 19 gennaio, la situazione era andata in via di miglioramento, con le 922 sacche richieste lunedì 15 gennaio calate progressivamente fino alle 275 di venerdì 19.

L’opportunità di offrire il vaccino antinfluenzale gratuitamente è stata ribadita dal direttore del Centro nazionale sangue, Giancarlo Liumbruno, all’importante convegno sul sistema del plasma andato in scena a Verona sabato 20 gennaio, evento su cui abbiamo pubblicato un lungo report lunedì 22 gennaio.

Queste le parole di Liumbruno sull’argomento, a conferma di quanto aveva già dichiarato poche ora prima il presidente Fidas e coordinatore Civis Aldo Ozino Caligaris: “Un’informazione importante: stiamo lavorando per concretizzare l’idea di offrire a tutti i donatori il vaccino antinfluenzale, sia per evitare il calo nella raccolta sia per aumentare l’impatto culturale del vaccino sulla popolazione”.  

Ma da quali regioni arrivano le richieste e gli appelli delle ultime ore?

A Foggia, in Puglia, Avis chiama i propri donatori all’azione proponendo un contest: “A tutto selfie”, un’idea giocosa che consentirà a ogni donatore di scattare una foto ricordo che sarà poi pubblicata sulla pagina Facebook dell’associazione, allo scopo di ottenere i fatidici “Like” e vincere un gadget premio.

A Reggio Calabria, Stretto Web segnala che andrà avanti ancora per i prossimi mesi la campagna straordinaria di raccolta sangue all’Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, voluta fortemente dalle associazioni  territoriali Adspem, Fidas e Avis, allo scopo di aiutare a trovare una data per il dono per tutti coloro i quali faticano a donare durante i giorni lavorativi.

Un quadro molto delicato arriva dalla provincia di Salerno ed è segnalato da Amalfi Web, con toni particolarmente drammatici e qualche refuso di troppo che speriamo non scoraggino i donatori di zona a fare il proprio dovere.

E se a Campobello Licata, in provincia di Agrigento, si è ripreso con le giornate Avis di raccolta speciale (la prossima il 4 febbraio, anche dal Nord, e in particolare dal Veneto area del Veneziano, arriva un saldo di donazioni negativo che ha spinto le Avis locali (Avis Mestre-Marghera, Venezia e Zelarino, più Avis provinciale Venezia) a organizzare un incontro speciale che avrà luogo oggi 24 gennaio, al fine di decidere le prossime strategie operative per aumentare la raccolta.

Anche a Borgomanero in Piemonte, come segnala Novara Today, esiste una situazione delicata, che ha generato un appello dell’Avis locale per chiamare a raccolta i donatori.

Infine due segnalazioni legate al bel momento in cui donazione di sangue e giovani si incontrano: a Modena donazione speciale per alcuni studenti dell’istituto Tecnico Barozzi si sono cimentati nella prima donazione assoluta per Avis, un momento per loro piuttosto emozionante.

Ad Altopascio invece, in provincia di Lucca, Avis e Fratres insieme hanno inaugurato il progetto “Una goccia di solidarietà”, campagna di sensibilizzazione che prevede la diffusione della cultura del sangue nelle scuole primarie e secondarie.

Il “Piano nazionale plasma 2016-2020” tra gare, ricorsi e squilibri: a Verona gli stati generali del Sistema sangue con il plasma al centro

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Un’intera mattinata di lavori dedicata al plasma. Come raccoglierlo al meglio, come regolare l’importantissima fase dell’invio alle industrie del frazionamento, e come affermare, prima in Europa e poi nel mondo, i principi etici basilari per regolamentare l’utilizzo di una materia biologica ormai divenuta tanto importante per la comunità, quanto preziosa, in termini economici, per chi la controlla.

A Verona, nella sala della Gran Guardia, sono dunque arrivati molti tra i più importanti dirigenti del sistema sangue, a partire dal direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno, fino al presidente di Avis Alberto Argentoni, intervenuti allo scopo di chiarire ai molti partecipanti lo stato dei lavori in corso a proposito degli obiettivi strategici del Piano Nazionale Plasma 2016-2020.

Il Veneto (chi legge Buonsangue lo sa molto bene), è una regione chiave per l’attualità recente del sistema sangue. Proprio in Veneto, come hanno ricordato in molti, è nato il sistema del conto lavoro attualmente in voga, che consiste nella raccolta della materia biologica da parte delle regioni con il conseguente invio alle industrie farmaceutiche, demandate a lavorare il plasma e trasformarlo in farmaci plasmaderivati che resteranno proprietà delle regioni stesse. Proprio il Veneto, inoltre, come capofila del consorzio interregionale Naip, ha inaugurato lo sbarco del libero mercato nel settore della lavorazione del plasma, stilando e attuando nel 2016 la prima gara aperta a più soggetti industriali in concorrenza, vinta da Csl Behring.
Un’assegnazione che ha fatto molto discutere, soprattutto per la scelta a monte di valorizzare, nei criteri del bando, il fattore economico per il 90% e il fattore qualitativo per il 10%.

I focus della discussione

Giorgio Brunello, presidente Regionale Avis Veneto, ha aperto i lavori raccontando le origini del conto lavoro, e restituendo alcuni passaggi storici ben conosciuti da molti dei protagonisti in sala, per poi passare all’analisi, a grandi linee, a tracciare alcuni obiettivi sistematici per il futuro. “Il conto lavoro è nato nel 1986 in Veneto – ha ricordato Brunello ­– grazie alla tenacia dei donatori e di alcuni medici come il dottor Bernardino Spaliviero. È nato qui ed è diventato patrimonio di tutti. Noi lo diamo per scontato ma non è così. L’assemblea del 1987 di Avis si tenne qui, ed è importante lavorare insieme con le altre “gambe” del sistema, noi donatori più medici e istituzioni. Gli accordi interregionali servono ad arrivare al giusto equilibrio di costi e risultati per l’intro sistema, e consentono la collaborazione con le altre regioni. Ci sono però due concetti che devono restare centrali: la questione che concerne etica e responsabilità, e il dialogo tra consorzi interregionali. Questo è uno temi forti su cui bisogna vigilare e insistere, nel nome dell’autosufficienza nazionale e delle questioni legate alla sicurezza, come il pittogramma etico. Infine non si può dimenticare il tema del calo di donazioni, che riguarda tutti: il cambio demografico e le maggiore attenzioni sulla raccolta influiscono, ma non si può tornare indietro. Forse si potrebbe ragionare sul cambio dell’età massima per i donatori: è anacronistico il limite dei 65 anni in un mondo che ormai ha allungato di molto la sua aspettativa di vita”.

Lo stato attuale delle gare

C’era molta attesa in sala per conoscere lo stato dei lavori nei consorzi interregionali che ancora non hanno concluso il loro processo di assegnazione dei bandi sulla plasma lavorazione. Va ricordato infatti che il quadro generale è ancora molto confuso e caotico, a causa di alcuni ritardi in fase di scrittura e ideazione (è il caso del consorzio guidato dalla Lombardia) e delle molte incertezze giudiziarie dovute ai molti ricorsi perpetuati dalle aziende escluse dai contratti, nei casi in cui l’assegnazione è già avvenuta.

Una situazione che, per fare chiarezza, merita di essere ricapitolata.

Dei quattro consorzi tra regioni, a oggi:

–  il Consorzio NAIP (Capofila Veneto) ha affidato la plasma-lavorazione (90% prezzo e 10% qualità) all’azienda australiana Csl Behring, ma la situazione è ancora aperta in virtù di un ricorso dell’italiana Kedrion che resta in attesa del verdetto del Consiglio di Stato.

– il Consorzio Ripp (Capofila Emilia Romagna) ha da poco concluso l’assegnazione (30% prezzo e 70% qualità) a una società di imprese, particolare che ha provocato anche qui dei ricorsi da parte delle aziende escluse.

– Il Consorzio Pla.net (Capofila Toscana) sta per concludere la scrittura del bando, che sarà consegnato entro il 30 gennaio 2018.

– il Consorzio Accordo (Capofila Lombardia) è ancora indietro e sullo stato dei lavori non si hanno notizie precise.

Entrando nel merito di ciascun accordo, e concentrandoci sui “report” che ciascun direttore dei centri di coordinamento regionale ha argomentato, sulla difensiva è apparso l’intervento di Antonio Breda, direttore del centro regionale sangue Veneto. “Non parlo in pubblico da tempo – ha detto Breda – perché ormai ci sono troppi esperti di gare e conto lavoro. Io sono stato l’unico a dire che le gare avrebbero portato dei vantaggi a tutti in questo paese, e le gare fatte fino a ora lo dimostrano. Per quel che riguarda il nostro accordo vorrei solo dire che con la Behring abbiamo lavorato molto bene, abbiamo dovuto cambiare i sistemi della qualità nelle regioni che fanno parte del consorzio. Dal mio punto di vista è stato un successo assoluto. Sul piano produttivo abbiamo voluto che i nostri prodotti avessero una centralità europea, e debbo ribadire che il vero driver della plasma-lavorazione sono le immunoglobuline endovena che abbiamo prodotto in grande quantità, in modo da avere autosufficienza per tutte le regioni per almeno il prossimo triennio. Per quanto riguarda gli altri prodotti faremo ricorso alla compensazione nazionale. Siamo soddisfatti del risultato raggiunto, abbiamo fatto un salto di qualità forte e non distribuiamo i nuovi prodotti solo perché abbiamo ancora in magazzino i prodotti del precedente fornitore. Certo, dobbiamo migliorare su tante cose ma il lavoro fatto negli ultimi 12 mesi ci rende certi che supereremo nei fatti quelle che da qualcuno sono considerate delle carenze della nostra aggiudicazione”.

Preoccupata dalla tendenza ai ricorsi si è mostrata invece Vanda Randi, direttrice del Crs Emilia Romagna: “Noi in Emilia siamo in quella fase di stallo legata ai ricorsi presentati prima dell’apertura delle buste e dopo l’apertura delle buste – ha specificato la Randi – Questa tendenza ai ricorsi spinge le altre regioni a lavorare nel modo più cauto. Oggi c’è un ultimo problema legato al fatto che le aziende aggiudicatarie del nostro accordo hanno costituito una società d’imprese. In fase di scrittura siamo andati verso la scelta di avere più prodotti a disposizione oltre alle immunoglobuline (a differenza del Veneto n.d.r.), ma dico che mi piacerebbe molto poter partire. Sul discorso della qualità e della standardizzazione delle procedure gli accordi ci aiuteranno le direttive europee, ma noi intanto abbiamo scelto la strada del pittogramma etico, un dato che difendiamo. La donazione è sempre etica, ma la cosa più importante è che le questioni legali aperte si risolvano perché il sistema rischia di restare fermo per troppo tempo”.

Ma quanto ha pesato la necessità di evitare lo stallo giudiziario In fase di scrittura del bando in Toscana? Come sempre diretta e carismatica Simona Carli, direttrice del Crs Toscana. Anche lei ha posto l’accento sul problema dei ricorsi. “Parlo delle peculiarità del nostro percorso – ha esordito la dottoressa – due gare sono state fatte e la nostra scade il 30 di gennaio. Stiamo pagando le vacanze agli avvocati, volevamo scardinare il monopolio ma più durano i ricorsi più dura il monopolio. Durante il percorso intrapreso sulla gara abbiamo cercato di sentire tutte le componenti, con un collegio tecnico, e abbiamo tenuto conto dei valori in cui crediamo: pittogramma etico e ampio portafoglio prodotti. Quello che mi interessa di più tuttavia è il percorso a latere della gara, quando è stata fatta la scelta delle regioni da inserire in ciascun consorzio, accostando e facendo convivere regioni più forti e più deboli. Chiudo con una riflessione profonda sul sistema: è vero che la plasmaferesi è troppo costosa e che bisogna capire come spingere i donatori a farla, e per questo è fondamentale arrivare alla fine delle gare e poi occuparci di parlare tra di noi. Altrimenti sarebbe stato meglio fare una sola gara nazionale. Il passaggio da fare al più presto è decidere come giocare in gruppo”.

E il bando del consorzio guidato dalla Lombarda? Perché questo ritardo? L’assenza dei rappresentati della regione capofila è stato un segnale chiaro che nell’ultimo consorzio interregionale rimasto la fase di scrittura del bando è ancora molto indietro, forse troppo. Il compito di fotografare il quadro della situazione è passato allora ai rappresentanti dei donatori, che hanno potuto così affrontare l’universo plasma secondo il proprio sguardo e le proprie criticità.

Il punto di vista delle associazioni: meno numeri e più attenzione alle esigenze dei donatori

Alessandro Casale, presidente di Avis Liguria, ha detto la sua su pro e contro dell’accordo stretto dal proprio consorzio regionale (il Naip con capofila il Veneto): “Dobbiamo fare in modo che il conto lavoro sia utilizzato al meglio – ha detto – e lavorare sugli scambi internazionali. Sul Naia, i punti positivi sono la registrazione europea e il lato della produzione dei plasmaderivati, mentre di negativo c’è che si è trascurato il pittogramma etico, ed è mancato il confronto preliminare con le associazioni”.

Quali siano tuttavia i temi davvero a cuore tra i donatori che lavorano tutti i giorni sul campo, è ben noto: il sistema centrale risponde sempre alle esigenze concrete o a volte dà troppo peso ai freddi numeri?

Per Renzo Angeli, vicepresidente di Avis Emilia Romagna non vanno trascurati problemi come calo dei donatori e facilità di accesso alla donazione. “In questo paese – ha spiegato Angeli ­­– l’autosufficienza sangue è garantita dai donatori e dalle associazioni. La donazione è sempre etica e salvavita. La nostra associazione ha come fine ultimo il paziente. Il principio etico deve resistere al primo posto in ogni passaggio della filiera, e in particolar modo nella lavorazione del plasma industriale. Il sistema è unico anche con più consorzi, e da noi, a differenza che nell’accordo Veneto, si è scelto di privilegiare rese e qualità rispetto alla questione economica. Le nostre scelte porteranno un risparmio annuo di circa 8 milioni di Euro che potranno essere reinvestiti altrove. Chiudo con una considerazione: i decreti del 2015 a noi hanno portato alcuni danni, abbiamo avuto danni con l’aumento della quantità per procedura. Molti donatori sono stati male. È vero che sui numeri i dati sono in linea, ma noi lavoriamo con delle persone e non con dei numeri. Il problema del dono in orario di lavoro poi è grosso e andrebbe risolto. Noi partiremo con una campagna sul dono del plasma, ma bisogna davvero riflettere su ciò che porta al calo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda i rappresentanti di Avis Toscana e Avis Lombardia, specie sulla necessità di essere coinvolti nei processi decisionali in sede di scrittura dei bandi e non solo. Gli esiti tuttavia, si sono rivelati opposti: in Toscana le associazioni hanno avuto il loro peso: “bisognava definire gli obiettivi e portare dentro il pittogramma etico e le nostre richieste sono state accettate”; mentre per Avis Lombardia non è andata così bene: “non abbiamo visto il bando e non siamo stati coinvolti, ma in linea con i principi etici, vorremmo che ci fossero in portafoglio il maggior numero di prodotti plasmaderivati”.

Le strategie a lungo termine e il fattore etico: le parole di Liumbruno (direttore del Cns) e Argentoni (presidente Avis)

In mezzo a tali incongruenze, restano da definire per tutte la parti in causa le linee guida necessarie a portare il sistema a essere sempre più efficiente, e restano gli obiettivi del Piano nazionale plasma che non si possono assolutamente mancare. Quali? Uno su tutti: restare in linea con il macro-obiettivo generale, sovraregionale e sovraziendale, ovvero l’autosufficienza ematica.

Il bilancio del 2017 l’ha stilato come sempre Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, indicando le linee guida inderogabili sul piano manageriale. Ovvero:

– 1) la concretezza nelle richieste alle regioni

– 2) il dovere di ridurre gli sprechi

Liumbruno ha poi spiegato anche il motivo dei ritardi sui dati, che più volte abbiamo segnalato. “Il PNP è quinquennale – ha detto – e sui dati di raccolta ci sono dei ritardi perché quelli che arrivano dal Ministero non sempre sono affidabili e vanno verificati. Asset importante è l’incremento di raccolta di plasma, che in larga parte è stato attribuito dal PNP a quelle regioni che erano di molto sotto la media nazionale. Si è chiesto di aumentare in 5 anni del 40%, perché era un obiettivo conseguibile. In effetti, già in due anni questi aumenti ci sono stati e l’obiettivo del 2020 sarà di 860 mila chili. L’obiettivo del 2017 (816 mila chili) è stato conseguito. C’è da lavorare invece sulla riduzione delle unità eliminate per scadenza, non è una cosa ammissibile, questo indice va portato sotto il 2%. In termini di sguardo sul mondo, l’Italia sulla raccolta plasma è in una posizione discreta, e in Europa è tra le nazioni guida nei paesi in cui la donazione è volontaria e non remunerata. Aspettiamo di vedere cosa farà la Francia perché potremmo essere i primi”.

Il sistema plasma va concepito su scala internazionale dunque, e così i principi etici che regolano un mercato in espansione che nel 2020 varrà circa 20 miliardi di dollari. Ma come si può riuscire a parlare una lingua etica comune in tutti i continenti? Come gestire collettivamente una risorsa che può da un momento all’altro divenire oggetto di lucro e di speculazioni (quando addirittura non lo è già)?

Di questi temi si è occupato, in chiusura, Alberto Argentoni, presidente di Avis Nazionale, offrendo uno sguardo il più possibile trasversale sulle molte questioni delicate che minano la collaborazione internazionale sul piano della gestione della risorsa plasma, e sulle criticità che regolano i conflitti di interesse tra industria e politiche nazionali. “Il plasma è una risorsa etica, come sappiamo dalla convenzione di Oviedo, e non è commerciabile a fine di lucro – ha ribadito Argentoni – ma questo non è un principio condiviso da tutti gli Stati. Esistono diverse interpretazioni del concetto di rimborso, e in questo senso bisogna lavorare molto. La morale comune può essere diversa, in base alla spinta e all’incidenza del mercato nei vari paesi, e servono accordi tra stati per condividere i principi etici, un problema che affrontiamo spesso nei processi di collaborazione internazionale. Sul rimborso i protocolli aggiuntivi a Oviedo prevedono i risarcimenti per evitare svantaggi finanziari per chi dona, ma da noi, per esempio, solo pochi donatori utilizzano il giorno lavorativo. Bisogna poi stare attenti ai pagamenti dissimulati. L’industria promulga il concetto di compensazione, ma su questo vanno fatte delle precisazioni. I rimborsi non devono essere riconducibili a uno stato di necessità, né la compensazione può essere forfettaria o incongrua. Infine le ricompense: non devono avere un valore monetario o cedibile. Ricordiamo che i plasmaderivati sono sempre più richiesti e le industrie rivendicano sempre di più la necessità della donazione con compensazione economica. Cosa dicono? Che la qualità dei prodotti non cambia: ma in realtà la sicurezza è messa a rischio per ragioni di concorrenza rispetto all’approvvigionamento, per l’efficacia della confidenzialità sui dati, per lo sviluppo ambiguo del materiale informativo e in ultimo per i rischi sulla salute dovuti alla frequenza delle donazioni, che se retribuite e reiterate possono portare a dei problemi. Il nostro obiettivo è ribadire in ogni sede tutti questi aspetti che rendono la donazione gratuita e volontaria una tutela assoluta per qualità e sicurezza del sistema sangue”.

In attesa della chiusura di tutti i bandi, e in vista di una nuova stagione complessa sul piano della raccolta, il ruolo delle associazioni, a tutti i livelli, non potrà che essere quello di salvaguardare con fermezza questi principi.

 

Come evitare carenze durante le epidemie influenzali. La proposta del Cns: offrire il vaccino ai donatori

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Il tema del plasma, inteso come raccolta e invio al frazionamento industriale per ottenere poi i farmaci plasmaderivati in grado di curare patologie gravi come l’emofilia, è sicuramente tra i più importanti in assoluto e per Buonsangue è un argomento costantemente in evidenza.

Ecco perché nelle ultime settimane abbiamo chiesto più volte al Centro nazionale sangue di essere puntuale ed efficiente sulla pubblicazioni dei dati di raccolta regione per regione e sui dati di invio alle industrie farmaceutiche, ed ecco perché cerchiamo di informare il più dettagliatamente possibile i nostri lettori su tutte le vicende legate alle gare pubbliche dei vari raggruppamenti regionali.

Oggi 20 gennaio, a Verona, va in scena il convegno dal titolo “IL MODELLO ITALIANO DELLA DONAZIONE DI SANGUE, AUTOSUFFICIENZA ED ETICA SEMINARIO SUL CONTO LAVORAZIONE DEL PLASMA IN ITALIA ALLA LUCE DEI NUOVI ACCORDI INTERREGIONALI PLASMA”, un confronto di assoluta importanza per fare il punto sul modello italiano, un modello seguito e apprezzato in tutto il mondo, e capire a che punto siamo a livello di sistema in termini di raggiungimento dell’autosufficienza nazionale attraverso il rispetto dei principi etici.

Noi di Buonsangue ci siamo, e come sempre vi proporremo nei prossimi giorni un report completo del convegno.

Questo, intanto, il programma della giornata di lavori:

seminario

Intanto il Centro nazionale sangue comunica i numeri relativi alle carenze della scorsa settimana, quella più complicata. Sono mancate circa 1300 sacche, creando problemi a molti ospedali costretti a rimandare gli interventi non urgenti.

Sulla bacheca Sistra – ha scritto il Cns nel suo comunicato di ieri 19 gennaio – su cui le Regioni formulano le richieste, sono state segnalate carenze tutti i giorni, con il picco il 13 quando sono state richieste 1315 sacche da Puglia, Lombardia, Toscana, Lazio, Campania e Piemonte. Già il 12 le richieste erano sopra le mille unità, e il 14 sono leggermente scese a 1197.

“Le carenze all’inizio dell’anno, che seguono le eccedenze di raccolta subito prima di Natale, non sono una novità – afferma Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Cns -. Se da una parte serve una migliore e puntuale programmazione della chiamata dei donatori per effettuare le donazioni da parte delle associazioni e federazioni del volontariato del sangue, il problema dell’epidemia influenzale, che proprio a gennaio-febbraio raggiunge il suo picco, non può essere trascurato. Per questo offrire la vaccinazione anche ai donatori, come già avviene ad esempio in Emilia Romagna, potrebbe contribuire a mitigare il problema”.

Ma come evolve la situazione?

Questa settimana, sempre secondo la bacheca, si è partiti con 922 sacche richieste lunedì che sono andate diminuendo fino alle 275 di ieri. “Al momento il lieve calo del numero dei casi che si è avuto la scorsa settimana ci fa sperare che il picco sia stato raggiunto, ma è presto per trarre conclusioni – sottolinea Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità -. L’entità dell’epidemia è ogni anno imprevedibile, e il vaccino è l’unico strumento di cui disponiamo per la prevenzione”.

Ed ecco, allora, la notizia: offrire il vaccino ai donatori seguendo le politiche già in atto in Emilia Romagna (come in foto d’apertura) potrebbe essere una misura utile a non ritrovarsi di nuovo nell’identica situazione il prossimo anno. Un’idea che ha registrato immediatamente il consenso di Aldo Ozino Caligaris, presidente Fidas e coordinatore Civis:

 “Offrire l’opportunità della vaccinazione al milione e 800mila donatori periodici e associati del sangue – afferma Aldo Ozino Caligaris, Coordinatore pro tempore CIVIS – significa, come già accaduto nel 2009 in occasione della pandemia influenzale da virus A/H1N1, poter meglio garantire la continuità della disponibilità delle donazioni, sulla base di una necessaria e puntuale programmazione, considerando che i donatori di sangue sono a tutti gli effetti operatori del SSN.

Ecco un proposito che ci auguriamo diventi presto realtà.