Arrivano i dati della raccolta plasma di luglio. Segnali positivi sia nel raffronto 2017/2018, sia sui dati relativi ai primi 7 mesi

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Nonostante agosto sia il periodo di pausa per eccellenza, la finestra temporale in cui la stragrande maggioranza delle attività del Paese subisce il fatidico (e a volte inopportuno) stop, è bello sottolineare come l’importantissima attività di rilevazione sulla raccolta plasma per l’uso congiunto tra necessità ospedaliere e invio all’industria di frazionamento sia stata regolarmente ottemperata. Sul sito del Centro nazionale sangue, infatti, sono stati pubblicati i numeri della raccolta plasma relativi a luglio 2018, e questa è senza dubbio una buona notizia.

Su Buonsangue, come sanno molto bene i nostri lettori, insistiamo moltissimo sui concetti di trasparenza e puntualità nella pubblicazione dei dati, perché il dato sul livello di raccolta è un indice numerico in grado di trasmettere segnali significativi sullo stato di salute ed efficienza di tutto il sistema sangue, un sistema che si appresta ad affrontare sfide future di assoluta rilevanza.

Il mercato del plasma è in espansione in tutto il mondo, e più volte, nei nostri articoli, abbiamo sottolineato le implicazioni geopolitiche siano strettamente collegate all’autosufficienza nazionale di questa risorsa, non meno importante, per ogni comunità, di acqua, cibo o energia. Anche perché, con il mercato libero dei plasmaderivati, i rapporti tra stakeholder di sistema diventano più delicati, ed è sempre meglio ribadire, anche riconoscendo i legittimi interessi economici in ballo, che la questione centrale per la comunità dei donatori resta sempre la stessa: il massimo utilizzo possibile del plasma raccolto per la produzione di tutti le tipologie di farmaci salvavita.

In virtù di queste ragioni, per tutto l’anno, abbiamo sempre sollecitato la pubblicazione dei dati, e contribuito alla loro diffusione con i nostri pezzi di commento e analisi: ecco allora i dati relativi al periodo gennaio/febbraio, al mese di marzo, ad aprile 2018, per finire con le rilevazioni di maggio (quando c’è stato un leggero ritardo) e giugno.

Ma veniamo ai dati più recenti. A luglio 2018, come vediamo in figura 1, rispetto al luglio 2017 vi è stata una crescita nella raccolta del plasma destinato alle aziende convenzionate per la produzione di medicinali plasmaderivati del 4.4%.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – luglio 2018

Fig.1

Meritoria la crescita in alcuni territori come le province autonome di Bolzano (+50,5%), e di Trento (+32,5%) e in regioni come la Basilicata (+24%) e la Toscana (+23%). Risultati molto meno virtuosi in Valle d’Aosta (-22,4%), Sardegna (-13,2%) e Lazio, regione che soffre storicamente (-9,4%).

In figura 2, invece, possiamo osservare (tabella 3) le stime relative al periodo esteso a gennaio/luglio 2017 a confronto con l’identica finestra nel 2018. Nel dato allargato la raccolta complessiva in Italia è leggermente aumentata, in linea con le aspettative del piano nazionale plasma 2016-2020, recuperando leggermente la situazione che nei mesi precedenti aveva un saldo negativo.

A fronte dei 486.415 kg raccolti nel 2017, a oggi è cresciuta di circa 619 kg. Un sorpasso di certo contenuto che tuttavia lascia ben sperare per i mesi futuri. Rilevanti, in questo senso, le performance di Sicilia (da 34.331 kg a 36.287 kg) e delle Marche (da 19.447 kg a 21.030 kg).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Luglio (2) 2018

Fig.2

Alla fine della stagione 2018, mancano ormai cinque mesi, i più importanti dell’anno.

L’obiettivo è che siano mesi di crescita costante nella raccolta e di ulteriore sensibilizzazione di tutti i donatori sull’importanza della plasmaferesi, un fattore decisivo per il rispetto degli obiettivi programmatici.

Arriva il Programma nazionale sangue 2018: obiettivi importanti in qualità e quantità. Ma intanto c’è bisogno di sangue prima che agosto entri nel vivo

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Sean Breithaupt, Drop In The Ocean

Le difficoltà non mancano, ma quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare. E i donatori, lo sappiamo bene, sono duri dal cuore d’oro. C’è molto fluido vitale da raccogliere alle porte del mese più complicato dell’anno, agosto, e alla luce delle carenze registrate in Toscana, come da noi puntualmente documentato nei giorni scorsi.

Intanto però, dalla conferenza Stato-Regioni arriva il Programma nazionale sangue 2018, disponibile come documento integrale a questo link attivato dal prezioso Quotidiano Sanità. Entrando nel merito, il programma si pone 8 macro obiettivi, 4 riguardanti il tema della quantità, ovvero dell’aumento della raccolta sangue nel nome dell’autosufficienza, e 4 incentrati sul tema della qualità del servizio, in linea con le certezze tecniche e filosofiche acquisite nel tempo.

Quali sono questi obiettivi? Eccoli.

Gli obiettivi quantitativi dell’anno in corso si identificano con: 1) il conferimento alle industrie di frazionamento delle quantità di plasma stabilite nel PNP (Piano nazionale plasma) 2016-2020, che per il 2018 corrispondono a 847.927 Kg di plasma. Come abbiamo visto nel post del 25 luglio, la raccolta gennaio-giugno 2018 è inferiore a quella dello stesso periodo 2017, e dunque ci sarà molto da lavorare; 2) la riduzione degli sprechi, fino all’azzeramento del numero di unità di plasma eliminate per iperdatazione, e la drastica riduzione di quelle quelle eliminate per motivi tecnici fino a restare sotto la quota del 4%; 3) il rafforzamento la raccolta attraverso l’aferesi raggiungendo l’obiettivo di almeno 250 procedure all’anno per singolo separatore cellulare, e con numero medio minimo di 400 procedure per Regione; 4) il miglioramento dell’appropriatezza, rafforzando su scala nazionale un utilizzo razionale del plasma e dei medicinali plasmaderivati.

Gli obiettivi qualitativi saranno invece: 1) favorire dei modelli organizzativi che possano garantire una buona concentrazione delle attività trasfusionali, specie per ciò che riguarda il plasma in aferesi; 2) facilitare l’accesso alla donazione attraverso esempi di sinergia gestionale con le associazioni di donatori di sangue, come nel caso del Centro trasfusionale di Brescia a noi spiegato dal neo presidente Avis Gianpietro Briola; 3) insistere sulla validità della donazione in aferesi attraverso il lavoro informativo delle associazioni di donatori; e infine 4) insistere con progetti  specifici a 360 gradi in collaborazione con le associazioni al fine di abituare  i nuovi donatori alla plasmaferesi.

Intanto però il sangue serve subito e regione per regione si lavora sulle raccolte speciali. Salvini ha dato il buon esempio (almeno sul dono) qualche giorno fa e speriamo che molti altri donatori periodici o alla prima esperienza vadano a compiere il gesto necessario.

In Sicilia si dona oggi 27 luglio a Campobello di Licata in provincia di Agrigento, sotto lo slogan: ‘Donare sangue: una scelta per gli altri, una scelta per se”, mentre, come ci dice StrettoWeb, a Messina si muove il prefetto locale per sensibilizzare città e forze armate locali. Mobilitazione anche a Palermo, dove la questura promuove la donazione assieme all’associazione Thalassa, impegnata nella raccolta tramite autoemoteca.

In Puglia, a San Giovanni Rotondo (Foggia) si dona oggi 27 luglio per tutto il pomeriggio, e la stessa identica idea è nata a Brindisi, dove grazie a Avis e Fratres a lavoro in sinergia si potrà donare direttamente al lido oggi venerdì 27 luglio, guadagnandosi un ingresso gratuito per la festa serale.

In Abruzzo, forte appello dell’Avis Pescara, sempre in prima linea. Servono donatori e serve che siano periodici. Per iscriversi, aperture speciali alla sede dell’Avis Comunale Pescara in corso Vittorio Emanuele II, 10, nei seguenti giorni e orari: lunedì e martedì dalle ore 7:30 alle 15; mercoledì e venerdì dalle 7:30 alle 12 e dalle 16 alle 19:30; il sabato dalle 7:30 alle 12, e ogni ultima domenica del mese apertura straordinaria dalle 9 alle 12.

In Umbria, a Terni, si sono mobilitati gli ingegneri: come ci spiega Ansa, infatti, mercoledì 25 luglio l’ordine degli ingegneri locale ha fatto un appello (seguito dal gesto vero e proprio di molti associati) per far fronte alle carenze estive.

Anche nel Lazio si registrano alcune carenze: a Sora, in provincia di Frosinone, si rinnova un appello già diffuso nei giorni scorsi per invitare i cittadini al dono prima di partire per le vacanze. Zero negativo e positivo, A negativo e positivo, i gruppi per i quali c’è maggior urgenza, ma mancano anche B negativo e vanno aiutati tutti gli altri.

Situazione in Toscana: abbiamo già dato prova degli appelli giunti da Lucca e Firenze, e abbiamo testimoniato l’evoluzione della raccolta attraverso le stime del Meteo del sangue. Le ultime notizie, come si vede in figura 1, tardano ad arrivare: speriamo in una nuova rilevazione nelle giornata di oggi anche perché le notizie disponibili, le stesse già pubblicate da noi mercoledì scorso, raccontano di una situazione complicata.

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Fig.1

Buone notizie arrivano dall’Emilia Romagna: ben 9 mila donatori nel piacentino partecipano ogni anno alla raccolta in provincia di Piacenza, ben coordinata dal lavoro sinergico di istituzioni e associazioni. L’esigenza forte, dicono i dirigenti associativi e sanitari, è tuttavia quella di reclutare un numero sempre crescenti di giovani under 35.

Anche in Piemonte donano le forze armate, una risorsa sempre importante: ad Alessandria, infatti, tocca ai Carabinieri del Comando Provinciale raggiungere l’Unità Mobile della Croce Rossa di Cassine per una raccolta anti carenze estive.

In Friuli Venezia Giulia, il quadro lo offre il portale donatori di Udine. Come si vede in figura 2, situazione sotto controllo per quasi tutti i gruppi esclusi B+ e B-, per i quali si devono fronteggiare carenze gravi. Buona invece i riscontri per quel che riguarda la raccolta del plasma.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig.2

Infine, come sempre, ricordiamo che per individuare tra le tantissime donazioni del week-end in tutta Italia quella più vicina a noi, Facebook è lo strumento migliore. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting, ma soprattutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 27 luglio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 3.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Fig.3

 

 

 

Giorni caldi per la raccolta. Dal Cns i dati di giugno sul plasma e l’evoluzione della carenza in Toscana

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Sangue e plasma. Rosso e giallo. I donatori sanno bene che specie d’estate sono questi i colori della solidarietà e dei gesti che possono salvare tante vite. E se il periodo estivo non è certamente il più facile per la raccolta, diventa oltremodo importante che il quadro generale delle scorte nel Paese, e lo stato dei lavori sul piano del raggiungimento dell’autosufficienza, siano comunicati ai cittadini con estrema prontezza e puntualità. Sia che si tratti di eventuali carenze, come quella che ha colpito la Toscana negli ultimi giorni, sia per ciò che riguarda i flussi mensili del plasma da utilizzare nelle strutture ospedaliere e inviare alle aziende per la trasformazione in farmaci salvavita.

Cominciamo dal plasma. Sul sito del Centro nazionale sangue sono da poco a disposizione i dati sulla raccolta plasma di giugno. Li avevamo chiesti a inizio luglio, quando con un po’ di ritardo rispetto ai mesi precedenti erano stati diffusi quelli di maggio. Per fortuna non c’è stato troppo da attendere, ma sviscerandoli purtroppo si nota che la raccolta al sesto mese dell’anno non è in crescita, sia nella rilevazione comparata giugno 2017 vs giugno 2018, sia sul piano della raccolta generale gennaio-giugno 2017 vs gennaio-giugno 2018.

Ma entriamo più nel dettaglio.

Come si può vedere in figura 1, infatti, nel giugno 2017 era stato raccolto il 5,7% in più di plasma sul territorio nazionale. Sempre nell’ambito della comparazione sul mese di giugno, le regioni che si sono comportate meglio sono la Provincia Autonoma di Bolzano (+ 17,6%), le Marche (+7,6%) e la Puglia (+4,15), mentre è notevole l’apporto del Ministero della Difesa, cioè delle forze dell’ordine, con un rilevante +23%. In negativo si fanno invece notare il Molise (-36,4%), la Campania (-19,6%), e il Lazio (-12,9%), ma in generale sono molte le regioni in calo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (4)

Fig.1.

Passando al dato aggregato, invece, in figura 2 (Tab.3) con misurazione in chilogrammi, possiamo analizzare e confrontare la raccolta nel periodo che va da gennaio-giugno 2017 vs gennaio-giugno 2018. Emerge subito che sul piano della raccolta generale nell’anno in corso sono stati raccolti 4.633 kg in meno (416.546 kg contro 421.179). Entrando nel merito delle singole regioni invece, si riscontrano crescite rilevanti in Puglia, Marche, Lazio e Sicilia, e cali recuperabili in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.

Sempre in figura 2, ma tabella 2, è invece riportato il dato già commentato in alto giugno vs giugno (fig.1) ma con i valori espressi in chilogrammi. Interessante il dato complessivo Italia con il suddetto calo del -5,7% che corrisponde a un passaggio da 67.897 kg raccolti nel 2017 a 64.053 nel 2018. Ben 3884 kg in meno dei 4.633 persi in tutto il 2018, arrivano dunque dal primo mese “estivo”. In ogni caso però si dovrà assolutamente migliorare nella seconda metà dell’anno.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (3)

Fig.2

E in Toscana?

Dopo i giorni di carenza sangue da noi segnalati nel post di lunedì 23 luglio, con tanto di informativa su tutte le attività di contorno per chiamare i donatori a raccolta, ecco gli aggiornamenti. In figura 3, vediamo che rispetto alla situazione da noi delineata venerdì scorso, con emergenza per i gruppi A-, B+ e 0-, sangue urgente per B- e 0+ e situazioni positive per i gruppi A+ e AB +, le scorte attuali sono leggermente migliorate. Naturalmente non basta ancora, perché si registrano emergenze per i gruppo 0- e B+, e necessità urgenti per A- e B-. Continua la mobilitazione dunque, e speriamo che la situazione possa risolversi presto, attraverso la chiamata diretta dei donatori che proseguirà in questi giorni, o con le raccolte speciali che potranno essere organizzate nel prossimo fine settimana.

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Fig.3

Comunicare il valore del dono: quattro spot per ricordare a tutti che la regola omnia è “Prima donare, poi partire”.

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La strada per portare i giovani nei centri trasfusionali a donare prima delle vacanze, passa anche e soprattutto per le campagne di comunicazione. Molti centri associativi in tutta Italia, sia a livello regionale che più specificatamente locale, hanno provveduto nelle ultime settimane a sfoggiare la propria creatività, provando a costruire messaggi a favore del dono che sappiano sensibilizzare e soprattutto colpire e attirare l’attenzione, per instillare in chi guarda quella scintilla che può scoppiettare sottoforma di curiosità, voglia di fare del bene, generosità o senso di responsabilità.

In questi mesi estivi, di volta in volta andremo alla ricerca dei video più significativi per capire come le associazioni o le istituzioni provano a convogliare il concetto di dono. Lo ribadiamo: a nostro giudizio servirebbe una campagna costante concertata tra media, istituzioni, aziende sanitarie e associazioni, almeno per concordare le linee guida. Ma finché non accadrà, ecco alcune iniziative già concrete e disponibili sul web.

Fidas Piemonte, per esempio, ha costruito uno spot molto allegro e vacanziero, nel quale una classica partenza al mare di amici non può cominciare senza prima una rapida ma fondamentale sosta per donare il sangue. A chiusura il fatidico claim, che conosciamo bene: “Il bisogno di sangue non va in vacanza”.

Sorprendente e inaspettato, in linea con la campagna sui dialetti che ha caratterizzato la comunicazione di Avis nell’ultimo anno, è invece lo spot creato da Avis Angri, in provincia di Salerno. “Non buttare il sangue ma donalo” è il messaggio finale, rappresentato in un modo molto originale e con una bella fotografia.

Meno riuscito, almeno secondo noi, il lavoro del Ministero della salute, in uno spot che gioca su una locuzione tipica del parlato “Donare il sangue. Una botta di vita”, con un tono che tuttavia resta indeciso tra la classica comunicazione informativa istituzionale (che esprime quanto il periodo estivo sia delicato per la raccolta), e un finale ironico, che quasi ha l’effetto di smentire l’approccio serioso della prima parte.

Dal sapore un po’ rustico, ma auto ironico e in definitiva capace di farsi ricordare, è lo spot di Avis Lombardia, nel quale, durante una partita a carte tra amici, nel caldo afoso e infestato dalle zanzare della città, tra le varie soluzioni paventate dai giocatori per trascorrere le ferie, l’asso nella manica è senza dubbio quella del donatore. La mossa giusta, per l’appunto, quella che anche noi di Buonsangue consigliamo a tutti.

Gianpietro Briola, neo presidente Avis. “Vogliamo una plasmalavorazione che rispetti al massimo le potenzialità della materia biologica e farmaci provenienti dal dono etico”

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Gianpietro Briola, neo presidente Avis

Una nuova guida, un nuovo governo e tanto lavoro da fare in un’era delicatissima per la raccolta sangue. Come abbiamo annunciato nelle scorse settimane con gli annunci ufficiali del cambio di presidenza il 17 giugno, e del nuovo esecutivo nazionale il 2 luglio, per Avis inizia un periodo di trasformazione che passa da nuove figure dirigenziali e obiettivi (interni e di sistema) da perseguire e raggiungere con decisione. Per sapere cosa accadrà nel breve e nel lungo periodo, e per capire le posizioni della più grande associazione di donatori in Italia sui temi più urgenti del sistema sangue, abbiamo intervistato Gianpietro Briola, neo presidente avisino, parlando con lui di cambiamenti, plasma, nuove generazioni e tanto altro. Nato a Orzinuovi in provincia di Brescia, 55 anni, Briola è dirigente medico presso l’ASST Garda (ecco la sua scheda professionale), è responsabile del Pronto Soccorso, e vanta un lunga esperienza nell’attività di volontariato. In passato, sempre in Avis, ha rivestito in fatti il ruolo di vicepresidente vicario di Avis Nazionale e quello di presidente all’Avis provinciale di Brescia. Ecco le sue parole per Buonsangue.

1) Presidente Briola, congratulazioni e un augurio di buon lavoro, guida un vero e proprio esercito, chiamiamolo così, di 1 milione e 300 mila donatori. Ci racconta quali sono le priorità programmatiche su cui si concentrerà con il nuovo esecutivo?

Le priorità programmatiche iniziali da gestire in tempi rapidi sono due: in primo luogo, abbiamo la riforma dello statuto associativo secondo le indicazioni di legge che riguardano la riforma del terzo settore. Vorremmo fare questo percorso non limitandoci agli adempimenti legati alla riforma, ma fare una riflessione più ampia per capire come migliorare uno statuto ormai vecchio che risale a 15 anni fa e renderlo più agevole rispetto alle mutate condizioni sociali e organizzative del sistema sanitario nazionale. Avis, che per l’appunto ha un esercito a servizio della comunità, si deve adeguare ai cambiamenti della nazione. La seconda priorità è l’esigenza di ritrovare unitarietà associativa. Noi veniamo da un anno complesso di discussione e confronto interno iniziato dopo la trasmissione delle Iene in Campania: ora è il tempo di fare una riflessione congiunta per capire gli obiettivi sui quali mirare e su che tipo di organizzazione dobbiamo tendere a seconda dei vari contesti regionali. Noi abbiamo un sistema sanitario teoricamente unico, un sistema trasfusionale che per legge è unico, però di fatto dobbiamo interfacciarci con realtà regionali completamente diverse sul piano sanitario. Quindi trovare un modo e un momento di sintesi per andare tutti insieme dagli assessorati e nei Centri regionali sangue per ottenere delle line di indirizzo comune sarà sicuramente uno degli obiettivi principali, tenendo conto di qual è la trasformazione del sistema: in futuro dovremo lavorare molto per trovare delle linee di indirizzo comune. Dovremo lavorare sulla programmazione, sulla donazione del plasma e sulla diversificazione dell’accoglienza dei donatori sul piano della disponibilità dei centri di raccolta.

2) Lei ha grande esperienza associativa, avendo iniziato da giovanissimo all’Avis Brescia. Come si assicura il ricambio generazionale tra i donatori, uno dei problemi maggiori di questo momento.

In diversi modi: dobbiamo vedere il problema dal punto di vista esterno e interno all’associazione. Se vogliamo vederla dal punto di vista dei giovani che devono venire a donare credo sia necessario assestarci su una visione più elastica del sistema donazione. Siamo abituati a immaginare una giornata dedicata alla donazione che va dalle otto a mezzogiorno se va bene, o dalle otto alle undici, e al sabato e alla domenica, che di solito sono dedicati alla raccolta di tipo associativo. Questo cozza un po’ con le nuove esigenze e le abitudini di lavoro dei giovani, che sono quasi tutti precari e faticano ad avere accesso alla donazione. Non vogliono chiedere la giornata lavorativa di riposo retribuita, per cui bisogna lavorare al fine di allargare le ore di accesso ai centri trasfusionali. Al pomeriggio, come si fa nel resto d’Europa, oppure al sabato e alla domenica. Solo così si può facilitare il dono. Sul piano interno dobbiamo affrontare una crisi dirigenziale e di appartenenza, perché spesso il donatore viene a donare e lo fa con grande costanza, ma poi tende a non restare vicino e a non sentire l’identità associativa divenendone parte integrante. Dobbiamo cambiare e lavorare modificando il nostro statuto. Dobbiamo svecchiare un po’ la tipologia del lavoro, utilizzare strumenti moderni in modo che chi arriva possa sentirsi parte integrante dell’associazione e della sua identità.

3) Passiamo al tema del plasma. Ci ha moto colpito, il giorno del WBDD 2018, il suo intervento che raccontava l’esperienza associativa nella raccolta plasma all’ospedale di Brescia. Ci può descrivere il tipo di organizzazione e spiegarci se secondo lei il modello è replicabile altrove?

Abbiamo avuto la fortuna a Brescia di costruire una sede associativa molto ampia e di grande disponibilità che facesse da centro di raccolta, e la nostra idea è stata quella di chiudere un accordo con gli ospedali civili di Brescia in modo che tutta la raccolta di emocomponenti ovvero sangue, plasma e piastrine potesse transitare da noi. Questo ci ha consentito di instaurare un rapporto migliore con il donatore, di averlo sotto controllo, coccolarlo, di accompagnarlo in un ambiente secondo noi più caldo di un ospedale. Inoltre ci ha permesso di stringere rapporti molto forti sul piano organizzavo con l’ospedale, visto che abbiamo i loro medici all’interno del centro di raccolta e usiamo lo stesso sistema di qualità. La responsabilità tecnica secondo legge è del centro trasfusionale e quindi si può verificare sempre in ogni momento che vada tutto per il meglio. Questa osmosi di comportamenti e di sinergie ha creato un ambiente virtuoso per i donatori. La cosa da migliorare sono gli orari: vorremmo ampliare gli orari di accesso e il numero delle plasmaferesi. Sul sangue intero invece abbiamo l’autosufficienza per la tutta la provincia. Laddove esistono le strutture per creare queste sinergie il modello è assolutamente replicabile, ma molto dipende dalle organizzazioni locali. In alcuni luoghi in Italia, per esempio, non c’è raccolta associativa. Per noi, ripeto, questa sinergia è stata assolutamente importante per mantenere alto il livello e la quantità delle donazioni e coltivare un buon rapporto con chi viene a donare.

4) Le gare per la plasmalavorazione. Abbiamo notato finora una diversità di premesse tra la gara del Veneto, il primo dei raggruppamenti regionali ad aver creato un bando per la plasmalavorazione, che era basato sulla forbice 90% prezzo e 10% qualità, e le gare successive di Toscana ed Emilia con forbici molto diverse (70% qualità e 30% prezzo in Toscana, 60% qualità e 40% prezzo in Emilia). I donatori non vogliono soprattutto che il loro dono sia rispettato al massimo e un coinvolgimento nei processi decisionali? Cosa dobbiamo aspettarci dal bando del raggruppamento guidato dalla Lombardia?

La posizione di Avis è quella di mantenere e avere la donazione etica: ovvero un plasma donato solo da donatori volontari che donano in modo generoso e costante, e questo in un momento in cui stiamo correndo il rischio che, come avviene in altri paesi europei, anche in italia si possa instaurare un modello in cui la donazione accettata non sia più solo quella etica, ma che faccia breccia quella a pagamento. Noi vorremmo, nel limite del possibile perché poi non avremmo una piena autosufficienza, che i farmaci plasmaderivati circolanti in Italia siano prodotti dal plasma etico italiano e indicati con il pittogramma, come già succede in Toscana. Non so cosa succederà in Lombardia perché non abbiamo ancora visto il bando regionale: cercheremo di capire cosa succederà, ma quello che posso dire e che sottolineo con forza è che noi vogliamo che dal plasma dei donatori siano estratti tutti i prodotti possibili per uso clinico, senza che parte del prodotto sia utilizzato e contingentato per usi o per luoghi che non sappiamo: questo è un limite della gara del Veneto, che prende solo pochi prodotti rispetto alla possibilità di plasmaderivazione totale offerta dalla materia biologica.

5) Una coda sulla situazione in Campania che ha un po’ scombussolato la vita associativa nell’ultimo anno. Come si sta muovendo Avis per contenere il rischio di deviazioni?

A livello di esecutivo nazionale ci sono state le dimissioni di vicepresidente e presidente e già questa è una sorta di rivoluzione. Quello che ho detto in esecutivo e al consiglio, e che dirò anche al Centro nazionale sangue, è che oltre ad ammettere che Avis ha sbagliato per troppa foga di raccogliere uscendo forse dal seminato, ciò che è importante è che ognuno faccia la sua parte. Ovvero che il volontariato si renda disponibile alla raccolta secondo i criteri di norma, e che contestualmente le istituzioni si impegnino a organizzare una rete trasfusionale e di ospedali a livello regionale così come la legge richiede, con attenzione e dedizione. Sia la regione che i trasfusionisti campani devono sedersi a un tavolo e riprogettare la rete trasfusionale, perché altrimenti se manca uno solo di questi fattori portanti il sistema non funziona.

6)Presidente Briola, ci dica tre frasi secche per convincere un giovane ad andare a donare

La prima è 1) donare rende un senso di partecipazione e rispetto comunitario sul bisogno di un malato. La seconda è: 2) donare, dal punto di vista sanitario, permette di controllarsi ed è un momento di prevenzione e rispetto per la propria salute. Infine l’ultima è: 3) donare impone stili di vita che sono di prevenzione e di rispetto per se stessi e gli altri. Queste mi sembrano tre motivazioni più che sufficienti.

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Il nuovo esecutivo nazionale Avis

Dati sul plasma di nuovo in ritardo: ma il Sistema sangue ha bisogno di puntualità e trasparenza

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Nei mesi scorsi in più occasioni abbiamo riportato come il Centro nazionale sangue, a partire da gennaio 2018, avesse ricominciato a diffondere puntualmente, attraverso i propri canali web, le informazioni sulla raccolta plasma nelle varie regioni italiane e sull’invio alle industrie del plasma destinato al frazionamento

Ecco infatti, i nostri pezzi di commento e analisi sulle informative relative al periodo gennaio/febbraio, al mese di marzo, e ad aprile 2018: spiace quindi dover constatare che soltanto a inizio luglio, cioè ieri martedì 4, siano arrivati quelli di maggio: un ritardo non imperdonabile ma evitabile, specie in un momento delicato per gli equilibri di sistema, come vi abbiamo raccontato nel recente approfondimento sul plasma pubblicato lo scorso 14 giugno.

Ecco le rilevazioni di maggio. In figura 1 si può notare come sul piano nazionale rispetto a maggio 2017 si debba registrare un calo del 2%, mentre spostando l’attenzione sui dati regionali emergono i buoni risultati ottenuti in Basilicata (addirittura un +86%), Liguria (+18,8%), Puglia (+17,8%) e Sardegna (+17,6%), mentre risultano preoccupanti i cali nelle Province autonome di Trento e Bolzano (-26,9% e -29,8%), Umbria e Abruzzo (rispettivamente -27,8% e -28,4%), e di una regione densamente popolata come il Veneto (-17,2%),

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

In figura 2 troviamo invece, oltre alla trasposizione di chilogrammi del dato percentuale analizzato sopra, troviamo (al punto 3) il dato aggregato relativo non solo al mese di maggio ma misurato sulla raccolta dei primi cinque mesi (gennaio-maggio) del 2018, regione per regione. Emerge così un calo di circa duemila chili in Veneto (il risultato peggiore), e un aumento rilevante, anche qui di circa 1500 chili, in Puglia, Marche e Sicilia.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

 

Sperando che anche i dati relativi a giugno arrivino prontamente, proviamo a spiegare ancora una volta perché, in questo momento più che mai, è necessario che tutti gli attori di sistema facciano la loro parte fino in fondo, offrendo la massima trasparenza ai cittadini donatori; e giacché il Centro nazionale sangue si distingue per impegno, organizzazione ed efficacia nella maggior parte delle sue attività di supporto, gestione e monitoraggio del sistema, è davvero un peccato che sull’argomento plasma ci siano sempre inceppi grandi o piccoli.

L’autosufficienza

Abbiamo sottolineato spesso, in questi anni, quanto l’autosufficienza ematica sia per quel che riguarda il sangue intero sia il plasma, sia un obiettivo strategico di primaria importanza. In molti convegni, i nostri dirigenti più alti come Gianfranco Massaro (presidente Fiods) o Giancarlo Liumbruno (direttore Cns) ci hanno spiegato, con l’aiuto di grandi esperti provenienti dall’estero come Paul Strengers direttore esecutivo dell’IPFA (International Plasma and Fractionation Association), come il plasma vada considerato, per la vita di una nazione, importante non meno di acqua, cibo, energia o metalli pesanti.

Poiché oggi, la maggior parte del plasma raccolto sul pianeta appartiene ali Stati Uniti d’America, la situazione globale risulta ingestibile e sbilanciata: in caso di eventi imponderabili non avere autosufficienza sarebbe una vera sventura, e il miglioramento della raccolta passa in larga misura dalla capacità d’informare i cittadini con puntualità, con serietà e fiducia reciproca, e con messaggi sul dono altamente efficaci.

Le gare

Sappiamo inoltre che nel nostro paese da un po’ di tempo a questa parte lavorazione industriale del plasma e la conseguente produzione di plasmaderivati funziona in regime di libero mercato. Per l’esattezza avviene in conto-lavoro, e questo significa che le regioni provvedono a raccogliere il plasma (destinato a restare sempre di proprietà pubblica) e lo inviano alle industrie per il frazionamento dopo aver stretto contratti ad hoc in base a dei regolari bandi pubblici. Un’organizzazione, quella del conto-lavoro, nata in Italia e che vanta come fiore all’occhiello proprio la garanza della proprietà pubblica della materia prima, e che, al tempo stesso, con l’apertura alla religione del mercato è soggetta ad alcuni rischi.

Nel raggruppamento regionale guidato dal Veneto, dove per altro la raccolta è in calo, proprio il diktat principale dell’ideologia di mercato spinta all’eccesso, ovvero il criterio del risparmio, ha comportato l’approvazione di un bando incentrato (sembra incredibile ma è così)  per il 90% sul risparmio e per il 10% sulla qualità del servizio, mentre per fortuna in altri raggruppamenti regionali la forbice tra qualità e risparmio si è rivelata totalmente diversa e pensata con maggior responsabilità (60% qualità Vs 40% prezzo nel consorzio guidato dall’Emilia e 70% qualità Vs 30% prezzo per quello guidato dalla Toscana).

A oggi, manca ancora il bando del raggruppamento regionale guidato dalla Lombardia, realtà nella quale i donatori si sono già lamentati di non essere stati coinvolti nei processi decisionali.

Ancora una volta informazione, trasparenza e collaborazione tra tutte le gambe del sistema sangue risultano assolutamente fondamentali, affinché ragioni economiche che rischiano di fare soprattutto gli interessi delle multinazionali estere, sebbene sbandierate come “risparmio” per la comunità, non diventino prassi operative consolidate.

Il rispetto del dono e l’utilizzo massimale del plasma dei donatori per la produzione della massima varietà possibile di farmaci salvavita devono restare i fattori decisivi alla base di ogni accordo, ed ecco perché, in attesa dei dati sulla raccolta di giugno, ribadiamo ancora una volta che mantenere ai massimi livelli l’informazione sull’argomento plasma è una necessità assolutamente irrinunciabile per i donatori e per il sistema intero.

 

 

 

“Esserci per qualcun altro. Dona il plasma condividi a vita”. A Roma, per il WBDD 2018, un convegno sull’universo plasma che arriva al momento giusto

 

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Cambiare la visione collettiva. Abituare la comunità, e prima ancora gli addetti ai lavori, all’idea che il plasma deve essere assolutamente considerata una risorsa strategica per ogni paese, alla luce degli scenari produttivi del presente e di ciò che potrebbe accadere nel futuro a medio e lungo termine. È questa l’esigenza primaria che è emersa a Roma, al convegno dal titolo “Esserci per qualcun altro. Dona il plasma condividi a vita” svoltosi venerdì 15 giugno all’Istituto Superiore della Sanità, nella settimana del World Blood Donor Day 2018 (come da abitudine il 14). E possiamo dire che il convegno di ieri arriva veramente al momento giusto se pensiamo all’approfondimento pubblicato giovedì 14 su Buonsangue, nel quale abbiamo affrontato gli strani scenari in formazione nel nostro paese. Eppure, ancora una volta, come anche in altre occasioni, tutti i più alti dirigenti del sistema sangue hanno garantito che il modello italiano fondato sul dono volontario, anonimo, gratuito, associato e organizzato non si cambia e tanto meno si discute, perché commerciare plasma corrisponde a commerciare materia biologica che fa parte del corpo umano.

Che il tema del plasma preoccupi, e che in alcune parti del mondo come gli USA il plasma sia visto soprattutto come materia da reperire in ogni modo senza troppa attenzione a questa doppia dinamica, profit e non profit, è indubbio, ed è dimostrato dal fatto che fin dal momento dei saluti, tutti i presenti abbiano toccato, nei loro interventi, questioni sostanziali.
Come Gianfranco Massaro, presidente Fiods. “Vorrei che qualcuno suggerisse uno slogan per la prossima campagna del WBDD – ha detto – Il prossimo anno saremo in Ruanda ma spero che nel 2020 potremo organizzarlo in Italia. Io sono per la donazione etica a 360 gradi e l’ho dimostrato: quando ci fu la Grifols che voleva lanciare la donazione di plasma a pagamento facemmo un comunicato, così come nel 2017, quando in America ci fu il caso dell’italiano D’angelo che aveva bisogno di 300 dollari al mese e li guadagnava donando plasma. Lo ribadisco: no assoluto alla doppia morale, con la donazione etica di sangue intero e quella a pagamento del plasma industriale, anche se credo che servano più donazioni. In primo luogo c’è un problema organizzativo. Basti pensare che in India ci sono centri trasfusionali aperti dalle 8 alle 21.30, mentre da noi non è possibile. Io giro il mondo e quando parlo con i miei colleghi tedeschi, loro mi dicono che non posso fare la morale perché il 20% degli italiani dona con la giornata lavorativa retribuita, anche se non è proprio la stessa cosa. Io voglio che queste situazioni debbano essere discusse insieme, perché siamo una nazione e non ci devono essere fughe in avanti. Io non ce l’ho con il raggruppamento Naip (che di recente ha vinto al Consiglio di Stato pur lavorando parte del plasma italiano proprio in Svizzera e Germania n.d.r.), ma tutte le scelte devono essere condivise e discusse”.

Lo scenario mondiale del plasma

Quanto gli scenari globali del plasma siano oggetto di continua monitorizzazione lo ha invece specificato Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue: “Abbiamo organizzato una settimana con iniziative di promozione per sostenere la donazione volontaria associata e non remunerata del sangue e degli emocomponenti – ha detto – Lo abbiamo fatto con la Fiods che combatte contro la mercificazione della risorsa sangue. In mattina capiremo le dinamiche di mercato che ci inducono a preparare piano quinquennali per reperire la risorsa plasma e produrre i medicinali che da esso derivano. In collaborazione con la Fiods abbiamo in mente un workshop i prossimi 26 e 27 ottobre per analizzare il sistema plasma nel mondo”.
Sinergie dunque, ecco la seconda parola chiave di giornata. Aldo Ozino Caligaris, portavoce Fiods e presidente Fidas, ha ribadito il tema dell’attacco ai valore del sistema italiano e la centralità del paziente: “Oggi oltre al ringraziamento al milione e 800mila donatori, ritengo che sia necessario affrontare le criticità del nostro tempo – ha ribadito – Ne abbiamo affrontate tante, ma oggi ce ne sono di nuove. Se parliamo di materiale biologico destinato alla cura dei cittadini, ribadisco che il principio della gratuità non è scontato, e anzi va difeso come ha detto Gianfranco Massaro, perché il sistema trasfusionale italiano oggi rischia un attacco a 360 gradi. Dopo l’evento di ottobre celebreremo la funzione del volontariato. Dobbiamo necessariamente affrontare in maniera sinergica queste problematiche: regioni associazioni ministero e Cns: vogliamo un volontariato responsabile e autorevole. Non bisogna portare avanti per inerzia ciò che abbiamo costruito in passato ma dobbiamo essere capaci di rinnovare e ricostruire il sistema. Il fine ultimo è quello di assicurare le terapie ai cittadini che aspettano risposte puntuali nel momento del bisogno”.
Eppure, pur facendo salvi i principi etici che anche su Buonsangue non manchiamo mai di evocare,
è corretto pensare al plasma prima di tutto come risorsa strategica. La maggior parte del plasma mondiale è prodotto in Usa, e poiché nei prossimi anni paesi in via di sviluppo pachidermici e densamente popolati come Cina e India (quasi due miliardi e mezzo di persone) potrebbero amplificare enormemente la richiesta di farmaci plasmaderivati da reperire sul mercato estero, divenire autosufficienti in fatto di plasma e plasmaderivati dovrebbe essere un imperativo categorico di ogni nazione. In vista di crescita esponenziale della domanda, c’è già chi si pone la domanda fatidica. Quanto sarà possibile, un domani, conciliare l’esigenza etica con l’esigenza di soddisfare le richieste dei pazienti?

L’evoluzione futura del mercato

Albert Farrugia, professore all’University of Western Australia, ha provato in video conferenza a rispondere a queste domande, tracciando un’analisi del presente e del futuro dei donatori e l’impatto sul mercato futuro di alcuni prodotti plasmaderivati. “Ringrazio i donatori di tutto il mondo – ha esordito – e le associazioni dei donatori. Sono molto importanti per la missione internazionale dell’autosufficienza degli emoderivati. Il frazionamento del plasma nasce negli anni ‘30 e poi si sviluppa durante la guerra per curare i malati, con la manipolazione attraverso etanolo e la formazione di albumina. Il prossimo driver sarà il fattore ottavo. La disponibilità del fattore ottavo è stato il più grande risultato degli studi sul plasma che ha permesso agli emofilici una vita senza dolore e sofferenza. Nei paesi ricchi si usa più fattore ottavo da ricombinante, mentre nei più poveri è più usato il plasmaderivato quello e c’è il tema aperto su quanto i ricombinanti favoriscano la formazione di inibitori. L’attuale fattore chiave è l’immunoglobulina, e la crescita di volume e di prezzo degli ultimi anni dimostra quanto questo prodotto sia vitale per i pazienti immunodeficienti. Io penso che il settore delle terapie a base di plasma crescerà verso i 25 miliardi di dollari e anche se questi numeri ci fanno girare la testa non bisogna mai perdere di vista il paziente”.
Nell’ottica di comprendere l’uso del plasma come risorsa strategica, l’intervento più significativo è stato quello di Paul Strengers, direttore esecutivo dell’IPFA (International Plasma and Fractionation Association) associazione no-profit, che ha spiegato alcuni punti cardinali per orientarsi nell’universo plasma. “Il plasma è una risorsa strategica di primaria importanza – ha esordito – Molte persone non si rendono conto dei valore dei donatori. L’Ipfa vuole essere un punto di riferimento per i donatori no profit e il prodotto plasma deve essere considerato in maniera univoca e usarlo per avere plasmaderivati economici, cioè prodotti da plasma locale e accessibili a tutti. Ci sarà una richiesta enorme di plasma, anche e perché oggi il 47%dei plasmaderivati è usato dal 4,5 %della popolazione e nel futuro il mercato asiatico offre enormi potenzialità. Gli USA forniscono più del 60% del plasma mondiale e questo non è una cosa positiva. Dobbiamo considerare il plasma come una materia prima importante dal punto di vista economico che rischiamo, da un certo punto in avanti, potrebbero avere forniture interrotta. Il plasma è come acqua, energia o metalli fondamentali. Avere questa risorsa è importantissimo perché le conseguenze della sua assenza sarebbero disastrose”.
Come rendere la raccolta sostenibile?
Ma come ovviare al problema della sostenibilità della raccolta? Patrick Robert, presidente del Marketing Research Bureau, dagli Usa, ha dato esempio di una netta frazione culturale rispetto ai principi del sistema sangue italiano: “Dico la mia sul tema della donazione a pagamento e non pagamento. È arrivato il momento di superare questa visione vecchia – ha spiegato –. Ci sono modi diversi per ringraziare i donatori. In Svezia, Francia e Italia credono che non si debba pagare questa risorsa ma ai pazienti non interessa questa prospettiva. Vogliono solo un prodotto sicuro, nient’altro e noi dovremmo essere più tolleranti verso le nazioni in cui si raccoglie il plasma a pagamento, e smetterla di avere un giudizio negativo. Se un’azienda produce prodotti non sicuri fallisce”.
Pur rispettando la visione di Robert, ci sentiamo di dire che quando si tratta di salute dei cittadini, non ha molto senso aspettare il fallimento di un’azienda prima di prendere contromisure, mentre si ha il dovere di lavorare nel nome della prevenzione dei rischi e sull’organizzazione di un sistema equo, sicuro ed etico. E oltreoceano la pensano così anche in Canada, come ha spiegato Graham Sher, chief executive del Canadian Blood Services, chiamato a raccontare il case history canadese. “Il servizio sangue canadese è un’associazione no-profit che ha raccolto 800mila unità di sangue lo scorso anno – ha raccontato – Il nostro compito è di assicurare la sicurezza per i cittadini canadesi. Cosa stiamo facendo per rispondere alla domanda di plasma e ovviare alle richieste di immunoglobuline? Abbiamo cercato di determinare dai dottori quanti e quali prodotti usano settore per settore, e sulla base di quei dati abbiamo creato una tabella produttiva per i prossimi 5 anni. Ma anche con questi controlli severi la domanda è tanta, e noi non puntiamo al 50% di autosufficienza. In Canada il plasma è sui giornali e in televisione in prima pagina ogni settimana e se ne parla sempre. Le regole che seguiamo sono le buone pratiche di fabbricazione e la riduzione gli sprechi, e da noi le varie regioni hanno idee molto diverse sulla dialettica profit/no profit. In alcune la remunerazione è vietata in altre no, e nelle regioni dove i donatori sono remunerati sono arrivati gli stakeholder del settore privato. Come possiamo combattere il crowding out, ovvero la contaminazione tra settore remunerato e non remunerato? Per noi è importante capire come il settore profit abbia avuto successo e cercare di assorbire capacità e metodi”.

Le questioni italiane

E In Italia? Come si pone il sistema italiano di fronte agli stimoli che arrivano dalle problematiche globali? Lo ha spiegato Pasquale Colamartino, responsabile del Centro regionale sangue dell’Abruzzo, esprimendosi sul tema dell’efficienza e sostenibilità nella raccolta plasma. “Abbiamo visto le dinamiche globali cui il sistema italiano dovrà dare una risposta – ha detto – e la risposta è: efficienza e stabilità all’interno di un sistema pubblico. In Italia c’è troppa variabilità tra regione e regione su raccolta e volume, costi, programmi di raccolta e gestione degli scarti. Se l’obiettivo è aumentare la plasmaferesi è evidentemente che l’organizzazione attuale non aiuta. Non è ammissibile che esista ancora plasma non utilizzato per scadenza. Il trend della produzione di plasma inviato al frazionamento industriale è aumentato ma è diminuita la raccolta. Sembra che il sistema sia progredito ma è importante ricordare che tutto dipende dall’aumento della quantità di ogni singola donazione. L’autosufficienza è un obiettivo a cui arrivare tutti insieme. Il piano plasma quinquennale si deve scontrare con i cambiamenti frequenti della situazione internazionale ma il conto lavoro italiano è un metodo che ha una caratteristica unica, cioè prevede che il plasma e sui derivati restano di proprietà pubblica. Bisogna diffondere modelli virtuosi in tutto il paese”.
Quali debbano essere questi modelli virtuosi è emerso dagli interventi successivi. Giuseppe Cambiè, direttore sanitario di Avis Lombardia, ha parlato degli studi in corso per arrivare a plasmaferesi differenziate per ciascun paziente, sicure e rispettose della salute dei donatori, una base preziosissima per riformulare le regole dei prossimi anni e prevenire i casi avversi.
“L’obiettivo per il 2020 è aumentare del 20% la raccolta di plasma e del 50% la plasmaferesi. In Italia è impossibile raggiungere tali obiettivi senza donatori. Arrivare al raggiungimento degli obiettivi? I problemi, secondo uno studio, sono soprattutto di livello logistico, e riguardano le tempistiche della plasmaferesi e le complicazioni nel raggiungere i centri trasfusionali”.
Come risolvere questi problemi? Se ne parlerà nei prossimi mesi, giacché il plasma, tra i bandi regionali che ancora devono essere rilasciati (a breve è atteso quello del raggruppamento regionale guidato dalla Lombardia), e le riflessioni sui temi emersi al convegno, sarà materia centrale di discussione fino al workshop già in programma a fine ottobre 2018. Sul piano gestionale, l’idea di andare verso un sistema di collaborazione tra strutture pubbliche e associazioni nel management dei centri trasfusionali sembra abbastanza funzionale. A Brescia, questo tipo di collaborazione è andata già in scena offrendo ottimi risultati sulle maggiori criticità, ovvero orari di apertura delle strutture trasfusionali, competenza del personale medico, gestione dei costi e ottimizzazione delle apparecchiature.

Le testimonianze e una domanda cruciale

Intanto il convegno del 15, ispirato dalle istanze del WBDD è stato occasione anche per portare all’attenzione degli addetti ai lavori le testimoniane toccanti di pazienti e donatori. Tra tutte la più emozionate è stata quella di Beppe Castellano, avisino e ed emofilico molto conosciuto nell’ambiente per il suo impegno giornalistico e da attivista. Castellano ha mostrato una fotografia privata nella quale campeggiano molti dei sui compagni che purtroppo non ce l’hanno fatta. “Per il mercato, metà dei compagni malati di emofilia oggi non ci sono più – ha detto – per colpa del sangue importato dall’estero. Faccio parte dei 25% dei malati di emofilia che usa il fattore VIII plasmaderivato e non il ricombinante e mi chiedo perché nella mia regione non si produca fattore VIII dal plasma pubblico”. Una domanda importante, che giriamo ai diretti responsabili.

Chi scherza con il sangue dei donatori italiani Multinazionali, politici e tecnici: una brutta partita

plasma

Che cosa sta succedendo nel Sistema del sangue e del plasma italiano?

In occasione della Giornata mondiale del donatore (15 giugno) è una domanda che è giusto porsi e alla quale è opportuno provare a dare pure qualche risposta. Dopotutto è una domanda né retorica né peregrina, se all’improvviso in Italia ciò che sembrava vero e condiviso fino a poco tempo fa – cioè l’autosufficienza del sistema nazionale – non sembra più così importante.

ITALIA CASO VIRTUOSO

Oggi, ciò che veniva visto come un valore fortissimo – ovvero la solidità di un sistema basato su donazioni volontarie e anonime con l’obiettivo primario di dare al Paese una sostanziale indipendenza da altri sistemi e altri paesi – all’improvviso rischia di non essere più una priorità. Con la conseguenza che verso i donatori sta partendo un messaggio del tipo: c’è un mercato internazionale sul quale il plasma può essere comprato, né più né meno come una qualsiasi altra merce. Perciò le attuali regole sulla circolazione del plasma devono essere riviste. Infine, c’è una comunità internazionale alle cui regole dobbiamo adeguarci: questo è il mantra che (spesso in malafede) viene propagato, e nessuno che si chieda se – in questo caso – non dovrebbero essere gli altri, per una volta, a imparare da noi ed essere loro ad “adeguarsi”. Ma il mercato è il mercato. E magari si risparmia pure. Già, il risparmio.

LA SPROPORZIONE TRA QUALITA’ E COSTO

Non è un caso che al Simti di Genova di qualche giorno fa, questo messaggio sia arrivato dagli stessi funzionari del Veneto (Antonio Breda, per esempio) grandi sostenitori della campagna di risparmio della Regione Veneto di cui il governatore leghista Luca Zaia si è fregiato con bei titoloni sui compiacenti quotidiani locali. Ora, noi sappiamo bene che i proclami a marchio Lega spaziano dal ricacciare indietro i migranti fino a una mirabolante politica economica di cui aspettiamo con ansia di vedere i risultati. Ma intanto, il Veneto a trazione leghista, ha affidato la raccolta e il frazionamento del sangue dei suoi donatori a una multinazionale australiana (la Csl Behring) facendo fuori l’italianissima Kedrion, in nome di un proclamato risparmio che ha avuto come premessa un bando di gara i cui i criteri sono stati i seguenti: 90% prezzo, 10% qualità. Che cosa significa? E’ presto detto: in nome del risparmio (il prezzo) è stato quasi azzerato il criterio qualitativo sul lavoro dato in appalto agli australiani.

L’ALLARME DEI DONATORI

La decisione del Veneto ha creato non poco allarme nel mondo dei donatori e anche in quello dei pazienti, e noi di Buonsangue ne abbiamo dato conto registrando puntualmente critiche e difese. E’ un fatto che, sbirciando nel “portafoglio prodotti” garantiti dal Naip (Veneto e altre otto regioni collegate), si scopre che l’offerta Csl di prodotti emoderivati risulta inferiore a quella proposta dai concorrenti italiani e di altri paesi. Concorrenti che però, nel confronto con i potentissimi australiani, sono usciti battuti con tanto di sentenza del Consiglio di Stato. Il tutto con grande soddisfazione di Zaia, di Breda e dei cantori che a ogni occasione inneggiano all’oculatissima politica leghista.

LA SCELTA DIVERSA DI TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA

Che ci sia qualcosa di obiettivamente strano nella scelta del Veneto, lo dimostra il fatto che quando è venuto il turno dell’Emilia Romagna e della Toscana, le due Regioni hanno indetto gare in cui il criterio qualitativo è risultato rispettivamente del 60 e 70, con il parametro-prezzo ridimensionato rispettivamente a 40 e 30. In più sono stati confermati una serie di criteri rispondenti al rispetto della legge che regola la circolazione del plasma (per esempio non si può lavorare il plasma italiano in paesi che fanno del plasma una materia di lucro). Quindi visioni assai diverse su una materia che, invece, vista la sua delicatezza e la sua portata strategica, dovrebbe vedere una politica unica e oltretutto, realmente, di “interesse nazionale”.

OPERAZIONE “CAMBIAMO LA LEGGE”

Ma a questo punto che cosa è successo? Semplice: se c’è una legge che ostacola determinate manovre, quella legge si può sempre cambiare. Ed ecco che è partita un’operazione a tenaglia con l’intento di modificare il quadro normativo all’interno del quale, oggi, sono fissati una serie di criteri etici che, in definitiva, rappresentano il vero baluardo del sistema italiano. Sistema il cui obiettivo finale è proteggere l’autosufficienza da ingerenze e appetiti stranieri. Perché al di là dello scontro tra aziende del settore, e al di là degli ambigui personalismi di politici e burocrati, il vero punto è esattamente questo: quanto sta avvenendo rischia di minare alle basi il sistema dell’autosufficienza basato sulla partecipazione dei cittadini (volontari) e sulla loro adesione a un’idea che ha sempre avuto dentro principi etici, morali e pratici che sono poi il vero collante della comunità. Se il messaggio che passa è “il plasma è una merce reperibile ovunque”, è molto probabile che il numero dei donatori non aumenti ma anzi, continui nel trend negativo di cui il Cns ha pubblicato i dati (allarmanti) proprio in questi giorni.

LIBERA CONCORRENZA MA SOLO IN ITALIA

Il tema dell’autosufficienza è centrale e ne sono ben consapevoli i grandi player internazionali ghiotti di sangue italiano, visto che nei loro rispettivi paesi sono monopolisti e iperprotetti da qualsiasi possibile ingresso di concorrenti stranieri. Provate, per esempio, ad avvicinarvi ai confini australiani della Csl Behring, e vedrete quale sarà l’accoglienza che vi riserveranno quando manifesterete l’intenzione di entrare nel “libero mercato” locale. Ma in Italia, e nel Veneto in particolare, la Lega che ha vinto le elezioni strillando “prima gli italiani”, ha cambiato il motto in “prima gli australiani”. Interessante, no? Eppure non c’è un solo notista politico dei giornaloni italiani che abbia colto questo singolare aspetto. Nessuno che abbia indagato. Nessuno che si sia fatto delle domande su questa singolare eccezione nella filosofia politica del Carroccio.

“PRIMA GLI AUSTRALIANI”

La ragione ufficiale del “prima gli australiani”, come detto, è quella di un risparmio tanto sbandierato che però, adesso, dovrebbe anche essere dimostrato, cominciando per esempio a spiegare quanti e quali costi la Regione dovrebbe sostenere – se non vi fosse il cosiddetto meccanismo della compensazione – per comprare i prodotti mancanti dall’offerta di Csl: il fattore VIII, tanto per dire, o le immunoglobuline sottocute, non sembrano essere una spesuccia da niente.

AUTOSUFFICIENZA IN PERICOLO

In tutta questa complessa partita, il punto vero è che politici, tecnici e multinazionali stanno giocando una partita in cui il ruolo dei donatori italiani – marginalizzati rispetto a un mercato del plasma internazionale – rischia di essere compromesso in maniera irreparabile e con esso l’intero sistema dell’autosufficienza. Un sistema che – ricordiamolo – con le sue grandi associazioni di donatori (Avis, Fidas, Fratres e altre) rappresenta un unicum nel quadro mondiale ed è forse uno dei pochi autentici elementi di orgoglio di un Paese che fatica sempre di più a darsi un’immagine di efficienza e di modernità.

DOVE FINISCE IL PLASMA ITALIANO?

I due milioni di donatori italiani hanno il diritto di sapere a chi va il loro sangue e il loro plasma. Devono sapere che percorsi fa e a che cosa serve. Devono sapere se finisce in mani straniere e con quali finalità. E’ davvero tutto così chiaro e trasparente? E’ davvero tutto nell’interesse della comunità nazionale, dei pazienti, delle migliaia di volontari che ogni giorno compiono un gesto anonimo e disinteressato?

CHI CONTROLLA I CENTRI SVIZZERI?

Se è realmente così, i responsabili del Centro nazionale sangue e dei centri regionali, spieghino perché ogni Regione capofila ha adottato criteri diversi nell’appaltare la raccolta e il frazionamento del sangue. Spieghino perché ci sono stati ricorsi e controricorsi con sentenze ancora appese. Spieghino, infine, perché il sangue e il plasma dei donatori italiani viene portato all’estero in centri di lavorazione (la Svizzera per esempio) dove il nostro Paese non ha alcun potere di controllo, di intervento e di decisione. L’impressione – ma è ben più di un’impressione – è che qualcuno stia scherzando col sangue. Con quali conseguenze è difficile dirlo, ma certamente tutt’altro che positive per il Paese e per tutti noi.

Un’analisi dell’Economist piuttosto imprecisa, e le risposte di Liumbruno e Massaro. “Il dono volontario italiano favorisce sicurezza e qualità”

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Circa un mese fa l’Economist, autorevole giornale britannico specializzato in questioni economiche, ha pubblicato un pezzo che in Italia ha fatto molto discutere poiché conteneva un’affermazione tendenziosa sulla questione dell’autosufficienza di plasma nei vari paesi del mondo. Secondo la testata inglese gli unici paesi in cui l’autosufficienza sarebbe raggiunta sono quelli in cui la raccolta di plasma avviene a pagamento, un’idea in controtendenza rispetto ai criteri italiani che si basano sul dono di plasma (e di sangue), volontario, gratuito, anonimo, associato e organizzato.

Nei giorni successivi alla pubblicazione del pezzo, non si è fatta attendere la risposta di Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, pronto a replicare sulle colonne del sito www.agi.it, dove ha contestato con precisione le affermazioni contenute nella disamina dell’Economist, che tra le altre forzature aveva alluso alla giornata di lavoro retribuita a garanzia dei donatori italiani come se si trattasse di un vero proprio pagamento.

Negli ultimi giorni, è arrivata anche la risposta del presidente della Fiods, Gianfranco Massaro, che ha ribadito ulteriormente la realtà dei fatti e sottolineato con fermezza l’efficacia dei principi di volontarietà e gratuità su cui si basa il sistema di raccolta italiano, i livelli di sicurezza raggiunti grazie a queste regole e la funzionalità di caratteristiche come il conto lavoro, processo nel quale, lo ricordiamo, il plasma raccolto dai donatori poi conferito alle industrie per la trasformazione di emoderivati non cessa mai di essere risorsa pubblica.

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Gianfranco Massaro, presidente Fiods

Ecco il comunicato stampa Fiods in originale, inviatoci con richiesta di pubblicazione, e poi nella traduzione in italiano.

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Ecco il testo in Italiano:

Solo poche settimane fa un articolo su l’Economist ha affermato che in Europa solo i paesi che in qualche modo remunerano i donatori di plasma sono autosufficienti, mentre tutti gli altri continuano a sostenersi con il plasma importato dagli Stati Uniti.

L’articolo suggerisce fondamentalmente di adottare lo stesso meccanismo (plasma remunerato – o compensato per donazione) per raggiungere l’obiettivo strategico di autosufficienza.

Fortunatamente molti autorevoli rappresentanti di Blood Services e le organizzazioni di donatori, sia a livello nazionale che internazionale, hanno risposto a questo articolo, che sembra avere una comprensione parziale dell’importanza del volontariato e della donazione di sangue non ricompensata (VNRBD), importante per la qualità e la sicurezza del sangue donato e suoi componenti, ma anche per la sostenibilità etica e pratica del sistema.

Come IFBDO, organizzazione internazionale che rappresenta circa 18 milioni di volontari e donatori non remunerati in più di 80 paesi nel mondo, vogliamo apprezzare tutte quelle voci rappresentando il principio di VNRD come la migliore garanzia, allo stesso tempo, per la sicurezza dei pazienti e dei donatori: il loro dono ha la massima importanza etica come espressione di partecipazione della comunità al sistema sanitario, e le associazioni possono giocare a ruolo strategico nel sensibilizzare sulla sua rilevanza, in collaborazione con le autorità (all’interno di un’organizzazione attenta, efficiente e sostenibile basata sulla condivisione responsabilità, che potrebbe davvero portarci all’autosufficienza nel sangue e nei componenti del sangue da VNRD).

Stiamo per celebrare la Giornata mondiale del donatore di sangue 2018 e – ricordando queste istanze – vogliamo ringraziare tutti i donatori che decidono di “essere lì per qualcun altro” donando il loro sangue come gesto di pura solidarietà: saremo sempre dalla parte dei pazienti!

Cordiali saluti,

Gianfranco Massaro

Plasma, dati di monitoraggio di aprile 2018. Buoni risultati al sud e leggera crescita generale rispetto all’aprile di un anno fa

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Continua con regolarità l’aggiornamento dei dati sul monitoraggio plasma offerto dal Centro nazionale sangue. Sono mesi importanti, perché precedono il periodo estivo che notoriamente comporta qualche difficoltà, ma come vedremo i numero di aprile sono buoni.

Sul piano delle variazioni percentuali rispetto a quella che fu la raccolta di aprile 2017 (fig.1), il paese può contare su di un incremento generale dell’1,2%, una leggera crescita che naturalmente è di certo un fattore positivo, anche perché i dati di marzo avevano fatto registrare un leggero calo (-0,4%) cui è subito seguito un effetto in controtendenza.  Sul piano della raccolta regionale, rispetto allo stesso periodo del 2017, molto buone le performance in Abruzzo (addirittura il 59, 8% in più), e di alcune regioni del sud storicamente in difficoltà, come Puglia (+ 27%), Lazio (+22,4%) Sicilia (+21%) e Campania (+20,5%). Al secondo posto, come crescita, c’è però la provincia autonoma di Bolzano con un ottimo risultato (+24,8%).

Purtroppo, meno performative altre regioni del sud come la Calabria (-42,8%) peggiore performance nel periodo selezionato, ma anche Sardegna (-40,7%) e Marche (-28,3%). Qui bisognerà fare di tutto per migliorare.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

In figura 2, invece, con i valori espressi in chilogrammi, abbiamo le rilevazioni su due valori differenti: in tabella 2, il dato in chili corrispondente a quello espresso sopra; in tabella 3, invece, l’importanza rilevazione su tutti i primi 4 mesi del 2018, dove possiamo notare dei buon risultati di crescita in un periodo più ampio soprattutto per Puglia (da 13.613 kg a 14.332), Sicilia (da 20.202 kg a 21.200) e Lazio (da 12.839 kg a 13.908).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (2)

Fig.2

Quanto il plasma sia un risorsa fondamentale per le comunità di ogni singolo stato, lo abbiamo ripetuto spesso, ed è spesso emerso anche nei grandi convegni internazionali ai quali abbiamo partecipato come il seminario Fiods di Castelbrando dello scorso ottobre. Una risorsa destinata ad alimentare un giro d’affare di 20 miliardi di dollari nel 2021, e che, a oggi, è raccolta per lo più negli Stati Uniti, una situazione che potrebbe creare non pochi scompensi.

Sotto con la raccolta dunque, secondo i principi del Piano nazionale plasma 2016-2020.