La raccolta plasma di giugno. Un leggerissimo aumento che lascia ben sperare per il resto dei mesi estivi

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Con una certa puntualità che ormai prosegue costantemente mese dopo mese, ecco che sono arrivati i dati della raccolta plasma in Italia relativi al mese di giugno, un mese importante perché vero e proprio preludio dell’estate, periodo intrinsecamente difficile per i ben noti problemi di raccolta, tra vacanze estive, ferie generalizzate per i lavoratori, giornate torride e influenza negativa delle zanzare che possono colpire i donatori.

A maggio, il quinto mese dell’anno che anticipa l’arrivo dei mesi estivi con le endemiche carenze e difficoltà nella raccolta, si era registrato un calo su scala nazionale del 4,7% che poteva destare non poche preoccupazioni, anche se il dato complessivo del 2019 faceva registrare comunque un lieve miglioramento.

A giugno, invece la situazione è migliorata, come possiamo vedere in figura 1.

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Fig. 1

Dal grafico emerge infatti che la raccolta nazionale relativa a giugno 2019 vs giugno 2018 è cresciuta dello 0,1% e che i segni più (triangolo giallo con la punta rivolta verso l’alto) nel dettaglio regione per regione sono molti. In particolare buone le performance di Sardegna (+12%), Umbria (+16,8%) e Provincia autonoma di Trento (+12,1%), mentre devono migliorare nei prossimi mesi la Valle d’Aosta (-22,4%), la Basilicata (- 38%) e la Toscana (-6,3%).

Se invece andiamo in figura 2 tabella 3, in cui è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/giugno 2019 vs gennaio/giugno 2018, possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa tremila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma in particolare Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Sicilia possono vantare dei bilanci in crescita.

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Fig. 2

Buone notizie dunque, in vista di due mesi che si preannunciano più complicati.

Palla alle associazioni e ai media dunque, in modo che lo sforzo quotidiano di chi lavora sul campo e le campagne sui mezzi di comunicazione possano arginare il calo endemico dei mesi più caldi.

L’importanza dei pazienti nel sistema sangue: sono loro il vero obiettivo di chi lavora ogni giorno

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Su Buonsangue dedichiamo tantissimo spazio al dono, ai suoi valori fondamentali di anonimato, volontarietà, gratuità, periodicità e organizzazione, e cerchiamo di comprendere e mostrare in che modo le campagne e le tante iniziative che nascono grazie al durissimo e costante lavoro delle associazioni, siano in grado di coinvolgere e stimolare il grande pubblico.

Sottolineiamo con energia, quasi ogni giorno, quanto forte sia il livello di soddisfazione per i cittadini che si approcciano al dono, e che si recano ai centri trasfusionali per la prima volta per poi decidere di diventare donatori periodici; e che da un gesto semplice almeno quanto importante traggono enormi benefici psicologici sul piano della certezza della propria identità, sul piano del riconoscimento del proprio ruolo sociale e sul piano dell’autostima, grazie alla consapevolezza di poter salvare diverse vite umane semplicemente offrendo un po’ del proprio plasma o del proprio sangue.

Ma esiste un terzo livello implicito nel gesto del dono che non bisogna mai sottovalutare, né dimenticare di raccontare: ovvero il piano dei pazienti, i destinatari ultimi delle sacche di sangue o dei plasmaderivati prodotti in conto terzi dalle aziende convenzionate. Sono loro il focus reale. È il loro benessere l’obiettivo principe, il risultato etico per cui l’intera filiera e tutti i player del sistema sangue devono lavorare incessantemente, affinché il livello di cure e l’efficacia dei trattamenti riservati a chi ne ha bisogno possano raggiungere il massimo grado di qualità ed efficienza.

È per questo che abbiamo introdotto e ribadito più volte il concetto di appropriatezza. È per questo che documentiamo le missioni internazionali del sistema italiano che salvano vite nei paesi meno ricchi. È per salvaguardare tale obiettivo che in questi anni abbiamo documentato e messo in discussione i processi e gli esiti delle gare pubbliche per la plasmalavorazione, criticando aspramente le assegnazioni (come quella del bando del raggruppamento NAIP con il Veneto regione capofila) che ci sembravano mettere i pazienti in secondo piano rispetto alla ragione economica.

Specie sul piano dell’universo plasma e dei plasmaderivati infatti, i cosiddetti farmaci salvavita, mantenere il racconto informativo sulle esigenze di chi ha bisogno di curarsi e guarire, ci sembra quanto mai importante: ed è per questo che proveremo nei mesi futuri a dare ancora più spazio al racconto dei pazienti, delle loro esigenze, delle loro esperienze.

Sebbene l’universo plasma sia un mercato immenso e globale che supererà i 20 miliardi di dollari nei prossimi anni – un mercato che potenzialmente riguarda tutti noi per motivi geopolitici – tale universo è ancora sconosciuto al grande pubblico, che non trova alcun riflettore sui media mainstream intento a illuminare le criticità degli attuali disequilibri internazionali (con il 60% del plasma globale prodotto negli Stati Uniti in gran parte con la raccolta a pagamento),  e non di meno, a spiegare l’importanza dei farmaci salvavita per i pazienti.

Un grado maggiore di informazione sul dono del plasma, sulla plasmaferesi e sulle patologie che i plasmaderivati possono curare, aiuterebbe non poco la raccolta: ci preme dunque insistere proprio su questo punto.

Quali sono i farmaci plasmaderivati principali, e che categorie di pazienti aiutano? In rete, un ottimo livello di informazione su questi argomenti lo si può trovare sul portale Plasma Italia gestito dal Centro nazionale sangue, ed ecco una descrizione approfondita, tratta proprio da Plasma Italia, dei medicinali plasmaderivati e del loro uso clinico. Per ribadire l’importanza dei pazienti, ecco l’elenco da cui partire:

L’albumina è una proteina plasmatica prodotta dalle cellule epatiche e costituisce circa il 60% di tutte le proteine plasmatiche. La sua concentrazione nel sangue (albuminemia) varia fra 3,5 e 5,0 g/dL. Eventuali valori inferiori di albuminemia sono, nella maggior parte dei casi, da ricondursi a una ridotta produzione di albumina da parte del fegato. L’albumina trova indicazione appropriata nel trattamento di molte condizioni in epatologia, come dopo paracentesi per ascite, nella peritonite batterica spontanea, nella sindrome epatorenale, nelle condizioni di plasma exchange e occasionalmente in altre condizioni cliniche con riduzione del volume ematico.

Le immunoglobuline (IG) sono utilizzate nella terapia sostitutiva delle immunodeficienze e nel trattamento di patologie autoimmuni o di processi infiammatori sistemici. Rappresentano i c.d. prodotti driver per via del costante aumento della loro domanda a livello mondiale. Dal 2007 sono disponibili in Italia preparazioni di IG solubili per infusione sottocutanea/intramuscolare (SC/IM) oltre a quelle per uso endovenoso (IntraVenous, IV). Le IG, così come tutti gli altri MPD, sono preparate utilizzando pool di plasma umano; da questo deriva una significativa diversità idiotipica, che garantisce una più alta copertura anticorpale al ricevente. Le preparazioni contengono IG strutturalmente e funzionalmente intatte, con normale emivita e proporzione di sottoclassi: 95% di IGG monomeriche, piccole quantità di dimeri, quantità variabili di IGA e di IGM.

– L’antitrombina è una glicoproteina a sintesi epatica presente nel plasma ad una concentrazione di circa 150 μg/mL. È un inibitore delle proteasi, appartenente alla famiglia delle serpine o inibitori delle serin-proteasi. Si tratta del più potente inibitore naturale della coagulazione, che gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio della bilancia emostatica. L’antitrombina inibisce l’azione di tutti i fattori della coagulazione attivati, eccetto il fattore V e il fattore VIII; ha una particolare affinità per la trombina ed è detta anche “cofattore” dell’eparina, nel senso che l’azione anticoagulante dell’eparina è mediata dall’AT. Possiede inoltre proprietà anti-infiammatorie e anti-aggreganti mediate dalla liberazione di prostacicline da parte delle cellule endoteliali. L’antitrombina trova indicazione nelle carenze congenite di questa glicoproteina.

– Il fattore VIII (FVIII) della coagulazione è utilizzato nella terapia sostitutiva dell’emofilia A, una malattia rara, emorragica ereditaria, a trasmissione recessiva legata al sesso, causata da un deficit del FVIII. In base al livello di attività del FVIII circolante, si distinguono forme di emofilia A gravi (FVIII < 1%), moderate (tra 1 e 5%) e lievi (fra 30-40%).

– Il fattore IX (FIX) della coagulazione è utilizzato nella terapia sostitutiva dell’emofilia B, detta anche malattia di Christmas, una malattia rara, emorragica ereditaria, a trasmissione recessiva legata al sesso, con prevalenza stimata pari a 2-3/100.000 soggetti maschi, e causata da un deficit del FIX. In base al livello di attività del fattore circolante, si distinguono forme di emofilia B gravi (FIX< 1%), moderatamente gravi (tra 1 e 5%) e lievi (> 5%).

– Il fattore VII (FVII) della coagulazione è una glicoproteina vitamina K-dipendente che svolge un ruolo essenziale nell’innesco della cascata coagulativa del sangue. Il difetto congenito di fattore VII è un raro disturbo emorragico dovuto ad un’anomalia genetica del cromosoma, si trasmette con modalità autosomica recessiva. La terapia sostitutiva è essenziale nei pazienti con fenotipo severo.

– Il fattore XIII (FXIII) della coagulazione, denominato anche fattore stabilizzante la fibrina, è utilizzato nella terapia sostituiva del deficit congenito della stessa proteina, una malattia a trasmissione autosomica recessiva la cui prevalenza è stimata in circa 1/2.000.000. In base al livello di attività del FXIII, si distinguono forme gravi (FXIII <1%), moderate (tra 1 4%) e lievi (FXIII >5%).

– I concentrati di complesso protrombinico (CCP) sono utilizzati per la correzione acuta e temporanea della carenza dei fattori del complesso protrombinico. Attraverso apposite tecniche cromatografiche possono essere prodotti CCP a tre o a quattro fattori. I CCP3 contengono fattore II (FII), FIX e Fattore X (FX), e i CCP4 contengono FII, FVII, FIX, FX ad azione procoagulante, nonché inibitori naturali e fisiologici della coagulazione come la proteina C, la proteina S e tracce di AT, eparina e vitronectina.

– Il fibrinogeno è uno dei fattori della coagulazione più abbondanti nel plasma. È convertito in fibrina dalla trombina e costituisce il componente principale della fase coagulativa. La fibrina, pertanto, può essere considerata sia una proteina strutturale sia un fattore di coagulazione. Una carenza di fibrinogeno significa quindi una minore capacità del sangue di coagulare, con conseguente aumento della tendenza al sanguinamento. Il fibrinogeno trova in primo luogo applicazione nel trattamento e nella profilassi delle emorragie causate parzialmente o totalmente da grave deficit di fibrinogeno.

A Livorno Avis ha realizzato una campagna estiva in grande stile, tutta da scoprire

Logo Si Avis chi può!

Che in Toscana ci sia una grande mobilitazione collettiva per fronteggiare i mesi estivi lo abbiamo appreso lo scorso 14 giugno, a Livorno, durante la Giornata del donatore organizzata dalla Regione allo scopo di trarre un bilancio dei mesi trascorsi e parlare di quelli che verranno: e proprio da Avis Livorno arriva, a partire dal 14 e in evoluzione nei giorni successivi, una grande campagna estiva ricca di idee spunti e differenti applicazioni che mira a regalare al territorio un’estate tranquilla sotto il punto di vista della raccolta sangue, dal titolo “La felicità è contagiosa! Si Avis Chi può”.

Si parte subito con due video, che è possibile vedere sulla pagina Facebook di Avis Livorno a questi link:

  1. https://www.facebook.com/avis.livorno/videos/1172986156203193/, con a fare da testimonial il celebre bomber Igor Protti, capocannoniere storico del Livorno Calcio. Il messaggio dello spot, molto ben realizzato, è che non tutti gli aghi bucano e fanno male: alcuni, come per esempio quelli che servono per donare il sangue, portano effetti più che positivi.
  2. https://www.facebook.com/avis.livorno/videos/683414152101085/,con testimonial Leonardo Fiaschi giovanissimo imitatore, cabarettista e cantate, che con un taglio diverso, prettamente comico, mette in scena uno sketch in cui proporre l’imitazione dell’ex allenatore della Juventus Massimiliano Allegri che “allena” un giovane donatore avisino.

Non è tutto: la campagna ha anche già prodotto tre manifesti sia per utilizzo social, che per affissione in città. Eccoli qui, possiamo vederli in basso in figura 1, 2 e 3:

Alcuni aghi non bucano

Fig. 1

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Fig. 2

La felicità è contagiosa 1

Fig. 3

A Questi materiali seguiranno altri 3 video, utili, come spiega Avis Livorno “a completare un progetto pensato come una piccola web serie che racconta la storia di un ragazzo che esce di casa per andare a iscriversi all’Avis e diventare così un nuovo donatore, ma non è ancora del tutto convinto. Durante il tragitto da casa alla sede di Avis Livorno incontra una serie di situazioni fortuite che lo aiutano a riflettere e superare positivamente le sue paure e gli ostacoli che frenano molte persone dall’andare a donare, come la paura dell’ago, la mancanza di tempo e la scarsa consapevolezza del problema. Una volta raggiunta la sede Avis, il protagonista della serie ne esce convinto e consapevole, così diventa a sua volta testimonial ed è lui a convincere altre persone che incontra in giro per la città a seguirlo, come un contagio positivo”.

L’evoluzione e i nuovi step della campagna si potranno seguire sui canali social di Avis Livorno: su Facebook e Instagram.  Un grande impegno da parte della sezione cittadina guidata da Matteo Bagnoli che speriamo possa essere imitata in tante altre città italiane riscuotendo il massimo del successo e della visibilità.

La studentessa americana che vende plasma per lo shopping, case-history che spiega bene il valore del sistema italiano

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Proprio a pochissimi giorni dal World Blood Donor Day 2019, che come sappiamo sarà dedicato al tema della sicurezza trasfusionale di pari livello in ogni parte del mondo, e al gesto della donazione di sangue ed emoderivati utile per salvare vite umane (“By donating blood, you can save lives!”), ecco che fa il giro del mondo una notizia dal sapore opposto, in grado di spiegare bene le controindicazioni di una eventuale liberalizzazione della donazione come mera compravendita, e del sangue e del plasma come semplici beni di mercato, cosa che già avviene in alcuni paesi occidentali, ad esempio gli Stati Uniti.

Carisa Baker, studentessa americana di 20 anni, ha infatti raccontato alla testata Metro di New York la sua storia personale, che è una donazione di plasma a pagamento. Da ormai un anno, Carisa “dona” il plasma almeno due volte a settimana, a un prezzo di 20 dollari per la prima donazione e 50 per quella successiva. Lo scopo? A suo dire non esattamente quello indicato nella campagna mondiale del prossimo 14 giugno, bensì un obiettivo molto più materiale: comprare vestiti. Clarissa racconta a Metro di essere ossessionata dallo shopping, e i guadagni aggiuntivi ottenuti grazie al plasma vanno così a integrare come studentessa lo stipendio da baby-sitter.

Ma non si tratta solo di moda. Carisa, in altri passaggi dell’intervista, dice di essere assolutamente consapevole che il suo plasma aiuterà delle persone, e non ritiene affatto che le trasfusioni così frequenti potranno generare in lei effetti collaterali.

Fuori da ogni giudizio e ogni moralismo, la storia di Carisa ripresa in Italia da testate come Il Giornale e Il Mattino di Napoli, è un chiaro esempio di ciò che le associazioni di donatori e le istituzioni del sangue del nostro paese lavorano per evitare. In Italia, come sappiamo, il plasma si raccoglie in conto lavoro, ovvero viene trasferito alle aziende di plasma-lavorazione accreditate per essere trasformato in plasmaderivati e in farmaci salvavita, che poi vengono restituiti al sistema sanitario nazionale. Il plasma, in altre parole, resta pubblico, e ciò è un chiaro punto forte a favore della sicurezza.

Torna alla mente, dunque, l’inchiesta del New York Times dello scorso febbraio, che su Buonsangue abbiamo ampiamente riportato e commentato, e che metteva in luce tre importanti questioni etiche in un quadro economico fin troppo chiaro, con il mercato mondiale del plasma destinato a crescere e superare nei prossimi anni i 20 miliardi di dollari. Qual è il ruolo della povertà nella raccolta plasma a pagamento? Qual è l’impatto sulla salute per i donatori scriteriati? Come mai, proprio come nel caso della studentessa americana, nel linguaggio di chi “dona” plasma a pagamento è così forte il bisogno di controbilanciare il meccanismo commerciale con l’abito della solidarietà?

Temi complessi, che speriamo di poter raccontare soltanto come esempi da tenere in conto per capire qual è il valore del sistema italiano basato su donazione anonima, gratuita, volontaria, associata e organizzata, e mai come un dibattito d’attualità sulla minaccia di intraprendere la stessa strada.

 

Raccolta plasma di aprile: è un mese positivo con una tendenza da mantenere nei prossimi mesi

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Dopo i dati sulla raccolta plasma di marzo 2019 – mese in cui non erano arrivate di certo buone notizie con un calo sul termometro del 11,2% rispetto allo stesso periodo del 2018 – ecco che qualche giorno fa sono arrivati i nuovi dati, quelli relativi ad Aprile, e questa volta il quadro è molto differente, e in un certo senso inaspettato così come lo era stato il calo netto di inizio primavera. Rispetto al terzo mese del 2019, altamente negativo, arriva infatti una nuova inversione di tendenza, che allieta in vista dell’estate a patto che non annulli la tensione positiva per mantenere cospicua la raccolta anche nei mesi estivi che ci aspettano, mesi in cui generalmente si registrano cali. Cosa è accaduto?

Semplice, ad aprile 2019 rispetto alla raccolta complessiva dell’identico periodo del 2018, è cresciuta del 7,9%.

 

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

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In figura 1, ecco il dettaglio dei dati di raccolta di aprile 2019 a confronto con aprile 2018 regione per regione. Come si nota, molto importanti i dati di crescita in Puglia, con un + 48,9%, nella Provincia Autonoma di Trento, con un +31,9%, in Basilicata, con un +29,2% e in Sardegna con un +24,9%. Al contrario, i cali maggiori arrivano da regioni bassamente popolate, come Molise con un -36,1% e Valle d’Aosta con un -29,7%. Non benissimo anche la Toscana con un -16,1%.

In figura 2, e poi in tabella 3, invece è possibile fotografare l’andamento della raccolta regione per regione nel progressivo del 2019 a confronto con il progressivo 2018, nel periodo che va da gennaio ad aprile, con i valori espressi in chilogrammi.

Emerge allora che nel totale in chilogrammi da inizio anno a oggi la raccolta 2019 è superiore a quella dello scorso anno, con circa quattromila chilogrammi in più nell’anno in corso. Un dato positivo che dovrà essere confermato, insistiamo, nei mesi che verranno. Indagando le singole regioni, ancora una volta si fa notare secondo noi il dato dell’Emilia Romagna che è decisamente positivo con circa duemila chili in più. In aumento anche il Veneto con circa mille chili, così come la Campania e il Piemonte. Deve recuperare invece la Toscana, che di mille chili circa è indietro, proprio come la Lombardia, che in assoluto resta la regione guida nella raccolta italiana con un volume decisamente superiore a tutte le altre regioni, e in leggero miglioramento sul parziale di aprile.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

Avanti così verso l’estate allora, quando l’impegno per ripetere questo risultato dovrà essere enorme. La regola è la solita anche per il plasma, “prima donare, poi partire”, e avanti verso il grande caldo che fa da nemico.

Plasma irregolare per interventi di chirurgia plastica: da Sky TG24 una notizia che apre a riflessioni

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È notizia fresca che arriva da Sky TG 24 la chiusura di numerose cliniche private che, in modo assolutamente illecito erano solite offrire trattamenti di bellezza basati sull’utilizzo di plasma PRP, ovvero plasma ricco di piastrine, in grado, secondo i chirurghi plastici indagati e fermati, di apportare enormi benefici alla vitalità dei tessuti epidermici.

Di ampio raggio il blitz dei Nas che hanno chiuso numerose cliniche a Milano, Bologna e Firenze, sospeso medici a Roma, e sequestrato cosmetici in Emilia Romagna e Puglia.

Questo caso di cronaca ci restituisce piuttosto bene la misura di quanto sia fondamentale, decisiva, e inalienabile la gestione di una risorsa come il plasma su base pubblica per il fattore sicurezza, con una piena e continua collaborazione tra gli stakeholder del sistema sangue: istituzioni, industria della plasma-lavorazione (in coordinamento con le stesse istituzioni) e donatori, attraverso una prassi come la lavorazione in conto terzi, nata in Italia e in grado di tracciare la risorsa che arriva poi all’utente finale attraverso ogni tracciatura e in piena sicurezza, con il plasma che resta pubblico dalla raccolta fino alla distribuzione.

Quando parliamo dei rapporti tra plasma e mercato non manchiamo mai di ricordare quanto siano importanti le stime degli esperti sul valore di questo mercato negli anni che verranno.

Più di venti miliardi di dollari nel 2021, con una crescita annuale vicina al 7% secondo gli esperti: e se si pensa all’enorme fabbisogno mondiale dei farmaci salvavita e all’imminente sviluppo di mercati di utenti finali estremamente ricchi come India, Cina e Sud America, è facile capire il perché.

È altrettanto importante ricordare che quando si parla di sangue e di plasma – risorse biologiche assolutamente primarie del nostro organismo – la ricerca scientifica investe i piani più disparati, che vanno da serissime ricerche sui tumori e sull’enorme quantità di informazioni che il nostro sangue è in grado di trasportare, fino al plasma come fonte per l’eterna giovinezza e come elisir di bellezza eterna.

Poiché spesso ricerca e mercato hanno scopi diversi e soprattutto tempi di attesa per i rispettivi risultati decisamente incompatibili, bisogna stare molto attenti alle attività illecite che si fondano su un uso indiscriminato delle risorse.

Cosa potrebbe accadere infatti in caso di una progressiva liberalizzazione, e senza freni agli utilizzi commerciali del plasma più spregiudicati? Di certo si incentiverebbe la raccolta del plasma a pagamento in territori difficili, come ha testimoniato una ricerca del New York Time di cui si è parlato in tutto il mondo.

Tutti temi che le associazioni di donatori conoscono molto bene, e che non vanno mai sottovalutati. Proprio alle associazioni e ai dirigenti del sistema sangue il compito di bilanciare con la diffusione della cultura del dono e la corretta informazione, le pressioni sulla deregulation che non di rado arrivano da alcuni grandi gruppi farmaceutici internazionali.

 

Raccolta plasma a marzo 2019: un calo da non sottovalutare

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Arrivano i dati sulla raccolta plasma di marzo 2019, e questa vota purtroppo non è possibile dare buone notizie, visto che il “termometro” segna un – 11,2% rispetto allo stesso periodo del 2018. Un dato inaspettato, un calo netto, che rispetto ai primi due mesi del 2019 altamente positivi è un’inversione di tendenza, che non può non rappresentare un campanello d’allarme in vista dei mesi estivi. Cosa è accaduto?

A gennaio la crescita era stata del 4,8%, mentre a febbraio il miglioramento rispetto al 2018 era stato del 2,9%, e parte dei meriti sicuramente sono da distribuire tra il lavoro serrato delle associazioni sul campo e le possenti campagne pubblicitarie. Ora, passati i mesi invernali con le classiche difficoltà di spostamento e l’incidenza (seppur tamponata) dei mali stagionali, bisogna tornare a potenziare i livelli di raccolta.

In figura 1, ecco il dettaglio dei dati di raccolta di marzo 2019 a confronto con marzo 2018 regione per regione: Crescono solo Valle d’Aosta (+8,3%), Provincia autonoma di Trento (+2,9%), Toscana (+2,8%), Lazio (+1,9%) e Liguria (+1,9%). In calo tutte le altre regioni con picchi negativi in Umbria (-45,5%), Puglia (-42,6%) e Molise (-40,2%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – marzo 2018

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In figura 2, tabella 3, invece è possibile fotografare l’andamento della raccolta regione per regione nel progressivo del 2019, a confronto con il progressivo 2018, da gennaio a marzo, con i valori espressi in chilogrammi. Si apprende così, che nel complesso il calo è meno rilevante, perché nei numeri totali sono soltanto tremila i chilogrammi in meno nel 2019. Una quantità altamente recuperabile nei mesi che verranno. Sul piano regionale, da notare, secondo noi, il dato dell’Emilia Romagna che è abbondantemente positivo, così come quello della Campania e quello del Piemonte. Deve recuperare invece la Puglia, dietro di circa duemila chili, e deve migliorare la Lombardia, regione guida nella raccolta italiana con un volume decisamente superiore a tutte le altre regioni, dove si registra un calo in questi primi tre mesi del 2019 di circa mille chili.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Marzo 2018 (2)

Fig. 2

Sotto allora con l’impegno, le campagne di sensibilizzazione e l’azione coordinata di tutti gli attori di sistema. L’autosufficienza, lo sappiamo bene, è un risultato da guadagnare ogni anno.

 

 

I dati della raccolta plasma di febbraio: la crescita generale è confermata ma non bisogna fermarsi

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È stato grande l’impegno di tutti gli attori di sistema negli ultimi mesi del 2018, e a quanto sembra i risultati si vedono. Campagne di grande respiro presentate al meglio, eventi di piazza, attività su scala nazionale che hanno trovato poi sponda e integrazione a livello più localizzato. Il lavoro di sensibilizzazione è stato rilevante, e senza ombra di dubbio a esso è ascrivibile parte del merito della crescita costante nella raccolta che si è avuta a gennaio e febbraio 2019 rispetto agli stessi mesi del 2018.

Se a gennaio la crescita relativa sull’anno precedente era stata del + 4,8%, a febbraio si assesta sul +2,9%, come vediamo in figura 1. Buonissimi i risultati nelle regioni del sud, notoriamente sofferenti, con la Puglia, Basilicata e Campania che superano una crescita del 30%. Grandioso il dato proveniente dalle Marche con una crescita del 102,1%, mentre benissimo anche l’Umbria con il più 53,3%. Non bene Valle d’Aosta con il -20,4%, la Campania con il – 18,4% e infine la Sardegna con un calo del -21,3%.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

In figura 2, in tabella 2 leggiamo invece la traduzione in chilogrammi del dato precedente, mentre in tabella 3 è possibile analizzare il dato aggregato, in chilogrammi, di gennaio e febbraio 2019 contro l’identico periodo del 2018.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

Come si può vedere c’è in tabella un refuso che abbiamo prontamente segnalato al Centro nazionale sangue (le colonne riportano come annate 2017 e 2018) ma se i dati, come crediamo, verranno confermati indicativi del confronto 2019 vs 2018, significa che la raccolta complessiva di plasma nel paese è cresciuta di più di cinquemila chilogrammi (da 134.603 kg a 139.757 kg) e che, in termini non relativi ma assoluti e quantitativi le regioni che danno il più grande contributo alla raccolta nazionale sono ancora la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna e la Toscana.

A loro il compito di trainare tutte le altre verso la tanto ambita autosufficienza ematica.

 

Inizia bene la raccolta plasma di gennaio 2019, ma molte regioni possono e devono fare meglio

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Appena due settimane dopo il bilancio 2018, che come sappiamo ha dato ottime indicazione con il rispetto degli obiettivi prefissati nel piano nazionale plasma 2016-20, il Centro nazionale sangue pubblica i primi dati di raccolta plasma per il 2019. E cosa emerge? Subito una buona notizia, visto che rispetto al gennaio 2018, nel nuovo anno la raccolta è già cresciuta del 4,8%. Un inizio che è sicuramente di buon auspicio.

In figura 1, in basso, è possibile analizzare proprio il rapporto tra la raccolta plasma nelle regioni italiane tra il primo mese dell’anno 2018 e il gennaio da poco terminato. Sorprendenti i miglioramenti in Campania (crescita del 45,7%), in Emilia Romagna (+ 38,8%), in Piemonte (+ 29, 4%) e infine in Sardegna, altra regione in cui era assolutamente auspicabile una crescita dei volumi di raccolta, che crescono di una percentuale corrispondente al + 18, 4%. Negative invece le situazioni in Valle D’Aosta (-48%), in Calabria (-12, 9%) e a sorpresa in Lombardia, regione che per volumi complessivi spesso è il polmone giallo d’Italia, con un calo del 9,1%.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

Se lasciamo il confronto percentuale regione vs regione e ci spostiamo invece sulla raccolta in chilogrammi, in figura 2, si nota la crescita complessiva in tutto il paese, circa 3.200 chilogrammi che corrispondono al succitato 4,8%.

Come dicevamo, in termini assoluto, resta notevole il contributo della Lombardia, che da sola raccoglie ben 11 mila chilogrammi di plasma, ma la crescita che offre la più grande dimostrazione di efficienza è quella che si registra in Emilia Romagna, non lontana da una raccolta di 10 mila chilogrammi in un mese.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

L’ottimo risultato al primo giro di boa, lascia ben sperare per i prossimi mesi, e permette d intravvedere – nel tentativo di interpretare le maglie più nascoste dei motivi che hanno consentito questa crescita nella raccolta – un’efficacia sempre crescente delle tante campagne in favore della plasmaferesi attive a fine 2018.

I motivi per cui un alto livello di raccolta è decisivo strategicamente per ogni paese li conosciamo bene, e partono dall’autosufficienza nella produzione di farmaci plasmaderivati, per arrivare alla possibilità di aiutare i paesi in difficoltà, fino alla fortificazione di un sistema trasfusionale basato su valori etici di anonimato e gratuità del dono,  una conquista che non deve mai essere data per scontata.

Intervista ad Alice Simonetti, consigliere nazionale Avis e delegata continentale Fiods: “Sui plasmaderivati bisogna farsi trovare pronti alle sfide che ci aspettano nel futuro”.

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La grande considerazione del sistema trasfusionale italiano all’estero si deve sicuramente ai valori profondamente etici su cui è basato, si deve ai tantissimi progetti internazionali tra Asia, Europa e Sudamerica che annualmente vengono portati avanti, e si deve all’impegno di uomini come Gianfranco Massaro, riconfermato qualche mese fa alla presidenza della Fiods per l’efficacia del suo lavoro in prima linea. Per fortuna, le nuove leve che rappresenteranno il sistema sangue italiano nei prossimi anni non sono da meno, e proprio allo scopo di offrire uno sguardo giovane, eppure già molto esperto, su come sono destinati a mutare gli scenari internazionali intorno a una risorsa biologica di importanza assoluta come il sangue, abbiamo intervistato Alice Simonetti, 30 anni e già molti ruoli coperti in Avis, la più grande associazione di donatori di sangue in Italia, e da tempo delegata continentale in Fiods. Assieme a lei, abbiamo attraversato molti temi importanti riguardo alla percezione etica e commerciale della risorsa sangue nel mondo.

Alice Simonetti, so che viene da un periodo molto intenso, impegnata come sei nel consiglio direttivo nazionale di Avis, e come delegata continentale Fiods. Iniziamo da Strasburgo, dove durante la Tavola rotonda organizzata da European Blood Alliance (EBA) ha parlato di donazione etica. Perché è importante che i valori della donazione gratuita e anonima si imponga come valore diffuso in Europa e nel mondo?

La donazione di sangue volontaria, anonima, gratuita, periodica, responsabile e associata è il primo strumento per garantire la sicurezza del sangue donato e l’elevata qualità dei medicinali salva-vita che da questo possono derivarsi. Basti pensare al solo rischio che un donatore, che vede nel gesto che sta per compiere un interesse ulteriore oltre a quello strettamente altruistico, possa rispondere in modo non del tutto sincero al questionario anamnestico o non rispettare le regole essenziali che il nostro sistema trasfusionale impone a protezione di chi dona e di chi riceve. È di pochi giorni fa l’articolo del NY Times (ne ha parlato anche Buonsangue) sullo sfruttamento delle fasce più deboli della popolazione che si cela dietro la donazione remunerata di plasma negli Stati Uniti. Ma non c’è solo questo. Gli stessi principi sono alla base di un canone imprescindibile di tutela della salute e della dignità umana di fronte alla quale non possiamo ammettere arretramenti. Gli eventi del 22 gennaio organizzato al Parlamento europeo da EBA ed il simposio che si è tenuto la settimana successiva a Strasburgo a cura di EDQM (European Directorate for the Quality of Medicines) sul tema strategico dell’autosufficienza europea in tema di plasma e medicinali plasmaderivati hanno di nuovo sottolineato la rilevanza di questi valori, che non debbono essere mai dati per scontati. Abbiamo apprezzato il sostegno politico degli stakeholder che condividono le medesime opinioni ed ascoltato con attenzione e preoccupazione le ragioni di chi lascia intendere di avere una visione diversa, che comunque non riteniamo condivisibile.

Esiste una pressione silente, a livello di operatori di mercato, affinché la pratica della raccolta a pagamento trovi spazio anche in paesi come l’Italia dove sul piano culturale la percezione del dono del sangue è legato fortemente a un concetto etico?

Il modello italiano è senza dubbio uno dei più ammirati per il suo essere etico ma anche sostenibile: in Italia il sangue è un bene strategico e pubblico, che resta tale grazie al modello del “conto lavoro”: in base a tale sistema il sangue donato viene inviato alla lavorazione industriale per ottenere medicinali emoderivati, ma  i medicinali restano sempre di proprietà del Servizio Sanitario Nazionale, che ne garantisce l’accesso a tutti i cittadini come livelli essenziali di assistenza (LEA).Un sistema di questo tipo, quindi, è uno dei più “attaccati” da quanti promuovono scenari all’interno dei quali si vuole trovare spazio alla remunerazione di chi dà (e quindi non dona) il proprio sangue od emocomponenti. Come difendere l’esempio italiano? Facendo in modo, con l’impegno di tutti (donatori, professionisti sanitari e servizi trasfusionali, associazioni, decisori politici nazionali e regionali) che questo continui a funzionare e a fornire risposte efficaci agli ammalati che hanno bisogno di noi.

Potrà generarsi in futuro, secondo te, un quadro socioculturale generale entro cui la raccolta a pagamento potrebbe divenire necessaria per non mettere a rischio l’autosufficienza?

Se un simile scenario mai si avverasse, vorrebbe dire che abbiamo perso tutti, o meglio che abbiamo rinunciato alla nostra identità e ai nostri valori. Avere un sistema etico, efficace e sostenibile è questione di impegno e responsabilità condivise, ma è un risultato raggiungibile. Occorre guardare al futuro con questa convinzione e mantenere alta l’attenzione di fronte alle sfide che si presentano all’orizzonte. Penso, tra le tante, alle evoluzioni della domanda di medicinali plasmaderivati e conseguentemente a quelle del mercato globale, temi davanti ai quali non possiamo farci trovare impreparati.

Veniamo invece al lavoro strettamente associativo. Come si tiene vivo secondo te il ricambio generazionale portando i giovani a donare?

Questo argomento ha due livelli di lettura secondo me.Partiamo da chi ancora non si è ancora avvicinato al mondo della donazione: in proposito credo sia importante far capire che donare il sangue è davvero un piccolo ma eroico gesto di altruismo alla portata di tutti, che richiede così poco tempo ma permette di salvare vite umane. Far passare questo messaggio significa sviluppare una vera cultura della solidarietà, attenzione verso se stessi e verso il prossimo, di cittadinanza attiva: è qui il cuore dell’impegno delle associazioni e l’asse portante del nostro sistema. Mi piace immaginare uno scenario futuro dove la donazione rappresenta uno degli obiettivi che si raggiungono naturalmente con la maggiore età: posso votare, posso guidare, posso essere un donatore di sangue. Sì che avremmo garanzia di un ricambio costante. C’è poi l’opportunità, oltre ad essere un donatore, di impegnarsi attivamente in Associazione: da questo punto di vista è essenziale far capire che, dietro ogni sacca di sangue donato, c’è un universo di persone che lavorano insieme e che il volontariato può essere sia un grande servizio per la comunità sia un rilevantissimo fattore di crescita personale.

Negli ultimi mesi Avis ha lavorato alacremente per adeguarsi alla riforma del terzo settore. Com’è cambiato lo statuto e come cambierà l’organizzazione della più grande associazione di donatori italiana?

Quello di attuazione alla nuova disciplina del Terzo settore è un percorso ancora in divenire sia a livello normativo sia all’interno dell’Associazione, ma ci ha trasmesso diversi messaggi importanti. Abbiamo approvato il nuovo Statuto nazionale e gli statuti tipo sulla base dei quali le sedi locali a tutti i livelli (comunale, provinciale, regionale) porteranno avanti i rispettivi adeguamenti, introducendo le nuove regole di rendicontazione e trasparenza previste dal Codice. Dal complesso di queste disposizioni si evince una ulteriore responsabilizzazione gli enti del Terzo settore (ETS), ma non dobbiamo lasciarci spaventare da un cambiamento che stiamo affrontando in modo graduale e condiviso. Sotto questo profilo, inoltre, una delle principali novità è che AVIS Nazionale, oltre ad essere un’organizzazione di volontariato (ODV), date le sue dimensioni e la radicata presenza sul territorio ha potuto cogliere l’occasione di assumere la nuova qualifica giuridica introdotta dalla riforma per gli ETS, quella di Rete Associativa (RAN): ovvero, mantenendo la sua attuale struttura, in qualità di Rete potrà svolgere importanti attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione, monitoraggio e supporto delle proprie sedi.

Lei è molto esperta in progetti internazionali, e l’Italia è un paese molto attivo e generoso da questo punto di vista. Quali sono i progetti secondo te più importanti del presente e del prossimo futuro?

La prima risposta che mi viene in mente, a costo di essere ripetitiva, è “tutti quelli che sono in grado di condividere e promuovere il valore della donazione volontaria, anonima, gratuita, periodica, responsabile e associata, nonché lo sviluppo di sistemi trasfusionali etici e sostenibili”. Per questo motivo, lavorare bene a livello europeo (dove sappiamo che vi sono Paesi che non condividono i nostri stessi principi) è un obiettivo di primaria importanza. Stiamo concludendo un importante progetto che ha riguardato Paesi dell’America Latina, in collaborazione con il Ministero degli Esteri, l’Istituto Italo-Latino Americano, il Centro Nazionale Sangue e la Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue (FIODS), di cui Avis è membro fondatore e ancora oggi tra i più attivi; una tipologia di progetto da cui abbiamo imparato molto e dove abbiamo dato un contributo alla nascita di associazioni e servizi con i nostri stessi valori e obiettivi. Ma senza dubbio dobbiamo essere in grado di guardare sia lontano che vicino, intercettare diverse sfide e opportunità (pensiamo, per esempio, allo scambio importante che potrebbe esserci all’interno dell’area del Mediterraneo), impegnarci con iniziative a livello centrale e valorizzare le esperienze di cooperazione locali: basti pensare che l’obiettivo dell’OMS per il 2020 era rappresentato dal raggiungimento del 100% di donazioni di sangue da donatori volontari e non remunerati. A prescindere dal dato temporale, lottare per questo obiettivo – che è di tutela nei confronti di tutti – occorre l’impegno di ognuno.