La studentessa americana che vende plasma per lo shopping, case-history che spiega bene il valore del sistema italiano

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Proprio a pochissimi giorni dal World Blood Donor Day 2019, che come sappiamo sarà dedicato al tema della sicurezza trasfusionale di pari livello in ogni parte del mondo, e al gesto della donazione di sangue ed emoderivati utile per salvare vite umane (“By donating blood, you can save lives!”), ecco che fa il giro del mondo una notizia dal sapore opposto, in grado di spiegare bene le controindicazioni di una eventuale liberalizzazione della donazione come mera compravendita, e del sangue e del plasma come semplici beni di mercato, cosa che già avviene in alcuni paesi occidentali, ad esempio gli Stati Uniti.

Carisa Baker, studentessa americana di 20 anni, ha infatti raccontato alla testata Metro di New York la sua storia personale, che è una donazione di plasma a pagamento. Da ormai un anno, Carisa “dona” il plasma almeno due volte a settimana, a un prezzo di 20 dollari per la prima donazione e 50 per quella successiva. Lo scopo? A suo dire non esattamente quello indicato nella campagna mondiale del prossimo 14 giugno, bensì un obiettivo molto più materiale: comprare vestiti. Clarissa racconta a Metro di essere ossessionata dallo shopping, e i guadagni aggiuntivi ottenuti grazie al plasma vanno così a integrare come studentessa lo stipendio da baby-sitter.

Ma non si tratta solo di moda. Carisa, in altri passaggi dell’intervista, dice di essere assolutamente consapevole che il suo plasma aiuterà delle persone, e non ritiene affatto che le trasfusioni così frequenti potranno generare in lei effetti collaterali.

Fuori da ogni giudizio e ogni moralismo, la storia di Carisa ripresa in Italia da testate come Il Giornale e Il Mattino di Napoli, è un chiaro esempio di ciò che le associazioni di donatori e le istituzioni del sangue del nostro paese lavorano per evitare. In Italia, come sappiamo, il plasma si raccoglie in conto lavoro, ovvero viene trasferito alle aziende di plasma-lavorazione accreditate per essere trasformato in plasmaderivati e in farmaci salvavita, che poi vengono restituiti al sistema sanitario nazionale. Il plasma, in altre parole, resta pubblico, e ciò è un chiaro punto forte a favore della sicurezza.

Torna alla mente, dunque, l’inchiesta del New York Times dello scorso febbraio, che su Buonsangue abbiamo ampiamente riportato e commentato, e che metteva in luce tre importanti questioni etiche in un quadro economico fin troppo chiaro, con il mercato mondiale del plasma destinato a crescere e superare nei prossimi anni i 20 miliardi di dollari. Qual è il ruolo della povertà nella raccolta plasma a pagamento? Qual è l’impatto sulla salute per i donatori scriteriati? Come mai, proprio come nel caso della studentessa americana, nel linguaggio di chi “dona” plasma a pagamento è così forte il bisogno di controbilanciare il meccanismo commerciale con l’abito della solidarietà?

Temi complessi, che speriamo di poter raccontare soltanto come esempi da tenere in conto per capire qual è il valore del sistema italiano basato su donazione anonima, gratuita, volontaria, associata e organizzata, e mai come un dibattito d’attualità sulla minaccia di intraprendere la stessa strada.

 

Raccolta plasma di aprile: è un mese positivo con una tendenza da mantenere nei prossimi mesi

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Dopo i dati sulla raccolta plasma di marzo 2019 – mese in cui non erano arrivate di certo buone notizie con un calo sul termometro del 11,2% rispetto allo stesso periodo del 2018 – ecco che qualche giorno fa sono arrivati i nuovi dati, quelli relativi ad Aprile, e questa volta il quadro è molto differente, e in un certo senso inaspettato così come lo era stato il calo netto di inizio primavera. Rispetto al terzo mese del 2019, altamente negativo, arriva infatti una nuova inversione di tendenza, che allieta in vista dell’estate a patto che non annulli la tensione positiva per mantenere cospicua la raccolta anche nei mesi estivi che ci aspettano, mesi in cui generalmente si registrano cali. Cosa è accaduto?

Semplice, ad aprile 2019 rispetto alla raccolta complessiva dell’identico periodo del 2018, è cresciuta del 7,9%.

 

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

In figura 1, ecco il dettaglio dei dati di raccolta di aprile 2019 a confronto con aprile 2018 regione per regione. Come si nota, molto importanti i dati di crescita in Puglia, con un + 48,9%, nella Provincia Autonoma di Trento, con un +31,9%, in Basilicata, con un +29,2% e in Sardegna con un +24,9%. Al contrario, i cali maggiori arrivano da regioni bassamente popolate, come Molise con un -36,1% e Valle d’Aosta con un -29,7%. Non benissimo anche la Toscana con un -16,1%.

In figura 2, e poi in tabella 3, invece è possibile fotografare l’andamento della raccolta regione per regione nel progressivo del 2019 a confronto con il progressivo 2018, nel periodo che va da gennaio ad aprile, con i valori espressi in chilogrammi.

Emerge allora che nel totale in chilogrammi da inizio anno a oggi la raccolta 2019 è superiore a quella dello scorso anno, con circa quattromila chilogrammi in più nell’anno in corso. Un dato positivo che dovrà essere confermato, insistiamo, nei mesi che verranno. Indagando le singole regioni, ancora una volta si fa notare secondo noi il dato dell’Emilia Romagna che è decisamente positivo con circa duemila chili in più. In aumento anche il Veneto con circa mille chili, così come la Campania e il Piemonte. Deve recuperare invece la Toscana, che di mille chili circa è indietro, proprio come la Lombardia, che in assoluto resta la regione guida nella raccolta italiana con un volume decisamente superiore a tutte le altre regioni, e in leggero miglioramento sul parziale di aprile.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

Avanti così verso l’estate allora, quando l’impegno per ripetere questo risultato dovrà essere enorme. La regola è la solita anche per il plasma, “prima donare, poi partire”, e avanti verso il grande caldo che fa da nemico.

Plasma irregolare per interventi di chirurgia plastica: da Sky TG24 una notizia che apre a riflessioni

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È notizia fresca che arriva da Sky TG 24 la chiusura di numerose cliniche private che, in modo assolutamente illecito erano solite offrire trattamenti di bellezza basati sull’utilizzo di plasma PRP, ovvero plasma ricco di piastrine, in grado, secondo i chirurghi plastici indagati e fermati, di apportare enormi benefici alla vitalità dei tessuti epidermici.

Di ampio raggio il blitz dei Nas che hanno chiuso numerose cliniche a Milano, Bologna e Firenze, sospeso medici a Roma, e sequestrato cosmetici in Emilia Romagna e Puglia.

Questo caso di cronaca ci restituisce piuttosto bene la misura di quanto sia fondamentale, decisiva, e inalienabile la gestione di una risorsa come il plasma su base pubblica per il fattore sicurezza, con una piena e continua collaborazione tra gli stakeholder del sistema sangue: istituzioni, industria della plasma-lavorazione (in coordinamento con le stesse istituzioni) e donatori, attraverso una prassi come la lavorazione in conto terzi, nata in Italia e in grado di tracciare la risorsa che arriva poi all’utente finale attraverso ogni tracciatura e in piena sicurezza, con il plasma che resta pubblico dalla raccolta fino alla distribuzione.

Quando parliamo dei rapporti tra plasma e mercato non manchiamo mai di ricordare quanto siano importanti le stime degli esperti sul valore di questo mercato negli anni che verranno.

Più di venti miliardi di dollari nel 2021, con una crescita annuale vicina al 7% secondo gli esperti: e se si pensa all’enorme fabbisogno mondiale dei farmaci salvavita e all’imminente sviluppo di mercati di utenti finali estremamente ricchi come India, Cina e Sud America, è facile capire il perché.

È altrettanto importante ricordare che quando si parla di sangue e di plasma – risorse biologiche assolutamente primarie del nostro organismo – la ricerca scientifica investe i piani più disparati, che vanno da serissime ricerche sui tumori e sull’enorme quantità di informazioni che il nostro sangue è in grado di trasportare, fino al plasma come fonte per l’eterna giovinezza e come elisir di bellezza eterna.

Poiché spesso ricerca e mercato hanno scopi diversi e soprattutto tempi di attesa per i rispettivi risultati decisamente incompatibili, bisogna stare molto attenti alle attività illecite che si fondano su un uso indiscriminato delle risorse.

Cosa potrebbe accadere infatti in caso di una progressiva liberalizzazione, e senza freni agli utilizzi commerciali del plasma più spregiudicati? Di certo si incentiverebbe la raccolta del plasma a pagamento in territori difficili, come ha testimoniato una ricerca del New York Time di cui si è parlato in tutto il mondo.

Tutti temi che le associazioni di donatori conoscono molto bene, e che non vanno mai sottovalutati. Proprio alle associazioni e ai dirigenti del sistema sangue il compito di bilanciare con la diffusione della cultura del dono e la corretta informazione, le pressioni sulla deregulation che non di rado arrivano da alcuni grandi gruppi farmaceutici internazionali.

 

Raccolta plasma a marzo 2019: un calo da non sottovalutare

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Arrivano i dati sulla raccolta plasma di marzo 2019, e questa vota purtroppo non è possibile dare buone notizie, visto che il “termometro” segna un – 11,2% rispetto allo stesso periodo del 2018. Un dato inaspettato, un calo netto, che rispetto ai primi due mesi del 2019 altamente positivi è un’inversione di tendenza, che non può non rappresentare un campanello d’allarme in vista dei mesi estivi. Cosa è accaduto?

A gennaio la crescita era stata del 4,8%, mentre a febbraio il miglioramento rispetto al 2018 era stato del 2,9%, e parte dei meriti sicuramente sono da distribuire tra il lavoro serrato delle associazioni sul campo e le possenti campagne pubblicitarie. Ora, passati i mesi invernali con le classiche difficoltà di spostamento e l’incidenza (seppur tamponata) dei mali stagionali, bisogna tornare a potenziare i livelli di raccolta.

In figura 1, ecco il dettaglio dei dati di raccolta di marzo 2019 a confronto con marzo 2018 regione per regione: Crescono solo Valle d’Aosta (+8,3%), Provincia autonoma di Trento (+2,9%), Toscana (+2,8%), Lazio (+1,9%) e Liguria (+1,9%). In calo tutte le altre regioni con picchi negativi in Umbria (-45,5%), Puglia (-42,6%) e Molise (-40,2%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – marzo 2018

Fig.1

In figura 2, tabella 3, invece è possibile fotografare l’andamento della raccolta regione per regione nel progressivo del 2019, a confronto con il progressivo 2018, da gennaio a marzo, con i valori espressi in chilogrammi. Si apprende così, che nel complesso il calo è meno rilevante, perché nei numeri totali sono soltanto tremila i chilogrammi in meno nel 2019. Una quantità altamente recuperabile nei mesi che verranno. Sul piano regionale, da notare, secondo noi, il dato dell’Emilia Romagna che è abbondantemente positivo, così come quello della Campania e quello del Piemonte. Deve recuperare invece la Puglia, dietro di circa duemila chili, e deve migliorare la Lombardia, regione guida nella raccolta italiana con un volume decisamente superiore a tutte le altre regioni, dove si registra un calo in questi primi tre mesi del 2019 di circa mille chili.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Marzo 2018 (2)

Fig. 2

Sotto allora con l’impegno, le campagne di sensibilizzazione e l’azione coordinata di tutti gli attori di sistema. L’autosufficienza, lo sappiamo bene, è un risultato da guadagnare ogni anno.

 

 

I dati della raccolta plasma di febbraio: la crescita generale è confermata ma non bisogna fermarsi

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È stato grande l’impegno di tutti gli attori di sistema negli ultimi mesi del 2018, e a quanto sembra i risultati si vedono. Campagne di grande respiro presentate al meglio, eventi di piazza, attività su scala nazionale che hanno trovato poi sponda e integrazione a livello più localizzato. Il lavoro di sensibilizzazione è stato rilevante, e senza ombra di dubbio a esso è ascrivibile parte del merito della crescita costante nella raccolta che si è avuta a gennaio e febbraio 2019 rispetto agli stessi mesi del 2018.

Se a gennaio la crescita relativa sull’anno precedente era stata del + 4,8%, a febbraio si assesta sul +2,9%, come vediamo in figura 1. Buonissimi i risultati nelle regioni del sud, notoriamente sofferenti, con la Puglia, Basilicata e Campania che superano una crescita del 30%. Grandioso il dato proveniente dalle Marche con una crescita del 102,1%, mentre benissimo anche l’Umbria con il più 53,3%. Non bene Valle d’Aosta con il -20,4%, la Campania con il – 18,4% e infine la Sardegna con un calo del -21,3%.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

In figura 2, in tabella 2 leggiamo invece la traduzione in chilogrammi del dato precedente, mentre in tabella 3 è possibile analizzare il dato aggregato, in chilogrammi, di gennaio e febbraio 2019 contro l’identico periodo del 2018.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

Come si può vedere c’è in tabella un refuso che abbiamo prontamente segnalato al Centro nazionale sangue (le colonne riportano come annate 2017 e 2018) ma se i dati, come crediamo, verranno confermati indicativi del confronto 2019 vs 2018, significa che la raccolta complessiva di plasma nel paese è cresciuta di più di cinquemila chilogrammi (da 134.603 kg a 139.757 kg) e che, in termini non relativi ma assoluti e quantitativi le regioni che danno il più grande contributo alla raccolta nazionale sono ancora la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna e la Toscana.

A loro il compito di trainare tutte le altre verso la tanto ambita autosufficienza ematica.

 

Inizia bene la raccolta plasma di gennaio 2019, ma molte regioni possono e devono fare meglio

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Appena due settimane dopo il bilancio 2018, che come sappiamo ha dato ottime indicazione con il rispetto degli obiettivi prefissati nel piano nazionale plasma 2016-20, il Centro nazionale sangue pubblica i primi dati di raccolta plasma per il 2019. E cosa emerge? Subito una buona notizia, visto che rispetto al gennaio 2018, nel nuovo anno la raccolta è già cresciuta del 4,8%. Un inizio che è sicuramente di buon auspicio.

In figura 1, in basso, è possibile analizzare proprio il rapporto tra la raccolta plasma nelle regioni italiane tra il primo mese dell’anno 2018 e il gennaio da poco terminato. Sorprendenti i miglioramenti in Campania (crescita del 45,7%), in Emilia Romagna (+ 38,8%), in Piemonte (+ 29, 4%) e infine in Sardegna, altra regione in cui era assolutamente auspicabile una crescita dei volumi di raccolta, che crescono di una percentuale corrispondente al + 18, 4%. Negative invece le situazioni in Valle D’Aosta (-48%), in Calabria (-12, 9%) e a sorpresa in Lombardia, regione che per volumi complessivi spesso è il polmone giallo d’Italia, con un calo del 9,1%.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

Se lasciamo il confronto percentuale regione vs regione e ci spostiamo invece sulla raccolta in chilogrammi, in figura 2, si nota la crescita complessiva in tutto il paese, circa 3.200 chilogrammi che corrispondono al succitato 4,8%.

Come dicevamo, in termini assoluto, resta notevole il contributo della Lombardia, che da sola raccoglie ben 11 mila chilogrammi di plasma, ma la crescita che offre la più grande dimostrazione di efficienza è quella che si registra in Emilia Romagna, non lontana da una raccolta di 10 mila chilogrammi in un mese.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

L’ottimo risultato al primo giro di boa, lascia ben sperare per i prossimi mesi, e permette d intravvedere – nel tentativo di interpretare le maglie più nascoste dei motivi che hanno consentito questa crescita nella raccolta – un’efficacia sempre crescente delle tante campagne in favore della plasmaferesi attive a fine 2018.

I motivi per cui un alto livello di raccolta è decisivo strategicamente per ogni paese li conosciamo bene, e partono dall’autosufficienza nella produzione di farmaci plasmaderivati, per arrivare alla possibilità di aiutare i paesi in difficoltà, fino alla fortificazione di un sistema trasfusionale basato su valori etici di anonimato e gratuità del dono,  una conquista che non deve mai essere data per scontata.

Intervista ad Alice Simonetti, consigliere nazionale Avis e delegata continentale Fiods: “Sui plasmaderivati bisogna farsi trovare pronti alle sfide che ci aspettano nel futuro”.

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La grande considerazione del sistema trasfusionale italiano all’estero si deve sicuramente ai valori profondamente etici su cui è basato, si deve ai tantissimi progetti internazionali tra Asia, Europa e Sudamerica che annualmente vengono portati avanti, e si deve all’impegno di uomini come Gianfranco Massaro, riconfermato qualche mese fa alla presidenza della Fiods per l’efficacia del suo lavoro in prima linea. Per fortuna, le nuove leve che rappresenteranno il sistema sangue italiano nei prossimi anni non sono da meno, e proprio allo scopo di offrire uno sguardo giovane, eppure già molto esperto, su come sono destinati a mutare gli scenari internazionali intorno a una risorsa biologica di importanza assoluta come il sangue, abbiamo intervistato Alice Simonetti, 30 anni e già molti ruoli coperti in Avis, la più grande associazione di donatori di sangue in Italia, e da tempo delegata continentale in Fiods. Assieme a lei, abbiamo attraversato molti temi importanti riguardo alla percezione etica e commerciale della risorsa sangue nel mondo.

Alice Simonetti, so che viene da un periodo molto intenso, impegnata come sei nel consiglio direttivo nazionale di Avis, e come delegata continentale Fiods. Iniziamo da Strasburgo, dove durante la Tavola rotonda organizzata da European Blood Alliance (EBA) ha parlato di donazione etica. Perché è importante che i valori della donazione gratuita e anonima si imponga come valore diffuso in Europa e nel mondo?

La donazione di sangue volontaria, anonima, gratuita, periodica, responsabile e associata è il primo strumento per garantire la sicurezza del sangue donato e l’elevata qualità dei medicinali salva-vita che da questo possono derivarsi. Basti pensare al solo rischio che un donatore, che vede nel gesto che sta per compiere un interesse ulteriore oltre a quello strettamente altruistico, possa rispondere in modo non del tutto sincero al questionario anamnestico o non rispettare le regole essenziali che il nostro sistema trasfusionale impone a protezione di chi dona e di chi riceve. È di pochi giorni fa l’articolo del NY Times (ne ha parlato anche Buonsangue) sullo sfruttamento delle fasce più deboli della popolazione che si cela dietro la donazione remunerata di plasma negli Stati Uniti. Ma non c’è solo questo. Gli stessi principi sono alla base di un canone imprescindibile di tutela della salute e della dignità umana di fronte alla quale non possiamo ammettere arretramenti. Gli eventi del 22 gennaio organizzato al Parlamento europeo da EBA ed il simposio che si è tenuto la settimana successiva a Strasburgo a cura di EDQM (European Directorate for the Quality of Medicines) sul tema strategico dell’autosufficienza europea in tema di plasma e medicinali plasmaderivati hanno di nuovo sottolineato la rilevanza di questi valori, che non debbono essere mai dati per scontati. Abbiamo apprezzato il sostegno politico degli stakeholder che condividono le medesime opinioni ed ascoltato con attenzione e preoccupazione le ragioni di chi lascia intendere di avere una visione diversa, che comunque non riteniamo condivisibile.

Esiste una pressione silente, a livello di operatori di mercato, affinché la pratica della raccolta a pagamento trovi spazio anche in paesi come l’Italia dove sul piano culturale la percezione del dono del sangue è legato fortemente a un concetto etico?

Il modello italiano è senza dubbio uno dei più ammirati per il suo essere etico ma anche sostenibile: in Italia il sangue è un bene strategico e pubblico, che resta tale grazie al modello del “conto lavoro”: in base a tale sistema il sangue donato viene inviato alla lavorazione industriale per ottenere medicinali emoderivati, ma  i medicinali restano sempre di proprietà del Servizio Sanitario Nazionale, che ne garantisce l’accesso a tutti i cittadini come livelli essenziali di assistenza (LEA).Un sistema di questo tipo, quindi, è uno dei più “attaccati” da quanti promuovono scenari all’interno dei quali si vuole trovare spazio alla remunerazione di chi dà (e quindi non dona) il proprio sangue od emocomponenti. Come difendere l’esempio italiano? Facendo in modo, con l’impegno di tutti (donatori, professionisti sanitari e servizi trasfusionali, associazioni, decisori politici nazionali e regionali) che questo continui a funzionare e a fornire risposte efficaci agli ammalati che hanno bisogno di noi.

Potrà generarsi in futuro, secondo te, un quadro socioculturale generale entro cui la raccolta a pagamento potrebbe divenire necessaria per non mettere a rischio l’autosufficienza?

Se un simile scenario mai si avverasse, vorrebbe dire che abbiamo perso tutti, o meglio che abbiamo rinunciato alla nostra identità e ai nostri valori. Avere un sistema etico, efficace e sostenibile è questione di impegno e responsabilità condivise, ma è un risultato raggiungibile. Occorre guardare al futuro con questa convinzione e mantenere alta l’attenzione di fronte alle sfide che si presentano all’orizzonte. Penso, tra le tante, alle evoluzioni della domanda di medicinali plasmaderivati e conseguentemente a quelle del mercato globale, temi davanti ai quali non possiamo farci trovare impreparati.

Veniamo invece al lavoro strettamente associativo. Come si tiene vivo secondo te il ricambio generazionale portando i giovani a donare?

Questo argomento ha due livelli di lettura secondo me.Partiamo da chi ancora non si è ancora avvicinato al mondo della donazione: in proposito credo sia importante far capire che donare il sangue è davvero un piccolo ma eroico gesto di altruismo alla portata di tutti, che richiede così poco tempo ma permette di salvare vite umane. Far passare questo messaggio significa sviluppare una vera cultura della solidarietà, attenzione verso se stessi e verso il prossimo, di cittadinanza attiva: è qui il cuore dell’impegno delle associazioni e l’asse portante del nostro sistema. Mi piace immaginare uno scenario futuro dove la donazione rappresenta uno degli obiettivi che si raggiungono naturalmente con la maggiore età: posso votare, posso guidare, posso essere un donatore di sangue. Sì che avremmo garanzia di un ricambio costante. C’è poi l’opportunità, oltre ad essere un donatore, di impegnarsi attivamente in Associazione: da questo punto di vista è essenziale far capire che, dietro ogni sacca di sangue donato, c’è un universo di persone che lavorano insieme e che il volontariato può essere sia un grande servizio per la comunità sia un rilevantissimo fattore di crescita personale.

Negli ultimi mesi Avis ha lavorato alacremente per adeguarsi alla riforma del terzo settore. Com’è cambiato lo statuto e come cambierà l’organizzazione della più grande associazione di donatori italiana?

Quello di attuazione alla nuova disciplina del Terzo settore è un percorso ancora in divenire sia a livello normativo sia all’interno dell’Associazione, ma ci ha trasmesso diversi messaggi importanti. Abbiamo approvato il nuovo Statuto nazionale e gli statuti tipo sulla base dei quali le sedi locali a tutti i livelli (comunale, provinciale, regionale) porteranno avanti i rispettivi adeguamenti, introducendo le nuove regole di rendicontazione e trasparenza previste dal Codice. Dal complesso di queste disposizioni si evince una ulteriore responsabilizzazione gli enti del Terzo settore (ETS), ma non dobbiamo lasciarci spaventare da un cambiamento che stiamo affrontando in modo graduale e condiviso. Sotto questo profilo, inoltre, una delle principali novità è che AVIS Nazionale, oltre ad essere un’organizzazione di volontariato (ODV), date le sue dimensioni e la radicata presenza sul territorio ha potuto cogliere l’occasione di assumere la nuova qualifica giuridica introdotta dalla riforma per gli ETS, quella di Rete Associativa (RAN): ovvero, mantenendo la sua attuale struttura, in qualità di Rete potrà svolgere importanti attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione, monitoraggio e supporto delle proprie sedi.

Lei è molto esperta in progetti internazionali, e l’Italia è un paese molto attivo e generoso da questo punto di vista. Quali sono i progetti secondo te più importanti del presente e del prossimo futuro?

La prima risposta che mi viene in mente, a costo di essere ripetitiva, è “tutti quelli che sono in grado di condividere e promuovere il valore della donazione volontaria, anonima, gratuita, periodica, responsabile e associata, nonché lo sviluppo di sistemi trasfusionali etici e sostenibili”. Per questo motivo, lavorare bene a livello europeo (dove sappiamo che vi sono Paesi che non condividono i nostri stessi principi) è un obiettivo di primaria importanza. Stiamo concludendo un importante progetto che ha riguardato Paesi dell’America Latina, in collaborazione con il Ministero degli Esteri, l’Istituto Italo-Latino Americano, il Centro Nazionale Sangue e la Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue (FIODS), di cui Avis è membro fondatore e ancora oggi tra i più attivi; una tipologia di progetto da cui abbiamo imparato molto e dove abbiamo dato un contributo alla nascita di associazioni e servizi con i nostri stessi valori e obiettivi. Ma senza dubbio dobbiamo essere in grado di guardare sia lontano che vicino, intercettare diverse sfide e opportunità (pensiamo, per esempio, allo scambio importante che potrebbe esserci all’interno dell’area del Mediterraneo), impegnarci con iniziative a livello centrale e valorizzare le esperienze di cooperazione locali: basti pensare che l’obiettivo dell’OMS per il 2020 era rappresentato dal raggiungimento del 100% di donazioni di sangue da donatori volontari e non remunerati. A prescindere dal dato temporale, lottare per questo obiettivo – che è di tutela nei confronti di tutti – occorre l’impegno di ognuno.

La raccolta plasma cresce nel 2018. Raggiunti i risultati sperati. I commenti di Liumbruno e Briola

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Dal Centro nazionale sangue arrivano finalmente i dati completi sulla raccolta plasma 2018, e c’è subito una bella notizia. È importante sottolineare infatti l’aumento di circa 4 mila chili di plasma sul totale complessivo rispetto al 2017, per una raccolta di 839.535 chilogrammi.

Un risultato che il CNS ha commentato con soddisfazione nel comunicato stampa pubblicato mercoledì 13 febbraio, e che si mantiene in linea con le previsioni 2018 contenute nel Piano nazionale plasma 2016-2020, al fine di raggiungere l’obiettivo principe dell’autosufficienza. L’effetto conseguente, è continuare con successo il percorso verso l’indipendenza del mercato nordamericano, che come abbiamo potuto approfondire su Buonsangue lo scorso lunedì 11 febbraio, è notoriamente il più grande del mondo e allo stesso tempo il più controverso.

Nella figura in basso, è possibile constatare come si sono comportate le regioni italiane rispetto agli obiettivi del PNP, e in particolare in che percentuale l’obiettivo contenuto nel piano è stato portato a compimento.

Come si vede, sono moltissime le regioni che hanno toccato quota 100%, e numerose quelle che lo hanno addirittura superato. In questo senso spiccano il Lazio, la Puglia e la Sicilia, anche se non mancano regioni rimaste lontane dal proprio punto di pareggio. Da migliorare, per la prossima stagione, le performance di Molise (74%), Basilicata (83%), Campania (835), e Umbria (89%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 1

Se invece studiamo le regioni in base al risultato del 2017, i maggiori aumenti si verificano nel Lazio (+7,4%), Umbria (+5,8%), Valle d’Aosta (+5,4%) e in Sicilia (+4,5%). Tra le regioni più in difficoltà si segnalavano invece il Molise, con un calo del 24% rispetto al 2017, la Calabria (-6,4%) e la Sardegna (-2,6%).

In questi territori bisognerà spingere il pedale dell’acceleratore.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 2

“I risultati ottenuti dal sistema italiano, che a differenza di quelli di paesi come Usa e Germania anche per il plasma si basa sulla donazione totalmente volontaria e non remunerata, sono notevoli, e ci permettono di garantire più del 70% del fabbisogno per tutti i plasmaderivati necessari ai pazienti italiani “- ha commentato il direttore del Centro nazionale sangue Giancarlo Maria Liumbruno, e a ruota, anche il presidente di Avis Nazionale Briola, nel ruolo di coordinatore protempore del CIVIS, ha illustrato i risultati, sottolineando il centralissimo ruolo delle associazioni nel processo di raccolta. Sia in chiave quantitativa “Lavoriamo insieme al CNS – ha spiegato Briola – e alle altre istituzioni sanitarie affinché i donatori percepiscano che ogni tipologia di donazione, a seconda delle necessità di programmazione e delle caratteristiche del donatore, è importante per i nostri malati. Per conseguire questi obiettivi, tuttavia, è fondamentale che il sistema trasfusionale sappia organizzarsi in modo efficace, incentivando le aperture pomeridiane e sopperendo a quelle situazioni di carenza di personale che esistono in alcune zone d’Italia”, sia in chiave qualitativa, ovvero garantendo che in Italia il sistema sangue si mantenga etico e solidale, giacché “i farmaci plasmaderivati sono una risorsa per il Paese e devono rimanere patrimonio pubblico”.

Ora sotto con il 2019, e con i nuovi obiettivi da inseguire.

I 20 momenti clou del 2018 per il sistema sangue: riviviamoli insieme. La seconda puntata

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Qualche giorno fa, giovedì 27 dicembre, allo scopo di tracciare un bilancio dei momenti più importanti del 2018 per il sistema sangue, abbiamo pubblicato la prima parte della nostra rassegna. I primi 10 accadimenti significativi da gennaio a giugno, attraverso carenze, convegni, premi internazionali al sistema italiano, le controversie sulla plasma-lavorazione. Un prima metà del 2018 intensissimo culminato nel WBDD del 14 giugno e nella successiva elezione di Gianpietro Briola al ruolo di presidente di Avis Nazionale.

Oggi sabato 29 dicembre, con il 2019 a pochi passi davanti a noi, è il momento di analizzare la seconda parte della stagione.

  1. Il libro

Esce un libro importante per il sistema sangue italiano, Sangue Infetto (Mimesis Edizioni) del giornalista Michele De Lucia. Un’analisi moto dettagliata ed equidistante sulla storia del sangue italiano. Un libro da noi ampiamente recensito che ha il merito di affrontare una materia complessa senza pregiudizi.

21 giugno

“Sangue infetto” di Michele De Lucia, opera dettagliata e attenta che rilegge la storia dei processi sul sangue con ampia documentazione ed equidistanza, senza giustizialismo e sensazionalismo

    12. Briola in esclusiva per Buonsangue

Pochissimi giorni dopo la sua elezione, Gianpietro Briola ha scelto proprio Buonsangue per rilasciare la sua prima intervista da presidente. Plasmalavorazione, sfruttamento ottimale della materia biologica e dono etico i temi clou sviscerati e analizzati.

7 luglio

Gianpietro Briola, neo presidente Avis. “Vogliamo una plasmalavorazione che rispetti al massimo le potenzialità della materia biologica e farmaci provenienti dal dono etico”

 

 

  1. Qualità e quantità come obiettivi principali

A fine luglio, è arrivato il check sul Piano nazionale sangue 2018. Qualità e quantità del servizio gli obiettivi principali, con il rischio intrinseco della raccolta estiva negli ultimi anni sempre più difficile.

27 luglio

Arriva il Programma nazionale sangue 2018: obiettivi importanti in qualità e quantità. Ma intanto c’è bisogno di sangue prima che agosto entri nel vivo

  1. Autosufficienza? Sì, ma…

Dopo le solite difficoltà estive sulla raccolta, ha sorpreso tutti una dichiarazione proveniente dal Cns: il concetto di autosufficienza, sempre considerato come centrale a livello delle istituzioni, viene improvvisamente riformulato secondo parametri più elastici.

12 settembre

L’autosufficienza ematica: l’abbiamo sostenuta come priorità sistematica e ora scopriamo che è “un concetto da non prendere alla lettera”.

  1. Il West Nile Virus e le vacanze

Pur con un monitoraggio estremamente preciso e puntuale, i virus tipici dell’estate come Il West Nile Virus hanno portato nel 2018 moltissimi problemi. Fondamentale dunque essere sempre informati.

17 settembre

West Nile Virus: aumentano i casi in molte zone d’Italia. Ecco come essere sempre informati

  1. Vaccino antinfluenzale per tutti! (I donatori)

A metà ottobre è arrivata una notizia importantissima al fine di limitare le difficoltà della raccolta nei mesi autunnali e invernali: approvato il vaccino antinfluenzale gratuito per tutti i donatori.

15 ottobre

Oggi 15 ottobre inizia la campagna di vaccinazione antinfluenzale per la stagione 2018/19. Una grande novità, vaccino gratuito per i donatori di sangue

  1. Il giallo è felicità

Migliorare la raccolta plasma sdoganando sempre di più plasmaferesi è stato riconosciuto un obiettivo condiviso per tutto il sistema. A tale scopo, è stata presentata la campagna pubblicitaria di Avis “Distinguiti, dona il plasma”, col tempo divenuta una campagna trasversale condivisa da tutte le associazioni.

7 novembre

Distinguiti, dona il plasma. A Milano, Avis nazionale lancia la nuova campagna a favore del dono del plasma, con lo sguardo rivolto agli scenari mondiali

  1. Il West Nile nel 2018

A conferma del crescente impatto annuale dei virus trasmessi dalle zanzare, soltanto a inizio dicembre è arrivata la sospensione delle misure speciali per contrastare la diffusione del West Nile Virus. Molto significativa l’analisi dettagliata dei numeri del 2018.

3 dicembre

Dal primo dicembre sono sospese le misure speciali sul West Nile virus: ecco i numeri del 2018

  1. Protocollo d’intesa tra volontariato e Miur

La strada degli obiettivi condivisi tra istituzioni e donatori si è ampliata a gran parte del volontariato italiano, con la firma del protocollo d’intesa tra associazioni e Miur. L’obiettivo? Portare il volontariato nelle scuole, per scuotere la passione dei ragazzi in età scolastica.

14 dicembre

Otto associazioni di volontariato in collaborazione con il Miur: a fare del bene si deve iniziare da piccoli

  1. I 10 temi più importanti del sistema

Infine il tempo delle analisi. Sul portale DonatoriH24 esce un pezzo molto esaustivo sui dieci argomenti chiave del sistema sangue. Un approfondimento importante a cui ha seguito l’intervento di Buonsangue, in vista di un 2019 che si preannuncia un’annata ricca di sfide e criticità da affrontare, dibattere, risolvere.

21 dicembre

Sul sistema sangue un approfondimento ampio ed esaustivo: e un allarme che non va sottovalutato

 

 

I 20 momenti clou del 2018 per il sistema sangue: riviviamoli insieme. Ecco la prima puntata

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Siamo ormai alla fine del 2018, e com’è d’abitudine nei giorni conclusivi dell’anno, è giusto tracciare dei bilanci, dedicarsi ai resoconti, ripensare ai momenti più significativi che ciascuno di noi ha vissuto. Pasolini diceva che un anno è un periodo di tempo così lungo che non passa mai senza lasciare almeno qualche traccia indelebile, e anche per il 2018 del sistema sangue è stato così: per questo su Buonsangue, attraverso gli articoli del blog, siamo andati a cercare i venti accadimenti (dieci a puntata) più importanti di una stagione ricca, intensa, piena di notizie e di fasi controverse, non priva di carenze risolte grazie ai meccanismi di compensazione, vivace per idee e progetti condivisi, per le campagne mediatiche, per la formazione e la diffusione dei valori del dono. Grande è stato l’impegno dei donatori, e sicuramente sono tanti gli aspetti di sistema da migliorare nel futuro, come abbiamo già detto qualche giorno fa, quando era il momento di chiedere i regali:

A Natale, insieme ai più sentiti auguri per i lettori, ecco i cinque doni migliori che il sistema sangue potrebbe fare ai cittadini

Adesso, però ecco la rassegna dei momenti a tema sangue più intensi del 2018.

  1. Le carenze invernali

La scorsa annata si era aperta nel modo più difficile, ovvero con carenze generalizzate in varie ragioni italiane da nord a sud, come Lombardia, Liguria e Puglia. La situazione difficile aveva chiamato in causa persino il medico più “social” del dibattito pubblico italiano, Roberto Burioni, non uno specialista del sangue, suscitando un certo allarme e preoccupazione generale su cui il Centro nazionale sangue ha subito risposto con ampie rassicurazioni.

11 gennaio

Carenze in Puglia, Liguria e Lombardia: l’appello social del virologo Burioni e le rassicurazioni del CNS

 

  1. Gli Stati Generali a Verona

Pochi giorni dopo, a Verona, un convegno molto importante sul plasma ha visto la partecipazione degli stati generali del sistema sangue. Molto sentite le discussioni sulla situazione dei ricorsi nel campo della plasma-lavorazione e sul mancato coinvolgimento delle associazioni di donatori nei processi decisionali in alcuni dei raggruppamenti regionali, come quelli guidati da Veneto e Lombardia.

22 gennaio

Il “Piano nazionale plasma 2016-2020” tra gare, ricorsi e squilibri: a Verona gli stati generali del Sistema sangue con il plasma al centro

  1. 830 mila chili di plasma nel 2017

A fine gennaio intanto, il Cns ha comunicato il risultato della raccolta plasma 2017: 830 mila chili, con l’obiettivo di migliorare nel 2018.

29 gennaio

Il Cns comunica i numeri della raccolta nel 2017: raggiunta la quota di 830 mila chilogrammi

  1. La carta del dono

Il mese successivo, a fine febbraio, si è concretizzata la creazione della Carta del Dono, un documento condiviso dall’allora ministro della Salute Lorenzin su come promuovere e fortificare i valori alla base del dono (in tutti i campi della medicina) sul territorio nazionale.

26 febbraio

Il dono è ricchezza e adesso verrà sancito da una “Carta del dono” per promuoverlo e valorizzarlo

  1. Il verdetto del Consiglio di Stato

Alle porte della primavera è arrivata poi una svolta importante per il mercato della plasma-lavorazione: il Consiglio di Stato si è espresso in via definitiva consentendo alla CSL Behring di restare vincitrice della gara del consorzio regionale NAIP (capofila Veneto) nonostante i laboratori in Svizzera non consentiti dalla legge.

5 Marzo

Plasmalavorazione in Veneto. Il Consiglio di Stato si esprime a favore di Azienda Zero e Csl Behring, ribaltata la sentenza del Tar Veneto di agosto

  1. L’Italia e il PBM

Aprile si è aperto invece con un gran bel riconoscimento per il sistema sangue italiano, premiato a Francoforte come il più attivo in Europa nell’applicazione dei parametri del Patient Blood Management. Un risultato di grande rilievo.

5 aprile

Il Sistema sangue italiano premiato a Francoforte per il PBM (Patient Blood Management): ottimo risultato ma si può migliorare

  1. Massaro ancora presidente Fiods

Proprio nell’ottica della stima di cui l’intero sistema sangue italiano gode su scala internazionale, è stata un’ottima notizia poter salutare la rielezione di Gianfranco Massaro nel ruolo di presidente della Fiods.

30 aprile

Congresso Fiods a Roma, una bella notizia per l’Italia: Gianfranco Massaro confermato presidente

  1. L’Economist straparla

Giugno entra nel vivo: di sicuro è stato il mese più intenso del 2018 per il sistema sangue. Come un fulmine a ciel sereno, un pezzo dell’Economist ha affermato che i soli paesi in grado di raggiungere l’autosufficienza ematica sono quelli con la raccolta sangue a pagamento; affermazione subito smentita da Giancarlo Liumbruno (direttore Cns) e Gianfranco Massaro (Presidente Fiods).

11 giugno

Un’analisi dell’Economist piuttosto imprecisa, e le risposte di Liumbruno e Massaro. “Il dono volontario italiano favorisce sicurezza e qualità”

  1. Il WBDD 2018

Solo pochi giorni dopo, come ogni anno, è arrivato il momento del World Blood Donor Day del 14 giugno, con un grande convegno a Roma presenziato da istituzioni, medici e donatori, da noi raccontato nei dettagli.

16 giugno

“Esserci per qualcun altro. Dona il plasma condividi a vita”. A Roma, per il WBDD 2018, un convegno sull’universo plasma che arriva al momento giusto

 

  1. Briola alla guida di Avis Nazionale

Infine, a metà giugno, è arrivata una notizia attesissima da circa due milioni di donatori italiani. Dopo le difficoltà interne legate al caso di Avis Campania denunciato dal programma tv “Le Iene”, e dopo il convegno di maggio a Lecce, Avis Nazionale ha cambiato presidente: Gianpietro Briola, lombardo, è diventato il massimo dirigente della più grande associazione di donatori italiana.

17 giugno

Gianpietro Briola, dalla Lombardia, è il nuovo presidente di Avis Nazionale

 

(Fine prima parte)