Il Programma Nazionale di autosufficienza 2017. Le conclusioni

iStock_8985953-350x233

Nelle scorse settimane su Buonsangue abbiamo analizzato molto in dettaglio il “Programma Nazionale per l’Autosufficienza del sangue e dei suoi prodotti 2017”, documento approvato il 6 luglio scorso dal Centro Nazionale Sangue dopo il confronto con le SRC, le strutture di coordinamento regionale.

Abbiamo cominciato con un’analisi della sostenibilità generale di sistema e del funzionamento degli scambi tra regioni http://www.buonsangue.net/sistema-sangue/sistema-sangue-la-programmazione-2017/, per poi continuare, nelle settimane successive, con l’analisi dei numeri generali su donatori e pazienti trasfusi a confronto tra le ultime stagioni http://www.buonsangue.net/sistema-sangue/sistema-sangue-la-programmazione-2017-lanalisi-buonsangue-punto-punto-2/.  In seguito, ci siamo soffermati sugli obiettivi annuali per il 2017 http://www.buonsangue.net/sistema-sangue/programma-autosufficienza-2017-gli-obiettivi/, approfondendo i metodi attraverso cui gli agenti del sistema trasfusionale intendono raggiungerli.

In quest’ultimo capitolo, il quarto, vedremo invece quali sono le conclusioni tratte dagli addetti ai lavori sul lavoro da fare nei mesi che restano in questo 2017.

La valutazione finale, condivisa dalle istituzioni del sangue, è che anche nel 2017 il sistema sarà in grado di garantire l’equilibrio quanti-qualitativo fra produzione e fabbisogni di emocomponenti nonostante le carenze strutturali della ultime settimane, a patto però, di tenere conto di alcuni assetti strategici chiave come:

1) L’importanza di sviluppare e rendere ancora più efficiente il sistema degli scambi interregionali sulla base di accordi stipulai anno per anno;

2) L’importanza di operare un monitoraggio continuo e immediato dei dati a disposizione nel sistema SISTRA http://www.buonsangue.net/sistema-sangue/il-sistra-cose-e-a-cosa-serve/ per operare, se necessario, correttivi, contromisure e scambi di strategia;

3) Armonizzare sempre di più la collaborazione tra le “tre gambe” da cui il sistema è tenuto in piedi: ovvero istituzioni e personale medico, associazioni di volontari, imprese impegnate nella ricerca scientifica e nella produzione dei farmaci, ricordando sempre che il sistema sangue è un sistema complesso in cui coesistono anche interessi privati, che mai tuttavia dovrebbero intaccare le linee direttive generali (autosufficienza, livelli alti di qualità e sicurezza), o mettere a rischio fattori di efficienza.

4) In quest’ottica, dunque, sarà bene che le regioni adottino provvedimenti funzionali (anche nel caso dei bandi interregionali per il frazionamento del plasma) a mantenere livelli di alta qualità in termini di produzione, qualità e sicurezza degli emocomponenti.

5) Infine, bisognerà lavorare sempre di più all’implementazione delle metodologie del Patient Blood Management http://www.buonsangue.net/politiche/il-patient-blood-management-cose-e-cosha-cambiato/ sotto il coordinamento del CNS.

 

Dati di monitoraggio sul plasma 2017: tutti gli aggiornamenti

update-1672346_960_720

Arrivano aggiornamenti sull’assenza dei dati di monitoraggio plasma di cui, in mattinata, avevamo sottolineato il ritardo su Buonsangue http://www.buonsangue.net/sistema-sangue/le-difficolta-estive-mancano-dati-importanti-plasma/.

Da Avis Nazionale, che ringraziamo per la collaborazione, ci arrivano i dati di monitoraggio sul plasma inviato alla lavorazione industriale relativi al periodo gennaio-maggio 2017.

Li pubblichiamo prontamente (Fig.1).

Sul piano dell’analisi, da sottolineare gli aumenti importanti rispetto allo stesso periodo di riferimento (gennaio-maggio 2016) gli aumenti notevoli di raccolta in Molise (+24%), in Campania (+20,5%) e Puglia (+19,7). Sono le regioni cresciute maggiormente.

Cali sostanziali invece si registrano in Basilicata e Valle d’Aosta, regioni facenti parti del raggruppamento regionale con regione guida il Veneto (NAIP) con cali rispettivi del -21,8% e del -16,7%, mentre in Calabria il alo si assesta al – 11,2%.

Fig.1

In dettaglio (Fig. 2), ecco tutte le variazioni di raccolta per invio al frazionamento industriale regione per regione.

Fig.2

Mancante, stando al grafico, il dato relativo al plasma di categoria C (le categorie si riferiscono agli standard di conservazione) per alcune regioni, e in particolare Province autonome di Trento e Bolzano, Toscana, Umbria e Marche, Molise e Calabria.

Sul’’elaborazione del dato completo semestrale, invece, riceviamo un gradito aggiornamento dal Centro Nazionale Sangue: i dati più aggiornati del primo semestre del 2016 (gennaio – giugno 2017) sono attualmente in lavorazione, e le regioni avranno tempo fino al 30 luglio per fornirli. Contiamo di averli allora per la prima decade di agosto.

 

 

 

 

I migranti come possibile risorsa del sistema sangue. Studio di Fidas a cura di Simone Benedetto, giovane donatore laureato in medicina

18-12-2011-Festa-dei-Migranti059-763x600-1

Che tipo di risorsa possono essere, i cittadini migranti, per il sistema sangue?

Il tema comincia a diventare di rilievo, e non di rado, in molti degli ultimi convegni ai quali Buonsangue ha partecipato, personalità importanti dell’universo sangue in Italia come il presidente uscente di Avis Nazionale Vincenzo Saturni, si sono espressi senza mezzi termini considerando le nuove famiglie di immigrati con i figli nati in Italia, come un possibile serbatoio futuro per nuovi donatori.

Sullo stesso tema, di recente, abbiamo stimolato di recente anche il nuovo presidente di Avis nazionale Alberto Argentoni http://www.buonsangue.net/interviste/alberto-argentoni-migliorare-la-raccolta/, che in assoluta continuità con il suo predecessore ci ha parlato di dono come fatto simbolico per l’integrazione e di rispetto di alcuni standard di sicurezza.

Uno studio più scientifico sul fenomeno arriva da Fidas: Simone Benedetto, giovane donatore Fidas laureato in medicina, ha di recente indagato gli scenari del dono dei cittadini migranti partendo da basi mediche, analizzando cioè le caratteristiche dei gruppi sanguigni dei cittadini stranieri.

Che cosa è emerso dal suo studio?

Primo punto chiave: non esistono nel mondo altri gruppi sanguigni diversi dai quattro che ci sono familiari, A, B, AB e 0, a testimonianza che il sangue ha sempre lo stesso colore in ogni parte del pianeta. Ciò che può cambiare, semmai, è la ripartizione dei gruppi sanguigni stessi (Fig.1), come si può vedere in figura 1, con la logica conseguenza, secondo Benedetto, che con l’aumento della popolazione straniera in Italia dovranno aumentare anche i donatori stranieri, in modo da salvaguardare un delicato equilibrio percentuale di gruppi sanguigni.

Gruppi sangugni
Fig.1

Il dato Italiano espresso dallo studio di Benedetto, in quest’ottica, è buono ma migliorabile: “È stimato che la popolazione straniera donante si attesta tra il 4 e il 5%, a fronte di una popolazione straniera residente che incide invece per l’8,3% (5.540.000, dato ISTAT 2014).”

Altro importante problema espresso da questo studio è di natura specificatamente tecnica: un articolo scientifico molto approfondito del 2014 studia alcuni soggetti con combinazioni genetiche particolari, denominate “missing minorities”. Ecco chi sono, direttamente dall’articolo di Benedetto: “I soggetti appartenenti a queste missing minorities, pur risultando di un determinato gruppo sanguigno, possiedono caratteristiche tali da non poter essere trasfusi da una normale sacca dello stesso gruppo, in quanto la loro particolare composizione genetica genera problemi di compatibilità. (…) Se, come abbiamo visto precedentemente, i gruppi AB0 con minore incidenza potrebbero essere di difficile reperibilità, un allarme ancora maggiore è dovuto alle missing minorities, che, essendo dei casi estremamente rari, saranno ancora più difficili da reperire in una popolazione circoscritta e con un minor tasso di donazione come è quella degli immigrati. Anche per questo motivo la sensibilizzazione degli stranieri al dono aiuterebbe a trovare più soggetti appartenenti a missing minorities in modo da poter soddisfare il diritto alla salute di chi purtroppo non può ricevere le normali sacche di sangue”.

Un maggiore coinvolgimento dei donatori stranieri, dunque, è assolutamente auspicabile, magari attraverso campagne pubblicitarie sull’importanza del dono dei  migranti create ad hoc e capaci di incidere sui giovani figli di immigrati ormai stabiliti in modo definitivo in Italia. Senza però rinunciare, va da sé, agli altissimi standard di sicurezza pretesi e praticati nel nostro paese. A tal proposito scrive Benedetto: “Un altro ostacolo sono le malattie infettive: alcune di queste (in particolare malaria, sifilide, lebbra, leishmaniosi, tripanosomiasi, HIV ed epatite B e C) sono incompatibili con la donazione del sangue e molto frequenti in alcuni Paesi del mondo, è quindi necessario che la persona che si avvicina al dono non abbia mai contratto queste malattie in passato. Allo stesso modo i viaggi all’estero comportano un’interdizione temporanea alla donazione da 4 a 6 mesi, gli immigrati che tornano regolarmente a trovare i parenti possono non presentare finestre temporali disponibili alla donazione”.

Come affrontare tali problemi in modo costruttivo? Attraverso l’organizzazione efficiente del sistema e un adeguato supporto informativo, che possa portare a donare solo migranti effettivamente idonei. Efficienza e buona informazione dunque, mezzi cruciali a supporto di una risorsa futura troppo importante per non essere preservata in tutti i modi possibili.

 

 

 

World Blood Donor Day 2017: il sistema trasfusionale a raccolta a Roma, i momenti chiave

IMG_20170614_111002

14 giugno 2017, in tutto il mondo si celebra il World Blood Donor Day, la giornata mondiale dei donatori. In Italia l’evento centrale è a Roma: all’auditorium del ministero della Salute, tutti gli attori del sistema trasfusionale italiano si sono ritrovati per confrontarsi sul futuro di una macchina oliata e poderosa, che funziona bene e che, come abbiamo spesso scritto su Buonsangue, si appresta a vivere un futuro complesso e ricco di sfide, alla luce dei molti cambiamenti della società contemporanea (invecchiamento della popolazione), e della sempre crescente richiesta di emoderivati a livello globale.

L’importante, va sottolineato, è che giornate come queste, ovunque si celebrino, non si limitino a essere passerelle istituzionali, ma siano realmente fondative per la costruzione di politiche concrete, fattive, che coinvolgano tutte le parti interessate a collaborare verso obiettivi condivisi, che sono, va ribadito, autosufficienza ematica nazionale e raggiungimento dei massimi standard in fatto di sicurezza e qualità in tutti i passaggi della filiera, dalla raccolta di ciascuna unità di sangue alla produzione dei farmaci.

In questa chiave, le sensazioni odierne sono state positive: due i principali focus operativi: 1) il rapporto tra associazioni di volontariato e scuola, per diffondere la cultura del dono tra i giovani in età scolastica, in modo da assicurare il ricambio generazionale e preparare donatori a un percorso di consapevolezza e di continuità nella donazione gratuita, anonima, volontaria e organizzata; e 2) la congiuntura tra donazione e sport, in quanto universi propedeutici in fatto di stili di vita all’insegna di salute e longevità, con la possibilità di stringere un sempre più intenso sodalizio tra i valori del dono i e campioni più amati dai giovani, i migliori e più efficaci testimonial per invogliare le nuove generazioni a condividere il vissuto emozionale della donazione.

Molta attesa in sala, dunque, per l’intervento del ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, non sempre lineare nel suo rapporto con gli attori del sistema trasfusionale, collaborativa per la maggior parte del tempo salvo poi lanciarsi in uscite discutibili (ma qui ci sarebbe rivedere lo staff spesso inadeguato anche sulle campagne pubblicitarie) come quella di aprile http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/ quando con una sola frase la Lorenzin ha rischiato seriamente di cancellare 14 anni di assoluta sicurezza delle trasfusioni. Incidenti di percorso. La ministra ovviamente non ci è più tornata sopra e non ha intenzione di farlo. Dopotutto nella giornata mondiale del donatore la Lorenzin è la padrona di casa, e quella tempesta è ormai alle spalle: “L’Italia è un paese di straordinaria generosità, che ha un patrimonio etico che va salvaguardato. Abbiamo mandato 800 mila kg di plasma alla lavorazione, sono moltissimi. Dobbiamo salvaguardare le peculiarità italiana: a volte ci vengono proposti modelli esteri che vogliono remunerare la donazione e ci fanno perdere di vista il fatto che il nostro corpo non è un bene generico ma il bene. In quest’ottica i donatori sono importantissimi perché sono i depositari di tale cultura. L’invecchiamento della popolazione comporta aumenti della necessità di sangue, mentre d’altra parte i donatori storici invecchiano e non possono più donare. Ma c’è una buona notizia. Anche se diminuisce il numero dei donatori non diminuisce il sangue, perché i donatori periodici donano di più. Bisogna però puntare sui giovani, per costruire un modello culturale basato sugli stili di vita e su un principio di regole di convivenza. Cos’è il vaccino se non uno strumento di convivenza pubblica nel nome della salute pubblica? Esistono però delle criticità, e riguardano le differenze che possono esistere a livello organizzativo e burocratico nei rapporti tra le regioni. Le differenze non aiutano il sistema che deve essere più omogeneo. Com’è possibile che si possa arrivare a buttare del sangue perché è scaduto? Bisogna lavorare su questo e avere maggiore attenzione per continuare a garantire le 8000 trasfusioni al giorno di sangue gratuito che vengono effettuate nel nostro paese. Il mio impegno nei prossimi mesi sarà quello di aiutare il sistema a migliorare sotto questo aspetto. Lo dobbiamo al milione e 700 mila donatori che ogni anno in Italia consentono al sistema di funzionare”.

Migliorie organizzative dunque, e abbattimento della burocrazia come esigenze immediate per un miglioramento sistematico. Un assist immediatamente raccolto da Giancarlo Maria Liumbruno (Presidente del Centro Nazionale Sangue), che in linea con la Lorenzin ha ribadito luci e ombre del sistema sangue dal suo punto di vista: “In Italia la medicina trasfusionale fa parte dei livelli essenziali di assistenza, e ciò è molto importante, così com’è molto importante ricordare che l’Italia è un paese autosufficiente che ha raggiunto ottimi livelli di appropriatezza e grandi risultati in termini di sicurezza del sistema, grazie a una rete capillare, istituzionale e associativa, che gestisce il sistema da vena a vena, cosa che in altri paesi non è garantita. Abbiamo quasi 1 milione e 700 mila donatori periodici con oltre 3 milioni di donazioni, di cui 459 mila in aferesi, per quasi 3 milioni di emocomponenti trasfusi all’anno, ovvero oltre 8200 al giorno. Numeri importanti. Dal 2012 abbiamo in atto il Patient blood management che accresce l’appropriatezza nell’uso della risorsa e nel trattamento dei pazienti, secondo la logica dell’only one, ovvero la monitorizzazione di ogni singola trasfusione. In Italia oggi servono soprattutto donazioni di plasma, e serve crescente collaborazione tra il livello politico e quello tecnico per evitare gli sprechi. Le donazioni devono essere pianificate e organizzate, perché ciò consente di superare le crisi e l’emotività. Una bella novità in tal senso sarà il servizio PlasmaItalia on-line, che sarà attivato prestissimo e in cui spiegheremo tutto ciò che riguarda la donazione del plasma. Altra iniziativa sarà GeoBlood, un servizio che servirà al cittadino per sapere sempre dove poter donare nel luogo più vicino a lui. Sul piano della sicurezza ancora c’è cattiva informazione, ma oggi i rischi di una trasfusione sono prossimi allo 0, e questo è stato possibile soprattutto grazie alla riduzione del periodo finestra (il periodo in cui il sangue può essere infetto senza che siano rintracciati i virus, n.d.r.). Sono ottimi risultati che andranno confermati”.

Assenti, un po’ a sorpresa, gli ospiti Vito de Filippo, sottosegretario di stato del MIUR, che da lontano ha ribadito la sua disponibilità a collaborare per portare la cultura del dono nelle scuole, e Giovanni Malagò, presidente del CONI: eppure, largo e importante è stato lo spazio dedicato allo sport, con le testimonianze di Beatrice Becattini, campionessa italiana di Ju-Jitsu brasiliano, molto legata alla sua attività di volontariato per motivi biografici (ha contributo con la terapia trasfusionale ad aiutare suo nonno malato) e arricchita dalla cultura del dono anche nel proprio percorso agonistico di successo: “Lo sportivo trova subito il senso della donazione perché è abituato a mettersi a disposizione per gli altri – ha detto – per i compagni di squadra, e perché sanno che bisogna assumersi delle responsabilità”.

Anche Jacopo Massari, campione nazionale della pallavolo, ha ribadito l’importanza della sinergia tra valori del dono e quelli dello sport: “Avevo molti problemi da ragazzo, che lo sport ha contributo a risolvere. Su questo aspetto bisogna investire, perché c’è bisogno di donare sangue senza tornaconto ma solo per amor proprio. Lo sport insegna a fare sacrifici e credo che dobbiamo insistere sull’unione tra sport, scuola e associazioni di volontariato, per far comprendere a tutti che fare del bene senza aspettarsi niente in cambio è la strada giusta”.

Nella seconda parte della mattinata spazio ai rappresentati delle associazioni, riuniti sotto l’egida della CIVIS Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue). Introdotto da Sergio Ballestracci (Presidente Fratres nazionale) che ha ringraziato simbolicamente la figura del donatore anonimo, Vincenzo Saturni (Presidente Avis Nazionale) ha spostato l’attenzione sulla relazione tra sangue e mondo del lavoro, e poi sulla questione degli sprechi e su alcuni aspetti sistematici: “I giovani spesso vogliono donare, ma esistono alcuni fattori come la precarietà che rendono difficoltosa la continuità del dono. Dobbiamo lavorare allora per fare in modo che sia facilitata la donazione. Fondamentale poi evitare gli sprechi di plasma. Infine due parole sul piano nazionale vaccini, in cui i donatori son stati trattati in modo anomalo finendo tra le categorie a rischio, e sulla legge di riordino del terzo settore, nel quale, l’ho detto in ogni sede e lo ripeto oggi, non ci dovrà essere l’apertura al profit per ciò che riguarda l’impresa sociale”.

Nella staffetta, spazio poi alle parole del vice-presidente della Croce Rossa Gabriele Bellocchi: “Sta cambiando la società e sta cambiando il lavoro, ma è anche vero che a fronte di questo noi dobbiamo reinventarci e riformulare le strategie di coinvolgimento. I giovani sono velocissimi, noi siamo in grado di andare alla loro velocità e di rispondere alle loro esigenze? Lavorare sulla cultura del dono è la chiave: la stiamo perdendo, io sono un insegnante e penso al bullismo, che si verifica perché manca la percezione dell’altro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente Fidas nazionale Aldo Ozino Caligaris: “Solo condividendo la cultura del dono noi possiamo dare un messaggio forte sui valori peculiari del sistema italiano. Dobbiamo parlare la lingua del donatore e mettere in sintonia tutte le parti in causa, con messaggi di comunicazione nuovi che ci consentano di guardare il passato, per vivere con responsabilità il presente e pensare il futuro. C’è un grande fermento nella riforma del terzo settore che viene visto come una risorsa per il paese perché produce posti di lavoro. Noi vogliamo restare protagonisti e fare da guida, grazie alla collaborazione tra associazioni, professionisti e istituzioni per un altissimo standard in ciascuna trasfusione. Oggi è una giornata da vivere nell’ambito della sinergia, senza divisione e senza bandiera. Colgo allora l’occasione per ringraziare Vincenzo Saturni che tra soli 3 giorni conclude il suo mandato a presidente Avis, e che in questo tempo ci ha insegnato molto sul piano dello spirito e della capacità di diffondere tutto ciò che è dono, volontariato e organizzazione associata”.

Nel finale spazio alle testimonianze di chi ha beneficiato del dono del sangue, per una carrellata piuttosto emozionante che ha dato vita a momenti di commozione tangibile tra tutti i presenti, a testimonianza di una verità difficilmente contestabile: pulsa un enorme sostrato emotivo dietro il gesto del dono, dal valore impagabile. È emerso vivido il legame invisibile tra donatori e pazienti, che grazie al dono, ai volontari, ai trapianti e alla medicina trasfusionale hanno potuto curarsi da malattie come la talassemia.

Per tutti i presenti, un’occasione buona per toccare con mano quanto la capacità di mettersi a disposizione per gli altri e di praticare generosità vada oltre qualsiasi retorica per diffondere nella società benefici concreti in grado di cambiare le vite di molti. Un vissuto da tenere bene a mente a tutti i livelli della filiera sangue, dai centri decisionali fino alle strutture di raccolta, passando per chi fa informazione.

Frazionamento del plasma in Liguria: grave stallo nel passaggio di consegne. I momenti chiave che hanno determinato una situazione critica

plasma-volunteer-donation

Il tema del momento per il sistema sangue in Italia è la nuova, critica situazione che si sta delineando in Liguria nel processo di frazionamento del plasma raccolto dai donatori.

Buonsangue sta seguendo la vicenda con molta attenzione, ma per chiarezza è meglio ricapitolare la serie di eventi che sta portato allo stallo nel processo di frazionamento del plasma in conto-lavorazione, in occasione della staffetta (ufficialmente effettiva dal primo maggio 2017) tra l’azienda produttrice uscente, Kedrion, e la nuova vincitrice dell’appalto, CSL Behring.

Il plasma raccolto, come vi abbiamo raccontato, rischia di non poter essere ritirato dalla CSL Behring a causa di incongruenze tra i centri trasfusionali liguri e i protocolli GMP aziendali. Le GMP (Good Manufacturing Practices o Norme di Buona Fabbricazione) sono le regole che i metodi, le attrezzature, i mezzi e la gestione delle produzioni per assicurarne gli standard di qualità interni. Un problema che bisognava risolvere per tempo.

Ricapitoliamo allora, attraverso alcuni momenti chiave, gli eventi che hanno generato questa situazione problematica, a noi ben spiegata dai presidenti delle associazioni dei donatori volontari: Alessandro Casale (Avis Liguria) http://www.buonsangue.net/news/conto-lavorazione-del-plasma-liguria-funzionamento-della-filiera/ ed Emanuele Russo (Fidas Liguria) http://www.buonsangue.net/news/conto-lavorazione-liguria-e-russo-la-situazione-critica-tutelare-donatori/:

  1. A marzo 2016 il raggruppamento regionale con regione guida il Veneto (con Liguria, Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Valle d’Aosta, e le Province Autonome di Trento e Bolzano) firma il nuovo accodo NAIP per il servizio in conto-lavoro del frazionamento del plasma con la ditta australiana CSL Behring: http://www.buonsangue.net/senza-categoria/lautosufficienza-ematica-in-italia-passa-per-laustralia/
  1. L’accordo scatena presto polemiche per alcune sue caratteristiche, in primo luogo per la sproporzione nell’attenzione data al prezzo (90%) e alla qualità (10%) e per il numero di prodotti plasmaderivati obbligatori, solo 3, previsi dall’accordo, a discapito della comunità emofilica veneta http://www.buonsangue.net/politiche/accordo-veneto-csl-behring-i-dubbi-sullefficacia-e-la-sottovalutazione-della-comunita-emofilica/
  1. Al Festival della Salute a Montecatini, ottobre 2016, l’avvocato Toscano, spiega perché i ricorsi sull’infondatezza normativa del nuovo accordo, sono fondati: http://www.buonsangue.net/uncategorized/festival-della-salute-a-montecatini-le-critiche-di-toscano-tutte-le-carenze-dellaccordo-veneto-csl-behring/
  1. A fine novembre viene approvato il Piano Nazionale Plasma 2016-2020 che fissa obiettivi ambiziosi per accrescere l’autosufficienza nazionale in fatto di raccolta e frazionamento del plasma raccolto sul territorio nazionale: http://www.buonsangue.net/politiche/approvato-il-piano-nazionale-plasma-pnp-2016-2020-i-principi-guida-verso-lobiettivo-dellautosufficienza/
  1. A fine dicembre vengono fuori i termini della gara per l’assegnazione del frazionamento in conto-lavoro nel raggruppamento regionale che ha come regione guida l’Emilia Romagna. I termini di gara sono molto differenti rispetto a quelli del Veneto, giacché nel bando emiliano la qualità vale il 60% e il prezzo il 40%. http://www.buonsangue.net/plasma/bandi-per-il-frazionamento-del-plasma-in-conto-lavorazione-facciamo-un-confronto-diretto-tra-veneto-ed-emilia/

Pare quindi evidente che le polemiche sul Veneto non solo non erano infondate ma hanno anche “insegnato” qualcosa.

  1. Il 30 gennaio 2017 Gianfranco Massaro (Presidente Avis Molise e FIODS), ribadisce in un’intervista a Buonsangue come il fattore qualitativo debba essere considerato primario nella gare per il frazionamento in conto-lavorazione: http://www.buonsangue.net/interviste/gianfranco-massaro-nei-bandi-sul-frazionamento-del-plasma-il-fattore-qualitativo-e-il-piu-importante/
  1. A marzo 2017, la Toscana è la prima regione italiana a formalizzare l’utilizzo, sui propri plasmaderivati, del pittogramma etica, un simbolo che certifica che i farmaci che lo presentano sono stati prodotti con plasma raccolto in Italia: http://www.buonsangue.net/eventi/pittogramma-etico-sugli-emoderivati-la-toscana-la-regione-ad-applicarlo/

I problemi in Liguria nascono dunque da un bando di gara che, alla prova dei fatti, si sta rivelando abbastanza, forse troppo deficitario. In controtendenza, per altro, con i molti passi in avanti compiuti dal sistema sangue in questi ultimi 12 mesi, in direzione del principio di ottimizzazione di sistema, verso gli obiettivi collettivi, della comunità intera, di accrescere i livelli di autosufficienza ematica nazionale e di qualità e sicurezza di tutta la filiera del dono.

 

La speranza, allora, in attesa di saperne di più dalla Liguria, è che a tutti questi piccoli e faticosi passi in avanti, non corrisponda un grande passo indietro.

 

Gli emofilici del Veneto rispondono alla Ministra Lorenzin. “I plasmaderivati italiani sono i più sicuri al mondo, grazie ai donatori”

lagev

Anche la LAGEV (Libera Associazione Genitori ed Emofilici del Veneto) ha risposto al discusso messaggio della Ministra Lorenzin in occasione della Giornata Mondiale dell’Emofilia, a dimostrazione di quanto poco opportune siano state le sue parole.

La risposta degli emofilici veneti è molto critica e passionale, poiché nasce dall’esperienza sul campo, e dunque entra nel merito, richiamando al centro del dibattito i costi dei ricombinanti, molto alti, e sulle difficoltà di un rapporto quotidiano con la malattia, che si può gestire grazie ai plasmaderivati italiani, i più sicuri al mondo, grazie ai donatori.

 Ecco il comunicato integrale:

La LAGEV (Libera Associazione Genitori ed Emofilici del Veneto) era presente alla Giornata Mondiale per l’Emofilia, a Roma l’11 aprile, con il sottoscritto Presidente Piero Valiante e il Vicepresidente Luigi Ambroso. Siamo rimasti letteralmente senza parole nel sentire le assurdità contenute nella lettera di saluto del Ministro Beatrice Lorenzin: “i ricombinanti garantiscono un alto profilo di sicurezza in quanto ormai realizzati con metodica protein-free, evitando l’uso di plasmaderivati, e quindi delle complicanze infettive più temibili, come le epatiti o l’Aids.” La consideriamo, oggi, una vera fandonia e anche uno schiaffo ai nostri “fratelli di sangue”, donatori volontari italiani e veneti, che tanto si sono impegnati negli ultimi 30 anni per garantirci donazioni di plasma e sangue fra le più sicure al mondo.

Siamo rimasti in silenzio, rispettosi per la solennità della giornata che, proprio in quanto tale, richiedeva più controllo da parte delle massime Istituzioni su quanto si scrive o si fa scrivere da altri.

Come Associazione, ma anche come ammalati e cittadini consapevoli, abbiamo sempre collaborato con la Regione Veneto quando ci ha chiesto “un risparmio sul costo dei farmaci”, disponibili a usare prodotti plasmaderivati sicuri ottenuti dal plasma dei nostri Donatori.

Ci siamo sempre battuti, insieme ai donatori, per l’uso del fattore plasmaderivato. In particolare per tutti coloro che hanno subito infezioni nei famigerati anni ’80, quando importavamo medicinali infetti dall’estero, ottenuti da plasma a pagamento raccolto in prigioni e fra le popolazioni del Terzo Mondo.

Il nostro impegno con la Regione è servito anche per liberare risorse a favore di chi, come i giovani emofilici, deve infondersi il ricombinante (sempre troppo costoso rispetto a tecnologie ferme anche a 20 anni fa!).

In particolare pensiamo a chi ha sviluppato gli anticorpi verso i fattori della coagulazione e non può che infondersi unicamente determinati prodotti ancora più costosi per restare in vita. Inutile dire che da sempre ringraziamo e siamo accanto ai nostri “Santi Donatori” volontari e allo sforzo che fanno per assicurarci medicinali sempre più sicuri ed efficaci grazie al loro dono disinteressato e giornaliero.

Invitiamo la Ministra Lorenzin, ma anche le nostre Istituzioni sanitarie regionali, a smentire quanto prima, sulla base di informazioni corrette, quanto da lei dichiarato.

Castelfranco Veneto, 14 aprile 2017

Piero Valiante,

Presidente LAGEV (Libera Associazione Genitori ed Emofilici Veneto)

Le prime risposte alla ministra Lorenzin, Castellano: “Un pugno in faccia a 1 milione e 700mila donatori”

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante il convegno ''La Polizia di Stato con le donne'', Roma, 4 marzo 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Arrivano le prime reazioni critiche al messaggio shock inviato dalla ministra Beatrice Lorenzin per la Giornata Mondiale dell’Emofilia: http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/.

E del resto non poteva che essere così: dire che i ricombinanti “garantiscono un alto profilo di sicurezza in quanto ormai realizzati con metodica protein-free, evitando l’uso di plasmaderivati, e quindi delle complicanze infettive più temibili, come le epatiti o l’Aids”, significa mettere in discussione la sicurezza del sistema trasfusionale italiano e del metodo del conto/lavorazione del plasma, che tutto il mondo riconosce come il migliore.

A rispondere alla ministra Lorenzin interviene su Buonsangue Beppe Castellano, emofilico A grave, 58 anni, giornalista professionista.

Castellano segue da sempre, per motivi professionali, il mondo dell’associazionismo e dell’emofilia, dei donatori di sangue e del plasma. È un vero e proprio attivista, come esponente della Libera associazione genitori ed Emofilici Veneti, e nel seguire i vari processi in corso.

Ecco le sue parole.

“Spero che la “Ministra” Lorenzin ritratti immediatamente parte delle sue dichiarazioni che si riferiscono ai pericoli di infezioni (oggi?) tramite i fattori della coagulazione plasmaderivati.  Questa frase, ≪evitando l’uso di plasma derivati, quindi delle complicanze infettive più temibili, come l’Epatite e l’AIDS≫, è un vero e proprio pugno sul muso a un milione e 700mila donatori volontari, periodici, non remunerati e associati, e alle loro associazioni, che da almeno tre decenni si battono – insieme a pochissimi fra gli stessi emofilici, i loro medici e le loro associazioni – perché l’Italia giungesse ad avere finalmente il plasma più sicuro al mondo in conto/lavorazione. Ed è anche un pugno nello stomaco alla memoria di tanti nostri “compagni” emofilici che sono morti proprio per l’assoluto Far west dei famigerati anni ’80. Anni in cui le multinazionali del plasma (grazie a “pressioni” su medici e pazienti di cui si sta scrivendo finalmente la storia negli atti processuali), hanno sì infettato centinaia di emofilici per Aids invadendo il nostro mercato nazionale di plasmaderivati ricavati da plasma di carcerati e datori a pagamento delle periferie statunitensi, lungo il Rio Bravo e negli slums dell’America Latina. Ed è un calcio per quel 25% di emofilici, fra cui il sottoscritto, e dei loro medici curanti che secondo la ministra sono “rimasti all’età della pietra”, continuando ad usare i plasmaderivati dei nostri donatori. Vuol dire che siamo imbecilli e incoscienti e aspiranti suicidi. Posso capire la scarsa conoscenza in materia della ministra, e quindi la invito a studiarsi sia la storia, sia le più recenti pubblicazioni scientifiche. La invito anche a “interrogare” chi le ha stilato o suggerito la “lettera di saluto” per la giornata dell’Emofilia, poi opportunamente distribuita alla stampa. Spero tanto non sia di nuovo il solito “giochetto” di Big Pharma che se da una parte si appresta a lucrare ancora di più sulla nostra pelle, dall’altra tenti di impadronirsi del plasma italiano per ricavarne ancora lucro. Basta una frase ben inserita in una lettera ufficiale a far notizia e buttare nel water decenni di lavoro, sudore e… sangue per giungere ad un livello di sicurezza infettiva pari fra plasmaderivati e ricombinanti. Non sono certo affermazioni mie, queste ultime. Invito infatti la Ministra a studiarsi anche la recente (2016) ricerca Sippet sull’incidenza dei ricombinanti nell’insorgenza degli inibitori anti Fattore della coagulazione rispetto ai plasmaderivati. Perché è questo il vero pericolo per gli emofilici, soprattutto per i Pup’s (mai sottoposti a nessun tipo di terapia sostitutiva) oggi e nel prossimo futuro. Dovrebbe ricordarsi che ricordi che è lei la garante della sicurezza dei nostri plasmaderivati italiani (tutti, non solo i fattori per l’emofilia), che come lei stessa ha stabilito da mesi possano fregiarsi del pittogramma che ne certifica la provenienza nazionale e sicura. Ma allora, perché ora la ministra ci dice esattamente il contrario?

Castellano scrive da più di 20 anni per l’Avis (Associazione volontari italiani sangue) del Veneto e nazionale, questo, dice, è il suo “conflitto di interessi”, poi aggiunge: “Mi fido più di un milione e 300 mila volontari (senza contare le altre associazioni di donatori) che donano e “perdono” il loro tempo senza alcun tornaconto per gli ammalati.

Oltre a lui, anche il presidente di Fratres Toscana Luciano Verdiani è intervenuto sull’argomento, con parole caute ma ferme: “La sicurezza garantita dal sistema trasfusionale e dalle associazioni di donatori volontari sui plasmaderivati non è assolutamente in discussione – ha ribadito Verdiani – mentre per quanto riguarda le parole della Lorenzin, ci incontreremo nei prossimi giorni con gli altri rappresentanti associativi per decidere il da farsi”.

 

N.B.

 

Intervista a Vincenzo Saturni (presidente Avis Nazionale). “Il pittogramma un valore aggiunto importante da valorizzare sin dai bandi di gara sul plasma

maxresdefault (1)

Erano molti i temi d’attualità sul sistema sangue che meritavano un ulteriore approfondimento dopo gli eventi di queste ultime settimane.

L’arrivo del pittogramma sui plasmaderivati prodotti in Toscana, il documentario Le business du sang che ha fatto parlare di sé in tutto il mondo, le recenti ricerche sul sangue artificiale salutate dai media di tutto il mondo con eccessivo ottimismo: di tutto questo, e naturalmente anche delle fasi cruciali nella filiera del plasma, abbiamo parlato con Vincenzo Saturni, presidente di Avis Nazionale, per conoscere le sue opinioni a largo raggio nella duplice veste di medico e di volontario.

Ecco, tema per tema, cosa ci ha detto.

 Dottor Saturni, parliamo della filiera del plasma. Quali sono le fasi cruciali?

La fonte originale di raccolta è duplice: da un lato c’è la scomposizione da sangue intero, processo da cui si ottengono gli emocomponenti tra cui il plasma, che deve avere delle caratteristiche previste dal decreto ministeriale anche in termini di congelamento, per evitare che sia interdetto l’effetto dei fattori labili. Oppure ci può essere la plasmaferesi, che è un processo leggermente più lungo. Dopodiché il percorso è uguale: avviene il congelamento e il mantenimento in specifiche frigoemoteche a temperature inferiori a meno 30 gradi, che consentono la conservazione fino a due anni. Dopodiché il plasma viene utilizzato direttamente sui pazienti bisognosi oppure viene inviato alle industrie per il frazionamento. Come sappiamo, in Italia esiste il metodo del conto-lavoro basato sulle convenzioni tra regioni e industrie: si firmano accordi sul plasma che deve essere consegnato per il frazionamento e sulle quantità di farmaci che poi devono ritornare alle regioni. Dal frazionamento industriale si ottengono i plasmaderivati, che sono: albumina (che è molto abbondante nel nostro plasma e offre una buona resa industriale), i fattori della coagulazione, le immunoglobuline aspecifiche polivalenti, e il complesso protrombinico, che è una miscela di fattori della coagulazione. L’obiettivo del frazionamento deve essere quello di valorizzare al meglio le quantità di plasma che vengono consegnate. Questo è il giro classico, ma esiste anche la possibilità di produrre anche immunoglobuline specifiche contro determinati virus (come epatite B e tetano), che avrebbero bisogno di un percorso produttivo un po’ più complicato, basato cioè sulla ricerca di pazienti che grazie a cure o vaccini effettuati possono avere nel loro plasma anticorpi specifici.

 

Cosa avviene nelle fasi intermedie, cioè congelamento e trasporto?

Il congelamento è a carico delle strutture trasfusionali, e avviene attraverso una procedura di convalida che serve ad assicurare che tutto venga fatto secondo criteri scientifici: occorre bloccare il prima possibile la degradazione delle proteine. Bisogna essere molto rapidi per salvaguardare i fattori labili della coagulazione, per cui tutto il processo deve essere eseguito con strumentazioni e apparecchiature specifiche. Ecco perché le strutture trasfusionali hanno l’onere di raccogliere e congelare il plasma. Se poi il plasma viene usato dai pazienti, anche lo scongelamento è effettuato dalle strutture trasfusionali. Se invece il plasma verrà passato all’industria, l’accordo prevede che siano direttamente le industrie a ritirarlo, in modo da poter controllare i flussi di approvvigionamento e lavorazione.

Cosa pensa del documentario di cui abbiamo molto parlato su Buonsangue, Le business du sang, e dei metodi di raccolta del plasma a pagamento in voga negli Stati Uniti?

Certe pratiche – se dimostrato che sono vere – fanno inorridire, perché laddove non c’è una consapevolezza del donatore e un’aderenza al dono che passa attraverso la gratuità del gesto, emerge l’aspetto della mercificazione finalizzata al profitto. Raccogliere più plasma, nel più breve tempo possibile, per il massimo risultato economico, è una pratica che va contro le idee dei volontari, dei trasfusionisti, e di tutto la cultura italiana del dono.

 Ma ci sono rischi concerti nella raccolta effettua in queste modalità? Vale la regola che il rischio 0 non esiste?

Bisogna specificare. Per il donatore, se pensiamo a soggetti che donano per bisogno, e che quindi possono essere in condizioni fisiche non ottimali, è chiaro che il dono così frequente non è una situazione consigliabile, perché anche nella donazione di plasma si disperdono piccole quantità di globuli rossi, e l’intensità del numero di prelievi può essere altamente stressante e debilitante. È altrettanto evidente che anche sul piano del prodotto raccolto, se pensiamo ancora a soggetti che donano in condizioni poco ottimali e debilitati, che non hanno stili di vita consoni alla donazione per come la concepiamo noi in Italia, è chiaro che potremo trovarci di fronte a un plasma non così ricco di proteine come sarebbe opportuno. Per quanto riguarda la sicurezza per il paziente che assume plasmaderivati, le aziende sostengono che tutti i test di laboratorio portano appunto a una percentuale di rischio vicina allo 0. Secondo noi naturalmente avere dei donatori responsabili, volontari, gratuiti e consapevoli riduce ancora il fattore di rischio, ma le aziende sanno di essere sotto osservazione e stanno molto attente. Va ribadito però che sfruttare qualcuno che è in difficoltà, da un punto di vista etico non è il massimo. Noi abbiamo ribadito queste posizioni davanti al parlamento europeo e speriamo che queste pratiche diminuiscano, anche se ne dubito.

Sempre richiamandoci all’attualità, cosa dobbiamo pensare sulle notizie recenti riguardo le ricerche sulla produzione di sangue artificiale?

Sul sangue artificiale ci sono stati moltissimi studi, che però non sono riusciti a ottenere un risultato ottimale. L’emivita delle sostanze chimiche è breve, nel lungo periodo finiscono per accumularsi nel fegato e in altri organi. Inoltre non possono aiutare i pazienti cronici. Di recente invece si parla della produzione di sangue da cellule staminali emopoietiche, e di stimolarle a produrre globuli rossi che abbiano certe caratteristiche orientate, per avere una disponibilità di sangue maggiore in situazioni di gruppi rari, o per superare problematiche dal punto di vista immunoematologico. Il problema per adesso è che le cellule staminali sono cose straordinarie, ma isolarle, differenziarle, e “addomesticarle” perché producano tutti gli emocomponenti che servono è difficile ed è molto costoso. A brevissimo raggio, non credo proprio che il sangue da staminali possa sostituire tutte le unità di sangue che servono. In Italia ogni giorno vengono trasfusi circa 1700 pazienti e più di 8600 emocomponenti. Speriamo che per i 100 anni di Avis si possa ottenere risultati sempre migliori.

Di recente la Regione Toscana ha formalizzato l’uso del pittogramma etico. Cosa pensano le associazioni in proposito?

Devo dire che il pittogramma è arrivato anche grazie a noi. Abbiamo scritto a tutti gli europarlamentari italiani, al nostro ministero, all’AIFA, dicendo che secondo noi bisognava andare verso il pittogramma, ovvero verso una certificazione dei farmaci prodotti da plasma italiano e da fonte etica. Siamo contenti, quindi, che poi si sia arrivati al bando per la creazione del segno grafico oggi apposto sui farmaci, un valore aggiunto in un sistema virtuoso come quello italiano. Siamo felici che la regione Toscana e la Kedrion, che attualmente fraziona il plasma per quel raggruppamento regionale, abbiano accolto il simbolo e le nostre sollecitazioni in modo formale. So che qualcuno è meno felice di noi, ma fa parte del gioco.

L’apposizione del pittogramma avrà quindi un peso anche nelle gare per il frazionamento dei raggruppamenti regionali che ancora stanno impostando i loro bandi?

Certamente dal nostro punto di vista il pittogramma deve essere sempre considerato un valore aggiunto. Valorizzare questo aspetto sin dal momento in cui si stipulano le convenzioni è importantissimo e ci teniamo, visto che è stata una nostra battaglia.

 

Da vena a vena. Il percorso del plasma dalla raccolta fino alla produzione dei farmaci

centrifuga1

Nei giorni scorsi abbiamo parlato di plasma e di modalità di raccolta discutibili, come quella a pagamento che è in voga negli Stati Uniti e in altri paesi del mondo. L’universo sangue e le sue criticità, spesso raccontate su Buonsangue, sono state riprese di recente anche su Repubblica: http://www.repubblica.it/economia/2017/03/02/news/octapharma_un_azienda_farmaceutica_trasforamtasi_in_vampiro-159533572/

In Italia le cose stanno molto diversamente rispetto a quanto può accadere in USA.

La filiera del plasma italiana si concretizza tramite procedure altamente regolamentate, che garantiscono i massimi livelli di qualità e sicurezza, in un procedimento che si potrebbe chiamare “da vena a vena”: che inizia cioè dal momento in cui la materia biologica viene donata, e finisce con l’utilizzo dei farmaci da parte dei cittadini.

Come sappiamo, la raccolta del plasma è organizzata grazie all’attività delle associazioni volontarie, che garantiscono un dono anonimo, volontario, gratuito, responsabile e associato. In tal modo, è assicurato un doppio controllo: quello naturale, con la selezione degli stili di vita dei donatori, e quello medico, visto che già per la prima donazione, quella differita, sono previsti ulteriori controlli medici e indagini tramite questionario.

La donazione avviene quindi nei centri trasfusionali o nelle autoemoteche, e può essere di diverso tipo: quella standard, da cui si ricava la classica sacca di sangue intero che servirà per le trasfusioni o per preparazione di emocomponenti (e da cui verrà estratto il plasma per scomposizione); oppure si potrà procedere attraverso la plasmaferesi, che è un procedimento espressamente legato alla raccolta diretta del plasma grazie a macchinari (i separatori cellulari) che prelevano il sangue e ne separano le componenti, restituendo poi al donatore le cellule in un continuo ricircolo. La plasmaferesi dura di più (da 35 minuti a 50 minuti circa contro i 15 della donazione standard di sangue intero), e si effettua generalmente su appuntamento. Chi fa la plasmaferesi però potrà donare più spesso, visto il minor intervallo previsto tra una donazione e l’altra: il donatore attraverso plasmaferesi potrà infatti tornare a donare circa 14 giorni dopo l’ultima donazione, senza nessuna controindicazione.

Dopo la raccolta (con le sacche di plasma sottoposte a severi controllo virologici) avviene il congelamento: il plasma da aferesi è congelato immediatamente, quello da sangue intero viene centrifugato (per separare il plasma, appunto) e congelato entro 6 ore.

Solo a questo punto avviene lo stoccaggio in celle frigorifere, e poi il trasporto all’industria di frazionamento. Attraverso i processi lavorativi industriali (eseguiti con normative standard e comprovate sul piano della qualità e della sicurezza finale, il Plasma Master File), le proteine isolate vengono raffinate e trasformate in farmaci plasmaderivati come:

Fattori della coagulazione (Fattore VIII e IX)

– Albumina

– Immunoglobuline

 La sicurezza e la qualità dei farmaci plasmaderivati è garantita dall’autorizzazione all’immissione in commercio (AIC), e va aggiunto che anche nella fase successiva, quando sono in uso o in commercio, i farmaci sono sempre sottoposti a processi di farmacovigilanza.

Infine, come abbiamo documentato in altre occasioni (http://www.buonsangue.net/politiche/il-pittogramma-etico-e-i-nuovi-bandi-sul-sangue-perche-utilizzarlo-e-una-questione-decisiva/ e http://www.buonsangue.net/eventi/pittogramma-etico-sugli-emoderivati-la-toscana-la-regione-ad-applicarlo/), dal 28 giugno 2016 la normativa italiana prevede la possibilità (e non l’obbligo) che sui plasmaderivati utilizzati in Italia sia applicato il pittogramma, ovvero una certificazione di sicurezza utile a garantire che il farmaco in uso provenga da plasma raccolto sul territorio nazionale.

In infografica, ecco i dati relativi alla raccolta plasma inviato alla lavorazione industriale in Italia nel rapporto tra 2015 e 2015 (fig.1), nel lungo periodo 2000-2016 (fig.2) e le stime sulla raccolta del Piano Nazionale Plasma 2016-2020 (fig.3).

4- Infografiche_raccolta_sangue_e_plasma-02

(Fig.1)

4- Infografiche_raccolta_sangue_e_plasma-03

(Fig.2)

4- Infografiche_raccolta_sangue_e_plasma-04

(Fig.3)

Pittogramma etico sugli emoderivati: la Toscana è la prima regione ad applicarlo

Pittogramma COLORI PlasmaDoc (002) (1) 17203251_282779102150942_1844184473831515239_n

L’iniziativa era stata lanciata lo scorso 28 Giugno (2016) con un decreto del Ministero della Salute, come da noi ampiamente documentato, qui: http://www.buonsangue.net/uncategorized/una-certificazione-chiamata-pittogramma/ e qui: http://www.buonsangue.net/uncategorized/dentro-il-pittogramma/

La Regione Toscana, qualche mese dopo, è la prima a raccogliere le indicazioni ministeriali e ad applicare il simbolo, un cuore e una goccia di sangue o plasma sovrapposti, sui prodotti emoderivati distribuiti.

Il pittogramma è stato presentato lunedì 13 marzo 2017 a Firenze nella sede di piazza Duomo 10, dall’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e da Simona Carli, direttrice del Centro Regionale Sangue Toscana.

Il pittogramma etico, lo ricordiamo, è una novità molto importante per il sistema trasfusionale italiano, specie in un momento in cui l’ampliamento del mercato della plasmalavorazione ad aziende che hanno laboratori fuori dall’Unione Europea suggerisce il massimo rigore nelle procedure di sicurezza, e soprattutto, è un grande riconoscimento all’attività delle associazioni di volontari italiane. Come ha ben riassunto Stefania Saccardi, il pittogramma ≪è un’indicazione sulla provenienza del plasma. La Toscana è la prima regione che mette in pratica le indicazioni del ministero, e la Regione Toscana ci tiene a ringraziare associazioni come Avis, Anpas e Fratres, che lavorano sul campo e aiutano a ottenere i risultati, assieme al lavoro di comunicazione con campagne come “Se vuoi vincere devi dare il sangue”. In Italia la donazione è gratuita è questo è un gran bene” ≫.

Sulla stessa lunghezza d’onda, le parole di Simona Carli: ≪Il pittogramma è un riconoscimento importante per i donatori: l’etichetta garantisce la qualità? Quella era garantita anche prima, ma ora viene rimarcato il fatto che i donatori sono italiani, e sono anonimi, volontari, gratuiti e consapevoli. Questo significa che è plasma che proviene da persone non retribuite che hanno stili di viti compatibili con la donazione. Il fattore VIII è importantissimo per gli emofilici. Le immunoglobuline tutte noi le abbiamo incontrate, basta essersi tagliati con un chiodo e aver fatto l’antitetanica. Da parte del ministero è una bella valorizzazione dei nostri donatori, grazie ai quali c’è anche un enorme risparmio pubblico≫.

 

Digressione sulle procedure di sicurezza, di cui la dottoressa Carli sottolinea l’efficacia: ≪La sicurezza del sistema trasfusionale è altissima: si dice che contrarre qualcosa da una donazione di plasma è vicina allo zero, è come essere colpiti da un fulmine. Prima fonte di sicurezza, la consapevolezza del donatore sul proprio stile di vita, poi c’è un questionario rigidissimo che permette di far donare anche gli omosessuali, cosa che succede solo in Italia: anche in quel caso è lo stile di vita a fare la differenza. Infine, c’è il prelievo del campione di sangue con tutti i controlli richiesti dalla legge, e solo allora il dono. Se si tratta di plasma che finisce all’industria ci sono ulteriori passaggi di sicurezza≫.

In chiusura, due parole sull’autosufficienza in Toscana: ≪è autosufficiente, sebbene si parli di un obiettivo mobile. Oggi la Toscana riesce a far fronte a tutte le esigenze dei suoi pazienti, tranne che in qualche momento eccezionale, come quel periodo a gennaio in cui ci sono state molte coincidenze negative. Ma anche in quel momento la sanità regionale ha risposto benissimo. Non bisogna abbassare la guardia: abbiamo il meteo del sangue, aggiornato tutti i giorni alle 12, strumento che permette di organizzare le chiamate e programmare. Sul plasma è ancora più semplice, è una donazione molto più leggera, ma più lunga, 45 minuti contro 15, ma è più semplice. Ogni giorno mettiamo a disposizione delle altre regioni in Italia delle eccedenze e non è mai successo che qualche regione italiana, anche nelle emergenze più nere, sia rimasta senza sangue. Per quanto riguarda la nostra gara per la plasmaderivazione, siamo in redazione del capitolato≫.