Nubifragio a Livorno, cos’è accaduto sul piano del bisogno di sangue? Parlano Matteo Bagnoli, presidente Avis Livorno, e Antonio Cucè, donatore e vigile del fuoco

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Sette morti e un disperso. Questo l’ultimo bilancio, che si spera definitivo. A Livorno il maltempo ha causato una situazione drammatica.

Su Repubblica di Firenze si possono leggere resumen completi e puntuali, che fanno il punto sulle ultime novità e informano sui tanti salvataggi di fortuna, sulle previsioni atmosferiche dei giorni che verranno http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/09/10/news/livorno-175079493/ e sulle situazioni in divenire di queste ultime ore:

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/09/11/news/livorno_si_cercano_i_due_dispersi_in_mare-175175443/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1

Anche sul Tirreno, gli aggiornamenti arrivano costanti:

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2017/09/11/news/trovato-ai-tre-ponti-il-corpo-della-donna-dispersa-nel-nubifragio-1.15839087?ref=hftiliel-1

I danni provocati dal nubifragio non mancheranno di suscitare polemiche.

Sul Messaggero, per esempio, il fisico Franco Prodi già ieri ha invitato le istituzioni a un approccio con le calamità atmosferiche meno irrazionale, più maturo, giacché a suo dire la tecnologia a disposizione consente di prevedere con esattezza la reale entità dei fenomeni:

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/sono_rischi_che_possiamo_prevenire_basta_con_la_favola_delle_bombe_d_acqua-3232379.html.

Poi ha pregato la stampa di non trasformare in un tormentone la formula “bombe d’acqua” che giornali e televisioni stanno utilizzando per sottolineare il carattere fortemente impattante delle precipitazioni.

Ma cosa è accaduto a Livorno sul piano del bisogno di sangue?

Per saperlo, abbiamo intervistato Matteo Bagnoli, il presidente di Avis Livorno, sede operativa tra le più attive in tutta la Toscana: “Avis Livorno – ha spiegato il presidente – lo dico con orgoglio, è la sezione più dinamica in Toscana. Nel 2013 abbiamo superato le 10mila donazioni, e da allora i dati generali sul dono sono in peggioramento per mille motivi. La crisi economica con le aziende che chiudono, e che in generale mandano i dipendenti a donare molto malvolentieri. Per quel che riguarda ciò che è accaduto a Livorno, noi di Avis ci siamo stretti alla città. Il tipo di evento ha comportato, tragicamente, decessi diretti e non casi di feriti con un bisogno immediato di sangue. Per noi delle associazioni, in generale, la cosa più importante è sempre poter programmare. Il bisogno c’è sempre, e com’è successo per il terremoto ad Amatrice, quando ci sono a disposizione le scorte significa che noi delle associazioni abbiamo lavorato bene. Non ci aspettiamo dei numeri in aumento nei prossimi giorni perché la tragedia è finita, non ci sono altri feriti. Se ci sarà una risposta, sarà legata alla città: qui la solidarietà è un valore radicato nel territorio, tutti i livornesi aiutavano gli altri nelle strade. E meno male, perché vuol dire che le nostre 10mila donazioni si basano su valori profondi”.

Lo scorso 2 febbraio, a Roma http://www.buonsangue.net/eventi/dai-terremoti-agli-attentati-terroristici-in-francia-come-si-gestisce-una-maxi-emergenza/ abbiamo imparato che non tutte le emergenze sono uguali sul piano delle immediate necessità di sangue.

Gli attentati terroristici, con alti rischi di ferite da taglio ed emorragie hanno dimostrato il bisogno di incrementare su altissimi livelli di guardia le disponibilità istantanee di sangue, mentre calamità naturali come terremoti o nubifragi creano statisticamente altri tipi di danni alle persone, e in genere il bisogno di sangue nell’immediato non implica misure di raccolta straordinarie.

Chiarificatore, sotto questi aspetti, il nostro colloquio con Antonio Cucè, ex vigile del fuoco di Livorno ora in pensione, nonché donatore volontario, e fino a marzo scorso segretario dell’Avis locale: “Con l’ingresso dei giovani mi sono fatto da parte e sono diventato osservatore” – ha spiegato Antonio, prima di parlare del nubifragio.

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Antonio Cucè, ex vigile del fuoco e volontario Avis

“Riconoscere l’entità dell’evento che si sta verificando è molto difficile. Gli eventi come questo non sono prevedibili ma si può lavorare molto sul piano della prevenzione. Dopo eventi come quello di Genova (l’alluvione del 9 e 10 ottobre 2014 n.d.r.), si deve imparare che intombare un fiume e farlo correre sottoterra comporta dei rischi, se non si fa la giusta prevenzione. Se non si puliscono gli argini da tutto quello che c’è intorno si possono creare dei tappi che poi generano allagamenti. La prevenzione dev’essere cultura quotidiana. Prevenzione è una parola che va bene per tutte le situazioni della vita di una persona. Puliamo bene tutto, anche se non ha piovuto per 8 mesi e poi ha piovuto tutto insieme”.

Anche il dono, per Antonio, è dunque un fattore culturale decisivo. “Se si parla di donazione di sangue – dice – noi abbiamo sempre insistito per avere donatori che vanno oltre l’emotività e sanno bene che donare il sangue è una questione vitale. Se pensiamo agli appelli sui media in occasione dello scontro tra treni in Puglia o dei recenti terremoti, hanno fatto più problemi che altro. Un conto è se si presenta un donatore come me, con un percorso conosciuto di 150 donazioni, un altro è se arriva qualcuno alla prima esperienza. Ieri non ci sono stati isterismi, ma si è visto che la solidarietà è sempre moltissima. Per strada c’erano moltissimi ragazzi a spalare fango in modo gratuito, anonimo e volontario, solo per il bene comune. Sono gli stessi aggettivi che usiamo per il dono del sangue. Quando c’è necessità i giovani sono pronti, magari non sanno che bisogna donare. Ecco perché è importante organizzare giochi e andare nelle scuole, per far capire loro cos’è il dono e cos’è la solidarietà”.

Il miglior modo per far breccia?

Per Antonio non ci sono dubbi, è l’esperienza di vita. “Andiamo nei licei e portiamo ai ragazzi le persone che sono state salvate dai donatori, e lì si crea il silenzio. L’attenzione. È importante far conoscere le esperienze di vita di chi si è salvato grazie alle trasfusioni e al dono del sangue, e io sto cercando di creare dei cortometraggi che possano rappresentare queste esperienze. Quando un ragazzo conosce una persona che vive grazie alle trasfusioni, allora capisce per sempre l’enorme importanza del dono”.

Il Tar, i dati sul plasma che non arrivano, le raccolte speciali. Che succede nel Sistema sangue

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Siamo a settembre, dopo un’estate contraddistinta da carenze e notizie di attualità di grande interesse, come le ultime vicende del raggruppamento regionale NAIP alle prese con una sentenza del Tar che ha cambiato completamente gli scenari per quel che riguarda la raccolta e la lavorazione del plasma http://www.buonsangue.net/news/plasma-tar-boccia-csl-behring-riammette-kedrion/.

Ma intanto si procede verso il grande rientro dalle vacanze. Per il sistema sangue e la raccolta standard di unità l’inizio di settembre potrebbe coincidere con un progressivo incremento delle donazioni, e con un controllo maggiore delle carenze e delle necessità che ancora, nelle ultime ore, sono presenti e diffuse sul territorio.

Affin ché questo incremento avvenga realmente però, è necessario che tutte gli attori del sistema lavorino al meglio verso la direzione comune dell’autosufficienza ematica, la cui importanza è stata ribadita diverse volte nelle ultime settimane, sia nel caso dell’attentato a Barcellona http://www.buonsangue.net/news/lautosufficienza-ematica-caso-barcellona-carenze-estive/, sia nel caso del recentissimo terremoto a Ischia (anche i terremoti rientrano a tutti gli effetti nella casistica delle maxi-emergenze http://www.buonsangue.net/eventi/dai-terremoti-agli-attentati-terroristici-in-francia-come-si-gestisce-una-maxi-emergenza/), evento per il quale, come leggiamo dal comunicato stampa pubblicato sul sito del Centro Nazionale Sangue, fortunatamente non è scattata alcuna necessità particolare http://www.centronazionalesangue.it/notizie/comunicato-stampa-025.

Sul sito del Centro Nazionale Sangue, tuttavia, ci auguriamo di leggere presto anche i dati relativi alla raccolta plasma degli ultimi mesi, attualmente fermi ad aprile, cioè a ormai quattro mesi fa, http://www.centronazionalesangue.it/pagine/dati-monitoraggio-plasma.

Si tratta di dati dall’assoluto rilievo pubblico, giacché, come sappiamo, proprio frazionando il plasma sul territorio nazionale si producono i farmaci plasmaderivati necessari per la cura di moltissime patologie gravi come l’emofilia. Ci auguriamo inoltre di poter avere presto a disposizione la versione definitiva del portale informativo Plasma Italia, annunciato per i primi di agosto e non ancora licenziato nella sua piena operatività.

Ogni strumento informativo, ogni ulteriore supporto, è infatti assai utile per accrescere la cultura del dono in giorni ancora difficili come questi, in cui carenze e necessità impellenti non mancano.

In Basilicata, infatti, appello congiunto da parte di Avis e Fidas per far fronte a una carenza che perdura e aumentare le scorte ordinarie disponibili http://www.ondanews.it/emergenza-sangue-basilicata-laccorato-appello-ai-donatori-lucani-avis-fidas/.

Ad Avezzano, in Abruzzo, donazione speciale in autoemoteca questa domenica http://www.avezzanoinforma.it/notizia/2017-08-31/7925/sensibilizzare-alla-donazione-del-sangue-gli-appuntamenti-avis-di-inizio-settembre.html.

In Toscana, come si vede in figura 1, il Meteo del Sangue ci informa sulla situazione dei gruppi sanguigni: https://web2.e.toscana.it/crs/meteo/. Urgenze per il gruppo B+, 0+ e 0-, emergenza per i gruppi A+ e A-.

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In Veneto, oltre al caso del Tar, è importante poi ritornare su un caso di cronaca che su Buonsangue avevamo già trattato, ovvero il lavaggio del sangue attraverso la plasmaferesi per migliaia di adolescenti veneti alle prese con l’inquinamento da PFAS http://www.buonsangue.net/news/inquinamento-pfas-veneto-plasmaferesi/.

Sul Mattino di Padova leggiamo che i lavaggi continuano, con il giusto timore da parte delle moltissime famiglie coinvolte in apprensione per il futuro del proprio territorio e dei tantissimi giovani coinvolti.  http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2017/08/23/news/lavaggio-del-sangue-l-ansia-delle-famiglie-1.15764704.

Infine vi consigliamo di utilizzare i nostri social network nella loro accezione più utile e costruttiva, e consultarli per acquisire informazioni immediate sulle tantissime altre donazioni speciali in programma in tutta Italia: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, da questo week-end, sabato 2 del mese, e trovare eventi-dono in programma fino a metà settembre. Basta scorrere e trovare facilmente quelli più vicini a noi. Come si vede in foto, se ne trovano moltissimi in tutta Italia, a partire dal Lazio fino alla Sicilia o al nord Italia.

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L’autosufficienza ematica e la sua importanza strategica: il caso-Barcellona e l’attualità delle carenze estive

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Quando insistiamo sull’importanza dell’autosufficienza ematica come asset strategico nazionale per l’intera comunità, ci riferiamo a una gestione della risorsa sangue sul lungo periodo e non solo: la certezza di avere scorte di sangue a disposizione sempre e comunque diventa di fondamentale importanza anche in momenti tragici come quelli vissuti ieri a Barcellona, nell’attentato in cui hanno perso la vita 13 persone.

L’Italia, per fortuna, finora non ha vissuto sul proprio territorio la furia fulminea e brutale degli attentati terroristici, ma emergenze dovute a incidenti o eventi ugualmente tragici si sono avute, e tutto questo significa una sola cosa:  è necessario farsi trovare pronti.

In questo senso le istituzioni del sangue cercano di fare fronte comune a livello continentale, così come abbiamo visto proprio su Buonsangue nei mesi scorsi, con il report sull’ultimo convegno a tema maxi-emergenze svoltosi a Roma lo scorso febbraio, un appuntamento ricco di spunti interessanti impreziosito dalla presenza di un gran numero di operatori internazionali: http://www.buonsangue.net/eventi/dai-terremoti-agli-attentati-terroristici-in-francia-come-si-gestisce-una-maxi-emergenza/.

La necessità di un perfetto e costante coordinamento tra soggetti istituzionali, il ruolo chiave della preparazione preventiva, il ruolo degli ospedali e l’importanza di poter contare su scorte di sangue immediatamente trasportabili, le difficoltà logistiche e la delicatezza di intervenire in un ambiente governato da imprevedibilità e caos emotivo: tutti aspetti ben spiegati e analizzati nel case history dell’attentato al Bataclan, a Parigi, il 13 novembre 2015, da chi l’aveva vissuto sul campo, ovvero Michel Bignand, capo del servizio medico d’urgenza dei pompieri di Parigi, e Sylvain Ausset, capo della Divisione Emergenze dell’Ospedale Militare di Percy http://www.buonsangue.net/mondo/al-convegno-di-roma-su-sistema-sangue-e-maxi-emergenze-spazio-al-confronto-internazionale-il-case-history-dellattentato-al-bataclan/: ecco perché è bene muoversi per tempo.

Intanto, nel nostro Paese, continua la carenza estiva, aggravata dall’enorme traffico autostradale e dal conseguente aumento degli incidenti.

Basta scandagliare gli organi di stampa per trovare, in questo senso, notizie poco incoraggianti: secondo il Quotidiano, soltanto in Puglia gli incidenti sono aumentati nel periodo estivo del 25% http://www.quotidianodipuglia.it/regione/incidenti_aumento_del_25_nove_morti_in_72_ore-2620241.html, mentre sul Sole24Ore è possibile leggere il report annuo dei primi 9 mesi del 2017, con l’aumento d’incidenti dovuto ad alcool e utilizzo del cellulare. Tutte unità di sangue aggiuntive da tenere nelle scorte.

In quanto alle necessità delle ultime ore, arrivano notizie da Campobasso, in Molise, http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=25735, dove le sale operatorie sono chiuse per carenze di scorte, notizia confermata anche da altri organi di stampa locali come http://www.primopianomolise.it/attualita/57155/carenza-sangue-al-cardarelli-interventi-ridotti/.

Anche a Imperia, in Liguria, appello per richiamare all’azione nuovi donatori http://www.lastampa.it/2017/08/17/edizioni/imperia/manca-sangue-lappello-dellasl-di-imperia-a-caccia-di-donatori-kSSZBkB9b11bdvyQ9nU8KN/pagina.html.

In Lombardia, l’Avis di Bergamo lancia un concorso per creativi che si chiama “Il cuore d’oro 2.0” per diffondere l’importanza del dono e dell’autosufficienza ematica, https://www.valseriananews.it/2017/08/17/limportanza-della-donazione-avis-bergamo-lancia-concorso-cuore-doro-2-0/ mentre in Veneto tutti i donatori che si recheranno al Centro Trasfusionale di Borgo Trento, avranno la possibilità di lasciare gratuitamente i figli al baby parking.http://www.veronaoggi.it/infocitta/7710-polo-confortini-verona-baby-parking-per-tutti-i-donatori-di-sangue.html

Infine vi consigliamo di utilizzare i nostri social network nella loro accezione più costruttiva, e consultarli per acquisire informazioni immediate sulle tantissime altre donazioni speciali in programma in tutta Italia: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni al fine di perseguire l’autosufficienza ematica, dal week-end pronto a iniziare domani, venerdì di 18 agosto, e trovare eventi-dono in programma fino a metà settembre. Basta scorrere e trovare facilmente quelli più vicina a noi. Come si vede in foto, se ne trovano moltissimi in tutta Italia.

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La carenza sangue nel Lazio. Cosa dicono i numeri?

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L’ottimizzazione del sistema sangue non è un obiettivo da inseguire con forza soltanto in caso di maxi-emergenze.

Anche nella gestione ordinaria delle risorse ci sono dei passi avanti da compiere, se è vero, come abbiamo sottolineato parlando del Piano Nazionale Plasma 2020 (http://www.buonsangue.net/politiche/approvato-il-piano-nazionale-plasma-pnp-2016-2020-i-principi-guida-verso-lobiettivo-dellautosufficienza/), che da molte regioni ci si aspetta un aumento dei livelli di produttività considerevole, di circa il 40%.

Tra le regioni che, in base al numero di abitanti, possono e devono puntare all’aumento della raccolta c’è sicuramente il Lazio: se si analizzano i numeri, infatti, si può notare come i bassi livelli di produzione sia di globuli rossi, sia di plasma, siano il fattore scatenante di una carenza cronica. Da cosa dipende?

Se guardiamo il grafico (tabella 2) pubblicato in gazzetta ufficiale relativo al decreto del 28 giugno 2016 sul programma per l’autosufficienza nazionale, si nota che a dispetto della popolazione (il Lazio è secondo dopo la Lombardia), il livello di produzione di globuli rossi percentuale in base al numero degli abitanti è tra i più bassi d’Italia (31, 9% nel 2015 e 32,1% nel 2016) con circa 9 punti in meno rispetto alla media nazionale, di fronte a un consumo leggermente superiore (35,9% nel 2015 e 36,2% nel 2016).

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Stessa situazione anche per quel che riguarda la produzione di plasma, per il quale si registra, come si può vedere in tabella 3, un aumento della raccolta complessiva dal 2011 al 2016, ma una riduzione relativa se si guardano le ultime due annate, in un dato complessivo in ogni caso abbastanza basso.

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Quali siano le cause della scarsa capacità di raccolta nel Lazio è difficile dirlo.

L’impatto di una città complessa come Roma potrebbe essere uno dei fattori, con la necessità di stanziare per le maxi-emergenze quantità di materia biologica superiore. Altra causa possibile, le innegabili difficoltà logistiche e organizzative per i donatori romani, che rendono più macchinosa la donazione programmata. Tuttavia non basta. Su Buonsangue cercheremo di approfondire, ma di certo il Lazio è una di quelle regioni in cui sarà necessario lavorare duro a tutti i livelli, sia sul piano della comunicazione e della sensibilizzazione alla cultura del dono (compito delle istituzioni e delle associazioni volontarie), sia sul piano dell’organizzazione interna e della qualità del servizio.

In questo senso sarebbe utile, per cominciare, istituire un sito per il Meteo del Sangue com’è stato fatto in Toscana, affinché la popolazione possa essere sempre informata in tempo reale sulla situazione delle scorte per gruppo sanguigno.

La strada per confermare l’autosufficienza ematica nazionale nei prossimi anni è insidiosa quanto affascinante. E partire dall’ottimizzazione dei centri nevralgici come una regione densamente popolata come il Lazio non può che essere il mezzo per raggiungere la meta.

 

Giancarlo Liumbruno. “Obiettivo la massima valorizzazione del dono, per il bene del paziente”

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Figura centrale all’interno del Sistema Sangue, il dottor Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, è stato tra i protagonisti del convegno sulle maxi-emergenze dello scorso 2 febbraio a Roma. Per Buonsangue l’occasione è stata propizia per intervistarlo a largo raggio, sui temi del convegno e sui bandi per la plasmaderivazione, argomento di grande attualità e di grande interesse per il pubblico.

 Dottor Liumbruno, il sangue è una risorsa pubblica decisiva in caso di una maxi-emergenza. Quali sono i punti chiave del convegno che riguardano il sistema trasfusionale?

Questa giornata è legata soprattutto alla discussione su aspetti tecnici e organizzativi, su tutti i livelli, con interventi importanti sul piano istituzionale e sul ruolo del volontariato. Per quel che riguarda il sistema sangue, eventi come questo sono utili perché è importantissimo aumentare i livelli di consapevolezza sulle strategie organizzative in tutto il mondo trasfusionale, in modo da saper gestire non solo la routine ma anche e soprattutto le emergenze. Molto importante sul piano tecnico e scientifico anche la possibilità di rapportarsi con l’esperienza di Parigi, luogo in cui si sono dovute gestire delle emergenze assai gravi come l’attentato terroristico al Bataclan e gli altri fatti di sangue nella capitale.

La comunicazione a livello mediatico è molto importante in caso di gestione di una maxi-emergenza. Cosa fare per migliorare il livello di informazione e renderlo più maturo?

È importantissimo far passare il concetto che il sangue è un bene pubblico, un bene che è a disposizione di tutti. L’Italia è autosufficiente e continuerà a esserlo. Ci possono essere picchi transitori in alto o in basso con eccessi o carenza di produzione momentanea, ma normalmente siamo autosufficienti e continueremo a esserlo anche nell’emergenza, specie se chi dona la materia prima continuerà a farlo in base a un attività programmata con il mondo del volontariato e con le strutture regionali che coordinano l’attività trasfusionale.

In che modo e con quali ruoli le “tre gambe” che formano il sistema sangue possono contribuire al meglio per riuscire a far funzionare l’apparato in caso di maxi-emergenza?

La cosa più importante è la condivisione delle informazioni. Bisogna far sì che tutte le informazioni giungano ai livelli più periferici. Noi sappiamo che il mondo del volontariato ha una diffusione molto capillare ed è per questo che è importante coinvolgerlo, affinché la circolazione delle informazioni sia ottimale. Stesso discorso per i professionisti, che devono essere perfettamente coscienti dei protocolli organizzativi in ogni situazione. La diffusione delle informazioni è importantissima anche a livello delle strutture ospedaliere che devono essere pronte e coscienti che in caso di maxi-emergenze sia a livello locale che nazionale, si deve poter ricorrere all’uso del plasma e del sangue.

Passiamo invece a un argomento di grande attualità all’interno del sistema sangue. Di recente è stato pubblicando il bando per la plasmaderivazione relativo al raggruppamento regionale che ha l’Emilia Romagna a far da capofila. È un bando che la soddisfa? Da prendere a modello anche per quelli futuri dei raggruppamenti mancanti?

Mi sembra prematuro esprimermi con giudizi pro o contro direttamente sul bando di gara emiliano. Credo che l’apertura del mercato della plasmaderivazione sia in generale un fattore positivo e un momento di crescita, semplicemente perché può contribuire ad aumentare il paniere di medicinali plasmaderivati a disposizione dei pazienti. La cosa importante, l’obiettivo che noi dobbiamo prefiggerci, è la massima utilizzazione del dono e della materia biologica: ovvero prendere dal plasma tutto quanto è ricavabile in favore del paziente.

Facendo un confronto tra le due gare per la plasmaderivazione già note, quella vinta da Csl Behring nel raggruppamento del Veneto e quella in corso che riguarda il raggruppamento emiliano, lei ha delle preferenze?

Non posso esprimermi nel merito rilevando una preferenza o meno. Vedremo cosa ci diranno i risultati a breve termine.

 

 

 

 

Dai terremoti agli attentati terroristici in Francia. Come si gestisce una maxi emergenza

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La gestione istituzionale delle maxi emergenze è una questione complessa che vede impegnati, attraverso procedure molto codificate, lo stato, gli ospedali, le strutture del Sistema Sangue, e i media. Il 2 febbraio, durante la giornata di lavori al convegno di Roma “Sistema Sangue e Maxi Emergenze”, si è parlato proprio di tutto questo: di come si gestisce una maxi-emergenza e della necessità di coordinare, in caso di terremoto e altre tipologie di calamità naturali, o di attentati terroristici, tutti i punti cardinali operativi.

 Il primo soccorso e la gestione immediata delle emergenze

La gestione immediata dei soccorsi è stato il tema dell’intervento di Marco Leonardi del Dipartimento emergenza sanitaria della Protezione civile, che ha spiegato come l’intera filiera sia coordinata a livello centrale secondo una catena istituzionale ben precisa, stabilita secondo protocolli che prevedono, in primo luogo, l’immediata esigenza di classificazione dei criteri di valutazione degli eventi in corso.

La conseguente organizzazione dei soccorsi sanitari si effettua in base alle urgenze, e coinvolge l’intervento dei 118 locali (ne ha parlato il dottor Piero Paolini, direttore dell’Unità operativa del 118 sezione di Pistoia), che hanno personale medico sanitario organizzato, predisposto sia internamente alle strutture, sia con mezzi tecnologici di supporto e ricognizione. Tutti i protocolli si provano attraverso esercitazioni, e attualmente tutte le Regioni (visti i recenti eventi sismici) stanno effettuando una ricognizione integrale delle strutture sanitarie, in modo da favorire la prevenzione e le migliori risposte immediate per tutte le esigenze del sistema centrale.

La situazione negli ospedali

Nella relazione del dottor Francesco Della Corte dell’Università degli studi del Piemonte Orientale, si è sottolineato invece il ruolo centrale degli ospedali in caso di maxi-emergenza. Anche in questo caso, i criteri di pianificazione e l’alta preparazione del personale sono le risposte più efficaci per ridurre il coefficiente di mortalità. Perché è importante avere un piano predefinito in caso di afflusso straordinario di pazienti gravi? Perché migliora il sistema, perché è previsto dalla legge, perché diminuisce i livelli d’ansia e di conseguenza gli errori. Naturalmente, ha ribadito Della Corte, molta strada si deve ancora percorrere per avere un sistema davvero efficiente: i risultati dei test testimoniano un fatto grave: molti ospedali non sono ben preparati e che anche i progetti formativi sono poco sviluppati. L’Italia, peraltro, secondo uno studio del Washington Post molto recente, è tra i luoghi più esposti ai disastri naturali. Così proprio ai fini di un miglioramento generale dell’intera filiera, le istituzioni sanitarie stanno studiando qual è stata l’effettiva qualità dei soccorsi in occasione recente terremoto ad Amatrice. E hanno riscontrato, in questo caso, buoni risultati sia in termini quantitativi che qualitativi.

Nel dibattito finale del mattino tuttavia è emersa anche una certa preoccupazione generalizzata riguardo i tagli agli ospedali imposti da molti direttori generali. A tal proposito, lo stesso dottor Francesco Della Corte ha sottolineato l’importanza del ruolo della politica e della capacità di pianificazione ospedaliera a poco costo, che in alcune regioni, come per esempio le Marche, è molto ben organizzata. Resta necessario, in generale, ha aggiunto Della Corte, guardare all’estero con missioni internazionali e fare ricerca per darsi risultati sufficienti a garantire i cambiamenti necessari.

Il pomeriggio dedicato al sangue

 È stato Claudio Velati a introdurre la sessione pomeridiana del convegno, coadiuvato da Giancarlo Liumbruno, Presidente del Centro Nazionale Sangue. Due sono a parere di Velati le priorità del sistema: 1) garantire sempre la risorsa sangue attraverso una programmazione delle chiamate dei donatori 2) entrare dal livello centrale nei meccanismi di gestione delle scorte degli emocomponenti all’interno dei servizi trasfusionali a livello locale.

Gli attentati in Francia

I vigili del fuoco

Il confronto con l’estero è stato un passaggio chiave di confronto e di crescita della giornata di dibattito, e una bella testimonianza è arrivata dalla Francia, di recente colpita da attentati cruenti e molto tragici. Michel Bignand, capo del servizio medico d’urgenza dei pompieri di Parigi, ha spiegato com’è cambiato l’approccio degli interventi d’emergenza dopo l’attentato al Bataclan del 13 novembre 2015, e quanto sono importanti aspetti come la formazione del personale e la ricerca sulle modalità operative dei terroristi. Oggi a Parigi operano 200 ambulanze e 35 equipe mediche, in grado di compiere circa 1200 interventi al giorno.

Gli ospedali durante l’attacco

 Sylvain Ausset, capo della Divisione Emergenze dell’Ospedale Militare di Percy, a Parigi, ha parlato di quanto sia difficile gestire delle emergenze terroristiche in una città come la capitale di Francia, che ha una densità di popolazione molto alta, vicina a quella di Nuova Delhi, con i conseguenti problemi logistici. Così, necessità di abbattere la mortalità nei primi 30 minuti e intervenire in maniera codificata sono gli obiettivi principali di chi è incaricato di fronteggiare un attacco. Come? Attraverso l’ibridazione delle formazioni. Personale medico che sa come agire sul piano della logistica militare, e personale militare in grado di portare i primi soccorsi. Temi di grande attualità e interesse che proveremo ad approfondire nei prossimi giorni.

L’organizzazione del sangue in Italia

 La situazione italiana è tornate centrale nell’esposizione di Sara Gentili del Centro Nazionale Sangue. Come si gestisce il servizio trasfusionale nelle maxi emergenze? Quali sono le necessità di pianificazione e movimentazione?

Una volta stabilito in quale dei 4 livelli di emergenza (da livello 0 in cui si mantengono le procedure ordinarie al livello 3, in cui si coordinano tutte le risorse aggiuntive), i passi principali sono:

– Utilizzo e Implementazione del SISTRA inserendo la bacheca delle scorte dedicate alle maxi-emergenze (le regioni non devono predisporre quello che avanza ma essere metodiche, indicando nello specifico il tipo di emocomponente e le specifiche di movimentazione.

– Scambio delle informazioni che riguardano natura dell’emergenza, numero di ricoveri previsti, unità a disposizione e valutazione dei fabbisogni. Il ruolo delle strutture regionali di coordinamento, in tal senso, si configura nell’organizzazione dei trasferimenti delle scorte, e nel coordinamento con le associazioni di volontari.

Il ruolo chiave del CNS è quindi quello di attivare un servizio di pronta disponibilità e monitorare costantemente la situazione delle scorte.

Due i case history ispezionati dalla Gentili. Nel caso dello scontro tra treni in Puglia del 12 luglio 2016 il CNS consultò la bacheca SISTRA, e sulla base delle informazioni si poté individuare un quantitativo di eccedenza da movimentare di cui non vi fu però bisogno. Ben 3843 sacche furono accolte solo nella regione Puglia tra il 12 e il 13 luglio. Non fu nemmeno necessarie incrementare l’attività di raccolta. Ci furono tuttavia nel criticità legate al fatto che il decreto sulle maxi emergenze era stato approvato 5 giorni prima, il 7 Luglio. Vi fu qualche difetto di comunicazione interna e di veridicità delle informazioni in bacheca. Non tutti i contatti erano già informati sui protocolli e sulle modalità di movimentazione delle eventuali scorte.

Nel caso del terremoto del 24 agosto ad Amatrice, il nuovo evento non avvenne in orario di servizio ma di notte. Già alle 7.15 del mattino però vi fu l’attivazione del piano nazionale sulle maxi emergenze, e in questa occasione al controllo della bacheca risultarono le scorte reali. Già alle 8.30 fu predisposto tutto, movimentazione e scorte, ma non vi fu bisogno di farlo. Di nuovo la generosità dei donatori si rilevò eclatante, con più di 10 mila unità raccolte. Le criticità, dunque erano già diventate punti di forza sia sul piano della comunicazione interna sia sul piano dell’affidabilità della bacheca

Il caso del Lazio

Anche il Centro Regionale Sangue del Lazio, rappresentato dalla direttrice Stefania Vaglio, ha raccontato la propria esperienza con le emergenze in anticipo sul piano nazionale, tarata sul Giubileo e sulla gestione di una città come Roma. La condivisione dei contatti, e l’attivazione di un sistema informativo che permette di vedere in tempo reale la disponibilità di sangue sono stati i punti forti di un piano illustrato e condiviso in riunione plenaria con tutti i centri trasfusionali regionali. La prima vera prova, anche per il Lazio, è stata però rappresentata dal terremoto del 24 agosto. Furono assicurate l’apertura straordinaria delle strutture, l’attivazione delle autoemoteche e la predisposizione di scorte straordinarie. Ma a causa dei troppi appelli al dono diramati sulla base dello slancio emotivo fu necessario aprire le sale donazioni e il centro di qualificazione biologica h24, per ricevere il dono di tutti e non sprecare sangue. Molto del lavoro fu fatto di notte. 65 mila test in 4 giorni, con grandi straordinari di lavoro per tutti e anche per le aree di produzione. In tre giorni si raccolsero 5888 unità, in un periodo generalmente contraddistinto da carenza come l’estate. La valutazione post-hoc è stata buona per la comunicazione interna, negativa per la comunicazione tra servizi trasfusionali e rete ospedaliera, negativa per l’informazione verso il pubblico.

I volontari nelle maxi-emergenze

I presidenti di FIDAS e AVIS nazionali, rispettivamente Aldo Ozino Caligaris e Vincenzo Saturni, hanno invece parlato del ruolo delle associazioni, sottolineando l’importanza della programmazione condivisa del dono attraverso la chiamata diretta. Il lavoro delle associazioni non deve dunque risponde a principi di buonismo ma ad esigenze reali. Anche le realtà associative, hanno ribadito i due, devono avere un alto tasso di organizzazione interna e svolgere soprattutto un ruolo di informazione e mediazione. Governare e controllare le esigenze reali è importantissimo quanto è molto difficile, perché è necessario intercettare la benevolenza pubblica senza perdere poi possibili donatori ed evitando sprechi.

Il ruolo dei mass media nell’emergenza sangue

Ultimo tema in programma, il ruolo delicatissimo dell’informazione.

Pier David Malloni, giornalista scientifico e collaboratore Ansa, ha portato un caso di studio a lui ben noto per capire bene cosa avviene nelle redazioni: in occasione della monografia IARC-OMS, studio annuale sugli agenti scatenanti dei tumori), alcuni giornali inglesi avevano annunciato che la carne rossa sarebbe stata dichiarata cancerogena. I giornali internazionali hanno drizzato le antenne, perché bisognava arrivare per primi su una notizia valutata di grande interesse. Alle 12 del 26 ottobre 2015 è uscito un tweet della rivista Lancet Oncology in anticipo di 4 ore sul comunicato IARC-OMS, poi ripreso da Ansa che ha titolato “Carne cancerogena come fumo”. Un titolo molto forzato, perché in realtà la carne era stata solo inserita nel gruppo dei possibili agenti provocatori di alcuni tipi di tumori. Sebbene il giorno dopo siano arrivate le precisazioni di IARC-OMS, l’informazione errata aveva fatto il giro del mondo. Secondo Malloni tale esperienza insegna che:

– è fondamentale il momento della mediazione del messaggio

– Il messaggio che passa è il titolo

– i social media e media tradizionali sono intercambiabili, perché le timeline non rispettano la cronologia ma l’algoritmo interno legato a commenti e condivisioni

Ritornando alla casistica del sangue, Malloni ha spiegato che i veri rischi da arginare sono gli appelli istituzionali, che in redazione non si possono ignorare o modificare; allo stesso modo, in negativo, incidono la necessità di dare notizie anche non verificate nei momenti clou e la persistenza dei sottopancia, oltre una certa tendenza generalizzata alla spettacolarizzazione per motivi legati agli ascolti.

Cosa fare dunque? Per Malloni, la ricetta è nella tempestività: Accrescere velocità e precisione delle comunicazioni istituzionali e diffonderle a tappeto nel modo più completo possibile fornendo l’indicazione, sin dal titolo, su cosa deve fare e non fare il cittadino.

 

Le maxi emergenze al centro del dibattito: dalla consulta dei giovani AVIS alla conferenza del 2 febbraio a Roma

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Un sistema trasfusionale perfettamente organizzato e funzionale non deve essere pronto a gestire soltanto la già delicata fase di approvvigionamento e distribuzione ordinaria di un bene comune fondamentale come il sangue: deve essere altrettanto organizzato per gestire le situazioni di emergenza, di qualsiasi portata esse siano.

Nell’ultimo anno, le situazioni di emergenza non sono mancate, tra incidenti, calamità naturali e la minaccia sempre incombente del terrorismo internazionale che fortunatamente non ha ancora riguardato l’Italia. Ma la semplice opportunità di dover fronteggiare eventi imprevisti consiglia di investire risorse in fatto di organizzazione preventiva e in strutture demandate alla gestione immediata, razionale e secondo protocolli collaudati di qualsiasi necessità speciale di sangue si verifichi in qualsiasi zona del Paese.

A tale scopo, il 2 febbraio a Roma sarà presentato il Piano nazionale per le maxi-emergenze guidato dal Centro Nazionale Sangue e varato il 7 Luglio 2016 all’interno della conferenza Stato-Regioni. Buonsangue sarà presente ai lavori per informare e documentare su tutti i dettagli.

Intanto però, sabato 21 gennaio a Roma, in occasione della consulta dei giovani di Avis Nazionale c’è stata l’occasione per un’anteprima sul tema, grazie all’intervento dell’ematologo e referente del Centro Nazionale Sangue, il dottor Giuseppe Marano.

Al centro del suo intervento, la casistica delle più significative emergenze che il Centro Nazionale Sangue ha dovuto affrontare negli ultimi mesi, situazioni di cui i media nazionali hanno abbondantemente parlato, come lo scontro dei treni in Puglia e il forte terremoto in centro Italia del 24 agosto.

Cosa si è imparato in quelle occasioni? Quali sono gli errori da non ripetere?

Sotto il punto di vista organizzativo e della diffusione interna dell’informazione, aspetto su cui punta molto il nuovo piano delle maxi-emergenze, sarà priorità assoluta il controllo, regione per regione, delle scorte di sangue da poter mettere a disposizione del sistema centrale in caso di maxi emergenze.

A tale scopo, e se ne parlerà approfonditamente nella conferenza del 2 febbraio, sempre più importante sarà il ruolo del SISTRA, il sistema informativo sui servizi trasfusionali, entro il quale è già attiva e funzionante una bacheca delle maxi-emergenze in grado di monitorare sempre il numero di unità di sangue disponibili (le sacche destane alle emergenze potranno essere utilizzate solo a quello scopo), e alla quale potranno avere accesso tutti gli operatori del sistema trasfusionale.

La bacheca, che nei giorni dello scontro dei treni e del terremoto era attiva da pochissimo, ha già dato dimostrazione di un funzionamento positivo, riuscendo a movimentare già allora le sacche di sangue necessarie a una gestione immediata e funzionale. Ma da punto di vista dell’efficienza massima del sistema, secondo cui ogni singolo nodo della rete (le strutture di coordinamento regionali e le i centri trasfusionali locali) sa esattamente cosa fare con la massima velocità di reazione, ancora molto ci sarà da fare nei prossimi mesi.

Dove bisogna invece migliorare moltissimo, ma a livello di società civile, è la gestione culturale delle maxi emergenze. Nei giorni successivi allo scontro di treni, il 12 e 13 luglio 2016, sulla base della spinta emotiva e degli eccessivi appelli al dono, delle catene di sant’Antonio sui social network e della disinformazione emotiva praticata sistematicamente da alcuni media ufficiali, si sono raccolte ben 3843 sacche di sangue, a dimostrazione della grande generosità degli italiani, ma a fronte di una necessità reale di unità di sangue che poteva essere gestita addirittura attraverso le scorte ordinarie.

Gli effetti della cattiva informazione sono dunque raccolte eccessive, che comportano inevitabili sprechi, e che dimostrano come la donazione periodica e programmata, cioè su chiamata diretta delle associazioni i singoli donatori territorio per territorio, sia la strada da perseguire.

Il 2 febbraio conosceremo il piano nazionale per le maxi-emergenze nei dettagli. Ma intanto ben vengano iniziative di formazione che spieghino ad operatori del sistema ma anche e sopratutto ai media, quali sono le scelte giuste da compiere per il bene di tutti.

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