Sul sistema sangue un approfondimento ampio ed esaustivo: e un allarme che non va sottovalutato

plasma

Nel nostro tempo votato alla teologia della velocità che investe tutti i campi, e troppo spesso vittima alla conseguente superficialità nell’affrontare temi di grande importanza per la vita collettiva, è sempre più importante segnalare approfondimenti seri, ampi ed esaurienti, in grado di dare notizie e sciogliere nodi oscuri: è questo il caso, per esempio, di un lungo articolo pubblicato mercoledì 19 dicembre sul portale DonatoriH24, dedicato alle “dieci cose” che qualsiasi cittadino dovrebbe conoscere a proposito del sistema sangue.

Naturalmente per i lettori assidui di Buonsangue molti dei punti affrontati da DonatoriH24 sono piuttosto familiari – nel pezzo si spazia dalla differenza tra la donazione di sangue intero e la plasmaferesi alla funzione e all’utilizzo farmaceutico dei plasmaderivati, dall’analisi del concetto di autosufficienza alle caratteristiche pressoché uniche del sistema sangue italiano – ma in particolare è secondo noi degna di nota l’analisi puntuale, e ricca di informazioni inedite nonché di primissima mano, su come di qui a pochi anni potranno cambiare gli scenari della plasma-lavorazione.

L’apertura al libero mercato, che dal 2014 ha cambiato letteralmente i connotati alla produzione italiana di plasmaderivati, non ha prodotto almeno per ora i vantaggi tanto attesi. Su Buonsangue, come i lettori sanno, abbiamo seguito molto da vicino tutte le fasi del primo bando per la plasma-lavorazione del nuovo corso, quello che ha coinvolto il raggruppamento regionale NAIP (Nuovo accordo interregionale plasma con il Veneto capofila più Abruzzo, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Trentino, Umbria, Valle d’Aosta, Province di Trento e Bolzano), un case history che ha riguardato la gestione di circa 185mila kg di sangue e che ha mostrato sin dall’inizio tutti i rischi e le difficoltà di una liberalizzazione senza paletti rigidi, che è sembrata più legata alla volontà ideologica di seguire le politiche dominanti del mercato senza preoccuparsi troppo degli interessi comuni, che il frutto di una vera e propria valutazione seria, e ponderata, di ciò che l’apertura alle multinazionali (a patto che abbiano gli impianti di lavorazione nel territorio dell’UE), avrebbe potuto comportare in termini di qualità e sicurezza, e di conseguenza, in termini di uniformità del servizio. Criterio, quest’ultimo, che come è stato ribadito qualche settimana fa durante la celebrazione dei quarant’anni della legge 833 del 1978 fondativa del moderno Sistema Sanitario Nazionale, è da valutare basico e inalienabile.

Come giustificare, per esempio, un’assegnazione (quella alla CSL Behring) basata sulla netta sperequazione tra qualità 10% e costo 90%, offerta che non sarebbe nemmeno rientrata nel nuovo codice unico degli appalti che vieta espressamente di accettare l’offerta a maggior ribasso?

E come giustificare la necessità di tornare sul mercato a procurarsi i prodotti plasmaderivati mancanti rispetto ai tre (soltanto tre) inseriti nel bando come obbligatori? Già nel 2016, queste decisioni provocarono la reazione della comunità emofilica veneta, piuttosto scontenta della nuova situazione, quando ancora non si era a conoscenza del lungo ginepraio legale di ricorsi e controricorsi che hanno interessato praticamente tutti i bandi regionali già conclusi, innescando lunghi contenziosi legali a volte giustificati (si pensi ancora una volta alla Behring aggiudicataria del bando NAIP, che pur avendo i laboratori in Svizzera dove non sono vigenti le regole UE, ha vinto il ricorso al Tar), ma a volte puramente strategici.

In quanto al problema dell’uniformità del servizio su scala nazionale, va da sé che è molto difficile assicurarla in presenza di bandi molto diversi tra loro (per fortuna i raggruppamenti regionali guidati da Emilia Romagna e Toscana hanno impostato le loro gare su un bilanciamento diverso tra qualità e prezzo, assestandosi rispettivamente su un rapporto 60%/40% e 70%/30%), e basati su tempistiche molto discordanti, come dimostra il fatto che il bando dell’ultimo raggruppamento, quello guidato dalla Lombardia, non è ancora stato pubblicato. Diversità forti, secondo le testimonianze, sono inoltre intercorse su altri punti chiave, come il coinvolgimento dei donatori nei processi decisionali: alto nel caso dei gruppi guidati da Toscana ed Emilia, praticamente inesistente nei gruppi con capofila Veneto e Lombardia. Insomma, una situazione piuttosto frammentata, complessa, con ampie zone di incertezza.

Infine l’allarme più grande: il mercato del plasma varrà 20.67 miliardi di dollari nel 2021, con una previsione di crescita quinquennale del 6,7% in media ogni anno: sono questi i numeri giganteschi su scala internazionale secondo gli studi più autorevoli, ed è chiaro che cifre come queste attireranno sempre più soggetti internazionali, enormi e diramati come per esempio Shire, macchine mondiali in grado, com’è ben spiegato su DonatoriH24, di nascondere la propria ombra in compagini produttive di difficile lettura, frutto di fusioni e acquisizioni, e potenzialmente in grado di operare produttivamente – una volta acquisite le fette di mercato desiderate – secondo una geografia interna che nessuna autorità o garante potrà mai controllare.

Più volte dal mondo dei donatori è emersa la paura che vi sia la forte ambizione, da parte delle multinazionali estere, a sfruttare ogni opportunità al fine di liberalizzare il sistema sangue in modo estremamente marcato, senza escludere, per intenderci, la possibilità di una raccolta plasma a pagamento come già avviene in America: e se per fortuna a oggi questo rischio appare ancora lontano, grazie alle zone di protezione esistenti e il presidio delle associazioni su una raccolta fortemente legata al dono etico di forte matrice valoriale  (e dunque anonimo, gratuito e volontario), è comunque fondamentale che a livello politico si tenga conto del contesto internazionale oggi in continuo divenire, e proteggere i fattori etici e l’assoluta peculiarità del sistema sangue italiano a vocazione pubblica attraverso qualsiasi decisione futura.