Avis Milano e il corso “Una vita da donatore di sangue”. Quando la formazione professionale per medici e infermieri è organizzata dalle associazioni di donatori

Logo-Avis-Milano

Per capire quanto è importante è attivo l’associazionismo nel sistema trasfusionale, è sufficiente pensare alla formazione che le tre grandi associazioni di donatori italiane, Avis, Fidas e Fratres promuovono e organizzano ogni anno. Ma se di norma la formazione associativa è volta a inserire i giovani associati in percorsi dirigenziali e a prepararli a saper comprendere e confrontarsi con le problematiche del futuro, in alcuni casi le associazioni vanno oltre e organizzano anche importanti corsi di formazione per professionisti.

È il caso, per esempio, di Avis Milano, che in collaborazione con Avis regionale Lombardia e il patrocinio di AVIS Nazionale, organizza il corso ECM “Una vita da donatore di sangue”. Il corso avrà luogo presso l’Ente Mutuo Regionale della Confcommercio Milano, in Corso Venezia 47, potrà contare su moltissimi interventi ad elevato contenuto scientifico formativo e vanta un gran numero di relatori e moderatori di autorevolezza riconosciuta in ambito internazionale. Tra loro, ci sarà anche il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola.

“Una vita da donatore di sangue” è un titolo molto evocativo, che ben riesce a fotografare l’ampiezza di tematiche che i professionisti, e infatti il programma prevede la presentazione delle “ricerche sui donatori effettuate da Avis Milano negli ultimi 10 anni e in particolare la capacità di migliorare lo stile di vita  e di intercettare patologie non ancora clinicamente manifeste in diversi settori (Ematologia, Cardiovascolare, Pneumatologia, Nutrizionale, Dermatologia, Oncologia, Reumatologia, Ginecologia)”.

Donare come esperienza costruttiva, arricchente e rigenerante sul piano psichico per il donatore, così come decisiva per la salute e la vita del paziente insomma: un’ottima chance di approfondire la propria formazione per medici, biologi, infermieri, TLBS (tecnici sanitari di laboratorio biomedico), che partecipando al corso potranno acquisire ben 7 crediti formativi.

Il corso organizzato da Avis Milano è infatti un corso ECM, acronimo di Educazione Continua in Medicina, categoria che il sistema sanitario nazionale ha introdotto per far sì che i propri dipendenti siano aggiornati con una formazione continua. Questo tipo di formazione è obbligatoria per legge e viene prescritta nei doveri professionali del codice deontologico, e le motivazioni sono chiare: è evidente infatti la necessità di aggiornarsi per offrire un’assistenza votata ai valori di sicurezza e qualità, giacché acquisire nuove competenze è la condizione necessaria per erogare un servizio sempre più completo per il paziente.

La lista completa per conoscere i relatori e i moderatori del corso si trova a questo indirizzo web, https://www.avis.it/wp-content/uploads/2019/10/16_Allegato_brochure_Relatori-ECM.pdf, e la sua ampiezza dimostra quanto sforzo di approfondimento è possibile generare nella cultura del dono, e quanto sia importante l’alta partecipazione a eventi di questa portata.

 

La carenza di medici trasfusionali sottolineata dal Cns è una minaccia per i pazienti, e va prontamente affrontata

Carenza-medici-600px

Quando facciamo riferimento alla necessaria collaborazione – per il funzionamento ottimale del sistema trasfusionale – tra le tre “gambe” che lo compongono, ovvero associazioni di donatori, istituzioni sanitarie e personale medico, intendiamo riferirci alla necessaria armonia tra compiti e ruoli di ciascun attore nel proprio ambito di riferimento.

Solo così, attraverso il lavoro comune e la condivisione dei programmi e delle visioni programmatiche sarà possibile, nel medio e nel lungo periodo, continuare ad assicurare quegli alti livelli di cura, di assistenza e di sicurezza ai naturali destinatari di tutti i risultati e gli sforzi, ovvero i pazienti.

Osservando da vicino il sistema trasfusionale giorno dopo giorno, ci sembra che tale comunione d’intenti tra stakeholder esista eccome, ed è per questo che il buon funzionamento del sistema non dovrebbe essere messo a rischio da questioni strutturali. Preoccupa non poco, in questo senso, il dato emerso nei giorni scorsi dal Centro nazionale sangue, che in un report dettagliato e molto puntuale ha fatto il punto sulla delicata questione della carenza medici nei servizi trasfusionali.

Cosa emerge dal recente censimento occupazionale? Che per ottenere il massimo grado di efficienza a oggi manca nei reparti dei servizi trasfusionali circa il 30% del personale medico. Un numero importante, che corrisponde a 470 unità. Una situazione che riguarda tutte le regioni italiane, come possiamo vedere in figura 1.

CNS Comunicato Carenza Medici pdf

Fig. 1

Ma entriamo ancora più in dettaglio:

“Secondo il censimento, al 10 luglio 2019 la dotazione complessiva di medici in servizio presso i circa 270 Servizi trasfusionali italiani, espressa in numero Full Time Equivalent (FTE o equivalente a tempo pieno), risulta di 1.588 unità, in calo dell’8% rispetto allo scorso dicembre, con un trend in discesa che non varia dal 2015. La carenza di 470 medici nell’organico attuale, sottolinea il Cns, nel prossimo triennio è destinata ad aggravarsi ulteriormente a causa del turnover”.

Trend in calo progressivo già dal 2015 e previsioni negative sul prossimo triennio dunque, una situazione che si deve assolutamente risolvere nelle sedi opportune, e con politiche adeguate, affinché lo sforzo delle associazioni già alle prese con criticità non semplici, quali ricambio generazionale dei donatori e raccolta dei livelli necessari di sangue e plasma per plasmaderivati, non siano in parte vanificati.

Il giusto allarme del Centro nazionale sangue si è manifestato attraverso le parole del direttore Giancarlo Liumbruno, che ha anche delineato possibili soluzioni, che non sono immediate. Ovviamente, infatti, il personale dei servizi trasfusionali deve essere formato – svolge infatti un ruolo delicatissimo per i pazienti nei percorsi di assistenza, nel trattamento delle emopatie, e nel supporto alla chirurgia di media e alta specialità e ai trapianti di organi – e ciò che servirebbe è rafforzare energicamente i posti a disposizione nelle scuole di Specializzazione in Ematologia e in Patologia Clinica e Biochimica Clinica. Formare specialisti, insomma. In altre parole investimenti, area su cui ci auguriamo che con una compagine governativa più sensibile su scuola e sanità pubbliche si possa prontamente intervenire senza che vi siano in futuro riduzioni della spesa pubblica destinate a intaccare i servizi fondamentali.

Quanto sia importante per i pazienti un sistema trasfusionale sempre più efficiente è perfino inutile ricordarlo, ma è bene sottolineare che a oggi la rete trasfusionale italiana produce di oltre 7.000.000 di unità di emocomponenti all’anno, e riesce a soddisfare il fabbisogno di sangue ed emocomponenti per la terapia trasfusionale a circa 650.000 pazienti. Inoltre, gli 840.000 litri di plasma raccolti servono, come sappiamo bene, alla produzione dei principali medicinali plasmaderivati: albumina, immunoglobuline, antitrombina e fattori della coagulazione sono sostanze necessarie per curare malattie gravi ed emofilia.

Risultati importanti quindi, in linea con i programmi di autosufficienza, che debbono poter crescere o quantomeno trovare stabilità. E non, al contrario, essere messi a rischio dalla mancata armonia tra necessità del sistema e forza lavoro adeguata a soddisfarle.