In Lombardia Avis a dialogo con i candidati alla presidenza regionale sui temi caldi del sistema trasfusionale: linee comuni in attesa dei fatti

blood_platelet_donations_vital_in_deployed_environment_dvids260518

La Lombardia è la regione capofila dell’unico raggruppamento regionale dei quattro operativi sul territorio nazionale, che non ha ancora stilato il proprio bando interregionale per il conto-lavoro sul frazionamento del plasma.

La situazione generale sui bandi della plasmalavorazione nel Paese ve l’abbiamo raccontata in seguito al convegno di Verona dello scorso 20 gennaio, che vide al centro del dibattito tutta l’Italia trasfusionale a dibattere sul Piano nazionale Plasma 2020, e ve la riproponiamo di seguito.

Dei quattro consorzi tra regioni, a oggi:

– il Consorzio NAIP (Capofila Veneto) ha affidato la plasma-lavorazione (90% prezzo e 10% qualità) all’azienda australiana Csl Behring, ma la situazione è ancora aperta in virtù di un ricorso dell’italiana Kedrion che resta in attesa del verdetto del Consiglio di Stato.

– il Consorzio Ripp (Capofila Emilia Romagna) ha da poco concluso l’assegnazione (30% prezzo e 70% qualità) a una società di imprese, circostanza che ha provocato anche qui dei ricorsi da parte delle aziende escluse.

– Il Consorzio Pla.net (Capofila Toscana) sta per concludere la scrittura del bando, che doveva essere consegnato entro il 30 gennaio 2018, ma che non ci risulta ancora pubblicato.

il Consorzio Accordo (Capofila Lombardia) è ancora indietro e sullo stato dei lavori non si hanno notizie precise.

Il ritardo del raggruppamento guidato dalla Lombardia non è certamente passato in osservato tra gli addetti ai lavori e i donatori, e una buona occasione per parlarne in un contesto “ufficiale”, è arrivata grazie all’evento organizzato da Avis Regionale Lombardia a Milano lo scorso 24 febbraio, nella sede del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) in via Corti 12.

All’incontro, dal titolo “La migliore politica è quella al servizio”, hanno presenziato i candidati alla presidenza della Regione Lombardia o alcuni loro rappresentanti.

In particolare erano presenti: Massimo Gatti per Sinistra per la Lombardia e Giorgio Gori della coalizione di centrosinistra; l’Assessore al Reddito di autonomia e Inclusione sociale e al Post Expo Francesca Brianza In rappresentanza di Attilio Fontana, candidato per il centrodestra; Simonetta Dassi per Liberi e Uguali, e Vincenzo Gulisano per il Movimento 5 Stelle.

Stefano Arduni, caporedattore centrale del magazine Vita, si è occupato di moderare il dibattito, e ha chiamato a rispondere i suoi ospiti su quattro quesiti a proposito degli scenari futuri del Sistema Trasfusionale e sugli impegni della Regione Lombardia: domande molto dense e precise su temi di interesse concreto, come l’autosufficienza sangue e il ruolo dei plasmaderivati, la revisione delle tariffe 2016, il bando per la plasma lavorazione e la riforma del terzo settore.

Ma che cosa hanno detto i rappresentanti dei diversi schieramenti, al momento di affrontare l’argomento sangue?

Dal comunicato Avis, ecco la sintesi dell’intervista collettiva di Arduni con le risposte dei candidati.

  1. La Lombardia ha raggiunto l’autosufficienza per quanto riguarda la raccolta del sangue, ma non per quella dei plasmaderivati. Non solo: i numeri che davamo prima dimostrano la funzione nazionale del sistema lombardo. È quindi indispensabile che sia individuato un tavolo di confronto fra i vari attori in grado di governare il sistema in modo da incentivare a favorire la donazione. Questo luogo esiste e si chiama SRC, struttura regionale di coordinamento. Ma di fatto è stata attivato una tantum proprio in questi giorni di campagna. Lei si sente di prendere l’impegno a fare della SRC, così come previsto dall’accordo del 13/10/2001, il luogo operativo di confronto costante dotato degli strumenti necessari sul modello del comitato direttivo del Centro nazionale sangue?

– Sulla SRC tutti concordano nel dare un nuovo assetto organizzativo e la necessità di costanza di interlocuzione con Avis.

  1. C’è un problema di risorse. La rimodulazione delle tariffe del 2016, di fatto ha drenato al sistema di Avis Lombardia 2 milioni di euro, privilegiando di fatto l’attività divulgativa rispetto a quella della pura raccolta. Con un evidente rischio di effetto boomerang a scapito dell’obiettivo finale: garantire al maggior numero di persone possibili l’accesso alle terapie salvavita. Lei si sente di prendere l’impegno di rivedere/rimodulare le tariffe a favore delle attività di raccolta del sangue?

–  Condividono l’opportunità di revisione delle tariffe di rimborso e si dichiarano disponibili ad affiancare Avis in questo percorso.

  1. In base al Piano Sangue e Plasma Nazionale 2016‐2020 la Lombardia, capofila del gruppo interregionale composto da Piemonte e Sardegna, dovrà a breve promuovere un bando per l’avvio all’Industria delle donazioni di plasma in conto lavorazione. Si sente di prendere l’impegno pubblico che ‐ essendo il plasma umano un bene etico, sanitario ed economico pubblico, di proprietà delle Regioni ‐ non sia commerciabile e non possa essere fonte di lucro, riconoscendo all’Associazione il ruolo di garante sul corretto utilizzo del dono nei confronti di coloro che lo hanno messo a disposizione gratuitamente?

– Tutti concordano sul mantenimento dell’attuale impostazione che vede il plasma, anche quello destinato alla produzione di medicinali plasmaderivati, all’interno di un sistema etico, gratuito e con il percorso del conto lavoro. Sono d’accordo nel coinvolgimento di Avis nel monitoraggio e nel coordinamento.

  1. La riforma del Terzo settore prevede la costituzione di un registro unico nazionale del Terzo settore. È importate che questa nuova modalità non pregiudichi la rappresentatività di enti di secondo livello come Avis. Questo proprio nell’ottica di avere un sistema di raccolta ordinato, responsabile ed ordinato. Come prossimo rappresentante della Lombardia si sente di prendere l’impegno, nelle sedi deputate, a sostenere Avis nell’interlocuzione col Governo centrale?

– Sottolineano l’importanza di attendere i Decreti amministrativi in corso di definizione a livello nazionale e l’importanza del coinvolgimento delle grandi reti associative come Avis.

 L’incontro si è concluso con soddisfazione di tutte le parti grazie alle soluzioni prospettate.

Questa indicazione finale degli esiti, con la soddisfazione reciproca delle parti in causa sulle soluzioni e le strategie condivise, sulla carta è molto rassicurante, a patto che teoria e pratica coincidano.

Essere d’accordo sul fatto che Avis sia coinvolta nel monitoraggio e nel coordinamento nell’attuale sistema di raccolta plasma è facile, ma già al convegno di Verona le istituzioni lombarde erano stranamente assenti, suscitando qualche perplessità da parte dei donatori associati (Avis è nata proprio in Lombardia), desiderosi di essere coinvolti nei processi di coordinamento e consulenza necessari alla creazione del bando. Proprio a Verona, Avis Lombardia lamentò uno scarsa interazione: “non abbiamo visto il bando e non siamo stati coinvolti, ma in linea con i principi etici, vorremmo che ci fossero in portafoglio il maggior numero di prodotti plasmaderivati”.

Le associazioni di donatori sono tra gli artefici principali, reali, del lavoro di raccolta quotidiano che si svolge sul territorio, e specie per quanto riguarda la partecipazione dei volontari associati ai processi di creazione dei bandi per la plasmalavorazione, è già capitato in passato che vi siano state delle lamentele, come è accaduto per il raggruppamento regionale con il Veneto a far da capofila: in fase di creazione del bando Naip ai proclami di coinvolgimento dei donatori (e della comunità emofilica) non seguì alcuna corrispondenza fattuale.

È chiaro, invece, che ascoltare la voce dei donatori associati nei processi che riguarda la raccolta e il frazionamento del plasma, è da considerarsi decisivo, come è successo, almeno secondo gli stessi donatori, nelle fasi di creazione dei bandi nei raggruppamenti guidati da Emilia Romagna e Toscana, risolti con un più giusto rapporto qualità-prezzo rispetto al caso Veneto e con la valorizzazione del pittogramma etico.

Le associazioni fungono da garanzia per i donatori, controbilanciano le istanze economicistiche, e possono accedere a un colloquio più immediato e diretto con le istituzioni, affinché siano rispettati gli interessi e le esigenze di ciascun attore impegnato nella filiera sangue, da chi svolge il proprio lavoro nei centri trasfusionali fino agli utilizzatori finali dei farmaci.

Ciò che conta, quindi, è che le visioni comuni, gli intenti programmatici collettivi e i propositi di collaborazione, non si limitino a restare formule da campagna elettorale, e che il ritardo sulla scrittura del bando possa almeno servire all’apertura di un tavolo di consultazioni ad ampio raggio tra tutti gli attori di sistema.

Quando? Presto, prestissimo, subito dopo le elezioni. Per il bene del sistema trasfusionale lombardo e per quello nazionale.