Il plasma iperimmune secondo “Le Iene”, e la disinformazione regna

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Da quando l’informazione è diventata infoteinement, ovvero un tecnica di parlare ai telespettatori secondo un concetto ben preciso di marketing, che consiste sostanzialmente nel vendere contenuti al proprio pubblico di riferimento in base alle proprie esigenze di audience o per influenzare l’opinione pubblica, ciò che è scomparso dai nostri media non sono i fatti, che accadono a prescindere da come vengono rappresentati, ma il racconto degli stessi da un punto di vista oggettivo, nitido, scevro da secondi fini, che offra al pubblico un quadro plausibile e quanto più possibile vicino al reale su temi di interesse pubblico.

Il servizio andato in onda il 26 maggio durante la trasmissione di Italia 1, “Le Iene”, dal titolo “Plasma contro Covid-19: sta diventando un business?” sulla relazione tra plasma iperimmune e industria di plasmalavorazione, è un esempio perfetto di questa totale assenza di obiettività, di rifiuto volontario nell’offrire una rappresentazione esaustiva e complessa di fatti complessi, che richiederebbero un approccio razionale ed estremamente serio,  in luogo di un qualunquismo crasso diretto a smuovere tra imprecisioni e omissioni le pulsioni più emotive di un pubblico già predisposto all’indignazione.

La tesi grossolanamente avanzata da “Le Iene” è che, dopo i primi successi della sperimentazione sul plasma iperimmune a Pavia e Mantova, con circa 80 pazienti guariti grazie al grande lavoro delle equipe guidate dai dottori De Donno, Perotti e Franchini, su questa terapia si sia fiondata l’industria farmaceutica, allo scopo di trasformare questa importante scoperta in un business milionario da arraffare alle spalle dei cittadini. Eppure, chiunque abbia seguito le vicende su DonatoriH24, o anche su altri media o spazi mainstream meno votati alla manipolazione della realtà rispetto a “Le Iene”, sa che la verità delle cose è molto diversa.

L’intero servizio, che rilancia compulsivamente slogan come “Il plasma Un prodotto a basso costo che le case farmaceutiche vogliono accaparrarsi”, non tiene infatti conto, abbastanza incredibilmente, dell’informazione più importante che riguarda il sistema trasfusionale italiano nel ramo dei plasmaderivati, ovvero che la lavorazione della materia biologica da cui si realizzano i farmaci salvavita avviene in conto terzi: in altre parole, il plasma offerto dai donatori grazie alle associazioni e i centri trasfusionali che lo raccolgono su tutto il territorio – e che dunque è un bene pubblico – viene semplicemente consegnato alle industrie per la plasmalavorazione. Successivamente, i farmaci ottenuti vengono inviati alle aziende ospedaliere, e l’unica cosa che lo Stato paga è il servizio, il know-how per la lavorazione, che nessun altro potrebbe fare poiché non esiste un’azienda pubblica o statale che possa produrre i farmaci salvavita.

Ricapitolando, la materia biologica e i prodotti finali, i farmaci, sono pubblici. La lavorazione e il know-how industriale sono invece retribuiti a un prezzo convenzionato, stabilito attraverso bandi e gare pubbliche che riguardano le principali multinazionali farmaceutiche, tutte ormai da molti anni operanti in Italia in un regime di libera concorrenza. Deludenti e imbarazzanti, in tal senso, anche le dichiarazioni del dottor Giuseppe Ippolito, membro del comitato etico per il Covid-19 e direttore dell’ospedale romano Spallanzani, secondo cui il sangue in Italia verrebbe, citiamo testualmente “venduto e comprato più volte dallo stato”. Una pura invenzione.

Su Buonsangue, per altro, siamo stati sempre molto attivi sul tema del plasma, come dimostrano i molti resoconti sul campo e i continui riferimenti all’assoluta eticità del sistema trasfusionale italiano garantita proprio dal meccanismo del conto terzi. Sembra incredibile, in un servizio che parla della filiera del plasma, omettere questa informazione che renderebbe sterile la denuncia.

Eppure, omissioni e manipolazioni vanno oltre il tema centrale del plasma che in Italia è e resta sempre pubblico.

Anche rispetto alla trattazione dell’attualità, ovvero sul plasma iperimmune, la quantità di imprecisioni e distorsioni è stata oltre il livello di guardia. Il livestreaming di Donatorih24, più volte citato con parole e immagini, è stato rappresentato come un complotto premeditato a favore delle case farmaceutiche, quando si è trattato semplicemente di un servizio informativo con esperti, medici e scienziati interessati sulla terapia dal più alto potenziale nella battaglia al Coronavirus.

Anzi. Il dottor Menichetti, il principal investigator del progetto Tsunami assieme all’ equipe dell’ospedale San Matteo di Pavia, durante l’incontro in diretta (rivedibile in fondo) è stato molto cauto sull’effettiva possibilità che la sperimentazione nazionale dia le conferme necessarie a far diventare il plasma iperimmune qualcosa di diverso da una terapia ponte puramente emergenziale. Le criticità da risolvere, infatti, sono ancora molte: 80 pazienti guariti pur senza effetti collaterali sono ancora pochi, esiste il rischio che non sia semplice nel medio periodo raccogliere plasma che abbia le necessarie quantità di anticorpi, e addirittura potrebbe arrivare la tanto ambita immunità di gregge che ridurrebbe la necessità di una fase farmacologica più avanzata: insomma, con il tempo le banche del plasma iperimmune congelato, da usare solo come terapia d’emergenza per pazienti ospedalizzati (e non come farmaco o fattore di prevenzione), potrebbero anche restare l’unica fase evolutiva della ricerca.

Piuttosto discutibile a, nostro parere, anche l’ottica con cui il servizio delle Iene ha descritto il coinvolgimento di Kedrion Biopharma, che, lo ricordiamo, è l’unica multinazionale italiana in possesso del know-how e della strumentazione tecnica adeguata per l’inattivazione del plasma e per le fasi della plasmalavorazione. Sembra dunque pretestuoso stravolgere l’immediata reazione dell’azienda toscana all’epidemia e alla crisi sanitaria, con il conseguente invio gratuito dei macchinari alle strutture sanitarie interessate alla sperimentazione sul plasma, e narrare l’intervento di Kedrion Biopharma come un gesto utilitarista.

Così, come è del tutto pretestuoso e irrazionale pensare che in un momento concitato, d’emergenza, di crisi,  in cui la velocità d’azione nella fase due della ricerca è il fattore principale per dei passi in avanti nell’interesse della salute pubblica, il ministero della Salute possa bandire gare pubbliche che richiederebbero mesi per coinvolgere multinazionali americane, australiane o giapponesi, anziché lavorare fianco a fianco con l’unica azienda italiana in grado di fornire il necessario supporto farmaceutico e tecnologico agli scienziati.

Piuttosto desolante, infine, chiudere il servizio con la solita tecnica, perniciosa, dell’esibizione televisiva della sofferenza, annunciata al grido di “Cosa penserebbero i donatori italiani se un’industria volesse trasformare il plasma iperimmune che può salvare tante vite umane in un business?”

Domanda retorica, dalla premessa del tutto faziosa, che contiene già dentro di sé una risposta automatica e falsa. Ma poco male. È sufficiente sapere bene cosa si sta guardando e lo spettatore può uscire indenne: basta considerare “Le Iene” per quello che sono: un varietà della prima serata che fa dell’informazione oggetto di spettacolo, con la finalità di divertire e intrattenere e disinformare il pubblico attraverso un marketing aggressivo rivolto alla pancia degli spettatori, e che cavalca alcune tendenze maggioritarie dell’opinione pubblica, ovvero l’indignazione facile e il qualunquismo. Qualcosa da cui, se l’obiettivo è l’informazione, è meglio tenersi alla larga.

La conferenza sul plasma trasmessa su DonatoriH24

L’epidemia non ferma la formazione, nel 2020 in programma la sesta edizione della Scuola di formazione Avis – Fondazione Campus

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L’emergenza pandemica in corso per fortuna non interrompe la programmazione di attività importantissime per tutto il terzo settore come la formazione, e così, in questi giorni, Avis e Fondazione Campus di Lucca hanno potuto annunciare l’arrivo del bando 2020 del corso di formazione sinergico giunto ormai alla sua sesta edizione.

Lo scopo del corso di formazione Avis – Fondazione Campus, è infatti la formazione di una classe dirigente per il terzo settore in grado di farsi trovare pronta all’indagine del contemporaneo e allo studio, intuizione, adattamento agli scenari futuri. Il mondo, nella nostra era estremamente accelerata e soggetta a cambiamenti repentini in virtù di globalizzazione e continuo evoluzione tecnologica, può vivere anche crisi ed emergenze, ed ecco perché una classe dirigente altamente formata non può che essere una risorsa.

Negli anni scorsi, su Buonsangue, abbiamo sempre seguito i lavori da vicino, raccontando le emozioni e le sensazioni dei partecipanti, e i propositi di organizzatori e docenti: ed è bello dunque constatare che anche nel 2020, secondo criteri compatibili con l’evolversi della situazione Coronavirus, una selezione di giovani avrà la possibilità di approfittare di questa grande occasione di crescita, che anche per quest’anno può svolgersi grazie alla collaborazione di Kedrion Biopharma e con il patrocinio del Dipartimento di Scienze giuridiche “Cesare Beccaria” dell’Università degli Studi di Milano. Come nelle altre edizioni l’obiettivo specifico del corso sarà di “accrescere il grado di consapevolezza dei partecipanti rispetto ai temi della gestione manageriale di strutture non profit, delle relazioni pubbliche e istituzionali, delle questioni etiche legate al mondo AVIS e dei modelli di Sistema Sangue in Europa.

Eco dunque, in dettaglio, i moduli dell’edizione 2020:

Etica, politica, mercato

Il modulo si propone di analizzare il rapporto tra etica, politica e mercato, affrontando interrogativi quali: esistono limiti morali al mercato? Come si può dare attuazione a tali vincoli? È possibile, ed è necessaria, una etica pubblica? Quali sono i rapporti con la politica? Come si connettono queste domande all’attività di AVIS e alla donazione del sangue in generale?

Organizzazione e gestione del non profit

Il modulo punta ad approfondire le modalità di una corretta organizzazione e gestione di enti e organizzazioni non-profit. Saranno discusse questioni quali: come realizzare modelli organizzativi efficienti? Come bilanciare esigenze organizzative, strumenti di management, spinta volontaristica e aspirazioni individuali? Quale atteggiamento manageriale, tra i molti possibili, dovrebbe caratterizzare le realtà non-profit in generale e AVIS in particolare?

Relazioni pubbliche e comunicazione nel non profit

Il modulo intende offrire un quadro generale circa i meccanismi comunicativi e il quadro istituzionale in relazione ai quali si inseriscono le attività economiche e di volontariato, con particolare riferimento a quelle di AVIS. Esempi di temi oggetto del modulo sono: quali sono le funzioni delle relazioni pubbliche? Come si realizzano le azioni di lobbying nelle democrazie rappresentative? Come si comunicano le attività svolte dalle associazioni? Quale ruolo politico, economico e sociale per le associazioni dei donatori del sangue?

Per chi avesse voglia di iscriversi e partecipare, ecco il link al sito di Avis in cui trovare il bando completo esauriente in tutte le informazioni necessarie.

https://www.avis.it/wp-content/uploads/2020/04/Bando-Scuola-AVIS-2020.pdf

Il caso della sentenza del Tar Veneto sul frazionamento del plasma trattato da “Dono & Vita”, periodico di Avis Veneto

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Finalmente dal Veneto, e da un periodico di una certa rilevanza nel panorama informativo sul sistema sangue nazionale come Dono & Vita (periodico di Avis regionale Veneto), arriva un approfondimento su un tema che avrebbe dovuto essere centrale nel dibattito pubblico e che invece è passato, per le prime tre settimane, solo su Buonsangue.

Ci riferiamo, naturalmente, alla sentenza del Tar del Veneto che lo scorso 23 agosto ha annullato il contratto tra raggruppamento regionale NAIP (Veneto regione capofila con Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Valle d’Aosta e Province autonome di Trento e Bolzano) e la multinazionale Csl Behring, per i servizi di raccolta, frazionamento del plasma e produzione di plasmaderivati, riammettendo l’italiana Kedrion.

Il pezzo su Dono & Vita è firmato dal direttore responsabile del periodico Beppe Castellano, 58 anni, emofilico A, da sempre in prima linea per motivi professionali nel mondo dell’associazionismo e dell’emofilia, dei donatori di sangue e del plasma, come ex presidente della LAGEV (Libera Associazione Genitori ed Emofilici Veneti).

Ecco il link del pezzo in versione integrale https://www.donoevita.it/2017/09/11/la-battaglia-del-plasma-gare-ricorsi-accordi-libero-mercato/: a nostro parere i passaggi fondamentali illustrati da Castellano sono due.

  1. L’importanza di ricordare il carattere pubblico della vicenda:

“Il NAIP con capofila il Veneto è una delle quattro aggregazioni di Regioni che, sulla base di gare pubbliche, dovranno assicurare l’autosufficienza nazionale di plasmaderivati che, lo ricordiamo, in Italia sono di “proprietà pubblica”. Materia prima (plasma), semilavorati e prodotti finali come albumina, immunoglobuline, fattori VIII e IX della coagulazione (per la cura dell’emofilia), fibrinogeno, antitrombina… ristorate le spese di trasformazione alle aziende farmaceutiche RESTANO di proprietà delle Regioni, quindi di tutti i cittadini”.

  1. E, sulla base di questa premessa, la necessità che siano compiute scelte future che perseguano il bene collettivo e non la ragione privata o commerciale:

“Da parte del volontariato del sangue la richiesta è una sola e sicuramente corale: tutto il plasma donato sia utilizzato, e al meglio, per produrre farmaci per gli ammalati e nulla vada sprecato o “venduto”.

Nel pezzo si legge poi che la sentenza del Tar sarà quasi certamente appellata al consiglio di Stato da Csl Behring. Non ci sono ancora notizie ufficiali in merito, ma come abbiamo scritto in questo approfondimento del 31 agosto http://www.buonsangue.net/news/19-settembre-vertice-membri-del-naip-sentenza-del-tar/, in ballo c’è il normale svolgimento di un servizio che non può e non deve subire ulteriori rallentamenti.

Il 19 settembre ci sarà una riunione tra tutti i membri del NAIP.

Dopo questa data ci potrebbe essere un nuovo tassello su cui basare analisi e ragionamenti.

 

 

Ancora un frastornante silenzio sulla sentenza del Tar Veneto per la lavorazione del plasma: per ora si esprime solo Kedrion

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È ancora di grande attualità l’annullamento del contratto, decretato dal Tar Veneto, tra le regioni che compongono il raggruppamento NAIP e Csl Behring per la fornitura dei servizi di raccolta e lavorazione del plasma.

Il provvedimento riguarda i territori di Veneto (regione capofila), Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Valle d’Aosta e Province autonome di Trento e Bolzano, e sebbene continui il frastornante silenzio di media e istituzioni che va avanti dal 23 agosto 2017, giorno della sentenza che ha decretato l’immediata riammissione dell’impresa italiana Kedrion, la notizia resta di grande rilevanza.

Buonsangue è con grande sorpresa l’unica fonte su cui si può leggere della vicenda: l’ultimo aggiornamento, di qualche giorno fa, riguarda la riunione tra tutti i membri del NAIP che è prevista per il prossimo 19 settembre http://www.buonsangue.net/news/19-settembre-vertice-membri-del-naip-sentenza-del-tar/.

Dopo questa data, è presumibile che la comunità e i cittadini potranno almeno conoscere qualche nuovo capitolo: per esempio, se per dirimere definitivamente la questione sarà necessario attendere un ulteriore grado di giudizio, il Consiglio di Stato, o se invece Kedrion potrà occuparsi definitivamente di ripristinare un servizio così importante per la produzione di farmaci plasmaderivati.

Restiamo dunque in attesa di notizie su un caso che probabilmente non sarebbe mai dovuto scoppiare. Un caso che ha comportato, fino a oggi, solo disguidi e rallentamenti, dopo che l’accordo era stato annunciato come un passo rivoluzionario dal punto di vista della libera concorrenza e del risparmio di soldi pubblici. Fa specie, infatti, che il motivo dell’annullamento dell’accordo riguardi il mancato rispetto del vincolo di territorialità indicato dal Decreto Ministeriale del 5 dicembre 2014, ovvero un criterio oggettivo.

Su Buonsangue, come annunciato, abbiamo provato in questi giorni concitati a contattare i principali attori coinvolti nella vicenda, ma senza troppa fortuna. Tra le ferie del periodo estivo che aleggiano ancora e una certa (e in alcuni casi comprensibile) tendenza a essere molto cauti nell’esporsi, quasi nessuno ha voluto esprimere una posizione ufficiale. Per essere precisi, soltanto l’italiana Kedrion, beneficiaria della sentenza, ci ha inviato un commento che siamo lieti di pubblicare. Eccolo qui:

SENTENZA DEL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DEL VENETO: LA POSIZIONE DI KEDRION BIOPHARMA

Castelvecchio Pascoli, 29 Agosto 2017.

Kedrion Biopharma ha sempre sostenuto l’apertura del mercato alla concorrenza ed ha quindi accolto con favore l’avvio delle gare per la raccolta e la lavorazione del plasma. Tuttavia l’azienda ha riscontrato nell’espletamento della prima gara coordinata dalla Regione Veneto alcune anomalie che ha ritenuto di dovere segnalare alle autorità competenti in quanto non venivano appunto completamente rispettati i principi del libero mercato e della concorrenza. La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto ha recepito gran parte dei rilievi mossi da Kedrion e questo, se da un lato può essere considerato motivo di legittima soddisfazione, può anche essere fonte di altrettanto legittime preoccupazioni. Non va dimenticato infatti che il risultato ultimo e più importante di queste gare deve essere di garantire ai pazienti la fornitura di farmaci salvavita, quali sono i derivati del plasma. Si tratta di un flusso virtuoso (donazione – raccolta del sangue – conferimento alle aziende per la lavorazione – restituzione alle istituzioni regionali dei farmaci – distribuzione dei farmaci ai pazienti) che non può conoscere soste o interruzioni di sorta.

Per questi motivi, al fine di dare puntuale esecuzione al dispositivo della sentenza in oggetto, Kedrion ha richiesto alla Regione Veneto di sottoscrivere tempestivamente il contratto per consentire all’azienda di avviare sin da subito il servizio relativo al ritiro, trasferimento nello stabilimento di lavorazione e trasformazione del plasma prodotto dalle strutture trasfusionali regionali afferenti al NAIP.

Infatti Kedrion, nonostante si renda necessaria una riprogrammazione dell’attività produttiva, conferma la propria capacità e disponibilità ad avviare immediatamente le attività di cui sopra per consentire ai pazienti di ricevere le cure di cui hanno bisogno.

Questa è dunque la posizione di Kedrion.

In attesa di aggiornamenti, Buonsangue resta a disposizione di chiunque altro, tra gli attori coinvolti nella vicenda più o meno direttamente, voglia replicare o esprimere le proprie considerazioni.

 

 

 

 

Il Tar, i dati sul plasma che non arrivano, le raccolte speciali. Che succede nel Sistema sangue

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Siamo a settembre, dopo un’estate contraddistinta da carenze e notizie di attualità di grande interesse, come le ultime vicende del raggruppamento regionale NAIP alle prese con una sentenza del Tar che ha cambiato completamente gli scenari per quel che riguarda la raccolta e la lavorazione del plasma http://www.buonsangue.net/news/plasma-tar-boccia-csl-behring-riammette-kedrion/.

Ma intanto si procede verso il grande rientro dalle vacanze. Per il sistema sangue e la raccolta standard di unità l’inizio di settembre potrebbe coincidere con un progressivo incremento delle donazioni, e con un controllo maggiore delle carenze e delle necessità che ancora, nelle ultime ore, sono presenti e diffuse sul territorio.

Affin ché questo incremento avvenga realmente però, è necessario che tutte gli attori del sistema lavorino al meglio verso la direzione comune dell’autosufficienza ematica, la cui importanza è stata ribadita diverse volte nelle ultime settimane, sia nel caso dell’attentato a Barcellona http://www.buonsangue.net/news/lautosufficienza-ematica-caso-barcellona-carenze-estive/, sia nel caso del recentissimo terremoto a Ischia (anche i terremoti rientrano a tutti gli effetti nella casistica delle maxi-emergenze http://www.buonsangue.net/eventi/dai-terremoti-agli-attentati-terroristici-in-francia-come-si-gestisce-una-maxi-emergenza/), evento per il quale, come leggiamo dal comunicato stampa pubblicato sul sito del Centro Nazionale Sangue, fortunatamente non è scattata alcuna necessità particolare http://www.centronazionalesangue.it/notizie/comunicato-stampa-025.

Sul sito del Centro Nazionale Sangue, tuttavia, ci auguriamo di leggere presto anche i dati relativi alla raccolta plasma degli ultimi mesi, attualmente fermi ad aprile, cioè a ormai quattro mesi fa, http://www.centronazionalesangue.it/pagine/dati-monitoraggio-plasma.

Si tratta di dati dall’assoluto rilievo pubblico, giacché, come sappiamo, proprio frazionando il plasma sul territorio nazionale si producono i farmaci plasmaderivati necessari per la cura di moltissime patologie gravi come l’emofilia. Ci auguriamo inoltre di poter avere presto a disposizione la versione definitiva del portale informativo Plasma Italia, annunciato per i primi di agosto e non ancora licenziato nella sua piena operatività.

Ogni strumento informativo, ogni ulteriore supporto, è infatti assai utile per accrescere la cultura del dono in giorni ancora difficili come questi, in cui carenze e necessità impellenti non mancano.

In Basilicata, infatti, appello congiunto da parte di Avis e Fidas per far fronte a una carenza che perdura e aumentare le scorte ordinarie disponibili http://www.ondanews.it/emergenza-sangue-basilicata-laccorato-appello-ai-donatori-lucani-avis-fidas/.

Ad Avezzano, in Abruzzo, donazione speciale in autoemoteca questa domenica http://www.avezzanoinforma.it/notizia/2017-08-31/7925/sensibilizzare-alla-donazione-del-sangue-gli-appuntamenti-avis-di-inizio-settembre.html.

In Toscana, come si vede in figura 1, il Meteo del Sangue ci informa sulla situazione dei gruppi sanguigni: https://web2.e.toscana.it/crs/meteo/. Urgenze per il gruppo B+, 0+ e 0-, emergenza per i gruppi A+ e A-.

https web2.e.toscana.it crs meteo

In Veneto, oltre al caso del Tar, è importante poi ritornare su un caso di cronaca che su Buonsangue avevamo già trattato, ovvero il lavaggio del sangue attraverso la plasmaferesi per migliaia di adolescenti veneti alle prese con l’inquinamento da PFAS http://www.buonsangue.net/news/inquinamento-pfas-veneto-plasmaferesi/.

Sul Mattino di Padova leggiamo che i lavaggi continuano, con il giusto timore da parte delle moltissime famiglie coinvolte in apprensione per il futuro del proprio territorio e dei tantissimi giovani coinvolti.  http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2017/08/23/news/lavaggio-del-sangue-l-ansia-delle-famiglie-1.15764704.

Infine vi consigliamo di utilizzare i nostri social network nella loro accezione più utile e costruttiva, e consultarli per acquisire informazioni immediate sulle tantissime altre donazioni speciali in programma in tutta Italia: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, da questo week-end, sabato 2 del mese, e trovare eventi-dono in programma fino a metà settembre. Basta scorrere e trovare facilmente quelli più vicini a noi. Come si vede in foto, se ne trovano moltissimi in tutta Italia, a partire dal Lazio fino alla Sicilia o al nord Italia.

donazione sangue Ricerca di Facebook

La sentenza del Tar Veneto sulla lavorazione del plasma e gli scenari che verranno. Cosa può succedere adesso?

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Lo abbiamo annunciato qualche giorno fa in anteprima assoluta: il 23 agosto, il Tar del Veneto ha annullato l’accordo stretto tra la Regione Veneto e le altre 6 Regioni riunite nel raggruppamento regionale NAIP con l’azienda australiana Csl Behring, giacché quest’ultima – hanno sentenziato i giudici – non avrebbe avuto il diritto di partecipare alla procedura di affidamento dell’appalto riguardante la raccolta e il frazionamento del plasma.

Il Motivo?

Come si può leggere su Buonsangue http://www.buonsangue.net/news/plasma-tar-boccia-csl-behring-riammette-kedrion/ o direttamente nella sentenza ufficiale pubblicata sul web https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=SJC3KUQTYHRBSCBAI6V4FRSC3E&q, la ragione dell’annullamento è l’assenza, per la Csl Behring, di uno dei requisiti fondamentali per poter partecipare al bando di gara: ovvero il rispetto dei vincoli di territorialità previsti dal Decreto Ministeriale del 5 dicembre 2014.

Nella stringa risolutiva della sentenza infatti, si può leggere che “lo stabilimento di Schwalmstadt di proprietà della CSL Plasma GmbH, non è incluso nell’autorizzazione ministeriale ma è inserito nel progetto di gara. Per tale assorbente ragione – chiarisce il Tar del Veneto – la Csl Behring avrebbe dovuto essere esclusa dalla procedura di affidamento in esame”.

Cosa accadrà adesso?

Noi di Buonsangue, in queste ore, stiamo cercando di raccogliere le dichiarazioni ufficiali di tutte le parti in causa, allo scopo di poter prefigurare tutti gli scenari possibili.

Per mettere la parola fine a una vicenda che fa discutere ormai da molti mesi, potrebbe essere necessario l’intervento del Consiglio di Stato, ulteriore grado di giudizio. Ma intanto sarà difficile arginare le critiche che l’accordo tra NAIP e Csl Behring ha scatenato sin da subito, sia per le questioni “burocratiche” che hanno poi portato all’annullamento dell’accordo, sia per le numerose e pesanti obiezioni di molti addetti ai lavori a proposito dei termini tecnici dell’accordo stesso, per il 90% orientato sul prezzo e per il 10% sulla qualità del servizio, come avevamo già segnalato diversi mesi fa:

http://www.buonsangue.net/politiche/accordo-veneto-csl-behring-i-dubbi-sullefficacia-e-la-sottovalutazione-della-comunita-emofilica/

Ma se la battaglia giuridica dovesse andare avanti, quali sarebbero i costi sociali per chi dona il suo plasma e per chi ha bisogno dei farmaci plasmaderivati che si ottengono dal frazionamento? L’aver accettato nel bando di gara una ditta a cui mancava un requisito importante (e facilmente riscontrabile) come il vincolo di territorialità, si è già rivelato un errore dai costi sociali elevati: la speranza, dal punto di vista della comunità, è che non se ne commettano altri.  Il rientro operativo dell’italiana Kedrion probabilmente avrà bisogno dei suoi tempi tecnici affinché tutte le fasi della raccolta e della lavorazione avvengano a norma di regolamento, e ulteriori rallentamenti potrebbero incidere in modo rilevante sia sul piano della mera produttività, sia sul piano della raccolta del plasma, in vista di un possibile (probabile?) scoraggiamento da parte di tutti i donatori del Veneto e delle regioni interessate.

Altro punto di grande interesse dopo la sentenza, per tutte gli attori del sistema, è l’espletamento delle future gare per gli altri raggruppamenti regionali: non ripetere gli errori del passato dovrebbe essere l’imperativo per tutti i soggetti coinvolti.

Intervista a Vincenzo Saturni (presidente Avis Nazionale). “Il pittogramma un valore aggiunto importante da valorizzare sin dai bandi di gara sul plasma

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Erano molti i temi d’attualità sul sistema sangue che meritavano un ulteriore approfondimento dopo gli eventi di queste ultime settimane.

L’arrivo del pittogramma sui plasmaderivati prodotti in Toscana, il documentario Le business du sang che ha fatto parlare di sé in tutto il mondo, le recenti ricerche sul sangue artificiale salutate dai media di tutto il mondo con eccessivo ottimismo: di tutto questo, e naturalmente anche delle fasi cruciali nella filiera del plasma, abbiamo parlato con Vincenzo Saturni, presidente di Avis Nazionale, per conoscere le sue opinioni a largo raggio nella duplice veste di medico e di volontario.

Ecco, tema per tema, cosa ci ha detto.

 Dottor Saturni, parliamo della filiera del plasma. Quali sono le fasi cruciali?

La fonte originale di raccolta è duplice: da un lato c’è la scomposizione da sangue intero, processo da cui si ottengono gli emocomponenti tra cui il plasma, che deve avere delle caratteristiche previste dal decreto ministeriale anche in termini di congelamento, per evitare che sia interdetto l’effetto dei fattori labili. Oppure ci può essere la plasmaferesi, che è un processo leggermente più lungo. Dopodiché il percorso è uguale: avviene il congelamento e il mantenimento in specifiche frigoemoteche a temperature inferiori a meno 30 gradi, che consentono la conservazione fino a due anni. Dopodiché il plasma viene utilizzato direttamente sui pazienti bisognosi oppure viene inviato alle industrie per il frazionamento. Come sappiamo, in Italia esiste il metodo del conto-lavoro basato sulle convenzioni tra regioni e industrie: si firmano accordi sul plasma che deve essere consegnato per il frazionamento e sulle quantità di farmaci che poi devono ritornare alle regioni. Dal frazionamento industriale si ottengono i plasmaderivati, che sono: albumina (che è molto abbondante nel nostro plasma e offre una buona resa industriale), i fattori della coagulazione, le immunoglobuline aspecifiche polivalenti, e il complesso protrombinico, che è una miscela di fattori della coagulazione. L’obiettivo del frazionamento deve essere quello di valorizzare al meglio le quantità di plasma che vengono consegnate. Questo è il giro classico, ma esiste anche la possibilità di produrre anche immunoglobuline specifiche contro determinati virus (come epatite B e tetano), che avrebbero bisogno di un percorso produttivo un po’ più complicato, basato cioè sulla ricerca di pazienti che grazie a cure o vaccini effettuati possono avere nel loro plasma anticorpi specifici.

 

Cosa avviene nelle fasi intermedie, cioè congelamento e trasporto?

Il congelamento è a carico delle strutture trasfusionali, e avviene attraverso una procedura di convalida che serve ad assicurare che tutto venga fatto secondo criteri scientifici: occorre bloccare il prima possibile la degradazione delle proteine. Bisogna essere molto rapidi per salvaguardare i fattori labili della coagulazione, per cui tutto il processo deve essere eseguito con strumentazioni e apparecchiature specifiche. Ecco perché le strutture trasfusionali hanno l’onere di raccogliere e congelare il plasma. Se poi il plasma viene usato dai pazienti, anche lo scongelamento è effettuato dalle strutture trasfusionali. Se invece il plasma verrà passato all’industria, l’accordo prevede che siano direttamente le industrie a ritirarlo, in modo da poter controllare i flussi di approvvigionamento e lavorazione.

Cosa pensa del documentario di cui abbiamo molto parlato su Buonsangue, Le business du sang, e dei metodi di raccolta del plasma a pagamento in voga negli Stati Uniti?

Certe pratiche – se dimostrato che sono vere – fanno inorridire, perché laddove non c’è una consapevolezza del donatore e un’aderenza al dono che passa attraverso la gratuità del gesto, emerge l’aspetto della mercificazione finalizzata al profitto. Raccogliere più plasma, nel più breve tempo possibile, per il massimo risultato economico, è una pratica che va contro le idee dei volontari, dei trasfusionisti, e di tutto la cultura italiana del dono.

 Ma ci sono rischi concerti nella raccolta effettua in queste modalità? Vale la regola che il rischio 0 non esiste?

Bisogna specificare. Per il donatore, se pensiamo a soggetti che donano per bisogno, e che quindi possono essere in condizioni fisiche non ottimali, è chiaro che il dono così frequente non è una situazione consigliabile, perché anche nella donazione di plasma si disperdono piccole quantità di globuli rossi, e l’intensità del numero di prelievi può essere altamente stressante e debilitante. È altrettanto evidente che anche sul piano del prodotto raccolto, se pensiamo ancora a soggetti che donano in condizioni poco ottimali e debilitati, che non hanno stili di vita consoni alla donazione per come la concepiamo noi in Italia, è chiaro che potremo trovarci di fronte a un plasma non così ricco di proteine come sarebbe opportuno. Per quanto riguarda la sicurezza per il paziente che assume plasmaderivati, le aziende sostengono che tutti i test di laboratorio portano appunto a una percentuale di rischio vicina allo 0. Secondo noi naturalmente avere dei donatori responsabili, volontari, gratuiti e consapevoli riduce ancora il fattore di rischio, ma le aziende sanno di essere sotto osservazione e stanno molto attente. Va ribadito però che sfruttare qualcuno che è in difficoltà, da un punto di vista etico non è il massimo. Noi abbiamo ribadito queste posizioni davanti al parlamento europeo e speriamo che queste pratiche diminuiscano, anche se ne dubito.

Sempre richiamandoci all’attualità, cosa dobbiamo pensare sulle notizie recenti riguardo le ricerche sulla produzione di sangue artificiale?

Sul sangue artificiale ci sono stati moltissimi studi, che però non sono riusciti a ottenere un risultato ottimale. L’emivita delle sostanze chimiche è breve, nel lungo periodo finiscono per accumularsi nel fegato e in altri organi. Inoltre non possono aiutare i pazienti cronici. Di recente invece si parla della produzione di sangue da cellule staminali emopoietiche, e di stimolarle a produrre globuli rossi che abbiano certe caratteristiche orientate, per avere una disponibilità di sangue maggiore in situazioni di gruppi rari, o per superare problematiche dal punto di vista immunoematologico. Il problema per adesso è che le cellule staminali sono cose straordinarie, ma isolarle, differenziarle, e “addomesticarle” perché producano tutti gli emocomponenti che servono è difficile ed è molto costoso. A brevissimo raggio, non credo proprio che il sangue da staminali possa sostituire tutte le unità di sangue che servono. In Italia ogni giorno vengono trasfusi circa 1700 pazienti e più di 8600 emocomponenti. Speriamo che per i 100 anni di Avis si possa ottenere risultati sempre migliori.

Di recente la Regione Toscana ha formalizzato l’uso del pittogramma etico. Cosa pensano le associazioni in proposito?

Devo dire che il pittogramma è arrivato anche grazie a noi. Abbiamo scritto a tutti gli europarlamentari italiani, al nostro ministero, all’AIFA, dicendo che secondo noi bisognava andare verso il pittogramma, ovvero verso una certificazione dei farmaci prodotti da plasma italiano e da fonte etica. Siamo contenti, quindi, che poi si sia arrivati al bando per la creazione del segno grafico oggi apposto sui farmaci, un valore aggiunto in un sistema virtuoso come quello italiano. Siamo felici che la regione Toscana e la Kedrion, che attualmente fraziona il plasma per quel raggruppamento regionale, abbiano accolto il simbolo e le nostre sollecitazioni in modo formale. So che qualcuno è meno felice di noi, ma fa parte del gioco.

L’apposizione del pittogramma avrà quindi un peso anche nelle gare per il frazionamento dei raggruppamenti regionali che ancora stanno impostando i loro bandi?

Certamente dal nostro punto di vista il pittogramma deve essere sempre considerato un valore aggiunto. Valorizzare questo aspetto sin dal momento in cui si stipulano le convenzioni è importantissimo e ci teniamo, visto che è stata una nostra battaglia.

 

“Donare il sangue. Un appuntamento bellissimo”. Un spot di Avis Toscana per prevenire le emergenze

Poco più di un mese fa in Toscana, come in altre regioni italiane, si è verificata un’emergenza sangue (http://www.buonsangue.net/interviste/emergenza-sangue-in-toscana-e-nel-resto-ditalia-le-parole-di-carli-e-agnolucci/).

Qualche contrattempo, la necessità di rimandare qualche intervento chirurgico a causa della penuria, poi la pronta reazione di istituzioni, associazioni di donatori e donatori stessi.

In pochi giorni l’emergenza è rientrata, ma comunicare l’importanza del dono su tutto il territorio nazionale e in ogni periodo dell’anno, anche quando tutto sembra andare per il meglio, resta una priorità sistematica per il raggiungimento dell’autosufficienza ematica.

A tal fine, da qualche tempo, sulle reti televisive Italia7 e Canale7 va in onda un nuovo spot a favore del dono, che nasce dalla collaborazione tra Avis Toscana e Kedrion, l’azienda italiana che si occupa della produzione di emoderivati e plasmaderivati.

Lo spot, realizzato da Typimedia Communication, oltre a invogliare il pubblico al dono coglie e restituisce un aspetto fondamentale della donazione, ovvero il benessere psicologico, la gioia intima, che deriva dal compiere un gesto disinteressato per il prossimo. Moltissime le visualizzazioni sul web, ormai quasi 6000.