Il Veneto e i diritti dei lavoratori: sull’indennità ai donatori di sangue una grave mancanza

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A volte si leggono notizie che lasciano abbastanza interdetti. Negli incontri pubblici tutti gli attori politici chiamati in causa riconoscono l’importanza della donazione di sangue, e ognuno si dichiara pronto a fare la propria parte, sempre si fanno discorsi di principio su quanto il sangue sia importante in quanto bene della comunità, e poi? E poi si viene a scoprire che appena subentra la questione economica non si rispettano nemmeno le regole assodate e certificate.

È questo il caso dell’ente Veneto Agricoltura Avisp, ente strumentale della Regione Veneto, che come leggiamo su Vicenza Report non riconosce ai propri forestali donatori di sangue l’indennità per la giornata lavorativa, in contrasto a ciò che è stabilito dal decreto 18 novembre 2015, nel quale sono chiarite le “modalità di erogazione del contributo in caso di inidoneità alla donazione”. Il decreto si riallaccia alla legge n. 219 del 21 ottobre 2005, che regola la “nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale”, normativa che ha garantito la retribuzione anche ai lavoratori dipendenti giudicati inidonei alla donazione di sangue e di emocomponenti se iscritti regolarmente all’Inps, “limitatamente al tempo necessario all’accertamento della predetta inidoneità e alle relative procedure”.

Ecco allora la lettera scritta da Maria Teresa Turetta, sindacalista del CUB Veneto (Confederazione di base unitaria) e diretta ai vertici della giunta regionale, nel tentativo di ripristinare la gestione a norma di legge del problema.

Da mesi la Cub sta chiedendo a Veneto Agricoltura – Avisp il riconoscimento economico in busta paga della giornata di riposo in occasione della donazione del sangue degli operai forestali assunti a tempo determinato. Stiamo parlando di centinaia di lavoratori che fortunatamente si prestano ad una forma di solidarietà concreta che salva vite umane, ma che viene scoraggiata da Veneto Agricoltura in quanto le giornate del prelievo non sono riconosciute in busta paga.

Gli uffici preposti non rispondono in forma scritta, pur avendo noi inviato le circolari e le disposizioni pubblicate a questo riguardo dall”Inps. Un affronto inaccettabile, sia in termini di mancanza di rispetto dei lavoratori e di chi li rappresenta, che nei confronti di chi deve la vita a quel sangue donato. Una mancanza di sensibilità grave e inaccettabile al tempo stesso, soprattutto perché proviene da una delle maggiori istituzioni pubbliche del Veneto.

Chiediamo quindi un intervento diretto da parte della Regione Veneto nei confronti di Veneto Agricoltura – Avisp, al fine di riconoscere al più presto quanto dovuto, per la donazione del sangue, ai lavoratori operai forestali assunti a tempo determinato.

Maria Teresa Turetta – Cub Veneto

Fa specie che tali mancanze nei confronti di lavoratori che, come ricorda giustamente la Turetta, chiedono solo di esercitare un semplice diritto dopo aver compiuto un gesto di assoluta importanza per la comunità intera, vengano da un ente controllato da una giunta regionale della Lega, che ha come leader nazionale un politico donatore solito a ribadire di avere molto a cuore le vicende del sistema sangue e dei suoi interpreti. Sarebbe opportuno che Matteo Salvini intervenisse con i suoi dirigenti regionali in Veneto, affinché la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini non sia solo una bella favola da raccontare nelle occasioni di rappresentanza, per poi svanire nel nulla quando esistono dei problemi concreti. Anche perché la regione Veneto non è nuova a mostrarsi molto interessata alla questione economica a discapito della qualità dei servizi. Basti pensare a come è stata gestita la gara per il frazionamento industriale del plasma pubblico, questione che ha suscitato molte polemiche tra i donatori veneti in virtù dei criteri di aggiudicazione scelti dalla Regione: 10% qualità e 90% prezzo.

Ora a essere vessati dalle politiche della giunta veneta non è la qualità del servizio sulla plasma-lavorazione, ma sono i lavoratori donatori. Noi di Buonsangue speriamo che il caso dell’indennità mancata sia indirizzato a una pronta risoluzione con il ritorno alla legalità, a dispetto di una politica che a parole si dichiara vicina ai cittadini e che con i fatti è troppo spesso proiettata sull’opportunismo.