A Genova questa sera la Partita del Cuore: occasioni che non devono restare eventi unici per la cultura del dono

Homepage Partita del Cuore 2018 30 maggio Stadio Ferraris Genova

Avevamo parlato dell’ospedale Gaslini di Genova il 14 maggio scorso, quando per la prima volta dopo tanti anni era stato rimandato un intervento chirurgico complesso per mancanza di sangue, una situazione spiacevole che ha comunque provocato una bella reazione locale con donazioni speciali a Ventimiglia, nella stessa Genova, e a Sanremo: ne riparliamo oggi, in un’occasione diversa.

Proprio stasera infatti, allo stadio Luigi Ferraris di Genova, si giocherà la 27esima edizione della Partita del cuore, un evento di beneficenza ormai entrato nell’immaginario popolare degli italiani. E proprio all’ospedale Gaslini, che è uno degli ospedali pediatrici tra i più grandi e importanti d’Italia, e all’Airc (Associazione italiana per ricerca sul cancro), sarà devoluto l’incasso della serata, allo scopo di corroborare la ricerca in favore delle lotte contro i tumori.

Alla “sfida” di questa sera tra Nazionale Cantanti e Campioni del sorriso parteciperanno personaggi molto noti come Gianni Morandi, Paolo Belli, Enrico Ruggeri, Eros Ramazzotti, Neri Marcorè, Niccolò Fabi, Boosta, Lodo e Albi dello Stato Sociale, Ermal Meta e Renzo Rubino (schierati tra i cantanti), mentre gli ex campioni Francesco Totti, Antonio Cassano, Bruno Conti, Zvonimir Boban, Vincent Candela, Paolo Maldini e Javier Zanetti affiancheranno Luca Zingaretti, Max Biaggi, Pio e Amedeo, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Salvo Ficarra e tanti altri attori, comici e anchorman nella compagine mista. Presenti, tra gli altri, anche i calciatori in attività Andrea Bertolacci, Mattia Perin e Fabio Quagliarella (in rappresentanza rispettivamente di Genova e Sampdoria) e le “madrine” Penelope Cruz e Bebe Vio.

La Partita del cuore sarà trasmessa su RAI 1 a partire dalle 21.25, e per questa volta l’ampia la partecipazione a scopo benefico dei suddetti personaggi del mondo dello spettacolo trascenderà le semplici ragioni dell’intrattenimento per farsi cavallo di Troia verso messaggi di solidarietà di sicuro valore. L’importante, per noi di Buonsangue, è che tali eventi non restino avvisaglie isolate, ma sappiano trasformarsi in momenti topici di un unico e più ampio discorso culturale su ciò che significa donare (denaro, sangue o midollo), e su quanto il dono debba trasformarsi in un gesto semplice e consapevole percepito come normale per il bene della comunità.

In Italia manca ancora un discorso ampio e strutturato di comunicazione culturale sull’importanza della solidarietà e del dono, è assente una strategia comune. Ci sono moltissimi operatori che si impegnano molto ma isolatamente, e così eventi come la Partita del Cuore, ideale prima linea in una strategia complessiva in cui ogni attore della società (media, istituzioni, associazioni, esperti, politica) svolge il proprio ruolo, rischiano di disperdere il proprio potenziale.

Ma la Partita del cuore di stasera è significativa anche per un altro motivo: il compito “simbolico” di dare calcio d’inizio al match sarà affidato a Davide Borghero, 18 anni, di Verona, il più giovane donatore di midollo osseo del 2017 iscritto al Registro Nazionale Italiano dei Donatori di Midollo Osseo (Ibmdr), al quale il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il direttore dell’Ibmdr Nicoletta Sacchi consegneranno il premio “Fabrizio Frizzi”, riconoscimento intitolato al presentatore che in vita era stato donatore.

Il Centro nazionale sangue ha riportato sul proprio sito le dichiarazioni della direttrice Sacchi, che ha offerto alcuni numeri sulla donazione di midollo osseo nel 2017 e ha spiegato quali caratteristiche devono avere i donatori, una materia ancora troppo sconosciuta ai più e che noi abbiamo raccontato attraverso l’esperienza personale di Matteo Bagnoli, presidente di Avis Livorno:

“Nel 2017 ben 225 donatori italiani hanno donato il loro midollo osseo per salvare altrettanti pazienti (spesso bambini) – ha spiegato la Sacchi – “Questo numero è il massimo mai raggiunto in quasi 30 anni di attività del Registro Nazionale e l’80% di questi donatori è di giovane età. Per questo è importante che i ragazzi seguano l’esempio di Davide e diventino donatori, perché attraverso il loro prezioso gesto possono salvare una vita. Ci si può iscrivere al Registro non appena compiuti 18 anni e fino a 35 anni. La donazione, poi, può essere effettuata fino ai 55 anni, anche se di solito vengono selezionati donatori di giovane età per garantire una maggiore probabilità di successo del trapianto”. I donatori iscritti al Registro Italiano sono, oggi, 500mila, di cui 398mila ‘attivi’ ovvero under 55. Purtroppo, solo una persona su 100mila è compatibile con chi è in attesa di una nuova speranza di vita”.

 

Genova capitale del sistema trasfusionale: dal convegno SIMTI alla presentazione del libro “Sangue Infetto” di Michele De Lucia, l’attualità del sangue parla ligure

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Gianfranco Massaro, presidente Fiods, al 43esimo convegno SIMTI

È Genova in questi ultimi giorni la capitale italiana del sangue.

Dopo le assemblee generali di Avis e Fratres, svoltesi rispettivamente a Lecce (ecco qui i nostri report alla prima, alla seconda, e alla terza giornata) e Cinisi (Palermo), il testimone passa da sud a nord, con l’importante convegno genovese (dal 23 al 25 maggio al Centro Congressi del Porto Antico) organizzato dal Simti (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), evento clou a cui partecipano i più importanti operatori del sistema trasfusionale italiano, come Gianfranco Massaro (presidente Fiods), Aldo Ozino Caligaris (Presidente Fidas e coordinatore Civis) e Giancarlo Maria Liumbruno (presidente del Centro nazionale sangue).

Cosa aspettarsi da questi tre giorni genovesi?

Di certo l’approfondimento ampio e concreto di temi d’attualità importantissimi, peraltro già preannunciati e delineati da Pierluigi Berti in questa intervista ampia e molto approfondita rilasciata al portale donatorih24, occasione in cui il presidente SIMTI si è mostrato realistico e responsabile, richiamando in causa le difficoltà che sta attraversando il sistema trasfusionale italiano sul piano della raccolta sangue, sul rispetto dell’autosufficienza ematica, e non di meno sul piano della formazione del personale specializzato nella medicina trasfusionale, come richiede la direttiva Ue 1214/2016.

Il plasma, la comunicazione dei valori del dono, il ruolo delle associazioni, il PBM (Patient blood management) sono poi tutti argomenti di dibattito che da giovedì fino alla giornata di oggi hanno trovato posto nell’ampio programma di Genova (scaricabile qui).

Per capire il peso specifico della tre giorni genovese, basta leggere qualche passaggio del saluto che ha voluto dedicare a tutti i relatori Gianfranco Massaro (presidente Fiods), toccando con fermezza punti nodali del sistema come plasmalavorazione, valori alla base del dono e differenze tra regioni sul piano dell’efficienza, talvolta ancora troppo marcate. Ecco le parole di Massaro:

Gentili Signore e Signori, è per me oggi un immenso piacere portare il saluto e la voce della FIODS al 43° Convegno Nazionale della SIMTI. La FIODS è impegnata a diffondere e difendere i principi etici della donazione di sangue, norme e valori che sono la base del comportamento individuale. Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso lo sviluppo di iniziative informative, formative, culturali e di ricerca, che sono alla base della nostra mission (…)Il Sistema Sangue italiano ha assistito negli ultimi decenni a progressi inimmaginabili; nel tempo si sono infatti ridotti, fino a pressoché annullarsi, i rischi per la donazione e la trasfusione del sangue, quelli legati alla produzione e all’utilizzo dei farmaci plasmaderivati, e quelli legati alla insufficienza di emocomponenti per l’utilizzo ospedaliero. La raggiunta autosufficienza nella raccolta di sangue è un successo per ogni sistema sanitario che vi giunga; un successo che, è bene ricordarlo sempre, non va mai dato per scontato né acquisito per sempre. Allo stesso tempo, il nostro Paese non ha ancora raggiunto, come sappiamo, l’autosufficienza nella raccolta di plasma per la lavorazione industriale. Vanno segnalati, in questo senso, la troppo forte differenza regionale nella raccolta. Anche i raggruppamenti regionali per le gare di conto lavorazione possono essere un modo per trasferire buone pratiche nelle varie parti d’Italia, ed è per questo che nelle ultime gare abbiamo accolto con favore la preponderanza del criterio qualitativo, che include anche i servizi per il miglioramento del sistema. (…) Chiudo con due brevi considerazioni. La prima è che la FIODS si pone degli interrogativi, rispetto alle notizie circa la possibilità di una modifica normativa che permetta la lavorazione del plasma italiano in impianti situati in Paesi in cui la donazione del plasma è remunerata. La seconda è una nota sui progetti internazionali. Come FIODS sosteniamo ancora una volta l’importanza che non una goccia di plasma donato sia a rischio di spreco; è dunque necessario che tutti noi, parte del sistema sangue, facciamo ogni possibile sforzo per favorire, semplificare e moltiplicare i progetti di cooperazione internazionale, con lo scopo di avvicinare i nostri preziosi medicinali ai pazienti che, in tutto il mondo, li aspettano per aggiungere” tempo alla vita e vita al tempo”.

Grazie.

Ma Genova in questi giorni è stata la capitale italiana del sangue anche per un altro motivo, non meno importante: ieri giovedì 24 maggio, alla Feltrinelli di via Ceccardi, è andata in scena la presentazione del libro Sangue Infetto del giornalista Michele De Lucia edito da Mimesis, un’opera di grande respiro destinata a far parlare di sé.

De Lucia ha infatti ricostruito in un lavoro di circa 500 pagine ricco di spunti inediti e di ampia documentazione, gli scandali del sangue infetto che hanno contraddistinto il nostro paese nel dopoguerra, e lo ha fatto senza perdersi in giustizialismi o sensazionalismi, ma piuttosto procedendo per ampiezza documentativa e voglia di arrivare al maggior grado di verità possibile.

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In definitiva, il lavoro di documentazione di De Lucia è così ampio da abbracciare qualsiasi aspetto inerente alla risorsa sangue e a come è stata utilizzata in Italia e nel mondo da inizio secolo ai giorni nostri: nelle pagine di Sangue Infetto, per esempio, l’autore affronta il problema dell’emofilia in tutte le sue sfaccettature, dal punto di vista dell’evoluzione storica delle cure all’assenza di plasma che caratterizzava la situazione italiana a fine anni settanta; entra nel merito di come è cambiata la raccolta sangue nella storia mondiale e torna, caso per caso su tutte le disfunzioni del servizio sanitario nazionale e sugli scandali documentati dalla cronaca, dal plasma killer del 1967 al mercato nero a Napoli negli anni settanta.

E non è tutto. De Lucia racconta con ritmo e passione gli anni d’oro del plasma e del mercato degli emoderivati negli anni ottanta, fa il punto sulla vicenda AIDS in una sezione ampia e appassionata, per poi chiudere con una terza parte ricchissima d’informazioni sui tempi più recenti e sui casi che per molti italiani sono ancora causa di grande intensità emotiva. Si va dall’Italia di “Mani Pulite” ai casi arcinoti sulle tangenti dei farmaci che chiamarono in causa Poggiolini, la P2, il ministro della sanita Francesco De Lorenzo e ben 12 tra le aziende farmaceutiche tra le più grosse del paese, una deriva culminata nel famoso processo di Trento. Mostro sbattuto in prima pagina e servito alle molte vittime innocenti?

Scoprirlo è proprio ciò che il libro di De Lucia ieri presentato a Genova si propone di fare una volta per tutte, rilevando come alcune presunte “verità” spacciate all’epoca come incrollabili dai media, meritino di essere riviste con più attenzione ed equilibrio, sulla strada di una rilettura più corretta di quei fatti e di quegli anni. Obiettivo che condividiamo anche noi di Buonsangue: approfondendo la lettura del testo nei prossimi giorni, ci proporremo di testimoniare dopo una lettura di Sangue Infetto il più possibile completa e attenta, affinché persino i prodromi di situazioni del passato per fortuna oggi lontane, non si ripetano mai più.

 

A Genova un progetto innovativo per i donatori: al via a breve i lavori per la “Casa del donatore di sangue”, un luogo dove raccogliere sangue con qualità e sicurezza 7 giorni su 7

Viale delle Brigate Partigiane Google Maps

Un progetto innovativo, volto a favorire la raccolta sul territorio e migliorare i servizi per i donatori, fornendo un ambiente per il dono confortevole e ben organizzato: la “Casa del donatore di sangue”, la prima in assoluto in Italia, sta per nascere in Liguria. Dove? A Genova, nella palazzina ex Q8 della Foce, non lontano da Corso Torino e a ridosso della Fiera.

Il progetto è stato voluto fortemente dalle associazioni di donatori Avis e Fidas, e in particolare da protagonisti da sempre impegnati sul campo nella raccolta sangue come Rita Careddu, presidentessa Avis Liguria, ed Emanuele Russo, presidente regionale Fidas da noi intervistato lo scorso maggio, in occasione del periodo di stallo vissuto dal conto-lavoro proprio in Liguria nella primavera 2017.

La sinergia tra Avis e Fidas, così come le caratteristiche stesse del progetto, fanno della “casa del donatore di sangue” di Genova un progetto assolutamente innovativo, destinato, si spera, a essere ripetuto altrove.

Il Comune di Genova offrirà la palazzina in uso gratuito alle associazioni, che avranno il compito di seguire il progetto di ristrutturazione con i costi interamente a loro carico, con la possibilità tuttavia di associarsi a ulteriori sponsor esterni. Con certezza, la struttura vanterà il centro di raccolta di sangue e plasma, un spazio dedicato agli uffici, un auditorium e un parcheggio destinato ai donatori affinché il dono possa avvenire con le migliori premesse e il maggior comfort possibile.

Naturalmente, perché tutto sia pronto, servirà ancora tempo. Dal momento in cui i lavori inizieranno (si attende il via libera della Sovrintendenza e la risoluzione del problema che riguarda l’attuale occupazione della palazzina da parte di alcuni richiedenti asilo), i tempi previsti per il completamento sono di circa 3 o 4 anni.

Ma cosa possono aspettarsi le associazioni da un progetto come questo?

Sicuramente lo scopo primario di Avis e Fidas è creare un luogo aperto sette giorni su sette che possa facilitare raccolta sangue, invertendo almeno sul territorio ligure il trend negativo degli ultimi anni. L’idea di fondo, espressa da Russo e dalla Careddu, è la metamorfosi dell’approccio stesso al dono da parte dei donatori che deve evolversi dal donare “se si può e quando si può” al donare “quando serve e dove serve”.

Un insegnamento non di poco conto, che è la base per tenere sempre occupate le 12 postazioni di prelievo che saranno predisposte, e dove siederanno, si spera, tantissimi donatori delle nuove generazioni.