FidasLab, Avis e Fondazione Campus, FedEmo e Università Europea di Roma: quattro modi di formare i giovani e raccogliere le sfide del presente in fatto di sangue

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Una nuova legge per il terzo settore, una sempre crescente necessità per le associazioni di posi nella società come soggetti altamente organizzati e sensibili ai cambiamenti più repentini, che avvengano sul piano nazionale o su quello internazionale: in uno scenario come questo, perennemente in divenire, soggetti esperti come Avis e Fidas sanno perfettamente che la formazione delle future classi dirigenti è una priorità assoluta.

Ecco perché in questi giorni a Roma è andato in scena il primo week-end del FidasLab, di cui si può leggere un dettagliato report sul sito donatorih24.it: federate provenienti da tutta Italia, ben 74, e una partecipazione ampia che nei due week che formano il workshop completo dovrebbe aggirarsi sulle 160 presenze.

Come reagire ai cambiamenti di cui sopra? I giovani Fidas riuniti a Roma al Centro Congressi “Gli Archi”, e attenti e partecipi in entrambe le sessioni plenarie, hanno introdotto le domande giuste, consapevoli che non serve adagiarsi sulle certezze già maturate in passato.

Il modo migliore di stare nel presente lo indica Raffaele Lombardi dell’Università “La Sapienza”, abile a stimolare i partecipanti al FidasLab verso la scoperta del rapporto tra il volontariato del dono e i cambiamenti culturali che hanno caratterizzato la società nell’ultimo decennio. Guai però a cedere stereotipi e alla ricerca di spiegazioni facili e a responsabilità vaghe che provengono dall’esterno. Bisogna semmai capire come rendere di nuovo concreta l’idea del dono come valore decisivo per la vita quotidiana di molti pazienti.

Nella seconda giornata di ieri, domenica 11 novembre invece, dopo l’intervento del direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno che ha approfondito il tema dell’autosufficienza di sangue e plasma in Italia, al FidasLab è arrivato il momento dei laboratori, spazi di condivisione che hanno messo alla prova gli iscritti su tutti gli aspetti della comunicazione legata al sistema sangue, ovvero il territorio dove con ogni probabilità si gioca e si giocherà gran parte della partita decisiva per costruire un futuro in cui il dono sia percepito ancora come valore condiviso e imprescindibile.

Come essere il più efficaci possibile nel rapporto col pubblico? Come utilizzare al meglio i social media, come costruire presentazioni efficaci e progettare reti in grado di incidere nella realtà negli anni che verranno? Queste le esigenze principali verso cui bisognerà essere pronti grazie a FidasLab per ampliare la base di giovani pronti a impegnarsi per il prossimo.

Il secondo modulo del FidasLab andrà in scena sempre a Roma nel week-end tra il 23 e il 25 novembre, ma intanto anche Avis, lo ricordiamo, risponde alle esigenze di formazione dei giovani dirigenti del domani con il suo corso in tre moduli, anche quest’anno in collaborazione con l’azienda italiana produttrice di farmaci plasmaderivati Kedrion Biopharma e con Fondazione Campus.

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Il primo modulo formativo avisino, al quale hanno partecipato 25 dirigenti volontari di Avis con una rilevante maggioranza femminile (con ben 19 femmine e 6 maschi), tutti giovanissimi con 45 anni ancora da compiere e provenienti da tutta Italia, è già andato in scena negli scorsi 19 e 20 ottobre, ed è stato dedicato al tema caldissimo “Etica, dono e mercato”, in particolare puntando su alcuni quesiti già toccati nella recente convention di Piacenza: 1) esistono limiti morali al mercato? 2) Come si può dare attuazione a tali limiti? 3) È possibile, ed è necessaria, un’etica pubblica? 4) Come si connettono queste domande all’attività di Avis e alla donazione del sangue in generale?

Temi complessi, a cui hanno provato a dare una risposta personalità autorevoli come Salvatore Veca, il presidente Fondazione Campus), Nicola Pasini dell’Università di Milano, Corrado Del Bò dell’Università di Milano nonché coordinatore scientifico della scuola, Federico Zuolo dell’Università di Genova, Riccardo Puglisi dell’Università di Pavia e Maria Cristina Antonucci del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma.

I successivi moduli del 16-17 novembre, e del 14-15 dicembre, saranno invece dedicati soprattutto al no-profit, universo che sarà indagato rispettivamente sia dal punto di vista gestionale (“Organizzazione e gestione del non profit”) sia da quello politico (“Politica e comunicazione nel non profit”).

Anche FedEmo giovani in questo weekend si è adoperata perché vuole avere forze pronte e attive per fronteggiare i cambiamenti in corso, alla luce della nuova legge di riforma del terzo settore e della necessità, anche per i pazienti di un così grave malattia, di guadagnarsi il giusto spazio nel mondo della comunicazione.

Due moduli, uno incentrato su come creare e gestir relazioni pubbliche nel terzo settore, l’altro incentrato sulla comunicazione hanno arricchito giovani dai 18 ai 30 anni, ecco il link dove si può approfondire: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2160573350654086&id=314568538587919

Infine, ecco un quarto e ultimo modo per formare e sensibilizzare i giovani sull’importanza dei valori del dono e del volontariato, una doppia iniziativa che arriva Centro di formazione integrale dell’Università Europea di Roma in programma per questa settimana appena all’inizio. Di cosa si tratta? Di una donazione speciale che seguirà un doppio binario, prevista per mercoledì 14 e giovedì 15 novembre, giorni in cui per gli studenti sarà possibile donare il sangue in tutte le fasce orarie del mattino in collaborazione con l’Associazione donatori volontari di sangue EMA-Roma, e allo stesso tempo donare farmaci in collaborazione la Fondazione Banco farmaceutico, ente che lavora da tempo per garantire l’assolvenza dei bisogni farmaceutici alle persone indigenti che non hanno la possibilità di acquistare le medicine.

Saranno accettati in dono medicinali conservati nella confezione originale una scadenza tra almeno 8 mesi, e i controlli del caso saranno affidati a un farmacista chiamato a vigilare sull’integrità e la corretta utilizzabilità dei farmaci raccolti. Perché dalla formazione teorica ai più semplici gesti, tutto contribuisce a rendere la solidarietà un’esperienza appagante e quotidiana.

Al SIMTI un novembre all’insegna della formazione: parola d’ordine “sicurezza”

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Su Buonsangue lo ricordiamo di continuo: la sicurezza è un valore primario per il sistema sangue, che in Italia è ormai da ormai moltissimi anni al riparo dalle complicate vicende del passato, raccontate nel dettagliato ed esauriente volume “Sangue Infetto” (Mimesis, 2018) a firma del giornalista Michele De Lucia, da noi approfonditamente recensito lo scorso 21 giugno:

“Sangue infetto” di Michele De Lucia, opera dettagliata e attenta che rilegge la storia dei processi sul sangue con ampia documentazione ed equidistanza, senza giustizialismo e sensazionalismo

La sicurezza nel sistema sangue si raggiunge in molti modi, a cominciare dal primo passo, quello dell’approccio iniziale al dono, quando il donatore si cimenta su un questionario molto dettagliato e approfondito che, sebbene talvolta può “spaventare” qualcuno, si rivela un preziosissimo strumento di conoscenza per tutte le parti in causa, donatore e medico, perché solo così è possibile individuare e prevenire i rischi legati ai comportamenti non compatibili a ridosso del dono con gli eventuali agenti patogeni che nell’immediato non possono essere rivelati dalle analisi.

Ma altrettanto importante è il momento successivo, quello in cui entra in campo il professionista trasfusionale: ed ecco perché nei prossimi mesi, novembre e dicembre, il SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), ha messo in programma per gli addetti ai lavori numerosi cicli formativi allo scopo di rendere sempre più aggiornato ed efficiente il lavoro dei tecnici professionali.

A Milano, nei giorni 6-7 novembre 2018 all’Hilton Hotel, e a Roma, nei giorni 4 e 5 dicembre 2018 al Courtyard by Marriott Rome Central Park, si terranno dunque due convegni formativi per personale impegnato nel settore delle malattie trasmissibili sotto la guida di Claudio Velati, direttore del Servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’Ospedale Maggiore di Bologna, un professionista autorevole che i lettori di Buonsangue conoscono bene:

Velati e il Sistema sangue: “L’apertura del mercato è positiva ma il modello italiano va salvaguardato”

Lo scopo del corso SIMTI, è quello di fornire competenze tecnico-professionali nel campo delle malattie trasmissibili, come gli aggiornamenti sull’andamento dell’infezione da HIV (purtroppo da tempo sottovalutata a livello mediatico), e sui relativi comportamenti a rischio, sulle conoscenze attuali delle nuove terapie e sulle infezioni emergenti; informazioni da integrare con competenze di processo nel campo della medicina trasfusionale, allo scopo di offrire nuove conoscenze teoriche con la conseguente applicazione nell’attività quotidiana, e infine con competenze di sistema, per convogliare l’attenzione di medici, biologi, tecnici e infermieri delle strutture trasfusionali su tutti quei problemi che necessitano di un approccio complesso e innovativo, come per esempio, per l’appunto, quello delle infezioni emergenti.

Sempre a Milano, invece, e sempre all’Hilton Hotel, il 14 novembre 2018 si terra il corso SIMTI dal titolo “Aggiornamenti in Medicina Trasfusionale: la raccolta, la produzione, la garanzia della qualità degli emocomponenti”, modulo rivolto a medici, biologi, tecnici sanitari di laboratorio biomedico e infermieri, finalizzato a preparare il personale dei reparti trasfusionali a sapersi destreggiare in mezzo a tutte le novità legate alle linee guida e ai protocolli di sicurezza.

Un grande impegno formativo dunque, a dimostrazione che i risultati soddisfacenti in questo campo non sono scontati e coinvolgono l’impegno profondo di tutti gli attori di sistema, dai donatori alle aziende farmaceutiche passando per i medici, perché il lavoro da fare è tanto e le difficoltà sono sempre all’ordine del giorno.