Intervista ad Alice Simonetti, consigliere nazionale Avis e delegata continentale Fiods: “Sui plasmaderivati bisogna farsi trovare pronti alle sfide che ci aspettano nel futuro”.

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La grande considerazione del sistema trasfusionale italiano all’estero si deve sicuramente ai valori profondamente etici su cui è basato, si deve ai tantissimi progetti internazionali tra Asia, Europa e Sudamerica che annualmente vengono portati avanti, e si deve all’impegno di uomini come Gianfranco Massaro, riconfermato qualche mese fa alla presidenza della Fiods per l’efficacia del suo lavoro in prima linea. Per fortuna, le nuove leve che rappresenteranno il sistema sangue italiano nei prossimi anni non sono da meno, e proprio allo scopo di offrire uno sguardo giovane, eppure già molto esperto, su come sono destinati a mutare gli scenari internazionali intorno a una risorsa biologica di importanza assoluta come il sangue, abbiamo intervistato Alice Simonetti, 30 anni e già molti ruoli coperti in Avis, la più grande associazione di donatori di sangue in Italia, e da tempo delegata continentale in Fiods. Assieme a lei, abbiamo attraversato molti temi importanti riguardo alla percezione etica e commerciale della risorsa sangue nel mondo.

Alice Simonetti, so che viene da un periodo molto intenso, impegnata come sei nel consiglio direttivo nazionale di Avis, e come delegata continentale Fiods. Iniziamo da Strasburgo, dove durante la Tavola rotonda organizzata da European Blood Alliance (EBA) ha parlato di donazione etica. Perché è importante che i valori della donazione gratuita e anonima si imponga come valore diffuso in Europa e nel mondo?

La donazione di sangue volontaria, anonima, gratuita, periodica, responsabile e associata è il primo strumento per garantire la sicurezza del sangue donato e l’elevata qualità dei medicinali salva-vita che da questo possono derivarsi. Basti pensare al solo rischio che un donatore, che vede nel gesto che sta per compiere un interesse ulteriore oltre a quello strettamente altruistico, possa rispondere in modo non del tutto sincero al questionario anamnestico o non rispettare le regole essenziali che il nostro sistema trasfusionale impone a protezione di chi dona e di chi riceve. È di pochi giorni fa l’articolo del NY Times (ne ha parlato anche Buonsangue) sullo sfruttamento delle fasce più deboli della popolazione che si cela dietro la donazione remunerata di plasma negli Stati Uniti. Ma non c’è solo questo. Gli stessi principi sono alla base di un canone imprescindibile di tutela della salute e della dignità umana di fronte alla quale non possiamo ammettere arretramenti. Gli eventi del 22 gennaio organizzato al Parlamento europeo da EBA ed il simposio che si è tenuto la settimana successiva a Strasburgo a cura di EDQM (European Directorate for the Quality of Medicines) sul tema strategico dell’autosufficienza europea in tema di plasma e medicinali plasmaderivati hanno di nuovo sottolineato la rilevanza di questi valori, che non debbono essere mai dati per scontati. Abbiamo apprezzato il sostegno politico degli stakeholder che condividono le medesime opinioni ed ascoltato con attenzione e preoccupazione le ragioni di chi lascia intendere di avere una visione diversa, che comunque non riteniamo condivisibile.

Esiste una pressione silente, a livello di operatori di mercato, affinché la pratica della raccolta a pagamento trovi spazio anche in paesi come l’Italia dove sul piano culturale la percezione del dono del sangue è legato fortemente a un concetto etico?

Il modello italiano è senza dubbio uno dei più ammirati per il suo essere etico ma anche sostenibile: in Italia il sangue è un bene strategico e pubblico, che resta tale grazie al modello del “conto lavoro”: in base a tale sistema il sangue donato viene inviato alla lavorazione industriale per ottenere medicinali emoderivati, ma  i medicinali restano sempre di proprietà del Servizio Sanitario Nazionale, che ne garantisce l’accesso a tutti i cittadini come livelli essenziali di assistenza (LEA).Un sistema di questo tipo, quindi, è uno dei più “attaccati” da quanti promuovono scenari all’interno dei quali si vuole trovare spazio alla remunerazione di chi dà (e quindi non dona) il proprio sangue od emocomponenti. Come difendere l’esempio italiano? Facendo in modo, con l’impegno di tutti (donatori, professionisti sanitari e servizi trasfusionali, associazioni, decisori politici nazionali e regionali) che questo continui a funzionare e a fornire risposte efficaci agli ammalati che hanno bisogno di noi.

Potrà generarsi in futuro, secondo te, un quadro socioculturale generale entro cui la raccolta a pagamento potrebbe divenire necessaria per non mettere a rischio l’autosufficienza?

Se un simile scenario mai si avverasse, vorrebbe dire che abbiamo perso tutti, o meglio che abbiamo rinunciato alla nostra identità e ai nostri valori. Avere un sistema etico, efficace e sostenibile è questione di impegno e responsabilità condivise, ma è un risultato raggiungibile. Occorre guardare al futuro con questa convinzione e mantenere alta l’attenzione di fronte alle sfide che si presentano all’orizzonte. Penso, tra le tante, alle evoluzioni della domanda di medicinali plasmaderivati e conseguentemente a quelle del mercato globale, temi davanti ai quali non possiamo farci trovare impreparati.

Veniamo invece al lavoro strettamente associativo. Come si tiene vivo secondo te il ricambio generazionale portando i giovani a donare?

Questo argomento ha due livelli di lettura secondo me.Partiamo da chi ancora non si è ancora avvicinato al mondo della donazione: in proposito credo sia importante far capire che donare il sangue è davvero un piccolo ma eroico gesto di altruismo alla portata di tutti, che richiede così poco tempo ma permette di salvare vite umane. Far passare questo messaggio significa sviluppare una vera cultura della solidarietà, attenzione verso se stessi e verso il prossimo, di cittadinanza attiva: è qui il cuore dell’impegno delle associazioni e l’asse portante del nostro sistema. Mi piace immaginare uno scenario futuro dove la donazione rappresenta uno degli obiettivi che si raggiungono naturalmente con la maggiore età: posso votare, posso guidare, posso essere un donatore di sangue. Sì che avremmo garanzia di un ricambio costante. C’è poi l’opportunità, oltre ad essere un donatore, di impegnarsi attivamente in Associazione: da questo punto di vista è essenziale far capire che, dietro ogni sacca di sangue donato, c’è un universo di persone che lavorano insieme e che il volontariato può essere sia un grande servizio per la comunità sia un rilevantissimo fattore di crescita personale.

Negli ultimi mesi Avis ha lavorato alacremente per adeguarsi alla riforma del terzo settore. Com’è cambiato lo statuto e come cambierà l’organizzazione della più grande associazione di donatori italiana?

Quello di attuazione alla nuova disciplina del Terzo settore è un percorso ancora in divenire sia a livello normativo sia all’interno dell’Associazione, ma ci ha trasmesso diversi messaggi importanti. Abbiamo approvato il nuovo Statuto nazionale e gli statuti tipo sulla base dei quali le sedi locali a tutti i livelli (comunale, provinciale, regionale) porteranno avanti i rispettivi adeguamenti, introducendo le nuove regole di rendicontazione e trasparenza previste dal Codice. Dal complesso di queste disposizioni si evince una ulteriore responsabilizzazione gli enti del Terzo settore (ETS), ma non dobbiamo lasciarci spaventare da un cambiamento che stiamo affrontando in modo graduale e condiviso. Sotto questo profilo, inoltre, una delle principali novità è che AVIS Nazionale, oltre ad essere un’organizzazione di volontariato (ODV), date le sue dimensioni e la radicata presenza sul territorio ha potuto cogliere l’occasione di assumere la nuova qualifica giuridica introdotta dalla riforma per gli ETS, quella di Rete Associativa (RAN): ovvero, mantenendo la sua attuale struttura, in qualità di Rete potrà svolgere importanti attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione, monitoraggio e supporto delle proprie sedi.

Lei è molto esperta in progetti internazionali, e l’Italia è un paese molto attivo e generoso da questo punto di vista. Quali sono i progetti secondo te più importanti del presente e del prossimo futuro?

La prima risposta che mi viene in mente, a costo di essere ripetitiva, è “tutti quelli che sono in grado di condividere e promuovere il valore della donazione volontaria, anonima, gratuita, periodica, responsabile e associata, nonché lo sviluppo di sistemi trasfusionali etici e sostenibili”. Per questo motivo, lavorare bene a livello europeo (dove sappiamo che vi sono Paesi che non condividono i nostri stessi principi) è un obiettivo di primaria importanza. Stiamo concludendo un importante progetto che ha riguardato Paesi dell’America Latina, in collaborazione con il Ministero degli Esteri, l’Istituto Italo-Latino Americano, il Centro Nazionale Sangue e la Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue (FIODS), di cui Avis è membro fondatore e ancora oggi tra i più attivi; una tipologia di progetto da cui abbiamo imparato molto e dove abbiamo dato un contributo alla nascita di associazioni e servizi con i nostri stessi valori e obiettivi. Ma senza dubbio dobbiamo essere in grado di guardare sia lontano che vicino, intercettare diverse sfide e opportunità (pensiamo, per esempio, allo scambio importante che potrebbe esserci all’interno dell’area del Mediterraneo), impegnarci con iniziative a livello centrale e valorizzare le esperienze di cooperazione locali: basti pensare che l’obiettivo dell’OMS per il 2020 era rappresentato dal raggiungimento del 100% di donazioni di sangue da donatori volontari e non remunerati. A prescindere dal dato temporale, lottare per questo obiettivo – che è di tutela nei confronti di tutti – occorre l’impegno di ognuno.

Il sistema sangue italiano in Vietnam per ribadire le basi etiche del dono e il valore della sicurezza

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Un viaggio in Vietnam, allo scopo di sancire un accordo di collaborazione internazionale, un vero e proprio “ponte” tra donatori appartenenti a zone geografiche molto lontane tra loro che tuttavia ambiscono a condividere uno stesso approccio alla donazione di sangue.

È andata a buon fine la visita di Giancarlo Liumbruno (direttore del Centro nazionale sangue), e Gianfranco Massaro (presidente della FIODS), nel paese asiatico che già nel 2017 aveva ospitato simbolicamente il World Blood Donor Day, e che si contraddistingue per un sistema di raccolta molto simile a quello italiano, con numeri importanti rispetto ai paesi limitrofi ( una media di circa un milione e duecentocinquantamila unità raccolte all’anno, di cui il 97,4% attraverso il canale della donazione volontaria e non remunerata e il restante 2,6% ottenuto da donazione “familiare” e remunerata), e la volontà di consolidare i principi del dono etico come valori chiave da condividere sul piano internazionale.

L’arrivo della delegazione italiana in Vietnam, ad Hanoi, ha arricchito i festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario della Fondazione del gruppo Giovani donatori, e se parte del tempo è stato dedicato ai riconoscimenti (con la consegna delle croci al merito internazionali della FIODS a Bach Quoc Khanh, Direttore dell’Istituto Nazionale di Ematologia e Nguyen Thi Xuan Thu, presidente della Croce Rossa), vi è stata occasione per discutere di donazione, di buone pratiche, e dell’importanza del valore della sicurezza del sangue e degli emoderivati.

In quest’ottica, lo abbiamo detto molte volte, il sistema sangue italiano è un modello percepito come “virtuoso” in tutto il mondo, perché fondato sulla pratica del dono anonimo, gratuito, consapevole, associato e organizzato. Un’autorevolezza confermata su più fronti, a partire dalla rielezione di Gianfranco Massaro alla presidenza della FIODS (Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue) durante l’assemblea che si è svolta all’Hotel Ergife a Roma sabato 28 e domenica 29 aprile 2018, fino al premio ricevuto dal Centro nazionale sangue sempre ad aprile 2018 a Francoforte, come paese guida nell’applicazione delle buone pratiche di Patient Blood Management, e nella gestione ospedaliera della risorsa sangue prima, durante e dopo gli interventi chirurgici maggiori.

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Quanto sia importante la collaborazione e lo scambio culturale internazionale sul piano della sanità, è perfino inutile ribadirlo. Siamo ancora lontani, purtroppo, dalla possibilità di offrire lo stessa qualità del servizio sanitario in tutte le parti del mondo, ed esistono enormi sperequazioni tra qualità delle cure nel mondo occidentale e molte altre zone del pianeta.

Per queste ragioni, è assolutamente da rimarcare il valore delle moltissime collaborazioni del sistema sangue italiano con molti paesi esteri, da Vietnam, Albania, Kosovo e Palestina che grazie alle forniture senza fini di lucro di plasma derivati hanno fatto passi da gigante nella cura di patologie difficili come l’emofilia, ad Afghanistan, India, Armenia, El Salvador e Serbia, paesi che negli ultimi anni hanno ricevuto in dono dall’Italia significative quantità di farmaci plasmaderivati.

Una propensione all’aiuto concreto e alla collaborazione internazionale, che merita di essere sottolineata, specie in tempi in cui solidarietà e aiuto disinteressato sembrano valori fuori moda per una certa politica e nel dibattito pubblico che da essa scaturisce.

 

 

I 20 momenti clou del 2018 per il sistema sangue: riviviamoli insieme. Ecco la prima puntata

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Siamo ormai alla fine del 2018, e com’è d’abitudine nei giorni conclusivi dell’anno, è giusto tracciare dei bilanci, dedicarsi ai resoconti, ripensare ai momenti più significativi che ciascuno di noi ha vissuto. Pasolini diceva che un anno è un periodo di tempo così lungo che non passa mai senza lasciare almeno qualche traccia indelebile, e anche per il 2018 del sistema sangue è stato così: per questo su Buonsangue, attraverso gli articoli del blog, siamo andati a cercare i venti accadimenti (dieci a puntata) più importanti di una stagione ricca, intensa, piena di notizie e di fasi controverse, non priva di carenze risolte grazie ai meccanismi di compensazione, vivace per idee e progetti condivisi, per le campagne mediatiche, per la formazione e la diffusione dei valori del dono. Grande è stato l’impegno dei donatori, e sicuramente sono tanti gli aspetti di sistema da migliorare nel futuro, come abbiamo già detto qualche giorno fa, quando era il momento di chiedere i regali:

A Natale, insieme ai più sentiti auguri per i lettori, ecco i cinque doni migliori che il sistema sangue potrebbe fare ai cittadini

Adesso, però ecco la rassegna dei momenti a tema sangue più intensi del 2018.

  1. Le carenze invernali

La scorsa annata si era aperta nel modo più difficile, ovvero con carenze generalizzate in varie ragioni italiane da nord a sud, come Lombardia, Liguria e Puglia. La situazione difficile aveva chiamato in causa persino il medico più “social” del dibattito pubblico italiano, Roberto Burioni, non uno specialista del sangue, suscitando un certo allarme e preoccupazione generale su cui il Centro nazionale sangue ha subito risposto con ampie rassicurazioni.

11 gennaio

Carenze in Puglia, Liguria e Lombardia: l’appello social del virologo Burioni e le rassicurazioni del CNS

 

  1. Gli Stati Generali a Verona

Pochi giorni dopo, a Verona, un convegno molto importante sul plasma ha visto la partecipazione degli stati generali del sistema sangue. Molto sentite le discussioni sulla situazione dei ricorsi nel campo della plasma-lavorazione e sul mancato coinvolgimento delle associazioni di donatori nei processi decisionali in alcuni dei raggruppamenti regionali, come quelli guidati da Veneto e Lombardia.

22 gennaio

Il “Piano nazionale plasma 2016-2020” tra gare, ricorsi e squilibri: a Verona gli stati generali del Sistema sangue con il plasma al centro

  1. 830 mila chili di plasma nel 2017

A fine gennaio intanto, il Cns ha comunicato il risultato della raccolta plasma 2017: 830 mila chili, con l’obiettivo di migliorare nel 2018.

29 gennaio

Il Cns comunica i numeri della raccolta nel 2017: raggiunta la quota di 830 mila chilogrammi

  1. La carta del dono

Il mese successivo, a fine febbraio, si è concretizzata la creazione della Carta del Dono, un documento condiviso dall’allora ministro della Salute Lorenzin su come promuovere e fortificare i valori alla base del dono (in tutti i campi della medicina) sul territorio nazionale.

26 febbraio

Il dono è ricchezza e adesso verrà sancito da una “Carta del dono” per promuoverlo e valorizzarlo

  1. Il verdetto del Consiglio di Stato

Alle porte della primavera è arrivata poi una svolta importante per il mercato della plasma-lavorazione: il Consiglio di Stato si è espresso in via definitiva consentendo alla CSL Behring di restare vincitrice della gara del consorzio regionale NAIP (capofila Veneto) nonostante i laboratori in Svizzera non consentiti dalla legge.

5 Marzo

Plasmalavorazione in Veneto. Il Consiglio di Stato si esprime a favore di Azienda Zero e Csl Behring, ribaltata la sentenza del Tar Veneto di agosto

  1. L’Italia e il PBM

Aprile si è aperto invece con un gran bel riconoscimento per il sistema sangue italiano, premiato a Francoforte come il più attivo in Europa nell’applicazione dei parametri del Patient Blood Management. Un risultato di grande rilievo.

5 aprile

Il Sistema sangue italiano premiato a Francoforte per il PBM (Patient Blood Management): ottimo risultato ma si può migliorare

  1. Massaro ancora presidente Fiods

Proprio nell’ottica della stima di cui l’intero sistema sangue italiano gode su scala internazionale, è stata un’ottima notizia poter salutare la rielezione di Gianfranco Massaro nel ruolo di presidente della Fiods.

30 aprile

Congresso Fiods a Roma, una bella notizia per l’Italia: Gianfranco Massaro confermato presidente

  1. L’Economist straparla

Giugno entra nel vivo: di sicuro è stato il mese più intenso del 2018 per il sistema sangue. Come un fulmine a ciel sereno, un pezzo dell’Economist ha affermato che i soli paesi in grado di raggiungere l’autosufficienza ematica sono quelli con la raccolta sangue a pagamento; affermazione subito smentita da Giancarlo Liumbruno (direttore Cns) e Gianfranco Massaro (Presidente Fiods).

11 giugno

Un’analisi dell’Economist piuttosto imprecisa, e le risposte di Liumbruno e Massaro. “Il dono volontario italiano favorisce sicurezza e qualità”

  1. Il WBDD 2018

Solo pochi giorni dopo, come ogni anno, è arrivato il momento del World Blood Donor Day del 14 giugno, con un grande convegno a Roma presenziato da istituzioni, medici e donatori, da noi raccontato nei dettagli.

16 giugno

“Esserci per qualcun altro. Dona il plasma condividi a vita”. A Roma, per il WBDD 2018, un convegno sull’universo plasma che arriva al momento giusto

 

  1. Briola alla guida di Avis Nazionale

Infine, a metà giugno, è arrivata una notizia attesissima da circa due milioni di donatori italiani. Dopo le difficoltà interne legate al caso di Avis Campania denunciato dal programma tv “Le Iene”, e dopo il convegno di maggio a Lecce, Avis Nazionale ha cambiato presidente: Gianpietro Briola, lombardo, è diventato il massimo dirigente della più grande associazione di donatori italiana.

17 giugno

Gianpietro Briola, dalla Lombardia, è il nuovo presidente di Avis Nazionale

 

(Fine prima parte)

 

I dati sulla raccolta plasma: una crescita leggera su ottobre 2018 e il grande impegno di tutti gli attori di sistema: ma si dovrà e potrà fare sempre meglio

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Veniamo da due mesi, ottobre e novembre, in cui tutti gli attori del sistema sangue hanno dedicato al plasma e alla plasmaferesi molto impegno e molta attenzione. È accaduto sul piano mediatico, con l’innovativa e affascinante campagna di Avis “Distinguiti. Dona il plasma”, presentata in triennale a Milano con l’intento di trasmettere soprattutto alle nuove generazioni l’importanza di proporsi per un tipo di donazione un po’ più lunga ma sicuramente molto più ottimizzabile; è accaduto sul piano del dialogo, con il convegno Fiods a Catanzaro Lido, un grande workshop in grado di indagare le principali criticità del presente a proposito dell’universo plasma, in cui era dedicata grande attenzione agli scenari futuri; ed è accaduto, infine, sul piano della formazione diretta dei giovani, con un week-end di grande interesse a Piacenza in cui il mondo plasma e tutte le sue sfaccettature hanno attirato le luci della ribalta e i contributi di ospiti autorevoli.

Com’è andata, alla luce di questi sforzi la raccolta plasma nel mese di ottobre? Da giorni sono disponibili i dati sul portale del Centro nazionale sangue, e dopo un settembre complicato, vi è stata l’auspicata ripresa.

Se si guarda figura 1, quella con i dati in dettaglio ottobre 2018 vs ottobre 2017, sin dal primissimo colpo d’occhio si nota infatti un +2,5% sul piano nazionale. Certo, sono ancora tante le frecce rosse rivolte verso il basso apposte sulle singole regioni, ma intanto l’aumento complessivo è sicuramente positivo. Entrando nello specifico delle regioni, troviamo i casi virtuosi di Sardegna (ben il 66,5% in più) e Lazio (aumento del 35,6%), a far da contraltare ai cali vistosi di Molise (- 59,7%), Umbria (- 59,5%) e Basilicata (- 56,2%).

Sono queste le regioni che hanno fatto peggio in questa rilevazione d’ottobre sul dato relativo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2, invece, tabella numero tre, si può osservare il rapporto parziale della raccolta 2018 contro quella 2017.  Il periodo a confronto è quello che va da gennaio a ottobre – quindi dieci mesi – e in questa infografica il plasma raccolto è misurato in chilogrammi. Cosa si nota? Per cominciare il dato generale: vi è un saldo leggermente negativo su scala nazionale con 694.924 kg raccolti nel 2018 contro i 697.405 kg ottenuti nel 2017. Un calo inferiore ai 3000 kg che non deve certo portare allarmismi ma semmai invogliare a buttare il cuore oltre l’ostacolo nel periodo finale dell’anno.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Entrando invece sul dato complessivo sulla raccolta dell’anno regione per regione, è molto positiva la crescita complessiva del Lazio, regione storicamente ostica, con più di 3000 kg in più del 2017, e i dati in trend positivo per regioni popolose come il Piemonte e la Puglia, mentre il calo forse più significativo è quello del Veneto. La strada verso l’autosufficienza è lunga, per cui è meglio restare nei parametri del Piano nazionale plasma 2016 – 2020.

Il convegno FIODS a Catanzaro Lido e l’ampia analisi dei gruppi di lavoro: uno sguardo completo sul sistema trasfusionale

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Sono stati giorni intensi quelli di Catanzaro Lido, sede in cui durante gli scorsi 26 e 27 ottobre 2018 è andato in scena l’ormai annuale convegno della FIODS e del Centro nazionale sangue, un vero e proprio workshop di spessore internazionale che consente di stilare ciclicamente il punto sulle questioni chiave del sistema trasfusionale, sul piano nazionale e internazionale.

Riceviamo da FIODS e commentiamo il risultato di questo workshop: un lungo documento che si può consultare interamente a questo link: Workshop Plasma Italia ma che merita una sintesi il più possibile esaustiva.

Il primo gruppo di lavoro impegnato a Catanzaro si è dedicato all’indagine sugli aspetti normativi del sistema trasfusionale italiano (in figura 1), sul doppio scenario, nazionale e internazionale. Quali sono i principi fondativi? A che punto è l’Italia, rispetto agli auspicabili livelli di omogeneità nell’adeguamento normativo richiesto dalle istituzioni nazionali ed europee?

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Fig.1

I principi fondativi del sistema è sempre utile ribadirli: si tratta di principi “etici” da preservare, al di là delle prescrizioni EU: per cominciare una raccolta sangue ed emocomponenti basata su donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita. In questo quadro, il ruolo associazioni e federazioni di donatori volontari di sangue resta assolutamente decisivo in tutti i momenti della filiera, dalla promozione allo sviluppo della donazione organizzata di sangue e nella tutela dei donatori. Il tutto con la ferma certezza che il sangue umano non è, e non deve essere, fonte di profitto, con un’idea di gestione del processo trasfusionale che sia unitaria e “indivisibile” a governo esclusivamente pubblico, e con una visione dell’autosufficienza come entità non frazionabile e sovraregionale, che si unisce a un presa collettiva di coscienza sull’importanza valori da preservare come qualità e sicurezza dei prodotti plasmaderivati e della materia biologica.

Ribaditi tali punti cardinali, che secondo il workshop FIODS sono da considerare assolutamente punti di forza di questo sistema, ci sono anche delle criticità, che riguardano soprattutto “Il livello di applicazione di diversi requisiti specifici di matrice europea, che nell’ottica delle Direttive UE hanno valore regolatorio”: un livello che non è sempre adeguato e non è omogeneo. Tante le possibili cause: norme a volte troppo complesse, o inadeguate a sposarsi con alcune peculiarità del nostro sistema sanitario, in aggiunta a retaggi delle aziende sanitarie e alla scarsità di risorse.

A vigilare che si facciano passi avanti anche sulle criticità, anche grazie alla massima adeguatezza e omogeneità dei sistemi di verifica e delle procedure regionali di autorizzazione e accreditamento, vi è il ruolo centrale del Centro Nazionale sangue che è sicuramente un valore aggiunto, così come sarebbe importante lavorare su un documento unico condiviso che possa generare unità di intenti oltre a un piano d’azione netto e preciso, atto a ridurre le disomogeneità e garantire la massima indipendenza di giudizio.

Per quel che riguarda l’efficacia della governance nazionale e regionale, sono stati valutati come punti di forza la presenza di Regioni e delle Associazioni donatori nei direttivi CNS e nel CTS, così come l’utilizzo dii meccanismi di consultazione delle fasi programmatiche(non ultima la Consultazione plenaria del Sistema trasfusionale); infine, ma con qualche remora viste le forti disomogeneità sul piano dei principi stessi di formazione dei bandi  (esemplare il caso del Veneto con un bando per il 90% basato sui fattori economici ) vanno annoverati come fattore positivo gli accordi interregionali per la plasmaderivazione, uno strumento atto a promuovere l’autosufficienza regionale e nazionale di MPD e quale modello di cooperazione tra Regioni, a patto che non vi siano fraintendimenti sui fattori da privilegiare nei rapporti con le aziende che partecipano ai bandi per il conto lavoro.

In figura 2, ecco il secondo degli argomenti chiave affrontati in workshop FIODS. Il dono, uno dei temi di cui su Buonsangue si parla più spesso, specie con un occhio al futuro. Cosa è possibile fare sul piano della promozione, programmazione, fidelizzazione dei donatori e su quello della preparazione alle nuove sfide che detterà il futuro sempre in divenire in virtù degli attesi cambiamenti sul piano internazionale, e con un settore del plasma in enorme espansione?

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Fig. 2

In primis un aspetto da non tralasciare: non è così scontato, vista anche la situazione in alcuni paesi traino nella produzione di plasmaderivati, restare ancorati a un principio di donazione non retribuita, uno dei principi etici più netti del sistema italiano.

Per farlo bisognerà mantenere una volontà etica ferma e assoluta su questo punto, sostenendo la donazione volontaria, garantendo il miglior livello di sicurezza possibile per donatori e riceventi, e lavorando per rafforzare il modello pubblico, con una sempre maggiore integrazione nei processi decisionali di associazioni e federazioni dei donatori. Fermo restando che la sicurezza è già oggi uno dei punti di forza del sistema, grazie ai test di evidenza scientifica e alle forti azioni preventive come il questionario per i donatori. Ciò che è sicuramente da migliorare, secondo il workshop, è invece una certa eterogeneità di comportamenti nelle aziende sanitarie su scala nazionale. È su questo punto che bisognerà lavorare. Infine, il focus sulla donazione di plasma: se il sistema del conto-lavoro e l’interscambiabilità dei donatori sono elementi di sicura riuscita, si registrano ancora molte inefficienze operative che, se risolte, porterebbero a un miglioramento complessivo della raccolta.

Il terzo e ultimo gruppo di lavoro si è concentrato invece in modo ancora più specifico sul mercato dei medicinali plasmaderivati (figura 3), tema sicuramente centrale in ottica futura e sicuramente da aggredire sul piano dell’analisi, per ricavarne quadri di riferimento sull’attualità e previsioni sui cambiamenti futuri. Cosa dobbiamo aspettarci?

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Fig. 3

Tre sono stati i livelli di approfondimento:

  1. Il valore dell’autosufficienza nazionale di MPD in un sistema pubblico: valore etico e valore economico.
  1. L’autosufficienza nazionale di MPD in Italia e l’approvvigionamento dal mercato.
  1. Le politiche per l’autosufficienza nazionale di MPD in Italia e lo stato dell’arte e prospettive degli accordi interregionali plasma.

Cosa emerge?

Innanzitutto che a livello istituzionale è ormai chiaro e assolutamente ribadita l’importanza dell’autosufficienza sul piano della produzione dei plasmaderivati nel prossimo futuro, consapevolezza che ha poi avuto nel Piano Nazionale Plasma 2016-20 un’efficace formulazione programmatica.

Questa consapevolezza si deve e si può invece migliorare a livello pratico delle strutture trasfusionali, perché talvolta pare ancora sottovalutata, come dimostrano le forti disomogeneità produttive che ancora oggi intercorrono tra le regione italiane. Bisogna, in certi casi, promuovere un vero e proprio cambiamento culturale e magari “Realizzare studi economici “costi-ricavi” su campioni rappresentativi di varie realtà regionali, atti a dimostrare che, in condizioni ottimali in termini di efficienza e sostenibilità, la gestione del sistema può essere un investimento produttivo e non solo “un costo”.

Da una maggiore omogeneità regionale passa anche un miglioramento generale sul piano dell’appropriatezza, ovvero dell’utilizzo conforme e corretto dei farmaci. A oggi, vi sono forti sperequazioni regionali, per esempio sull’uso di albumina e antitrombina che vanno sicuramente ridotte.

Infine la questione bandi. Come accennato, alcune criticità sono emerse in modo netto anche in seguito alla parcellizzazione delle gare d’acquisto, criterio che ha sostituito l’accordo centralizzato. Non è così certo che cosiddetta apertura al mercato abbia realmente contribuito ad abbassare i costi complessivi per il sistema sanitario, e ci sono state alcune problematiche molto chiare, come una forte disomogeneità, anche qui, sui tempi di attuazione delle gare regionali. Tutti fattori critici di cui bisognerà certamente ridiscutere.

Per ovviare a queste difficoltà, il workshop FIODS di Catanzaro suggerisce due possibili soluzioni intermedie: 1) “al fine di valorizzare lo specifico significato strategico per la salute e sicurezza dei cittadini e rafforzare il concetto di autosufficienza nazionale improntato a criteri di efficacia e sostenibilità, promuovere una revisione della legislazione che introduca a livello di norma primaria politiche più puntuali per l’autosufficienza di MPD”, e 2) la “Costituzione di un coordinamento permanente dei quattro accordi interregionali per la plasmaderivazione presso il CNS”.

Tantissimi, come si può vedere, gli spunti di analisi e il raggio d’azione per le istituzioni e tutti gli attori in gioco del sistema trasfusionale: e per un futuro sempre più a misura di comunità, tanto impegno dedicato a studio e dialogo come è accaduto a Catanzaro Lido con FIODS e CNS non possono che essere salutari.

 

Il plasma al centro del dibattito. A Catanzaro Lido previsto per fine ottobre 2018 un grande workshop con gli stati generali del sistema sangue

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È previsto per fine ottobre un convegno interamente dedicato al tema del plasma, evento che vedrà impegnati tutti i principali stakeholder del sistema sangue. All’Hotel Palace di Catanzaro Lido, infatti, nei prossimi 26 e 27 ottobre, andrà in scena il workshop “Plasma Italia – Un percorso strategico”, voluto dal Centro nazionale sangue e da FIODS (Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue) e finalizzato ad approfondire e sviscerare tutti gli aspetti principali di quello che nei prossimi anni è destinato a diventare tra gli argomenti principali in materia di sanità internazionale.

I motivi della centralità della questione plasma li abbiamo spesso spiegati, ma è bene ricordarli ancora una volta: riguardano sia la situazione internazionale del plasma, per ciò che concerne la gestione e la proprietà della risorsa biologica in ottica geopolitica, sia quella nazionale, con gli obiettivi del Piano nazionale plasma 2016-2020 che dovranno essere giocoforza rispettati.

Ecco, sintetizzate per punti, le principali criticità:

Situazione internazionale

Garantire il principio della gratuità della raccolta, principio che come ha ricordato Aldo Ozino Caligaris (presidente Fidas), lo scorso 15 giugno durante il workshop di Roma “Esserci per qualcun altro” organizzato per il WBDD 2018, non è affatto scontato.

– Diminuire la leadership degli Stati Uniti d’America nella raccolta totale di plasma nel mondo, una situazione vicina al monopolio che naturalmente non lascia tranquilli, come ha più volte ricordato Paul Strengers, direttore esecutivo dell’associazione no-profit IPFA (International Plasma and Fractionation Association): oggi gli USA forniscono più del 60% del plasma mondiale: è chiaro che se un giorno, per motivi legati al mercato o a crisi internazionali oggi imprevedibili, gli USA dovessero destinare la propria produzione all’utilizzo interno, il resto del pianeta subirebbe forti contraccolpi.

– Il diritto a un pari livello di cure in tutti i continenti. Oggi, sempre in base ai dati forniti da Paul Strengers, il 47% del plasma mondiale è usato dal 4,5% della popolazione. È evidente che non tutti i paesi hanno accesso ai farmaci salvavita e questo è sicuramente un dato da migliorare. L’enorme crescita economica del mercato del plasma prevista per i prossimi anni, passa anche per questo punto.

– Il principio del dono etico. Non in tutti i paesi del mondo la raccolta plasma è gratuita e coordinata dai valori etici che si sono affermati nel nostro paese e in altre realtà sensibili. Una maggiore coordinazione tra nazioni, sugli aspetti etici dell’utilizzo della risorsa plasma non può che far parte di un dialogo internazionale.

Situazione nazionale

L’autosufficienza. In base al Piano nazionale plasma 2016 – 2020 dovrà crescere molto la raccolta plasma interna nei prossimi anni, a fronte di un calo generalizzato delle donazioni e di difficoltà crescenti nel reclutare donatori di nuove generazioni.

– L’importanza della plasmaferesi.  Parte delle possibilità di riuscita sul piano dell’aumento della raccolta, passano per la sensibilizzazione del pubblico verso la plasmaferesi, una tecnica di raccolta che implica una donazione più lunga ma anche molto più performante sul piano medico, nonché ripetibile con maggior frequenza rispetto alla donazione di sangue intero.

– Le gare per la plasmalavorazione. A ottobre, si spera, anche l’ultimo raggruppamento regionale (quello guidato dalla Lombardia), dovrebbe avere pubblicato il suo bando di gara per il frazionamento industriale del plasma e la produzione di medicinali plasmaderivati. Sarebbe utile, con questo giro di boa, un primo bilancio per indagare discrepanze e criticità di questa prima esperienza di mercato “liberalizzato”, che sul piano teorico ha allargato le possibilità di una concorrenza tra più aziende, ma che, sul piano concreto, ha concesso estremi impensabili (rapporto qualità – prezzo 10/90 come nel bando capitanato dal Veneto) e escluso, (sempre nel raggruppamento guidato Veneto ma anche nella fase di creazione del bando in quello capitanato dalla Lombardia), le associazioni dei donatori dai processi decisionali.

I due giorni a Catanzaro

Per discutere di tutti questi argomenti e programmare le politiche e le contromisure da adottare al fine di migliorare e giungere a una risoluzione dei problemi, si ritroveranno a Catanzaro Lido alcuni dei principali esponenti del sistema sangue a livello nazionale, tra cui Giancarlo Maria Liumbruno, il direttore del Centro nazionale sangue (che sarà anche il responsabile scientifico del workshop),  Gianfranco Massaro (presidente FIODS), Pasquale Colamartino (Sub-area Servizio trasfusionale Commissione Salute), Giuliano Grazzini (FIODS), Claudio Velati (CNS) e Gianpietro Briola (presidente Avis nazionale).

Ecco il programma preliminare dei due giorni:

Venerdì 26 ottobre

PRIMA SESSIONE

9.00-9.30 Registrazione partecipanti

9.30-9.45 Saluti delle Autorità Ministero della salute Conferenza delle Regioni – Commissione salute Regione Calabria – CRS Calabria Coordinatore CIVIS – Inquadramento delle tematiche – Moderatori: Giancarlo Maria Liumbruno, Gianfranco Massaro

9.45-10.05 Plasma e plasmaderivati: scenario internazionale – Giuliano Grazzini

10.05-10.25 Plasma e plasmaderivati: scenario nazionale – Giancarlo Maria Liumbruno

10.25-10.40 Discussione

10.40-11.10 Coffee break

11.10-11.30 La donazione di plasma: promozione, programmazione, fidelizzazione – Gianpietro Briola (presidente Avis)

11.30-11.50 Plasma e plasmaderivati: autosufficienza nazionale e compensazione interregionale – Pasquale Colamartino

11.50-12.00 Discussione

12.00-12.30 Presentazioni Gruppi di lavoro: mission e output attesi – Giancarlo Maria Liumbruno, Claudio Velati

12.30-14.00 Lunch

SECONDA SESSIONE – Lavori di Gruppo

14.00-17.00 Gruppo di lavoro 1 – Scenario nazionale e internazionale: aspetti normativo-regolatori nazionali ed europei. Coordinatori: Giancarlo Maria Liumbruno, Maria Rita Tamburrini; Gruppo di lavoro 2 – La donazione di plasma: promozione, programmazione, fidelizzazione, nuove sfide. Coordinatori: Claudio Velati, Gianpietro Briola; Gruppo di lavoro 3 – Sistema plasma e medicinali plasmaderivati: attualità, prospettive, coesione. Coordinatori: Pasquale Colamartino, Giuliano Grazzini (I Coordinatori individueranno un board ristretto per la gestione dei rispettivi Gruppi di lavoro. Tutti i partecipanti saranno pre-assegnati ad uno dei Gruppo di lavoro in modo da bilanciarne la composizione).

Sabato 27 ottobre

TERZA SESSIONE – Presentazione in plenaria dei risultati dei Gruppi di lavoro e conclusioni – Moderatori: Giancarlo Maria Liumbruno, Gianfranco Massaro

9.00-9.25 Presentazione risultati Gruppo di lavoro 1

9.25-9.45 Discussione

9.45-10.10 Presentazione risultati Gruppo di lavoro 2

10.10-10.30 Discussione

10.30-11.15 Coffe break

11.15-11.40 Presentazione risultati Gruppo di lavoro 3

11.40-12.00 Discussione

12.00-12.30 Conclusioni e presentazione di uno schema di sintesi per un documento finale – Giancarlo Maria Liumbruno, Gianfranco Massaro

 

 

 

 

 

 

 

I giovani donatori organizzati e provenienti da tutto il mondo si riuniscono ad Aveiro (Portogallo) con la Fiods. Il futuro della risorsa sangue passa (anche) da qui

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Una grande festa per i giovani di tutto il mondo, all’insegna della condivisione delle esperienze e della necessità, nell’era del mondo globalizzato, di percepire la risorsa sangue e il suo utilizzo come un tema politico di rilevanza internazionale: si parlerà di questo e altro durante il prossimo Forum Internazionale Giovani della FIODS, (Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue), che si terrà ad Aveiro, in Portogallo, dal 23 al 26 agosto 2018.

L’edizione portoghese, che segue quella del 2017 svoltasi a Kaunas, in Lituania, avrà come claim “Share life, join the tribe! Blood donors, a gift to the community”, ovvero “Condividi la vita, entra a far parte della tribù! Donatori di sangue, un regalo per la comunità”: una vera e propria esortazione che richiama alla necessità di creare una grande comunità di donatori internazionali entro la quale condividere lo stesso identico approccio al gesto responsabile, ovvero la donazione anonima, gratuita e non remunerata.

Durante lo svolgimento dei lavori, che vedranno impegnati delegazioni provenienti da tutto il mondo, si lavorerà inoltre per individuare le migliori strategie possibili per richiamare al dono le giovani generazioni, quegli under 35 che nei prossimi decenni dovranno assicurare ovunque, in ogni angolo del pianeta, il ricambio generazionale per la raccolta di sangue e plasma.

Promozione, comunicazione, capacità di coinvolgimento attivo: ecco il tris di obiettivi da raggiungere affinché la donazione diventi un gesto abitudinario portato avanti da donatori periodici non limitati dai confini nazionali.

Per il nostro paese parteciperà una delegazione di Avis composta da ben 14 partecipanti, demandati a portare a patrimonio comune l’esperienza del dono etico italiano, che com’è noto ai lettori di Buonsangue, è una vera e propria avanguardia sul piano della sicurezza e della qualità dei servizi trasfusionali, in un tempo in cui la gratuità del dono rischia di essere messa in pericolo dall’ingerenza degli interessi economici.

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Dati sul plasma di nuovo in ritardo: ma il Sistema sangue ha bisogno di puntualità e trasparenza

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Nei mesi scorsi in più occasioni abbiamo riportato come il Centro nazionale sangue, a partire da gennaio 2018, avesse ricominciato a diffondere puntualmente, attraverso i propri canali web, le informazioni sulla raccolta plasma nelle varie regioni italiane e sull’invio alle industrie del plasma destinato al frazionamento

Ecco infatti, i nostri pezzi di commento e analisi sulle informative relative al periodo gennaio/febbraio, al mese di marzo, e ad aprile 2018: spiace quindi dover constatare che soltanto a inizio luglio, cioè ieri martedì 4, siano arrivati quelli di maggio: un ritardo non imperdonabile ma evitabile, specie in un momento delicato per gli equilibri di sistema, come vi abbiamo raccontato nel recente approfondimento sul plasma pubblicato lo scorso 14 giugno.

Ecco le rilevazioni di maggio. In figura 1 si può notare come sul piano nazionale rispetto a maggio 2017 si debba registrare un calo del 2%, mentre spostando l’attenzione sui dati regionali emergono i buoni risultati ottenuti in Basilicata (addirittura un +86%), Liguria (+18,8%), Puglia (+17,8%) e Sardegna (+17,6%), mentre risultano preoccupanti i cali nelle Province autonome di Trento e Bolzano (-26,9% e -29,8%), Umbria e Abruzzo (rispettivamente -27,8% e -28,4%), e di una regione densamente popolata come il Veneto (-17,2%),

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

In figura 2 troviamo invece, oltre alla trasposizione di chilogrammi del dato percentuale analizzato sopra, troviamo (al punto 3) il dato aggregato relativo non solo al mese di maggio ma misurato sulla raccolta dei primi cinque mesi (gennaio-maggio) del 2018, regione per regione. Emerge così un calo di circa duemila chili in Veneto (il risultato peggiore), e un aumento rilevante, anche qui di circa 1500 chili, in Puglia, Marche e Sicilia.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

 

Sperando che anche i dati relativi a giugno arrivino prontamente, proviamo a spiegare ancora una volta perché, in questo momento più che mai, è necessario che tutti gli attori di sistema facciano la loro parte fino in fondo, offrendo la massima trasparenza ai cittadini donatori; e giacché il Centro nazionale sangue si distingue per impegno, organizzazione ed efficacia nella maggior parte delle sue attività di supporto, gestione e monitoraggio del sistema, è davvero un peccato che sull’argomento plasma ci siano sempre inceppi grandi o piccoli.

L’autosufficienza

Abbiamo sottolineato spesso, in questi anni, quanto l’autosufficienza ematica sia per quel che riguarda il sangue intero sia il plasma, sia un obiettivo strategico di primaria importanza. In molti convegni, i nostri dirigenti più alti come Gianfranco Massaro (presidente Fiods) o Giancarlo Liumbruno (direttore Cns) ci hanno spiegato, con l’aiuto di grandi esperti provenienti dall’estero come Paul Strengers direttore esecutivo dell’IPFA (International Plasma and Fractionation Association), come il plasma vada considerato, per la vita di una nazione, importante non meno di acqua, cibo, energia o metalli pesanti.

Poiché oggi, la maggior parte del plasma raccolto sul pianeta appartiene ali Stati Uniti d’America, la situazione globale risulta ingestibile e sbilanciata: in caso di eventi imponderabili non avere autosufficienza sarebbe una vera sventura, e il miglioramento della raccolta passa in larga misura dalla capacità d’informare i cittadini con puntualità, con serietà e fiducia reciproca, e con messaggi sul dono altamente efficaci.

Le gare

Sappiamo inoltre che nel nostro paese da un po’ di tempo a questa parte lavorazione industriale del plasma e la conseguente produzione di plasmaderivati funziona in regime di libero mercato. Per l’esattezza avviene in conto-lavoro, e questo significa che le regioni provvedono a raccogliere il plasma (destinato a restare sempre di proprietà pubblica) e lo inviano alle industrie per il frazionamento dopo aver stretto contratti ad hoc in base a dei regolari bandi pubblici. Un’organizzazione, quella del conto-lavoro, nata in Italia e che vanta come fiore all’occhiello proprio la garanza della proprietà pubblica della materia prima, e che, al tempo stesso, con l’apertura alla religione del mercato è soggetta ad alcuni rischi.

Nel raggruppamento regionale guidato dal Veneto, dove per altro la raccolta è in calo, proprio il diktat principale dell’ideologia di mercato spinta all’eccesso, ovvero il criterio del risparmio, ha comportato l’approvazione di un bando incentrato (sembra incredibile ma è così)  per il 90% sul risparmio e per il 10% sulla qualità del servizio, mentre per fortuna in altri raggruppamenti regionali la forbice tra qualità e risparmio si è rivelata totalmente diversa e pensata con maggior responsabilità (60% qualità Vs 40% prezzo nel consorzio guidato dall’Emilia e 70% qualità Vs 30% prezzo per quello guidato dalla Toscana).

A oggi, manca ancora il bando del raggruppamento regionale guidato dalla Lombardia, realtà nella quale i donatori si sono già lamentati di non essere stati coinvolti nei processi decisionali.

Ancora una volta informazione, trasparenza e collaborazione tra tutte le gambe del sistema sangue risultano assolutamente fondamentali, affinché ragioni economiche che rischiano di fare soprattutto gli interessi delle multinazionali estere, sebbene sbandierate come “risparmio” per la comunità, non diventino prassi operative consolidate.

Il rispetto del dono e l’utilizzo massimale del plasma dei donatori per la produzione della massima varietà possibile di farmaci salvavita devono restare i fattori decisivi alla base di ogni accordo, ed ecco perché, in attesa dei dati sulla raccolta di giugno, ribadiamo ancora una volta che mantenere ai massimi livelli l’informazione sull’argomento plasma è una necessità assolutamente irrinunciabile per i donatori e per il sistema intero.

 

 

 

Un’analisi dell’Economist piuttosto imprecisa, e le risposte di Liumbruno e Massaro. “Il dono volontario italiano favorisce sicurezza e qualità”

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Circa un mese fa l’Economist, autorevole giornale britannico specializzato in questioni economiche, ha pubblicato un pezzo che in Italia ha fatto molto discutere poiché conteneva un’affermazione tendenziosa sulla questione dell’autosufficienza di plasma nei vari paesi del mondo. Secondo la testata inglese gli unici paesi in cui l’autosufficienza sarebbe raggiunta sono quelli in cui la raccolta di plasma avviene a pagamento, un’idea in controtendenza rispetto ai criteri italiani che si basano sul dono di plasma (e di sangue), volontario, gratuito, anonimo, associato e organizzato.

Nei giorni successivi alla pubblicazione del pezzo, non si è fatta attendere la risposta di Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, pronto a replicare sulle colonne del sito www.agi.it, dove ha contestato con precisione le affermazioni contenute nella disamina dell’Economist, che tra le altre forzature aveva alluso alla giornata di lavoro retribuita a garanzia dei donatori italiani come se si trattasse di un vero proprio pagamento.

Negli ultimi giorni, è arrivata anche la risposta del presidente della Fiods, Gianfranco Massaro, che ha ribadito ulteriormente la realtà dei fatti e sottolineato con fermezza l’efficacia dei principi di volontarietà e gratuità su cui si basa il sistema di raccolta italiano, i livelli di sicurezza raggiunti grazie a queste regole e la funzionalità di caratteristiche come il conto lavoro, processo nel quale, lo ricordiamo, il plasma raccolto dai donatori poi conferito alle industrie per la trasformazione di emoderivati non cessa mai di essere risorsa pubblica.

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Gianfranco Massaro, presidente Fiods

Ecco il comunicato stampa Fiods in originale, inviatoci con richiesta di pubblicazione, e poi nella traduzione in italiano.

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Ecco il testo in Italiano:

Solo poche settimane fa un articolo su l’Economist ha affermato che in Europa solo i paesi che in qualche modo remunerano i donatori di plasma sono autosufficienti, mentre tutti gli altri continuano a sostenersi con il plasma importato dagli Stati Uniti.

L’articolo suggerisce fondamentalmente di adottare lo stesso meccanismo (plasma remunerato – o compensato per donazione) per raggiungere l’obiettivo strategico di autosufficienza.

Fortunatamente molti autorevoli rappresentanti di Blood Services e le organizzazioni di donatori, sia a livello nazionale che internazionale, hanno risposto a questo articolo, che sembra avere una comprensione parziale dell’importanza del volontariato e della donazione di sangue non ricompensata (VNRBD), importante per la qualità e la sicurezza del sangue donato e suoi componenti, ma anche per la sostenibilità etica e pratica del sistema.

Come IFBDO, organizzazione internazionale che rappresenta circa 18 milioni di volontari e donatori non remunerati in più di 80 paesi nel mondo, vogliamo apprezzare tutte quelle voci rappresentando il principio di VNRD come la migliore garanzia, allo stesso tempo, per la sicurezza dei pazienti e dei donatori: il loro dono ha la massima importanza etica come espressione di partecipazione della comunità al sistema sanitario, e le associazioni possono giocare a ruolo strategico nel sensibilizzare sulla sua rilevanza, in collaborazione con le autorità (all’interno di un’organizzazione attenta, efficiente e sostenibile basata sulla condivisione responsabilità, che potrebbe davvero portarci all’autosufficienza nel sangue e nei componenti del sangue da VNRD).

Stiamo per celebrare la Giornata mondiale del donatore di sangue 2018 e – ricordando queste istanze – vogliamo ringraziare tutti i donatori che decidono di “essere lì per qualcun altro” donando il loro sangue come gesto di pura solidarietà: saremo sempre dalla parte dei pazienti!

Cordiali saluti,

Gianfranco Massaro

Genova capitale del sistema trasfusionale: dal convegno SIMTI alla presentazione del libro “Sangue Infetto” di Michele De Lucia, l’attualità del sangue parla ligure

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Gianfranco Massaro, presidente Fiods, al 43esimo convegno SIMTI

È Genova in questi ultimi giorni la capitale italiana del sangue.

Dopo le assemblee generali di Avis e Fratres, svoltesi rispettivamente a Lecce (ecco qui i nostri report alla prima, alla seconda, e alla terza giornata) e Cinisi (Palermo), il testimone passa da sud a nord, con l’importante convegno genovese (dal 23 al 25 maggio al Centro Congressi del Porto Antico) organizzato dal Simti (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), evento clou a cui partecipano i più importanti operatori del sistema trasfusionale italiano, come Gianfranco Massaro (presidente Fiods), Aldo Ozino Caligaris (Presidente Fidas e coordinatore Civis) e Giancarlo Maria Liumbruno (presidente del Centro nazionale sangue).

Cosa aspettarsi da questi tre giorni genovesi?

Di certo l’approfondimento ampio e concreto di temi d’attualità importantissimi, peraltro già preannunciati e delineati da Pierluigi Berti in questa intervista ampia e molto approfondita rilasciata al portale donatorih24, occasione in cui il presidente SIMTI si è mostrato realistico e responsabile, richiamando in causa le difficoltà che sta attraversando il sistema trasfusionale italiano sul piano della raccolta sangue, sul rispetto dell’autosufficienza ematica, e non di meno sul piano della formazione del personale specializzato nella medicina trasfusionale, come richiede la direttiva Ue 1214/2016.

Il plasma, la comunicazione dei valori del dono, il ruolo delle associazioni, il PBM (Patient blood management) sono poi tutti argomenti di dibattito che da giovedì fino alla giornata di oggi hanno trovato posto nell’ampio programma di Genova (scaricabile qui).

Per capire il peso specifico della tre giorni genovese, basta leggere qualche passaggio del saluto che ha voluto dedicare a tutti i relatori Gianfranco Massaro (presidente Fiods), toccando con fermezza punti nodali del sistema come plasmalavorazione, valori alla base del dono e differenze tra regioni sul piano dell’efficienza, talvolta ancora troppo marcate. Ecco le parole di Massaro:

Gentili Signore e Signori, è per me oggi un immenso piacere portare il saluto e la voce della FIODS al 43° Convegno Nazionale della SIMTI. La FIODS è impegnata a diffondere e difendere i principi etici della donazione di sangue, norme e valori che sono la base del comportamento individuale. Questo obiettivo può essere raggiunto solo attraverso lo sviluppo di iniziative informative, formative, culturali e di ricerca, che sono alla base della nostra mission (…)Il Sistema Sangue italiano ha assistito negli ultimi decenni a progressi inimmaginabili; nel tempo si sono infatti ridotti, fino a pressoché annullarsi, i rischi per la donazione e la trasfusione del sangue, quelli legati alla produzione e all’utilizzo dei farmaci plasmaderivati, e quelli legati alla insufficienza di emocomponenti per l’utilizzo ospedaliero. La raggiunta autosufficienza nella raccolta di sangue è un successo per ogni sistema sanitario che vi giunga; un successo che, è bene ricordarlo sempre, non va mai dato per scontato né acquisito per sempre. Allo stesso tempo, il nostro Paese non ha ancora raggiunto, come sappiamo, l’autosufficienza nella raccolta di plasma per la lavorazione industriale. Vanno segnalati, in questo senso, la troppo forte differenza regionale nella raccolta. Anche i raggruppamenti regionali per le gare di conto lavorazione possono essere un modo per trasferire buone pratiche nelle varie parti d’Italia, ed è per questo che nelle ultime gare abbiamo accolto con favore la preponderanza del criterio qualitativo, che include anche i servizi per il miglioramento del sistema. (…) Chiudo con due brevi considerazioni. La prima è che la FIODS si pone degli interrogativi, rispetto alle notizie circa la possibilità di una modifica normativa che permetta la lavorazione del plasma italiano in impianti situati in Paesi in cui la donazione del plasma è remunerata. La seconda è una nota sui progetti internazionali. Come FIODS sosteniamo ancora una volta l’importanza che non una goccia di plasma donato sia a rischio di spreco; è dunque necessario che tutti noi, parte del sistema sangue, facciamo ogni possibile sforzo per favorire, semplificare e moltiplicare i progetti di cooperazione internazionale, con lo scopo di avvicinare i nostri preziosi medicinali ai pazienti che, in tutto il mondo, li aspettano per aggiungere” tempo alla vita e vita al tempo”.

Grazie.

Ma Genova in questi giorni è stata la capitale italiana del sangue anche per un altro motivo, non meno importante: ieri giovedì 24 maggio, alla Feltrinelli di via Ceccardi, è andata in scena la presentazione del libro Sangue Infetto del giornalista Michele De Lucia edito da Mimesis, un’opera di grande respiro destinata a far parlare di sé.

De Lucia ha infatti ricostruito in un lavoro di circa 500 pagine ricco di spunti inediti e di ampia documentazione, gli scandali del sangue infetto che hanno contraddistinto il nostro paese nel dopoguerra, e lo ha fatto senza perdersi in giustizialismi o sensazionalismi, ma piuttosto procedendo per ampiezza documentativa e voglia di arrivare al maggior grado di verità possibile.

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In definitiva, il lavoro di documentazione di De Lucia è così ampio da abbracciare qualsiasi aspetto inerente alla risorsa sangue e a come è stata utilizzata in Italia e nel mondo da inizio secolo ai giorni nostri: nelle pagine di Sangue Infetto, per esempio, l’autore affronta il problema dell’emofilia in tutte le sue sfaccettature, dal punto di vista dell’evoluzione storica delle cure all’assenza di plasma che caratterizzava la situazione italiana a fine anni settanta; entra nel merito di come è cambiata la raccolta sangue nella storia mondiale e torna, caso per caso su tutte le disfunzioni del servizio sanitario nazionale e sugli scandali documentati dalla cronaca, dal plasma killer del 1967 al mercato nero a Napoli negli anni settanta.

E non è tutto. De Lucia racconta con ritmo e passione gli anni d’oro del plasma e del mercato degli emoderivati negli anni ottanta, fa il punto sulla vicenda AIDS in una sezione ampia e appassionata, per poi chiudere con una terza parte ricchissima d’informazioni sui tempi più recenti e sui casi che per molti italiani sono ancora causa di grande intensità emotiva. Si va dall’Italia di “Mani Pulite” ai casi arcinoti sulle tangenti dei farmaci che chiamarono in causa Poggiolini, la P2, il ministro della sanita Francesco De Lorenzo e ben 12 tra le aziende farmaceutiche tra le più grosse del paese, una deriva culminata nel famoso processo di Trento. Mostro sbattuto in prima pagina e servito alle molte vittime innocenti?

Scoprirlo è proprio ciò che il libro di De Lucia ieri presentato a Genova si propone di fare una volta per tutte, rilevando come alcune presunte “verità” spacciate all’epoca come incrollabili dai media, meritino di essere riviste con più attenzione ed equilibrio, sulla strada di una rilettura più corretta di quei fatti e di quegli anni. Obiettivo che condividiamo anche noi di Buonsangue: approfondendo la lettura del testo nei prossimi giorni, ci proporremo di testimoniare dopo una lettura di Sangue Infetto il più possibile completa e attenta, affinché persino i prodromi di situazioni del passato per fortuna oggi lontane, non si ripetano mai più.