Settembre entra nel vivo e nel mondo associativo si ricomincia con la formazione: la nuova responsabile della comunicazione Fidas Chiara Ferrarelli ci racconta FidasLab

Fidas 60 anni - FIDAS

L’estate è alle spalle, è così come per i più giovani ricomincia il percorso scolastico, anche nel mondo associativo torna al centro del focus e degli obiettivi programmatici una delle attività più importanti a cui le strutture organizzate e consolidate di donatori italiane si dedicano con passione, impegno e impiego di investimenti: la formazione.

A settembre è la volta di FidasLab, visto che si sono già aperte le iscrizioni, destinate a chiudersi il prossimo 4 ottobre. Partiamo dall’inizio. Fidas, assieme ad Avis e a Fratres, mira ad avere sul territorio volontari giovani e meno giovani altamente formati, e in grado di coniugare il proprio “bagaglio esperienziale e una storia di vita che costituisca, per le realtà associative presenti sul territorio, una ricchezza”, con le competenze e la preparazione che la complessità de presente impone a chi ha la vocazione di cimentarsi come risorsa per la comunità.

Competenze di vario genere, che non devono mai restare statiche ma sapersi rinnovare nel presente cangiante e sempre in trasformazione, nel campo della comunicazione, ovvero del rapporto con il pubblico per ciò che riguarda la promozione del dono del sangue e degli emocomponenti, nella gestione interna di una realtà complessa come l’associazione, nell’organizzazione di eventi, nel rapporto con le componenti istituzionali e nella capacità di saper cogliere e interpretare i cambiamenti della società a livello macro e micro. Portare i giovani al dono, consigliare sui corretti stili di vita per restare in salute e poter donare, trasmettere con efficacia e solidità i valori del dono ai tanti cittadini che per mancanza di tempo o informazione non sono ancora diventati donatori periodici. Spiegar loro quanto un piccolo gesto per ogni individuo può diventare vitale per i pazienti. Queste le sfide più urgenti, che dialogano con gli asset più geopolitici della politica sanitaria mondiale, nella quale il plasma assume un ruolo sempre più strategico e di impatto sul libero mercato con tutto ciò che questo comporta.

Per saperne di più, abbiamo chiesto a Chiara Ferrarelli, nuova responsabile della comunicazione in Fidas, di raccontarci FidasLab e di dirci ciò che pensa su altri temi importanti che riguardano il sistema sangue.

  • Chiara Ferrarelli, parliamo di formazione e FidasLab. Quanto è perché è così importante nel nostro presente avere responsabili associativi in grado di stare al passo con i tempi? Il terzo settore cambia in fretta?

È fondamentale che i responsabili associativi e più in generale tutti i volontari coinvolti nella promozione del dono, possano ricevere una buona formazione al fine di continuare la propria attività e poter meglio investire le proprie energie. Un volontario con la propria buona volontà può ottenere buoni risultati, ma se si fa in modo che il suo impegno possa ricevere anche il supporto di una formazione adeguata, quei risultati potranno dar frutti ancora migliori. Ad oggi non è facile per gli operatori del Terzo settore stare al passo con i tempi: in pochi decenni siamo stati catapultati in una realtà permeata dal digitale. Qualunque servizio e qualunque comunicazione ormai passa attraverso uno smartphone e attraverso una delle tante applicazioni. La nostra società è inoltre definita come “la società dell’immagine”, in cui le stesse hanno spesso una rilevanza maggiore rispetto alle parole. Le realtà che costituiscono il Terzo settore, se vogliono farsi conoscere, devono riuscire ad adeguare il proprio linguaggio al contesto sociale e culturale di riferimento. Dobbiamo dunque imparare ad utilizzare noi per primi le applicazioni utilizzate dal resto della società, riuscire a comprendere il linguaggio delle immagini e possibilmente saper produrre noi stessi immagini capaci di saper parlare a chi le osserva. È per questo che, tra i tanti laboratori attivati in vista del corso di formazione FidasLab, trovano spazio anche laboratori dedicati all’elaborazione di grafiche ed immagini, ma anche ai social media e alla content creation.

  • Nei convegni delle associazioni di donatori di sangue si dice spesso che la questione decisiva per il prossimo futuro sarà il cambio generazionale dei donatori. Lei cosa pensa? In che modo si può raggiungere lo scopo e far appassionare i giovani ai valori del dono?

I dati che ci offre il Centro Nazionale Sangue parlano chiaro: dal 2013 i donatori della fascia d’età compresa tra i 18 e i 25 anni sono in calo costante, nel 2018 erano solamente il 12% del totale. Sono il 17% invece i giovani donatori nella fascia d’età tra i 26 e i 35 anni. Si ampliano di conseguenza le fasce di donatori più avanti con l’età. Non possiamo sottovalutare questi dati che anzi ci devono servire da stimolo per poter impegnare sempre più tempo ed energie nella promozione del dono tra le fasce d’età più giovani affinché si possa invertire il trend e raggiungere il ricambio generazionale tra i donatori di sangue. In FIDAS guardiamo con determinata speranza al futuro: abbiamo un gruppo giovani, i Giovani FIDAS, che cresce costantemente. Siamo certi che è anche grazie al loro prezioso impegno se in tante associazioni il numero dei donatori continua a crescere e ad arricchirsi anche di altri nuovi giovani. Sono loro non solo il futuro della FIDAS ma insieme a loro stiamo già costruendo la storia delle nostre associazioni. Grazie a loro le associazioni sono sempre più presenti on line, ad esempio attraverso i social. C’è chi sceglie di esser presente con stand informativi ad eventi dedicati ai giovani, ma sono tanti anche i giovani che organizzano eventi ludici dedicati appositamente ai loro coetanei, dove il tema del dono non è centrale ma in cui alla fine si riesce pur sempre a raccogliere qualche nuova “promessa di donazione”. Chi meglio dei Giovani FIDAS, ragazze e ragazzi entusiasti delle proprie esperienze nel mondo del volontariato, possono riuscire nell’intento di far appassionare altri giovani? Ovviamente dal canto nostro l’impegno è quello di offrire ai nostri giovani la possibilità di crescere e formarsi con tutto il nostro supporto, mettendo l’incontro e il confronto dialogico al centro della relazione tra giovani e meno giovani.

  • È importante fissare il focus sulla figura del paziente. In comunicazione spesso si punta il riflettore sulla figura del donatore, sul suo payback emotivo dopo aver donato, sul valore del gesto in sé. Meno battuta, mi pare, la strada dell’importanza che il dono riveste per i pazienti, veri destinatari della risorsa finale. Cosa ne pensa in quanto responsabile comunicazione di Fidas?

La relazione del dono tra donatore e ricevente è una relazione delicata perché coinvolge due figure che non sono sullo stesso piano: da un lato il donatore, una persona che compie un gesto volontario di generosità; dall’altra parte una persona che sicuramente non volontariamente dipende da quel gesto volontario. Va preservata quindi la figura del ricevente che vive una situazione da lui non scelta e per il quale la donazione del sangue è una vera e propria terapia salva vita. Al contempo è formativo, per il donatore, avere la possibilità di conoscere chi ha vissuto l’esperienza del ricevere una trasfusione, perché in un certo senso si ha la possibilità di “toccare con mano” quanto veramente sia importante il proprio impegno nel mondo della promozione del dono. Può capitare infatti che il tanto impegno volto all’organizzazione delle attività associative e le eventuali difficoltà riscontrate nella promozione, ci facciano perdere di vista l’umanità e l’urgenza che vi sono all’altro capo della relazione del dono: il ricevente. Purtroppo è normale ed umano che questo possa accadere. Avere l’opportunità di potersi fermare e conoscere qualche nuovo volto o leggere la storia di chi vive o ha vissuto la relazione del dono da ricevente può costituire la giusta spinta motivazionale per impegnarsi con rinnovata energia. Negli ultimi mesi come FIDAS Nazionale abbiamo avuto la possibilità di conoscere diversi “testimoni dell’importanza del dono”, a partire da Natascia Bonacci, un’attrice talassemica che conosce bene l’importanza del dono. In un video, che abbiamo condiviso sui nostri account social, Natascia ha voluto rendere il proprio “grazie” ai donatori che attraverso il dono del sangue le regalano anche ogni emozione da lei vissuta quotidianamente. Siamo inoltre in contatto con gli amici dell’associazione AMAMI (Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana) con i quali abbiamo in programma altre sorprese proprio in vista del FidasLab, ma in quanto sorprese per adesso non possiamo svelare di più.

  • È molto interessante la definizione di #stileFidas. La spiega nel dettaglio ai nostri lettori?

La FIDAS si compone di tante associazioni presenti su tutto il territorio nazionale. Le stesse, da Statuto della FIDAS, mantengono sul proprio territorio un’autonomia. Questo è un elemento che è stato evidente durante il tour della FIDAS #energiaincircolo, organizzato in occasione del 60° anno di fondazione della FIDAS e terminato ad Aprile. Ognuna delle associazioni che ha aderito al tour ha organizzato eventi diversi sul territorio, dimostrando diverse sensibilità e diverse modalità per coinvolgere nuovi donatori. Differenze inevitabili perché ogni associazione vive situazioni sociali diverse in base al territorio in cui è nata. Ogni giorno, poi, sui giornali di tutta Italia vengono pubblicate notizie legate all’AFDS, ADSP, FPDS, ADVS e tante altre… tantissime sigle che fanno riferimento a diverse associazioni, ma tutte accomunate dalla loro partecipazione alla FIDAS. Siamo tantissimi e appunto ognuno ha le proprie specificità eppure tutti condividono lo #stileFIDAS, uno stile di vita volto alla promozione del dono. Tentiamo di promuovere stili di vita sani, a partire dall’alimentazione, dall’importanza dell’attività fisica e crediamo fermamente nell’importanza della prevenzione. Adottare uno stile di vita sano vuol dire prendersi cura di sé, in vista del fatto che anche in base al nostro stile di vita dipenderà la possibilità o meno di donare il più a lungo e quanto più spesso possibile. Gli stili di vita sani, però, non si fermano ad un discorso di salute solamente fisica, si parla anche di promozione della salute mentale e questo si coniuga bene con il valore che hanno le relazioni sociali all’interno delle associazioni. Il sentirsi parte di una realtà associativa, il sapere di poter dare il proprio contributo alla comunità, l’opportunità di confronto e dialogo, la possibilità di stringere tante relazioni amicali anche tra diverse associazioni esterne o anche tra le stesse associazioni FIDAS, tra le quali spesso vengono a nascere dei gemellaggi: tutti elementi che crediamo facciano parte dello #stileFIDAS e che caratterizzino le varie associazioni a noi federate, indistintamente. Ogni associazione è unica, eppure ogni associazione si ritrova nello #stileFIDAS.

In figura 1, ecco il programma completo del FidasLab.

programma fidas

Fig.1

Infine le informazioni tecniche: il corso, che si prepara a formare il cospicuo numero di 150 volontari circa provenienti da tutte le regioni italiane si svolgerà anche quest’anno in due diverse date: dal 1 al 3 novembre e dal 22 al 24 novembre a Roma.