“PLASMARE”, il corso sulla filiera del plasma per i dirigenti Fidas. Un’occasione perfetta per accrescere la consapevolezza su un settore strategico

Fidas_logo_HD

Formare sul ciclo del plasma e la plasmaferesi, al fine di migliorare sempre di più la raccolta e alimentare il metodo del conto-lavoro, peculiarità italiana nella produzione dei farmaci salva vita: venerdì 6 e sabato 7 dicembre la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) ha organizzato, in collaborazione con Farmindustria, il corso di formazione “PLASMARE” rivolto ai Presidenti regionali e ai componenti del Consiglio direttivo nazionale e del Coordinamento Giovani FIDAS.

Ma perché questo corso di formazione per dirigenti Fidas su tutti i dettagli della filiera del plasma è stato importante e porterà sicuramente arricchimento nel settore e poi al pubblico?

Ce lo spiega il comunicato Fidas.

“Il programma del corso presenta temi relativi alle tecniche di lavorazione del plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Si affronteranno tematiche relative agli aspetti normativi ed etici con la presentazione di alcune buone pratiche presenti in Italia. A completamento del corso non mancherà un confronto con il sistema europeo ed Internazionale. Grazie alla partecipazione di Alessandro Segato, Presidente di AIP (Associazione Immunodeficienze Primitive) saranno presentate ai partecipanti testimonianze dei riceventi. Il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, illustrerà il tema dell’autosufficienza in plasma e medicinali plasmaderivati”.

Un programma ricco dunque, che nel dettaglio è riportato in figura 1 e 2.

1

Fig. 1

2

Fig. 2

Moltissimi i relatori autorevoli, da Giancarlo Liumbruno direttore del Cns a Simona Carli, responsabile del Centro regionale sangue Toscana, da Stefania vaglio del Centro regionale sangue del Lazio ad Aldo Ozino Caligaris presidente Fidas, che ha raccontato così l’iniziativa. “PLASMARE è il primo corso per Responsabili associativi sulla materia del plasma e della produzione dei medicinali plasmaderivati realizzato con un approfondimento della materia specifica. Attraverso il corso si intendono approfondire gli aspetti normativi e qualitativi relativi all’utilizzo del plasma proveniente da donazioni volontarie e non remunerate volto alla produzione di medicinali plasmaderivati. Il corso intende inoltre approfondire gli aspetti qualitativi relativi al conseguimento dell’autosufficienza per questi farmaci salvavita ottenibili soltanto dal frazionamento industriale e dalla lavorazione del plasma”.

Come sa chi segue Buonsangue e i suoi report mensili sulla raccolta plasma, secondo i dati presentati dal Centro Nazionale Sangue, nel periodo compreso tra gennaio ed ottobre 2019 si è registrato un incremento delle donazioni rispetto a quanto registrato nello stesso periodo nell’anno precedente (715.401 donazioni nel 2019 rispetto alle 698.236 donazioni raccolte nel 2018), ed è proprio per questo che non bisogna mollare la presa. Vuol dire che fare cultura della donazione di plasma serve e per avvicinarsi un’autosufficienza che ancora non è stata raggiunta.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute”: la prevenzione sul territorio dura un anno e se la guidano i giovani è ancora più bello

FIDAS-29-nov-foto-3

Nelle associazioni di donatori di sangue la voglia di investire sui giovani attraverso la formazione, è tanta. Ed è per questo che quando nascono progetti di interesse comune proprio dalle nuove generazioni la soddisfazione è doppia.

L’ultimo week-end, in quest’ottica (a partire da venerdì 29 novembre fino a domenica 1 dicembre) ha sancito il via di una bellissima iniziativa ideata e realizzata dalla branca giovanile della Fidas, Giovani Fidas, che hanno spinto il progetto “Giovani FIDAS: Promotori di salute”. Di cosa si tratta? È semplice. Come avevamo già avuto modo di registrare a Roma durante il convegno internazionale Fiods dello scorso 25 ottobre con le parole del presidente Aldo Ozino Caligaris, il tema della prevenzione e degli stili di vita corretti è molto sentito in Fidas, poiché si basa “sulla consapevolezza che nei Paesi Occidentali, dove le cure per le più comuni patologie infettive sono oramai alla portata di tutti, le principali problematiche di salute sono legate a stili di vita non corretti”.

“Giovani FIDAS: Promotori di salute” durerà molti mesi, ma il primo momento importante è stato venerdì 29 novembre, quando i Giovani FIDAS hanno presenziato, distribuendo materiale informativo e gadget, il Campus Universitario Luigi Einaudi di Torino. Con che scopo? Lo ha spiegato Elia Carlos Vazquez, Coordinatore Nazionale Giovani FIDAS: “Promuovere la salute fra i giovani – ha detto Vasquez – è un obiettivo che ci siamo posti come donatori. Evitando il diffondersi di malattie non solo migliorerà la salute della popolazione ma garantirà in futuro un bacino sempre maggiore di donatori di sangue.”

Il presidio di venerdì tuttavia, durante il quale si è lavorato tra i giovani universitari facendo informazione su malattie sessualmente trasmissibili e più specificatamente sul virus HIV, è stato il preludio della Giornata Mondiale contro l’AIDS, in calendario 1° dicembre, con i volontari in azione nelle Università e nelle Piazze d’Italia per combattere la trasmissione del virus HIV a colpi d’informazione e formazione, una politica che noi di Buonsangue condividiamo a pieno perché perfettamente in linea con tanti dei valori in voga nel sistema trasfusionale, ovvero qualità e sicurezza dei servizi per i pazienti e soprattutto prevenzione come principio basico propedeutico all’appropriatezza nell’uso delle risorse.

Combattere gli stili di vita non corretti, infatti, produce benefici al Sistema Sanitario Nazionale, e non solo per quanto riguarda la prevenzione delle malattie conseguenti, ma anche perché è dimostrata scientificamente (e dalla logica), la relazione tra la buona salute della popolazione e la possibilità di garantire un bacino di donatori il più ampio possibile.

Gli appuntamenti dei “Giovani FIDAS: Promotori di salute” proseguiranno nei prossimi mesi, e alcuni eventi sono già fissati: la prevenzione andrà in scena per la Giornata Mondiale contro il cancro, il 4 febbraio, per la Giornata Mondiale dello sport e della salute il 6 e 7 aprile, per la Giornata Mondiale per la lotta al fumo il 31 maggio, e naturalmente per la Giornata Mondiale del donatore di sangue, che quest’anno si celebrerà in Italia nella data consueta: il 14 giugno, un momento attesissimo per tutti i donatori del mondo.

Non solo testimonial famosi: per sensibilizzare i giovani al dono sono importanti anche le esperienze creative

fidas_a_scuola_di_dono

La sensibilizzazione dei giovani, il loro inserimento attraverso la passione in un percorso culturale che preveda l’avvicinamento al mondo del dono non come esperienza occasionale ma periodica e duratura come stile di vita, è un risultato che si può raggiungere in modi diversi.

Lo scorso venerdì abbiamo segnalato l’impatto di un testimonial d’eccezione come Taziano Ferro, che attraverso la musica raggiunge milioni di persone e rilascia un messaggio chiaro, destinato a chi è pronto ad accoglierlo.

E poi c’è una formazione più capillare, programmatica, che inizia al tempo della scuola e lascia delle conoscenze e delle esperienze molto importanti perché in grado di radicarsi nelle coscienze. Segnaliamo, in questo senso, due iniziative che arrivano dalla provincia italiana grazie al lavoro delle sedi associative locali, quelle che svolgono un lavoro costante e spesso senza poter contare sulla luce dei riflettori.

Così, per avvicinare i giovani alla cultura del dono attraverso attività innovative e divertenti, la sede comunale di Giungano in provincia di Salerno, realizzerà nel 2020 PIXELAVIS, un progetto che mira a “educare le nuove generazioni alla donazione del sangue e al volontariato con le attività nuove, colorate, inclusive e coinvolgenti della pixel art”.

I ragazzi potranno realizzare disegni sulla donazione dopo aver studiato le componenti del sangue, una perfetta occasione per imparare tante cose sul linguaggio informatico per bambini, e sul pensiero computazionale, una tecnica che può insegnare molto per ordinare i pensieri e a confrontarsi con le difficoltà e gli errori cancellando la paura di sbagliare.

Sempre nel 2020, ma stavolta grazie all’impegno di Fidas, ci sarà la seconda edizione del concorso nazionale FIDAS “A scuola di dono”, iniziativa rivolta alle nuove generazioni e in particolare agli studenti iscritti al primo e secondo grado di istruzione nell’anno scolastico 2019/20.

“A scuola di dono”, è un concorso nazionale che poi viene gestito dalle sedi locali, e Teramo, per esempio, si sono già attivati. È già stata istituita, infatti, la commissione incaricata di individuare per ogni ciclo di studi (primaria, secondaria di I grado, secondaria di II grado) il lavoro ritenuto più meritevole sulla base di una traccia a partire da cui si dovrà realizzare un elaborato scritto (per esempio un breve racconto o un articolo di giornale) o una produzione artistica di vario genere (un disegno, un fumetto o un video,) che sappia raccontare con fantasia e originalità tutto ciò che significa donare.

I dettagli si possono leggere su www.superj.it, ma ciò che conta è che sono ormai davvero moltissime le iniziative in tutto il paese che abbracciano come obiettivo quello di portare al dono volontario, periodico e associato, i cittadini responsabili di domani.

Tre grandi associazioni, un intento comune: creare gruppi dirigenti del futuro formati e consapevoli delle grandi sfide del nostro tempo

2018-06-28-06-52-07-1200x654

Il mondo delle associazioni di sangue è nel pieno di una “tempesta” formativa che dimostra quanto sia grande, e costante, l’impegno del mondo trasfusionale volontario e organizzato al fine di assicurare la raccolta di sangue e plasma, e di conseguenza l’autosufficienza ematica che come sappiamo è un obiettivo strategico nazionale. Nelle ultime settimane o in quelle che verranno, infatti, tutte le tre principali associazioni italiane, ovvero Avis, Fidas e Fratres, hanno spinto l’acceleratore nell’attività di formazione dei giovani per avere, nei prossimi anni, un corpo dirigente motivato, consapevole dei grandi cambiamenti della società contemporanea che ormai si trasforma in un contino divenire, e capace di utilizzare al meglio gli strumenti tecnologici e aziendali a disposizione.

Ma procediamo per criteri di calendario.

In Sicilia, per due giorni a partire dallo scorso sabato 26 ottobre a Letojanni in provincia di Messina, e domenica 27 Ottobre a Taormina, è andato in scena il VI Meeting Nazionale Fratres, dal titolo #SocialMenteAttivi (Fig.1). Più di cento giovani volontari Fratres provenienti da tutta l’Italia hanno partecipato alle due giornate dedicate a formazione e sensibilizzazione sulla cultura del dono del sangue ed emocomponenti, due sessioni programmatiche in cui si è parlato di social network, di come si possono sfruttare per veicolare bene il messaggio del dono alle nuove generazioni e di quale pericoli nasconda il loro uso scriteriato.

73232353_1438631052952814_5000652674958360576_n

Fig. 1

Del Fidas Lab (fig.2), abbiamo già accennato nella lunga e politematica intervista alla nuova responsabile della comunicazione Fidas Chiara Ferrarelli. Come da programma il primo modulo è andato in scena nel ponte lungo tra il primo e il tre novembre, con un programma articolato in alcune sessioni plenarie che si sono concentrate sul tema dei corretti stili di vita: Simone Benedetto, medico esperto in scienze dell’alimentazione, e Davide Cordoni, docente di enogastronomia, hanno approfondito la tematica presentando i benefici e le regole da seguire per stare bene (e donare meglio) grazie una sana alimentazione.

Un tema su cui già il presidente associativo nazionale Aldo Ozino Caligaris si era espresso al convegno internazionale Fiods di Roma dello scorso 25 ottobre, perché decisivo ai fini di una raccolta sangue costante e votata ai valori di qualità e sicurezza. Ecco cosa ha detto Caligaris davanti ai 150 giovani responsabili associativi Fidas provenienti da tutta Italia. “È importante parlare di promozione del dono e di fidelizzazione dei donatori, ma tutto questo non serve a nulla se non abbiamo delle persone in salute. I corretti stili di vita sono il punto di partenza per un avvicinamento alla donazione: il donatore deve essere in buono stato di salute per poter garantire una terapia trasfusionale buona e sicura per i riceventi”.

Tra le sorprese dedicate ai partecipanti del corso, anche alcune lettere scritte da diversi pazienti che hanno ricevuto trasfusioni di sangue, a dimostrazione che ormai la centralità del paziente anche in fase di formazione o di comunicazione dei valori del dono si è affermata come istanza condivisa e tenuta in gran conto. Un’iniziativa su cui torneremo più in dettagli alla fine del secondo modulo Fidas, previsto per il week-end tra 22 e 24 novembre.

75226465_10156970871869737_8510046336278593536_n

Fig. 2

Infine, venendo ad Avis, il prossimo sabato, 9 novembre 2019, una delle sezioni più attive e impegnate della Lombardia, Avis Cernusco diretta dal consigliere nazionale Carlo Assi, organizza la quarta edizione del PerCorso Pietro Varasi, un corso di formazione dedicato allo storico dirigente AVIS scomparso nel 2017. Anche in questo caso, saranno moltissimi i temi di stretta attualità da affrontare e sviscerare nel corso delle due sessioni previste, tra cui la questione della privacy, la comunicazione intergenerazionale, le sfide del clima, le fake news e molti altri. Per Avis, dunque, un programma formativo molto ricco anche a livello locale (fig.3), che si va ad aggiungere alle attività nazionali, ovvero il corso di alta formazione in collaborazione con la Fondazione Campus che abbiamo presentato su Buonsangue lo scorso 11 ottobre.

IV-Percorso-Varasi-686x1024

Fig. 3

 

 

 

 

 

Il sistema trasfusionale dal punto di vista dei pazienti: intervista ad Andrea Tetto, presidente di AMAMI, l’Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana

64871851_2027489797546375_5069358901720252416_n

Da un po’ di tempo su Buonsangue cerchiamo di sottolineare con maggio forza qual è la vera finalità di un sistema sanitario – e trasfusionale – efficiente: la cura dei pazienti con al massimo grado di efficienza e sicurezza. Sono innumerevoli i passaggi per arrivare a questo scopo, tanti gli interessi in gioco, moltissimi gli attori che compartecipano, ma l’obiettivo finale comune non deve mai sfuggire. Che si parli di raccolta sangue, di donatori, di autosufficienza o di produzione di plasmaderivati, bisogna sempre considerare le esigenze di chi necessità di essere assistito e curato. Ecco perché è sempre più importante, pur nel rispetto dei ruoli e delle competenze, coinvolgere anche i pazienti nei processi di analisi o in quelli decisionali. Sapere ciò che vivono e ciò che pensano è molto importante. In quest’ottica, abbiamo intervistato Andrea Tetto, presidente di AMAMI, l’Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana, e assieme a lui abbiamo toccato moltissimi argomenti. Da questioni associative a temi di visione generale sugli equilibri del sistema. Ecco cosa ci ha raccontato.

  • Andrea Tetto, AMAMI è l’Associazione malati di anemia mediterranea italiana. Come e perché nasce un’associazione di pazienti che condividono esperienze di vita così importanti?

Una Associazione di pazienti nasce prima di tutto da un bisogno comune tra le persone, nel nostro caso un bisogno di ammalati che condividono fin dai primi anni di vita le difficoltà, le ansie, le paure legate ad una patologia abbastanza complicata come la Talassemia. Le esigenze di cura del proprio stato di salute, il confronto con gli altri ammalati e la condivisione delle esperienze tra i pazienti sono fondamentali per far nascere un’associazione, che diventa inevitabilmente il punto di incontro tra questi bisogni. Inoltre i pazienti non sono tutti uguali, non tutti hanno la voglia e la capacità di mettersi in gioco per portare all’attenzione dei medici, delle istituzioni locali e nazionali, delle direzioni ospedaliere o degli assessorati alla Salute Regionali, le problematiche relative ad una determinata patologia. Tutto questo lo deve fare un’associazione che diventa, soprattutto in questi ultimi anni in cui le associazioni dei pazienti sono ritenute fondamentali in molti processi decisionali, il punto di equilibrio tra i vari interlocutori e l’esigenza clinica del paziente. In pratica il paziente che lavora per altri pazienti, perché nessuno rimanga indietro e si possa sentire solo. AMAMI nasce nel 1997 proprio da un gruppo di pazienti che decidono di non essere solo più semplici ammalati, ma persone con la volontà di voler aiutare a migliorare e aumentare la consapevolezza del paziente, perché un paziente consapevole si cura sicuramente meglio.

  • Quanto è importante per un paziente affetto da anemia mediterranea poter contare su una raccolta sangue che non riservi sorprese e garantisca scorte di sangue in qualsiasi zona d’Italia?

L’Anemia Mediterranea, conosciuta anche con il nome di Beta-Talassemia è la forma di anemia più comune, il cui principale effetto negativo è una minor produzione di emoglobina e globuli rossi nel sangue. L’emoglobina è una proteina che ha il compito di trasportare l’ossigeno all’interno dell’organismo. Quando il corpo umano non riceve più l’apporto di ossigeno adeguato, si avverte una spiacevole sensazione di stanchezza, unita ad altri vari sintomi come pallore, deformità delle ossa del viso (per il coinvolgimento del midollo osseo), crescita lenta, gonfiore addominale. Il trattamento di routine della Talassemia grave, prevede la trasfusione di sangue regolare, periodica e continuativa per tutta la vita del paziente. La trasfusione di sangue è attualmente ancora la terapia indicata in tutti i protocolli nazionali ed internazionali. La quantità e la durata dei cicli di trasfusione viene stabilita dallo specialista in relazione alla gravità della Talassemia, normalmente 2/3 sacche al mese. Pertanto ciò premesso si comprende bene quanto sia di fondamentale importanza un apporto trasfusionale corretto, proprio per evitare tutti quei problemi elencati precedentemente, che finirebbero per compromettere la qualità di vita del paziente. Una raccolta di sangue adeguata che garantisca ai talassemici un supporto trasfusionale corretto è fondamentale per la nostra patologia. Le Talassemie ed Emoglobinopatie, assorbono una quota superiore al 10% del sangue che viene dalle donazioni, quindi si può facilmente comprendere come sia importante il grande lavoro che svolgono le associazioni dei donatori di sangue sul territorio perché oltre a garantire la raccolta per far fronte ai trapianti, alle operazioni chirurgiche e agli incidenti stradali, occorre far fronte ai bisogni trasfusionali di circa 7.000 persone in l’Italia. Purtroppo ancora oggi in alcune zone del nostro paese ci sono carenze di sangue che a volte si protraggono per lunghi periodi, trasformando una carenza in una emergenza continua, e di questa situazione i primi a soffrirne sono i Talassemici che spesso vengono rimandati a casa senza la terapia trasfusionale, con tutte le conseguenze negative per il proprio stato psico-fisico.

  • Parliamo di sensibilizzazione: quanto è decisivo al giorno d’oggi anche per i pazienti “esporsi”, raccontarsi, e comunicare all’esterno il loro mondo e le loro necessità? È più importante dialogare con il pubblico o con le istituzioni?

Dal mio punto di vista credo che sia importante per i pazienti “esporsi” ma chiaramente è molto soggettivo. Personalmente credo molto nella sensibilizzazione che può fare il paziente, naturalmente in sinergia con le associazioni dei donatori, perché può avere delle risorse dentro di se, legate al suo vissuto di ammalato, che possono fare la differenza. Raccontarsi e comunicare all’esterno il proprio mondo, le proprie difficoltà, le paure e le insicurezze facendo comprendere che si ha bisogno che qualcuno dall’altra parte ti porga la mano e ti aiuti a vincerle, credo che aiuti in primis se stessi e poi chi si avvicina alla donazione. Sensibilizzare le persone alla donazione e far comprendere che con quel semplice gesto si sta donando la vita, reale, fatta di sogni, speranze, desideri e progetti come tutte le persone normali, credo aiuti maggiormente il donatore a essere consapevole del suo prezioso gesto. Penso che sia di pari importanza dialogare con il pubblico e con le istituzioni. Soddisfano entrambi due esigenze diverse, il pubblico deve comprendere l’enormità e l’essenza di quel gesto che dona la vita e in quel caso diventa importante il passaparola che può fare la differenza, le istituzioni invece dovrebbero (ma non sempre lo fanno) dare un impulso significativo ad una sensibilizzazione di massa dei cittadini e soprattutto dei giovani, perché il sangue è un bene di tutti e per tutti, e come si dice sempre non si fabbrica ma si dona.

  • Su Buonsangue auspichiamo spesso il lancio di una comunicazione congiunta e su larga scala per trasmettere al grande pubblico i valori del dono. AMAMI collabora con le associazioni di donatori di sangue? Che percorsi si possono costruire insieme?

L’Associazione AMAMI collabora da diversi anni con la FIDAS Adsp – Donatori Sangue Piemonte – e grazie a questa importante collaborazione, che consente di mettere insieme le idee e far nascere dei percorsi virtuosi e importanti, si possono ottenere risultati soddisfacenti. Le attività sono dedicate principalmente ai giovani, come il percorso di sensibilizzazione nelle scuole superiori che consente non solo di comunicare in maniera efficace e semplice ai ragazzi, ma anche di sfatare tante credenze errate, come quelle sui tatuaggi per esempio. Inoltre grazie al supporto dei medici che collaborano con l’associazione dei donatori e il racconto-testimonianza del paziente che riceve il dono del sangue si possono organizzare degli incontri nel territorio sull’importanza della donazione di sangue. In questi anni, grazie alla bella collaborazione nata con i diversi gruppi dei donatori sparsi nel territorio Piemontese, abbiamo parlato della donazione in diverse situazioni come nelle manifestazioni ludico-sportive, nelle parrocchie, nei teatri, nelle piazze, nelle feste Comunali e rionali, negli ospedali, nelle università e in tutti quei luoghi dove può essere importante parlare di Talassemia e promuovere la Donazione del Sangue come messaggio sociale.

  • In Italia succede di rado, ma di tanto in tanto nel settore “sangue” c’è chi mette in discussione l’opportunità di introdurre la raccolta sangue e plasma a pagamento al fine di garantire i fabbisogni del sistema. In Italia oggi l’autosufficienza è pressoché garantita sul sangue intero e in ottima percentuale sui plasmaderivati. Qual è il punto di vista dei pazienti sull’argomento?

L’argomento è molto complesso. In Italia il sangue è donato in modo anonimo, gratuito, volontario, organizzato e strutturato, da oltre 1.700.000 donatori, che garantiscono al Servizio sanitario di erogare le terapie salvavita ai cittadini. Negli Stati Uniti o in Germania per esempio il sangue è un prodotto commerciale come tanti altri, come uno smartphone o un prodotto qualsiasi di un supermercato, e come tale ha un suo valore di mercato, in particolare il Plasma che le aziende farmaceutiche acquistano per produrre i plasmaderivati. Personalmente, e da paziente sapere che un bene così prezioso per l’essere umano, che da la vita a milioni di pazienti in tutto il mondo, possa essere venduto come un qualsiasi altro bene, mi rattrista non poco. Pensare di vendere il sangue come un qualunque oggetto che si produce per creare profitto è contro l’idea di base che il sangue non si fabbrica ma si dona. Spesso poi non si parla mai di sicurezza per il paziente e non credo nemmeno che si possa fare la semplice equazione che se il sangue/plasma viene pagato è più sicuro, e i dati sulla sicurezza del sangue in Italia lo dimostrano ampiamente.

  • Come associazione di pazienti qual è la vostra percezione sul sistema trasfusionale italiano? C’è qualcosa che si può migliorare?

La prima percezione è che il sistema trasfusionale italiano viaggia a due velocità diverse tra Nord e Sud Italia in riferimento all’efficienza, all’organizzazione e alla programmazione. Poi manca il personale, principalmente medici trasfusionisti e proprio il CNS ha lanciato un allarme perché nei prossimi anni non andrà sicuramente meglio; i dati indicano mancare il 30% dei trasfusionisti, in tutta Italia. Questa carenza mette a rischio tutto il sistema trasfusionale ad iniziare dalle attività di raccolta delle associazioni dei donatori, alle trasfusioni necessarie per le malattie croniche come la talassemia o le mielodisplasie, fino agli interventi chirurgici e ai trapianti. Se a questo si aggiunge la mancanza di personale infermieristico che opera nei Servizi trasfusionali, l’orario sempre più ridotto per effettuare le donazioni, la chiusura al sabato di molti centri trasfusionali, si comprende bene quale sia il quadro della situazione. Mancano investimenti in tal senso e non si vede all’orizzonte nessuna inversione di tendenza; da un lato sbandieriamo l’autosufficienza del sistema sangue, inseguendo quello del sistema plasma, ma dall’altro se non si invertirà la rotta nei prossimi anni facendo investimenti per il personale che consenta, tra le altre cose, anche di allungare gli orari di apertura dei centri trasfusionali, si arriverà a mettere a rischio quanto di buono è stato fatto in questi anni.

 

 

Settembre entra nel vivo e nel mondo associativo si ricomincia con la formazione: la nuova responsabile della comunicazione Fidas Chiara Ferrarelli ci racconta FidasLab

Fidas 60 anni - FIDAS

L’estate è alle spalle, è così come per i più giovani ricomincia il percorso scolastico, anche nel mondo associativo torna al centro del focus e degli obiettivi programmatici una delle attività più importanti a cui le strutture organizzate e consolidate di donatori italiane si dedicano con passione, impegno e impiego di investimenti: la formazione.

A settembre è la volta di FidasLab, visto che si sono già aperte le iscrizioni, destinate a chiudersi il prossimo 4 ottobre. Partiamo dall’inizio. Fidas, assieme ad Avis e a Fratres, mira ad avere sul territorio volontari giovani e meno giovani altamente formati, e in grado di coniugare il proprio “bagaglio esperienziale e una storia di vita che costituisca, per le realtà associative presenti sul territorio, una ricchezza”, con le competenze e la preparazione che la complessità de presente impone a chi ha la vocazione di cimentarsi come risorsa per la comunità.

Competenze di vario genere, che non devono mai restare statiche ma sapersi rinnovare nel presente cangiante e sempre in trasformazione, nel campo della comunicazione, ovvero del rapporto con il pubblico per ciò che riguarda la promozione del dono del sangue e degli emocomponenti, nella gestione interna di una realtà complessa come l’associazione, nell’organizzazione di eventi, nel rapporto con le componenti istituzionali e nella capacità di saper cogliere e interpretare i cambiamenti della società a livello macro e micro. Portare i giovani al dono, consigliare sui corretti stili di vita per restare in salute e poter donare, trasmettere con efficacia e solidità i valori del dono ai tanti cittadini che per mancanza di tempo o informazione non sono ancora diventati donatori periodici. Spiegar loro quanto un piccolo gesto per ogni individuo può diventare vitale per i pazienti. Queste le sfide più urgenti, che dialogano con gli asset più geopolitici della politica sanitaria mondiale, nella quale il plasma assume un ruolo sempre più strategico e di impatto sul libero mercato con tutto ciò che questo comporta.

Per saperne di più, abbiamo chiesto a Chiara Ferrarelli, nuova responsabile della comunicazione in Fidas, di raccontarci FidasLab e di dirci ciò che pensa su altri temi importanti che riguardano il sistema sangue.

  • Chiara Ferrarelli, parliamo di formazione e FidasLab. Quanto è perché è così importante nel nostro presente avere responsabili associativi in grado di stare al passo con i tempi? Il terzo settore cambia in fretta?

È fondamentale che i responsabili associativi e più in generale tutti i volontari coinvolti nella promozione del dono, possano ricevere una buona formazione al fine di continuare la propria attività e poter meglio investire le proprie energie. Un volontario con la propria buona volontà può ottenere buoni risultati, ma se si fa in modo che il suo impegno possa ricevere anche il supporto di una formazione adeguata, quei risultati potranno dar frutti ancora migliori. Ad oggi non è facile per gli operatori del Terzo settore stare al passo con i tempi: in pochi decenni siamo stati catapultati in una realtà permeata dal digitale. Qualunque servizio e qualunque comunicazione ormai passa attraverso uno smartphone e attraverso una delle tante applicazioni. La nostra società è inoltre definita come “la società dell’immagine”, in cui le stesse hanno spesso una rilevanza maggiore rispetto alle parole. Le realtà che costituiscono il Terzo settore, se vogliono farsi conoscere, devono riuscire ad adeguare il proprio linguaggio al contesto sociale e culturale di riferimento. Dobbiamo dunque imparare ad utilizzare noi per primi le applicazioni utilizzate dal resto della società, riuscire a comprendere il linguaggio delle immagini e possibilmente saper produrre noi stessi immagini capaci di saper parlare a chi le osserva. È per questo che, tra i tanti laboratori attivati in vista del corso di formazione FidasLab, trovano spazio anche laboratori dedicati all’elaborazione di grafiche ed immagini, ma anche ai social media e alla content creation.

  • Nei convegni delle associazioni di donatori di sangue si dice spesso che la questione decisiva per il prossimo futuro sarà il cambio generazionale dei donatori. Lei cosa pensa? In che modo si può raggiungere lo scopo e far appassionare i giovani ai valori del dono?

I dati che ci offre il Centro Nazionale Sangue parlano chiaro: dal 2013 i donatori della fascia d’età compresa tra i 18 e i 25 anni sono in calo costante, nel 2018 erano solamente il 12% del totale. Sono il 17% invece i giovani donatori nella fascia d’età tra i 26 e i 35 anni. Si ampliano di conseguenza le fasce di donatori più avanti con l’età. Non possiamo sottovalutare questi dati che anzi ci devono servire da stimolo per poter impegnare sempre più tempo ed energie nella promozione del dono tra le fasce d’età più giovani affinché si possa invertire il trend e raggiungere il ricambio generazionale tra i donatori di sangue. In FIDAS guardiamo con determinata speranza al futuro: abbiamo un gruppo giovani, i Giovani FIDAS, che cresce costantemente. Siamo certi che è anche grazie al loro prezioso impegno se in tante associazioni il numero dei donatori continua a crescere e ad arricchirsi anche di altri nuovi giovani. Sono loro non solo il futuro della FIDAS ma insieme a loro stiamo già costruendo la storia delle nostre associazioni. Grazie a loro le associazioni sono sempre più presenti on line, ad esempio attraverso i social. C’è chi sceglie di esser presente con stand informativi ad eventi dedicati ai giovani, ma sono tanti anche i giovani che organizzano eventi ludici dedicati appositamente ai loro coetanei, dove il tema del dono non è centrale ma in cui alla fine si riesce pur sempre a raccogliere qualche nuova “promessa di donazione”. Chi meglio dei Giovani FIDAS, ragazze e ragazzi entusiasti delle proprie esperienze nel mondo del volontariato, possono riuscire nell’intento di far appassionare altri giovani? Ovviamente dal canto nostro l’impegno è quello di offrire ai nostri giovani la possibilità di crescere e formarsi con tutto il nostro supporto, mettendo l’incontro e il confronto dialogico al centro della relazione tra giovani e meno giovani.

  • È importante fissare il focus sulla figura del paziente. In comunicazione spesso si punta il riflettore sulla figura del donatore, sul suo payback emotivo dopo aver donato, sul valore del gesto in sé. Meno battuta, mi pare, la strada dell’importanza che il dono riveste per i pazienti, veri destinatari della risorsa finale. Cosa ne pensa in quanto responsabile comunicazione di Fidas?

La relazione del dono tra donatore e ricevente è una relazione delicata perché coinvolge due figure che non sono sullo stesso piano: da un lato il donatore, una persona che compie un gesto volontario di generosità; dall’altra parte una persona che sicuramente non volontariamente dipende da quel gesto volontario. Va preservata quindi la figura del ricevente che vive una situazione da lui non scelta e per il quale la donazione del sangue è una vera e propria terapia salva vita. Al contempo è formativo, per il donatore, avere la possibilità di conoscere chi ha vissuto l’esperienza del ricevere una trasfusione, perché in un certo senso si ha la possibilità di “toccare con mano” quanto veramente sia importante il proprio impegno nel mondo della promozione del dono. Può capitare infatti che il tanto impegno volto all’organizzazione delle attività associative e le eventuali difficoltà riscontrate nella promozione, ci facciano perdere di vista l’umanità e l’urgenza che vi sono all’altro capo della relazione del dono: il ricevente. Purtroppo è normale ed umano che questo possa accadere. Avere l’opportunità di potersi fermare e conoscere qualche nuovo volto o leggere la storia di chi vive o ha vissuto la relazione del dono da ricevente può costituire la giusta spinta motivazionale per impegnarsi con rinnovata energia. Negli ultimi mesi come FIDAS Nazionale abbiamo avuto la possibilità di conoscere diversi “testimoni dell’importanza del dono”, a partire da Natascia Bonacci, un’attrice talassemica che conosce bene l’importanza del dono. In un video, che abbiamo condiviso sui nostri account social, Natascia ha voluto rendere il proprio “grazie” ai donatori che attraverso il dono del sangue le regalano anche ogni emozione da lei vissuta quotidianamente. Siamo inoltre in contatto con gli amici dell’associazione AMAMI (Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana) con i quali abbiamo in programma altre sorprese proprio in vista del FidasLab, ma in quanto sorprese per adesso non possiamo svelare di più.

  • È molto interessante la definizione di #stileFidas. La spiega nel dettaglio ai nostri lettori?

La FIDAS si compone di tante associazioni presenti su tutto il territorio nazionale. Le stesse, da Statuto della FIDAS, mantengono sul proprio territorio un’autonomia. Questo è un elemento che è stato evidente durante il tour della FIDAS #energiaincircolo, organizzato in occasione del 60° anno di fondazione della FIDAS e terminato ad Aprile. Ognuna delle associazioni che ha aderito al tour ha organizzato eventi diversi sul territorio, dimostrando diverse sensibilità e diverse modalità per coinvolgere nuovi donatori. Differenze inevitabili perché ogni associazione vive situazioni sociali diverse in base al territorio in cui è nata. Ogni giorno, poi, sui giornali di tutta Italia vengono pubblicate notizie legate all’AFDS, ADSP, FPDS, ADVS e tante altre… tantissime sigle che fanno riferimento a diverse associazioni, ma tutte accomunate dalla loro partecipazione alla FIDAS. Siamo tantissimi e appunto ognuno ha le proprie specificità eppure tutti condividono lo #stileFIDAS, uno stile di vita volto alla promozione del dono. Tentiamo di promuovere stili di vita sani, a partire dall’alimentazione, dall’importanza dell’attività fisica e crediamo fermamente nell’importanza della prevenzione. Adottare uno stile di vita sano vuol dire prendersi cura di sé, in vista del fatto che anche in base al nostro stile di vita dipenderà la possibilità o meno di donare il più a lungo e quanto più spesso possibile. Gli stili di vita sani, però, non si fermano ad un discorso di salute solamente fisica, si parla anche di promozione della salute mentale e questo si coniuga bene con il valore che hanno le relazioni sociali all’interno delle associazioni. Il sentirsi parte di una realtà associativa, il sapere di poter dare il proprio contributo alla comunità, l’opportunità di confronto e dialogo, la possibilità di stringere tante relazioni amicali anche tra diverse associazioni esterne o anche tra le stesse associazioni FIDAS, tra le quali spesso vengono a nascere dei gemellaggi: tutti elementi che crediamo facciano parte dello #stileFIDAS e che caratterizzino le varie associazioni a noi federate, indistintamente. Ogni associazione è unica, eppure ogni associazione si ritrova nello #stileFIDAS.

In figura 1, ecco il programma completo del FidasLab.

programma fidas

Fig.1

Infine le informazioni tecniche: il corso, che si prepara a formare il cospicuo numero di 150 volontari circa provenienti da tutte le regioni italiane si svolgerà anche quest’anno in due diverse date: dal 1 al 3 novembre e dal 22 al 24 novembre a Roma.

Conclusa la dodicesima edizione della 24Ore del donatore Fidas, un’edizione da record

24OreDonatoreFIDAS1

Avevamo presentato l’evento venerdì 23 agosto, raccontandone tutta la portata, simbolica ed emotiva. E ieri, domenica 25, la 24Ore del donatore Fidas si è conclusa nella piscina olimpionica delle Antiche Terme di Giunone a Caldiero in provincia di Verona.

I donatori che si sono alternati in vasca sono stati trecentoquaranta, a partire dalle 16 di sabato e per le successive 24 ore. Questa dodicesima edizione è stata un’edizione da record: a partire dal numero dei partecipanti fino al numero delle vasche percorse, ben tremiladuecentodue per un totale di oltre 160 chilometri.

Il messaggio? Il dono del sangue è una catena di solidarietà che non si ferma mai, e che cementa lo spirito di comunità. Concetti ribaditi da Chiara Donadelli, presidente FIDAS Verona, che ha presenziato l’evento: “La 24 Ore del donatore è un evento che ci permette di trasmettere un messaggio, quello della donazione del sangue, con gioia ed entusiasmo. “È doveroso ricordare il valore del dono e la 24 Ore è un’occasione per testimoniare l’altruismo, la condivisione e il gioco di squadra”.

foto finale - fiamme oro prima fila

Bellissima la cornice veneta, con ospiti appartenenti al mondo istituzionale e a quello dello sport. Moltissimi i sindaci dei comuni della provincia veronese, mentre di notevole impatto la scelta degli atleti che hanno voluto mettersi in gioco e nuotare, come hanno fatto i giocatori della Bluvolley Verona Federico Bonami e Asparuh Asparuhov, il plurimedagliato campione paraolimpico Manuel Marson, le nuotatrici delle Fiamme Oro Giulia Gabrielleschi e Barbara Pozzobon reduci dal recente mondiale di nuoto in Corea del Sud, e infine Andrea Togliatto, l’olimpionico delle Fiamme Gialle.

24OreDonatoreFIDAS2

Di grande rilievo, a nostro parere, le parole del vicepresidente per il Centro Sud e Isole FIDAS Nazionale Pierfrancesco Cogliandro, che si è soffermato su un aspetto del dono assolutamente centrale, e che talvolta, anche in comunicazione, viene trascurato: l’importanza che la raccolta sangue attraverso la raccolta anonima, volontaria, gratuita, organizzata e associata ha per i pazienti. “Ogni giorno – ha detto Cogliandro – tanti pazienti per malattie ematologiche, o per interventi di chirurgia o di emergenza hanno necessità di questo farmaco (il sangue n.d.r.), che non si produce in laboratorio. La bellezza di questa manifestazione è la capacità di unire le diverse generazioni: donatori di tutte le età si sono alternati nella staffetta in acqua ricordando l’importanza della promozione del dono”.

 

 

La 24Ore del donatore Fidas, a Caldiero in provincia di Verona una delle più belle manifestazioni estive sul mondo della donazione

24ore_Facebook_copertina

Undici edizioni alle spalle e una continua crescita, e una sempre crescente attenzione: la 24Ore del donatore Fida si appresta dunque a festeggiare la sua dodicesima edizione, confermandosi una delle più belle e sentite manifestazioni dell’estate a favore della donazione di sangue.

L’edizione di quest’anno si terrà nello splendido scenario delle antiche terme di Giunone di Caldiero in provincia di Verona e come sempre gli eventi saranno spalmati su 24 ore (appunto) a cavallo tra due giornate: a partire dalle ore 16.00 di sabato 24 agosto alla stessa ora di domenica, i 25 volontari del dono prescelti si accingeranno a impegnarsi nella staffetta abituale, per rappresentare simbolicamente, con lo sforzo fisico, il bisogno di sangue non si ferma mai e la fatica necessaria a tenere duro per l’ottenimento dell’autosufficienza. Salvo imprevisti, come ha ricordato Chiara Donadelli, presidente di FIDAS Verona. “Purtroppo lo scorso anno – ha detto – il maltempo ci ha impedito di scendere in vasca, ma quest’anno confidiamo di superare i record precedenti, considerando che ad oggi sono già pervenute 200 iscrizioni. Ancora una volta vogliamo lanciare un messaggio, per ricordare l’importanza di un gesto semplice che permette di aiutare quanti necessitano di terapie trasfusionali”.

Una delle cose più belle della 24ore del donatore è la sua varietà territoriale, e la XII edizione non è da meno: i donatori di sangue che parteciperanno saranno provenienti da tutta Italia, e ognuno di loro nuoterà 15 minuti fino al completamento delle 24 ore.

Parole esplicative su senso idi questa manifestazione sono arrivate da Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS, che non ha dimenticato di porre l’accento sulla questione della raccolta estiva di sangue, endemicamente più complicata che in altri periodo dell’anno, come sanno bene i lettori di Buonsangue. “L’estate è sempre un momento critico per molte regioni e in diversi casi lungo lo Stivale si stanno registrando difficoltà nel reperire sangue ed emoderivati – ha ribadito Ozino Caligaris – La 24Ore del donatore coniuga sport e donazione di sangue, un binomio fondamentale per coinvolgere nuovi volontari, in quanto ricorda l’importanza di seguire corretti stili di vita e di assicurare nei prossimi anni la necessaria continuità al sistema trasfusionale. La donazione anonima, volontaria, gratuita e non remunerata di sangue ed emocomponenti garantisce, infatti, circa le 8500 trasfusioni di cui ogni giorno c’è bisogno in Italia”.

Dal comunicato Fidas, infine le informazioni sulle tante le novità in programma: per conoscerle basta inviare un Whatsapp al numero 346 8780965, compilando il modulo di prenotazione o inviando una mail a 24ore@fidasverona.it.

#iotiraccontche, la campagna dell’Azienda USL di Bologna che racconta il dono attraverso la voce dei donatori

AwesomeScreenshot-www-youtube-watch-2019-08-05_10_16

Testimonianze. Esperienze personali. Scintille che si trasformano in fiamma duratura e spingono persone comuni, cittadini responsabili che hanno la propria vita e i propri impegni, a diventare donatori periodici e a restarlo per tutta la vita.

È questo il materiale prezioso e autentico che anima la campagna video #iotiraccontoche, una campagna che a noi di Buonsangue è piaciuta particolarmente perché pesca le sue storie nelle esperienze vere, cioè quelle che possono sorprendere ed emozionare tutti, e di conseguenza trascinare al dono nuove persone che a loro volta avranno nuovi percorsi unici da raccontare.

La campagna, pubblicata su Youtube dall’Azienda Usl di Bologna, è ambientata al centro trasfusionale, ed è basata sulle interviste in presa diretta, come si può vedere nel video si seguito:

Ciò che emerge in #iotiraccontoche è la varietà dei punti di partenza, delle motivazioni di fondo.

C’è la spinta che proviene da solidarietà ed altruismo “Ho cominciato a donare per fare del bene alle persone”, chi è partito con molta curiosità e leggerezza per poi comprendere a fondo i motivi etici e l’importanza strategica pubblica di un gesto come il dono “Ho iniziato per scherzo e poi è diventata una ragione di vita”, chi vede il dono come una componente importante delle proprie giornate e della propria idea di sé nel mondo “Voglio sentirmi utile”, chi con pragmatismo vede soprattutto gli effetti reali dietro a ogni singola donazione “Con poco puoi salvare una vita”, chi preferisce trasmettere il senso di benessere profondo che coglie il donatore e il suo premio di soddisfazione interiore “È una gioia, qualcosa di meraviglioso”.

Un video da vedere e rivedere da inizio alla fine, nato in Emilia ma in grado di comunicare i suoi principi in tutta Italia, specie in queste settimane di carenza generalizzata in cui andare a donare prima di partire per le vacanze è fondamentale. Tutti a donare allora, in modo che nella prossima edizione di #iotiraccontoche, possa esserci anche la nostra testimonianza.

Carenze generalizzate e appello del Centro nazionale sangue e delle associazioni: anche l’estate 2019 ha i suoi momenti difficili

Untitled-1

Ci apprestiamo a entrare nel mese delle ferie per eccellenza, agosto, e fino a questo momento per quel che riguarda la raccolta sangue nell’estate 2019 non si erano registrate problematiche di particolare gravità.

Ma anche quando sembra tutto sotto controllo, è tuttavia vietato abbassare la tensione e l’impegno quotidiano sul campo, come i donatori associati in Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa sanno molto bene, perché l’emergenza può arrivare in ogni momento.

Così è accaduto: nelle ultime ore, richieste e appelli ai donatori per aumentare le scorte e far fronte alle necessità del territorio non sono mancate, al punto che anche Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, si è espresso per sottolineare le necessita del sistema. “In questi ultimi giorni – ha spiegato Liumbruno – anche regioni che solitamente raccolgono più sangue di quello che consumano hanno invece qualche problema a garantire la compensazione. A rischio ci sono terapie salvavita, considerando ad esempio che per un paziente leucemico servono otto donatori a settimana o che le talassemie e le altre emoglobinopatie assorbono circa il 10 per cento delle unità raccolte sul territorio nazionale, ma anche gli interventi chirurgici, se si pensa che ad esempio per un trapianto cuore-polmoni possono essere usate fino a 30-40 sacche di sangue”.

In più, come segnalato anche su Libero “Il sistema informativo SISTRA, dove le regioni carenti o con una eccedenza inseriscono ogni giorno il proprio fabbisogno e le unità eventualmente disponibili, ha segnalato richieste per 235 sacche, a fronte di una disponibilità per la compensazione interregionale di appena 60”, una situazione difficile confermata da molti altri quotidiani locali, che specie al sud Italia hanno raccontato le particolare difficoltà e la situazione in ciascun territorio.

Così, a Vasto, in Abruzzo, l’appello principale è arrivato dalla Croce Rossa locale, che ha chiamato al dono la popolazione.

Identica situazione in Calabria, nel cosentino, dove è stata la Fidas locale a lanciare l’allarme, spiegando che le maggiori necessità di sangue sono derivate anche dalla forte affluenza di turisti sulle coste calabresi.

In Puglia, a Bari, sempre la Fidas si è mossa con una raccolta speciale nel quartiere Libertà del capoluogo pugliese via autoemoteca.

In Campania, in provincia di Caserta, è Avis a mobilitare la popolazione per compensare le necessità degli ospedali di zona, e una carenza altrettanto grave ha colto anche la Sicilia, tanto che l’Avis di Trapani è immediatamente scesa in campo con una bella iniziativa estiva, il Blood Tour Summer Edition 2019, un giro dell’isola alla ricerca di giovani donatori.

Non meno colpite le regioni del Centro- Italia: a Pesaro, se i donatori ci sono, finiscono per mancare gli addetti al personale dei centri trasfusionali, un accadimento che non dovrebbe mai succedere, mentre in Toscana l’appello allargato alla raccolta di sangue e plasma arriva dall’Avis di Cecina, che sottolinea sul Tirreno l’assenza di scorte e la necessità di partecipazione collettiva per fronteggiare le carenze.

Nessuna pausa dunque: in realtà, come i lettori di Buonsangue sanno bene non vi è periodo dell’anno migliore dell’estate per moltiplicare gli sforzi sul piano informativo e su piano delle campagne di comunicazione, ribadendo con forza il solito comandamento: prima donare, poi partire, e diciamolo ad altra voce.