Avis elegge il nuovo presidente nazionale. Domenica di voti e di passione per il sostituto di Saturni

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Trascorso il World Blood Donor Day, un altro evento importante sta per riguardare il mondo dei donatori volontari di sangue: domenica 18 giugno sarà annunciato il nuovo presidente di Avis Nazionale, dopo i due mandati di una figura molto apprezzata e stimata come Vincenzo Saturni.

Come abbiamo scritto su Buonsangue il 17 maggio http://www.buonsangue.net/eventi/assemblea-generale-avis-2017-milano-cambio-leadership/, sono due i candidati favoriti per aggiudicarsi la nuova leadership: Alberto Argentoni, attuale vice presidente vicario nazionale e direttore sanitario dell’Avis provinciale di Venezia, e Domenico Alfonzo, attuale segretario generale nazionale e presidente dell’Avis regionale Sicilia.

Tuttavia non sono da escludere sorprese dell’ultimo minuto, giacché con il principio democratico basato su voti del consiglio, basta poco a far cambiare gli scenari. Ecco perché, ad esempio, qualche novità potrebbe sopraggiungere con qualche candidato dalla Lombardia, la regione in cui Avis è nata e si è sviluppata nel corso di 90 anni di storia e che vanta il maggior numero di associati e quindi di consiglieri.

Al successore di Saturni il compito di affrontare le sfide di Avis per il futuro, di assoluta centralità per il sistema trasfusionale italiano: missioni come aiutare il ricambio generazionale, promuovere e studiare il rapporto tra donazione e cittadini migranti, rimpinguare la già cospicua base di donatori periodici e accompagnare la riforma del terzo settore.

Ruoli e compiti che Avis cerca di svolgere al meglio da quasi un secolo, come testimonia un video promozionale sulla storia avisina assolutamente da non perdere:

A partire da domenica 18 giugno, il nuovo presidente avrà il delicato ruolo di portare Avis a un passo dal proprio centenario.

“Senza i donatori oggi non sarei qui”: le testimonianze del World Blood Donor Day 2017

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Un momento inatteso e particolarmente ricco d’intensità ha caratterizzato il World Blood Donor Day celebrato a Roma: quello delle testimonianze di donatori e pazienti, capaci di rendere visibile e tangibile il filo nascosto “da vena a vena” da cui i due poli della filiera del dono sono uniti. Il dono in Italia è gratuito, volontario, organizzato e anonimo: ma ciò non significa che non si generi un’empatia enorme, segreta e potentissima tra chi va a donare il proprio sangue e chi lo riceve.

Proprio questa energia empatica, così autentica, è potuta esplodere durante le testimonianze che le quattro associazioni impegnate nel sistema trasfusionale italiano hanno raccolto e presentato. A partire da Antonella Torres di Avis, sarda, che ha iniziato a raccontare della propria talassemia e delle 84 trasfusioni effettuate quand’era bambina, per poi commuoversi fino al punto di non riuscire più a parlare in pubblico, nonostante i molti applausi e gli incitamenti dei presenti in sala. “Il sangue non si fabbrica né si compre in farmacia, sta nelle vene di ciascuno di noi e per questo non possiamo disinteressarcene” – ha detto prima di cedere all’emozione. Tempestivo, allora, l’intervento di supporto del vice presidente vicario di Avis Nazionale Rina Latu, che con un certo trasporto ha ricordato come le donazioni e la medicina trasfusionale abbiano profondamente cambiato la vita di Antonella: “Raccogliamo sangue dappertutto e a breve termine centriamo in nostri obiettivi, ora serve raccontare queste testimonianze per prendere i donatori da bambini e portarli a essere donatori, e non dobbiamo lasciare nessuna fascia sociale all’oscuro di queste storie e dei nostri principi”.

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La testimonianza di Antonella di Avis

 Per Croce Rossa italiana ha parlato invece Erica Renzi, volontaria e donatrice da quando ha 18 anni: “Mi sono avvicinata alla donazione grazie a mio padre che sin da piccola mi ha insegnato a essere generosa. Tanti anni fa ho conosciuto un ragazzo in una scuola che voleva diventare fortemente donatore, ma che aveva una grande paura degli aghi. Io ho provato ad aiutarlo, l’ho presa come una sfida, ho chiesto ai miei amici come potevo fare, e uno di loro è venuto con me solo per dare il suo supporto morale; parlando di Juventus, di partite e di hobby e ha aiutato quel ragazzo spaventato, che non si è nemmeno accorto del prelievo. Ma non è finita. Il fratello piccolissimo di un mio amico donatore ha una malattia del sangue, ed è stato lui a ringraziarmi e a darmi forza, dicendomi che la donazione è fondamentale perché ogni volta che suo fratello si siede sul lettino significa che c’è qualcuno da un’altra parte che ha donato e che con il suo sforzo ha reso possibile quella trasfusione”.

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Erica racconta la sua storia di donatrice

La testimonianza di Fidas è arrivata invece attraverso un video registrato, ma ciò non ne ha attutito l’intensità.

A offrirla è stata Daniela Zintu, giovanissima ragazza di Ozieri (Sardegna) che è stata trapiantata a 13 anni di midollo osseo, e che spesso gira per la sua regione per sensibilizzare:

“Ho 17 anni e sono nata affetta da talassemia. Per tutta la mia infanzia ho fatto trasfusioni e così io mi rendo perfettamente conto dell’importanza del dono. Ho fatto un trapianto di midollo osseo e oggi conduco una vita normale. Chi come me ha visto la morte in faccia apprezza la vita molto di più e la presenza dei donatori ci dice che non siamo soli, e che qualcuno c’è. Oggi senza i donatori non sarei qui, nella mia vita ci sono sempre stati ed ecco perché bisogna lavorare molto sui giovani. Donare è vita, genera vita, porta vita. Spero tanto si possa fare sempre di più e che il gruppo di donatori si allarghi sempre di più in tutto il mondo. Io sono la prova che la sofferenza si supera n modo diverso se c’è un donatore al proprio fianco”.

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ll video di Daniela Zintu targato Fidas

Infine la testimonianza portata da Fratres, della giovane donatrice Valeria Turelli: “Conosco la Fratres da bambina, vengo da Nicolosi (Catania) e il gruppo Fratres entrò nella mia scuola per farci capire la sua missione. Io pensai che non avrei mai donato perché era fifona, e ci ho messo un po’ di tempo per superare la paura. Però tutto quello che Fratres mi aveva trasmesso era rimasto dentro. Alla mia prima donazione ero felicissima. Con la donazione del sangue parole come amore e solidarietà diventavano concrete. Così ho capito che quella era non solo la mission di Fratres, ma anche la mia.

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Valeria, volontaria da sempre in Fratres

Portare testimonianze come quelle del World Blood Donor day celebrato a Roma nelle scuole, sarebbe secondo noi molto importante. Il racconto così franco, diretto, di esperienze personali intense, è forse il miglior veicolo promozionale alla cultura del dono. E non solo perché da essi è facile percepire il beneficio reciproco per chi dona e chi riceve, ma per l’entusiasmo cristallino che certi volontari giovani riescono a esprimere autenticamente, e per la forza profonda, innata e trascinante di cui è portatore chi grazie al dono di altri ha avviato e completato un processo di guarigione.

L’energia del vissuto ha dentro di sé un potere di conquista enorme che va oltre qualsiasi campagna mediatica, che è il vero patrimonio da valorizzare. Soprattutto quando bisogna motivare e appassionare ai giovani.

Convegno Avis a Roma, Vincenzo Saturni presidente Avis Nazionale: “Far entrare le società profit nell’ambito della raccolta del sangue sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.

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È stato molto denso e pieno di spunti il convegno organizzato da Avis il 7 giugno 2017 e intitolato “Scenari futuri di Avis nella società e nel mondo del lavoro”. I lavori si sono svolti alla sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, e gli ospiti in sala si sono espressi su questioni salienti per il presente e il futuro del sistema sangue italiano.

Vincenzo Saturni, il presidente uscente di Avis Nazionale, ha esordito indicando gli scopi delle ricerche commissionate da Avis al CNR e presentate nel corso della mattinata: “Volevamo riflettere per avere un visione a lungo termine sul futuro della nostra associazione, e tra le varie proposte d’indagine del Consiglio Nazionale delle ricerche, abbiamo individuato due temi per noi più centrali: In primo luogo il rapporto tra Avis e il mondo del lavoro, che nel tempo è cambiato, perché prima esistevano grandi complessi industriali ed era più facile avvicinare agglomerati di lavoratori e coinvolgerli nella donazione. Il cambio del mondo del lavoro così com’è evoluto ha invece modificato le cose: i nuovi contratti non sempre permettono la donazione, e molti lavoratori hanno un po’ paura di forzare le situazioni. Anche le strutture trasfusionali non sempre si sono adattate alle loro esigenze, cosa che invece abbiamo provato a fare noi. Poi, l’altro aspetto interessante, in linea con il nostro lavoro di ricerca storica, è stato indagare la donazione di sangue come prassi sociale. Come modo di essere e modo di vivere, per capire gli scenari da qui al 2027, anno in cui si celebrerà il centenario di Avis. Nel futuro ci sono aspetti da non sottovalutare come l’aumento medio dell’età media della popolazione, che potrebbe far aumentare il bisogno di globuli rossi e ridurre contestualmente il numero dei donatori giovani. Sfide impegnative da fronteggiare, per cui speriamo che queste ricerche possano aiutare”.

Fulmineo l’intervento di Corrado Bonifazi, il Direttore dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione, che prima di lasciare spazio al dibattito sulle ricerche ha sottolineato un punto chiave destinato a ritornare nel corso degli interventi successivi: “In un mondo in cui domina l’economicismo – ha detto – ringrazio Avis che ci ha dato la possibilità di approfondire un mondo che si basa su altri criteri”.

Spazio quindi alla fase più tecnica. Il ricercatore CNR Antonio Tintori si è occupato di studiare il tema “Avis nella prassi sociale”. Per Tintori “ricercare uno scenario futuro significa potenziare Avis e rendere più efficace le sue azioni. Il vissuto dell’uomo si basa sulla costruzione sociale e non una diretta emanazione del presente”. A tale scopo sono stati consultati 16 esperti attraverso delle interviste anonime. I tre ambiti di indagine sono stati: area 1) comunicazione della cultura del dono; area 2) benessere e integrazione sociale; area 3) governance e lobbying di Avis. Per ciascuna delle aree sono stati individuati alcuni obiettivi centrali di sistema, tra cui promuovere il dono nelle scuole, incentivare i giovani, coinvolgere gli studenti universitari, accrescere di nuovo il numero di donatori tra la popolazione che lavora, promuovere la donazione come fattore d’integrazione sociale, rafforzare il legame tra dono e salute pubblica, sostenere la donazione come base per stili di vita positivi e far conoscere le differenze tra le diverse tipologie di donazione. Altrettanto importante, tuttavia, per Avis, sarà aumentare l’efficacia della rete, sia interagendo con le strutture non sanitarie sia crescendo in ambito europeo, migliorando e innovando la comunicazione, e naturalmente stringendo collaborazioni con gli attori del sistema sanitario.

Come farlo? Ampio il ventaglio delle soluzioni. Azioni chiave per il raggiungimento degli obiettivi saranno la formazione del personale docente delle scuole sulla cultura del dono, facilitare l’accesso al dono per i lavoratori, collaborare con la Protezione Civile, valorizzare i valori fondativi della cultura del dono come gratuità e solidarietà, e infine potenziare e conformare la comunicazione sui social network e realizzare campagne informative efficaci, attraverso spot televisivi e campagne di sensibilizzazione.

Di un ambito ancora più specifico come il rapporto tra Avis e mondo del lavoro si è occupato invece Mattia Vitiello, anche lui ricercatore CNR: “Avis è una realtà in eterno movimento – ha esordito – e allora il metodo migliore non è quello di fare una fotografia statica. Ecco perché nelle interviste si è provato a fare una biografia della nazione. C’è stato spazio per la narrazione, ovvero ciò che costruisce identità e memoria storica”. Dalla sua ricerca è emerso che la giornata di assenza al lavoro per la donazione è uno strumento utilizzato molto poco; la maggior parte degli avisini preferiscono donare nel giorno di ferie, a testimonianza che a muovere i donatori non sono motivazioni utilitariste, ma semmai i valori fondativi di solidarietà e aiuto reciproco che poi sono quelli fondamentali per una società civile che funziona. Sfida centrale da affrontare nel futuro è e resterà nei prossimi anni sarà il problema generazionale: sarà necessario trovare leader carismatici e nuovi dirigenti che potranno assicurare la continuità con il presente.

Molto ricco di temi trasversali lo spazio dedicato ai relatori illustri. Stefano Zamagni, professore di Economia Politica all’Università di Bologna, ha indicato qual è secondo lui il punto chiave su cui Avis dovrà migliorare, ovvero la diffusione della cultura del dono: “La crescita dell’età media della popolazione è un problema serio. Il rischio è quello di andare verso il modello americano, cioè con la donazione a pagamento. Gli americani mi dicono che prima o poi sarà inevitabile, e banalmente sostengono l’assunto che con il pagamento il numero dei donatori aumenta. Ecco perché l’efficienza, per una associazione come Avis non dev’essere il fine ma il mezzo. Platone usa una metafora “il raccolto sarà abbondane se i due cavalli traineranno l’aratro alla stessa velocità”. Questo significa che l’efficienza, nel volontariato, è diffondere la cultura del dono, che è stata espulsa dalla società negli ultimi anni, nella convinzione che legge e contratti fossero sufficienti a garantire la vita pubblica. Ma solo uno sciocco può pensare che una società possa fare a meno della cultura e quindi azzerarla. Il volontariato deve diffondere la cultura del dono, e non della donazione, perché il dono è più potente. La donazione è un regalo materiale, il dono stabilisce un rapporto interpersonale. Di troppa efficienza si muore. L’efficienza, lo ripeto, è un mezzo e non un fine. Passando alla parte propositiva, credo sia necessario che le associazioni prendano accordi con il ministero dell’istruzione per portare il dono nelle scuole e nelle università, e che Avis e la donazione rientrino in un discorso di welfare aziendale. Parlare col mondo dell’impresa avrebbe un impatto notevolissimo. Infine, bisognerebbe curare di più il rapporto con il donatore, non quello formale, ma sul piano culturale. Vanno coltivati. L’organizzazione deve valorizzare il principio di reciprocità, che è dare senza perdere e prendere senza togliere”.

Sul rapporto tra situazione italiana e sensibilità europea si è invece soffermata invece Emilia Grazia De Biasi, senatrice PD e Presidente della Commissione Igiene e Sanità al Senato: “È importante far fruttare questa ricerca. Nella sfera del dono c’è qualche zona di ambiguità nella riforma del terzo settore, perché la cultura del dono, non solo del sangue, rischia di essere travolta dal numero di soggetti che potranno sostituirsi. C’è un problema di battaglia europea rispetto alla gratuità della donazione. L’industria produce farmaci. È un punto molto inquietante, e in Europa non c’è grande attenzione. La battaglia si sposterà sui fattori economici, il costo dei farmaci, la formulazione de bandi, la regola del massimo ribasso. Avis, avrà allora il ruolo di apripista su questi temi in Europa, portando l’idea del dono gratuito. L’etica del dono e quindi la comunicazione deve avvenire su vari livelli. Io vedo in primo luogo il rischio dell’ignoranza. Si sa retoricamente che la donazione è importante ma bisogna fare di più: per esempio bisogna far sapere tutti i benefici che una donazione può portare. Vedo poi anche lo stigma. Per esempio, sul discorso degli stranieri bisogna lavorare ancora molto, perché non tutti sono d’accordo sul fatto che arrivino gli immigrati e donino il sangue. Io credo che ci sia una stortura nel nostro paese, non solo un problema di generazione invecchiata al comando. Bisogna cambiare le modalità di reclutamento elle classi dirigenti. Andando avanti così creiamo un paese disperso con un’idea di potere errata. Bisogna far crescere il fiume e avere generazioni che comunichino l’una con l’altra. La nostra società è a rischio ma ha anche enormi potenzialità”.

Proprio al rapporto tra Interessi economici e necessità sistematiche di mantenere la gratuità è dedicata allora la chiusura molto forte di Vincenzo Saturni: “Uno dei primi tentativi di Juncker (Presidente della Commissione Europea, n.d.r.) è stato quello d spostare la plasmaderivazione sotto la commissione industria e non sotto la sanità. È importantissimo che resti sotto la sanità e no di Avis siamo stati tra i primi a sensibilizzare gli europarlamentari a evitare che lo spostamento accadesse. Inoltre abbiamo inserito il pittogramma che consente di capire da dove viene il plasma utilizzato per i farmaci. La preoccupazione nostra in vista del decreto del terzo settore è che alle 23.59 di un 31 dicembre qualsiasi si aggiunga alla legge 219, che stabilisce che la raccolta del sangue è e deve essere organizzata da imprese no profit, una stringa che ammette anche le imprese profit. Su questo la senatrice Di Biasi è sempre molto sensibile. È importante capire che una cosa del genere sarebbe la fine del sistema sangue italiano”.  

Calo delle donazioni ed equilibrio del sistema trasfusionale: gli scenari possibili mentre si avvicina il World Blood Donor Day

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L’appello forte proveniente da Bologna sul calo dei donatori in città, pubblicato sul sito di Repubblica locale http://bologna.repubblica.it/cronaca/2017/06/03/news/bologna_donazioni_di_sangue_diminuite_del_20_-167106745/, spinge ad alcune valutazioni necessarie sugli scenari futuri della donazione in tutto il Paese.

Il calo bolognese (-20% in 5 anni), non è infatti l’unico caso segnalato nell’ultimo mese. Il 7 maggio 2017 una certa preoccupazione si era diffusa a Milano http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_08/avis-allarme-sangue-calo-donatori-si-muove-policlinico-1b0f5a74-33ae-11e7-8367-3ab733a34736.shtml, il 9 maggio all’Aquila https://www.ilcapoluogo.it/2017/05/09/manca-il-sangue-appello-ai-donatori/ e a Terni http://tuttoggi.info/terni-appello-ospedale-avis-manca-sangue-zero-positivo/393918/, il 20 maggio a Lucca http://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2017/05/20/news/dona-il-sangue-vinci-gli-stones-1.15365198, tanto che addirittura è nato un contest con in palio, per alcuni fortunati donatori, dei biglietti per il concerto dei Rolling Stones. Infine, il 26 maggio, del tema del calo delle donazioni se n’era parlato in Liguria, dove in occasione dell’accordo di convenzione tra Regione e associazioni di donatori http://www.regione.liguria.it/regione-liguria/ente/giunta/item/15826-accordo-avis-fidas.html, è stato già messo in conto la solita diminuzione del 10% medio che coincide con l’arrivo dell’estate.

Del resto, tale tendenza negativa in termini quantitativi è confermata in toto dall’Istituto Superiore di Sanità, che qualche giorno fa ha reso noto il bilancio numerico del sistema trasfusionale per il 2016.

Sono stati un milione e 688mila donatori complessivi, 40 mila unità rispetto al 2015, dato più basso dal 2011. In calo, sebbene in percentuale molto minore, anche le donazioni di plasma, con circa il 5% in meno, anche se in questo caso il calo numerico non coincide con una minore massa raccolta: nel 2016 la quantità di plasma inviata alle industrie di lavorazione per il frazionamento è anzi addirittura aumentata, giacché è cresciuto il volume raccolto per ogni singola donazione. Le cause dei numeri in peggioramento sono ben note: scarso ricambio generazionale, invecchiamento medio della popolazione, e difficoltà crescenti sul piano pratico nel far coincidere gli orari lavoratovi con quelli dei centri trasfusionali.

Reagire con forza a questo calo, cercando di risollevare i numeri già nel 2017 sarà un obiettivo doveroso per tutte le istituzioni del sangue: ma è bene sottolineare che almeno nel presente l’autosufficienza ematica non è a rischio.

Un certo ottimismo, infatti, è espresso dal direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Maria Liumbruno, che, come si legge nel comunicato stampa diramato dall’Istituto Superiore di Sanità http://www.iss.it/pres/?lang=1&id=1775&tipo=1 ha dichiarato: “Il sistema è sostanzialmente in equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere alla compensazione – sottolinea Liumbruno -. La Sardegna ad esempio ha un’ottima raccolta, ma non è autosufficiente perché ha molti pazienti talassemici, che necessitano di molto sangue per le terapie. Proprio in questi ultimi giorni la Regione sta registrando delle carenze importanti che rischiano di fare ritardare le terapie trasfusionali programmate destinate ai numerosi pazienti sardi affetti da talassemia, ed è necessario che le altre mantengano gli impegni. Per questo è importante che tutte le Regioni cerchino di contribuire il più possibile al sistema di compensazione nazionale e che incrementino la raccolta, anche aumentando la ricettività dei servizi trasfusionali”.

E in effetti, nonostante il calo delle donazioni, si è potuto registrare un numero crescente di pazienti che hanno beneficiato di trasfusioni, il 3,7% in più con circa 660mila nel 2016. Il merito, come abbiamo più volte sottolineato, è delle pratiche di Patient Blood Management, che se ben utilizzate possono e potranno aiutare a ottimizzare le risorse in modo che con lo stesso numero di donazioni sia possibile far fronte a tutte le necessità di sistema.

Intanto però, il lavoro quotidiano per reclutare donatori più giovani deve continuare. Il 14 giugno sarà il World Blood Donor Day (qui la campagna 2017 http://www.buonsangue.net/eventi/il-14-giugno-giornata-mondiale-del-donatore/), e il sistema trasfusionale italiano al completo, con le principali associazioni e il ministro della Salute si riunirà a Roma, in un convegno che vedrà coinvolti anche il ministero dell’Istruzione e il CONI.  Parlare, confrontarsi, pianificare il futuro, celebrare una giornata importante per tutti i volontari, e unire sempre di più mondi assolutamente propedeutici come scuola pubblica, sport e volontariato, saranno i punti all’ordine del giorno.

Buonsangue ci sarà. Per raccontare contenuti, programmi e scenari in divenire sull’universo sangue che riguardano la nostra comunità.

Il 14 giugno Giornata Mondiale del donatore. Alla scoperta di una campagna mediatica che fa discutere

Si avvicina il World Blood Donor Day 2017, che cadrà il 14 giugno. Su Buonsangue, nei prossimi giorni, proveremo a raccontarvi le iniziative speciali che saranno organizzate in Italia e all’estero in occasione di una ricorrenza importantissima per tutto il mondo dei donatori e non solo.

Sul sito della World Health Organization http://www.who.int/campaigns/world-blood-donor-day/2017/en/ è già stata lanciata la campagna mediatica per l’anno in corso, eccola qui:

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La campagna WBDD 2017

Quattro immagini: nell’ordine, con un protagonista raffigurante l’area asiatica, poi quella africana, quella euroamericana e infine quella mediterranea. Tutti tengono in mano una goccia di sangue. Alle loro spalle, quattro sfondi diversi che rappresentano scenari disastrati e d’emergenza: il salvataggio di un bambino, una presunta esplosione con una ragazza ferita, un’evacuazione in città e un disastro ferroviario. In alto, prima bianco poi rosso sangue il claim, che dice: “Non aspettare fino a che i disastri colpiscono. Cosa puoi fare? Dona sangue. Dona ora. Dona spesso”.

 Sorprende un po’, in controtendenza con la campagna molto rassicurante dello scorso anno, la scelta dell’Organizzazione mondiale della Sanità di affidarsi a ciò che nel gergo pubblicitario si chiama shockvertising https://it.wikipedia.org/wiki/Shockvertising, ovvero un messaggio basato su immagini forti che puntano a suscitare nel pubblico emozioni pregnanti come ansia e paura, molle che poi dovrebbero ispirare e motivare l’azione riparatoria.

Una scelta che pagherà? Difficile dirlo.  È probabile che chi ha pensato la campagna abbia voluto sensibilizzare il pubblico servendosi di un sentimento condiviso che nasce dall’attualità, vista la ricorrenza e la rapidità con ormai gli episodi tragici entrano ed escono dalle nostre vite. Eppure, sebbene il claim sia secco e diretto e riesca a convogliare un messaggio necessario per la cultura del dono, proprio nell’interazione tra testo e immagini si trova il punto debole di questa campagna. Nell’immediatezza può sviare. Guardando le immagini con la velocità di fruizione a cui siamo abituati, senza la riflessione comparata tra testo e immagine, il messaggio che rischia di arrivare è proprio quello contrario: ovvero di essere pronti a donare quando l’emergenza lo richiede.

È ormai noto, inoltre, che la comunicazione odierna più efficace, soprattutto sui social media, e quella che offre la possibilità agli utenti di condividere messaggi positivi, e che in larga parte si serve dell’ironia. Una considerazione condivisa, come abbiamo testimoniato in occasione dell’assemblea generale Avis a Milano, anche da un grande esperto di pubblicità sociale come Alberto Contri, presidente di Pubblicità Progresso http://www.buonsangue.net/eventi/assemblea-generale-avis-milano-presidente/. Nel suo intervento nella giornata d’apertura, Contri, proprio parlando di campagne delicate come quelle sui temi “pesanti” come dono del sangue o violenza delle donne, ha sottolineato con forza l’importanza di riuscire a innescare il meccanismo della viralità, l’unico che risulta davvero efficace.

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La campagna WBDD 2016

copriremo nei prossimi giorni se le associazioni di donatori italiane e straniere sceglieranno di assecondare la campana della WHO o se prepareranno iniziative mediatiche proprie; ma intanto è bene ricordare che il messaggio profondo di ogni campagna sul dono, qualunque essa sia, è sempre lo stesso: il sangue serve sempre, e un gesto semplice come il dono può essere d’importanza enorme per ciascuno di noi.

Conferenza Stato-Regioni del 25 maggio: stanziati investimenti per il sistema e ribadito lo schema tipo di convenzione tra strutture trasfusionali

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Decisioni importanti per il sistema trasfusionale sono arrivate dalla Conferenza Stato-Regioni del 25 maggio 2017, a Roma, che al punto 2 dell’ordine del giorno si proponeva di discutere “L’accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sullo Schema tipo di convenzione tra le strutture pubbliche provviste di servizi trasfusionali e quelle pubbliche e private accreditate e non accreditate, prive di servizio trasfusionale, per la fornitura di sangue e suoi prodotti e di prestazioni di medicina trasfusionale”.

Lo schema di convenzione tipo stabilisce in toto i rapporti tra le strutture trasfusionali sul territorio italiano per quel che riguarda i movimenti del sangue e degli emocomponenti, e regola il funzionamento delle prestazioni in fatto di medicina trasfusionale.

Ma quali sono i punti salienti dell’accordo?

  1. In primo luogo, gli scambi interregionali continueranno a essere regolati in base alla tariffe unitarie stabilite nella Conferenza del 20 ottobre 2015, consultabili a questo link: https://www.avis.it/wp-content/uploads/userfiles/file/Accordo%20CSR%2020_10_2015_Prezzo%20unitario%20cessione%20emocomponenti%20plasmaderivati.pdf
  1. In nessun caso, il costo degli emoderivati e delle prestazioni in fatto di medicina trasfusionale potranno essere addebitate ai pazienti.
  1. Alle regioni è affidato il controllo nell’ambito “della preparazione e applicazione degli emocomponenti autologhi per uso non trasfusionale”.
  1. I costi del trasporto di sangue ed emoderivati sono a carico della struttura sanitaria ricevente.
  1. Tutte le convenzioni tra strutture trasfusionali dovranno essere stipulate entro e non oltre il 31 dicembre 2017.

La conferenza è servita anche per stanziare finanziamenti alla rete trasfusionale per un milione e cinquecentomila euro, utili a raggiungere tre obiettivi primari considerati strategici. In primo luogo gli investimenti serviranno a raggiungere l’autosufficienza (sia regionale che nazionale) in fatto di emocomponenti e plasmaderivati, ma obiettivi per niente secondari saranno la messa a norma delle strutture e dei sistemi operativi verso una sempre maggiore conformità con le norme europee, e il miglioramento dei sistemi di emovigilanza, nel nome della sicurezza e della qualità delle trasfusioni.

Lo schema base della convenzione, nella sua versione integrale, è consultabile a questo link: http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato3454384.pdf

 

 

 

Il roadshow Farmindustria che promuove sul territorio innovazione e produzione di valore

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 Il roadshow di Farmindustria “Innovazione e produzione di valore – L’industria farmaceutica sul territorio, un settore che innovando produce eccellenza e fa crescere il Paese” è di recente tornato in Toscana, a Lucca, proprio da dove era partito ormai 5 anni fa.

Il progetto, nato nel 2012, è già passato negli anni scorsi per Emilia Romagna, Puglia, Lombardia, Marche, Lazio, Abruzzo e Campania, ed è destinato a continuare e crescere ancora per molto, visto che il suo intento è quello di promuovere e valorizzare uno dei settori industriali fiori all’occhiello del paese: l’industria farmaceutica.

I dati numerici di settore parlano chiaro. In Italia, tra gruppi più o meno grandi esistono circa 200 aziende che occupano più 60.000 addetti, che per le particolari necessità legate all’alto livello di performance hanno un ottimo grado di formazione con il 90% laureati o diplomati.

Importanti anche i numeri sulla ricerca, in controtendenza (positiva) con molti altri settori industriali del paese. Nell’industria farmaceutica trovano spazio circa 6.200 ricercatori che possono contare su un monte investimento piuttosto cospicuo, che nel 2016 ha toccato la vetta di 2,7 miliardi di investimenti di cui 1,5 in R&S (ricerca e sviluppo) e 1,2 in produzione. Il valore della produzione per il 2016 è stato di 30 miliardi di euro, di cui il 71% destinato all’export (21 miliardi).

Di questo è molto altro, dunque, si è parlato a Bolognana, frazione del comune di Gallicano in provincia di Lucca venerdì 19 maggio, nella sede di una delle eccellenze farmaceutiche italiane, la Kedrion.

Moltissimi gli addetti ai lavori presenti all’incontro, a cominciare da Paolo Marcucci, Presidente e Amministratore Delegato Kedrion e Pierfrancesco Pacini, Presidente Confindustria della regione Toscana. E moltissimi anche gli argomenti trattati.  Stefano Golinelli, Componente del Comitato di Presidenza Farmindustria ha condotto gli ospiti in sala alla scoperta di “Un itinerario alla scoperta delle fabbriche farmaceutiche”, mentre Maria Lina Marcucci, Chief Communication Officer e Consigliere del Consiglio d’amministrazione Kedrion ha spiegato l’innovazione della sua azienda in un intervento dal titolo “Kedrion Biopharma: le radici italiane di un’impresa internazionale”.

Le questioni riguardanti il settore farmaceutico sospeso tra le necessità di innovazione, sviluppo e sostenibilità sono state affrontate da Fabio Pammolli, Professore Ordinario di Economia e Management Politecnico di Milano, mentre a conclusione, prima di una tavola rotonda sulla programmazione del futuro a cui hanno partecipato, tra gli altri Federico Gelli, Componente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati, Mario Melazzini, Direttore Generale e Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria, è stato esposto il case history dell’industria Menarini, esempio di spicco tutto italiano in fatto di ricerca e di sviluppo della produzione in campo internazionale.

Non è un caso che il roadshow Farmindustria sia tornato proprio dove era partito 5 anni fa: la Toscana infatti è uno dei maggiori poli produttivi del settore, con ben 11 mila occupati tra occupazione diretta e indotto, con un rapporto di 6.500 unità di cui ben 850 ricercatori a 4500. A Lucca in particolare, lavorano più di 850 impiegati in un polo che riguarda il settore del sangue e della produzione e distribuzione degli emoderivati.

Il livello di avanguardia dell’industria farmaceutica italiana è già considerevole anche per ciò che riguarda i fattori organizzativi interni alle aziende e nel campo della digitalizzazione dei processi produttivi: tuttavia poter contare su un presente virtuoso non significa che non si debba continuare a programmare obiettivi strategici per il futuro.

Ecco perché, proprio su quest’ultimo punto, si è espresso il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, auspicando la necessità di mantenere un equilibrio sistematico tra grandi, medie e piccole imprese, “una realtà che tutto il mondo ci invidia”, e di percorrere una strada già intrapresa, che è quella di favorire e investire nella ricerca e nelle start-up innovative. Per concludere Scaccabarozzi ha ribadito la necessità della collaborazione sempre crescente tra settore pubblico e privato, l’unica chiave, a suo dire, per mantenere una posizione di forza nel mercato internazionale e confermare l’Italia (oggi seconda solo alla Germania) un hub mondiale in fatto di produzione, ricerca e innovazione del farmaco.

Paolo Strada, direttore del Centro regionale sangue Liguria: “Tra una settimana il primo ritiro CSL-Behring”

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Dopo giorni convulsi, nel corso dei quali alcune procedure di accreditamento GMP* delle strutture regionali di raccolta hanno prodotto momenti di indecisione e molti dubbi tra i donatori, c’è una schiarita per ciò che riguarda la staffetta tra aziende per il frazionamento del plasma in conto-lavoro.

La nuova azienda titolare del contratto, l’australiana CSL-Behring, ha finalmente accreditato le strutture liguri dopo un doppio audit necessario per adattarle ai propri standard operativi, e a quanto pare il prossimo ritiro, previsto per la metà della prossima settimana, dovrebbe essere effettuato proprio dalla nuova ditta vincitrice del bando di gara.

A darci l’annuncio, è stato il dottor Paolo Strada, direttore del centro trasfusionale dell’Ospedale San Martino di Genova e del Centro Regionale Sangue Liguria, da noi prontamente contattato nei giorni scorsi e ieri autorizzato ad esprimersi sull’argomento dalla direzione del proprio centro ospedaliero.

Ecco le sue parole. Noi di Buonsangue seguiremo la vicenda anche nei prossimi giorni per confermare il regolare proseguimento delle operazioni di raccolta.

 Dottor Strada, potrebbe spiegar cosa succedendo in questa staffetta tra aziende in Liguria? La situazione di stallo è risolta o persiste?

Meno male che parliamo oggi, perché cinque giorni fa non avrei saputo cosa dirle. Ora è tutto molto più chiaro. Il cambio di convenzione, che è stato stabilito tempo fa con il bando stilato dalla regione Veneto è vinto dalla CSL-Behring, è entrato in vigore. L’azienda ha avviato un processo di audit che è quello richiesto dalle autorità europee per poter fare il Plasma Master File, che è il documento di garanzia attraverso cui si stabilisce che i farmaci plasmaderivati prodotti dalle aziende ed estratti dalla materia prima plasma, siano in linea con le leggi dell’Unione europea. Quindi tutte le strutture regionali della nostra regione, così come quelle delle altre regioni che fanno parte del consorzio sono state sottoposte a visite da parte degli ispettori della CSL-Behring: proprio un’ora fa ho saputo dal dottor Vincenzo de Angelis, il coordinatore della regione Friuli che è stato a Monaco alla sede della CSL-Behring, che l’esito è favorevole. Tutte le strutture regionali liguri sono state dichiarate conformi. Il primo ritiro della nuova ditta è previsto per l’8 o il 9 di maggio.

Quindi ogni aspetto è stato regolato?

Queste situazioni sono molto complicate, perché si è passati da una legislazione italiana a una europea, e il nostro consorzio è il primo che lo fa. Anche gli altri consorzi che si sono creati in Italia lo dovranno fare, e anche le aziende che si aggiudicheranno le prossime gare dovranno rispondere ai nuovi standard europei. Noi siamo i primi a fare un passo avanti e siamo gli apripista del sistema trasfusionale italiano, perché iniziamo a lavorare in modo un po’ diverso. Il sistema si è adeguato direi abbastanza in fretta.

Noi abbiamo sentito i donatori ed erano preoccupati…

Sì, le dico la verità, c’è stata molta preoccupazione perché con l’arrivo degli ispettori europei c’è stata qualche difficoltà a capire il da farsi. Noi eravamo abituati a degli standard nazionali, poi sono subentrati gli standard GMP che sono diversi, non dico migliori ma diversi, per cui c’è stata un po’ di apprensione da parte del sistema. Tuttavia direi che dopo un mese di lavoro si è risolto tutto. Lo scopo di tutti è che neanche una goccia del sangue donato venga sprecato. La filiera del plasma è molto complicata, ma è finalizzata alla difesa degli altissimi valori etici dei donatori, che è una caratteristica della nostra nazione. In altri posti il sangue è spesso considerato un bene di consumo, come in Usa, in Svizzera o in Germania. Il sangue etico è una caratteristica del nostro sistema trasfusionale e va sottolineato perché noi ci teniamo molto.

*GMP è un acronimo che indica le Good Manufacturing Practices o Norme di Buona Fabbricazione. Le GMP sono costituite da un insieme di regole che descrivono i metodi, le attrezzature, i mezzi e la gestione delle produzioni per assicurarne gli standard di qualità appropriati.

Giorni di festa e di eventi per i donatori, ma le prossime ore sono decisive per il plasma in Liguria

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Giorni di festa nel Paese, e per fortuna, anche di attenzione al prossimo, con molti eventi rilevanti per il sistema sangue e i donatori.

Una manifestazione su tutte: la 36esima Giornata del donatore organizzata da Fidas a Milano, evento che ha contato più di 10 mila partecipanti a sfilare per la città, per ribadire quanto l’azione del dono sia esperienza significativa a 360 gradi sia per chi dona che per chi riceve, in un’osmosi poco raccontata, poco ravvisata, eppure basilare per far comprendere al prossimo tutta la bellezza e il senso di completezza racchiusi in un solo gesto.

La Giornata del donatore è stata l’epilogo festoso del 56esimo Congresso Nazionale Fidas, svoltosi a Bergamo, occasione che ha riunito più di 200 delegati provenienti da tutta Italia e momento utile per pianificare gli sforzi futuri dell’associazione nell’ottica della partecipazione dei volontari donatori all’efficienza del sistema sanitario nazionale.

Molte, inoltre, le iniziative speciali per la donazione in tutta Italia, da Alba, in Piemonte, http://atnews.it/attualita-albese/17018-festa-per-l-anniversario-del-gemellaggio-tra-l-avis-di-alba-e-i-donatori-di-sangue-di-saint-tropez-sainte-maxime-e-la-croix-valmer.html fino a Campobello di Licata in Sicilia http://www.canicattiweb.com/2017/05/01/campobello-di-licata-giornata-donazione-avis-raccolte-13-sacche-di-sangue/.

Ma già da oggi, l’attenzione del sistema sangue  torna sulla Liguria.

I giorni di festa in questo caso hanno contribuito a mettere in ombra e posticipare la resa dei conti su una questione di scottante attualità che ha messo in allarme i donatori locali, a partire dalla Fidas del presidente regionale Emanuele Russo http://www.buonsangue.net/news/conto-lavorazione-liguria-e-russo-la-situazione-critica-tutelare-donatori/ all’Avis regionale del presidente Alessandro Casale http://www.buonsangue.net/news/conto-lavorazione-del-plasma-liguria-funzionamento-della-filiera/.

Qui il riassunto dettagliato dell’intera vicenda http://www.buonsangue.net/news/frazionamento-del-plasma-liguria-grave-stallo-nel-passaggio-consegne-momenti-chiave-determinato-situazione-critica/ che, lo ricordiamo, proprio il primo maggio (ieri) prevedeva il passaggio di consegna tra aziende (da Kedrion a CSL-Behring)  nell’attività di frazionamento in conto-lavoro del plasma per la produzione di farmaci plasmaderivati.

Saranno arrivate le nuove disposizioni ai centri trasfusionali sulla regolare attività di raccolta o ancora si naviga nel buio?

Già nelle prossime ore noi cercheremo di approfondire l’argomento e di informare i cittadini, donatori e non, su un caso che dovrebbe interessare da vicino l’intera comunità.

Conto-lavorazione in Liguria, Emanuele Russo (Presidente Fidas Liguria): “Siamo molto preoccupati, dobbiamo tutelare i donatori”

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Come anticipato da Buonsangue il 20 aprile http://www.buonsangue.net/news/conto-lavorazione-del-plasma-liguria-funzionamento-della-filiera/, il passaggio di consegne nel servizio in conto-lavorazione di frazionamento industriale del plasma raccolto non sta procedendo senza intoppi, come invece era lecito aspettarsi in un settore delicato come quello dei plasmaderivati.

In realtà, a oggi 21 aprile, i centri trasfusionali liguri non hanno ricevuto ancora alcuna comunicazione sulle modalità di acquisizione del plasma raccolto, quando l’inizio del nuovo servizio in appalto alla CSL Behring dovrebbe iniziare tra poco più di una settimana, il primo maggio. Una situazione molto delicata, che mette a rischio il lavoro delle associazioni di donatori e l’impegno stesso dei donatori.

Se i ritardi procedurali dovessero protrarsi, che fine farebbe la materia biologica raccolta?

Dopo le parole di Alessandro Casale, Presidente di Avis Liguria, che a Buonsangue ha paventato il rischio di dover inviare il plasma raccolto a qualche altro raggruppamento regionale, abbiamo intervistato anche Emanuele Russo, medico specializzato in ematologia generale e Presidente Fidas Liguria, che si è espresso sulla questione nella triplice veste di medico, dirigente associativo e cittadino.

Ecco le sue valutazioni: “La mia posizione l’ho già espressa molte volte, mi chiedo come si sia potuto fare un bando di gara con il 90% basato sul prezzo e il 10% sulla qualità. Io non ho nulla contro l’azienda che ha vinto, ci mancherebbe, la mia è solo una domanda di merito. A quanto mi risulta non è ancora arrivata alcuna comunicazione ai centri trasfusionali liguri che avevano qualche problemino di stabilizzazione per poter rispondere alle caratteristiche che la CSL-Behring richiede per poter operare. Questo ci mette nelle condizione di essere molto preoccupati. In Liguria c’è stata una politica di ristrutturazione dei centri, e se qualcuno poi dovesse dirmi che il plasma non viene ritirato, che cosa diciamo ai donatori? Che il loro plasma non viene lavorato? Nei nostri programmi dell’immediato futuro c’è un convegno in cui poter dire ai donatori, che sanno molto poco del destino del loro dono, in che cosa consiste il loro dono e come viene utilizzato. Stiamo cercando di fare un salto di qualità dalla donazione emotiva in cui si dona se e quando si può a una donazione più razionale, inserita in un contesto di programmazione in cui si dona quando serve e se serve. Il tutto verso un’ottimizzazione del prodotto finale: perché è molto meglio avere sangue fresco che congelato da 20 giorni e controlli sempre più efficaci. Con Avis stiamo facendo di tutto a livello regionale perché ciò avvenga, per dare il segnale forte che quello che conta è il paziente ed è la donazione. Tutto il resto è corollario: anche il problema dei costi che comunque devono essere giustificati. Quindi è chiaro che sarebbe un problema grosso se il plasma non fosse ritirato. Io credo che entro il 27-28 aprile arriverà qualche risposta, ma di certo ad oggi l’impressione è che si rischi l’inadempienza contrattuale. Specie in un contesto in cui si ricerca fortemente l’autosufficienza ematica, che nel plasma è molto difficile, ed è stata fatta una gara con soli tre prodotti, con l’obiettivo del risparmio e non della qualità. A veder lungo si potrebbe pensare anche che l’obiettivo finale non sia il paziente. Anche la scelta di mandare il plasma a lavorare in Germania quando la normativa dice che non si può perché in Germania è possibile raccogliere il plasma a pagamento lascia perplessi, ancor di più con un audit che non dà riscontri a pochi giorni dalla data d’inizio del servizio. Ripeto, non ho nulla contro la ditta che ha vinto, le mie sono solo domande di merito. Sono dirigente Fidas da 35 anni e il mio obiettivo è solo migliorare il sistema.”

 Abbiamo lasciato che il dottor Russo esprimesse il suo punto di vista senza alcuna interruzione perché crediamo che sia una testimonianza importante e allarmante al tempo stesso. Di sicuro per il sistema sangue in Liguria è un momento molto delicato.