Il Video messaggio del presidente Avis Alberto Argentoni e le reazioni del pubblico, tra voglia di chiarezza e indignazione un po’ troppo meccanica

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È un servizio che ha provocato scalpore quello andato in onda a Le Iene Show domenica sera, a proposito della gestione operata dalla famiglia Pecora sulle autoemoteche Avis. Anche perché in un paese in cui ogni giorno è buono perché emerga qualcosa di losco, la voglia di indignazione è tanta, ed è molto difficile leggere le situazioni con lucidità ed equilibrio.

I fatti saranno presto accertati, e di conseguenza le responsabilità: tutti speriamo nelle giuste e inevitabili punizioni per chi ha sbagliato. Ma intanto è sempre bene ricordare che al di là degli eventuali comportamenti discutibili della famiglia Pecora, Avis è una grande associazione che svolge quotidianamente attività sul campo. Un lavoro più che prezioso in funzione dell’obiettivo strategico dell’autosufficienza ematica, compiuto assieme alle altre associazioni Fidas e Fratres, alla Croce Rossa Italiana, e in connubio con il Centro Nazionale Sangue.

Tutto è perfettibile, certo; ma se la chiarezza deve essere la prima regola, specie in luoghi che si dedicano a un’attività pubblica come la raccolta sangue secondo i principi chiari del volontariato, è giusto anche non scadere nelle generalizzazioni. Anzi: è proprio in momenti come questi che bisogna continuare a donare anche più di prima, e non smettere di nutrire fiducia nei tantissimi volontari che lavorano quotidianamente per consentire alla sanità del paese di poter contare sulle ottomila sacche al giorno indicate come necessarie per garantire il fabbisogno nazionale.

Oltre all’intervista esclusiva rilasciata a Buonsangue proprio ieri, il presidente di Avis Nazionale Alberto Argentoni si è esposto al pubblico con un video messaggio, volto a spiegare la sua posizione su quanto è emerso. Ecco il video:

Eterogenee, come di consueto, le reazioni a mezzo social.

Numerosi i commenti del pubblico, sia in seguito al comunicato stampa ufficiale sia dopo la pubblicazione del video messaggio del presidente. Tra di essi, molti i messaggi di approvazione, che lodano i chiarimenti del presidente e la volontà collettiva dei vertici avisini nel fare tutto il possibile per arrivare a chiarire ogni passaggio della vicenda.
Molti anche gli utenti che sotto al video messaggio segnalano il taglio troppo scandalistico e alcune inesattezze nel servizio delle Iene, specie sulle cifre indicate per i rimborsi; nel servizio si dice genericamente che un rimborso paga intorno ai 70 euro a sacca (quota che corrisponde invece al rimborso per il plasma), mentre sul sangue intero la cifra corretta a sacca è 61,50 euro. Non specificate, inoltre, le dimissioni del vice presidente Pecora che erano già avvenute al momento della messa in onda.
A parte i soliti indignati del web, che spesso scambiano la sostanze delle cose con le proprie necessità psicologiche ed emotive, c’è poi anche chi si è chiesto come sia stato possibile avallare la nomina dei Pecora a ruoli dirigenziali senza praticare il giusto controllo interno. Domande legittime, a cui Alberto Argentoni ha risposto proprio su Buonsangue, proponendo, nella prossima riforma statutaria il ripristino di maggior capacità di controllo degli organi centrali sulle realtà territoriali.

Più in generale, la richiesta di chiarezza e di provvedimenti è tanta, ed è probabilmente questa la strada migliore per mostrare al pubblico che una macchina così enorme fatta di uomini (Avis ha circa 1 milione è 300 mila soci) può senza dubbio avere casi di deviazione etica, purché siano controbilanciati da una volontà collettiva e assoluta di isolarli ed escluderli.

Anche perché l’obiettivo dell’autosufficienza ematica nazionale, specie negli ultimi mesi di carenze estive ed emergenze, non può permettersi ostacoli di nessun genere.

Caso Avis Campania, il presidente di Avis Nazionale Argentoni in esclusiva per Buonsangue: “Nessuna volontà di insabbiare, il bene dell’associazione è al primo posto”

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A poche ore di distanza dal servizio trasmesso a Le Iene Show sul caso di Avis Campania, su cui ieri abbiamo pubblicato un ampio resoconto, in esclusiva per Buonsangue ecco l’intervista al presidente Avis Nazionale Alberto Argentoni, che entra nel merito dei fatti accaduti.

Presidente Argentoni, Avis Nazionale ha agito prontamente, accettando le dimissioni del vice presidente Pecora inseguito al caso raccontato in tv a Le Iene. Qual è la sua posizione sull’accaduto?

È quella che abbiamo riassunto nel comunicato inviato appena dopo la puntata a tutti gli organi d’informazione e a tutte le nostre sedi. Siamo molto dispiaciuti perché la denuncia di questi episodi può danneggiare l’immagine dell’intera associazione e gettare ombre sulla sua attività. Ribadiamo l’assoluta correttezza e onesta dei dirigenti associativi e dei donatori associati e periodici, a partire proprio da quelli campani. Siamo determinati a fare la massima chiarezza e a prendere i necessari provvedimenti per il buon nome di Avis.

Su Buonsangue abbiamo specificato che non bisogna assolutamente generalizzare né perdere fiducia nelle associazioni. Avis offre un servizio fondamentale alla raccolta sangue in Italia da 90 anni, ma è chiaro che un maggiore controllo interno doveva esserci. Sul piano nazionale stavate già gestendo l’anomalia dei pochi centri “fissi” a vantaggio delle autoemoteche, e dei centri di ricezione Avis ancora senza autorizzazione?

Il percorso di accreditamento ha visto impegnate per diversi anni tutte le nostre sedi, con grande impegno di tempo e di volontari, e sempre nell’ottica della maggior qualità e sicurezza per il paziente ricevente e per il donatore. Le autoemoteche, per essere accreditate, devono avere i medesimi requisiti dei punti fissi. Non c’è nessuna minore qualità e sicurezza.
Occorre ribadire che l’accreditamento non è un atto che dipende dalla singola Associazione, ma spetta alle Regioni e alle strutture regionali di coordinamento.

In termini generali, di principio, non sarebbe meglio evitare troppa concentrazione familiare nei ruoli esecutivi?

L’Avis ha adottato un proprio Codice Etico che è molto chiaro, sia dal punto di vista dei legami di parentela sia del possibile conflitto d’interessi di natura economica. Tutti sono chiamati a rispettarlo. In tema di opportunità e di trasparenza, la situazione denunciata si presta a supposizioni e dubbi, ma non vogliamo dare dei giudizi sommari e, pertanto, verificheremo le situazioni denunciate. Ricordo comunque che ogni nostra realtà associativa possiede autonomia gestionale e ha organismi di controllo propri che devono tutelare associazione e soci. Purtroppo possono anche non essere stati efficaci, e Avis Nazionale, proprio in virtù di questa autonomia territoriale, non ha adeguati strumenti di intervento. Uno degli obiettivi della prossima riforma statutaria è proprio ripristinare questa possibilità di intervento a garanzia del patto associativo.

Presidente Argentoni, in base alle procedure interne all’associazione, quali saranno i prossimi passaggi sul piano operativo?

Abbiamo deferito i nostri soci al Giurì Nazionale, a tutela dell’onorabilità dell’Associazione e di loro stessi. Particolare non di poco conto, il consigliere nazionale interessato da questi fatti ha rassegnato le dimissioni da vice-presidente nazionale, da componente dell’Esecutivo nazionale e si è auto-sospeso dall’incarico di consigliere nazionale.

Presto verrà fatta chiarezza. Ma intanto possiamo essere certi in Avis che non vi siano situazioni simili a quella della Campania? 

Ribadisco che in Avis le persone oneste e generose che si impegnano per gli ammalati e per i soci sono praticamente la totalità e così è anche per Avis Campania. Non posso escludere che ci siano altre situazioni da chiarire in ambito nazionale, ma non ne abbiamo conoscenza diretta se non per quei casi che vengono portati al nostro Collegio dei Probiviri. Non c’è comunque alcuna volontà di insabbiare o coprire: il bene dell’associazione è al primo posto per tutti noi.

Ha un messaggio preciso che vuole mandare ai donatori italiani?  

Anche io sono rammaricato e arrabbiato come tutti voi! Non sono queste le notizie per cui Avis deve essere messa all’attenzione del pubblico. AVIS Nazionale farà chiarezza ma la nostra volontà deve essere sempre e solo quella di lavorare con ancora più impegno, passione e sacrificio nell’interesse esclusivo degli oltre 1.200.000 donatori periodici associati avisini e di tutti quei malati che ogni giorno ricevono oltre 8.000 unità di sacche ed emocomponenti.

 

 

Le Iene e il caso Avis Campania: si dimette il vice presidente nazionale Pasquale Pecora

Le Iene La Vardera Donare sangue un business per qualcuno puntata del 8 ottobre 2017

Una situazione da chiarire al più presto, da cui Avis nazionale ha già preso le distanze: ieri sera, nel programma Le Iene Show in onda su Italia Uno, una delle molte inchieste trasmesse riguardava il mondo dei donatori, e in particolare una situazione anomala verificatasi nel sistema regionale campano, gestito in larga parte dalla famiglia di Pasquale Pecora, da pochi mesi vice presidente nazionale di Avis.

Il fatto

Ma cosa è successo? È emerso che in Campania a oggi esistono solo 9 centri trasfusionali “fissi” gestiti da Avis per praticare la raccolta sangue, tantissimi in meno rispetto alla media delle altre regioni italiane, a dispetto dei tanti altri centri già pronti sul territorio che non ricevono le autorizzazioni a operare da parte della sanità regionale. Buona parte della raccolta sangue viene fatta allora attraverso le autoemoteche (una questione delicata di cui avevamo già parlato), circa 25 in azione sul territorio, di cui più della metà (15 o 16) di proprietà della famiglia Pecora, molto attiva in Avis. Poiché Avis riceve un rimborso di circa 60 euro per ogni sacca raccolta, l’ipotesi è di un favoreggiamento della sanità regionale capeggiata dal presidente regionale De Luca verso i Pecora, che avrebbero agito a scopo di lucro, visto anche lo scarso rispetto delle regole basilari nelle operazioni di selezione dei donatori, che emerge chiara dal servizio (dona addirittura una persona sprovvista di documenti di riconoscimento).

Ma com’è composta a famiglia Pecora? Raffaele Pecora è oggi l’attuale presidente regionale dell’AVIS Campania, mentre i suoi due figli Pasquale e Luca sono invece vicepresidente nazionale dell’AVIS e presidente dell’AVIS di Ercolano. Infine, Nicola D’Alessio, ovvero il cognato di Pasquale Pecora, è il presidente dell’AVIS di Casoria. Una discreta ramificazione.

La trascrizione del servizio dal sito “Il profumo della dolce vita”

Il sito “Il profumo della dolce vita ha trascritto le parti salienti del servizio andato in onda ieri, a firma del giornalista Ismaele La Vardera. Chi non lo ha ancora visto può vederlo a questo link sul sito della trasmissione. Intanto, ecco il testo.

Ai microfoni della Iena, Leonardo De Rosa, ex presidente di AVIS Campania, risponde: “Ce ne sono solo 9 perché c’è stato un problema apparentemente esclusivamente burocratico. […] La Sicilia, il Lazio, la Calabria, la Lombardia hanno centinaia di unità di raccolta. In Campania siamo ancora agli ultimi posti. Siamo costretti in qualche caso a importare sangue dalle altre regioni. […] In Campania siamo ancora costretti a utilizzare molto le autoemoteche (n.d.r.) camper attrezzati per la donazione di sangue).

In Campania, però, esistono già dei punti fissi AVIS pronti per essere aperti, che vengono documentati dalle immagini della Iena. Su questa situazione, il senatore Franco Cardiello ha presentato due interrogazioni parlamentari.

Cardiello: Ho chiesto un’ispezione al Ministro della Salute affinché accerti nella regione Campania per quale motivo non vengono date le autorizzazioni ai centri AVIS.
Iena: E il Ministro che cosa ha risposto?

Cardiello: Non mi ha ancora risposto, però questo rallentamento fa sì che ci sia un monopolio in Campania.
Iena: Di cosa sta parlando, Senatore?

Cardiello: Sto parlando di una famiglia napoletana, la famiglia Pecora… lo sanno tutti.

Raffaele Pecora è l’attuale presidente regionale dell’AVIS Campania. I suoi due figli Pasquale e Luca sono rispettivamente vicepresidente nazionale dell’AVIS e presidente dell’AVIS di Ercolano. Inoltre, Nicola D’Alessio, il cognato di Pasquale Pecora, è presidente dell’AVIS di Casoria. A questa famiglia fanno capo l’AVIS Napoli 3, Napoli 5 e Avellino.

In merito all’attività della famiglia Pecora, la Iena chiede ulteriori informazioni a Leonardo De Rosa.
Iena: Quante autoemoteche esistono in Campania?

De Rosa: 25 accreditate.

Iena; Quante appartengono a questa famiglia?

De Rosa: 15, 16.Iena: Più della metà…

De Rosa: Sì.

Iena: Ma meno punti fissi, non significa più raccolta per le autoemoteche? De Rosa: Io ci sono arrivato così, diciamo, ma è una mia idea. […] Dietro a quella sacca c’è un rimborso che viene poi riconosciuto alle AVIS.

Iena: Ma una singola sacca di sangue, quanto viene rimborsata?

De Rosa: Da tabelle nazionali intorno ai 70 euro.

Ismaele La Vardera, inoltre, si reca in Basilicata per incontrare due giornalisti, Giusy Cavallo e Michele Finizio, che espongono altri dettagli.

Giusy Cavallo: Un giorno abbiamo ricevuto un plico di documenti molto ben dettagliati. […] AVIS Basilicata aveva cominciato a rivolgersi a questa azienda napoletana, la Hemotrans. Dalla misura camerale abbiamo capito che Hemotrans appartiene a Raffaele e Luca Pecora che sono figure di spicco dell’AVIS Campania. […] Hemotrans acquistava da altri e rivendeva ad AVIS Basilicata.
Michele Finizio: Pare che i prezzi di vendita fossero più alti di quelli di mercato. […] Dai Pecora, l’AVIS ha comprato anche le sacche per i cordoni ombelicali. AVIS non può raccogliere cordoni ombelicali.

Le Iene si recano in una delle autoemoteche dell’AVIS regionale Campania – di cui Raffaele Pecora è presidente – situata davanti alla stazione centrale di Napoli, e documentano come non verrebbero rispettati alcuni dei requisiti richiesti per legge. Le immagini mostrano come la donazione verrebbe consentita ad un ragazzo che dichiara di aver fatto un tatuaggio tre mesi prima, nonostante la legge dica che ne devono passare 4 di mesi. E ancora, a un altro giovane verrebbe permesso il prelievo di sangue, nonostante non abbia con sé il documento d’identità.

La Iena intervista, allora, Pasquale Pecora, vicepresidente nazionale dell’AVIS.

Iena: Lei sa quali sono le condizioni minime perché un donatore possa donare il sangue?

Pasquale Pecora: L’età, il peso, l’altezza.

Iena: Ci sono delle restrizioni particolari?

Pasquale Pecora: Ci sono delle restrizioni che fa la visita del medico: antibiotici, farmaci ipertensivi, ce ne sono diversi…

Iena: Gente che si fa una canna…?

Pasquale Pecora: No no, assolutamente, non può donare.

Iena: È necessario anche chiedere la carta d’identità?

Pasquale Pecora: È necessario il riconoscimento.

Ismaele La Vardera gli mostra, quindi, le immagini riprese nell’autoemoteca sita nei pressi della stazione centrale di Napoli, con le presunte irregolarità.

Iena: Conferma che questa autoemoteca che si mette davanti la stazione centrale è dell’AVIS regionale?

Pasquale Pecora: Dell’AVIS regionale, sicuramente.

Iena: Lei cosa farà dopo aver visto questo video?

Pasquale Pecora: Identifichiamo l’autoemoteca, il medico lo sospendiamo, prendiamo provvedimenti, facciamo la comunicazione alla Direzione Sanità.

Iena: Papà presidente regionale, lei vicepresidente nazionale, D’Alessio lo conosce?

Pasquale Pecora: Certo, è mio cognato.

Iena: Ha qualche incarico?

Pasquale Pecora: Sì, un incarico in AVIS, un’altra AVIS.

Iena: Ma è una gestione familiare?

Pasquale Pecora: Nelle strutture AVIS è frequente che ci siano moglie, marito, cugino ecc.

Iena: La società Hemotrans la conosce?

Pasquale Pecora: Certo.

Iena: Fa affari col mondo del sangue? Di chi è?

Pasquale Pecora: Mio fratello e mio padre. È chiusa la società…
Iena: Ma ha fatturato…

Pasquale Pecora: È in chiusura…

Iena: Anche se è in chiusura l’avete aperta…

Pasquale Pecora: Ma anni […] Questa Hemotrans la conoscevo, era in chiusura…
Iena: Ma le avete fatte le fatture. […] Ora avete il Consiglio Nazionale, lo dirà di questa situazione?

Pasquale Pecora: Sicuramente parlerò col Presidente.

La Iena accompagna Pasquale Pecora al Consiglio Nazionale e gli chiede se non sarebbe giusto dimettersi.

Iena: Sei deciso a fare questo gesto?

Pasquale Pecora: Ma guarda… sinceramente… Penso di sì. L’Associazione è la cosa più importante. […] Parlerò col Presidente della situazione specifica che mi riguarda e delle possibilità delle mie dimissioni.

Iena: Quindi gli dirai che ti vuoi dimettere.

Pasquale Pecora: Sì.

Infine, per approfondire le ragioni per le quali alcuni punti fissi in Campania non siano funzionanti, Ismaele La Vardera intervista Nicola Scarpato, direttore del Centro Regionale Sangue Campania.

Iena: Il Centro Regionale Sangue dà pareri per aprire i punti fissi?

Scarpato: Sì, dà pareri.

Iena: Quanti pareri avete dato di accreditamento per quest’anno?

Scarpato: Eh ne abbiamo dati… Non è che siamo noi che creiamo i punti fissi, se non li creano i punti fissi…noi non li possiamo accreditare.

Iena: Ma li hanno creati… Noi siamo stati nelle sedi di Bellona, Carinaro, San Felice a Cancello, Giungano…questi sono fermi da due anni con apparecchiature pronte e lasciate lì parcheggiate.

Scarpato: I punti fissi sono fermi da due anni perché c’è stato tutto un problema con i dipartimenti di prevenzione.

Iena: Alla Regione chi dovrebbe essere quello che sa di più di questa questione?

Scarpato: Veda in Sanità e veda chi le risponde.

Iena: E chi è attualmente l’assessore alla Sanità in Campania?

Scarpato: Attualmente non c’è l’assessore alla Sanità in Campania, è il Presidente De Luca (n.d.r.), il Presidente dal 2015 non ha mai assegnato la carica di Assessore alla Sanità in Regione tenendo per sé la delega; qualche mese fa, inoltre, il Governatore è stato designato Commissario alla Sanità dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin).

La Iena prova, quindi, a intervistare Vincenzo De Luca, che però preferisce non rispondere.

Il comunicato Avis

Come preannunciato già dal titolo, Pasquale Pecora ha già rassegnato le proprie dimissioni, e il governo di Avis Nazionale ha già inviato tutta la documentazione all’organo di giurisprudenza interna perché venga fatta chiarezza. Ecco il comunicato stampa con le posizioni dell’associazione:

AVIS E LE IENE, IMPEGNO A FARE CHIAREZZA

Ieri sera è andato in onda un servizio del programma televisivo “Le Iene” in cui si è parlato di Avis facendo riferimento ad alcuni episodi avvenuti in Campania.

AVIS Nazionale si dichiara totalmente estranea all’accaduto e ribadisce la correttezza dei propri volontari e collaboratori che operano in tutta Italia.

Pasquale Pecora ha già rassegnato le proprie dimissioni da Vice Presidente nazionale pur dichiarandosi estraneo alle vicende esposte.

Inoltre AVIS Nazionale ha inviato la documentazione al competente organo di giurisdizione interna per le valutazioni e i provvedimenti del caso.

AVIS, i suoi volontari e il Consiglio Direttivo sono i primi danneggiati in questa vicenda e ci sentiamo di rinnovare con ancora più determinazione il nostro impegno quotidiano a favore dei tanti ammalati che necessitano di un bene prezioso come il sangue.

AVIS Nazionale si impegna inoltre a fare immediatamente chiarezza su quanto segnalato e porre rimedio alle irregolarità riscontrate, dandone conto ai propri soci.

Il commento

L’indagine trasmesse a Le Iene Show merita senza dubbio ogni chiarimento, sia attraverso gli organi di controllo interni all’associazione, sia da parte della magistratura ordinaria, ed è molto importante che Avis nazionale abbia già certificato le dimissioni del vice presidente nazionale Pasquale Pecora. Ma ciò che preme sottolineare, mentre la questione sarà approfondita, è che non bisogna assolutamente generalizzare, e pensare che un caso isolato di oscurità possa intaccare il resto del lavoro quotidiano delle associazioni di donatori, che era ed è preziosissimo. Urge dunque ricordare che le associazioni sono sempre composte da uomini, e che il fattore umano può sfuggire alle nozioni di etica e deontologia professionale. Andare a donare resta una priorità civile e un fattore di necessità specie in questi ultimi mesi contraddistinti da cali generalizzati ed emergenze inattese, come West Nile e Chikungunya.

Da Las Vegas alla Sardegna, solidarietà e raccolte speciali. Tutte le notizie del weekend

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Il mondo del sangue offre sempre spunti di attualità di grande interesse, e anche in questo week-end sono tantissime le notizie che meritano di essere raccontate, in una panoramica che parte oltreoceano e finisce nella provincia italiana.

Da Las Vegas, infatti, arriva l’ennesima conferma che nei momenti di grande bisogno le persone reagiscono a ogni latitudine nello stesso modo. Grande mobilitazione al dono e grande solidarietà per la sparatoria di qualche giorno fa, che come tutti sanno è costata la vita a 59 persone e ha provocato centinaia di feriti. E centinaia sono stati, come testimonia TgCom24, i donatori in fila per ovviare al crescente bisogno di sangue.

Se gli incidenti o le emergenze legati a fatti di violenza generano sempre un flusso di dono e solidarietà importante, come è stato possibile constatare anche in Italia nei casi del luglio 2016 con lo scontro tra treni avvenuto in Puglia o in occasione dei recenti terremoti, è importantissimo ricordare che il dono del sangue è un’attività che deve essere continua, periodica e organizzata, in modo che i flussi siano il più possibile costanti in ogni periodo dell’anno. Anche perché le donazioni sono in calo e bisogna risollevare l’andamento generale, portando sempre più giovani a donare.

Conferma di tale andamento in calando arriva per esempio dall’Ausl Romagna, che conta 145 donazioni in meno nei primi cinque mesi del 2017 rispetto all’identico periodo di riferimento nel 2016. Un calo minimo, da 22.932 sacche a 22.787, ma sufficiente a far scattare la necessità di contromisure.

Un appello al dono, e a non limitarsi a fare una prima donazione per poi fermarsi, arriva da Perugia e da Ilio Cinta, presidente dell’Avis provinciale. La condizione ottimale, ribadiamo, è sempre quella di diventare donatori periodici.

Più a sud, a Messina, il quotidiano Il Normanno riporta un dato non troppo positivo, indicando proprio la provincia siciliana come quella in cui si raccoglie meno sangue.

A Palermo, invece, sempre in Sicilia, appuntamento importante in questo weekend e precisamente nei giorni 6 e 7 ottobre con un grande convegno dedicato alle malattie del sangue. Ematologia, oncologia, farmacologia e innovazione saranno all’ordine del giorno.

In tema di malattie, è sempre alta l’attenzione delle istituzioni nel monitorare il sangue di chi è stato potenzialmente colpito dalle zanzare West Nile, Chikungunya e anofele. Su La Stampa, un pezzo davvero ampio e utile sul piano informativo che spiega bene la situazione, specificando come la donazione di sangue nel nostro paese resti assolutamente una pratica sicura.

Le restrizioni, infatti, riguardano solo i territori effettivamente colpiti da casi certificati, come a Ginosa in Puglia, provincia di Taranto: su Repubblica leggiamo che dopo il caso dei quattro braccianti nordafricani contagiati della malaria, le donazioni per tutti i residenti nel territorio cittadino ci sarà un stop precauzionale di sei mesi.

A Latina, altra casistica speciale: per monitorare la Chikungunya, il Centro Nazionale Sangue ha previsto il “parcheggio” di cinque giorni per le sacche raccolte, prima di essere messe in circolazione. Poiché la Chikungunya si manifesta entro questo stretto periodo di tempo, allo scadere dei cinque giorni il donatore comunica il suo stato di salute al centro trasfusionale, e se tutto è regolare, la sacca è a disposizione.

Veniamo ora alle raccolte speciali.

Un luogo dove il bisogno di sangue è sempre intenso e si stanno organizzando diverse donazioni speciali è la Sardegna: mobilitazione a Fonni, in provincia di Nuoro con l’intervento dell’Avis locale, autoemoteca in Barbagia grazie ad Avis Nuoro e concerto di musica folk a Gonnosnò, in provincia di Oristano per promuovere la raccolta e sensibilizzare i cittadini all’idea della solidarietà.

A Tolfa, in provincia di Roma, donazioni possibili fino a lunedì mattina, per contribuire ad aumentare la raccolta nel Lazio, ma anche nel nord del paese le donazioni speciali non mancheranno: a Erba, per esempio, in provincia di Como, la festa del donatore andrà in scena per l’intera giornata di domenica 8 ottobre.

In Toscana, indicazioni preziose arrivano dal servizio “Meteo del Sangue” che ci segnala l’urgenza per il gruppo 0 – mentre si può reputare discreta la situazione generale.

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Per scoprire tutte le donazioni speciali attive in Italia nel week-end tuttavia, come ricordiamo ogni settimana, non vi è metodo migliore che utilizzare Facebook, social network spesso sottovalutato per la sua capacità informativa. Invece è possibile consultarlo per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi sabato 7 ottobre fino a donazioni in programma a metà novembre. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia.

Dopodiché, il passo per andare a donare è davvero breve.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Infine una notizia che conferma l’importanza degli emocomponenti anche nella scienza medica e farmacologica su diversi piani di utilizzo: a Rovereto sono in preparazione colliri che saranno prodotti grazie fattori di crescita piastrinici ottenuti attraverso la lavorazione di sangue intero.

Matteo Bagnoli e una donazione che salva la vita. Dal sangue al midollo, nello spirito di aiutare il prossimo

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Le storie legate al dono del sangue possono emozionare, sorprendere, anche commuovere. Ma hanno sempre un principio comune, che è una solidarietà profonda e la capacità di alcuni singoli individui di vedere il prossimo non solo come uno strumento, ma soprattutto come un interlocutore o un’occasione di scoperta o miglioramento: umanità altra a cui offrire una parte di sé stessi. Quello che è accaduto a Matteo Bagnoli, 33 anni, presidente della sezione Avis di Livorno, è un’esperienza unica che merita di essere raccontata, come proprio lo stesso Matteo ha fatto qualche giorno fa sul sito di Admo Italia, l’Associazione Donatori di Midollo Osseo. Iscritto all’Admo da ormai sette anni, Matteo non era stato mai chiamato: poi c’è stato l’arrivo della convocazione per un caso di compatibilità del 100%, naturalmente in una situazione molto delicata per la salute del ricevente. In altre parole, per Matteo si è concretizzata davvero, e a portata di mano, la possibilità di salvare una vita. Su Buonsangue, lo abbiamo intervistato per conoscere le sue sensazioni da donatore di sangue con 60 donazioni all’attivo tra sangue e plasma, e come esperto di vita associativa.

Matteo, raccontaci com’è andata, cosa ti ha colpito di questa tua esperienza?

La cosa particolare della vicenda è che donare il midollo è capitato proprio a me che sono coinvolto in maniera attiva nel mondo della donazione. Io sono iscritto Admo dal 2010 e facevo attività di promozione andando nelle scuole, e chiedendo ai giovani di iscriversi all’Admo, perché naturalmente bisogna esser in tanti giacché le compatibilità sono molto difficili. Ecco perché io dicevo ai ragazzi di ricordarsi, al primo prelievo, di chiedere un prelievo in più e l’iscrizione al registro italiano dei possibili donatori di midollo osseo. È molto importante. Solo una persona su 100 mila risulta compatibile con chi ha bisogno di un trapianto di midollo. Io infatti sono iscritto da sette anni e non ero stato mai chiamato. Poi è arrivata la telefonata che ha confermato la compatibilità totale con il richiedente. Non ho mai esitato un secondo e sono andato.

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Matteo Bagnoli, 33 anni, presidente Avis Livorno

La donazione del midollo osseo è più invasiva di quella del sangue. In cosa consiste?

La donazione di midollo osseo si fa con due metodi: nel primo caso l’ago si inserisce nella zona lombare in un punto ad alto contenuto di cellule staminali. Da una trentina d’anni poi c’è la donazione di midollo osseo da sangue periferico. In circolo tutti abbiamo una quantità di staminali, cellule che creano altre cellule. L’intervento è leggermente più invasivo del plasma perché nei giorni precedenti si devono prendere dei fattori di crescita che stimolano la produzione di cellule staminali. Io li ho presi da cinque giorni prima: si tratta di cellule progenitrici. In quei primi giorni si possono sentire, specie all’inizio, dei piccoli dolori facilmente sostenibili, passati poi con il quarto e il quinto giorno. Dopodiché avviene la donazione vera e propria che è come una donazione di plasma moltiplicata per quattro, perché si tratta di quattro ore a doppio ingresso venoso. C’è stato un minimo di stanchezza ma è normale, specialmente all’ultima ora. Poi ho fatto tutti gli esami che sono andati molto bene. Ho provato una grande, una grandissima gioia per averlo fatto. Quando ti chiamano è proprio perché c’è un paziente che aspetta te, è una cosa one to one importantissima perché si azzera il midollo del richiedente per inserire il tuo, un intervento che è assolutamente salvifico. È stato davvero bello, sono strafelice, quando ti chiamano percepisci che non è una passeggiata, che si tratta di un bel passo, c’è anche un po’ di paura ma è normale. Si ha la facoltà di rinunciare fino al giorno stesso, ma io sono andato avanti. Penso di essere quasi un predestinato, in pochi mesi prima la presidenza e poi questa magnifica esperienza. Le testimonianze personali sono molto importanti perché creano empatia, e infatti raccontandole sui social ci sono moltissime reazioni.

E nel tuo lavoro associativo in Avis che programmi ci sono? Tu sei un presidente molto giovane, ti sei chiesto come si possono portare i giovani al dono?

Noi siamo superattivi ma i numeri sono un po’ in calo. È un trend generale, si va sotto del due o tre per cento ogni anno. Bisogna invertire il trend ma questa stagione ci sono stati degli episodi che ci sono venuti contro. Per esempio la zanzara West Nile: per tutti i donatori di Livorno che oggi arrivano al centro trasfusionale non c’è lo stop dei 28 giorni ma solo un ulteriore test per l’eventuale esclusione, mentre se si è stati a Roma nelle zone a rischio o ad Anzio c’è l’esclusione dei 28 giorni. Questi accadimenti, se non c’è la giusta informazione, finiscono per scoraggiare. Tuttavia a volte si crea un po’ di confusione a livello mediatico. Comunque in questo periodo bisognava essere ancora più solidali e tutti si sono mossi per andare incontro alle emergenze, e anche se non è stato facile ormai è tutto a posto. Io spero di portate sempre più giovani a donare sangue, e ci chiediamo tutti i giorni, anche a livello regionale, cosa si può fare. Stiamo lavorando per formare un gruppo di soci giovani di Avis Livorno dai 18 a 30 anni che si impegneranno direttamente per fare eventi e promozione lavorando con i loro coetanei e coinvolgendoli. Non c’è mai stato un approccio del genere a Livorno e io ho spinto parecchio per iniziare. Nel 2018 faremo un primo evento di apertura. Realtà vicine a noi hanno gruppi così strutturati e funzionano molto bene. Sono molto fiducioso.

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Cristiano Lena (Fidas) sulle donazioni: “Lavorare tutti insieme, questa è l’unica strada”

FIDAS Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue

Un evento nazionale, un giorno da condividere per tutti gli associati Fidas allo scopo di richiamare tutti i donatori all’importanza dei percorsi futuri da compiere nel nome degli obiettivi associativi: il primo ottobre 2017 è stata la VIII giornata nazionale Fidas http://Fidas.it/domenica-1-ottobre-lviii-giornata-nazionale-Fidas/, e su Buonsangue, per conoscere più a fondo lo spirito dell’iniziativa e capire meglio la filosofia di Fidas su punti chiave come il reclutamento giovanile, abbiamo intervistato Cristiano Lena, responsabile comunicazione della seconda associazione italiana di donatori organizzata per numero di iscritti.  Ecco le sue parole sui temi più d’attualità, dall’evento appena trascorso a come si può migliorare il racconto del sangue sui media generalisti.

Cristiano, domenica scorsa è stata la VIII giornata nazionale della Fidas. Come nasce questa iniziativa e qual è il ritorno di un evento che ha chiamato in causa 450 mila donatori Fidas divisi in 1200 sezioni in tutta Italia?

Nel 2009 Fidas ha voluto istituire la “Giornata nazionale Fidas” per esprimere con entusiasmo ed orgoglio l’appartenenza delle Associazioni federate alla Federazione nazionale, nonché per conseguire insieme una sempre maggiore visibilità attraverso i mezzi di comunicazione. Uno dei punti di forza della Federazione, infatti, è l’autonomia delle 74 associazioni federate che operano su tutto il territorio nazionale. Ma c’è un rovescio della medaglia. Proprio questa autonomia permette alle diverse realtà locali, articolate in quasi 1200 sezioni, di mantenere il proprio nome originario. Perciò è nata l’esigenza di celebrare, la prima domenica di ottobre, l’appartenenza alla Federazione, attraverso momenti di sensibilizzazione e coinvolgimento ed adottando un claim comune. Quindi da una parte la “fidelizzazione”, ma dall’altra la volontà di sottolineare come si stia lavorando per un unico obiettivo nonostante le differenze del nome. E non ultimo il desiderio di ringraziare gli oltre 450mila donatori di sangue ed emocomponenti che fanno parte della famiglia Fidas.

Cristiano Lena, responsabile comunicazione Fidas

Della donazione si parla molto, ma la mia sensazione è che spesso avvenga in mondi che ancora faticano a parlare tra loro con costrutto. Mi riferisco soprattutto ai media che si occupano solo delle carenze, e fanno pochissima formazione e in-formazione. Da responsabile della comunicazione Fidas cosa si può fare sul piano della giusta percezione del pubblico di un gesto come il dono e della sua importanza?

Sollevi una questione complessa, ma che negli ultimi anni ha visto un evidente cambio di rotta. Per tanto tempo i media si sono occupati di sangue solo in maniera marginale e solamente in casi in cui la notizia era legata a particolari criticità. Proprio nel febbraio 2010 il presidente nazionale Fidas Aldo Ozino Caligaris si era rivolto direttamente agli organi di stampa sottolineando questa carenza (http://Fidas.it/perche-non-ci-fate-parlare-di-donazione-di-sangue-una-domanda-agli-organi-di-stampa/). Ma la situazione è nettamente cambiata anche grazie al fatto che il volontariato del dono del sangue ha rafforzato il proprio status di fronte all’opinione pubblica. Se per tanto tempo le stesse realtà associative hanno svolto il ruolo di Cenerentola, negli ultimi anni, ritrovata la scarpetta di cristallo, Cenerentola ha smesso di lucidare pavimenti, e ha cominciato a presentarsi con un look adeguato. Ovviamente non è tutto così semplice, occorre lavorare su più fronti: innanzitutto comunicando correttamente la propria identità, ricordando che per il mondo del volontariato non è prioritario il “marchio di fabbrica” quanto il “prodotto” che si vuole pubblicizzare, ossia la mission dell’associazione. Ritengo che i media si siano accorti che la mission delle diverse realtà del dono sia la medesima e lì dove Federazioni e Associazioni dei donatori di sangue lavorano in sinergia, si vedono i risultati sul piano della visibilità.

Il recente caso del Lazio ha chiamato in causa la solidarietà dei donatori. In Fidas come vi siete mossi? Esistono delle prassi consolidate per reagire ai momenti di emergenza?

La Conferenza Stato Regioni del 7 luglio 2016 ha approvato il “Piano strategico nazionale per il supporto trasfusionale alle maxi-emergenze” e purtroppo diversi episodi hanno già collaudato la validità dello stesso. La diffusione del Chikungunya è sicuramente un’emergenza trasfusionale che ha richiesto l’intervento di tutti gli attori del Sistema Sangue. Fidas, come pure Avis, Fratres e Croce Rossa, si sono attivate secondo le indicazioni del Centro Nazionale Sangue incrementando le attività di raccolta nelle zone non interessate dal virus e contribuendo a fornire sul territorio le corrette informazioni. In questo modo, e grazie alla compensazione interregionale, si sta tenendo sotto controllo la situazione dimostrando che il Sistema sangue nazionale funziona, anche se è ancora perfettibile.

Cosa si potrebbe fare, secondo te, per avvicinare sempre di più i giovani al gesto della donazione periodica? Quanto è importante il racconto diretto di chi dal dono ha ricevuto maggiore salute e benessere?

Rispondendo da professore, posso confermarti che la domanda è una di quelle “difficili”. Da una parte ritengo che i giovani abbiano sempre più bisogno di creare nuovi legami sociali e che sia importante il riferimento associativo, la condivisione di ciò che si fa con altri coetanei. Ovviamente gli strumenti che utilizziamo devono parlare il loro linguaggio, altrimenti si perdono solamente tempo ed energie, per questo è importante l’utilizzo qualificato dei social. Ma penso che ci siano due dimensioni irrinunciabili: la prima è la componente familiare. Generalmente i genitori che donano il sangue riescono a trasmettere, quasi con il latte materno ai propri figli, il valore del dono e l’importanza di contribuire con un gesto semplice al benessere degli altri. La seconda componente è la testimonianza diretta di chi ha ricevuto la vita grazie alla generosità dei donatori. Per questo nella nostra comunicazione cerchiamo di ricordare sempre, grazie alla voce dei beneficiari, dove va a finire il sangue.

 

 

 

Casi di Chikungunya in Calabria, le donazioni speciali in Italia e Facebook che aiuta il dono in India: tutte le news del week-end a tema sangue

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Solidarietà, dono e Facebook.

Sono queste le parole d’ordine del sistema trasfusionale in questo week-end che ha inizio oggi sabato 30 settembre. L’emergenza legata alla Chikungunya, lo ricordiamo, non particolarmente invasiva dal punto di vista prettamente sanitario, ha però complicato la raccolta sangue in una regione a carenza cronica come il Lazio. Nulla che non potesse essere assorbito dal sistema di compensazione regionale (che già il 22 settembre scorso aveva già garantito più di 2500 sacche aggiuntive), ma una situazione da monitorare con continuità.

L’ultima notizia sulla Chikungunya tuttavia è di pochissime ore fa e viene dalla Calabria, come testimonia il Centro Nazionale Sangue attraverso la sua pagina Twitter: A Guardavalle Marina, in provincia di Catanzaro, stop alle donazioni per 28 giorni, a causa di casi autoctoni di Chikungunya provocati da un residente ad Anzio transitato in soggiorno estivo sulla punta dello stivale:

http://www.centronazionalesangue.it/notizie/chikungunya-chikv.

Centro Naz. Sangue su Twitter Chikungunya stop a trasfusioni nel comune di Guardavalle Marina Catanzaro caso indice residente ad Anzio https t.co GdG8MmX47Z

Tanti gli appelli e le donazioni speciali in tutta Italia.

In primo luogo è importante ricordare che domenica primo ottobre è la giornata nazionale FIDAS http://fidas.it/domenica-1-ottobre-lviii-giornata-nazionale-fidas/, un modo per ringraziare tutti gli associati e mandare per l’ennesima volta un appello collettivo al dono, anche a mezzo social attraverso l’hashtag  #iamFIDAS:

FIDAS Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue

In Sicilia, a Favara e Naro in provincia di Agrigento, http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/donazione-sangue-raccolte-favara-naro-29-settembre-2017html.html donazioni speciali domenica mattina 1 ottobre.

In Puglia, a San Severo, identica situazione, come vediamo sulla pagina di Twitter della Gazzetta di San Severo http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=114400.

donazione sangue Cerca su Twitter

Sul Resto del Carlino leggiamo invece che a Imola le donazioni speciali di domenica continueranno da ottobre a dicembre, una volta al mese a partire dall’8 ottobre, per proseguire il 12 novembre e il 17 dicembre http://www.ilrestodelcarlino.it/imola/cronaca/sangue-donazioni-1.3427444.

 

In Toscana, a Montelupo, AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule) e FRATRES collaborano per la raccolta sangue http://www.gonews.it/2017/09/28/donazione-sangue-aido-fratres-fanno-gioco-squadra-montelupo/.

In Friuli Venezia Giulia bella iniziativa nel territorio dell’altopiano del Carso: una caccia al tesoro per sensibilizzare il più alto numero di donatori possibile http://www.triesteprima.it/eventi/cultura/caccia-al-tesoro-in-carso-per-sensibilizzare-a-donazione-sangue-28-settembre-2017.html.

A Brescia e provincia invece è il Corriere della Sera a segnalare un calo generalizzato del 4,16 % nei primi sei mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo 2016, una situazione cui segue l’attività di Avis nelle scuole, a scopo di sensibilizzazione: http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_29/donatori-sangue-calo-avis-campagna-scuole-brescia-73863efa-a4e9-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml.

Infine chiusura con Facebook, e con la sua attività per aiutare la raccolta sangue: in India, come sappiamo attraverso Ansa http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2017/09/28/facebook-aiuta-donazioni-sangue-in-india_f7fea182-814b-40d1-a39b-bd680afe08c8.html,  a partire dal 1 ottobre, tutti gli utenti del più noto e utilizzato social network del mondo potranno registrarsi come donatori di sangue e ricevere di conseguenza informazioni a proposito del dono del sangue, in una nazione altamente popolata e con carenze di sangue cosanti. Insomma Facebook diviene un ottimo strumento di comunicazione tra donatori, banche del sangue e ospedali https://molnews.it/2543/facebook-donazioni-sangue-in-india/ e di certo questa è una modalità molto efficace per rendere la tecnologia un bene utile per l’intera comunità.

Il potenziale di Facebook in favore del dono noi di Buonsangue lo avevamo già segnalato ad agosto.

In Italia le notizie dobbiamo ancora cercarle da soli, ma non è poi così difficile. Come più volte abbiamo sottolineato, il modo migliore di utilizzare i nostri social network nella loro accezione più costruttiva è quello di consultarli per acquisire informazioni immediate sulle tantissime altre donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi sabato 30 settembre fino a donazioni in programma a metà fine ottobre Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia.

Dopodiché, il passo per andare a donare è davvero breve.

donazione sangue Ricerca di Facebook

A Milano il dono del sangue salva la vita di una bambina. A Roma, le ultime sulla Chikungunya

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Il dono del sangue, anonimo, volontario, gratuito e organizzato, serve spesso a salvare delle vite.

Essere donatori significa possedere questo potere segreto: aiutare chi ne ha bisogno e accumulare dentro sé la serenità corroborante di aver contribuito al bene comune. Su Buonsangue ne abbiamo parlato subito dopo il World Blood Donor Day dello scorso 14 giugno a Roma, con le testimonianze commoventi di chi si è salvato grazie ai donatori http://www.buonsangue.net/dono/senza-donatori-oggi-non-sarei-le-testimonianze/: sempre un bel leggere.

A volte, poi, può succedere che il dono del sangue perda il suo carattere di anonimato, e che chi salva una vita umana grazie a un gesto così semplice ma importante, possa conoscere per filo e segno la storia di chi viene salvato.

È il caso di una bimba nata a Milano a luglio, sopravvissuta a una gravidanza difficile a causa di un caso di incompatibilità gravissimo gestito al meglio dalla alla Clinica Mangiagalli del Policlinico. La donna incinta, in precedenza sottoposta a un aborto spontaneo, aveva sviluppato anticorpi che aggredivano i globuli rossi del feto, ma alla trentesima settimana, grazie a due donazioni direttamente in utero dell’unico donatore compatibile in Lombardia e molto probabilmente in tutta Italia, scovato grazie ai controlli incrociati perché registrato alla Banca di emocomponenti di gruppi rari del centro trasfusionale del Policlinico, tutto è finito per il meglio.

Su Repubblica di Milano http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/09/19/news/milano_sangue_raro_gravidanza_a_rischio_salvata_da_donazione-175905374/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P12-S1.6-T1,

e su Repubblica Medicina, si può leggere la vicenda in dettaglio:  http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/09/19/news/bimba_salvata_a_milano_da_una_trasfusione_direttamente_in_utero_la_madre_ha_il_fenotipo_rh_deleto-175927277/.

L’ennesima dimostrazione dell’immensa importanza di donare.

Donare sempre, e in modo periodico dunque. Anche nelle zone colpite dalla zanzara Chikungunya. Come abbiamo già scritto nei giorni scorsi, alcune amplificazione dei media http://www.buonsangue.net/news/la-zanzara-chikungunya-amplificazioni-dono/ rischiano probabilmente di scoraggiare il dono nel Lazio, in un momento in cui il bisogno di sangue è molto forte. È bene ricordare dunque, che i luoghi in cui vi sono delle restrizioni al dono sono la zona dell’ASL Roma 2 e Anzio.

L’impatto della zanzara sul piano dell’infezione che trasmette, è irrisorio, mentre sul piano del dono del sangue e dell’autosufficienza ematica relativa al normale fabbisogno medico e alla produzione di emoderivati potrebbero esserci complicazioni. Al telefono, Aldo Ozino Caligaris, presidente Fidas ci ha spiegato la situazione: “Abbiamo diramato un comunicato congiunto tra CIVIS (Coordinamento interassociativo volontariato italiano sangue n.d.r.) e Centro Nazionale Sangue, dopo una riunione plenaria. I numeri dovranno essere verificati dal CNS che si occupa della compensazione. Tutto passa dal controllo della compensazione del CNS”.

Ecco allora, di seguito, il testo integrale del comunicato stampa del 15 settembre:

Chikungunya, al via raccolte straordinarie sangue in tutta Italia

Donazioni coordinate e scaglionate nei prossimi giorni

In tutta Italia stanno partendo delle raccolte straordinarie di sangue, programmate e coordinate con le Regioni e scaglionate nel tempo, per far fronte al protrarsi delle carenze dovute ai focolai di Chikungunya nel Lazio. L’indicazione è emersa durante una riunione con i rappresentanti nazionali e regionali delle Associazioni e Federazioni di Volontariato del dono coordinata dal Centro Nazionale Sangue – Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute che si è tenuta oggi a Roma.

Le conseguenze sul Sistema Trasfusionale sono paragonabili a quelle di una maxi-emergenza sebbene, hanno sottolineato gli esperti, non sia di tipo sanitario, perché il virus raramente dà sintomi gravi. Tutte le Regioni, anche quelle a loro volta in difficoltà nella raccolta, hanno dato la loro disponibilità a contribuire alla compensazione. “L’impatto di queste misure è molto pesante, basti pensare che la Asl Roma 2 ha una popolazione pari a una regione come il Friuli Venezia Giulia – sottolinea il CIVIS, Coordinamento delle predette Associazioni e Federazioni – e le Associazioni sono pronte a coordinarsi tra loro ed a modulare gli sforzi per far fronte agli sviluppi ed al protrarsi della situazione”.

“E’ importante che le raccolte straordinarie siano programmate, perché l’emergenza per il Lazio potrebbe durare diversi giorni, a seconda dell’andamento dei focolai – spiega il direttore del CNS Giancarlo Maria Liumbruno -. Al momento il fabbisogno aggiuntivo stimato è di 200-250 sacche al giorno. Già ieri diverse regioni si sono mobilitate, mettendo a disposizione, grazie anche al contributo fondamentale delle Associazioni, oltre 800 unità, una risposta eccezionale che testimonia che è subito scattata una vera gara di solidarietà”.

Al momento, ricorda il Centro, lo stop totale per il sangue riguarda solo i residenti nelle Asl Roma 2 e ad Anzio. Nel resto del comune di Roma e del Lazio i donatori possono donare normalmente, con una quarantena di cinque giorni solo se hanno soggiornato nelle zone colpite. Per il resto d’Italia l’indicazione è invece di sospendere i donatori per 28 giorni solo se sono stati a Roma o ad Anzio. Nessuna restrizione invece è prevista per le donazioni di plasma.

Tutti a donare dunque, in attesa di conoscere l’evolversi della situazione nei prossimi giorni.

La zanzara Chikungunya e il blocco delle donazioni a Roma (Asl 2) e Anzio: coinvolte un milione e 200mila persone

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Da almeno una settimana, nel Lazio, e in particolar modo ad Anzio, imperversa il caso della zanzara Chikungunya, portatrice dell’omonima malattia virale, una febbre che prende corpo in un periodo di incubazione compreso tra i 3 e i 12 giorni e che ha sintomi simili a quelli dell’influenza più tenace: febbre alta, brividi, nausea, vomito, mal di testa, dolori articolari.

Il nome Chikungunya, in lingua swahili significa proprio “ciò che curva” o “contorce”, proprio a sottolineare gli effetti di tale sintomatologia.

Molti giornali hanno riportato gli aggiornamenti sui casi accertati, che in tutto il Lazio sono finora 17.

Tra questi il Messaggero http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/chikungunya_zanzara_roma-3236244.html, il Corriere della Sera http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_11/a-roma-quattro-casi-chikungunya-regione-bacchetta-comune-proceda-disinfestazione-49e2400e-9723-11e7-8f2d-841610cb6f6e.shtml, Il Secolo XIX http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2017/09/11/ASqsUPMJ-disinfestazione_chikungunya_regione.shtml, e infine Repubblica http://www.repubblica.it/salute/2017/09/13/news/chikungunya_stop_alla_donazione_del_sangue_per_1_2_milioni_di_romani-175418553/.

Non c’è troppo da preoccuparsi per il virus: non è letale e l’abbassamento delle temperature previsto per le prossime settimane contribuirà a debellare la zanzare portatrici più delle disinfestazioni.

Ciò che preoccupa maggiormente è invece il blocco di 28 giorni per le donazioni di sangue che riguarderà tutti coloro i quali vivono o sono transitati ad Anzio e a Roma nelle zone interessate, un provvedimento che riguarda circa un milione e 200 mila persone in una regione come il Lazio che su questo piano è  storicamente debole.

Carenze di sangue complesse tuttavia non dovrebbero esserci. Ecco i passaggi salienti del comunicato del Centro Nazionale Sangue (CNS) del 13 settembre:

“A seguito dei casi di Chikungunya che sono stati confermati a Roma è stato deciso il blocco delle donazioni di sangue ed emocomponenti nella Asl 2 del comune di Roma, insieme ad una ulteriore serie di misure cautelative (…). La sospensione totale delle donazioni riguarda solo la Asl 2 di Roma e il Comune di Anzio, oggetto di un focolaio confermato nei giorni scorsi. Nel resto del comune di Roma la donazione è consentita con una quarantena di 5 giorni. In tutte le altre aree della Regione, in base all’assunzione di un minor livello di rischio di infezione, al sangue raccolto verrà applicata la ‘quarantena’ di 5 giorni se il donatore ha soggiornato nella Asl Roma 2 o ad Anzio. A livello nazionale i donatori che hanno soggiornato nei comuni interessati saranno invece sospesi per 28 giorni”.

Importanti, per capire il quadro generale, le parole di Giancarlo Maria Liumbruno direttore del Centro Nazionale Sangue (CNS): “Sono state attivate tutte le misure possibili per evitare eventuali carenze a Roma a partire dalla mobilitazione delle scorte accantonate per le maxi-emergenze. Sia nel Lazio che nelle altre Regioni è già partita una gara di solidarietà che coinvolge sia le istituzioni che le associazioni dei donatori, che saranno coinvolti in una serie di raccolte straordinarie per aiutare il Lazio. Nella Regione vengono raccolte circa 15mila unità di sangue al mese, di cui almeno 11mila nella sola provincia di Roma. La Capitale raccoglie nei suoi ospedali molti pazienti da altre regioni, soprattutto del sud, e sono presenti circa 400 pazienti talassemici che necessitano di trasfusioni periodiche, e ha un fabbisogno di 400-450 unità di globuli rossi al giorno”.

Anche da Alberto Argentoni, da poco eletto presidente Avis nazionale, è arrivato un commento di peso che stempera le preoccupazioni: “Le sedi Avis, i nostri volontari e i nostri donatori sono già mobilitati per far fronte al deficit di sangue ed emocomponenti che si sta verificando in alcune zone di Roma e della sua provincia in seguito al provvedimento di sospensione per Chikungunya emanato dal Centro Nazionale Sangue. Siamo sicuri che anche questa volta, come tante volte in passato, i donatori moltiplicheranno il loro impegno di solidarietà, programmando le proprie donazione e rispondendo alle chiamate delle nostre sedi e dei centri trasfusionali”.

All’Elba, nel comune di Portoferraio, c’è una piazza dedicata ai donatori. Ce ne vorrebbe una in ogni città d’Italia

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A Portoferraio, il comune più popolato dell’Isola d’Elba, in provincia di Livorno, c’è una piazza dedicata ai donatori di sangue. Largo Donatori di Sangue è proprio sul mare, a ridosso della Fortezza Medicea, a metà strada tra il porto turistico e il porto commerciale.

Ecco le prove, scolpite nella pietra.

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È un luogo che durante l’anno, in paese, funge come spazio di aggregazione, come è successo durante il Natale 2016 http://www.quinewselba.it/portoferraio-avis-in-musica-per-natale.htm, grazie a una bella festa musicale con tanto di Babbo Natale a disposizione dei bambini. Tutto in linea con lo spirito del dono, che come ripetiamo spesso, è un gesto di assoluta responsabilità ed empatia civile la cui importanza va sottolineata ogni volta che è possibile.

E anche se qualche volta il dono del sangue dovesse avvenire in orario di lavoro… http://www.buonsangue.net/news/donazione-lavoro-avis-nessuna-furbata-dai-donatori/, non sarà poi così grave, anzi…

Sarebbe bello, e utile sul piano simbolico, se una piazza dedicata ai donatori di sangue esistesse in ogni città o paese italiano. Per tradizione la nomenclatura di vie, strade, vicoli o piazze in Italia contribuisce a selezionare eventi, ricorrenze o personalità degne di entrare nella memoria collettiva. E se si pensa al contributo che i donatori italiani hanno silenziosamente offerto ai propri concittadini nei 90 anni di storia nazionale da quando, nel 1927, fu fondata Avis a Milano, riservare un posto per loro nella storia nazionale è quanto mai opportuno.

Noi lanciamo l’idea. Sicuri che saranno moltissimi i comuni che la raccoglieranno.