Il sistema trasfusionale dal punto di vista dei pazienti: intervista a Luigi Ambroso, consigliere FedEmo

FedEmo

Il viaggio di Buonsangue nel mondo dei pazienti continua, e questa volta il focus è sull’emofilia e i suoi pazienti. Chi legge Buonsangue conosce già l’importanza del dono del sangue per i pazienti emofilici, e sa che l’emofilia è una malattia di origine genetica che impedisce la normale coagulazione del sangue. In condizioni normali, in caso ferite o escoriazioni con conseguente, il sangue forma un “tappo” che impedisce l’emorragia, mentre gli emofilici soffrono di emorragie interne o esterne che possono essere anche molto gravi. Per capire meglio in che modo il sistema sanitario, e in particolare il sistema trasfusionale, riveste importanza per chi è affetto da questa malattia, abbiamo intervistato Luigi Ambroso, consigliere FedEmo (la Federazione della Associazioni di emofilici) che da anni lavora in prima linea per rendere sempre più efficaci e diffuse le attività associative.

1) Luigi Ambroso, FedEmo è una Federazione che ha un ruolo molto importante per chi ne fa parte. Quali sono le funzioni principali che svolge FedEmo e le attività che rendono fondamentale, per i pazienti, l’esperienza associativa?

FedEmo è la Federazione delle Associazioni Emofilici costituitasi nel 1996. Riunisce 32 associazioni locali che, sul territorio italiano, tutelano i bisogni sociali e clinici di circa 9000 persone affette da disturbi congeniti della coagulazione, e delle loro famiglie. FedEmo nasce con l’intento di informare, educare, promuovere e coordinare tutte le attività volte al miglioramento dell’assistenza clinica e sociale degli emofilici in Italia. Collabora e sostiene i centri per l’emofilia, rappresenta le istanze e i bisogni della comunità degli emofilici italiani dinanzi alle Istituzioni, sia a livello locale che nazionale, promuove attività di informazione ai pazienti e diffonde la conoscenza della malattia presso l’opinione pubblica. Dal 1 giugno 2011, FedEmo è componente della Consulta Tecnica Permanente per il Sistema Trasfusionale.

2) Su Buonsangue parliamo molto spesso di raccolta plasma e produzione di plasmaderivati attraverso il sistema italiano del conto-lavoro, grazie al quale il plasma resta sempre pubblico: dal punto di vista dei pazienti emofilici com’è vissuta l’attività di donatori e istituzioni volta a ottenere il massimo dalla raccolta plasma attraverso il dono anonimo, gratuito, volontario, organizzato e associato? Si può fare di più?

Da parte dei pazienti emofilici, ma credo in generale di tutti i potenziali ricevitori di sangue e suoi derivati, è molto apprezzata la scelta dello stato Italiano nel mantenere la raccolta a titolo assolutamente volontario non remunerato. Viene percepita quale garanzia di maggior sicurezza, aggiungendo anche un valore etico da parte dei donatori, a cui va il nostro sentito ringraziamento per il loro preziosissimo dono, che permette di curare e salvare molte vite.

3) Che differenza c’è, per un paziente emofilico tra un farmaco ricombinante e il prodotto plasmaderivato, quindi ottenuto da materia biologica?

Come noto, nel periodo che va dagli anni settanta e fino alla fine degli anni ottanta, la popolazione emofilica (e non solo) è stata colpita dalla grande tragedia dei contagi da HCV e HIV, in quanto i prodotti “emoderivati”, nel nostro caso concentrati di Fattore VIII e IX, per lo più prodotti con sangue proveniente dagli Stati Uniti e reperito tramite donatori remunerati, che come conseguenza ha causato il contagio di migliaia di emofilici, provocandone la morte di alcune centinaia. Si può facilmente comprendere come questi fatti abbiano generato una diffidenza, se non un vero e proprio rifiuto, nei confronti dei concentrati prodotti con materia biologica. Sul piano della qualità dei prodotti, ricombinanti piuttosto che plasmaderivati, sappiamo che da quasi trent’anni, grazie alle tecniche di inattivazione virale, non hanno fatto riscontrare casi di nuovi contagi. Possiamo affermare, con ragionevole fiducia, che i prodotti siano tutti sicuri e abbiano pari efficacia, ma l’eco del passato è ancora presente. Per verità di cronaca bisogna dire che nel corso degli anni la scienza ci ha messo disposizione numerosi farmaci, di origine sintetica, con cinetiche (emivita) diverse, che permettono di personalizzare il trattamento più adeguato al singolo paziente. Tutto ciò ha contribuito a diminuire sempre più l’uso dei plasmaderivati che ormai si attesta attorno al 25/30% del totale. Con questo non significa che sia venuto meno l’interesse nei confronti del mondo del “dono”, il sangue è e resta un prodotto indispensabile che salva ogni giorno molte vite, per questo saremo sempre grati e al fianco dei donatori.

4) Dai convegni del sistema sangue e dagli studi di settore emerge quanto il plasma su scala planetaria sia un business molto ricco. La maggior parte del plasma mondiale sul mercato (dal quale poi si producono i plasmaderivati che coprono le necessità non coperte dal conto-lavoro) arriva dagli Usa ed è acquisito attraverso procedure a pagamento. Questo lo rende meno sicuro?

Come già detto, nel nostro paese la donazione a pagamento viene vista meno sicura di quella volontaria. Non vogliamo certo fare discriminazioni, ma è chiaro che la donazione a pagamento può “attirare” anche donatori per i quali donare sangue può fare la differenza tra mangiare o digiunare, quindi può nascondere delle informazioni circa comportamenti a rischio o patologie potenzialmente dannose. Il passato docet. D’altro canto comprendiamo anche la necessità di coprire la sempre maggiore richiesta di sangue e suoi derivati. A nostro avviso per raggiungere maggiori risultati per la donazione volontaria bisognerebbe promuovere molte più campagne di sensibilizzazione in modo da motivare le persone, far capire loro quanto è preziosa una donazione e l’enorme valore morale del “dono”.

5) Parliamo appunto di sensibilizzazione: quanto è decisivo al giorno d’oggi anche per i pazienti “esporsi”, raccontarsi, e comunicare all’esterno il loro mondo e le loro necessità? È più importante dialogare con il pubblico o con le istituzioni? 

Anche se “esporsi” è sempre un momento delicato, perché spesso c’è il timore di essere emarginati o che la patologia non venga compresa, resta il fatto che trovare il coraggio di farlo offre una sensazione di libertà, dà la possibilità di essere sé stessi, di parlare delle proprie necessità, dei propri timori, e nello stesso tempo non ci fa più sentire “diversi”, perché non lo siamo, non siamo la nostra malattia, siamo delle persone che hanno una caratteristica come altre migliaia nel mondo.

6) Su quest ultimo punto la sua esperienza cosa le ha insegnato?

L’esperienza mi ha insegnato che è più la paura che non l’effetto. Personalmente l’ho sempre dichiarato, se vi era la necessità, e mai ho perso un amico o un’amica piuttosto che una fidanzata o una compagna. Il mio consiglio è: ditelo. Prima lo fate, prima sarete liberi.

7) Quanto è importante dialogare con le istituzioni? 

Il dialogo con le istituzioni, si pone su un piano diverso, non c’è il problema di dichiarare la malattia, si tratta di esprimere le necessità, i bisogni e le aspettative dei pazienti, quindi un dialogo fondamentale, ma su un piano emotivo diverso.

8) Passiamo al contatto con le nuove generazioni. Qual è secondo FedEmo il modo migliore di comunicare e condividere con la comunità di giovani i valori del dono e il legame tra dono e salute dei pazienti?

FedEmo da più di dieci anni sta investendo molto sulle nuove generazioni. Ha creato “FedEmo Giovani” e “Scuola FedEmo” dove un nutrito gruppo, sempre in aumento, viene stimolato ad entrare nel mondo del volontariato. L’intento, riuscito, era creare un gruppo affiatato che faccia rete, e dare loro strumenti, anche di natura pratica, che possano trovare benefici nella vita sociale e anche creare le figure dirigenziali nelle associazioni. Già oggi abbiamo dei giovani che sono diventati presidenti di alcune associazioni locali.

9) Come associazione di pazienti qual è la vostra percezione sul sistema trasfusionale italiano? C’è qualcosa che si può migliorare? 

Più che una percezione è una certezza: conosciamo molto bene il percorso che il “piano sangue” ha fatto negli ultimi trent’anni, dalla rete dei centri trasfusionali, alla selezione e fidelizzazione dei donatori, le metodiche di raccolta, anche fisica, dai flaconi di vetro, alle sacche di nylon, che deteriorano meno il sangue. La promozione della aferesi, le analisi ematochimiche sempre più estese e sofisticate, volte ad individuare eventuali presenze di virus. L’applicazione di protocolli per lo stoccaggio che permette di tracciare tutto il percorso della singola sacca. Sappiamo che ci sono delle criticità, per esempio l’apertura dei centri trasfusionali, e come detto prima, sono ancora troppo poche le campagne di sensibilizzazione, sia al livello mediatico che locale: ma i pochi volontari lavorano alacremente e incessantemente, e la passione non potrà che portare a dei risultati.

Positiva la raccolta plasma di luglio: +2,1% rispetto a luglio 2018 e buone sensazioni per i prossimi mesi

news2-2y27ywwtpnn9nblfzihtz4

Era un mese temuto, ma è andato abbastanza bene. Luglio, per la raccolta plasma, poteva rappresentare un periodo davvero complesso a causa del calo endemico di donazioni nel periodo estivo, quando le ferie interessano la maggioranza dei donatori e raggiungere i centri trasfusionali e trovarli al massimo regime non sempre è scontato. Giugno aveva confermato un trend positivo (leggerissimo) che ha dunque trovato conferma.

In dettaglio, in figura 1 scopriamo che l’aumento della raccolta plasma di luglio 2019 vs luglio 2018 corrisponde infatti a un ottimo +2,1%, e inoltre vediamo che son molte le frecce gialle rivolte verso l’alto a indicare performance regionali positive nel raffronto parziale del periodo preso in considerazione.

Bene la Valle d’Aosta (+ 23,2%), la Puglia (+23%) e il Friuli Venezia Giulia (+25, 1%), addirittura super i risultati in Sardegna con una crescita del 58, 7%. Da migliorare, invece, il dato parziale in Sicilia (-25,8%), quello nelle province autonome di Trento e di Bolzano (- 25,4% e – 325) e quello in Calabria (-10%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2 tabella 3, invece, è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/luglio 2019 vs gennaio/luglio 2018: possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa seimila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma fa piacere vedere che il dato della Lombardia, vera guida del paese in fatto di raccolta plasma, è in recupero dopo un inizio anno non troppo positivo. Molto bene invece l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia, mentre in leggero ritardo rispetto al 2018 restano la Toscana e il Lazio.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Comincia dunque l’ultimo quadrimestre, sempre il più importante e decisivo in vista dei volumi finali. Sarà importante che tutte le parti in causa facciano del loro meglio per raggiungere senza patemi tutti gli obiettivi prefissati.

 

Agosto sta per finire ma il West Nile Virus è ancora una minaccia da monitorare. Le ultime sulle zone colpite

mosquito-2323906_960_720

Anche agosto volge al termine, e tra una settimana al massimo il periodo più complicato per la raccolta sangue sarà alle spalle. Sarà più difficile, almeno si spera, imbattersi in casi limite come quello accaduto in Gallura, a Olbia (Sardegna), dove molti donatori negli ultimi giorni sono stati mandati indietro per mancanza di personale al centro trasfusionale.

Con il rientro delle ferie inizia dunque la rincorsa ai volumi di raccolta di sangue e plasma che potranno assicurare l’autosufficienza in fatto di sangue intero, e un buon risultato in linea con il piano nazionale plasma 2016-2020 per quanto riguarda la raccolta dei volumi di plasma per la produzione di plasmaderivati e farmaci salvavita.

Tra i nemici più ostici per la raccolta, oltre il caldo e ai problemi organizzativi e logistici che interessa la ripresa delle attività lavorative per la maggior parte dei donatori, resiste il West Nile Virus, che come da tradizione sarà monitorato fino all’arrivo del freddo più intenso, tra fine ottobre e inizio novembre.

Intanto, l’ultimo rilevamento è di lunedì 26 agosto, con nuove zone del bacino mediterraneo che comportano lo stop di 28 giorni per la donazione, a meno di non poter contare sull’apporto dei test preventivi.

Come possiamo vedere in figura 1, in Italia le zone colpite riguardano le regioni padane con bassa Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, e inoltre le province piemontesi di Asti, Torino e Cuneo e la provincia di Sassari in Sardegna. All’estero, invece, oltre a Usa e Canada che come sappiamo comportano lo stop permanente, le zone colpite più di recente sono i territori greci di Imathia e Serres (Grecia), la provincia di Fejer (Ungheria), e i distretti di Dolj e Iasi (Romania). Infine, la capitale turca Istanbul.

PowerPoint Presentation 26 ag

Fig. 1

L’osservazione da parte delle autorità è costante, ma per chi deve ancora partire per le ferie ed è diretto verso le destinazioni indicate, la regola del “prima donare, poi partire” è da rispettare alla lettera.

 

La 24Ore del donatore Fidas, a Caldiero in provincia di Verona una delle più belle manifestazioni estive sul mondo della donazione

24ore_Facebook_copertina

Undici edizioni alle spalle e una continua crescita, e una sempre crescente attenzione: la 24Ore del donatore Fida si appresta dunque a festeggiare la sua dodicesima edizione, confermandosi una delle più belle e sentite manifestazioni dell’estate a favore della donazione di sangue.

L’edizione di quest’anno si terrà nello splendido scenario delle antiche terme di Giunone di Caldiero in provincia di Verona e come sempre gli eventi saranno spalmati su 24 ore (appunto) a cavallo tra due giornate: a partire dalle ore 16.00 di sabato 24 agosto alla stessa ora di domenica, i 25 volontari del dono prescelti si accingeranno a impegnarsi nella staffetta abituale, per rappresentare simbolicamente, con lo sforzo fisico, il bisogno di sangue non si ferma mai e la fatica necessaria a tenere duro per l’ottenimento dell’autosufficienza. Salvo imprevisti, come ha ricordato Chiara Donadelli, presidente di FIDAS Verona. “Purtroppo lo scorso anno – ha detto – il maltempo ci ha impedito di scendere in vasca, ma quest’anno confidiamo di superare i record precedenti, considerando che ad oggi sono già pervenute 200 iscrizioni. Ancora una volta vogliamo lanciare un messaggio, per ricordare l’importanza di un gesto semplice che permette di aiutare quanti necessitano di terapie trasfusionali”.

Una delle cose più belle della 24ore del donatore è la sua varietà territoriale, e la XII edizione non è da meno: i donatori di sangue che parteciperanno saranno provenienti da tutta Italia, e ognuno di loro nuoterà 15 minuti fino al completamento delle 24 ore.

Parole esplicative su senso idi questa manifestazione sono arrivate da Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS, che non ha dimenticato di porre l’accento sulla questione della raccolta estiva di sangue, endemicamente più complicata che in altri periodo dell’anno, come sanno bene i lettori di Buonsangue. “L’estate è sempre un momento critico per molte regioni e in diversi casi lungo lo Stivale si stanno registrando difficoltà nel reperire sangue ed emoderivati – ha ribadito Ozino Caligaris – La 24Ore del donatore coniuga sport e donazione di sangue, un binomio fondamentale per coinvolgere nuovi volontari, in quanto ricorda l’importanza di seguire corretti stili di vita e di assicurare nei prossimi anni la necessaria continuità al sistema trasfusionale. La donazione anonima, volontaria, gratuita e non remunerata di sangue ed emocomponenti garantisce, infatti, circa le 8500 trasfusioni di cui ogni giorno c’è bisogno in Italia”.

Dal comunicato Fidas, infine le informazioni sulle tante le novità in programma: per conoscerle basta inviare un Whatsapp al numero 346 8780965, compilando il modulo di prenotazione o inviando una mail a 24ore@fidasverona.it.

Dal web, le più belle vignette e le immagini che parlano di dono del sangue

ad58533ef8d6150c3dfc807590d0604b-e1413883790872

L’importanza del dono del sangue e la sua bellezza, la sua capacità di corroborare di gioia anche il donatore e non solo il paziente, si può trasmettere anche attraverso fumetti o immagini. Come ogni anno, ecco la selezione estiva di alcune chicche scovate nel web.

Per cominciare… la bellissima campagna sostenuta dal Centro nazionale sangue “A panda piace” personaggio e idea che si può seguire sul sito internet, su Facebook e su Instagram. Ecco in figura 1 il suo modo particolarissimo di donare…

62017454_461499677933455_2928654769015169922_n

Fig. 1

Subito a ruota, in figura 2, ecco un modo fantasioso di suggerire al donatore come vincere la paura degli aghi… ricordargli come tutti i rami di un albero (la comunità) debbano contribuire alla sua salute.

images

Fig. 2

Infine, in figura 3, 4 e 5, ecco tre grafiche creative che rappresentano il dono. Immagini molto emozionanti che, chissà, potrebbero diventare l’idea giusta per una futura campagna!

fumetto-di-donazione-di-sangue_24640-25550

Fig. 3

fumetto-di-donazione-di-sangue_24640-25558

Fig. 4

fumetto-di-donazione-di-sangue_24640-25559

Fig. 5

Comunicare l’importanza della donazione del sangue da cordone ombelicale: i video del Burlo di Trieste

Non se ne parla quanto si dovrebbe, ma il dono del sangue da cordone ombelicale è un gesto semplicissimo e dall’enorme valore per la comunità dei pazienti, che troppo spesso non viene praticato per scarsità di informazioni al riguardo e poca conoscenza dell’altissimo valore curativo. Il cordone ombelicale, lo ricordiamo, è il mezzo attraverso cui ogni mamma nutre il proprio bambino nel grembo, e così dopo il parto viene buttato via: questa è una pessima abitudine che può e deve essere culturalmente modificata.

Pochi sanno infatti, così come avevamo già segnalato in un approfondimento del 5 novembre 2018 in occasione del convegno nazionale di Adisco, che le cellule contenute nel cordone ombelicale sono necessarie per la cura di 80 malattie del sangue, tra cui leucemia, talassemia e linfomi.

Accrescere la consapevolezza su tali argomenti, è quindi il tema di una campagna video voluta e realizzata dall’Ospedale Burlo di Trieste e proposta dal quotidiano Il Piccolo, che mira a sensibilizzare il pubblico su un tipo di donazione per nulla invasiva che può consentire trattamenti e cure per pazienti dal valore inestimabile.

Ecco perché al Burlo hanno deciso di meccanizzare il processo di richiesta alle famiglie, che funzionerà in modo molto semplice. A partire dalla 34esima settimana di gravidanza la figura dell’ostetrica spiegherà ai diretti interessati tutti i dettagli della donazione, che sarà poi prevista per il minuto successivo all’avvenuto parto. Da Trieste, subito dopo, il sangue raccolto dal cordone raggiungerà immediatamente la banca del sangue da cordone a Padova subito essere transitata nord la sede della protezione civile a Palmanova.

L’iniziativa del Burlo si aggiunge così al video delle campagna Adisco, che si soffermano sugli aspetti valoriali del dono senza tuttavia tralasciare il piano emotivo. I dettagli sono importanti: ed essere informati sulla donazione di sangue da cordone ombelicale sembra la condizione necessaria per passare alla fase operativa.

Lo spot Fidas “Metti in circolo l’energia” in onda su La7 fino al 30 giugno: il messaggio sull’importanza del dono sbarca finalmente in tv

4M8A9454

A giugno il sistema trasfusionale ha vissuto moltissimi momenti molto intensi: il World Blood Donor Day 2019 ha sicuramente dato una grande scossa di visibilità a tutto l’ambiente, la notizia che l’edizione 2020 è stata assegnata all’Italia ha sicuramente offerto ulteriore linfa a dirigenti, professionisti e milioni di donatori, e anche le regioni come la Toscana hanno approfittato delle celebrazioni per tracciare bilanci annuali e impostare le linee guida per il futuro.

L’arrivo di giugno coincide però anche con l’arrivo dell’estate, con le conseguenti problematiche da fronteggiare e risolvere, che vanno dal calo intrinseco dei donatori causa partenza per le vacanze all’arrivo dei virus che si trasmettono con le punture di zanzara, come West Nile Virus e Chikungunya, situazioni negative a cui le associazioni rispondo con donazioni speciali, campagne pubblicitarie originali e penetranti, e tanto, tantissimo lavoro di sensibilizzazione.

La diffusione dell’importanza dei valori della donazione e del gesto del dono però non è mai sufficiente, ed ecco perché è una splendida notizia che sia arrivato in televisione, e in uno dei canali nazionali più visti e conosciuti dal grande pubblico che è attento alle questioni dell’attualità come La7, lo spot Fidas sulla campagna a favore del dono per i prossimi mesi del 2019, una campagna dal titolo esplicativo e quanto mai centrato: “Metti in circolo l’energia”.

E cos’è infatti, se non una continua immissione di energia nella società, il lavoro quotidiano delle associazioni e delle tre gambe che reggono il sistema trasfusionale?

Ecco lo spot Fidas, breve (dura circa 30 secondi) e decisamente diretto.

L’intento profondo? È proprio Fidas a spiegarlo con il testo di accompagnamento:

“Al centro della scena c’è un uomo: gli occhi sono chiusi, la pelle e gli abiti sono privi di colore. Intorno a lui, sulle note di una musica dal ritmo incalzante, si muovono quattro ballerini: portano larghe fasce di un tessuto di colore rosso acceso – che spicca sul bianco della scena – con il quale progressivamente “avvolgono” l’uomo. Quando il velo rosso cade, l’uomo, tornato a un incarnato sano, sorride. Appare la headline “Metti in circolo l’energia. Dona il sangue.”, accompagnata dal marchio FIDAS.

Lo spot FIDAS è stato realizzato con l’intento di affrontare il tema della donazione del sangue con un taglio, per quanto possibile, inedito. Evitando deliberatamente ambientazioni ospedaliere, braccia distese, sacche di sangue e simili, si è scelto, piuttosto, di trasferire tutto il discorso su un piano metaforico, utilizzando la chiave espressiva della danza. Si è così realizzato un prodotto di comunicazione decisamente particolare, molto curato nell’estetica, oltre che nella forza del messaggio.

Al centro viene posto il senso stesso, lo scopo ultimo, della donazione: la possibilità che ha ognuno di noi di mettere in circolo energia vitale, trasferendola a chi ne ha bisogno. Gli elementi della headline riprendono e completano i contenuti audiovisivi dello spot: l’aspetto della collettività e della socialità (il circolo) e quello della vitalità (l’energia) del ballo e della rinascita. In particolare, la parola “circolo” (oltre a richiamare indirettamente la circolazione del sangue) allude anche a come sia necessario donare non “solo” per un atto altruistico, ma anche perché è un gesto di cui, prima o poi, tutti potremmo avere bisogno. Essendo incentrato sull’importanza della donazione del sangue, e non sulla specifica attività di FIDAS, lo spot non è un intervento di comunicazione istituzionale ma diventa lo strumento principale di una campagna di comunicazione sociale.

Lo spot Fidas andrà in onda su La7 fino al trenta giugno, e per milioni di spettatori sarà possibile cogliere il messaggio più giusto sul dono grazie al lavoro dell’attore Luca Seta insieme ai ballerini della compagnia GoDance.

Campagne di visibilità e grandi media, dalle alte possibilità di diffusione. Solo così, come diciamo spesso, il messaggio su quanto donare il sangue debba diventare un gesto normale come mangiare, bere o respirare, potrà raggiungere la massima quantità di persone possibili.

La Santo Stefano Avis di Porto Potenza Picena campione d’Italia di basket in carrozzina. I valori del dono e quelli dello sport paraolimpico insieme verso il cambiamento

La Santo Stefano Avis di basket in carrozzina campione d Italia AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue

Nell’ultimo mese se n’è parlato moltissimo, e questa è una sorpresa. Ma quando i valori del dono del sangue si legano con la forza e la tenacia di chi si dedica anima e corpo allo sport pur dovendo superare dei limiti in apparenza insormontabili come fanno i campioni paraolimpici, anche ottenere spazio sui grandi media non è più impossibile.

Cos’è accaduto? Pochi giorni fa la Santo Stefano Avis di Porto Potenza Picena, bellissima cittadina marchigiana in provincia di Macerata, è diventata campione d’Italia nel massimo campionato di basket in carrozzina. Sul piano sportivo, è stata una sorpresa, perché i marchigiani sono riusciti a vincere le prime due gare della finale in trasferta contro la favoritissima UnipolSai Briantea84 Cantù, campione in carica e sulla carta squadra dai valori tecnici superiori.

Ma la Avis di Porto Potenza Picena ha realizzato l’impresa, un secco 3-0 che sembrava impossibile quando, alla vigilia della finale, il campionato di basket in carrozzina è stato celebrato sul Corriere della sera sul blog “Invisibili” del giornalista Claudio Arrigoni.

Arrigoni ha ragione; nulla più dello sport paraolimpico che diviene un evento seguito da centinaia di persone in diretta e con l’occasione di arrivare in televisione grazie all’impegno della Rai, può farsi agente di un cambiamento sociale che deve mirare sempre di più a ribadire i valori dell’integrazione, della condivisione e dell’empatia.

Ecco perché Avis, sembra chiaro, ha deciso di legare il proprio nome a una squadra sportiva come quella di Porto Potenza Picena, proprio come si legge sul sito di Avis nazionale nel pezzo che celebra il trionfo sportivo: “La nostra mission associativa – avevano commentato i dirigenti Avis – è strettamente legata ai concetti di solidarietà, stile di vita sano e aggregazione, che si realizzano anche nello sport. In questo senso l’esperienza del Santo Stefano è particolarmente significativa e importante, rappresentando appieno questi valori”.

Tanti i network che hanno parlato della vittoria dei marchigiani, a partire dai tematici sportivi Sport24h.it e basketworldlife.it, fino al Corriere Adriatico.

Ecco, in questo video dal taglio emotivo, le immagini della festa:

Ampia attenzione sul plasma, ma utile vagliare anche il sangue intero: la situazione “carenze” a fine febbraio

aaaaggg-e1452781605946

In un periodo caratterizzato dalla grande attenzione che istituzioni e associazioni hanno dedicato alla raccolta plasma, è bene non distogliere lo sguardo dalla raccolta del sangue intero. Anzi: è davvero molto utile una ricognizione regione per regione e il punto sulla situazione.

Ma prima una premessa: un evento di cronaca edificante, accaduto qualche giorno fa a Carbonia, in Sardegna con l’ultima donazione di Enrico Forteloni, donatore sardo nato nel 1949 e dunque costretto a smettere per sopraggiunti limiti d’età, spinge immediatamente a riflettere sugli scenari dei prossimi 10 anni: dal Facebook del Centro nazionale sangue arriva un dato significativo, poiché saranno ben 212 mila i donatori periodici che in questa fascia temporale non potranno più donare per anzianità. La domanda allora nasce spontanea: sarà possibile ovviare a questa emorragia con un numero di sostituti giovani altrettanto rilevante? La risposta è sì, a patto di lavorare bene sulla comunicazione, in “trincea” durante il lavoro sul campo, con gli adeguati strumenti economici, culturali e formativi.

Intanto però, bisogna pensare anche al presente, e rafforzare le scorte e l’impegno collettivo di istituzioni, associazioni, professionisti e media, per sensibilizzare sempre di più la comunità e rendere il dono del sangue un’attività del tutto naturale dopo i 18 anni, un po’ come prendere la patente.

In Toscana, come vediamo in figura 1, vi è addirittura un’eccedenza nel gruppo A+, mentre qualche fragilità si registra nel gruppo B- e 0+. L’unica emergenza riguarda il gruppo 0-, ma la situazione appare sotto controllo.

https web2 e toscana it crs meteo

Fig. 1

In Emilia Romagna, proprio come nelle settimane di fine gennaio e inizio febbraio, situazione piuttosto diseguale.

A Rimini, in figura 2, apprendiamo come la situazione sia ottimale per la maggior parte dei gruppi, mentre difficoltà emergono per il gruppo B+, che fa registrare una carenza grave, e per il gruppo b-, per il quale la carenza è lieve.

meteo sangue iframe AVIS Provinciale Rimini

Fig. 2

A Reggio Emilia situazione più difficile, con carenze gravi per il gruppo A- e lievi per i gruppi 0+, A+ e B+, come vediamo in figura 3.

Meteo-Sangue-e1454334066660

Fig. 3

Infine a Ferrara, in figura 4, dove già nelle scorse settimane la raccolta sangue doveva essere migliorata, non ci sono crescite significative: carenze lievi, forti o gravi praticamente in tutti i gruppi.

Meteo Sangue AVIS Provinciale Ferrara

Fig.4

Interessante anche la situazione segnalata dal meteo del sangue di Avis Biella, dove il bisogno riguarda il gruppo 0 in entrambi i poli e il polo negativo del gruppo B.

A V I S Comunale Biella Associazione Volontari Italiani Sangue (1)

Fig. 5

Sempre al nord, in Friuli Venezia Giulia, dal portale dei donatori Fidas emerge una situazione leggermente migliorabile ma sotto controllo, con un’unica carenza grave rintracciabile in entrambi i poli del gruppo 0.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine (1)Fig. 6

Ora una ricognizione al sud, dove purtroppo non ha ancora attecchito uno strumento come il Meteo del Sangue, mezzo di grande efficacia per garantire un’informazione immediata ed efficace sulle scorte di sangue (e talvolta di plasma) gruppo per gruppo, nei vari territori nazionali: carenze per alcuni gruppi si registrano a Molfetta in provincia di Bari, dal cui centro regionale sangue arrivano segnalazioni di carenze di sangue, in particolare per i gruppi ZERO POSITIVO, A POSITIVO e ZERO NEGATIVO.

Situazione delicata anche a Messina, dove dall’ospedale Papardo si registra un appello alla comunità da pare di Roberta Fedele, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Trasfusionale: appello rivolto a tutti i cittadini messinesi per far fronte alle carenze ricorrenti per tutto l’anno in questi territori e in questo periodo dell’anno particolarmente accentuate.

Infine, allo scopo di individuare in un attimo le tantissime donazioni speciali nel week-end in tutto il territorio, ricordiamo che lo strumento migliore è sicuramente Facebook. Individuare tra le donazioni del week-end quella più vicina a noi è molto semplice. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting e commentare compulsivamente le vicende della politica, ma soprattutto per una buona causa: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni di sangue (ma anche di plasma o piastrine) programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto già iniziato oggi venerdì 21 febbraio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 7.

1 donazione sangue Ricerca di FacebookFig.7

 

Tra regioni in difficoltà e bilanci positivi, le moltissime notizie a tema sangue di questo inizio di febbraio

498622-donation

L’attività del sistema sangue non si ferma mai, tanto meno nei week-end. E infatti sono davvero molte le notizie a tema “donazione” che hanno caratterizzato questi giorni di inizio febbraio e che meritano di essere raccolte, al fine di fotografare l’impegno e l’abnegazione delle associazioni di volontari in tutta Italia nel contrastare le difficoltà.

Cominciamo la rassegna dal sud, e in particolare in Calabria, dove la scorsa settimana si era registrata una carenza piuttosto grave, al punto che Trimarchi, il primario del Centro trasfusionale degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria aveva parlato di interventi chirurgici a rischio.

Immediata la risposta sul territorio, nel modo probabilmente più coinvolgente e funzionale, ovvero con il coinvolgimento della squadra di calcio, la Reggina. Al grido di “Amaranto è il sangue che c’è in me”, una rappresentanza della Reggina in cooperazione con il Comune di Reggio Calabria, Metro City, Avis e Adspem ha presidiato Piazza Italia dinanzi al Municipio, con due autoemoteche attraverso cui i tifosi donatori hanno potuto offrire il proprio contributo.

Dinanzi al pubblico hanno parlato il sindaco Falcomatà e Massimo Taibi, ex calciatore di Milan e Manchester United oggi direttore sportivo della Reggina. Per entrambi, in seguito all’appello del primario Trimarchi, era importante rispondere “di squadra” con la massima eco in chiave di sensibilizzazione e soprattutto con il gesto dono, al fine che qualsiasi bisogno di sangue sia sempre soddisfatto.

Sempre al sud, arriva un ottimo bilancio dal gruppo Fratres di Massafra in provincia di Taranto, che nel 2018 ha raccolto ben 800 sacche di sangue. Per il presidente Graziano Tocci, non un risultato di cui vantarsi, ma un punto di partenza per ripartire e migliorarsi. Di sicuro è questo lo spirito giusto.

Sempre in Puglia, a Giovinazzo in provincia di Bari, il week-end è servito alla Fratres per preparare una donazione speciale per oggi lunedì 4 febbraio. Si dona dalle 8 alle 11 nella sede dell’associazione in via Marconi 9, primo appuntamento di febbraio a cui seguiranno tre ulteriori “giornate della donazione” previste domenica 10, lunedì 18 e domenica 24 febbraio.

In Campania si registrano difficoltà a Lagonegro, in provincia di Potenza. Ondanews, annuncia l’attività ridotta all’ospedale locale, nonostante l’alto rischio di incidenti sulla A2. Si spera in una pronta risposta dei donatori tra le comunità del posto.

Tra regioni in difficoltà, naturalmente, ce ne sono altre virtuose, una situazione che spiega bene l’importanza del lavoro costante del Centro nazionale sangue e dello scambio tra regioni coordinato dal sistema SISTRA. Dai dati pubblicati poche ore fa da Ravenna Notizie, emerge infatti che la Romagna è un territorio autosufficiente: nel 2018 il numero complessivo di donazioni di sangue intero in Romagna è stato di 54.820 unità, quelle di plasma da plasmaferesi di 16.233 unità. Un risultato rimarchevole che a dottoressa Vanessa Agostini, Coordinatore Sistema Sangue e Plasma dell’AUSL della Romagna, è assolutamente da mantenere, grazie al lavoro congiunto di donatori, associazioni e professionisti.

Quanto il lavoro in sinergia tra le tre gambe del sistema sangue sia fondamentale per l’autosufficienza, è perfettamente chiaro anche in Liguria, dove, addirittura, Franco Senarega, capogruppo regionale Lega Nord Liguria-Salvini, annuncia che il percorso per la creazione dell’Albo dei donatori di sangue sta andando avanti. “L’Albo arriva insieme alla promozione della donazione e al riconoscimento del fondamentale valore sociale e solidale del gesto” ha detto il capogruppo, affinché il gesto del dono sia riconosciuto come meritorio per il Paese, su segnalazione della Regione.

Sarà un ulteriore stimolo per i donatori? Speriamo di sì, ma intanto una ricompensa immediata e tangibile per un donatore di sangue è arrivata ad Acqui Terme, in provincia di Ravenna, dove lo scorso sabato è stata consegnata alla legittima vincitrice una Peugeot 208, auto messa in palio a Advs Fidas Ravenna Onlus, ovvero dai donatori di sangue dell’ospedale, per la Lotteria della Befana 2019. La donna aveva donato il sangue e comprato il biglietto della lotteria, e ha ricevuto, qualche giorno dopo, la bella notizia.

Non c’è limite alle strade attraverso cui il gesto del dono ripaga chi lo compie, e ancora una volta è arrivata la prova.