“Senza i donatori gli interventi non sarebbero possibili”. L’intervista al dottor Massimo Cardillo, direttore del Centro nazionale trapianti

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Tra le funzioni più importanti delle sacche di sangue donate dai donatori italiani, c’è quello di coprire il bisogno di sangue per le operazioni chirurgiche, tra cui naturalmente i trapianti. Pazienti dunque. Pazienti che non devono correre il rischio di vedere rimandate le loro operazioni e che come sempre hanno il diritto di poter contare sul più alto livello di qualità e sicurezza per la loro salute, e per i quali l’efficace collaborazione tra le istituzioni che gestiscono i processi come il Centro nazionale sangue e il Centro nazionale trapianti è senza dubbio un valore aggiunto. Per conoscere quali sono i piani di collaborazione tra gli enti e quali programmi futuri saranno condivisi, abbiamo intervistato il direttore del Centro nazionale trapianti Massimo Cardillo, che ci ha parlato di programmazione, comunicazione, futuro e tanti altri temi.

1) Dottor Cardillo partiamo dalla vostra ultima campagna presentata in collaborazione con Lucca Comics: perché i donatori sono degli eroi?

In realtà quella del donatore-supereroe è un’immagine provocatoria per dire l’esatto opposto: l’eroe è una persona normalissima capace di una decisione che si traduce nella salvezza di altre persone. L’eroismo della donazione, quindi, sta nell’effetto di questa decisione, e non nella sua straordinarietà. La donazione degli organi, come la donazione di sangue, non comporta alcun sacrificio. Nel caso degli organi, la verità è che dopo la morte il nostro corpo non ci serve più, mentre può essere una fonte di vita per altri. Quello che bisogna spiegare meglio ai cittadini è che il prelievo degli organi viene effettuato solo dopo che la morte è stata accertata, che l’accertamento avviene secondo criteri rigorosi che vengono verificati da più medici, che gli organi vengono assegnati ai pazienti che ne hanno più bisogno secondo criteri condivisi e trasparenti, che il trapianto è una terapia estremamente efficace, che può curare malati che non hanno altre alternative di trattamento, e che il nostro sistema sanitario offre a tutti i pazienti che ne hanno bisogno come un livello essenziale di assistenza.

2) Chi volevate raggiungere con la campagna?

In particolare, la collaborazione con Lucca Comics si pone come obiettivo principale quello di intercettare il mondo dei giovani, che sono particolarmente portati a recepire e veicolare il messaggio della donazione. I dati a nostra disposizione sulla registrazione della manifestazione di volontà in vita all’atto del rinnovo della carta di identità (progetto “Una scelta in Comune” del CNT) ci dicono infatti che i giovani sono la categoria più sensibile al tema della donazione e più propensa a manifestare in vita una volontà positiva. Non dimentichiamo, infine, che i giovani hanno anche la capacità di veicolare questo messaggio all’interno della famiglia, determinando un effetto complessivamente positivo anche su altre fasce della popolazione.

3) Talvolta, quando si devono trovare e parole giuste per invogliare la gente a donare sangue, il concetto che chi dona è un “eroe” rischia di essere un’arma a doppio taglio. A una comunicazione calda e affascinante si sacrifica la normalità del gesto etico, secondo cui donare deve essere un gesto quasi naturale, come alzarsi al mattino o respirare. Che ne pensa?

E’ vero, questo rischio esiste: non per niente la campagna che il CNT e il Ministero della Salute lanciarono nel 2014 e dalla quale è nata la mostra di Lucca Comics aveva come slogan: “Per salvare una vita non servono superpoteri: basta una firma”. L’antidoto è una comunicazione progressiva, perché ha a che fare con la consapevolezza ed il livello di conoscenza delle persone. In tema di donazione di organi, oggi molto è cambiato rispetto ad alcuni anni fa, e certamente le persone sono più e meglio informate sul tema della donazione, ma forse i tempi non sono ancora maturi perché la decisione di donare sangue o i propri organi dopo la morte sia considerata una scelta naturale o scontata. Lo deve diventare, ma per raggiungere questo obiettivo è necessario un forte impegno della rete trapiantologica e delle Istituzioni nel comunicare questi temi in modo adeguato. Oggi queste scelte devono essere riconosciute, devono costituire un esempio da seguire, perché domani possano essere considerate normali, è un problema di crescita culturale.

4) Come si comunica alle nuove generazioni la bellezza di un gesto come il dono, che si tratti di sangue o altro?

Lo si fa soprattutto facendo leva sul naturale slancio e generosità delle giovani generazioni e sul loro amore per la vita. Poi bisogna usare il linguaggio e gli strumenti di comunicazione dei giovani, puntando sulla semplicità e nello stesso tempo la forza del messaggio della donazione, senza disdegnare anche una sana autoironia, che, se sapientemente dosata, fa sempre breccia nella mente e nel cuore dei ragazzi. Un esempio apprezzato di questo lo abbiamo sperimentato con il video realizzato dal duo comico “Le Coliche” per la campagna di promozione della donazione di cellule staminali emopoietiche, lanciata da CNT e CNS con il Registro IBMDR durante la settimana “Match it Now”, che ha affrontato questo delicato tema con questo spirito, ricevendo tanti apprezzamenti proprio dai giovani.

5) Parliamo di autosufficienza ematica. Perché è importante che si raggiunga anche per voi del Centro nazionale trapianti?

Le connessioni tra la rete trapianti ed il sistema sangue sono tante e solidissime. Basti pensare al fatto che oggi si eseguono di routine trapianti estremamente complessi, come il trapianto di fegato, che richiedono un apporto trasfusionale alle volte molto elevato, di decine di sacche di sangue trasfuse al paziente. Questi interventi non sarebbero possibili se non ci fosse negli ospedali un solido sistema della donazione di sangue, capace di reclutare tanti donatori, di selezionarli al meglio, e di utilizzare questa preziosa risorsa nel migliore dei modi. Oggi il sangue non può essere validamente sostituito da sostanze artificiali, la disponibilità di sangue dipende solo dalla capacità del sistema sanitario di attrarre i donatori, promuovere il loro gesto, fidelizzarli, e seguirli anche nei percorsi di prevenzione.

6) Esistono forme di collaborazione tra Centro nazionale sangue e Centro nazionale trapianti? Quali?

Le collaborazioni sono tante, e riguardano anche alcune preziose aree di confine, come quella della donazione e trapianto di cellule staminali emopoietiche. Il donatore di sangue, infatti, è il soggetto ideale al quale proporre questo tipo di donazione, per la sua motivazione e fidelizzazione. I centri trasfusionali dei nostri ospedali dovrebbero diventare luoghi di promozione della donazione a 360 gradi, valorizzando tutte le sinergie che la rete trapiantologica può offrire. Tutte le iniziative di sostegno alla donazione di cellule staminali, organizzate in questi anni, hanno visto una straordinaria “partnership” di CNT e CNS, che ha portato, grazie anche all’aiuto delle associazioni di volontariato, ad un grandissimo aumento del numero di potenziali donatori reclutati.

7) E nel futuro cosa dobbiamo aspettarci?

Un’area area di collaborazione, strategica per gli scenari futuri, riguarda l’utilizzo di prodotti derivati dal sangue per finalità non trasfusionali, ma di cura cellulare o tissutale di alcune patologie. Questa tematica sta vivendo oggi una stagione di crescente interesse, che nasce dai buoni risultati ottenuti in alcuni studi sperimentali, e dalle potenzialità di applicazione in ambiti diversi. Il tema normativo sotteso allo sviluppo di questa tematica è molto complesso, in quanto si tratta di bilanciare l’utilizzo etico del prodotto di derivazione umana e gli interessi commerciali delle aziende che sull’utilizzo di questi prodotti vogliono investire.

8) Da diverso tempo su Buonsangue proviamo a comunicare al pubblico dei nostri lettori l’importanza del ruolo del paziente nel sistema trasfusionale, ma ovviamente il principio vale per la sanità in generale. È d’accordo? Il sistema italiano è ancora migliorabile da questo punto di vista?

Questo tema è di fondamentale importanza. La centralità del paziente nei percorsi di cura, dovrebbe essere un concetto quasi scontato, ma è troppe volte dimenticato nell’organizzazione dei sistemi sanitari a tutti i livelli. E’ necessario ripensare ai modelli organizzativi della sanità intra ed extra-ospedaliera, integrando meglio la rete sanitaria con la rete dei servizi sociali, perché il paziente prima di essere tale è un individuo. Questa è una sfida straordinaria per il futuro, nel quale incominciano a delinearsi scenari di difficile sostenibilità dei sistemi, con una offerta di cure e tecnologie sempre più costose, da destinare ad una popolazione sempre più anziana, con tante comorbidità, che richiede pieno accesso a queste terapie. Forse è la sfida più importante che un sistema sanitario solidaristico come quello italiano dovrà affrontare nei prossimi anni, e si potrà vincerla solo attraverso la razionalizzazione dell’uso delle risorse, l’abolizione degli sprechi e la capacità di lavorare insieme. Il sistema sangue ed il sistema trapianti sono sulla buona strada.

Nuovo servizio per i donatori toscani, si arricchisce il Fascicolo sanitario elettronico (FSE)

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Una bella novità diventa operativa per i donatori toscani, e riguarda l’ampiezza informativa del loro Fascicolo sanitario elettronico: è pronto l’ultimissimo aggiornamento, che aggiungerà al fascicolo una nuova cartella. Quale? Quella che conterrà i referti del laboratorio trasfusionale, ovvero tutti i risultati, in dettaglio, delle analisi svolte da ciascuno nel proprio percorso trasfusionale.

Già lo scorso 15 giugno a Livorno, in occasione della Giornata regionale del donatore, avevamo annunciato le molte iniziative in programmazione per la nuova stagione in una delle regioni guida sul piano del costante rinnovamento del proprio sistema trasfusionale, un rinnovamento cui si aggiunge anche questa opportunità.

Il servizio tuttavia non è ancora disponibile in tutta la regione: si tratta di un work in progress, e attualmente sarà attivo a Firenze, Careggi, Viareggio, Meyer, Grosseto Pistoia, Empoli, Massa e Pisa, in attesa di diventare effettivo, nei prossimi mesi, in tutta la regione.

Significativa la soddisfazione delle due principali personalità del sistema trasfusionale toscano, ovvero l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi e la responsabile del Centro Regionale Sangue Simona Carli, che insieme hanno individuato i motivi per i quali questo nuovo servizio porterà beneficio alla comunità dei donatori.

“La donazione del plasma e del sangue, oltre che un importantissimo gesto di solidarietà e di altruismo, è anche un momento importante di medicina preventiva – ha detto la Carli, aggiungendo che “gli esami di idoneità alla donazione sono una importantissima occasione di controllo e di verifica del proprio stato di salute. Proprio per questo diventa ancora più importante uno strumento come il FSE, che permette di ricevere sullo smartphone o su qualunque computer i risultati degli esami e di archiviarli con modalità che li rendono sempre consultabili in qualsiasi momento e per qualsiasi esigenza. E’ per questo che non esito a dire che l’archiviazione degli esami dei donatori sul FSE è veramente un bel servizio per i donatori”.

Dello stesso avviso la Saccardi, che al pari della responsabile del CRS vede il fascicolo elettronico come un “premio” e una dimostrazione di attenzione per i donatori, che non devono essere visti soltanto come rubinetti da spremere. Inoltre per lei il nuovo FSE è da considerarsi come uno strumento promozionale da non sottovalutare.  “Il servizio, oltre ad essere un giusto riconoscimento per i donatori e una notevole semplificazione del percorso – ha dichiarato l’assessore – è sicuramente un importante strumento di comunicazione e di promozione della donazione del plasma e del sangue”.

Ben venga il nuovo FSE dunque. Senza dubbio è molto positivo quando i donatori possono contare su nuovi strumenti che possano tutelarli, e aumentare i livelli di sicurezza e qualità del servizio trasfusionale.

Ancora meglio però, ci sentiamo di aggiungere, sarebbe se di questi strumenti potessero avvantaggiarsi tutti i cittadini italiani e non solo quelli di una singola regione.

Ecco, secondo noi, uno dei temi più importanti sul piano delle future politiche sanitarie, che si tratti di sistema trasfusionale o altri settori: la tutela e il raggiungimento del massimo grado possibile di conformità dei servizi e delle opportunità da nord a sud del paese, affinché i livelli di qualità e sicurezza per la cura dei pazienti siano ovunque dello stesso livello per tutti.

 

 

Dal primo dicembre sono sospese le misure speciali sul West Nile virus: ecco i numeri del 2018

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Il grande freddo dicembrino non ha solo indicazioni negative: tra i benefici che porta, al di là delle opinioni soggettive dei meteoropatici, c’è sicuramente la temporanea scomparsa delle zanzare, e di conseguenza del loro ruolo come agente di diffusione di virus pericolosi come il West Nile.

Per tutto il periodo estivo, l’Istituto superiore di Sanità, in collaborazione con il Centro nazionale sangue, hanno operato in modo costante per monitorare la situazione ogni giorno, per stabilire di conseguenza quali misure fossero le più corrette e offrire settimanalmente i bollettini con le statistiche aggiornate, interamente disponibili qui: http://www.epicentro.iss.it/problemi/westNile/bollettino.asp.

Il 27 giugno scorso era stato varato il Piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu – 2018, bibbia per la sorveglianza epidemiologica sul territorio nazionale, e poiché come sancisce la circolare del Centro nazionale sangue del recente 27 novembre 2018 non risultano segnalazioni di ulteriori casi di West Nile Virus che abbiano contemplato casi umani dopo il 31 ottobre, le misure speciali sono sospese a partire dal primo dicembre, fatta eccezione per quella che riguarda i viaggiatori in Usa e Canada (per i quali resta attiva la sospensione per 28 giorni al dono a partire dal loro rientro). L’ultima segnalazione, con la tabella sinottica del 16 novembre scorso in figura 1, aveva riguardato invece la Serbia.

Tabella sinottica 16.11.2018

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Ma quali sono i numeri del 2018?

Li possiamo contemplare grazie alla figura 2: 577 sono i casi umani totali confermati, di cui 230 si sono verificati nella forma più grave, quella neuro Invasiva. Come sempre, le regioni del Nord Italia, nell’area padana e attraversata dal fiume Po’ sono le più colpite, come dimostrano i 100 casi di WNV più gravi che riguardano l’Emilia Romagna.

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Fig. 2

In figura 3 invece possiamo vedere come, di questi 230 casi gravi, ben 121 abbiano riguardato persone sopra i 75 anni di età. 42 sono invece i casi di malati deceduti, per la stragrande maggioranza nella fascia di persone più anziana, a testimonianza che le maggiori accortezze devono essere prese proprio per la popolazioni over 75. Infine, in 68 occasioni il WNV ha colpito donatori di sangue impedendo loro di andare temporaneamente a donare.

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Fig. 3

Ci sarà tempo, adesso, per prepararsi al 2019, prendendo tutte le misure necessarie per cercare di contenere i contagi ancora con maggiore efficacia, e per massificare l’utilizzo del test WNV NAT “quale alternativa al provvedimento di sospensione temporanea dei donatori che hanno trascorso almeno una notte nelle aree interessate”, così come ha ricordato in questi mesi il Cns. Salvaguardare la raccolta sangue e la sicurezza, in tutti i periodi dell’anno, nel nome dell’autosufficienza, è sempre la principale priorità.

Il vaccino gratuito per i donatori di sangue è stato attivato in tutte le regioni: ecco come accedervi

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Come procede l’iniziativa più bella dell’anno a favore dei donatori, ovvero il vaccino antinfluenzale gratuito? Sugli organi di stampa locali giorno dopo giorno, e settimana dopo settimana, è sempre molto alto il numero degli articoli e quindi il livello quantitativo generale dell’informazione. Solo nelle ultime ore, per esempio, troviamo il tema trattato ampiamente in Abruzzo, nell’arco alpino tra Veneto e Trenino, in Puglia, e in Lombardia.

È un bene, anche perché l’idea di favorire i donatori sulla possibilità di accedere al vaccino gratuitamente ottiene un doppio scopo: da un lato riduce la possibilità che i donatori periodici siano bloccati dall’influenza in mesi i cui, secondo le esperienze delle ultime annate, i malanni stagionali hanno sempre portato problemi alla raccolta regolare, e dall’altro, senza dubbio, richiama l’attenzione sul dono anche a tutti coloro che ci vanno saltuariamente o intendono andarci per la prima volta.

Dello stesso avviso è il direttore generale del Cns Giancarlo Maria Liumbruno, che nel comunicato stampa diffuso dall’ente ha messo l’accento proprio sull’intento, in fase decisionale, di limitare le carenze che si verificano di solito in corrispondenza del picco influenzale. “Le carenze all’inizio dell’anno non sono una novità – ha sottolineato Liumbruno – Se da una parte serve una migliore e puntuale programmazione della chiamata dei donatori per effettuare le donazioni da parte delle associazioni e federazioni del volontariato del sangue, il problema dell’epidemia influenzale, che proprio a gennaio-febbraio raggiunge il suo picco, non può essere trascurato. Per questo insieme al volontariato ci siamo attivati per far inserire i donatori tra le categorie a cui viene offerta la vaccinazione. Ora che il servizio è attivo su tutto il territorio nazionale auspichiamo un’adesione massiccia da parte dei donatori”.

Il Cns si è poi dedicato a un’indagine conoscitiva per capire dove è possibile accedere all’offerta del vaccino antinfluenzale gratuita per i donatori di sangue, che è stata recepita da tutte le regioni e viene erogata con diverse modalità. Quali?

Ecco i risultati, e a seguire, in figura 1, l’infografica del CNS con le indicazioni necessarie:

La principale modalità di erogazione è risultata il medico di base (scelta da Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Umbria, Marche, Sardegna, Sicilia, Calabria, Lazio, Molise, Abruzzo, Toscana, Campania), insieme agli ambulatori vaccinali delle Asl (modalità prevista da Veneto, Val d’Aosta, Basilicata, province di Trento e Bolzano, Toscana, Umbria, Sicilia, Calabria, Lazio, Abruzzo e Campania). In Val d’Aosta, Emilia Romagna e Liguria è possibile vaccinarsi anche direttamente nei servizi trasfusionali. In tutte le Regioni è necessario presentare un documento che attesti l’iscrizione ad una associazione di donatori o un certificato di avvenuta donazione per accedere al servizio. Dopo la somministrazione del vaccino i donatori dovranno attendere 48 ore prima di poter effettuare una donazione.

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Il Veneto e i diritti dei lavoratori: sull’indennità ai donatori di sangue una grave mancanza

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A volte si leggono notizie che lasciano abbastanza interdetti. Negli incontri pubblici tutti gli attori politici chiamati in causa riconoscono l’importanza della donazione di sangue, e ognuno si dichiara pronto a fare la propria parte, sempre si fanno discorsi di principio su quanto il sangue sia importante in quanto bene della comunità, e poi? E poi si viene a scoprire che appena subentra la questione economica non si rispettano nemmeno le regole assodate e certificate.

È questo il caso dell’ente Veneto Agricoltura Avisp, ente strumentale della Regione Veneto, che come leggiamo su Vicenza Report non riconosce ai propri forestali donatori di sangue l’indennità per la giornata lavorativa, in contrasto a ciò che è stabilito dal decreto 18 novembre 2015, nel quale sono chiarite le “modalità di erogazione del contributo in caso di inidoneità alla donazione”. Il decreto si riallaccia alla legge n. 219 del 21 ottobre 2005, che regola la “nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale”, normativa che ha garantito la retribuzione anche ai lavoratori dipendenti giudicati inidonei alla donazione di sangue e di emocomponenti se iscritti regolarmente all’Inps, “limitatamente al tempo necessario all’accertamento della predetta inidoneità e alle relative procedure”.

Ecco allora la lettera scritta da Maria Teresa Turetta, sindacalista del CUB Veneto (Confederazione di base unitaria) e diretta ai vertici della giunta regionale, nel tentativo di ripristinare la gestione a norma di legge del problema.

Da mesi la Cub sta chiedendo a Veneto Agricoltura – Avisp il riconoscimento economico in busta paga della giornata di riposo in occasione della donazione del sangue degli operai forestali assunti a tempo determinato. Stiamo parlando di centinaia di lavoratori che fortunatamente si prestano ad una forma di solidarietà concreta che salva vite umane, ma che viene scoraggiata da Veneto Agricoltura in quanto le giornate del prelievo non sono riconosciute in busta paga.

Gli uffici preposti non rispondono in forma scritta, pur avendo noi inviato le circolari e le disposizioni pubblicate a questo riguardo dall”Inps. Un affronto inaccettabile, sia in termini di mancanza di rispetto dei lavoratori e di chi li rappresenta, che nei confronti di chi deve la vita a quel sangue donato. Una mancanza di sensibilità grave e inaccettabile al tempo stesso, soprattutto perché proviene da una delle maggiori istituzioni pubbliche del Veneto.

Chiediamo quindi un intervento diretto da parte della Regione Veneto nei confronti di Veneto Agricoltura – Avisp, al fine di riconoscere al più presto quanto dovuto, per la donazione del sangue, ai lavoratori operai forestali assunti a tempo determinato.

Maria Teresa Turetta – Cub Veneto

Fa specie che tali mancanze nei confronti di lavoratori che, come ricorda giustamente la Turetta, chiedono solo di esercitare un semplice diritto dopo aver compiuto un gesto di assoluta importanza per la comunità intera, vengano da un ente controllato da una giunta regionale della Lega, che ha come leader nazionale un politico donatore solito a ribadire di avere molto a cuore le vicende del sistema sangue e dei suoi interpreti. Sarebbe opportuno che Matteo Salvini intervenisse con i suoi dirigenti regionali in Veneto, affinché la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini non sia solo una bella favola da raccontare nelle occasioni di rappresentanza, per poi svanire nel nulla quando esistono dei problemi concreti. Anche perché la regione Veneto non è nuova a mostrarsi molto interessata alla questione economica a discapito della qualità dei servizi. Basti pensare a come è stata gestita la gara per il frazionamento industriale del plasma pubblico, questione che ha suscitato molte polemiche tra i donatori veneti in virtù dei criteri di aggiudicazione scelti dalla Regione: 10% qualità e 90% prezzo.

Ora a essere vessati dalle politiche della giunta veneta non è la qualità del servizio sulla plasma-lavorazione, ma sono i lavoratori donatori. Noi di Buonsangue speriamo che il caso dell’indennità mancata sia indirizzato a una pronta risoluzione con il ritorno alla legalità, a dispetto di una politica che a parole si dichiara vicina ai cittadini e che con i fatti è troppo spesso proiettata sull’opportunismo.

Chi scherza con il sangue dei donatori italiani Multinazionali, politici e tecnici: una brutta partita

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Che cosa sta succedendo nel Sistema del sangue e del plasma italiano?

In occasione della Giornata mondiale del donatore (15 giugno) è una domanda che è giusto porsi e alla quale è opportuno provare a dare pure qualche risposta. Dopotutto è una domanda né retorica né peregrina, se all’improvviso in Italia ciò che sembrava vero e condiviso fino a poco tempo fa – cioè l’autosufficienza del sistema nazionale – non sembra più così importante.

ITALIA CASO VIRTUOSO

Oggi, ciò che veniva visto come un valore fortissimo – ovvero la solidità di un sistema basato su donazioni volontarie e anonime con l’obiettivo primario di dare al Paese una sostanziale indipendenza da altri sistemi e altri paesi – all’improvviso rischia di non essere più una priorità. Con la conseguenza che verso i donatori sta partendo un messaggio del tipo: c’è un mercato internazionale sul quale il plasma può essere comprato, né più né meno come una qualsiasi altra merce. Perciò le attuali regole sulla circolazione del plasma devono essere riviste. Infine, c’è una comunità internazionale alle cui regole dobbiamo adeguarci: questo è il mantra che (spesso in malafede) viene propagato, e nessuno che si chieda se – in questo caso – non dovrebbero essere gli altri, per una volta, a imparare da noi ed essere loro ad “adeguarsi”. Ma il mercato è il mercato. E magari si risparmia pure. Già, il risparmio.

LA SPROPORZIONE TRA QUALITA’ E COSTO

Non è un caso che al Simti di Genova di qualche giorno fa, questo messaggio sia arrivato dagli stessi funzionari del Veneto (Antonio Breda, per esempio) grandi sostenitori della campagna di risparmio della Regione Veneto di cui il governatore leghista Luca Zaia si è fregiato con bei titoloni sui compiacenti quotidiani locali. Ora, noi sappiamo bene che i proclami a marchio Lega spaziano dal ricacciare indietro i migranti fino a una mirabolante politica economica di cui aspettiamo con ansia di vedere i risultati. Ma intanto, il Veneto a trazione leghista, ha affidato la raccolta e il frazionamento del sangue dei suoi donatori a una multinazionale australiana (la Csl Behring) facendo fuori l’italianissima Kedrion, in nome di un proclamato risparmio che ha avuto come premessa un bando di gara i cui i criteri sono stati i seguenti: 90% prezzo, 10% qualità. Che cosa significa? E’ presto detto: in nome del risparmio (il prezzo) è stato quasi azzerato il criterio qualitativo sul lavoro dato in appalto agli australiani.

L’ALLARME DEI DONATORI

La decisione del Veneto ha creato non poco allarme nel mondo dei donatori e anche in quello dei pazienti, e noi di Buonsangue ne abbiamo dato conto registrando puntualmente critiche e difese. E’ un fatto che, sbirciando nel “portafoglio prodotti” garantiti dal Naip (Veneto e altre otto regioni collegate), si scopre che l’offerta Csl di prodotti emoderivati risulta inferiore a quella proposta dai concorrenti italiani e di altri paesi. Concorrenti che però, nel confronto con i potentissimi australiani, sono usciti battuti con tanto di sentenza del Consiglio di Stato. Il tutto con grande soddisfazione di Zaia, di Breda e dei cantori che a ogni occasione inneggiano all’oculatissima politica leghista.

LA SCELTA DIVERSA DI TOSCANA ED EMILIA-ROMAGNA

Che ci sia qualcosa di obiettivamente strano nella scelta del Veneto, lo dimostra il fatto che quando è venuto il turno dell’Emilia Romagna e della Toscana, le due Regioni hanno indetto gare in cui il criterio qualitativo è risultato rispettivamente del 60 e 70, con il parametro-prezzo ridimensionato rispettivamente a 40 e 30. In più sono stati confermati una serie di criteri rispondenti al rispetto della legge che regola la circolazione del plasma (per esempio non si può lavorare il plasma italiano in paesi che fanno del plasma una materia di lucro). Quindi visioni assai diverse su una materia che, invece, vista la sua delicatezza e la sua portata strategica, dovrebbe vedere una politica unica e oltretutto, realmente, di “interesse nazionale”.

OPERAZIONE “CAMBIAMO LA LEGGE”

Ma a questo punto che cosa è successo? Semplice: se c’è una legge che ostacola determinate manovre, quella legge si può sempre cambiare. Ed ecco che è partita un’operazione a tenaglia con l’intento di modificare il quadro normativo all’interno del quale, oggi, sono fissati una serie di criteri etici che, in definitiva, rappresentano il vero baluardo del sistema italiano. Sistema il cui obiettivo finale è proteggere l’autosufficienza da ingerenze e appetiti stranieri. Perché al di là dello scontro tra aziende del settore, e al di là degli ambigui personalismi di politici e burocrati, il vero punto è esattamente questo: quanto sta avvenendo rischia di minare alle basi il sistema dell’autosufficienza basato sulla partecipazione dei cittadini (volontari) e sulla loro adesione a un’idea che ha sempre avuto dentro principi etici, morali e pratici che sono poi il vero collante della comunità. Se il messaggio che passa è “il plasma è una merce reperibile ovunque”, è molto probabile che il numero dei donatori non aumenti ma anzi, continui nel trend negativo di cui il Cns ha pubblicato i dati (allarmanti) proprio in questi giorni.

LIBERA CONCORRENZA MA SOLO IN ITALIA

Il tema dell’autosufficienza è centrale e ne sono ben consapevoli i grandi player internazionali ghiotti di sangue italiano, visto che nei loro rispettivi paesi sono monopolisti e iperprotetti da qualsiasi possibile ingresso di concorrenti stranieri. Provate, per esempio, ad avvicinarvi ai confini australiani della Csl Behring, e vedrete quale sarà l’accoglienza che vi riserveranno quando manifesterete l’intenzione di entrare nel “libero mercato” locale. Ma in Italia, e nel Veneto in particolare, la Lega che ha vinto le elezioni strillando “prima gli italiani”, ha cambiato il motto in “prima gli australiani”. Interessante, no? Eppure non c’è un solo notista politico dei giornaloni italiani che abbia colto questo singolare aspetto. Nessuno che abbia indagato. Nessuno che si sia fatto delle domande su questa singolare eccezione nella filosofia politica del Carroccio.

“PRIMA GLI AUSTRALIANI”

La ragione ufficiale del “prima gli australiani”, come detto, è quella di un risparmio tanto sbandierato che però, adesso, dovrebbe anche essere dimostrato, cominciando per esempio a spiegare quanti e quali costi la Regione dovrebbe sostenere – se non vi fosse il cosiddetto meccanismo della compensazione – per comprare i prodotti mancanti dall’offerta di Csl: il fattore VIII, tanto per dire, o le immunoglobuline sottocute, non sembrano essere una spesuccia da niente.

AUTOSUFFICIENZA IN PERICOLO

In tutta questa complessa partita, il punto vero è che politici, tecnici e multinazionali stanno giocando una partita in cui il ruolo dei donatori italiani – marginalizzati rispetto a un mercato del plasma internazionale – rischia di essere compromesso in maniera irreparabile e con esso l’intero sistema dell’autosufficienza. Un sistema che – ricordiamolo – con le sue grandi associazioni di donatori (Avis, Fidas, Fratres e altre) rappresenta un unicum nel quadro mondiale ed è forse uno dei pochi autentici elementi di orgoglio di un Paese che fatica sempre di più a darsi un’immagine di efficienza e di modernità.

DOVE FINISCE IL PLASMA ITALIANO?

I due milioni di donatori italiani hanno il diritto di sapere a chi va il loro sangue e il loro plasma. Devono sapere che percorsi fa e a che cosa serve. Devono sapere se finisce in mani straniere e con quali finalità. E’ davvero tutto così chiaro e trasparente? E’ davvero tutto nell’interesse della comunità nazionale, dei pazienti, delle migliaia di volontari che ogni giorno compiono un gesto anonimo e disinteressato?

CHI CONTROLLA I CENTRI SVIZZERI?

Se è realmente così, i responsabili del Centro nazionale sangue e dei centri regionali, spieghino perché ogni Regione capofila ha adottato criteri diversi nell’appaltare la raccolta e il frazionamento del sangue. Spieghino perché ci sono stati ricorsi e controricorsi con sentenze ancora appese. Spieghino, infine, perché il sangue e il plasma dei donatori italiani viene portato all’estero in centri di lavorazione (la Svizzera per esempio) dove il nostro Paese non ha alcun potere di controllo, di intervento e di decisione. L’impressione – ma è ben più di un’impressione – è che qualcuno stia scherzando col sangue. Con quali conseguenze è difficile dirlo, ma certamente tutt’altro che positive per il Paese e per tutti noi.

Mass media più attenti al tema sangue e donazioni: le testate locali danno il buon esempio

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Se le notizie che fino a poco tempo fa si potevano leggere solo sui comunicati ufficiali del CNS o su Buonsangue iniziano a essere diffuse attraverso un numero sempre crescente di media generalisti, non possiamo che essere contenti: significa che questo lavoro documentale iniziato due anni fa è stato precursore di una tendenza che ci piacerebbe vivesse una crescita costante.

Per esempio, leggere di Patient Blood Management su una testata di informazione local come Bergamo Post, sorprende e rende felici, perché significa che l’informazione sul sangue, sul dono e sulle pratiche trasfusionali può entrare a tutti gli effetti nel dibattito pubblico anche come fenomeno culturale, e non solo come cronaca in fatto di carenze o come bisogno urgente estemporaneo a causa di incidenti o calamità naturali.

Non è l’unico caso. Il Filo del Mugello, testata local concentrata sulla Toscana, riporta invece i numeri del Meteo del sangue toscano, che nelle ultime settimane non ha offerto notizie troppo positive. Se andiamo a vedere le ultime stime a disposizione, apprendiamo che ci sono diverse situazioni di emergenza. Se il gruppo A+ ha bisogno di rifornimenti urgentissimi, A-, 0 + e 0-, sono in una situazione abbastanza critica.

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Come già annunciato nei giorni scorsi, è tempo però di testate specializzate interamente dedicate al sangue. Su donatorih24.it, c’è un report dettagliato sulla giornata nazionale del donatore Fidas, con le parole del sindaco di Napoli De Magistris e il richiamo alla prossima edizione che si terrà a Matera.

Dono e giovani, un asset strategico. A Pescara, Avis continua a rafforzare le proprie politiche incentrate a favorire il dono giovanile. T-shirt in regalo e nuovi iscritti grazie ad aperture straordinarie e all’impegno dell’associazione.

Cambiano invece destinazione i donatori triestini: tutto il traffico della raccolta sangue avverrà infatti, da luglio, al nuovo Centro Donazioni Sangue e Ambulatorio Trasfusionale al Maggiore, come racconta la testata TriestePrima, prodiga di dettagli.

Per quanto riguarda il Meteo del sangue in Friuli, la situazione è la seguente: necessità stringente per tanti gruppi, come 0-, B+, B-, e AB-, tutti colpiti da carenza grave.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Su PrimoCanale, testata ligure che spesso offre informazioni utili su dono e argomenti riguardanti il sangue, c’è una bella dissertazione sull’importanza di donare sangue: perché? Per esempio per i malati di talassemia, che senza donazioni non potrebbero vivere. Tutti i donatori friulani (anzi tutti i donatori in generale) si mobilitino contro le carenze dunque, perché aiutare il prossimo non ha prezzo.

Infine le donazioni del week-end. Facebook è sempre lo strumento migliore, grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala. È infatti possibile consultarlo per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese, sfruttando il criterio della geolocalizzazione: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 4 maggio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, e poi, naturalmente, andare a donare senza indugio. Fatti, non (solo) parole. Se c’è di mezzo il dono questa non è una frase fatta.

27 donazione sangue Ricerca di Facebook

 

Al via a Napoli il 57esimo Congresso nazionale della Fidas: si chiude domenica con la Giornata nazionale del donatore

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Il presidente nazionale Fidas Aldo Ozino Caligaris

È formalmente iniziato ieri 26 aprile, con la conferenza stampa di presentazione, l’evento più importante del 2018 per la Fidas (Federazione Italiana Associazioni Donatori di sangue): ovvero il 57esimo Congresso Nazionale dell’associazione a Napoli.

Oggi 27 aprile, invece, prendono il via i lavori veri e propri all’Hotel Royal Continental, lavori che continueranno anche domani sabato 28 aprile prima del gran finale previsto domenica 29, quando migliaia di donatori provenienti da tutta Italia sfileranno per la 37° Giornata nazionale del Donatore che partirà da via Caracciolo e si concluderà in Piazza del Plebiscito con la celebrazione della Santa Messa, presieduta dall’Arcivescovo di Napoli il Cardinale Crescenzo Sepe.

Alla conferenza stampa di ieri erano presenti Nicola Scarpato, Responsabile Centro Regionale Sangue Campania, Nicola Caprio, Presidente Centro Servizi Volontariato di Napoli, Gennaro Carotenuto, presidente regionale Fidas Campania e Ciro Caserta presidente Fidas Atan (associazione organizzatrice del Congresso), e naturalmente Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale Fidas.

Il futuro del dono, l’organizzazione interna all’associazione, e il punto chiave della gratuità da difendere contro gli attacchi mediatici, sono tra i temi principali toccati in conferenza stampa che saranno ripresi dai circa duecento responsabili associativi delle 73 federate Fidas provenienti da tutto il territorio nazionale presenti all’evento napoletano. Proprio su quest’ultimo punto, la gratuità maltrattata, si è espresso chiaramente Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale da oramai quindici anni: “Il 2018 segna una tappa importante in quanto ricorrono 40 anni dall’istituzione del Sistema Sanitario Nazionale avvenuta con l’approvazione della Legge 833, grazie alla quale è stata riconosciuta alle Associazioni di volontariato la funzione di concorrere al conseguimento dei fini istituzionali del S.S.N. Tuttavia questo compito esige grande responsabilità da parte dei volontari. Purtroppo non sono mancati nell’ultimo anno diversi attacchi mediatici relativi alla gratuità, alla legalità e alla competenza del volontariato del dono del sangue con ripercussioni addirittura sulla tenuta dell’autosufficienza trasfusionale nazionale. E le deboli giustificazioni e le inconsistenti strategie associative di replica non hanno certo recuperato a livello di opinione pubblica la credibilità così duramente intaccata. Per questo è fondamentale presentarsi come testimoni autentici e trasparenti del valore del dono”.

L’evento Fidas, si pone certamente come un momento chiave per il 2018 del sistema sangue italiano: Fidas è infatti, dopo Avis, l’associazione numericamente più rilevante per il sistema sangue nazionale. Ecco alcuni dati relativi all’attività di Fidas nel 2016: i donatori volontari e associati Fidas sono stati 450.408, un numero inferiore rispetto all’anno precedente anche in termini di donatori periodici, ma con una maggiore incidenza di nuovi donatori, segno di una discreta vivacità nelle attività di reclutamento delle Federate, e con un mantenimento pressoché costante di giovani donatori. Le donazioni effettuate dai donatori associati nel 2016 sono state 379.008, di cui 310.485 di sangue intero e 68.479 in aferesi.

Infine, come annunciato proprio su Buonsangue diverse settimane fa, proprio durante la conferenza stampa di ieri sono stato annunciati i vincitori dell’VIII edizione del Premio giornalistico “Fidas-Isabella Sturvi” riservato ai temi del volontariato e della donazione del sangue con il patrocinio dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dal Centro Nazionale Sangue e dalla SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia).

Ecco i vincitori: per la sezione nazionale ha vinto Lidia Scognamiglio della redazione di Medicina 33 di Rai 2; per la sezione locale premiati invece Lorenzo Boratto ed Erica Asselle della redazione cuneese de La Stampa. Il Consiglio direttivo nazionale, inoltre, ha voluto attribuire un premio speciale a Gandolfo Maria Pepe della redazione nissena de La Sicilia.

Per chi volesse saperne di più, seguire sui canali ufficiali i lavori in corsi o magari conoscere meglio il mondo Fidas per associarsi, ecco alcuni indirizzi web utili:

www.fidas.it

www.facebook.com/FIDASdonasangue

www.twitter.com/FIDASnazionale

www.instagram.com/fidasdonatorisangue

 

 

 

 

DA FIDAS Calabria a tutti i donatori calabresi una notizia nel nome della trasparenza. Dal 18 aprile è cambiato il regolamento regionale sulla qualificazione biologica delle donazioni

donazione sangue

Riceviamo dal dottor Antonio Parise presidente di Fidas Calabra, con richiesta di pubblicazione, un comunicato stampa di sicura importanza per i tantissimi donatori calabresi.

Da pochissimi giorni infatti, e precisamente dal 18 aprile 2018, è in voga un nuovo regolamento regionale che definisce il funzionamento del sistema sangue calabrese per ciò che concerne “le attività di lavorazione e qualificazione biologica delle donazioni”, che di fatto vengono concentrate allo scopo di limitare i costi e concentrare le informazioni.

Cosa succede adesso?

Le scorte raccolte dalle associazioni su tutto il territorio regionale sono inviate presso i Dipartimenti di Medicina trasfusionale (Aziende Ospedaliere di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria); poi le unità di sangue stazionano presso i DMT nell’attesa che i campioni di sangue arrivino presso il Centro Regionale di Qualificazione Biologica (CRQB) situato nell’ AO “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro (CRQB) per le indagini diagnostiche di qualificazione biologica, per poi essere ridistribuite, in caso di nessuna reattività, in tutta la regione. Il tutto sotto il coordinamento del Centro Regionale Sangue.

L’accentramento delle attività chimico-cliniche e immunologiche provenienti da tutta la regione presso una sola struttura, il Centro Regionale di Qualificazione Biologica (CRQB) dell’ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro, è dunque la più importante novità del decreto, una notizia che le associazioni hanno giustamente pensato di divulgare in virtù del principio di trasparenza che, come ripetiamo sempre su Buonsangue, deve legare le tre gambe del sistema trasfusionale in ogni angolo del Paese.

Lo sforzo e l’impegno che si chiede ai donatori deve essere infatti contraccambiato con il massimo dell’efficienza informativa su tutti i passaggi, anche quelli più tecnici.

Ecco dunque, il testo completo del comunicato stampa diffuso da Fidas Calabria:

Logo FIDAS calabria

COMUNICATO STAMPA- REGOLAMENTO DELLA NUOVA RETE TRASFUSIONALE REGIONALE

Da presidente della federazione regionale FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) Calabria è giusto e doveroso illustrare alle migliaia di donatrici e donatori, ma anche a tutti i cittadini il nuovo funzionamento del “sistema sangue calabrese”.

In base al Decreto del Presidente della Giunta Regionale n.48/2014 sancito dal DCA n.64 del 06/03/2018 è stata approvata la riorganizzazione della rete trasfusionale regionale che ha previsto la necessità di concentrare in poche strutture le attività di lavorazione e qualificazione biologica delle donazioni.

Per le attività di lavorazione delle unità di sangue ed emocomponenti sono stati istituiti i Dipartimenti di Medicina Trasfusionale (DMT), che fanno capo alle Aziende Ospedaliere di Cosenza (area nord), Catanzaro (area centro) e Reggio Calabria (area sud), a cui afferiscono rispettivamente i servizi trasfusionali di Castrovillari, Rossano e Paola; Crotone, Vibo Valentia e Lamezia Terme; Polistena e Locri. In ciascun dipartimento viene istituita un’Emoteca Unica Dipartimentale, che è l’insieme delle emoteche presenti fisicamente e virtualmente nel territorio competente, nella quale confluiscono tutti gli emocomponenti validi e disponibili.

Si identificano quindi tre valori soglia: situazione di equilibrio, scorte che assicurano l’attività di routine. Situazione di carenza, con l’approvvigionamento tramite altri centri trasfusionali entro 24-35 ore. Situazione di emergenza, con approvvigionamento immediato da altri centri trasfusionali.

La Struttura Regionale di Coordinamento dei DMT rimane sempre il Centro Regionale Sangue.

La novità sostanziale del decreto è quella dell’accentramento delle attività chimico-cliniche e immunologiche provenienti da tutta la regione presso il Centro Regionale di Qualificazione Biologica (CRQB) situato nell’ AO “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro.

Riassumendo, le unità di sangue e i campioni di sangue raccolti attraverso i servizi trasfusionali pubblici o attraverso la raccolta territoriale a cura delle associazioni, vengono vidimati dal servizio trasfusionale di riferimento, successivamente vengono trasferiti presso i Dipartimenti di Medicina trasfusionale (Ao di Cs, Cz, Rc), le unità di sangue stazionano presso i DMT nell’attesa che i campioni di sangue arrivino presso il CRQB per le indagini diagnostiche di qualificazione biologica. Nel caso di nessuna reattività ai test, i DMT provvedono alla lavorazione delle unità di sangue per essere poi successivamente re-distribuite nel proprio territorio di appartenenza in base alle necessità territoriali. Nel caso di carenze ed emergenze sangue, i DMT in collaborazione con il Centro Regionale Sangue concorrono per l’attuazione dei meccanismi di compensazione intraregionale, ed eventualmente concorrere per l’autosufficienza nazionale.

 

Il Cns comunica i numeri della raccolta nel 2017: raggiunta la quota di 830 mila chilogrammi

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Il Centro nazionale sangue, attraverso un ampio comunicato stampa, ha riassunto il quadro della raccolta plasma del 2017 su scala nazionale, e – secondo quanto spiegato – c’è subito una buona notizia da dare:

il plasma raccolto nella scorsa annata ammonta a 830mila chili, e si registra un aumento dell’1,8% rispetto al 2016. La quantità raccolta è superiore a quanto previsto dal Programma Nazionale Plasma 2016-2020 e a quanto prescritto dal Programma annuale di Autosufficienza. Dai dati a disposizione, infatti, emerge che rispetto agli obiettivi prefissati che ammontavano a 816.000 kg, la raccolta è aumentata di ben 11.000.

Un buon risultato.

Quanto sia importante donare plasma e aumentare il numero di donazioni attraverso la plasmaferesi lo abbiamo scritto più volte, sottolineando come la maggior durata di tale procedimento, che può durare fino a circa 50 minuti, corrisponda però all’importanza crescente che riveste per l’intera comunità.

A onor del vero dobbiamo aggiungere che i risultati positivi comunicati dal Cns dipendono anche dal nuovo decreto del Ministro della Salute del 28/12/2015, attraverso cui la quantità di plasma raccolto in ogni singolo procedimento è stata aumentata, passando da 550 ml fino a quota 700 ml.

Non è un aumento di poco conto; come abbiamo spesso registrato, e va detto che non tutti gli addetti ai lavori sono rimasti entusiasti di questa decisione, visto che sono molti i racconti di donatori che con la donazione di plasma allungata hanno dovuto affrontare qualche problema di reazione negativa. Nulla di grave rispetto all’importanza dell’obiettivo principale dell’autosufficienza dicono le istituzioni, e il perché lo spiega Giancarlo Liumbruno nelle sue parole di commento ai risultati stessi:

“I medicinali plasmaderivati sono specialità farmaceutiche che rivestono un ruolo chiave, e talora non sostituibile, nel trattamento di molte condizioni cliniche acute e croniche – ha spiegato – a livello internazionale si assiste a un incremento del loro utilizzo, motivato principalmente dall’invecchiamento della popolazione, dall’identificazione di nuove indicazioni terapeutiche e dall’aumento delle diagnosi e dei nuovi bisogni espressi da Paesi con economie emergenti. È un importante successo per tutta la rete trasfusionale centrare e addirittura superare gli obiettivi del Programma di Autosufficienza, che è molto complesso, e non si limita a delineare le strategie per il semplice incremento della raccolta di plasma ma che persegue anche l’appropriatezza e l’uso razionale dei medicinali plasmaderivati”.

Il nodo che resta da sciogliere, su cui insistiamo, è la pubblicazione puntuale dei dati di raccolta, doverosa anche in misura dello sforzo in più chiesto ai donatori. A conclusione del comunicato del Cns, si legge:

“Sul sito italiaplasma.it un’iniziativa promossa dal Centro Nazionale Sangue in collaborazione con le Associazioni e Federazioni nazionali di donatori volontari di sangue, è possibile trovare infografiche e dati sulla donazione di plasma”.

È vero, i dati ci sono, ma sono sempre aggiornati all’aprile 2017.

Gli ultimi disponibili li abbiamo pubblicati su Buonsangue lo scorso 6 gennaio: ci auguriamo che nei prossimi mesi la pubblicazione dei dati di raccolta aggiornati avvenga tempestivamente e con maggior puntualità.