I media, le associazioni e le istituzioni rassicurano su sicurezza e necessità di donare regolarmente: il video di Vanda Randi, direttore del Centro Regionale Sangue della Regione Emilia-Romagna

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Dopo l’appello del presidente di Avis Gianpietro Briola, che è servito a rassicurare possibili donatori o donatori già associati su quanto sia totalmente sicuro andare a donare – appello che su Buonsangue abbiamo ripreso lo scorso lunedì 24 febbraio – istituzioni, associazioni e media si sono attivati per rafforzare le parole di Briola e prevenire eventuali cali d’affluenza nei centri trasfusionali.

Sono infatti tantissimi i media locali nelle regioni sotto osservazione che hanno ribadito come i protocolli di sicurezza attivati dal governo non debbano in alcun modo frenare la voglia dei donatori e il loro senso di responsabilità: lo ha fatto, per esempio, Venezia Today richiamando in causa le parole del presidente di Avis regionale Giorgio Brunello, ed elencando tutte le procedure di sicurezza che vengono attuate per garantire la massima sicurezza a donatori e pazienti, e lo ha fatto Cremona Oggi, riportando le parole del presidente di Avis Lombardia Oscar Bianchi, atte a ricordare che già tra i donatori vige il criterio di autosospensione in caso di sintomi di raffreddore, giacché si dona il sangue solo quando si è in buona salute.  Anche in Friuli, si è espresso il presidente dell’Associazione Friulana Donatori Sangue Roberto Flora, che ha invitato i corregionali a “una donazione responsabile in questo delicato momento”.

Su Il Giorno è stato giustamente ribadito che le donazioni in Lombardia sono sospese soltanto nella “Zona Rossa” e che anzi è opportuno mantenere comportamenti in linea con le proprie abitudini, ma per fortuna sono tantissimi gli appelli al dono volti a tranquillizzare e informare i cittadini che si possono trovare in rete, in un momento in cui l’informazione è controversa e piuttosto caotica e il rischio di una psicosi generale è piuttosto elevato.

Per sentire cosa accade nei centri trasfusionali direttamente da un’autorevolissima addetta ai lavori, ecco il video che la dottoressa Vanda Randi, direttore del Centro Regionale Sangue della Regione Emilia-Romagna e del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Area metropolitana bolognese, ha girato per la testata http://www.med24channel.tv/:

In Toscana, invece, per convogliare il messaggio rassicurante e spingere i donatori a donare, si è scelto il volto di un testimonial molto conosciuto in regione, l’attore comico Gaetano Gennai, spesso impegnato nel cinema comico con Leonardo Pieraccioni e donatore di sangue.

Ecco le sue parole:

In attesa dei prossimi sviluppi, e si spera, di una reazione collettiva responsabile alle notizie diffuse dai media e alle politiche di governo, è importante che almeno la raccolta sangue non riceva contraccolpi negativi.

Coronavirus, sui media regnano le posizioni contrastanti, ma il dono è sicuro e bisogna donare sangue regolarmente. Lo ha ribadito il presidente Avis Gianpietro Briola

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Tutti abbiamo assistito alla tempesta mediatica delle ultime ore, ma quasi nessuno sui grandi media ha parlato delle conseguenza dei nuovi focolai sulla raccolta sangue. Cosa succede per i donatori di sangue, che si trovano nella situazione, all’apparenza delicata, di raggiungere le strutture trasfusionali per donare, ci sono rischi particolari?

Su Buonsangue ne avevamo già parlato lo scorso 3 febbraio, ma nella giornata di ieri domenica 23 febbraio, per evitare che sopravviva ogni dubbio, si è espresso in modo molto chiaro il presidente Avis Gianpietro Briola, attraverso un comunicato ufficiale.

«Sentito il Centro nazionale sangue, possiamo confermare che non vi sono indicazioni alla sospensione se non per alcune categorie, come già indicato dalla circolare del 20 febbraio, ha detto Briola, aggiungendo che “Per quanto riguarda le situazioni locali e le misure specifiche da adottare, si fa riferimento alle ordinanze di merito e all’ultimo decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri di ieri, 22 febbraio, che ha rafforzato le misure di contenimento. In generale si dona il sangue solo quando si è in buona salute, quindi i donatori devono comportarsi come sempre, seguendo il fondamentale criterio dell’autosospensione in caso di sintomi da raffreddamento e febbre o altri sintomi simili. È opportuno poi avere la sensibilità di comunicare alla struttura trasfusionale se tali sintomi sono comparsi nei 15 giorni dopo la donazione. Insomma, vige il principio di massima precauzione, ma è importante ribadire che il nostro sistema trasfusionale è sicuro e di qualità. Come #AVIS, insieme alle istituzioni nazionali e locali, stiamo costantemente monitorando la situazione e dando aggiornamenti puntuali. È molto importante tenere i nervi saldi, informarsi solo da fonti ufficiali e in generale, nella stragrande maggioranza del Paese, continuare a donare”.

Questa comunicazione è arrivata ai donatori avisini e in generale a tutti i donatori attraverso il sito dell’Associazione e a un post su Facebook di grande diffusione, che ha fatto seguito a un altro post di successo che conteneva le operazioni di prevenzioni principali.

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Prima regola mantenere la calma su Facebook il vademecum di AVIS contro il Coronavirus

Non possiamo che condividere le parole di Briola ricordando come l’attività del dono, periodico e associato, debba continuare ininterrottamente, giorno dopo giorno, per il bene dei paziento che hanno bisogno di emocomponenti e nelle migliori condizioni di qualità e sicurezza. Non è il momento delle psicosi o dei comportamenti immotivati o irrazionali.

 

 

Il Coronavirus è in Italia ma nel donare il sangue non vi è alcun rischio: no ai timori infondati, sì ai gesti necessari

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Con l’arrivo in Italia dei primi due casi accertati di Coronavirus, e con i successivi controlli su altri individui a scopo puramente precauzionale, il rischio di una nevrosi collettiva non è poi così peregrina. Già venerdì 31 gennaio erano arrivati segnali poco rassicurati in tal senso, con un cartello con la scritta “Chi arriva dalla Cina non entri” prima esposto e poi subito dopo rimosso in un bar in zona Fontana di Trevi, a Roma, poi per fortuna la notizia di ieri che il virus è stato isolato allo Spallanzani, ha generato fiducia in cure efficaci non così lontane nel tempo.

Che l’allerta debba essere alta, è assolutamente scontato, e come abbiamo già segnalato lo scorso 24 gennaio, il Ministero della Salute e il Centro nazionale sangue hanno già diffuso il comunicato con le misure preventive anti epidemia, misure in generale nn troppo diverse da quelle attuate per altre malattie pericolose come West Nile, Chikungunya e Dengue.

Ma se sul piano prettamente medico e sulla prevenzione il comando delle operazioni non può che essere delle istituzioni e dei professionisti (per restare sempre aggiornati è possibile visitare la pagina creata ad hoc dal ministero della salute), resta molto importante in quanto agenti dell’informazione comunicare al pubblico che non bisogna assolutamente farsi prendere dal panico, e magari interrompere attività importantissime come il dono del sangue a causa di credenze erronee.

Molto positiva, in tal senso, l’intervista rilasciata nei giorni scorsi dal presidente di Avis Regionale Lombardia Oscar Bianchi a Io Donna, magazine del Corriere della Sera, uno spazio in cui Bianchi ha spiegato molto bene che il dono è sicuro e che non c’è alcun rischio per i donatori che vorranno offrire il loro contributo

“Nessuna trasmissione è stata documentata mediante la trasfusione di sangue – ha spiegato Bianchi – e non è noto alcun rischio di trasmissione trasfusionale. In linea con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità abbiamo rafforzato le misure di sorveglianza sulla salute del donatore di sangue. E in più, a tutti coloro che sono tornati dalle aree interessate, viene sospesa la possibilità di donare per 21 giorni dal momento del rientro”.

Così come si può tranquillamente andare a cena dal ristorante cinese, insomma, allo stesso modo si può donare senza alcun timore, e anzi, proprio con l’azione concreta individuale si può dare il buon esempio alle persone vicine e alle nostre cerchie sociali di riferimento.

Il Coronavirus minaccia l’Europa, ecco le misure italiane per donatori utili a evitare i contagi

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La minaccia del Coronavirus è già transitata sui mezzi di comunicazione di massa saltellando tra informazione e allarmismi. Ieri, per esempio, sul Fatto Quotidiano è arrivata l’informativa sul primo volo atterrato a Fiumicino dalla città di Wuhan, epicentro del virus: nell’aeroporto romano scanner speciali hanno vagliato la temperatura corporea dei passeggeri in arrivo, e nessun caso è risultato sospetto.
Cosa sono i Coronavirus? Appartengono a una famiglia di virus che possono trasmettere diversi tipi di malattie, dal raffreddore comune a malattie complicate da affrontare come MERS (o Sindrome respiratoria mediorientale da Coronavirus) o SARS (Sindrome acuta respiratoria grave). Quando si parla di nuovo Coronavirus si intende un ceppo prima d’ora mai entrato in contatto con gli esseri umani.

Secondo gli scienziati, l’origine dei virus del nostro tempo sarebbe quasi sempre l’asia per colpa dei mercati, i cosiddetti “wet markets”, mercati bagnati dove gli animali vengono macellati vivi, mentre i liquidi biologici si mischiano e vengono “lavati” via con l’acqua. Nel caso del Coronavirus una delle ipotesi più accreditate è che l’origine siano i pipistrelli, ma che la trasmissione all’uomo dipenda dai serpenti.

E mentre nelle principali città cinesi per evitare il contagio collettivo vengono smantellati i festeggiamenti per il tradizionale Capodanno, in Italia il Ministero della Salute e il Centro nazionale sangue hanno già diffuso il comunicato con le misure preventive anti epidemia.

Ecco il comunicato, pubblicato sul portale DonaIlsangue:

“Sono attive le misure speciali di prevenzione per scongiurare la diffusione trasfusionale del nuovo Coronavirus individuato nella provincia di Hubei, in Cina, e responsabile di una serie di casi di polmonite. La Circolare inviata dal Centro Nazionale Sangue a tutte le strutture di raccolta locali e alle associazioni di donatori arriva a seguito della segnalazione, il cosiddetto Rapid Risk Assessment, dell’ECDC, lo European Centre Disease and Control, delle informazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che sta monitorando sul campo la situazione, e delle indicazioni della Direzione Generale per la salute e la qualità del Cibo – DG Santé della Commissione Europea.  

Le raccomandazioni in questione arrivano anche se ad oggi non sono state documentate trasmissioni del virus denominato 2019-nCoV mediante la trasfusione di emocomponenti labili e il rischio di trasmissione trasfusionale non sia attualmente noto. Si tratta di semplici misure di sicurezza messe in atto ogni volta che il focolaio di una malattia potenzialmente pericolosa viene individuato.

Ma quali sono le misure attivate in Italia?

  1. Sospensione dalla donazione di 21 giorni dal rientro per tutti i donatori che abbiano soggiornato nell’area interessata
  2. Sospensione di 28 giorni dalla donazione a partire dalla risoluzione dei sintomi o dalla fine dell’eventuale terapia in caso di anamnesi positiva, ovvero in caso si riscontri una sintomatologia compatibile con quella del virus.

Insomma: il dono del sangue e l’attività trasfusionale purtroppo sono sempre interessate ai queste notizie, ed ecco perché è molto importante che le istituzioni, e in particolar modo il corpo medico, possa entrare in possesso di tutte le informazioni su sintomi compatibili con quelli del Coronavirus, grazie all’aiuto dei donatori di sangue, tenuti dunque a informare il medico responsabile del processo di donazione su tutti i propri viaggi. Solo così è possibile evitare la diffusione dei virus, in un mondo in cui l’enorme massa di spostamenti quotidiani è tale da creare spirali assolutamente imprevedibili e incontrollabili.