Sul plasma iperimmune basiamoci su fatti, mettendo da parte polemiche e personalismi

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Il tema del plasma iperimmune è diventato negli ultimi giorni un fatto mediatico, e probabilmente non poteva che essere così. In piena epidemia, i buoni risultati ottenuti dai medici e ricercatori nelle prime fasi sperimentali hanno lasciato le corsie degli ospedali di Pavia e Mantova per diventare oggetto di dibattito pubblico, di battage mediatico, di polemica sterile e personalistica, così come da cattivissime abitudini ormai generalizzate nei meccanismi dell’infoteinement, che generano confusione, disinformazione, e la solita, ormai insopportabile polarizzazione delle posizioni  – tifoserie irrazionalmente pro o contro qualsiasi cosa – con il terzo polo minoritario, quello complottista, a cercare nemici.

Troppo frastuono: quello che conta è che la terapia abbia del potenziale notevole, e che una squadra formata da medici e ricercatori seri coadiuvati da istituzioni preposte come il Centro nazionale sangue e da aziende da comprovato know-how come Kedrion Biopharma – oltre che sostenuta dalle associazioni di donatori di sangue – stia ottenendo dei risultati molto importanti che saranno presto sintetizzato in un documento ufficiale.

E allora perché le polemiche, i duelli rusticani, i salti in avanti atti a sminuire ciò che è stato fatto? Non sarebbe meglio attendere con cauto ottimismo i risultati più definitivi delle sperimentazioni? Non sarebbe meglio manifestare, pur con le dovute cautele, la contentezza per i molti fatti positivi che vengono comunicati?

Di fatti reali, concreti, realmente accaduti, ne esistono molti: la guarigione dell’oculista mantovano Giuseppe Sciuto, di sessantaquattro anni; la guarigione di Pamela Vincenti, donna incinta anche lei mantovana di ventotto anni; e negli ultimi giorno le dichiarazioni di Perotti che ha sottolineato gli effetti altamente positivi registrati sui pazienti già nelle prime 24-48 ore di applicazione.

Materiali sufficienti per un approccio serio, ottimista e costruttivo. Se i risultati positivi dovessero essere confermati, e se il plasma si confermasse dunque una concreta possibilità di cura sui pazienti ospedalizzati prima, e sulla creazione di farmaci a base di immunoglobuline poi, sarebbe un bene per tutti, un vantaggio per la comunità.

E allora perché scadere nei particolarismi, nel narcisismo mediatico, nella polemica infantile? Perché sminuire il lavoro serio dei propri colleghi sul web o in televisione, da Fazio, come ha fatto Burioni? Perché mostrare una posizione deliberatamente ostile alla terapia da plasma esprimendo molte inesattezze come ha fatto Walter Ricciardi sin dai primi giorni dell’epidemia e in ultima istanza proprio lunedì 4 maggio?

Importa davvero chi sarà il portavoce delle prime notizie liberatorie e positive su una terapia efficace e sicura, come ha lasciato intendere il professor De Donno nella sua risposta a Burioni?

La sospensione, il restare in sospeso, non è una condizione semplice per la psiche umana. Siamo portati a voler anticipare il futuro e a pretendere certezze prima di raccogliere prove. Da parte nostra, ci limitiamo a riportare i fatti con fiducia e restare in attesa dei risultati più avanzati. Felici per chi grazie al plasma iperimmune, ha già superato momenti difficili.

 

Due fatti rilevanti sull’attualità del Coronavirus: il ministero autorizza l’utilizzo del plasma dei pazienti già guariti, e le valutazioni di Gianpietro Briola sull’epidemia in un video verità su Youtube

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Il protocollo di studio degli ospedali lombardi capeggiati dall’Ospedale San Matteo di Pavia, ha dato i suoi frutti. Su DonatoriH24 leggiamo infatti che il Ministero della Salute ha dato la sua primissima autorizzazione all’utilizzo del plasma anti-covid19 ottenuto dai pazienti guariti, e dunque, presumibilmente, più carico di anticorpi.

L’autorizzazione è arrivata attraverso una circolare emessa venerdì 27 marzo dal titolo “Raccomandazioni per la gestione dei pazienti immunodepressi residenti nel nostro Paese in corso di emergenza da COVID-19”. Le raccomandazioni sono necessarie in quanto ancora non esiste una letteratura scientifica di lunga data su questa pratica, ma la circolare leggibile nella sua interezza a questo cliccando su questo link dice che:

“Nei pazienti con deficit dell’immunità umorale che sviluppino un quadro di Covid-19, si può prendere in considerazione la possibilità di procedere all’infusione di plasma di soggetti convalescenti che abbiano superato l’infezione da Covid-19. Il soggetto donatore dovrà compiutamente rispondere ai requisiti previsti dalla normativa vigente per la donazione di emocomponenti”.

Ci auguriamo con forza che il plasma dei pazienti già guariti risulti efficace, anche perché dalla testimonianza web, su Youtube, di Gianpietro Briola (da noi intervistato qualche giorno fa), in dialogo con Alessandro Lucchini sul canale “Palestra della scrittura”, in Lombardia la situazione degli ultimi giorni, sebbene in lieve miglioramento, è stata davvero difficile.

Consigliamo a tutti di vedere questo video, nel quale Briola, che non è soltanto Presidente di Avis Nazionale ma anche primario Pronto Soccorso ASST del Garda, racconta i momenti difficili vissuti in reparto, e fa il punto, con competenza e lucidità, sul presente e il futuro della pandemia da Coronavirus e della situazione sanitaria nazionale.

Plasma anti-covid: dopo l’infelice uscita di Ricciardi, è opportuno ascoltare Briola (Avis) e Liumbruno (Cns)

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Ieri su Buonsangue abbiamo riportato le dichiarazioni – per noi alquanto superficiali – che Walter Ricciardi membro dell’esecutivo dell’Oms e consulente del ministero della Salute, ha rilasciato a PresaDiretta a proposito della terapia anti – Covid 19 attualmente in studio negli ospedali lombardi, e basata sulle proprietà del plasma dei pazienti guariti e presumibilmente ricco di anticorpi: “I plasmaderivati sono qualcosa che poi in passato ha riservato delle brutte sorprese”, si è lasciato sfuggire Ricciardi, mettendo a rischio tanti anni di informazione sui grandi passi avanti negli ultimi decenni sul piano della sicurezza trasfusionale.

Con puntualità, ci è arrivata la precisazione di Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis, da noi intervistato sulla situazione del sistema sangue in piena emergenza Coronavirus solo pochi giorni fa, il 23 marzo. Ecco le parole di Briola. “Il plasma raccolto, così come il sangue e tutti gli emocomponenti, vengono sottoposti a rigidi controlli che rispettano i più elevati standard di qualità e sicurezza. Per questo, non ci sono rischi derivanti dalla loro somministrazione ai pazienti. Il prof. Ricciardi si riferisce ad un’epoca passata nella quale non vi erano test per le malattie trasmissibili e non vi erano tecnologie adeguata all’inattivazione virale del plasma.  Per quanto riguarda, invece, la possibilità di curare le persone affette da Coronavirus con il plasma di individui guariti, si tratta al momento di terapie sperimentali e bisogna, quindi, procedere con cautela prima di poter affermare con certezza la loro assoluta e comprovata validità. Diamo il tempo a ricercatori, clinici e scienziati di compiere gli studi necessari per arrivare ad una strategia e possibilità terapeutica certa”.

Sullo stesso tema, sempre Avis, peraltro, già il 19 febbraio aveva pubblicato un’intervista a Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, che spiega in modo chiaro e pertinente le ragioni per cui il protocollo di studi sul plasma avrà bisogno di essere testato.  Ecco il passaggio in questione: “Seppur già sperimentata nel 2016 per debellare Ebola, questa tecnica non deve però disorientare. Come ha spiegato il direttore del Centro nazionale sangue, Giancarlo Liumbruno, «si tratta di terapie empiriche che ogni tanto vengono riproposte non tanto a livello sperimentale, ma proprio perché non si sa bene in quale direzione muoversi». Quello su cui punta l’attenzione Liumbruno è l’impossibilità di considerare definitivo un intervento simile: «Le limitazioni sono molte ed è anche piuttosto scarsa l’evidenza dei risultati. È vero che i pazienti guariti, in questo caso da Coronavirus, hanno sviluppato anticorpi specifici, ma è altrettanto vero che il loro plasma potrebbe riportare valori non proprio ottimali per una somministrazione, motivo per cui non si può considerare come una terapia efficace per qualsiasi tipo di infezione».

Un peso specifico diverso, con concetti che non rimandano a ragioni irrealistiche o a periodi culturalmente superati, ma indicano criticità concrete di valore medico-scientifico. In pieno rispetto del pubblico e della verità.

Associazioni, professionisti, personaggi noti: la collaborazione tra attori sociali per tenere il riflettore sul bisogno di donare continua

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Lo ha spiegato molto bene il presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola nella lunga e approfondita intervista che abbiamo pubblicato lunedì 23 marzo: gli appelli dei giorni scorsi sono stati molto utili, tanto che una sezione di Avis molto attiva in Lombardia, Avis Cernusco, dopo aver procurato molte sacche di sangue è passata a una nuova fase, una raccolta fondi per donare due postazioni di terapia intensiva all’ospedale cittadino. Tutti gli appelli sono stati utili. Quelli provenienti dalle istituzioni, dalle associazioni, ma anche e soprattutto quelli dei volti noti dello spettacolo, che nel mondo di oggi funzionano come moltiplicatore e impiegano meno tempo degli altri a raggiungere la sensibilità degli spettatori.

Nelle ultime ore, proprio per affinché il flusso di donatori delle prossime settimane non sia ancora una volta troppo ondivago, ecco gli ultimi appelli video per il dono del sangue, dal noto cantante Mario Venuti, da una rappresentante Fratres, e dal direttore del centro trasfusionale di via Monte Grappa a Sassari, il dottor Pietro Manca, tanto più necessari anche alla luce della nuova circolare del ministero che ribadisce come il dono del sangue debba essere considerato a tutti gli effetti “attività sanitaria essenziale necessaria a garantire l’attività assistenziale di pazienti che necessitano di trasfusioni”, permettendo ai donatori di muoversi per donare su tutto il territorio nazionale  verso le unità di raccolta.

Ecco Mario Venuti, che incita al dono e spiega come fare per “donare vita”:

Sotto, invece, i primi due video sul dono della Youtuber LaScalzi, con riferimento all’hashtag #iostoattentomadono usato dalle associazioni come Fratres nazionale. Un video realizzato al fine di sottolineare l’importanza del dono sicuro:

Ed ecco invece il video della youtuber dedicato all’esigenza del dono programmato:

Infine il dottor Manca di Sassari, anche lui impegnato a tranquillizzare su come si può e si deve donare in assoluta sicurezza:

Intervista a Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale: “Nei prossimi mesi donare plasma sarà sempre più importante”

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Il mondo dei donatori italiani ha vissuto momenti difficili nei giorni scorsi, ma come spesso accade e come abbiamo documentato con puntualità in questi anni, nei momenti di responsabilità emerge un sostrato di consapevolezza e senso del dovere che fa parte della nostra comunità, grazie soprattutto al lavoro delle associazioni di donatori che facendo leva su più di 2 milioni di partecipanti periodici è riuscito a sedimentarsi nel tempo e a creare una base forte per arrivare all’autosufficienza (almeno per quanto riguarda il sangue intero). Per sapere da vicino, cosa è successo in questi giorni complessi nel sistema trasfusionale, abbiamo intervistato Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale e medico impegnato in una delle zone più calde del contagio, quella di Brescia. Ecco le sue parole.

  1. Dottor Briola, dopo i primi focolai in Cina, quando è stato possibile per voi Associazioni di donatori prepararvi all’arrivo dell’epidemia? Dal sistema sanitario nazionale o dal Centro nazionale sangue sono arrivati dei preavvisi per organizzare una reazione operativa?

A gennaio il Centro Nazionale Sangue aveva attivato le prime disposizioni di sicurezza per i donatori rientrati dalla Cina (era prevista una sospensione di 21 giorni dal rientro). A questo link la circolare completa in cui, il CNS invitava i responsabili dei CRS e le associazioni a sensibilizzare i donatori a informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da 2019-nCoV oppure in caso di diagnosi d’infezione da 2019-nCoV nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information). Inoltre, per seguire attentamente gli sviluppi dell’epidemia in Cina, nel mese di febbraio, pochi giorni prima dei primi casi nel Lodigiano, sul sito avis.it avevamo pubblicato un’intervista al dott. Liumbruno per approfondire il tema della terapia a base di “plasma di convalescenza”, ottenuto appunto da coloro che sono riusciti a guarire dal virus. A partire, poi, dal 20 di febbraio si sono susseguite numerose circolari del CNS che hanno informato tutti gli attori del sistema sangue in modo puntuale e dettagliato. Sono aggiornamenti costanti che ci stanno consentendo di operare con regolarità e continuità, garantendo la tutela della sicurezza di tutto il sistema e, in primis, dei donatori.

  1. In una fase critica dell’epidemia come quella in cui ci troviamo la comunicazione è importante, quali sono state le priorità di Avis in tal senso? Come avete operato?

L’obiettivo principale è stato quello di sensibilizzare i donatori e invitarli a donare, facendo capire che questo gesto di solidarietà è importante ora più che mai. Attraverso una serie di appelli, abbiamo ricordato che ogni giorno 1.800 pazienti ricevono trasfusioni di sangue e abbiamo posto l’accento sulla necessità di donare in modo periodico nel corso dell’anno. Sebbene molti interventi chirurgici siano stati sospesi e rimandati, infatti, è importante garantire la disponibilità costante di sangue ed emoderivati anche per le prossime settimane. Abbiamo, inoltre, predisposto una campagna di comunicazione dal titolo #Escosoloperdonare che punta a spiegare in modo semplice e preciso come avviene la selezione del donatore in un periodo così delicato come quello attuale. Abbiamo lanciato una pagina del nostro sito (www.avis.it/coronavirus) che comprende informazioni utili e un video che, in meno di un minuto, fornisce utili istruzioni su come poter prenotare la propria donazione. A questi strumenti si aggiungono uno spot radio e una serie di scatti fotografici.

  1. Gli appelli degli ultimi giorni delle associazioni, delle auorità e dei personaggi noti e meno noti, hanno ottenuto l’effetto sperato?

Assolutamente sì. Abbiamo ottenuto il supporto di personaggi dello spettacolo, che in modo del tutto spontaneo hanno diffuso sui social degli appelli al dono. I primi sono stati la conduttrice e cantante Lodovica Comello, la presentatrice Victoria Cabello e l’attore Gabriele Corsi. Ricordiamo anche Carlo Verdone, l’attore Angelo Russo (noto soprattutto per il suo ruolo dell’agente Catarella nella fiction Montalbano), Gerry Scotti, Claudio Baglioni, Umberto Smaila, Alessandro Besentini, del duo comico Ale & Franz, il Mago Forest. Il supporto di questi volti noti è stato fondamentale perché ci ha permesso di raggiungere milioni di italiani. La risposta non è mancata: a partire da venerdì scorso abbiamo ricevuto – a livello nazionale e locale – migliaia tra telefonate, mail, messaggi sui social, richieste di informazioni e prenotazioni. Si tratta di un’ennesima dimostrazione della solidarietà e della sensibilità degli italiani che, adesso come in altri momenti difficili del nostro Paese, hanno saputo rimboccarsi le maniche e offrire il proprio contributo. Come ha comunicato il Centro Nazionale Sangue, ciò ha permesso non solo di ricostituire le scorte, ma anche di assicurare la compensazione interregionale per le aree più in difficoltà.

  1. Supponiamo che avesse davanti a lei un potenziale donatore. Cosa gli direbbe per spiegargli come e quando donare, e che donare è assolutamente sicuro?

Come spieghiamo nel video della campagna #escosoloperdonare, bisogna contattare telefonicamente la propria AVIS per fissare un appuntamento.

La prenotazione è molto importante perché consente, da un lato, di garantire a tutto il sistema sanitario un afflusso costante di unità di sangue ed emoderivati. Dall’altro, è un accorgimento essenziale per regolare gli accessi al centro di raccolta, limitando il più possibile i contatti con le altre persone. Ricordiamo che il donatore viene convocato solo se supera un triage telefonico nel quale gli poniamo delle domande sul suo stato di salute e su eventuali contatti avuti con persone risultate positive al test del Coronavirus. La donazione di sangue rientra tra le situazioni per cui è consentito uscire di casa e, per questo, stiamo invitando le nostre sedi a inviare a tutti i donatori una mail con la conferma della prenotazione da mostrare in caso di controllo da parte delle autorità assieme al modulo di autocertificazione.

  1. Cosa deve fare il donatore per donare in sicurezza?

Una volta arrivato al centro di raccolta, il donatore dovrà compilare il consueto questionario e sarà sottoposto a una visita medica. Se ritenuto idoneo, sarà fatto accomodare su una poltrona dove potrà donare in tutta tranquillità. Al termine della donazione, gli sarà consegnato un certificato di avvenuta donazione che potrà mostrare in caso di controllo nel tragitto verso casa.  Infine, lasciatemi ribadire una cosa: la solidarietà degli italiani è stata immensa e sono grato a chi ha risposto ai nostri appelli e a chi già compie periodicamente questo grande gesto. Un ringraziamento particolare, inoltre, vorrei rivolgerlo anche ai nostri volontari e a tutto il personale sanitario dei centri di raccolta che, in questo momento così difficile per tutto il Paese, stanno dando un apporto insostituibile e stanno dimostrando un immenso senso di responsabilità. Ora, l’importante è dare il proprio contributo in modo programmato e periodico anche nelle prossime settimane. Non facciamo mancare il nostro aiuto!

  1. La Lombardia, centro nevralgico di Avis per i numeri sulla raccolta e terra d’origine dell’Associazione è tra i territori più colpiti. Come stanno reagendo i donatori lombardi?

La situazione è sufficientemente tranquilla, avendo verificato che non vi sono connessioni tra virus e dono del sangue, si può tornare alla tranquillità. Vi era stato uno stop in zona rossa, ma anche lì stanno riprendendo con tutte le accortezze che stiamo suggerendo. Si può donare andando uno alla volta, senza accavallarsi, rispettando le file, ed evitando il dono in caso di sintomi febbrili, o se si è rientrati da poco dalla Cina. Dal punto di visa numerico non abbiamo risentito dell’emergenza nella maniera più assoluta, e addirittura arrivano molte sollecitazioni dal lodigiano per tornare a donare anche più di prima. La donazione mostra così anche la sua importanza sociale, poiché diventa un segnale di rivitalizzazione.

  1. Pensiamo alle reazioni medio e lungo periodo. Supponendo che tra qualche settimana la vita possa lentamente tornare alla normalità, tornerà normale da subito anche il flusso della raccolta sangue?

Sulla media durata lo scenario è imprevedibile, per tornare alla normalità bisognerà aspettare almeno fino a giugno. Per quanto riguarda la raccolta sangue nazionale non credo ci saranno contraccolpi, In queste ore abbiamo avuto nel sistema Sistra addirittura 5000 sacche di sangue e non era mai successo. Nei prossimi mesi l’importante sarà che i donatori possano rimanere sollecitati. Noi faremo altre campagne, poi naturalmente bisognerà monitorare gli ospedali che attualmente sono attivi soprattutto per l’emergenza Coronavirus. I donatori quindi, al ritorno della normalità dovranno mantenere viva questa forte volontà di donare. Non bisogna donare solo sangue intero ma soprattutto plasma, allo scopo di garantire i farmaci plasmaderivati. Uno scenario plausibile è che bisognerà porsi il problema delle chiusure possibili del mercato del plasma dagli Stati Uniti. Noi siamo dipendenti dagli Stati Uniti per quanto riguarda le immunoglobuline e quindi solo donando sempre più plasma sarà possibile produrre i farmaci plasmaderivati che servono a curare diverse tipologie di pazienti.

 

 

Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, spiega il momento del sistema trasfusionale a Uno Mattina

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L’andamento degli ultimi giorni, in fatto di donazione di sangue, è stato molto altalenante, e per fortuna dopo un momento iniziale di grandi timori che aveva generato lo svuotamento dei centri trasfusionali, gli appelli del fine settimana a cura di figure istituzionali, dirigenti associativi, e nei casi che abbiamo documentato di personaggi noti come registi, cantanti e calciatori, hanno ribaltato la situazione, e consentito la raccolta di moltissime sacche in tutto il territorio nazionale.

Il messaggio sull’importanza del dono costante, dunque, sembra essere ormai ben sedimentato nella sensibilità dei donatori e dei cittadini italiani. Ma proprio in questa fase di passaggio, in cui il picco dei contagi da Coronavirus deve ancora arrivare e il morale della comunità è molto soggetto alle informazioni che arrivano dalla Protezione Civile, è davvero importante poter disporre di messaggi chiari e autorevoli direttamente dai dirigenti istituzionali.

Ecco perché ci è dunque sembrato molto opportuno, nonché interessante, il passaggio a Uno Mattina, il popolarissimo programma di Rai Uno, di Giancarlo Liumbruno, il direttore del Centro nazionale sangue, in compagnia del presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi.

Ecco qui il loro intervento:

Liumbruno ha spiegato i numeri importanti del sistema trasfusionale, che riguardano 1800 pazienti al giorno bisognosi di sangue, curati attraverso 58 mila donazioni medie a settimane. Il calo pre-appelli è stato di circa il 10%, un dato in grado di mettere a rischio l’autosufficienza nel breve periodo, ed è per questo che donare è importantissimo in ogni momento dell’anno.

Chiarissimo anche l’intervento di Scaccabarozzi, che ha ribadito invece quanto il plasma, così come abbiamo raccontato nel post dello scorso mercoledì, sia fondamentale per la cura di diverse tipologie di pazienti; spingendo tutti a non tralasciare – in un altro passaggio sicuramente da ricordare ­– il fatto che oltre al dramma del Coronavirus nel paese continuano ad esistere pazienti in difficoltà a causa di tantissime altre patologie, pazienti a cui bisogna assicurare la migliore assistenza sanitaria possibile.

Il plasma dei pazienti guariti come base per una terapia efficace contro il Coronavirus: un motivo ulteriore per mettere il plasma e le sue funzioni al centro del dibattito

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L’importanza estrema del plasma. Gira da diversi giorni sui giornali la notizia che una delle strade scientifiche più prolifiche sulla ricerca di una cura efficace per affrontare le polmoniti e i problemi respiratori gravi generati dal Coronavirus, sia la sperimentazione scientifica sul plasma, con il conseguente utilizzo di un siero plasmaderivato proveniente dai pazienti già guariti che hanno sconfitto il virus.

Nelle settimane di crisi cinese la possibilità era già stata attivata e presa in considerazione, e con l’arrivo della delegazione di medici cinesi in Italia a soccorso della task forze italiana è nato un protocollo che sarà sviluppato in Lombardia, affinché una cura a base di plasma sia utilizzabile quanto prima.

La ratio, è che nel plasma dei pazienti guariti dovrebbero agire un numero e una tipologia di anticorpi in grado di entrare in azione prontamente e limitare le infezioni virali nei casi più gravi: in questo modo, sfruttando il dono dei pazienti guariti verso i malati, si potrebbe davvero fare un grosso passo verso il contenimento dell’epidemia.

Per spingersi avanti servirà l’ok dell’Istituto Superiore di Sanità, ma già per SARS ed Ebola questa modalità di cure è stata utilizzata con successo, e anche in Cina, lo scorso 17 febbraio, si diffuse la notizia poi ripresa da Adnkronos di un paziente trattato con una terapia a base di plasma di pazienti guariti.

Su Buonsangue abbiamo raccontato spesso come il sangue sia la carta d’identità del nostro organismo, e di come la ricerca scientifica lo metta con grande frequenza al centro dei suoi processi. Poter usare il plasma ei guariti è solo un ulteriore motivo per riconoscere al plasma la sua importanza come materia biologica primaria nella produzione di farmaci salvavita, ma aldilà del trasporto emotivo cui ci costringono le circostanze sarà davvero importante cogliere questa occasione in cui la parola “plasma” entra in modo così prepotente nel dibattito pubblico quotidiano, per far sì, nei prossimi mesi, che il grande pubblico possa abituarsi alla plasmaferesi come pratica di dono alla pari con quella del sangue intero, assolutamente equiparabile in quanto a valore oggettivo per la comunità, se non addirittura più preziosa.

Già oggi il plasma è al centro di dibattiti internazionali perché la sua raccolta ha un valore economico potenzialmente enorme nei paesi come gli USA, ma noi italiano sappiamo che i valori condivisi del dono non possono che rispecchiarsi in quelli del nostro sistema trasfusionale, secondo cui il dono è anonimo, gratuito, volontario, associato e organizzato: l’esperienza drammatica che stiamo vivendo in questi giorni, con il Sistema Sanitario Nazionale impegnato a curare tutti i cittadini bisognosi, non  fa altro che rafforzare la certezza che l’accesso alle cure deve essere assicurata indistintamente a tutti i pazienti, attraverso una raccolta nazionale che esuli da ragioni economiche.

Nel fine settimana molti personaggi noti hanno spinto gli italiani a donare sangue: buona la reazione ma non bisogna fermarsi: #escosoloperdonare è la regola

Coronavirus: De Rossi e Felberbaum donano sangue a Roma

Lo scorso venerdì abbiamo parlato di #escosoloperdonare, la campagna di Avis sui social per sensibilizzare tutti noi alla sempre più stringente necessità di donare sangue n un momento molto difficile della storia repubblicana, tanto che anche il capo della Protezione Civile Borrelli ha raccomandato a tutti gli italiani di donare senza timori.

Le notizie di ospedali privi di sacche e bisognosi di donatori si susseguono infatti di ora in ora, e le ultimissime sono arrivate dalla Campania, dalla Puglia che ha a disposizione migliaia di sacche in meno, dalla Liguria dove le scorte scarseggiano,  e com’è noto dallo Spallanzani di Roma.

La risposta degli italiani è stata buona, come ha raccontato anche Ansa, ma naturalmente alle risposte emotive e immediate devono sempre corrispondere reazioni razionali sul medio e lungo periodo, perché la donazione è un gesto che dovrebbe entrare nelle abitudini di ciascuno di noi in ogni momento dell’anno e in ogni situazione.

Moltissimi, comunque, nel weekend gli appelli di personaggi noti che hanno dato il buon esempio e illustrato il valore della buona pratica ai cittadini, sortendo effetti molto positivi. Siamo lieti di diffonderli, affinché l’onda positiva continui.

Ecco l’appello di Pellegrini, calciatore della Roma:

Quello di Claudio Baglioni:

Quello di Daniele De Rossi, campione del mondo con la nazionale del 2006:

E infine quello di Carlo Verdone, regista e attore tra i più amati del paese.

Per le prossime settimane, dunque, facciamo come loro e prenotiamo la nostra donazione.

#escosoloperdonare, la campagna Avis nazionale per stimolare il dono in tempo di Coronavirus, coinvolge testimonial di eccezione

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C’è bisogno di appelli in favore del dono del sangue da tutti i fronti in questo momento, e Avis Nazionale ha iniziato un gran bel lavoro sui social, proprio per andare a stimolare le fasce di popolazione più giovani. Nel nostro tempo, come dimostra la recente raccolta fondi di grande successo lanciata da Fedez e Chiara Ferragni in favore dell’Ospedale San Raffaele di Milano, l’apporto dei volti conosciuti della televisione o dello spettacolo per convogliare messaggi di solidarietà e utili per la comunità, ha sempre una presa importante, un grande appeal, un’efficace potenza di engagement.

Ecco perché salutiamo con favore, e riproponiamo, i video che per Avis ha prodotto Vittoria Cabello, presentatrice e già giornalista del popolare programma Tv Le Iene, all’interno della campagna social #escosoloperdonare ideata dalla più grande associazione di donatori italiana. Ecco le sue belle parole:

Anche Lodovica Comello, showgirl e cantante molto nota tra i giovanissimi, ha offerto il suo prezioso contributo con un video ad hoc per #escosoloperdonare

#escosoloperdonare è la regola, e chiunque è nelle condizioni di salute per poter offrire il proprio contributo, è bene che cerchi il centro trasfusionale più vicino su GeoBlood, si prenoti subito, e segua tutte le regole per donare in tutta sicurezza.

Coronavirus, ecco le nuove misure per i donatori contenute nella circolare del 9 marzo: collaborazione e impegno per garantire le donazioni in tutta sicurezza

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In queste ore di transizione altro non si può fare che seguire i continui aggiornamenti che arrivano dalle autorità centrali. E se sul piano dei comportamenti da seguire come comunità nella vita civica bisogna attenersi alle indicazioni del governo e restare in casa, per quanto riguarda il dono e le operazioni necessarie affinché il sistema trasfusionale nazionale possa garantire le scorta di sangue e di emoderivati a chi ne ha bisogno è importantissimo seguire le indicazioni provenienti dal Centro nazionale sangue (in collaborazione con il Ministero della Salute), e dalle associazioni di donatori.

Per quel che riguarda le misure ufficiali che è necessario tenere in considerazione per i donatori, dopo l’aggiornamento dei giorni passati, ecco le ultimissime misure, necessarie affinché le operazioni di dono, che ribadiamo, sono necessarie e da portare avanti con la solita perseveranza e con la giusta attenzione per le esigenze di tutti, si svolgano come sempre in totale sicurezza e serenità. Ecco dunque i principali passaggi del comunicato ufficiale del 9 marzo 2020:

Le nuove disposizioni, che hanno una natura solo precauzionale, non essendoci casi documentati di trasmissione trasfusionale del virus, tengono anche conto dei provvedimenti, presi a livello nazionale, finalizzati all’individuazione dei soggetti a rischio e che applicano ai medesimi urgenti misure di contenimento.

Non si fermano le attività di raccolta in tutto il territorio nazionale e si ritengono consentiti gli spostamenti del personale addetto alla raccolta e dei donatori che si recano presso le sedi di raccolta pubbliche e associative, dal momento che la donazione del sangue è da considerarsi inclusa tra le “situazioni di necessità” di cui al DPCM del 08.03.2020, come da nota della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Tenuto conto che le attività sanitarie di donazione e raccolta del sangue e degli emocomponenti sono livelli essenziali di assistenza (art. 5, legge 219/2005) che garantiscono la continuità del supporto trasfusionale a oltre 1.800 pazienti al giorno sul territorio nazionale, con la circolare del 09 marzo 2020, si raccomanda quanto segue:

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi importati attivando la sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per viaggi nella Repubblica Popolare Cinese;

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi con anamnesi positiva per contatti con soggetti con documentata infezione da SARS-CoV-2;

– rafforzare le misure di sorveglianza chiedendo al potenziale donatore, al momento della presentazione per la donazione, se abbia già ottemperato all’eventuale obbligo della misura di isolamento fiduciario domiciliare, ove prevista;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nella Repubblica Popolare Cinese;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dopo la possibile esposizione al rischio di contagio per contatto con soggetti con infezione documentata da SARS-CoV-2;

– applicare il criterio di sospensione temporanea di almeno 14 giorni dalla risoluzione dei sintomi o dall’interruzione dell’eventuale terapia per i donatori con anamnesi positiva per infezione da SARS-CoV-2 (infezione documentata oppure comparsa di sintomatologia compatibile con infezione da SARSCoV-2);

– sensibilizzare i donatori ad informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da SARS-CoV-2 oppure in caso di diagnosi d’infezione da SARS-CoV2 nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information);

invitare il personale operante presso i Servizi trasfusionali e le Unità di raccolta ad attenersi scrupolosamente a comportamenti finalizzati a prevenire la diffusione delle infezioni respiratorie, ivi compresa l’infezione da SARS-CoV-2.

Al fine di evitare l’aggregazione dei donatori nei locali di attesa e, di conseguenza, consentire il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale (almeno 1 metro), si raccomanda di:

ricorrere preferenzialmente alla chiamata-convocazione programmata dei donatori al fine di regolare il numero degli accessi; ai fini della prevenzione del fattore di rischio rappresentato dal contatto stretto con soggetto affetto da COVID-19;

– adottare misure di triage preliminare del donatore in occasione del contatto telefonico come da indicazioni di cui all’algoritmo condiviso con il CIVIS;

In nero, abbiamo sottolineato quelli che secondo noi sono i passaggi più importanti. Per quanto riguarda l’ultimo punto, ovvero l’algoritmo condiviso tra Cns e Civis, eccolo in figura 1.

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Fig. 1

Donare, lo ripetiamo ancora, è sempre importantissimo. Prenotatevi per farlo in assoluta assenza di rischio.