Settembre mese negativo per la raccolta plasma, la volata verso fine anno parte a rilento. Molte le regioni in calo rispetto al 2017, serve recuperare

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Un settembre non esaltante per ciò che riguarda la raccolta plasma, in base ai dati che puntualmente arrivano dal Centro nazionale sangue: rispetto al settembre 2017, infatti quest’anno si verifica un calo complessivo su scala nazionale del –9,4%.

Settembre non è un mese semplice, questo è certo, con il caldo che imperversa ancora e con una grossa quota di pubblico potenzialmente abile al dono ancora in vacanza. Ma il calo è di quelli che si fanno notare, sebbene il nostro augurio sia quella di una netta e forte ripresa quando arriveranno i dati di ottobre.

Se si guarda figura 1, quella con i dati in dettaglio settembre 2018 vs settembre 2017, sin dal primissimo colpo d’occhio si nota infatti la diminuzione generale, le tante frecce rosse rivolte verso il basso. Entrando nello specifico delle regioni, troviamo il Molise con un calo del -67,3%, la Puglia con l’abbassamento del -40,9%, e la Campania con un calo relativo del 30,9%. Sono queste le regioni che hanno fatto peggio in questa rilevazione settembrina.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2, invece, tabella numero tre, si può osservare il rapporto parziale della raccolta 2018 contro quella 2017.  Il periodo a confronto è quello che va da gennaio a settembre – quindi nove mesi – con il plasma raccolto misurato in chilogrammi. Ciò che emerge è un leggerissimo saldo negativo su scala nazionale con 615.643 kg raccolti nel 2018 contro i 621.669 kg ottenuti nel 2017. Un calo di 6026 kg che non deve certo allarmare e semmai stimolare, e che trova spiegazione nelle performance leggermente inferiori alle attese di regioni importanti come Veneto (da 70.525 kg a 68.163 kg), Campania (da 23.641 kg a 21.858 kg) e Toscana (da 53.721 Kg a 52.739 kg).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

L’importanza della raccolta plasma ai livelli richiesti dal Piano nazionale plasma 2016-2020 è ben nota a tutti gli stakeholder di sistema, come abbiamo potuto constatare a Piacenza, nel recente forum giovanile interamente dedicato al plasma organizzato da Avis, evento al quale hanno partecipato ospiti autorevoli.

Così come è ben chiaro che molti dei risultati futuri dipenderanno dalla capacità di analizzare gli scenari in divenire, di trovare soluzioni condivise secondo valori da trasmettere al pubblico con le più efficaci campagne e la giusta abilità comunicativa, a partire dall’imminente campagna Avis che sarà presentata il prossimo 6 novembre a Milano. Una campagna diretta a più di un milione e trecentomila soci e a tutti gli italiani potenzialmente donatori che promette molto bene.

 

Il mondo del plasma spiegato ai giovani: a Piacenza, con Avis e ospiti autorevoli, si affrontano temi decisivi e si formano i dirigenti del futuro

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Due giorni di formazione, affinché i futuri dirigenti associativi di Avis siano pronti ad affrontare le sfide che verranno. E se si parla di sistema sangue, il plasma non può che essere centrale in qualsiasi approccio al dibattito, in ogni analisi, in ogni ricerca di visioni e strategie. Lo ricordiamo: il mercato dei plasmaderivati è sempre più ricco e le stime parlano di un valore che supererà i venti miliardi di dollari nel 2020, con tutto quello che potrà conseguirne in termini di aggressività politica e intraprendenza sui mercati dei grandi stakeholder di sistema.

In questo quadro, che dunque è destinato a complicarsi, dovranno destreggiarsi i tantissimi giovani arrivati da diverse parti d’Italia a Piacenza, nella sala congressi dell’hotel Best Western. Come farsi trovare pronti? Solo grazie alla formazione, all’analisi dei dati a disposizione, al dialogo con esponenti autorevoli oggi ai vertici in grado di descrivere gli scenari presenti e anticipare quelli futuri.

I plasmaderivati e la loro funzione irrinunciabile

Perché è importantissimo, per esempio, aumentare la raccolta di plasma?

Il direttore del Centro regionale sangue Emilia Romagna Wanda Randi, ha spiegato le molteplici motivazioni per cui una crescita in linea con le aspettative del Centro nazionale sangue, è più che auspicabile. Raccolta, consolidamento del modello italiano basato sulla lavorazione conto terzi del plasma che rimane una risorsa pubblica, attenzione estrema alle esigenze dei malati, che dal plasma pubblico devono poter contare sulle massime rese possibili in termini di tutti i farmaci salvavita che dal plasma possono essere estratti. “Il paziente – ha specificato la Randi – deve avere la certezza che nel momento in cui viene trasfuso riceve un prodotto biologico efficace. Il plasma serve tantissimo per l’emostasi, in caso di emorragia avviene una vasocostrizione e si firma un tappo piastrinico. Poi arriva il coagulo e si forma il tappo rosso. Ecco l’importanza dei fattori della coagulazione. Così è anche per l’albumina, fondamentale per il sangue e il benessere, e per le immunoglobuline, poiché esistono casi di bambini che nascono privi di difese verso le infezioni esterne e per tutta la vita dipendono dall’infusione di immunoglobuline”.

I plasmaderivati realizzati grazie al plasma dei donatori, sicuri e riconsegnati alle regioni a un prezzo di lavorazione, sono dunque un bene importantissimo. “È importante mandare più plasma alle industrie per produrre più farmaci ed evitare di ricorrere al mercato – ha continuato la direttrice del Crs Emilia Romagna ­– per le immunoglobuline vale lo stesso discorso. C’è grande richiesta a livello mondiale e la sua richiesta aumenterà. Con gli obiettivi del Cns si va verso l’autosufficienza. Anche in Emilia Romagna i farmaci che provengono dal nostro dono anonimo e gratuito avranno il pittogramma di qualità. Le aziende all’estero talvolta promuovono la donazione a pagamento sfruttando i donatori con trattamenti invasivi. In Italia non dovrà mai succedere. Dobbiamo abituarci a guardare lontano e a difendere il nostro modello che si basa sulla gratuità del dono. Ora arrivano i ricombinanti nei paesi ricchi creati dalle industrie ma nei paesi poveri costano troppo e i bambini hanno diritto di vivere ovunque, in ogni parte del mondo. La sicurezza poi è importante, ci ricordiamo bene noi addetti ai lavori i patimenti degli emofilici per gli scarsi controlli negli anni ottanta. Qualità e sicurezza sono elementi fondamentali che sono alla base della legge 219, una delle leggi migliori del mondo perché comprende il volontariato”.

Una solidarietà senza confini

Un aumento della raccolta plasma permette inoltre di ottenere molti benefici utili per la comunità, benefici come il risparmio pubblico e l’impegno solidale. “Col dono si contribuisce a un risparmio elevatissimo – ha ricordato la Randi – perché altrimenti bisogna ricorrere al mercato. Nel piano sangue plasma di quest’anno abbiamo voluto dare risalto alla collaborazione con i progetti internazionali. Afghanistan, Palestina, India. Moltissimi bambini possono essere curati con il dono dei nostri donatori. Prodotti dati gratuitamente. Non è scontato, molte regioni non partecipano e non vogliono regalare nulla”.

Donare il plasma è importantissimo ma senza tralasciare il sangue intero

Ma è corretto pensare di smistare i donatori dal dono del sangue intero a quello del plasma? No di certo, non in questi termini, e anche su questo tema l’incontro di Piacenza è stato un bellissimo momento di arricchimento formativo e di dialogo su tutto ciò che si potrebbe migliorare sul piano delle dinamiche trasfusionali e di benessere per i donatori. Anche perché l’aumento delle quantità di plasma trasfuse per sessione e indicate dal decreto del 2 novembre 2015 (600 ml plasma al netto dell’anticoagulante e 450 ml di sangue intero) non è stata recepita in maniera univocamente positiva dai donatori stessi. Un problema, quest’ultimo, che è stato ben espresso da Davide Carini, dell’Unita di raccolta di Avis Provinciale Piacenza, esemplare nel comunicare ai giovani avisini tutto ciò che bisogna sapere sulle dinamiche di ogni tipologia di donazione. “Speriamo che nelle prossime revisioni si possa essere più precisi sulle quantità, perché il peso dell’anticoagulante non è certo. Ma va ricordato che sebbene un’aferesi dura molto di più (50 minuti contro 10) si può donare più plasma perché si recupera abbastanza agevolmente rispetto a una donazione di sangue intero”. Come potrà e dovrà strutturarsi la proposta futura ai donatori dunque? “Non tutti possiamo diventare donatori di plasma – ha specificato Carini – i gruppi sanguigni Rh negativi più rari è meglio, per esempio, destinarli alla donazione di sangue intero, e stesso discorso vale per i donatori di gruppo 0, che è il più diffuso sul territorio e quindi è molto importante per la disponibilità di globuli rossi. Per come si sta configura il quadro generale, entro pochi anni non è da escludere che si possa pensare a un’alternanza, indirizzando i donatori verso le due donazioni (sangue intero e plasmaferesi, n.d.r.). Altro fattore importante per accedere alla plasmaferesi è il buon accesso venoso: chi ha vene problematiche non può fare la donazione di plasma”.

I miti da sfatare sulla plasmaferesi

Di certo, il punto su cui i rappresentati associativi potranno incidere, è fare informazione corretta sulla plasmaferesi. Dall’esperienza sul campo e dal dibattito sono infatti emerse numerose ragioni di resistenza verso la plasmaferesi che possono essere considerate miti da sfatare e paura infondate. È falso che la plasmaferesi sia una donazione di serie B, per esempio, poiché sono pazienti che hanno bisogno di emocomponenti precisi; è falsissimo che la plasmaferesi non sia igienica, poiché tutto ciò che si usa è attrezzatura sterile e monouso, ed è falsissimo che iniziando a donare plasma non si possa tornare a donare sangue intero, non c è nessun problema.

Più difficile da dirimere, invece, la questione dei punti di raccolta. In alcune zone del paese la plasmaferesi è una donazione possibile solo a un’ora di distanza, a cui andrebbero aggiunti gli altri tempi tecnici che comportano parentesi di circa quattro ore complessive, troppe per molti donatori. Come comportarsi? In questo caso, è necessario tirare in causa la bilancia costi benefici, non è sostenibile avere separatori cellulari ovunque, e a volte uno sforzo in più da parte dei donatori deve essere considerata una di quelle sfide esterne verso cui reagire senza chiusure mentali per farsi trovare pronti.

Il futuro infatti, con i suoi possibili cambiamenti, non è così lontano.

Cosa aspettarci dal domani

Oggi l’autosufficienza sul plasma si aggira tra il 50% e il 70%, e ogni scelta potrà avere un impatto forte per l’intero sistema sanitario italiano. E se come associazione Avis confessa di sentire forte il peso delle multinazionali più forti a livello mondiale, che più o meno implicitamente vogliono forzare il modello italiano basato sul plasma pubblico e il conto-lavoro, la strategia migliore appare sempre quella della collaborazione tra le tre gambe del sistema sangue e la stessa componente aziendale, almeno quando le aziende sono pronte a collaborare con il volontariato e a contribuire al modello in fieri facendosi portatrici di valori specifici condivisi dalla comunità. In quest’ottica, il dottor Francesco Da Prato dell’azienda italiana Kedrion, tra le aziende che sul nostro territorio operano nel settore della plasma-lavorazione, è intervenuto per spiegare ai giovani avisini qual è la filiera della produzione dei farmaci e come si conforma lo scenario mondiale sul piano industriale.

Un sabato ricco dunque, con una grossa mole di conoscenze fondamentali per chiunque voglia contribuire sul campo al divenire del sistema sangue. Conoscenze che poi andranno trasferite al pubblico attraverso la giusta forma di comunicazione, un tema centralissimo che i futuri dirigenti Avis hanno affrontato nella giornata di domenica 21 ottobre, grazie alla collaborazione di Maurizio Matrone, scrittore e storyteller, allo scopo di riuscire a fornire ai donatori un messaggio sempre più forte, diretto, preciso ed efficace. Caratteristiche che ci auguriamo di trovare nell’imminente campagna di Avis Nazionale sul dono del plasma che sta per arrivare:

Gialloplasma sta arrivando

 

La data di uscita è il 6 novembre, e naturalmente noi di Buonsangue siamo in grande attesa, perché il futuro, se si tratta di sangue, è sempre vicinissimo all’oggi.

Oggi 15 ottobre inizia la campagna di vaccinazione antinfluenzale per la stagione 2018/19. Una grande novità, vaccino gratuito per i donatori di sangue

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Fuori dalle polemiche sterili e di fazione che sono proprie del dibattito pubblico nazionale, ci avviciniamo ai mesi invernali, i più delicati per l’influenza. Noi di Buonsangue raccomandiamo di seguire in proposito le indicazioni dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS), che nel febbraio 2018 ha raccomandato la nuova composizione vaccinale per la stagione 2018/2019, elencando i virus da inserire:

http://www.who.int/influenza/vaccines/virus/recommendations/en/

Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi curare l’influenza è molto facile, non bisogna comunque sottovalutare il problema, specie quando si è avanti con l’età. Dal Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC) arrivano infatti dei dati abbastanza indicativi: secondo le stime, ogni anno, in Europa, si verificano dai 4 ai 50 milioni di casi sintomatici di influenza e il range dei decessi oscilla tra 15.000/70.000 cittadini ogni anno. Il 90% dei decessi, appunto, colpisce soggetti con più di 65 anni d’età, e in particolare quelli con condizioni cliniche croniche di base.

Serve attenzione dunque, e non superficialità.

Per quello che riguarda l’Italia, una relazione molto approfondita e utile a rispondere a qualsiasi domanda dei cittadini interessati risale a maggio scorso, ed è la circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019″, redatto dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, e consultabile interamente a questo link:

http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2018&codLeg=64381&parte=1%20&serie=null

Proprio oggi, 15 ottobre 2018, prende inoltre il via la campagna di vaccinazione antinfluenzale per la stagione 2018/19, e questa volta c’è una novità importante per tutti i donatori, annunciata da un tweet del Cento Nazionale sangue il 10 ottobre scorso: il vaccino gratuito.

Per la prima volta, dunque, quest’anno la vaccinazione stagionale è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente per tutti i donatori di sangue.

Una misura importante, che è da interpretare sia come riconoscimento per tutti i donatori che da anni assicurano l’autosufficienza, sia come una misura di sistema, utile a contenere i momenti di carenza invernale, spesso difficili da prevedere e controllare proprio a causa del diffondersi dei virus influenzali.

I motivi di questa decisione, i suoi effetti, sono stati ben sintetizzati da Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, e Gianpietro Briola, portavoce pro tempore del Civis (Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue), esaustivi nell’elencare tutti i benefici di una decisione attesa e opportuna.

“Le carenze all’inizio dell’anno non sono una novità – ha detto Liumbruno – Se da una parte serve una migliore e puntuale programmazione della chiamata dei donatori per effettuare le donazioni da parte delle associazioni e federazioni del volontariato del sangue, il problema dell’epidemia influenzale, che proprio a gennaio-febbraio raggiunge il suo picco, non può essere trascurato. Per questo offrire la vaccinazione anche ai donatori, come già avviene ad esempio in Emilia Romagna, potrebbe contribuire a mitigare il problema”.

Più concentrato sul messaggio e sui benefici per la collettività è invece Briola, secondo cui “Il vaccino offerto ai donatori permette di aumentare le coperture vaccinali e la consapevolezza dei cittadini sul tema della prevenzione e dall’altra metterebbe in sicurezza una risorsa come il sangue che è essenziale per l’erogazione dei LEA di medicina trasfusionale, come le terapie per i pazienti talassemici”.

Arriva il piano nazionale sangue 2018. Dall’analisi della stagione conclusa agli obiettivi del nuovo anno, ecco i passaggi principali

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Qual è la situazione del sistema sangue italiano nel medio periodo, ovvero valutando i dati dell’ultimo quinquennio e stilando gli obiettivi programmatici per il prossimo? Lo si può scoprire analizzando il Piano nazionale sangue 2018, pubblicato di recente in Gazzetta Ufficiale (qui è possibile consultare il documento completo).

Ma entriamo nel merito, cominciando dal presente. Arriva la conferma che per tutto il quinquennio 2013-2017, il Sistema trasfusionale italiano è riuscito a garantire l’autosufficienza nazionale “per tutti gli emocomponenti labili a uso clinico [globuli rossi (GR), piastrine, plasma]”, pur dovendo fronteggiare le sensibili variazioni periodiche dei livelli di produzione di GR tipiche nel periodo estivo, come si legge spesso su Buonsangue.

Altro dato costante di nuovo confermato, è la l’endemica carenza di globuli rossi nel Lazio e in Sardegna, due regioni storicamente problematiche con carenze supportate “dalle Regioni e Province autonome a media o elevata capacità di produzione aggiuntiva rispetto al proprio fabbisogno interno”.

Risulta decisiva, in questo senso, la capacità di mantenere attraverso gli scambi tra regioni. E se arrivano conferme su alcune tendenze e indicatori importanti sulla raccolta come  la stabilità delle percentuali di ripartizione fra maschi e femmine (60% M – 40% F per ciò che riguarda i donatori nuovi e 71% M – 29% F, per i periodici), nel 2018 i prodotti strategici per l’autosufficienza nazionale (definiti prodotti driving) saranno i globuli rossi, gli emocomponenti a maggiore utilizzo clinico utilizzati per la terapia di anemie acute e croniche, oltre naturalmente al plasma, destinato al frazionamento industriale per la produzione di medicinali plasmaderivati.

Globuli Rossi 2018 Vs 2017

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Fig. 1

In figura 1 sono rappresentati i dati programmatici di produzione e consumo del 2018 a confronto con la situazione del 2017.

Come si può vedere, nel 2018 sono programmati leggeri aumenti su scala nazionale sia in fatto di produzione (+1,25%) che di consumo (+1,37%), aumenti minimi che consentiranno tuttavia di mantenere la rotta, nonostante il trend del numero complessivo donatori sia ancora in leggero calo tra 2017 e 2016 (-0,45%) con 1.680.146 dell’ultima rilevazione rispetto ai 1.687.627 del 2016.

Le variazioni in crescita più rilevanti a livello di produzione ci si aspettano dal Lazio (+7,52%) e dalla Sicilia (+4,56%), mentre i cali arrivano da Emilia Romagna (-3,49%) e Valle d’Aosta (- 2,78%); preme tuttavia ricordare che anche la gestione dei consumi è un parametro importante per le pratiche di appropriatezza e di Patient Blood Management (PBM), ampiamente descritte nel documento.

Nel meccanismo di compensazione, si prevede già un fabbisogno di globuli rossi “in compensazione pianificata, a favore delle Regioni Sardegna, Lazio, Sicilia, Abruzzo, Campania e Toscana per un ammontare complessivo di circa 55.000 unità a fronte di una potenzialità complessiva di produzione aggiuntiva, nelle Regioni autosufficienti, di circa 70.000 unità”.

Raccolta plasma 2018 Vs 2017

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Fig. 2

In figura 2 troviamo invece il prospetto della produzione di plasma da inviare all’industria di frazionamento nel 2018, a confronto con i dati dell’anno precedente.

Per capire ancora meglio come procede la situazione nella stagione in corso è molto proficuo confrontare le attese segnate sopra nella colonna 2018, con i dati effettivi della raccolta plasma aggiornati al mese di agosto, dati che abbiamo recentemente riportato qui:

Raccolta plasma nel mese di agosto, ecco i dati. Un leggero calo da mettere in conto prima della fase finale

Di sicuro i mesi mancanti saranno importanti per raccogliere i quasi 300 mila kg che stando all’ultima rilevazione (551.556 kg) mancavano all’obiettivo preventivato di 847.927 kg.

Per riuscirci, il Programma nazionale 2018 si propone obiettivi intermedi molto precisi, sia sul piano quantitativo, che qualitativo.

Sul piano quantitativo bisognerà: 1) azzerare il numero delle unità di plasma eliminate per iperdatazione e ridurre quelle eliminate per cause tecniche ad almeno il 4% di quelle prodotte, e 2) aumentare il numero delle procedure di aferesi (mono- e multi-componente) per singolo separatore cellulare, al fine di conseguire l’obiettivo quinquennale di almeno 250 procedure all’anno e un numero medio minimo di procedure per Regione pari a 400. Due passaggi che conosciamo molto bene.

Sul piano qualitativo, invece, le indicazioni principali sono: 1) implementare modelli organizzativi che prevedano la concentrazione delle attività trasfusionali, anche con riferimento alle attività di raccolta del plasma in aferesi. 2) ampliare l’accesso alla donazione anche attraverso forme di collaborazione e sperimentazione gestionale con le Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue. 3) promuovere la donazione in aferesi per il tramite delle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue. 4) sviluppare specifici progetti di collaborazione con le Associazioni e Federazioni dei donatori volti alla fidelizzazione di nuovi donatori alla plasmaferesi.

Cosa attenderci?

In generale dal 2018 è giusto attendersi dal sistema sangue più aferesi, un forte incremento dell’efficienza nelle pratiche di Patient Blood Management, e come spesso diciamo anche noi su Buonsangue, una sempre crescente collaborazione tra le tre gambe del sistema trasfusionale (istituzioni, associazioni di donatori e professionisti).

Una campagna mediatica congiunta sull’importanza della donazione di sangue che coinvolga le tre gambe e i media principali, ci permettiamo di aggiungere, sarebbe molto importante per mettere il dono del sangue davvero al centro del dibattito. Perché se vero che lavorare sotto i riflettori comporta maggiori responsabilità, è innegabile che un messaggio sulla centralità del dono e dall’autosufficienza ematica è meritevole della più ampia cassa di risonanza.

Il West Nile Virus crea ancora timori, soprattutto a nord-est: il bilancio complessivo a ottobre

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Nonostante l’autunno sia ormai entrato nel vivo, l’allarme generalizzato per la diffusione del West Nile Virus è ancora molto alto, anche perché il freddo sterminatore delle zanzare tarda ad arrivare.

Così, in questo inizio di ottobre non sono pochi i casi che si registrano in tutto il nord Italia, talvolta presentati anche con un eccesso di allarmismo. Basta cercare infatti sulle testate di stampa locale per accedere a una rassegna stampa che tende a presentare un quadro grave e particolarmente allarmante. Ecco alcuni esempi:

https://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/morti-west-nile-1.4221771

https://www.modenatoday.it/cronaca/quarto-decesso-west-nile-modena-4-ottobre-2018.html

http://www.padovaoggi.it/politica/west-nile-virus-commissione-regionale-permanente-veneto-padova-03-ottobre-2018.html

http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2018/10/03/news/west-nile-nona-vittima-a-ferrara-febbre-alta-poi-la-micidiale-encefalite-1.17315816

Sacche di sangue infetto nel novarese: è il West Nile

Certo, la questione West Nile Virus non deve essere sottovalutata, e anzi è un bene che vi sia un alto livello di controllo e di “engagement” da parte delle istituzioni con la creazione di commissioni permanenti, ma non è assolutamente corretto far passare un messaggio catastrofista secondo cui dalla puntura delle zanzare alla malattia fulminante la strada vi è un percorso breve e senza ostacoli.

Qual è la realtà? Eccola nei numeri.
Se leggiamo il bilancio complessivo del 2018 aggiornato al 4 ottobre (in figura 1 i dati espressi in infografica per provincia), scopriamo che da giugno sono stati segnalati 514 casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) che hanno colpito l’uomo, di cui 211 si sono manifestati nella forma grave ovvero quello neuro-invasiva. Sul piano regionale 59 casi sono arrivati in Veneto, 97 in Emilia-Romagna, 16 in Lombardia, 30 in Piemonte, 3 in Sardegna, 5 in Friuli Venezia Giulia e 1 solo caso segnalato dal Molise che arriva dalla Grecia. 35, non pochi, sono invece i casi di decesso, così divisi per regione: 1 in Lombardia, 11 in Veneto, 19 in Emilia-Romagna, 2 in Piemonte, 2 in Friuli Venezia Giulia).
Sono 241 i casi di WNV manifestatosi come febbre, 66 in Emilia-Romagna, ben 157 in Veneto, 7 in Lombardia, 4 in Piemonte, 7 in Friuli Venezia Giulia).
Infine, si contano 62 casi di WNV identificati in donatore di sangue, ben 30 in Emilia-Romagna, 13 in Veneto, 7 in Piemonte, 9 in Lombardia, 2 in Friuli Venezia Giulia e 1 solo in Sardegna.

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In figura 2, si può invece constatare come su 210 casi (non è contemplato il caso molisano che arriva dalla Grecia), ben 114 casi, ovvero più del 50%, colpiscano persone con più di 75 anni di età, fascia in cui naturalmente sono concentrati anche quasi tutti i casi di mortalità.

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Fig.2.

Infine, in figura 3, ecco l’ultima tabella sinottica con le rilevazioni territoriali del Centro nazionale sangue aggiornate all’8 ottobre 2018. In infografica, sono elencate le zone in Italia e all’estero per le quali anche un breve soggiorno di una sola notte implica l’attivazione delle misura di sicurezza anti diffusione, ovvero lo screening preventivo per mezzo del test Nat (misura raccomandata dalle autorità sanitarie al fine di limitare l’incidenza del virus sulla raccolta sangue), o la sospensione temporanea del dono del sangue per 28 giorni.
Alle zone del nord Italia di solito più colpite si aggiungono la Sardegna intera, le terre del basso Lazio e la provincia di Matera. All’estero invece, le nuove rilevazioni più recenti arrivano dal Principato di Monaco (8 ottobre) e dallo Stato federato del Burgenland in Austria (1 ottobre).

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Fig.3

Grande attenzione dunque per tutti coloro i quali negli ultimi 28 giorni hanno soggiornato in queste zone, mentre chi ha in programma viaggi o spostamenti verso le destinazioni a rischio è molto meglio programmare una donazione di sangue prima di partire.

Raccolta plasma nel mese di agosto, ecco i dati. Un leggero calo da mettere in conto prima della fase finale

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Non era certamente il mese di agosto il periodo ideale per accrescere la raccolta di plasma nel Paese. Conosciamo bene le difficoltà intrinseche alla raccolta nei mesi estivi e in particolar modo nelle settimane in cui avviene il grande esodo delle ferie. Tuttavia, se il dato generale non può che risentire di queste valutazioni oggettive, non può essere accettato di buon grado il calo relativo, ovvero il meno 3,2% dell’agosto 2018 rispetto all’agosto 2017. Anche perché sul dato relativo luglio 2018 vs luglio 2017 si era registrata una crescita che lasciava ben sperare.

Ma entriamo nel dettaglio. Come si vede in figura 1, nel raffronto agosto 2018 vs agosto 2017, oltre al succitato meno 3,2% su base nazionale, vanno registrate le prestazioni positive di alcune regioni come la Calabria, che ha visto aumentare la propria raccolta relativa del 36,5%, come la Provincia autonoma di Trento, dove la raccolta è cresciuta del 24, 8%, e come il Lazio, dove si registra un vigoroso +23,5%. Situazione contraria in Sardegna, dove c’è stato un preoccupante calo del 49,5%, in Sicilia dove si registra un -27,4% e in Toscana, dove la raccolta è diminuita del 18,2%.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

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In figura 2, oltre alla traduzione in chilogrammi sui dati della raccolta di agosto 2018 vs agosto 2017 (tabella 2), è riportato il dato complessivo sul periodo gennaio-agosto 2018 vs gennaio-agosto 2017, sempre espresso in chilogrammi (tabella 3).

Possiamo così constatare come la raccolta complessiva del 2018 sia leggermente inferiore di quella 2017, con 551.556 kg a fronte dei 552.757 kg dell’anno precedente.

Un calo irrisorio che potrà essere colmato, e anzi migliorato, nei mesi che restano. Ragionando invece sulle realtà regionali, si fa apprezzare la crescita della Puglia (dai 27.963 kg ai 30.357 del 2018), del Lazio (dai 26.706 kg del 2017 ai 28.088 del 2018) e delle Marche (dai 21.980 kg lo scorso anno contro i 23.465 di quello in corso).

Meno positive, infine, le situazioni in Lombardia (leggero calo da 102.921 kg a 101.833 kg), in Toscana (da 48.202 kg nel 2017 ai 47.484 attuali) e soprattutto in Veneto (dai 63.270 kg della scorsa stagione ai 61.074 kg di questi primi 9 mesi).

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Fig.2

Ora non resta che attendere gli ultimi quattro mesi. Settembre, ottobre, novembre e dicembre dovranno garantire la crescita prevista dal Piano Nazionale Plasma 2016-2020.

 

 

 

West Nile Virus: aumentano i casi in molte zone d’Italia. Ecco come essere sempre informati

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Per l’arrivo del freddo e la naturale eliminazione delle zanzare ci vorrà ancora un bel po’, e così, intanto, i problemi legati alla diffusione del West Nile Virus tramite questo parassita non accennano a diminuire. Anzi, semmai aumentano. Soltanto nelle ultime 48 ore, segnalazioni a mezzo stampa arrivano da ogni parte del nord Italia e dalla Sardegna, ma anche dal Lazio.

Il Sussidiario.net riporta che il virus è ormai sbarcato in Sardegna, anche se Il bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità parla di “dimostrata circolazione del virus della Febbre del Nilo solo nell’animale vettore” e richiama l’attenzione sul caso di un anziano residente in Piemonte costretto al ricovero in ospedale e sul contagio di alcuni cavalli nel Lazio, a Cisterna di Latina.

Poiché il coinvolgimento della Sardegna è abbastanza recente, il portale Sardegna in Blog ha dedicato al tema un lungo approfondimento, spiegando sintomi, modalità di diffusione e casistica della malattia West Nile, dalla totale assenza di sintomi (l’80% dei casi), fino all’unico caso su mille in cui il contagio può essere letale.

L’Arena, quotidiano di Verona, dedica al caso uno speciale, e testimonia che finora i cittadini veneti colpiti dal virus sono addirittura 180. Sempre in Veneto, il Corriere delle Alpi sceglie un taglio molto allarmista che non condividiamo, spostando l’attenzione sui problemi legati alla donazione di sangue, inserendo nella notizia anche i casi di punture di zecche, mentre a Treviso, come riporta Treviso Today, il West Nile Virus è oggetto di una contesa politica, con il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni che ha parlato apertamente di “problema sottovaluto”, e ha chiesto le dimissioni dell’assessore alla Sanità della giunta Zaia Luca Coletto.

La Nuova Ferrara, in Emilia Romagna, si spinge invece oltre il crisma della territorialità e riporta la tabella dei casi in cui la malattia è degenerata nella sua forma più invasiva e fastidiosa, quella neuroinvasiva, forma che di solito colpisce gli anziani e che, a quanto pare, non risparmia nemmeno i giovani, con nove contagi nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 44 anni su un totale di 148.

Caso grave anche a Piacenza, come scrive il quotidiano Libertà, e sempre per restare in Emilia Romagna approfondimento anche da parte della Gazzetta di Modena, che parla di un notevole incremento di casi rispetto agli anni scorsi.

Per completare il novero dei territori al nord, anche dal Friuli Venezia Giulia arrivano segnalazioni: Il Piccolo avvisa di un caso di contagio nel Monfalconese, a Ronchi dei Legionari in provincia di Gorizia, un caso che per fortuna è stato già curato.

Infine la situazione nel Lazio, a Latina: a essere colpiti, in questo caso, sono alcuni cavalli (così come a Brescia), ma secondo la regione Lazio la situazione è sotto controllo.

E per quanto riguarda il sistema sangue? L’aumento dei casi di West Nile è sicuramente tra le cause, assieme al calo endemico dei mesi estivi, che hanno complicato la raccolta in questo mese di settembre, provocando carenze generalizzate in molte regioni italiane e in particolar modo in Toscana, Lazio, Campania e Basilicata.

Tuttavia non bisogna smettere di andare a donare: il Centro nazionale sangue pubblica a cadenze regolari gli aggiornamenti sulla situazione e la tabella sinottica dei luoghi in Italia e all’estero per le quali anche un breve soggiorno di una sola notte implica l’attivazione delle misura di sicurezza anti diffusione, ovvero lo screening preventivo per mezzo del testNat (misura raccomandata dalle autorità sanitarie proprio al fine di limitare il calo di donazioni estive), o la sospensione temporanea del dono del sangue per 28 giorni.

Ecco in figura 1 la tabella aggiornata a venerdì 14 settembre. Chi deve spostarsi da zone incontaminate a zone in Italia e all’estero in cui invece si sono registrati casi, è meglio che vada a donare prima di viaggiare. Solo attraverso la conoscenza e l’informazione, si possono limitare i danni.

Presentazione standard di PowerPoint (1)

Fig.1

È la settimana di Match It Now, cultura del dono su 180 piazze italiane. E poi le news su carenze, West Nile e iniziative speciali

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È trascorsa un’altra settimana verso la normalità. Settembre entra nel vivo con i suoi ritmi meno influenzati dal caldo e dal sole, ma i giorni sono complicati in virtù della carenza grave segnalata lo scorso venerdì dal Centro nazionale sangue, 800 sacche in Basilicata, Campania, Lazio e Toscana. Cos’è successo in proposito?

Dalla Basilicata arrivano buone notizie: l’emergenza sta completamente rientrando. A comunicarlo è l’Avis regionale attraverso La Gazzetta della Val d’Agri, che ringrazia i donatori e chiede alla regione che non vi siano più problemi di trasporto (sacche e personale) a causa dell’assenza di carburante nei mezzi preposti. Un richiesta più che legittima.

Purtroppo non evolve in modo altrettanto positivo la situazione in Toscana, dove l’emergenza prosegue ormai da diversi giorni. Il calo di donazioni estive ha sicuramente influito, e per ora la situazione è complicata per quasi tutti i gruppi. Emergenze per A-, 0+ e 0-, urgenza pe il B-, fragilità per A+, B+ E AB- e unica eccedenza per l’AB+.

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Fig.1

Eppure in questi giorni la risposta dei donatori non è mai mancata: a Fucecchio, per esempio, comune che fa parte della città metropolitana di Firenze, andrà in scena per tutto il week-end, a partire da oggi 14 settembre fino a domenica 16, la Festa del Donatore organizzata da Fratres, volta a sensibilizzare la comunità sulla cultura del dono attraverso manifestazioni ed eventi.

In Campania si prova a rintuzzare l’emergenza attraverso l’organizzazione di donazioni speciali: per esempio, in Irpinia, a Chiusano San Domenico (Avellino) è ancora la Fratres a mobilitare i propri affiliati, affinché vadano a donare durante l’intera mattinata del 16 settembre.

Per quanto riguarda il Lazio, dove le carenze sono abbastanza generalizzate, è sempre necessario donare. Sul sito della Regione, è possibile consultare un’esaustiva tabella che contiene tutte le informazioni sui luoghi dove farlo al link https://www.salutelazio.it/donare-il-sangue.

Anche nelle altre regioni tuttavia non mancano le iniziative: in Friuli a mobilitarsi, come ci racconta il quotidiano on-line Il Friuli, è l’apparato militare a darsi da fare, con una donazione speciale in caserma al 132° Reggimento carri a Cordenons, in provincia di Pordenone. Dal portale dei donatori di Udine invece apprendiamo che la situazione non è straordinaria neanche lassù a nord-est: carenze gravi per i gruppi A+, B+ e B-, ma scorte in calo anche per entrambi i poli del gruppo 0.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig.2

In Valle d’Aosta, a partire da sabato fino al 6 ottobre, inizia DonoDay 2018, una splendida iniziativa itinerante con feste, eventi speciali e tanta partecipazione; davvero un buon modo di comunicare l’importanza di donare sangue a gene di tutte le età. Dopo il successo dello scorso anno, si va dunque avanti. Su bobine.tv tutte le informazioni necessarie.

In Lombardia, invece, imperversa la minaccia West Nile Virus. Tra i cittadini e i donatori serpeggia un po’ di preoccupazione per l’eventualità di contrarre la malattia, ma da Avis Legnano arrivano le rassicurazioni. A Monza e in Brianza intanto, le sedi Avis locali cercano 2 volontari per il servizio civile nazionale. Su Monza Today tutte le informazioni in merito per gli interessati, su un tema di cui abbiamo parlato abbondantemente lo scorso 29 agosto:

Servizio civile in Avis: spazi per ben 408 volontari con riconoscimento di rimborso spese e crediti formativi universitari

Ma ciò che non bisogna assolutamente dimenticare è che questa è la settimana di Match It Now, ovvero la settimana nazionale per la donazione del midollo osseo e cellule staminali emopoietiche. In tutta Italia, in 180 piazze da nord a sud, come ci spiega il Quotidiano Sanità, “volontari, medici e personale sanitario saranno a disposizione dei cittadini per fornire tutte le informazioni e gli approfondimenti sulla donazione”. Una grande iniziativa sincronizzata che speriamo possa seminare, sedimentare e portare numerosi benefici.

In ultimo, anche per questa settimana, l’utilità social: come sempre, ricordiamo che per individuare tra le tantissime donazioni del week-end in tutta Italia quella più vicina a noi, Facebook è lo strumento migliore. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting, ma soprattutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi venerdì 14 settembre, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 3.

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Fig.3

Anche se ormai la maggior parte degli italiani ha già ripreso la normale routine del lavoro, c’è ancora qualche anticonformista che ama le partenze in ritardo, quelle che fanno risparmiare senza la folla dell’alta stagione. Per loro vige il solito comandamento: prima donare, poi partire, dopo aver consultato la mappa degli avvistamenti West Nile Virus. Ecco qui la più aggiornata, al 10 settembre.

Presentazione standard di PowerPoint

Fig.4

 

L’autosufficienza ematica: l’abbiamo sostenuta come priorità sistematica e ora scopriamo che è “un concetto da non prendere alla lettera”.

Donate touch screen (Click for more)

Sono ormai più di due anni che Buonsangue segue giorno dopo giorno l’attività del sistema sangue, provando a offrire ai suoi lettori un racconto completo, di ampio respiro, che sia capace di rendere al meglio l’importanza che la risorsa sangue riveste per l’intera comunità in una nazione grande e popolosa come l’Italia.

Abbiamo testimoniato l’impegno delle associazioni. Intervistato i protagonisti che lavorano ogni giorno per la comunità. Raccontato le storie dei donatori. Riportato gli aggiornamenti su tutte le notizie che riguardano carenze, emergenze e ricerca scientifica, e informato sull’attività istituzionale. E naturalmente, abbiamo seguito in tempo reale i convegni di respiro nazionale e internazionale in cui si discutono le politiche programmatiche di sistema, per il presente e per il futuro.

Cosa abbiamo imparato, come primo valore in questi due anni dagli addetti ai lavori?

Soprattutto una cosa: l’autosufficienza ematica è un obiettivo strategico fondamentale perché è l’unico modo di garantire a tutti i pazienti, nella gestione ordinaria o in caso di accadimenti straordinari, le scorte di materia biologica e farmaci per trasfusioni, operazioni chirurgiche e trattamento farmacologico per i pazienti che necessitano di farmaci salvavita. Proprio per questo, l’autosufficienza è segnalata come obiettivo primario nei documenti programmatici ufficiali, come per esempio il Piano nazionale plasma 2016-2020, o ancora come il Programma di autosufficienza 2017,  elaborato dal Cns assieme alle strutture Regionali di Coordinamento (SRC) e con le associazioni di donatori AVIS, FIDAS, FRATRES e Croce Rossa.

Il perché l’autosufficienza sia un valore inestimabile, lo ha spiegato in modo esauriente Paul Strengers direttore esecutivo dell’IPFA (International Plasma and Fractionation Association) associazione no-profit, lo scorso 15 giugno in occasione del convegno organizzato a Roma dall’ISS, l’Istituto superiore di sanità.

Cos’ha detto Strengers? Ecco la sintesi del suo intervento, incentrato in particolar modo sul plasma: “Il plasma è una risorsa strategica di primaria importanza. Molte persone non si rendono conto dei valore dei donatori. L’Ipfa vuole essere un punto di riferimento per i donatori no profit e il prodotto plasma deve essere considerato in maniera univoca e usarlo per avere plasmaderivati economici, cioè prodotti da plasma locale e accessibili a tutti. Ci sarà una richiesta enorme di plasma, anche e perché oggi il 47%dei plasmaderivati è usato dal 4,5 % della popolazione e nel futuro il mercato asiatico offre enormi potenzialità. Gli USA forniscono più del 60% del plasma mondiale e questo non è una cosa positiva. Dobbiamo considerare il plasma come una materia prima importante dal punto di vista economico che rischiamo, da un certo punto in avanti, potrebbero avere forniture interrotta. Il plasma è come acqua, energia o metalli fondamentali. Avere questa risorsa è importantissimo perché le conseguenze della sua assenza sarebbero disastrose”.

Il plasma è come acqua, energia o metalli fondamentali.

Parole chiare, nette, inequivocabili.

Ecco perché, allora, restiamo sorpresi e impressionati, nel leggere sul portale donatorih24.it, che i dirigenti del Cns, e in particolare il direttore generale Giancarlo Liumbruno, il responsabile del settore plasma e medicinali plasmaderivati Gabriele Calizzani e la responsabile del servizio legale Patrizia Fetta abbiano dichiarato, lo scorso 14 giugno dinanzi al Garante della Concorrenza e del Mercato,  che “il concetto di autosufficienza non va preso alla lettera, ma deve piuttosto essere inteso come un forte incentivo al miglioramento delle attività di raccolta sangue/plasma su base nazionale”, e che anzi “il raggiungimento di una totale autosufficienza non solo non è materialmente possibile, ma neppure auspicabile, in quanto ciò potrebbe comportare difficoltà di “agganciare” il mercato dei plasmaderivati c.d. commerciali nell’eventualità di particolari necessità di rifornimento, esempio per emergenze sanitarie o improvvise rotture di stock produttivi da conto lavorazione”.

Il contesto in cui sono emerse queste dichiarazioni è una domanda di Luca Arnaudo dell’Autorità garante, che ha chiesto al Cns chiarimenti sull’obiettivo di autosufficienza nazionale “in riferimento alla scelta dei plasmaderivati da produrre, sulla base di “valutazioni discordanti rispetto alla compatibilità con tale obiettivo delle diverse gare di conto-lavorazione bandite dai raggruppamenti regionali”. Un’informativa sui bandi di gara dunque, bandi che come sanno bene i lettori di Buonsangue hanno suscitato ricorsi, divergenze e polemiche soprattutto in Veneto, dove era netta la sproporzione tra la qualità (10%) e il prezzo (90%) in quanto a criteri decisivi per l’assegnazione del servizio.

Insomma, qualcosa non torna: da obiettivo strategico fondamentale, ovvero ciò che abbiamo sempre sentito in ogni occasione in più di due anni, a “concetto che non va preso alla lettera” il cui raggiungimento “non è neppure auspicabile” c’è un forte differenza di significato, che naturalmente non può che sorprendere e stupire e su cui sarebbe necessario un chiarimento.

Perché se è vero che nel concreto una piena autosufficienza è probabilmente irraggiungibile, il solo fatto di esprimere in sedi ufficiali un messaggio così ambiguo su un tema molto delicato rischia di essere un autogol, il modo migliore di aprire brecce e lasciare spazio e margini di attecchimento per tutti quegli interessi di natura prettamente economica che ruotano attorno a un settore remunerativo come il plasma.

Così come abbiamo scritto in un approfondimento del 14 giugno in occasione del World Blood Donor Day, con il sistema sangue non si scherza, a dispetto di tutti i comprensibili interessi divergenti e i tentativi di ingerenza di multinazionali, politici e tecnici: l’utilizzo del sangue di due milioni di donatori e i valori di sicurezza e qualità del servizio sanitario per quasi sessanta milioni di italiani, necessitano di visioni univoche e di principi saldi, in grado di volare più in alto di qualsiasi realpolitik.

 

 

 

Carenza grave in quattro regioni: mancano 800 sacche tra Campania, Lazio, Toscana e Basilicata

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Il fumo era nell’aria, e purtroppo il focolaio è esploso. Venerdì pomeriggio, poche ore dopo la consueta informativa di Buonsangue con tutte le informazioni sulle necessità, le iniziative speciali e le notizie a tema sangue del week-end, è arrivato il tweet del Centro Nazionale sangue che annunciava la carenza generalizzata, in ben 4 regioni, di circa 800 sacche di sangue.

800 sacche non sono poche, e anche se il sistema sangue italiano si basa su un principio di compensazione interregionale che consente di trasferire le scorte di sangue dalle regioni che possiedono delle eccedenze, alle regioni che devono affrontare qualche carenza momentanea, è chiaro che sarà assolutamente necessaria, sin dalle prossime ore, una forte risposta dei donatori.

Il sistema SISTRA, ovvero SIstema Informativo per i Servizi TRAsfusionali, è uno strumento strategico fondamentale per il Sistema Sangue in fatto di gestione e ottimizzazione delle risorse, e consente di individuare con tempestività e precisione la situazione regione per regione e non solo: in esso sono contenute le informazioni anagrafiche delle strutture, consente programmazione e pianificazione dei fabbisogni, coordina la raccolta e utilizzo del sangue e dei suoi componenti e la produzione e l’utilizzo di farmaci plasmaderivati, si occupa del servizio di emovigilanza e gestisce la compensazione di emocomponenti e plasmaderivati. Ma da solo tutto questo non basta.

Il ruolo più importante al fine di garantire l’autosufficienza ematica è sempre quello del donatore. Il Centro nazionale sangue suggerisce in tal senso di programmare una donazione attraverso il servizio dedicato GeoBlood, un software di geolocalizzazione che consente di individuare il centro trasfusionale più vicino a noi di cui abbiamo parlato diffusamente qui:

Arrivano #PlasmaItalia e #GeoBlood, servizi ricchi e utili: ma da aprile 2017 non sono pubblicati i dati sulla raccolta plasma

Noi di Buonsangue consigliamo inoltre l’utilizzo degli strumenti social e in particolare di Facebook. Come ricordiamo ogni venerdì, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo a scopo narcisistico o di partecipazione virtuale passivo aggressiva alle vicende dell’attualità, ma soprattutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese. Ecco come: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi lunedì 10 settembre, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia: ve lo assicuriamo, sono tantissime.

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Inoltre, ma questa è una priorità assoluta su cui noi di Buonsangue insistiamo da sempre, è tempo di investire in modo compatto, coordinato e univoco sulla diffusione della cultura del dono nel paese, attraverso una campagna congiunta che veda impegnati, insieme e senza frammentazioni, istituzioni, associazioni e media. Non che l’impegno in questo senso manchi, ma probabilmente serve più compattezza, più programmazione, più coordinazione per prevenire qualsiasi carenza. Fino a che il gesto di donare sangue non entrerò a far parte delle abitudini culturali della comunità anche quando non incorrono emergenze e eventi speciali, e un segno distintivo del senso di solidarietà come fattore d’identità.