I dati sulla raccolta plasma: una crescita leggera su ottobre 2018 e il grande impegno di tutti gli attori di sistema: ma si dovrà e potrà fare sempre meglio

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Veniamo da due mesi, ottobre e novembre, in cui tutti gli attori del sistema sangue hanno dedicato al plasma e alla plasmaferesi molto impegno e molta attenzione. È accaduto sul piano mediatico, con l’innovativa e affascinante campagna di Avis “Distinguiti. Dona il plasma”, presentata in triennale a Milano con l’intento di trasmettere soprattutto alle nuove generazioni l’importanza di proporsi per un tipo di donazione un po’ più lunga ma sicuramente molto più ottimizzabile; è accaduto sul piano del dialogo, con il convegno Fiods a Catanzaro Lido, un grande workshop in grado di indagare le principali criticità del presente a proposito dell’universo plasma, in cui era dedicata grande attenzione agli scenari futuri; ed è accaduto, infine, sul piano della formazione diretta dei giovani, con un week-end di grande interesse a Piacenza in cui il mondo plasma e tutte le sue sfaccettature hanno attirato le luci della ribalta e i contributi di ospiti autorevoli.

Com’è andata, alla luce di questi sforzi la raccolta plasma nel mese di ottobre? Da giorni sono disponibili i dati sul portale del Centro nazionale sangue, e dopo un settembre complicato, vi è stata l’auspicata ripresa.

Se si guarda figura 1, quella con i dati in dettaglio ottobre 2018 vs ottobre 2017, sin dal primissimo colpo d’occhio si nota infatti un +2,5% sul piano nazionale. Certo, sono ancora tante le frecce rosse rivolte verso il basso apposte sulle singole regioni, ma intanto l’aumento complessivo è sicuramente positivo. Entrando nello specifico delle regioni, troviamo i casi virtuosi di Sardegna (ben il 66,5% in più) e Lazio (aumento del 35,6%), a far da contraltare ai cali vistosi di Molise (- 59,7%), Umbria (- 59,5%) e Basilicata (- 56,2%).

Sono queste le regioni che hanno fatto peggio in questa rilevazione d’ottobre sul dato relativo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2, invece, tabella numero tre, si può osservare il rapporto parziale della raccolta 2018 contro quella 2017.  Il periodo a confronto è quello che va da gennaio a ottobre – quindi dieci mesi – e in questa infografica il plasma raccolto è misurato in chilogrammi. Cosa si nota? Per cominciare il dato generale: vi è un saldo leggermente negativo su scala nazionale con 694.924 kg raccolti nel 2018 contro i 697.405 kg ottenuti nel 2017. Un calo inferiore ai 3000 kg che non deve certo portare allarmismi ma semmai invogliare a buttare il cuore oltre l’ostacolo nel periodo finale dell’anno.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Entrando invece sul dato complessivo sulla raccolta dell’anno regione per regione, è molto positiva la crescita complessiva del Lazio, regione storicamente ostica, con più di 3000 kg in più del 2017, e i dati in trend positivo per regioni popolose come il Piemonte e la Puglia, mentre il calo forse più significativo è quello del Veneto. La strada verso l’autosufficienza è lunga, per cui è meglio restare nei parametri del Piano nazionale plasma 2016 – 2020.

Dal primo dicembre sono sospese le misure speciali sul West Nile virus: ecco i numeri del 2018

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Il grande freddo dicembrino non ha solo indicazioni negative: tra i benefici che porta, al di là delle opinioni soggettive dei meteoropatici, c’è sicuramente la temporanea scomparsa delle zanzare, e di conseguenza del loro ruolo come agente di diffusione di virus pericolosi come il West Nile.

Per tutto il periodo estivo, l’Istituto superiore di Sanità, in collaborazione con il Centro nazionale sangue, hanno operato in modo costante per monitorare la situazione ogni giorno, per stabilire di conseguenza quali misure fossero le più corrette e offrire settimanalmente i bollettini con le statistiche aggiornate, interamente disponibili qui: http://www.epicentro.iss.it/problemi/westNile/bollettino.asp.

Il 27 giugno scorso era stato varato il Piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu – 2018, bibbia per la sorveglianza epidemiologica sul territorio nazionale, e poiché come sancisce la circolare del Centro nazionale sangue del recente 27 novembre 2018 non risultano segnalazioni di ulteriori casi di West Nile Virus che abbiano contemplato casi umani dopo il 31 ottobre, le misure speciali sono sospese a partire dal primo dicembre, fatta eccezione per quella che riguarda i viaggiatori in Usa e Canada (per i quali resta attiva la sospensione per 28 giorni al dono a partire dal loro rientro). L’ultima segnalazione, con la tabella sinottica del 16 novembre scorso in figura 1, aveva riguardato invece la Serbia.

Tabella sinottica 16.11.2018

Fig.1

Ma quali sono i numeri del 2018?

Li possiamo contemplare grazie alla figura 2: 577 sono i casi umani totali confermati, di cui 230 si sono verificati nella forma più grave, quella neuro Invasiva. Come sempre, le regioni del Nord Italia, nell’area padana e attraversata dal fiume Po’ sono le più colpite, come dimostrano i 100 casi di WNV più gravi che riguardano l’Emilia Romagna.

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Fig. 2

In figura 3 invece possiamo vedere come, di questi 230 casi gravi, ben 121 abbiano riguardato persone sopra i 75 anni di età. 42 sono invece i casi di malati deceduti, per la stragrande maggioranza nella fascia di persone più anziana, a testimonianza che le maggiori accortezze devono essere prese proprio per la popolazioni over 75. Infine, in 68 occasioni il WNV ha colpito donatori di sangue impedendo loro di andare temporaneamente a donare.

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Fig. 3

Ci sarà tempo, adesso, per prepararsi al 2019, prendendo tutte le misure necessarie per cercare di contenere i contagi ancora con maggiore efficacia, e per massificare l’utilizzo del test WNV NAT “quale alternativa al provvedimento di sospensione temporanea dei donatori che hanno trascorso almeno una notte nelle aree interessate”, così come ha ricordato in questi mesi il Cns. Salvaguardare la raccolta sangue e la sicurezza, in tutti i periodi dell’anno, nel nome dell’autosufficienza, è sempre la principale priorità.

Il vaccino gratuito per i donatori di sangue è stato attivato in tutte le regioni: ecco come accedervi

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Come procede l’iniziativa più bella dell’anno a favore dei donatori, ovvero il vaccino antinfluenzale gratuito? Sugli organi di stampa locali giorno dopo giorno, e settimana dopo settimana, è sempre molto alto il numero degli articoli e quindi il livello quantitativo generale dell’informazione. Solo nelle ultime ore, per esempio, troviamo il tema trattato ampiamente in Abruzzo, nell’arco alpino tra Veneto e Trenino, in Puglia, e in Lombardia.

È un bene, anche perché l’idea di favorire i donatori sulla possibilità di accedere al vaccino gratuitamente ottiene un doppio scopo: da un lato riduce la possibilità che i donatori periodici siano bloccati dall’influenza in mesi i cui, secondo le esperienze delle ultime annate, i malanni stagionali hanno sempre portato problemi alla raccolta regolare, e dall’altro, senza dubbio, richiama l’attenzione sul dono anche a tutti coloro che ci vanno saltuariamente o intendono andarci per la prima volta.

Dello stesso avviso è il direttore generale del Cns Giancarlo Maria Liumbruno, che nel comunicato stampa diffuso dall’ente ha messo l’accento proprio sull’intento, in fase decisionale, di limitare le carenze che si verificano di solito in corrispondenza del picco influenzale. “Le carenze all’inizio dell’anno non sono una novità – ha sottolineato Liumbruno – Se da una parte serve una migliore e puntuale programmazione della chiamata dei donatori per effettuare le donazioni da parte delle associazioni e federazioni del volontariato del sangue, il problema dell’epidemia influenzale, che proprio a gennaio-febbraio raggiunge il suo picco, non può essere trascurato. Per questo insieme al volontariato ci siamo attivati per far inserire i donatori tra le categorie a cui viene offerta la vaccinazione. Ora che il servizio è attivo su tutto il territorio nazionale auspichiamo un’adesione massiccia da parte dei donatori”.

Il Cns si è poi dedicato a un’indagine conoscitiva per capire dove è possibile accedere all’offerta del vaccino antinfluenzale gratuita per i donatori di sangue, che è stata recepita da tutte le regioni e viene erogata con diverse modalità. Quali?

Ecco i risultati, e a seguire, in figura 1, l’infografica del CNS con le indicazioni necessarie:

La principale modalità di erogazione è risultata il medico di base (scelta da Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Umbria, Marche, Sardegna, Sicilia, Calabria, Lazio, Molise, Abruzzo, Toscana, Campania), insieme agli ambulatori vaccinali delle Asl (modalità prevista da Veneto, Val d’Aosta, Basilicata, province di Trento e Bolzano, Toscana, Umbria, Sicilia, Calabria, Lazio, Abruzzo e Campania). In Val d’Aosta, Emilia Romagna e Liguria è possibile vaccinarsi anche direttamente nei servizi trasfusionali. In tutte le Regioni è necessario presentare un documento che attesti l’iscrizione ad una associazione di donatori o un certificato di avvenuta donazione per accedere al servizio. Dopo la somministrazione del vaccino i donatori dovranno attendere 48 ore prima di poter effettuare una donazione.

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Il sangue del cordone ombelicale non va buttato, ma donato. Il 15 novembre a Roma un convegno sul tema

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Ci sono donazioni, come accade per quella del midollo osseo, più difficili da far conoscere al grande pubblico, ma non per questo meno importanti o decisive per la salute e incerti casi per la vita dei pazienti: è il caso, per esempio, della donazione del sangue da cordone ombelicale, una pratica molto preziosa, per diverse ragioni cliniche.

Si tratta del sangue che resta nella placenta e nel cordone ombelicale dopo la nascita, ed è fattore di raccolta delle importantissime cellule staminali emopoietiche, ovvero cellule in grado di evolversi e riconvertirsi in ognuno dei diversi elementi che compongono il sangue, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Ciò significa che il sangue da cordone ombelicale può essere utilizzato per la cura di molte tipologie di pazienti affetti da malattie del sangue di origine tumorale, come leucemie e linfomi, oppure da talassemie e aplasie midollari. Il cordone ombelicale, che è il mezzo attraverso cui ogni mamma nutre il proprio bambino nel suo grembo, dopo il parto viene usualmente gettato, ma questa è un’abitudine che può e deve essere culturalmente modificata.

Per le donne, il trapianto di cellule del sangue del cordone ombelicale è un’alternativa concreta al trapianto di cellule del midollo osseo, e anzi sceglierlo consente addirittura di ottenere dei vantaggi sia per il soggetto ricevente – per il quale subentrano minori rischi di rigetto, oltre a una più semplice e immediata disponibilità delle cellule ­– sia per la donatrice, per la quale la donazione avviene in automatico al momento del parto e quindi risulta indolore e senza rischi.

Il prossimo 15 novembre sarà una data significativa per questo tipo di donazione: una data celebrata dall’ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale) in collaborazione con il Centro nazionale sangue, il Centro nazionale trapianti e l’AIL, l’Associazione italiana contro le leucemie, con un importante convegno patrocinato dal Ministero della Salute dal titolo “1988 -2018: 30 anni dal primo trapianto di CSE da SCO – Attualità e Prospettive”, evento che si svolgerà a Roma, alla Sala Cardinal Knox della Domus Australia in Via Cernaia 14/b, con la presenza di medici e specialisti)

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Fig.1

Proprio il 15 novembre di 30 anni fa, infatti, nel 1988, è stato effettuato il primo trapianto con le cellule staminali cordonali, una storia che, come leggiamo sulla brochure ufficiale, è a lieto fine: “Si tratta del caso del paziente Matthew Farrow affetto da Anemia di Fanconi. All’età di 5 anni è stato curato grazie al sangue cordonale prelevato dalla sorella che dalla diagnosi prenatale è risultata non affetta dalla malattia. Il paziente è completamente guarito e gode tuttora di ottima salute”.

Oggi molta strada è ancora da fare sul percorso della sensibilizzazione, ma eventi come questo in grado di riunire professionisti, istituzioni e rappresentanti del mondo del volontariato, non possono che fare bene, in direzione di una più efficace divulgazione del concetto di dono (in modo che riesca a diventare un valore onnicomprensivo per le abitudini della vita sociale) e in chiave di rendere di volta in volta il mondo dei donatori più consapevole, in grado di adattarsi alle necessità del sistema e alle possibilità e alle propensioni dei cittadini.

Per partecipare al convegno è necessario registrarsi entro e non oltre l’8 novembre scaricando il modulo di partecipazione, compilandolo e inviandolo all’indirizzo segreteria-nazionale@adisco.it

 

West Nile, la situazione non si placa: prolungate le misure straordinarie per tutto il mese di novembre

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È stata una stagione molto difficile per la gestione sanitaria del West Nile Virus.

Su Buonsangue abbiamo seguito il caso a cadenze regolari, monitorando il quadro complessivo a metà ottobre, quando in molte zone d’Italia i timori erano in aumento:

Il West Nile Virus crea ancora timori, soprattutto a nord-est: il bilancio complessivo a ottobre

E prima ancora a settembre, quando i focolai erano ancora in crescita e la priorità era corroborare l’ampio spettro informativo:

West Nile Virus: aumentano i casi in molte zone d’Italia. Ecco come essere sempre informati

Il monitoraggio è stato continuo per tutta l’estate, quando serviva entrare nel merito settimana dopo settimana:

Agosto entra nel vivo: non solo caldo e calo endemico, crescono i casi di West Nile Virus. Tutte le news del week-end

Giacché in pochi giorni, nel mese di luglio, servirono ben 8 circolari di aggiornamento per seguire il fenomeno in tempo reale:

Crescono i casi di West Nile Virus in Italia e nell’area mediterranea orientale, dal 18 luglio al 27 ben 8 nuove circolari. Per i viaggiatori, il solito imperativo “prima donare, poi partire”

Insomma, Il 2018 si è contraddistinto per un quadro complesso che sembra non voler ancora giungere al termine. È di qualche giorno fa, infatti, la notizia, diramata dal Centro nazionale sangue e da altri attori istituzionali come Avis Nazionale, che “In considerazione della particolare intensità dell’infezione da West Nile Virus nella stagione estivo-autunnale in corso, il Centro Nazionale Sangue ha diramato il 24 ottobre una nuova circolare che spiega come il monitoraggio sul virus proseguirà anche per tutto il mese di novembre. Resteranno quindi in vigore anche tutti i provvedimenti di sospensione per 28 giorni per i donatori nelle province italiane (o nelle regioni estere) interessate, a meno che non venga eseguito il Nat Test sui donatori”.

Allerta e controllo con occhi aperti al massimo anche per tutto novembre dunque, per continuare quell’opera di sorveglianza che secondo il sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi, finora ha dato buoni frutti. Nell’intervista rilasciata a Quotidiano Sanità, Bartolazzi ha sottolineato che in base all’eccezionalità della situazione epidemiologica, rappresentanti dell’Iss, delle Regioni i e degli Istituti zooprofilattici hanno potuto verificare in riunione che le misure di controllo e la sorveglianza dei casi “stanno funzionando correttamente”, così come sono state intensificate le misure straordinarie di disinfestazione secondo le indicazioni del Piano nazionale.

Ma quali sono i numeri della diffusione West Nile 2018, che nonostante l’ottimismo di Bartolazzi continuano a creare apprensione in molte regioni italiane e hanno complicato non poco le operazioni di raccolta sangue in questi ultimi mesi? Li scopriamo attraverso il bollettino aggiornato dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicato lo scorso 25 ottobre.

Come vediamo in figura 1, a partire da giugno sono stati segnalati ben 561 casi umani confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) soprattutto al nord (giacché con le lagune venete e ferraresi e i grandi bacini fluviali la diffusione della zanzara è favorita): sul totale, 224 si sono manifestati nella forma più grave, quella neuro-invasiva (sono stati 62 i casi Veneto, addirittura 100 Emilia Romagna, meglio in Lombardia con 16 casi Lombardia, un numero rilevante in Piemonte con 34, solo 3 in Sardegna, 8 in Friuli Venezia Giulia, e il solito caso singolo segnalato in Molise ma importato dalla Grecia). Purtroppo, i deceduti sono stati 41 (solo uno in Lombardia, 13 in Veneto, 21 in Emilia Romagna, 3 in Piemonte e 3 in Friuli Venezia Giulia).

I restanti 270 casi sono emersi invece come febbre (66 segnalazioni in Emilia-Romagna, 183 in Veneto, 7 in Lombardia, solo 4 in Piemonte e 10 in Friuli Venezia Giulia).

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Fig. 1

I donatori in donatore di sangue interessati, infine, sono stati 67, di cui ben 30 in Emilia Romagna, 14 in Veneto, 9 in Piemonte, 10 in Lombardia, 3 in Friuli Venezia Giulia e solo uno in Sardegna.

Se invece analizziamo le fasce d’età colpite, con l’ausilio della tabella 1, ci accorgiamo che in ben 117 casi sui 223 in cui la malattia si è manifestata in forma neuro-invasiva, la fascia d’età colpita è quella degli anziani sopra i 75 anni, mentre 54 sono i casi registrati nella fascia immediatamente più giovane, ovvero quella che va dai 65 ai 74 anni.

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Tab. 1

Dalla tabella sinottica pubblicata sul sito del CNS il 19 ottobre scorso, infine, apprendiamo le ultime novità in fatto di territori in cui anche un solo pernottamento attiva le misure di controllo speciali per i donatori: si tratta della Francia (Pirenei orientali e Dipartimento della Corsica del sud), e della Puglia, con la provincia BAT (Barletta – Andria – Trani) come nuovi territori interessati.

Tabella sinottica 19.10.2018

Fig. 2

La più grande attenzione da parte di tutti i soggetti interessati dunque non dovrà venir meno, e in particolar modo ci si aspetta grande partecipazione da parte dei donatori periodici che conoscono bene il problema per la sua ciclicità, in attesa che l’abbassamento delle temperature dovuto all’inverno elimini il grande fattore di trasmissione del West Nile Virus, ovvero le zanzare.

 

Settembre mese negativo per la raccolta plasma, la volata verso fine anno parte a rilento. Molte le regioni in calo rispetto al 2017, serve recuperare

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Un settembre non esaltante per ciò che riguarda la raccolta plasma, in base ai dati che puntualmente arrivano dal Centro nazionale sangue: rispetto al settembre 2017, infatti quest’anno si verifica un calo complessivo su scala nazionale del –9,4%.

Settembre non è un mese semplice, questo è certo, con il caldo che imperversa ancora e con una grossa quota di pubblico potenzialmente abile al dono ancora in vacanza. Ma il calo è di quelli che si fanno notare, sebbene il nostro augurio sia quella di una netta e forte ripresa quando arriveranno i dati di ottobre.

Se si guarda figura 1, quella con i dati in dettaglio settembre 2018 vs settembre 2017, sin dal primissimo colpo d’occhio si nota infatti la diminuzione generale, le tante frecce rosse rivolte verso il basso. Entrando nello specifico delle regioni, troviamo il Molise con un calo del -67,3%, la Puglia con l’abbassamento del -40,9%, e la Campania con un calo relativo del 30,9%. Sono queste le regioni che hanno fatto peggio in questa rilevazione settembrina.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2, invece, tabella numero tre, si può osservare il rapporto parziale della raccolta 2018 contro quella 2017.  Il periodo a confronto è quello che va da gennaio a settembre – quindi nove mesi – con il plasma raccolto misurato in chilogrammi. Ciò che emerge è un leggerissimo saldo negativo su scala nazionale con 615.643 kg raccolti nel 2018 contro i 621.669 kg ottenuti nel 2017. Un calo di 6026 kg che non deve certo allarmare e semmai stimolare, e che trova spiegazione nelle performance leggermente inferiori alle attese di regioni importanti come Veneto (da 70.525 kg a 68.163 kg), Campania (da 23.641 kg a 21.858 kg) e Toscana (da 53.721 Kg a 52.739 kg).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

L’importanza della raccolta plasma ai livelli richiesti dal Piano nazionale plasma 2016-2020 è ben nota a tutti gli stakeholder di sistema, come abbiamo potuto constatare a Piacenza, nel recente forum giovanile interamente dedicato al plasma organizzato da Avis, evento al quale hanno partecipato ospiti autorevoli.

Così come è ben chiaro che molti dei risultati futuri dipenderanno dalla capacità di analizzare gli scenari in divenire, di trovare soluzioni condivise secondo valori da trasmettere al pubblico con le più efficaci campagne e la giusta abilità comunicativa, a partire dall’imminente campagna Avis che sarà presentata il prossimo 6 novembre a Milano. Una campagna diretta a più di un milione e trecentomila soci e a tutti gli italiani potenzialmente donatori che promette molto bene.

 

Il mondo del plasma spiegato ai giovani: a Piacenza, con Avis e ospiti autorevoli, si affrontano temi decisivi e si formano i dirigenti del futuro

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Due giorni di formazione, affinché i futuri dirigenti associativi di Avis siano pronti ad affrontare le sfide che verranno. E se si parla di sistema sangue, il plasma non può che essere centrale in qualsiasi approccio al dibattito, in ogni analisi, in ogni ricerca di visioni e strategie. Lo ricordiamo: il mercato dei plasmaderivati è sempre più ricco e le stime parlano di un valore che supererà i venti miliardi di dollari nel 2020, con tutto quello che potrà conseguirne in termini di aggressività politica e intraprendenza sui mercati dei grandi stakeholder di sistema.

In questo quadro, che dunque è destinato a complicarsi, dovranno destreggiarsi i tantissimi giovani arrivati da diverse parti d’Italia a Piacenza, nella sala congressi dell’hotel Best Western. Come farsi trovare pronti? Solo grazie alla formazione, all’analisi dei dati a disposizione, al dialogo con esponenti autorevoli oggi ai vertici in grado di descrivere gli scenari presenti e anticipare quelli futuri.

I plasmaderivati e la loro funzione irrinunciabile

Perché è importantissimo, per esempio, aumentare la raccolta di plasma?

Il direttore del Centro regionale sangue Emilia Romagna Wanda Randi, ha spiegato le molteplici motivazioni per cui una crescita in linea con le aspettative del Centro nazionale sangue, è più che auspicabile. Raccolta, consolidamento del modello italiano basato sulla lavorazione conto terzi del plasma che rimane una risorsa pubblica, attenzione estrema alle esigenze dei malati, che dal plasma pubblico devono poter contare sulle massime rese possibili in termini di tutti i farmaci salvavita che dal plasma possono essere estratti. “Il paziente – ha specificato la Randi – deve avere la certezza che nel momento in cui viene trasfuso riceve un prodotto biologico efficace. Il plasma serve tantissimo per l’emostasi, in caso di emorragia avviene una vasocostrizione e si firma un tappo piastrinico. Poi arriva il coagulo e si forma il tappo rosso. Ecco l’importanza dei fattori della coagulazione. Così è anche per l’albumina, fondamentale per il sangue e il benessere, e per le immunoglobuline, poiché esistono casi di bambini che nascono privi di difese verso le infezioni esterne e per tutta la vita dipendono dall’infusione di immunoglobuline”.

I plasmaderivati realizzati grazie al plasma dei donatori, sicuri e riconsegnati alle regioni a un prezzo di lavorazione, sono dunque un bene importantissimo. “È importante mandare più plasma alle industrie per produrre più farmaci ed evitare di ricorrere al mercato – ha continuato la direttrice del Crs Emilia Romagna ­– per le immunoglobuline vale lo stesso discorso. C’è grande richiesta a livello mondiale e la sua richiesta aumenterà. Con gli obiettivi del Cns si va verso l’autosufficienza. Anche in Emilia Romagna i farmaci che provengono dal nostro dono anonimo e gratuito avranno il pittogramma di qualità. Le aziende all’estero talvolta promuovono la donazione a pagamento sfruttando i donatori con trattamenti invasivi. In Italia non dovrà mai succedere. Dobbiamo abituarci a guardare lontano e a difendere il nostro modello che si basa sulla gratuità del dono. Ora arrivano i ricombinanti nei paesi ricchi creati dalle industrie ma nei paesi poveri costano troppo e i bambini hanno diritto di vivere ovunque, in ogni parte del mondo. La sicurezza poi è importante, ci ricordiamo bene noi addetti ai lavori i patimenti degli emofilici per gli scarsi controlli negli anni ottanta. Qualità e sicurezza sono elementi fondamentali che sono alla base della legge 219, una delle leggi migliori del mondo perché comprende il volontariato”.

Una solidarietà senza confini

Un aumento della raccolta plasma permette inoltre di ottenere molti benefici utili per la comunità, benefici come il risparmio pubblico e l’impegno solidale. “Col dono si contribuisce a un risparmio elevatissimo – ha ricordato la Randi – perché altrimenti bisogna ricorrere al mercato. Nel piano sangue plasma di quest’anno abbiamo voluto dare risalto alla collaborazione con i progetti internazionali. Afghanistan, Palestina, India. Moltissimi bambini possono essere curati con il dono dei nostri donatori. Prodotti dati gratuitamente. Non è scontato, molte regioni non partecipano e non vogliono regalare nulla”.

Donare il plasma è importantissimo ma senza tralasciare il sangue intero

Ma è corretto pensare di smistare i donatori dal dono del sangue intero a quello del plasma? No di certo, non in questi termini, e anche su questo tema l’incontro di Piacenza è stato un bellissimo momento di arricchimento formativo e di dialogo su tutto ciò che si potrebbe migliorare sul piano delle dinamiche trasfusionali e di benessere per i donatori. Anche perché l’aumento delle quantità di plasma trasfuse per sessione e indicate dal decreto del 2 novembre 2015 (600 ml plasma al netto dell’anticoagulante e 450 ml di sangue intero) non è stata recepita in maniera univocamente positiva dai donatori stessi. Un problema, quest’ultimo, che è stato ben espresso da Davide Carini, dell’Unita di raccolta di Avis Provinciale Piacenza, esemplare nel comunicare ai giovani avisini tutto ciò che bisogna sapere sulle dinamiche di ogni tipologia di donazione. “Speriamo che nelle prossime revisioni si possa essere più precisi sulle quantità, perché il peso dell’anticoagulante non è certo. Ma va ricordato che sebbene un’aferesi dura molto di più (50 minuti contro 10) si può donare più plasma perché si recupera abbastanza agevolmente rispetto a una donazione di sangue intero”. Come potrà e dovrà strutturarsi la proposta futura ai donatori dunque? “Non tutti possiamo diventare donatori di plasma – ha specificato Carini – i gruppi sanguigni Rh negativi più rari è meglio, per esempio, destinarli alla donazione di sangue intero, e stesso discorso vale per i donatori di gruppo 0, che è il più diffuso sul territorio e quindi è molto importante per la disponibilità di globuli rossi. Per come si sta configura il quadro generale, entro pochi anni non è da escludere che si possa pensare a un’alternanza, indirizzando i donatori verso le due donazioni (sangue intero e plasmaferesi, n.d.r.). Altro fattore importante per accedere alla plasmaferesi è il buon accesso venoso: chi ha vene problematiche non può fare la donazione di plasma”.

I miti da sfatare sulla plasmaferesi

Di certo, il punto su cui i rappresentati associativi potranno incidere, è fare informazione corretta sulla plasmaferesi. Dall’esperienza sul campo e dal dibattito sono infatti emerse numerose ragioni di resistenza verso la plasmaferesi che possono essere considerate miti da sfatare e paura infondate. È falso che la plasmaferesi sia una donazione di serie B, per esempio, poiché sono pazienti che hanno bisogno di emocomponenti precisi; è falsissimo che la plasmaferesi non sia igienica, poiché tutto ciò che si usa è attrezzatura sterile e monouso, ed è falsissimo che iniziando a donare plasma non si possa tornare a donare sangue intero, non c è nessun problema.

Più difficile da dirimere, invece, la questione dei punti di raccolta. In alcune zone del paese la plasmaferesi è una donazione possibile solo a un’ora di distanza, a cui andrebbero aggiunti gli altri tempi tecnici che comportano parentesi di circa quattro ore complessive, troppe per molti donatori. Come comportarsi? In questo caso, è necessario tirare in causa la bilancia costi benefici, non è sostenibile avere separatori cellulari ovunque, e a volte uno sforzo in più da parte dei donatori deve essere considerata una di quelle sfide esterne verso cui reagire senza chiusure mentali per farsi trovare pronti.

Il futuro infatti, con i suoi possibili cambiamenti, non è così lontano.

Cosa aspettarci dal domani

Oggi l’autosufficienza sul plasma si aggira tra il 50% e il 70%, e ogni scelta potrà avere un impatto forte per l’intero sistema sanitario italiano. E se come associazione Avis confessa di sentire forte il peso delle multinazionali più forti a livello mondiale, che più o meno implicitamente vogliono forzare il modello italiano basato sul plasma pubblico e il conto-lavoro, la strategia migliore appare sempre quella della collaborazione tra le tre gambe del sistema sangue e la stessa componente aziendale, almeno quando le aziende sono pronte a collaborare con il volontariato e a contribuire al modello in fieri facendosi portatrici di valori specifici condivisi dalla comunità. In quest’ottica, il dottor Francesco Da Prato dell’azienda italiana Kedrion, tra le aziende che sul nostro territorio operano nel settore della plasma-lavorazione, è intervenuto per spiegare ai giovani avisini qual è la filiera della produzione dei farmaci e come si conforma lo scenario mondiale sul piano industriale.

Un sabato ricco dunque, con una grossa mole di conoscenze fondamentali per chiunque voglia contribuire sul campo al divenire del sistema sangue. Conoscenze che poi andranno trasferite al pubblico attraverso la giusta forma di comunicazione, un tema centralissimo che i futuri dirigenti Avis hanno affrontato nella giornata di domenica 21 ottobre, grazie alla collaborazione di Maurizio Matrone, scrittore e storyteller, allo scopo di riuscire a fornire ai donatori un messaggio sempre più forte, diretto, preciso ed efficace. Caratteristiche che ci auguriamo di trovare nell’imminente campagna di Avis Nazionale sul dono del plasma che sta per arrivare:

Gialloplasma sta arrivando

 

La data di uscita è il 6 novembre, e naturalmente noi di Buonsangue siamo in grande attesa, perché il futuro, se si tratta di sangue, è sempre vicinissimo all’oggi.

Oggi 15 ottobre inizia la campagna di vaccinazione antinfluenzale per la stagione 2018/19. Una grande novità, vaccino gratuito per i donatori di sangue

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Fuori dalle polemiche sterili e di fazione che sono proprie del dibattito pubblico nazionale, ci avviciniamo ai mesi invernali, i più delicati per l’influenza. Noi di Buonsangue raccomandiamo di seguire in proposito le indicazioni dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS), che nel febbraio 2018 ha raccomandato la nuova composizione vaccinale per la stagione 2018/2019, elencando i virus da inserire:

http://www.who.int/influenza/vaccines/virus/recommendations/en/

Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi curare l’influenza è molto facile, non bisogna comunque sottovalutare il problema, specie quando si è avanti con l’età. Dal Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC) arrivano infatti dei dati abbastanza indicativi: secondo le stime, ogni anno, in Europa, si verificano dai 4 ai 50 milioni di casi sintomatici di influenza e il range dei decessi oscilla tra 15.000/70.000 cittadini ogni anno. Il 90% dei decessi, appunto, colpisce soggetti con più di 65 anni d’età, e in particolare quelli con condizioni cliniche croniche di base.

Serve attenzione dunque, e non superficialità.

Per quello che riguarda l’Italia, una relazione molto approfondita e utile a rispondere a qualsiasi domanda dei cittadini interessati risale a maggio scorso, ed è la circolare “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2018-2019″, redatto dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, e consultabile interamente a questo link:

http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2018&codLeg=64381&parte=1%20&serie=null

Proprio oggi, 15 ottobre 2018, prende inoltre il via la campagna di vaccinazione antinfluenzale per la stagione 2018/19, e questa volta c’è una novità importante per tutti i donatori, annunciata da un tweet del Cento Nazionale sangue il 10 ottobre scorso: il vaccino gratuito.

Per la prima volta, dunque, quest’anno la vaccinazione stagionale è raccomandata e offerta attivamente e gratuitamente per tutti i donatori di sangue.

Una misura importante, che è da interpretare sia come riconoscimento per tutti i donatori che da anni assicurano l’autosufficienza, sia come una misura di sistema, utile a contenere i momenti di carenza invernale, spesso difficili da prevedere e controllare proprio a causa del diffondersi dei virus influenzali.

I motivi di questa decisione, i suoi effetti, sono stati ben sintetizzati da Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, e Gianpietro Briola, portavoce pro tempore del Civis (Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue), esaustivi nell’elencare tutti i benefici di una decisione attesa e opportuna.

“Le carenze all’inizio dell’anno non sono una novità – ha detto Liumbruno – Se da una parte serve una migliore e puntuale programmazione della chiamata dei donatori per effettuare le donazioni da parte delle associazioni e federazioni del volontariato del sangue, il problema dell’epidemia influenzale, che proprio a gennaio-febbraio raggiunge il suo picco, non può essere trascurato. Per questo offrire la vaccinazione anche ai donatori, come già avviene ad esempio in Emilia Romagna, potrebbe contribuire a mitigare il problema”.

Più concentrato sul messaggio e sui benefici per la collettività è invece Briola, secondo cui “Il vaccino offerto ai donatori permette di aumentare le coperture vaccinali e la consapevolezza dei cittadini sul tema della prevenzione e dall’altra metterebbe in sicurezza una risorsa come il sangue che è essenziale per l’erogazione dei LEA di medicina trasfusionale, come le terapie per i pazienti talassemici”.

Arriva il piano nazionale sangue 2018. Dall’analisi della stagione conclusa agli obiettivi del nuovo anno, ecco i passaggi principali

Blood bag and hand of donor with heart

Qual è la situazione del sistema sangue italiano nel medio periodo, ovvero valutando i dati dell’ultimo quinquennio e stilando gli obiettivi programmatici per il prossimo? Lo si può scoprire analizzando il Piano nazionale sangue 2018, pubblicato di recente in Gazzetta Ufficiale (qui è possibile consultare il documento completo).

Ma entriamo nel merito, cominciando dal presente. Arriva la conferma che per tutto il quinquennio 2013-2017, il Sistema trasfusionale italiano è riuscito a garantire l’autosufficienza nazionale “per tutti gli emocomponenti labili a uso clinico [globuli rossi (GR), piastrine, plasma]”, pur dovendo fronteggiare le sensibili variazioni periodiche dei livelli di produzione di GR tipiche nel periodo estivo, come si legge spesso su Buonsangue.

Altro dato costante di nuovo confermato, è la l’endemica carenza di globuli rossi nel Lazio e in Sardegna, due regioni storicamente problematiche con carenze supportate “dalle Regioni e Province autonome a media o elevata capacità di produzione aggiuntiva rispetto al proprio fabbisogno interno”.

Risulta decisiva, in questo senso, la capacità di mantenere attraverso gli scambi tra regioni. E se arrivano conferme su alcune tendenze e indicatori importanti sulla raccolta come  la stabilità delle percentuali di ripartizione fra maschi e femmine (60% M – 40% F per ciò che riguarda i donatori nuovi e 71% M – 29% F, per i periodici), nel 2018 i prodotti strategici per l’autosufficienza nazionale (definiti prodotti driving) saranno i globuli rossi, gli emocomponenti a maggiore utilizzo clinico utilizzati per la terapia di anemie acute e croniche, oltre naturalmente al plasma, destinato al frazionamento industriale per la produzione di medicinali plasmaderivati.

Globuli Rossi 2018 Vs 2017

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Fig. 1

In figura 1 sono rappresentati i dati programmatici di produzione e consumo del 2018 a confronto con la situazione del 2017.

Come si può vedere, nel 2018 sono programmati leggeri aumenti su scala nazionale sia in fatto di produzione (+1,25%) che di consumo (+1,37%), aumenti minimi che consentiranno tuttavia di mantenere la rotta, nonostante il trend del numero complessivo donatori sia ancora in leggero calo tra 2017 e 2016 (-0,45%) con 1.680.146 dell’ultima rilevazione rispetto ai 1.687.627 del 2016.

Le variazioni in crescita più rilevanti a livello di produzione ci si aspettano dal Lazio (+7,52%) e dalla Sicilia (+4,56%), mentre i cali arrivano da Emilia Romagna (-3,49%) e Valle d’Aosta (- 2,78%); preme tuttavia ricordare che anche la gestione dei consumi è un parametro importante per le pratiche di appropriatezza e di Patient Blood Management (PBM), ampiamente descritte nel documento.

Nel meccanismo di compensazione, si prevede già un fabbisogno di globuli rossi “in compensazione pianificata, a favore delle Regioni Sardegna, Lazio, Sicilia, Abruzzo, Campania e Toscana per un ammontare complessivo di circa 55.000 unità a fronte di una potenzialità complessiva di produzione aggiuntiva, nelle Regioni autosufficienti, di circa 70.000 unità”.

Raccolta plasma 2018 Vs 2017

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Fig. 2

In figura 2 troviamo invece il prospetto della produzione di plasma da inviare all’industria di frazionamento nel 2018, a confronto con i dati dell’anno precedente.

Per capire ancora meglio come procede la situazione nella stagione in corso è molto proficuo confrontare le attese segnate sopra nella colonna 2018, con i dati effettivi della raccolta plasma aggiornati al mese di agosto, dati che abbiamo recentemente riportato qui:

Raccolta plasma nel mese di agosto, ecco i dati. Un leggero calo da mettere in conto prima della fase finale

Di sicuro i mesi mancanti saranno importanti per raccogliere i quasi 300 mila kg che stando all’ultima rilevazione (551.556 kg) mancavano all’obiettivo preventivato di 847.927 kg.

Per riuscirci, il Programma nazionale 2018 si propone obiettivi intermedi molto precisi, sia sul piano quantitativo, che qualitativo.

Sul piano quantitativo bisognerà: 1) azzerare il numero delle unità di plasma eliminate per iperdatazione e ridurre quelle eliminate per cause tecniche ad almeno il 4% di quelle prodotte, e 2) aumentare il numero delle procedure di aferesi (mono- e multi-componente) per singolo separatore cellulare, al fine di conseguire l’obiettivo quinquennale di almeno 250 procedure all’anno e un numero medio minimo di procedure per Regione pari a 400. Due passaggi che conosciamo molto bene.

Sul piano qualitativo, invece, le indicazioni principali sono: 1) implementare modelli organizzativi che prevedano la concentrazione delle attività trasfusionali, anche con riferimento alle attività di raccolta del plasma in aferesi. 2) ampliare l’accesso alla donazione anche attraverso forme di collaborazione e sperimentazione gestionale con le Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue. 3) promuovere la donazione in aferesi per il tramite delle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue. 4) sviluppare specifici progetti di collaborazione con le Associazioni e Federazioni dei donatori volti alla fidelizzazione di nuovi donatori alla plasmaferesi.

Cosa attenderci?

In generale dal 2018 è giusto attendersi dal sistema sangue più aferesi, un forte incremento dell’efficienza nelle pratiche di Patient Blood Management, e come spesso diciamo anche noi su Buonsangue, una sempre crescente collaborazione tra le tre gambe del sistema trasfusionale (istituzioni, associazioni di donatori e professionisti).

Una campagna mediatica congiunta sull’importanza della donazione di sangue che coinvolga le tre gambe e i media principali, ci permettiamo di aggiungere, sarebbe molto importante per mettere il dono del sangue davvero al centro del dibattito. Perché se vero che lavorare sotto i riflettori comporta maggiori responsabilità, è innegabile che un messaggio sulla centralità del dono e dall’autosufficienza ematica è meritevole della più ampia cassa di risonanza.

Il West Nile Virus crea ancora timori, soprattutto a nord-est: il bilancio complessivo a ottobre

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Nonostante l’autunno sia ormai entrato nel vivo, l’allarme generalizzato per la diffusione del West Nile Virus è ancora molto alto, anche perché il freddo sterminatore delle zanzare tarda ad arrivare.

Così, in questo inizio di ottobre non sono pochi i casi che si registrano in tutto il nord Italia, talvolta presentati anche con un eccesso di allarmismo. Basta cercare infatti sulle testate di stampa locale per accedere a una rassegna stampa che tende a presentare un quadro grave e particolarmente allarmante. Ecco alcuni esempi:

https://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/morti-west-nile-1.4221771

https://www.modenatoday.it/cronaca/quarto-decesso-west-nile-modena-4-ottobre-2018.html

http://www.padovaoggi.it/politica/west-nile-virus-commissione-regionale-permanente-veneto-padova-03-ottobre-2018.html

http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2018/10/03/news/west-nile-nona-vittima-a-ferrara-febbre-alta-poi-la-micidiale-encefalite-1.17315816

Sacche di sangue infetto nel novarese: è il West Nile

Certo, la questione West Nile Virus non deve essere sottovalutata, e anzi è un bene che vi sia un alto livello di controllo e di “engagement” da parte delle istituzioni con la creazione di commissioni permanenti, ma non è assolutamente corretto far passare un messaggio catastrofista secondo cui dalla puntura delle zanzare alla malattia fulminante la strada vi è un percorso breve e senza ostacoli.

Qual è la realtà? Eccola nei numeri.
Se leggiamo il bilancio complessivo del 2018 aggiornato al 4 ottobre (in figura 1 i dati espressi in infografica per provincia), scopriamo che da giugno sono stati segnalati 514 casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) che hanno colpito l’uomo, di cui 211 si sono manifestati nella forma grave ovvero quello neuro-invasiva. Sul piano regionale 59 casi sono arrivati in Veneto, 97 in Emilia-Romagna, 16 in Lombardia, 30 in Piemonte, 3 in Sardegna, 5 in Friuli Venezia Giulia e 1 solo caso segnalato dal Molise che arriva dalla Grecia. 35, non pochi, sono invece i casi di decesso, così divisi per regione: 1 in Lombardia, 11 in Veneto, 19 in Emilia-Romagna, 2 in Piemonte, 2 in Friuli Venezia Giulia).
Sono 241 i casi di WNV manifestatosi come febbre, 66 in Emilia-Romagna, ben 157 in Veneto, 7 in Lombardia, 4 in Piemonte, 7 in Friuli Venezia Giulia).
Infine, si contano 62 casi di WNV identificati in donatore di sangue, ben 30 in Emilia-Romagna, 13 in Veneto, 7 in Piemonte, 9 in Lombardia, 2 in Friuli Venezia Giulia e 1 solo in Sardegna.

Presentazione standard di PowerPoint (2)

Fig.1

In figura 2, si può invece constatare come su 210 casi (non è contemplato il caso molisano che arriva dalla Grecia), ben 114 casi, ovvero più del 50%, colpiscano persone con più di 75 anni di età, fascia in cui naturalmente sono concentrati anche quasi tutti i casi di mortalità.

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Fig.2.

Infine, in figura 3, ecco l’ultima tabella sinottica con le rilevazioni territoriali del Centro nazionale sangue aggiornate all’8 ottobre 2018. In infografica, sono elencate le zone in Italia e all’estero per le quali anche un breve soggiorno di una sola notte implica l’attivazione delle misura di sicurezza anti diffusione, ovvero lo screening preventivo per mezzo del test Nat (misura raccomandata dalle autorità sanitarie al fine di limitare l’incidenza del virus sulla raccolta sangue), o la sospensione temporanea del dono del sangue per 28 giorni.
Alle zone del nord Italia di solito più colpite si aggiungono la Sardegna intera, le terre del basso Lazio e la provincia di Matera. All’estero invece, le nuove rilevazioni più recenti arrivano dal Principato di Monaco (8 ottobre) e dallo Stato federato del Burgenland in Austria (1 ottobre).

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Fig.3

Grande attenzione dunque per tutti coloro i quali negli ultimi 28 giorni hanno soggiornato in queste zone, mentre chi ha in programma viaggi o spostamenti verso le destinazioni a rischio è molto meglio programmare una donazione di sangue prima di partire.