Le parole di Liumbruno sul 2020 del sistema sangue, in vista del prossimo WBDD: ecco gli obiettivi principali del sistema italiano

Business plans for 2020

Qualche giorno fa, il 14 gennaio, è stata pubblicata su Quotidiano Sanità un’intervista a Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, occorrenza di certo opportuna specie in vista del World Blood Donor Day del 2020, che come da tempo sappiamo sarà organizzato dall’Italia. Oltretutto siamo a inizio anno, per cui le parole di Liumbruno assumono un significato importante anche per il loro valore programmatico. In cosa sarà impegnata la principale istituzione nazionale nel settore trasfusionale? Quali obiettivi sono considerati fondamentali? Come ci si muoverà nel 2020?

È molto interessante analizzare, tema per tema, le risposte di Liumbruno e provare a capire insieme a lui che tipo di 2020 dobbiamo aspettarci.

Il grande obiettivo dichiarato del 2020 sarà, secondo Liumbruno, il solito: “Arrivare all’autosufficienza di plasma per conquistare l’indipendenza dal mercato internazionale dominato dagli Usa che gestiscono il 71 per cento delle donazioni di plasma mondiali”. È un tema che ci sta molto a cuore, anche perché conosciamo bene le contraddizioni del sistema di raccolta americano, in buona parte a pagamento e basato sull’utilizzo scriteriato e intensivo dei donatori, come ha sottolineato anche il New York Times in una inchiesta approfondita.

Una percentuale di raccolta così ampia in un solo paese è sicuramente insostenibile, perché in caso di necessità speciali o semplicemente di politiche protezioniste da parte degli Usa si genererebbe una domanda difficilissima da colmare nel resto del mondo. Uno scenario spaventevole, peggiorato, secondo il pensiero di Liumbruno, dal problema da non sottovalutare che “il mercato internazionale può avere temporanee carenze di alcuni prodotti (come peraltro già avvenuto in passato) o anche andamenti discontinui. Inoltre vende solo se gli conviene. Tradotto, solo chi arriva prima e offre il miglior prezzo potrà assicurarsi il proprio fabbisogno di medicinali plasmaderivati, gli altri rimarranno tagliati fuori”.

L’Europa infatti produce solo il 10% del plasma mondiale, un dato troppo basso che si può e si deve migliorare attraverso sensibilizzazione e lavoro sui donatori; evitando, appunto quello sfruttamento intensivo del dono che in Italia è stato assolutamente (e giustamente) bandito, perché, ha spiegato Liumbruno, “Il Civis (che rappresenta il milione e settecentomila donatori italiani) e il Cns hanno manifestato la loro contrarietà ad aumentare il numero minimo di donazioni di plasma raccomandate (in Europa) da 33 (attuali) a 60. Questa posizione è stata anche sostenuta dalla Fiods, che rappresenta 18 milioni di donatori di 81 Paesi”.

Di conseguenza, un secondo obiettivo importante che emerge dalla parole del direttore del Cns, è quello di continuare nell’opera di conservazione e valorizzazione delle peculiarità del sistema italiano, basato come sappiamo sul dono volontario, anonimo, gratuito, associato e organizzato. Un sistema che è stato in grado negli ultimi anni di raggiungere l’autosufficienza al 100% dei globuli rossi e che punta “a produrre 860 mila chili di plasma da consegnare nel 2021 alle industrie convenzionate con le Regioni per la produzione di medicinali plasmaderivati”.

Ci riusciremo? Probabilmente sì, visto che il trend di crescita del Piano nazionale plasma 2016-20 è stato finora rispettato. In vista del prossimo 14 giugno e del grande appuntamento internazionale che l’Italia avrà l’onore di organizzare, dobbiamo aspettarci comunque tantissimo impegno sulla promozione del dono periodico e sul ricambio generazionale, in modo da incrementare ancora di i 1700 pazienti al giorno trasfusi che Liumbruno ha citato come fiore all’occhiello del sistema italiano. I pazienti, appunto: ecco infine il tema su cui secondo noi bisogna insistere anche più di quanto ha fatto trasparire il presidente del Cns. È importantissimo secondo noi, per la salute pubblica e l’efficacia delle strategie comunicative, il coinvolgimento delle associazioni e delle testimonianze dei pazienti che beneficiano di emocomponenti e trasfusioni, ricevendo il dono della salute e talvolta della vita. Esplicitando sempre di più il forte legame che esiste tra il gesto semplice della donazione e i suoi effetti salvifici sui coloro i quali usufruiscono di quel gesto, si riesce a creare empatia, oltre a consapevolezza e benessere interiore per il donatore. Tutti stimoli decisivi per convincere il pubblico intraprendere questo cammino così ricco di soddisfazioni.

 

 

Le vacanze non hanno fermato informazione e campagne a favore del dono: ecco come hanno agito durante le feste istituzioni e associazioni sui loro canali media

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Inizia il 2020 è l’imperativo è vietato demordere. Il sistema sangue ha bisogno di uno stato informativo permanente che sappia riportare con tempestività gli eventi clou, mostrare le campagne e le iniziative delle associazioni, e che sia capace di fotografare e rappresentare il lavoro e i ruoli di tutti gli stakeholder, ovvero le tre gambe del sistema.

È un fatto positivo, in tal senso, constatare che anche nelle vacanze, e ben prima della ripresa standard dei normali ritmi di lavoro, il sistema sangue e i suoi presidi – in grado di emanare di continuo radiazioni – non si sono fermati: a partire dal Centro nazionale sangue fino alle associazioni di donatori o pazienti.

Ma entriamo nel merito.

Il Centro nazionale sangue ha diffuso articoli interessanti di riviste molto note come Vogue, abili a presentare la donazione di sangue come un’attività di natale molto speciale:

https://www.vogue.it/news/article/natale-2019-donare-sangue-midollo-latte?fbclid=IwAR2xPnwfqIMDqR_EUeRGyd1hB4FZBVOmi8Mn4n01kLxr-LJzP6ZzeIM-KWA

Inoltre ha ribadito in un bel post fotografico come donare il sangue sia un proposito chiave per il 2020, riportando gli utenti al sito http://www.donailsangue.salute.gov.it/donaresangue/homeCns.jsp e offrendo loro tutte le informazioni utili per diventare donatori.

In Avis Nazionale, la donazione nelle vacanze si è arricchita di un nuovo concetto apparentemente lontano dal dono ma del tutto in linea con i valori tipici di chi intende promulgare stili di vita sani e legati al benessere. La pulizia dei fiumi, il movimento fisico, la prevenzione, sono stati alcuni dei temi propedeutici da promulgare assieme al dono del sangue in vista del World Blood Donor Day del 2020 che sarà organizzato dall’Italia: un vero e proprio fil rouge che senza dubbio vedrà Avis protagonista e che è stato chiamato in causa negli apparati grafici.

AVIS Nazionale - Associazione Volontari Italiani Sangue OdV - Home

Fig. 1

Interessante anche il lavoro di Fidas, che ha puntato sulla visibilità al lavoro annuale svolto dall’associazione, con un bel video riassuntivo di #FidaSessanta, il tour in 25 città italiane per diffondere la donazione di sangue andato in scena nel 2019:

Il Fidas Tour 2019. In camper da nord a sud, in 25 città italiane, con una sola missione: diffondere la cultura del dono

Un tour ricco di immagini suggestive e momenti di serenità e allegria con tanta energia in circolo:

Tra le associazioni di pazienti, costante il lavoro di Amami (Associazione dei malati di anemia mediterranea) che abbiamo intervistato lo scorso 25 settembre:

http://www.buonsangue.net/interviste/sistema-trasfusionale-dal-punto-vista-dei-pazienti-intervista-ad-andrea-tetto-presidente-amami-lassociazione-malati-anemia-mediterranea-italiana/

Molti i post sul dono e sull’importanza che ogni goccia di sangue donata ha per i pazienti, un approccio che naturalmente non possiamo fare altro che condividere con forza.

AMAMI Associazione Malati Anemia Mediterranea Italiana - Home

Fig. 2

Infine, una bella campagna appena uscita e legata al mondo Avis, molto divertente da guardare: viene da Avis Gangi, bellissimo paese in provincia di Palermo, e si tratta di uno spot video che parte da una bottega di barbiere… e arriva a ribadire quanto sia bello e opportuno donare il sangue volontariamente. Un modo di parlare del dono che punta su una bella dose d’ironia.

Ecco qui il video, da guardare e condividere il più possibile.

Un anno di sistema sangue attraverso Buonsangue: i momenti topici a ritroso da dicembre a luglio. La seconda puntata

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Dopo la prima puntata dello scorso venerdì, ecco i momenti cruciali del sistema sangue nel 2019 relativi ai primi sei mesi dell’anno. Il picco della raccolta plasma, gli incontri tra addetti ai lavori, le campagne informative e i grandi temi etici dibattuti in tutto il mondo sui grandi media istituzionali. Un riassunto ricco e scandito mese per mese per rivivere insieme un anno decisivo.

Giugno – Gennaio 2019

Giugno 2019

La giornata del dono in Toscana. I lavori in corso di una regione che guarda al futuro:

La giornata regionale della donazione in Toscana, tra bilanci e sguardo al domani

Maggio 2019

La raccolta plasma di aprile 2019, un mese di grande crescita:

Raccolta plasma di aprile: è un mese positivo con una tendenza da mantenere nei prossimi mesi

Aprile 2019

Il video tutorial del Centro Nazionale sangue con la strada migliore verso la sicurezza trasfusionale:

Dal Centro nazionale sangue un video con le tappe principali per il massimo della sicurezza trasfusionale

Marzo 2019

Il vaccino gratuito per i donatori, il bilancio della prima stagione di una grande innovazione:

Il vaccino antinfluenzale gratuito per donatori: ecco i primi bilanci con la fine dell’inverno

Febbraio 2019

Il dibattito mondiale sulla raccolta plasma a pagamento, un’inchiesta del New York Times:

Sul New York Times la questione della raccolta plasma a pagamento torna al centro del dibattito in Usa. Ma riguarda tutti noi

Gennaio 2019

La lista degli obiettivi trasfusionali del 2019, il vademecum di un anno di lavori in corso:

Sistema sangue, programmato il 2019 tra attività trasfusionali e scambi tra regioni. Pubblicati dal Cns i documenti partoriti nella plenaria dello scorso 30 novembre

La raccolta plasma di novembre fa registrare un calo sullo stesso periodo del 2018, ora la folata finale nell’ultimo mese dell’anno

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Dopo l’ottima performance del mese di ottobre, nel quale si era registrato un aumento del 4,9% di raccolta plasma sullo stesso periodo del 2018, un trend in continuità con i buoni risultati di settembre, il mese di novembre si contraddistingue invece in negativo, con un calo del 4,2% rispetto a novembre 2018. Non bisogna trarre conclusioni troppo negative, perché come vedremo il quantitativo totale raccolto nel 2019 è comunque superiore a quello del 2018 e dovrebbe consentire il rispetto degli obiettivi fissati nel Piano nazionale plasma 2016-20, ma quello che è certo è che ogni situazione in calo deve essere vagliata e monitorata per evitare che si ripeta.

Per esempio, entrando nel merito dei risultati regione per regione (fig.1), al di là del + 193,4% del Molise che naturalmente è una regione molto piccola, buone le notizie che arrivano da regioni altamente popolate come il Piemonte (+7,3%) e da regioni notoriamente in difficoltà con la raccolta come Lazio (+7,15), Campania (+5,4%) e Sardegna (+1,5%). Bene anche il Friuli Venezia Giulia con un + 5,9%.

Un po’ più preoccupante il dato che arriva invece dalla Lombarda, con un -15,9% rispetto a novembre 2018, e cali significativi anche in Liguria (-13,3%), Marche (-13,3%), Veneto (-6,6%) ed Emilia Romagna (-8,3%), tutte regioni popolose con una buona tradizione nella raccolta.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

Se invece guardiamo il dato complessivo delle raccolte annuali nei primi 11 mesi dell’anno, in figura 2 tabella 3, il 2019 vede una crescita rispetto il 2018 di circa 10 mila chilogrammi, con risultati positivi in Puglia, in Calabria, in Sicilia in Campania e in Emilia Romagna. A rincorrere un pareggio nella raccolta a dicembre troveremo invece la Lombardia che è indietro di circa 2 mila chilogrammi rispetto allo scorso anno, e il Veneto, più o meno con lo stesso gap.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig.2

A breve dunque, tra circa un mese, avremo il dato definitivo del 2019 per capire se i dettami del Piano nazionale plasma 2016-20 saranno rispettati, in vista dell’ultima annata che precederà un nuovo piano nazionale. Intanto, non resta che continuare con le campagne informative e la cultura del dono in modo da coinvolgere sempre più persone in un universo “giallo” che può cambiare la vita e le condizioni di moltissimi pazienti.

Tra fine dicembre e fine gennaio il picco influenzale nel nostro paese, ma i donatori di sangue sono al sicuro grazie al vaccino gratuito per chi dona

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Il momento del picco influenzale per la stagione invernale 2019 – 20 si avvicina. I giornali principali già informano sul grande numero degli italiani che si prevede saranno colpiti, che oggi si aggira sul milione ed è destinato a crescere nelle prossime settimane, fino al picco massimo atteso per fine gennaio.

Per definire alcune regole utili al fine di accrescere la prevenzione, il ministero della Salute ha lanciato sul suo portale un video e una sezione aggiornata, con le domande più frequenti sull’influenza. Quali sono le tre principali raccomandazioni per proteggere se stessi e gli altri dall’influenza e dalle sue conseguenze? Fare il vaccino, non prendere antibiotici e lavare bene le mani.

Chi legge Buonsangue sa bene come negli anni passati il picco influenzale creasse non pochi problemi alla raccolta sangue durante l’inverno, generando spesso lunghi intermezzi di carenze generalizzate in molte regioni. Poi, dallo scorso anno, grazie al lavoro congiunto delle associazioni di donatori, del Centro nazionale sangue e del Ministero della Salute, è arrivato una grande innovazione, ovvero il vaccino gratuito per tutti i donatori di sangue.

Un scelta matura, utilissima e di grande importanza, come dimostra il bilancio della prima annata in cui il vaccino gratuito per donatori ha funzionato, e che su Buonsangue pubblicammo lo scorso 29 marzo, riprendendo le valutazioni del direttore del Cns Giancarlo Liumbruno. A fronte di un’epidemia influenzale per numeri paragonabile a quella del 2017, infatti, nel 2018 il vaccino gratuito per donatori ha aiutato moltissimo la raccolta. Se nel 2017, infatti, le disponibilità per gli scambi interregionali al momento del picco influenzale erano scese di molto sotto le mille sacche (per la precisione si era arrivati a una situazione limite di 340 unità di sangue), nel primo anno con la nuova regola non si è mai scesi sotto le cinquemila unità.

Quest’anno, gli effetti positivi del 2018 dovrebbero dunque ripetersi, grazie alla doppia “influenza” positiva (mai come in questo caso è opportuno il gioco di significati) che il vaccino gratuito ha sul sistema dei donatori.

Da un lato serve a salvaguardare i quasi 2 milioni di donatori periodici proteggendoli dai malanni di stagione, dall’altro il surplus di motivazioni spinge a diventare donatore per chi non lo è già, con un piccolo dono che fa subito bene due volte, e poi moltiplica i suoi effetti all’infinito.

“PLASMARE”, il corso sulla filiera del plasma per i dirigenti Fidas. Un’occasione perfetta per accrescere la consapevolezza su un settore strategico

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Formare sul ciclo del plasma e la plasmaferesi, al fine di migliorare sempre di più la raccolta e alimentare il metodo del conto-lavoro, peculiarità italiana nella produzione dei farmaci salva vita: venerdì 6 e sabato 7 dicembre la FIDAS (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) ha organizzato, in collaborazione con Farmindustria, il corso di formazione “PLASMARE” rivolto ai Presidenti regionali e ai componenti del Consiglio direttivo nazionale e del Coordinamento Giovani FIDAS.

Ma perché questo corso di formazione per dirigenti Fidas su tutti i dettagli della filiera del plasma è stato importante e porterà sicuramente arricchimento nel settore e poi al pubblico?

Ce lo spiega il comunicato Fidas.

“Il programma del corso presenta temi relativi alle tecniche di lavorazione del plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati. Si affronteranno tematiche relative agli aspetti normativi ed etici con la presentazione di alcune buone pratiche presenti in Italia. A completamento del corso non mancherà un confronto con il sistema europeo ed Internazionale. Grazie alla partecipazione di Alessandro Segato, Presidente di AIP (Associazione Immunodeficienze Primitive) saranno presentate ai partecipanti testimonianze dei riceventi. Il dottor Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, illustrerà il tema dell’autosufficienza in plasma e medicinali plasmaderivati”.

Un programma ricco dunque, che nel dettaglio è riportato in figura 1 e 2.

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Fig. 1

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Fig. 2

Moltissimi i relatori autorevoli, da Giancarlo Liumbruno direttore del Cns a Simona Carli, responsabile del Centro regionale sangue Toscana, da Stefania vaglio del Centro regionale sangue del Lazio ad Aldo Ozino Caligaris presidente Fidas, che ha raccontato così l’iniziativa. “PLASMARE è il primo corso per Responsabili associativi sulla materia del plasma e della produzione dei medicinali plasmaderivati realizzato con un approfondimento della materia specifica. Attraverso il corso si intendono approfondire gli aspetti normativi e qualitativi relativi all’utilizzo del plasma proveniente da donazioni volontarie e non remunerate volto alla produzione di medicinali plasmaderivati. Il corso intende inoltre approfondire gli aspetti qualitativi relativi al conseguimento dell’autosufficienza per questi farmaci salvavita ottenibili soltanto dal frazionamento industriale e dalla lavorazione del plasma”.

Come sa chi segue Buonsangue e i suoi report mensili sulla raccolta plasma, secondo i dati presentati dal Centro Nazionale Sangue, nel periodo compreso tra gennaio ed ottobre 2019 si è registrato un incremento delle donazioni rispetto a quanto registrato nello stesso periodo nell’anno precedente (715.401 donazioni nel 2019 rispetto alle 698.236 donazioni raccolte nel 2018), ed è proprio per questo che non bisogna mollare la presa. Vuol dire che fare cultura della donazione di plasma serve e per avvicinarsi un’autosufficienza che ancora non è stata raggiunta.

Sicurezza e qualità del sistema trasfusionale, come si costruiscono? E i numeri cosa dicono?

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Qualità nel servizio per i pazienti e sicurezza nelle trasfusioni: su Buonsangue parliamo con grande frequenza di questi due valori fondamentali su cui si basa il sistema trasfusionale italiano, tanto che proprio su tali certezze presenti e obiettivi futuri insistono con grande decisione tutti gli stakeholder di sistema e i dirigenti più autorevoli. Ma al di là dei proclami e delle dichiarazioni di intenti, qual è la situazione nel concreto?

Se sul piano della qualità complessiva del servizio è sicuramente possibile fare di meglio, provando a conformare i livelli tra tutte le strutture trasfusionali nelle diverse regioni italiane e – come abbiamo scritto lo scorso 13 settembre – affrontando il problema della carenza dei medici trasfusionali che secondo il Cns rischia di riguardare nei prossimi anni circa un 30% delle forze in futuro necessarie, sul piano della sicurezza i numeri sembrano essere rassicuranti.

Ecco infatti, in figura 1, i risultati di uno studio commissionato ancora dal Centro nazionale sangue, secondo il quale il rischio di contagio per le principali malattie attraverso le trasfusioni è assolutamente minimo.

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Come possiamo vedere in infografica, l’ultimo caso di trasfusioni infette risale al 1995, quasi 25 anni fa, e il merito è soprattutto di una filiera che è votata al valore della sicurezza a partire dalla sua impostazione valoriale.

Poter contare su una donazione volontaria, anonima, gratuita, associata e organizzata con più di 1 milione e 800mila donatori periodici consente una grande capacità di prevenzione, perché alla donazione periodica si può arrivare solo attraverso la condivisione e l’attitudine a stili di vita corretti che rimuovono in partenza la maggior parte dei fattori di rischio. Procedimenti informativi come il questionario – che alcuni donatori non amano ma che garantiscono una primissima scrematura – ampliano e fortificano il controllo. Infine, per tutto ciò che non è possibile ottenere in fase preventiva, ecco i test NAT, test molecolari che possono riuscire a scovare i virus anche in caso di presenza minimale nell’organismo.

I test NAT, come sappiamo, consentono anche di non costringere i donatori allo stop forzato dal dono in caso di viaggi in zone colpite da West Nile, Chikungunya o altri virus portati dalle zanzare, e come indica l’infografica in alto sono stati moltissimi i casi di infezioni pericolose riscontrati e neutralizzati grazie ai test: ben 751 di epatite B, 642 di sifilide, 315 di epatite C e 96 di HIV.

“Tutte le sacche di sangue donato – spiega il CNS – vengono sottoposte ai test per la ricerca dei virus HBV, HCV, HIV e del Treponema responsabile della sifilide; in particolari periodi dell’anno, a questi test possono aggiungersi ulteriori analisi per la ricerca di altri virus come il West Nile Virus. Le donazioni verranno utilizzate solo se gli esiti dei test effettuati risulteranno tutti negativi”.

Grazie a questo percorso valoriale e al supporto dei test NAT, di conseguenza, secondo il Centro nazionale sangue le probabilità di infezione da HIV sono comprese tra 1 su due milioni e uno su 45 milioni, a seconda del metodo di calcolo usato, cioè qualcosa di davvero infinitesima se si considera che In ambito scientifico una probabilità inferiore a uno su un milione viene considerata trascurabile, come ha spiegato Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns.

Questi numeri, sono stati diffusi in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS, che cade ogni anno il 1° dicembre, e ci paiono molto rassicuranti. Sono lontani, e non ripetibili, gli anni in cui l’attenzione generale sulla sicurezza era sottovalutata, come ricorderanno bene i lettori di Sangue Infetto, il libro di Michele De Lucia sulla storia dei casi giudiziari sul sangue da noi recensito nel giugno 2018.

Casi e momenti storici che è sempre meglio ricordare per evitare che si ripropongano in futuro.

 

Raccolta plasma sul parziale di agosto, calo evidente del 5,9% ma leggera crescita nei dati complessivi

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Era un mese temuto e in effetti  i risultati sono inferiori alle attese: agosto 2019 non è andato troppo bene sul piano della raccolta plasma. Dopo il +2,1% fatto registrare nella comparazione di luglio dunque, un’inversione di tendenza. Il segno meno nel mese più difficile dell’anno causa ferie, partenze, e caldo estivo, corrisponde al – 5,9%, anche se non sono poche le regioni che rispetto alla scorsa stagione hanno migliorato la performance.

In particolare, le cose sono andate bene in Basilicata, con un +49,6%, in Liguria, con un +21,4%, e in Umbria, con un aumento di addirittura +56,2%. Da sottolineare con soddisfazione anche il dato della Sardegna, +7,5%, in una regione notoriamente più bisognosa. Regioni in calo sono state invece il Molise (-55,45), la Puglia con un – 47,1% e la Valle d’Aosta con il – 41, 8%, come possiamo vedere in figura 1.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig.1

Trasferendo lo sguardo sul dato complessivo, ovvero sul confronto tra il periodo completo gennaio-agosto 2018 vs gennaio-agosto 2019 ci accorgiamo però che il dato 2019 continua a essere leggermente superiore. In tabella 3 figura 2, infatti, vediamo che nel 2019 sono stati raccolti 558.542 kg di plasma da inviare per la maggior parte alle industrie della plasmalavorazione e fabbricare plasmaderivati e farmaci salvavita, contro i 555.885 del 2018. Poche migliaia in più, in vista della rincorsa agli obiettivi del Piano nazionale plasma 2016-2020, che avverrà in questi ultimi 4 mesi.

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Fig. 2

In dettaglio, le regioni con il maggior tasso di crescita sul dato totale sono Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, e Campania, quelle in leggero calo Puglia, Lazio e Toscana. In vista dell’ultimo quadrimestre, ecco i numeri da cui partire per centrare gli obiettivi.

 

 

 

 

I trend delle carenze estive sono in calo ma i casi negativi per i pazienti non mancano. Statistica e realtà non sono la stessa cosa, è bene comprenderlo

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Le analisi statistiche spesso dicono ben poco sulla complessità del reale, sebbene siano diventate, a causa dell’abitudine a sentirle snocciolare in televisione, un metro considerato fin troppo determinate. È un errore. Un caso interessante di dispercezione che riguarda il sistema sangue è accaduto nei giorni scorsi, e ci ha mostrato molto bene come i dati statistici non sempre siano in grado di rappresentare la realtà della vita quotidiana, e come, al tempo stesso, chi vive nella realtà quotidiana debba iniziare a pensare ai dati intuendone il giusto valore.

Di cosa si tratta? È accaduto che al Quotidiano Sanità, giornale on-line molto seguito, sia arrivata la lettera indispettita di una lettrice, a commento di un articolo uscito lo scorso 6 settembre a proposito del calo delle carenze estive di sangue in Italia. L’articolo riportava i dati pubblicati dal Centro nazionale sangue e traeva delle conclusioni generiche, un trend di carenze in calo segnalato anche da noi su Buonsangue sabato 7 settembre.

La lettrice, una paziente che necessità trattamenti costanti per curare la talassemia, ha segnalato una discrepanza tra il titolo dell’articolo che recitava “Sangue. Cns: “Dal 2017 sempre meno carenze estive”, e ha raccontato la propria esperienza all’Ospedale Cardarelli di Napoli, dove non tutti i pazienti bisognosi sono riusciti d recente a ottenere le cure necessarie con la dovuta efficienza. Un fatto grave, che naturalmente ci auguriamo sia destinato a non ripetersi per ovvi motivi. Troppo spesso abbiamo ribadito quel è il vero scopo di avere un sistema sangue – e più in generale un sistema sanitario – ben funzionate: la salvaguardia e la cura al massimo livello dei pazienti.

L’esperienza della lettrice mostra perfettamente quanto sia importante la raccolta sangue, e quanto una singola donazione possa davvero cambiare il destino di tante persone in ogni parte del paese. Inoltre spiega bene come uno dei principali focus motivazionali delle campagne a favore del dono debba diventare proprio il ruolo rivestito del paziente.

Allo stesso tempo però, è giusto sottolineare come valutazioni statistiche e vita reale debbano essere considerati due campi d’indagine completamente diversi, e semmai complementari.

La statistica, attraverso dati e analisi di parametri, prova a fornire delle letture che mai debbono intendersi definitive o esaustive. Fotografano tendenze, quantificano il lavoro che manca al raggiungimento degli obiettivi programmatici e sono diventate predominanti sui media.

Le storie personali, le vicende reali, sono invece la battaglia quotidiana di chi si trova sul campo a lottare, sia dalla parte dei pazienti, la più fragile, sia dalla parte di chi si spende per offrire servizi di alto livello. Segnalare quanto le carenze siano in calo sul piano del volume complessivo non significa negare i problemi o sostenere che non ce ne siano o non ce ne saranno.

Per migliorare sul piano culturale e sul piano dell’efficacia dell’informazione, servono analisi corrette, il più possibili oggettive, attente e ben articolate da parte di tutti: solo così il sistema può crescere sia in modo organico sia sul piano delle tendenze generali, sia intervenendo sulle singole criticità.

La carenza di medici trasfusionali sottolineata dal Cns è una minaccia per i pazienti, e va prontamente affrontata

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Quando facciamo riferimento alla necessaria collaborazione – per il funzionamento ottimale del sistema trasfusionale – tra le tre “gambe” che lo compongono, ovvero associazioni di donatori, istituzioni sanitarie e personale medico, intendiamo riferirci alla necessaria armonia tra compiti e ruoli di ciascun attore nel proprio ambito di riferimento.

Solo così, attraverso il lavoro comune e la condivisione dei programmi e delle visioni programmatiche sarà possibile, nel medio e nel lungo periodo, continuare ad assicurare quegli alti livelli di cura, di assistenza e di sicurezza ai naturali destinatari di tutti i risultati e gli sforzi, ovvero i pazienti.

Osservando da vicino il sistema trasfusionale giorno dopo giorno, ci sembra che tale comunione d’intenti tra stakeholder esista eccome, ed è per questo che il buon funzionamento del sistema non dovrebbe essere messo a rischio da questioni strutturali. Preoccupa non poco, in questo senso, il dato emerso nei giorni scorsi dal Centro nazionale sangue, che in un report dettagliato e molto puntuale ha fatto il punto sulla delicata questione della carenza medici nei servizi trasfusionali.

Cosa emerge dal recente censimento occupazionale? Che per ottenere il massimo grado di efficienza a oggi manca nei reparti dei servizi trasfusionali circa il 30% del personale medico. Un numero importante, che corrisponde a 470 unità. Una situazione che riguarda tutte le regioni italiane, come possiamo vedere in figura 1.

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Fig. 1

Ma entriamo ancora più in dettaglio:

“Secondo il censimento, al 10 luglio 2019 la dotazione complessiva di medici in servizio presso i circa 270 Servizi trasfusionali italiani, espressa in numero Full Time Equivalent (FTE o equivalente a tempo pieno), risulta di 1.588 unità, in calo dell’8% rispetto allo scorso dicembre, con un trend in discesa che non varia dal 2015. La carenza di 470 medici nell’organico attuale, sottolinea il Cns, nel prossimo triennio è destinata ad aggravarsi ulteriormente a causa del turnover”.

Trend in calo progressivo già dal 2015 e previsioni negative sul prossimo triennio dunque, una situazione che si deve assolutamente risolvere nelle sedi opportune, e con politiche adeguate, affinché lo sforzo delle associazioni già alle prese con criticità non semplici, quali ricambio generazionale dei donatori e raccolta dei livelli necessari di sangue e plasma per plasmaderivati, non siano in parte vanificati.

Il giusto allarme del Centro nazionale sangue si è manifestato attraverso le parole del direttore Giancarlo Liumbruno, che ha anche delineato possibili soluzioni, che non sono immediate. Ovviamente, infatti, il personale dei servizi trasfusionali deve essere formato – svolge infatti un ruolo delicatissimo per i pazienti nei percorsi di assistenza, nel trattamento delle emopatie, e nel supporto alla chirurgia di media e alta specialità e ai trapianti di organi – e ciò che servirebbe è rafforzare energicamente i posti a disposizione nelle scuole di Specializzazione in Ematologia e in Patologia Clinica e Biochimica Clinica. Formare specialisti, insomma. In altre parole investimenti, area su cui ci auguriamo che con una compagine governativa più sensibile su scuola e sanità pubbliche si possa prontamente intervenire senza che vi siano in futuro riduzioni della spesa pubblica destinate a intaccare i servizi fondamentali.

Quanto sia importante per i pazienti un sistema trasfusionale sempre più efficiente è perfino inutile ricordarlo, ma è bene sottolineare che a oggi la rete trasfusionale italiana produce di oltre 7.000.000 di unità di emocomponenti all’anno, e riesce a soddisfare il fabbisogno di sangue ed emocomponenti per la terapia trasfusionale a circa 650.000 pazienti. Inoltre, gli 840.000 litri di plasma raccolti servono, come sappiamo bene, alla produzione dei principali medicinali plasmaderivati: albumina, immunoglobuline, antitrombina e fattori della coagulazione sono sostanze necessarie per curare malattie gravi ed emofilia.

Risultati importanti quindi, in linea con i programmi di autosufficienza, che debbono poter crescere o quantomeno trovare stabilità. E non, al contrario, essere messi a rischio dalla mancata armonia tra necessità del sistema e forza lavoro adeguata a soddisfarle.