Esportazione dei plasmaderivati e cooperazione internazionale: il convegno a Roma Emilia Grazia De Biasi: “Il sangue non è una merce, e in Italia lo sappiamo bene”

IMG_20171121_111423

Sono ormai molti anni che il Centro nazionale sangue, in accordo con il ministero della Salute e in attuazione dell’Accordo Stato-Regioni del 7 febbraio 2013, persegue progetti umanitari nell’ambito dell’esportazione dei farmaci plasmaderivati.

Come abbiamo più volte ricordato (proprio qualche giorno fa abbiamo portato sotto i riflettori il caso dei bambini farfalla per le cui terapie più efficaci sono decisive le staminali e anche il plasma arricchito), i plasmaderivati sono farmaci decisivi per garantire una buona qualità della vita a molte categorie di malati gravi come gli emofilici, ed è a prosecuzione e coronamento di questa politica di cooperazione internazionale che a Roma, martedì 21 novembre, alla Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva del Senato della Repubblica, si è svolto il convegno “La cooperazione internazionale e l’esportazione di medicinali plasmaderivati a fini umanitari”, incontro cui le istituzioni tenevano molto, come hanno dimostrato il patrocinio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin (tuttavia assente per altri impegni istituzionali), e la presenza della senatrice Emilia Grazia De Biasi, presidente della 12esima commissione igiene e sanità del Senato.

Il convegno, nato dall’iniziativa di Fondazione Emo, in rappresentanza delle persone con emofilia di Umbria e Marche, e da FedRed Onlus (Federazione delle associazioni emofilici dell’Emilia Romagna), ha da subito posto al centro del dibattito il legame profondo tra l’aspetto etico, connaturato all’universo plasma, e le ragioni più specificatamente sanitarie.

Un focus su tutti quindi: il bisogno di equità e la necessità assoluta e condivisa da tutti gli stakeholder di sistema, di valorizzare la vocazione etica della produzione e distribuzione dei plasmaderivati, in uno scenario complesso in cui le diversità tra sistemi sanitari nazionali e le ingerenze di mercato sono criticità da monitorare costantemente.

Ecco perché Emanuela Marchesini, della Fonazione Emo e FedRed Onlus, nelle veci di padrona di casa, ha esortato sin dalle prime battute a rivolgere lo sguardo verso la grande disparità sanitaria ancora vigente nel mondo, giacché – ha ricordato – “se nei paesi ricchi è facile curare l’emofilia, in altri paesi è molto complicato”.

Un assist perfetto per la senatrice Emilia Grazia De Biasi, che in un intervento molto efficace e denso ha spiegato la genesi programmatica dei progetti che hanno portato finora all’estero 27 milioni di unità di plasmaderivati diretti verso una decina di paesi (Afghanistan, Albania, Armenia, El Salvador, Kosovo, Palestina, Serbia e altri), realtà che hanno bisogni urgenti e si trovano in difficoltà.

“Le questioni delicate richiedono sempre più conoscenza, per poter deliberare, questo è il mio motto – ha detto la senatrice De Biasi – e oggi parliamo di un bellissimo progetto di cooperazione internazionale su cui abbiamo discusso a lungo in commissione, per poter svolgere in modo serio e trasparente l‘esportazione di plasmaderivati, in uno scenario complesso che ha a che fare con il mondo dell’industria e del mercato, con il rischio, dunque, che la solidarietà si trasformi in speculazione. Il contesto è difficile, ci rivolgiamo a luoghi di guerra, a paesi vittime di embarghi con problemi enormi di sopravvivenza specie per le categorie più deboli, e quindi l’esportazione dei plasmaderivati è l’unica possibilità di dare la vita a persone che rischiano di perderla ogni giorno. A queste persone va garantito un valore su tutti, quello della sicurezza, e in questo l’Italia non è seconda a nessuno. Sono fiera di vivere in un Paese all’avanguardia grazie a valori come gratuità della donazione, rigoroso nei controlli periodici e in grado di prendere una certa distanza dalle esigenze del mercato, che metterebbero in discussione le questioni della sicurezza. Non dobbiamo nascondere che in alcuni paesi il plasma si raccoglie a pagamento, ma l‘Italia sa bene che il sangue non è una merce come una saponetta, e quindi va trattato diversamente. Siamo un grande Paese, e lo dico anche alle imprese per quel lato di responsabilità sociale che compete anche al mercato”.

Le ragioni etiche di fondo dunque, chiamate in causa come spinta all’azione, assumono ancora più forza se poste in dialettica con i casi reali, con le esperienze.

Ecco perché Luca Rosi, dell’ufficio Affari internazionali dell’Istituto superiore della sanità, ha introdotto con la sua esperienza sul campo le testimonianze degli ospiti esteri destinatari dei programmi di cooperazione, personalità provenienti da Palestina, Kosovo e Albania.

Per Rosi ogni programma per esser efficace deve tener conto di quattro questioni fondamentali: “l’azione di sistema da perseguire con capacità e competenza tecnica, l’equità, che in un periodo di economia labile è il principio della sostenibilità, la capacità di mettere a punto progetto di tipo sanitario che sappia convertirsi in azione sociale sulla base della collaborazione intersettoriale, e, infine interventi che partano da un’analisi più precisa possibile dei bisogni, per arrivare a disegnare, in ciascun territorio, progetti sostenibili ed efficaci”.

Propositi ineccepibili quelli di Rosi, che tuttavia possono correre il rischio di risultare astratti se a decodificarli non intervengono casi specifici, quelli dei paesi che grazie ai progetti di cooperazione con le regioni italiane hanno tratto enormi benefici interni.

Albania, Kosovo e Palestina sono paesi che, come hanno spiegato bene i rappresentanti istituzionali invitati a Roma, hanno potuto fare passi da gigante in fatto di cura agli emofilici e a varie categorie di pazienti solo grazie alla cooperazione internazionale, e all’esportazione non a fini di lucro delle eccedenze di plasmaderivati.

È il caso del Kosovo, che come ha spiegato Ali Berisha, il vice Ministro della salute “a causa della guerra ha dovuto ricostruire per intero il sistema sanitario, affrontando problemi economici e alta mortalità per le malattie infettive e cardiovascolari, problemi per cui è forte il bisogno di formazione per i nostri professionisti, ed è il caso dell’Albania, dove, come ha ricordato Narvina Sinani dell’Ospedale Madre Teresa, uno dei principali di Tirana, solo grazie al sodalizio con la Toscana la situazione è molto migliorata. “L’emofilia in Albania è curata solo a Tirana, da qualche anno c’è un centro con 196 pazienti dei quali 56 bambini sotto i 14 anni. Con il nostro budget compriamo dei fattori per i pazienti ma possiamo farlo solo quando hanno una crisi o un bisogno. Lo stato offre solo l’invalidità come aiuto economico, ma da due anni, grazie alla Regione Toscana, siamo cresciuti moltissimo sul Fattore VIII da 1 unità per paziente a 1,6 unità.

Ancora più esplicativo il caso della Palestina descritto da Asad Ramlawi, il vice ministro della Salute, caso limite che solo grazie ai programmi di collaborazione internazionale ha trovato la possibilità di attenuare alcune criticità interne derivanti dai contrasti storici con Israele. “Nonostante tutte le difficoltà che dobbiamo affrontare con l’occupazione – ha spiegato infatti Ramlawi – siamo stati capaci di ottenere grandi risultati contro le malattie infettive, e ora dobbiamo affrontare le malattie croniche che da noi portano un tasso di mortalità di circa l‘80%. Il nostro paese è l’unico livello globale a dover fronteggiare un’occupazione, e non c’è continuità tra Cis-Giordania e Gaza: c’è un territorio controllato da Israele che dobbiamo attraversare, e dove per il 99% delle volte il permesso viene negato. Dobbiamo abbattere questi muri, solo così potremo migliorare. La divisione della nostra terra in tre parti è qualcosa che può comprendere solo chi è venuto a vistarci. Abbiamo anche una mortalità dei bambini alta, sebbene i nostri numeri sono i migliori della regione, ma con il sostengo di paesi come l’Italia vogliamo competere con gli esempi migliori”.

Ma a cosa si deve questa solidità sistematica della plasmaderivazione in Italia, che grazie ai risultati degli ultimi anni ha consentito di provvedere alle necessità interne del sistema italiano, e di offrire le eccedenze (ripetiamo, circa 27 milioni di unità di plasmaderivati), nei programmi di cooperazione internazionale?

La prima risposta è arrivata da Maria Rita Tamburini della Direzione generale prevenzione sanitaria, che ha spiegato il metodo del conto lavoro, eccellenza organizzativa italiana che da quando è in voga ha prodotto enormi benefici, perché nato al fine di salvaguardare la natura pubblica ed etica della raccolta del plasma. “Abbiamo un sistema trasfusionale basato su valori peculiari in cui la donazione è anonima, gratuita, volontaria, periodica e associata – ha ribadito la Tamburini – e il sangue non è fonte di profitto. Il nostro sistema di plasmaderivazione è pubblico e le regioni sono titolari della materia prima: il plasma raccolto è affidato come patrimonio etico alle industrie farmaceutiche convenzionate, e quelle lo restituiscono sotto forma di farmaci alle regioni. Negli ultimi anni ci sono state delle eccedenze che per legge possono essere esportate verso comunità che ne hanno bisogno, senza fini di lucro e nell’ambito di progetti internazionali. C’è stata la collaborazione di tutti, anche della associazioni di donatori, e il valore del dono ne esce ulteriormente valorizzato”.

Dello stesso avviso Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, anche lui, come tutti i relatori, puntualissimo nel ribadire la cesura netta che deve essere mantenuta tra raccolta di sangue e plasma e logiche mercantili, in ferma opposizione a energie che, come appreso in altre occasioni, in qualsiasi momento potrebbero mettere in discussione i valori fondanti del sistema italiano condivisi in moltissimi altri paesi. “Alla base del nostro lavoro – ha detto Liumbruno – c’è la volontà di utilizzare a pieno il dono dei quasi due milioni di donatori italiani. Gli sforzi possono e devono essere compiuti restando lontani dalle logiche di profitto e per fini umanitari. Questo è il background che ha reso possibile l’esportazione di quasi 27 milioni di unità di Fattore VIII, sulla base di progetti che si estendono alla promozione della volontarietà del dono nei paesi raggiunti. Siamo stati di recente in El Salvador dove è appena nata un’associazione di volontari non remunerati, un progetto che si è completato con la formazione medica e la cessione di consistenti quantitativi di Fattore VIII. Nel fare docenza ci siamo resi conto che applicare protocolli per noi ormai quasi scontati in questi paesi è molto difficile, perché non esiste la disponibilità dii farmaci anche bassissimo costo”.

Sulla medesima lunghezza d’onda, infine, prima dei saluti finali da parte dei rappresentanti di Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche, le regioni protagoniste in prima linea dei programmi di esportazione, è stato l’intervento del presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris, in rappresentanza delle associazioni di donatori, tra dati oggettivi e un quesito importante sul rapporto di utilizzo, un po’ anomalo, tra plasmaderivati e ricombinanti nelle terapie emofiliche in Italia. “Ci riconosciamo come un tavolino a tre gambe – ha dichiarato Ozino Caligaris – e abbiamo come obiettivo fondamentale i pazienti. Dobbiamo ribadire come l’Italia sia il secondo paese d’Europa a produrre quantitativi di materia prima da mandare al frazionamento, secondi solo alla Germania che ha la raccolta remunerata.  Perché allora la Germania utilizza allora il 50 % di derivati e 50% di ricombinati e in Italia si finisce per valorizzare soprattutto i ricombinanti? C’è un problema di percezione della sicurezza con un dato straordinario unico con l’85% di donatori periodici? Il dono va valorizzato al massimo, e quindi non dobbiamo compiere scelte che possono andare verso ragioni più specificatamente industriali”.

Parole che ribadiscono un principio sempre considerato centrale anche su Buonsangue: la necessità di trovare il punto di equilibrio tra mercato e interessi di comunità, in un settore che nei prossimi anni accrescerà enormemente il suo valore, e su una risorsa giudicata dagli addetti ai lavori non meno importante dell’acqua o dell’energia.

 

 

 

Gestione della risorsa plasma e squilibri internazionali. Così la due-giorni di Fiods fotografa il “pianeta sangue”

IMG_20171028_091015

In un mondo globalizzato, in cui la tecnologia consente di organizzare e misurare le grandi risorse strategiche dell’umanità come il sangue su scala planetaria, il confronto serrato tra gli attori di un sistema ampio e complesso come quello trasfusionale diventa necessario.

Le possibilità offerte dalla rete, dalla comunicazione immediata, degli scambi tra diversi approcci, talvolta si trasformano in obblighi, perché a oggi non sarebbe nemmeno pensabile una gestione della risorsa sangue non concertata tra istituzioni, industria, donatori e professionisti: sarebbe un errore strategico grossolano. Come è emerso dalle parole di molti relatori invitati al seminario Fiods di Castelbrando, infatti, sono molte le sfide da affrontare su scala globale, e si dovrà riuscire a equilibrare molto bene gli interessi collettivi di pazienti e comunità interessate a poter contare su un risorsa sangue importante quanto l’acqua o le fonti energetiche, e il paniere di interessi, ragioni economiche e normali necessità oggettive di ciascuna delle parti in causa.

Ricollegandoci agli interventi del 27 ottobre, su cui Buonsangue ha pubblicato un report estremamente dettagliato al fine di fornire una panoramica generale basata sulle relazioni dei professionisti,  sembrano essere tre le principali questioni da dirimere al di fuori dagli argomenti più tecnici, che meritano di essere approfondite e commentate punto per punto.

1) L’ottimizzazione delle risorse

Il Patient Blood Management, in senso di razionalizzazione delle risorse e centralità del paziente nei processi sanitari, è un approccio ormai promosso a livello istituzionale in Europa, perché alquanto necessario. In un momento in cui il trend delle donazioni nel mondo è in leggero calo, utilizzare le conoscenze scientifiche al fine di coniugare sostenibilità delle trasfusioni con un incremento di qualità sulla cura dei singoli pazienti, è di certo un obiettivo primario da raggiungere. Ecco perché, dopo il molto spazio dedicato al PBM nella giornata del giorno 27, anche nella ripresa dei lavori del 28 ottobre Stefania Vaglio, direttrice del Centro Regionale Sangue del Lazio, ha voluto mandare tre messaggi: il primo ai pazienti, chiedendo loro di rimanere sempre curiosi e pretendere tutte le pratiche di ottimizzazione sulle loro terapie; il secondo ai trasfusionisti, osservando che il PBM non è una diminutio, ma è l’unica occasione di riappropriarsi di un ruolo clinico che si stava dimenticando; e il terzo alle associazioni, chiedendo loro di capire che Il PBM valorizza il dono del sangue e migliora la situazione di quei pazienti che non hanno alternativa.

2) Migliorare l’equità tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo

Colpiscono molto, sul piano dell’equilibrio globale, i dati riportati da Giancarlo Liumbruno nella sua lectio magistralis, a proposito dell’utilizzo della risorsa sangue, che nei paesi in via di sviluppo è usata in larga parte per questioni di assistenza al parto, in ostetricia e pediatria, e in misura minima in ambiti avanzati come la chirurgia, in assoluta controtendenza rispetto ai paesi sviluppati.

La relazione della mattinata del 28 su questo tema, eseguita da Giuseppe Marano del Centro Nazionale Sangue, ha ribadito quanto già accennato dal direttore Liumbruno: tra Europa e Nord America da un lato, e Africa e Asia dall’altro, le discrepanze sono enormi. Queste differenze andranno ridotte nel tempo attraverso la cooperazione internazionale, per evitare che sia abbiamo pazienti di categorie differenti.

Come fare? Coinvolgendo molto di più i management sanitari dei paesi in via di sviluppo e rinnovando di continuo la ricerca e le analisi, come ha peraltro lamentato un rappresentate maghrebino nel tempo dedicato alle domande, a causa di dati OMS a suo dire non aggiornati sui miglioramenti avvenuti in molti paesi del nord Africa come il Marocco sul piano della donazione gratuita e volontaria.

3) La gestione della risorsa plasma

Il plasma è una risorsa decisiva per la collettività, e negli anni che verranno, com’è stato spesso specificato anche al seminario Fiods, la domanda sarà sempre in crescita. Lo testimoniano i trend in crescita costate per la richiesta di immunoglobuline, il prodotto driver, e albumina.

Il giro d’affari sul plasma crescerà fino a raggiungere e superare i 20 miliardi di dollari nel 2021, con la possibilità che una quantità di denaro così poderosa generi conflitti d’interesse complicati da capire e gestire.

In quest’ottica, molto importante è stato l’intervento di Paul Strengers, olandese, direttore dell’Ipfa (International Plasma Fractionation Association) nella seconda giornata di lavori del 28 ottobre: il plasma come risorsa strategica – ha spiegato Strengers – soffre di un grande problema di sbilanciamento, perché ben il 60% del plasma che oggi gira nel mondo è prodotto dagli Stati Uniti, che di contro possiedono il 5% della popolazione mondiale. Quasi un monopolio, criticabile non per motivi nazionalistici o economici (o non solo), ma perché una produzione così concentrata è molto delicata. Se il plasma dovesse diventare di colpo una risorsa non più garantita nell’offerta (è già successo negli anni 80 su scala globale con l’arrivo dell’Aids), non vi sarebbero strategie alternative per l’approvvigionamento. Basta pensare, come ha ricordato lo stesso Strengers, allo slogan America First usato da Donald Trump in campagna elettorale.

Va ricordato inoltre che gli Usa producono molto plasma perché lo raccolgono a pagamento in strutture private, saccheggiando le fasce della popolazione più deboli economicamente: e se questo sul piano della sicurezza della materia può anche non rappresentare un problema per i serratissimi controlli di laboratorio (maggiori dubbi semmai ricadono sulla salute di chi si sottopone a plasmaferesi troppo di frequente per crearsi reddito), crea sicuramente una forte contraddizione sul piano dei principi etici del dono in voga in Italia e in molti paesi del mondo, dove la donazione gratuita, responsabile, anonima, organizzata e associata non è minimamente messa in discussione (così come il ruolo delle associazioni), sebbene a livello di dibattito istituzionale globale il tema del pagamento sia stato introdotto come una delle tante possibilità per ovviare a eventuali carenze.

Le misure possibili per intervenire ci sono, a partire dalla necessità che la questione culturale su questi temi, già percepita e discussa a livello degli addetti ai lavori, sia trasmessa alla comunità; affinché anche quest’ultima, ci sembra di poterci augurare, passi a recitare un ruolo attivo nell’universo sangue, non solo come un serbatoio cui attingere, ma in modo che un buon livello di consapevolezza e responsabilità nell’approccio alla materia sangue, consenta di vivere sempre più la donazione come una scelta lucida e partecipata.

IMG_20171028_112234

 

 

 

 

 

Il sangue al centro del dibattito: tra organizzazione del sistema oggi e i donatori di domani

rome-1681633_960_720

È sempre bello parlare di momenti di discussione e confronto tra gli attori determinanti di un settore ancora troppo poco raccontato come il sistema trasfusionale, specie quando i confronti servono a migliorare l’efficienza complessiva; ma è ancora più bello, per ragioni intrinseche ed emotive, raccontare di attività sul campo e di iniziative concrete che servono a portare la cultura del dono tra i giovanissimi attraverso il lavoro sui contenuti.

L’opportunità rara di confrontarsi con queste esperienze così significative, lo offre il calendario, grazie a due eventi in rapida successione: oggi martedì 24 ottobre, e domani mercoledì 25 ottobre 2017, sono infatti in programma convegni cruciali e molto diversi tra loro.

Vediamo quali sono, in rigoroso ordine temporale.

Martedì 24 ottobre a Roma, grazie all’organizzazione del Centro Nazionale Sangue, presso l’aula A dell’Istituto Maxillo-facciale dell’Università Sapienza in Via Caserta si svolgerà il convegno “Trasporto delle unità di sangue intero, degli emocomponenti e dei campioni biologici dalle sedi di raccolta ai poli di lavorazione e qualificazione biologica”.

Un evento che vedrà impegnati, come da comunicato, “medici, biologi, tecnici sanitari di laboratorio biomedico ed infermieri trasfusionisti impiegati presso enti ed istituzioni sanitarie e di ricerca” su un tema cruciale per il sistema trasfusionale, come quello dei trasporti degli emocomponenti.

Un tema di natura sì molto tecnica ma che comprende anche la questione della sicurezza, e che è fondamentale anche come aggiornamento professionale per il personale medico. Normativa sui trasporti, impegno delle regioni, aspetti gestionali, la tracciabilità e trasporti a lunga distanza saranno le questioni di sistema all’ordine del giorno, da approfondire e sviscerare, a partire dall’apertura del direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno, prevista per le 10.30.

Ecco in figura 1 la brochure dei lavori.

Cns
Fig.1

Sempre a Roma, capitale indiscussa del sangue in questi giorni di fine ottobre, si svolgerà al mattino di mercoledì 25 la conferenza “Da 90 anni coloriamo la vita”, prevista alla Sala Comunicazione del MIUR a viale Trastevere 76.

L’incontro sarà una bellissima occasione per conoscere i due prossimi progetti di Avis in collaborazione con il mondo della scuola, ovvero il fumetto “Il colore della vita”, già presentato qualche giorno fa a Lucca Comics e dedicato all’amicizia tra Vittorio Formentano, fondatore di AVIS, e Giorgio Moscatelli, impegnato con lui alla guida dell’Associazione, e “Rosso Sorriso, il dono dei bambini”, un progetto multimediale realizzato da Avis in collaborazione con Rai Yo – Yo.

Presenti in sala: Roberto Dal Prà della Scuola Internazionale Comics, Claudia Firenze Segretario Generale AVIS, e Riccardo Mauri, dirigente AVIS e co-autore del fumetto per presentare “il colore della vita”.

Domenico Nisticò Responsabile Area Scuola di AVIS Nazionale, Maria Bollini vice-direttrice RAI Ragazzi, e Oreste Castagna, attore e autore televisivo, per raccontare al pubblico i dettagli di “Rosso Sorriso, il dono dei bambini”.

In figura 2, ecco la brochure della conferenza, che su Buonsangue seguiremo dal vivo.

invito-2-768x693
Fig.2

Casi di Chikungunya in Calabria, le donazioni speciali in Italia e Facebook che aiuta il dono in India: tutte le news del week-end a tema sangue

HEART-IN-MY-HANDS-860x450_c

Solidarietà, dono e Facebook.

Sono queste le parole d’ordine del sistema trasfusionale in questo week-end che ha inizio oggi sabato 30 settembre. L’emergenza legata alla Chikungunya, lo ricordiamo, non particolarmente invasiva dal punto di vista prettamente sanitario, ha però complicato la raccolta sangue in una regione a carenza cronica come il Lazio. Nulla che non potesse essere assorbito dal sistema di compensazione regionale (che già il 22 settembre scorso aveva già garantito più di 2500 sacche aggiuntive), ma una situazione da monitorare con continuità.

L’ultima notizia sulla Chikungunya tuttavia è di pochissime ore fa e viene dalla Calabria, come testimonia il Centro Nazionale Sangue attraverso la sua pagina Twitter: A Guardavalle Marina, in provincia di Catanzaro, stop alle donazioni per 28 giorni, a causa di casi autoctoni di Chikungunya provocati da un residente ad Anzio transitato in soggiorno estivo sulla punta dello stivale:

http://www.centronazionalesangue.it/notizie/chikungunya-chikv.

Centro Naz. Sangue su Twitter Chikungunya stop a trasfusioni nel comune di Guardavalle Marina Catanzaro caso indice residente ad Anzio https t.co GdG8MmX47Z

Tanti gli appelli e le donazioni speciali in tutta Italia.

In primo luogo è importante ricordare che domenica primo ottobre è la giornata nazionale FIDAS http://fidas.it/domenica-1-ottobre-lviii-giornata-nazionale-fidas/, un modo per ringraziare tutti gli associati e mandare per l’ennesima volta un appello collettivo al dono, anche a mezzo social attraverso l’hashtag  #iamFIDAS:

FIDAS Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue

In Sicilia, a Favara e Naro in provincia di Agrigento, http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/donazione-sangue-raccolte-favara-naro-29-settembre-2017html.html donazioni speciali domenica mattina 1 ottobre.

In Puglia, a San Severo, identica situazione, come vediamo sulla pagina di Twitter della Gazzetta di San Severo http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=114400.

donazione sangue Cerca su Twitter

Sul Resto del Carlino leggiamo invece che a Imola le donazioni speciali di domenica continueranno da ottobre a dicembre, una volta al mese a partire dall’8 ottobre, per proseguire il 12 novembre e il 17 dicembre http://www.ilrestodelcarlino.it/imola/cronaca/sangue-donazioni-1.3427444.

 

In Toscana, a Montelupo, AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule) e FRATRES collaborano per la raccolta sangue http://www.gonews.it/2017/09/28/donazione-sangue-aido-fratres-fanno-gioco-squadra-montelupo/.

In Friuli Venezia Giulia bella iniziativa nel territorio dell’altopiano del Carso: una caccia al tesoro per sensibilizzare il più alto numero di donatori possibile http://www.triesteprima.it/eventi/cultura/caccia-al-tesoro-in-carso-per-sensibilizzare-a-donazione-sangue-28-settembre-2017.html.

A Brescia e provincia invece è il Corriere della Sera a segnalare un calo generalizzato del 4,16 % nei primi sei mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo 2016, una situazione cui segue l’attività di Avis nelle scuole, a scopo di sensibilizzazione: http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_29/donatori-sangue-calo-avis-campagna-scuole-brescia-73863efa-a4e9-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml.

Infine chiusura con Facebook, e con la sua attività per aiutare la raccolta sangue: in India, come sappiamo attraverso Ansa http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2017/09/28/facebook-aiuta-donazioni-sangue-in-india_f7fea182-814b-40d1-a39b-bd680afe08c8.html,  a partire dal 1 ottobre, tutti gli utenti del più noto e utilizzato social network del mondo potranno registrarsi come donatori di sangue e ricevere di conseguenza informazioni a proposito del dono del sangue, in una nazione altamente popolata e con carenze di sangue cosanti. Insomma Facebook diviene un ottimo strumento di comunicazione tra donatori, banche del sangue e ospedali https://molnews.it/2543/facebook-donazioni-sangue-in-india/ e di certo questa è una modalità molto efficace per rendere la tecnologia un bene utile per l’intera comunità.

Il potenziale di Facebook in favore del dono noi di Buonsangue lo avevamo già segnalato ad agosto.

In Italia le notizie dobbiamo ancora cercarle da soli, ma non è poi così difficile. Come più volte abbiamo sottolineato, il modo migliore di utilizzare i nostri social network nella loro accezione più costruttiva è quello di consultarli per acquisire informazioni immediate sulle tantissime altre donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi sabato 30 settembre fino a donazioni in programma a metà fine ottobre Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia.

Dopodiché, il passo per andare a donare è davvero breve.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Chikungunya, Anofele, West Nile: le zanzare d’autunno e il loro impatto sul sistema trasfusionale

prurito-zanzara-sgonfiare-dolore-1024x550

L’abbassamento delle temperature non è mai stato così tanto atteso da cittadini e istituzioni, e la ragione è dovuta (anche) alle zanzare. Zanzare ormai autunnali ma tant’è, dobbiamo farci i conti.

La Chikungunya nel Lazio ha superato la quota simbolica di 100 casi acclarati, siamo a 102, e in quest’intervista rilasciata all’AGI, il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Gianni Rezza ha espresso il suo pensiero sulla situazione, augurandosi “interventi mirati e disinfestazioni” https://www.agi.it/salute/epidemia_chikungunya_lazio-2183880/news/2017-09-25/.

È bene monitorare la situazione, specialmente dal punto di vista del sistema trasfusionale, e capire come si evolve giorno per giorno.

Il Lazio, lo ricordiamo, è una regione con carenze strutturali croniche per motivi che abbiamo già approfondito in un post dello scorso febbraio http://www.buonsangue.net/dono/la-carenza-sangue-nel-lazio-cosa-dicono-i-numeri/, e per fortuna, come ha annunciato al convegno su plasma ed emofilia di Parma il direttore del CNS Giancarlo Liumbruno, la solidarietà delle altre regioni è stata rimarchevole, così come l’impegno dei volontari  http://www.buonsangue.net/eventi/sistema-sangue-plasma-convegno-parma-emergenze/.

Come dimostrano due recenti tweet del CNS, sono ben 2529 le sacche inviate nel Lazio dall’inizio dell’emergenza fino a oggi, da ben 10 regioni e 2 province autonome.

Centro Naz. Sangue su Twitter Chikungunya sacche da Calabria Molise ER Sicilia Liguria Lombardia Marche pr. Tn e Bz Veneto Toscana Vd A Umbria Puglia Piemonte https t.co Lkbt7SCVnz Centro Naz. Sangue su Twitter Chikungunya la gara di solidarietà continua. Da Regioni 2529 sacche da inizio emergenza a Roma GLiumbruno https t.co XAGrJSNC8W

Noi ricordiamo che la raccolta sangue, come da comunicato del CNS continua: “lo stop totale per il sangue riguarda solo i residenti nelle Asl Roma 2 e ad Anzio. Nel resto del comune di Roma e del Lazio i donatori possono donare normalmente, con una quarantena di cinque giorni solo se hanno soggiornato nelle zone colpite. Per il resto d’Italia l’indicazione è invece di sospendere i donatori per 28 giorni solo se sono stati a Roma o ad Anzio. Nessuna restrizione invece è prevista per le donazioni di plasma.

E, aggiungiamo, di piastrine.

Per un sistema di compensazione che funziona, un sistema informativo che invece mostra le solite schizofrenie.

Si va da ricoveri per direttissima per “sfoghi cutanei” causati dalla cattivona http://www.ilcorrieredellacitta.com/news/anzio-chikungunya-donna-incinta-contagiata-ricoverata-latina.html a più normali aggiornamenti sui corsi di aggiornamento negli ospedali cittadini http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/chikungunya_corso_per_medici-3260767.html, tanto che anche il ministro della salute Lorenzin è dovuta intervenire in prima persona, spiegando  e definendo i contorni della vicenda http://il24.it/chikungunya-lorenzin-influenza-dolorosa-senza-conseguenze/.

A Napoli, la zanzara sotto osservazione è quella anofele, portatrice di malaria, con sei casi riscontrati in due mesi http://www.ilmattino.it/caserta/malaria_il_contagio_a_castel_volturno-3259285.html;

Mentre è piuttosto rognosa, anche se meno fotogenica e attraente sul piano dell’infoteinement, la zanzara West Nile, che secondo l’ultima monitorizzazione di ieri eseguita dal CNS è abbastanza diffusa, e provoca sospensioni al dono per 28 giorni per tutti coloro che negli ultimi tempi abbiano soggiornato anche per una sola notte nelle province italiane o nei luoghi esteri indicati nella foto.

Cns

Una notizia interessante, invece, arriva dal Regno Unito, dove uno studio realizzato su un campione di 45 mila donatori e pubblicato sulla rivista Lancet http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)31928-1/fulltext, ha dato risultati degni di nota: donare più spesso rispetto alle soglie consentite per legge (in Italia quattro donazioni all’anno per l’uomo e due per la donna in età fertile, con 90 giorni di intervallo minimo), secondo questa ricerca, non è necessariamente fonte di problemi di salute gravi: non che non esistano effetti collaterali, i risultati parlano di sintomi lievi  di stanchezza, giramenti di testa, fiato corto e, in qualche caso, di carenze di ferro. Nulla di più problematico. Se questa ricerca sarà utile per fare “giurisprudenza” e cambiare le indicazioni temporali del dono in ciascun paese, è troppo presto per dirlo.

Oggi a Parma il Convegno “Dal dono del plasma al farmaco etico: chi dona cura due volte”

image

Giornata importante oggi venerdì 22 settembre a Parma per gli emofilici e chi si occupa di emofilia, e noi di Buonsangue come sempre saremo lì a raccontarne i passaggi salienti.

Andrà in scena, infatti, il convegno “Dal dono del plasma al farmaco etico: chi dona cura due volte”, previsto alle ore 16 all’ Aula Magna Palazzo Centrale dell’Università di Parma in Strada dell’Università 12, un incontro in cui sono previsti gli interventi di moltissimi operatori importanti del sistema sangue, tra istituzioni, personale medico e associazioni. Autosufficienza sul piano del plasma, produzione di plasma-derivati etici e lotta all’emofilia i tempi principali, a coronamento di un percorso iniziato proprio a Parma dieci anni fa, come recita il comunicato della FEDEMO (Federazione delle Associazioni Emofilici).

“A dieci anni dal Convegno EHC di Parma 2007, in cui si è cominciato a pensare ai progetti di cooperazione, a cominciare dal WISH (World Federation of Hemophilia and Italian National Blood Centre for a Sustainable Supply for Hemophilia Patients), fortemente sostenuto dall’Emilia Romagna, Aves e FedRed intendono fare un bilancio di queste esperienze e pensare a nuovi obiettivi, lanciando progetti sul territorio, con Avis e Fidas, per informare e sensibilizzare la giovane popolazione alla donazione fino a progetti, insieme a Fondazione Emo, per la formazione di clinici nell’ambito del proseguimento di collaborazioni internazionali.”

Ecco il link del programma, per chi volesse partecipare:

http://fedemo.it/wp-content/uploads/2017/09/programma-convegno-Parma-sett-2017.pdf

La zanzara Chikungunya e il blocco delle donazioni a Roma (Asl 2) e Anzio: coinvolte un milione e 200mila persone

Furgone-Axil

Da almeno una settimana, nel Lazio, e in particolar modo ad Anzio, imperversa il caso della zanzara Chikungunya, portatrice dell’omonima malattia virale, una febbre che prende corpo in un periodo di incubazione compreso tra i 3 e i 12 giorni e che ha sintomi simili a quelli dell’influenza più tenace: febbre alta, brividi, nausea, vomito, mal di testa, dolori articolari.

Il nome Chikungunya, in lingua swahili significa proprio “ciò che curva” o “contorce”, proprio a sottolineare gli effetti di tale sintomatologia.

Molti giornali hanno riportato gli aggiornamenti sui casi accertati, che in tutto il Lazio sono finora 17.

Tra questi il Messaggero http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/chikungunya_zanzara_roma-3236244.html, il Corriere della Sera http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_11/a-roma-quattro-casi-chikungunya-regione-bacchetta-comune-proceda-disinfestazione-49e2400e-9723-11e7-8f2d-841610cb6f6e.shtml, Il Secolo XIX http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2017/09/11/ASqsUPMJ-disinfestazione_chikungunya_regione.shtml, e infine Repubblica http://www.repubblica.it/salute/2017/09/13/news/chikungunya_stop_alla_donazione_del_sangue_per_1_2_milioni_di_romani-175418553/.

Non c’è troppo da preoccuparsi per il virus: non è letale e l’abbassamento delle temperature previsto per le prossime settimane contribuirà a debellare la zanzare portatrici più delle disinfestazioni.

Ciò che preoccupa maggiormente è invece il blocco di 28 giorni per le donazioni di sangue che riguarderà tutti coloro i quali vivono o sono transitati ad Anzio e a Roma nelle zone interessate, un provvedimento che riguarda circa un milione e 200 mila persone in una regione come il Lazio che su questo piano è  storicamente debole.

Carenze di sangue complesse tuttavia non dovrebbero esserci. Ecco i passaggi salienti del comunicato del Centro Nazionale Sangue (CNS) del 13 settembre:

“A seguito dei casi di Chikungunya che sono stati confermati a Roma è stato deciso il blocco delle donazioni di sangue ed emocomponenti nella Asl 2 del comune di Roma, insieme ad una ulteriore serie di misure cautelative (…). La sospensione totale delle donazioni riguarda solo la Asl 2 di Roma e il Comune di Anzio, oggetto di un focolaio confermato nei giorni scorsi. Nel resto del comune di Roma la donazione è consentita con una quarantena di 5 giorni. In tutte le altre aree della Regione, in base all’assunzione di un minor livello di rischio di infezione, al sangue raccolto verrà applicata la ‘quarantena’ di 5 giorni se il donatore ha soggiornato nella Asl Roma 2 o ad Anzio. A livello nazionale i donatori che hanno soggiornato nei comuni interessati saranno invece sospesi per 28 giorni”.

Importanti, per capire il quadro generale, le parole di Giancarlo Maria Liumbruno direttore del Centro Nazionale Sangue (CNS): “Sono state attivate tutte le misure possibili per evitare eventuali carenze a Roma a partire dalla mobilitazione delle scorte accantonate per le maxi-emergenze. Sia nel Lazio che nelle altre Regioni è già partita una gara di solidarietà che coinvolge sia le istituzioni che le associazioni dei donatori, che saranno coinvolti in una serie di raccolte straordinarie per aiutare il Lazio. Nella Regione vengono raccolte circa 15mila unità di sangue al mese, di cui almeno 11mila nella sola provincia di Roma. La Capitale raccoglie nei suoi ospedali molti pazienti da altre regioni, soprattutto del sud, e sono presenti circa 400 pazienti talassemici che necessitano di trasfusioni periodiche, e ha un fabbisogno di 400-450 unità di globuli rossi al giorno”.

Anche da Alberto Argentoni, da poco eletto presidente Avis nazionale, è arrivato un commento di peso che stempera le preoccupazioni: “Le sedi Avis, i nostri volontari e i nostri donatori sono già mobilitati per far fronte al deficit di sangue ed emocomponenti che si sta verificando in alcune zone di Roma e della sua provincia in seguito al provvedimento di sospensione per Chikungunya emanato dal Centro Nazionale Sangue. Siamo sicuri che anche questa volta, come tante volte in passato, i donatori moltiplicheranno il loro impegno di solidarietà, programmando le proprie donazione e rispondendo alle chiamate delle nostre sedi e dei centri trasfusionali”.

I donatori non associati: una categoria poco studiata

thinkstockphotos-506471760_thumb_720_480.jpg.pagespeed.ce.W5d8LfSyDj

1 milione e 688 mila donatori nel 2016, con oltre 3 milioni di donazioni: i dati della donazione del 2016, come abbiamo già analizzato lo scorso 20 giugno http://www.buonsangue.net/uncategorized/luci-e-ombre-del-sistema-sangue/, hanno luci e qualche ombra, un quadro ben espresso dal direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno.

Ma oltre a luci e ombre c’è anche una piccola zona meno evidente, non troppo considerata, e che invece forse meriterebbe di essere approfondita: si tratta dei donatori non associati, ovvero tutti quei donatori che occasionali ma anche periodici che donano il sangue senza esser iscritti a nessuna delle quattro associazioni principali, Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa.

Noi di Buonsangue proveremo ad approfondire la questione.

A oggi, dalle nostre ricerche, sembra che manchi uno studio scientifico o un dato aggregato che possa risalire al numero esatto (seppur contenuto) di donatori non associati (ma naturalmente potremmo sbagliarci anche perché pur non associandosi è obbligatorio fornire i propri dati personali ai centri trasfusionali), giacché la stragrande maggioranza dei donatori italiani rientra nel grande meccanismo associativo.

La donazione in Italia è volontaria, periodica, responsabile, anonima e non retribuita, e, lo ricordiamo, proprio grazie all’enorme lavoro delle associazioni è anche organizzata. Questa forma di organizzazione è la migliore garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali e consente di rimodernare il sistema nel nome delle regole del Patient Blood management, che prevedono l’ottimizzazione della risorsa sangue e la donazione su chiamata e su prenotazione.

Anche grazie all’esperienza personale del dono http://www.buonsangue.net/uncategorized/la-prima-volta-non-si-scorda-mai-cronaca-di-una-donazione-lesordio/ è stato possibile constatare quanto sia efficiente il percorso di un donatore nel sistema trasfusionale italiano in termini di qualità e sicurezza, sin dal primo step della valutazione d’idoneità e con la tecnica (in alcune ragioni più adottata che in altre) della donazione differita, che avviene con l’accertamento dell’identità del candidato donatore, prosegue con la compilazione di dettagliatissimo questionario e con il colloquio con il medico per valutare che le condizioni di salute generali. Tutte pratiche dirette naturalmente anche a chi decide di restare libero e non iscriversi a nessuna associazione.

A tutti i donatori non associati, consigliamo in ogni caso di associarsi per contribuire a migliorare ancora di più i livelli di efficienza e appropriatezza dell’intero sistema.

Ecco qui il modo più veloce per ottenere informazioni utili e iniziare il rapidissimo processo di iscrizione con la sede associativa più vicina:

Avis: https://www.avis.it/donazione/la-donazione/

Fidas: http://fidas.it/perche-donare-sangue/

Fratres: http://www.fratres.it/approfondimenti/faq#.WV4BFIjyi00

Croce Rossa Italiana: https://www.cri.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/23732

 

 

GeoBlood e Plasma Italia: due progetti in sinergia tra ministero della Salute e Centro Nazionale Sangue

Marchio_logotipo-CMYK

Migliorare la raccolta del plasma e crescere sul piano delle strategie di Patient Blood Management (qui un approfondimento sul tema http://www.buonsangue.net/politiche/il-patient-blood-management-cose-e-cosha-cambiato/): ecco le motivazioni sistemiche alla base di due nuovi progetti mediatici voluti e realizzati dalla sinergia tra ministero della Salute e Centro Nazionale Sangue, ovvero il sistema di localizzazione GeoBlood e il portale Plasma Italia.

Ad annunciare le iniziative è stato proprio Giancarlo Liumbruno, presidente del Centro Nazionale Sangue, nel suo intervento in occasione del World Blood Donor Day 2017 svoltosi a Roma all’auditorium del ministero della Salute in via Giorgio Ribotta.

Ma in cosa consistono i nuovi progetti?

GeoBlood (https://cns.sanita.it/GEOBLOOD/) è un sistema molto utile per la geo-localizzazione dei punti di raccolta sangue più vicino a chi lo consulta su tutto il territorio italiano. Con GeoBlood basta inserire la propria posizione nell’apposita stringa o collegarsi al sito con in funzione il GPS del proprio smartphone per ottenere il percorso migliore per raggiungere il più vicino centro trasfusionale. Naturalmente però, sarà possibile anche visionare l’intera mappatura della totalità dei centri trasfusionali e dei punti di raccolta, regione per regione e divisi per appartenenza alle associazioni di donatori, per il più completo dei servizi al cittadino.

Plasma Italia è invece un’iniziativa in preparazione che sarà attiva molto a breve: si tratta di un portale in cui sarà descritto e raccontato l’intero percorso della donazione del plasma, dalla trasfusione fino alla produzione di medicinali, attraverso infografiche ed interviste. Il portale è stato pensato e realizzato insieme alle associazioni di volontari e alle società scientifiche, e servirà, dunque, per illustrare al pubblico il funzionamento del mondo del plasma a 360 gradi, proprio a sottolinearne l’importanza strategica futura e la volontà istituzionale, nel prossimo quinquennio, di accrescere la raccolta del plasma progressivamente. A cosa serve il plasma, come si dona, a cosa servono i farmaci salva vita, come avviene il frazionamento: il sistema sarà sviscerato sotto ogni profilo, passaggio per passaggio, per aumentare i livelli di consapevolezza collettivi e avvicinare tutti i donatori alla donazione per aferesi.

 

 

 

Dai terremoti agli attentati terroristici in Francia. Come si gestisce una maxi emergenza

IMG_20170202_100600

La gestione istituzionale delle maxi emergenze è una questione complessa che vede impegnati, attraverso procedure molto codificate, lo stato, gli ospedali, le strutture del Sistema Sangue, e i media. Il 2 febbraio, durante la giornata di lavori al convegno di Roma “Sistema Sangue e Maxi Emergenze”, si è parlato proprio di tutto questo: di come si gestisce una maxi-emergenza e della necessità di coordinare, in caso di terremoto e altre tipologie di calamità naturali, o di attentati terroristici, tutti i punti cardinali operativi.

 Il primo soccorso e la gestione immediata delle emergenze

La gestione immediata dei soccorsi è stato il tema dell’intervento di Marco Leonardi del Dipartimento emergenza sanitaria della Protezione civile, che ha spiegato come l’intera filiera sia coordinata a livello centrale secondo una catena istituzionale ben precisa, stabilita secondo protocolli che prevedono, in primo luogo, l’immediata esigenza di classificazione dei criteri di valutazione degli eventi in corso.

La conseguente organizzazione dei soccorsi sanitari si effettua in base alle urgenze, e coinvolge l’intervento dei 118 locali (ne ha parlato il dottor Piero Paolini, direttore dell’Unità operativa del 118 sezione di Pistoia), che hanno personale medico sanitario organizzato, predisposto sia internamente alle strutture, sia con mezzi tecnologici di supporto e ricognizione. Tutti i protocolli si provano attraverso esercitazioni, e attualmente tutte le Regioni (visti i recenti eventi sismici) stanno effettuando una ricognizione integrale delle strutture sanitarie, in modo da favorire la prevenzione e le migliori risposte immediate per tutte le esigenze del sistema centrale.

La situazione negli ospedali

Nella relazione del dottor Francesco Della Corte dell’Università degli studi del Piemonte Orientale, si è sottolineato invece il ruolo centrale degli ospedali in caso di maxi-emergenza. Anche in questo caso, i criteri di pianificazione e l’alta preparazione del personale sono le risposte più efficaci per ridurre il coefficiente di mortalità. Perché è importante avere un piano predefinito in caso di afflusso straordinario di pazienti gravi? Perché migliora il sistema, perché è previsto dalla legge, perché diminuisce i livelli d’ansia e di conseguenza gli errori. Naturalmente, ha ribadito Della Corte, molta strada si deve ancora percorrere per avere un sistema davvero efficiente: i risultati dei test testimoniano un fatto grave: molti ospedali non sono ben preparati e che anche i progetti formativi sono poco sviluppati. L’Italia, peraltro, secondo uno studio del Washington Post molto recente, è tra i luoghi più esposti ai disastri naturali. Così proprio ai fini di un miglioramento generale dell’intera filiera, le istituzioni sanitarie stanno studiando qual è stata l’effettiva qualità dei soccorsi in occasione recente terremoto ad Amatrice. E hanno riscontrato, in questo caso, buoni risultati sia in termini quantitativi che qualitativi.

Nel dibattito finale del mattino tuttavia è emersa anche una certa preoccupazione generalizzata riguardo i tagli agli ospedali imposti da molti direttori generali. A tal proposito, lo stesso dottor Francesco Della Corte ha sottolineato l’importanza del ruolo della politica e della capacità di pianificazione ospedaliera a poco costo, che in alcune regioni, come per esempio le Marche, è molto ben organizzata. Resta necessario, in generale, ha aggiunto Della Corte, guardare all’estero con missioni internazionali e fare ricerca per darsi risultati sufficienti a garantire i cambiamenti necessari.

Il pomeriggio dedicato al sangue

 È stato Claudio Velati a introdurre la sessione pomeridiana del convegno, coadiuvato da Giancarlo Liumbruno, Presidente del Centro Nazionale Sangue. Due sono a parere di Velati le priorità del sistema: 1) garantire sempre la risorsa sangue attraverso una programmazione delle chiamate dei donatori 2) entrare dal livello centrale nei meccanismi di gestione delle scorte degli emocomponenti all’interno dei servizi trasfusionali a livello locale.

Gli attentati in Francia

I vigili del fuoco

Il confronto con l’estero è stato un passaggio chiave di confronto e di crescita della giornata di dibattito, e una bella testimonianza è arrivata dalla Francia, di recente colpita da attentati cruenti e molto tragici. Michel Bignand, capo del servizio medico d’urgenza dei pompieri di Parigi, ha spiegato com’è cambiato l’approccio degli interventi d’emergenza dopo l’attentato al Bataclan del 13 novembre 2015, e quanto sono importanti aspetti come la formazione del personale e la ricerca sulle modalità operative dei terroristi. Oggi a Parigi operano 200 ambulanze e 35 equipe mediche, in grado di compiere circa 1200 interventi al giorno.

Gli ospedali durante l’attacco

 Sylvain Ausset, capo della Divisione Emergenze dell’Ospedale Militare di Percy, a Parigi, ha parlato di quanto sia difficile gestire delle emergenze terroristiche in una città come la capitale di Francia, che ha una densità di popolazione molto alta, vicina a quella di Nuova Delhi, con i conseguenti problemi logistici. Così, necessità di abbattere la mortalità nei primi 30 minuti e intervenire in maniera codificata sono gli obiettivi principali di chi è incaricato di fronteggiare un attacco. Come? Attraverso l’ibridazione delle formazioni. Personale medico che sa come agire sul piano della logistica militare, e personale militare in grado di portare i primi soccorsi. Temi di grande attualità e interesse che proveremo ad approfondire nei prossimi giorni.

L’organizzazione del sangue in Italia

 La situazione italiana è tornate centrale nell’esposizione di Sara Gentili del Centro Nazionale Sangue. Come si gestisce il servizio trasfusionale nelle maxi emergenze? Quali sono le necessità di pianificazione e movimentazione?

Una volta stabilito in quale dei 4 livelli di emergenza (da livello 0 in cui si mantengono le procedure ordinarie al livello 3, in cui si coordinano tutte le risorse aggiuntive), i passi principali sono:

– Utilizzo e Implementazione del SISTRA inserendo la bacheca delle scorte dedicate alle maxi-emergenze (le regioni non devono predisporre quello che avanza ma essere metodiche, indicando nello specifico il tipo di emocomponente e le specifiche di movimentazione.

– Scambio delle informazioni che riguardano natura dell’emergenza, numero di ricoveri previsti, unità a disposizione e valutazione dei fabbisogni. Il ruolo delle strutture regionali di coordinamento, in tal senso, si configura nell’organizzazione dei trasferimenti delle scorte, e nel coordinamento con le associazioni di volontari.

Il ruolo chiave del CNS è quindi quello di attivare un servizio di pronta disponibilità e monitorare costantemente la situazione delle scorte.

Due i case history ispezionati dalla Gentili. Nel caso dello scontro tra treni in Puglia del 12 luglio 2016 il CNS consultò la bacheca SISTRA, e sulla base delle informazioni si poté individuare un quantitativo di eccedenza da movimentare di cui non vi fu però bisogno. Ben 3843 sacche furono accolte solo nella regione Puglia tra il 12 e il 13 luglio. Non fu nemmeno necessarie incrementare l’attività di raccolta. Ci furono tuttavia nel criticità legate al fatto che il decreto sulle maxi emergenze era stato approvato 5 giorni prima, il 7 Luglio. Vi fu qualche difetto di comunicazione interna e di veridicità delle informazioni in bacheca. Non tutti i contatti erano già informati sui protocolli e sulle modalità di movimentazione delle eventuali scorte.

Nel caso del terremoto del 24 agosto ad Amatrice, il nuovo evento non avvenne in orario di servizio ma di notte. Già alle 7.15 del mattino però vi fu l’attivazione del piano nazionale sulle maxi emergenze, e in questa occasione al controllo della bacheca risultarono le scorte reali. Già alle 8.30 fu predisposto tutto, movimentazione e scorte, ma non vi fu bisogno di farlo. Di nuovo la generosità dei donatori si rilevò eclatante, con più di 10 mila unità raccolte. Le criticità, dunque erano già diventate punti di forza sia sul piano della comunicazione interna sia sul piano dell’affidabilità della bacheca

Il caso del Lazio

Anche il Centro Regionale Sangue del Lazio, rappresentato dalla direttrice Stefania Vaglio, ha raccontato la propria esperienza con le emergenze in anticipo sul piano nazionale, tarata sul Giubileo e sulla gestione di una città come Roma. La condivisione dei contatti, e l’attivazione di un sistema informativo che permette di vedere in tempo reale la disponibilità di sangue sono stati i punti forti di un piano illustrato e condiviso in riunione plenaria con tutti i centri trasfusionali regionali. La prima vera prova, anche per il Lazio, è stata però rappresentata dal terremoto del 24 agosto. Furono assicurate l’apertura straordinaria delle strutture, l’attivazione delle autoemoteche e la predisposizione di scorte straordinarie. Ma a causa dei troppi appelli al dono diramati sulla base dello slancio emotivo fu necessario aprire le sale donazioni e il centro di qualificazione biologica h24, per ricevere il dono di tutti e non sprecare sangue. Molto del lavoro fu fatto di notte. 65 mila test in 4 giorni, con grandi straordinari di lavoro per tutti e anche per le aree di produzione. In tre giorni si raccolsero 5888 unità, in un periodo generalmente contraddistinto da carenza come l’estate. La valutazione post-hoc è stata buona per la comunicazione interna, negativa per la comunicazione tra servizi trasfusionali e rete ospedaliera, negativa per l’informazione verso il pubblico.

I volontari nelle maxi-emergenze

I presidenti di FIDAS e AVIS nazionali, rispettivamente Aldo Ozino Caligaris e Vincenzo Saturni, hanno invece parlato del ruolo delle associazioni, sottolineando l’importanza della programmazione condivisa del dono attraverso la chiamata diretta. Il lavoro delle associazioni non deve dunque risponde a principi di buonismo ma ad esigenze reali. Anche le realtà associative, hanno ribadito i due, devono avere un alto tasso di organizzazione interna e svolgere soprattutto un ruolo di informazione e mediazione. Governare e controllare le esigenze reali è importantissimo quanto è molto difficile, perché è necessario intercettare la benevolenza pubblica senza perdere poi possibili donatori ed evitando sprechi.

Il ruolo dei mass media nell’emergenza sangue

Ultimo tema in programma, il ruolo delicatissimo dell’informazione.

Pier David Malloni, giornalista scientifico e collaboratore Ansa, ha portato un caso di studio a lui ben noto per capire bene cosa avviene nelle redazioni: in occasione della monografia IARC-OMS, studio annuale sugli agenti scatenanti dei tumori), alcuni giornali inglesi avevano annunciato che la carne rossa sarebbe stata dichiarata cancerogena. I giornali internazionali hanno drizzato le antenne, perché bisognava arrivare per primi su una notizia valutata di grande interesse. Alle 12 del 26 ottobre 2015 è uscito un tweet della rivista Lancet Oncology in anticipo di 4 ore sul comunicato IARC-OMS, poi ripreso da Ansa che ha titolato “Carne cancerogena come fumo”. Un titolo molto forzato, perché in realtà la carne era stata solo inserita nel gruppo dei possibili agenti provocatori di alcuni tipi di tumori. Sebbene il giorno dopo siano arrivate le precisazioni di IARC-OMS, l’informazione errata aveva fatto il giro del mondo. Secondo Malloni tale esperienza insegna che:

– è fondamentale il momento della mediazione del messaggio

– Il messaggio che passa è il titolo

– i social media e media tradizionali sono intercambiabili, perché le timeline non rispettano la cronologia ma l’algoritmo interno legato a commenti e condivisioni

Ritornando alla casistica del sangue, Malloni ha spiegato che i veri rischi da arginare sono gli appelli istituzionali, che in redazione non si possono ignorare o modificare; allo stesso modo, in negativo, incidono la necessità di dare notizie anche non verificate nei momenti clou e la persistenza dei sottopancia, oltre una certa tendenza generalizzata alla spettacolarizzazione per motivi legati agli ascolti.

Cosa fare dunque? Per Malloni, la ricetta è nella tempestività: Accrescere velocità e precisione delle comunicazioni istituzionali e diffonderle a tappeto nel modo più completo possibile fornendo l’indicazione, sin dal titolo, su cosa deve fare e non fare il cittadino.