Zanzare come agenti di diffusione dei virus e misure preventive: tutto quello che c’è da sapere prima di partire per le vacanze

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A complicare il quadro della donazione estiva, oltre al mood vacanziero che induce ad allontanare da sé qualsiasi attività impegnativa, e oltre al caldo che demotiva gli spostamenti negli orari di sole alto, si aggiungono le insopportabili zanzare.

E non solo perché sono parassitarie e fastidiose nell’infliggere punture, arrossamenti e pruriti: come sa bene chi legge Buonsangue le zanzare sono infatti un grande e importante fattore di diffusione per debilitanti virus tropicali come Dengue, West Nile, Chikungunya e Zika, che possono arrivare in Italia attraverso il sangue di viaggiatori provenienti da aree endemiche e colpire proprio attraverso l’opera dei proverbiali e noiosissimi insetti della famiglia dei Culicidi in grado di prelevare dall’uomo il suo fluido vitale.

Aggiorniamo dunque la situazione medico sanitaria a seconda di ciascun virus, con le conseguenti precauzioni decise dall’Istituto superiore di sanità.

Iniziamo da West Nile: per quanto riguarda questo virus che a contatto con l’uomo infetta nell’ottanta per cento dei casi in modo asintomatico, la situazione è aggiornata al 16 luglio, come possiamo vedere sulla pagina a esso dedicata sul sito del Centro nazionale sangue. In figura 1, ecco le province italiane e i paesi esteri a rischio, ovvero la lista di luoghi nei quali anche la sosta di una sola notte comporta l’applicazione delle misure di prevenzione, che si tratti dello screening con il test Nat, o della sospensione temporanea del dono per 28 giorni. Come si può vedere, la zona interessata al West Nile nel nostro Paese è l’area del nord-est, a patire dall’Emilia Romagna con le province di Forlì-Cesena, fino alla Lombardia, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia.

West Nile Virus 2018 Centro Nazionale Sangue

Fig.1

Per quanto riguarda il virus Zika, un virus molto rognoso anch’esso asintomatico nella maggior parte dei casi ma in grado di generare quando si manifesta febbricola, congiuntivite e artrite, la situazione non è cambiata rispetto al 2017 sul piano delle misure di prevenzione. Anche in questo caso, sospensione di 28 giorni al dono per chi abbia soggiornato in aree a rischio, ovvero quelle indicate in figura 2: buona parte del Sudamerica, Messico e Caraibi, fino a un numero rilevante di paesi del sud-est asiatico e di isole del Pacifico.

Sorveglianza Zika Virus Centro Nazionale Sangue

Fig,2

Alta sorveglianza anche per il virus Chikungunya, che lo scorso anno fu protagonista, a settembre, di un vero e proprio momento di celebrità mediatica, dovuto ai tantissimi casi che si registrarono in molte zone d’Italia e soprattutto in Lazio con forti conseguenze non tanto sul piano sanitario quanto sulla raccolta sangue (quarantene sulle sacche raccolte e sospensione totale della raccolta ad Anzio) con ovvie criticità sul piano delle carenze poi ovviate grazie all’impegno delle altre regioni e all’efficienza del meccanismo di compensazione. Grande attenzione allora, e noi consigliamo di leggere le ottime indicazioni per viaggiatori contenute nella circolare del 15 maggio 2018 che contiene il Piano nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare con particolare riferimento a virus Chikungunya, Dengue e Zika.

Per quanto riguarda le destinazioni interessate alla diffusione di questo virus in grado di infliggere sintomi simili a quelli dell’influenza, come febbre alta, brividi, nausea, vomito, cefalea e rilevanti dolori articolari, eccole mostrati in figura 3 sottolineati dal verde scuro, ed elencati in dettaglio al seguente link: https://www.cdc.gov/chikungunya/pdfs/Chik_World_Map_05-29-18-P.pdf.

Geographic Distribution Chikungunya virus CDC

Fig.3

Infine il Dengue, virus al centro di un caso accertato a Firenze lo scorso 3 luglio in grado di generare febbre, cefalea, dolore muscolare e articolare, insieme a un esantema simile a quello del morbillo.

Le ultime indicazioni risalgono allo scorso 28 marzo, con una circolare riferita alle misure da adottare in seguito all’aumento dei casi registrati nell’Île de la Réunion (dipartimento d’oltremare della Francia): aumento della sorveglianza, sospensione al dono per chi ha pernottato nell’area interessata e sensibilizzazione dei donatori sui sintomi del virus, sono le misure preventive contente nella circolare succitata, disponibile a questo link: http://www.centronazionalesangue.it/sites/default/files/Circolare%20Dengue%2028.03.2018.pdf.

La regola che non ci stanchiamo mai di ripetere, “prima donare poi partire”, assume allora un significato sempre più prezioso e razionale. Meglio donare prima di raggiungere le agognate destinazioni lontane, piuttosto che dover fare la classica sosta ai box di 28 giorni al nostro rientro, mettendo a rischio la raccolta sangue in un momento delicato.

 

Arriva zanzamapp, l’applicazione che mappa le zanzare sviluppata dai giovani della Sapienza. L’abbiamo provata per voi

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È nuova, anzi nuovissima, la notizia della sua nascita arriva nelle ultime ore dal sito di Avis Nazionale, e noi di Buonsangue non abbiamo perso tempo per provarla: parliamo dell’applicazione per smartphone (sia Ios che Android) Zanzamapp, scaricabile normalmente su Playstore o al sito www.zanzamapp.it.

A cosa serve zanzamapp?

Serve a tracciare, rilevare e individuare, nel modo più capillare possibile, e con la collaborazione di ciascun utente, l’incidenza delle zanzare nel nostro Paese, da nord a sud, in modo di poter osteggiare e prevenire, attraverso l’informazione preventiva, la diffusione di alcune malattie trasmissibili attraverso questi fastidiosissimi insetti untori. L’idea è venuta al Laboratorio Social Dynamics del Dipartimento di Fisica dell’Università La Sapienza di Roma, che ha realizzato Zanzamapp grazie al supporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e di Avis Nazionale.

Come si usa Zanzamapp? È semplicissimo. Dopo aver scaricato l’applicazione sul proprio smartphone si accede subito a un menù piuttosto ampio (Fig.1), che consente di accedere alla funzione principale, ovvero compiere la propria segnalazione sull’Incidenza della zanzare inviando una foto in tempo reale per consentire il riconoscimento della specie.

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Fig.1

Attivando la funzione mappa situazione, è invece possibile informarsi sulle segnalazioni degli altri utenti in tutto il Paese (Fig.2).

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Fig.2

Poi il momento più atteso: quello della nostra segnalazione. Dopo l’avvistamento, una griglia di colori consente di quantificare il numero di esemplari che ci circondano minacciosamente: verde se non ce n’è nessuna (è possibile segnalare anche le poche zone franche), giallo se ne vediamo da 1 a 3, arancione se la nube ronzante è formata da un numero variabile che va da 3 a 30 insetti, e rosso, infine, se siamo letteralmente assediati da 50 o più esemplari (Fig.3)

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Fig.3

Dopo aver indicato l’aspetto numerico, si prosegue con la seconda pagina (Fig.4): scattando una foto, come abbiamo fatto noi (Fig.5), è possibile inviarla in tempo reale per migliorare i dettagli della mappatura e favorire il riconoscimento della specie, aggiungendo altre informazioni di contorno.

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Fig.4

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Fig.5

Comunicheremo se l’avvistamento è avvenuto all’interno o al chiuso e se gli insetti succhia sangue ci hanno punto oppure no, rivelandosi poco o tanto voraci.

Naturalmente è possibile condividere la propria segnalazione sui social, anche se non sappiamo quanto sia decisivo. Più interessante, invece, ritornare al menu principale (Fig.1), e dedicarsi alla sezione approfondimenti (Fig.6), nella quale vi è risposta a tutte le domande più interessanti. Si va dalle tecniche di protezione alla tipologia delle zanzare e delle malattie in gioco, virus tropicali come Dengue, West Nile, Chikungunya e Zika, che possono arrivare in Italia attraverso il sangue di viaggiatori provenienti da aree endemiche e che poi, attraverso l’azione delle zanzare presenti sul nostro territorio (come la zanzara tigre), contribuiscono alla diffusione dei virus (fig.6)

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Fig.6

Scarichiamo Zanzamapp dunque (si possono anche segnalare le disinfestazioni in programma nella propria zona) e aiutiamo la mappatura degli agglomerati e la diffusione delle informazioni sui virus. Perché come dicono quelli di Avis, è meglio donare a chi ne ha bisogno che alle zanzare.

Cristiano Lena (Fidas) sulle donazioni: “Lavorare tutti insieme, questa è l’unica strada”

FIDAS Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue

Un evento nazionale, un giorno da condividere per tutti gli associati Fidas allo scopo di richiamare tutti i donatori all’importanza dei percorsi futuri da compiere nel nome degli obiettivi associativi: il primo ottobre 2017 è stata la VIII giornata nazionale Fidas http://Fidas.it/domenica-1-ottobre-lviii-giornata-nazionale-Fidas/, e su Buonsangue, per conoscere più a fondo lo spirito dell’iniziativa e capire meglio la filosofia di Fidas su punti chiave come il reclutamento giovanile, abbiamo intervistato Cristiano Lena, responsabile comunicazione della seconda associazione italiana di donatori organizzata per numero di iscritti.  Ecco le sue parole sui temi più d’attualità, dall’evento appena trascorso a come si può migliorare il racconto del sangue sui media generalisti.

Cristiano, domenica scorsa è stata la VIII giornata nazionale della Fidas. Come nasce questa iniziativa e qual è il ritorno di un evento che ha chiamato in causa 450 mila donatori Fidas divisi in 1200 sezioni in tutta Italia?

Nel 2009 Fidas ha voluto istituire la “Giornata nazionale Fidas” per esprimere con entusiasmo ed orgoglio l’appartenenza delle Associazioni federate alla Federazione nazionale, nonché per conseguire insieme una sempre maggiore visibilità attraverso i mezzi di comunicazione. Uno dei punti di forza della Federazione, infatti, è l’autonomia delle 74 associazioni federate che operano su tutto il territorio nazionale. Ma c’è un rovescio della medaglia. Proprio questa autonomia permette alle diverse realtà locali, articolate in quasi 1200 sezioni, di mantenere il proprio nome originario. Perciò è nata l’esigenza di celebrare, la prima domenica di ottobre, l’appartenenza alla Federazione, attraverso momenti di sensibilizzazione e coinvolgimento ed adottando un claim comune. Quindi da una parte la “fidelizzazione”, ma dall’altra la volontà di sottolineare come si stia lavorando per un unico obiettivo nonostante le differenze del nome. E non ultimo il desiderio di ringraziare gli oltre 450mila donatori di sangue ed emocomponenti che fanno parte della famiglia Fidas.

Cristiano Lena, responsabile comunicazione Fidas

Della donazione si parla molto, ma la mia sensazione è che spesso avvenga in mondi che ancora faticano a parlare tra loro con costrutto. Mi riferisco soprattutto ai media che si occupano solo delle carenze, e fanno pochissima formazione e in-formazione. Da responsabile della comunicazione Fidas cosa si può fare sul piano della giusta percezione del pubblico di un gesto come il dono e della sua importanza?

Sollevi una questione complessa, ma che negli ultimi anni ha visto un evidente cambio di rotta. Per tanto tempo i media si sono occupati di sangue solo in maniera marginale e solamente in casi in cui la notizia era legata a particolari criticità. Proprio nel febbraio 2010 il presidente nazionale Fidas Aldo Ozino Caligaris si era rivolto direttamente agli organi di stampa sottolineando questa carenza (http://Fidas.it/perche-non-ci-fate-parlare-di-donazione-di-sangue-una-domanda-agli-organi-di-stampa/). Ma la situazione è nettamente cambiata anche grazie al fatto che il volontariato del dono del sangue ha rafforzato il proprio status di fronte all’opinione pubblica. Se per tanto tempo le stesse realtà associative hanno svolto il ruolo di Cenerentola, negli ultimi anni, ritrovata la scarpetta di cristallo, Cenerentola ha smesso di lucidare pavimenti, e ha cominciato a presentarsi con un look adeguato. Ovviamente non è tutto così semplice, occorre lavorare su più fronti: innanzitutto comunicando correttamente la propria identità, ricordando che per il mondo del volontariato non è prioritario il “marchio di fabbrica” quanto il “prodotto” che si vuole pubblicizzare, ossia la mission dell’associazione. Ritengo che i media si siano accorti che la mission delle diverse realtà del dono sia la medesima e lì dove Federazioni e Associazioni dei donatori di sangue lavorano in sinergia, si vedono i risultati sul piano della visibilità.

Il recente caso del Lazio ha chiamato in causa la solidarietà dei donatori. In Fidas come vi siete mossi? Esistono delle prassi consolidate per reagire ai momenti di emergenza?

La Conferenza Stato Regioni del 7 luglio 2016 ha approvato il “Piano strategico nazionale per il supporto trasfusionale alle maxi-emergenze” e purtroppo diversi episodi hanno già collaudato la validità dello stesso. La diffusione del Chikungunya è sicuramente un’emergenza trasfusionale che ha richiesto l’intervento di tutti gli attori del Sistema Sangue. Fidas, come pure Avis, Fratres e Croce Rossa, si sono attivate secondo le indicazioni del Centro Nazionale Sangue incrementando le attività di raccolta nelle zone non interessate dal virus e contribuendo a fornire sul territorio le corrette informazioni. In questo modo, e grazie alla compensazione interregionale, si sta tenendo sotto controllo la situazione dimostrando che il Sistema sangue nazionale funziona, anche se è ancora perfettibile.

Cosa si potrebbe fare, secondo te, per avvicinare sempre di più i giovani al gesto della donazione periodica? Quanto è importante il racconto diretto di chi dal dono ha ricevuto maggiore salute e benessere?

Rispondendo da professore, posso confermarti che la domanda è una di quelle “difficili”. Da una parte ritengo che i giovani abbiano sempre più bisogno di creare nuovi legami sociali e che sia importante il riferimento associativo, la condivisione di ciò che si fa con altri coetanei. Ovviamente gli strumenti che utilizziamo devono parlare il loro linguaggio, altrimenti si perdono solamente tempo ed energie, per questo è importante l’utilizzo qualificato dei social. Ma penso che ci siano due dimensioni irrinunciabili: la prima è la componente familiare. Generalmente i genitori che donano il sangue riescono a trasmettere, quasi con il latte materno ai propri figli, il valore del dono e l’importanza di contribuire con un gesto semplice al benessere degli altri. La seconda componente è la testimonianza diretta di chi ha ricevuto la vita grazie alla generosità dei donatori. Per questo nella nostra comunicazione cerchiamo di ricordare sempre, grazie alla voce dei beneficiari, dove va a finire il sangue.

 

 

 

Casi di Chikungunya in Calabria, le donazioni speciali in Italia e Facebook che aiuta il dono in India: tutte le news del week-end a tema sangue

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Solidarietà, dono e Facebook.

Sono queste le parole d’ordine del sistema trasfusionale in questo week-end che ha inizio oggi sabato 30 settembre. L’emergenza legata alla Chikungunya, lo ricordiamo, non particolarmente invasiva dal punto di vista prettamente sanitario, ha però complicato la raccolta sangue in una regione a carenza cronica come il Lazio. Nulla che non potesse essere assorbito dal sistema di compensazione regionale (che già il 22 settembre scorso aveva già garantito più di 2500 sacche aggiuntive), ma una situazione da monitorare con continuità.

L’ultima notizia sulla Chikungunya tuttavia è di pochissime ore fa e viene dalla Calabria, come testimonia il Centro Nazionale Sangue attraverso la sua pagina Twitter: A Guardavalle Marina, in provincia di Catanzaro, stop alle donazioni per 28 giorni, a causa di casi autoctoni di Chikungunya provocati da un residente ad Anzio transitato in soggiorno estivo sulla punta dello stivale:

http://www.centronazionalesangue.it/notizie/chikungunya-chikv.

Centro Naz. Sangue su Twitter Chikungunya stop a trasfusioni nel comune di Guardavalle Marina Catanzaro caso indice residente ad Anzio https t.co GdG8MmX47Z

Tanti gli appelli e le donazioni speciali in tutta Italia.

In primo luogo è importante ricordare che domenica primo ottobre è la giornata nazionale FIDAS http://fidas.it/domenica-1-ottobre-lviii-giornata-nazionale-fidas/, un modo per ringraziare tutti gli associati e mandare per l’ennesima volta un appello collettivo al dono, anche a mezzo social attraverso l’hashtag  #iamFIDAS:

FIDAS Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue

In Sicilia, a Favara e Naro in provincia di Agrigento, http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/donazione-sangue-raccolte-favara-naro-29-settembre-2017html.html donazioni speciali domenica mattina 1 ottobre.

In Puglia, a San Severo, identica situazione, come vediamo sulla pagina di Twitter della Gazzetta di San Severo http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=114400.

donazione sangue Cerca su Twitter

Sul Resto del Carlino leggiamo invece che a Imola le donazioni speciali di domenica continueranno da ottobre a dicembre, una volta al mese a partire dall’8 ottobre, per proseguire il 12 novembre e il 17 dicembre http://www.ilrestodelcarlino.it/imola/cronaca/sangue-donazioni-1.3427444.

 

In Toscana, a Montelupo, AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule) e FRATRES collaborano per la raccolta sangue http://www.gonews.it/2017/09/28/donazione-sangue-aido-fratres-fanno-gioco-squadra-montelupo/.

In Friuli Venezia Giulia bella iniziativa nel territorio dell’altopiano del Carso: una caccia al tesoro per sensibilizzare il più alto numero di donatori possibile http://www.triesteprima.it/eventi/cultura/caccia-al-tesoro-in-carso-per-sensibilizzare-a-donazione-sangue-28-settembre-2017.html.

A Brescia e provincia invece è il Corriere della Sera a segnalare un calo generalizzato del 4,16 % nei primi sei mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo 2016, una situazione cui segue l’attività di Avis nelle scuole, a scopo di sensibilizzazione: http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_29/donatori-sangue-calo-avis-campagna-scuole-brescia-73863efa-a4e9-11e7-ac7b-c4dea2ad0535.shtml.

Infine chiusura con Facebook, e con la sua attività per aiutare la raccolta sangue: in India, come sappiamo attraverso Ansa http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2017/09/28/facebook-aiuta-donazioni-sangue-in-india_f7fea182-814b-40d1-a39b-bd680afe08c8.html,  a partire dal 1 ottobre, tutti gli utenti del più noto e utilizzato social network del mondo potranno registrarsi come donatori di sangue e ricevere di conseguenza informazioni a proposito del dono del sangue, in una nazione altamente popolata e con carenze di sangue cosanti. Insomma Facebook diviene un ottimo strumento di comunicazione tra donatori, banche del sangue e ospedali https://molnews.it/2543/facebook-donazioni-sangue-in-india/ e di certo questa è una modalità molto efficace per rendere la tecnologia un bene utile per l’intera comunità.

Il potenziale di Facebook in favore del dono noi di Buonsangue lo avevamo già segnalato ad agosto.

In Italia le notizie dobbiamo ancora cercarle da soli, ma non è poi così difficile. Come più volte abbiamo sottolineato, il modo migliore di utilizzare i nostri social network nella loro accezione più costruttiva è quello di consultarli per acquisire informazioni immediate sulle tantissime altre donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi sabato 30 settembre fino a donazioni in programma a metà fine ottobre Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia.

Dopodiché, il passo per andare a donare è davvero breve.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Il sistema sangue e i suoi temi chiave. Liumbruno: “Più omogeneità tra le regioni”. Ma intanto il Veneto pensa ai vessilli con il Leone

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Due temi chiave, assolutamente centrali per gli interessi della salute pubblica, governano l’attualità del sistema sangue: la situazione d’emergenza provocata dalle zanzare Chikungunya e West Nile, e gli aggiornamenti che riguardano la vicenda complessa, e per certi aspetti preoccupante, dell’inquinamento da PFAS in Veneto.

Del primo caso abbiamo parlato diffusamente nei post dei giorni scorsi:

L’impatto di Chikungunya e West Nile http://www.buonsangue.net/news/chikungunya-anofele-west-nile-zanzare-impatto/ è rilevante, nonostante qualche esagerazione a mezzo stampa e sui media http://www.buonsangue.net/news/la-zanzara-chikungunya-amplificazioni-dono/, ma è bene ricordare ancora una volta che lo stop delle donazioni, nel Lazio, riguarda solo i territori dell’ASL Roma 2 e di Anzio.

La novità importante è una dichiarazione del direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno, che in occasione dell’incontro tra CNS e il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, ha sottolineato come sia assolutamente importante, nei prossimi mesi, che vi sia sforzo collettivo verso una sempre crescente omogeneità tra le regioni, al fine di superare le attuali differenze nell’erogazione di prestazioni come trasfusioni o terapie legate ai farmaci derivati dal sangue. In ballo c’è il rispetto della normativa UE, che entro febbraio 2018 chiede a tutti gli Stati membri di predisporre servizi trasfusionali conformi alle regole di buone prassi, ovvero le GPG (Good Practice Guidelines).

Ecco il passaggio saliente del comunicato che si può leggere nella sua versione integrale sul sito CNS http://www.centronazionalesangue.it/notizie/regioni-serve-piu-omogeneita

“Tuttavia esistono difformità tra le diverse regioni – sottolinea Liumbruno – che occorre superare tenendo conto che le attività di raccolta del sangue e del plasma e le terapie trasfusionali sono Livelli Essenziali di Assistenza. Per superare queste differenze e rendere più omogenei i modelli organizzativi, anche sulla base di virtuosi già presenti, a partire da quello dell’Emilia Romagna, è necessario uno sforzo da parte delle Regioni perché adottino le GPG in tutte le fasi del processo trasfusionale, come richiesto dall’Europa”.

Sul caso dell’inquinamento da PFAS in Veneto, invece, la situazione appare molto delicata.

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Già, a luglio, tra i primissimi, avevamo raccontato su Buonsangue come fossero in programma delle plasmaferesi per ripulire il sangue dei tantissimi adolescenti veneti colpiti da questa forma d’inquinamento industriale http://www.buonsangue.net/news/inquinamento-pfas-veneto-plasmaferesi/.

Gli PFAS, lo ricordiamo, sono sostanze chimiche che si possono tranquillamente ritrovare in prodotti di uso comune, utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa in grado di sedimentare nella componente liquida del sangue.

Un problema, insomma, che mette a rischio la salute di migliaia di persone.

Nelle ultime ore, il governatore del Veneto Zaia ha prima attaccato il governo Gentiloni colpevole di immobilismo http://www.repubblica.it/ambiente/2017/09/21/news/i_veleni_del_pfas_zaia_vara_una_legge-176154402/, poi ha chiesto lo stato di emergenza http://www.regioni.it/newsletter/n-3237/del-26-09-2017/inquinamento-da-pfas-zaia-scrive-a-gentiloni-17126/ insieme allo “sblocco dei fondi statali (80 milioni), necessari alla realizzazione di nuovi acquedotti che permettano di portare acqua di buona qualità nelle zone colpite”.

Sul piano dell’impatto delle plasmaferesi, invece, si è espressa negativamente Greenpeace, nel blog “ufficiale” tenuto sul Fatto Quotidiano https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/08/pfas-veneto-non-basta-il-lavaggio-del-sangue-serve-abbassare-i-limiti-nellacqua-potabile/3843054/, asserendo che le misure di pulizia del sangue non saranno sufficienti. Come mai? Perché non è stata ancora attivata l’unica misura efficace, ovvero l’abbassamento dei livelli di PFAS consentiti nell’acqua potabile (che in Italia sono tra i più alti al mondo). Inoltre, sottolinea Greenpeace, non si ha ancora traccia “di piani per prevenire l’ulteriore immissione in ambiente di queste sostanze”.

In Veneto sono quindi molte le situazioni che meriterebbero la massima attenzione da parte del governo regionale: oltre agli PFAS, c’è anche la contesa sull’accordo per la raccolta e il frazionamento del plasma, in seguito alla sentenza del TAR del Veneto che, lo ricordiamo, ha escluso l’australiana Csl Behring riammettendo in servizio l’italiana Kedrion http://www.buonsangue.net/news/silenzio-vicenda-tar-veneto-la-lavorazione-del-plasma-kedrion/. Ora siamo in attesa della sentenza definitva del Consiglio di Stato dopo l’avvenuto ricorso. È un po’ strano, allora, che il governo regionale si stia impegnando in battaglie che a prima vista appaiono un po’ meno urgenti, come per esempio quella intrapresa contro il governo per difendere una legge approvata dal Consiglio regionale che – come si è potuto leggere di recente sull’Huffington Post http://www.huffingtonpost.it/2017/09/23/il-governo-impugna-la-legge-veneta-che-impone-lesposizione-del-leone-di-san-marco-negli-edifici-pubblici_a_23220351/ “obbliga tutti gli uffici pubblici locali e statali del Veneto ad esporre il gonfalone di San Marco, assieme al Tricolore e alla bandiera dell’Ue”.

Ovviamente il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Consulta il provvedimento, poiché “in contrasto con le leggi dello Stato”.

La sensazione è che forse bisognerebbe impegnarsi su problemi ben più urgenti.

 

 

Chikungunya, Anofele, West Nile: le zanzare d’autunno e il loro impatto sul sistema trasfusionale

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L’abbassamento delle temperature non è mai stato così tanto atteso da cittadini e istituzioni, e la ragione è dovuta (anche) alle zanzare. Zanzare ormai autunnali ma tant’è, dobbiamo farci i conti.

La Chikungunya nel Lazio ha superato la quota simbolica di 100 casi acclarati, siamo a 102, e in quest’intervista rilasciata all’AGI, il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Gianni Rezza ha espresso il suo pensiero sulla situazione, augurandosi “interventi mirati e disinfestazioni” https://www.agi.it/salute/epidemia_chikungunya_lazio-2183880/news/2017-09-25/.

È bene monitorare la situazione, specialmente dal punto di vista del sistema trasfusionale, e capire come si evolve giorno per giorno.

Il Lazio, lo ricordiamo, è una regione con carenze strutturali croniche per motivi che abbiamo già approfondito in un post dello scorso febbraio http://www.buonsangue.net/dono/la-carenza-sangue-nel-lazio-cosa-dicono-i-numeri/, e per fortuna, come ha annunciato al convegno su plasma ed emofilia di Parma il direttore del CNS Giancarlo Liumbruno, la solidarietà delle altre regioni è stata rimarchevole, così come l’impegno dei volontari  http://www.buonsangue.net/eventi/sistema-sangue-plasma-convegno-parma-emergenze/.

Come dimostrano due recenti tweet del CNS, sono ben 2529 le sacche inviate nel Lazio dall’inizio dell’emergenza fino a oggi, da ben 10 regioni e 2 province autonome.

Centro Naz. Sangue su Twitter Chikungunya sacche da Calabria Molise ER Sicilia Liguria Lombardia Marche pr. Tn e Bz Veneto Toscana Vd A Umbria Puglia Piemonte https t.co Lkbt7SCVnz Centro Naz. Sangue su Twitter Chikungunya la gara di solidarietà continua. Da Regioni 2529 sacche da inizio emergenza a Roma GLiumbruno https t.co XAGrJSNC8W

Noi ricordiamo che la raccolta sangue, come da comunicato del CNS continua: “lo stop totale per il sangue riguarda solo i residenti nelle Asl Roma 2 e ad Anzio. Nel resto del comune di Roma e del Lazio i donatori possono donare normalmente, con una quarantena di cinque giorni solo se hanno soggiornato nelle zone colpite. Per il resto d’Italia l’indicazione è invece di sospendere i donatori per 28 giorni solo se sono stati a Roma o ad Anzio. Nessuna restrizione invece è prevista per le donazioni di plasma.

E, aggiungiamo, di piastrine.

Per un sistema di compensazione che funziona, un sistema informativo che invece mostra le solite schizofrenie.

Si va da ricoveri per direttissima per “sfoghi cutanei” causati dalla cattivona http://www.ilcorrieredellacitta.com/news/anzio-chikungunya-donna-incinta-contagiata-ricoverata-latina.html a più normali aggiornamenti sui corsi di aggiornamento negli ospedali cittadini http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/chikungunya_corso_per_medici-3260767.html, tanto che anche il ministro della salute Lorenzin è dovuta intervenire in prima persona, spiegando  e definendo i contorni della vicenda http://il24.it/chikungunya-lorenzin-influenza-dolorosa-senza-conseguenze/.

A Napoli, la zanzara sotto osservazione è quella anofele, portatrice di malaria, con sei casi riscontrati in due mesi http://www.ilmattino.it/caserta/malaria_il_contagio_a_castel_volturno-3259285.html;

Mentre è piuttosto rognosa, anche se meno fotogenica e attraente sul piano dell’infoteinement, la zanzara West Nile, che secondo l’ultima monitorizzazione di ieri eseguita dal CNS è abbastanza diffusa, e provoca sospensioni al dono per 28 giorni per tutti coloro che negli ultimi tempi abbiano soggiornato anche per una sola notte nelle province italiane o nei luoghi esteri indicati nella foto.

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Una notizia interessante, invece, arriva dal Regno Unito, dove uno studio realizzato su un campione di 45 mila donatori e pubblicato sulla rivista Lancet http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)31928-1/fulltext, ha dato risultati degni di nota: donare più spesso rispetto alle soglie consentite per legge (in Italia quattro donazioni all’anno per l’uomo e due per la donna in età fertile, con 90 giorni di intervallo minimo), secondo questa ricerca, non è necessariamente fonte di problemi di salute gravi: non che non esistano effetti collaterali, i risultati parlano di sintomi lievi  di stanchezza, giramenti di testa, fiato corto e, in qualche caso, di carenze di ferro. Nulla di più problematico. Se questa ricerca sarà utile per fare “giurisprudenza” e cambiare le indicazioni temporali del dono in ciascun paese, è troppo presto per dirlo.

La zanzara Chikungunya e il blocco delle donazioni a Roma (Asl 2) e Anzio: coinvolte un milione e 200mila persone

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Da almeno una settimana, nel Lazio, e in particolar modo ad Anzio, imperversa il caso della zanzara Chikungunya, portatrice dell’omonima malattia virale, una febbre che prende corpo in un periodo di incubazione compreso tra i 3 e i 12 giorni e che ha sintomi simili a quelli dell’influenza più tenace: febbre alta, brividi, nausea, vomito, mal di testa, dolori articolari.

Il nome Chikungunya, in lingua swahili significa proprio “ciò che curva” o “contorce”, proprio a sottolineare gli effetti di tale sintomatologia.

Molti giornali hanno riportato gli aggiornamenti sui casi accertati, che in tutto il Lazio sono finora 17.

Tra questi il Messaggero http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/chikungunya_zanzara_roma-3236244.html, il Corriere della Sera http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_settembre_11/a-roma-quattro-casi-chikungunya-regione-bacchetta-comune-proceda-disinfestazione-49e2400e-9723-11e7-8f2d-841610cb6f6e.shtml, Il Secolo XIX http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2017/09/11/ASqsUPMJ-disinfestazione_chikungunya_regione.shtml, e infine Repubblica http://www.repubblica.it/salute/2017/09/13/news/chikungunya_stop_alla_donazione_del_sangue_per_1_2_milioni_di_romani-175418553/.

Non c’è troppo da preoccuparsi per il virus: non è letale e l’abbassamento delle temperature previsto per le prossime settimane contribuirà a debellare la zanzare portatrici più delle disinfestazioni.

Ciò che preoccupa maggiormente è invece il blocco di 28 giorni per le donazioni di sangue che riguarderà tutti coloro i quali vivono o sono transitati ad Anzio e a Roma nelle zone interessate, un provvedimento che riguarda circa un milione e 200 mila persone in una regione come il Lazio che su questo piano è  storicamente debole.

Carenze di sangue complesse tuttavia non dovrebbero esserci. Ecco i passaggi salienti del comunicato del Centro Nazionale Sangue (CNS) del 13 settembre:

“A seguito dei casi di Chikungunya che sono stati confermati a Roma è stato deciso il blocco delle donazioni di sangue ed emocomponenti nella Asl 2 del comune di Roma, insieme ad una ulteriore serie di misure cautelative (…). La sospensione totale delle donazioni riguarda solo la Asl 2 di Roma e il Comune di Anzio, oggetto di un focolaio confermato nei giorni scorsi. Nel resto del comune di Roma la donazione è consentita con una quarantena di 5 giorni. In tutte le altre aree della Regione, in base all’assunzione di un minor livello di rischio di infezione, al sangue raccolto verrà applicata la ‘quarantena’ di 5 giorni se il donatore ha soggiornato nella Asl Roma 2 o ad Anzio. A livello nazionale i donatori che hanno soggiornato nei comuni interessati saranno invece sospesi per 28 giorni”.

Importanti, per capire il quadro generale, le parole di Giancarlo Maria Liumbruno direttore del Centro Nazionale Sangue (CNS): “Sono state attivate tutte le misure possibili per evitare eventuali carenze a Roma a partire dalla mobilitazione delle scorte accantonate per le maxi-emergenze. Sia nel Lazio che nelle altre Regioni è già partita una gara di solidarietà che coinvolge sia le istituzioni che le associazioni dei donatori, che saranno coinvolti in una serie di raccolte straordinarie per aiutare il Lazio. Nella Regione vengono raccolte circa 15mila unità di sangue al mese, di cui almeno 11mila nella sola provincia di Roma. La Capitale raccoglie nei suoi ospedali molti pazienti da altre regioni, soprattutto del sud, e sono presenti circa 400 pazienti talassemici che necessitano di trasfusioni periodiche, e ha un fabbisogno di 400-450 unità di globuli rossi al giorno”.

Anche da Alberto Argentoni, da poco eletto presidente Avis nazionale, è arrivato un commento di peso che stempera le preoccupazioni: “Le sedi Avis, i nostri volontari e i nostri donatori sono già mobilitati per far fronte al deficit di sangue ed emocomponenti che si sta verificando in alcune zone di Roma e della sua provincia in seguito al provvedimento di sospensione per Chikungunya emanato dal Centro Nazionale Sangue. Siamo sicuri che anche questa volta, come tante volte in passato, i donatori moltiplicheranno il loro impegno di solidarietà, programmando le proprie donazione e rispondendo alle chiamate delle nostre sedi e dei centri trasfusionali”.