Settembre molto positivo per la raccolta plasma, mentre a Roma arriva un convegno Fiods che mira a costruire il sistema sangue del terzo millennio

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Il trend  è confermato è i risultati sono positivi. A settembre, come possiamo vedere in figura 1, c’è stato l’agognato recupero, con un netto + 7,3% nel confronto settembre 2019 vs settembre 2018 che lascia ben sperare sul risultato di fine anno, che dovrà rispettare gli standard del Piano nazionale plasma 2016 – 2020.  Nel mese più complicato dell’anno, agosto, causa ferie, partenze, e caldo estivo, si era registrato un calo corrispondente al – 5,9%, anche se molte regioni avevano migliorato la performance nel 2018. Il normale ripristino delle operazioni dopo la pausa estiva ha dunque generato ottimi risultati in molte regioni, come dimostrano i tantissimi triangoli gialli nell’infografica. Alcune regioni hanno veramente fatto bene se si pensa al + 106,9% della Puglia, al + 249% del Molise, e al + 37, 9% della Basilicata, regioni del sud Italia che hanno sempre bisogno di incrementare la raccolta. Molto positivo il 3,3% in crescita della Lombardia, che è la regione guida sul piano del volume di raccolta, mentre da notare il leggero calo dell’Emilia Romagna (-1,7%) e quello del Piemonte (-7,7%), regioni importanti, che si aggiungono a quelli di Sicilia (-13,1%) e Calabria (-52,6%) purtroppo quest’ultimo molto significativo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – settembre 2019

Fig. 1

Se ci spostiamo invece sul parziale più ampio, gennaio – settembre 2018 vs gennaio – settembre 2019, la raccolta nazionale risulta superiore di circa 3000 kg, 558.542 del nuovo anno contro i 555.885 del 2018.

Nel complesso, le regioni che fanno registrare la maggiore crescita nei volumi sono l’Emilia Romagna, la Campania e la Puglia, mentre ancora in leggero ritardo ma in recupero c’è la Lombardia assieme alla Sicilia e alla Toscana, come possiamo vedere in figura 2, tabella 3.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 2

Oggi stesso, intanto, proprio per parlare di autosufficienza di plasma e sangue e per delineare in anticipo quali saranno le sfide principali del sistema sangue in questo terzo millennio, è in programma un convegno importante all’hotel Ergife a Roma, evento che vedrà protagonisti le principali personalità del settore a livello nazionale e internazionale. Il workshop si intitola “La donazione del sangue nel terzo millennio: etica, società, educazione, associazionismo”, ed è organizzato dalla Fiods, come scrive dettagliatamente il portale DonatoriH24, che pubblica anche il programma completo dell’evento a questo link.

Il West Nile Virus, tempo di bilanci. Ecco gli aggiornamenti e i numeri del 2019 in attesa dei mesi più freddi

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Il caldo perdura anche mentre ci apprestiamo ad arrivare alla fine di ottobre, e se ci basiamo sui social, ancora lo scorso week-end erano moltissime le località del sud Italia in cui era possibile addirittura fare il bagno. Nelle ultime ore, al nord invece la situazione è un po’ cambiata, ma se indugiamo su questi argomenti è perché la condizione meteo sul territorio è strettamente legata all’attenzione che le istituzioni preposte tengono viva sul West Nile Virus e la sua diffusione.

Come possiamo vedere in figura 1, infatti, stando agli ultimissimi aggiornamenti che arrivano dal Centro nazionale sangue, l’ultima provincia colpita è quella di Nuoro in Sardegna, zona che si aggiunge a tutte le province in rosso segnate nella tabella, in cui dunque sono in funzione le misure preventive, ovvero il divieto di donare sangue per 28 giorni per chiunque sia transitato anche per una sola notte, a meno di non poter contare sul test preventivo WNV NAT.

WNV 2019 aggiornata 1021

Fig. 1

 

Tantissime anche i paesi esteri per cui valgono le medesime misure, a partire da Stati Uniti e Canada dove il divieto agisce su base perpetua, ma anche Austria, Bulgaria, Cipro, Francia, Macedonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Turchia e Ungheria.

Ma quali sono i numeri attuali che riguardano la diffusione del West Nile Virus? Sul sito https://www.epicentro.iss.it/westNile/bollettino/Bollettino-WND-N11-17ott2019.pdf è possibile consultare il report generale completo, ma intanto in figura 2 possiamo accertare che sono soltanto 44 i casi finora segnalati e confermati di infezione West Nile, di cui 20 in forma neuro-invasiva, la più grave, e 5 decessi. 19 i casi di febbre, mentre 5 quelli che hanno riguardato i donatori di sangue, in prevalenza in Piemonte con ben 3 casi.

Presentazione standard di PowerPoint

Fig. 2

Come possiamo vedere in figura 3, infine, la maggior parte dei casi neuro-invasivi ha riguardato pazienti molto anziani sopra i 75 anni.

Presentazione standard di PowerPoint (1)

Fig. 3

Contenuto dunque, fino a questo momento, l’impatto del West Nile sui donatori, un ottimo risultato che si deve alla buona organizzazione del sistema e che ha garantito un impatto minimo sulle normali procedure di raccolta. E visto che ormai ci soffermiamo spesso a raccontare quanto è importante il dono dal punto di vista dei pazienti, questa è sicuramente una notizia molto buona.

“Senza i donatori gli interventi non sarebbero possibili”. L’intervista al dottor Massimo Cardillo, direttore del Centro nazionale trapianti

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Tra le funzioni più importanti delle sacche di sangue donate dai donatori italiani, c’è quello di coprire il bisogno di sangue per le operazioni chirurgiche, tra cui naturalmente i trapianti. Pazienti dunque. Pazienti che non devono correre il rischio di vedere rimandate le loro operazioni e che come sempre hanno il diritto di poter contare sul più alto livello di qualità e sicurezza per la loro salute, e per i quali l’efficace collaborazione tra le istituzioni che gestiscono i processi come il Centro nazionale sangue e il Centro nazionale trapianti è senza dubbio un valore aggiunto. Per conoscere quali sono i piani di collaborazione tra gli enti e quali programmi futuri saranno condivisi, abbiamo intervistato il direttore del Centro nazionale trapianti Massimo Cardillo, che ci ha parlato di programmazione, comunicazione, futuro e tanti altri temi.

1) Dottor Cardillo partiamo dalla vostra ultima campagna presentata in collaborazione con Lucca Comics: perché i donatori sono degli eroi?

In realtà quella del donatore-supereroe è un’immagine provocatoria per dire l’esatto opposto: l’eroe è una persona normalissima capace di una decisione che si traduce nella salvezza di altre persone. L’eroismo della donazione, quindi, sta nell’effetto di questa decisione, e non nella sua straordinarietà. La donazione degli organi, come la donazione di sangue, non comporta alcun sacrificio. Nel caso degli organi, la verità è che dopo la morte il nostro corpo non ci serve più, mentre può essere una fonte di vita per altri. Quello che bisogna spiegare meglio ai cittadini è che il prelievo degli organi viene effettuato solo dopo che la morte è stata accertata, che l’accertamento avviene secondo criteri rigorosi che vengono verificati da più medici, che gli organi vengono assegnati ai pazienti che ne hanno più bisogno secondo criteri condivisi e trasparenti, che il trapianto è una terapia estremamente efficace, che può curare malati che non hanno altre alternative di trattamento, e che il nostro sistema sanitario offre a tutti i pazienti che ne hanno bisogno come un livello essenziale di assistenza.

2) Chi volevate raggiungere con la campagna?

In particolare, la collaborazione con Lucca Comics si pone come obiettivo principale quello di intercettare il mondo dei giovani, che sono particolarmente portati a recepire e veicolare il messaggio della donazione. I dati a nostra disposizione sulla registrazione della manifestazione di volontà in vita all’atto del rinnovo della carta di identità (progetto “Una scelta in Comune” del CNT) ci dicono infatti che i giovani sono la categoria più sensibile al tema della donazione e più propensa a manifestare in vita una volontà positiva. Non dimentichiamo, infine, che i giovani hanno anche la capacità di veicolare questo messaggio all’interno della famiglia, determinando un effetto complessivamente positivo anche su altre fasce della popolazione.

3) Talvolta, quando si devono trovare e parole giuste per invogliare la gente a donare sangue, il concetto che chi dona è un “eroe” rischia di essere un’arma a doppio taglio. A una comunicazione calda e affascinante si sacrifica la normalità del gesto etico, secondo cui donare deve essere un gesto quasi naturale, come alzarsi al mattino o respirare. Che ne pensa?

E’ vero, questo rischio esiste: non per niente la campagna che il CNT e il Ministero della Salute lanciarono nel 2014 e dalla quale è nata la mostra di Lucca Comics aveva come slogan: “Per salvare una vita non servono superpoteri: basta una firma”. L’antidoto è una comunicazione progressiva, perché ha a che fare con la consapevolezza ed il livello di conoscenza delle persone. In tema di donazione di organi, oggi molto è cambiato rispetto ad alcuni anni fa, e certamente le persone sono più e meglio informate sul tema della donazione, ma forse i tempi non sono ancora maturi perché la decisione di donare sangue o i propri organi dopo la morte sia considerata una scelta naturale o scontata. Lo deve diventare, ma per raggiungere questo obiettivo è necessario un forte impegno della rete trapiantologica e delle Istituzioni nel comunicare questi temi in modo adeguato. Oggi queste scelte devono essere riconosciute, devono costituire un esempio da seguire, perché domani possano essere considerate normali, è un problema di crescita culturale.

4) Come si comunica alle nuove generazioni la bellezza di un gesto come il dono, che si tratti di sangue o altro?

Lo si fa soprattutto facendo leva sul naturale slancio e generosità delle giovani generazioni e sul loro amore per la vita. Poi bisogna usare il linguaggio e gli strumenti di comunicazione dei giovani, puntando sulla semplicità e nello stesso tempo la forza del messaggio della donazione, senza disdegnare anche una sana autoironia, che, se sapientemente dosata, fa sempre breccia nella mente e nel cuore dei ragazzi. Un esempio apprezzato di questo lo abbiamo sperimentato con il video realizzato dal duo comico “Le Coliche” per la campagna di promozione della donazione di cellule staminali emopoietiche, lanciata da CNT e CNS con il Registro IBMDR durante la settimana “Match it Now”, che ha affrontato questo delicato tema con questo spirito, ricevendo tanti apprezzamenti proprio dai giovani.

5) Parliamo di autosufficienza ematica. Perché è importante che si raggiunga anche per voi del Centro nazionale trapianti?

Le connessioni tra la rete trapianti ed il sistema sangue sono tante e solidissime. Basti pensare al fatto che oggi si eseguono di routine trapianti estremamente complessi, come il trapianto di fegato, che richiedono un apporto trasfusionale alle volte molto elevato, di decine di sacche di sangue trasfuse al paziente. Questi interventi non sarebbero possibili se non ci fosse negli ospedali un solido sistema della donazione di sangue, capace di reclutare tanti donatori, di selezionarli al meglio, e di utilizzare questa preziosa risorsa nel migliore dei modi. Oggi il sangue non può essere validamente sostituito da sostanze artificiali, la disponibilità di sangue dipende solo dalla capacità del sistema sanitario di attrarre i donatori, promuovere il loro gesto, fidelizzarli, e seguirli anche nei percorsi di prevenzione.

6) Esistono forme di collaborazione tra Centro nazionale sangue e Centro nazionale trapianti? Quali?

Le collaborazioni sono tante, e riguardano anche alcune preziose aree di confine, come quella della donazione e trapianto di cellule staminali emopoietiche. Il donatore di sangue, infatti, è il soggetto ideale al quale proporre questo tipo di donazione, per la sua motivazione e fidelizzazione. I centri trasfusionali dei nostri ospedali dovrebbero diventare luoghi di promozione della donazione a 360 gradi, valorizzando tutte le sinergie che la rete trapiantologica può offrire. Tutte le iniziative di sostegno alla donazione di cellule staminali, organizzate in questi anni, hanno visto una straordinaria “partnership” di CNT e CNS, che ha portato, grazie anche all’aiuto delle associazioni di volontariato, ad un grandissimo aumento del numero di potenziali donatori reclutati.

7) E nel futuro cosa dobbiamo aspettarci?

Un’area area di collaborazione, strategica per gli scenari futuri, riguarda l’utilizzo di prodotti derivati dal sangue per finalità non trasfusionali, ma di cura cellulare o tissutale di alcune patologie. Questa tematica sta vivendo oggi una stagione di crescente interesse, che nasce dai buoni risultati ottenuti in alcuni studi sperimentali, e dalle potenzialità di applicazione in ambiti diversi. Il tema normativo sotteso allo sviluppo di questa tematica è molto complesso, in quanto si tratta di bilanciare l’utilizzo etico del prodotto di derivazione umana e gli interessi commerciali delle aziende che sull’utilizzo di questi prodotti vogliono investire.

8) Da diverso tempo su Buonsangue proviamo a comunicare al pubblico dei nostri lettori l’importanza del ruolo del paziente nel sistema trasfusionale, ma ovviamente il principio vale per la sanità in generale. È d’accordo? Il sistema italiano è ancora migliorabile da questo punto di vista?

Questo tema è di fondamentale importanza. La centralità del paziente nei percorsi di cura, dovrebbe essere un concetto quasi scontato, ma è troppe volte dimenticato nell’organizzazione dei sistemi sanitari a tutti i livelli. E’ necessario ripensare ai modelli organizzativi della sanità intra ed extra-ospedaliera, integrando meglio la rete sanitaria con la rete dei servizi sociali, perché il paziente prima di essere tale è un individuo. Questa è una sfida straordinaria per il futuro, nel quale incominciano a delinearsi scenari di difficile sostenibilità dei sistemi, con una offerta di cure e tecnologie sempre più costose, da destinare ad una popolazione sempre più anziana, con tante comorbidità, che richiede pieno accesso a queste terapie. Forse è la sfida più importante che un sistema sanitario solidaristico come quello italiano dovrà affrontare nei prossimi anni, e si potrà vincerla solo attraverso la razionalizzazione dell’uso delle risorse, l’abolizione degli sprechi e la capacità di lavorare insieme. Il sistema sangue ed il sistema trapianti sono sulla buona strada.

Anche nel 2019 torna il vaccino gratuito per donatori: perché la scelta della continuità è importantissima

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I donatori di sangue, per il secondo anno consecutivo, avranno la possibilità di ricevere il vaccino influenzale gratuito. Nella scorsa stagione, questa iniziativa è stata tra le notizie principali per l’universo sangue, e l’appena avvenuta conferma per questo 2019 ha un’importanza enorme sia sul piano pratico che su quello simbolico. Tale continuità, tale scelta strategica e politica, fungerà ancora una volta da valore aggiunto per gli obiettivi e le esigenze del sistema.

La notizia ha avuto sin da subito un forte riscontro sulle agenzie di stampa e sui media principali, transitando sulle edizioni di telegiornali importanti e seguiti come quello di Sky Tg24, ed è passata al grande pubblico come assieme alle notizie principali delle scalette, ovvero la guerra turco-siriana e a Donald Trump. È un risultato importante, perché il provvedimento riguarderà circa 2 milioni di donatori eletti, e premiati, come i veri artefici dell’autosufficienza ematica raggiunta nel 2017.

Riconoscere questa centralità dei donatori, e favorirli con una misura che aiuta i donatori stessi a essere ancora più efficienti e poter seguire la loro vocazione senza imprevisti è sicuramente doveroso sul piano simbolico e mediatico quindi, ma lo è anche in concreto, perché i numeri della scorsa stagione hanno confermato risultati molto positivi. Su Buonsangue, il 19 marzo del 2019 abbiamo pubblicato i dati ufficiali, che erano stati incoraggianti.

Se nel 2017, infatti, quando il provvedimento non era attivo le disponibilità per gli scambi interregionali al momento del picco influenzale erano scese di molto sotto alle mille sacche (per la precisione si era arrivati a una situazione limite di 340 unità di sangue), nella primissima stagione di vaccino influenzale gratuito non si è mai scesi sotto le cinquemila unità. Una soglia di garanzia molto alta.

E chi si avvantaggia di una gestione delle scorte più serena, di una “banca” del sangue che non deve gestire un limitato numero di eccedenze e criticità improvvise? Naturalmente i pazienti, veri beneficiari finali della nuova politica, che lontani dalle polemiche ideologiche e ragioni di campanile possono essere più tranquilli, perché interventi chirurgici gravi, urgenti, con necessità di scorte continue saranno rimandati solo in casi abbastanza rari, e le terapie salvavita necessarie a molte tipologie di malati non subiranno rallentamenti.

L’influenza è già un realtà piuttosto concreta in questo inizio di autunno e come avviene ogni anno ci si aspettano milioni di contagi. Ecco perché non bisogna aspettare troppo, ed ecco perché serve donare il sangue nei prossimi trenta giorni: vaccinarsi tra il 15 ottobre e il 15 novembre, consentirà secondo i medici di arrivare a primavera senza malanni e senza perdere sedute al centro trasfusionale.

L’iniziativa del vaccino gratuito, come sappiamo bene, è fortemente voluta dal Cns e coadiuvata da Civis, il Coordinamento interassociativo dei volontari italiani del sangue, e merita la massima diffusione possibile su tutti i canali mediatici, da quelli più classici, come i giornali e la televisione, fino ai social network. Mai come in questo caso l’unione fa la forza e condividere sulle proprie bacheche è un’azione semplice ma di grande efficacia, per invogliare tanti cittadini a diventare donatori periodici.

Dai numeri alle azioni. Cosa ci dice il programma nazionale di autosufficienza 2019 analizzato a freddo? Ecco cosa bisogna fare per chiudere bene il 2019 e iniziare bene il 2020

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Sulla Gazzetta Ufficiale del 4 ottobre è stato pubblicato il Programma d’autosufficienza sangue per il 2019, esaminato nella Conferenza Stato – Regioni dello scorso 25 luglio. La notizia è stata riportata su molti media e approfondita su DonatoriH24 martedì 8 ottobre, con i commenti dei principali rappresentanti delle associazioni di donatori, come il presidente Avis Gianpietro Briola, il presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris e il presidente Simti (Società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti.

Il documento, che come sappiamo ha una doppia anima analitica e programmatica, ci spinge a partire dai dati per oggettivi per individuare le cinque politiche necessarie e gli obiettivi primari di sistema per la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

  1. Perseguimento e ottimizzazione delle politiche di appropriatezza

Il primo dato rilevante che va sicuramente ribadito con orgoglio è che per tutto il quinquennio 2014-2018 il sistema sangue ha garantito l’autosufficienza nazionale per tutti gli emocomponenti labili a uso clinico, ovvero globuli rossi, piastrine e plasma. Ciò è stato possibile anche grazie alle politiche di appropriatezza, ovvero grazie al Patient Blood management, un approccio che permette di ottimizzare l’uso dei globuli rossi e dei prodotti plasmaderivati secondo standard molto precisi, che si pongono come orizzonte l’utilizzo del farmaco giusto solo nella giusta situazione. Si tratta di uno scarto notevole sulle vecchie abitudini, che porta a una maggiore collaborazione tra regioni e un risparmio economico significativo. Ottimizzazione massima dunque come approccio metodologico. Così come avviene già nell’ambito degli scambi interregionali di sangue, giacché, nonostante alcune carenze endemiche e strutturate in alcune regioni come Lazio e Sardegna, la possibilità di movimentazione dalle regioni con una produzione superiore al fabbisogno, ha consentito lo spostamento di circa 70 mila unità di sangue sotto la supervisione dal Centro nazionale sangue.

  1. La raccolta plasma: una crescita nel lungo periodo che può e deve migliorare

Un rafforzamento dell’aferesi e investimenti sui media, per la diffusione e la sensibilizzazione, sembrano invece politiche necessarie per rafforzare la raccolta plasma. Nel decennio 2009-2018 (con i dati aggiornati ad aprile 2019) la raccolta plasma è aumentata in modo rilevante nel lungo periodo, passando da 11,5 chilogrammi ogni 1000 abitanti nel 2009 a ben 13,9 chilogrammi nel 2018, ma questo non vuol dire sia necessario fermarsi.

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Fig. 1

In termini assoluti, la raccolta plasma complessiva con il conseguente invio della materia biologica all’industria di frazionamento per la produzione di plasmaderivati è passata da poco più di 690 mila chilogrammi nel 2009 a 843.257 chilogrammi nel 2018, facendo registrare quasi sempre un aumento sull’anno precedente. È da augurarsi, naturalmente, che anche nella prossima stagione di verifichi questo trend, e dai dati di agosto, seppure in minima percentuale, l’aumento è certificato, ma affinché questo accada sarà necessario rafforzare la percezione culturale di cos’è e cosa significa sottoporsi a una plasmaferesi e fortificare la consapevolezza del pubblico su quanto ogni unità di sangue o plasma donato può effettivamente salvare una vita umana.

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Fig. 2

  1. L’analisi dei target e l’aumento dei donatori in chiave autosufficienza

Come garantire il ricambio generazionale e riuscire a incidere sulla comunità portando nuovi donatori nei centri trasfusionali? Ragionando anche sui target. Tra 2018 e 2017 cresce leggermente il numero di donatori, dello 0,2%: si passa da 1.680.146 del 2017 ai 1.682.724 del 2018. Un aumento minimo, che ci fa capire come effettivamente si possa fare meglio. Come? Leggendo tra le righe. Interessante che tra i nuovi donatori vi siano una crescente percentuale di donne (51% maschi e 49% donne), mentre sia ancora predominante la componente maschile nei donatori periodici (71%maschi e 29% donne). Questo significa che puntare sul pubblico femminile attraverso campagne ad hoc potrebbe essere una strategia appagante.

Un altro dato su cui insistere? Il miglioramento dell’organizzazione delle strutture trasfusionali, al fine di facilitare l’accesso dei donatori ai luoghi in cui si dona, oltre a un numero adeguato di specialisti trasfusionisti. Per il finale di questo 2019 e in vista del 2020, ecco dunque una delle istanze principali, assolutamente in linea con le sensazioni e le valutazioni che provengono dal mondo dei pazienti e dei donatori.

  1. La riduzione degli sprechi

A fronte della previsione di raccolta plasma per il 2019, che è di 837.787 chilogrammi, sarà importante mantenere sempre alti i livelli di qualità e sicurezza nel servizio. Si pone dunque il problema della riduzione degli sprechi. Così, da protocollo, lo spreco tollerato per cause tecniche dovrà essere ridotto e non dovrà superare il 3% delle quantità prodotte, mentre dovrà essere addirittura azzerata l’eliminazione di quantità di plasma per iperdatazione.

  1. La collaborazione tra attori

L’ottenimento dei punti precedenti, prevede infine una condizione fondamentale: accrescere sempre di più la collaborazione tra le tre gambe del sistema trasfusionale, ovvero istituzioni, tecnici e associazioni di donatori. La collaborazione massima può consentire infatti, con una certa continuità, lo sviluppo di progetti specifici volti al reclutamento di nuovi donatori per favorire il cambio generazionale. Altrettanto importate, inoltre, sarà favorire il proseguimento di percorsi già intrapresi con i ministeri “amici” con i quali è naturale una sinergia di lungo periodo (si pensi per esempio con il ministero dell’istruzione) allo scopo di iniziare e avvicinare i giovanissimi ai valori del dono del sangue.

Questi secondo noi i fatti salienti, gli obiettivi davvero primari che secondo noi emergono dall’analisi a freddo dei dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale e che bisogna perseguire nei prossimi mesi. Per chi invece volesse consultare il programma completo nella sua interezza e trarre delle proprie osservazioni, ecco il link dove il Programma di autosufficienza 2019 si può trovare e scaricare.

 

 

 

 

Il bilancio dell’estate del Centro nazionale sangue: carenze in calo per il secondo anno consecutivo

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Da sempre l’estate è un periodo endemicamente difficile per la raccolta sangue. Chi legge Buonsangue lo sa bene, e i conosce bene i motivi che vanno dalle ferie generalizzate e dalle partenze e la voglia di azzerare i pensieri, talvolta da mancanza del personale nei centri trasfusionali, fino all’influsso negativo dei virus come il West Nile che si diffondono attraverso le zanzare.

Negli ultimi due anni però Centro nazionale sangue e associazioni hanno lavorato molto per ridurre i disagi e la richiesta di sacche di sangue, attraverso il lavoro sul campo e sul territorio, e soprattutto attraverso le politiche di appropriatezza su scala nazionale.

Il risultato è un bilancio più che positivo con una progressiva riduzione delle carenze, come ci spiega un dettagliatissimo comunicato stampa rilasciato dal Centro nazionale sangue nella giornata di ieri 6 settembre.

“Secondo i dati riportati dal Centro Nazionale Sangue nei mesi di luglio e di agosto 2019 sono state 4.421 le richieste di sacche di sangue attraverso la bacheca Sistra, il Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali attraverso cui viene gestita la compensazione interregionale. Si tratta di 410 unità in meno rispetto all’anno precedente, (corrispondente a una diminuzione di circa il 10%) che aveva registrato a sua volta un netto calo rispetto al 2017 (-8.811 emazie).

Continua quindi il trend positivo per i mesi estivi, che sono tradizionalmente i più delicati per il sistema sangue, soprattutto per le alte temperature che rendono più difficile la donazione di sangue per chi ha la pressione bassa e per le ferie che spingono i donatori periodici a lasciare la propria città di residenza. La conferma del trend positivo dell’estate fa il paio con i risultati migliori ottenuti dal sistema sangue nei mesi di gennaio e febbraio 2019, mesi in cui si registrano solitamente carenze legate soprattutto al picco influenzale.

“È un trend positivo – commenta il direttore generale del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno – il cui merito va ascritto alla grande generosità dei donatori, che hanno risposto ai numerosi appelli, non ultimo quello del ministro Giulia Grillo, in occasione dello scorso World Blood Donor Day, di andare a donare prima di partire per ferie”.

I dati sono stati presentati durante il convegno nazionale sulla donazione del Sangue organizzato oggi a Napoli dalla Croce Rossa Italiana, nel corso di una lectio magistralis tenuta dallo stesso Liumbruno. L’autosufficienza del sangue e dei suoi prodotti, ha ricordato Liumbruno presentando i dati di attività del 2018, è non frazionabile, sovra-aziendale e sovraregionale in accordo con i principi etici e di solidarietà alla base del nostro sistema. L’attività di raccolta associativa è strategica, e vale un terzo del sangue raccolto (circa un milione di unità) ed è indispensabile per poter assicurare quotidianamente la terapia trasfusionale a oltre 1.800 pazienti e i medicinali plasmaderivati a migliaia di pazienti.

In figura 1, ecco il bilancio attraverso i dati numerici delle ultime 4 estati: come si può vedere, dopo l’aumento nell’estate 2017, le ultime due stagioni seguono un trend positivo che speriamo possa durare anche nel 2020.

CNS - Comunicato carenze sangue pdf

Fig. 1

Il West Nile Virus continua a essere un problema per tutto il Nord Italia, ma intanto a Mantova, una delle province colpite, il plasma diventa una sfilata

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Resiste il caldo umido e non si arresta, in tutto il nord del paese, la diffusione del West Nile Virus attraverso la zanzara. Dopo il nostro ultimo report dello scorso 28 agosto, che segnalava casi di West Nile in provincia di Brescia, Alessandria, e in Grecia, Ungheria, Romania e Serbia, ecco l’ultima segnalazione aggiornata che arriva dal Centro nazionale sangue con la relativa tabella sinottica in figura 1.

 PowerPoint Presentation

Fig. 1

Le province colpite nelle ultime ore sono quelle di Pavia e di Novara, zone in cui dunque entrano in funzione le misure preventive, ovvero il divieto di donare sangue per 28 giorni per chiunque sia transitato anche per una sola notte, a meno di non poter contare sul test preventivo WNV NAT.

La diffusione della zanzara può complicare le operazioni di raccolta, ma non ferma il lavoro delle associazioni anche nei territori interessati. A Mantova, infatti, una delle province segnate in rosso nella tabella, sta per andare in scena un evento importante a favore del dono del plasma in un contesto decisamente favorevole, sensibile, e pronto a recepire il messaggio valoriale come il Festival delle letterature. In sinergia tra l’Avis comunale di Mantova e il festival infatti, sabato 7 settembre alle 18.30 andrà in scena una vera e propria sfilata con il colore giallo a fare da protagonista.

La sfilata si chiamerà “Una serata in giallo”, e farà parte della grande campagna #gialloplasma di cui abbiamo parlato in vari momenti dell’anno. L’obiettivo? Concentrare l’attenzione sula raccolta plasma come pratica fondamentale soprattutto per i pazienti, giacché dal plasma provengono tantissimi farmaci salvavita e una larga parte di quelli che si usano nei reparti di terapia intensiva. Le “regole” della sfilata sono semplici, le modelle indosseranno interamente di colore giallo e realizzati con principi equosolidali e sarà accompagnata da un aperitivo, ma il coinvolgimento sarà anche per gli spettatori: anche loro dovranno indossare un vestito o un accessorio del colore del plasma e successivamente, ce lo auguriamo, fissare il loro appuntamento al centro trasfusionale più vicino.

Positiva la raccolta plasma di luglio: +2,1% rispetto a luglio 2018 e buone sensazioni per i prossimi mesi

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Era un mese temuto, ma è andato abbastanza bene. Luglio, per la raccolta plasma, poteva rappresentare un periodo davvero complesso a causa del calo endemico di donazioni nel periodo estivo, quando le ferie interessano la maggioranza dei donatori e raggiungere i centri trasfusionali e trovarli al massimo regime non sempre è scontato. Giugno aveva confermato un trend positivo (leggerissimo) che ha dunque trovato conferma.

In dettaglio, in figura 1 scopriamo che l’aumento della raccolta plasma di luglio 2019 vs luglio 2018 corrisponde infatti a un ottimo +2,1%, e inoltre vediamo che son molte le frecce gialle rivolte verso l’alto a indicare performance regionali positive nel raffronto parziale del periodo preso in considerazione.

Bene la Valle d’Aosta (+ 23,2%), la Puglia (+23%) e il Friuli Venezia Giulia (+25, 1%), addirittura super i risultati in Sardegna con una crescita del 58, 7%. Da migliorare, invece, il dato parziale in Sicilia (-25,8%), quello nelle province autonome di Trento e di Bolzano (- 25,4% e – 325) e quello in Calabria (-10%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2 tabella 3, invece, è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/luglio 2019 vs gennaio/luglio 2018: possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa seimila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma fa piacere vedere che il dato della Lombardia, vera guida del paese in fatto di raccolta plasma, è in recupero dopo un inizio anno non troppo positivo. Molto bene invece l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia, mentre in leggero ritardo rispetto al 2018 restano la Toscana e il Lazio.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Comincia dunque l’ultimo quadrimestre, sempre il più importante e decisivo in vista dei volumi finali. Sarà importante che tutte le parti in causa facciano del loro meglio per raggiungere senza patemi tutti gli obiettivi prefissati.

 

Il canale Youtube del Centro nazionale sangue, storie, informazione, tutorial

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Il Centro nazionale sangue mette a disposizione degli utenti un canale Youtube con una buona varietà di contenuti. Questo è il link al quale è possibile visionare l’intera galleria video (che potrebbe essere aggiornata più spesso): https://www.youtube.com/user/CNSGallery/videos:

Molteplici gli approcci del canale, nel quale si possono trovare, per esempio, video che raccontano le storie dei donatori come quello di Gioemi:

Oppure dichiarazioni sull’importanza del dono molto personali come quella dell’attrice Irene Ferri:

O ancora, non mancano infine i tutorial sulle procedure trasfusionali, che gli utenti possono consultare per saperne di più:

Uno strumento utile per mantenere saldo il legame tra cittadinanza e informazione sull’universo del dono del sangue, che tuttavia potrebbe essere utilizzato in modo ancora più costante ed efficace.

West Nile virus, le ultime notizie: altri rilevamenti nelle province del nord e in alcuni paesi europei

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Tra campagne video volte a raccontare l’esperienza corroborante del dono, carenze generalizzate che richiedono sempre maggiore impegno per evitare il calo endemico dei mesi estivi e dichiarazioni della politica che provano a sensibilizzare e a spingere i donatori ai centri trasfusionali, l’estate porta con sé anche la questione del West Nile virus, che nelle settimane più calde si diffonde nelle province italiane (specialmente al nord) creando qualche pericolo alle fasce d’età più anziane e ponendo limiti alla donazione.

Nelle scorse settimane abbiamo visto come i primissimi rilevamenti avessero individuato il virus in alcune province del nord-est e dell’Emilia Romagna. Nell’ultimo bollettino, si sono aggiunte le province di Ferrara, Mantova, Rovigo, Treviso, Verona e Torino, come possiamo vedere nella tabella sinottica in figura 1.

Ricordiamo, che a meno di potersi recare in centri trasfusionali o strutture sanitarie che praticano il test preventivo, chi ha soggiornato per almeno una notte nelle province indicate in tabella è interdetto al dono per i canonici 28 giorni, in modo da evitare ulteriori contagi.

West Nile 6 agosto

E non è tutto. Ulteriori limitazioni riguardano anche nuove destinazioni estere, escludendo Canada e Stati Uniti per i quali le limitazioni sono permanenti.

Si tratta della Romania, con ben quattro distretti territoriali tra cui quello della capitale Bucarest, di molte zone della Grecia continentale, della Francia e in particolare del dipartimento di Var, e di alcune province dell’Ungheria.

Prima donare e poi partire dunque, sempre con maggiore convinzione e senso della solidarietà, in modo da finalizzare un gesto importante che coincide con il salvare la vita di un paziente, in modo di ridurre le carenze estive e ottemperare alle necessità pratiche di sangue in tutto il paese.