Dai numeri alle azioni. Cosa ci dice il programma nazionale di autosufficienza 2019 analizzato a freddo? Ecco cosa bisogna fare per chiudere bene il 2019 e iniziare bene il 2020

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Sulla Gazzetta Ufficiale del 4 ottobre è stato pubblicato il Programma d’autosufficienza sangue per il 2019, esaminato nella Conferenza Stato – Regioni dello scorso 25 luglio. La notizia è stata riportata su molti media e approfondita su DonatoriH24 martedì 8 ottobre, con i commenti dei principali rappresentanti delle associazioni di donatori, come il presidente Avis Gianpietro Briola, il presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris e il presidente Simti (Società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia) Pierluigi Berti.

Il documento, che come sappiamo ha una doppia anima analitica e programmatica, ci spinge a partire dai dati per oggettivi per individuare le cinque politiche necessarie e gli obiettivi primari di sistema per la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

  1. Perseguimento e ottimizzazione delle politiche di appropriatezza

Il primo dato rilevante che va sicuramente ribadito con orgoglio è che per tutto il quinquennio 2014-2018 il sistema sangue ha garantito l’autosufficienza nazionale per tutti gli emocomponenti labili a uso clinico, ovvero globuli rossi, piastrine e plasma. Ciò è stato possibile anche grazie alle politiche di appropriatezza, ovvero grazie al Patient Blood management, un approccio che permette di ottimizzare l’uso dei globuli rossi e dei prodotti plasmaderivati secondo standard molto precisi, che si pongono come orizzonte l’utilizzo del farmaco giusto solo nella giusta situazione. Si tratta di uno scarto notevole sulle vecchie abitudini, che porta a una maggiore collaborazione tra regioni e un risparmio economico significativo. Ottimizzazione massima dunque come approccio metodologico. Così come avviene già nell’ambito degli scambi interregionali di sangue, giacché, nonostante alcune carenze endemiche e strutturate in alcune regioni come Lazio e Sardegna, la possibilità di movimentazione dalle regioni con una produzione superiore al fabbisogno, ha consentito lo spostamento di circa 70 mila unità di sangue sotto la supervisione dal Centro nazionale sangue.

  1. La raccolta plasma: una crescita nel lungo periodo che può e deve migliorare

Un rafforzamento dell’aferesi e investimenti sui media, per la diffusione e la sensibilizzazione, sembrano invece politiche necessarie per rafforzare la raccolta plasma. Nel decennio 2009-2018 (con i dati aggiornati ad aprile 2019) la raccolta plasma è aumentata in modo rilevante nel lungo periodo, passando da 11,5 chilogrammi ogni 1000 abitanti nel 2009 a ben 13,9 chilogrammi nel 2018, ma questo non vuol dire sia necessario fermarsi.

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Fig. 1

In termini assoluti, la raccolta plasma complessiva con il conseguente invio della materia biologica all’industria di frazionamento per la produzione di plasmaderivati è passata da poco più di 690 mila chilogrammi nel 2009 a 843.257 chilogrammi nel 2018, facendo registrare quasi sempre un aumento sull’anno precedente. È da augurarsi, naturalmente, che anche nella prossima stagione di verifichi questo trend, e dai dati di agosto, seppure in minima percentuale, l’aumento è certificato, ma affinché questo accada sarà necessario rafforzare la percezione culturale di cos’è e cosa significa sottoporsi a una plasmaferesi e fortificare la consapevolezza del pubblico su quanto ogni unità di sangue o plasma donato può effettivamente salvare una vita umana.

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Fig. 2

  1. L’analisi dei target e l’aumento dei donatori in chiave autosufficienza

Come garantire il ricambio generazionale e riuscire a incidere sulla comunità portando nuovi donatori nei centri trasfusionali? Ragionando anche sui target. Tra 2018 e 2017 cresce leggermente il numero di donatori, dello 0,2%: si passa da 1.680.146 del 2017 ai 1.682.724 del 2018. Un aumento minimo, che ci fa capire come effettivamente si possa fare meglio. Come? Leggendo tra le righe. Interessante che tra i nuovi donatori vi siano una crescente percentuale di donne (51% maschi e 49% donne), mentre sia ancora predominante la componente maschile nei donatori periodici (71%maschi e 29% donne). Questo significa che puntare sul pubblico femminile attraverso campagne ad hoc potrebbe essere una strategia appagante.

Un altro dato su cui insistere? Il miglioramento dell’organizzazione delle strutture trasfusionali, al fine di facilitare l’accesso dei donatori ai luoghi in cui si dona, oltre a un numero adeguato di specialisti trasfusionisti. Per il finale di questo 2019 e in vista del 2020, ecco dunque una delle istanze principali, assolutamente in linea con le sensazioni e le valutazioni che provengono dal mondo dei pazienti e dei donatori.

  1. La riduzione degli sprechi

A fronte della previsione di raccolta plasma per il 2019, che è di 837.787 chilogrammi, sarà importante mantenere sempre alti i livelli di qualità e sicurezza nel servizio. Si pone dunque il problema della riduzione degli sprechi. Così, da protocollo, lo spreco tollerato per cause tecniche dovrà essere ridotto e non dovrà superare il 3% delle quantità prodotte, mentre dovrà essere addirittura azzerata l’eliminazione di quantità di plasma per iperdatazione.

  1. La collaborazione tra attori

L’ottenimento dei punti precedenti, prevede infine una condizione fondamentale: accrescere sempre di più la collaborazione tra le tre gambe del sistema trasfusionale, ovvero istituzioni, tecnici e associazioni di donatori. La collaborazione massima può consentire infatti, con una certa continuità, lo sviluppo di progetti specifici volti al reclutamento di nuovi donatori per favorire il cambio generazionale. Altrettanto importate, inoltre, sarà favorire il proseguimento di percorsi già intrapresi con i ministeri “amici” con i quali è naturale una sinergia di lungo periodo (si pensi per esempio con il ministero dell’istruzione) allo scopo di iniziare e avvicinare i giovanissimi ai valori del dono del sangue.

Questi secondo noi i fatti salienti, gli obiettivi davvero primari che secondo noi emergono dall’analisi a freddo dei dati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale e che bisogna perseguire nei prossimi mesi. Per chi invece volesse consultare il programma completo nella sua interezza e trarre delle proprie osservazioni, ecco il link dove il Programma di autosufficienza 2019 si può trovare e scaricare.

 

 

 

 

Il bilancio dell’estate del Centro nazionale sangue: carenze in calo per il secondo anno consecutivo

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Da sempre l’estate è un periodo endemicamente difficile per la raccolta sangue. Chi legge Buonsangue lo sa bene, e i conosce bene i motivi che vanno dalle ferie generalizzate e dalle partenze e la voglia di azzerare i pensieri, talvolta da mancanza del personale nei centri trasfusionali, fino all’influsso negativo dei virus come il West Nile che si diffondono attraverso le zanzare.

Negli ultimi due anni però Centro nazionale sangue e associazioni hanno lavorato molto per ridurre i disagi e la richiesta di sacche di sangue, attraverso il lavoro sul campo e sul territorio, e soprattutto attraverso le politiche di appropriatezza su scala nazionale.

Il risultato è un bilancio più che positivo con una progressiva riduzione delle carenze, come ci spiega un dettagliatissimo comunicato stampa rilasciato dal Centro nazionale sangue nella giornata di ieri 6 settembre.

“Secondo i dati riportati dal Centro Nazionale Sangue nei mesi di luglio e di agosto 2019 sono state 4.421 le richieste di sacche di sangue attraverso la bacheca Sistra, il Sistema Informativo dei Servizi Trasfusionali attraverso cui viene gestita la compensazione interregionale. Si tratta di 410 unità in meno rispetto all’anno precedente, (corrispondente a una diminuzione di circa il 10%) che aveva registrato a sua volta un netto calo rispetto al 2017 (-8.811 emazie).

Continua quindi il trend positivo per i mesi estivi, che sono tradizionalmente i più delicati per il sistema sangue, soprattutto per le alte temperature che rendono più difficile la donazione di sangue per chi ha la pressione bassa e per le ferie che spingono i donatori periodici a lasciare la propria città di residenza. La conferma del trend positivo dell’estate fa il paio con i risultati migliori ottenuti dal sistema sangue nei mesi di gennaio e febbraio 2019, mesi in cui si registrano solitamente carenze legate soprattutto al picco influenzale.

“È un trend positivo – commenta il direttore generale del Centro nazionale sangue Giancarlo Liumbruno – il cui merito va ascritto alla grande generosità dei donatori, che hanno risposto ai numerosi appelli, non ultimo quello del ministro Giulia Grillo, in occasione dello scorso World Blood Donor Day, di andare a donare prima di partire per ferie”.

I dati sono stati presentati durante il convegno nazionale sulla donazione del Sangue organizzato oggi a Napoli dalla Croce Rossa Italiana, nel corso di una lectio magistralis tenuta dallo stesso Liumbruno. L’autosufficienza del sangue e dei suoi prodotti, ha ricordato Liumbruno presentando i dati di attività del 2018, è non frazionabile, sovra-aziendale e sovraregionale in accordo con i principi etici e di solidarietà alla base del nostro sistema. L’attività di raccolta associativa è strategica, e vale un terzo del sangue raccolto (circa un milione di unità) ed è indispensabile per poter assicurare quotidianamente la terapia trasfusionale a oltre 1.800 pazienti e i medicinali plasmaderivati a migliaia di pazienti.

In figura 1, ecco il bilancio attraverso i dati numerici delle ultime 4 estati: come si può vedere, dopo l’aumento nell’estate 2017, le ultime due stagioni seguono un trend positivo che speriamo possa durare anche nel 2020.

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Il West Nile Virus continua a essere un problema per tutto il Nord Italia, ma intanto a Mantova, una delle province colpite, il plasma diventa una sfilata

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Resiste il caldo umido e non si arresta, in tutto il nord del paese, la diffusione del West Nile Virus attraverso la zanzara. Dopo il nostro ultimo report dello scorso 28 agosto, che segnalava casi di West Nile in provincia di Brescia, Alessandria, e in Grecia, Ungheria, Romania e Serbia, ecco l’ultima segnalazione aggiornata che arriva dal Centro nazionale sangue con la relativa tabella sinottica in figura 1.

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Le province colpite nelle ultime ore sono quelle di Pavia e di Novara, zone in cui dunque entrano in funzione le misure preventive, ovvero il divieto di donare sangue per 28 giorni per chiunque sia transitato anche per una sola notte, a meno di non poter contare sul test preventivo WNV NAT.

La diffusione della zanzara può complicare le operazioni di raccolta, ma non ferma il lavoro delle associazioni anche nei territori interessati. A Mantova, infatti, una delle province segnate in rosso nella tabella, sta per andare in scena un evento importante a favore del dono del plasma in un contesto decisamente favorevole, sensibile, e pronto a recepire il messaggio valoriale come il Festival delle letterature. In sinergia tra l’Avis comunale di Mantova e il festival infatti, sabato 7 settembre alle 18.30 andrà in scena una vera e propria sfilata con il colore giallo a fare da protagonista.

La sfilata si chiamerà “Una serata in giallo”, e farà parte della grande campagna #gialloplasma di cui abbiamo parlato in vari momenti dell’anno. L’obiettivo? Concentrare l’attenzione sula raccolta plasma come pratica fondamentale soprattutto per i pazienti, giacché dal plasma provengono tantissimi farmaci salvavita e una larga parte di quelli che si usano nei reparti di terapia intensiva. Le “regole” della sfilata sono semplici, le modelle indosseranno interamente di colore giallo e realizzati con principi equosolidali e sarà accompagnata da un aperitivo, ma il coinvolgimento sarà anche per gli spettatori: anche loro dovranno indossare un vestito o un accessorio del colore del plasma e successivamente, ce lo auguriamo, fissare il loro appuntamento al centro trasfusionale più vicino.

Positiva la raccolta plasma di luglio: +2,1% rispetto a luglio 2018 e buone sensazioni per i prossimi mesi

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Era un mese temuto, ma è andato abbastanza bene. Luglio, per la raccolta plasma, poteva rappresentare un periodo davvero complesso a causa del calo endemico di donazioni nel periodo estivo, quando le ferie interessano la maggioranza dei donatori e raggiungere i centri trasfusionali e trovarli al massimo regime non sempre è scontato. Giugno aveva confermato un trend positivo (leggerissimo) che ha dunque trovato conferma.

In dettaglio, in figura 1 scopriamo che l’aumento della raccolta plasma di luglio 2019 vs luglio 2018 corrisponde infatti a un ottimo +2,1%, e inoltre vediamo che son molte le frecce gialle rivolte verso l’alto a indicare performance regionali positive nel raffronto parziale del periodo preso in considerazione.

Bene la Valle d’Aosta (+ 23,2%), la Puglia (+23%) e il Friuli Venezia Giulia (+25, 1%), addirittura super i risultati in Sardegna con una crescita del 58, 7%. Da migliorare, invece, il dato parziale in Sicilia (-25,8%), quello nelle province autonome di Trento e di Bolzano (- 25,4% e – 325) e quello in Calabria (-10%).

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

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In figura 2 tabella 3, invece, è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/luglio 2019 vs gennaio/luglio 2018: possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa seimila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma fa piacere vedere che il dato della Lombardia, vera guida del paese in fatto di raccolta plasma, è in recupero dopo un inizio anno non troppo positivo. Molto bene invece l’Emilia Romagna, il Veneto e la Puglia, mentre in leggero ritardo rispetto al 2018 restano la Toscana e il Lazio.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Comincia dunque l’ultimo quadrimestre, sempre il più importante e decisivo in vista dei volumi finali. Sarà importante che tutte le parti in causa facciano del loro meglio per raggiungere senza patemi tutti gli obiettivi prefissati.

 

Il canale Youtube del Centro nazionale sangue, storie, informazione, tutorial

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Il Centro nazionale sangue mette a disposizione degli utenti un canale Youtube con una buona varietà di contenuti. Questo è il link al quale è possibile visionare l’intera galleria video (che potrebbe essere aggiornata più spesso): https://www.youtube.com/user/CNSGallery/videos:

Molteplici gli approcci del canale, nel quale si possono trovare, per esempio, video che raccontano le storie dei donatori come quello di Gioemi:

Oppure dichiarazioni sull’importanza del dono molto personali come quella dell’attrice Irene Ferri:

O ancora, non mancano infine i tutorial sulle procedure trasfusionali, che gli utenti possono consultare per saperne di più:

Uno strumento utile per mantenere saldo il legame tra cittadinanza e informazione sull’universo del dono del sangue, che tuttavia potrebbe essere utilizzato in modo ancora più costante ed efficace.

West Nile virus, le ultime notizie: altri rilevamenti nelle province del nord e in alcuni paesi europei

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Tra campagne video volte a raccontare l’esperienza corroborante del dono, carenze generalizzate che richiedono sempre maggiore impegno per evitare il calo endemico dei mesi estivi e dichiarazioni della politica che provano a sensibilizzare e a spingere i donatori ai centri trasfusionali, l’estate porta con sé anche la questione del West Nile virus, che nelle settimane più calde si diffonde nelle province italiane (specialmente al nord) creando qualche pericolo alle fasce d’età più anziane e ponendo limiti alla donazione.

Nelle scorse settimane abbiamo visto come i primissimi rilevamenti avessero individuato il virus in alcune province del nord-est e dell’Emilia Romagna. Nell’ultimo bollettino, si sono aggiunte le province di Ferrara, Mantova, Rovigo, Treviso, Verona e Torino, come possiamo vedere nella tabella sinottica in figura 1.

Ricordiamo, che a meno di potersi recare in centri trasfusionali o strutture sanitarie che praticano il test preventivo, chi ha soggiornato per almeno una notte nelle province indicate in tabella è interdetto al dono per i canonici 28 giorni, in modo da evitare ulteriori contagi.

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E non è tutto. Ulteriori limitazioni riguardano anche nuove destinazioni estere, escludendo Canada e Stati Uniti per i quali le limitazioni sono permanenti.

Si tratta della Romania, con ben quattro distretti territoriali tra cui quello della capitale Bucarest, di molte zone della Grecia continentale, della Francia e in particolare del dipartimento di Var, e di alcune province dell’Ungheria.

Prima donare e poi partire dunque, sempre con maggiore convinzione e senso della solidarietà, in modo da finalizzare un gesto importante che coincide con il salvare la vita di un paziente, in modo di ridurre le carenze estive e ottemperare alle necessità pratiche di sangue in tutto il paese.

Il primo rapporto West Nile Virus per il 2019: in Italia le prime province colpite sono Padova e Reggio Emilia

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Non li volevamo affatto, ma ecco che anche nel 2019 si registrano i primissimi casi di contagio di West Nile Virus in Italia, e le prime province colpite sono, come spesso accade, due province del nord, Reggio Emilia e Padova. Lo scorso anno, di questi tempi, i casi erano stati molti ed erano arrivate moltissime circolari, così come avevamo scritto lo scorso 30 luglio.

La situazione attuale è riassunta in figura 1, nell’infografica del Centro nazionale sangue:

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Come si può vedere, è già attiva la sospensione temporanea del dono per i fatidici 28 giorni per tutti i donatori di sangue ed emocomponenti che abbiano soggiornato nelle province italiane succitate, misure che si estendono anche agli Stati Uniti e al Canada (misure costanti), e ad alcune zone dell’Europa: per ora, in particolare, la sospensione dal dono riguarderà chi è stato in viaggio nei distretti periferici di Pieria e Xanthi e nelle zone di Karditsa, Trikala, Larissa, Kavala e Taso in Grecia, e nel distretto di Galati in Romania.

Le misure valgono sempre, tranne nei luoghi in cui, come per esempio in Toscana grazie al Centro di Qualificazione biologica di Pisa, è possibile fare il test.

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Ricordiamo che Il virus del Nilo Occidentale (conosciuto con la denominazione inglese di West Nile Virus) è un arbovirus che solo accidentalmente può infettare l’uomo. L’infezione umana è asintomatica in circa l’80% dei casi, mentre nel restante 20% i sintomi somigliano a quelli di una sindrome pseudo-influenzale. Statisticamente quindi, soprattutto gli anziani sono soggetti leggermente più a rischio e solo nello 0,1% di tutti i casi (comprensivi dei sintomatici ed asintomatici), l’infezione virale può provocare sintomatologia neurologica grave, come meningite o meningo-encefalite.

Tuttavia, proprio per evitare una diffusione eccessiva, ecco le misure di controllo che possono comunque complicare la raccolta sangue e di conseguenza la strada vero l’autosufficienza. Ecco perché vige sempre la regola, di questi tempi, del prima donare e poi partire. Una scelta di campo, importante e decisiva che coincide con un gesto semplice, una piccola premura che tuttavia è in grado di salvare vite e agevolare le cure dei pazienti che ne avranno bisogno. Il bisogno di sangue, infatti, non va mai in vacanza.

La raccolta plasma di giugno. Un leggerissimo aumento che lascia ben sperare per il resto dei mesi estivi

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Con una certa puntualità che ormai prosegue costantemente mese dopo mese, ecco che sono arrivati i dati della raccolta plasma in Italia relativi al mese di giugno, un mese importante perché vero e proprio preludio dell’estate, periodo intrinsecamente difficile per i ben noti problemi di raccolta, tra vacanze estive, ferie generalizzate per i lavoratori, giornate torride e influenza negativa delle zanzare che possono colpire i donatori.

A maggio, il quinto mese dell’anno che anticipa l’arrivo dei mesi estivi con le endemiche carenze e difficoltà nella raccolta, si era registrato un calo su scala nazionale del 4,7% che poteva destare non poche preoccupazioni, anche se il dato complessivo del 2019 faceva registrare comunque un lieve miglioramento.

A giugno, invece la situazione è migliorata, come possiamo vedere in figura 1.

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Dal grafico emerge infatti che la raccolta nazionale relativa a giugno 2019 vs giugno 2018 è cresciuta dello 0,1% e che i segni più (triangolo giallo con la punta rivolta verso l’alto) nel dettaglio regione per regione sono molti. In particolare buone le performance di Sardegna (+12%), Umbria (+16,8%) e Provincia autonoma di Trento (+12,1%), mentre devono migliorare nei prossimi mesi la Valle d’Aosta (-22,4%), la Basilicata (- 38%) e la Toscana (-6,3%).

Se invece andiamo in figura 2 tabella 3, in cui è riportata la raccolta totale regione per regione in chilogrammi nello storico gennaio/giugno 2019 vs gennaio/giugno 2018, possiamo notare che nel dato complessivo la raccolta del 2019 è superiore di circa tremila chilogrammi in più. Tutte le regioni, in positivo o in negativo non si discostano troppo dalla produzione dell’anno precedente, ma in particolare Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Sicilia possono vantare dei bilanci in crescita.

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Buone notizie dunque, in vista di due mesi che si preannunciano più complicati.

Palla alle associazioni e ai media dunque, in modo che lo sforzo quotidiano di chi lavora sul campo e le campagne sui mezzi di comunicazione possano arginare il calo endemico dei mesi più caldi.

Il Centro nazionale sangue e il lavoro sui social: un’ottima riuscita all’insegna dell’informazione

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Una comunicazione è quanto più efficace quanto più sa sfruttare le caratteristiche del medium su cui è convogliata. Si tratta di una parafrasi un po’ dilatata del noto aforisma “Il medium è il messaggio” di Marshall McLuhan, tra i più interessanti studiosi di mass-media del novecento. E se parliamo di sangue, e di informazione su alcuni dei temi chiave del sistema sangue da presentare e lasciar interiorizzare al pubblico, il lavoro social del Centro nazionale sangue ci pare procedere per il verso giusto, con efficacia e chiarezza espositiva.

In particolare, ci hanno colpito positivamente le infografica pubblicate nelle ultime settimane: accattivanti, ben centrate, facili da decriptare e dritte alla sostanza, a proposito di dubbi e informazioni che effettivamente i cittadini che ancora non hanno intrapreso la strada della donazione periodica hanno bisogno di chiarire.

Eccole qui di seguito:

 

  1. I tatuaggi

Domanda frequentissima e risposta ormai assolutamente necessaria, visto l’enorme numero di persone tatuate. Chi ha tatuaggi può donare? La risposta prende forma grazie a un disegno che colpisce, alla regola ferrea da rispettare (bisogna aspettare 4 mesi), e grazie alle tre motivazioni che spiegano il perché.

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  1. Chi dona? Vecchi o giovani?

La criticità più grande che gli addetti ai lavori conoscono benissimo, deve essere nel migliore dei modi trasmessa al pubblico, che ormai ha l’abitudine consolidata di rapportarsi a dati, sondaggi e numeri per approcciarsi al reale e comprendere i problemi. Dall’infografica del Centro nazionale sangue, emerge bene come si delinea la geografia del dono per fasce d’età nel paese: calano i giovani da 18 a 35 anni (ben il 29% complessivo in meno dal 2013) e crescono a compensare gli adulti dai 46 ai 55 anni. Una tendenza che deve essere gioco forza modificata, riportando giovani a donare.

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  1. L’utilizzo del sangue

Quante sacche servono per ciascuno dei trattamenti principali che sono resi possibili dalle donazioni?

Ecco un perfetto caso in cui i numeri riescono a trasmettere meglio di tante parole l’importanza di ogni singola donazione. Il lettore social può così imparare, tra curiosità e informazioni quantitative utili a dimensionare l’importanza di un’alta quota di donazioni, che per un trapianto di cuore possono servire fino a 10 sacche, che per garantire una vita più agevole e normale a un talassemico ne servono tra le 30 e le 50 l’anno, e che per i farmaci necessari ad assicurare le cure di un emofilico sono necessarie ben 1200 sacche di plasma.

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  1. I motivi per donare

Infine la call to action: perché donare? Quali sono i buoni motivi principali per farlo? Ecco un percorso tra 5 motivi incontestabili, che vanno dall’opportunità di salvare una vita, alla semplicità di come ci si può riuscire, visto che donare non fa affatto male, basta poco tempo, si offre una risorsa non producibile in modo artificiale e per di più ottenendo esami del sangue gratuiti. Cosa aspettiamo dunque?

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Il vaccino antinfluenzale gratuito per donatori: ecco i primi bilanci con la fine dell’inverno

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Quali sono i risultati della più grande innovazione del 2018-2019 nel sistema trasfusionale italiano, ovvero il vaccino gratuito per tutti i donatori di sangue?

Con l’arrivo della primavera è sicuramente tempo di bilanci, ma prima di scoprire cosa è successo è bene ricordare che la campagna sulla gratuità dell’antinfluenzale – che sempre fa tanto discutere nel dibattito pubblico in modo piuttosto futile e (purtroppo) troppo spesso senza l’ombra delle necessarie competenze – era partita lo scorso 15 ottobre 2018, come da noi puntualmente documentato.

Il tweet del Centro nazionale sangue era stato esplicativo: la campagna nasceva dalla volontà di premiare i donatori che già nel 2017 avevano contribuito alla conquista dell’agognata autosufficienza ematica e, contestualmente, si prefiggeva di raggiungere l’obiettivo più strettamente medico: evitare che i picchi influenzali della stagione fredda, com’era avvenuto nel 2017, mettessero a rischio la raccolta sangue.

I primissimi bilanci, sono arrivati proprio ieri giovedì 28 marzo, a firma del Presidente del CN, Giancarlo Maria Liumbruno e del presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola, che sulla vetrina web di Quotidiano Sanità, hanno riportato alcuni dati ed espresso le loro valutazioni.

Com’è dunque il bilancio? Senz’altro positivo. A fronte di un’epidemia influenzale per numeri paragonabile a quella del 2017, il vaccino gratuito per donatori ha aiutato moltissimo la raccolta. Se nel 2017, infatti, le disponibilità per gli scambi interregionali al momento del picco influenzale erano scese di molto sotto le mille sacche (per la precisione si era arrivati a una situazione limite di 340 unità di sangue), nella stagione in corso non si è mai scesi sotto le cinquemila unità. Un risultato egregio, che ha consentito ai quasi 2 milioni di donatori periodici italiani di essere più efficienti del solito.

E non basta: noi di Buonsangue ci sentiamo di sottolineare un altro aspetto di notevole importanza, strettamente legato a questa iniziativa.

Le tantissime campagne mediatiche che hanno parlato della vaccinazione gratuita per donatori, regione per regione, hanno senza dubbio contribuito a riportare la pratica del dono del sangue associato nel dibattito pubblico, allargando il bacino d’utenza del dono, insistendo sulla sensibilizzazione, e specificando i vantaggi concreti per tutti coloro che decidono di donare il sangue. Vantaggi che, lo diciamo spesso, vanno oltre il semplice atto di altruismo, e investono ragioni di benessere individuale sia sul piano psicologico che su quello prettamente fisico.

Ben venga, allora, la conferma del vaccino gratuito per donatori anche per la prossima stagione. Come hanno specificato i dirigenti più alti del sistema trasfusionale italiano e delle associazioni di donatori, questo percorso deve assolutamente continuare.