Ecco i dati completi sulla raccolta plasma nel 2019. Una stagione positiva che consente di proseguire il cammino verso l’autosufficienza

 

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Il Centro nazionale sangue ha divulgato i dati definitivi sulla raccolta plasma del 2019, dati che consentono di capire se gli obiettivi del Piano nazionale plasma per l’anno in corso sono stati effettivamente raggiunti oppure no. Noi su Buonsangue abbiamo seguito l’andamento della raccolta mese per mese raccontando tutti i momenti, quelli di crescita e quelli più complessi nei periodi storicamente difficili, e continueremo a farlo.

A livello nazionale, per quel che riguarda la quantità di plasma raccolta e inviata alle industrie convenzionate per la produzione di farmaci plasmaderivati, nel 2019 la raccolta è cresciuta dell’1,4% rispetto al 2018, e come si può vedere in figura 1 la maggior parte delle regioni ha vissuto un’annata positiva ed è riuscita ad accrescere le proprie quantità. Notevoli i miglioramenti in Molise (+8,3%), in Emilia Romagna (+5%), Umbria (+ 4,1), Friuli Venezia Giulia (+6,3%) e Calabria (+3,3%). Soltanto Valle d’Aosta (-6,9%), Lombardia (-0,7%), Marche (-1,6%) e Sicilia (-1,3%) hanno peggiorato la raccolta rispetto all’annata 2018.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

E se in figura 2 tabella 3 si possono analizzare questi stessi dati tradotti in chilogrammi fotografando a pieno quanta percentuale dell’obiettivo prefissato sia stata raggiunta, in figura 3 è possibile constatare quanto sia cresciuta la raccolta del plasma da destinare al frazionamento negli ultimi 19 anni, dal 2000 al 2019. Il fatto altamente positivo è che in generale si è passati dai 462 mila chili circa conferiti nel 2000, agli 856 mila di quest’anno, e che solo tra il 2013 e il 2014 c’è stata un’interruzione della crescita.

Un lavoro costante e ben organizzato che dovrà continuare nei prossimi anni, verso un livello di raccolta il più vicino possibile a quello dell’autosufficienza, che, ricordiamo, non è solo un numero. Ma un fatto concreto che incide fortemente sulla vita di tutti i pazienti.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (2)

Fig. 3

Il Coronavirus minaccia l’Europa, ecco le misure italiane per donatori utili a evitare i contagi

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La minaccia del Coronavirus è già transitata sui mezzi di comunicazione di massa saltellando tra informazione e allarmismi. Ieri, per esempio, sul Fatto Quotidiano è arrivata l’informativa sul primo volo atterrato a Fiumicino dalla città di Wuhan, epicentro del virus: nell’aeroporto romano scanner speciali hanno vagliato la temperatura corporea dei passeggeri in arrivo, e nessun caso è risultato sospetto.
Cosa sono i Coronavirus? Appartengono a una famiglia di virus che possono trasmettere diversi tipi di malattie, dal raffreddore comune a malattie complicate da affrontare come MERS (o Sindrome respiratoria mediorientale da Coronavirus) o SARS (Sindrome acuta respiratoria grave). Quando si parla di nuovo Coronavirus si intende un ceppo prima d’ora mai entrato in contatto con gli esseri umani.

Secondo gli scienziati, l’origine dei virus del nostro tempo sarebbe quasi sempre l’asia per colpa dei mercati, i cosiddetti “wet markets”, mercati bagnati dove gli animali vengono macellati vivi, mentre i liquidi biologici si mischiano e vengono “lavati” via con l’acqua. Nel caso del Coronavirus una delle ipotesi più accreditate è che l’origine siano i pipistrelli, ma che la trasmissione all’uomo dipenda dai serpenti.

E mentre nelle principali città cinesi per evitare il contagio collettivo vengono smantellati i festeggiamenti per il tradizionale Capodanno, in Italia il Ministero della Salute e il Centro nazionale sangue hanno già diffuso il comunicato con le misure preventive anti epidemia.

Ecco il comunicato, pubblicato sul portale DonaIlsangue:

“Sono attive le misure speciali di prevenzione per scongiurare la diffusione trasfusionale del nuovo Coronavirus individuato nella provincia di Hubei, in Cina, e responsabile di una serie di casi di polmonite. La Circolare inviata dal Centro Nazionale Sangue a tutte le strutture di raccolta locali e alle associazioni di donatori arriva a seguito della segnalazione, il cosiddetto Rapid Risk Assessment, dell’ECDC, lo European Centre Disease and Control, delle informazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che sta monitorando sul campo la situazione, e delle indicazioni della Direzione Generale per la salute e la qualità del Cibo – DG Santé della Commissione Europea.  

Le raccomandazioni in questione arrivano anche se ad oggi non sono state documentate trasmissioni del virus denominato 2019-nCoV mediante la trasfusione di emocomponenti labili e il rischio di trasmissione trasfusionale non sia attualmente noto. Si tratta di semplici misure di sicurezza messe in atto ogni volta che il focolaio di una malattia potenzialmente pericolosa viene individuato.

Ma quali sono le misure attivate in Italia?

  1. Sospensione dalla donazione di 21 giorni dal rientro per tutti i donatori che abbiano soggiornato nell’area interessata
  2. Sospensione di 28 giorni dalla donazione a partire dalla risoluzione dei sintomi o dalla fine dell’eventuale terapia in caso di anamnesi positiva, ovvero in caso si riscontri una sintomatologia compatibile con quella del virus.

Insomma: il dono del sangue e l’attività trasfusionale purtroppo sono sempre interessate ai queste notizie, ed ecco perché è molto importante che le istituzioni, e in particolar modo il corpo medico, possa entrare in possesso di tutte le informazioni su sintomi compatibili con quelli del Coronavirus, grazie all’aiuto dei donatori di sangue, tenuti dunque a informare il medico responsabile del processo di donazione su tutti i propri viaggi. Solo così è possibile evitare la diffusione dei virus, in un mondo in cui l’enorme massa di spostamenti quotidiani è tale da creare spirali assolutamente imprevedibili e incontrollabili.

Raccolta plasma, ottobre positivo. Confermato il trend positivo, ora continuità fine a fine anno per raggiungere gli obiettivi 2019

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Il rientro dalle vacanze estive, sul piano della raccolta plasma, è sempre un momento decisivo. Dopo il calo endemico di agosto parte l’ultimo terzo dell’anno, in cui è fondamentale il lavoro capillare per arrivare a raggiungere gli obiettivi prefissati dal Piano nazionale plasma. Così, dopo lo scorso settembre davvero positivo che aveva fatto registrare un crescita sullo stesso periodo del 2018 del 7,3%, un dato davvero molto importante, anche ottobre fa registrare un lusinghiero +4,9% sullo stesso mese di riferimento del 2018, come si vede in figura 1. Significa che il sistema funziona e che probabilmente si riuscirà a stare nei programmi.

Entrando nel dettaglio, positive le performance in alcune regioni del sud, come la Sicilia (+ 45,5%) e la Calabria (+34,3%), ma molto bene anche la raccolta in regioni importanti e molto popolari come Toscana (+11,6%), Piemonte (+17,2%) ed Emilia Romagna (+17%). In recupero la Lombardia che non aveva iniziato bene l’anno: a ottobre crescita dell’1,4% rispetto a ottobre 2018.

Purtroppo, invece, non buone le performance in alcune regioni storicamente poco solide nella raccolta, come Lazio (- 20%) e Campania (-16,4%). Stesso discorso per la Sardegna, che cala del – 41,6% pur avendo necessità interne particolari.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 1

In figura 2, invece, tabella 3, ecco i dati sulla raccolta complessiva in chilogrammi, gennaio – ottobre 2019 vs gennaio – ottobre 2018. Il dato complessivo, soddisfacente, vede circa 17 mila kg in più, con buone performance annuali complessive in Campania, nonostante l’ottobre negativo, in Sicilia, in Puglia e in Emilia Romagna. Buono il recupero della Lombardia, mentre nessuna regione è sotto la raccolta dello scorso anno in modo particolarmente significativo. Un buon segnale anche questo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018 (1)

Fig. 2

Il trend, dunque, lascia ben sperare per il futuro, a patto di continuare su questa strada e di consolidare il lavoro di comunicazione e informazione sul dono del plasma e sulle virtù della plasmaferesi. Da quel che sappiamo, è proprio ciò che sta accadendo, come dimostra la campagna Avis 2019-20 di cui parleremo nei prossimi giorni.

Il West Nile Virus spesso occupa la scena ma attenzione anche alla malaria, specie dopo alcuni casi autoctoni nella vicina Grecia

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Nei media l’attenzione se la prende soprattutto il West Nile Virus. Ha un nome esotico, colpisce in modo più subdolo e frequente, si diffonde più facilmente, e nella stragrande maggioranza dei casi provoca un’influenza debilitante ma passeggera. Eppure esiste un’altra malattia infettiva che si trasmette a causa delle zanzare, su cui il Centro nazionale sangue, con le istituzioni preposte, opera una monitoraggio costante: si tratta della malaria.

La malaria, quando colpisce l’uomo, è una malattia molto pericolosa che può anche provocare la morte, ed è generata da protozoi parassiti trasmessi da zanzare femmine infette, del genere “anofele” (Anopheles), ovvero un insetto molesto che colpisce soprattutto al tramonto e nelle ore notturne nei cosiddetti paesi endemici, ovvero in Africa, nel Sud est Asiatico, in Asia centrale, talvolta in Medio Oriente e in America centrale. In altre parole nelle zone tropicali e subtropicali.

Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la malaria è “una malattia seria, prevenibile e curabile se diagnosticata tempestivamente e trattata con farmaci adeguati”, quindi la monitorizzazione continua è molto importante. I casi in Italia sono legati nella stragrande maggioranza al turismo nelle zone sopra indicate come endemiche, ma l’ultimo comunicato in merito che risale a qualche giorno fa, al 14 novembre, testimonia di alcuni casi in Grecia che meritano attenzione, anche perché sono autoctoni.

Riguardano, nel dettaglio, le municipalità di Tychero e Feres, nella provincia di Evros, e la municipalità di Echedoros in provincia di Salonicco. Perché è importante segnalarli? Naturalmente, la vicinanza della Grecia, la frequenza degli spostamenti di persone tra Grecia e Italia, sono fattori che spingono ad accrescere la sorveglianza ematologica, con le seguenti raccomandazioni per i donatori di sangue:

1) effettuazione di un’adeguata sorveglianza anamnestica dei donatori che hanno viaggiato nelle aree interessate;

2) sospensione di 6 mesi per chi ha soggiornato nelle aree interessate e non ha manifestato sintomi febbrili, con riammissione dopo esito negativo la test;

3) sensibilizzazione dei donatori nel segnalare eventuali sintomi febbrili di non facile identificazione o sintomatologie compatibili con la malaria;

Il comunicato completo si può consultare a questo link del Centro nazionale sangue, che costantemente, come sappiamo, offre ai cittadini le informazioni anche su altre malattie minacciose, come Dengue, Chikungunya, e Zika Virus.

Ridurre l’intervallo di tempo tra donazioni? Uno studio inglese indica pro e contro, ma dal Centro nazionale sangue arriva il “no” per il nostro paese

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L’aumento della raccolta sangue è un obiettivo costante del sistema trasfusionale, specie in ottica di un ricambio generazionale che appare sempre più necessario. Campagne, politiche sul piano nazionale e locale, investimenti nella formazione dei giovani da parte delle realtà associative, puntano proprio a garantire un roseo futuro a medio e a lungo termine ai pazienti che avranno bisogno di sangue, plasma e terapie trasfusionali, attraverso la conferma di quei livelli di autosufficienza che oggi, almeno per il sangue intero, nel nostro paese sono già stati raggiunti.

Nel resto d’Europa e del mondo tuttavia, dove la donazione non sempre può contare su una stratificazione di valori etici che trova le sue fondamenta associative in quasi 100 anni di storia, e su una volontà di perseguire qualità e sicurezza nel servizio ormai da diversi decenni, si pensa a come ovviare alle eventuali carenze. E così dall’Inghilterra, e in particolare dall’università di Cambridge, è arrivato lo studio INTERVAL, condotto per quattro anni da un ‘equipe di studiosi su circa 40 mila donatori poi ridotti a 20 mila nel secondo biennio, allo scopo di indagare la possibilità di ridurre l’intervallo minimo tra donazioni per ciascuno donatore; intervallo minimo che, lo ricordiamo, a oggi per legge è di 90 giorni per gli uomini e 180 per le donne.

Il tema non è banale, perché spesso e volentieri sono gli stessi donatori ad avere dubbi su questi margini temporali, visto che si sentono bene e ritengono di poter donare prima dei limiti prestabiliti, proprio come ha spiegato Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, in un intervento breve ma molto preciso sul sito dell’Agenzia giornalistica italiana.

Ma quali sono i risultati di questi studi, che sono stati appena pubblicati sulla rivista di settore Lancet Haematology?

I partecipanti uomini hanno sostenuto donazioni a intervalli di 12, 10 oppure 8 settimane, mentre le donne hanno intensificato le chiamate ogni 16, 12 oppure 10 settimane, e al termine dei 4 anni la raccolta complessiva è cresciuta dell’11% negli uomini e del 6% nelle donne. Tutto positivo quindi? Nient’affatto. La maggior frequenza ha portato anche effetti negativi. “Questi risultati – segnala infatti l’equipe di studio – suggeriscono che i centri di raccolta del sangue possono in sicurezza usare intervalli di donazione più brevi per affrontare carenze, ad esempio in periodi di domanda elevata. Tuttavia, lo studio mostra che l’aumento della frequenza fa sì che ci siano più sospensioni temporanee dei donatori per emoglobina bassa e che si abbassino il tasso di emoglobina e di ferritina medi, oltre a far aumentare il numero di sintomi riconducibili alla donazione soprattutto negli uomini”.

Liumbruno, per l’Italia non vede di buon occhio questa riduzione, e noi siamo con lui. Se le conseguenze negative, accettabili, del restringimento dell’intervallo tra donazioni, possono essere accettate come rischio in luoghi in cui la raccolta sangue è più problematica, in Italia i numeri e le statistiche richiedono altre strategie. E in particolare, come si accennava all’inizio, favorire il ricambio generazionale che è il vero obiettivo principale a medio e lungo termine del sistema sangue, e rafforzare la crescita delle donazioni in plasmaferesi. L’autosufficienza sul piano della raccolta plasma al fine di produrre plasmaderivati e farmaci salvavita, decisivi per le sorti dei pazienti, è infatti ancora lontana, e troppo spesso anche tra i donatori la plasmaferesi è considerata una donazione meno necessaria, oltre che più macchinosa e lunga. Cambiare tale percezione, e far capire l’importanza della raccolta plasma anche a dispetto di una donazione logisticamente più impegnativa, è la vera sfida culturale dei prossimi anni.

Il World Blood Donor Day 2020 organizzato dall’Italia? Aperto agli sponsor, un’idea interessante con delle zone d’ombra

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Il prossimo World Blood Donor Day, in programma il 14 giugno 2020, sarà organizzato dall’Italia, e come annunciato durante lo scorso convengo internazionale Fiods svoltosi a Roma lo scorso 25 ottobre, i grandi preparativi sono già in corso. Con una novità: il Centro nazionale sangue, con un comunicato stampa pubblicato sul sito, ha annunciato che per raccogliere fondi da mettere a disposizione degli eventi, ha creato un bando per accogliere sponsorizzazioni da parte di imprese interessate.

Nel nostro tempo creare sinergie tra le attività no profit e il mondo delle imprese a vocazione commerciale, è una strada ancora poco battuta, per quanto necessaria. Nel grande flusso mediatico che ogni giorno mischia notizie ed eventi locali, nazionali o globali,, non sono molti gli eventi di portata internazionale come Il World Blood Donor Day, che per l’appunto si celebra ogni anno il 14 giugno, eventi che dunque vantano un grande potenziale sul piano della comunicazione, della visibilità che convogliano, che si tratti di pubblicità sui media tradizionali come televisione, radio o giornali, o che si tratti di condivisioni sponsorizzate e spontanee sui social media. Poggiarsi sul desiderio di partecipazione degli utenti non è semplice, ma i grandi momenti che riportano a senso di solidarietà e alle buone azioni ci riescono quasi sempre.

Temi come il dono del sangue, o come la battaglia delle grandi istituzioni o dei medici per il miglioramento delle condizioni di salute medie in tutte le zone del mondo, dalle più sviluppate alle più povere, sono molto sentiti da enormi porzioni di pubblico, che anche per pochi minuti non si lasciano scappare l’occasione di interessarsi, commentare e informarsi su chi contribuisce materialmente a generare progressi. Per questo investire i soldi già stanziati nei budget di comunicazione in progetti di ispirazione sociale non può che trasformarsi in un importante ritorno in termine di visibilità e reputazione per ogni singolo marchio.

II bando stilato dal centro nazionale sangue, apre a collaborazioni sia di natura finanziaria che tecnica, “che prevedano cioè l’erogazione diretta di servizi o la fornitura di beni, oppure sponsorizzazioni miste, che prevedano entrambe le forme”.

Ecco la griglia alla quale potranno accedere le aziende interessate che vorranno candidarsi, con un impegno differente in base alla tipologia di sponsorizzazione:

– Platinum Sponsor, qualora garantiscano un finanziamento o un cambio merce superiore ai 40.000 €;

– Golden Sponsor, qualora garantiscano un finanziamento o un cambio merce tra i 20.000 e 40.000 €;

– Silver Sponsor, qualora garantiscano un finanziamento o un cambio merce tra i 10.000 e 20.000 €;

– Media Partner, qualora garantiscano visibilità all’evento sui canali e mezzi del candidato.

L’occasione è dunque ghiotta, e le possibilità di incidere sono pensate su misure diversa rispetto alle capacità di ogni singola impresa.

E le controindicazioni? Come sempre, quando si apre a commistioni di natura commerciale, il rischio è lo spostamento dei confini, e alla lunga la possibilità di ingerenze. Anche se i principi di questo bando sono chiari, il giorno in cui la sponsorizzazione di eventi come il WBDD sarà diventata prassi abitudinaria potrebbe risultare difficile gestire le ingerenze e il desiderio di influenza di finanziatori molto munifici, nel medio o nel lungo periodo, specie se le cifre stanziate proverranno da aziende molto vicine al settore medico o al sistema trasfusionale.

Ci auguriamo quindi di vedere un manifesto di presentazione del World Blood Donor Day pieno di loghi, a riprova di un desiderio di partecipazione alla battaglia dell’autosufficienza non solo da parte degli individui, ma con le aziende in primissima linea e pronte a restituire alla cittadinanza parte di quel valore aggiunto che per i gruppi è arrivato dal mercato globalizzato e dalle politiche liberiste. E al contempo ci auguriamo una cesura netta, nel presente e nel futuro, tra i benefici in visibilità che gli investitori potranno legittimamente ottenere, e gli spazi d’influenza di parte che il denaro porta spesso con sé.

Il dono “non remunerato” una nozione che può essere equivocata. E la commissione internazionale che ne ha chiarito i confini

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Come abbiamo scritto nel nostro resoconto completo dello scorso 28 ottobre, uno dei momenti più sostanziali dell’importante convegno Fiods svoltosi a Roma venerdì 25 ottobre è stato il dibattito sulle tipologie di donazione, e sull’ambiguità della definizione “donazione non remunerata”.

Sappiamo bene che in Italia la cultura associativa in voga da ormai moltissimi anni, e la particolare situazione interna grazie a cui il 78% dei donatori italiani sono periodici e più del 90% sono associati garantisce una condivisione totale dei principi etici sulla donazione, che è contemplata soltanto come donazione gratuita, anonima, volontaria, associata e organizzata. Ma sappiamo anche che a livello internazionale non sempre e così. In America per esempio, come chi legge il blog sa molto bene, la raccolta plasma a pagamento è una pratica molto utilizzata, tanto che il New York Times vi ha dedicato una lunga inchiesta che abbiamo analizzato e sviscerato a fondo.

Ma è proprio sulla definizione di “donazione non remunerata” utilizzata anche dalla World Healt Organization che è necessario soffermarsi, perché naturalmente si tratta di una definizione non immune ad alcune interpretazioni ambigue che sono oggetto di dibattito internazionale. Come hanno spesso ricordato nel corso di questi anni gli ambienti associativi, o molte autorità del sistema sangue italiano come Giancarlo Liumbruno direttore del Centro nazionale sangue, Maria Rita Tamburrini o Claudio Velati, ormai le voci dissonanti sul concetto di donazione etica completamente gratuita hanno guadagnato spazio in modo più aggressivo, e provano a interpretare gli eventuali punti deboli del sistema basato sulla non remunerazione come spazi per insinuare la dicotomia tra disponibilità di sangue e maggior sicurezza, insistendo sul fatto che se portare i donatori nei centri trasfusionali dovesse risultare in futuro sempre più difficile, allora evitare la donazione a pagamento potrebbe risultare difficile, con in gioco la tutela dei pazienti.

Come già accennato, inoltre, sotto osservazione è il concetto di donazione “non remunerata”, un’espressione che lascia intendere la possibilità che ai donatori venga concesso almeno un rimborso o qualche altro riconoscimento in valore. Al convengo di Roma è stata nominata, per esempio, la giornata di lavoro retribuita in caso di riposo quando si va a donare, che in Italia è legge, un diritto al quale i donatori italiani – ha specificato Giancarlo Liumbruno ­– hanno praticamente rinunciato da tempo, perché vanno a donare in massa nei giorni di festa. La posizione delle istituzioni, che si tratti di associazioni di donatori o di professionisti, insomma, rimane molto netta: nessuna apertura a forme di rimborso, a remunerazioni mascherate, o a premi, anche perché ogni breccia alla gratuità significherebbe iniziare un cammino pieno di insidie.

Per definire meglio la donazione “non remunerata” le istituzioni internazionali hanno però istituito una commissione, che a partire dall’articolo 21 della Convezione di Oviedo per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina, aveva il compito di ampliare e definire più nel dettaglio il senso della “non remunerazione”.

Il lavoro della commissione, nella quale per l’Italia era designato Carlo Petrini dell’Istituto superiore di sanità, ha generato alcuni punti chiave per dare le linee guida.

Eccoli qui:

  1. La donazione del sangue deve essere volontaria e non deve essere accompagnata da nessuna forma di pagamento. La nozione di “non remunerazione” non esclude la possibilità di elargire legittimi rimborsi ai donatori. Occorre stabilire un preciso confine tra legittime forme di rimborso (per spese sostenute o per mancati guadagni) per i donatori e qualsiasi beneficio (non solo finanziario) associato alla donazione. Il rimborso deve essere rigorosamente limitato ai costi sostenuti o ai mancati guadagni direttamente associati alla donazione. Non si deve escludere la possibilità di indennizzo per eventuali danni attribuibili alla donazione.
  1. Non sono ammissibili, in nessuna forma, compensi per “inconveniences” correlate alla donazione. La nozione di “inconveniences” potrebbe mascherare un reclutamento di volontari in caso di carenze e di conseguenza uno sfruttamento di gruppi vulnerabili.
  1. Eventuali ricompense non devono mascherare forme di pagamento. Pertanto non devono avere valore monetario e non devono essere trasferibili ad altre persone.
  1. Agevolazioni (commerciali, tariffarie, culturali, ricreative, sportive, turistiche, sanitarie) elargite in connessione all’attività della donazione sono incompatibili con i criteri di gratuità e assenza di profitto. Premi e riconoscimenti associativi per i volontari al fine di rafforzarne il legame associativo e di riconoscere l’impegno teso alla realizzazione degli obiettivi sono ammissibili purché di valore modico e non connessi in alcun modo a un singolo atto di donazione.

 

I confini, pertanto, sono abbastanza netti. E come hanno specificato i molti rappresentati del sistema trasfusionale italiano presenti a Roma, dovranno essere rispettati. L’approccio in questo caso è tutto: è sbagliato pensare che disponibilità e sicurezza (valore quest’ultimo garantito dalla donazione gratuita, periodica e volontaria) siano obiettivi alternativi. La sfida per il futuro semmai sarà di ottenerli insieme attraverso lavoro, sensibilizzazione e impegno condiviso.

Settembre molto positivo per la raccolta plasma, mentre a Roma arriva un convegno Fiods che mira a costruire il sistema sangue del terzo millennio

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Il trend  è confermato è i risultati sono positivi. A settembre, come possiamo vedere in figura 1, c’è stato l’agognato recupero, con un netto + 7,3% nel confronto settembre 2019 vs settembre 2018 che lascia ben sperare sul risultato di fine anno, che dovrà rispettare gli standard del Piano nazionale plasma 2016 – 2020.  Nel mese più complicato dell’anno, agosto, causa ferie, partenze, e caldo estivo, si era registrato un calo corrispondente al – 5,9%, anche se molte regioni avevano migliorato la performance nel 2018. Il normale ripristino delle operazioni dopo la pausa estiva ha dunque generato ottimi risultati in molte regioni, come dimostrano i tantissimi triangoli gialli nell’infografica. Alcune regioni hanno veramente fatto bene se si pensa al + 106,9% della Puglia, al + 249% del Molise, e al + 37, 9% della Basilicata, regioni del sud Italia che hanno sempre bisogno di incrementare la raccolta. Molto positivo il 3,3% in crescita della Lombardia, che è la regione guida sul piano del volume di raccolta, mentre da notare il leggero calo dell’Emilia Romagna (-1,7%) e quello del Piemonte (-7,7%), regioni importanti, che si aggiungono a quelli di Sicilia (-13,1%) e Calabria (-52,6%) purtroppo quest’ultimo molto significativo.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – settembre 2019

Fig. 1

Se ci spostiamo invece sul parziale più ampio, gennaio – settembre 2018 vs gennaio – settembre 2019, la raccolta nazionale risulta superiore di circa 3000 kg, 558.542 del nuovo anno contro i 555.885 del 2018.

Nel complesso, le regioni che fanno registrare la maggiore crescita nei volumi sono l’Emilia Romagna, la Campania e la Puglia, mentre ancora in leggero ritardo ma in recupero c’è la Lombardia assieme alla Sicilia e alla Toscana, come possiamo vedere in figura 2, tabella 3.

Dati monitoraggio plasma conferito dalle Regioni alle Aziende convenzionate – Febbraio 2018

Fig. 2

Oggi stesso, intanto, proprio per parlare di autosufficienza di plasma e sangue e per delineare in anticipo quali saranno le sfide principali del sistema sangue in questo terzo millennio, è in programma un convegno importante all’hotel Ergife a Roma, evento che vedrà protagonisti le principali personalità del settore a livello nazionale e internazionale. Il workshop si intitola “La donazione del sangue nel terzo millennio: etica, società, educazione, associazionismo”, ed è organizzato dalla Fiods, come scrive dettagliatamente il portale DonatoriH24, che pubblica anche il programma completo dell’evento a questo link.

Il West Nile Virus, tempo di bilanci. Ecco gli aggiornamenti e i numeri del 2019 in attesa dei mesi più freddi

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Il caldo perdura anche mentre ci apprestiamo ad arrivare alla fine di ottobre, e se ci basiamo sui social, ancora lo scorso week-end erano moltissime le località del sud Italia in cui era possibile addirittura fare il bagno. Nelle ultime ore, al nord invece la situazione è un po’ cambiata, ma se indugiamo su questi argomenti è perché la condizione meteo sul territorio è strettamente legata all’attenzione che le istituzioni preposte tengono viva sul West Nile Virus e la sua diffusione.

Come possiamo vedere in figura 1, infatti, stando agli ultimissimi aggiornamenti che arrivano dal Centro nazionale sangue, l’ultima provincia colpita è quella di Nuoro in Sardegna, zona che si aggiunge a tutte le province in rosso segnate nella tabella, in cui dunque sono in funzione le misure preventive, ovvero il divieto di donare sangue per 28 giorni per chiunque sia transitato anche per una sola notte, a meno di non poter contare sul test preventivo WNV NAT.

WNV 2019 aggiornata 1021

Fig. 1

 

Tantissime anche i paesi esteri per cui valgono le medesime misure, a partire da Stati Uniti e Canada dove il divieto agisce su base perpetua, ma anche Austria, Bulgaria, Cipro, Francia, Macedonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Turchia e Ungheria.

Ma quali sono i numeri attuali che riguardano la diffusione del West Nile Virus? Sul sito https://www.epicentro.iss.it/westNile/bollettino/Bollettino-WND-N11-17ott2019.pdf è possibile consultare il report generale completo, ma intanto in figura 2 possiamo accertare che sono soltanto 44 i casi finora segnalati e confermati di infezione West Nile, di cui 20 in forma neuro-invasiva, la più grave, e 5 decessi. 19 i casi di febbre, mentre 5 quelli che hanno riguardato i donatori di sangue, in prevalenza in Piemonte con ben 3 casi.

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Fig. 2

Come possiamo vedere in figura 3, infine, la maggior parte dei casi neuro-invasivi ha riguardato pazienti molto anziani sopra i 75 anni.

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Fig. 3

Contenuto dunque, fino a questo momento, l’impatto del West Nile sui donatori, un ottimo risultato che si deve alla buona organizzazione del sistema e che ha garantito un impatto minimo sulle normali procedure di raccolta. E visto che ormai ci soffermiamo spesso a raccontare quanto è importante il dono dal punto di vista dei pazienti, questa è sicuramente una notizia molto buona.

“Senza i donatori gli interventi non sarebbero possibili”. L’intervista al dottor Massimo Cardillo, direttore del Centro nazionale trapianti

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Tra le funzioni più importanti delle sacche di sangue donate dai donatori italiani, c’è quello di coprire il bisogno di sangue per le operazioni chirurgiche, tra cui naturalmente i trapianti. Pazienti dunque. Pazienti che non devono correre il rischio di vedere rimandate le loro operazioni e che come sempre hanno il diritto di poter contare sul più alto livello di qualità e sicurezza per la loro salute, e per i quali l’efficace collaborazione tra le istituzioni che gestiscono i processi come il Centro nazionale sangue e il Centro nazionale trapianti è senza dubbio un valore aggiunto. Per conoscere quali sono i piani di collaborazione tra gli enti e quali programmi futuri saranno condivisi, abbiamo intervistato il direttore del Centro nazionale trapianti Massimo Cardillo, che ci ha parlato di programmazione, comunicazione, futuro e tanti altri temi.

1) Dottor Cardillo partiamo dalla vostra ultima campagna presentata in collaborazione con Lucca Comics: perché i donatori sono degli eroi?

In realtà quella del donatore-supereroe è un’immagine provocatoria per dire l’esatto opposto: l’eroe è una persona normalissima capace di una decisione che si traduce nella salvezza di altre persone. L’eroismo della donazione, quindi, sta nell’effetto di questa decisione, e non nella sua straordinarietà. La donazione degli organi, come la donazione di sangue, non comporta alcun sacrificio. Nel caso degli organi, la verità è che dopo la morte il nostro corpo non ci serve più, mentre può essere una fonte di vita per altri. Quello che bisogna spiegare meglio ai cittadini è che il prelievo degli organi viene effettuato solo dopo che la morte è stata accertata, che l’accertamento avviene secondo criteri rigorosi che vengono verificati da più medici, che gli organi vengono assegnati ai pazienti che ne hanno più bisogno secondo criteri condivisi e trasparenti, che il trapianto è una terapia estremamente efficace, che può curare malati che non hanno altre alternative di trattamento, e che il nostro sistema sanitario offre a tutti i pazienti che ne hanno bisogno come un livello essenziale di assistenza.

2) Chi volevate raggiungere con la campagna?

In particolare, la collaborazione con Lucca Comics si pone come obiettivo principale quello di intercettare il mondo dei giovani, che sono particolarmente portati a recepire e veicolare il messaggio della donazione. I dati a nostra disposizione sulla registrazione della manifestazione di volontà in vita all’atto del rinnovo della carta di identità (progetto “Una scelta in Comune” del CNT) ci dicono infatti che i giovani sono la categoria più sensibile al tema della donazione e più propensa a manifestare in vita una volontà positiva. Non dimentichiamo, infine, che i giovani hanno anche la capacità di veicolare questo messaggio all’interno della famiglia, determinando un effetto complessivamente positivo anche su altre fasce della popolazione.

3) Talvolta, quando si devono trovare e parole giuste per invogliare la gente a donare sangue, il concetto che chi dona è un “eroe” rischia di essere un’arma a doppio taglio. A una comunicazione calda e affascinante si sacrifica la normalità del gesto etico, secondo cui donare deve essere un gesto quasi naturale, come alzarsi al mattino o respirare. Che ne pensa?

E’ vero, questo rischio esiste: non per niente la campagna che il CNT e il Ministero della Salute lanciarono nel 2014 e dalla quale è nata la mostra di Lucca Comics aveva come slogan: “Per salvare una vita non servono superpoteri: basta una firma”. L’antidoto è una comunicazione progressiva, perché ha a che fare con la consapevolezza ed il livello di conoscenza delle persone. In tema di donazione di organi, oggi molto è cambiato rispetto ad alcuni anni fa, e certamente le persone sono più e meglio informate sul tema della donazione, ma forse i tempi non sono ancora maturi perché la decisione di donare sangue o i propri organi dopo la morte sia considerata una scelta naturale o scontata. Lo deve diventare, ma per raggiungere questo obiettivo è necessario un forte impegno della rete trapiantologica e delle Istituzioni nel comunicare questi temi in modo adeguato. Oggi queste scelte devono essere riconosciute, devono costituire un esempio da seguire, perché domani possano essere considerate normali, è un problema di crescita culturale.

4) Come si comunica alle nuove generazioni la bellezza di un gesto come il dono, che si tratti di sangue o altro?

Lo si fa soprattutto facendo leva sul naturale slancio e generosità delle giovani generazioni e sul loro amore per la vita. Poi bisogna usare il linguaggio e gli strumenti di comunicazione dei giovani, puntando sulla semplicità e nello stesso tempo la forza del messaggio della donazione, senza disdegnare anche una sana autoironia, che, se sapientemente dosata, fa sempre breccia nella mente e nel cuore dei ragazzi. Un esempio apprezzato di questo lo abbiamo sperimentato con il video realizzato dal duo comico “Le Coliche” per la campagna di promozione della donazione di cellule staminali emopoietiche, lanciata da CNT e CNS con il Registro IBMDR durante la settimana “Match it Now”, che ha affrontato questo delicato tema con questo spirito, ricevendo tanti apprezzamenti proprio dai giovani.

5) Parliamo di autosufficienza ematica. Perché è importante che si raggiunga anche per voi del Centro nazionale trapianti?

Le connessioni tra la rete trapianti ed il sistema sangue sono tante e solidissime. Basti pensare al fatto che oggi si eseguono di routine trapianti estremamente complessi, come il trapianto di fegato, che richiedono un apporto trasfusionale alle volte molto elevato, di decine di sacche di sangue trasfuse al paziente. Questi interventi non sarebbero possibili se non ci fosse negli ospedali un solido sistema della donazione di sangue, capace di reclutare tanti donatori, di selezionarli al meglio, e di utilizzare questa preziosa risorsa nel migliore dei modi. Oggi il sangue non può essere validamente sostituito da sostanze artificiali, la disponibilità di sangue dipende solo dalla capacità del sistema sanitario di attrarre i donatori, promuovere il loro gesto, fidelizzarli, e seguirli anche nei percorsi di prevenzione.

6) Esistono forme di collaborazione tra Centro nazionale sangue e Centro nazionale trapianti? Quali?

Le collaborazioni sono tante, e riguardano anche alcune preziose aree di confine, come quella della donazione e trapianto di cellule staminali emopoietiche. Il donatore di sangue, infatti, è il soggetto ideale al quale proporre questo tipo di donazione, per la sua motivazione e fidelizzazione. I centri trasfusionali dei nostri ospedali dovrebbero diventare luoghi di promozione della donazione a 360 gradi, valorizzando tutte le sinergie che la rete trapiantologica può offrire. Tutte le iniziative di sostegno alla donazione di cellule staminali, organizzate in questi anni, hanno visto una straordinaria “partnership” di CNT e CNS, che ha portato, grazie anche all’aiuto delle associazioni di volontariato, ad un grandissimo aumento del numero di potenziali donatori reclutati.

7) E nel futuro cosa dobbiamo aspettarci?

Un’area area di collaborazione, strategica per gli scenari futuri, riguarda l’utilizzo di prodotti derivati dal sangue per finalità non trasfusionali, ma di cura cellulare o tissutale di alcune patologie. Questa tematica sta vivendo oggi una stagione di crescente interesse, che nasce dai buoni risultati ottenuti in alcuni studi sperimentali, e dalle potenzialità di applicazione in ambiti diversi. Il tema normativo sotteso allo sviluppo di questa tematica è molto complesso, in quanto si tratta di bilanciare l’utilizzo etico del prodotto di derivazione umana e gli interessi commerciali delle aziende che sull’utilizzo di questi prodotti vogliono investire.

8) Da diverso tempo su Buonsangue proviamo a comunicare al pubblico dei nostri lettori l’importanza del ruolo del paziente nel sistema trasfusionale, ma ovviamente il principio vale per la sanità in generale. È d’accordo? Il sistema italiano è ancora migliorabile da questo punto di vista?

Questo tema è di fondamentale importanza. La centralità del paziente nei percorsi di cura, dovrebbe essere un concetto quasi scontato, ma è troppe volte dimenticato nell’organizzazione dei sistemi sanitari a tutti i livelli. E’ necessario ripensare ai modelli organizzativi della sanità intra ed extra-ospedaliera, integrando meglio la rete sanitaria con la rete dei servizi sociali, perché il paziente prima di essere tale è un individuo. Questa è una sfida straordinaria per il futuro, nel quale incominciano a delinearsi scenari di difficile sostenibilità dei sistemi, con una offerta di cure e tecnologie sempre più costose, da destinare ad una popolazione sempre più anziana, con tante comorbidità, che richiede pieno accesso a queste terapie. Forse è la sfida più importante che un sistema sanitario solidaristico come quello italiano dovrà affrontare nei prossimi anni, e si potrà vincerla solo attraverso la razionalizzazione dell’uso delle risorse, l’abolizione degli sprechi e la capacità di lavorare insieme. Il sistema sangue ed il sistema trapianti sono sulla buona strada.