La giornata regionale della donazione in Toscana, tra bilanci e sguardo al domani

PROGRAMMA- GIORNATA DONAZIONE SANGUE 15 GIUGNO1

Uno scenario inedito quanto potente dal punto di vista simbolico ha ospitato sabato 15 giugno la giornata regionale della donazione di sangue organizzata dalla Regione Toscana. L’accademia navale di Livorno è stata infatti il grande porto in cui, per un giorno, le livree bianche e blu marine dei tantissimi cadetti e graduati si sono fuse ai colori dei rappresentanti delle associazioni di donatori di sangue Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa, più Anpals, ADMO e Adisco. Ma soprattutto, l’accademia è stata il punto di partenza di quella nave transatlantico che per tutta la giornata ha incarnato la metafora del sistema trasfusionale, in rotta nel grande mare del mondo contemporaneo verso un futuro da costruire.

L’evento toscano arriva subito a ruota del World Blood Donor Day 2019 di cui abbiamo diffusamente parlato nei giorni scorsi, e per quest’anno, per la prima volta, il Centro regionale sangue presieduto dalla dottoressa Simona Carli ha puntato sulla partecipazione di tutti le delegazioni dell’accordo interregionale Pla.net, che, come i lettori di Buonsangue sanno bene, è la formula attraverso cui in Italia si gestisce il conto-lavorazione del plasma.

Di Pla.net, oltre alla Toscana, fanno parte anche Lazio, Marche, Molise e Campania, e l’obiettivo del consorzio sarà quello, nei prossimi anni, di gestire tutte le attività congiunte nella maniera più unitaria, centralizzata e condivisa possibile.

Gli interventi in successione dei direttori di ciascun Centro regionale sangue consorziato ne sono stati la prova, ma la giornata livornese ha offerto diversi momenti interessanti e, in successione, gli interventi di personalità di rilievo, tra cui l’amministratore delegato di Takeda manufacturing Italia (ovvero la ditta di plasmalavorazione che si è da poco aggiudicata il bando regionale per la produzione di plasmaderivati), di Marcello Lippi, mister campione del mondo con l’Italia ai mondiali di calcio del 2006, e di Stefania Saccardi, assessore al diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria della regione Toscana.

Ma quali temi sono emersi nella lunga e ricca mattinata livornese?

Il lungo percorso del consorzio Pla.net

Dopo i saluti istituzionali è stata proprio il direttore del CRS Toscana Simona Carli a far entrare nel vivo il dibattito, in quanto, a detta di tutti, è lei la vera anima del sistema toscano nonché il principale comandante e la “creatrice” di quella “nave” simbolica che punta a navigare in acque sicure negli anni che verranno. La Carli si è soffermata con entusiasmo e dovizia di particolari nel racconto del lungo percorso che ha portato alla formazione del consorzio Pla.net e alla conclusione della gara per la plasmaderivazione: un processo controverso che, com’è accaduto spesso negli ultimi anni, è passato per il ginepraio dei ricorsi nelle aule dei tribunali. “Voglio parlare della storia del plasma – ha detto la Carli – partita quando avevamo un unico referente industriale (l’azienda italiana Kedrion n.d.r.) che negli anni passati è stato davvero importante per affermare il conto-lavorazione del plasma per la produzione di farmaci plasmaderivati, un metodo peculiare italiano che garantisce che la materia biologica resti pubblica, e aiuta a raggiungere l’autosufficienza ematica nazionale, una necessità strategica, difficile e dinamica. Negli anni passati l’industria unica è stata una partner sotto tutti i punti di vista: ha aiutato lo sviluppo, ha garantito identità e unitarietà d’intenti, oltre a una visione nazionale. Le cose cambiano e naturalmente un operatore unico può essere meno stimolato all’innovazione rispetto a un regime di concorrenza. Nel 98 è arrivato l’accordo interregionale plasma che è stato importante, ha arricchito il paniere prodotti, il confronto tra gli attori di sistema e ha permesso la programmazione. Contemporaneamente è cresciuto il Cns, si sono costituiti i CRS, ed è cresciuta la collaborazione e la raccolta del plasma nel paese, anche se nell’ultimo anno la raccolta è diminuita nelle regioni più grandi, e questa è sicuramente una criticità”.

Dall’interlocutore unico sul conto-lavoro alla concorrenza

E poi? Cos’è cambiato? Cos’ha modificato lo stato di cose che ha sì favorito l’innovazione e il confronto attraverso la concorrenza pur generando non poca confusione sul piano amministrativo e giudiziario?

“Poi è arrivata la concorrenza per decisione ministeriale – ha spiegato la Carli –   con lo stesso ministero che ha stabilito i criteri attraverso i quali le aziende potevano partecipare ai bandi di gara. Lì è iniziata una navigazione in mare mosso, perché serviva creare i raggruppamenti regionali ed è stato un momento difficile, pieno di narcisismi e litigi. Il primo consorzio a formarsi è stato Naip, apripista con scelte nette (90% prezzo, 10% qualità), una gara che oggi non sarebbe possibile per i nuovi criteri ministeriali che valorizzano gli aspetti qualitativi. La Toscana inizialmente era nel Naip, poi è stata nel Ripp (capofila Emilia Romagna), infine da un’intuizione mia e della Saccardi si è messa in proprio. Il primo agosto del 2016 si è costituito il consorzio Pla.net sulla base della condivisione dei principi etici, ovvero il plasma di proprietà pubblica, il dono dei volontari valorizzato al meglio evitando qualsiasi spreco, e l’estrazione, dalla materia biologica, di tutti i prodotti possibili, la valorizzazione del pittogramma etico, la promozione del dono non remunerato e il coinvolgimento dei donatori nei processi decisionali. Il mare unisce i paesi che separa. Intanto abbiamo parlato con gli amministrativi per organizzare le gare, e mentre ci preparavamo avvenivano molti cambiamenti, gare trasporti, direttive europee, tutte cose impegnative. Noi invece per la gara abbiamo creato un collegio tecnico con i donatori (che altrove della gara hanno letto sul giornale) e in poco tempo abbiamo creato il capitolato, ispirato al 70% di qualità del servizio (non del prodotto ma del servizio). Dopo l’aggiudicazione alla Baxter (oggi Takeda n.d.r.) si sono scatenati i ricorsi, ma noi abbiamo deciso di andare avanti e stiamo creando il Plasma master file. Le risorse economiche che risparmieremo dovranno essere reinvestire nel miglioramento del sistema, che significa dotazione adeguata di personale formato e dedicato, percorsi di formazione manageriale, campagne promozionali coordinate, strutture a misura di donatore come orari e accoglienza. Occorre ottimizzare il sistema per dimostrare che il sistema pubblico può essere migliore del privato. Il sistema trasfusionale è la cartina tornasole del sistema sanitario, e se è gestito bene rende più di quello che costa”.

I vincitori del bando Pla.net

A presentare l’azienda che ha vinto il bando e che di recente ha firmato la convenzione (potendo dunque iniziare la raccolta e la produzione) è intervenuto Massimiliano Barberis, l’amministratore delegato di Takeda manufacturing Italia, che in modo un po’ vago ha raccontato il processo di acquisizione di Baxter, vera aggiudicataria della gara, da parte della multinazionale giapponese, un’azienda con circa 236 anni di storia alle spalle. I rischi intrinseci legati all’ingresso delle dinamiche di mercato delle multinazionali nel sistema sangue sono stati ben spiegati in questo articolo molto approfondito del sito Donatori H24 che risale allo scorso dicembre, in cui emerge come i processi di costruzione e riorganizzazione di colossi farmaceutici multinazionali possano in assoluto complicare la tracciatura dei movimenti del plasma raccolto. Barberis si è invece soffermato su altri aspetti, come il racconto dei numeri dell’azienda, che consta di 13mila dipendenti, 20 prodotti plasmaderivati nel portafoglio, 2 stabilimenti in Italia e più di 100 centri raccolta, e vari investimenti programmati. Takeda ha investito in Italia circa 150 milioni in 8 anni, come dimostrano i volumi produttivi e il portafoglio prodotti che è stato offerto al Pla.net, che è molto molto ampio, e che si accrescerà ancora con gli ulteriori 50 milioni di investimenti previsti dall’azienda nipponica nei prossimi anni.

La collaborazione del consorzio oltre il plasma

Ma quali sono gli obiettivi di collaborazione del consorzio Pla.net, oltre ai processi inerenti alla plasmalavorazione? A spiegarlo sono intervenute Stefania Vaglio, direttrice del Centro regionale sangue del Lazio, e Giovanna Salvoni, parigrado proveniente dalle Marche. Che futuro aspetta le regioni consorziate? Si va verso una collaborazione più ampia su varie, questioni come la qualificazione del sangue, come le maxi-emergenze che non sono soltanto casi tragici come i terremoti ma anche casi epidemiologici, come è accaduto qualche tempo fa con le difficoltà particolari causate da Chikungunya e west Nile, casi per i quali lo “stare insieme” ha consentito di movimentare un maggior numero di farmaci da magazzini comuni. Anche la ricerca beneficerà della collaborazione, e con l’università politecnica delle Marche sono in programmi progetti che possano migliorare l’intero sistema sanitario condiviso sul piano gestionale, su quello dei costi, sulle strategie per ottenere l’incremento dei donatori, e infine sull’efficienza delle attività associativa sul piano operativo e organizzativo.

L’importanza dei donatori

Lo ha spiegato Marcello Lippi, attraverso un video registrato: in qualsiasi attività di squadra la cooperazione è la cosa più importante e l’io non esiste. Concetti poi ribaditi da Luciano Franchi di Avis Toscana e Valerio Salamida di Frates Campania, e soprattutto da Stefania Saccardi, assessore al diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria della regione Toscana, che in un intervento appassionato ha sottolineato i meriti enormi di chi compie concretamente il gesto del dono. “Sono orgogliosa del lavoro che la nostra marina fa nei mari andando a salvare la vita delle persone – ha esordito la Saccardi – e come donatrice partecipo volentieri a giornate come quella di oggi perché la donazione ha un valore enorme per la nostra società. È una risorsa affidata solo alla generosità delle persone che fanno un gesto anonimo, gratuito e volontario, perché non si dona per qualcuno che nome e cognome ma per chi ne ha bisogno. Il sangue è dello stesso colore per tutti, a prescindere da genere, razza o passaporto. Leggevo sul Corriere della Sera che Salvini vuole introdurre dei crediti formativi per donatori di sangue. Io lo apprezzo perché è donatore, ma provare ad agganciare la donazione a una qualsiasi forma di remunerazione, fossero anche i crediti, significa evocare un principio pericolosissimo. Non solo perché poi per ottenere un beneficio si potrebbe mentire sulle proprie condizioni di salute, ma proprio per il valore di fondo che si toglie a un gesto solidale che si fonda sull’altro e non su se stessi. Non si può predicare la paura e l’odio e ridurre le risorse del servizio civile e poi pensare che la comunità si dedichi alla solidarietà. Bisogna ragionare nel modo opposto: per portare i giovani a donare bisogna educare ai valori dell’altruismo in un sistema che deve migliorare e organizzarsi, e che senza il lavoro capillare delle associazioni non potrebbe ottenere risultati. I donatori hanno diritto di trovare la migliore accoglienza possibile e il meglio in termine di competenze e capacità”.

La storia vera

Chiusura al paziente Alessandro Segato, che a 40 anni ha scoperto di avere una malattia del sistema immunitario, dovendo assumere per tutta la vita immunoglobuline. E niente meglio della sua presenza e del suo racconto ci sembra in grado di spiegare l’importanza del dono e dell’affermazione dei valori etici nel sistema trasfusionale, sopra ogni ragione politica o commerciale. “Ci si sente in mezzo alle onde alte – ha detto – ma io mi sono impegnato da quel momento a entrare in associazione per fare in modo che altri pazienti non si sentissero soli. Ho capito che il sangue era l’elemento fondamentale per produrre immunoglobuline. Molti pazienti pensano che il prodotto finito sia come l’aspirina e non sanno qual è la filiera produttiva che dal dono consente di arrivare al farmaco salvavita. Ci sono circa 300 tipi di malattie del sistema immunitario e poter dire che c’è qualcosa che permette una vita normale e ti accompagna dipende solo dal gesto grande dei donatori. Un gesto etico importante grazie al quale oggi posso essere qui a ringraziare tutti voi”.

 

Il 15 giugno a Livorno la Giornata regionale della donazione, con le maggiori autorità della Regione Toscana pronte a discutere e programmare il futuro del dono

PROGRAMMA- GIORNATA DONAZIONE SANGUE 15 GIUGNO1

Anche per quest’anno la Regione Toscana si muove con grande impegno nella settimana che in tutto il mondo, in coincidenza con il World Blood Donor Day (il 14 giugno), è la più importante dell’anno per il dono, per i suoi valori fondativi, e per tutti i milioni di persone che rendono possibile, nel nostro paese, l’esistenza di un sistema sangue efficiente e sempre pronto a migliorarsi nel futuro.

Il 15 giugno infatti, in un luogo istituzionale di assoluto rilievo e apparentemente lontano dal mondo della donazione come l’Accademia Navale di Livorno, si celebrerà la Giornata regionale della donazione, un giorno speciale in cui si parlerà molto di futuro, degli scogli da affrontare, e delle rotte da seguire.

Già lo scorso anno noi di Buonsangue avevamo già potuto seguire i lavori in occasione dell’incontro organizzato il 18 giugno 2018 a Firenze, meeting che servì a tracciare un bilancio del lavoro svolto in Toscana nell’intera annata e a fissare gli obiettivi per il 2019, che avranno ancora come tema principale la gara sulla plasmaderivazione. Quest’anno, infatti, la Giornata regionale della donazione è organizzata in Toscana assieme alle Regioni che fanno parte dell’Accordo Planet (Lazio, Marche e Campania), e a esprimersi ci saranno molti ospiti importanti.

Dal momento in cui si leverà l’ancora, dunque, avremo la possibilità di sentire gli interventi di Simona Carli, Direttore del Centro regionale sangue Toscana, di Gianfranco Massaro, Presidente Fiods, di Stefania Vaglio e Giovanna Salvoni, rispettivamente direttrici del Centro regionale sangue Lazio e del Centro regionale sangue Marche, fino al mister campione del Mondo Marcello Lippi e all’Assessore al Diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria Stefania Saccardi.

La sinergia con l’Accademia Navale di Livorno dunque non è soltanto basata sul fattore ospitalità, perché tutto il programma e la scaletta degli interventi, come possiamo osservare in figura 1 nella locandina di presentazione, segue perfettamente i movimenti della nave militare in navigazione in mare aperto, dal momento di levare l’ancora in poi. Ed è chiara la metafora con il ruolo delle tre gambe che sostengono il sistema sangue, impegnate da anni in una navigazione equipaggiata, addestrata, forte, ma inevitabilmente esposta a dei pericoli de mare aperto, del futuro, pericoli che bisognerà affrontare durante il lungo tragitto, prima di arrivare a destinazione.

Per il sistema sangue ancora un giorno da vivere e raccontare, di cui forniremo un report il più possibile approfondito e dettagliato.

PROGRAMMA- GIORNATA DONAZIONE SANGUE 15 GIUGNO

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A Firenze la giornata regionale del dono. Una festa tra futuro, dono e musica, ma nei contenuti molta sostanza

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La settimana del WBDD 2018 è stata ricca di eventi, con una peculiarità: in tutte le occasioni monitorate da Buonsangue, la celebrazione del dono, dei donatori, e i momenti di festeggiamento, sono andati di pari passo con i contenuti, le analisi, gli approfondimenti tecnici e sistematici. Un buon modo per ottimizzare i tempi e gli spazi di incontro e di dibattito. A Firenze, sabato 16 giugno, è andata in scena “la giornata regionale della donazione di sangue” un’occasione di festa che è servita sia per raccontare al pubblico le idee, le innovazioni e le politiche del Crs Toscana, sia per celebrare la grande festa del dono e dei donatori, mettendo il riflettore su un gesto fondamentale per la comunità. In particolare, a Firenze è emerso un quadro molto dettagliato del lavoro compiuto dal CRS Toscana sul piano dell’organizzazione, e il grande impegno per stringere sinergie con le associazioni e farle partecipare ai processi decisionali.

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Riuscire a lavorare insieme e a far emergere il lavoro che viene portato avanti è un valore aggiunto il sistema intero. Il clou della giornata di Firenze è stata la lunga e dettagliata relazione della direttrice del Crs Toscana, la carismatica ed trascinante Simona Carli, nel cui intervento è stato possibile scorgere il futuro del sistema sangue toscano.

Ecco il clou della sua presentazione. “L’innovazione è un cambiamento unito a una scoperta e deve portare progresso, perché altrimenti sarebbe solo una novità. Come diceva Nietzsche bisogna superare i maestri. Vogliamo sfruttate la tecnologia per migliorare le decisioni cliniche e l’appropriatezza, perché il mondo è cambiato anche nel rapporto medico paziente: oggi arriva dal medico sapendo già tutto. Una volta si chiamava effetto “Elisir”, per via della trasmissione tv della domenica sera, e oggi c’è un effetto “Elisir” ogni giorno. Sul piano organizzativo il modello è rimasto pubblico e non è stata una scelta semplice. Dal 2000 in poi in Toscana siamo andati avanti nel nome dell’innovazione. È in corso la gara della plasmalavorazione, quella del trasporto, e il completamento dell’officina trasfusionale. Per tutti questi motivi abbiamo lavorato di sinergia col team building e un sistema informatico unico era per noi un mezzo decisivo per lavorare insieme nel miglior modo possibile. Il mezzo però è servito per mettere a nudo limiti e personalismi. Avevamo 4 gestori personalizzati ma non partivamo da 0, e volevamo fortemente un sistema che fosse unico. Abbiamo formato una cabina di regia e da ottobre 2017 a giugno 2018 abbiamo è stato possibile determinare le linee guida. È stato un lavoro enorme, e ora ci aspettiamo molti risultati, a partire dalla circolazione delle informazioni in tempo reale per proseguire con l’identificazione certa del donatore e con la standardizzazione dalle procedure, con una maggiore affidabilità dei dati grazie a tracciabilità e visibilità completa. Vogliamo intreroperativita e condivisione delle evoluzioni. E più sicurezza, più qualità, più programmazione. Ci aspettiamo anche risparmio economico, per esempio ottimizzando i trasporti. Poi ci sono chicche, come l’SMS ai donatori quando il loro sangue viene utilizzato, sul modello svedese, una novità che piace ai giovani. In base alle questioni demografiche dobbiamo andare verso di loro. Qualcosa che viene dopo altre innovazioni come il meteo e l’agenda delle prenotazioni. Infine, stiamo implementando il PBM che serve a valorizzare l’appropriatezza. Abbiano 120 mila donatori e l’87%sono associati, che hanno garantito 175 mila trasfusioni. Abbiamo lanciato la gara per la plasmalavorazione, sulla quale siamo sempre stati in stretta collaborazione con i donatori. Siamo regione guidando un raggruppamento e abbiamo lavorato di gruppo andando oltre l’obiettivo del mando ma cercando scopi più alti di natura culturale. Per disegnare la gara abbiamo cercato di individuare i criteri inderogabili, ovvero: 1) individuare bisogni corretti dei pazienti e rispondere ai loro bisogni e ai bisogni assistenziali delle regioni; 2) ribadire la proprietà pubblica del plasma; 3) valorizzare al meglio il dono dei donatori lavorando tutto il prodotto donato; 4) dare le eccedenze in cooperazione internazionale; 5) affidarci a un azienda che abbia stabilimenti solo dove la fase di lavorazione non è remunerata.

Passaggi importanti, per un gara, che al contrario di quanto è accaduto in Veneto (dove il bando era incentrato per il 90% sul prezzo e per il 10% sulla qualità), mette il criterio della qualità al centro della decisione finale per il 70%, addirittura il 10% in più della gara emiliana che ha una forbice più stretta (60% qualità, 40% prezzo).

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A breve conosceremo i risultati, ma le parole della dottoressa Carli a Firenze sulla sinergia tra istituzioni e donatori nei processi decisionali ci sono sembrate un passaggio chiave, tanto che, nel question time, ne abbiamo chiesto un resoconto a Luciano Franchi, rappresentate delle associazioni.

Buonsangue: “Dottor Franchi, nell’intervento della dottoressa Carli è emerso il ruolo attivo che le associazioni hanno avuto nei processi decisionali in Toscana e in particolare nei bandi di gara come quello sulla plasma lavorazione. Quello che vorremmo sapere è perché questa sinergia è importante e quanto è importante per tenere alto il morale della truppa, anche perché in altri raggruppamenti regionali come Il Naip (capofila Veneto n.d.r.) e quello capitanato dalla Lombardia, non è accaduto con molte lamentele da parte dei donatori.

Luciano Franchi: “Lavorare a contatto con le istituzioni per portare l’esperienza acquisita sul campo nei processi decisionali per i donatori è fondamentale. I nostri soci hanno bisogno di avere più informazioni, di poter contare sul massimo coinvolgimento, e di percepire un peso, una centralità nei luoghi dove si prendono decisioni di sistema. Ecco perché aggiungiamo una nuova definizione a quella classica per i donatori italiani. Non siamo solo donatori volontari, associati, anonimi, non remunerati e organizzati, ma vogliamo essere soprattutto donatori consapevoli.