Intervista a Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale: “Nei prossimi mesi donare plasma sarà sempre più importante”

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Il mondo dei donatori italiani ha vissuto momenti difficili nei giorni scorsi, ma come spesso accade e come abbiamo documentato con puntualità in questi anni, nei momenti di responsabilità emerge un sostrato di consapevolezza e senso del dovere che fa parte della nostra comunità, grazie soprattutto al lavoro delle associazioni di donatori che facendo leva su più di 2 milioni di partecipanti periodici è riuscito a sedimentarsi nel tempo e a creare una base forte per arrivare all’autosufficienza (almeno per quanto riguarda il sangue intero). Per sapere da vicino, cosa è successo in questi giorni complessi nel sistema trasfusionale, abbiamo intervistato Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale e medico impegnato in una delle zone più calde del contagio, quella di Brescia. Ecco le sue parole.

  1. Dottor Briola, dopo i primi focolai in Cina, quando è stato possibile per voi Associazioni di donatori prepararvi all’arrivo dell’epidemia? Dal sistema sanitario nazionale o dal Centro nazionale sangue sono arrivati dei preavvisi per organizzare una reazione operativa?

A gennaio il Centro Nazionale Sangue aveva attivato le prime disposizioni di sicurezza per i donatori rientrati dalla Cina (era prevista una sospensione di 21 giorni dal rientro). A questo link la circolare completa in cui, il CNS invitava i responsabili dei CRS e le associazioni a sensibilizzare i donatori a informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da 2019-nCoV oppure in caso di diagnosi d’infezione da 2019-nCoV nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information). Inoltre, per seguire attentamente gli sviluppi dell’epidemia in Cina, nel mese di febbraio, pochi giorni prima dei primi casi nel Lodigiano, sul sito avis.it avevamo pubblicato un’intervista al dott. Liumbruno per approfondire il tema della terapia a base di “plasma di convalescenza”, ottenuto appunto da coloro che sono riusciti a guarire dal virus. A partire, poi, dal 20 di febbraio si sono susseguite numerose circolari del CNS che hanno informato tutti gli attori del sistema sangue in modo puntuale e dettagliato. Sono aggiornamenti costanti che ci stanno consentendo di operare con regolarità e continuità, garantendo la tutela della sicurezza di tutto il sistema e, in primis, dei donatori.

  1. In una fase critica dell’epidemia come quella in cui ci troviamo la comunicazione è importante, quali sono state le priorità di Avis in tal senso? Come avete operato?

L’obiettivo principale è stato quello di sensibilizzare i donatori e invitarli a donare, facendo capire che questo gesto di solidarietà è importante ora più che mai. Attraverso una serie di appelli, abbiamo ricordato che ogni giorno 1.800 pazienti ricevono trasfusioni di sangue e abbiamo posto l’accento sulla necessità di donare in modo periodico nel corso dell’anno. Sebbene molti interventi chirurgici siano stati sospesi e rimandati, infatti, è importante garantire la disponibilità costante di sangue ed emoderivati anche per le prossime settimane. Abbiamo, inoltre, predisposto una campagna di comunicazione dal titolo #Escosoloperdonare che punta a spiegare in modo semplice e preciso come avviene la selezione del donatore in un periodo così delicato come quello attuale. Abbiamo lanciato una pagina del nostro sito (www.avis.it/coronavirus) che comprende informazioni utili e un video che, in meno di un minuto, fornisce utili istruzioni su come poter prenotare la propria donazione. A questi strumenti si aggiungono uno spot radio e una serie di scatti fotografici.

  1. Gli appelli degli ultimi giorni delle associazioni, delle auorità e dei personaggi noti e meno noti, hanno ottenuto l’effetto sperato?

Assolutamente sì. Abbiamo ottenuto il supporto di personaggi dello spettacolo, che in modo del tutto spontaneo hanno diffuso sui social degli appelli al dono. I primi sono stati la conduttrice e cantante Lodovica Comello, la presentatrice Victoria Cabello e l’attore Gabriele Corsi. Ricordiamo anche Carlo Verdone, l’attore Angelo Russo (noto soprattutto per il suo ruolo dell’agente Catarella nella fiction Montalbano), Gerry Scotti, Claudio Baglioni, Umberto Smaila, Alessandro Besentini, del duo comico Ale & Franz, il Mago Forest. Il supporto di questi volti noti è stato fondamentale perché ci ha permesso di raggiungere milioni di italiani. La risposta non è mancata: a partire da venerdì scorso abbiamo ricevuto – a livello nazionale e locale – migliaia tra telefonate, mail, messaggi sui social, richieste di informazioni e prenotazioni. Si tratta di un’ennesima dimostrazione della solidarietà e della sensibilità degli italiani che, adesso come in altri momenti difficili del nostro Paese, hanno saputo rimboccarsi le maniche e offrire il proprio contributo. Come ha comunicato il Centro Nazionale Sangue, ciò ha permesso non solo di ricostituire le scorte, ma anche di assicurare la compensazione interregionale per le aree più in difficoltà.

  1. Supponiamo che avesse davanti a lei un potenziale donatore. Cosa gli direbbe per spiegargli come e quando donare, e che donare è assolutamente sicuro?

Come spieghiamo nel video della campagna #escosoloperdonare, bisogna contattare telefonicamente la propria AVIS per fissare un appuntamento.

La prenotazione è molto importante perché consente, da un lato, di garantire a tutto il sistema sanitario un afflusso costante di unità di sangue ed emoderivati. Dall’altro, è un accorgimento essenziale per regolare gli accessi al centro di raccolta, limitando il più possibile i contatti con le altre persone. Ricordiamo che il donatore viene convocato solo se supera un triage telefonico nel quale gli poniamo delle domande sul suo stato di salute e su eventuali contatti avuti con persone risultate positive al test del Coronavirus. La donazione di sangue rientra tra le situazioni per cui è consentito uscire di casa e, per questo, stiamo invitando le nostre sedi a inviare a tutti i donatori una mail con la conferma della prenotazione da mostrare in caso di controllo da parte delle autorità assieme al modulo di autocertificazione.

  1. Cosa deve fare il donatore per donare in sicurezza?

Una volta arrivato al centro di raccolta, il donatore dovrà compilare il consueto questionario e sarà sottoposto a una visita medica. Se ritenuto idoneo, sarà fatto accomodare su una poltrona dove potrà donare in tutta tranquillità. Al termine della donazione, gli sarà consegnato un certificato di avvenuta donazione che potrà mostrare in caso di controllo nel tragitto verso casa.  Infine, lasciatemi ribadire una cosa: la solidarietà degli italiani è stata immensa e sono grato a chi ha risposto ai nostri appelli e a chi già compie periodicamente questo grande gesto. Un ringraziamento particolare, inoltre, vorrei rivolgerlo anche ai nostri volontari e a tutto il personale sanitario dei centri di raccolta che, in questo momento così difficile per tutto il Paese, stanno dando un apporto insostituibile e stanno dimostrando un immenso senso di responsabilità. Ora, l’importante è dare il proprio contributo in modo programmato e periodico anche nelle prossime settimane. Non facciamo mancare il nostro aiuto!

  1. La Lombardia, centro nevralgico di Avis per i numeri sulla raccolta e terra d’origine dell’Associazione è tra i territori più colpiti. Come stanno reagendo i donatori lombardi?

La situazione è sufficientemente tranquilla, avendo verificato che non vi sono connessioni tra virus e dono del sangue, si può tornare alla tranquillità. Vi era stato uno stop in zona rossa, ma anche lì stanno riprendendo con tutte le accortezze che stiamo suggerendo. Si può donare andando uno alla volta, senza accavallarsi, rispettando le file, ed evitando il dono in caso di sintomi febbrili, o se si è rientrati da poco dalla Cina. Dal punto di visa numerico non abbiamo risentito dell’emergenza nella maniera più assoluta, e addirittura arrivano molte sollecitazioni dal lodigiano per tornare a donare anche più di prima. La donazione mostra così anche la sua importanza sociale, poiché diventa un segnale di rivitalizzazione.

  1. Pensiamo alle reazioni medio e lungo periodo. Supponendo che tra qualche settimana la vita possa lentamente tornare alla normalità, tornerà normale da subito anche il flusso della raccolta sangue?

Sulla media durata lo scenario è imprevedibile, per tornare alla normalità bisognerà aspettare almeno fino a giugno. Per quanto riguarda la raccolta sangue nazionale non credo ci saranno contraccolpi, In queste ore abbiamo avuto nel sistema Sistra addirittura 5000 sacche di sangue e non era mai successo. Nei prossimi mesi l’importante sarà che i donatori possano rimanere sollecitati. Noi faremo altre campagne, poi naturalmente bisognerà monitorare gli ospedali che attualmente sono attivi soprattutto per l’emergenza Coronavirus. I donatori quindi, al ritorno della normalità dovranno mantenere viva questa forte volontà di donare. Non bisogna donare solo sangue intero ma soprattutto plasma, allo scopo di garantire i farmaci plasmaderivati. Uno scenario plausibile è che bisognerà porsi il problema delle chiusure possibili del mercato del plasma dagli Stati Uniti. Noi siamo dipendenti dagli Stati Uniti per quanto riguarda le immunoglobuline e quindi solo donando sempre più plasma sarà possibile produrre i farmaci plasmaderivati che servono a curare diverse tipologie di pazienti.