Corsi di formazione Avis con Fondazione Campus: a Firenze un grande ritrovo dopo 4 anni con il futuro alle porte

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Quando si tratta di formazione dei futuri dirigenti del settore no profit e del volontariato, una delle esperienze più positive che ci è capitato d raccontare in questi anni è sicuramente la sinergia tra Avis e Fondazione Campus: un progetto davvero significativo, iniziato nel 2015 e dunque forte di quattro edizioni già trascorse e di una quinta in programma, una realtà in grado di assicurare continuità nella delicata attività di preparazione dei giovani dirigenti avisini affinché sappiano affrontare, in ruoli decisionali, le tante sfide che il futuro imporrà al sistema trasfusionale italiano.

In questi anni, sono stati ben 96 i giovani dirigenti avisini (di cui 49 donne e 47 uomini) che hanno partecipato ai moduli formativi, provenienti da ben 20 regioni e province autonome italiane.

Molti di loro li abbiamo conosciuti di persona durante la terza edizione del corso, quella del 2017, e li abbiamo intervistati a Milano, ottenendo un quadro molto preciso di intenzioni, sogni, aspettative e desideri individuali da legare alle esigenze dell’associazione: incidere nella missione collettiva che è la donazione di sangue, restituire ad Avis tutto l’arricchimento e la crescita umana ed emozionale ricevuti negli anni, diffondere il messaggio dell’importanza della plasmaferesi tra il pubblico, erano e sono alcune delle aspirazioni più diffuse, così come accrescere le proprie capacità e conoscenze in campi d’azione come il reclutamento di giovani donatori per affrontare la questione intergenerazionale, riuscire a  fidelizzare i nuovi donatori per renderli periodici e creare campagne di comunicazione, con tanto di ideazione di campagne social pensate per arrivare al grande pubblico.

Tutte attività sempre più importanti nella vita delle associazioni di donatori: tanto che, durante il week-end appena trascorso, nei giorni sabato 9 e domenica 10 marzo, la maggior parte dei corsisti si sono ritrovati al Meyer Health Campus di Firenze per un grande incontro collettivo, allo scopo di ribadire l’importanza del momento formativo e per conoscere una struttura ospedaliera all’avanguardia che rappresenta un’eccellenza del sistema sanitario toscano e nazionale.

In programma, due intense giornate di incontri e di lavoro con gli interventi del presidente di Avis Gianpietro Briola, di Alberto Zanobini (direttore generale ospedale pediatrico Meyer), Corrado Del Bò, (Università Statale di Milano e Coordinatore scientifico Scuola Avis), Federico Toth (Università di Bologna), Pasquale Colamartino, (Direttore Centro Regionale Sangue dell’Abruzzo) e Alberto Cattaneo (Founding Partner Cattaneo Zanetto & Co).

Il peso che Avis nazionale ha dato in questi anni e continuerà a dare alla formazione è stato ben quantificato dal presidente di Avis Nazionale Gianpietro Briola: “Ci sono tanti motivi per cui la Scuola di formazione nazionale rappresenta per Avis un elemento strategico” – ha spiegato Briola – “E’ un investimento sui nostri giovani e nasce dalla consapevolezza che il volontariato debba sempre più unire passione e doti relazionali a competenze gestionali. L’ospitalità del Meyer, inoltre, ci permetterà di guardare con attenzione a una struttura sanitaria all’avanguardia sia dal punto di vista medico sia dell’accoglienza per gli ammalati e le loro famiglie. In questo senso, Avis e Meyer hanno davvero molti punti in comune, grazie alla loro capacità di conciliare preparazione scientifica e dimensione relazionale della medicina”.

Allineati e collaborativi alcuni degli altri protagonisti relatori, come Alberto Zanobini, Direttore Generale del Meyer, che ha parlato dell’ospedale che dirige e del risalto che viene dato alla pratica della donazione: un aspetto a nostro parere in grado di generare un effetto positivo a catena, in virtù del prestigio che gode questa struttura ospedaliera.

“Siamo onorati che l’Avis Nazionale abbia scelto il Meyer Health Campus per formare i suoi dirigenti – ha detto Zanobini – Il nostro ospedale pediatrico è da sempre sensibile alla donazione di sangue e il Servizio Trasfusionale rappresenta un’eccellenza consolidata proprio grazie ai donatori che garantiscono, non solo un adeguato numero di donazioni di sangue intero, ma contribuiscono, con tantissime donazioni multicomponente, agli elevati bisogni di concentrati piastrinici da aferesi così rilevanti e vitali per la complessa attività assistenziale che il Meyer assicura ai piccoli pazienti”.

Sul valore della sinergia tra Avis e Fondazione Campus, si è espresso invece Pasquale Veca, il presidente della Fondazione: “La collaborazione con Avis – ha dichiarato – è per noi un’importante occasione di crescita culturale e scientifica. Il percorso di progettazione, creazione e consolidamento della Scuola ci ha consentito di immaginare modalità per noi innovative di formazione manageriale, in un ambito – quello delle associazioni di volontariato – che riteniamo strategico per il Paese, per la quantità e la qualità delle persone mobilitate e dei servizi erogati”.

Non c’è quattro senza cinque, insomma: e le premesse per una nuova edizione 2019 ad alta frequentazione ci sono tutte, verso la creazione di eccellenze in grado di affrontare questioni ogni anno più complesse, che richiedono risorse di alto livello in gestione manageriale di strutture non profit, nella tessitura di relazioni pubbliche e istituzionali, nella gestione delle questioni etiche ed economiche trasversali al mondo trasfusionale italiano e in Europa.

La sinergia tra le associazioni funziona sempre: la campagna congiunta di Avis e Fratres a Sesto Fiorentino

Sinergia è una parola importante nel mondo del volontariato, e quando si tratta di unire gli sforzi le associazioni di donatori di sangue non si tirano mai indietro. Il Civis lo dimostra a pieno: Civis è infatti l’acronimo del Coordinamento interassociativo dei volontari italiani del sangue, organo che ha il compito di riunire le più importanti associazioni italiane che si occupano di donazione, per sviluppare progetti comuni sulla promozione, sulla diffusione de valori del dono e sulla sensibilizzazione a proposito dell’importanza della raccolta sangue.

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Fig. 1

Fanno parte di Civis Avis, Fidas, Fratres e Croce rossa italiana, ma nel progetto specifico che ci apprestiamo a raccontare, la sinergia è stata pensata e realizzata da Avis e Fratres, e in particolare dalle rispettive sedi associative di Sesto Fiorentino, comune compreso nell’area della città metropolitana di Firenze.

In cosa consiste? Semplice: in una campagna di comunicazione comune diretta ai cittadino di Sesto, che è gestita in totale accordo tra due delle principali associazioni di donatori, a partire dal claim fino alla diffusione di tutta la parte informativa. Il concetto è chiaro: il “Sei quello che dai: dona sangue!” che è evocato nel messaggio, è un perfetto ribaltamento del modello comportamentale che nel nostro tempo viene troppo spesso presentata come vincente, e che tende a valorizzare apparenze, ruoli e valore materiale in luogo di valori etici e azioni.

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Fig. 2

A Sesto, dunque, non importa sotto quale bandiera si doni, l’importante è donare.

I cittadini hanno ricevuto in strada il volantino e la speranza è che possano registrarsi e prenotare una donazione nei prossimi giorni.

Chiunque vorrà, potrà poi chiedere maggiori informazioni sulle pagine Facebook delle due sedi associative, quella di Avis:

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Fig.3

E quella di Fratres:

Fratres Sesto Fiorentino Donatori di sangue Post

Fig. 4

Insieme, per il dono del sangue. Una strada che speriamo possa essere replicata tante altre volte.

 

 

 

 

Un forum nazionale con centinaia di giovani per assicurare il ricambio generazionale: il people raising di Avis

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Un forum ricco, di ampia portata, dedicato a una delle questioni principali che investirà il sistema sangue italiano nel prossimo futuro: il ricambio generazionale dei donatori.

Il Centro nazionale sangue ci ha ricordato di recente, in occasione dell’ultima donazione di uno storico donatore sardo giunto al suo 40esimo anno di donazioni, che ci saranno grandi difficoltà a rimpiazzare tutti i 212 mila donatori che entro dieci anni andranno “in pensione” per raggiunti limiti di età. Ed è per questo, che una grande associazione come Avis lavora già in ottica futura allo scopo di non farsi trovare impreparata, con un grande ritrovo associativo appena concluso e svoltosi a Roma, sabato 2 e domenica 3 marzo, nello scenario di Villa Eur.

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Fig.1

L’incontro avisino aveva un titolo paradigmatico, ovvero “Volontari fantastici e come trovarli”, in grado di rendere perfettamente l’idea di quanto sia importante il ruolo del volontariato nella vita del welfare del nostro paese. Davvero significativi i dai di partecipazione, con il coinvolgimento di oltre 150 ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia, a discutere, impegnarsi e ragionare su come favorire e ottenere il people raising: quali strategie? Quali tecniche? Come reclutare e garantirsi l’impegno di nuovi volontari periodici?

Il people raising è un’attività che naturalmente concentra in sé numerose discipline, la cui sintesi è arrivata, per i partecipanti, così come leggiamo sul comunicato di Avis Nazionale, grazie al contributo di due relatori autorevoli: “Beatrice Lentati, tra i massimi esperti italiani in tema di raccolta fondi, formazione e responsabilità sociale d’impresa, e Raffaele Picilli, fondatore del network di consulenti per il volontariato “Raise the Wind”. A loro è stato affidato il compito di illustrare alcune regole d’oro per un’efficace strategia di people raising: da un approccio più professionale alla comunicazione esterna, alla capacità di promuovere correttamente l’identità, la storia e la mission associativa”.

Serviranno abilità sul piano della comunicazione, sul piano della strategia di avvicinamento al “target”, sul piano promozionale e dell’engagement emotivo.

Tutte sfide a cui Avis sembra già pronta, come dimostrano le parole del presidente d Avis nazionale Gianpietro Briola: “Il volontariato italiano – ha ricordato – sta vivendo un momento storico davvero decisivo, che rende essenziale investire sempre di più sulla formazione dei dirigenti e dei volontari”, e della coordinatrice della Consulta nazionale AVIS Giovani, Melissa Galanti, che invece ha posto l’accento sulla necessità interna di affrontare temi che si percepiscono come decisivi per il futuro prossimo. “Sentivamo la necessità di proporre una riflessione su questi temi – ha detto la Galanti – e siamo davvero felici di essere riusciti a stimolare una discussione molto costruttiva tra tutti i partecipanti. La prossima sfida sarà quella di applicare sul territorio il ricco bagaglio di conoscenze che abbiamo appreso durante i lavori del Forum. La voglia di ampliare la grande famiglia di AVIS è tanta e sappiamo che per farlo bene dobbiamo saper veicolare al meglio i valori che da oltre novant’anni ci contraddistinguono”.

Dalla capacità di rigenerarsi e di creare aggregazione passa il futuro di un’associazione come Avis, e di conseguenza quello di un sistema sangue come quello italiano in cui il dono è volontario, anonimo, gratuito e organizzato, con l’obiettivo dell’autosufficienza: è questa, dunque, una delle partite da giocare con il massimo impiego di forze.

I plasmaderivati italiani arrivano in Afghanistan. E salvano vite umane

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Un’attività concreta e caratterizzata da grande costanza negli anni: continuano gli aiuti importantissimi che il sistema trasfusionale italiano dedica a paesi lontani che per ragioni storiche, povertà diffusa o guerre recenti non possono contare su un’organizzazione accettabile sul piano dell’approvvigionamento di plasmaderivati e dei farmaci salvavita.

Dopo la visita in Vietnam, che abbiamo documentato lo scorso 30 gennaio, è arrivata infatti la “missione” in Afghanistan, che per moltissimi malati di emofilia del paese asiatico colpito dalla guerra ormai dal 2001, ha un valore davvero inestimabile. Il sistema sangue italiano, ha inviato in Asia ben 2,1 milioni di unità di Fattore VIII e Fattore IX, naturalmente scorte eccedenti al fabbisogno nazionale, farmaci che come sappiamo bene sono plasmaderivati definiti “salvavita”, perché assolutamente decisivi per la cura dell’emofilia e di altre patologie gravi.

Toccanti le parole del dottor Arif Oryakhail, consulente tecnico per la salute pubblica dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo del Ministero degli Esteri, nel suo racconto personale degli effetti che questa donazione ha prodotto in Afghanistan:

“I genitori – ha detto – appena sono stati informati dell`arrivo della donazione si sono messi in viaggio con i loro figli. I piccoli pazienti accompagnati dai loro genitori sono arrivati da tutte le Regioni dell`Afghanistan. Hanno affrontano il pericolo di un lungo viaggio pur di poter arrivare al Centro per una somministrazione di fattore. I genitori vivono nell’angoscia di non poter dare una terapia ai loro figli. Senza le donazioni non avrebbero nessuna possibilità di accedere alla terapia. I pazienti emofilici di tutto l`Afghanistan, e i loro genitori vi ringraziano con tutto il cuore e vi sono profondamente riconoscenti”.

Molto forte dunque, va ribadito, è l’impatto umanitario di programmi internazionali e operazioni come quella afghana, che consentono al sistema sangue italiano di farsi conoscere come un modello di eccellenza in tutto il mondo, e soprattutto di conoscere nei minimi dettagli le situazioni diverse e complesse che le comunità vivono in altri continenti, perseguendo l’obiettivo, ad oggi ancora utopico, di vedere un giorno un  identico livello di cure sanitarie in tutto il pianeta. Ecco perché, nell’intervista rilasciata a Buonsangue lo scorso 20 febbraio, Alice Simonetti, delegata continentale in Fiods, ha potuto ribadire proprio in diversi passaggi l’importanza del fattore “scambio”, elemento chiave di un altro grande progetto in America Latina.

Un lavoro complesso quello del sistema trasfusionale italiano verso i paesi bisognosi, che va avanti da anni e che si è fortificato, come spiega un comunicato di Avis Nazionale in merito, “nel quadro dell’accordo Stato-Regioni del 7 febbraio 2013 che promuove gli accordi di collaborazione per l’esportazione di medicinali plasmaderivati a fini umanitarie lo sviluppo delle reti assistenziali nei Paesi coinvolti. In questi anni, circa 30 milioni di unità internazionali di fattori della coagulazione sono stati esportati in Afghanistan, Albania, Armenia, India e Serbia. In futuro gli interventi verranno estesi anche a Palestina, Kosovo, Egitto, El Salvador e Bolivia”.

Non solo Europa dunque, ma anche Asia, Sudamerica, Africa e America Centrale. Il sangue italiano come fattore benefico in giro per il mondo, si impone come netta testimonianza del fatto che, lontano dai riflettori, esistono settori del paese che fanno di tutto per funzionare al meglio e preferiscono i fatti ai proclami.

 

Ampia attenzione sul plasma, ma utile vagliare anche il sangue intero: la situazione “carenze” a fine febbraio

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In un periodo caratterizzato dalla grande attenzione che istituzioni e associazioni hanno dedicato alla raccolta plasma, è bene non distogliere lo sguardo dalla raccolta del sangue intero. Anzi: è davvero molto utile una ricognizione regione per regione e il punto sulla situazione.

Ma prima una premessa: un evento di cronaca edificante, accaduto qualche giorno fa a Carbonia, in Sardegna con l’ultima donazione di Enrico Forteloni, donatore sardo nato nel 1949 e dunque costretto a smettere per sopraggiunti limiti d’età, spinge immediatamente a riflettere sugli scenari dei prossimi 10 anni: dal Facebook del Centro nazionale sangue arriva un dato significativo, poiché saranno ben 212 mila i donatori periodici che in questa fascia temporale non potranno più donare per anzianità. La domanda allora nasce spontanea: sarà possibile ovviare a questa emorragia con un numero di sostituti giovani altrettanto rilevante? La risposta è sì, a patto di lavorare bene sulla comunicazione, in “trincea” durante il lavoro sul campo, con gli adeguati strumenti economici, culturali e formativi.

Intanto però, bisogna pensare anche al presente, e rafforzare le scorte e l’impegno collettivo di istituzioni, associazioni, professionisti e media, per sensibilizzare sempre di più la comunità e rendere il dono del sangue un’attività del tutto naturale dopo i 18 anni, un po’ come prendere la patente.

In Toscana, come vediamo in figura 1, vi è addirittura un’eccedenza nel gruppo A+, mentre qualche fragilità si registra nel gruppo B- e 0+. L’unica emergenza riguarda il gruppo 0-, ma la situazione appare sotto controllo.

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Fig. 1

In Emilia Romagna, proprio come nelle settimane di fine gennaio e inizio febbraio, situazione piuttosto diseguale.

A Rimini, in figura 2, apprendiamo come la situazione sia ottimale per la maggior parte dei gruppi, mentre difficoltà emergono per il gruppo B+, che fa registrare una carenza grave, e per il gruppo b-, per il quale la carenza è lieve.

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Fig. 2

A Reggio Emilia situazione più difficile, con carenze gravi per il gruppo A- e lievi per i gruppi 0+, A+ e B+, come vediamo in figura 3.

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Fig. 3

Infine a Ferrara, in figura 4, dove già nelle scorse settimane la raccolta sangue doveva essere migliorata, non ci sono crescite significative: carenze lievi, forti o gravi praticamente in tutti i gruppi.

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Fig.4

Interessante anche la situazione segnalata dal meteo del sangue di Avis Biella, dove il bisogno riguarda il gruppo 0 in entrambi i poli e il polo negativo del gruppo B.

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Fig. 5

Sempre al nord, in Friuli Venezia Giulia, dal portale dei donatori Fidas emerge una situazione leggermente migliorabile ma sotto controllo, con un’unica carenza grave rintracciabile in entrambi i poli del gruppo 0.

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Ora una ricognizione al sud, dove purtroppo non ha ancora attecchito uno strumento come il Meteo del Sangue, mezzo di grande efficacia per garantire un’informazione immediata ed efficace sulle scorte di sangue (e talvolta di plasma) gruppo per gruppo, nei vari territori nazionali: carenze per alcuni gruppi si registrano a Molfetta in provincia di Bari, dal cui centro regionale sangue arrivano segnalazioni di carenze di sangue, in particolare per i gruppi ZERO POSITIVO, A POSITIVO e ZERO NEGATIVO.

Situazione delicata anche a Messina, dove dall’ospedale Papardo si registra un appello alla comunità da pare di Roberta Fedele, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Trasfusionale: appello rivolto a tutti i cittadini messinesi per far fronte alle carenze ricorrenti per tutto l’anno in questi territori e in questo periodo dell’anno particolarmente accentuate.

Infine, allo scopo di individuare in un attimo le tantissime donazioni speciali nel week-end in tutto il territorio, ricordiamo che lo strumento migliore è sicuramente Facebook. Individuare tra le donazioni del week-end quella più vicina a noi è molto semplice. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting e commentare compulsivamente le vicende della politica, ma soprattutto per una buona causa: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni di sangue (ma anche di plasma o piastrine) programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto già iniziato oggi venerdì 21 febbraio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 7.

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Intervista ad Alice Simonetti, consigliere nazionale Avis e delegata continentale Fiods: “Sui plasmaderivati bisogna farsi trovare pronti alle sfide che ci aspettano nel futuro”.

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La grande considerazione del sistema trasfusionale italiano all’estero si deve sicuramente ai valori profondamente etici su cui è basato, si deve ai tantissimi progetti internazionali tra Asia, Europa e Sudamerica che annualmente vengono portati avanti, e si deve all’impegno di uomini come Gianfranco Massaro, riconfermato qualche mese fa alla presidenza della Fiods per l’efficacia del suo lavoro in prima linea. Per fortuna, le nuove leve che rappresenteranno il sistema sangue italiano nei prossimi anni non sono da meno, e proprio allo scopo di offrire uno sguardo giovane, eppure già molto esperto, su come sono destinati a mutare gli scenari internazionali intorno a una risorsa biologica di importanza assoluta come il sangue, abbiamo intervistato Alice Simonetti, 30 anni e già molti ruoli coperti in Avis, la più grande associazione di donatori di sangue in Italia, e da tempo delegata continentale in Fiods. Assieme a lei, abbiamo attraversato molti temi importanti riguardo alla percezione etica e commerciale della risorsa sangue nel mondo.

Alice Simonetti, so che viene da un periodo molto intenso, impegnata come sei nel consiglio direttivo nazionale di Avis, e come delegata continentale Fiods. Iniziamo da Strasburgo, dove durante la Tavola rotonda organizzata da European Blood Alliance (EBA) ha parlato di donazione etica. Perché è importante che i valori della donazione gratuita e anonima si imponga come valore diffuso in Europa e nel mondo?

La donazione di sangue volontaria, anonima, gratuita, periodica, responsabile e associata è il primo strumento per garantire la sicurezza del sangue donato e l’elevata qualità dei medicinali salva-vita che da questo possono derivarsi. Basti pensare al solo rischio che un donatore, che vede nel gesto che sta per compiere un interesse ulteriore oltre a quello strettamente altruistico, possa rispondere in modo non del tutto sincero al questionario anamnestico o non rispettare le regole essenziali che il nostro sistema trasfusionale impone a protezione di chi dona e di chi riceve. È di pochi giorni fa l’articolo del NY Times (ne ha parlato anche Buonsangue) sullo sfruttamento delle fasce più deboli della popolazione che si cela dietro la donazione remunerata di plasma negli Stati Uniti. Ma non c’è solo questo. Gli stessi principi sono alla base di un canone imprescindibile di tutela della salute e della dignità umana di fronte alla quale non possiamo ammettere arretramenti. Gli eventi del 22 gennaio organizzato al Parlamento europeo da EBA ed il simposio che si è tenuto la settimana successiva a Strasburgo a cura di EDQM (European Directorate for the Quality of Medicines) sul tema strategico dell’autosufficienza europea in tema di plasma e medicinali plasmaderivati hanno di nuovo sottolineato la rilevanza di questi valori, che non debbono essere mai dati per scontati. Abbiamo apprezzato il sostegno politico degli stakeholder che condividono le medesime opinioni ed ascoltato con attenzione e preoccupazione le ragioni di chi lascia intendere di avere una visione diversa, che comunque non riteniamo condivisibile.

Esiste una pressione silente, a livello di operatori di mercato, affinché la pratica della raccolta a pagamento trovi spazio anche in paesi come l’Italia dove sul piano culturale la percezione del dono del sangue è legato fortemente a un concetto etico?

Il modello italiano è senza dubbio uno dei più ammirati per il suo essere etico ma anche sostenibile: in Italia il sangue è un bene strategico e pubblico, che resta tale grazie al modello del “conto lavoro”: in base a tale sistema il sangue donato viene inviato alla lavorazione industriale per ottenere medicinali emoderivati, ma  i medicinali restano sempre di proprietà del Servizio Sanitario Nazionale, che ne garantisce l’accesso a tutti i cittadini come livelli essenziali di assistenza (LEA).Un sistema di questo tipo, quindi, è uno dei più “attaccati” da quanti promuovono scenari all’interno dei quali si vuole trovare spazio alla remunerazione di chi dà (e quindi non dona) il proprio sangue od emocomponenti. Come difendere l’esempio italiano? Facendo in modo, con l’impegno di tutti (donatori, professionisti sanitari e servizi trasfusionali, associazioni, decisori politici nazionali e regionali) che questo continui a funzionare e a fornire risposte efficaci agli ammalati che hanno bisogno di noi.

Potrà generarsi in futuro, secondo te, un quadro socioculturale generale entro cui la raccolta a pagamento potrebbe divenire necessaria per non mettere a rischio l’autosufficienza?

Se un simile scenario mai si avverasse, vorrebbe dire che abbiamo perso tutti, o meglio che abbiamo rinunciato alla nostra identità e ai nostri valori. Avere un sistema etico, efficace e sostenibile è questione di impegno e responsabilità condivise, ma è un risultato raggiungibile. Occorre guardare al futuro con questa convinzione e mantenere alta l’attenzione di fronte alle sfide che si presentano all’orizzonte. Penso, tra le tante, alle evoluzioni della domanda di medicinali plasmaderivati e conseguentemente a quelle del mercato globale, temi davanti ai quali non possiamo farci trovare impreparati.

Veniamo invece al lavoro strettamente associativo. Come si tiene vivo secondo te il ricambio generazionale portando i giovani a donare?

Questo argomento ha due livelli di lettura secondo me.Partiamo da chi ancora non si è ancora avvicinato al mondo della donazione: in proposito credo sia importante far capire che donare il sangue è davvero un piccolo ma eroico gesto di altruismo alla portata di tutti, che richiede così poco tempo ma permette di salvare vite umane. Far passare questo messaggio significa sviluppare una vera cultura della solidarietà, attenzione verso se stessi e verso il prossimo, di cittadinanza attiva: è qui il cuore dell’impegno delle associazioni e l’asse portante del nostro sistema. Mi piace immaginare uno scenario futuro dove la donazione rappresenta uno degli obiettivi che si raggiungono naturalmente con la maggiore età: posso votare, posso guidare, posso essere un donatore di sangue. Sì che avremmo garanzia di un ricambio costante. C’è poi l’opportunità, oltre ad essere un donatore, di impegnarsi attivamente in Associazione: da questo punto di vista è essenziale far capire che, dietro ogni sacca di sangue donato, c’è un universo di persone che lavorano insieme e che il volontariato può essere sia un grande servizio per la comunità sia un rilevantissimo fattore di crescita personale.

Negli ultimi mesi Avis ha lavorato alacremente per adeguarsi alla riforma del terzo settore. Com’è cambiato lo statuto e come cambierà l’organizzazione della più grande associazione di donatori italiana?

Quello di attuazione alla nuova disciplina del Terzo settore è un percorso ancora in divenire sia a livello normativo sia all’interno dell’Associazione, ma ci ha trasmesso diversi messaggi importanti. Abbiamo approvato il nuovo Statuto nazionale e gli statuti tipo sulla base dei quali le sedi locali a tutti i livelli (comunale, provinciale, regionale) porteranno avanti i rispettivi adeguamenti, introducendo le nuove regole di rendicontazione e trasparenza previste dal Codice. Dal complesso di queste disposizioni si evince una ulteriore responsabilizzazione gli enti del Terzo settore (ETS), ma non dobbiamo lasciarci spaventare da un cambiamento che stiamo affrontando in modo graduale e condiviso. Sotto questo profilo, inoltre, una delle principali novità è che AVIS Nazionale, oltre ad essere un’organizzazione di volontariato (ODV), date le sue dimensioni e la radicata presenza sul territorio ha potuto cogliere l’occasione di assumere la nuova qualifica giuridica introdotta dalla riforma per gli ETS, quella di Rete Associativa (RAN): ovvero, mantenendo la sua attuale struttura, in qualità di Rete potrà svolgere importanti attività di coordinamento, tutela, rappresentanza, promozione, monitoraggio e supporto delle proprie sedi.

Lei è molto esperta in progetti internazionali, e l’Italia è un paese molto attivo e generoso da questo punto di vista. Quali sono i progetti secondo te più importanti del presente e del prossimo futuro?

La prima risposta che mi viene in mente, a costo di essere ripetitiva, è “tutti quelli che sono in grado di condividere e promuovere il valore della donazione volontaria, anonima, gratuita, periodica, responsabile e associata, nonché lo sviluppo di sistemi trasfusionali etici e sostenibili”. Per questo motivo, lavorare bene a livello europeo (dove sappiamo che vi sono Paesi che non condividono i nostri stessi principi) è un obiettivo di primaria importanza. Stiamo concludendo un importante progetto che ha riguardato Paesi dell’America Latina, in collaborazione con il Ministero degli Esteri, l’Istituto Italo-Latino Americano, il Centro Nazionale Sangue e la Federazione Internazionale delle Organizzazioni di Donatori di Sangue (FIODS), di cui Avis è membro fondatore e ancora oggi tra i più attivi; una tipologia di progetto da cui abbiamo imparato molto e dove abbiamo dato un contributo alla nascita di associazioni e servizi con i nostri stessi valori e obiettivi. Ma senza dubbio dobbiamo essere in grado di guardare sia lontano che vicino, intercettare diverse sfide e opportunità (pensiamo, per esempio, allo scambio importante che potrebbe esserci all’interno dell’area del Mediterraneo), impegnarci con iniziative a livello centrale e valorizzare le esperienze di cooperazione locali: basti pensare che l’obiettivo dell’OMS per il 2020 era rappresentato dal raggiungimento del 100% di donazioni di sangue da donatori volontari e non remunerati. A prescindere dal dato temporale, lottare per questo obiettivo – che è di tutela nei confronti di tutti – occorre l’impegno di ognuno.

A Viareggio va in scena il Carnevale di Avis: tanto giallo e un messaggio importante sul dono del plasma

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Lo avevamo annunciato lo scorso primo febbraio, riportando le “anticipazioni” di Claudia Firenze (che in Avis Nazionale si occupa dei progetti di comunicazione) alla conferenza stampa di presentazione della 146esima edizione del Carnevale di Viareggio: e ieri, durante la sfilata di domenica 17 febbraio, le grandi attese sono state rispettate: molto bello e positivo l’impatto avisino sulla manifestazione, grazie alla collaborazione con la Fondazione Carnevale che ha deciso di costruire la giornata in sinergia con AVIS, garantendo alla più grande associazione di donatori italiani grande visibilità.

Un’ondata gialla ha invaso le tribune e conquistato la scena, sventolando uno striscione associativo sopra quello dedicato all’importanza del dono del plasma. Un’idea coloratissima e in grado di coordinare il tema della raccolta plasma –  già declinato con forza in questo 2019 associativo con la campagna #GialloPlasma – al tema di fondo del Carnevale, che è dedicato alla donna. Madrine d’eccezione di Avis erano infatti Miss Italia in carica, Carlotta Maggiorana, e la campionessa di ciclismo di origini lituane Edita Pucinskaite, già da diversi anni da tanti anni testimonial di Avis Toscana e donatrice.

Grande soddisfazione per la riuscita dell’evento ha espresso Il Presidente Nazionale di AVIS Gianpietro Briola: “Ci è sembrata un’opportunità da cogliere – ha detto – anche per il tema particolare di quest’anno dedicato alle donne. Come AVIS abbiamo recentemente lanciato una campagna per promuovere la donazione di plasma che è rivolta in particolare alle nostre donatrici e alle donne che vorranno diventarlo, e il nostro messaggio è chiaro: da quest’anno va di moda il giallo e anche il Carnevale non fa eccezione!”. Dello stesso avviso anche il Presidente di Avis Toscana, Adelmo Agnolucci, che fungendo da “memoria storica” istituzionale, ha ricordato che il legame tra il Carnevale di Viareggio e Avis è in atto da oltre 15 anni, attraverso creatività e inventiva che hanno portato a formule di sensibilizzazione, condivisione e partecipazione sempre nuove e diverse, momenti in cui i giovani hanno sempre fatto la differenza. “Ci ha fatto piacere mettere a disposizione di tutta Italia questa manifestazione che ha visto per anni i nostri giovani collaborare con Avis Viareggio e con la Fondazione, divertendosi e portando avanti un messaggio positivo di donazione e di stili di vita sani – ha sottolineato Agnolucci – a loro va il mio sincero ringraziamento.”

La collaborazione tra Avis e il Carnevale, centralizzata sulla raccolta plasma, ribadisce dunque la grande attenzione che le istituzioni del sangue stanno dedicando negli ultimi mesi a questo tema fondamentale, che meriterebbe di essere discusso sui media in modo più costante e di raggiungere il grande pubblico. Attraverso i dati del Cns, lo scorso venerdì 15 febbraio, abbiamo commentato il risultato della raccolta del 2018: dati positivi, con gli obiettivi preventivati dal Piano nazionale plasma 2016-20 perfettamente raggiunti, ma al tempo stesso dati che inducono a non ridurre il livello di impegno e pianificazione in vista del futuro.

Lavoro sui giovani donatori, da trasformare in donatori periodici anche sulla plasmaferesi, e costante, crescente chiarezza ed efficacia informativa su ciò che significa donare il plasma. Bisognerà faticare molto, in queste direzioni, per raggiungere il macro obiettivo dell’autosufficienza nella produzione dei farmaci plasmaderivati, prodotti salvavita di importanza strategica primaria per le strategie di eccellenza sanitaria di qualsiasi paese.

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La situazione sangue nel paese. Tra carenze sotto controllo, qualche emergenza e molte donazioni speciali

 

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Donare periodicamente, donare con costanza, in ogni periodo dell’anno. Anche e soprattutto quando non ci sono appelli o emergenze. Chi legge Buonsangue sa bene che la raccolta sangue non deve mai rallentare, specie in un periodo in cui vanno registrate carenze significative in molte regioni italiane. Nell’ultimo nostro report, a fine gennaio, abbiamo registrato come freddo pungente e virus diffusi avevano creato non pochi problemi in Toscana, in alcune zone dell’Emilia Romagna, in Friuli Venezia Giulia e in molte zone del centro-sud. Oggi, dopo un paio di settimane, la situazione generale sembra essere migliorata, ma in alcune zone, e per alcuni gruppi sanguigni, un incremento di donazioni nel fine settimana potrà essere sicuramente essere moto utile.

In Toscana, per esempio, il Meteo del sangue testimonia come i maggiori problemi riguardino il gruppo 0, per il cui polo negativo vi è addirittura una grave urgenza, mentre fragilità riguardano i gruppi A- e B-. Stabili, invece, tutti gli altri.

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Fig.1

Come spesso accade, è invece piuttosto diseguale la situazione in Emilia Romagna.

A Reggio Emilia solo il gruppo 0- vive una situazione ottimale, tutti gli altri positivi (0+, A+, B+) fanno registrare invece lievi carenze, mentre il gruppo A- si trova in carenza grave.

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Fig. 2

E se a Ferrara le carenze generalizzate si protraggono ormai da settimane, con una situazione piuttosto grave per i gruppi 0+, B+ e B- (motivo per il quale ci sembra più che giusto sottolineare che bisogna donare anche quando i valori sono tutti al 100%)…

Meteo Sangue AVIS Provinciale Ferrara

Fig. 3

… a Rimini il miglioramento è netto, a conferma delle notizie delle ultime settimane pubblicate su moltissimi magazine locali che hanno decretato l’autosufficienza della Romagna. Situazione più che ottimale in tutti i gruppi, e addirittura eccedenze per i gruppi A-, AB+ e AB-. Complimenti ai donatori romagnoli.

meteo sangue iframe AVIS Provinciale Rimini

Fig.4

In Friuli Venezia Giulia la situazione non è così vantaggiosa. Discreta la raccolta plasma (e questa è una buona notizia), e nessuna carenza gravissima. Raccolta da migliorare, tuttavia, soprattutto per i gruppi 0+, 0- e B-.

 A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine

Fig. 5

Restando a nord, un altro meteo del sangue sempre molto puntuale negli aggiornamenti è quello di Biella, in Piemonte, che ci illustra una situazione da migliorare soprattutto per quel che riguarda il gruppo B- e i gruppi 0+ e 0-, colpiti da una fragilità diffusa.

 A V I S Comunale Biella Associazione Volontari Italiani Sangue

Fig. 6

E più a sud? Purtroppo dalla Toscana in giù non è possibile contare sugli aggiornamenti in tempo reale consentiti dal servizio Meteo del sangue, un servizio che sarebbe opportuno attivare in ogni regione o provincia.

Nelle Marche la mobilitazione arriva con il classico connubio dono e sport. A Senigallia, in provincia di Ancona, una delegazione di giocatori e dirigenti della storica società calcistica Vigor, si è presentata a donare al Centro trasfusionale come esempio alla cittadinanza.

In Campania la carenza delle ultime settimane persiste, e dunque si dona a Salerno, in cooperazione con l’Ail (Associazione italiana leucemie), e ad Amalfi, grazie a una raccolta speciale organizzata da Avis per sabato 9 febbraio.

In Puglia, a movimentarsi è la Fratres di Molfetta, che approfitterà dell’inaugurazione della nuova sede per ribadire alla comunità l’importanza del dono.

In Sicilia, tutto pronto per l’undicesima festa del donatore a Partanna, in provincia di Trapani, con sensibilizzazione, premiazioni e coinvolgimento di giovani donatori, in un grande evento previsto per domenica 17 febbraio, mentre a Siracusa la situazione di emergenza si è fatta negli ultimi giorni più seria, al punto che il direttore di Medicina trasfusionale dell’Ospedale Umberto I di Siracusa, Dottor Dario Genovese, si è espresso attraverso un comunicato per chiedere a tutti i cittadini di dedicarsi al gesto dono.

Allo scopo di individuare in un attimo le tantissime donazioni speciali nel week-end in tutto il territorio, ricordiamo che lo strumento migliore è sicuramente Facebook. Individuare tra le donazioni del week-end quella più vicina a noi è molto semplice. Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting e commentare compulsivamente le vicende della politica, ma soprattutto per una buona causa: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni di sangue (ma anche di plasma o piastrine) programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto già iniziato oggi venerdì 8 febbraio, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane. Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 7.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Fig. 7

 

Avis Cartoon School. Creando un cartone animato, si impara anche a donare

Home Page CARTOON

Circa quattro anni di lavoro sul campo, con in mente una missione ben precisa. Lavorare con i ragazzi, regalare loro strumenti e conoscenze per seguire le passioni, alimentare la loro creatività e far collimare tutto questo con l’empatia verso il prossimo, abituando i più piccoli, sin dalla giovanissima età, all’idea che un gesto semplice come il dono del sangue è in realtà un atto fondamentale. È questo il contributo di Avis Cartoon School, un progetto fortemente volto da Avis Toscana, attivo nelle provincie Arezzo, Siena, Grosseto e Pistoia e ormai collaudatissimo, perché fortificato da un enorme valore aggiunto: ovvero l’altissimo grado di coinvolgimento, divertimento e creatività di chi vi partecipa.

Avis Cartoon School è infatti un percorso formativo vero e proprio, pensato per i ragazzi delle scuole primarie, che consente di imparare cos’è un cartone animato, come si crea, quali sono le tecniche che possono essere utilizzate e con quali effetti diversi, fino alla realizzazione vera e propria, a fine corso, di un cartone ideato, disegnato, sceneggiato, animato, doppiato e musicato dai ragazzi stessi.

Il progetto è il frutto di una collaborazione tra Avis Toscana e Associazione culturale Koete, realtà creata da professionisti del settore dell’animazione oltre 10 anni fa, e detentrice del know-how didattico.

Ecco alcuni dei cartoon creati in questi anni:
“AIUTO INASPETTATO”, realizzato dal gruppo di Montecatini Terme in provincia di Pistoia

“PIANETA BIANCO O NERO”, realizzato dal gruppo di Poggibonsi in provincia di Siena

“LA PAGELLA DI THOR”, realizzato dal gruppo di Pratovecchio Stia in provincia di Arezzo

Al link http://www.aviscartoonschool.it/cartoni è possibile vederli tutti, ma ciò che emerge e traspare al primo sguardo è il grande impegno e l’applicazione di alunni, insegnanti e professionisti, in un lavoro che si protrae per molti mesi e consente davvero di creare valore (umano), oltre a un messaggio di sensibilizzazione che non si vaporizza alla fine dell’evento, ma sedimenta, e può restare come esperienza positiva nei ragazzi, probabilmente fino all’età adulta.

Per tracciare un bilancio del progetto Avis Cartoon School, oggi nel bel mezzo di un percorso di crescita che speriamo duri ancora moltissimo, abbiamo intervistato Luciano Franchi, vicepresidente di Avis Toscana, e da lui ci siamo fatti raccontare le sensazioni raccolte in cinque anni di collaborazione con l’associazione culturale Koete, e con le scuole del territorio. Ecco cosa ci ha detto:

 

  1. Vicepresidente Franchi, Avis Toscana sceglie un modo di rapportarsi al mondo dei giovani che nasce da una visione prospettica. Perché è importante lavorare sulle scuole primarie?

La solidarietà è un valore che va sviluppato fin dall’infanzia. Non è mai troppo presto per far comprendere come i nostri problemi e le nostre difficoltà possano essere affrontate in maniera più efficace se operiamo in un contesto solidale. Il capitale sociale di una comunità si costruisce con percorsi di partecipazione, e la coesione sociale è il risultato di un percorso al quale dobbiamo prestare attenzione senza tralasciare alcuna occasione. Le scuole, così come le Associazioni sportive, sono una grandissima occasione per generare coesione sociale.

  1. Cinque anni di Avis Cartoon School. Cosa si è imparato da questa esperienza?

Cartoon School è stata una grande occasione di riflessione sui modi migliori per rapportarsi con il mondo della scuola. Abbiamo imparato l’importanza di percorsi esperienziali, la necessità di costruire percorsi condivisi con gli insegnanti; percorsi in cui gli insegnanti e gli studenti, con il supporto di Avis, possano sentirsi protagonisti e non solo spettatori. Nei cartoni che creiamo sono loro, studenti e insegnanti, che scelgono la storia, che decidono il tema da affrontare. Poi, con il supporto dei disegnatori, dei musicisti e dei doppiatori di Koete realizzano il loro cartone animato. Ancora una volta, ciò che appare evidente, è che il cartone animato prodotto è sì importante, ma ancora di più lo è stato il percorso seguito, un vero percorso di crescita per tutti: Avis, studenti ed insegnanti. Molti cartoni animati di quest’ultimo anno sono stati dedicati al bullismo e vedere i ragazzi lavorare, creare e discutere su fenomeni come questo che loro vivono in prima persona, ci ha aiutato a riflettere su come Avis dovrà continuare a proporsi al mondo della scuola e su come rendere complementari le metodiche e le varie esperienze portate avanti in questi anni.

  1. Il progetto Avis Cartoon School può ancora crescere? Come?

Sicuramente sì. Mi verrebbe da dire che abbiamo solo completato la prima fase sperimentale, e abbiamo accumulato esperienze utili per un pieno utilizzo della metodica corretta. Stiamo collaborando con la Regione Toscana per monitorare il lavoro fatto, abbiamo partecipato a Fiera DIDACTA della Regione Toscana, abbiamo ottenuto il supporto del Rotary di Arezzo, abbiamo collaborato con il Comune di Capannoli per il Campus estivo. Da qui possiamo partire per cercare di ampliare il numero delle scuole coinvolte, consolidando l’esperienza del Campus estivo, e soprattutto creando un momento di riflessione collettivo a fine anno scolastico. Una specie di Giffoni film Festival tematico sui cartone animati e sulla donazione del sangue.

 

 

 

Tra regioni in difficoltà e bilanci positivi, le moltissime notizie a tema sangue di questo inizio di febbraio

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L’attività del sistema sangue non si ferma mai, tanto meno nei week-end. E infatti sono davvero molte le notizie a tema “donazione” che hanno caratterizzato questi giorni di inizio febbraio e che meritano di essere raccolte, al fine di fotografare l’impegno e l’abnegazione delle associazioni di volontari in tutta Italia nel contrastare le difficoltà.

Cominciamo la rassegna dal sud, e in particolare in Calabria, dove la scorsa settimana si era registrata una carenza piuttosto grave, al punto che Trimarchi, il primario del Centro trasfusionale degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria aveva parlato di interventi chirurgici a rischio.

Immediata la risposta sul territorio, nel modo probabilmente più coinvolgente e funzionale, ovvero con il coinvolgimento della squadra di calcio, la Reggina. Al grido di “Amaranto è il sangue che c’è in me”, una rappresentanza della Reggina in cooperazione con il Comune di Reggio Calabria, Metro City, Avis e Adspem ha presidiato Piazza Italia dinanzi al Municipio, con due autoemoteche attraverso cui i tifosi donatori hanno potuto offrire il proprio contributo.

Dinanzi al pubblico hanno parlato il sindaco Falcomatà e Massimo Taibi, ex calciatore di Milan e Manchester United oggi direttore sportivo della Reggina. Per entrambi, in seguito all’appello del primario Trimarchi, era importante rispondere “di squadra” con la massima eco in chiave di sensibilizzazione e soprattutto con il gesto dono, al fine che qualsiasi bisogno di sangue sia sempre soddisfatto.

Sempre al sud, arriva un ottimo bilancio dal gruppo Fratres di Massafra in provincia di Taranto, che nel 2018 ha raccolto ben 800 sacche di sangue. Per il presidente Graziano Tocci, non un risultato di cui vantarsi, ma un punto di partenza per ripartire e migliorarsi. Di sicuro è questo lo spirito giusto.

Sempre in Puglia, a Giovinazzo in provincia di Bari, il week-end è servito alla Fratres per preparare una donazione speciale per oggi lunedì 4 febbraio. Si dona dalle 8 alle 11 nella sede dell’associazione in via Marconi 9, primo appuntamento di febbraio a cui seguiranno tre ulteriori “giornate della donazione” previste domenica 10, lunedì 18 e domenica 24 febbraio.

In Campania si registrano difficoltà a Lagonegro, in provincia di Potenza. Ondanews, annuncia l’attività ridotta all’ospedale locale, nonostante l’alto rischio di incidenti sulla A2. Si spera in una pronta risposta dei donatori tra le comunità del posto.

Tra regioni in difficoltà, naturalmente, ce ne sono altre virtuose, una situazione che spiega bene l’importanza del lavoro costante del Centro nazionale sangue e dello scambio tra regioni coordinato dal sistema SISTRA. Dai dati pubblicati poche ore fa da Ravenna Notizie, emerge infatti che la Romagna è un territorio autosufficiente: nel 2018 il numero complessivo di donazioni di sangue intero in Romagna è stato di 54.820 unità, quelle di plasma da plasmaferesi di 16.233 unità. Un risultato rimarchevole che a dottoressa Vanessa Agostini, Coordinatore Sistema Sangue e Plasma dell’AUSL della Romagna, è assolutamente da mantenere, grazie al lavoro congiunto di donatori, associazioni e professionisti.

Quanto il lavoro in sinergia tra le tre gambe del sistema sangue sia fondamentale per l’autosufficienza, è perfettamente chiaro anche in Liguria, dove, addirittura, Franco Senarega, capogruppo regionale Lega Nord Liguria-Salvini, annuncia che il percorso per la creazione dell’Albo dei donatori di sangue sta andando avanti. “L’Albo arriva insieme alla promozione della donazione e al riconoscimento del fondamentale valore sociale e solidale del gesto” ha detto il capogruppo, affinché il gesto del dono sia riconosciuto come meritorio per il Paese, su segnalazione della Regione.

Sarà un ulteriore stimolo per i donatori? Speriamo di sì, ma intanto una ricompensa immediata e tangibile per un donatore di sangue è arrivata ad Acqui Terme, in provincia di Ravenna, dove lo scorso sabato è stata consegnata alla legittima vincitrice una Peugeot 208, auto messa in palio a Advs Fidas Ravenna Onlus, ovvero dai donatori di sangue dell’ospedale, per la Lotteria della Befana 2019. La donna aveva donato il sangue e comprato il biglietto della lotteria, e ha ricevuto, qualche giorno dopo, la bella notizia.

Non c’è limite alle strade attraverso cui il gesto del dono ripaga chi lo compie, e ancora una volta è arrivata la prova.