Plasma anti-covid: dopo l’infelice uscita di Ricciardi, è opportuno ascoltare Briola (Avis) e Liumbruno (Cns)

Ricciardi

Ieri su Buonsangue abbiamo riportato le dichiarazioni – per noi alquanto superficiali – che Walter Ricciardi membro dell’esecutivo dell’Oms e consulente del ministero della Salute, ha rilasciato a PresaDiretta a proposito della terapia anti – Covid 19 attualmente in studio negli ospedali lombardi, e basata sulle proprietà del plasma dei pazienti guariti e presumibilmente ricco di anticorpi: “I plasmaderivati sono qualcosa che poi in passato ha riservato delle brutte sorprese”, si è lasciato sfuggire Ricciardi, mettendo a rischio tanti anni di informazione sui grandi passi avanti negli ultimi decenni sul piano della sicurezza trasfusionale.

Con puntualità, ci è arrivata la precisazione di Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis, da noi intervistato sulla situazione del sistema sangue in piena emergenza Coronavirus solo pochi giorni fa, il 23 marzo. Ecco le parole di Briola. “Il plasma raccolto, così come il sangue e tutti gli emocomponenti, vengono sottoposti a rigidi controlli che rispettano i più elevati standard di qualità e sicurezza. Per questo, non ci sono rischi derivanti dalla loro somministrazione ai pazienti. Il prof. Ricciardi si riferisce ad un’epoca passata nella quale non vi erano test per le malattie trasmissibili e non vi erano tecnologie adeguata all’inattivazione virale del plasma.  Per quanto riguarda, invece, la possibilità di curare le persone affette da Coronavirus con il plasma di individui guariti, si tratta al momento di terapie sperimentali e bisogna, quindi, procedere con cautela prima di poter affermare con certezza la loro assoluta e comprovata validità. Diamo il tempo a ricercatori, clinici e scienziati di compiere gli studi necessari per arrivare ad una strategia e possibilità terapeutica certa”.

Sullo stesso tema, sempre Avis, peraltro, già il 19 febbraio aveva pubblicato un’intervista a Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, che spiega in modo chiaro e pertinente le ragioni per cui il protocollo di studi sul plasma avrà bisogno di essere testato.  Ecco il passaggio in questione: “Seppur già sperimentata nel 2016 per debellare Ebola, questa tecnica non deve però disorientare. Come ha spiegato il direttore del Centro nazionale sangue, Giancarlo Liumbruno, «si tratta di terapie empiriche che ogni tanto vengono riproposte non tanto a livello sperimentale, ma proprio perché non si sa bene in quale direzione muoversi». Quello su cui punta l’attenzione Liumbruno è l’impossibilità di considerare definitivo un intervento simile: «Le limitazioni sono molte ed è anche piuttosto scarsa l’evidenza dei risultati. È vero che i pazienti guariti, in questo caso da Coronavirus, hanno sviluppato anticorpi specifici, ma è altrettanto vero che il loro plasma potrebbe riportare valori non proprio ottimali per una somministrazione, motivo per cui non si può considerare come una terapia efficace per qualsiasi tipo di infezione».

Un peso specifico diverso, con concetti che non rimandano a ragioni irrealistiche o a periodi culturalmente superati, ma indicano criticità concrete di valore medico-scientifico. In pieno rispetto del pubblico e della verità.

Associazioni, professionisti, personaggi noti: la collaborazione tra attori sociali per tenere il riflettore sul bisogno di donare continua

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Lo ha spiegato molto bene il presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola nella lunga e approfondita intervista che abbiamo pubblicato lunedì 23 marzo: gli appelli dei giorni scorsi sono stati molto utili, tanto che una sezione di Avis molto attiva in Lombardia, Avis Cernusco, dopo aver procurato molte sacche di sangue è passata a una nuova fase, una raccolta fondi per donare due postazioni di terapia intensiva all’ospedale cittadino. Tutti gli appelli sono stati utili. Quelli provenienti dalle istituzioni, dalle associazioni, ma anche e soprattutto quelli dei volti noti dello spettacolo, che nel mondo di oggi funzionano come moltiplicatore e impiegano meno tempo degli altri a raggiungere la sensibilità degli spettatori.

Nelle ultime ore, proprio per affinché il flusso di donatori delle prossime settimane non sia ancora una volta troppo ondivago, ecco gli ultimi appelli video per il dono del sangue, dal noto cantante Mario Venuti, da una rappresentante Fratres, e dal direttore del centro trasfusionale di via Monte Grappa a Sassari, il dottor Pietro Manca, tanto più necessari anche alla luce della nuova circolare del ministero che ribadisce come il dono del sangue debba essere considerato a tutti gli effetti “attività sanitaria essenziale necessaria a garantire l’attività assistenziale di pazienti che necessitano di trasfusioni”, permettendo ai donatori di muoversi per donare su tutto il territorio nazionale  verso le unità di raccolta.

Ecco Mario Venuti, che incita al dono e spiega come fare per “donare vita”:

Sotto, invece, i primi due video sul dono della Youtuber LaScalzi, con riferimento all’hashtag #iostoattentomadono usato dalle associazioni come Fratres nazionale. Un video realizzato al fine di sottolineare l’importanza del dono sicuro:

Ed ecco invece il video della youtuber dedicato all’esigenza del dono programmato:

Infine il dottor Manca di Sassari, anche lui impegnato a tranquillizzare su come si può e si deve donare in assoluta sicurezza:

Intervista a Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale: “Nei prossimi mesi donare plasma sarà sempre più importante”

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Il mondo dei donatori italiani ha vissuto momenti difficili nei giorni scorsi, ma come spesso accade e come abbiamo documentato con puntualità in questi anni, nei momenti di responsabilità emerge un sostrato di consapevolezza e senso del dovere che fa parte della nostra comunità, grazie soprattutto al lavoro delle associazioni di donatori che facendo leva su più di 2 milioni di partecipanti periodici è riuscito a sedimentarsi nel tempo e a creare una base forte per arrivare all’autosufficienza (almeno per quanto riguarda il sangue intero). Per sapere da vicino, cosa è successo in questi giorni complessi nel sistema trasfusionale, abbiamo intervistato Gianpietro Briola, presidente di Avis Nazionale e medico impegnato in una delle zone più calde del contagio, quella di Brescia. Ecco le sue parole.

  1. Dottor Briola, dopo i primi focolai in Cina, quando è stato possibile per voi Associazioni di donatori prepararvi all’arrivo dell’epidemia? Dal sistema sanitario nazionale o dal Centro nazionale sangue sono arrivati dei preavvisi per organizzare una reazione operativa?

A gennaio il Centro Nazionale Sangue aveva attivato le prime disposizioni di sicurezza per i donatori rientrati dalla Cina (era prevista una sospensione di 21 giorni dal rientro). A questo link la circolare completa in cui, il CNS invitava i responsabili dei CRS e le associazioni a sensibilizzare i donatori a informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da 2019-nCoV oppure in caso di diagnosi d’infezione da 2019-nCoV nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information). Inoltre, per seguire attentamente gli sviluppi dell’epidemia in Cina, nel mese di febbraio, pochi giorni prima dei primi casi nel Lodigiano, sul sito avis.it avevamo pubblicato un’intervista al dott. Liumbruno per approfondire il tema della terapia a base di “plasma di convalescenza”, ottenuto appunto da coloro che sono riusciti a guarire dal virus. A partire, poi, dal 20 di febbraio si sono susseguite numerose circolari del CNS che hanno informato tutti gli attori del sistema sangue in modo puntuale e dettagliato. Sono aggiornamenti costanti che ci stanno consentendo di operare con regolarità e continuità, garantendo la tutela della sicurezza di tutto il sistema e, in primis, dei donatori.

  1. In una fase critica dell’epidemia come quella in cui ci troviamo la comunicazione è importante, quali sono state le priorità di Avis in tal senso? Come avete operato?

L’obiettivo principale è stato quello di sensibilizzare i donatori e invitarli a donare, facendo capire che questo gesto di solidarietà è importante ora più che mai. Attraverso una serie di appelli, abbiamo ricordato che ogni giorno 1.800 pazienti ricevono trasfusioni di sangue e abbiamo posto l’accento sulla necessità di donare in modo periodico nel corso dell’anno. Sebbene molti interventi chirurgici siano stati sospesi e rimandati, infatti, è importante garantire la disponibilità costante di sangue ed emoderivati anche per le prossime settimane. Abbiamo, inoltre, predisposto una campagna di comunicazione dal titolo #Escosoloperdonare che punta a spiegare in modo semplice e preciso come avviene la selezione del donatore in un periodo così delicato come quello attuale. Abbiamo lanciato una pagina del nostro sito (www.avis.it/coronavirus) che comprende informazioni utili e un video che, in meno di un minuto, fornisce utili istruzioni su come poter prenotare la propria donazione. A questi strumenti si aggiungono uno spot radio e una serie di scatti fotografici.

  1. Gli appelli degli ultimi giorni delle associazioni, delle auorità e dei personaggi noti e meno noti, hanno ottenuto l’effetto sperato?

Assolutamente sì. Abbiamo ottenuto il supporto di personaggi dello spettacolo, che in modo del tutto spontaneo hanno diffuso sui social degli appelli al dono. I primi sono stati la conduttrice e cantante Lodovica Comello, la presentatrice Victoria Cabello e l’attore Gabriele Corsi. Ricordiamo anche Carlo Verdone, l’attore Angelo Russo (noto soprattutto per il suo ruolo dell’agente Catarella nella fiction Montalbano), Gerry Scotti, Claudio Baglioni, Umberto Smaila, Alessandro Besentini, del duo comico Ale & Franz, il Mago Forest. Il supporto di questi volti noti è stato fondamentale perché ci ha permesso di raggiungere milioni di italiani. La risposta non è mancata: a partire da venerdì scorso abbiamo ricevuto – a livello nazionale e locale – migliaia tra telefonate, mail, messaggi sui social, richieste di informazioni e prenotazioni. Si tratta di un’ennesima dimostrazione della solidarietà e della sensibilità degli italiani che, adesso come in altri momenti difficili del nostro Paese, hanno saputo rimboccarsi le maniche e offrire il proprio contributo. Come ha comunicato il Centro Nazionale Sangue, ciò ha permesso non solo di ricostituire le scorte, ma anche di assicurare la compensazione interregionale per le aree più in difficoltà.

  1. Supponiamo che avesse davanti a lei un potenziale donatore. Cosa gli direbbe per spiegargli come e quando donare, e che donare è assolutamente sicuro?

Come spieghiamo nel video della campagna #escosoloperdonare, bisogna contattare telefonicamente la propria AVIS per fissare un appuntamento.

La prenotazione è molto importante perché consente, da un lato, di garantire a tutto il sistema sanitario un afflusso costante di unità di sangue ed emoderivati. Dall’altro, è un accorgimento essenziale per regolare gli accessi al centro di raccolta, limitando il più possibile i contatti con le altre persone. Ricordiamo che il donatore viene convocato solo se supera un triage telefonico nel quale gli poniamo delle domande sul suo stato di salute e su eventuali contatti avuti con persone risultate positive al test del Coronavirus. La donazione di sangue rientra tra le situazioni per cui è consentito uscire di casa e, per questo, stiamo invitando le nostre sedi a inviare a tutti i donatori una mail con la conferma della prenotazione da mostrare in caso di controllo da parte delle autorità assieme al modulo di autocertificazione.

  1. Cosa deve fare il donatore per donare in sicurezza?

Una volta arrivato al centro di raccolta, il donatore dovrà compilare il consueto questionario e sarà sottoposto a una visita medica. Se ritenuto idoneo, sarà fatto accomodare su una poltrona dove potrà donare in tutta tranquillità. Al termine della donazione, gli sarà consegnato un certificato di avvenuta donazione che potrà mostrare in caso di controllo nel tragitto verso casa.  Infine, lasciatemi ribadire una cosa: la solidarietà degli italiani è stata immensa e sono grato a chi ha risposto ai nostri appelli e a chi già compie periodicamente questo grande gesto. Un ringraziamento particolare, inoltre, vorrei rivolgerlo anche ai nostri volontari e a tutto il personale sanitario dei centri di raccolta che, in questo momento così difficile per tutto il Paese, stanno dando un apporto insostituibile e stanno dimostrando un immenso senso di responsabilità. Ora, l’importante è dare il proprio contributo in modo programmato e periodico anche nelle prossime settimane. Non facciamo mancare il nostro aiuto!

  1. La Lombardia, centro nevralgico di Avis per i numeri sulla raccolta e terra d’origine dell’Associazione è tra i territori più colpiti. Come stanno reagendo i donatori lombardi?

La situazione è sufficientemente tranquilla, avendo verificato che non vi sono connessioni tra virus e dono del sangue, si può tornare alla tranquillità. Vi era stato uno stop in zona rossa, ma anche lì stanno riprendendo con tutte le accortezze che stiamo suggerendo. Si può donare andando uno alla volta, senza accavallarsi, rispettando le file, ed evitando il dono in caso di sintomi febbrili, o se si è rientrati da poco dalla Cina. Dal punto di visa numerico non abbiamo risentito dell’emergenza nella maniera più assoluta, e addirittura arrivano molte sollecitazioni dal lodigiano per tornare a donare anche più di prima. La donazione mostra così anche la sua importanza sociale, poiché diventa un segnale di rivitalizzazione.

  1. Pensiamo alle reazioni medio e lungo periodo. Supponendo che tra qualche settimana la vita possa lentamente tornare alla normalità, tornerà normale da subito anche il flusso della raccolta sangue?

Sulla media durata lo scenario è imprevedibile, per tornare alla normalità bisognerà aspettare almeno fino a giugno. Per quanto riguarda la raccolta sangue nazionale non credo ci saranno contraccolpi, In queste ore abbiamo avuto nel sistema Sistra addirittura 5000 sacche di sangue e non era mai successo. Nei prossimi mesi l’importante sarà che i donatori possano rimanere sollecitati. Noi faremo altre campagne, poi naturalmente bisognerà monitorare gli ospedali che attualmente sono attivi soprattutto per l’emergenza Coronavirus. I donatori quindi, al ritorno della normalità dovranno mantenere viva questa forte volontà di donare. Non bisogna donare solo sangue intero ma soprattutto plasma, allo scopo di garantire i farmaci plasmaderivati. Uno scenario plausibile è che bisognerà porsi il problema delle chiusure possibili del mercato del plasma dagli Stati Uniti. Noi siamo dipendenti dagli Stati Uniti per quanto riguarda le immunoglobuline e quindi solo donando sempre più plasma sarà possibile produrre i farmaci plasmaderivati che servono a curare diverse tipologie di pazienti.

 

 

#escosoloperdonare, la campagna Avis nazionale per stimolare il dono in tempo di Coronavirus, coinvolge testimonial di eccezione

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C’è bisogno di appelli in favore del dono del sangue da tutti i fronti in questo momento, e Avis Nazionale ha iniziato un gran bel lavoro sui social, proprio per andare a stimolare le fasce di popolazione più giovani. Nel nostro tempo, come dimostra la recente raccolta fondi di grande successo lanciata da Fedez e Chiara Ferragni in favore dell’Ospedale San Raffaele di Milano, l’apporto dei volti conosciuti della televisione o dello spettacolo per convogliare messaggi di solidarietà e utili per la comunità, ha sempre una presa importante, un grande appeal, un’efficace potenza di engagement.

Ecco perché salutiamo con favore, e riproponiamo, i video che per Avis ha prodotto Vittoria Cabello, presentatrice e già giornalista del popolare programma Tv Le Iene, all’interno della campagna social #escosoloperdonare ideata dalla più grande associazione di donatori italiana. Ecco le sue belle parole:

Anche Lodovica Comello, showgirl e cantante molto nota tra i giovanissimi, ha offerto il suo prezioso contributo con un video ad hoc per #escosoloperdonare

#escosoloperdonare è la regola, e chiunque è nelle condizioni di salute per poter offrire il proprio contributo, è bene che cerchi il centro trasfusionale più vicino su GeoBlood, si prenoti subito, e segua tutte le regole per donare in tutta sicurezza.

Coronavirus, ecco le nuove misure per i donatori contenute nella circolare del 9 marzo: collaborazione e impegno per garantire le donazioni in tutta sicurezza

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In queste ore di transizione altro non si può fare che seguire i continui aggiornamenti che arrivano dalle autorità centrali. E se sul piano dei comportamenti da seguire come comunità nella vita civica bisogna attenersi alle indicazioni del governo e restare in casa, per quanto riguarda il dono e le operazioni necessarie affinché il sistema trasfusionale nazionale possa garantire le scorta di sangue e di emoderivati a chi ne ha bisogno è importantissimo seguire le indicazioni provenienti dal Centro nazionale sangue (in collaborazione con il Ministero della Salute), e dalle associazioni di donatori.

Per quel che riguarda le misure ufficiali che è necessario tenere in considerazione per i donatori, dopo l’aggiornamento dei giorni passati, ecco le ultimissime misure, necessarie affinché le operazioni di dono, che ribadiamo, sono necessarie e da portare avanti con la solita perseveranza e con la giusta attenzione per le esigenze di tutti, si svolgano come sempre in totale sicurezza e serenità. Ecco dunque i principali passaggi del comunicato ufficiale del 9 marzo 2020:

Le nuove disposizioni, che hanno una natura solo precauzionale, non essendoci casi documentati di trasmissione trasfusionale del virus, tengono anche conto dei provvedimenti, presi a livello nazionale, finalizzati all’individuazione dei soggetti a rischio e che applicano ai medesimi urgenti misure di contenimento.

Non si fermano le attività di raccolta in tutto il territorio nazionale e si ritengono consentiti gli spostamenti del personale addetto alla raccolta e dei donatori che si recano presso le sedi di raccolta pubbliche e associative, dal momento che la donazione del sangue è da considerarsi inclusa tra le “situazioni di necessità” di cui al DPCM del 08.03.2020, come da nota della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute.

Tenuto conto che le attività sanitarie di donazione e raccolta del sangue e degli emocomponenti sono livelli essenziali di assistenza (art. 5, legge 219/2005) che garantiscono la continuità del supporto trasfusionale a oltre 1.800 pazienti al giorno sul territorio nazionale, con la circolare del 09 marzo 2020, si raccomanda quanto segue:

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi importati attivando la sorveglianza anamnestica del donatore di sangue per viaggi nella Repubblica Popolare Cinese;

– rafforzare le misure di sorveglianza sui possibili casi con anamnesi positiva per contatti con soggetti con documentata infezione da SARS-CoV-2;

– rafforzare le misure di sorveglianza chiedendo al potenziale donatore, al momento della presentazione per la donazione, se abbia già ottemperato all’eventuale obbligo della misura di isolamento fiduciario domiciliare, ove prevista;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dal rientro per i donatori che abbiano soggiornato nella Repubblica Popolare Cinese;

applicare il criterio di sospensione temporanea di 14 giorni dopo la possibile esposizione al rischio di contagio per contatto con soggetti con infezione documentata da SARS-CoV-2;

– applicare il criterio di sospensione temporanea di almeno 14 giorni dalla risoluzione dei sintomi o dall’interruzione dell’eventuale terapia per i donatori con anamnesi positiva per infezione da SARS-CoV-2 (infezione documentata oppure comparsa di sintomatologia compatibile con infezione da SARSCoV-2);

– sensibilizzare i donatori ad informare il Servizio trasfusionale di riferimento in caso di comparsa di sintomi compatibili con infezione da SARS-CoV-2 oppure in caso di diagnosi d’infezione da SARS-CoV2 nei 14 giorni successivi alla donazione (post donation information);

invitare il personale operante presso i Servizi trasfusionali e le Unità di raccolta ad attenersi scrupolosamente a comportamenti finalizzati a prevenire la diffusione delle infezioni respiratorie, ivi compresa l’infezione da SARS-CoV-2.

Al fine di evitare l’aggregazione dei donatori nei locali di attesa e, di conseguenza, consentire il mantenimento della distanza di sicurezza interpersonale (almeno 1 metro), si raccomanda di:

ricorrere preferenzialmente alla chiamata-convocazione programmata dei donatori al fine di regolare il numero degli accessi; ai fini della prevenzione del fattore di rischio rappresentato dal contatto stretto con soggetto affetto da COVID-19;

– adottare misure di triage preliminare del donatore in occasione del contatto telefonico come da indicazioni di cui all’algoritmo condiviso con il CIVIS;

In nero, abbiamo sottolineato quelli che secondo noi sono i passaggi più importanti. Per quanto riguarda l’ultimo punto, ovvero l’algoritmo condiviso tra Cns e Civis, eccolo in figura 1.

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Fig. 1

Donare, lo ripetiamo ancora, è sempre importantissimo. Prenotatevi per farlo in assoluta assenza di rischio.

I media, le associazioni e le istituzioni rassicurano su sicurezza e necessità di donare regolarmente: il video di Vanda Randi, direttore del Centro Regionale Sangue della Regione Emilia-Romagna

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Dopo l’appello del presidente di Avis Gianpietro Briola, che è servito a rassicurare possibili donatori o donatori già associati su quanto sia totalmente sicuro andare a donare – appello che su Buonsangue abbiamo ripreso lo scorso lunedì 24 febbraio – istituzioni, associazioni e media si sono attivati per rafforzare le parole di Briola e prevenire eventuali cali d’affluenza nei centri trasfusionali.

Sono infatti tantissimi i media locali nelle regioni sotto osservazione che hanno ribadito come i protocolli di sicurezza attivati dal governo non debbano in alcun modo frenare la voglia dei donatori e il loro senso di responsabilità: lo ha fatto, per esempio, Venezia Today richiamando in causa le parole del presidente di Avis regionale Giorgio Brunello, ed elencando tutte le procedure di sicurezza che vengono attuate per garantire la massima sicurezza a donatori e pazienti, e lo ha fatto Cremona Oggi, riportando le parole del presidente di Avis Lombardia Oscar Bianchi, atte a ricordare che già tra i donatori vige il criterio di autosospensione in caso di sintomi di raffreddore, giacché si dona il sangue solo quando si è in buona salute.  Anche in Friuli, si è espresso il presidente dell’Associazione Friulana Donatori Sangue Roberto Flora, che ha invitato i corregionali a “una donazione responsabile in questo delicato momento”.

Su Il Giorno è stato giustamente ribadito che le donazioni in Lombardia sono sospese soltanto nella “Zona Rossa” e che anzi è opportuno mantenere comportamenti in linea con le proprie abitudini, ma per fortuna sono tantissimi gli appelli al dono volti a tranquillizzare e informare i cittadini che si possono trovare in rete, in un momento in cui l’informazione è controversa e piuttosto caotica e il rischio di una psicosi generale è piuttosto elevato.

Per sentire cosa accade nei centri trasfusionali direttamente da un’autorevolissima addetta ai lavori, ecco il video che la dottoressa Vanda Randi, direttore del Centro Regionale Sangue della Regione Emilia-Romagna e del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Area metropolitana bolognese, ha girato per la testata http://www.med24channel.tv/:

In Toscana, invece, per convogliare il messaggio rassicurante e spingere i donatori a donare, si è scelto il volto di un testimonial molto conosciuto in regione, l’attore comico Gaetano Gennai, spesso impegnato nel cinema comico con Leonardo Pieraccioni e donatore di sangue.

Ecco le sue parole:

In attesa dei prossimi sviluppi, e si spera, di una reazione collettiva responsabile alle notizie diffuse dai media e alle politiche di governo, è importante che almeno la raccolta sangue non riceva contraccolpi negativi.

Il “Fil Rouge” che ci porterà con Avis al World Blood Donor Day 2020. Tutti i progetti e gli eventi legati al mondo Avis

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Non manca molto, e per il mondo trasfusionale italiano il tempo che manca al World Blood Donor Day 2020 organizzato dall’Italia non sarà un tempo morto, ma anzi, un cammino di avvicinamento ricco di momenti da condividere ed eventi da vivere insieme.

Per fotografare sotto un’unica immagine questo percorso, Avis ha creato “Fil rouge”, l’espressione sotto cui sono catalogati tutti gli appuntamenti che caratterizzeranno il 2020 fino e oltre il 14 giugno, data in cui andranno in scena le celebrazioni ufficiali per la Giornata Mondiale del donatore.

Ma “Fil rouge” è qualcosa di più di un calendario di eventi. È proprio una piattaforma di valori e contenuti, e in più un vero e proprio tutorial per creare aventi locali che potranno ambire a guadagnarsi il bollino rosso e rientrare nel programma finale. Per poter spiegare questa operazione nel dettaglio Avis ha creato un manuale che si può guardare e consultare a questo link:

https://www.avis.it/wp-content/uploads/2020/02/manuale_fil_rouge_11_02_2020_sito.pdf

“Fil Rouge” è fatto di convegni, seminari, corsi di formazione, ma anche manifestazioni sportive o di intrattenimento come spettacoli teatrali, concerti e concorsi creativi, ed è una grande occasione di condivisione di progetti, azioni concrete e momenti indimenticabili dedicati al dono del sangue in tutte le zone d’Italia.

A oggi, sono già tantissimi gli eventi in programma, e ve li mostriamo in basso nelle figure 1, 2 e 3.

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AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge (1)

Fig.2

AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue Fil rouge

Fig.3

 

Il dono del sangue e i giovani. Niente funziona meglio delle storie per trasmettere e far sedimentare certi valori

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Il dono del sangue come visione solidale. Il dono del sangue come benessere per chi compie il gesto. Il dono del sangue come consapevolezza di vivere in una comunità. Sono solo alcune delle mille accezioni per cui è giusto donare il sangue e promuovere il dono. Ma affinché la sensibilizzazione e le forme di promozione abbiano successo nel lungo periodo e possano sedimentare in ciascuno di noi, è molto importante che i primi approcci tra il dono e i membri della comunità avvengano sin dai tempi della scuola.

Subentra un ricordo personale. Mi sembra ancora fosse ieri quando alla fine degli anni ottanta, a 12 anni, frequentando la seconda media (che oggi si chiamerebbe scuola secondaria di primo grado) con il resto della classe andai nell’ala trasfusionale dell’ospedale della mia città, Martina Franca in Puglia, per svolgere delle analisi rituali del sangue. Fu un giorno teso ma intenso, perché sulle prime subentrò la paura dell’ago, un timore presto superato dal desiderio, tra noi maschietti così giovani e già vogliosi di essere uomini veri, di mostrarci coraggiosi e impavidi verso il dolore. Un dolore, invero, davvero trascurabile. Ci vollero pochi minuti per riempire la sacca di sangue, per premere giusto qualche secondo il cotone col disinfettante sul minuscolo forellino lasciato dall’ago e addentare un cornetto alla crema sorseggiando un succo di frutta.

Fatto, battesimo del fuoco.

Un’esperienza forte allietata dall’idea che poi tutti noi avremmo ricevuto le analisi e conosciuto i nostri valori, e soprattutto allietata dal fatto che proprio quel giorno io e i miei compagni scoprimmo che il sangue si poteva anche donare. Che cosa incredibile! A quei tempi, mi pare, l’attenzione per i temi sociali era riservata a poche campagne pubblicitarie specifiche, e all’interesse privato dei cittadini. Non c’era la stessa vastità informativa che la tecnologia consente oggi e che a volte può rivelarsi addirittura eccessiva. In sala tuttavia c’era un volontario, non ricordo se un medico o un donatore associato, che con pazienza spiegò a noi ragazzini che il nostro sangue, se sano, poteva entrare in circolo nei corpi altrui, e portare benefici. Era una scoperta non da poco, fortificata dal fatto che lui si diceva sicuro che quel passaggio di sangue da un corpo a un altro, poteva salvare una vita.

Da allora l’immagine semplificata di un po’ del mio sangue che entrava nelle vene di un’altra persona e contribuiva a risollevarla, non è mai più uscita dalla mia mente, e il merito fu della storia. C’era una storia. La storia chiara ed evidente con una problema da risolvere e un lieto fine. Per sensibilizzare, far comprendere l’importanza di certi valori, permettere che tali valori sedimentino, servono le storie. I valori non vanno trasmessi come dogmi da accettare per costrizione, ma insinuati sottoforma di storie, di esperienze vissute, di contesti concreti da rivivere attraverso le parole. Soprattutto con i giovani. E questo le associazioni lo sanno.

A Perugia la prossima assemblea generale Avis, con in mente il desiderio di valorizzare il sistema italiano e adottarlo nel mondo

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La notizia è arrivata, e ora non resta che attendere. L’assemblea generale Avis, giunta ormai all’edizione numero ottantacinque, si terrà a Perugia, nelle sale del Centro Congressi dell’Hotel Quattro Torri, dal 22 al 24 maggio 2020.

Il titolo? In linea con la giornata mondiale del dono del sangue, che arriverà poche settimane dopo il grande meeting e sarà organizzata dall’Italia: il claim di presentazione dell’iniziativa incarna un concetto chiaro e definito: “Un mondo di donazioni”, un augurio che descrive il peso e l’importanza internazionale di un gesto che non ha limiti al suo valore. È quello che noi di Buonsangue ci auguriamo, anche perché “Un mondo di donazioni” è un frase che sembra avere in sé la forza e l’energia necessaria per motivare e chiamare in causa i quasi due milioni di donatori di sangue periodici e associati che fanno parte di Avis.

Sul meeting di Perugia si è espresso il Presidente nazionale di Avis, Gianpietro Briola, che ha rilasciato una breve dichiarazione in cui si chiede soprattutto quale potrà essere in futuro il ruolo dell’Italia e del modello italiano, nel mondo. Riuscirà l’Italia, con il suo modello etico fondato sul dono anonimo, volontario, gratuito, associato e organizzato, a ergersi come modello guida nel meccanismo dell’approccio alla raccolta e nell’immaginario mondiale sull’importanza vitale del sangue come fonte di vita? «L’assegnazione da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) della prossima giornata mondiale – ha detto Briola – ci riempie certamente d’orgoglio ma ci spinge anche a riflettere sul nostro ruolo a livello nazionale e internazionale. I numerosi eventi in programma quest’anno, compresa la nostra Assemblea, costituiscono l’occasione per confermare che un modello incentrato sulla donazione associata, etica, non remunerata, periodica e responsabile è quello che offre maggiori garanzie – qualitative e quantitative – sia ai donatori sia ai pazienti».

I pazienti quindi rientrano a pieno titolo nel discorso centrale della più grande associazione italiana. È un bene, come spesso abbiamo documentato, perché è la loro salute il migliore stimolo per motivare la comunità a sensibilizzarsi, nonché il decisivo approccio a fortificare, sul piano della comunicazione dei dono e dei suoi valori, il legame esistente tra chi dona il sangue e chi invece, ne ha bisogno per sopravvivere.

Tutti a Perugia a fine maggio dunque, per un’assemblea generale che si preannuncia davvero interessante che più avanti racconteremo nei dettagli.


 

Contro le fake news, l’importanza dei valori del sistema di donazione italiano, che fa del dono periodico e programmato il suo cavallo di battaglia

 

FakeNews

Ne abbiamo già parlato in passato, ma purtroppo il fenomeno delle fake news legate alle trasfusioni di sangue continua a verificarsi fin troppo spesso. Il caso riportato ieri sul sito di Avis nazionale è tipico, e stavolta la segnalazione della bufala proviene da un giornale locale di Napoli, che spiega come la richiesta di aiuto e donazioni di sangue per il piccolo Riccardo Capriccioli malato di leucemia sia una fake news ancora in voga dal lontano 2007, fake che dopo 13 anni ancora entra di tanto in tanto nel flusso mediatico, che si tratti del web o delle catene di Whatsapp.

Ecco il messaggio che di solito entra in circolo, con tanto di lettering maiuscolo a richiamare in causa il grido di dolore e disperazione per il piccolo Riccardo, eventualità, per fortuna, assolutamente inesistente:

“Giralo per favore bimbo di 17 mesi necessita di sangue GRUPPO B POSITIVO per LEUCEMIA FULMINANTE. TEL. 3282694447 RICCARDO CAPRICCIOLI FAI GIRARE LA MAIL E’ URGENTE E IMPORTANTE … ti prego non fermarla…”

Cosa spinga le persone ha innescare circoli viziosi così deleteri e a zero gradi di ironia è molto difficile intuirlo, anche perché in una richiesta falsa di dono del sangue non si configura nemmeno l’opportunità di un guadagno illecito. Qualcuno potrebbe pensare a uno scatto alla riposta al numero indicato con uno spostamento di denaro, ma attualmente il numero risulta inesistente.

Uno scherzo del genere ha dunque il solo risultato di mettere a rischio la credibilità di appelli reali, i quali, in verità, andrebbero comunque evitati, giacché il sistema trasfusionale italiano, fatto della stragrande maggioranza di donatori periodici, prevede già a monte la gestione delle emergenze. Sia che si tratti di casi singoli, che di grandi emergenze collettive come catastrofi naturali, incidenti o attentati terroristici.

È per questo che il proprio il presidente di Avis nazionale Gianpietro Briola, ha sottolineato sul sito di Avis, attraverso un comunicato, l’importanza di puntare metodologicamente sul meccanismo della programmazione delle donazioni. “Un tema su cui – ha detto Briola – insieme a ministero della Salute e Centro nazionale sangue, da tempo ci stiamo impegnando per garantire scorte di emocomponenti che assicurino non solo le cure e l’assistenza per i pazienti, ma il regolare svolgimento delle attività ospedaliere. Il nostro sistema sangue funziona, i dati ci dicono che l’Italia è autosufficiente per quel che riguarda la raccolta dei globuli rossi, quindi l’impegno dei nostri donatori garantisce la copertura del fabbisogno nazionale”.

Parole chiare, volte a indebolire la componente emotiva o passionale che spinge alle donazioni per rinforzare la strada valoriale, quella della consapevolezza di ciò che ogni singolo dono può comportare per la salute dei pazienti. Pazienti che hanno bisogno di sangue tutti i giorni in tutto il paese, fiduciosi in un sistema che non senta il bisogno di inseguire le emergenze ma semmai di prevenirle, attraverso una coscienza a lungo termine e a una capacità organizzativa adeguata a un paese densamente popolato e complesso come il nostro.