Oggi è il World Blood Donor Day in tutto il mondo, e arrivano i bilanci del dono in Italia nella stagione appena conclusa

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Oggi in tutto il mondo si festeggia il World blood Donor Day, e le attività, le celebrazioni, e le campagne coinvolgeranno per più giorni le comunità di tantissimi paesi in tutto il mondo. Lo ricordiamo: il paese designato come “ospitante” in questa occasione è il Rwanda che, sorprendentemente, è uno dei pochissimi paesi in cui i droni trasporta sangue (che AbZero sta sviluppando in Italia) sono già attivi e salvano vite.

Nel 2020 come sappiamo bene sarà l’Italia il paese guida per la giornata mondiale del donatore, ed è una gran bella notizia. Il sistema trasfusionale italiano è tra i più efficienti ed etici in tutto il mondo, e gode di grande stima, considerazione e autorevolezza internazionale. Donazione anonima, gratuita, volontaria, associata e organizzata, con il massimo della sicurezza per donatore e ricevente: è questo il paniere di valori su cui si insisterà per tutto l’anno in Italia e all’estero, e a tale scopo i lavori di preparazione al 14 giugno 2020 sono già iniziati in occasione della serie di incontri istituzionali che si sono svolti a Roma mercoledì 12 giugno.

“Abbiamo chiesto al presidente della Camera – ha dichiarato il presidente AVIS Gianpietro Briola – la massima collaborazione delle Istituzioni per la buona riuscita del World Blood Donor Day 2020 che si terrà in Italia. Sarà infatti un’occasione molte importante per il nostro Paese, anche per evidenziare le peculiarità del modello italiano, incentrato sulla donazione gratuita e non remunerata. Proprio su questo tema, abbiamo riaffermato al presidente Fico la necessità che il sangue e il plasma rimangano beni pubblici, per arrestare alcune tendenze – presenti in Europa – alla remunerazione dei donatori”.

Ma gli incontri del 12 giugno, alla presenza delle maggiori cariche politiche nazionali e del sistema sanitario, sono serviti anche per tracciare un bilancio sulla donazione nel nostro paese nel 2018, con numeri e tendenze che offrono un quadro chiaro ed esauriente dei punti forti e delle criticità.

Ecco, dal comunicato stampa del Centro nazionale sangue, la situazione nel dettaglio, con alcuni passaggi chiave evidenziati da noi.

I numeri

Dopo anni con il segno meno, torna a salire il numero dei donatori di sangue, che nel 2018 sono stati 1.682.724, con un aumento dello 0,2% rispetto all’anno precedente.

I nuovi donatori sono poco più di 371mila, in calo del 3,7%, mentre il 91,7% del totale è rappresentato da donatori iscritti alle associazioni di volontari. Sono in leggero calo anche i pazienti trasfusi, che nel 2018 sono stati circa 630mila contro i 637mila dell’anno precedente. In totale le trasfusioni effettuate durante l’anno sono state quasi 3 milioni. L’inversione di tendenza non riguarda i donatori in aferesi, la procedura che permette di donare soltanto alcune parti del sangue intero come il plasma e le piastrine, che sono stati 202mila, con un calo dell’1,6%. Nel 2018 sono stati comunque raccolti 840mila chilogrammi di plasma, 4mila in più rispetto all’anno precedente, pienamente in linea con gli obiettivi del Programma Nazionale Plasma. Per il sangue è stata garantita anche lo scorso anno l’autosufficienza totale, che per i derivati del plasma è circa al 70%.

I donatori invecchiano

I donatori nella fascia di età tra 18 e 25 anni sono in calo costante dal 2013, e nel 2018 sono risultati poco più di 210mila, il 12% del totale. Stesso trend per quelli tra 26 e 35 anni, che erano lo scorso anno 290mila, circa il 17%. Specularmente, per effetto dell’invecchiamento della popolazione, crescono invece i donatori nelle fasce più ‘anziane’: nelle fasce 36-45 e 46-55 sono rispettivamente il 25% e il 29%

Mancano i medici

Il sistema trasfusionale in Italia conta su oltre 270 Servizi Trasfusionali ospedalieri. Dal 2017 al 2018 il numero totale di professionisti si è ridotto in 10 Regioni di 64 unità. Nei prossimi dieci anni si stima un fabbisogno di circa 500 unità di medici specialisti a causa del turnover.

Queste le tendenze della stagione appena conclusa, un mix di numeri, buone notizie e criticità che hanno lanciato l’apertura del nuovo portale governativo per donatori che si può consultare al link seguente:

http://www.donailsangue.salute.gov.it/donaresangue/homeCns.jsp

Molto interessante, a nostro parere, la parte informativa declinata direttamente per categoria di utenti, in grado di mettere in evidenza, sin dal principio e con chiarezza, le diverse necessità di donne, donatori giovani e donatori stranieri, dei tantissimi che hanno tatuaggi e piercing e di chi invece dona già da molto tempo.

Le dichiarazioni delle autorità

Molte le dichiarazioni degne di nota dei presenti, a commento dei temi emersi durante il dibattito:

Sulla necessità di equilibrare e gestire bene le risorse si è espresso Giancarlo Liumbruno, Direttore Generale del Centro Nazionale Sangue: “Viviamo in una situazione di sostanziale equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere al sistema della compensazione. E’ importante che tutte le Regioni garantiscano una organizzazione della rete regionale di medicina trasfusionale tale da mantenere costanti i livelli di raccolta di plasma e sangue, ad esempio diversificando gli orari di apertura dei centri di raccolta per venire incontro alle esigenze dei donatori. Per quanto riguarda la carenza di medici, che sconta anche l’assenza di una specializzazione in Medicina trasfusionale, abbiamo chiesto agli Assessorati alla Salute delle Regioni, insieme ai presidenti dei collegi dei professori di Ematologia e Patologia Clinica di aumentare la disponibilità di borse di studio per queste specialità per coprire gli organici anche nei Servizi trasfusionali”.

Chiusura del cerchio affidata invece al ministro della Salute Giulia Grillo, brava a fotografare l’importanza delle associazioni anche in chiave di preparazione al futuro che verrà. “Le trasfusioni e le terapie salvavita con i farmaci derivati del plasma sono inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza, ma solo grazie allo sforzo dei donatori e delle loro associazioni è possibile garantirle quotidianamente ai pazienti – ha ricordato il ministro – e dobbiamo tutti lavorare per sostenere e sviluppare il sistema sangue italiano, recentemente riconosciuto come un modello da seguire anche dall’Oms, che ci ha affidato l’organizzazione dell’evento globale della Giornata Mondiale dei Donatori del 2020”.

Portare i giovani nei centri trasfusionali, rafforzare la plasmaferesi, rafforzare la presenza del copro medico. Questi, dall’analisi, i focus su cui lavorare verso il World Blood Donor Day del 14 giugno 2020, obiettivi raggiungibili solo con una collaborazione fattiva tra tutti gli interpreti del sistema trasfusionale, ovvero tecnici, associazioni e politica, tre gambe a cui si devono doverosamente aggiungere i media. Tutti, noi compresi, dovremo fare il massimo per contribuire alla causa comune.

Inizia a Roma la lunga serie di eventi in vista del World Blood Donor Day 2019

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Proprio come negli anni scorsi, anche il programma istituzionale del World Blood Donor Day 2019 che cadrà il 14 giugno ha un evento clou di preparazione, un incontro a Roma che avrà come protagonisti le associazioni di donatori e le più alte cariche politiche e le maggiori autorità nazionali in fatto di sistema sangue e sistema sanitario.

I lavori in corso iniziano infatti già oggi mercoledì 12 giugno, con tavoli importanti di programmazione e dialogo nei quali sarà ribadita la necessità forte che politica, settore sanitario e volontari continuino a operare insieme, alimentando il dibattito e la collaborazione nel nome degli obiettivi condivisi in fatto di autosufficienza ematica, di sicurezza e di gestione ottimizzata delle trasfusioni.

Ecco allora i dettagli su come di svolgerà la giornata odierna di incontri:

– In mattinata, presso l’infermeria della Camera dei deputati, va in scena la consueta donazione di sangue dell’Intergruppo donatori.

– Alle ore 10.30, il presidente di AVIS NAZIONALE, Gianpietro Briola, incontra il presidente della Camera, l’onorevole Roberto Fico.

– Alle ore 11.30, al Ministero della Salute – Auditorium ‘C. Piccinno’- Lungotevere Ripa 1 a Roma, è in programma la conferenza stampa “Safe blood for all. Share blood, give-life – I numeri del sistema sangue e le iniziative per la Giornata Mondiale dell’Oms”, una grande ricognizione generale sul tema sangue nel mondo e nel nostro paese, organizzata dal Centro nazionale sangue in collaborazione con le principali associazioni e le federazioni di donatori del sangue e di pazienti.

Per le conclusioni è stata invitata l’onorevole Giulia Grillo, che come sappiamo bene è il ministro della Salute.

Come sopra accennato, uno dei focus principali è poi la presentazione dei tanti eventi targati WBDD 2019 in tutto il paese, che saranno tantissimi e coinvolgeranno un gran numero di donatori, un vero e proprio “esercito” chiamato in causa nel giornata in cui in cui in tutto il mondo i valori del dono anonimo, gratuito, volontario e organizzato hanno l’occasione di essere raccontati e descritti a largo raggio, con la maggior copertura mediatica, e, si spera, con un grado ancora maggiore di approfondimento e coinvolgimento di come accade di solito.

Ecco qualche esempio di eventi previsti nel paese, oltre a ciò che succede a Roma:

A Savona, in Liguria, moltissimi centri resteranno aperti per la raccolta sangue:

http://www.savonanews.it/2019/06/10/leggi-notizia/argomenti/solidarieta-1/articolo/giornata-mondiale-del-donatore-di-sangue-ecco-i-centri-aperti-nel-savonese.html

A Letojanni, in Sicilia provincia di Messina, la giornata del dono sarà festeggiata con un torneo di calcio comunale:

Letojanni. “Segna col cuore”, il gruppo Fratres celebra la Giornata mondiale del donatore

A Pescara, sarà uno spettacolo teatrale ad accompagnare il giorno mondiale del dono e dei donatori:

http://www.ilpescara.it/eventi/giornata-mondiale-donatore-fidas-spettacolo-teatrale.html

Infine a Perugia, come riportato anche dal sito DonatoriH24, il programma durerà un lungo week-end con sport, musica e incontri al centro del programma:

Sport, musica e promozione della cultura del dono Avis Perugia verso la Giornata mondiale del donatore

Non resta che informarsi su cosa succederà vicino a ognuno di noi, e prendere parte agli eventi da protagonisti, da donatori già attivi o da donatori futuri.

 

La bellissima campagna “Donare il sangue è importante come bere l’acqua”, si arricchisce di un nuovo tassello: lo spot video

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Ne avevamo già parlato lo scorso 6 maggio in un ampio pezzo di approfondimento, ma da qualche giorno alla campagna di sensibilizzazione “Donare il sangue è importante come bere l’acqua” si è aggiunto un nuovo tassello, ovvero uno spot video nato nel comune di Luras i provincia di Sassari per merito della volontaria Avis Roberta Zedde e in collaborazione con Acqua Smeraldina.

L’idea alla base della campagna è semplice ma fondamentale, e contribuisce a rinverdire un messaggio che su Buonsangue sottolineiamo ormai da molto tempo, ovvero l’identificazione tra dono del sangue a gesti naturali per la natura umana, come respirare o bere.

Così, nel video che si può vedere in basso, la protagonista dello spot ha segnato sul promemoria del suo telefono cellulare una serie di azioni, normali, quotidiane, come fare il letto, guidare la macchina, fare la spesa, abbracciare i suoi figli. E naturalmente donare il sangue.

“Fin dalla sua nascita l’Avis conserva tra i suoi compiti principali, oltre la promozione della cultura del dono e della solidarietà, la promozione di uno stile di vita sano e positivo”, si dice in un passaggio del video, che si conclude così: “In quest’ottica nasce l’idea di mettere in relazione i beni fondamentali per l’umanità, l’acqua e il sangue, come sorgenti di vita. La vita umana è frutto di un dono, l’acqua dona la vita, e noi possiamo donare la vita donando il nostro sangue.”

Un spot – messaggio forte e condivisibile, che su YouTube è stato pubblicato da Avis Provinciale Olbia Tempio, e che ci auguriamo, a pochissimi giorni dal World Blood Donor Day 2019, possa essere visto, condiviso e ripetuto in altre zone d’Italia e del mondo. Intanto condividiamolo noi, con l’hashtag #DonareNaturaleComeBerelAcqua.

Buona visione a tutti.

Il 15 giugno a Livorno la Giornata regionale della donazione, con le maggiori autorità della Regione Toscana pronte a discutere e programmare il futuro del dono

PROGRAMMA- GIORNATA DONAZIONE SANGUE 15 GIUGNO1

Anche per quest’anno la Regione Toscana si muove con grande impegno nella settimana che in tutto il mondo, in coincidenza con il World Blood Donor Day (il 14 giugno), è la più importante dell’anno per il dono, per i suoi valori fondativi, e per tutti i milioni di persone che rendono possibile, nel nostro paese, l’esistenza di un sistema sangue efficiente e sempre pronto a migliorarsi nel futuro.

Il 15 giugno infatti, in un luogo istituzionale di assoluto rilievo e apparentemente lontano dal mondo della donazione come l’Accademia Navale di Livorno, si celebrerà la Giornata regionale della donazione, un giorno speciale in cui si parlerà molto di futuro, degli scogli da affrontare, e delle rotte da seguire.

Già lo scorso anno noi di Buonsangue avevamo già potuto seguire i lavori in occasione dell’incontro organizzato il 18 giugno 2018 a Firenze, meeting che servì a tracciare un bilancio del lavoro svolto in Toscana nell’intera annata e a fissare gli obiettivi per il 2019, che avranno ancora come tema principale la gara sulla plasmaderivazione. Quest’anno, infatti, la Giornata regionale della donazione è organizzata in Toscana assieme alle Regioni che fanno parte dell’Accordo Planet (Lazio, Marche e Campania), e a esprimersi ci saranno molti ospiti importanti.

Dal momento in cui si leverà l’ancora, dunque, avremo la possibilità di sentire gli interventi di Simona Carli, Direttore del Centro regionale sangue Toscana, di Gianfranco Massaro, Presidente Fiods, di Stefania Vaglio e Giovanna Salvoni, rispettivamente direttrici del Centro regionale sangue Lazio e del Centro regionale sangue Marche, fino al mister campione del Mondo Marcello Lippi e all’Assessore al Diritto alla salute, al welfare e all’integrazione socio-sanitaria Stefania Saccardi.

La sinergia con l’Accademia Navale di Livorno dunque non è soltanto basata sul fattore ospitalità, perché tutto il programma e la scaletta degli interventi, come possiamo osservare in figura 1 nella locandina di presentazione, segue perfettamente i movimenti della nave militare in navigazione in mare aperto, dal momento di levare l’ancora in poi. Ed è chiara la metafora con il ruolo delle tre gambe che sostengono il sistema sangue, impegnate da anni in una navigazione equipaggiata, addestrata, forte, ma inevitabilmente esposta a dei pericoli de mare aperto, del futuro, pericoli che bisognerà affrontare durante il lungo tragitto, prima di arrivare a destinazione.

Per il sistema sangue ancora un giorno da vivere e raccontare, di cui forniremo un report il più possibile approfondito e dettagliato.

PROGRAMMA- GIORNATA DONAZIONE SANGUE 15 GIUGNO

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Una gran bella notizia: assegnato all’Italia il World Blood Donor Day 2020

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Non abbiamo quasi fatto in tempo a dare l’annuncio del World Blood donor Day 2019 che si terrà in Rwanda con il suo focus sui temi della sicurezza e del principio fondamentale dell’accesso a trasfusioni dello stesso livello in tutto il mondo, e già arriva una nuova notizia stupefacente: il World Blood Donor Day 2020, quello della prossima stagione, si terrà in Italia, e a comunicarlo è una fonte più che ufficiale, ufficialissima, come il Ministero della salute.

Qui Il comunicato intero.

Ecco in figura 1 il post Facebook con cui il Centro nazionale sangue ha invece dato la notizia sui social, ribadendo la grande fiducia che la WHO (World Health Organization) nutre per il sistema sangue italiano, tra i più affidabili, stimati e imitati in tutto il mondo.

Centro Nazionale Sangue Home

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Grande orgoglio per il ministro della Salute Giulia Grillo, che nella sua dichiarazione ha espressamente chiamato in causa i valori basici della donazione italiana. “L’Oms ha apprezzato l’autorevolezza e l’efficacia della proposta italiana – ha dichiarato – L’assegnazione dell’evento globale è un riconoscimento alla qualità del nostro sistema sangue e alla generosità dei nostri donatori, che insieme riescono a garantire l’autosufficienza all’Italia sia per gli interventi urgenti che per migliaia di pazienti che dipendono quotidianamente dalle trasfusioni e dai medicinali plasmaderivati. Sarà anche l’occasione per promuovere in tutto il mondo il modello del sistema sangue italiano che grazie alla donazione volontaria, anonima, non remunerata, responsabile e periodica garantisce terapie salvavita a tutti i pazienti che ne hanno necessità. Il successo arriva a pochi giorni dall’approvazione da parte dell’Oms della risoluzione italiana sui farmaci, ed è un segno ulteriore della considerazione di cui gode il nostro Paese per le politiche della salute”.

L’Italia infatti, e questo va sempre ricordato e ribadito, da diverse stagioni presiede la Fiods grazie alla figura di Gianfranco Massaro, si muove con costanza da moltissimi anni in aiuto delle nazioni in via di sviluppo come El Salvador, Afghanistan, Vietnam e tantissimi altri, provando a migliorare i sistemi trasfusionali interni, inviando grandi quantità di farmaci plasmaderivati ed esportando formazione. Tra tante cose da migliorare, ecco finalmente un’eccellenza italiana da tenere in gran conto.

La Santo Stefano Avis di Porto Potenza Picena campione d’Italia di basket in carrozzina. I valori del dono e quelli dello sport paraolimpico insieme verso il cambiamento

La Santo Stefano Avis di basket in carrozzina campione d Italia AVIS Associazione Volontari Italiani del Sangue

Nell’ultimo mese se n’è parlato moltissimo, e questa è una sorpresa. Ma quando i valori del dono del sangue si legano con la forza e la tenacia di chi si dedica anima e corpo allo sport pur dovendo superare dei limiti in apparenza insormontabili come fanno i campioni paraolimpici, anche ottenere spazio sui grandi media non è più impossibile.

Cos’è accaduto? Pochi giorni fa la Santo Stefano Avis di Porto Potenza Picena, bellissima cittadina marchigiana in provincia di Macerata, è diventata campione d’Italia nel massimo campionato di basket in carrozzina. Sul piano sportivo, è stata una sorpresa, perché i marchigiani sono riusciti a vincere le prime due gare della finale in trasferta contro la favoritissima UnipolSai Briantea84 Cantù, campione in carica e sulla carta squadra dai valori tecnici superiori.

Ma la Avis di Porto Potenza Picena ha realizzato l’impresa, un secco 3-0 che sembrava impossibile quando, alla vigilia della finale, il campionato di basket in carrozzina è stato celebrato sul Corriere della sera sul blog “Invisibili” del giornalista Claudio Arrigoni.

Arrigoni ha ragione; nulla più dello sport paraolimpico che diviene un evento seguito da centinaia di persone in diretta e con l’occasione di arrivare in televisione grazie all’impegno della Rai, può farsi agente di un cambiamento sociale che deve mirare sempre di più a ribadire i valori dell’integrazione, della condivisione e dell’empatia.

Ecco perché Avis, sembra chiaro, ha deciso di legare il proprio nome a una squadra sportiva come quella di Porto Potenza Picena, proprio come si legge sul sito di Avis nazionale nel pezzo che celebra il trionfo sportivo: “La nostra mission associativa – avevano commentato i dirigenti Avis – è strettamente legata ai concetti di solidarietà, stile di vita sano e aggregazione, che si realizzano anche nello sport. In questo senso l’esperienza del Santo Stefano è particolarmente significativa e importante, rappresentando appieno questi valori”.

Tanti i network che hanno parlato della vittoria dei marchigiani, a partire dai tematici sportivi Sport24h.it e basketworldlife.it, fino al Corriere Adriatico.

Ecco, in questo video dal taglio emotivo, le immagini della festa:

La studentessa americana che vende plasma per lo shopping, case-history che spiega bene il valore del sistema italiano

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Proprio a pochissimi giorni dal World Blood Donor Day 2019, che come sappiamo sarà dedicato al tema della sicurezza trasfusionale di pari livello in ogni parte del mondo, e al gesto della donazione di sangue ed emoderivati utile per salvare vite umane (“By donating blood, you can save lives!”), ecco che fa il giro del mondo una notizia dal sapore opposto, in grado di spiegare bene le controindicazioni di una eventuale liberalizzazione della donazione come mera compravendita, e del sangue e del plasma come semplici beni di mercato, cosa che già avviene in alcuni paesi occidentali, ad esempio gli Stati Uniti.

Carisa Baker, studentessa americana di 20 anni, ha infatti raccontato alla testata Metro di New York la sua storia personale, che è una donazione di plasma a pagamento. Da ormai un anno, Carisa “dona” il plasma almeno due volte a settimana, a un prezzo di 20 dollari per la prima donazione e 50 per quella successiva. Lo scopo? A suo dire non esattamente quello indicato nella campagna mondiale del prossimo 14 giugno, bensì un obiettivo molto più materiale: comprare vestiti. Clarissa racconta a Metro di essere ossessionata dallo shopping, e i guadagni aggiuntivi ottenuti grazie al plasma vanno così a integrare come studentessa lo stipendio da baby-sitter.

Ma non si tratta solo di moda. Carisa, in altri passaggi dell’intervista, dice di essere assolutamente consapevole che il suo plasma aiuterà delle persone, e non ritiene affatto che le trasfusioni così frequenti potranno generare in lei effetti collaterali.

Fuori da ogni giudizio e ogni moralismo, la storia di Carisa ripresa in Italia da testate come Il Giornale e Il Mattino di Napoli, è un chiaro esempio di ciò che le associazioni di donatori e le istituzioni del sangue del nostro paese lavorano per evitare. In Italia, come sappiamo, il plasma si raccoglie in conto lavoro, ovvero viene trasferito alle aziende di plasma-lavorazione accreditate per essere trasformato in plasmaderivati e in farmaci salvavita, che poi vengono restituiti al sistema sanitario nazionale. Il plasma, in altre parole, resta pubblico, e ciò è un chiaro punto forte a favore della sicurezza.

Torna alla mente, dunque, l’inchiesta del New York Times dello scorso febbraio, che su Buonsangue abbiamo ampiamente riportato e commentato, e che metteva in luce tre importanti questioni etiche in un quadro economico fin troppo chiaro, con il mercato mondiale del plasma destinato a crescere e superare nei prossimi anni i 20 miliardi di dollari. Qual è il ruolo della povertà nella raccolta plasma a pagamento? Qual è l’impatto sulla salute per i donatori scriteriati? Come mai, proprio come nel caso della studentessa americana, nel linguaggio di chi “dona” plasma a pagamento è così forte il bisogno di controbilanciare il meccanismo commerciale con l’abito della solidarietà?

Temi complessi, che speriamo di poter raccontare soltanto come esempi da tenere in conto per capire qual è il valore del sistema italiano basato su donazione anonima, gratuita, volontaria, associata e organizzata, e mai come un dibattito d’attualità sulla minaccia di intraprendere la stessa strada.

 

“Sangue sicuro per tutti”. Arriva il World Blood Donor Day 2019, e il focus è sulla sicurezza della trasfusione in tutto il mondo

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Come ogni anno ci avviciniamo alla “Giornata mondiale del donatore di sangue ed emoderivati 2019”, che come da tradizione cadrà il 14 giugno prossimo. È una data molto importante, ovvio, ma non soltanto per il valore simbolico che incarna e per il fatto che la celebrazione serve a richiamare l’attenzione di tutti su un gesto che – come diciamo sempre – ci auguriamo possa presto divenire naturale e automatico come bere acqua o respirare, ma anche perché attraverso la concentrazione di sguardi verso un unico riflettore è possibile convogliare al pubblico mondiale alcuni concetti più complessi legati al dono.

La campagna di quest’anno, voluta fortemente dalla World Healt Organization, è incentrata sulla sicurezza, e si intitola “Sangue sicuro per tutti”, a riprova dell’enorme attenzione che le istituzioni ai massimi livelli riservano alla raccolta sangue volontaria e non retribuita, affinché sia i donatori che i riceventi possano contare, sempre e in ogni paese del mondo, su più alti standard di sicurezza nel momento in cui si dedicano a una pratica trasfusionale.

Gli obiettivi della campagna di quest’anno, come indica il sito della WHO peraltro caratterizzato da una splendida animazione, sono:

  1. Celebrare e ringraziare le persone che donano il sangue e incoraggiare coloro che non hanno ancora donato il sangue a iniziare a farlo;
  1. Sottolineare la necessità della donazione di sangue per tutto l’anno, per mantenere forniture adeguate, e facilitare l’accesso universale e tempestivo a trasfusioni di sangue sicure;
  1. Focalizzare l’attenzione sulla salute dei donatori e sulla qualità delle cure come fattori critici per costruire il loro impegno e spingerli a donare regolarmente;
  1. Dimostrare la necessità dell’accesso universale alle trasfusioni di sangue sicure e fornire sostegno sul piano dell’assistenza sanitaria efficace, verso il raggiungimento dell’obiettivo più ambizioso: la copertura sanitaria universale;
  1. Mobilitare il sostegno a livello nazionale, regionale e globale tra governi e partner di sviluppo per investire, rafforzare e sostenere i programmi nazionali sul sangue.

Come possiamo vedere si tratta di obiettivi ambiziosi, e del resto è logico e opportuno per la più alta istituzione mondiale sulla salute, che ha deciso di indicare come paese ospitante il Rwanda, in Africa, e di concentrare gli eventi principali del 14 giugno a Kigali, la capitale dello stato africano. Il claim scelto per la campagna è “By donating blood, you can save lives!”, reso in italiano con “Dona sangue, salva la vita.”

Ecco, per tutti coloro i quali volessero contribuire a diffondere i materiali del World Blood Donor Day 2019, la pagina su cui scaricare i materiali promozionali: https://www.who.int/campaigns/world-blood-donor-day/2019/campaign-materials-world-blood-donor-day-2019.

Facciamolo in massa.

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La campagna donazione estiva di Fidas e Avis insieme all’Emilia Romagna. I donatori diventano i testimonial

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Tra aprile e maggio, come i lettori di Buonsangue sanno bene, sono andati in scena i più importanti eventi associativi delle grandi associazioni italiane. L’assemblea nazionale di Avis a Riccione, in cui si è parlato di come affrontare il futuro sul piano della comunicazione sociale; l’assemblea nazionale di Fratres a San Giovanni Rotondo, incentrato su come rafforzare e potenziare la raccolta sangue a protezione dell’autosufficienza ematica; e infine la 38esima giornata del donatore Fidas, svoltasi a Matera con l’assegnazione del premio giornalistico nazionale Isabella Sturvi.

Ora però, alle porte dell’estate, come ogni anno l’esigenza principale dei donatori volontari e organizzati diventa quella dell’azione sul campo per provare a contrastare il calo intrinseco che ogni anno si verifica con l’arrivo del caldo e dei mesi estivi.

Come abbiamo visto negli anni scorsi, la mobilitazione è sempre molto forte e le iniziative per contenere il calo dei donatori sono molte. La campagna pubblicitaria video è di solito uno degli strumenti più utilizzati, e così, con il giusto anticipo, proprio su questo fronte hanno iniziato a muoversi la Regione Emilia Romagna insieme ad Avis e Fidas. In sinergia, è dunque riproposta la campagna che è possibile vedere nel video appena sotto:

 

Il titolo della campagna è “Chi dona sangue inizia un nuovo racconto”, ma in questa campagna 2019 c’è una grande e bella novità: sono gli stessi donatori a fare da testimonial, spostando il riflettore su un tema legato alla donazione di sangue che troppo spesso viene trascurato, ovvero il grande beneficio che il donatore stesso ottiene dall’atto di donare. Monitorare la propria salute, il proprio benessere, e ricevere grande benessere psicofisico per la consapevolezza di aver compiuto un gesto altruistico sono fatti acclarati che devono essere ribaditi con forza. La campagna “Chi dona sangue inizia un nuovo racconto” – si può condividere attraverso l’hashtag #ioTiRaccontoChe – e si basa sulle molte testimonianze di donatori che hanno voluto condividere le proprie esperienze. Anche il claim, “Prima dono, poi parto” si basa su un concetto che i lettori di Buonsangue conoscono bene, e serve a ricordare l’importanza di donare anche in estate. Donare prima di partire è infatti la successione giusta delle priorità. Non dimentichiamocelo.

Il futuro della comunicazione sociale tra i temi clou dell’Assemblea generale di Avis Nazionale

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Come si comunicano il dono e i valori intrinseci alla donazione di sangue in una congiuntura storica in cui informazione, tecnologia e spettacolo devono convivere entro uno spazio aleatorio e in una fase in cui fake news e realtà si inseguono cercando di prevalere e di superarsi a vicenda? E come si utilizzano i media nel modo giusto affinché gli strumenti migliori per divulgare informazione e conoscenza siano utilizzati in modo efficace e corretto in base alle esigenze della comunità?

Sono queste le domande fondamentali che hanno animato la conferenza “Il volontariato delle donazioni di sangue, organi e midollo: problematiche della comunicazione scientifica e sociale”, apertura dell’Assemblea generale di Avis Nazionale a Riccione venerdì 17 maggio, in un week-end intenso e festoso, ricco di contenuti che è continuato sabato e domenica con un serrato dibattito associativo, e con il consueto avvicendarsi sul palco delle delegazioni regionali chiamate a esprimersi sulle criticità e sulle visioni future, e su come dovrà evolversi la più grande associazione di donatori italiana nell’immediato futuro.

Ed è proprio pensando a quanto sarà duro il lavoro dei volontari negli anni che verranno, al fine di evitare che il calo di donatori registrato nelle ultime stagioni possa continuare e rendere più difficile e contorta la strada verso l’autosufficienza ematica nazionale, che in Avis vi è l’assoluta consapevolezza di quanto serva affinare al meglio gli strumenti comunicativi, e adoperare i mezzi di comunicazione di massa in modo che il bello e l’utile del messaggio solidale non vada perduto.

 

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Il problema della percezione collettiva

Primo nemico, le fake news e le distorsioni. Presentato da Filippo Cavazza, ufficio stampa di Avis Nazionale, Silvestro Ramunno dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna ha provato a mostrare quanto sia difficile per il pubblico divincolarsi in mezzo al frastuono informativo: trovare la verità fattuale spesso somiglia a svuotare il mare con un cucchiaino, impresa difficile che tuttavia bisogna provare a compiere, perché nell’epoca della verità post-fattuale è sempre più importante far emergere i fatti. In effetti oggi la quantità di informazione che circola nel mondo sottoforma di bit è enorme, e la confusione regna sovrana, nonostante l’esistenza di una carta di doveri per giornalisti secondo bisognerebbe seguire la verità sostanziale dei fatti secondo “il pubblico interesse” e non secondo “l’interesse del pubblico”. La colonna di destra dei giornali è un esempio tipico di distorsione.

Ma i giornalisti si comportano secondo etica e deontologia professionale? Non sempre.

In Italia, secondo Ramunno, la distorsione è molto forte soprattutto su temi caldi del dibattito pubblico, come per esempio la percentuale di anziani sulla popolazione completa, quella degli stranieri o quella dei disoccupati. È difficile dargli torto, e anzi, ciò che riscontriamo è che più un tema è parte integrante della cosiddetta agenda setting (ovvero i temi a cui i media offrono più spazio) più è rischio di manipolazione. L’Italia è un paese emotivo, la gente si lascia trasportare dalle emozioni, e le post verità dimostrano solo che le emozioni contano molto più dei fatti per forgiare le nostre credenze sulla realtà. Gli esempi che ha portato Ramunno sono tanti: l’Italia è percepito un paese violento, ma secondo i dati tutti i reati sono in calo, e un altro caso eclatante è l’incentivazione all’energia rinnovabile e fonti fossili, per cui ogni cittadino italiano paga circa cinquecentocinquanta euro l’anno senza che sia esploso alcun dibattito, quando invece, per una questione più marginale come il costo dei sacchetti biodegradabili a pagamento (spesa media a cittadino meno di due euro l’anno), il dibattito si fece aspro.

L’agenda setting commentata sui social genera dunque effetti di polarizzazione molto netti, ma come contrastarli? Secondo Ramunno ci sono due parole chiave, ovvero empatia e rispetto della complessità, due comportamenti corretti per rapportarsi alla conoscenza del mondo che secondo esperimenti psicologici conducono gli utenti a lasciare posizioni estreme e ad avvicinarsi al dibattito costruttivo.

Le fake news sul sangue

Verso questi punti cardinali, empatia e complessità, deve essere dunque orientata la strada per chi lavorerà nella comunicazione sociale, e lo ha ribadito anche Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue, che ha raccontato quanto sia serrata la collaborazione tra Avis, Fidas, Fratres e Cns per evitare la circolazione delle fake news riguardanti il sistema sangue. Che tipo di impatto negativo possono avere, infatti, le fake news sul sistema sangue? Creano solo false percezioni o creano anche problemi fattuali, pratici, che poi vanno risolti con sprechi di risorse e lavoro? Entrambe le cose.

Liumbruno ha evidenziato alcuni case-history che vale la pena di riportare. “Secondo i dati 2017 sapevamo che i donatori erano in calo – ha spiegato – e fu deciso di dare la notizia proprio perché si pensava di ottenere la massima eco. Tuttavia non fu pensato che la notizia poteva essere strumentalizzata e generare rassegnazione. Con 1 milione e 700mila donatori il funzionamento del sistema è garantito su 1800 pazienti ogni giorno ma bisogna contrastare le fake news. Arrivano spesso su Whatsapp i messaggi di pazienti bisognosi che hanno necessità di terapia trasfusionali urgente, notizie che oltre a essere stupidaggini crea dei problemi reali, perché il pieno di donazioni può fare molti danni. È stato il caso di alcune maxi-emergenze come il disastro ferroviario in Puglia, momento in cui ci fu l’arrembaggio per donare su un errore comunicativo di una Avis territoriale che comportò la raccolta di più del triplo del sangue che si raccoglie di media in un giorno. Il sangue dura 42 giorni e poi è inutilizzabile, e nessuno sapeva che dal 7 luglio 2016 era stato varato un piano nazionale per le maxi emergenze, che prevedeva le compensazioni tra regioni. Chi è parte del sistema deve garantire la regolarità della donazione che è il migliore modo per garantire la salute dei pazienti e rifuggire l’emotività”. 

Altro tema notoriamente soggetto a fake news è quello del famigerato sangue infetto: da dieci anni non arriva nessuna segnalazione in merito in Italia, eppure le notizie legate al passato sono sempre molto suffragate, anche in casi in cui i contagi via trasfusione sono avvenuti quando non esistevano strumenti scientifici per evitarli. Oggi, ha sottolineato Liumbruno, i donatori si lamentano addirittura di controlli troppo stringenti sebbene necessari per garantire la sicurezza, eppure i media rilanciano con sensazionalismo le notizie sul tema, talvolta puntando su titoli fin troppo accomodati. Forte, secondo lo stesso direttore del Cns, è poi il rischio di manipolazione sul tema del sangue a pagamento, a causa della confusione sui cosiddetti rimborsi, che in realtà sono solo copertura delle spese e dei costi di produzione e di compensazione per le cure dei pazienti. Chi legge Buonsangue sa bene che esiste lucro né sul sangue donato né sul plasma o sui plasmaderivati: grazie all conto lavoro il plasma resta sempre di proprietà pubblica, mentre in altri paese europei il plasma è venduto alle aziende che poi ne fanno quello che vogliono e lo immettono nel mercato, dove si può guadagnare molto di più.

Le testimonianze di Aido e Admo  

Toccante l’intervento di Flavia Perrin, presidente nazionale Aido (Associazione italiana donatori di organi) che come esempio di fake news da contrastare ha introdotto il caso di un 17enne di Verona ferito a morte in un incidente, e purtroppo protagonista di un caso eclatante di cattiva informazione, giacché una testata nazionale ha informato della sua situazione di salute alludendo a una donazione di organi quando il giovane paziente era in coma, e dunque non ancora cerebralmente morto come prevede la legge. “Esiste una grossa responsabilità – ha ribadito la Perrin – ed ecco perché serve collaborazione. Bisogna evitare di leggere che una persona muore in attesa di un organo”.

Nella rassegna di interventi, stesso punto di vista è stato espresso dalla Presidentessa di ADMO nazionale (Associazione donatori midollo osseo) Rita Malavolta, che ha spiegato come le notizie dei giornali sulla donazione di midollo hanno portato effetti positivi e negativi, perché molti donatori nell’ultimo anno si sono iscritti solo sull’onda emozionale. “Le foto di un bambino bisognoso – ha detto la Malavolta – generano ondate emozionali e sensazioni ambivalenti, perché la donazione di midollo è differita e rischia di essere anche 30 anni dopo l’iscrizione. Ci vuole consapevolezza, comprensione del fatto che ci sono ogni giorno persone che lottano per la vita e che il proprio midollo può non servire subito. Informazione corretta e consapevolezza sono le ricette contro i sensazionalismi”.

Le conclusioni

E dunque? Come applicare empatia e rispetto della complessità ed essere efficaci nella comunicazione sociale? Come evitare gli effetti negativi e le decodifiche aberranti? Andrea Volterrani, università di Tor Vergata, non è stato particolarmente ottimista. Il problema secondo lui risiede nei difetti di percezione, perché le credenze comuni si formano nei contesti di condivisione, ma esistono anche mondi separati che non collimano mai. Ecco perché la strada è la chiarezza, ovvero utilizzare messaggi immediati: comunicazione molto raffinate non saranno comprese, e il primo problema che dovrà risolvere il comunicatore sociale sarà il passaggio dalla percezione all’informazione.

Ci vuole strategia: il fattore identitario è decisivo, perché quando non sappiamo qualcosa la tendenza più comune è andare a cercare conferme del nostro pensiero nel gruppo di persone che la pensa come noi. In questo tempo non si vuole più avere qualcuno che faccia da mediatore per aiutarci a comprendere le cose del mondo, ed è un errore: la cosa importante diventa recuperare intermediazione. Non è facile: la tecnologia aiuta queste pratiche e molti cercano visibilità per visibilità, mente invece bisognerebbe cercare di creare comunità. La risposta è trovare il modo di elaborare uno scambio che sia strategico, non basato sulla visibilità ma sulle relazioni puntuali. I social, del resto, altro non sono che relazioni puntuali che diventano riferimenti per persone che vivono tempi di paura, di incertezza e crisi, e quindi sono sempre in cerca di risposte.

E proprio una risposta forte, sul piano metodologico a proposito della comunicazione via social, arriva dal network Parole Ostili, presieduto a Riccione da uno dei suoi ideatori, ovvero la giornalista e filosofa albanese Anita Likmeta. Parole Ostili è un decalogo (fig.2) che intende regolare e definire le buone pratiche di comunicazione on-line, e che si fonda su un principio chiaro e netto: le parole sono quanto di più importante esista. “Bisogna tornare alle parole – ha ribadito la Likmeta – perché l’uomo un milione e mezzo di anni fa iniziò a organizzarsi in gruppo, e la parole sono state la prima forma di tecnologia che l’uomo ha inventato. Le parole possono emozionare, spaventare, uccidere. Il manifesto della comunicazione non ostile, con le nostre dieci regole, è un esigenza per dire che la vita offline e quella on-line non sono separate, e che ognuno di noi altro non è che le parole che pronuncia”. 

cambiostile il Manifesto della comunicazione non ostile in politica

Fig.2

Noi di Buonsangue non possiamo che essere in totale accordo, per un futuro in cui, come diciamo sempre, il gesto del dono possa essere considerato un gesto assolutamente naturale per tutti, e in cui ogni cittadino possa essere informato e consapevole, proprio come i quasi due milioni di avisini, di quanto sia importante avere un sistema sangue solido ed efficiente grazie al lavoro di tutti.