All’Elba, nel comune di Portoferraio, c’è una piazza dedicata ai donatori. Ce ne vorrebbe una in ogni città d’Italia

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A Portoferraio, il comune più popolato dell’Isola d’Elba, in provincia di Livorno, c’è una piazza dedicata ai donatori di sangue. Largo Donatori di Sangue è proprio sul mare, a ridosso della Fortezza Medicea, a metà strada tra il porto turistico e il porto commerciale.

Ecco le prove, scolpite nella pietra.

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È un luogo che durante l’anno, in paese, funge come spazio di aggregazione, come è successo durante il Natale 2016 http://www.quinewselba.it/portoferraio-avis-in-musica-per-natale.htm, grazie a una bella festa musicale con tanto di Babbo Natale a disposizione dei bambini. Tutto in linea con lo spirito del dono, che come ripetiamo spesso, è un gesto di assoluta responsabilità ed empatia civile la cui importanza va sottolineata ogni volta che è possibile.

E anche se qualche volta il dono del sangue dovesse avvenire in orario di lavoro… http://www.buonsangue.net/news/donazione-lavoro-avis-nessuna-furbata-dai-donatori/, non sarà poi così grave, anzi…

Sarebbe bello, e utile sul piano simbolico, se una piazza dedicata ai donatori di sangue esistesse in ogni città o paese italiano. Per tradizione la nomenclatura di vie, strade, vicoli o piazze in Italia contribuisce a selezionare eventi, ricorrenze o personalità degne di entrare nella memoria collettiva. E se si pensa al contributo che i donatori italiani hanno silenziosamente offerto ai propri concittadini nei 90 anni di storia nazionale da quando, nel 1927, fu fondata Avis a Milano, riservare un posto per loro nella storia nazionale è quanto mai opportuno.

Noi lanciamo l’idea. Sicuri che saranno moltissimi i comuni che la raccoglieranno.

Dal Web le migliori vignette per l’estate a tema sangue

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Tempo di vignette. Su Buonsangue affrontiamo settimana dopo settimana tutte le questioni importanti che riguardano il sistema sangue italiano.

Cambiamenti, intoppi, problemi, notizie, ritardi, efficienze, attività delle associazioni dei donatori; analizziamo come si comportano i media e tutti gli operatori perché siamo consapevoli e convinti di quanto la risorsa sangue sia importante per gli assetti strategici di ogni nazione.

Sul sangue però, qualche volta si può anche scherzare e ridere, ed ecco perché abbiamo selezionato dal web di tutto il mondo, per questi giorni di vacanza, le tre vignette più divertenti a tema sangue.

Eccole qui.

Ma non dimentichiamo il principio basico. Prima donare, poi partire. Anche ad agosto.

vignetta 1

– Le sfere rosse sono i globuli rossi. Le sfere bianche sono i globuli bianchi. Le sfere marroni sono donuts.

Dobbiamo parlare.

vignetta 2

Mister Mulroney quest’uomo è qui per prelevare il suo sangue.

– Oh, salve dottore.

– Dottore?

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– Grazie mille per essere venuto a donare. Oh sì, proprio così.

– Di niente. È per una buona causa.

 

I donatori non associati: una categoria poco studiata

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1 milione e 688 mila donatori nel 2016, con oltre 3 milioni di donazioni: i dati della donazione del 2016, come abbiamo già analizzato lo scorso 20 giugno http://www.buonsangue.net/uncategorized/luci-e-ombre-del-sistema-sangue/, hanno luci e qualche ombra, un quadro ben espresso dal direttore del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno.

Ma oltre a luci e ombre c’è anche una piccola zona meno evidente, non troppo considerata, e che invece forse meriterebbe di essere approfondita: si tratta dei donatori non associati, ovvero tutti quei donatori che occasionali ma anche periodici che donano il sangue senza esser iscritti a nessuna delle quattro associazioni principali, Avis, Fidas, Fratres e Croce Rossa.

Noi di Buonsangue proveremo ad approfondire la questione.

A oggi, dalle nostre ricerche, sembra che manchi uno studio scientifico o un dato aggregato che possa risalire al numero esatto (seppur contenuto) di donatori non associati (ma naturalmente potremmo sbagliarci anche perché pur non associandosi è obbligatorio fornire i propri dati personali ai centri trasfusionali), giacché la stragrande maggioranza dei donatori italiani rientra nel grande meccanismo associativo.

La donazione in Italia è volontaria, periodica, responsabile, anonima e non retribuita, e, lo ricordiamo, proprio grazie all’enorme lavoro delle associazioni è anche organizzata. Questa forma di organizzazione è la migliore garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali e consente di rimodernare il sistema nel nome delle regole del Patient Blood management, che prevedono l’ottimizzazione della risorsa sangue e la donazione su chiamata e su prenotazione.

Anche grazie all’esperienza personale del dono http://www.buonsangue.net/uncategorized/la-prima-volta-non-si-scorda-mai-cronaca-di-una-donazione-lesordio/ è stato possibile constatare quanto sia efficiente il percorso di un donatore nel sistema trasfusionale italiano in termini di qualità e sicurezza, sin dal primo step della valutazione d’idoneità e con la tecnica (in alcune ragioni più adottata che in altre) della donazione differita, che avviene con l’accertamento dell’identità del candidato donatore, prosegue con la compilazione di dettagliatissimo questionario e con il colloquio con il medico per valutare che le condizioni di salute generali. Tutte pratiche dirette naturalmente anche a chi decide di restare libero e non iscriversi a nessuna associazione.

A tutti i donatori non associati, consigliamo in ogni caso di associarsi per contribuire a migliorare ancora di più i livelli di efficienza e appropriatezza dell’intero sistema.

Ecco qui il modo più veloce per ottenere informazioni utili e iniziare il rapidissimo processo di iscrizione con la sede associativa più vicina:

Avis: https://www.avis.it/donazione/la-donazione/

Fidas: http://fidas.it/perche-donare-sangue/

Fratres: http://www.fratres.it/approfondimenti/faq#.WV4BFIjyi00

Croce Rossa Italiana: https://www.cri.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/23732

 

 

I migranti come possibile risorsa del sistema sangue. Studio di Fidas a cura di Simone Benedetto, giovane donatore laureato in medicina

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Che tipo di risorsa possono essere, i cittadini migranti, per il sistema sangue?

Il tema comincia a diventare di rilievo, e non di rado, in molti degli ultimi convegni ai quali Buonsangue ha partecipato, personalità importanti dell’universo sangue in Italia come il presidente uscente di Avis Nazionale Vincenzo Saturni, si sono espressi senza mezzi termini considerando le nuove famiglie di immigrati con i figli nati in Italia, come un possibile serbatoio futuro per nuovi donatori.

Sullo stesso tema, di recente, abbiamo stimolato di recente anche il nuovo presidente di Avis nazionale Alberto Argentoni http://www.buonsangue.net/interviste/alberto-argentoni-migliorare-la-raccolta/, che in assoluta continuità con il suo predecessore ci ha parlato di dono come fatto simbolico per l’integrazione e di rispetto di alcuni standard di sicurezza.

Uno studio più scientifico sul fenomeno arriva da Fidas: Simone Benedetto, giovane donatore Fidas laureato in medicina, ha di recente indagato gli scenari del dono dei cittadini migranti partendo da basi mediche, analizzando cioè le caratteristiche dei gruppi sanguigni dei cittadini stranieri.

Che cosa è emerso dal suo studio?

Primo punto chiave: non esistono nel mondo altri gruppi sanguigni diversi dai quattro che ci sono familiari, A, B, AB e 0, a testimonianza che il sangue ha sempre lo stesso colore in ogni parte del pianeta. Ciò che può cambiare, semmai, è la ripartizione dei gruppi sanguigni stessi (Fig.1), come si può vedere in figura 1, con la logica conseguenza, secondo Benedetto, che con l’aumento della popolazione straniera in Italia dovranno aumentare anche i donatori stranieri, in modo da salvaguardare un delicato equilibrio percentuale di gruppi sanguigni.

Gruppi sangugni
Fig.1

Il dato Italiano espresso dallo studio di Benedetto, in quest’ottica, è buono ma migliorabile: “È stimato che la popolazione straniera donante si attesta tra il 4 e il 5%, a fronte di una popolazione straniera residente che incide invece per l’8,3% (5.540.000, dato ISTAT 2014).”

Altro importante problema espresso da questo studio è di natura specificatamente tecnica: un articolo scientifico molto approfondito del 2014 studia alcuni soggetti con combinazioni genetiche particolari, denominate “missing minorities”. Ecco chi sono, direttamente dall’articolo di Benedetto: “I soggetti appartenenti a queste missing minorities, pur risultando di un determinato gruppo sanguigno, possiedono caratteristiche tali da non poter essere trasfusi da una normale sacca dello stesso gruppo, in quanto la loro particolare composizione genetica genera problemi di compatibilità. (…) Se, come abbiamo visto precedentemente, i gruppi AB0 con minore incidenza potrebbero essere di difficile reperibilità, un allarme ancora maggiore è dovuto alle missing minorities, che, essendo dei casi estremamente rari, saranno ancora più difficili da reperire in una popolazione circoscritta e con un minor tasso di donazione come è quella degli immigrati. Anche per questo motivo la sensibilizzazione degli stranieri al dono aiuterebbe a trovare più soggetti appartenenti a missing minorities in modo da poter soddisfare il diritto alla salute di chi purtroppo non può ricevere le normali sacche di sangue”.

Un maggiore coinvolgimento dei donatori stranieri, dunque, è assolutamente auspicabile, magari attraverso campagne pubblicitarie sull’importanza del dono dei  migranti create ad hoc e capaci di incidere sui giovani figli di immigrati ormai stabiliti in modo definitivo in Italia. Senza però rinunciare, va da sé, agli altissimi standard di sicurezza pretesi e praticati nel nostro paese. A tal proposito scrive Benedetto: “Un altro ostacolo sono le malattie infettive: alcune di queste (in particolare malaria, sifilide, lebbra, leishmaniosi, tripanosomiasi, HIV ed epatite B e C) sono incompatibili con la donazione del sangue e molto frequenti in alcuni Paesi del mondo, è quindi necessario che la persona che si avvicina al dono non abbia mai contratto queste malattie in passato. Allo stesso modo i viaggi all’estero comportano un’interdizione temporanea alla donazione da 4 a 6 mesi, gli immigrati che tornano regolarmente a trovare i parenti possono non presentare finestre temporali disponibili alla donazione”.

Come affrontare tali problemi in modo costruttivo? Attraverso l’organizzazione efficiente del sistema e un adeguato supporto informativo, che possa portare a donare solo migranti effettivamente idonei. Efficienza e buona informazione dunque, mezzi cruciali a supporto di una risorsa futura troppo importante per non essere preservata in tutti i modi possibili.

 

 

 

Le prime risposte alla ministra Lorenzin, Castellano: “Un pugno in faccia a 1 milione e 700mila donatori”

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante il convegno ''La Polizia di Stato con le donne'', Roma, 4 marzo 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Arrivano le prime reazioni critiche al messaggio shock inviato dalla ministra Beatrice Lorenzin per la Giornata Mondiale dell’Emofilia: http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/.

E del resto non poteva che essere così: dire che i ricombinanti “garantiscono un alto profilo di sicurezza in quanto ormai realizzati con metodica protein-free, evitando l’uso di plasmaderivati, e quindi delle complicanze infettive più temibili, come le epatiti o l’Aids”, significa mettere in discussione la sicurezza del sistema trasfusionale italiano e del metodo del conto/lavorazione del plasma, che tutto il mondo riconosce come il migliore.

A rispondere alla ministra Lorenzin interviene su Buonsangue Beppe Castellano, emofilico A grave, 58 anni, giornalista professionista.

Castellano segue da sempre, per motivi professionali, il mondo dell’associazionismo e dell’emofilia, dei donatori di sangue e del plasma. È un vero e proprio attivista, come esponente della Libera associazione genitori ed Emofilici Veneti, e nel seguire i vari processi in corso.

Ecco le sue parole.

“Spero che la “Ministra” Lorenzin ritratti immediatamente parte delle sue dichiarazioni che si riferiscono ai pericoli di infezioni (oggi?) tramite i fattori della coagulazione plasmaderivati.  Questa frase, ≪evitando l’uso di plasma derivati, quindi delle complicanze infettive più temibili, come l’Epatite e l’AIDS≫, è un vero e proprio pugno sul muso a un milione e 700mila donatori volontari, periodici, non remunerati e associati, e alle loro associazioni, che da almeno tre decenni si battono – insieme a pochissimi fra gli stessi emofilici, i loro medici e le loro associazioni – perché l’Italia giungesse ad avere finalmente il plasma più sicuro al mondo in conto/lavorazione. Ed è anche un pugno nello stomaco alla memoria di tanti nostri “compagni” emofilici che sono morti proprio per l’assoluto Far west dei famigerati anni ’80. Anni in cui le multinazionali del plasma (grazie a “pressioni” su medici e pazienti di cui si sta scrivendo finalmente la storia negli atti processuali), hanno sì infettato centinaia di emofilici per Aids invadendo il nostro mercato nazionale di plasmaderivati ricavati da plasma di carcerati e datori a pagamento delle periferie statunitensi, lungo il Rio Bravo e negli slums dell’America Latina. Ed è un calcio per quel 25% di emofilici, fra cui il sottoscritto, e dei loro medici curanti che secondo la ministra sono “rimasti all’età della pietra”, continuando ad usare i plasmaderivati dei nostri donatori. Vuol dire che siamo imbecilli e incoscienti e aspiranti suicidi. Posso capire la scarsa conoscenza in materia della ministra, e quindi la invito a studiarsi sia la storia, sia le più recenti pubblicazioni scientifiche. La invito anche a “interrogare” chi le ha stilato o suggerito la “lettera di saluto” per la giornata dell’Emofilia, poi opportunamente distribuita alla stampa. Spero tanto non sia di nuovo il solito “giochetto” di Big Pharma che se da una parte si appresta a lucrare ancora di più sulla nostra pelle, dall’altra tenti di impadronirsi del plasma italiano per ricavarne ancora lucro. Basta una frase ben inserita in una lettera ufficiale a far notizia e buttare nel water decenni di lavoro, sudore e… sangue per giungere ad un livello di sicurezza infettiva pari fra plasmaderivati e ricombinanti. Non sono certo affermazioni mie, queste ultime. Invito infatti la Ministra a studiarsi anche la recente (2016) ricerca Sippet sull’incidenza dei ricombinanti nell’insorgenza degli inibitori anti Fattore della coagulazione rispetto ai plasmaderivati. Perché è questo il vero pericolo per gli emofilici, soprattutto per i Pup’s (mai sottoposti a nessun tipo di terapia sostitutiva) oggi e nel prossimo futuro. Dovrebbe ricordarsi che ricordi che è lei la garante della sicurezza dei nostri plasmaderivati italiani (tutti, non solo i fattori per l’emofilia), che come lei stessa ha stabilito da mesi possano fregiarsi del pittogramma che ne certifica la provenienza nazionale e sicura. Ma allora, perché ora la ministra ci dice esattamente il contrario?

Castellano scrive da più di 20 anni per l’Avis (Associazione volontari italiani sangue) del Veneto e nazionale, questo, dice, è il suo “conflitto di interessi”, poi aggiunge: “Mi fido più di un milione e 300 mila volontari (senza contare le altre associazioni di donatori) che donano e “perdono” il loro tempo senza alcun tornaconto per gli ammalati.

Oltre a lui, anche il presidente di Fratres Toscana Luciano Verdiani è intervenuto sull’argomento, con parole caute ma ferme: “La sicurezza garantita dal sistema trasfusionale e dalle associazioni di donatori volontari sui plasmaderivati non è assolutamente in discussione – ha ribadito Verdiani – mentre per quanto riguarda le parole della Lorenzin, ci incontreremo nei prossimi giorni con gli altri rappresentanti associativi per decidere il da farsi”.

 

N.B.

 

Iniziative speciali, dono, ricerca scientifica e passi avanti nell’emovigilanza. Dall’Italia all’India, notizie sul sangue da tutto il mondo

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Con l’arrivo della primavera, s’intensificano in tutta Italia le iniziative legate alla promozione del dono: a Grosseto, per esempio, va in scena una kermesse podistica, la Corsa del donatore di sangue organizzata dall’Avis comunale, 7300 metri a passo rapido verso il dono: https://www.grossetonotizie.com/sport-e-solidarieta-con-corsa-del-donatore-di-sangue-uisp-centro-grosseto/.

Sempre in Toscana, a Livorno, 65 paracadutisti della Brigata Folgore sono stati chiamati a una donazione speciale il 23 marzo, come racconta La Nazione: http://www.lanazione.it/livorno/cronaca/donazione-sangue-folgore-1.2987326, mentre a Brindisi, invece, sono i gruppi Fratres di tutto il territorio del brindisino a organizzare raccolte speciali all’ospedale Perrino domenica 26 marzo, dalle 8 alle 12: http://www.brindisireport.it/eventi/donazione-di-sangue-i-gruppi-fratres-danno-appuntamento-domenica-al-perrino.html.

Osservando il sistema sangue più a largo raggio, come sempre si arriva al lavoro di ricerca: in USA, due ricerche segnalate anche in Italia: la prima, da approfondire, sul ruolo che i polmoni potrebbero avere nella produzione di sangue: http://www.popsci.it/polmoni-scoperto-ruolo-nella-produzione-del-sangue.html; e la seconda, invece, sulla possibilità che si possa presto arrivare alle diagnosi precoci del cancro al seno dalle analisi del sangue: http://it.blastingnews.com/salute/2017/03/cancro-al-seno-ora-basta-un-esame-del-sangue-per-scoprirlo-001567457.html.

La BBC infine, riporta uno studio pubblicato su Nature Communications sulla possibilità di produrre globuli rossi dalle cellule staminali: http://www.bbc.com/news/health-39354627.

Cambiando tema, la questione dell’emovigilanza, e della necessità di crescente sicurezza e qualità nelle trasfusioni, è ormai un tema che dai paesi occidentali si diffonde in tutto il mondo.

In india, dunque, il New Indian Express racconta l’arrivo di una nuova legislazione in tal senso:http://www.newindianexpress.com/cities/thiruvananthapuram/2017/mar/24/haemovigilance-in-india–a-vital-step-to-blood-safety-official-1585112.html.

“Testa o cuore?” Siete sicuri di conoscere tutto sulle malattie trasmissibili sessualmente? Noi, per esserne certi, abbiamo risposto al questionario promosso da Avis.

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Un questionario sulle malattie trasmissibili sessualmente, da diffondere il più possibile. Anonimo, dettagliatissimo, utile. Ideato da Avis con la supervisione del Centro Operativo Aids (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità.

L’iniziativa, che ha lo scopo di indagare statisticamente le abitudini generali degli italiani in fatto di comportamenti sessuali a rischio, è stata presentata a tutti i partecipanti del primo Forum Intergenerazionale svoltosi il 4-5 marzo di Ancona (qui il report esaustivo con la possibilità di scaricare le relazioni degli ospiti http://www.avis.it/notizie/24/111305/concluso-ad-ancona-un-fine-settimana-dedicato-al-dono-e-ai-novant-anni-di-avis).

AVIS diffonderà il questionario alle sue 3.400 sedi in tutto il territorio nazionale. Le finalità sono evidenti: lavorare sulla prevenzione e capire bene, in base ai dati raccolti con le risposte, quali ambiti informativi dovranno essere potenziati e rafforzati, attraverso quali mezzi e metodologie, e con il supporto di quali istituzioni. Perché, come ha dichiarato il presidente nazionale Avis, Vincenzo Saturni – Quando ci si occupa di pazienti riceventi e donatori, non deve essere lasciato nulla di intentato per garantire loro la massima qualità e sicurezza”.

Online, è possibile rispondere al questionario a questo link:

https://testaocuore.typeform.com/to/vKcR0z

Noi l’abbiamo fatto.

Il questionario è suddiviso in due parti: nella prima, dopo le domande standard più anagrafiche (età, sesso, provenienza geografica), si entra nel merito del rapporto individuale con la donazione (sì/no e se sì da quanto tempo) e dei comportamenti sessuali generici (partner fisso o occasionale, uso di contraccettivi). Procedendo, ecco un po’ di domande sulla casistica dei contatti personali con il sangue altrui, sulla propria conoscenza delle malattie trasmissibili sessualmente, e sulle cause/processi di trasmissione. Poi è la volta di affrontare l’HIV e la propria cultura generale sul tema: la tipologia di risposte è basata su una scala numerica che va da 1 a 5, laddove 1 corrisponde alla voce “Non sono d’accordo”, 3 a “Non so”, e 5 a “Sono molto d’accordo”.

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Terminata la fase 1, inizia la seguente, la fase 2 che è specificatamente sulla propria conoscenza tecnica del fenomeno HIV in Italia, ovvero su cause e processi di trasmissione, sintomi ed effetti della sieropositività. Le domande sono organizzate come in un test a risposta multipla, con le spiegazioni verificabili subito dopo l’invio.

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Completato il questionario, si invia in automatico per l’indicizzazione e si esce con un doppio benefit: da una lato una maggiore coscienza di sé, della consapevolezza sui propri livelli di prevenzione e di rischio nella vita sessuale; dall’altro, con una buona ripetizione dell’argomento AIDS, molto approfondito pubblicamente in passato e oggi, purtroppo, sempre meno.

 

Gli accordi interregionali per la plasmalavorazione. Cosa sono e cosa regolano

Quando si parla di Sistema Sangue e di bandi dei raggruppamenti regionali per il frazionamento del plasma in conto lavoro, un ruolo importante lo giocano gli accordi interregionali per la plasmalavorazione.

In cosa consistono? Che problematiche regolano? E perché sono importanti?

I dati statistici espressi dal Piano nazionale Plasma 2016-2020, molto esaurienti, (qui la versione completa http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1757810.pdf) mostrano come esistano grandi differenze tra le regioni italiane, sia in fatto di raccolta del plasma mandato in lavorazione:

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sia sul piano della domanda dei principali medicinali plasmaderivati per ogni 1000 abitanti:

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In base alle regole e ai principi di Patient Blood Management contenuti nel PNP, queste differenze dovranno ridursi in vista del prossimo quinquennio.

Così, affinché il funzionamento del sistema risulti sempre più organico e armonioso, ogni raggruppamento regionale dovrà e potrà scambiare con gli altri le eccedenze dei farmaci prodotti all’interno dei propri accordi industriali, come del resto già ribadito grazie all’accordo del 20 ottobre 2015, che regola il prezzo unitario di cessione delle unità di sangue, dei componenti e dei farmaci plasmaderivati, nonché le norme di incentivazione per conseguire tali scambi.

Decisive, per pianificare questo lavoro di interscambio, sono le Strutture Regionali di Coordinamento, che negli ultimi anni si sono rivelate un modello piuttosto virtuoso. La strada da fare per migliorare, secondo il PNP è ancora tanta, ma di certo un coordinamento tra regioni perfettamente funzionante e regolata sugli stessi principi potrà dare grandi risultati in termini di:

  1. miglioramento del fattore chiave dell’appropriatezza (ovvero utilizzo di buone pratiche in tutti i settori che compongono il sistema, ovvero personale medico e istituzioni, industria e associazioni di volontari);
  2. regolazione della domanda dei farmaci regione per regione, con abbattimento delle differenze troppo nette;
  3. miglioramento, grazie al continuo confronto tra le parti in causa, anche della materia prima e degli standard di qualità e sicurezza a tutti i livelli della filiera.

Il principio di coordinamento tra le parti in causa, tra le cosiddette 3 gambe che formano il sistema sangue, sembra dunque uno dei capisaldi del Piano Nazionale Plasma.

Non ci resta che augurarci che tale coordinamento, tale collaborazione, possa avvenire sin dal momento originario in cui si determinano le politiche territoriali dei raggruppamenti, ovvero quello dei bandi di gara.

Le scelte politiche e le buone pratiche amministrative, specie nella sanità, possono ancora cambiare davvero la quotidianità dei cittadini.

Il plasma che ringiovanisce i topi, il trattamento “vampire facial” e il virus Zika: giro del mondo con le news sul sangue

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Il sangue  è sempre un argomento molto discusso sui media mondiali.

L’importanza vitale della risorsa, i molteplici campi di studio e di ricerca, la generosità dei donatori e le diversità peculiari di ciascun sistema sangue nazione e dei diversi approcci culturali all’obiettivo strategico condiviso dell’autosufficienza ematica, fanno sì che essere informati su quello che accade nel mondo a proposito del sangue sia fondamentale.

Ecco perché ogni settimana www.buonsangue.net va alla ricerca di notizie, inchieste e curiosità provenienti dall’Italia e dal mondo.

In America la rivista New Scientist pubblica con una certa enfasi una notizia dal retrogusto inquietante. Da uno studio che consiste in trasfusioni di plasma da topi giovani a topi più anziani, arrivano risultati sorprendenti, che testimoniano un netto ringiovanimento della cavie riceventi. Effetti positivi fisici e cerebrali commentati anche da alcuni esponenti della Società per le Neuroscienze, che si auspicano che un giorno i vantaggi del plasma giovane in fase di trasfusione possano riguardare anche gli esseri umani.  https://www.newscientist.com/article/2112829-blood-from-human-teens-rejuvenates-body-and-brains-of-old-mice/ Identica notizia, è riportata con dovizia di particolari anche sul sito di Medical Express: http://medicalxpress.com/news/2016-11-aging-mice-plasma-young-humans.html,e su quello britannico dell’Indipendent: http://www.independent.co.uk/life-style/health-and-families/health-news/blood-plasma-anti-ageing-young-people-stanford-alzheimers-mice-treatment-youth-a7422496.html

Nella stessa ottica, secondo il New York Post, l’utilizzo del plasma è già una realtà in ambito delle cure di bellezza. Il riferimento è al trattamento “vampire facial” brevettato dall’ortopedico tedesco Barbara Sturm, che consiste nello spalmare uno strato di plasma sulla pelle del viso del paziente e di utilizzare degli aghi affinché il plasma possa penetrare in profondità. La stessa dottoressa ha creato una crema alle proteine di sangue da 950 dollari al flacone che è diventata di moda tra i personaggi dello star system.   http://nypost.com/2016/11/15/the-hottest-new-beauty-trend-our-blood/

Problemi di diversa natura in Nigeria, dove in ballo c’è la sicurezza delle trasfusioni, e allo stesso tempo, il loro alto costo. http://punchng.com/blood-transfusion-unsafe-expensive-experts/

Dall’Australia arriva la bella novità dell’ultimissima ora di un centro per donatori di sangue in cui sono previste circa diciottomila donazioni annue http://www.communitynews.com.au/canning-times/news/new-blood-donor-centre-to-open-in-cannington/

E se il virus Zika è monitorato con attenzione non soltanto dal Centro Nazionale Sangue in Italia, ma è affrontato  in tutto il mondo secondo il medesimo protocollo con studi ed esperimenti (Stati Uniti compresi) http://www.fda.gov/NewsEvents/Newsroom/PressAnnouncements/ucm529740.htm, grazie a La Stampa possiamo apprendere che l’Imperial College di Londra e l’azienda DNA Eletronics hanno realizzato da pochissimo una chiavetta USB grazie alla quale, molto presto, sarà possibile operare un test dell’HIV in meno di mezz’ora, e con un livello di precisione del 95%: http://www.lastampa.it/2016/11/16/tecnologia/news/la-chiavetta-usb-misura-i-livelli-di-hiv-nel-sangue-s58uQUVX9Qqm0nubEgG2uL/pagina.html

Infine, flash dall’Italia, e più precisamente da Padova, dove si è appena concluso un convegno importante al pari di quello sul Patient Blood Management che www.buonsangue.net ha seguito a Roma, e in una certa misura propedeutico. Tema delle due giornate del 16 e 17 Novembre, infatti, è stato il concetto di “buona gestione” del sangue e della trasfusione nei pazienti affetti da gravi forme emorragiche. Corretto uso delle trasfusioni e adeguata somministrazione dei farmaci emoderivati gli argomenti all’ordine del giorno, grazie agli interventi di medici e specialisti tra cui Giancarlo Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue.

 

Autoemoteche: la raccolta on the road. “Ma non significhi donazione occasionale”

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Come si debbono considerare, in termini di contributo alla donazione, le autoemoteche?

Come valutare la loro azione sul territorio nel quadro di una più generale opera di persuasione su chi donatore non lo è ancora?

Le autoemoteche, lo ricordiamo, sono unità mobili di raccolta sangue, autoveicoli attrezzati per il prelievo e la conservazione del sangue in grado di muoversi per tutto il territorio al fine di promuovere o facilitare il dono. Stiamo parlando quindi di una “raccolta on the road”.

Tuttavia la questione è più complessa.

Assicurate le condizioni standard (in genere sempre molto alte) in fatto di qualità del servizio e sicurezza della donazione, l’utilizzo delle autoemoteche apre questioni di non facile risoluzione, riassumibili in una lista di pregi e criticità.

Pregi

Risoluzione di alcuni problemi logistici e stimolo all’intraprendenza

–  Facilitare la donazione in luoghi periferici dove non esistono centri trasfusionali

– Sopperire alle difficoltà quotidiane di molti donatori che trovano difficoltà logistiche nel raggiungere i centri tradizionali

– Offrire l’idea di un sistema sangue sempre attivo e in movimento in grado di ovviare alle emergenze anche andando a cercare il sangue direttamente.

 Criticità

Creazione di problemi organizzativi e scarso controllo delle attività su strada

 – Tendenza al reclutamento occasionale, con scarso perso alla diffusione della cultura del dono e di ciò che comporta una donazione responsabile

– Scarsa propensione alla fidelizzazione e difficoltà nel ritornare periodicamente sugli stessi percorsi

– Scarsa possibilità di monitorare e coordinare le attività su strada da parte degli organi centrali. Poiché esiste, a livello organizzativo, una certa libertà nelle diverse regioni, è difficile creare dati aggregativi e una vera attività coordinata che sia funzionale a sopperire alle emergenze e che risponda a una certa ottimizzazione delle attività di raccolta.

– Le autoemoteche hanno infine costi di gestione molto elevati. Manutenzione, spostamento sul territorio, utilizzo frequente, sono fattori che incidono ancora troppo nell’economia generale vista la scarsa possibilità di prevedere le unità di sangue ottenibili da ogni uscita e il numero di donatori fidelizzati. Le autoemoteche non sono moltissime (circa 70 su tutto il territorio nazionale) e 16 nelle associazioni Fidas (operative nelle sedi di Torino, L’Aquila, Genova, Marcianise, Caserta, Matera, Paola, Locri, Marina di Gioiosa Ionica, Reggio Calabria, Agrigento, Catania, Paternò, Palermo, Caltanissetta e Bari), qualche decina anche in Fratres di cui 10 nel Lazio.

Come orientarsi allora?

Sulle autoemoteche, i dirigenti delle associazioni di donatori hanno posizioni e pensieri molto netti, che corrispondo agli obiettivi di visione a lungo termine.

Vincenzo Saturni, per esempio, presidente Avis, si esprime così, in esclusiva per www.buonsangue.net: “Le autoemoteche, in base alla normativa vigente, devono rispondere a tutta una serie di requisiti che le rendono adeguate ad accogliere i donatori e raccogliere sangue in sicurezza e qualità. Pertanto, molte non hanno nulla da invidiare rispetto alle sedi fisse. Peraltro, a nostro avviso, vanno intese come un mezzo utile in alcune situazioni, quando ad esempio servono per raccogliere il sangue in luoghi più periferici e remoti. Quindi, di un’autoemoteca dipende che uso se ne fa. Come AVIS nel corso dell’Assemblea Nazionale 2014 a Chianciano Terme abbiamo approvato una mozione che sottolinea che nostro obiettivo prioritario è quello di «rendere la prima donazione differita patrimonio comune e valore etico a garanzia di maggiori qualità e sicurezza in un moderno sistema trasfusionale». Questo perché noi vogliamo poter contare su donatori periodici, volontari, anonimi, non remunerati, responsabili, associati e soprattutto consapevoli, qualunque sia la sede di attività avisina e di raccolta. Discende da queste premesse che per noi è fondamentale che anche quando la raccolta di sangue avviene in autoemoteca la stessa non coincida con donazioni occasionali che è una tipologia non in linea con i nostro obiettivi”.

Il pensiero di www.buonsangue.net è che il seminario sul PBM del 15 Novembre potrebbe essere un’occasione molto utile per aprire un ulteriore tavolo di discussione sul tema, e inserire l’idea di un coordinamento nazionale o di un piano d’azione che consenta di sfruttare a fini dell’obiettivo strategico dell’autosufficienza ematica anche questa risorsa.