La 24Ore del donatore Fidas, a Caldiero in provincia di Verona una delle più belle manifestazioni estive sul mondo della donazione

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Undici edizioni alle spalle e una continua crescita, e una sempre crescente attenzione: la 24Ore del donatore Fida si appresta dunque a festeggiare la sua dodicesima edizione, confermandosi una delle più belle e sentite manifestazioni dell’estate a favore della donazione di sangue.

L’edizione di quest’anno si terrà nello splendido scenario delle antiche terme di Giunone di Caldiero in provincia di Verona e come sempre gli eventi saranno spalmati su 24 ore (appunto) a cavallo tra due giornate: a partire dalle ore 16.00 di sabato 24 agosto alla stessa ora di domenica, i 25 volontari del dono prescelti si accingeranno a impegnarsi nella staffetta abituale, per rappresentare simbolicamente, con lo sforzo fisico, il bisogno di sangue non si ferma mai e la fatica necessaria a tenere duro per l’ottenimento dell’autosufficienza. Salvo imprevisti, come ha ricordato Chiara Donadelli, presidente di FIDAS Verona. “Purtroppo lo scorso anno – ha detto – il maltempo ci ha impedito di scendere in vasca, ma quest’anno confidiamo di superare i record precedenti, considerando che ad oggi sono già pervenute 200 iscrizioni. Ancora una volta vogliamo lanciare un messaggio, per ricordare l’importanza di un gesto semplice che permette di aiutare quanti necessitano di terapie trasfusionali”.

Una delle cose più belle della 24ore del donatore è la sua varietà territoriale, e la XII edizione non è da meno: i donatori di sangue che parteciperanno saranno provenienti da tutta Italia, e ognuno di loro nuoterà 15 minuti fino al completamento delle 24 ore.

Parole esplicative su senso idi questa manifestazione sono arrivate da Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS, che non ha dimenticato di porre l’accento sulla questione della raccolta estiva di sangue, endemicamente più complicata che in altri periodo dell’anno, come sanno bene i lettori di Buonsangue. “L’estate è sempre un momento critico per molte regioni e in diversi casi lungo lo Stivale si stanno registrando difficoltà nel reperire sangue ed emoderivati – ha ribadito Ozino Caligaris – La 24Ore del donatore coniuga sport e donazione di sangue, un binomio fondamentale per coinvolgere nuovi volontari, in quanto ricorda l’importanza di seguire corretti stili di vita e di assicurare nei prossimi anni la necessaria continuità al sistema trasfusionale. La donazione anonima, volontaria, gratuita e non remunerata di sangue ed emocomponenti garantisce, infatti, circa le 8500 trasfusioni di cui ogni giorno c’è bisogno in Italia”.

Dal comunicato Fidas, infine le informazioni sulle tante le novità in programma: per conoscerle basta inviare un Whatsapp al numero 346 8780965, compilando il modulo di prenotazione o inviando una mail a 24ore@fidasverona.it.

A Milano il dono del sangue salva la vita di una bambina. A Roma, le ultime sulla Chikungunya

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Il dono del sangue, anonimo, volontario, gratuito e organizzato, serve spesso a salvare delle vite.

Essere donatori significa possedere questo potere segreto: aiutare chi ne ha bisogno e accumulare dentro sé la serenità corroborante di aver contribuito al bene comune. Su Buonsangue ne abbiamo parlato subito dopo il World Blood Donor Day dello scorso 14 giugno a Roma, con le testimonianze commoventi di chi si è salvato grazie ai donatori http://www.buonsangue.net/dono/senza-donatori-oggi-non-sarei-le-testimonianze/: sempre un bel leggere.

A volte, poi, può succedere che il dono del sangue perda il suo carattere di anonimato, e che chi salva una vita umana grazie a un gesto così semplice ma importante, possa conoscere per filo e segno la storia di chi viene salvato.

È il caso di una bimba nata a Milano a luglio, sopravvissuta a una gravidanza difficile a causa di un caso di incompatibilità gravissimo gestito al meglio dalla alla Clinica Mangiagalli del Policlinico. La donna incinta, in precedenza sottoposta a un aborto spontaneo, aveva sviluppato anticorpi che aggredivano i globuli rossi del feto, ma alla trentesima settimana, grazie a due donazioni direttamente in utero dell’unico donatore compatibile in Lombardia e molto probabilmente in tutta Italia, scovato grazie ai controlli incrociati perché registrato alla Banca di emocomponenti di gruppi rari del centro trasfusionale del Policlinico, tutto è finito per il meglio.

Su Repubblica di Milano http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/09/19/news/milano_sangue_raro_gravidanza_a_rischio_salvata_da_donazione-175905374/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P12-S1.6-T1,

e su Repubblica Medicina, si può leggere la vicenda in dettaglio:  http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/09/19/news/bimba_salvata_a_milano_da_una_trasfusione_direttamente_in_utero_la_madre_ha_il_fenotipo_rh_deleto-175927277/.

L’ennesima dimostrazione dell’immensa importanza di donare.

Donare sempre, e in modo periodico dunque. Anche nelle zone colpite dalla zanzara Chikungunya. Come abbiamo già scritto nei giorni scorsi, alcune amplificazione dei media http://www.buonsangue.net/news/la-zanzara-chikungunya-amplificazioni-dono/ rischiano probabilmente di scoraggiare il dono nel Lazio, in un momento in cui il bisogno di sangue è molto forte. È bene ricordare dunque, che i luoghi in cui vi sono delle restrizioni al dono sono la zona dell’ASL Roma 2 e Anzio.

L’impatto della zanzara sul piano dell’infezione che trasmette, è irrisorio, mentre sul piano del dono del sangue e dell’autosufficienza ematica relativa al normale fabbisogno medico e alla produzione di emoderivati potrebbero esserci complicazioni. Al telefono, Aldo Ozino Caligaris, presidente Fidas ci ha spiegato la situazione: “Abbiamo diramato un comunicato congiunto tra CIVIS (Coordinamento interassociativo volontariato italiano sangue n.d.r.) e Centro Nazionale Sangue, dopo una riunione plenaria. I numeri dovranno essere verificati dal CNS che si occupa della compensazione. Tutto passa dal controllo della compensazione del CNS”.

Ecco allora, di seguito, il testo integrale del comunicato stampa del 15 settembre:

Chikungunya, al via raccolte straordinarie sangue in tutta Italia

Donazioni coordinate e scaglionate nei prossimi giorni

In tutta Italia stanno partendo delle raccolte straordinarie di sangue, programmate e coordinate con le Regioni e scaglionate nel tempo, per far fronte al protrarsi delle carenze dovute ai focolai di Chikungunya nel Lazio. L’indicazione è emersa durante una riunione con i rappresentanti nazionali e regionali delle Associazioni e Federazioni di Volontariato del dono coordinata dal Centro Nazionale Sangue – Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute che si è tenuta oggi a Roma.

Le conseguenze sul Sistema Trasfusionale sono paragonabili a quelle di una maxi-emergenza sebbene, hanno sottolineato gli esperti, non sia di tipo sanitario, perché il virus raramente dà sintomi gravi. Tutte le Regioni, anche quelle a loro volta in difficoltà nella raccolta, hanno dato la loro disponibilità a contribuire alla compensazione. “L’impatto di queste misure è molto pesante, basti pensare che la Asl Roma 2 ha una popolazione pari a una regione come il Friuli Venezia Giulia – sottolinea il CIVIS, Coordinamento delle predette Associazioni e Federazioni – e le Associazioni sono pronte a coordinarsi tra loro ed a modulare gli sforzi per far fronte agli sviluppi ed al protrarsi della situazione”.

“E’ importante che le raccolte straordinarie siano programmate, perché l’emergenza per il Lazio potrebbe durare diversi giorni, a seconda dell’andamento dei focolai – spiega il direttore del CNS Giancarlo Maria Liumbruno -. Al momento il fabbisogno aggiuntivo stimato è di 200-250 sacche al giorno. Già ieri diverse regioni si sono mobilitate, mettendo a disposizione, grazie anche al contributo fondamentale delle Associazioni, oltre 800 unità, una risposta eccezionale che testimonia che è subito scattata una vera gara di solidarietà”.

Al momento, ricorda il Centro, lo stop totale per il sangue riguarda solo i residenti nelle Asl Roma 2 e ad Anzio. Nel resto del comune di Roma e del Lazio i donatori possono donare normalmente, con una quarantena di cinque giorni solo se hanno soggiornato nelle zone colpite. Per il resto d’Italia l’indicazione è invece di sospendere i donatori per 28 giorni solo se sono stati a Roma o ad Anzio. Nessuna restrizione invece è prevista per le donazioni di plasma.

Tutti a donare dunque, in attesa di conoscere l’evolversi della situazione nei prossimi giorni.

Aldo Ozino Caligaris: “Con la libera concorrenza più confronto Ma il plasma donato va valorizzato al massimo”

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Al Festival della salute di Montecatini, moltissimi sono stati gli interventi altamente significativi.

Aldo Ozino Caligaris, presidente nazionale FIDAS e coordinatore protempore CIVIS, dopo aver insistito sull’importanza di conformare su tutto il territorio nazionale i livelli di trattamento dei donatori e l’universalizzazione dei principi nazionali del sistema trasfusionale, ha ribadito a buonsangue.net i principi cardine del suo pensiero sui temi chiave dei rapporti di rete tra i vari attori dell’intero sistema e sulla questione delle gare future per il frazionamento industriale del plasma.

 Dottor Caligaris, lei è tra i dirigenti più autorevoli del sistema sangue nazionale. Quali sono secondo lei i punti forti del sistema italiano?

Il punto fondamentale è che si tratta di un sistema pubblico, allocato dal legislatore in strutture accreditate che erogano il servizio secondo un percorso unitario. Lo stesso soggetto, il professionista trasfusionale titolato, si occupa dell’intero processo, che avviene, quindi, da vena a vena, sotto un percorso unico da donatore o ricevente, che si tratti di emocomponenti o plasmaderivati ottenuti in conto lavorazione.  Il tutto ovviamente, è il frutto di un sistema solidaristico che prevede sia la non remunerazione, l’anonimato e la volontarietà per il donatore, sia la gratuità per il ricevente.

E gli aspetti entro cui ci sono i margini per crescere e migliorare?

Le debolezze risiedono invece nel fatto che esistono difformità dell’applicazione delle leggi sul territorio nazionale e che non sempre tutti gli attori del sistema riescono a dialogare in maniera attiva. Non c’è stato, forse, un aggiornamento coerente in termini di qualità e sicurezza in tutte le zone del territorio nazionale, per tutti coloro che devono e possono svolgere al meglio la propria attività. Infine c’è il gap demografico. È necessario operare un ricambio generazionale di donatori per rispondere ai bisogni programmatici del futuro, e puntare sui giovani per aumentare l’integrazione e la partecipazione, secondo le caratteristiche e le attitudini di ciascuno, in un panorama che non è troppo sensibile. Utilizziamo il dono per aumentare il livello civico di tutto il paese.

Al Festival della salute si è parlato molto, e anche in modo critico, dell’accordo per il conto lavoro e il frazionamento del plasma stretto dal raggruppamento generale capitanato dal Veneto: le multinazionali estere sono entrate a tutti gli effetti a operare nel sistema sangue nazionale. Secondo lei è un bene o è un male? Quali sono i pro e i contro?

 Sulla libera concorrenza in linea di principio sono favorevole. In linea teorica si apre un’opportunità di confronto che mette i vari competitor nella posizione di offrire in termini economici gli stessi prodotti a condizioni diverse. L’applicazione di questo principio richiede però molta attenzione. Ritengo fondamentale che il confronto economico debba tener conto della provenienza della materia prima, che deve arrivare sempre da luoghi in cui la donazione è volontaria. Inoltre si deve tenere nella massima considerazione il principio della massima valorizzazione del dono in termini di resa, secondo la corretta programmazione nazionale, e il fatto che le eccedenze eventuali devono essere allocate in progetti di compensazione nazionale e internazionale.

Sempre come valorizzazione etica del dono?

 Certo. Della massima valorizzazione. Se dal plasma possono essere ottenuti un certo numero di prodotti plasmaderivati, non vedo perché, al di là di quelle che possono essere le scelte di ordine economico o qualitativo, non si debba tener conto di questa esigenza e di questi aspetti. Queste sono le valutazioni da valutare con attenzione ora che si arriverà ai bandi degli altri raggruppamenti. Partiamo dal principio che la donazione è un materiale etico, e anche se la spinta associativa non deve entrare in conflitto con gli aspetti giuridici, economici e amministrativi, è importante sapere che c’è sempre la persona al centro del Sistema Sangue.

 Che voto darebbe, in una scala da 1 (minimo) a 5 (massimo) al livello di qualità e sicurezza del Sistema Sangue italiano?

 Il voto è 10. Ritengo che oggi il sistema trasfusionale italiano con i sui criteri di selezione approfonditi, con l’83 % dei donatori consapevoli e abituali, con l’attività responsabile dei donatori, con l’attività professionale efficiente e unitaria, con le istituzioni che monitorizzano a livello interazionale l’evolversi di tutte le patologie come il West Nile Virus, e con il livello sempre crescente dei controlli, sia uno dei migliori al mondo. C’è un rischio trasfusionale di 1 a 4 milioni. In medicina il rischio 0 non esiste, ma possiamo dire che siamo in una zona di sicurezza elevatissima. Teniamo conto degli errori del passato ma ribadiamo che oggi siamo nella massima eccellenza mondiale in fatto di attività trasfusionali.