World Blood Donor Day 2017: il sistema trasfusionale a raccolta a Roma, i momenti chiave

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14 giugno 2017, in tutto il mondo si celebra il World Blood Donor Day, la giornata mondiale dei donatori. In Italia l’evento centrale è a Roma: all’auditorium del ministero della Salute, tutti gli attori del sistema trasfusionale italiano si sono ritrovati per confrontarsi sul futuro di una macchina oliata e poderosa, che funziona bene e che, come abbiamo spesso scritto su Buonsangue, si appresta a vivere un futuro complesso e ricco di sfide, alla luce dei molti cambiamenti della società contemporanea (invecchiamento della popolazione), e della sempre crescente richiesta di emoderivati a livello globale.

L’importante, va sottolineato, è che giornate come queste, ovunque si celebrino, non si limitino a essere passerelle istituzionali, ma siano realmente fondative per la costruzione di politiche concrete, fattive, che coinvolgano tutte le parti interessate a collaborare verso obiettivi condivisi, che sono, va ribadito, autosufficienza ematica nazionale e raggiungimento dei massimi standard in fatto di sicurezza e qualità in tutti i passaggi della filiera, dalla raccolta di ciascuna unità di sangue alla produzione dei farmaci.

In questa chiave, le sensazioni odierne sono state positive: due i principali focus operativi: 1) il rapporto tra associazioni di volontariato e scuola, per diffondere la cultura del dono tra i giovani in età scolastica, in modo da assicurare il ricambio generazionale e preparare donatori a un percorso di consapevolezza e di continuità nella donazione gratuita, anonima, volontaria e organizzata; e 2) la congiuntura tra donazione e sport, in quanto universi propedeutici in fatto di stili di vita all’insegna di salute e longevità, con la possibilità di stringere un sempre più intenso sodalizio tra i valori del dono i e campioni più amati dai giovani, i migliori e più efficaci testimonial per invogliare le nuove generazioni a condividere il vissuto emozionale della donazione.

Molta attesa in sala, dunque, per l’intervento del ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, non sempre lineare nel suo rapporto con gli attori del sistema trasfusionale, collaborativa per la maggior parte del tempo salvo poi lanciarsi in uscite discutibili (ma qui ci sarebbe rivedere lo staff spesso inadeguato anche sulle campagne pubblicitarie) come quella di aprile http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/ quando con una sola frase la Lorenzin ha rischiato seriamente di cancellare 14 anni di assoluta sicurezza delle trasfusioni. Incidenti di percorso. La ministra ovviamente non ci è più tornata sopra e non ha intenzione di farlo. Dopotutto nella giornata mondiale del donatore la Lorenzin è la padrona di casa, e quella tempesta è ormai alle spalle: “L’Italia è un paese di straordinaria generosità, che ha un patrimonio etico che va salvaguardato. Abbiamo mandato 800 mila kg di plasma alla lavorazione, sono moltissimi. Dobbiamo salvaguardare le peculiarità italiana: a volte ci vengono proposti modelli esteri che vogliono remunerare la donazione e ci fanno perdere di vista il fatto che il nostro corpo non è un bene generico ma il bene. In quest’ottica i donatori sono importantissimi perché sono i depositari di tale cultura. L’invecchiamento della popolazione comporta aumenti della necessità di sangue, mentre d’altra parte i donatori storici invecchiano e non possono più donare. Ma c’è una buona notizia. Anche se diminuisce il numero dei donatori non diminuisce il sangue, perché i donatori periodici donano di più. Bisogna però puntare sui giovani, per costruire un modello culturale basato sugli stili di vita e su un principio di regole di convivenza. Cos’è il vaccino se non uno strumento di convivenza pubblica nel nome della salute pubblica? Esistono però delle criticità, e riguardano le differenze che possono esistere a livello organizzativo e burocratico nei rapporti tra le regioni. Le differenze non aiutano il sistema che deve essere più omogeneo. Com’è possibile che si possa arrivare a buttare del sangue perché è scaduto? Bisogna lavorare su questo e avere maggiore attenzione per continuare a garantire le 8000 trasfusioni al giorno di sangue gratuito che vengono effettuate nel nostro paese. Il mio impegno nei prossimi mesi sarà quello di aiutare il sistema a migliorare sotto questo aspetto. Lo dobbiamo al milione e 700 mila donatori che ogni anno in Italia consentono al sistema di funzionare”.

Migliorie organizzative dunque, e abbattimento della burocrazia come esigenze immediate per un miglioramento sistematico. Un assist immediatamente raccolto da Giancarlo Maria Liumbruno (Presidente del Centro Nazionale Sangue), che in linea con la Lorenzin ha ribadito luci e ombre del sistema sangue dal suo punto di vista: “In Italia la medicina trasfusionale fa parte dei livelli essenziali di assistenza, e ciò è molto importante, così com’è molto importante ricordare che l’Italia è un paese autosufficiente che ha raggiunto ottimi livelli di appropriatezza e grandi risultati in termini di sicurezza del sistema, grazie a una rete capillare, istituzionale e associativa, che gestisce il sistema da vena a vena, cosa che in altri paesi non è garantita. Abbiamo quasi 1 milione e 700 mila donatori periodici con oltre 3 milioni di donazioni, di cui 459 mila in aferesi, per quasi 3 milioni di emocomponenti trasfusi all’anno, ovvero oltre 8200 al giorno. Numeri importanti. Dal 2012 abbiamo in atto il Patient blood management che accresce l’appropriatezza nell’uso della risorsa e nel trattamento dei pazienti, secondo la logica dell’only one, ovvero la monitorizzazione di ogni singola trasfusione. In Italia oggi servono soprattutto donazioni di plasma, e serve crescente collaborazione tra il livello politico e quello tecnico per evitare gli sprechi. Le donazioni devono essere pianificate e organizzate, perché ciò consente di superare le crisi e l’emotività. Una bella novità in tal senso sarà il servizio PlasmaItalia on-line, che sarà attivato prestissimo e in cui spiegheremo tutto ciò che riguarda la donazione del plasma. Altra iniziativa sarà GeoBlood, un servizio che servirà al cittadino per sapere sempre dove poter donare nel luogo più vicino a lui. Sul piano della sicurezza ancora c’è cattiva informazione, ma oggi i rischi di una trasfusione sono prossimi allo 0, e questo è stato possibile soprattutto grazie alla riduzione del periodo finestra (il periodo in cui il sangue può essere infetto senza che siano rintracciati i virus, n.d.r.). Sono ottimi risultati che andranno confermati”.

Assenti, un po’ a sorpresa, gli ospiti Vito de Filippo, sottosegretario di stato del MIUR, che da lontano ha ribadito la sua disponibilità a collaborare per portare la cultura del dono nelle scuole, e Giovanni Malagò, presidente del CONI: eppure, largo e importante è stato lo spazio dedicato allo sport, con le testimonianze di Beatrice Becattini, campionessa italiana di Ju-Jitsu brasiliano, molto legata alla sua attività di volontariato per motivi biografici (ha contributo con la terapia trasfusionale ad aiutare suo nonno malato) e arricchita dalla cultura del dono anche nel proprio percorso agonistico di successo: “Lo sportivo trova subito il senso della donazione perché è abituato a mettersi a disposizione per gli altri – ha detto – per i compagni di squadra, e perché sanno che bisogna assumersi delle responsabilità”.

Anche Jacopo Massari, campione nazionale della pallavolo, ha ribadito l’importanza della sinergia tra valori del dono e quelli dello sport: “Avevo molti problemi da ragazzo, che lo sport ha contributo a risolvere. Su questo aspetto bisogna investire, perché c’è bisogno di donare sangue senza tornaconto ma solo per amor proprio. Lo sport insegna a fare sacrifici e credo che dobbiamo insistere sull’unione tra sport, scuola e associazioni di volontariato, per far comprendere a tutti che fare del bene senza aspettarsi niente in cambio è la strada giusta”.

Nella seconda parte della mattinata spazio ai rappresentati delle associazioni, riuniti sotto l’egida della CIVIS Comitato Interassociativo del Volontariato Italiano del Sangue). Introdotto da Sergio Ballestracci (Presidente Fratres nazionale) che ha ringraziato simbolicamente la figura del donatore anonimo, Vincenzo Saturni (Presidente Avis Nazionale) ha spostato l’attenzione sulla relazione tra sangue e mondo del lavoro, e poi sulla questione degli sprechi e su alcuni aspetti sistematici: “I giovani spesso vogliono donare, ma esistono alcuni fattori come la precarietà che rendono difficoltosa la continuità del dono. Dobbiamo lavorare allora per fare in modo che sia facilitata la donazione. Fondamentale poi evitare gli sprechi di plasma. Infine due parole sul piano nazionale vaccini, in cui i donatori son stati trattati in modo anomalo finendo tra le categorie a rischio, e sulla legge di riordino del terzo settore, nel quale, l’ho detto in ogni sede e lo ripeto oggi, non ci dovrà essere l’apertura al profit per ciò che riguarda l’impresa sociale”.

Nella staffetta, spazio poi alle parole del vice-presidente della Croce Rossa Gabriele Bellocchi: “Sta cambiando la società e sta cambiando il lavoro, ma è anche vero che a fronte di questo noi dobbiamo reinventarci e riformulare le strategie di coinvolgimento. I giovani sono velocissimi, noi siamo in grado di andare alla loro velocità e di rispondere alle loro esigenze? Lavorare sulla cultura del dono è la chiave: la stiamo perdendo, io sono un insegnante e penso al bullismo, che si verifica perché manca la percezione dell’altro”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente Fidas nazionale Aldo Ozino Caligaris: “Solo condividendo la cultura del dono noi possiamo dare un messaggio forte sui valori peculiari del sistema italiano. Dobbiamo parlare la lingua del donatore e mettere in sintonia tutte le parti in causa, con messaggi di comunicazione nuovi che ci consentano di guardare il passato, per vivere con responsabilità il presente e pensare il futuro. C’è un grande fermento nella riforma del terzo settore che viene visto come una risorsa per il paese perché produce posti di lavoro. Noi vogliamo restare protagonisti e fare da guida, grazie alla collaborazione tra associazioni, professionisti e istituzioni per un altissimo standard in ciascuna trasfusione. Oggi è una giornata da vivere nell’ambito della sinergia, senza divisione e senza bandiera. Colgo allora l’occasione per ringraziare Vincenzo Saturni che tra soli 3 giorni conclude il suo mandato a presidente Avis, e che in questo tempo ci ha insegnato molto sul piano dello spirito e della capacità di diffondere tutto ciò che è dono, volontariato e organizzazione associata”.

Nel finale spazio alle testimonianze di chi ha beneficiato del dono del sangue, per una carrellata piuttosto emozionante che ha dato vita a momenti di commozione tangibile tra tutti i presenti, a testimonianza di una verità difficilmente contestabile: pulsa un enorme sostrato emotivo dietro il gesto del dono, dal valore impagabile. È emerso vivido il legame invisibile tra donatori e pazienti, che grazie al dono, ai volontari, ai trapianti e alla medicina trasfusionale hanno potuto curarsi da malattie come la talassemia.

Per tutti i presenti, un’occasione buona per toccare con mano quanto la capacità di mettersi a disposizione per gli altri e di praticare generosità vada oltre qualsiasi retorica per diffondere nella società benefici concreti in grado di cambiare le vite di molti. Un vissuto da tenere bene a mente a tutti i livelli della filiera sangue, dai centri decisionali fino alle strutture di raccolta, passando per chi fa informazione.

Fidas e il Giro d’Italia, un sodalizio iniziato nel 2015

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Sport e volontariato del sangue s’incontrano spesso, stringendo matrimoni all’insegna del concetto di vita sana e del senso di comunità. Non di rado grandi campioni dello sport nazionale hanno abbracciato come testimonial il mondo della donazione, ma quest’anno Fidas ha scelto di legarsi a una della più importanti e amate manifestazioni della storia sportiva italiana: il Giro d’Italia, giunto alla 100esima edizione. 3615 km totali, che una carovana Fidas percorrerà insieme ai ciclisti per diffondere la cultura del dono per tutte le strade d’Italia, dalla Sicilia alle Alpi. A raccontarci l’iniziativa è intervenuto Cristiano Lena, responsabile della comunicazione di Fidas Nazionale.

 Cristiano, Fidas e Il Giro d’Italia, insieme. Quando e come nasce questa collaborazione, e che obiettivi di comunicazione si propone?

L’idea di collaborare con il Giro d’Italia è nata nel 2015 su proposta dell’allora vicepresidente nazionale della FIDAS Alessandro Biadene. Dopo due anni in cui avevamo fatto il giro d’Italia prima in barca a vela (2013, FIDAS Coast to Coast) e poi in camper (2014 FIDAS On the Road), abbiamo scelto le due ruote all’interno della più grande manifestazione ciclistica del Paese. Ovviamente il primo obiettivo è stato quello di acquisire sempre maggiore visibilità, attraversando l’Italia per oltre 3000 km anche in zone dove non sono presenti delle associazioni Federate. La prima esperienza, caratterizzata dal claim FIDASaround, è stata davvero positiva anche se per noi totalmente nuova. Ci ha permesso di far conoscere sempre più l’attività che svolgiamo e di sensibilizzare la popolazione sulla donazione di sangue e di emocomponenti. Ma abbiamo voluto legare questa avventura anche all’idea che donazione e sport sono un binomio inscindibile: per entrambi è fondamentale seguire corretti stili di vita e il buono stato di salute proprio dello sportivo è requisito di base per poter donare sangue. Il Giro, inoltre, è una bella metafora della donazione: in entrambi i casi occorre fare un lavoro di squadra, affrontare con grinta le salite e non perdere di vista la meta anche quando si è in volata.

Così siamo stati nuovamente presenti nella Carovana del Giro nel 2016, con il claim “Il sangue non è acqua”.

Raccontaci delle iniziative che ci saranno lungo tutto il percorso, fino all’ultima tappa a Milano il 28 maggio.

Sarà compito delle Associazioni federate sfruttare questa opportunità per diffondere il valore del dono. E ogni realtà si è organizzata secondo la propria sensibilità e, soprattutto, secondo le risorse a disposizione. Per cui lungo il precorso del Giro ci saranno i volontari delle associazioni FIDAS con il proprio stand che distribuiranno materiale informativo, come pure sono previsti momenti di aggregazione e di accoglienza dei nostri due giovani alla guida del mezzo FIDAS. Certamente sarà importante centrare il messaggio visto che il passaggio della Carovana è piuttosto veloce e per questo occorre lanciare un input che speriamo che il pubblico raccolga. Quest’anno abbiamo scelto il claim “prima di partire”: programmando vacanze e viaggi, è bene programmare, con l’associazione di riferimento e con i Servizi Trasfusionali, anche un gesto di solidarietà in modo da evitare i periodi di criticità che spesso caratterizzano i mesi estivi. Per ricordarlo distribuiranno delle targhette per le valigie, così #primadipartire tutti potranno ricordarsi dell’importanza di un gesto volontario, anonimo, gratuito e responsabile come la donazione del sangue.

Lo sport, con i suoi campioni, la passione che suscita, è probabilmente il miglior veicolo promozionale per iniettare nei giovani la cultura della donazione. Sei d’accordo? Si può provare a coinvolgere di più il Coni e le varie leghe nazionali per stingere un rapporto sport – dono del sangue duraturo e in grado di avere risultati nel lungo periodo?

Da sempre FIDAS crede nella sinergia tra sport e donazione di sangue. In passato atleti di diverse discipline hanno indossato la maglia della FIDAS sostenendo l’importanza di uno stile di vita sano, di cui lo sport è una componente essenziale. Per questo abbiamo sempre lavorato a fianco di istituzioni, enti e associazioni che promuovono lo sport. Ma in prima linea sono stati gli atleti a raccogliere il nostro invito, come i campioni delle Fiamme Oro Gran Fondo della Polizia di Stato, o i Carabinieri dei Gruppi sportivi, o ancora gli atleti delle Fiamme Gialle. E ancora Rosalba Forciniti, bronzo nel judo alle olimpiadi di Londra 2012 o Aglaia Pezzato finalista nella staffetta 4×100 stile libero alle olimpiadi di Rio.  Inoltre sono in cantiere altre collaborazioni come ad esempio i camp che partiranno a giugno con AIC (Associazione Italiana Calcio) volta ad un educazione dei giovanissimi allo sport e ai valori della solidarietà.

FIDAS esce da un periodo importante in fatto di dialogo interno. Cosa è emerso dal congresso di Milano? In cosa può migliorare la vita associativa, e in generale il sistema sangue?

Il 56° Congresso nazionale che si è svolto a Bergamo ha contribuito ad un confronto costruttivo tra le oltre 70 Federate che complessivamente raccolgono oltre 450mila donatori in 18 Regioni. Il 2016 per molti aspetti è stato un anno difficile: i nuovi requisiti di qualità e sicurezza del sangue, presentati con il DM 2 novembre 2015, hanno richiesto un’attività di informazione nei confronti dei donatori; inoltre la riorganizzazione della Rete trasfusionale, in particolare in alcune Regioni, ha comportato una flessione nei dati a livello nazionale. Infine l’entrata in vigore delle Convenzioni, predisposte secondo il nuovo schema tipo, comporta fondamentalmente un maggior impegno delle Associazioni per rispondere, in modo costante e responsabile, alle necessità programmate dei bisogni trasfusionali regionali, concordati con le Strutture regionali di Coordinamento secondo una programmazione condivisa in fase di predisposizione, di attuazione e di verifica.

Certamente alle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue è richiesta la capacità di stare al passo con i cambiamenti necessari ad un sistema in continuo divenire. È necessario rispondere alla logica della programmazione e dell’utilizzo corretto delle risorse, non dimenticando le motivazioni che spingono i volontari a lavorare per il meglio, superando il modello spontaneistico che oggi non è più attuabile.

In tutto questo non possiamo dimenticare che le associazioni hanno bisogno di un continuo ricambio generazionale e all’interno del Congresso FIDAS è emersa in maniera evidente come la componente giovanile stia crescendo bene, trovando il proprio ruolo all’interno della Federazione.

 E quando il Giro sarà finito? È in programma qualche altra campagna di comunicazione per tenere alta l’attenzione sul dono anche per l’estate? Cosa avete in programma?

A giugno l’appuntamento è con la giornata mondiale del donatore di sangue, il 14. In quell’occasione, insieme agli altri attori del Sistema Trasfusionale, vivremo un momento istituzionale al Ministero della Salute con il ministro Lorenzin. A luglio poi torneremo a sfidare le acque dello stretto di Messina con la Traversata della Solidarietà, mentre a fine agosto celebreremo la decima edizione della 24 Ore del Donatore a Caldiero, in provincia di Verona e quest’anno vogliamo superare tutti i record, già positivi, degli anni precedenti.

 

 

 

 

 

Tempesta rientrata tra la ministra Lorenzin e i donatori dopo la frase sulla sicurezza del sistema sangue

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La tempesta in cui si era cacciata la ministra Beatrice Lorenzin con le associazioni dei donatori sembra essere stata declassata a piccola perturbazione. Forse adesso non c’è esattamente il sole, ma non grandina più. Almeno così pare.

È infatti avvenuto il 19 aprile, in tempi brevissimi, l’incontro chiesto dalle associazioni di donatori con la ministra, dopo soli 6 giorni dal comunicato del 13 aprile in cui Avis, Fidas e Fratres ribadivano l’assoluta sicurezza del sistema trasfusionale e chiedevano un dialogo chiarificatore rispetto alle dichiarazioni, a dir poco sorprendenti, potenzialmente lesive della sicurezza di tutto il sistema sangue e del lavoro dei donatori, espresse proprio dalla ministra in occasione della Giornata Mondiale dell’Emofilia.

Noi di Buonsangue avevamo colto, con un po’ di incredulità, le parole della Lorenzin nel loro significato più letterale l’11 aprile (http://www.buonsangue.net/news/plasmaderivati-fonte-pericolo-pazienti-cosi-la-ministra-lorenzin-seppellisce-mondo-dei-donatori/), con dei riferimenti del tutto sproporzionati all’epatite o all’HIV che emergevano dal suo messaggio scritto (“I farmaci ottenuti con tecnologia del Dna ricombinante di ultima generazione garantiscono un alto profilo di sicurezza in quanto ormai realizzati con metodica protein-free, evitando l’uso di plasmaderivati, e quindi delle complicanze infettive più temibili, come le epatiti o l’Aids”), riferimenti ai quali sono seguite le reazioni immediate e indignate dei singoli emofilici http://www.buonsangue.net/news/dagli-emofilici-risposta-alla-ministra-lorenzin-castellano-un-pugno-faccia-1-milione-700mila-donatori/, le rassicurazioni indirette di CIVIS (Coordinamento interassociativo volontariato italiano sangue) e Centro Nazionale Sangue, http://www.buonsangue.net/news/donazioni-sicurezza-centro-nazionale-sangue-civis-reagiscono-risposta-indiretta-chiara-alla-ministra-lorenzin/, e infine la lettera congiunta delle associazioni http://www.buonsangue.net/news/lettera-aperta-dei-donatori-alla-ministra-lorenzin-10-anni-nessuna-malattia-trasmessa-le-trasfusioni/, allo scopo di ribadire l’assoluta inadeguatezza di certe affermazioni con i dati reali a difesa dell’efficienza di sistema.

Infine l’incontro chiarificatore, che ribadisce ufficialmente, come leggiamo dai comunicati di Avis, Fidas e Centro Nazionale Sangue, “il rinnovato l’impegno per una collaborazione sempre più stretta sui temi strategici per il sistema sangue: l’autosufficienza, il coinvolgimento dei giovani cittadini, il sostegno alle associazioni di donatori, così come alla federazione emofiliaci, e la riorganizzazione della rete trasfusionale nazionale, che vede quale parte attiva e fondamentale tutto il mondo del volontariato organizzato del sangue. La collaborazione con il volontariato del sangue sarà intensificata anche in vista di iniziative comuni per il 14 giugno, Giornata mondiale dei donatori di sangue.”

 Il più classico dei lieto fine, insomma.  E va bene così, verrebbe da dire, se anche nell’incontro chiarificatore, com’è probabile, i toni fossero stati un po’ meno distesi. L’importante non è il passato, ma il futuro. Verso gli obiettivi comuni dell’autosufficienza ematica, dell’ottimizzazione del sistema in tutte le sue componenti e dello sviluppo della cultura del dono: magari, facendo a meno di qualche dichiarazione superficiale (per usare un eufemismo), e riscontrando maggior senso di responsabilità da parte della prima istituzione sanitaria del Paese.

 

 

Lettera aperta dei donatori alla ministra Lorenzin: “Da 10 anni nessuna malattia trasmessa con le trasfusioni”

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In questi giorni ha suscitato diverse reazioni il messaggio inviato da Beatrice Lorenzin in occasione della Giornata Mondiale dell’Emofilia. Noi di Buonsangue abbiamo registrato ogni passaggio, dalle parole della ministra alle reazioni dell’universo sangue.

Oggi riceviamo una lettera aperta dei donatori alla Lorenzin che ribadisce la sicurezza di plasma e sangue raccolti in Italia, l’assenza di casi negativi nel paese negli ultimi 10 anni, il lavoro delle associazioni nel promulgare la cultura del dono e il corretto stile di vita dei donatori.

Inoltre, la lettera firmata da Vincenzo Saturni (Presidente AVIS Nazionale), Aldo Ozino Caligaris (Presidente Nazionale FIDAS) e Sergio Ballestracci (Presidente Nazionale FRATRES), chiede un “incontro urgente” alla ministra per una rappresentazione adeguata e condivisa del Sistema Trasfusionale e delle sue eccellenze.

 Ecco il testo integrale della lettera. Per conoscere nei dettagli il messaggio della ministra e le reazioni del mondo trasfusionale e non solo, è possibile approfondire qui, qui e qui.

 Sangue e plasma sicuro:
lettera aperta dei donatori alla Ministra Lorenzin

“In questi giorni si è molto parlato di trasfusioni e di farmaci plasmaderivati. Giova forse ripetere che la sentenza di risarcimento rispetto a chi aveva contratto infezioni tramite trasfusioni si riferisce a episodi di oltre 20 anni fa. Siamo lieti che questa vicenda sia giunta a conclusione e altrettanto lieti che il quadro oggi sia radicalmente diverso. E questo non dipende dalla fortuna, ma dall’impegno di tutti gli attori del sistema trasfusionale, anche dei volontari che noi rappresentiamo.

Siamo, inoltre, certi che la Ministra Lorenzin non volesse offendere nessuno nella sua lettera in occasione della XIII giornata dell’emofilia, né tantomeno il milione e 700 mila donatori di sangue del nostro Paese che compiono un importante gesto di solidarietà e di impegno civile.

Peraltro proprio il ministero della Sanità ha lanciato il pittogramma per il plasma, quell’etichetta che ha la finalità di sostenere i valori su cui si fondano il Sistema trasfusionale italiano e la cultura del dono. Il pittogramma, che per esempio è già operativo in Regione Toscana, si trova su tutti i plasmaderivati lavorati a partire dal plasma di donatori volontari, non remunerati e consapevoli. Sono loro, infatti, la prima garanzia di qualità e sicurezza del sistema.

Sicurezza e qualità, dunque: non è un caso, infatti, se da oltre 10 anni non si verificano nel nostro paese trasmissioni di malattie tramite trasfusioni di sangue.

Siamo sempre consapevoli che il fine ultimo della nostra azione come volontari e donatori di sangue sia il malato. Chiediamo pertanto un incontro urgente alla signora Ministro per poterle rappresentare in modo puntuale il nostro ruolo in un Sistema Trasfusionale, come quello italiano, che rappresenta un‘eccellenza.”

Vincenzo Saturni,

Presidente AVIS Nazionale

Aldo Ozino Caligaris

Presidente Nazionale FIDAS

Sergio Ballestracci

Presidente Nazionale FRATRES

Donazioni e sicurezza: Centro Nazionale Sangue e CIVIS reagiscono. Risposta (indiretta ma chiara) alla ministra Lorenzin

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Una risposta indiretta, ma ferma e in assoluta controtendenza con le parole della ministra: è questo il significato del comunicato stampa apparso nella mattinata del 12 aprile 2017 sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, volto a ribadire l’assoluta sicurezza, a 360° gradi del sistema trasfusionale italiano.

Facciamo un piccolo passo indietro.

Come da noi segnalato l’11 aprile, in occasione della sua mancata partecipazione al convegno organizzato da FedEmo per la giornata mondiale dell’emofilia, la ministra Beatrice Lorenzin ha inviato un messaggio piuttosto discutibile, riassumibile in questo virgolettato: “I farmaci ottenuti con tecnologia del Dna ricombinante di ultima generazione garantiscono un alto profilo di sicurezza in quanto ormai realizzati con metodica protein-free, evitando l’uso di plasmaderivati, e quindi delle complicanze infettive più temibili, come le epatiti o l’Aids”.

Già nella giornata di ieri, poi, sono arrivate le prime reazioni piuttosto critiche a queste affermazioni molto superficiali e fuori misura, lesive di una sicurezza di sistema assodata e del lavoro certosino, difficile e quotidiano delle associazioni di volontari.

Ecco perché, nel comunicato di oggi, ufficialmente in risposta alla sentenza della Corte di Appello di Roma che ha respinto l’appello proposto dal ministero della Salute contro i risarcimenti a centinaia di persone per i danni subiti da emotrasfusione con sangue infetto negli anni 80 e 90, è facile leggere una replica alle dichiarazioni di Lorenzin.

“Da oltre dieci anni non ci sono segnalazioni di infezioni da HIV ed epatite a seguito di trasfusione – esordisce il comunicato, entrando poi nel merito delle procedure – Su ogni donazione di sangue vengono effettuati i test, anche molecolari, per la ricerca di Hiv ed epatite C e B. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.”

In virtù dei suddetti interventi – specifica Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore generale del Centro – il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8.349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C.”

La chiusura, proprio sul lavoro delle associazioni volontarie e sui plasmaderivati, è affidata a Vincenzo Saturni, presidente di Avis Nazionale e coordinatore pro tempore di CIVIS (Coordinamento interassociativo volontariato italiano sangue): “Il volontariato del sangue, inoltre, è impegnato ogni giorno nella fondamentale promozione di stili di vita sani tra i donatori volontari e associati, al fine di rendere ancora più elevati i livelli di sicurezza per gli emocomponenti e i farmaci plasmaderivati. Grazie anche a quest’azione siamo arrivati all’84% di donatori periodici e associati, fattore che ci posiziona ai primissimi posti nel mondo e che rappresenta un ulteriore indicatore di qualità e sicurezza.”

 

 

Sistema sangue: “Conto-lavoro solo a chi valorizza il dono e produce in Paesi senza raccolta remunerata”

 

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Nelle ultime settimane buonsangue.net ha chiamato in causa sulle questioni più impellenti e decisive riguardanti presente e futuro del sistema sangue, alcuni dei più alti e autorevoli dirigenti italiani, come: Gianfranco Massaro (presidente FIODS), Claudio Velati (presidente SIMTI), Vincenzo Saturni (presidente AVIS Nazionale), Giancarlo Liumbruno (direttore del Centro Nazionale Sangue), Aldo Ozino Caligaris (presidente FIDAS).

I livelli di sicurezza e qualità delle trasfusioni, l’equiparazione delle normative tra sfera nazionale e sfera europea, e soprattutto, le gare presenti e future per l’assegnazione in conto lavoro del plasma raccolto, sono stati i motivi di dibattito: molti i punti di vista condivisi, in particolar modo sull’efficienza in fatto di sicurezza nel dono, e sulla necessità di mantenere regole etiche in fatto di massima valorizzazione del plasma donato nella fase del frazionamento. Tutti d’accordo anche sulle regole per la partecipazione ai bandi. Inoltre, sì collettivo alla libera concorrenza ma solo per le aziende che hanno gli stabilimenti dove non è ammessa la raccolta remunerata del plasma.

Ecco la sintesi delle loro dichiarazioni e i link delle interviste complete.

Gianfranco Massaro: “Il pittogramma premio per tutti i donatori italiani”

“Il pittogramma è un premio per tutti i donatori italiani”. Parola di Gianfranco Massaro, presidente FIODS

Claudio Velati: “Ok al libero mercato, ma salvaguardando il modello italiano”.

Velati e il Sistema sangue: “L’apertura del mercato è positiva ma il modello italiano va salvaguardato”

Vincenzo Saturni: “Conto lavoro solo a chi ha le aziende su territori in cui non è accettata la raccolta remunerata del plasma”.

Vincenzo Saturni: “Sì alla libera concorrenza, ma solo con aziende che producono in paesi UE dove le donazioni non sono remunerate”

Giancarlo Liumbruno: “Dal plasma bisogna estrarre tutti i prodotti possibili e necessari”.

Liumbruno: “Sistema sangue nazionale fondato sulla donazione. E dal plasma bisogna ricavare tutti i prodotti necessari”

Ozino Caligaris: “Importantissimo ottenere la massima valorizzazione etica del dono”

Aldo Ozino Caligaris: “Con la libera concorrenza più confronto Ma il plasma donato va valorizzato al massimo”

Per l’autosufficienza la raccolta è fondamentale, ma ci sono altri fattori

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Nella relazione redatta dal Presidente Fidas Aldo Ozino Caligaris per il Congresso Nazionale di Grado, gli scorsi 22-23 Aprile, emerge un’importante aspetto affinché sia pienamente compreso il tema dell’autosufficienza ematica e dei fattori necessari a raggiungerla.

In ambio di medicina trasfusionale, la domanda non è dettata esclusivamente dalla necessità di reperire una certa quantità di materiale biologico, perché è altrettanto fondamentale che quel materiale sia lavorato con la qualità necessaria per essere abbinato immunologicamente al suo potenziale destinatario.

I fattori per garantire l’efficacia di qualsiasi terapia trasfusionale sono molti, tra cui disponibilità, sicurezza ed efficacia dei prodotti, ovvero l’unico modo di rispettare il fattore dono che è alla base della raccolta.

Ecco perché bisogna evitare sprechi e fare in modo che mai e poi mai si debba ricorrere al mercato per reperire tutti quei prodotti che sarebbero ottenibili utilizzando in modo esauriente il dono etico dei lavoratori. Prendiamo a tal proposito il già citato caso del nuovo accordo in “conto terzi” firmato da un’aggregazione regionale che ha come capofila il Veneto: siamo certi che il principio del dono etico sia rispettato in un accordo che prevede la resa obbligatoria soltanto di albumina e immunoglobuline (sia pure in buone quantità) e che preveda il ricorso al mercato per reperire diversi prodotti accessori?