Chi dona sangue e midollo fa il bene della comunità e (qualche volta) viene premiato. Dalla storia di Matteo Bagnoli a tutte le news su carenze, donazioni e iniziative speciali di un sistema sangue sempre in fermento

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Ci sono storie che non passano di moda e che lasciano il segno nelle comunità in cui accadono, e quando qualcuna di esse passa per le pagine di Buonsangue, noi non possiamo che esserne felici: abbiamo intervistato Matteo Bagnoli, presidente di Avis Livorno, il 5 ottobre dello scorso anno per farci raccontare la sua prima esperienza da donatore di midollo osseo, avvenuta all’improvviso. Matteo era Iscritto all’Admo da ormai sette anni e non era stato mai chiamato, per poi ricevere la sua prima convocazione per un caso di compatibilità del 100% in una situazione estremamente delicata per la salute del ricevente; insomma, una di quelle circostanze in cui il dono è in tutta evidenza un gesto in grado di salvare una vita.

Ieri venerdì 16 novembre 2018, tredici mesi dopo il suo dono, Matteo sarà premiato – per l’attività di volontariato con Avis Livorno e per la donazione di midollo dello scorso anno – al Forum della Toscana, uno tra i più importanti e significativi eventi su scala regionale sul piano della progettazione economica, sociale e culturale.

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Chi si impegna, e offre il suo supporto e la propria propensione alla solidarietà, dunque ne raccoglie i frutti sotto tutti i punti di vista. Ecco perché, allora, resta fondamentale in questi ultimi mesi prima del nuovo anno donare sempre di più, per prevenire le eventuali carenze di sangue che di solito si verificano nel periodo invernale. Solo così si potranno rispettare i parametri di raccolta decisi sul piano nazionale.

Affinché i donatori siano preservati e difesi dall’influenza che nelle scorse annate ha creato non pochi problemi alla regolarità della raccolta di sangue e plasma, quest’anno fortunatamente si può contare su una buona informazione sulla grande novità del 2018: il vaccino gratuito per donatori.

Nelle ultime ore, infatti, diversi articoli informativi sono usciti sulle testate locali in tutta Italia, dal Lazio – dove è previsto l’impiego di un milione di dosi – fino alle Marche, alla Puglia, e alla Liguria. Da non credere assolutamente invece, come ci avvisa una nota dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) poi ripresa dal Centro nazionale sangue, alle notizie che girano sul web e che parlano di un divieto di utilizzo del vaccino antinfluenzale.

Non mancano poi le iniziative speciali. Sempre nel Lazio, a Nettuno, sport e dono si uniscono con la collaborazione tra l’Avis Anzio Nettuno e l’Anzio Bike, con una raccolta sangue fissata per il prossimo 25 novembre in piazzale Maurizio Lanzi, dalle 8 alle 10,30.

In Emilia Romagna invece, l’Avis Cesena festeggia 60 anni con tante storie da raccontare, quelle di vite salvate e salvatori. Per riviverle tra donatori e cittadini, insieme a tanti altri temi da discutere, è in programma una giornata intera sulla quale si sofferma dettagliatamente la testata Cesena Today, con una manifestazione aperta a tutti dal titolo “Io dono tu vivi”. Quando andrà in scena? Proprio oggi, sabato 17 novembre a partire dalle 9.30 fino alle 16.30 circa.

A Rossano Calabro, in provincia di Cosenza, concerto del pianista calabrese Nicola Pata grazie all’organizzazione della Fratres locale con il Centro Studi Musicali “G. Verdi” di Rossano.

In Toscana, dopo la giornata dei donatori di sangue organizzata a Borgo San Lorenzo, al Mugello, evento di cui ha copiosamente parlato la testata OkMugello.it, l’attenzione verte sulla situazione delle scorte di sangue sintetizzata sul sito del Meteo del Sangue: come vediamo in figura 1, fragilità resistono per il gruppo A+ e B-mentre si registrano anche emergenze, in particolar modo per il gruppo A- e 0. Urgenti, infine, le scorte per il gruppo 0+.

https web2 e toscana it crs meteoFig.1

Più grave la situazione in Friuli Venezia Giulia, dove, come possiamo vedere in figura 2, manca il sangue per diversi gruppi, una situazione che rende necessario un appello a tutti i donatori di zona affinché vadano nei centri trasfusionali. Carenze abbastanza gravi infatti per i gruppi B+, B-, A- e 0.

A F D S Associazione Friulana Donatori Sangue Udine (1)

Fig. 2

Mai come in queste situazioni allora si rende utile il nostro memorandum social: come sempre, ricordiamo che per individuare tra le tantissime donazioni del week-end in tutta Italia quella più vicina a noi, Facebook è lo strumento migliore.

Grazie alla sua grande capacità informativa su larga scala, è infatti possibile consultare il social network per eccellenza non solo per polemizzare con le questioni in agenda setting, ma soprattutto per acquisire informazioni immediate sulle tantissime donazioni speciali in programma ogni giorno in tutto il Paese: basta digitare nel finder la stringa “donazione sangue” e cliccare nel menù sul comando “eventi” per ottenere la lista completa con date e orari di tutte le donazioni programmate nei prossimi giorni, dal week-end pronto a iniziare oggi sabato 17 novembre, proseguendo con le donazioni in programma nelle prossime settimane.

Basta scorrere, e trovare facilmente quella più vicina a noi dalle Alpi alla Sicilia, come si può vedere in figura 3.

donazione sangue Ricerca di Facebook

Fig. 3

Intervista a Vincenzo Saturni (presidente Avis Nazionale). “Il pittogramma un valore aggiunto importante da valorizzare sin dai bandi di gara sul plasma

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Erano molti i temi d’attualità sul sistema sangue che meritavano un ulteriore approfondimento dopo gli eventi di queste ultime settimane.

L’arrivo del pittogramma sui plasmaderivati prodotti in Toscana, il documentario Le business du sang che ha fatto parlare di sé in tutto il mondo, le recenti ricerche sul sangue artificiale salutate dai media di tutto il mondo con eccessivo ottimismo: di tutto questo, e naturalmente anche delle fasi cruciali nella filiera del plasma, abbiamo parlato con Vincenzo Saturni, presidente di Avis Nazionale, per conoscere le sue opinioni a largo raggio nella duplice veste di medico e di volontario.

Ecco, tema per tema, cosa ci ha detto.

 Dottor Saturni, parliamo della filiera del plasma. Quali sono le fasi cruciali?

La fonte originale di raccolta è duplice: da un lato c’è la scomposizione da sangue intero, processo da cui si ottengono gli emocomponenti tra cui il plasma, che deve avere delle caratteristiche previste dal decreto ministeriale anche in termini di congelamento, per evitare che sia interdetto l’effetto dei fattori labili. Oppure ci può essere la plasmaferesi, che è un processo leggermente più lungo. Dopodiché il percorso è uguale: avviene il congelamento e il mantenimento in specifiche frigoemoteche a temperature inferiori a meno 30 gradi, che consentono la conservazione fino a due anni. Dopodiché il plasma viene utilizzato direttamente sui pazienti bisognosi oppure viene inviato alle industrie per il frazionamento. Come sappiamo, in Italia esiste il metodo del conto-lavoro basato sulle convenzioni tra regioni e industrie: si firmano accordi sul plasma che deve essere consegnato per il frazionamento e sulle quantità di farmaci che poi devono ritornare alle regioni. Dal frazionamento industriale si ottengono i plasmaderivati, che sono: albumina (che è molto abbondante nel nostro plasma e offre una buona resa industriale), i fattori della coagulazione, le immunoglobuline aspecifiche polivalenti, e il complesso protrombinico, che è una miscela di fattori della coagulazione. L’obiettivo del frazionamento deve essere quello di valorizzare al meglio le quantità di plasma che vengono consegnate. Questo è il giro classico, ma esiste anche la possibilità di produrre anche immunoglobuline specifiche contro determinati virus (come epatite B e tetano), che avrebbero bisogno di un percorso produttivo un po’ più complicato, basato cioè sulla ricerca di pazienti che grazie a cure o vaccini effettuati possono avere nel loro plasma anticorpi specifici.

 

Cosa avviene nelle fasi intermedie, cioè congelamento e trasporto?

Il congelamento è a carico delle strutture trasfusionali, e avviene attraverso una procedura di convalida che serve ad assicurare che tutto venga fatto secondo criteri scientifici: occorre bloccare il prima possibile la degradazione delle proteine. Bisogna essere molto rapidi per salvaguardare i fattori labili della coagulazione, per cui tutto il processo deve essere eseguito con strumentazioni e apparecchiature specifiche. Ecco perché le strutture trasfusionali hanno l’onere di raccogliere e congelare il plasma. Se poi il plasma viene usato dai pazienti, anche lo scongelamento è effettuato dalle strutture trasfusionali. Se invece il plasma verrà passato all’industria, l’accordo prevede che siano direttamente le industrie a ritirarlo, in modo da poter controllare i flussi di approvvigionamento e lavorazione.

Cosa pensa del documentario di cui abbiamo molto parlato su Buonsangue, Le business du sang, e dei metodi di raccolta del plasma a pagamento in voga negli Stati Uniti?

Certe pratiche – se dimostrato che sono vere – fanno inorridire, perché laddove non c’è una consapevolezza del donatore e un’aderenza al dono che passa attraverso la gratuità del gesto, emerge l’aspetto della mercificazione finalizzata al profitto. Raccogliere più plasma, nel più breve tempo possibile, per il massimo risultato economico, è una pratica che va contro le idee dei volontari, dei trasfusionisti, e di tutto la cultura italiana del dono.

 Ma ci sono rischi concerti nella raccolta effettua in queste modalità? Vale la regola che il rischio 0 non esiste?

Bisogna specificare. Per il donatore, se pensiamo a soggetti che donano per bisogno, e che quindi possono essere in condizioni fisiche non ottimali, è chiaro che il dono così frequente non è una situazione consigliabile, perché anche nella donazione di plasma si disperdono piccole quantità di globuli rossi, e l’intensità del numero di prelievi può essere altamente stressante e debilitante. È altrettanto evidente che anche sul piano del prodotto raccolto, se pensiamo ancora a soggetti che donano in condizioni poco ottimali e debilitati, che non hanno stili di vita consoni alla donazione per come la concepiamo noi in Italia, è chiaro che potremo trovarci di fronte a un plasma non così ricco di proteine come sarebbe opportuno. Per quanto riguarda la sicurezza per il paziente che assume plasmaderivati, le aziende sostengono che tutti i test di laboratorio portano appunto a una percentuale di rischio vicina allo 0. Secondo noi naturalmente avere dei donatori responsabili, volontari, gratuiti e consapevoli riduce ancora il fattore di rischio, ma le aziende sanno di essere sotto osservazione e stanno molto attente. Va ribadito però che sfruttare qualcuno che è in difficoltà, da un punto di vista etico non è il massimo. Noi abbiamo ribadito queste posizioni davanti al parlamento europeo e speriamo che queste pratiche diminuiscano, anche se ne dubito.

Sempre richiamandoci all’attualità, cosa dobbiamo pensare sulle notizie recenti riguardo le ricerche sulla produzione di sangue artificiale?

Sul sangue artificiale ci sono stati moltissimi studi, che però non sono riusciti a ottenere un risultato ottimale. L’emivita delle sostanze chimiche è breve, nel lungo periodo finiscono per accumularsi nel fegato e in altri organi. Inoltre non possono aiutare i pazienti cronici. Di recente invece si parla della produzione di sangue da cellule staminali emopoietiche, e di stimolarle a produrre globuli rossi che abbiano certe caratteristiche orientate, per avere una disponibilità di sangue maggiore in situazioni di gruppi rari, o per superare problematiche dal punto di vista immunoematologico. Il problema per adesso è che le cellule staminali sono cose straordinarie, ma isolarle, differenziarle, e “addomesticarle” perché producano tutti gli emocomponenti che servono è difficile ed è molto costoso. A brevissimo raggio, non credo proprio che il sangue da staminali possa sostituire tutte le unità di sangue che servono. In Italia ogni giorno vengono trasfusi circa 1700 pazienti e più di 8600 emocomponenti. Speriamo che per i 100 anni di Avis si possa ottenere risultati sempre migliori.

Di recente la Regione Toscana ha formalizzato l’uso del pittogramma etico. Cosa pensano le associazioni in proposito?

Devo dire che il pittogramma è arrivato anche grazie a noi. Abbiamo scritto a tutti gli europarlamentari italiani, al nostro ministero, all’AIFA, dicendo che secondo noi bisognava andare verso il pittogramma, ovvero verso una certificazione dei farmaci prodotti da plasma italiano e da fonte etica. Siamo contenti, quindi, che poi si sia arrivati al bando per la creazione del segno grafico oggi apposto sui farmaci, un valore aggiunto in un sistema virtuoso come quello italiano. Siamo felici che la regione Toscana e la Kedrion, che attualmente fraziona il plasma per quel raggruppamento regionale, abbiano accolto il simbolo e le nostre sollecitazioni in modo formale. So che qualcuno è meno felice di noi, ma fa parte del gioco.

L’apposizione del pittogramma avrà quindi un peso anche nelle gare per il frazionamento dei raggruppamenti regionali che ancora stanno impostando i loro bandi?

Certamente dal nostro punto di vista il pittogramma deve essere sempre considerato un valore aggiunto. Valorizzare questo aspetto sin dal momento in cui si stipulano le convenzioni è importantissimo e ci teniamo, visto che è stata una nostra battaglia.