Comunicare l’importanza della donazione del sangue da cordone ombelicale: i video del Burlo di Trieste

Non se ne parla quanto si dovrebbe, ma il dono del sangue da cordone ombelicale è un gesto semplicissimo e dall’enorme valore per la comunità dei pazienti, che troppo spesso non viene praticato per scarsità di informazioni al riguardo e poca conoscenza dell’altissimo valore curativo. Il cordone ombelicale, lo ricordiamo, è il mezzo attraverso cui ogni mamma nutre il proprio bambino nel grembo, e così dopo il parto viene buttato via: questa è una pessima abitudine che può e deve essere culturalmente modificata.

Pochi sanno infatti, così come avevamo già segnalato in un approfondimento del 5 novembre 2018 in occasione del convegno nazionale di Adisco, che le cellule contenute nel cordone ombelicale sono necessarie per la cura di 80 malattie del sangue, tra cui leucemia, talassemia e linfomi.

Accrescere la consapevolezza su tali argomenti, è quindi il tema di una campagna video voluta e realizzata dall’Ospedale Burlo di Trieste e proposta dal quotidiano Il Piccolo, che mira a sensibilizzare il pubblico su un tipo di donazione per nulla invasiva che può consentire trattamenti e cure per pazienti dal valore inestimabile.

Ecco perché al Burlo hanno deciso di meccanizzare il processo di richiesta alle famiglie, che funzionerà in modo molto semplice. A partire dalla 34esima settimana di gravidanza la figura dell’ostetrica spiegherà ai diretti interessati tutti i dettagli della donazione, che sarà poi prevista per il minuto successivo all’avvenuto parto. Da Trieste, subito dopo, il sangue raccolto dal cordone raggiungerà immediatamente la banca del sangue da cordone a Padova subito essere transitata nord la sede della protezione civile a Palmanova.

L’iniziativa del Burlo si aggiunge così al video delle campagna Adisco, che si soffermano sugli aspetti valoriali del dono senza tuttavia tralasciare il piano emotivo. I dettagli sono importanti: ed essere informati sulla donazione di sangue da cordone ombelicale sembra la condizione necessaria per passare alla fase operativa.

Il sangue del cordone ombelicale non va buttato, ma donato. Il 15 novembre a Roma un convegno sul tema

ADISCO-LOGO

Ci sono donazioni, come accade per quella del midollo osseo, più difficili da far conoscere al grande pubblico, ma non per questo meno importanti o decisive per la salute e incerti casi per la vita dei pazienti: è il caso, per esempio, della donazione del sangue da cordone ombelicale, una pratica molto preziosa, per diverse ragioni cliniche.

Si tratta del sangue che resta nella placenta e nel cordone ombelicale dopo la nascita, ed è fattore di raccolta delle importantissime cellule staminali emopoietiche, ovvero cellule in grado di evolversi e riconvertirsi in ognuno dei diversi elementi che compongono il sangue, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Ciò significa che il sangue da cordone ombelicale può essere utilizzato per la cura di molte tipologie di pazienti affetti da malattie del sangue di origine tumorale, come leucemie e linfomi, oppure da talassemie e aplasie midollari. Il cordone ombelicale, che è il mezzo attraverso cui ogni mamma nutre il proprio bambino nel suo grembo, dopo il parto viene usualmente gettato, ma questa è un’abitudine che può e deve essere culturalmente modificata.

Per le donne, il trapianto di cellule del sangue del cordone ombelicale è un’alternativa concreta al trapianto di cellule del midollo osseo, e anzi sceglierlo consente addirittura di ottenere dei vantaggi sia per il soggetto ricevente – per il quale subentrano minori rischi di rigetto, oltre a una più semplice e immediata disponibilità delle cellule ­– sia per la donatrice, per la quale la donazione avviene in automatico al momento del parto e quindi risulta indolore e senza rischi.

Il prossimo 15 novembre sarà una data significativa per questo tipo di donazione: una data celebrata dall’ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale) in collaborazione con il Centro nazionale sangue, il Centro nazionale trapianti e l’AIL, l’Associazione italiana contro le leucemie, con un importante convegno patrocinato dal Ministero della Salute dal titolo “1988 -2018: 30 anni dal primo trapianto di CSE da SCO – Attualità e Prospettive”, evento che si svolgerà a Roma, alla Sala Cardinal Knox della Domus Australia in Via Cernaia 14/b, con la presenza di medici e specialisti)

Brochure Convegno Adisco Nazionale 15 11 18 pdf

Fig.1

Proprio il 15 novembre di 30 anni fa, infatti, nel 1988, è stato effettuato il primo trapianto con le cellule staminali cordonali, una storia che, come leggiamo sulla brochure ufficiale, è a lieto fine: “Si tratta del caso del paziente Matthew Farrow affetto da Anemia di Fanconi. All’età di 5 anni è stato curato grazie al sangue cordonale prelevato dalla sorella che dalla diagnosi prenatale è risultata non affetta dalla malattia. Il paziente è completamente guarito e gode tuttora di ottima salute”.

Oggi molta strada è ancora da fare sul percorso della sensibilizzazione, ma eventi come questo in grado di riunire professionisti, istituzioni e rappresentanti del mondo del volontariato, non possono che fare bene, in direzione di una più efficace divulgazione del concetto di dono (in modo che riesca a diventare un valore onnicomprensivo per le abitudini della vita sociale) e in chiave di rendere di volta in volta il mondo dei donatori più consapevole, in grado di adattarsi alle necessità del sistema e alle possibilità e alle propensioni dei cittadini.

Per partecipare al convegno è necessario registrarsi entro e non oltre l’8 novembre scaricando il modulo di partecipazione, compilandolo e inviandolo all’indirizzo segreteria-nazionale@adisco.it