Emergenza sangue in Liguria, dal Centro Regionale sangue appello ai donatori. Molte le attività di sensibilizzazione ma mancano i giovani

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Se in Toscana e in Friuli la situazione della raccolta sangue è tutt’altro che eccellente (come abbiamo potuto constatare a fine della scorsa settimana con il nostro report), nelle ultime ore è emersa una carenza sangue di una certa rilevanza in Liguria.

Già dai giorni scorsi la scarsità di sangue in quasi tutti i gruppi ha rischiato di impedire il normale decorso delle attività ospedaliere. Sul Secolo XIX del 4 maggio avevamo letto che le scorte erano già arrivate al livello di allarme rosso, con una diminuzione di circa 300 sacche rispetto alla media, e proprio il direttore del Policlinico San Martino e del Centro regionale Sangue Liguria Paolo Strada (da noi intervistato lo scorso 5 maggio in occasione di alcuni ritardi regionali sul piano della plasmalavorazione), aveva lasciato paventare il rischio di dover interrompere il normale corso degli interventi meno urgenti a partire dalla metà di questa settimana: «Siamo in emergenza – aveva dichiarato il direttore – e se fosse accaduto a inizio settimana avremmo dovuto già bloccare gli interventi non urgenti. Con il fine settimana di mezzo contiamo di recuperare qualcosa e c’è una riduzione dell’attività negli ospedali, ma il rischio di un blocco delle sale operatorie è concreto».

Una previsione piuttosto semplice quella di Strada. Sull’edizione di Genova Today di ieri 8 maggio leggiamo infatti che l’emergenza continua, e che il Centro Regionale sangue ha mandato un appello a tutte le associazioni per riuscire a ovviare a questa carenza momentanea attraverso le donazioni su chiamata. Intanto gli interventi chirurgici meno urgenti restano ancora a rischio, ed è davvero importante che nei prossimi giorni possano essere reintegrate le scorte.

In questa situazione critica, non si può nemmeno dire che manchino le attività associative volte a sensibilizzare la comunità sull’importanza del dono. Solo qualche giorno fa, il 5 maggio, cinque scuole liguri sono state premiate per i loro progetti 2.0 legati alla valorizzazione della cultura del dono, e inerenti al Concorso “Dal dono alla comunicazione”, un contest creato per spingere gli studenti a illustrare cosa significa per loro la donazione di sangue, intesa come occasione di impegno sociale e civile. Il senso dell’iniziativa lo ha focalizzato Emanuele Russo, presidente Fidas Genova (già tra i promotori del progetto sulla Casa del donatore di Genova), spiegando come nel lungo periodo sia decisivo «puntare sugli studenti per preparare un futuro in cui i giovani siano consapevoli dell’importanza e della forza della loro partecipazione se stanno insieme per risolvere i problemi della comunità».

Dai dati a disposizione, questa penuria soprattutto di giovani donatori, è confermata.

Lo stesso Paolo Strada aveva lasciato intendere come il calo delle donazioni sia ormai un problema strutturale dovuto al mancato ricambio generazionale, e in effetti secondo i dati del Centro trasfusionale ligure il confronto tra 2017 e 2016 parla chiaro.

La diminuzione complessiva delle sacche di sangue donate è stata dell’1,6%, (81.759 sacche nel 2016 e 80.472 del 2017), e la categoria che ha registrata il maggiore aumento è quella dei donatori over 65, cresciuti del 44% dal 2011 al 2017. E se salgono discretamente anche i donatori nella fascia 40-55, aumentati del 14,6%, risulta molto pesante il calo dei giovani nella prima fascia di dono, quella compresa tra i 18 e i 25 anni, che si assesta intorno al 20%. Se pensiamo al prossimo quinquennio dunque, sarà dunque sicuramente la capacità collettiva di agire sui giovani la sfida principale cui saranno chiamate associazioni di donatori.

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