L’autosufficienza è soprattutto libertà

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L’ho constatato più o meno a 14 anni. L’autosufficienza, ovvero il potere di non dipendere da nessun altro se non da sé stessi, operando la quantità massima di controllo possibile su qualsiasi aspetto dell’esistenza, è la più concreta forma di libertà per un individuo. Per uno Stato non è diverso: basta pensare a quanto può essere importante l’autosufficienza energetica in chiave di programmazione politica sul futuro, nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

Per il sangue, la situazione non è affatto differente.

Nel sistema sangue, l’autosufficienza ematica è un valore assolutamente condiviso da tutti gli operatori, dai donatori, dalle associazioni, dal corpo medico, e anche dalle istituzioni. Ogni anno il Ministero della Salute, coordinandosi con Centro Nazionale Sangue, elabora  il Programma di Autosufficienza Nazionale, ovvero uno studio che stabilisce il livello di fabbisogno di sangue e dei suoi componenti, e dei metodi per regolare raccolta, produzione e distribuzione.

Ma perché l’autosufficienza è  così importante? 

Perché l’autosufficienza è sinonimo di immediatezza in periodi di criticità e di emergenza.

Perché è sinonimo di appropriatezza organizzativa nella gestione ordinaria del sistema trasfusionale.

Perché consente di evitare forme di approvvigionamento estemporanee che potrebbero minare gli standard nazionali (molto alti) in termini di qualità e sicurezza.

Perché solo con l’autosufficienza è possibile far fronte con assoluta efficienza alle quasi 3000 operazioni di trapianto che ci sono mediamente ogni anno in Italia.

Autosufficienza = Libertà, insomma. Proprio come nella vita di ciascuno di noi.

 

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