Il sistema trasfusionale è un apparato complesso

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Una cosa mi è diventata estremamente chiara dopo il lungo e importante seminario di oggi sull’autosufficienza: il sistema trasfusionale si può tranquillamente paragonare all’apparato circolatorio. Esistono diramazioni che apparentemente si trovano in periferia rispetto all’organo centrale, e che nonostante questo compiono un lavoro di continuità decisivo.

Così, ogni goccia di sangue segue una trafila lunghissima prima di diventare materia prima per trasfusioni o un emoderivato pronto all’uso.

Esempio: un’associazione di provincia raccoglie il sangue con le donazioni dopo aver fatto i conti con problematiche legate al territorio, organizzazione, budget, standard di qualità e di sicurezza. Quindi, il passaggio dal microsistema al macrosistema. Il sangue deve essere coordinato a livello regionale perché venga inviato ai laboratori di frazionamento (prima che sia lavorato e pronto all’uso ci vuole circa 1 anno di lavorazione, poi è necessario coordinare la distribuzione sul territorio a seconda delle esigenze (che non sempre sono preventivabili). Mentre tutto ciò avviene, è necessario che gli organi dirigenziali semplifichino e ottimizzino il sistema nel nome della maggiore efficienza possibile. Non sempre avviene, non sempre gli interessi e le necessità delle parti in causa coincidono.

Per questo si è molto insistito sui concetti di coordinamento, condivisione e dialogo tra le parti, e sulla necessità di incrementare le riunioni operative per cogliere i problemi reali, senza alcun dubbio valori strategici primari per un apparato così ampio e strutturato.

Per lo stesso motivo si è discusso molto su interrogativi finora inediti:

  1. l’apertura al libero mercato nel nome della trasparenza è fino in fondo un salto in avanti? (Sulla carta potrebbe comportare il miglioramento del servizio e la concorrenza tra imprese sia sul piano della ricerca che su quella dell’efficienza produttiva)
  2. Oppure ai decantati effetti teorici (che a mio parere appaiono fin troppo mutuati dalla cultura neoliberista egemone in altri settori) non corrispondono migliorie reali? (Ovvero si ottiene di spostare troppo peso specifico sulle esigenze delle industrie).

E’ possibile far sì che questa collaborazione tra pubblico e privato sia soddisfacente per le esigenze di tutti ma sopratutto di chi ne ha bisogno? Su questo tema mi pare si debbano investire, parti in causa e osservatori come me, le risorse critiche e intellettuali partendo dalla considerazione che le ragioni dell’efficientismo concorrenziale prodotto dal mercato entrano a cambiare le carte in tavola in un meccanismo che l’autosufficienza (lo ricordo, obiettivo primario) lo garantiva già.

 

 

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