La donazione di sangue non è un gesto da imporre. Matteo Salvini, da donatore, segna un autogol con la consolazione (parziale?) di attirare l’attenzione sul tema

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Il vice presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Salvini, quando si esprime, riesce sempre ad attirare l’attenzione su di sé. Questa volta il tema del suo intervento è stato la donazione di sangue. Non è la prima volta: non di rado si è fatto fotografare durante l’atto del dono al Centro Trasfusionale, e abbastanza di recente, lo scorso 13 luglio, ha anche incontrato una delegazione di Avis al Viminale per discutere di raccolta sangue e sensibilizzazione. Ieri però le cose sono andate un po’ meno bene. Abbastanza a sorpresa, e in controtendenza con la sua ben comunicata esperienza da donatore, Salvini ha parlato di “donazione obbligatoria” per i ragazzi maggiorenni nelle scuole, un ossimoro a tutti gli effetti che dimostra nel migliore dei casi l’intento di attirare i media con l’ennesima provocazione, e nel peggiore idee sul dono abbastanza confuse nonostante l’impegno da donatore periodico.

Per essere ancora più specifici, Salvini ha dichiarato alla stampa di comprendere a pieno il controsenso della sua dichiarazione, che poi si è arricchita di tutti i momenti tipici della sua strategia comunicativa. L’uso del linguaggio parlato per esempio “se becchi i ragazzi a 18 anni poi te li tieni fino a 40 anni”, l’aneddoto tagliato con l’accetta dell’educazione un po’ severa e votata al senso del dovere “mio padre, al 18esimo compleanno, non mi regalò il motorino ma mi portò all’Avis. Per la verità allora non capii molto il perché, ma oggi lo ringrazio”, e infine la sicumera autoritaria che fa tanto uomo solo al comando, con il più vago dei “ci sto lavorando”. Poi, a rigor di cronaca, anche delle parole sensate, come quelle sulla spinta a superare la paura dell’ago e quelle sull’autosufficienza e sull’effetto benefico del dono anche sui donatori stessi “donare è una questione di sicurezza nazionale, perché se non lo raccogli lo compri e in altri paesi non ci sono i controlli rigorosi presenti in Italia. I donatori poi hanno anche uno screening sanitario gratuito e costante. Donare fa bene anche ai donatori”.

Insomma, il solito andamento del suo “sound”, con assoli stridenti a picchi di decibel che attirano l’attenzione e note canoniche che li accompagnano. È un bene o un male comunicare cosi? Su questo ognuno ha la sua opinione, ma entrando nella sostanza della sua proposta, ovvero spingere i ragazzi maggiorenni delle scuole superiori ai prelievi di sangue obbligatori, non si può assolutamente essere d’accordo. Gli uomini di potere a volte possono entrare in uno stato confusionale reiterato, in grado di generare la convinzione che sia sufficiente interpretare un ruolo o indossare una maschera per imporre regole, azioni, comandi. Sembrare un uomo forte, decisionista, carismatico può fare effetto con qualcuno, ma se Salvini è un donatore non può non sapere che il dono del sangue come valore introiettato dalla comunità può vivere e diffondersi solo grazie alla cultura, che è l’esatto contrario dell’imposizione. Nessun ragazzo/a a cui fosse imposto acriticamente di donare il sangue tornerebbe volentieri a farlo.

 

In Italia, da quando grazie all’Avis fondata da dottor Formentano è organizzata, la donazione di sangue è stata sempre volontaria, anonima e gratuita, un gesto importantissimo che al contrario di certa cattiva politica può sopravvivere solo se resta solidale e autentico, e nella storia, gli unici casi di donazione obbligatoria sono quelli legati alla guerra. Persino durante una dittatura spregevole come quella di Ceausescu in Romania il dono del sangue non era obbligatorio: era però presentato come “obbligo morale” nelle scuole, ed era “consigliato” dalla Securitate, la famigerata polizia segreta. Informandosi meno superficialmente, si scopre quindi che da allora il dono del sangue è un gesto particolarmente inviso ai rumeni. Difficile credere dunque che quello di Ceausescu sia l’esempio da seguire.

Le associazioni e il Centro Nazionale sangue peraltro, hanno immediatamente ribadito la loro posizione avversa con un comunicato congiunto, distanziandosi dalle posizioni di Salvini. Ecco cosa hanno detto Avis, Civis e Cns:

“Abbiamo appreso delle dichiarazioni odierne del ministro degli Interni, Matteo Salvini, in tema di donazione di sangue, sensibilizzazione e possibile obbligatorietà per gli studenti maggiorenni. Sul tema desideriamo ricordare che da anni, grazie anche a un protocollo con il MIUR e alla disponibilità di tantissimi volontari, le Associazioni fanno opera di sensibilizzazione nelle scuole, già a partire dalle scuole primarie. Un rafforzamento della collaborazione con le Istituzioni e un rilanciato protagonismo delle Istituzioni stesse nel promuovere la donazione di plasma e sangue trova tutto il nostro consenso e appoggio. Lascia invece perplessi l’ipotesi dell’obbligatorietà, anche se probabilmente si è trattato solo di una “provocazione” durante la conferenza stampa, che condividiamo come obbligatorietà di corretta informazione e formazione ai giovani, a partire dalle scuole di ogni ordine e grado, sulla donazione biologica.  Siamo convinti – come abbiamo già fatto e sottolineato la scorsa estate in incontri al Ministero degli interni e al Ministero dell’Istruzione – che si possa e si debba continuare a lavorare insieme sulla promozione di un gesto importantissimo, ma che deve sempre attenere a una motivazione personale di solidarietà”.

Libri per le scuole, racconto delle esperienze del dono ai ragazzi, impegno nella sensibilizzazione e nel far conoscere il dono e i suoi aspetti molteplici, campagne create ad hoc, contenuti per smartphone, dialogo. Sono queste le armi migliori per creare una continuità valoriale in una comunità. La figura del padre severo e autoritario che impone gesti e comportamenti, è per fortuna un topos ormai alle spalle.

 

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