Il pittogramma etico e i nuovi bandi sul sangue. Perché utilizzarlo è una questione decisiva

Pittogramma

L’arrivo del pittogramma etico ha rappresentato una notizia di grande rilevanza per l’intero Sistema sangue.

Cos’è il pittogramma, è meglio ricordarlo.

Si tratterebbe di un simbolo grafico (il cuore e la goccia sovrapposti all’interno di un cerchio come sintesi tra cultura del dono e finalità dell’autosufficienza ematica) che sancisce (DM del 28 giugno 2016) una certificazione di qualità: sarebbe la prova inequivocabile che il medicinale plasmaderivato in commercio dotato di questo simbolo, è prodotto dalla lavorazione di plasma nazionale ottenuto attraverso la donazione anonima, certificata, gratuita e responsabile.

Perché abbiamo usato il condizionale? Perché sebbene il decreto che sancisce l’esistenza del pittogramma sia certamente un ulteriore passo avanti in termini di trasparenza per ciò che riguarda le filiere di lavorazione industriale, e benché riconosca il grande lavoro e la straordinaria importanza delle associazioni di donatori, l’apposizione del simbolo non è obbligatoria, ma resta facoltativa.

Il decreto infatti, specifica che potranno usufruire del pittogramma solo le aziende titolari di A.I.C (autorizzazione a immissione in commercio) relativa a lotti di medicinali derivanti dal plasma nazionale, e lascia libera scelta alle aziende produttrici sulla decisione di utilizzare o no il pittogramma.

Dalla messa in vigore avvenuta a giugno, dunque, che effetti si sono avuti, nel sistema sangue?

La gara per il conto lavorazione in Veneto si era già conclusa a marzo, qualche mese prima che il pittogramma fosse ufficializzato. Non c’è stata tuttavia alcuna dichiarazione ufficiale né delle autorità venete, né da parte dell’azienda aggiudicataria, la CSL Behring, su quale sarà la politica da perseguire. Attendiamo fiduciosi.

Novità importante arrivano invece dal bando emiliano, entro il quale il pittogramma è stato per la prima volta contemplato, attraverso questa stringa:

“L’utilizzo del pittogramma etico di cui al DM 28 giugno 2016 sarà oggetto di valutazione qualitativa”.

 Dunque, il presentare o meno il pittogramma etico dovrebbe pesare sulla valutazione finale. Non è specificato il numero di punti in più che il pittogramma garantirà alle aziende che lo utilizzeranno, ma già l’idea che l’etichetta etica (e quindi tutta la cultura valoriale legata al dono che questo simbolo ben rappresenta) possa influire sulla valutazione finale della gara è un punto positivo. Speriamo che la strada sia identica nei prossimi bandi, perché no, anche con un maggior peso.

È del tutto evidente infatti che il mancato utilizzo del pittogramma da parte delle aziende produttrici, sarebbe un mistero incomprensibile: è solo un’etichetta etica, che vuole sensibilizzare l’intera gamma di operatori sul raggiungimento dell’autosufficienza, e riconoscere la funzione civica e sociale del dono. Non penalizza in nessun modo chi agisce sul mercato, non impone ulteriore tariffe o tassazioni, né costringe le case farmaceutiche a rinunciare a scorte di materiale già acquisite.  E’ una garanzia per i pazienti e per tutto il Sistema sangue, questo sì. Assolutamente.

Una sola potrebbe allora la motivazione della mancata apposizione. La volontà di non aderire a un principio di assoluta e limpida trasparenza sui propri processi industriali, ed è proprio questo il pericolo da scongiurare.

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