Il Patient Blood Management: cos’è e cos’ha cambiato

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Lo spartiacque fu il convegno di Rimini del 2014: in quella sede, conosciuta ai più per la riviera e le discoteche, vi fu un incontro importante per tutti gli italiani, nell’ambito della sanità: era il 41° Convegno Nazionale della Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia e lì si definirono le linee guida del programma Patient Blood Management che adesso è in voga, e che si proponeva di migliorare l’intero sistema trasfusionale italiano in fatto di:

1) sicurezza e qualità della materia prima

2) efficienza organizzativa

3) contenimento dei costi

Il bisogno di ottimizzare le risorse in materia di sangue era stato alla base della creazione del Centro Nazionale Sangue nel 2007, con mansioni di funzioni di coordinamento e controllo tecnico-scientifico del sistema trasfusionale nazionale. Con l’ingrandimento tecnologico del mondo, con il processo di globalizzazione in continua evoluzione in tutti i campi della società, dal mercato alla condivisione dei saperi, era assolutamente necessario optare per criteri organizzativi che si approcciassero ai problemi e alle criticità del sistema sangue in chiave più internazionale, multidisciplinare e condivisa.

Il primo profondo cambiamento riguardò proprio il paradigma di fondo: non più solo il prodotto sangue al centro degli obiettivi strategici, ma soprattutto il paziente.

 Si capì che doveva essere il paziente l’epicentro su cui fondare i nuovi criteri di ottimizzazione, fatto salvo il principio della massima qualità della materia prima: era intorno a lui che dovevano instaurarsi le riforme, a partire, per esempio, dall’utilizzo stesso della materia biologica. L’orientamento paziente-centrico, infatti, attraverso una serie di tecniche specialistiche e personalizzabili (come mantenimento della concentrazione emoglobinica e dunque controllo dell’eritropoiesi, ottimizzazione dell’emostasi, impiego di farmaci emoderivati e plasmaderivati e minimizzazione delle perdite ematiche) consente un grande risparmio di sangue. Tali tecniche, inoltre, sono finalizzate a limitare il ricorso alla trasfusione allogenica, cioè quella che prevede l’utilizzo di materia proveniente da un altro organismo.

Queste linee guida provenivano dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), e risalivano al 2010: ad esse si aggiunse l’esortazione a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite ad attuare una serie di strategie condivise per garantire qualità, sicurezza e sostenibilità della terapia trasfusionale.

Fondamentali, insomma, erano il coordinamento internazionale e l’implementazione del PBM in Europa: ecco perché nacquero a ruota il consorzio “Patient Blood Management Europe” (PaBloE), costituito da sette Stati (Danimarca, Germania, Italia, Malta, Olanda, Regno Unito, Svezia), e l’European Blood Alliance (Eba) che doveva coordinarlo: un’associazione che riunisce i 23 sistemi sangue nazionali basati sulla donazione di sangue volontaria e non remunerata.

Queste le basi, in linea con l’obiettivo basilare condiviso dell’autosufficienza ematica nazionale, peraltro sempre raggiunta nelle ultime annate.

Il PBM, sembra il modo più razionale e serio di puntare sull’ottimizzazione e il risparmio. Di certo è la sistematizzazione dalla visione più ampia e super partes, volta a garantire le esigenze di tutte le parti in causa che interagiscono nel sistema sangue, ovvero istituzioni, cittadini e aziende. La cronaca recente italiana, ha infatti dimostrato che esistono altre interpretazioni del concetto di risparmio, più legate alle mere esigenze di bilancio che al funzionamento generale e virtuoso del sistema sangue.

È il caso del nuovo e discusso accordo tra la congregazione regionale capitanata dal Veneto e la multinazionale australiana CSL Behring, di cui abbiamo spesso parlato su buonsangue.net (per esempio qui http://www.buonsangue.net/uncategorized/la-gara-del-veneto-sarebbe-stata-possibile-con-il-nuovo-codice-unico-degli-appalti/ e qui http://www.buonsangue.net/uncategorized/e-se-unazienda-italiana-provasse-a-fare-un-salto-al-mercato-in-australia-cadrebbe-nel-vuoto/).

Ottimizzazioni come quella, sebbene più demagogiche e fin troppo sbandierate a mezzo stampa, ci portano a porci una domanda ben precisa.

A chi giovano scelte molto materiali e legate al mercato che rischiano di compromettere il servizio per i cittadini in fatto di qualità e sicurezza, per favorire fin troppo interessi di bilancio nel breve periodo?

Noi di buonsangue.net continueremo a cercare la risposta.

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