Dall’universo plasma ai corsi di formazione FedEmo, donatori, pazienti e istituzioni devono prepararsi alle sfide del futuro

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Dal meeting organizzato a Piacenza dai giovani di Avis con il plasma come oggetto di indagine, da noi ampiamente trattato lunedì 22 ottobre, sono emersi molti spunti d’analisi di grande rilevanza, che è bene sviluppare a parte.

Uno di essi è il delicato rapporto tra stakeholder di sistema nell’approccio alla materia della produzione dei plasmaderivati. Come sappiamo, grazie al metodo del conto-lavoro che è una peculiarità italiana, il plasma dei donatori raccolto nei centri trasfusionali da strutture sanitarie e associazioni, resta sempre di proprietà pubblica; una parte si tiene per il pronto utilizzo sanitario, la maggior parte si congela e si invia alle aziende farmaceutiche che operano sul territorio e si occupano di plasma-lavorazione dopo aver partecipato agli appositi bandi. Le aziende, infine, restituiscono i farmaci salvavita prodotti alle strutture sanitarie, per la cura delle patologie.

Il metodo del conto-lavoro consente dunque un gran risparmio per il sistema sanitario nazionale, a patto che le offerte concordate dai bandi puntino su 1) il concetto di massima resa di produzione dalla materia biologica (come non si è fatto per esempio con il bando veneto incredibilmente sbilanciato verso a componente economica); 2) sull’utilizzo del pittogramma etico (la direttrice del Crs Emilia Romagna Wanda Randi ha ribadito proprio a Piacenza che tutti i farmaci provenienti dal plasma emiliano lo presenteranno)  e infine 3) sul dialogo tra tutti gli attori di sistema, e dunque tra associazioni di donatori, istituzioni sanitarie, aziende, associazioni scientifiche come per esempio il SIMTI (Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia), e associazioni di pazienti come FedEmo. A patto però, che aldilà degli interessi particolari si riesca a individuare una visione comune.

Semplice? Ovviamente no, vista la grande varietà di interessi in gioco. Attualmente l’autosufficienza in fatto di plasma si aggira intorno al 50-70%, ma procedendo in linea con i dettami del piano nazionale plasma e il miglioramento collettivo nell’utilizzo delle pratiche del PBM (Patient blood management) si dovrebbe incorrere in un miglioramento progressivo fino al 2020.

Le aziende, intanto, producono anche ricombinanti e bypassanti destinati al mercato, terapie molto costose e clinicamente ancora testare a pieno ad appannaggio bene per una parte ristretta di pazienti nei paesi occidentali, ma che sono impensabili nei paesi in via di sviluppo. Attenzione dunque, perché come ha detto la dottoressa Randi a Piacenza, a volte i pazienti tendono a vedere solo l’obiettivo finale, ovvero l’aspirazione a percepire che il farmaco a loro necessario sia facilmente reperibile.

Serve quindi sempre il massimo della concertazione, del dialogo, anche interno in ciascuna forza specifica, per maturare una visione comune di tutti gli equilibri di sistema e prendere le decisioni migliori per la collettività.

Ci sembra positivo allora, in questo senso, il percorso della FedEmo, che per il terzo anno consecutivo organizza a Lucca, in collaborazione con Fondazione Campus e con il supporto incondizionato dell’azienda farmaceutica italiana Kedrion, dei corsi di formazione pensati per giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni che hanno come obiettivo quello di formare le forze fresche che vorranno lavorare nelle associazioni o consolidarsi nel loro percorso associativo con un ruolo da protagonisti.

Docenti universitari e professionisti di settore si alterneranno nelle lezione dei tre moduli FedEmo previsti: il primo (già svoltosi nei giorni 13-14 ottobre 2018) sul tema “Relazioni pubbliche e comunicazione nel Terzo settore”; il secondo (in programma nei giorni 10 e 11 novembre 2018) sul tema “Management del non profit: principi e strumenti”; e infine il terzo (previsto per i giorni 1 e 2 dicembre 2018) sul tema “Teoria e pratica dell’associazionismo”.

Un modo attivo di rapportarsi alla complessità del reale anche dal punto di vista del paziente, che come tutti gli attori di sistema dovrà, sempre di più, saper approfondire e selezionare le informazioni, per porsi sulla scacchiera del quotidiano con il massimo della consapevolezza.

 

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