Autoemoteche: la raccolta on the road. “Ma non significhi donazione occasionale”

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Come si debbono considerare, in termini di contributo alla donazione, le autoemoteche?

Come valutare la loro azione sul territorio nel quadro di una più generale opera di persuasione su chi donatore non lo è ancora?

Le autoemoteche, lo ricordiamo, sono unità mobili di raccolta sangue, autoveicoli attrezzati per il prelievo e la conservazione del sangue in grado di muoversi per tutto il territorio al fine di promuovere o facilitare il dono. Stiamo parlando quindi di una “raccolta on the road”.

Tuttavia la questione è più complessa.

Assicurate le condizioni standard (in genere sempre molto alte) in fatto di qualità del servizio e sicurezza della donazione, l’utilizzo delle autoemoteche apre questioni di non facile risoluzione, riassumibili in una lista di pregi e criticità.

Pregi

Risoluzione di alcuni problemi logistici e stimolo all’intraprendenza

–  Facilitare la donazione in luoghi periferici dove non esistono centri trasfusionali

– Sopperire alle difficoltà quotidiane di molti donatori che trovano difficoltà logistiche nel raggiungere i centri tradizionali

– Offrire l’idea di un sistema sangue sempre attivo e in movimento in grado di ovviare alle emergenze anche andando a cercare il sangue direttamente.

 Criticità

Creazione di problemi organizzativi e scarso controllo delle attività su strada

 – Tendenza al reclutamento occasionale, con scarso perso alla diffusione della cultura del dono e di ciò che comporta una donazione responsabile

– Scarsa propensione alla fidelizzazione e difficoltà nel ritornare periodicamente sugli stessi percorsi

– Scarsa possibilità di monitorare e coordinare le attività su strada da parte degli organi centrali. Poiché esiste, a livello organizzativo, una certa libertà nelle diverse regioni, è difficile creare dati aggregativi e una vera attività coordinata che sia funzionale a sopperire alle emergenze e che risponda a una certa ottimizzazione delle attività di raccolta.

– Le autoemoteche hanno infine costi di gestione molto elevati. Manutenzione, spostamento sul territorio, utilizzo frequente, sono fattori che incidono ancora troppo nell’economia generale vista la scarsa possibilità di prevedere le unità di sangue ottenibili da ogni uscita e il numero di donatori fidelizzati. Le autoemoteche non sono moltissime (circa 70 su tutto il territorio nazionale) e 16 nelle associazioni Fidas (operative nelle sedi di Torino, L’Aquila, Genova, Marcianise, Caserta, Matera, Paola, Locri, Marina di Gioiosa Ionica, Reggio Calabria, Agrigento, Catania, Paternò, Palermo, Caltanissetta e Bari), qualche decina anche in Fratres di cui 10 nel Lazio.

Come orientarsi allora?

Sulle autoemoteche, i dirigenti delle associazioni di donatori hanno posizioni e pensieri molto netti, che corrispondo agli obiettivi di visione a lungo termine.

Vincenzo Saturni, per esempio, presidente Avis, si esprime così, in esclusiva per www.buonsangue.net: “Le autoemoteche, in base alla normativa vigente, devono rispondere a tutta una serie di requisiti che le rendono adeguate ad accogliere i donatori e raccogliere sangue in sicurezza e qualità. Pertanto, molte non hanno nulla da invidiare rispetto alle sedi fisse. Peraltro, a nostro avviso, vanno intese come un mezzo utile in alcune situazioni, quando ad esempio servono per raccogliere il sangue in luoghi più periferici e remoti. Quindi, di un’autoemoteca dipende che uso se ne fa. Come AVIS nel corso dell’Assemblea Nazionale 2014 a Chianciano Terme abbiamo approvato una mozione che sottolinea che nostro obiettivo prioritario è quello di «rendere la prima donazione differita patrimonio comune e valore etico a garanzia di maggiori qualità e sicurezza in un moderno sistema trasfusionale». Questo perché noi vogliamo poter contare su donatori periodici, volontari, anonimi, non remunerati, responsabili, associati e soprattutto consapevoli, qualunque sia la sede di attività avisina e di raccolta. Discende da queste premesse che per noi è fondamentale che anche quando la raccolta di sangue avviene in autoemoteca la stessa non coincida con donazioni occasionali che è una tipologia non in linea con i nostro obiettivi”.

Il pensiero di www.buonsangue.net è che il seminario sul PBM del 15 Novembre potrebbe essere un’occasione molto utile per aprire un ulteriore tavolo di discussione sul tema, e inserire l’idea di un coordinamento nazionale o di un piano d’azione che consenta di sfruttare a fini dell’obiettivo strategico dell’autosufficienza ematica anche questa risorsa.

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