Accordo Veneto-Csl Behring, i dubbi sull’efficacia e la sottovalutazione della comunità emofilica

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Dopo il raggruppamento del Veneto, tra non molto toccherà agli altri raggruppamenti regionali (capitanati dalle Regioni traino Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana) formulare i nuovi bandi di concorso per l’assegnazione del conto–lavoro. Molti addetti ai lavori, con in prima linea il presidente FIODS e di Avis Molise Gianfranco Massaro e le associazioni di volontari, hanno sollevato seri dubbi sull’efficacia dell’accordo con l’australiana CSL Behring già siglato dal Veneto, con l’augurio che certi errori commessi non si ripetano più.

Appelli all’attenzione e al buon senso sono arrivati anche dai più alti dirigenti del Sistema Sangue, nelle interviste rilasciate su buonsangue.net (http://www.buonsangue.net/uncategorized/sistema-sangue-conto-lavoro-solo-a-chi-valorizza-il-dono-e-produce-in-paesi-senza-raccolta-remunerata/).

I motivi di queste perplessità li conosciamo bene:

1) Sproporzione abnorme nei canoni di valutazione delle proposte (90% prezzo e solo 10% qualità), in probabile discordanza con il Nuovo Codice degli Appalti;

2) Mancato coinvolgimento delle associazioni di volontari nei processi decisionali e nella formulazione stessa del bando;

3) Assenza di laboratori della CSL Behring sul territorio UE, con conseguente problema di tracciamento e quindi con implicazioni sul piano della sicurezza;

4) Mancata valorizzazione massima del plasma raccolto da donazione volontaria, anonima, responsabile e non retribuita, e di conseguenza:

5) Massiccio ricorso al mercato per l’approvvigionamento dei plasmaderivati considerati “prodotti accessori”, con un legittimo dubbio generalizzato sull’effettiva veridicità del risparmio roboante annunciato dalle autorità venete.

In particolare, quest’ultimo punto implica una criticità ancor più vitale che riguarda i destinatari dei farmaci plasmaderivati, cioè coloro che più di qualsiasi altra categoria dovrebbero essere protetti: tra loro, i malati di emofilia. Macroscopica l’assenza del fattore VIII tra i plasmaderivati considerati tra le rese obbligatorie, un farmaco che poi nell’accordo è garantito per 10 milioni di UI (unità internazionale) mentre dal plasma raccolto ci sarebbe un potenziale di 24 milioni di UI.

Stesso discorso per il fattore IX, che è un farmaco decisivo per chi è malato di Emofilia B, e che nell’accordo è stato considerato accessorio. Così, per l’approvvigionamento del fattore IX sarà necessario ricorrere al mercato internazionale, con le conseguenti implicazioni in fatto di qualità, ma soprattutto di sicurezza.

Il grido di protesta per il debito d’attenzione verso gli emofilici si è alzato. In molti si sono sentiti traditi.

È importante ricordare infatti che sebbene tutte le aziende accreditate per la lavorazione del plasma vantano standard di qualità assolutamente garantiti, è invece molto spinosa la questione della provenienza del plasma da cui vengono estratti i prodotti, perché è assodato che la pratica di raccogliere plasma nel mondo (per esempio in USA o in Germania) attraverso raccolta remunerata spinge a donare in modo non del tutto responsabile chi non è dedito a stili di vita idonei e compatibili con la donazione.

 

 

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