Plasma come donazione e plasma retribuito. In Austria e Germania rende anche mille euro

Infografica germania

La raccolta retribuita del sangue in Austria e Germania, e in stretto collegamento, il tema più generale della raccolta sangue profit, sono alcuni degli argomenti chiave che sono emersi a Roma lo scorso lunedì 20 febbraio, in occasione della presentazione del volume “La Vis di Avis”.

Cos’è La Vis di Avis? Meglio ribadirlo: si tratta di una ricerca scientifica molto innovativa affidata alla CERGAS Bocconi utile a quantificare l’impatto sociale “allargato” dell’associazione, in termini di ritorno degli investimenti in zone d’impatto come benessere collettivo e qualità della vita per la comunità intera.

A deviare su focus così sostanziali, come la necessità di difendere il sistema italiano di raccolta basato sulla donazione volontaria, periodica, responsabile, anonima, gratuita, consapevole, e soprattutto associata, è stato proprio il Presidente di Avis Nazionale Vincenzo Saturni, che ha successivamente ribadito quanto sia importante, per tutto il mondo del volontariato (anche attraverso i risultati della ricerca avissina), insistere sul principio che la raccolta in Italia è e deve rimanere di competenza delle associazioni di volontari, senza alcuna deroga.

La prossima riforma del terzo settore, infatti – sebbene non vi sia per adesso alcuna avvisaglia di cambiamento sui metodi di raccolta attuali stabiliti per legge – è una spia utile a ricordare che leggi sono fatte dagli uomini, e che dunque, la possibilità di vedere anche in Italia una raccolta di sangue e soprattutto di plasma profit, non è del tutto peregrina.

In Austria e Germania, per esempio, paesi che fanno parte a tutti gli effetti della Comunità europea, la raccolta profit è una realtà già effettiva.

Sul sito http://www.plasmazentrum.at/aktuelles/news.html si può vedere come a partire dal gennaio 2016 l’indennità per la donazione del plasma sia cresciuta a 25 euro per ogni singola donazione, tanto che girando in rete si può trovare anche qualcuno che, dall’Italia, calcolatrice alla mano, ha quantificato in circa 1000 euro annui il proprio guadagno da donazione aderendo a un semplice programma http://scappiamo.net/dona-il-plasma-in-austria-e-guadagna-piu-di-e1-000-allanno/.

In Germania sul sito http://www.blutspende-plasmaspende.de/vergutung/aufwandsentschadigung-fur-blutspenden-geld-verdienen-als-blutspender/ si legge che a causa dell’insufficiente numero di donazioni la raccolta retribuita in tutto il paese può oscillare tra 25 e i 40 euro a donazione. Ipotizzando una media di 30 euro a donazione, poiché il numero massimo di donazioni possibili in un anno è di circa 40, siamo a 1200 euro annui potenziali.

Gli interrogativi che si aprono sono dunque molti.

1) In caso di rischi provati di problemi di autosufficienza, è da escludere a priori la raccolta retribuita in paesi che non possono contare, come l’Italia, su una tradizione di donazione volontaria e periodica di così comprovata efficienza?

2) Come regolare i rapporti di scambio di medicinali plasmaderivati tra paesi che hanno sistemi di raccolta differente?

3) Perché la raccolta retribuita del sangue (che si tratti di un pagamento o di un rimborso spese) è un fattore di mancata crescita della cultura del dono e non offre garanzie di crescita dei donatori nel lungo periodo?

4) Quali soggetti (del sistema sangue o più genericamente pharma) potrebbero essere interessati allo sdoganamento della raccolta retribuita anche in Italia?

Tutte domande alle quali, nel corso delle prossime settimane e in vista del nostro libro sul sistema sangue, cercheremo di rispondere.

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